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  • Una conversazione con Carlo Marini (2^ parte) – I doppiaggi di Terminator, Platoon, La rivincita dei nerds, Il caso Moro

    Foto di Carlo Marini, doppiatore e direttore di doppiaggio

    Carlo Marini, l’intervistato

    Ma il mio Terminator… me l’hai distrutto!” esordisce al telefono Carlo Marini, direttore di doppiaggio, dopo aver letto il mio articolo sull’adattamento del film, articolo che intitolai molto poco diplomaticamente “Terminator (1984) – Si poteva fare di meglio“. Faccio notare a Carlo che le mie lamentele erano rivolte quasi unicamente al lavoro del dialoghista (come quasi sempre accade in questo blog), non al suo lavoro di direzione del doppiaggio, né alla scelta degli interpreti su cui non ho mai avuto da ridire (eccezion fatta per Glauco Onorato su Schwarzenegger, con le motivazioni già esposte nell’articolo) e la telefonata si conclude con l’invito di Carlo a recensire altri dei film su cui ha lavorato. Cosa che prometto di fare, non solo per curiosità personale ma anche per i miei lettori, perché c’è una filmografia interessantissima nel catalogo dei film il cui doppiaggio fu diretto da Marini, ad oggi poco noto. Proprio sui retroscena del suo ruolo di direttore di doppiaggio, Carlo condivide con me altre storie inedite e aneddoti.

    Questo avveniva, mi vergogno quasi a scriverlo, oltre due anni fa, forse tre. A volte la vita, il lavoro, la famiglia, ci tengono impegnati e il tempo corre più velocemente del previsto. Quello che sembra un batter d’occhio ad un trentenne, può avere un peso ben diverso per un sessantenne.

    Carlo è morto il 5 gennaio 2019, all’età di mio padre, lasciandomi un bagaglio di aneddoti che mi sono stati raccontati in una serie di nostre interviste a telefono e poi un incontro dal vivo su suo invito che dire indimenticabile è dir poco. Definire Carlo un “personaggio” è riduttivo, sicuramente è stata una figura controversa nel mondo del doppiaggio per motivi che posso solo immaginare leggendo tra le righe dei suoi aneddoti (e molti li ho dovuti/voluti censurare per varie ragioni), probabilmente più piacevole da conoscere come intervistato che come collega, ma non si può negare che abbia avuto un posto nella storia del doppiaggio italiano, anche se poco documentato o ricordato. Se non fosse stato per il nipote non avremmo neanche saputo del suo decesso.
    Mi ha sempre chiesto scherzosamente se queste interviste avrei finito di pubblicarle mentre era ancora in vita. In sua memoria mi sono impegnato a finire di narrarle su questo blog e così riprendo da dove avevo lasciato e senza alterare niente, mantenendo anche le mie tradizionali vignette come se non se ne fosse mai andato.

    Evit

    Nella prima parte dell’intervista avevamo lasciato Carlo Marini poco dopo la scomparsa nel 1980 di Emilio Cigoli, suo mentore e figura imperante nel mondo del doppiaggio. Dai primi anni ’80 Marini stesso, con la sua azienda, era in piena attività come direttore di doppiaggio, lavorando sia su film di spessore artistico e intellettuale (gran parte oggi dimenticati) sia su film di maggior successo commerciale, titoli del calibro di Platoon (1986). Ed è proprio dai titoli più celebri che voglio cominciare.

    Terminator, gli “inventati”, Platoon

    Come già accennato, tra i lavori più noti di Marini c’è la direzione del doppiaggio di Terminator (uscito in Italia ai primi di gennaio del 1985) di cui Carlo ricorda prima di tutto una difficile ricerca di una voce adatta per la protagonista Sarah Connor (Linda Hamilton) che ha portato l’esordiente Daniela De Silva ad ottenere la parte. Carlo inizia la sua storia con questa frase: “c‘ha una faccia strana quell’attrice“. Le storie di Carlo iniziano sempre in medias res.

    Linda Hamilton in Terminator nel ruolo di cameriera, la collega che le parla dice in una vignetta: dice c'hai la faccia strana

    Carlo: C’ha una faccia strana quell’attrice… stavo impazzendo perché non riuscivo a metterci nessuna voce di quelle che conoscevo, impazzivo proprio. C’era una ragazza [Daniela De Silva] che era venuta tre o quattro volte a seguire il doppiaggio e le dissi “sentiamo un attimo la voce tua su questa qua” e lei “ma io non l’ho mai fatto, il doppiaggio” – “Ma te lo dico io! Voglio sentire un attimo… cerca di andare a sync il più possibile e non ti preoccupare, voglio solo sentire”. Questa prende, apre bocca… ed era PER-FET-TA!

    Evit: L’ho sempre trovata molto azzeccata sul personaggio. Non ho mai pensato per un momento che potesse essere una doppiatrice alle prime armi.

    Carlo: No! Non alle primealla prima! Purtroppo ha fatto solo quello di film. Insomma le dissi “lo fai tu!”. All’epoca avevo la forza per dirigere, ci tenevo, quindi riuscivo a coinvolgere molto i doppiatori, avevo ancora la forza per crearli da zero e portarli avanti, erano degli “inventati”.
    In uno di questi lavori ricordo che un venerdì sera dovetti partire per Venezia, lasciai in fretta lo studio e la doppiatrice non se ne accorse… e fa buona la prima, e fa buona la seconda, poi ancora tre, quattro, cinque, sei, sette incisioni, otto incisioni… VENTI INCISIONI! Alla ventunesima dice [Carlo imita una voce stanca e disperata] “com’era?” e il fonico “ma, non lo so, Marini è da 24 ore che è andato via”. Erano le sette e venti erano, dico, roba da… va be’, e quindi anche Daniela era un’altra “inventata”.
    Un altro con cui ho dovuto faticarci molto è il mio amico Claudio De Davide che mi avevano messo su Christopher Walken in La Zona Morta e forse all’epoca non era ancora pronto per quel ruolo ma sono riuscito a portarcelo comunque e mi sembra che il risultato finale ne sia la prova. Poi l’ho sentito qualche anno dopo ed era migliorato molto.

    Evit: mi sembra di capire che fossi molto esigente nei confronti dei tuoi doppiatori, specialmente con quelli con ruoli da protagonista.

    Carlo: Molto esigente! Franca De Stradis mi disse che con Il diario di Edith (1983), dove doppiava la protagonista, era giusto che l’avessi diretta così come ho fatto ma che l’avevo fatta finire in analisi, dallo psicologo. Se guardi il film poi capirai perché.
    Come doppiatore io molte cose le sapevo fare per via di Cigoli [Carlo si lancia in un’altra perfetta imitazione di Cigoli] “maaaaa… cosa succederebbe se non rispettassi più la legge, lo hai già fatto?”, come puoi sentire era una recitazione antica che non era più facilmente accostabile con quella di certi nuovi doppiatori. Comunque nelle cose più difficili da articolare Cigoli se ne usciva sempre con un “ci batta dentro Marini”. Tra le tante cose poi mi ha insegnato come aprire, come chiudere, come abbassare la voce, la respirazione, tutto insomma… Cigoli è stato veramente un maestro per me. Poi, dopo, sai, i doppiatori lo prendevano in giro perché intanto il panorama era cambiato, erano cambiati gli attori. Doppiatori come Amendola, che hanno fatto cose bellissime ma che all’epoca di Cigoli potevano fare al massimo qualche caratterista, Amendola avrebbe mai potuto doppiare Paul Newman o Marlon Brando?

    Evit: Erano nuovi doppiatori per un nuovo tipo di attori…

    Carlo: Nuovi attori, diversi, non più bellissimi e quindi sono cambiate anche le voci… ma per molti anni il primo attore è sempre rimasto primo attore, come lo sono stato io, Malaspina, Renzo Stacchi… cioè con una voce non caratteristica, una voce pulita che non riconosci subito. Alle volte non mi riconosco manco io!

    Daniela De Silva nel film Il caso Moro, 1986

    Daniela De Silva nel film Il caso Moro (1986)

    L’ingaggio di Glauco Onorato per la voce del Terminator

    Carlo: Parlando di voci, insomma, in Terminator non ti è piaciuta tanto la voce di Glauco [NdA: Carlo fa riferimento al mio articolo su Terminator, poi gli viene subito in mente un altro aneddoto]… ah, te ne racconto un’altra, di quando ho dovuto chiamare il povero Glauco Onorato per il doppiaggio di Terminator. Gli dissi: “Glauco, senti, ci serve un protagonista”. [Carlo imita Glauco] “Mbè io sempre fatti i protagonisti, sa’, mica…” e io “Glauco, l’unica cosa è che è un film un po’ strano. Insomma, questo protagonista c’ha solo sei anelli.”. [Imitando Glauco] “Che cazzo dici!? Un protagonista co’ sei anelli??? Ma che, sei diventato matto a Marini! T’ha dato de testa er cervello”. Gli dissi “guarda però non ti preoccupare, io non è che ti pago solo per i sei anelli, ti do una cifra adeguata al personaggio”, e una certa cifra gli ho dato, ora non mi ricordo quanto ma era consistente, e lui mi fa “ah, vabbè, vabbè, allora vengo”. Da quel momento in poi mi ha sempre ringraziato, diceva di me: “io devo a lui che mi ha dato questi due anelli veri e quattro erano proprio tutti… effettati, però lo devo a lui se c’ho sempre fatto un sacco, se ho chiesto sempre un sacco de sordi”. Questo per dirti di Glauco su Terminator.

    E qualcuno all’epoca cominciava già a volere le voci dei doppiatori uguali a quelle degli attori americani, con lo stesso timbro di voce. Ci potevi mettere un cane, che abbaiava proprio, con una voce che non gli stava tanto bene, con una voce che lo stesso attore americano direbbe “mamma mia che voce brutta che c’ho”… ma se aveva lo stesso timbro allora andava bene. A quel punto mi sono molto amareggiato. Adesso poi è quasi impossibile perché dicono “sai, ci sono i dischi ora [NdA: i DVD] dove sono presenti sia l’inglese che l’italiano e non si devono sentire differenze”… ma che cazzo te ne frega?! Tu senti l’italiano, poi senti l’inglese, se ti piace di più l’inglese te lo senti in inglese e ti ciucci la voce sua vera… io ti propongo una voce forse più giusta per l’orecchio nostro.

    Evit: Una delle interferenze dall’estero che più gravano sui doppiaggi moderni sono le interpretazioni fotocopia.

    Carlo: Tanti attori americani sono mooolto bravi eh, devo dire che se riesci a stargli appresso… però l’inglese è proprio un’altra lingua, un modo di recitare diverso, come anche il francese [imita comicamente il francese con voce nasale misto a pernacchie], c’hanno un altro modo. Gli inglesi, e soprattutto gli americani, hanno quel … [Carlo si lancia in un’altra comica imitazione del suono della lingua inglese] WAAAhhh-Waah-Weh-weh! Tu non so se hai visto Platoon.

    Evit: Sì.

    Carlo: Ecco, quello l’ho diretto io e c’avevo Oliver Stone vicino, per tre turni, è stato lì attaccato a me in sei metri quadri di stanzetta e a lui gli è andata anche bene, perché ad altri… ah, a proposito, avrai da ridire senz’altro sull’adattamento di Platoon.

    Evit: Veramente, no. [rido] Anzi, forse un giorno dovrei parlarne sul blog.

    Carlo: Te lo chiedo perché quello che dicevano gli attori nel film in inglese spesso divergeva molto dal doppiato, perché quella originale era roba da andare in galera: “bocchinaro demmerda”, “tu madre la deve pigliare nel culo da tu’ zio”… roba così.

    Evit: È comprensibile un’alterazione delle parolacce nell’adattamento italiano, in America, così come in altri paesi, la percezione di ciò che volgare è ben diversa dalla nostra… se si dovesse tradurre alla lettera tutto si avrebbe anche una differente percezione di espressioni, che magari risulterebbero esageratamente offensive per un italiano mentre invece gli americani non le trovano poi così esagerate.

    Carlo: eh, lo so, però tu capisci che questi… vai a dire “fagli male” e invece quello in lingua originale diceva “rompigli il culo”, “fagli un culo come una cosa”, dicevano cose così… oppure “Ho-Chi-Min…” ora non mi ricordo [NdA: la frase che Carlo non ricordava esattamente o che non ha avuto il coraggio di terminare era Ho-Chi-Min succhia i cazzi ai morti (“sucks dead dick”) che l’adattamento italiano traduceva con Ho-Chi-Min è un rotto in culo].
    Lì ho dovuto alzare l’età un po’ di tutti perché ragazzi di vent’anni non c’erano. L’ho dovuto doppiare persino io [NdA: Carlo dava la voce a Chris Pedersen]… pensa che l’ho dovuto finire di doppiare alle quattro e mezza… e a mezzanotte è andato al cinema!

    Evit: Accidenti!

    Carlo: E quindi figurati!

    [Platoon uscì in Italia il 13 marzo 1987. Fonte IMDb]

    2014 Beijing International Film Festival - Director Oliver Stone Interview

    Oliver Stone

    Le voci di Marini, Edward – mani di forbice

    Carlo: Poi ho doppiato William Hurt in Gorky Park, Michael Cain in Vestito per Uccidere di Brian De Palma, anche quello un cult movie. Michael Caine l’ho doppiato altre volte, spesso in realtà, tranne in Quarto Protocollo dove non l’ho doppiato perché in quel film dirigevo il doppiaggio e l’ho dato ad un altro, stupidamente.

    Evit: È difficile dirigere e doppiare allo stesso tempo?

    Carlo: Non è quello il problema, è che in queste situazioni se facevo contemporaneamente il direttore, poi doppiavo una piccola parte e interpretavo pure il protagonista poi si lamentavano che mi stessi accaparrando un po’ troppi ruoli (e stipendi). Che poi io ho sempre avuto un senso di autocritica, sapevo se la mia voce sarebbe potuta stare dietro a quella di un attore, l’accordo di Do con la voce lo facevo tutto e, non so se tu sai qualcosa di musica…

    Evit: sì, ho studiato pianoforte.

    Carlo: allora capirai che fare direttore e anche il doppiatore può andar bene finché l’attore da doppiare rimane entro l’accordo di Do ma se con la voce devi fare una settima allora lì devi essere diretto da qualcuno. Al Pacino ad esempio non ha un accordo preciso, non fa “do-mi-sol” manco a morire, ha tutte settime, sbalza continuamente.

    Evit: Non immaginavo che nel doppiaggio si pensasse alla voce anche in questi termini.

    Carlo: No, no, questo lo faccio io. Questo discorso lo facevo io e non lo sentirai fare da nessun altro.

    Al Pacino in Angels in America dove era doppiato da Carlo Marini

    Al Pacino in Angels in America (2003) dove era doppiato da Carlo Marini

    Chiedo a Carlo qualcosa in merito alla scelta dei titoli italiani, prendendo ad esempio Interceptor, per capire chi sceglie i titoli per la distribuzione italiana e come funzionino i dietro le quinte:

    Ma guarda, [i dietro le quinte della distribuzione] non li conosce nessuno alla fine. All’epoca, per “Interceptor” mi chiamarono per doppiare e basta. Anche dopo, da direttore di doppiaggio, non ero io che suggerivo i titoli, al massimo li può suggerire l’adattatore. Qualcuno richiede di proporre tre titoli italiani ma questo sui filmetti, invece sui film grossi dove alle spalle ci sono la Warner, la Fox, la Columbia… lì decidono tutto loro.

    Essendo in tema di titoli, faccio notare a Carlo un errore tremendo nella titolazione di un film da lui diretto, Edward – Mani di forbice (l’errore è nelle forbici che non esistono al singolare).
    Il titolo che gli hanno dato è Edward mani di “forbice”? – chiede un po’ incredulo Carlo – …cioè al singolare, non al plurale? Ma pensa tu… ma come fai caso a queste cose? -. Sono nato curioso indagatore ma anche rompiballe.

    Johnny Depp in Edward mani di forbice

    Evit: Ti ricordi qualcosa di “Edward – Mani di forbice”?

    Carlo: Beh, quello è un film stupendo… sì, ricordo Johnny Depp e il suo doppiatore (Fabrizio Manfredi). Edward anche in italiano aveva una voce stupenda, un’umanità fantastica… perché ci azzeccavo nella scelta degli interpreti. E la Romagnoli sulla presentatrice Avon, non era fantastica? Anche lei aveva fatto mooooolto poco, qualche brusio, qualche cosa così. La prima cosa grossa l’ha fatta con me in Edward Mani di forbici… e per me ci stava, non mi dire niente perché ci stava da Dio! Ta-tan ta-tan ta-tà! [Carlo imita la gaiezza dell’interpretazione della Romagnoli.]

    Evit: Si tratta di uno di quei film che non sento di dover guardare in inglese e questo è un mio grande complimento. Un ottimo lavoro.

    Prima di procedere, Carlo dispensa un consiglio d’essai:

    Comunque vediti Cuore di vetro di Herzog, non te lo puoi perdere. È un altro di cui ho diretto il doppiaggio. Nel film gli attori erano in stato di ipnosi, Herzog li ha fatti ipnotizzare e li ha mandati sul set. La voce del narratore è la mia, quella di Hias. I miei doppiatori non li feci ipnotizzare ma adesso non ricordo cosa congegnai all’epoca per doppiare quei personaggi. Qualcosa feci di sicuro.

    La Rivincita dei Nerds, Il caso Moro, aneddoti

    Cast del film La Rivincita dei nerds nel quale il doppiatore Fabrizio Mazzotta doppiava il più piccolo del gruppo

    Il nostro amico Fabrizio Mazzotta era il piccolo “nerd” in prima fila al centro, proprio davanti al “dottor Mark Green” (Anthony Edwards).

    Evit: Ti ricordi la direzione del doppiaggio di La Rivincita dei Nerds?

    Carlo: L’uno e il due.

    Evit: Hai diretto anche il secondo?

    Carlo: Sì, sì, anche il due. Il terzo no.

    Evit: Non sapevo neanche ci fosse un terzo. Ti ricordi come mai la scelta di lasciare la parola “nerds” nell’adattamento e quindi nel titolo? Adesso è un vocabolo molto più conosciuto ma all’epoca era probabilmente la prima volta che lo sentivamo in Italia.

    Carlo: questo era coso, un bravissimo adattatore della Fox, lo faceva… era un adattatore famoso, li faceva quasi tutti lui. In realtà erano due adattatori, anzi tre, compresi che due erano fratelli, uno molto bravo, l’altro bravo solo perché si chiamava come il fratello… purtroppo ora non me li ricordo.

    Evit: Li scegliesti tu gli interpreti?

    Carlo: Nei Nerds? Non ricordo. Ricordo che c’era Glauco (Onorato) su John Goodman, l’allenatore, poi c’era Fabrizio Mazzotta e Massimo Corizza, anche lì c’è un aneddoto tutto da ridere… comunque con i Nerds ci siamo divertiti, c’era pure Maurizio Mattioli che faceva “AAAAAAHRRR”, il personaggio Ogre.

    Il personaggio di Ogre nel film La rivincita dei Nerds, doppiato da Maurizio Mattioli

    Informazione inedita: era Maurizio Mattioli ad urlare NEEEEEEERDS!!! Non lo troverete scritto altrove.

    Carlo: Ti posso raccontare un aneddoto su Maurizio Mattioli durante il doppiaggio su un film italiano di Giuseppe Ferrara, Il caso Moro (1986). La scena è questa: Fono Roma, scena di due macchine, quella di Moro e quella dietro, cadaveri a terra, cadaveri dentro, quasi si sentiva la polvere da sparo anche dalla pellicola; organizziamo il brusio, tu ti prendi quel poliziotto là, io mi prendo quello, una ragazza si prende quella vecchietta là, etc… [Carlo imita i cosiddetti brusii] “Ho sentito degli spari”, “largo, largo! Per favore, fate largo!”, poi in un momento in cui altri parlavano si sente Maurizio Mattioli che fa “e state indietro! Non è successo niente!” – faccio fermare l’anello – “ferma, ferma! Ah, Mauri’! Ma come non è successo niente!? La storia d’Italia! Hanno ammazzato uno che voleva fare il compromesso storico coi comunisti e tu dici non è successo niente?”

    Evit: Sembra una battuta di un film parodistico.

    Carlo: …Cinque morti lì per terra! Moro venne rapito, non volava una mosca a Roma quando avvenne… “Non è successo niente!” [ride]. Va be’, niente, la Rivincita dei Nerds, bellissimo!

    È curioso notare come Daniela De Silva, la voce che Marini scelse per la protagonista di Terminator, aveva invece un ruolo di attrice proprio nel film Il caso Moro dove interpreta Maria Fida Moro.

    Scena di Una pallottola spuntata quando Leslie Nielsen dice che non c'è niente da vedere mentre dietro di lui esplode tutto

    Il caso Moro (1986)

    (Continua con una terza e ultima parte)

  • [Post perduti] Liebster Award 2017 – Altre 11 domande all’autore di Doppiaggi Italioti

    liebster-award-2017Altro anno, altra fregatura altro riconoscimento! Il premio Liebster, un premio assegnato da blogger ad altri blogger per auto-promozione, anche quest’anno mi viene gentilmente (e virtualmente) consegnato dall’autore del blog umoristico dedicato al cinema La Bara Volante. Se nella passata edizione del 2016 i miei 389 iscritti superavano già quelli previsti dalla squalificante regola di “non più di 200” (regola recente che serve ad aiutare i blog emergenti), quest’anno i miei attuali 1104 mi tagliano fuori completamente (per consolarmi posso dire che avrei vinto anni fa quando in Germania nacque questo premio informale ed era limitato a meno di 2000 iscritti) quindi mi considero esentato dal seguirne le regole ma risponderò comunque alle domande inoltratemi da Cassidy di La Bara Volante, che ringrazio col gesto dell’ombrello.

    1. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog?

    Semplice. Mi piaceva l’idea di essere insultato da emeriti sconosciuti sull’annosa questione del doppiaggio in Italia. Missione compiuta.

    2. Se potessi tornare indietro nel tempo, cambieresti qualche fatto storico? Se sì, quale e in che modo lo cambieresti?

    Qualcuno lo ha già fatto mi sa, c’è Trump a capo degli Stati Uniti. Siamo già nel 2017 di una linea temporale alternativa. Comunque no, chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova. Richiedimelo nel “day after”.

    3. Hai qualche ricordo particolarmente emozionante legato ad una serata al cinema?

    Ho avuto il piacere di vedere la trilogia di Guerre Stellari al cinema ben due volte nella vita, prima nel 1997 con le “edizioni speciali” (all’epoca si chiamavano così) e poi l’esperienza definitiva nel 2013 quando andai alla proiezione della trilogia originale in pellicola storica 35mm (trovate un piccolo resoconto qui). Da amante di quei film, quella del 2013 fu un’esperienza particolarmente emozionante ma in generale ho memoria di quasi tutte le esperienze al cinema.

    4. Con quale criterio collezionate DVD/Blu-Ray?

    Vista la mia fissazione con la preservazione storica, acquisto DVD e Blu-Ray prediligendo almeno uno dei seguenti elementi:
    1) Blu Ray con doppiaggi originali qualora il film sia stato ridoppiato (di recente Il senso della vita dei Monty Python è uscito in Blu Ray con doppiaggio originale che temevamo essere scomparso e quindi l’ho comprato pur avendolo già in DVD, normalmente ne avrei fatto a meno).
    2) Edizioni home video che riportino la versione italiana del film, ovvero con i titoli tutti tradotti nella nostra lingua, cioè esattamente come arrivarono al cinema in Italia. Meglio se in alta definizione. The Hateful Eight e Machete sono due esempi di film usciti in Blu Ray con titoli italiani. Mai mi sarei sognato di comprarmi Machete ad esempio, ma come ci insegna il detto… tira più una versione cinematografica italiana che un carro di buoi. Era così, no?
    Con l’aiuto di coloro che seguono i nostri progetti di preservazione storica stiamo stilando una lista di tutti i film con i titoli italiani da versione cinematografica, in futuro la pubblicherò sul blog così che anche altri pazzi come me possano usufruirne.

    5. Un mega-produttore viene da voi e offre un budget spropositato per produrre una vostra sceneggiatura. Cosa raccontate?

    Un western ambientato nel sud Italia durante l’unificazione, un racconto scevro da revisionismi post-bellici e rivisitazioni neo-borboniche. Ci sarebbero carabinieri che da cavallo tagliano teste con la sciabola. I fatti storici in Italia sono più sensazionali dell’immaginazione hollywoodiana. Musica di Morricone ovviamente, almeno finché è vivo.

    6. Ti svegli e sei l’uomo più ricco del mondo. Come cambia la tua vita?

    Semplice. Compro la Disney e rilascio la trilogia di Guerre Stellari non alterata in Blu Ray UltraHD a 4k, in seamless branching così che ogni paese possa rivedere la propria “versione originale”. La possibilità di svegliarsi come “più ricco del mondo” è più plausibile di un rilascio ufficiale della suddetta versione.

    7. Cosa pensi dell’annosa questione “il blog è morto”, ucciso dai social network e da #laggente che non legge?

    Non sapevo fosse annosa. Quando aprii Doppiaggi italioti nel 2011 il blog come forma di espressione era già morto perché tutti erano corsi a scrivere i propri pensieri su Facebook. Adesso è rinato ma è anche più difficile da definire visto che quasi tutti quelli che una volta chiamavamo “siti web” sono adesso blog camuffati. Inoltre la rinascita del blog è dovuta anche ai social network stessi… gli acchiappaclick che spopolano su Facebook dove pensate che conducano se non a blog mascherati da siti web che qualcuno ha creato unicamente per guadagnarci con i banner pubblicitari? #Laggente legge ma legge principalmente cose riciclate da altri siti acchiappaclick americani quando non direttamente stronzate belle e buone (spesso anche infondate). A questo proposito consiglio la pagina Facebook Stop click-bait Italia che fa lo “spoiler” di tutte le notizie acchiappa-click che circolano così, da risparmiarvi di cliccarci sopra. Diciamo che il loro principio è buono ma è ironico che crescano poco dato che non sfornano acchiappaclick.

    8. Sei a casa, stai cenando e in TV inizia il solito film, quello che hai visto decine di volte e di cui conosci a memoria i dialoghi; ma niente, proprio non ce la fai a staccarti da lì e lo rivedi sino alla fine per l’ennesima volta. Che film è?

    Probabilmente Caccia a Ottobre Rosso. Non conosco i dialoghi a memoria (solo qualche frase) e non credo che lo metterei nella mia personale lista di 10 film più belli di sempre eppure mi cattura ogni volta. Ce ne saranno sicuramente altri che non mi vengono in mente al momento. Tanti altri.

    9. Qual è il film o la serie che durante l’infanzia o l’adolescenza adoravi e che adesso ripudi?

    La mia infanzia si è consumata tra anni ’80 e ’90 e quasi tutte le serie che passavano in TV all’epoca erano imbarazzanti, ma non ripudio niente. Le serie e i film che non mi piacevano a quei tempi continuano a non piacermi adesso (Power Rangers ad esempio non capisco come possa essere la passione di qualcuno, non l’ho capito all’epoca e non lo capirò certo adesso), per altre ho perso interesse crescendo. Di sicuro hanno avuto il loro perché in uno specifico periodo della mia vita.

    10. E – al contrario – qual è il film o la serie TV che alla prima visione non ti ha comunicato nulla, ma, magari a distanza di anni, è entrato/a di diritto nella rosa dei tuoi preferiti?

    Starship Troopers! Non è un film di cui puoi capire le intenzioni all’età di 12 anni, sebbene esso abbia proprio l’aspetto di un film per adolescenti. L’ironia e la genialità di Verhoeven sono solo alla portata di individui adulti e neanche tutti.

    11. Qual è la scena che – oh – ogni volta ti fa piagne a fontanelle?

    Se posso limitarmi al complesso di occhi lucidi e groppo in gola, ce ne sono più di quanti sia disposto ad ammettere. Ne cito qualcuno che mi viene in mente così al volo: la lettera di Nicola Sacco al figlio nel film Sacco e Vanzetti e le scene finali con la musica di Morricone-Baez; il finale di Schindler’s List quando Oskar Schindler si dispera per non aver salvato qualche vita in più. Per restare in tema, anche il finale di La vita è bella non mi lascia impassibile. Di recente Alla ricerca di Dory mi ha smosso. Sto invecchiando.


    Note a piè di pagina

    Questo post è stato ritrovato tra gli articoli mai pubblicati e non ricordo il perché. Ho deciso di renderlo disponibile sebbene ormai fuori tempo massimo.

  • Una conversazione con Carlo Marini – Aneddoti e curiosità sul doppiaggio che non c’è più (1^ parte)

    CarloMarini1

    Carlo Marini, classe 1950.


    Un preambolo lunghiiiiiiiiissimo!

    Il mondo del doppiaggio è un argomento che oggi appassiona un numero sempre maggiore di italiani, molti si sono avvicinati a questo argomento probabilmente partendo dalla curiosità di scoprire il nome associato ad una voce che continuavano a riconoscere (e magari ad apprezzare) in svariati film. Il passo successivo ovviamente è la scoperta di forum e siti web dove altri, accomunati dalla medesima curiosità, si sono ritrovati per condividere informazioni in merito.
    Internet è diventato un ottimo archivio di informazioni su questo mondo che fino agli inizi del 2000 era di difficile indagine, a meno di non conoscere direttamente qualcuno del settore capace di indicare voci e nomi dei protagonisti nell’ombra.
    Gran parte della conoscenza riversata su internet deriva da appassionati con l’orecchio fino ma anche dai doppiatori stessi i quali, in epoca di connessione per tutti, possono finalmente uscire dalle ristrette cerchie di amici ed arrivare ad informare chiunque, condividendo le proprie conoscenze, aiutando a mettere insieme i pezzi del puzzle.
    Questi input contribuiscono più o meno direttamente a far luce sulla lunga storia del doppiaggio e talvolta influenzano (non intenzionalmente) anche la fama di determinati nomi. Molti dei miei lettori avranno familiarità con nomi tipo Tonino Accolla, Luca Ward, Pino Insegno, Claudio Sorrentino, Michele Gammino, etc… questi infatti hanno la fortuna di essersi ritrovati, all’apice della carriera oppure ancora in piena attività lavorativa nell’era di internet, diventando volti noti (o perlomeno nomi noti) di un settore che fino a qualche decennio fa era solitamente quasi del tutto anonimo.
    Il limite di questa incredibile possibilità di accesso alle informazioni pubblicate on-line sul mondo del doppiaggio (e che prima di Internet erano praticamente insondabili ai più) sta nel fatto che, i doppiatori la cui carriera si è conclusa nelle decadi precedenti alla diffusione di internet, non avranno mai la stessa importanza (almeno agli occhi di un neofita) dei Luca Ward di turno. Mi perdoni Luca Ward, lo prendo ad esempio giusto per la sua popolarità ma non per altro motivo. Quello che non appare su siti come AntonioGenna.net sembra quasi non esistere agli occhi dei più, ma che dico “sembra”… non esiste proprio! E a un’indagine qualsiasi sul web si può giungere per esempio al paradosso di avere un Roberto Chevalier (classe 1952) che sembra aver diretto più doppiaggi di Emilio Cigoli (classe 1909). Cosa impossibile, fidatevi.
    Mentre la maggior parte degli appassionati di questo “universo” si avvicina ad esso a partire dal riconoscerne le voci, il mio approccio, come già molti di voi sapranno, è forse un po’ più inconsueto. Da bilingue e appassionato di cinema sono arrivato al mondo del doppiaggio analizzando gli adattamenti e soppesandone le scelte lessicali, cosa che tutt’oggi mi ostino a fare ed è ciò con cui il mio blog Doppiaggi Italioti si è fatto conoscere anche tra diversi professionisti del settore. Non sono mai voluto andare molto oltre per non sconfinare in argomenti di cui non sono esperto e che reputo comunque totalmente soggettivi (sebbene molto in voga sul web), come il giudicare la recitazione di un doppiatore, cosa che evito di fare in negativo salvo casi lampanti, ed ho sempre ribadito di non essere in alcun modo un conoscitore (e riconoscitore) di doppiatori.
    Per questo, alla prima domanda che mi ha posto Carlo Marini “tu sai chi è Emilio Cigoli, no?”, sono cascato dal pero. Perché, così come tanti altri, anche io mi sono avvicinato al mondo dei doppiatori basandomi su ciò che è reperibile su internet… lo stesso internet dove, sì, la voce di Cigoli è segnalata su centinaia di opere più o meno famose e volti noti del cinema americano (John Wayne, Gary Cooper, Clark Gable, Gregory Peck… tanti ce n’è), ma dove egli appare come direttore di doppiaggio unicamente in un paio di produzioni, un paio… di numero, quando invece la verità è che dagli anni ’40 agli anni ’70 Cigoli nelle sale di doppiaggio era una vera e propria divinità (o “egemone” forse preferiranno definirlo i suoi scissionisti), non solo come doppiatore ma soprattutto come direttore… e Carlo Marini, già alla fine degli anni ‘70, era presto diventato il suo pupillo.
    Quindi, con la medesima ignoranza comune a molti (poi subito colmata ovviamente), chiamo Carlo al telefono basandomi sul suo curriculum “on-line”, senza avere alcuna idea del suo ruolo da protagonista nella scena del doppiaggio a cavallo tra anni ’70 e ’80, cosa che avrei scoperto di lì a breve.

    emilio-cigoli2

    Le interviste migliori iniziano con la domanda “tu sai chi è Cigoli?”


    Il passaggio al nastro magnetico a più piste, Frank Agrama,
    The Immortal.

    La conversazione di oltre un’ora inizia con una mia semplice domanda da scolaro, “come è cambiato tecnicamente il modo di fare doppiaggio?”, ma è subito chiaro che Marini ha milioni di cose da raccontare! Dalle serie televisive americane su nastro che venivano copiate su pellicola verdognola 16mm tramite il vidigrafo (per creare i famosi “anelli” su cui incidere il doppiaggio) si vola quasi subito a “quella volta in cui a me e Cigoli ci chiamarono in America, da Agrama, per doppiare The Immortal… dal famoso Agrama, quello che è stato inquisito insieme a Berlusconi per i film che comprava a maggior prezzo… insomma, quell’Agrama lì”.
    Se in un primo momento mi è difficile capire il motivo di questo salto apparentemente pindarico, Carlo, dopo molti aneddoti riguardo il doppiaggio di questa serie e riagganciandosi alla mia domanda iniziale, arriva al punto del discorso: Frank Agrama, con la scusa (fasulla) di voler doppiare direttamente in America suddetta serie televisiva, aveva convocato a Los Angeles doppiatori italiani professionisti per testare i primi sistemi di incisione su nastro magnetico che avrebbero mandato in pensione tutto il complicato sistema basato sul pellicola, fino a quel momento necessario per incidere la traccia audio doppiata:
    Da quel momento in poi non è stato più necessario il gran macello che dovevamo orchestrare con il sistema a pellicola. Questo comportava prima un riversamento su pellicola col vidigrafo, poi doppiare in sala con il proiettore da 16 mm, con la necessità di avere due operatori, poi il tutto passava alla moviola perché bisognava missare e sincronizzare con la parte visiva… e sto omettendo dal discorso le parti in cui aspettavamo che arrivasse la pellicola dal laboratorio di stampa. Se volevi risentire quello che avevi inciso la settimana prima, non era possibile! Era un incubo dirigere un doppiaggio in questa maniera, anche se io per fortuna non ho mai diretto con questo sistema.

    Arrivato il sistema a nastro magnetico, l’unico inconveniente furono le quintalate di ferro buttate al vento.
    Mi spiega poi che il sistema di registrazione su nastri magnetici da un pollice (o “pollicione”, come lo ricorda Carlo) veniva testato alla fine degli anni ’70 negli Stati Uniti, dove era stato inventato. La sua convocazione risale al ’79-’80 circa, anche se Carlo non ricorda la data con certezza. Il vantaggio immediato del nuovo sistema era quello di poter registrare separatamente ciascuna voce e poi di missarle tutte insieme in un secondo tempo, ma soprattutto la possibilità di poter “mandare indietro” e risentire immediatamente ciò che si era appena registrato, senza le attese di sviluppo fotografico degli anelli del vecchio sistema a pellicola!
    Poi sono arrivati i sistemi di montaggio video, macchine diverse da quel “pollicione” e, insomma, le cose si sono evolute. C’è stato prima il Fostex, poi l’Avid, eccetera. Il passaggio ad altri sistemi è stato beneficiario per le società di doppiaggio, sia dal punto di vista pratico sia economicamente. Quando siamo passati al multipista, avevi a disposizione 16 o anche 24 piste audio. Io ad esempio mettevo Marini su una pista, quella su un’altra, quello su un’altra… e sentivo insieme se suonava bene. Ma a quel punto chiunque lo poteva fare, capito?

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    TASCAM 85-16B uno dei più celebri registratori a nastro da 1 pollice, a 16 piste. Prodotto dal 1979 al 1984

    Prima dei registratori a nastro magnetico il direttore di doppiaggio guardava il film ed aveva il compito di ricordare a mente, senza poterle risentire al momento di registrare, le varie intonazioni “e le varie incisioni!”, ci tiene a precisare Carlo.
    Ne’ La Zona Morta, ad esempio, quando il protagonista scrive alla fidanzata, la sera, alla fine del film… su quella feci, uh… 7 incastri! 10 incisioni, 7 incastri. Ma così, a mente! Perché mettevo i puntini… quello che mi piaceva… poi lo cancellavo, poi lo rimettevo, a seconda di come il doppiatore me la faceva.
    “Quindi nei doppiaggi di un tempo – chiedo io – una più libera interpretazione sui personaggi doppiati era in parte anche dovuta al sistema di registrazione in uso che, a livello tecnico, richiedeva…”. Carlo mi interrompe con la voce dell’esperienza: “Eh, richiedeva… richiedeva due bei coglioni!”.
    Chiedo maggiori informazioni sulla serie The Immortal che erano andati a doppiare in America, la storia inizia quasi come una barzelletta:
    C’era Cigoli, Renzo Stacchi, Emanuela Rossi con Massimo Rossi in veste di accompagnatore della sorella Emanuela, che dopo s’è messo lì anche lui a doppiare. Eravamo strapagati, eh! Tutto il giorno stavamo in giro a spasso e a mezzanotte iniziavamo a doppiare! Alla fine hanno capito che non potevano far così, con Cigoli che purtroppo già non stava bene e io che mi facevo quasi tutti i personaggi. Stacchi doppiava il protagonista, ma tutti i co-protagonisti, incluso Fletcher, in poche parole li doppiavo io.
    Ma non ce l’avevano detto il motivo per cui fummo convocati, io l’ho capito dopo, altrimenti avremmo chiesto molto di più.

    L'immortale_(serie_televisiva)

    Ora potete correre su Wikipedia ad aggiornare pure questa


    La prima società di Marini, Craxi, i portieri dei socialisti
    .

    Carlo oggi non lavora più nel doppiaggio per problemi con i colleghi, problemi sui quali, per il momento, sorvola e puntualizza che in ogni caso già non doppiava più da tempo in quanto era prevalentemente alla direzione dei doppiaggi, con una sua società dagli alti fatturati e grazie alla quale, di punto in bianco, era diventato un padreterno”!
    Gli domando come abbia fatto di punto in bianco a far decollare la sua azienda e Carlo, candidamente, re-inscena un dialogo che ha valenza storico-culturale e probabilmente è ancora valido tutt’oggi in Italia:
    Mi dissero: “se non ti fai raccomandare, non ti possiamo dare più nemmeno un film da doppiare!”. Dico: “ma ho lo stabilimento di doppiaggio, ho le macchine, le telecamere, c’ho tutto, ho 16 dipendenti…!” “EEE-ehehe-eee, eh ti devi fare raccomandare”.
    Per avere le commissioni ci si doveva raccomandare presso membri del partito a quel tempo in carica quindi, nel caso di Marini, dai socialisti. Così Marini tira fuori un altro aneddoto che potrebbe sembrare una scena di un film di Monicelli:
    Io avevo fatto delle grosse cortesie, sia a Craxi che a Martelli che a Tiraboschi… dico: “m’hanno detto che mi devo fare raccomandare, però non so da chi. Chi è che mi deve raccomandare?”, dice: “non ti preoccupare”. Poi un giorno mi chiama Angelo Tiraboschi e fa “adesso ti porto da Enrico”, dico “Enrico chi?” “Manca, no???”… spunta fuori che Tiraboschi e Manca erano amici. Dopo essere stati da Manca, il giorno dopo stesso, mi chiama [uno dalla RAI]: “Tu sei matto Marini, io adesso te devo da’ nove mijardi de lavoro! E non so come fare, perché non ce l’ho!”. Gli dico “e vabbé dammene di meno, ma che me ne frega!” e lui: “tu poi vai a parlare direttamente con Manca…!”, gli rispondo: “ma me l’hai detto tu di farmi raccomandare, me l’hai detto tu che conoscevi Tiraboschi, Martelli e Craxi”, e lui mi risponde “ma qua sono tutti raccomandati dal portiere del palazzo accanto, che è amico della moglie del figlio del portiere che sta da Craxi”.
    Capito? Ci si raccomandava ai portieri dei politici… e io invece ero andato direttamente da Enrico Manca.
    [ride]
    Difatti Angelo mi disse “mbé guarda, se mi chiedevi di fare un tratto di strada ferrata della direttissima Roma-Firenze faticavo de meno”. Per lui poi, che era abituato a dare a 
    Longarini 870 miliardi l’anno(!), sarebbe stata una stronzata e questo invece per prestare 9 miliardi l’anno a me… capito?
    La società di Marini si chiamava F.C.M., Carlo svela che l’acronimo stava per “Fernando Carlo Marini”. Fernando era il padre di Carlo che poi abbandonò esclamando “qua siete tutti matti!”. Successivamente l’azienda venne divisa in due: la FCM, per i doppiaggi per RAI e altra televisione, e l’Omega per i film.
    Carlo ribadisce che senza raccomandazioni non potevi lavorare in alcun modo. Nel 1991 produsse anche un film, Le mosche in testa, che all’epoca, dice Carlo, ebbe un gran successo al botteghino e gli fruttò 200 milioni di lire che arrivarono inaspettatamente in un periodo in cui era già “in discesa”.

    portineria

    Qui raccomandazioni


    Il teatro, lo schnauzer gigante del figlio di Claudio Villa, i primi brusii
    .

    Con brevi accenni ai suoi vent’anni, a ville del ‘500, grandi feste con ballerine, due anni di medicina ad Ancona, una forte amicizia con il figlio di Claudio Villa, etc… Carlo Marini ricollega la sua vita al mondo del doppiaggio partendo dal suo incontro con il regista teatrale fiorentino Franco Enriquez in occasione di un suo spettacolo allo Sferisterio di Macerata.
    Quando me lo chiese, gli dissi “a me sarebbe sempre piaciuto fare teatro, cinema… ma studio medicina” e lui: “ah, dai, vienimi pure a trovare a settembre al Teatro Argentina, chiedi di me e non ti preoccupare”. Qui Marini imita l’accento toscano di Enriquez: “Minima parte, minima paga”.
    CarloMarini2Ci andai e recitai in Coriolano (1975) e Il Sipario Ducale (1976), due lavori. Poi feci un film e mi doppiai nel film (“
    Cugine mie”, di Marcello Avallone, 1978). Quando mi sono doppiato in quel film, Rino Bolognesi mi disse “ma sai che tu potresti far doppiaggio?”, da lì entrai nell’ambiente, anche tramite il figlio di Claudio Villa, Mauro. Io ero molto amico di Mauro e poi di Claudio stesso. Pensa che sono andato al suo matrimonio e sono stato vicino alla famiglia quando Claudio morì.
    Con Mauro andammo a vivere in due appartamentini vicini l’un l’altro, io avevo un alano, Tommy, e lui aveva uno schnauzer gigante, io c’ave-… ma insomma tutta storia che non è che conti molto, però qui collego un po’ tutto, la mia vita con il doppiaggio… Parliamo dunque del doppiaggio: la madre di Mauro era Miranda Bonansea, la 
    doppiatrice di Shirley Temple. Col passare degli anni aveva perso questa cosa ed era diventata assistente al doppiaggio. Lì, un po’ una mano me l’ha data. Mi faceva chiamare per fare qualche “brusio”, cosette.


    Cooperativa Sincrovox e l’incontro con Emilio Cigoli
    .

    Carlo: Poi da lì mi chiamano alla Sincrovox, era un’altra società, dove c’era Cigoli ma non lavorai subito con lui perché mi misero in guardia inizialmente: “no, ancora non ti mandiamo da Cigoli, perché forse non sei ancora pronto. Non ti mandiamo perché, sai, Cigoli è uno tosto”.
    Cigoli era uno che “MMMhhh… Marini!!!” [Carlo imita un tono di rimprovero di Cigoli]… lui ti diceva come la dovevi fare la frase. Se non la facevi uguale a come diceva lui…
    Evit: Te ne andavi?
    Carlo: No, al contrario. NON te ne andavi! Fino a che non gliela facevi uguale non te ne andavi a casa!
    Dopo mie insistenze, alla fine mi dicono: “va bene, va’ a fa’ sto brusio co’ Cigoli, vedi un po’… perché se te pija de storto, poi dopo sei finito”. Porca miseria, pensai!
    La prima volta che andai da Cigoli fu per un brusio su un film italiano ed eravamo un piccolo gruppo di persone, ognuno con una battuta diversa – a me credo fosse toccata una battuta del tipo  “Ma sta cadendo la neve!” – e Cigoli dava a ciascuno di noi indicazioni su come doveva esser fatta la battuta.
    Devi tenere presente che quando sentivi Cigoli sembrava di parlare con Gary Cooper o con John Wayne! Perché, anche il microfonino filtrato che c’è tra la sala di doppiaggio e la cabina di regia, a lui non “tagliava” la voce, era proprio come sentire John Wayne in persona che parlava con te.
    A fine anello Cigoli dice [Carlo ancora una volta imita la voce severa di Cigoli]: “chi ha detto Sta cadendo la neve?”. Porca buttana – pensai – ecco, m’ha beccato! Gli rispondo con voce timorosa “sono io, signor Cigoli, Marini”. “Molto bene, dopo, alla fine, venga qui che le devo parlare”. [Carlo emette un verso strozzato, temeva il peggio]
    Il colloquio andò diversamente da come temevo e infatti da lì son diventato il pupillo suo, mi ha aperto tutti i cassetti. Cigoli alla fine diceva di me: “a Marini non gliela ricordo tanto la fa come vuole lui”. In realtà dovevi fare sempre come voleva lui e molto spesso non ci azzeccava tanto, però il cassetto intanto te lo apriva! Sapeva come funzionava quello, quello, quello e quello. Delle volte mi faceva aprire un cassetto che io non ero d’accordo… infatti, anche in Interceptor, dove lui era direttore, purtroppo c’è una frase che è raccapricciante…
    Evit: Quale?
    Carlo: “AHAaaahARRRGHGHGHHG!!!”, una cosa così. Ma d’altronde se non gliela facevi uguale a come la voleva lui non passavi.
    Il primo film importante che ho doppiato con Cigoli e per cui non sono andato neanche in viaggio di nozze è stato L’Inferno Sommerso, nel ’79, dove doppiavo Michael Caine. Da lì poi ho iniziato la mia carriera, ho diretto il doppiaggio di Bolero Extasy (1984) (NdA: della Cannon Film!), poi ricordo Sotto Tiro (1983), bellissimo film, con Gene Hackman, Nick Nolte e Johanna Cassidy… da lì ho cominciato praticamente a lavorare sui film americani con invidia crescente dei colleghi e poi anche per la RAI.


    Aggiorniamo qualche pagina web
    .

    A questo punto dell’intervista sono desideroso di chiedere a Carlo maggiori informazioni sugli interpreti e le curiosità di doppiaggi di cui su internet si trova poco. Quando chiedo della sua voce sul protagonista in Punto Zero (1971) Carlo risponde “non me lo ricordo, dovrei rivederlo, ma sai quanti ne ho fatti che non ricordo…“, purtroppo lo stesso capita quando gli chiedo se ricorda di altri colleghi in Interceptor – Il guerriero della strada, un film nel quale Marini come protagonista avrà avuto sì e no 16 battute (letteralmente) e quindi avrà passato poco tempo in sala di doppiaggio. I ricordi più solidi riguardano il primo film dove mi conferma che Cigoli dava la voce al capitano, quello pelato con i baffi, oltre ad essere il direttore di doppiaggio del film stesso (non è chiaro chi ha diretto il secondo film visto che il film è del 1981 e Cigoli è morto nel 1980). Mi conferma poi la voce di Mirella Pace come moglie di Rockatansky, sempre nel primo Interceptor (fino ad ora il nome della Pace era seguito da un punto interrogativo sul Genna) ed accenna anche al terzo film della serie (dove abbiamo Massimo Giuliani su Mel Gibson):
    Carlo: Poi per il terzo volevano me alla Warner ma qualcuno gli disse che mi ero trasferito in America, addirittura con i cavalli che avevo portato lì – perché all’epoca avevo un’azienda con i cavalli etc…
    Evit: ho capito.
    Carlo: hai capito, va’!
    Evit: in pratica ti hanno fatto le scarpe sul terzo film.
    Carlo: Sì, sì, sì! Anche perché poi Massimo Giuliani, che Dio lo perdoni… perché Sorrentino, ci sta bene, ma Massimo Giuliani… terribile su Mel Gibson!

    ________________________________

    Troverete ulteriori curiosità in esclusiva e divertenti aneddoti sul mondo del doppiaggio nella seconda parte dell’intervista con l’attore, doppiatore e direttore di doppiaggio Carlo Marini; di prossima pubblicazione.
    interceptorDVD

  • Liebster Blog Award 2016 per Doppiaggi Italioti

    LiebsterAward_logo
    Mi comunicano che quest’anno sono stato nominato per il Liebster Award, un premio dedicato ai blogger e rilasciato arbitrariamente da altri blogger. Cassidy, autore del blog La Bara Volante, mi ha generosamente trascinato in questo giro di vicendevoli strette di mano (per non dire di peggio) portandomi a collezionare il primo premio on-line mai ricevuto da questo blog. In 5 anni non mi si è cagato nessuno insomma, tranne voi lettori ovviamente… che in realtà bastate e avanzate come “riconoscimento”, ma torniamo a noi. Il suddetto premio Liuuubensteiner (mi pare si dica così, con voce fantozziana) viene dato da blogger ad altri blogger purché questi non siano già stranoti. Quest’anno infatti la regola limita i premi ai blog fino ad un massimo di 200 iscritti, quindi con i miei 389 iscritti è già evidente che questa coccarda sia frutto di qualche imbroglio, raccomandazioni e minacce. Sebbene io sia teoricamente incandidabile, in pieno stile italico ho deciso di pigliarmelo lo stesso, tie’!
    [Per chi conosce l’inglese, questa clip dalla serie Father Ted si addice alla situazione.]
    Ma la mia incontenibile gioia per aver ricevuto qualcosa è stata subito smorzata dallo scoprire che suddetto premio include anche un set interminabile di regoline che quasi quasi lasciavo perdere tutto ma visto che di recente non ho curato moltissimo il blog perché troppo occupato in attività dietro le quinte, come il recupero di film rari da pellicola 35mm e il restauro digitale di altri, ho deciso di accettare il premio e scrivere questo post obbligatorio che qualifica per l’affissione della coccarda che adesso trovate nel menù laterale.
    Le regole del Liebster Award 2016 sono semplici ma tanto tanto scassacazzi… eccovele (ai partecipanti nominati, vi prego di riverificarle su altri siti, non fidatevi di me e delle mie reinterpretazioni):

    1) Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio.
    2) Scrivere qualche riga (150-300 parole) sul blog che preferite (non il vostro) spiegando perché vi piace.
    3) Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato (qui è facile perché chi mi ha nominato era così sfaticato da non propormi alcuna domanda).
    4) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
    5) Premiare a tua volta 5-11 blog con meno di 200 follower.
    6) Formulare le 11 domande per i blogger nominati.
    7) Informare i blogger del premio assegnato.

    Quindi per cominciare devo ringraziare il mio amico di tastiera Cassidy, il cui vero nome è assolutamente sconosciuto ma trattasi dell’autore del blog di cinema La Bara Volante, che avrò certamente citato alcune volte ma probabilmente mai abbastanza, dato che è il blog che seguo più spesso e sempre con piacere (tranne i tuoi articoli sul basket, Cassidy, quelli avrebbero anche scassato eh!). Ci accomunano molti gusti cinematografici e ci fa sempre piacere spammarci pubblicizzarci a vicenda nei commenti. Grazie ancora per questo premio, Cassidy, ti meno quando passo da Torino.
    2) Scrivere qualche riga (150-300 parole) sul blog che preferite (non il vostro) spiegando perché vi piace.
    150 parole minimo… uccidetemi subito! Va be’, iniziamo.
    Scegliere un blog preferito quest’anno non è cosa facile perché i pochi che riesco a seguire li considero tutti come “preferiti”, quindi farò una mossa forse poco ortodossa, ma più logica, andando a consigliare, tra i tanti, il meno conosciuto (gli altri li troverete elencati comunque alla risposta numero cinque). Il mio suggerimento per il 2016 è Il Gerliotti – Il cinema ripensabile (la mazzetta la incasso dopo, Gerliotti). Grafica pulita e recensioni cinematografiche adornate dalla sola locandina, il Gerliotti punta più sulla sostanza che sulla forma, proponendosi come l’alternativa on-line e gratuita ai vecchi “dizionari del cinema” che forse i trentenni di oggi ancora ricorderanno e gelosamente conserveranno, tenendoli a portata di mano nonostante odino TUTTE le opinioni in essi contenute; l’autore propone anche un voto finale da 1 a 10 come alla scuola dell’obbligo, inclusi i mezzi voti. Scorrendolo noterete una quasi assoluta assenza di recensioni “acchiappa-click” ed una sovrabbondanza di articoli su film di nicchia che conosce solo lui, insomma un sito di critica cinematografica serio. Inoltre, come tutti i critici del mondo, anche il Gerliotti, proteggendosi dietro lo scudo dei grandi classici del bianco e nero che sostiene di adorare, dice un po’ il cazzo che gli pare. Ciononostante, i giudizi sembrano essere sempre “onesti”, brevi quanto basta e ben esposti, mai adorni di vocaboli cliché tipici del critico italico professionista come “giocattolone”, “fumettone” e “chiassoso”. Questi per fortuna mancano nel Gerliotti. Si vocifera anche che collabori come ghost writer per altri critici professionisti ma ciò che fondamentalmente contraddistingue questo critico da molti altri è che il Gerliotti è conscio dei propri limiti umani (cosa rara nel settore) e ritiene comunque che qualsiasi critica sia “ripensabile”, quindi magari tra 10 anni si rivede Natale a Miami e, siccome nel frattempo si sarà certamente rincoglionito, la potrebbe trovare una commedia sottile ed innovativa. Il suo regista preferito: Lubitsch(!), esclamato ovviamente alla Paolo Villaggio. Quindi se volete rompergli i coglioni andate a dirgli che i remake dei film di Lubitsch sono meglio degli originali! Apprezzerà.
    Concludo rivolgendomi direttamente al Gerliotti e alle sue basette: mo son cazzi tuoi!
    3) Scrivere, a piacere, 11 cose di te.
    Che palle… vado a caso:
    1 – Indosso scarpe taglia 45 e mezzo, nonostante sia alto “solo” 1,78m.
    2 – Non so niente di calcio, non mi interessa il calcio, non parlo di calcio, non voglio sentir parlare di calcio, non mi piace il calcio.
    3 – Corro veloce. Vi pare niente? Una volta fui convocato ad un qualche campionato studentesco dove tutti gli altri concorrenti superavano i due metri di altezza con falcate mostruose e, ovviamente, arrivai clamorosamente ultimo nello scatto (o forse penultimo, non ricordo)… ma il solo fatto di essermi classificato tra dei mostri qualcosa lascia intendere.
    4 – A disegnare me la cavo piuttosto bene, a 10 anni guadagnai 25.000 lire vendendo fotocopie dei miei fumetti ai compagni di classe, avevo anche escogitato una raccolta punti per incentivare le vendite delle mie serie che andavano meno. Li posseggo ancora tutti.
    5 – Ho suonato il pianoforte. Niente di che eh, ma il “Chiaro di Luna” della sonata per pianoforte n°14 di Beethoven sono arrivato a farlo… e qualche anno fa ho anche sperimentato brevemente anche la tromba, perché sì.
    6 – Per essere uno che non ha alcuna aspirazione da attore (o comunque non brama apparire “davanti” la telecamera) ho già partecipato a diverse produzioni: dai video sul mio canale YouTube ad un film di Ron Howard.
    7 – Il mio scrittore preferito probabilmente è Dino Buzzati, scoperto autonomamente soltanto dopo le superiori, non ricordo neanche come.
    8 – Preferisco le raccolte di storie brevi ai romanzi e adoro i film antologici (a episodi).
    9 – Secondo un analisi del DNA fatta tramite 23andme.com sono per lo 0,03% giapponese e, in generale, sono italiano soltanto all’83% ma non so di alcun legame storico tra il Giappone e la mia famiglia, quello rimane un mistero… sarà un errore!
    10 – Mai toccato una sigaretta in vita mia.
    11 – Le mie sane (e direi rigide) abitudini alimentari derivano quasi unicamente dalla mia profonda svogliataggine, infatti prediligo cibi sani e una dieta consigliata dai medici così da potermi mantenere normopeso senza necessità di andare in palestra. In questo modo mi basta camminare regolarmente per tenermi almeno in forma. Non è la filosofia di vita più svogliata che abbiate mai sentito? Mi rappresenta benissimo.
    4) Premiare a tua volta 5-11 blog con meno di 200 follower.
    Ovviamente mi limiterò al minimo sindacale perché sono sfaticato, come vi ho appena accennato, quindi ecco i 5 blog che nomino per il premio Liuuuuubenstainer!

    1. Del Gerliotti ne avete già sentito parlare. Qua sta!
    2. Anche di La Bara Volante di Cassidy si è già parlato in abbondanza. Qui il link
    3. Poi abbiamo Terminologia etc. il blog di Licia Corbolante, un vero e proprio punto di riferimento sull’uso errato di termini anglosassoni infilati sempre più spesso e con sempre maggiore ignoranza nella lingua italiana. Anche lei sa essere spiritosa, insomma ci siamo trovati subito e mi sono innamorato di ciò che scrive, un vero e proprio servizio alla comunità… anche perché quando devo rispondere ai commenti ignoranti adesso mi basta cercare sul suo blog il vocabolo o la traduzione incriminata e so già che ci troverò un articolo di approfondimento, breve, simpatico e soprattutto autorevole. Se usate Twitter vi consiglio di seguirla anche da lì.
    4. Numero 3: Laputa – Geografia insolita di Silvio Dell’Acqua (no, non è un blog di geografia. Cioè… anche, ma non solo), che già aveva inserito il mio blog tra i suoi collegamenti consigliati, ovvero tra i “collegamenti a siti o blog affidabili, che come noi trattano con cura argomenti riguardanti la storia, la geografia, la cultura, approfondiscono o danno rilievo ad aspetti molto specifici, più insoliti e meno noti”. Qui finalmente gli ricambio il favore parlando del suo interessante sito/blog. Egli stesso, tramite Laputa, dovrebbe istituire un annuale Premio Laputa (con tanto di coccarda virtuale) da consegnare a blog e siti che rientrano nella descrizione sopra riportata.
    5. Ultimo, ma non per importanza (anzi, un po’ me lo sono tenuto come perla finale), il blog MalastranaVHS, dedicato alle recensioni di film sconosciuti, rari, assurdi e dimenticati, rigorosamente da nastro VHS… e ogni tanto anche qualcosa di più recente grazie a saltuari collaboratori esterni. L’autore, il professionista Andrea Lanza, è così bravo a scrivere di film brutti che vi farà venire la voglia di ricercare e vedere persino quelli più osceni da lui recensiti, anche se sapete che ve ne pentirete. Indimenticabili persino le recensioni dei film pornografici anni ’80-’90, elevati dal Lanza ad intrattenimento letterario (come è possibile infatti trattenere una risata quando scopri che l’ultima recensione pubblicata tratta di un film chiamato “l’assicuratrice di cazzi“?). Quando ha un po’ di tempo (raramente) il Lanza latita per casa, pesca un film a caso dalla sua vasta collezione domestica di nastri VHS e sforna una nuova recensione per il giubilo di tutti gli amanti dei filmacci, del resto è più divertente leggerne ciò che ne dice il Lanza che vederli in prima persona. L’unico problema è che tra l’una e l’altra recensione possono passare svariati mesi, ma almeno non vi intasa la posta di articoli che non avrete tempo di leggere!

    Fine della lista. Se mi sono dimenticato qualcuno è probabilmente per via del limite di quest’anno a 200 seguaci o magari perché ho la testa altrove e mi sono tornati in mente solo quelli che ho letto più di recente, niente di personale.
    5) Formulare le 11 domande per i blogger nominati a cui loro dovranno rispondere nel proprio articolo sul Liebster Award ricevuto.
    1) Da quanto tempo hai aperto il blog?
    2) Cosa ti ispira di più a scrivere un articolo?
    3) L’argomento trattato nel tuo blog è in qualche modo legato al tuo lavoro o ai tuoi studi?
    4) Cosa ti ha spinto ad aprire il tuo blog?
    5) Scrivi su altri blog?
    6) Se avessi più tempo libero a disposizione apriresti altri blog? E se sì, su quali argomenti?
    7) Cosa ne pensano i tuoi familiari della tua attività di blogger o dei contenuti del tuo blog?
    8) Come hai scelto il titolo del tuo blog?
    9) Che libro stai leggendo al momento?
    10) Hai dei progetti futuri in mente per il tuo blog?
    11) Credi che avrebbe senso un evento dedicato ai blog di piccole e medie “dimensioni”?

  • "AMMIRATELO!" – Una conversazione col dialoghista Valerio Piccolo

    AMMIRATELO!!!

    Il grande Piccolo


    Evit: Piacere di conoscerti Valerio e benvenuto. Come forse avrai avuto modo di notare, il blog Doppiaggi Italioti è un blog di critica al doppiaggio italiano condito da una vena comica e con la parola “critica” intesa nel senso più neutrale possibile, difatti elogiamo sempre i doppiaggi ben fatti con la stessa energia con cui critichiamo quelli meno riusciti.
    Nel mio blog (e qui parlo al plurale estendendolo anche ai miei lettori e pochi collaboratori) siamo i cultori dei dialoghi tradotti che sembrano nati in lingua italiana e non di quelli pedissequamente tradotti dall’inglese, a volte direttamente con costrutti anglosassoni, conditi da parole non tradotte e altamente estranianti. Questa mia fissazione per i doppiaggi ben fatti mi ha portato a trovare te, Valerio, dato che sono molti anni che ritrovo il tuo nome nei titoli di coda di film di cui ho apprezzato molto i dialoghi italiani (lista dei suoi lavori –> qui).
    Ci racconti le tue origini professionali e come sei entrato nel mondo dell’adattamento dei dialoghi per film doppiati? Perché mi pare di capire dal tuo sito web che questa attività di dialoghista sia secondaria rispetto alla tua vera professione.
    ValerioDiciamo che la mia vita si divide a metà, tra musica e doppiaggio. Sono infatti anche un cantautore e chitarrista con 3 dischi alle spalle e vari progetti musical-teatrali in piedi tra Italia e Stati Uniti. Professionalmente però “nasco” traduttore, e dopo anni di lavori in campo letterario, nel 2000 ho avuto un’occasione per cimentarmi nel mondo del doppiaggio. Casualmente, quasi. Un amico, che all’epoca lavorava da fonico di doppiaggio e che sapeva del mio lavoro di traduttore, mi disse che una società cercava traduttori/adattatori “giovani”, e allora pensai: “Perché no?”. Era un società coraggiosa, che evidentemente credeva in me e non ebbe paura di lanciarmi sul mercato: contrariamente alla gavetta classica di un dialoghista, il mio sesto adattamento in assoluto fu già un film di circuito!
    Valerio Piccolo con Suzanne Vega

    Valerio Piccolo con Suzanne Vega


    E: come si diventa dialoghista di professione e a quali regole non scritte ti attieni per produrre ciò che ritieni un buon dialogo adattato?
    V: Come forse saprai, a tutt’oggi non esiste un vero e proprio iter “ufficiale” per diventare dialoghisti. Non esistono diplomi o lauree “ufficiali” e i vari master e corsi di cui sento parlare lasciano (almeno per la mia piccola esperienza) il tempo che trovano. Nel mio caso si è trattato praticamente di un percorso da autodidatta, e ho imparato quasi tutto sul campo. Dopo quella “chiamata” da parte della società di doppiaggio di cui parlavo prima, ho avuto un paio di “lezioni” da una dialoghista, e poi ho dovuto fare da solo. Secondo me, resta un lavoro in cui le regole non scritte sono maggiori di quelle scritte. E non è per forza un male, se lascia spazio alla creatività individuale. Certo è che ci vogliono alcuni requisiti di base che, a mio parere, sono indispensabili: la conoscenza dell’inglese, almeno, e un’ottima proprietà dell’italiano. Ma anche ritmo, musicalità e cultura cinematografica, indubbiamente.
    E: Spesso che chi dirige i doppiaggi è anche responsabile dell’adattamento, nel tuo caso invece possiamo dire che tu sia uno specialista di soli dialoghi e adattamento. Quanto fedelmente viene rispettato il lavoro di traduzione e adattamento dal direttore del doppiaggio?
    V: Io mi aspetto che un direttore di doppiaggio rispetti il lavoro di un dialoghista, soprattutto per quanto riguarda la fedeltà all’originale e il registro stilistico. Per il resto, però, penso che il doppiaggio sia un vero e proprio lavoro d’equipe, per cui ben vengano i cambiamenti in sala, se in quel momento si trovano soluzioni più felici. Il copione che io adatto poi passa l’esame di tanti altri occhi: i cambiamenti sono inevitabili e, nella maggior parte dei casi, scelte che migliorano il prodotto finale.
    E: La casa di distribuzione (e per estensione la celeberrima figura del supervisor americano) ha una qualche influenza su colui o colei che adatta il copione in italiano oppure questa interagisce soltanto con i direttori di doppiaggio in sala?
    V: Da una seria società di distribuzione mi aspetto sempre un confronto sui dialoghi, ancor prima che il copione da me adattato entri in sala di doppiaggio. Per fortuna, ho a che fare con responsabili delle edizioni italiane molto professionali, e quindi questo succede quasi sempre. Più un copione arriva in sala “perfetto”, più il lavoro del direttore di doppiaggio sarà facilitato. Poi, certo, supervisor e responsabili hanno il compito (il dovere?) di relazionarsi con il direttore, e ovviamente assistere in sala ai turni di doppiaggio, per intervenire dove sia necessario.
    E: hai mai avuto conflitti creativi in merito ad un tuo lavoro? E come si sono risolti, se si sono risolti?
    V: È successo, può succedere, e probabilmente succederà ancora. A volte i conflitti si risolvono costruttivamente e, come ho detto prima, possono anche portare ad un migliore prodotto finale. A volte, invece, una delle due parti deve abbozzare, magari. Ma questo vale per tutti i lavori, no?
    E: Molti italiani si lamentano, spesso motivatamente (ma non sempre), dell’alterazione dei titoli e sappiamo che l’ultima parola ce l’hanno i pubblicitari dell’ufficio marketing della distribuzione italiana il cui lavoro è attirare al cinema il maggior numero di persone. Tu, come dialoghista e adattatore, proponi titoli tuoi?
    V: No, mi sarà successo al massimo un paio di volte di essere interpellato al riguardo. I titoli restano una prerogativa del marketing. E a volte – in questo do ragione ai “molti italiani” – non è una buona notizia.
    Valerio Piccolo quando non è impegnato a creare dialoghi per il cinema

    Valerio Piccolo quando non è impegnato a creare dialoghi per il cinema


    E: Cosa ne pensi in generale di chi si pone a favore di una distribuzione cinematografica straniera esclusivamente sottotitolata, volendo abolire il doppiaggio completamente?
    V: In linea di principio sono favorevole. Personalmente mi piace vedere i film in lingua originale, e penso che una distribuzione in tal senso sottolineerebbe tra l’altro un miglioramento linguistico degli italiani. Chi però è favorevole a questo “estremo” troppo spesso dimentica che per una “rivoluzione” del genere non basta portare al cinema i film in lingua originale. Il primo passo va fatto in televisione, a mio parere. Se non abitui un popolo QUOTIDIANAMENTE a vedere le cose in lingua originale, non puoi aspettarti poi che sia favorevole ad andare al cinema e trovarsi improvvisamente a dover leggere i sottotitoli. Chi fa questo pur giusto discorso spesso dimentica che il doppiaggio dei film di circuito rappresenta solo una piccola percentuale di tutto il settore. Cambiamo pure, sono assolutamente d’accordo. Ma partiamo dalla base, non dalla punta dell’iceberg.
    E: mi sorprende che questa presa di posizione venga da un dialoghista così bravo come te. In un epoca in cui i film in TV vengono trasmessi con l’opzione della lingua originale e in cui nei multisala delle grandi città trovi sempre qualche proiezione in lingua originale (solo a Firenze abbiamo almeno 4 cinema che lo fanno regolarmente), non pensi che ipotizzare una “rivoluzione” che inizi dai salotti di casa sia non solo controproducente (dato che i sottotitoli stessi sono adattati, talvolta difficili da seguire e comunque sempre molto riduttivi, tanto per dirne alcune) ma ormai fuori tempo massimo?
    V: Forse non mi sono espresso bene. La mia non è una presa di posizione. E il discorso è molto, molto complesso. Perché va a toccare internet, lo streaming, la fruizione ormai facilitata di opere in lingua originale, e tanti altri piccoli aspetti. Poi andrebbero fatti anche degli altri distinguo, perché una cosa è parlare dell’inglese, un’altra è pensare a prodotti cinesi, coreani, ecc. Insomma, ci vorrebbero pagine e pagine per analizzare la questione. Io dico soltanto che la mia preoccupazione principale è che non vengano fatte delle rivoluzioni “cialtrone”. Vogliamo abolire il doppiaggio? Per me può andare bene, a patto che si faccia una riforma strutturale, che tocchi tutti i settori, per una transizione concreta e corretta. È vero che, come dici tu, a Firenze ci sono cinema che programmano regolarmente film in lingua originale. Ma per una rivoluzione del genere non si può fare l’esempio di Firenze, e neanche di Roma (dove comunque non abbondano i film in lingua originale). Io ad esempio so che già a Milano non è facile trovare proiezioni in lingua originale. Ma, a prescindere da questo, non è a Firenze e a Roma che bisogna pensare quando si fa un discorso del genere. Penso a Caserta (dove sono nato), a Catania, a Forlì. Quanta gente – soprattutto quella di una certa età – in queste città è davvero disposta a pagare euro per vedere una proiezione in lingua originale, se non viene prima “abituata” quotidianamente dalla tv? E siamo sicuri che in queste città tutti vedano film trasmessi dalle pay-tv e usino l’opzione doppio audio? Ti faccio un esempio: le amiche di mia madre, che ovviamente hanno una certa età ma amano cinema e teatro, andrebbero a vedere “Youth” di Sorrentino in lingua originale? Io ho dei dubbi. E allora chi glielo spiega al gestore del cinema, con tutti i soldi che è costretto a pagare per avere una prima visione, che perde il gruppo delle amiche di mia madre? Ecco, lo dico solo per considerare tutti gli aspetti di una vicenda molto, molto complessa. In cui a volte si perde il senso di quello che succede davvero nelle piccole città con, ad esempio, UN SOLO cinema per tutti. 
    C'è solo un piccolo particolare...

    C’è solo un piccolo particolare…

    E: Qui però tocchi uno degli argomenti che mi stanno più a cuore, ed apriti cielo [i lettori che mi conoscono staranno già facendo roteare gli occhi]. Dici che saresti favorevole ad una abolizione del doppiaggio, se questo fosse unito ad una rivoluzione culturale “non cialtrona”. Il problema è che tale rivoluzione, da alcuni anelata (specialmente membri di certi gruppi Facebook), non potrà che essere (in mancanza di miglior temine) cialtrona, anche per i motivi che hai correttamente elencato tu stesso.

    Ribadisco che oggi giorno tra DVD/Bluray e canali free-view (in qualsiasi parte d’Italia) non è che manchi la scelta di potersi vedere film in lingua originale, se si desidera farlo. Ovvio che le sale cinematografiche con proiezioni in lingua originale siano limitate alle grandi città, perché comunque interessano una ristretta percentuale della popolazione, che in un centro urbano minore sarebbe sovra-rappresentata anche con un solo cinema dedicato (il caso di Firenze è particolare perché abbiamo molti istituti di lingua inglese e turisti americani).

    _______APERTE PARENTESI_______

    (i non interessati all’argomento “doppiaggio in Italia” possono scorrere fino al segnale di chiusura parentesi)

    E: Ti spiego il motivo principale perché una rivoluzione in tal senso non la trovo auspicabile: semplicemente trovo che il prodotto “originale”, nelle sue intenzioni, arriverebbe allo spettatore anche più difficilmente, e sarebbe ancora più snaturato che in qualsiasi doppiaggio italiano.
    Prendo l’esempio dei film giapponesi: potrei anche pensare “che bello sentirli in lingua originale” (sottotitolati); potrei supporre che vedendomeli in originale possa “arrivarmi” di più rispetto ad una versione doppiata ma, non conoscendo né la lingua né la cultura giapponese, per me e per le mie orecchie ignoranti di giapponese, qualsiasi emozione esprimano gli attori nipponici verrà percepita solo come frasi di rabbia più o meno contenuta. La prosodia di quella lingua, come di qualunque altra, non corrisponde alla mia e vice versa, e questo è un altro fattore da non trascurare dello straniamento dell’ascoltare una lingua diversa dalla propria.
    Quindi mi sto vedendo un prodotto sì in lingua originale ma delle cui intenzioni originali non mi arriva assolutamente niente dato che l’espressività degli interpreti è per me incomprensibile; a questo aggiungici pure che i sottotitoli che leggo (e che ci auguriamo siano tradotti e adattati sempre alla perfezione) sono immancabilmente e necessariamente riduttivi…
    Insomma, già da questo semplice esempio puoi capire perché trovo incredibilmente improbabile che avvenga alcuna rivoluzione che porti la lingua originale nelle case di tutti gli italiani a scapito delle versioni doppiate, ora, nel 2015.
    Chi non è già a suo agio con la cultura del paese di origine del film (o programma TV che sia), potrà solo guardarsi un prodotto le cui intenzioni originali arrivano ancora più difficilmente, se arrivano. Quantomeno con il doppiaggio hai la comodità di un prodotto culturale adattato (ci si augura) in maniera adeguata, mutatis mutandis, per la cultura di destinazione, recitato da attori che forniscano interpretazioni vocali equivalenti.
    E ti parlo da bilingue quindi, vista la predominanza americana nella distribuzione cinematografica, io personalmente sarei proprio l’ultimo a soffrire per un simile cambiamento. Ma solo perché io personalmente mi trovo a mio agio con la lingua del 90% dei film importati in Italia, non mi sentirei di augurarlo ad altri. Il mio pensiero va a mio padre, ad esempio, il quale adesso non ci vede più molto bene e i sottotitoli non li riesce a leggere in tempo; per il “Trono di Spade”, di cui è un grande appassionato, deve necessariamente attendere che venga trasmesso doppiato perché, semplicemente, non riesce a seguirlo con i sottotitoli.
    Non si può augurare un cambiamento totale, a scapito di coloro che non sono interessati ma soprattutto che non possono leggere i sottotitoli (un numero non indifferente, tra difficoltà visive e dislessici), specialmente perché non c’è modo di fare una simile rivoluzione in un modo che non sia cialtrona.
    Difatti, l’unica alternativa “non cialtrona” a questa rivoluzione sperata da alcuni sarebbe che tutti gli italiani imparassero prima tutte le lingue presenti sul mercato cinematografico, lo stesso discorso che poi vale anche per la letteratura: per leggere I fratelli Karamazov dovremmo imparare prima il russo ed apprezzarne le scelte lessicali e le intenzioni originali dell’autore.
    In un paese dove la lingua ufficiale è l’italiano… scritto.

    _______CHIUSE PARENTESI_______

    Comunque, tornando a noi [sospiro di sollievo dei miei lettori], il tuo primo grosso film mi risulta che sia stato Mulholland Drive di Lynch (2001) e da lì in poi è stato un alternarsi di titoli più o meno noti: Il mistero dei templariA Scanner DarklyTerminator SalvationGrindhouse di Tarantino e tanti, tanti altri! Ce n’è qualcuno di cui sei più orgoglioso e altri di cui lo sei meno?
    V: Sì, mi ritengo molto fortunato a poter mettere mano ogni anno a tanti film importanti di registi che amo. Ci sono sicuramente tanti film che ho amato, tra quelli che ho adattato, e anche tanti in cui penso – senza falsa modestia – di aver fatto un buon lavoro. Un film che ancora mi piace guardare oggi è il mio primo lavoro su film di circuito, “Y tu mamà tambien” di Alfonso Cuaron, con un giovanissimo Gael Garcia Bernal (con il quale, tra l’altro, mi ubriacai clamorosamente di tequila alla festa della produzione del film dopo la proiezione al Festival di Venezia). È un film che mi resta nel cuore e che, quando lo rivedo, mi sorprende per il “realismo” e la veridicità dei dialoghi, nonostante fossi chiaramente alle prime armi.
    E: Quando ti trovi davanti a film con origini letterarie come, ne prendo uno a caso, A Scanner Darkly, o comunque film che derivano da famosi precedenti (Terminator SalvationIl Grande e potente OzA-Team etc…) vai a ricercarne la versione italiana del libro, o film originario che sia, per assicurarti di mantenere una certa continuità nell’adattamento? Ne hai il tempo e soprattutto ne senti la necessità?
    V: Cerco sempre di risalire alle origini, certo. Ma queste cose – fare ricerche, documentarsi, spulciare la rete in cerca di curiosità e riferimenti – fa parte di una predisposizione che tutti noi traduttori coscienziosi abbiamo. In questo, credo, il mio passato di traduttore letterario mi aiuta. Mi aiuta nell’inseguire una ricerca a tutto tondo e una profondità che, con i tempi stretti del doppiaggio, non sempre sono facili da ottenere.
    E: Quanto tempo richiede un buon adattamento dei dialoghi e quanto tempo effettivamente ti danno?
    V: Partiamo da quanto effettivamente ci danno: 15 giorni per un film. Che purtroppo a volte – e sempre più di frequente – diventano anche meno. 15 giorni a buoni ritmi quotidiani possono forse essere anche sufficienti, se sei sufficientemente veloce. Ma è vero che ci sono film più complicati che hanno sicuramente bisogno di un tempo che si avvicina ai 20 giorni.
    E: La tua esperienza nel campo della musica ti avrà aiutato in titoli come Sweeney Todd di Tim Burton, ma anche film più inaspettati come Una Notte Da Leoni in cui uno dei protagonisti improvvisava un pezzo al pianoforte che descriveva le loro disavventure. Quanto è importante e quanto è utile, nel campo dell’adattamento dei dialoghi, una preparazione a tutto campo, musicale, teatrale… etc?
    V: Sicuramente la musica e la musicalità sono importantissime per il mio lavoro. Questo perché il ritmo è uno degli aspetti tecnici FONDAMENTALI del lavoro di dialoghista. Per essere efficace in quella che io chiamo “mostruosità innaturale” (far parlare in italiano un uomo che, di fatto, sta parlando UN’ALTRA LINGUA!!!), devi entrare nel ritmo dell’attore e incollarci un ritmo identico fatto di parole italiane. Un’impresa non sempre facile. Più ti incolli all’attore, meno lo spettatore farà caso alla manipolazione. E per fare questo, la musica aiuta eccome.
    E: ma ti permettono di vedere il film in anticipo? Prima di iniziare l’adattamento intendo.
    V: Spesso, ma non sempre, si organizza una proiezione con i responsabili della distribuzione, il direttore del doppiaggio e il dialoghista, di modo che si possa subito fare una riunione per decidere gli aspetti generali del film in questione. 

    Rolemodels

    Role Models (2008) – Fate click per vedere la sequenza


    E: Dal 2009 ti vengono assegnati anche alcuni titoli di quel genere che io personalmente definisco la nuova commedia americana, sto parlando della sopracitata serie di Una Notte Da Leoni (Hungover) e, ad esempio, Role Models di cui sei sempre l’autore dei dialoghi.
    A mio parere questi film sono particolari per la resa comica dei dialoghi in italiano, non è solo mio parere ma anche della mia partner britannica che ha scoperto tali film proprio in lingua italiana trovandoli “brillanti” e sottolineando come non sempre siano altrettanto divertenti nella versione originale.
    Vuoi dire qualcosa in merito al genere commedia/comico da te adattato? Quanta libertà di manovra hai nell’inventarti battute? Ti diverti con questi lavori? Il nome “Artonio” ti dice niente?
    V: La commedia di regola lascia a noi dialoghisti un margine maggiore di “creatività”. Bisogna stare attenti, però, perché se ti fai prendere la mano poi tendi a snaturare l’idea originale del film. E invece – non mi stancherò mai di dirlo – la fedeltà al testo e al registro originali sono sempre da rispettare. Mi spiego: se un film, in originale, pur essendo etichettato come “commedia”, fa sorridere MA NON ridere, dev’essere così anche nella versione italiana, e non bisogna snaturare il prodotto originale cercando di far sganasciare di risate lo spettatore laddove il regista magari cercava un più elegante sorrisetto. In effetti, però, come dici tu, mi è capitato di vedere film da me adattati e accorgermi che facevano ridere di più nella versione italiana che in quella originale. Ma se questo succede, non è detto che sia per forza un bene. Almeno nel senso del rispetto dell’idea originale del film.
    E: Non dico che si debba cambiare registro comico, ma se è possibile migliorare un prodotto trovando una soluzione lessicale che sia più memorabile in italiano (pur rispettandone le intenzioni originali), non credi che sia lecito farlo?
    V: Come in tutte le cose della vita, è una questione di buon senso, di misura. Se non si esagera, tutto è lecito. Senza mai dimenticare che la nostra è una “forzatura”, un procedimento innaturale che già di per sé, inevitabilmente, stravolge l’opera originale.
    E: Più che “stravolgere”, a me piace dire semplicemente che si “adatta” l’opera originale, credo che in questa parola sia racchiuso il vero significato, scevro da connotati elogiativi o negativi. Del resto lo si fa anche nella traduzione letteraria.
    Questo mi porta anche al recente Mad Max: Fury Road di cui hai creato i dialoghi italiani e che mi ha spinto originariamente a contattarti. Devo ammettere che ero molto in apprensione prima di andarlo a vedere in italiano, visto l’andazzo sul doppiaggio di grossi film come ad esempio quelli della Marvel, ed ero pronto al peggio. Sorprendentemente ho trovato un adattamento veramente ben fatto, dove praticamente tutto è stato adattato e non solo “tradotto” (scavengers -> saprofagi; war rig -> blindocisterna; “witness me!” -> “ammiratelo!” etc…) e dove solo il minimo indispensabile è rimasto in lingua originale: i luoghi (come “Bullet Farm” e “Gas Town”), alcuni nomi (es. “Immortan Joe”), un paio di parole di slang australiano. Del resto l’ambientazione non è fantasy ma si tratta di un’Australia post-apocalittica dove ha senso che persone e luoghi abbiano nomi propri in lingua inglese.
    Scelte di adattamento, tra l’altro, in linea con il precedente film dove avevamo Bartertown, Master-Blaster, eccetera. Che goduria nel sentire tutto il resto ADATTATO! Perché nel doppiaggio moderno si sta quasi perdendo il senso di questa parola, adattamento. Vuoi parlarci di come hai affrontato questo film, dal punto di vista dei dialoghi e dell’adattamento?
    V: Su questo film è stato fatto un lavoro splendido da tutti (primo fra tutti Massimiliano Alto, che ha sfoderato come sempre una grande direzione), ed è stato un film che, per una volta, ha avuto giusti tempi di lavorazione (più dei famosi 15 giorni, per intenderci) e anche tanti confronti con la distribuzione sui termini da utilizzare. In più, caso davvero unico, George Miller ha mandato a noi adattatori di tutto il mondo un suo “commentary” di tutto il film, pezzo per pezzo, con le spiegazioni delle origini di ogni termine che era stato inventato per il film. Un’esperienza stupenda che – almeno credo – ha dato un notevole valore aggiunto alla versione italiana del film.
    whataday
    E: Un valore che si percepisce e ci possiamo considerare veramente fortunati (noi, pubblico italiano) se la tua presenza e una simile (ed inaudita) attenzione da parte della distribuzione e del regista hanno portato al prodotto che poi abbiamo visto al cinema! Di questi tempi è cosa rara per film simili.
    Voglio concludere ribadendo quanto apprezzi il tuo lavoro, nei film visti fino ad ora in cui tu hai lavorato mai mi è capitato di storcere il naso, mai! Ed è un peccato che in siti come Antonio Genna tu (così come molti altri dialoghisti) non abbia una scheda personale perché, ancor prima dei doppiatori, ciò che rende un film ben realizzato nella sua versione italiana sono proprio l’adattamento e i dialoghi.
    V: Grazie davvero di questi complimenti. Faccio questo lavoro da 15 anni, e lo faccio ancora con l’entusiasmo del primo giorno. La traduzione, la manipolazione della parola, sono il mio pane quotidiano. Posso quasi dire che, dopo 15 anni, pur lavorando mediamente 10 ore al giorno, ancora non mi sembra un “vero” lavoro, non so se mi spiego.
    E: Chiarissimo! Hai consigli da dare per chi volesse diventare dialoghista di audiovisivi?
    V: Consigli per chi vuole fare questo mestiere? Trovare un dialoghista che sia molto bravo, e che sia anche molto disposto a insegnarvelo. O almeno a spiegarvi le basi, per poi farvi trovare un metodo che per voi funzioni.
    E: Hai avuto modo di dare un’occhiata al blog, cosa ne pensi?
    V: Penso che sei pazzo! [ride] E che le cose fatte con passione sono quanto di meglio si possa trovare in questo mondo così difficile. Per cui ben venga un posto come questo dove interagire con gli appassionati innanzitutto di cinema.
    Continua così Piccolo, nel Valhalla dei dialoghisti ti attendono già.

    Continua così Piccolo, nel Valhalla dei dialoghisti già ti attendono.

  • Gli Italiani lo fanno meglio… un documentario americano sul doppiaggio italiano!

    Ledy1
    Vi siete mai chiesti cosa ne pensano gli americani dei nostri doppiaggi? Quella che per noi è tradizione, e ultimamente bersaglio di critiche, sarà vista come stravaganza, ammirazione o magari non gliene importa niente? A rispondere al quesito ci ha pensato Jordan Ledy, giovane regista americano, il quale ha realizzato un documentario bellissimo sul nostro doppiaggio dal titolo It’s Better in Italian, che al momento sta facendo il giro dei festival americani.

    Il regista, Jurdan Ledy

    Il regista, Jordan Ledy


    Con il continuo accanimento di fazioni pro e contro, lo sguardo esterno e super partes di un americano è forse proprio quello che ci vuole. Ledy era studente della Columbia University quando si iscrisse ad un programma di studi all’estero e passò sette mesi in Italia, a Firenze, ospite di una famiglia italiana. Loro non sapevano l’inglese, lui solo qualcosa di italiano, ma trovarono modo di comunicare. Con l’aiuto di uno dei figli della famiglia ospitante, suo coetaneo, Jordan diventò presto pratico della lingua. Ogni sera a cena c’era la tv accesa, e quando apparve Hugh Laurie che parlava in italiano (e molto più velocemente di quanto Ledy potesse comprendere) fu un’illuminazione. Da buon americano aveva sempre dato per scontato che il resto del mondo vedesse i film in inglese con i sottotitoli. Qualche anno più tardi ebbe l’idea di esplorare il mondo dei doppiatori che tanto lo aveva colpito. Così telecamera in spalla e con una piccola troupe al seguito, volò alla volta di Roma per incontrare Roberto Pedicini, Sandro Acerbo, Chiara Colizzi e tutte le voci delle nostre star preferite.
    “Un Americano che parla italiano? Vieni a casa mia, ti preparo un piatto di pasta” pare aver detto Pedicini a Ledy. Chi non ha potuto incontrare è stato Accolla “È un peccato perché è stato lui ad ispirarmi a girare il documentario. Accolla che faceva Eddie Murphy era il biglietto da visita del progetto. Sapevo quanto stesse male negli ultimi tempi. Ho parlato solo con il figlio brevemente, ma è stato poco dopo la sua dipartita” ha raccontato Ledy.
    Roberto Pedicini quando risponde al telefono agli americani e li invita a mangiare spaghetti a casa sua.

    Roberto Pedicini quando risponde al telefono agli americani e li invita a mangiare spaghetti a casa sua.


    Il documentario It’s Better in Italian segue da vicino tre storie, quella di Pedicini, storico doppiatore, quella di Davide Perino, la nuova generazione, e quella di Ugo De Cesare, lo studente ai primi passi. Tocca da vicino anche tutti gli aspetti del doppiaggio a lungo sviscerati su questo blog: l’impoverimento della qualità, l’aspetto economico, il tempo a disposizione, l’intrusione dei grandi studios americani sul lavoro fatto in loco. È bello vederlo attraverso gli occhi di un Americano (stereotipi musicali compresi!). Lavorando come giornalista proprio a Los Angeles, dissi a Evit (grande apprezzatore del documentario in questione) che non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Jordan Ledy e così, anche a nome di Evit, ho deciso di incontrarlo in un tipico cafè di Los Angeles per fargli qualche domanda.
    Cosa ha scoperto Jordan sul doppiaggio italiano.
    Davo per scontato che assumessero gente con un tono di voce simile alle voci americane, mi sono reso conto che non è così. La sinergia che si crea tra il doppiatore e il volto dell’attore è unica e propria dell’identità italiana. Un ottimo esempio sono Brad Pitt e Will Smith, entrambi doppiati da Acerbo, che ha una voce più soave di Brad o Will.
    Ledy6
    Gli ostacoli nella realizzazione del documentario.
    Uno degli ostacoli è stato in occasione dell’incontro con Davide [Perino]. Dovevano doppiare Now you see me. Davide faceva Jesse Eisenberg e Roberto [Pedicini] faceva Woody Harrelson. Chiesi di poter filmare e tutti mi dissero ‘Sì, sì, vieni domani, porta tutta la troupe’. E sono sicuro che questo accada spesso in Italia, arrivo e c’è quell’unica persona che dice no, qua non si può filmare, nessuna eccezione. Erano ovviamente preoccupati per un’eventuale fuga di immagini. Il che fa ridere perché il film era già uscito da una settimana in America.
    Sul montaggio frizzante e molto cinematografico.
    Per questo documentario ho avuto un bravissimo montatore: Ben Stillerman. Ben viene dal Sud Africa e non parla una parola d’italiano. Quella è stata un’altra difficoltà, io ero l’unico che parlasse la lingua sia sul set che in sala di montaggio. Di tutto il materiale girato ogni giorno dovevo fare la traduzione simultanea!
    Ledy4

    La “crew” si chiede dove siano i mandolini.


    Le musiche.
    Sono merito del compositore Chris Thomas. La mia unica indicazione è stata: voglio una colonna sonora come se Fellini avesse assunto un circo per girare l’Italia; voglio trombe e clarinetti. La musica italiana ha tanta passione dentro e guida lo spettatore a provare certe emozioni. In mente avevo le composizioni di Nino Rota. È vero, può sembrare cliché a tratti, ma sapevo di non voler usare la tarantella. Quella me la sono tenuta per i titoli di coda. [ride]
    Il controllo da oltreoceano.
    Chiara Colizzi ha detto una cosa molto bella in merito ma che purtroppo non è entrata nel montaggio finale.
    Mi disse: se vado al ristorante e ordino una zuppa e non mi piace il sapore, la posso mandare indietro. Ma non entro in cucina e inizio ad aggiungere spezie qua e là. È quello che i supervisori degli studios americani hanno però cominciato a fare. Capisco il loro punto di vista, si tratta di show business, la parola business non è lì per caso, ma sono d’accordo che sia un vero peccato che si mettano in mezzo ad un sistema che ha funzionato perfettamente per quasi un secolo.
    Davide Perino

    Davide “Frodo” Perino (voce di Elijah Wood)


    Doppiaggio ? Doppiaggio No?
    Le nuove generazioni sono più inclini ad imparare l’inglese e, da questo punto di vista, la tv satellitare e i DVD aiutano. È molto più facile oggi poter guardare un telefilm americano con i sottotitoli inglesi o con i sottotitoli italiani che sono una traduzione di quelli inglesi. Roberto e Davide mi dicevano della critica costante sul doppiaggio. E visto il calo qualitativo c’è più animosità nei loro riguardi, c’è persino chi vorrebbe eliminare il doppiaggio completamente. Io penso dipenda anche dal tipo di film, in un film d’azione non puoi fermarti a leggere i sottotitoli. Se guardi Avengers, che ha uno stacco ogni 4 fotogrammi, leggendo i sottotitoli c’è rischio di perdere informazioni importanti; stesso discorso per una commedia romantica, ti vuoi perdere nelle emozioni sul volto degli attori. Dipende anche da dove si vede al film. Al cinema sarei più portato a guardarlo con i sottotitoli, viceversa a casa, se è tardi e sono stanco e magari la tv è piccola voglio avere la possibilità di vederlo doppiato. Deve essere il pubblico a dettar legge in questi casi.

    Nota di Evit: e per “pubblico” non si intendono solo le nicchie rappresentate dai gruppi su Facebook.

    Doppiaggi di serie TV e doppiaggi cinematografici.
    È una questione di quantità. Un film costa milioni di dollari, vogliono che il doppiaggio sia fatto bene perché hanno interesse verso il mercato estero. Per un telefilm il guadagno avviene già sul territorio e sulle vendite, non c’è volontà di spendere soldi su qualcosa che costa decisamente di meno produrre. Un telefilm non costa come un film di due ore, è ovvio che spenderanno meno e c’è dodici volte più materiale. È una decisione puramente commerciale, che non tocca solo il doppiaggio. Per un episodio televisivo girano nove pagine al giorno, per un film una o due pagine. Capisco il rammarico, la TV oggi è al suo picco più alto, sarei davvero dispiaciuto se mi dicessero che Breaking Bad non è stato doppiato in modo adeguato.

    Jordan Ledy che ritira i meritati premi

    Jordan Ledy che ritira i meritati premi, gli manca solo il mandolino


    Doppiaggio dei trailer.
    Nel caso di Kick Ass, il direttore del doppiaggio del trailer del primo film era differente da quello del secondo. Nel primo caso, avendo visto il film, hanno trattato il trailer come se dovessero doppiare scena per scena. Il direttore del secondo, invece, ha trattato il trailer per quello che è, ovvero un mezzo per portare la gente al cinema. Quindi non si faceva problemi a cambiare una battuta o a leggerla diversamente pur di ottenere lo scopo. Ma credo che sia un po’ la politica dei trailer in generale, che spesso hanno anche scene che non fanno parte del montaggio finale. Mi ricordo quando uscì Twister , il trailer aveva la ruota del trattore che volava verso lo schermo e poi al cinema non c’era. Non che un trailer debba essere fuorviante, è frustante quando rivela troppo, però se gioca con le aspettative è giusto, lo scopo è quello di far spendere alla gente i dodici dollari per vedere il film.
    L’introduzione al documentario da parte di Peter Weller.
    Con Peter Weller siamo amici. L’ho conosciuto a Venezia dieci anni fa, prima che sapessi parlare italiano, prima che mi buttassi nel cinema. Peter era lì con la fidanzata che sarebbe poi divenuta sua moglie, io ero in vacanza con i miei in Italia per la prima volta. Infatti l’hanno riconosciuto i miei genitori, al tempo io non avevo ancora visto Robocop. Ci siamo ritrovati nello stesso albergo a fare chiacchiere a colazione, tra l’altro lui è un esperto dell’Italia, ha ottenuto un Ph.D alla UCLA nella Storia dell’Arte del Rinascimento Italiano. Ed è anche appassionato di jazz come me. Siamo rimasti in contatto, ha invitato i miei al suo matrimonio. La voce fuori campo doveva avere autorevolezza. L’ho chiamato, è venuto, è stato dieci minuti, “ve lo leggo venti volte e ve lo montate come preferite”. Svelto e professionale. Non volevo però che la voce fuori campo fosse su tutto il film, ha senso quando fa le veci di un personaggio, come l’uso che ne fa Terrence Malick. Io avevo necessità di spiegare in breve il doppiaggio ad un pubblico che non ne sapesse niente e farlo attraverso le interviste avrebbe richiesto troppo tempo e sarebbe stato noioso. Quindi, in due parole i fatti: i film stranieri hanno i sottotitoli, ma in Italia tutto viene doppiato e i loro doppiatori sono ritenuti i migliori al mondo. Lo fanno da anni, ma sono ancora considerati ai margini dell’industria. Ora che sapete questo entriamo nella vita dei personaggi.
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    Robocop risiede frequentemente a Firenze e, all’occasione, invita compatrioti che incontra in vacanza ai suoi matrimoni e poi recita nei loro documentari.


    I problemi di oggi.
    L’aspetto “business”, la crisi economica… non c’era modo di mettere ogni singolo dettaglio nel film. Ma mi piace che ogni cosa sia quantomeno accennata. Mi piace l’idea che, dopo aver visto il film, uno sia portato ad informarsi, a passare sei ore su Wikipedia per saperne sempre più, se lo desidera.
    In giro per i festival.
    La reazione al festival di Nashville è stata molto positiva. Molte risate in sala, la sai la vecchia battuta su qualsiasi cosa che sia ritenuto comico? La commedia senza le risate equivale ad una tragedia, fortunatamente non ho avuto nessuna proiezione tragica fino ad ora. Mi piacerebbe portarlo in Italia, infatti vorrei partecipare al Film festival di Milano, Torino, Roma. Magari portarlo in televisione in Italia!
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    ________________
    Conclusione di Evit
    Che noia i ringraziamenti, ma quando sono dovuti sono dovuti! Ringrazio Michele Traversa per aver incontrato il regista anche al posto mio e soprattutto ringrazio enormemente Jordan Ledy non solo per avermi fatto vedere il suo splendido documentario in anteprima, ma soprattutto per averlo ideato e girato! Opere simili ce le potremmo aspettare da documentaristi italiani, e invece è un americano che viene a deliziarci con il suo occhio distaccato (dovremmo forse dire “orecchio”), non influenzato dalla nostalgia e dalle tradizioni locali (quindi anche meno soggetto a critiche nostrane), riuscendo a toccare tutti i punti salienti sulla situazione del doppiaggio in Italia e facendoci addirittura emozionare sul finale (non voglio rovinare la sorpresa a chi lo vedrà… chissà quando). È anche zeppo di interventi da parte di doppiatori italiani, con frasi, dette durante le interviste, che diventano immediatamente memorabili.
    Ho ritenuto fosse importante parlarne sul mio blog in quanto tali opere raramente ricevono l’attenzione dovuta e spero che venga trasmesso, che sia a mezzo televisivo o web, perché merita veramente tanto ed è un’opera forse più significativa per noi che per il pubblico americano, che comunque ha apprezzato enormemente.
    Concludo dicendo che quando vedo un prodotto (film o documentario che sia) e penso “questo lo avrei voluto fare io!”, è sempre un buon segno e mio massimo complimento verso l’autore.
    Questo documentario di Jordan Ledy lo avrei voluto fare io!
    Vi lascio con il sito web dedicato http://www.betterinitalian.com/ dove potrete vedere se non altro il trailer. In attesa che sbarchi anche da noi. Al momento sono in comunicazione con l’autore per vedere cosa si può fare per distribuirlo anche qui in Italia, ma in ogni caso dovrete aspettare che faccia tutto il giro dei festival prima, per farsi conoscere.
    Traversa mi ha chiesto di inserire una vignetta a tutti i costi, così ne rispolvero una un po’ vecchia. Così vecchia che ancora usavo gli apostrofi per fare le accentate maiuscole… eh, la svogliatezza!
    nicholson

  • Romics 2014 e video intervista a Fabrizio Mazzotta

    Romics
    Romics 2014. Con la possibilità di intervistare il doppiatore Fabrizio Mazzotta, Evit si è fatto coraggio e si è gettato per voi in quella bolgia infernale chiamata “Romics di sabato” (il “Romics di domenica” è invece soprannominato “K-19“) con l’ottimismo di chi partecipa per la prima volta a questo evento… per uscirne poi sudato, esausto, onestamente un po’ atterrito e con lo spaesamento di chi partecipa per la prima volta a questo evento, ma ciononostante molto contento per l’esito di questo viaggio. Sono riuscito ad incontrare Fabrizio Mazzotta.

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    Con una pistola puntata alla testa (fuori campo) Mazzotta sponsorizza Doppiaggi Italioti. 😉


    Già la mezz’ora di fila all’entrata mi aveva ricordato di quanto io sia completamente ignorante di serie “anime” giapponesi, essendo circondato da costumi a me così oscuri che quasi mi commuovo quando in fila accanto a me noto uno vestito da Seneca Crane di Hunger Games… e non è un buon segno. Il mio bagaglio culturale nel campo dell’animazione giapponese si ferma a Akira, Ghost in the Shell e ai cartoni della mia infanzia. Inoltre il mio abbigliamento casual, la fotocamera da hipster appesa al collo e lo zainetto minimal contribuiscono al mio estraniamento dall’universo che mi circonda (qualcuno mi scambierà anche per un organizzatore) fatto di regazzini vestiti nei modi più disparati… da che cartone verrà quel costume lì? Quel cavaliere è un generico crociato o sarà una replica fedele di qualche personaggio videoludico? Guarda, una bambina vestita da protagonista di Hunger Games, che carina… e ce n’è un’altra… e un’altra un po’ più in là… e un’altra ancora. Adesso ho capito chi, oltre a me, si è visto Hunger Games al cinema decretandone un successo che avevo ritenuto inaspettato nel 2012… i regazzini.
    Ritenendo i vestiti della folla intorno a me indegni delle mie foto, ho rivolto l’obiettivo su un cacciuttiello, anche lui lì in fila.
    Canino romics 2

    Ritraimi come una delle tue ragazze francesi

    Non essendo mai stato al Romics prima d’ora ed avendo solo visto il Lucca Comics, realizzato con bei gazebo nel centro storico della città, mi lascio sorprendere un po’ dallo stile “futuro distopico” della struttura fieristica romana… pilastri in cemento che sorreggono un lungo cavalcavia (penso “ma dove l’hanno messa questa fiera, sotto a un’autostrada?“), che si rivela essere semplicemente una passerella sopraelevata.
    Ai lati del cavalcavia pedonale si trovano dei capannoni tipo hangar aeroportuali (sicuramente riciclati, grazie a furbissimi appalti, dal vicino aeroporto) che fungono da “padiglioni” e tra un capannone e un altro oscuri anfratti diventano subito bivacchi per mangiatori-di-panini-fatti-dalla-mamma e per gli occasionali fumatori adolescenziali di spinelli, di quelli che fanno un tiro, la posizionano in verticale davanti agli occhi e ne osservano la cima fumante con sguardo sofico.
    Molto presto gli angoli al di sotto del cavalcavia si riempiono di cartacce e rifiuti vari ricordando uno scenario da Blade Runner, mancavano solo i neon e la pioggia… ed essendo questo un luogo anche per appassionati di film, direi la trasformazione degli ambienti esterni a “futuro decadente” abbia giovato all’evento.

    Un gruppo di regazzini accoglie i nuovi arrivati aggirandosi minacciosamente al di sotto del cavalcavia con maschere molto convincenti che replicano quelle viste nel film Anarchia – La notte del giudizio. “Maschere molto ben fatte ma siete cretini“, penso tra me e me, perché nessuno dovrebbe mai commemorare quell’orchite hollywoodiana chiamata “The Purge 2 – Anarchy“, una vera e propria purga di fascinema.

    Roberto Diso della Bonelli Editore

    Roberto Diso della Bonelli Editore

    Nei padiglioni alle 12:00 c’è tanta gente ma sono ancora visitabili, li percorro tutti, osservando i vari stand, scattando qualche rara foto. Una scelta saggia, quella di visitare tutti i padiglioni subito, dato che, solo un paio d’ore dopo, la folla sarebbe stata tale da impedire l’accesso a determinate aree.

    Stampante 3D all'opera

    Stampante 3D all’opera


    Fumettari che presentano il loro libro. Quello in maglietta rossa è "Sio" del canale YouTube "Scottecs"

    Fumettari che presentano il loro libro. Quello in maglietta rossa è “Sio” del canale YouTube “Scottecs”

    Comincio a vedere qualche costume decente, tratti da film un po’ più noti… l’illusione però si spezza quando si sentono delle elfe del Signore degli Anelli parlare romanesco e che, più che altro, mi ricordano dell’esistenza quel capolavoro blasfemo che è “Signore dei Piselli” dei Raminkia.
    Spero di incontrare almeno un Giudice Dredd per fargli ripetere qualcuna delle frasi pacchiane di quel film ed assicurarmi così una spassosa clip da mettere su YouTube ma niente da fare, solo assassini e altri personaggi di serie videoludiche abusatissime.

    Se deve fidà! Sta bbacchetta maggica è 'a meglio le dico

    Se deve fida’! Stabbacchetta maggica è ‘a meglio le dico

    Vado verso i banchetti dedicati alle serie cinematografiche con cui ho più familiarità… Ghostbusters, Guerre Stellari, Batman e altri… tanti sono gli zombi ma non è chiaro a quale film/serie appartengano, il mercato ne è ormai saturo, sono generici zombi. Carina l’area arredata in stile apocalisse zombi dell’associazione “Doom Valley”… Ah, vi avevo detto che c’erano anche degli ZOMBI!?

    Doom Valley

    Associazione “Doom Valley”… bella foto “dinamica”

    Allo stand di Ghostbusters Italia noto con rammarico che solo il giorno prima era passato Massimo Foschi (voce celebre di Dart Fener), un’occasione mancata! Anche il mio amico doppiatore Edoardo Stoppacciaro doveva essere a quello stand nei giorni della fiera ma alla fine non è potuto venire.
    Grazie ad un aggancio avrei dovuto incontrare persino Marco Mete ma, poveraccio, esausto dalla direzione del doppiaggio di Interstellar (che doveva finire a velocità interstellar) non ha avuto la forza di venire e si è dato per malato.
    Visto che sono allo stand di Ghostbusters, mi improvviso cavia umana e cerco di indovinare la carta astraendomi il più possibile…

    ... un po' di linee ondulate?

    … un po’ di linee ondulate?

    Incrocio poi qualche Indiana Jones, un anziano Obi Wan, qualche Lara Croft, altre protagoniste di Hunger Games e noto, quasi per caso, l’auto “KITT” della serie Supercar parcheggiata in un angolino un po’ anonimo. Rifuggo infine verso l’esterno per una boccata d’aria e per azzannare uno dei miei panini portati da casa perché sono taccagno e non voglio spendere nemmeno un centesimo da quei cravattari dei venditori di cibarie alla fiera.

    Obi Wan per hobby

    Obi Wan per hobby

    KITT

    KITT

    Ogni tanto si sentono grandi schiamazzi di folle urlanti, alcuni gruppi di regazzini scattano come dei centometristi verso direzioni ignote, un commerciante vicino a me esclama “sarà er solito iutuber“. Scopro solo sulla via di casa che in quel giorno c’era anche il caro Alberto Pagnotta ma, anche a volerlo, credo non sarei mai riuscito ad incontrarlo senza l’ausilio di una mietitrebbiatrice per farmi strada tra i suoi fan adolescenti. Per fortuna ci eravamo già incontrati a Empoli qualche mese fa, in un ambito molto più rilassato e non ebefrenico.

    Cantori di Westeros

    (questa foto non mi appartiene)

    Rientrando noto lo stand de’ Il Trono di Spade e mi piacerebbe farmi una foto sull’omonimo trono (come avevo già fatto a Empoli) ma si è formata una calca oscena e, accanto a me, un romano di quarant’anni (se non più) si emoziona come un bambinone esclamando caciaronamente e con un tatto da zappatore: “Aò guarda! Ce sta pure er nanetto!“.

    Uno dei padiglioni

    Uno dei padiglioni

    La folla aumenta gradualmente e comincia a diventare arduo muoversi all’interno dei padiglioni; in uno di questi sento il tanfo di qualche fetentissimo cibo asiatico di produzione industriale che vendono sempre in queste occasioni (approfittando delle nippo-voglie adolescenziali) e non mi sorprende scoprire che in quello stesso giorno sono stati ricoverati 28 ragazzi per intossicazione alimentare… A’ rega’, er giapponese se magna nei ristoranti, non da quei paninari che vi vendono robaccia avanzata dal Lucca Comics dell’anno scorso!
    Mia madre il giorno dopo sente la notizia al telegiornale e per un secondo si preoccupa ma poi si ricorda che suo figlio in queste occasioni è super taccagno e che non avrà speso un centesimo alla fiera oltre al biglietto di ingresso.
    Aveva ragione.

    folla

    masse isteriche

    Verso le 16 la folla cresce a dismisura e presto diventa spaventosa come quella di M – Il Mostro di Düsseldorf; la rete telefonica mobile, già da metà giornata messa a dura prova, collassa definitivamente dando agli adolescenti un assaggio dei primi anni ’90. Pochi fortunati utenti Vodafone godono (addirittura) di una minima copertura internet e diventano subito prede di amici disperati. Perdere di vista l’amico con cui si è venuti al Romics vuol dire tornare a casa da soli. “Vado un momento a cercare Tizio” diventano le ultime parole sentite da molti.
    In questa confusione totale temo che non riuscirò ad incontrare Mazzotta con il quale mi ero dato un generico appuntamento e l’ultimo messaggio ricevuto prima del collasso della rete mobile era stato “sono ancora a casa, tra poco parto“.
    Per puro caso lo trovo più tardi mentre ero alla ricerca di un’altra persona. Ci salutiamo con affetto nonostante non ci fossimo mai visti o incontrati prima e, con la scusa dell’intervista, Mazzotta e io ci dileguiamo trovando una miracolosa stanza-rifugio vuota e meno rumorosa… e a questo punto mi improvviso intervistatore.

    Ebbene questa è l’intervista in esclusiva per Doppiaggi Italioti, seguìta dal suo saluto per tutti voi, lettori carissimi. Vi ricordo che entrambi i video sono disponibili in HD, nonostante la penosa conversione di YouTube.

    intervista mazzotta

    “Clicca” sull’immagine

    Ringrazio ancora Fabrizio per la sua gentilezza e cordialità e vi lascio con il suo personale saluto a tutti voi, lettori di questo blog. Tutte le altre foto che ho scattato all’evento le troverete sulla pagina Facebook di Doppiaggi Italioti.

    mazzotta saluto

    “Clicca” sull’immagine

  • Intervista con il fondatore di Ghostbusters Italia

    Piero Castiglia

    Piero Castiglia

    [Trascrizione di un’intervista registrata]

    Evit
    Approfitto del nostro incontro per farti ri-raccontare un paio di storie che mi avevi già accennato in passato. Orsù, presentati!
    Piero
    Volentieri. Mi chiamo Piero Castiglia e sono il fondatore di “Ghostbusters Italia“.
    Allora Piero, preannunciamo ai vari lettori che in questa intervista parleremo del doppiaggio italiano Ghostbusters: il videogioco e della serie a cartoni animati. Iniziamo dal videogioco perché, Piero, tu sei a tutti gli effetti l’artefice di un doppiaggio di qualità che nessuno si aspettava di avere con questo prodotto videoludico, mi parli del retroscena?
    Il retroscena del doppiaggio? Come no!
    Come solo me e altre due persone sanno, è tutto nato da una società italiana che gestisce i diritti di Ghostbusters in Italia… e gestisce anche i diritti di Indiana Jones e penso anche delle Tartarughe Ninja.
    Intendi i diritti per i videogiochi?
    No, no. Gestisce i diritti di questi titoli in tutte le loro forme.
    È successo che la Universal, all’epoca attraverso la divisione “Vivendi Universal Italia” che si occupava di fare una versione da vendere qui in Italia, mi aveva contattato in veste di fondatore di Ghostbusters Italia. Loro mi avevano subito detto “ah guarda, ci piacciono i vostri costumi, abbiamo visto che siete in tanti, noi vorremmo fare pubblicità al gioco, abbiamo una copia dell’automobile… etc” e che avrebbero portato una replica della Ecto-1 in Italia (per i curiosi: suddetta Ecto-1 è una replica francese comprata da uno studio di tre o quattro investitori che la portano in giro per le varie fiere d’europa).
    Io gli ho organizzato la pubblicità con i ragazzi del forum Ghostbusters Italia, all’epoca in cui era appena uscito il trailer del gioco, quindi quando il prodotto era ancora tutto in inglese e non si sapeva niente di un eventuale doppiaggio italiano.

    Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1

    Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1


    In che senso gli hai “organizzato la pubblicità”?
    Gli ho inviato dei miei amici vestiti da acchiappafantasmi che hanno fatto un giro per Milano dentro la Ecto-1 per la loro campagna pubblicitaria. Quindi si sono trovati la pubblicità gratis praticamente.
    E visto che si sono trovati bene con i miei ragazzi e dopo aver notato, spulciandosi il nostro forum, che c’erano più di 700 utenti (all’epoca, adesso sono più di 2000), ci hanno detto che il gioco sarebbe stato doppiato anche in italiano, ma che non avevano idea di come farlo doppiare; infatti tieni presente che è da anni che non si usa più far doppiare un videogioco del genere ai doppiatori originali. Al contrario, di solito, mandano tutto a Milano e lo fanno fare a quelli di Milano.
    Sì, purtroppo lo si nota da quel “oh, cribbio!” nella prima scena del gioco. Se lo doppiavano a Napoli avremmo forse sentito “oh maronn’!“?

    Ahah, chi sa.
    Visto il numero di persone su Ghostbusters Italia (che avrebbero certamente acquistato il gioco) e vista la passione che gli abbiamo dimostrato anche a Milano con  il tour in Ecto-1, mi hanno chiesto che cosa ne pensavo io in veste di fondatore di Ghostbusters Italia! Io, essendo anche appassionato di doppiaggio e volendo evitare certi errori tipici della realtà italiana…
    Ho capito, eri praticamente la persona giusta al momento giusto.
    Si può dire di sì. Della serie vieni con me se vuoi vivere! [emula il tema di Terminator]… allora gli ho fornito subito una lista con i nomi dei doppiatori (con tanto di numeri di cellulare per facilitargli il lavoro). È successo che non li hanno chiamati tutti… per risparmio o per altri motivi.
    Fammi qualche esempio.
    Ad esempio su Winston non abbiamo avuto Gianni Bertoncin da me suggerito come prima scelta dal momento che aveva doppiato il personaggio sia nei cartoni animati che in Ghostbusters II e avrebbe quindi dato una certa continuità, ma avendo lui smesso il mestiere di doppiatore ed essendosi trasferito a vivere in Spagna… insomma lo puoi rintracciare ma non lavora più come doppiatore. Allora hanno scelto Massimo Foschi, la voce di Winston nel primo Ghostbusters, oltre che di Dart Fener in Guerre Stellari e tante altre…
    Ottimo! Quando hai detto che su Winston non hanno potuto mettere Bertoncin mi è venuto un brivido, non pensavo che Foschi lo avrebbe fatto. Me lo immagino Foschi che dice “se c’è lo stipendio fisso, io doppio tutto ciò che mi chiedete“.

    [pausa per risate e citazioni]

    Il gruppo di "Ghostbusters Italia" in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio e Massimo Foschi

    Il gruppo di “Ghostbusters Italia” in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio (voce di Ray) e Massimo Foschi (voce di Winston nel primo film)


    Al contrario, Mario Cordova (voce di Egon) e Sergio Di Giulio (voce di Ray) sono stati chiamati senza problemi. Il problema si poneva su un’altra persona.
    Lasciami indovinare… Bill Murray.
    Esatto
    Senza studiare.
    Oreste Rizzini, che lo aveva doppiato nei primi due film e nei cartoni animati, purtroppo era scomparso l’anno prima e quindi alla Universal avevano il terrore di mettergli una voce che avrebbero odiato tutti i fan, visto che comunque l’attore doppiato in Italia non aveva più una certa continutà neanche al cinema…
    Sì, ha avuto svariati doppiatori.
    Esatto. Io, logicamente, essendo in parte affezionato a Michele Gammino per i suoi doppiaggi di personaggi quali Indiana Jones e altri, ed essendo comunque un appassionato di doppiaggio…
    Ce l’hai visto bene nel ruolo di Venkman, insomma hai fatto il lavoro dei direttori di doppiaggio.
    Praticamente sì, pensa che Gammino comunque ha già doppiato Bill Murray in più di 14 film e ha fatto un lavoro strepitoso su Bill Murray anche in Groundhog Day.
    Ricomincio da capo“, in Italia.
    Sì. Considerando poi la versatilità di Gammino, ho pensato: chi meglio di lui può doppiare Bill Murray al posto di Oreste Rizzini?
    Ottima pensata.
    gammino

    Piero Castiglia con Michele Gammino in sala di doppiaggio


    Il mio contatto con la “Vivendi Universal Italia”, Fabio Onano, che lavorava all’ufficio stampa e si occupava di queste cose, prese la mia lista promettendomi che avrebbe fatto il possibile per accontentarmi. A sua volta lui l’avrebbe proposta ai capi e la scelta sarebbe poi stata unicamente loro… ma, visto il numero di interessati, si sono fidati e alla fine sono rimasti molto entusiasti dei risultati.
    Scontato dire che richiamando i doppiatori storici a doppiare i loro personaggi, i doppiatori si sono beccati un sacco di soldi, non so se si può dire la cifra…
    Lo chiedi a me se si può dire? Dimmelo tu se si può dire!
    Rimaniamo sul vago va! Diciamo che solo Di Giulio si è beccato cifre a 4 zeri, altrettanto gli altri.

    [nota di Evit:
    Doppiare un film in media costa dai 20/30mila euro (film minori) ai 120mila euro delle grandi produzioni hollywoodiane.” (Fonte)
    Quindi dato che ciascun doppiatore principale è stato pagato con cifre pari all’intero costo di doppiaggio di un film minore, si stima che il doppiaggio del videogioco sia venuto a costare esattamente quanto il doppiaggio di un film hollywoodiano importante]

    Allora il lavoro di doppiatore paga!
    Ma perché paga, perché Di Giulio, e così gli altri, erano le voci storiche dei protagonisti della saga ed hanno potuto esigere tali cifre… e dico “saga” perché ormai è una saga vera e propria, tra cartoni animati, film e videogioco. Infatti il videogioco è stato concepito originariamente come terzo film che non è mai stato portato in sala.
    Oh, finalmente qualcuno che lo conferma apertamente!

    Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)

    Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)


    Essendo stato concepito come terzo film, quelli della Universal hanno voluto un doppiaggio all’altezza. Ma non è finita qui! Infatti, rimasti soddisfatti dal doppiaggio, mi avevano detto che avrebbero tenuto lo stesso cast di voci anche per il terzo film di Ghostbusters che sarebbe uscito poi… poi sappiamo tutti come è andata a finire per colpa di Bill Murray… comunque fatto sta che il videogioco, sotto quel profilo tecnico, è uscito da 10! Io credo che sia l’unico videogioco di questa epoca che sia stato doppiato con attori del genere.
    C’era un videogioco di Ace Ventura nel 1996 che fu doppiato da Roberto Pedicini, non se l’è filato nessuno però. Valeva solo per il doppiaggio appunto, che qualcuno giudicò persino troppo ben fatto in confronto alla qualità del videogioco.
    A parte il cast principale di Ghostbusters, chi altro è tornato ai vecchi ruoli?

    Purtroppo sono andati a risparmio sulle voci di Janine e di Walter Peck perché, avendo già pagato così tanto i quattro protagonisti, hanno voluto tagliare altrove… però lì hanno scelto molto simili perciò non ci fai caso.
    Chi c’è al posto della Lionello su Janine?
    Non lo so però è quasi uguale (N.d.A. era Cinzia Massironi) e su Walter Peck c’è Sanna mi sembra (N.d.A. era Luca Sandri). Comunque sono talmente simili come voci che non ci fai tanto caso, l’importante è che almeno i protagonisti siano quelli.
    Già ad avere quelli è quasi un miracolo!
    Esattamente.
    Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio

    Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio


    Quindi abbiamo in italiano un Bill Murray che è più familiare di quanto lo sia lo stesso Bill Murray originale per gli americani, visto che si sono lamentati tutti della recitazione svogliata che ricordava più il suo Garfield che il classico Peter Venkman.
    Come dici bene tu, in originale, per chi gioca al videogioco in inglese, il doppiaggio di tutti, ma sopratutto di Bill Murray, è piatto che più piatto non si può. Tu, per quanto puoi essere appassionato come madrelingua alla voce originale di Bill Murray… a me i due film di Ghostbusters piacciono molto di più in italiano, ci tengo a precisarlo …concordo, be’ dicevo che Bill Murray più che recitare sembra proprio che stia leggendo, cioè, non ne ha voglia! L’hanno strapagato ma lo ha fatto giusto perché gliel’hanno chiesto fino all’esaurimento.
    O forse avrà detto “partecipo al videogioco se non mi fate fare il terzo film“.
    Probabilmente! Ma è talmente brutto da sentire Bill Murray in lingua originale che è una gioia quando poi senti il Michele Gammino che cerca di migliorare il personaggio in italiano, pur non avendo grossa libertà di farlo… perché lì ti dicono “la traccia dura 30 secondi, tu me la devi fare in 30 secondi e con la tonalità originale“, puoi fare qualche piccola variazione ma non lo devi stravolgere… e Gammino comunque lo ha migliorato notevolmente, pur con tutte queste limitazioni interpretative imposte.
    Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa

    Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa


    Se uno se lo gioca prima in inglese e poi in italiano, c’è un abisso. Il casino lì è stato fatto dal fonico di doppiaggio.
    Quale casino?
    Il fonico di doppiaggio ha fatto un troiaio, scusa il termine…
    A Doppiaggi Italioti si dice di tutto e di più, vai avanti.
    Il fonico ha fatto un troiaio perché non è stato attento a sincronizzare le voci, o meglio, le voci partono in sync ma… io non so cosa stava facendo quel giorno, se aveva il caffé per le mani o altro, però le battute di tutti e quattro i protagonisti, in alcuni punti del gioco, sono velocizzate da paura.
    Ma vanno fuori sincrono?
    Nelle battute dove un personaggio parla durante i momenti di gioco potresti accorgerti che tale personaggio parla un po’ più veloce del normale, ma poi rientra… invece, in altri punti come ad esempio nelle sequenze animate oppure quando il personaggio è in un’altra stanza con voce fuori campo, ci sono frasi pronunciate ad una velocità tale che tu capisci solo tre parole di ciò che è stato detto.
    Ma non è forse colpa di quelli che hanno creato il gioco in America?
    No, è il fonico di doppiaggio che ha la pista audio già pronta e la invia ai programmatori, loro la sostituiscono così com’è alla traccia originale. Questo fonico italiano, prima di chiudere il progetto, deve aver sbagliato qualcosa nella temporizzazione di alcune frasi e ci sono una decina di battute che sono velocizzate, soprattutto quelle di Gammino e di Di Giulio che sono velocizzate come se avessero schiacciato per sbaglio un’impostazione errata su Pro Tools, capito cosa voglio dire? Una frase originariamente di 20 secondi viene riprodotta in 5 secondi.
    Quello è un errore che purtroppo si verifica soprattutto sulla versione per PS3 e XBOX360. Sulla versione per Wii, PSP e PC invece questo non succede. Inoltre nella versione per Wii e PSP il doppiaggio del gioco è leggermente diverso in alcuni punti. Tra queste due versioni c’è proprio un adattamento differente perché la storia per Wii/PSP è fatta per un pubblico un po’ più giovanile e si svolge in maniera leggermente diversa, inoltre molte cose sono state sostituite e la cosa interessante è che ci sono molte battute in più e allo stesso tempo molte battute in meno.
    Ma io ricordo di averci giocato in inglese e che non c’erano opzioni per cambiare la lingua, com’è ‘sta storia?
    Perché loro hanno fatto un disco unico per tutto il mondo inclusivo di tutte le versioni doppiate ma senza andare ad indicarlo nelle istruzioni del gioco e la gente che non lo sa, quando inserisce il disco, si ritrova automaticamente il gioco in inglese con i sottotitoli in italiano.
    E come si imposta la lingua italiana nel videogioco?
    Devi andare a frugare tra le impostazioni del menù e selezionare “disattiva audio”. Una volta selezionata questa opzione, la PlayStation o il PC o la Xbox, riconoscono l’audio di default che tu hai impostato nella tua console (e che in Italia di norma sarà l’italiano) e solo allora il gioco parte con l’audio in italiano.
    Molta gente, non sapendo di questo complicato metodo per cambiare la lingua, si è giocata tutto quanto il gioco in inglese e, quando poi è venuta fuori su YouTube una clip del gioco doppiato, quasi non ci credeva!
    Vi hanno fatto provare il gioco in anteprima?
    Una volta finito il doppiaggio, ovvero un paio di mesi prima che uscisse il gioco sul mercato, la Universal ci contattò per provare la demo del gioco doppiata. Io non ci sono potuto andare. A quei tempi abitavo in Sardegna e dissi a quelli della Universal di contattare il mio amico di Milano così lui, insieme ad altri, andarono a testare la demo per Xbox e Wii tornando a casa con dei bei regali come foto e numerosi gadget che non vendono neanche al pubblico e che purtroppo mi sono perso.
    Ma ti hanno regalato perlomeno una copia del gioco?
    Mi hanno regalato una copia del videogioco per PlayStation 3 per ringraziarmi di avergli suggerito il cast di doppiaggio. Io in realtà lo avevo già comprato all’uscita quindi la copia che mi hanno regalato era in più e così l’ho regalata a mia volta ad un amico. Però è stato comunque carino il gesto… sai, un gioco da 60 euro recapitato bello nuovo e incellofanato, insomma fa piacere.
    Mi parli del tuo “Ghostbusters Italia”?
    Membri di "Ghostbusters Italia" incontrano Dan Aykroyd

    Membri di “Ghostbusters Italia” incontrano Dan Aykroyd


    “Ghostbusters Italia” è un fan club che riunisce una comunità di appassionati. Lo aprii nel 2006 con un forum prima, a cui poi si aggiunse anche il sito internet e da allora la comunità è cresciuta molto. L’ho fondata perché ero stufo di vedere notizie e informazioni varie soltanto sui forum americani, volevo che ci fosse qualcosa di “ufficiale” in lingua italiana.
    Ho contribuito io stesso nella prima settimana dalla sua creazione a riempirlo di tantissimi contenuti che si trovavano solo nei siti americani. Più avanti si è creato uno staff di persone fidate che, collaborando con me, hanno potuto realizzare anche parte dei loro desideri come ad esempio quello di riunire gli episodi della serie animata prendendo le tracce audio dalle VHS… che poi va be’, gli audio sono stati rubati su internet da gruppi strani ma questi sono particolari di cui non parliamo…
    Parliamone, parliamone! Volevo chiederti appunto della serie a cartoni.
    Parlo di personaggi anonimi che hanno rinominato tutti i nostri file con la dicitura “by.Mav” quando li aveva invece creati moi, me medesimo, con un altro amico che sul forum si chiama Alex Victor e un altro ancora che si chiamava The Flash, stranamente non figurano più i nostri nomi e il lavoro adesso è di Mav, e tutti ringraziano Mav, capito? Nonostante questo Mav non avesse neanche le videocassette… ma lasciamo perdere.
    Quindi voi avete recuperato le videocassette e poi?
    Avevamo molti episodi registrati dai passaggi televisivi, altre le avevamo comprate già anni fa. Abbiamo estratto l’audio, l’abbiamo convertito, l’abbiamo ripulito, abbiamo eliminato le pubblicità e sopratutto abbiamo messo in sync con tutti gli episodi che si trovavano.
    Perché, prima non esistevano in commercio?
    Gli episodi non sono mai usciti in Italia in DVD. In VHS uscirono solo una decina di cassette… della Winners, mi pare.
    Prima di voi c’erano mai stati dei cosiddetti “rip” di questi episodi animati?

    No, prima di noi non c’era nessun “rip”.
    Quindi è grazie a voi se su siti peer-to-peer si trova l’intera serie animata in lingua italiana?
    Esatto. Infatti io e quest’altro mio amico che si chiama Franz84, Gabriele Franzoni, abbiamo ancora… oltre alle VHS originali che ho ancora a casa mia… abbiamo le versioni rippate con ancora il logo di Canale5, Italia1 e Rete4.
    Gran parte del nostro lavoro è stato ampiamente fregato su internet e, come dicevo, se ne sono presi il merito altre persone ma proprio per questo, a noi manca soltanto l’audio italiano di due episodi per completare le 140 puntate, mentre agli altri ne mancano una trentina. Che strano, eh? Da quando io non le ho più condivise passandole ad altri utenti, sono due anni e mezzo che ho due audio mancanti e loro una trentina.
    Qundi alla completezza della serie in italiano a te mancano soltanto due episodi?
    Precisamente. Se ne potrebbero fare anche i sottotitoli a questo punto ma speriamo che Mediaset decida di ritrasmettere la serie con la scusa del nuovo film.
    Tu ancora ci speri in un terzo film? Io non ci spererei troppo, si rischia l’effetto RoboCop 3! Ma il doppiaggio di questa serie è di proprietà di Mediaset?
    Sì, infatti la Sony Italia le voleva pubblicare in DVD (come aveva fatto in America) ma non ha potuto farlo perché i diritti della traccia audio italiana li possiede la Mediaset e in quel caso si sono trovati ad un bivio: comprare l’audio originale o fare un nuovo doppiaggio?

    [mugolìo di Evit]

    La Mediaset fino ad ora ha negato la prima possibilità. Sulla seconda il problema è… cosa comporta fare un nuovo doppiaggio? Oggi giorno non lo fanno più i doppiatori originali.
    Prenderebbero qualche ditta specializzata nel doppiaggio di cartoni animati, sicuramente di Milano, suppongo.

    Esatto, quindi avrebbero tutti voci diverse e sarebbe una cosa penosa.
    E non te lo comprerebbe nessuno, anche perché un cartone di quegli anni è comunque legato alla nostalgia di chi, come noi, se lo è visto all’epoca.
    Come Lupin che lo hanno doppiato sette-otto volte, poi hanno capito che era meglio richiamare Del Giudice… comunque, si spera che Mediaset li ritrasmetta e che dia il suo benestare a farli stampare in DVD, o a farli in DVD lei stessa, perché quei cartoni sono storici e proporli con una differente traccia audio non ha alcun senso.
    Anche perché la maggior parte dei doppiatori erano gli stessi del film se ricordo bene.
    Tutti i doppiatori dei cartoni animati sono gli stessi del film.
    O almeno del secondo film.
    Sì.
    Cosa che neanche negli Stati Uniti era successa.
    Ma infatti! Però in America sono stati gli attori originali a scegliere le voci che li avrebbero sostituiti nel cartone animato.
    Staremo a vedere allora se Mediaset li tira fuori, altrimenti ce li hai tu e chi se ne frega.
    Se li vuoi vedere, vieni a casa da me e te li guardi perché su internet, mi dispiace per i vari fan, non metto più niente. Uno si fa un mazzo tanto per anni e poi ti fregano la cosa in quattro e quattr’otto… e poi si lamentano pure quando ti contattano privatamente e scrivono “senti, vorrei comprarti le puntate. Me ne mancano una trentina“, “eh, non le vendo le puntate“, “ma come? Ti do 100 euro!“, “non le vendo le puntate“, “e le vecchie VHS? Così le rimasterizzo“, “le ho già rimasterizzate io“, “ma…“, “no“.
    A un certo punto ti dicono “senti mi manca questo audio, ma per caso le condividi? Sai, noi siamo un sito di peer-to-peer etc…“, “io le avevo già condivise e mi è stato tolto il merito, non lo faccio“, “ah, ma io non c’entro nulla con questo Mav“, “mi fa molto piacere ma poi potresti fregarmi anche tu, cosa ne so io? Quindi, mi dispiace, ciao!
    …e quindi stanno impazzendo per niente.

    [risata malefica di Evit che intanto si sta copiando i file “incriminati” dal PC di Piero]

    [scherzo, nota di Evit]

    Tra l’altro, successivamente, abbiamo fatto un lavoro anche superiore! Originariamente avevamo preso i video degli episodi dal canale satellitare tedesco Junior, quindi i titoli sono in tedesco e la qualità video è quella che è. L’anno dopo che abbiamo fatto questo lavoro, in America uscì la serie in DVD e così ci siamo detti: perché non basarci su quelli?
    E così abbiamo fatto. Ci siamo recuperati l’ISO DVD dell’edizione americana e abbiamo sostituito l’audio inglese con quello italiano. Quindi siamo proprio avanti rispetto a Mav ed altri, pensa, li abbiamo in qualità DVD con lingua italiana e con i menù e i contenuti speciali originali della serie animata prodotta e venduta in America. Ce l’ho tutti lì in una scatola, dopo te li faccio vedere.
    Praticamente l’unica cosa che ti manca è la localizzazione italiana dei titoli che era fatta da Mediaset con la scritta “acchiappafantasmi” inserita sotto “The Real Ghostbusters” e, sul finale, il logo della CVD e la lista dei doppiatori che si ripeteva ad ogni episodio.
    Real Ghostbusters
    Esatto, manca solo quello.
    Non è neanche poi questa grande perdita.
    Considera inoltre che le copie che ha la Mediaset, con il passare degli anni, sono anche un po’ sbiadite e rovinate. Quelle americane sono perfette, con colori nuovi, rimasterizzate, quindi meglio di così non si poteva fare.
    Hai provato a contattare la Mediaset in merito?
    Ho provato a contattare la Mediaset per anni, alcune volte non mi hanno risposto, altre volte mi hanno detto “sì, è nei nostri piani ritrasmetterle più avanti“, altre volte ancora hanno detto “guarda, ancora non lo sappiamo, c’è una possibilità ma… etc“. Ora io dico questo: ringrazio che mi hanno risposto, però, sono anni che rompono i coglioni con Dragon Ball [risata accondiscendente di Evit], ora io non voglio dire ma… a parte che è un cartone che io reputo anche abbastanza infantile… ma in ogni caso, cavolo, la gente dopo un po’ si stuferà di guardare sempre Dragon Ball, no? Con tutti i cartoni che hai in catalogo tu, Mediaset, nei tuoi archivi, mandane qualche altro! Non dico di mandare i Ghostbusters, per me sarebbe troppa grazia, ma anche qualsiasi altro! Dragon Ball esiste anche in DVD, è in vendita, che cavolo mi continui a trasmettere sempre la stessa roba?
    Poi ci sono anche canali secondari tipo Mediaset Italia 2 che comunque sono meno seguiti, questi cartoni “storici” potrebbero fare da tappabuchi in questi canali, magari anche a orari meno importanti, senza così andare a detrarre “preziose” ore pomeridiane a Italia 1.

    Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio

    Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio


    Ritornando agli episodi mancanti, dato che sono molto amico dei doppiatori italiani originali e se non ci fossero problemi di copyright, Sergio Di Giulio ad esempio me lo ridoppierebbe l’episodio mancante, senza problemi. Questo, tanto per dire.
    Mancherebbero un paio di voci chiave ma anche questo comunque non si può fare, sempre per via della Mediaset e dei copyright che detiene ma che non sfrutta, giusto?
    Esattamente. Quindi aspettiamo Mediaset.
    Aspettiamo e speriamo. Grazie Piero per questo approfondimento nel mondo del doppiaggio di Ghostbusters, nelle versioni a cartoni e videogiochi. Mi raccomando, parla del mio blog con i doppiatori che conosci.
    Ma vieni con me a Roma la prossima volta, così ti presento Gammino e gli altri.
    Volentierissimo!
    La prossima volta a Roma allora. Ciao.

  • Intervista al doppiatore Edoardo Stoppacciaro

    Edoardo Stoppacciaro
    Evit:
    Edoardo, noi due siamo quasi coetanei e ci siamo conosciuti grazie ad un film che entrambi amiamo, Guerre Stellari. La mia prima domanda è questa: i film anni ’70 e ’80 con i quali siamo cresciuti (Guerre Stellari, Ghostbusters, Indiana Jones… etc) con le loro splendide versioni italiane ti hanno influenzato verso la scelta di diventare doppiatore?

    Edoardo:
    Sono molto contento dei titoli che hai citato. Di uno in particolare: “Ghostbusters”. È il mio film preferito di sempre, e la tua domanda è dannatamente pertinente, perché sì, posso dire di essermi innamorato della figura del “Doppiatore” (la “D” maiuscola non è casuale, visti i Doppiatori di quel film) innamorandomi delle voci di “Ghostbusters”. Vedevo e rivedevo il film, a tutt’oggi lo so a memoria battuta per battuta, e ripetendomi le battute così come le avevo imparate, poco a poco le ho “consolidate” nella mia testa come le dicevano i grandi Oreste Rizzini, Sergio di Giulio, Mario Cordova & Co! Erano davvero, come dici tu, “splendide”, quelle versioni italiane. Così come i film di quegli anni, avevano la freschezza e la verità di una conversazione origliata per caso tra qualche amico, celando un lavoro certosino, di grande attenzione nella ricerca dei personaggi e nella loro resa in una lingua diversa, oltre che di grande divertimento, nel quale poco o nulla era lasciato al caso.  Ecco, erano pellicole capaci di far sognare, con doppiaggi capaci di far sognare a loro volta. E io sognavo la strana magia di poter dare la voce ai miei eroi preferiti. Mai avrei pensato, all’epoca, di poter un giorno vivere di questo!
    Quando incontri qualche doppiatore dei tuoi film preferiti, come ad esempio Ghostbusters, gli chiedi mai una imitazione come farebbe un qualsiasi fan?
    Ahahahahahahah! La tentazione è forte, ma mi contengo. A volte con un po’ di fatica!
    Come sei entrato nel mondo del doppiaggio?
    Io sono di Viterbo. Ho frequentato una scuola di teatro per bambini nella quale (e grazie alla quale) sono cresciuto. Quella scuola, negli anni, è diventata una compagnia, la “Teatro di Carta”, e sotto la guida della grande Elda Martinelli e delle persone che insieme a lei ci hanno formato, mi ha fatto innamorare (ammalare?) della recitazione. Purtroppo, ero stato da più parti scoraggiato dal tentare la strada del doppiaggio, e così, illuso che la mia avventura recitativa si fosse conclusa con le scuole superiori, dopo il liceo mi sono iscritto a giurisprudenza a Roma 3. E qui ci mise mano mamma: trovò l’inserzione di un’accademia di recitazione e doppiaggio gestita da Pino e Claudio Insegno, con maestri del calibro di Adalberto Maria Merli, Massimo Giuliani, Roberto Pedicini e Gianni Diotajuti. Feci il provino d’ammissione, lo superai, e proprio grazie a Massimo Giuliani iniziai a fare i miei primi turni, capendo che non avrei mai potuto fare altro nella vita (con buona pace del mondo del diritto, che di sicuro si gioverà grandemente della mia assenza!)
    Per essere “nuovo” del mestiere, nel tuo curriculum compaiono tanti film e serie tv del genere fantasy (Lo Hobbit, dove interpreti uno dei nani, Il Trono di Spade, dove doppi(avi) il personaggio di Robb Stark e C’era una volta, che… non ho mai visto), è una coincidenza o sei un appassionato del filone fantasy e partecipi attivamente a tutti i provini di questo genere?
    Appassionato? Sono un orgogliosissimo nerd! Purtroppo la partecipazione ai provini non dipende da me: se il provino è richiesto dalla committenza e se il direttore di doppiaggio ti vede come scelta plausibile per un ruolo, allora ti chiama. E a quel punto sta a te vincere o perdere. Ma posso dirti che quando mi è capitato di partecipare a provini o a lavorazioni come “Il Trono di Spade” e “Lo Hobbit”, ci ho messo veramente l’anima: sono storie e personaggi che mi emozionano sempre, e se non ci si emoziona, il nostro lavoro non viene bene.
    Il film/personaggio che ti è piaciuto maggiormente doppiare?
    Mmmmh… questa è difficile, perché quando sei lì e entri nelle storie che i personaggi ti raccontano, finisce che ti innamori un po’ di tutti. Di sicuro, i due che mi hanno dato di più, almeno di recente, sono Cesare Borgia nella serie “I Borgia” andata in onda su Sky, e Robb Stark ne “Il Trono di Spade”. Adoro la Storia, specialmente quella rinascimentale, e sono un fan sfegatato delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” fin da quando la serie HBO non era neanche in programma: doppiare questi due eroi così diversi tra loro mi ha divertito ed emozionato. E poi sono anche due attori molto bravi!
    Sei invitato spesso ad eventi come Lucca Comics e simili dove ti intervistano e dove reciti parti di copioni di film famosi in cui tu hai prestato la voce… quale “prodotto” ti ha portato più fama ed attenzione in questi circuiti?
    Sicuramente “Il Trono di Spade”, ma anche “Lo Hobbit” mi ha reso abbastanza riconoscibile.
    Hai avuto modo di incontrare qualcuno degli attori da te doppiati?
    Una sola volta, e proprio per uno dei miei ruoli preferiti: sono stato sul set italiano de “I Borgia” e ho conosciuto Mark Ryder, l’attore che interpreta Cesare e al quale presto la voce in italiano. È stato molto divertente. Mi hanno anche inserito negli extra del dvd della seconda stagione: un grande onore, per me!
    Ho letto che hai partecipato al doppiaggio di un film che io ho criticato aspramente nel suo adattamento. Cosa ne pensi delle mie critiche all’adattamento di Pacific Rim?
    Ahahahah! Sì, avevo letto l’articolo con molto interesse. Scusa se inizio la risposta con la risata, ma ricordo che in chiusura c’era una foto del “Marshal John Rock” che mi aveva fatto morire dalle risate!…
    (Sono sempre felice di riuscire a far ridere qualcuno.)
    …Trovo le tue critiche assolutamente fondate. C’erano effettivamente dei passaggi del film in cui sembrava di ascoltare quelle conversazioni tra giovani industriali in carriera tipo “Spizzichiamo un po’ di finger-food per un brunch nel mio open space dopo il briefing col boss“… Non so come siano andate le cose nello specifico di questo film, ma conosco la prassi: quando si parla di termini specifici o di nomi (e credimi, fatico a inserire “Maresciallo” in entrambe le categorie), la nomenclatura per l’edizione italiana può essere decisa in due modi: se c’è un materiale letterario di riferimento, ci si rifà a quello; altrimenti viene decisa dalla committenza con (non sempre) un piccolo margine di trattativa per il direttore/adattatore. Conosco bene Fabrizio e mi è capitato spesso di lavorare su suoi adattamenti: essendo persona di notevole cultura e conoscendo molto bene l’italiano, è ben lontano da qualsiasi vezzo anglofono, te l’assicuro. Quindi ho pochi dubbi su cosa possa essere successo in fase di “pre-doppiaggio”.
    Dicci, dicci! Dietro le quinte, chi spinge per adattamenti sempre più “inglesizzati” e perché ci riesce?
    Sono spinte che arrivano sempre da oltreoceano, dal cliente (Warner, Paramount, Fox, Sony, Miramax e simili). I clienti affidano la supervisione dei doppiaggi ad un capo edizione, e capita che questo capo edizione sia anglofono, o che comunque abbia lavorato a lungo all’estero. Di solito sono loro a premere, perché definiscono “aderenza all’originale” dire il più precisamente possibile quello che viene detto nell’edizione in inglese. E spesso non è facile spiegare che “come l’inferno” è un termine di paragone che da noi non si usa. O che “Marshal” farà tanto fico, ma che da noi si dice maresciallo.
    Prima di registrare, avete modo e tempo (voi doppiatori) di provare le battute e in generale di studiare il personaggio?
    Magari! A me personalmente non è mai capitato. So che alcuni colleghi, per lavorazioni importanti, riescono ad ottenere il notevole privilegio, ma soprattutto adesso che va di moda far uscire i film in contemporanea, i materiali video per la lavorazione arrivano in versione non definitiva, con continue modifiche di settimana in settimana, criptati, in bianco e nero, a bassa risoluzione, pieni di scritte e bande rosse che ostacolano l’immagine. O addirittura, come fu per “transformers”, a schermo nero con un cerchietto che si apre in corrispondenza della faccia del personaggio SOLO per il tempo della battuta. O più semplicemente, i tempi sono talmente stretti che non c’è tempo per vedere il film prima dell’inizio della lavorazione. Sta al direttore del doppiaggio parlare del personaggio, spiegare le sue motivazioni, il suo carattere e la sua storia.
    Quindi ha ragione uno dei miei lettori che, a scherzo, si domandava se, come avviene per i videogiochi, anche nel caso dei film i doppiatori forse non vedono nemmeno cosa doppiano!  Tra “supervisors” ignoranti e doppiaggi “al buio” questo lavoro mi sembra sempre meno un sogno e sempre più un incubo, specialmente per i direttori di doppiaggio. Ma quando è cominciato ad essere così il lavoro del doppiatore e, sopratutto, è così per tutti i film oppure solo per le produzioni più “grandi”? Anche i film minori hanno supervisors in sala di doppiaggio e schermi neri con cerchietti sulle bocche?
    In genere sono solo i blockbuster più attesi ad avere un controllo così serrato. Purtroppo, per questi film, la battuta del tuo lettore non si è allontanata troppo dalla verità. L’influenza sempre maggiore dei cosiddetti ” supervisors” è iniziata molto prima che io mi affacciassi al lavoro di doppiatore, quindi me la sono trovata come realtà già consolidata. So come si lavorava prima dai racconti dei miei colleghi più grandi: mi parlano di un ambiente molto più selettivo, molto più rigoroso… In sala si entrava in punta di piedi, in giacca e cravatta, e ci si dava del lei. E le scelte erano TUTTE del direttore di doppiaggio, vero e proprio regista dell’edizione italiana.
    Cosa ne pensano i doppiatori professionisti dei ridoppiaggi di vecchi e nuovi classici? E cosa ne pensi tu nello specifico?
    Penso che siano un’operazione puramente economica: alle major costa meno ridoppiare tutto il film che rinnovare lo sfruttamento dei diritti sulle vecchie voci. Detto ciò, personalmente li trovo un’operazione priva di senso. Parliamo di film che furono doppiati con tecnologie e soprattutto con TEMPI impensabili, oggi e PERFETTI per quel tipo di prodotto. E quando dico “impensabili”, intendo anche “irripetibili”. Penso a un eventuale ridoppiaggio… che so… de “L’attimo fuggente”. So da colleghi che presero parte a quella lavorazione che spesso si doppiavano due, tre anelli a turno. Oggi abbiamo piani di lavorazione con trenta, quaranta anelli. E non è solo questo: c’erano una magia, una recitazione, una grana sonora, che creavano un’amalgama secondo me irriproducibile, oggi. E credo che questa sia anche l’opinione generalmente condivisa dai colleghi.
    Ti rigiro una domanda, pari pari come l’ho fatta a Luca Dal Fabbro: non vi secca (a voi doppiatori) lavorare alle volte su film di ultima scelta con attori che recitano da cani e che sapete essere destinati ad ore antelucane su canali regionali? A volte si vedono certi film scadenti e giustamente sconosciuti e viene da pensare “poveri doppiatori, impegnati in tale porcheria mentre ci sono capolavori che tutt’oggi non sono stati ancora doppiati”.
    Come ti dicevo, di solito ho la fortuna di appassionarmi a quasi tutto quello che doppio. E sottolineo “quasi”. È vero: quando ti trovi a dover doppiare un cagnone esasperante che vomita battute insulse in un film brutto ma brutto brutto brutto, ti prende un po’ male e il turno rischia di non passarti più. L’unica soluzione è ricordarsi che, comunque, anche quello è lavoro e che, in quanto tale, va portato a termine con la massima serietà e il massimo impegno possibile. Spesso ci sentiamo dire dal direttore “Guarda, lo so che lui con quella faccia non ti aiuta, ma nei limiti del possibile, cerca di farla un po’ meglio”. A quel punto diventa quasi un esercizio di recitazione. Poi ci sono casi in cui il film è veramente così brutto che l’unico escamotage per uscirne sani di mente è riderne tutti insieme tra un anello e l’altro. E ne escono turni davvero divertenti. Quindi in un modo o nell’altro, “la sfanghiamo”. La cosa diventa paradossale quando, come dici tu, ti trovi a doppiare ‘ste cose improbabili e magari la sera prima, in un cinemino d’essay ricavato in un sottoscala o su un dvd che hai fatto arrivare tra mille peripezie dalla Nuova Zelanda, ti trovi a vedere dei film pazzeschi che nel resto del mondo sono cult da anni e che qui da noi, probabilmente, non arriveranno mai. Questa, purtroppo, è una realtà contro la quale battersi è più impossibile che difficile.
    Hai un aneddoto divertente o curioso riguardante il tuo lavoro da condividere con i miei lettori?
    Mah, di cose curiose ne capitano quasi ogni giorno ( da cui la famosa espressione tanto usata nel nostro mestiere: “Se nun so’ matti nun ce li volémo”). La cosa che mi diverte sempre molto, e che non capita solo a me, è la richiesta che viene fatta il 90% delle volte quando, alla domanda “Che lavoro fai?”, rispondi “Il doppiatore”. Sorrisone ammiccante, risatina, e poi “No! Troppo fico! Me fai ‘na voce?”
    Infine, una domanda che pongo a tutti i miei intervistati…  cosa ne pensi di questo mio blog Doppiaggi Italioti? Hai avuto modo di esplorarlo un po’ per avere un’idea delle sue intenzioni?
    L’ho spulciato ed esplorato. Risposta da intervistato piacione: “Bèh, mi piace molto”. Risposta sincera di Edoardo: Bèh, mi piace molto! Ma davvero, giuro! Gli argomenti che tratti sono tutti meravigliosamente sulla mia lunghezza d’onda, e per quanto riguarda più strettamente il tema “doppiaggio”, voglio spendere qualche parola più specifica sul modo che hai scelto per parlarne. Il doppiaggio è semplicemente uno strumento di mediazione culturale. Come ogni strumento, si può scegliere di non avvalersene (possibilità mai così facile come negli ultimi anni e mai così ignorata dai detrattori più feroci del mio lavoro). Ecco… Il doppiaggio è un compromesso. Chi è perfettamente bilingue, ovviamente, può farne a meno senza problemi; chi non ha questa fortuna, ha BISOGNO di un compromesso. Alcuni preferiscono i sottotitoli; altri il doppiaggio, ma sempre di compromessi parliamo. E il doppiaggio è un compromesso che rappresenta un’eccellenza del nostro Paese. Oggi come oggi, però, fa molto fico, molto radical chic, molto “intellettuale duro e puro” sparare a zero sul doppiaggio, annientarlo senza se e senza ma, a volte con sufficienza, altre volte con autentica indignazione, scomodando termini come “stupro”, “barbarie”, “fascismo” e chi più ne ha più ne metta. Proprio questo mi piace, di “Doppiaggi Italioti”: critichi giustamente i brutti doppiaggi o le pecche in doppiaggi buoni, le ingenuità più o meno colpevoli negli adattamenti, argomentando dettagliatamente e sempre con grande ironia, ed è il genere di critica che io apprezzo sempre, perché è quella che fa crescere. Riesci a evidenziare i pregi e a stigmatizzare i difetti del nostro lavoro esprimendo pareri sempre ben documentati e ponendoti (e ponendoCI) domande precise e pertinenti.
    Sono onorato da ciò che dici perché mi hai confermato inequivocabilmente che le mie intenzioni sono percepite dai lettori. Nello scrivere un blog è difficile poi verificare se effettivamente i propri messaggi “passano” perché, eccetto che nell’area commenti, non c’è mai un vero e proprio confronto.
    Parlerai del mio blog ai tuoi colleghi?
    L’ho già fatto, spesso e anche abbastanza recentemente: su Facebook (dal quale mi tengo debitamente alla larga) un noto regista italiano “sbarcato” oltreoceano ha sparato a zero sul doppiaggio e, particolarmente, sui doppiatori, accusandoli di appiattire, rovinare, annientare, stuprare, svilire ecc ecc ecc…. tutto il lavoro che lui ha portato avanti per mesi coi suoi meravigliosi attori americani, dicendo che, ahilui, anche stavolta sarà costretto a lavorare con noi miserabili cialtroni perché una distribuzione solo in lingua originale, in un Paese ottuso, ignorante, gretto e pigro come l’Italia, sarebbe un suicidio. E nel polverone che si è scatenato, più di una volta mi sono trovato a chiacchierare con i colleghi sulla tendenza generalizzata a demonizzare il nostro lavoro, e a parlare di “Doppiaggi Italioti” proprio per i motivi che ti ho detto.
    Ho sentito di questa polemica sollevata da Moccioso Muccino, la trovo piuttosto sterile nei suoi contenuti… e dunque l’ho ampiamente ignorata. Non è neanche degna di nota.
    Ti ringrazio per i tantissimi complimenti e per esserti concesso a questa intervista caro Edoardo. Mandami una foto che la uso in apertura.
    Ti invio l’unica foto che ho trovato sul computer, non sono un grande cultore della mia immagine.
    Sei un esemplare raro. Bel maglioncino comunque.
    Grazie.
     

  • Intervista a Marco Puglia dell'associazione EmpiRa

    ______________________

    avatar Con l’imminente avvento della proiezione della trilogia di Guerre Stellari a Ravenna, pubblico un’intervista a Marco Puglia, uno degli organizzatori di questo evento e membro dell’associazione EmpiRa. Facciamo un po’ di presentazioni, chi sei tu e che cos’è EmpiRa?
    .
    marcopuglia Ciao, mi chiamo Marco Puglia e sono il vicepresidente dell’associazione EmpiRa. Si tratta di un gruppo di amici che, partendo da esperienze e interessi diversi, hanno deciso di unire le forze per organizzare eventi legati al mondo di Guerre Stellari. Siamo attivi ormai da tre anni e nel corso di tutto questo tempo abbiamo organizzato cene, feste in maschera, sfilate, concorsi e tanto altro.
    Evit: Da dove provengono queste pellicole di Guerre Stellari che proietterete il 4 maggio?
    Marco: Un nostro amico di Vicenza, collezionista e proprietario del museo di Guerre Stellari chiamato “La Bettola di Yoda”, qualche tempo fa è entrato in possesso di queste pellicole e ha deciso di prestarcele per organizzare l’evento del 4 maggio.
    Evit: Perché sono così importanti? Non facciamo prima a vederci questi film in bluray?
    Marco: Si tratta delle pellicole originali, quelle che nel 1977, 1980 e 1983 hanno girato i cinema d’Italia per raccontare la vecchia trilogia di Star Wars. Rappresentano la memoria storica di quello che George Lucas ha ideato, senza modifiche o aggiunte, la prima e inimitabile versione. Le versioni in bluray hanno sicuramente una altissima definizione, ma la magia delle imperfezioni di queste versioni, le rendono uniche. E poi guardarle a casa sul televisione possiamo farlo in qualsiasi momento, ma rivivere le stesse emozioni di chi li vide in quegli anni… è qualcosa da pelle d’oca.
    Evit: Avete già proiettato queste pellicole negli anni scorsi?
    Marco: No, è la prima volta e valuteremo attentamente se e quando ripetere l’evento. Abbiamo avuto molte richieste, sia da persone che vorrebbero vederle ma non riescono ad esserci il 4 maggio, sia da altre associazioni che vorrebbero proiettarle in altre città. Chissà…
    Evit: Che tipo di gente viene a questo evento?
    Marco: Il pubblico sarà molto variegato, ci saranno genitori che desiderano rivivere gli stessi momenti di 30 anni fa, ragazzi che cercano di rivivere quelle emozioni, nerd appassionati di Guerre Stellari, appassionati di cinema che amano ancora le pellicole. Insomma sarà un pubblico eterogeno, ma sicuramente appassionato di cinema e Star Wars.
    Evit: Possiamo aspettarci una qualche tipo di esposizione o magari dei soldati imperiali alla biglietteria del cinema?
    Marco: Ci saranno due tipi di esposizioni, repliche fedeli dei costumi usati nei film e i poster (sia originali che copie) delle locandine usate per pubblicizzare i film. Non abbiamo puntato sulla presenza di persone in costume, ma non escludiamo che qualcuno possa arrivare mascherato.
    Evit: La Lucasfilm vi ha dato problemi in merito alla proiezione di queste pellicole?
    Marco: Nessun problema.
    Evit: Qual è stato il tuo primo approccio a Guerre Stellari?
    Marco: Non ricordo esattamente quando ho conosciuto per la prima volta questo mondo, ma ho ancora impresso nella mente la prima volta che ho partecipato ad un evento ed ho visto i costumi della 501st Italica Garrison. Era il 19 maggio 2005 e insieme ad alcuni amici siamo andati all’Arcadia di Melzo per vedere l’anteprima di Episodio III. C’erano tante ricostruzioni e una sfilata di costumi, sono rimasto folgorato e da allora non ho più smesso di essere vicino al mondo di Guerre Stellari.
    Evit: Cosa ne pensi delle versioni rivedute e corrette che si sono succedute dal 1997 fino ad ora con l’edizione bluray?
    Marco: George Lucas era il proprietario del brand e nessuno poteva impedirgli di fare tutte le modifiche e riedizioni che ha fatto. In alcuni casi sono stati effettivamente dei miglioramenti, in altri casi inutili aggiunte. Personalmente preferisco le versioni originali, ma non mi sento di criticarlo più di tanto (cosa che sento spesso tra gli appassionati), in fin dei conti se le nuove versioni non piacciono, basta prendere le videocassette o i primi dvd e gustarsi le edizioni originali.
    Evit: …e i prequel?
    Marco: Anche in questo caso i sentimenti sono contrastanti. Sono stato entusiasta di vedere “proseguita” la saga, ma alcune scelte usate non mi hanno trovato d’accordo. La vecchia trilogia rimane indiscutibilmente quella con maggior fascino, la nuova trilogia ha delle parti interessanti, ma nel complesso non riesce a raggiungere gli stessi livelli di magia.
    Evit: Se cerchi nel mio blog la parola “stellari” noterai che ho parlato alcune volte (anche se ancora troppo poco) del suo doppiaggio e, eccetto per alcune cose, l’ho sempre elogiato. Cosa ne pensi del doppiaggio di questi film specie se confrontato con il doppiaggio della nuova trilogia?
    Marco: Secondo me il doppiaggio è ottimo, le voci italiane sono quasi sempre all’altezza e rendono bene le emozioni dei personaggi. Sono invece critico sulle traduzioni, se “stellari” risulta corretto, non sopporto i cambiamenti dei nomi come Fener invece di Vader, C1P8 invece di R2D2 e Quoti invece di Cloni.
    Purtroppo è un discorso più ampio, che non coinvoge solo Star Wars, è un problema dei traduttori italiani che spesso non hanno una conocenza approfondita dell’argomento trattato nel film.
    Mi fa piacere che nelle nuove versioni siano state corrette alcune di queste brutture.
    Evit: in realtà io sono un grande apprezzatore dell’adattamento della trilogia di Guerre Stellari, eccezion fatta per piccoli dettagli come la “Guerra dei Quoti” e pochi altri. L’alterazione di alcuni nomi ha una sua ragione d’essere che viene spiegata molto bene in questo articolo non mio ma che è subito diventato uno dei miei punti di riferimento.
    Ho trovato invece tanto interessante quanto allucinante l’adattamento della prima versione “romanzata” di Guerre Stellari dove i nomi rimangono inalterati ma vengono tradotte cose come il Falco Millenario (clicca per leggere la mia recensione).
    Marco: Ho letto l’articolo che hai riportato e per quanto le spiegazioni abbiano un senso, rimango dell’opinione che i nomi propri di oggetti e persone non dovrebbero mai essere cambiati (ad esempio, da giocatore di World of Warcraft ho accolto con entusiamo la localizzazione in italiano, ma non ho sopportato la traduzione dei nomi propri).
    Evit: Sai, quando si traduce il fantasy l’adattamento dei nomi ha spesso un suo senso, Guerre Stellari rimane pur sempre un fantasy. Sempre rimanendo in tema di doppiaggi, conosci Star Whores di Carletto dei GemBoy?
    Marco: Ehm… si… i soliti irriverenti GemBoy! E’ divertente, ma personalmente non sono mai riuscito ad arrivare fino in fondo, dopo un po’ stanca.
    Evit: non te l’aspettavi questa domanda vero?
    Marco: In effetti no, era da tanto che non sentivo parlare di questa versione.
    Evit: Lo domando a tutti, quindi lo domando anche a te… Hai avuto modo di visitare il mio blog? Cosa ne pensi?
    Marco: Ammetto che non conoscevo il tuo blog prima di conoscerti, poi sono andato a visitarlo e devo dire che è molto interessante. Come dicevo prima, i nostri doppiatori sono di altissimo livello, quello che manca è traduttori attenti. Mi ha fatto piacere quindi leggere che anche altri la pensano come me.
    Evit: Diciamo che non sempre troviamo adattatori all’altezza ma non faccio di tutta l’erba un fascio. L’argomento è effettivamente molto vasto (abbastanza da farne un blog dedicato) e valutabile solo caso per caso.
    Un’ultima domanda… Han Solo spara per primo?
    Marco: Domanda inutile, spara sempre per primo!
    Evit: Grazie Marco, ci vediamo il 4 maggio. Che il quattro maggio sia con noi, sempre.