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"Alien: Covenant" e gli idiotismi della traduzione italiana moderna

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Cari lettori…

Quando un nuovo film di Alien girato da Ridley Scott si rivela essere la più grande stronzata da quando l’uomo inventò l’alieno[*], puoi solo sperare che il doppiaggio italiano lo deturpi in maniera ridicola, così da farsi due risate almeno su questo blog. Invece no, il disappunto con Alien: Covenant è totalizzante: la versione italiana non fa schifo. Hanno fatto un buon lavoro.
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C’è soltanto un piccolo particolare…
Colombo
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È vero, di inglesismi stupidi o inutili non ce ne sono in Alien: Covenant, ad esempio non si parla mai di “airlock” bensì ritornano le vecchie care (e familiari) “camere stagne” e vi assicuro che di questi tempi il non sentire certe parole in un doppiaggio italiano è un autentico sollievo. Da qualche anno infatti sembra che la parola airlock abbia cominciato a farsi strada nel doppiaggese (quell’italiano che sentiamo solo nei film doppiati ma che nessun concittadino userebbe mai nella vita reale) senza però un valido motivo. Se i blaster dell’adattamento italiano dei nuovi Star Wars possono rifarsi ad un linguaggio presente tra i videogiocatori e che quindi qualcuno troverà familiare (e di quanto sia triste e culturalmente abietto ne ho già parlato fin troppo in passato), non si può certo dire che “airlock” sia tra le parole straniere attualmente in uso nella cultura popolare del momento. Eppure, con le giustificazioni più varie, airlock si sta insinuando sempre più spesso (e più insidiosamente) nel cinema doppiato senza alcuno sforzo per renderlo comprensibile a tutti (Interstellar e The Martian rei convinti e, più di recente, anche Life non è stato da meno nonostante il resto del film fosse adattato perfettamente).

Già nel 2014 introducevo Interstellar con questa vignetta che mi pare adatta all’occasione:
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…come non disse mai nessuno nella saga di Alien.


Il mio commento sotto quelle vignette continua ad essere valido: la saga di Alien, Covenant incluso, rimane priva di “airlock” per il momento… per fortuna! La parola “airlock” non porta con sé nessun concetto ignoto o inesprimibile in lingua italiana e se l’equivalente italiano risultasse troppo lungo per il labiale di certe scene vuol dire che bisogna fare qualche salto mortale in più. Se sono riusciti ad infilarci un equivalente nostrano per 70 anni, non vedo come improvvisamente possa diventare un problema insormontabile del doppiaggio italiano, tanto da dover lasciare la parola in inglese. Ma va be’, “airlock” non c’era nei dialoghi doppiati di Covenant. [*Piccolo applauso*]

Idiotismi alieni

La versione italiana di Covenant, per quanto nel suo complesso ottima (quindi valutate la mia critica con il dovuto peso) purtroppo non è esente da strascichi di esigenze aziendali moderne, quelle che impongono un’inventiva pari a zero da parte dei dialoghisti e, per l’amor di Dio, di non azzardarsi mai ad adattare niente. Il testo originale è sacro e inviolabile, anche a costo di tradurlo alla lettera e quindi, paradossalmente, anche a costo di renderlo meno comprensibile in italiano.
E qui voglio puntare il dito su eventuali figure estere che supervisionano i doppiaggi italiani perché quando sentiamo questa frase della buonanotte “non farti mordere dai ragni“, il bilingue che è in me si domanda se possano realmente aver avuto il coraggio di tradurre alla lettera il detto “don’t let the bed bugs bite” (letteralmente: non farti mordere dalle cimici dei letti) che nel mondo anglosassone è una frase rituale della buonanotte, in rima (la frase intera è: Goodnight/Sleep tight, don’t let the bed bugs bite) e che in Italia ha equivalenza solo con “buonanotte e sogni d’oro”, cioè la nostra tipica frase da coperte rimboccate. Diversa concettualmente? Certo che sì, origina da una cultura diversa dalla nostra! Non possiamo certo aspettarci di poter ricavare l’italiano ritraducendo alla lettera una lingua estera. Poco importa che abbiano cambiato il parassita di riferimento (ragni invece di cimici. Quali ragni? Quelli rossi domestici con cui abbiamo più familiarità qui in Italia?), la frase è comunque tradotta alla lettera ed è insensata. Punto.
Con questo esempio appare molto evidente il limite della traduzione letterale, tanto amata dai supervisori americani al doppiaggio e da alcuni ignoranti che popolano il web. In inglese si tratta di una frase di rito che come tale viene percepita dal pubblico anglosassone, il personaggio di Michael Fassbender la usa per dare la buonanotte e non sta realmente consigliando alla protagonista di non farsi mordere dalle cimici del letto durante il sonno, né tanto meno da ragni. Le espressioni idiomatiche di solito funzionano proprio così.

idiomatismo definizione

Ve la stampate sul muro, per favore?


Trasporre questa frase in maniera letterale vuol dire ribaltare la percezione della stessa. Per il pubblico italiano infatti non può che risultare come uno stravagante consiglio che sbuca letteralmente dal nulla (non farti mordere dai ragni? Che c’entrano i ragni? QUALI RAGNI?), di certo non è una frase che può essere percepita dal pubblico italiano come una tipica buonanotte.
Già ce lo vedo il supervisore americano che inorridisce quando scopre che le “cimici del letto” possano diventare “sogni d’oro” in italiano. Giammai! Ed ecco dunque che traducendo alla lettera in modo da rispettare la (sacra) fonte si è stravolto lo scopo della frase originale, ottenendo l’effetto opposto.

Se qualcuno venisse dirmi che in inglese l’androide-Fassbender stava facendo un velato riferimento ai mostri che si attaccano alla faccia per impiantare embrioni alieni (noti tra i fan come “facehuggers“) si aspetti un mio ceffone, virtuale.
Una traduzione più accettabile di “goodnight, don’t let the bed bugs bite” sarebbe potuta essere “dormi bene e non fare brutti sogni” (altra frase plausibile nel contesto), non certo “non farti mordere dai ragni”, a meno che non si voglia alienare il pubblico italiano. ALIEN-are, capito? ALIEN-… capito? [*Flauto a coulisse*]

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Mater è morta, stronzo.

L’aderire a tutti i costi alle fonti non di rado manda a puttane la continuità con altri film della stessa saga. Lo abbiamo visto con tutti i nuovi Guerre Stellari e lo troviamo anche qui, sebbene limitato ad una singola scelta: il computer di bordo adesso si chiama Mother (come in inglese) e non più Mater come accadeva nella versione doppiata di Alien.

mater

eh già.


Poco male se la discontinuità nell’adattamento si limitasse ad un singolo caso ma forse si sono dimenticati che in Alien – La clonazione (Alien: resurrection, 1997) il computer di bordo, Father, era stato adattato in Pater (“Pater è morto, stronzo” cit.), una scelta di Tonino Accolla che era rispettosa dell’adattamento del primo film e dei fan, dava coerenza al tutto. Ah, la coerenza… [*Silenzio*].
A proposito di coerenza, una brevissima nota sul titolo dato da Scott a questo seguito di Prometheus. Per chi non avesse visto il film, il titolo rimane in inglese perché “Covenant” è il nome della nave presente nel film, esattamente come accadeva in Prometheus, solo che lì non veniva preceduto dal marchio registrato “Alien”. Speriamo che alla fine della nuova trilogia quel rincoglionito di Scott non andrà a ri-titolare tutti i film così da avere “Alien: Prometheus”, “Alien: Covenant”, “Alien: Nostromo”, “Alien: Sulaco”, etc… fine della parentesi sul titolo (che niente ha a che vedere con l’adattamento italiano).
Per farla breve, Mother e la buonanotte aracnoidea mi puzzano di imposizione dall’alto ma posso soltanto tirare ad indovinare.

Tutto qui? Solo due errori, Evit? Be’, che io ricordi, sì. Se vogliamo proprio andare a scavare, potrei anche aggiungere che la pronuncia del cognome di Robinson Crusoe (“un Crusoe, per intenderci” cit.) è la prima volta che la sento dire all’inglese (Crùso… /’kruzo/) e, per carità, è tecnicamente corretta ma certamente non la più familiare per il pubblico italiano. Crusoe è sempre stato pronunciato in moltissimi modi, da Crusò a Crusoè con più varianti della ricetta per la pastiera napoletana. Teoricamente parlando potremmo sostenere che, essendo britannici sia l’autore sia il personaggio, la cosa più corretta da fare sarebbe quella di pronunciarlo all’inglese (Crùso) e se tale romanzo fosse stato scritto l’anno scorso vi darei pienamente ragione. Ma con personaggi entrati nella cultura italiana da qualche secolo è un po’ più difficile fregarsene, perché dovremmo anche ignorare lo storico adattamento italiano che da 217 anni (prima edizione italiana è del 1800) lo vede nominato come Robinson Crusoè (pronuncia: /robinˈsɔŋ kruzoˈɛ*/), come ci ricorda anche la voce del dizionario di ortografia e di pronunzia della Rai. Chi siamo noi per ignorare oltre 200 anni di pronuncia italianizzata? È dunque un errore? Non esattamente ma quando sento “un crùso, per intenderci“, da italiano con 217 anni di Crusò/Crusoè alle spalle, diciamo che rimango spiazzato per un ventiquattresimo di secondo.
Mi piace immaginare il robot David (che si era studiato tutte le lingue del mondo) come una sorta di talebano della letteratura con momentanei slanci di estro filologico che solo in pochi possono apprezzare.
(Come suggeritomi dal lettore “Napoleone Wilson”, a voler essere estremamente pignoli, in Italia in genere se si vuole fare un paragone con il personaggio di Defoe si usa direttamente il nome proprio Robinson. Sarebbe stato più chiaro e immediato che dire “un crùso”.)

Nazi vs grammar nazi


Solo due-tre errori allora? Per coloro che valutano la qualità di un adattamento soltanto come una somma algebrica, sì, solo due-tre errori in tutto, per il resto si trattava di un adattamento quasi invisibile, ovvero il massimo complimento che si possa fare ad un adattamento. Io però spero di fornirvi altri metri di giudizio e spunti di riflessione in merito ad elementi sui quali molti sorvolano pericolosamente. Vedere una traduzione letterale di “don’t let the bed bugs bite” nel 2017 fa più male al cuore di un silicon che nel 1979 viene tradotto ingenuamente come silicone invece che come silicio (vedi Alien (1979) – L’alieno è siliconato), ma sono certo che non rifletta il livello di bravura o le mancanze del dialoghista di turno, piuttosto un modo di fare comune da parte dei committenti che mettono bocca in quella che alla fine continua ad essere una vera e propria arte, la traduzione.
L’ossessione della fedeltà al testo originale da parte dei supervisor talvolta è così estrema e dettata da tale ignoranza che porta ad insensate traslitterazioni di frasi idiomatiche. Nel mondo della traduzione non c’è niente di più grave.
Se passasse l’idea che dopotutto non si tratta poi di chissà quale reato linguistico, magari presto o tardi cominceremo anche a tagliare gli angoli per risparmiare, a perdere la nave, a sedere sullo steccato, a prendere le cose con un pizzico di sale e ad attraversare i ponti. Perché questa è la strada intrapresa dal doppiaggio italiano: traduzioni dirette e termini inutilmente lasciati in inglese perché tanto… che fa?
Se poi si dovesse trattare davvero di un errore umano commesso dal traduttore o dal dialoghista mi sentirei molto più sollevato.
Alien-Covenant3

Disse Ridley Scott in livornese parlando della saga.


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Se volete una recensione del film e non solo del suo adattamento, vi rimando all’autorevole articolo del blogger Lucius Etruscus. Non dimenticate anche la nostra discussione pre-film
copertina2017_3
…e il nostro episodio della serie “non comprate quel biglietto
copertina

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

106 Comments

  • Paolo Ciaravino

    15 Maggio 2017 at 22:18

    Con Crusoe cerchi di tener proprio fede alla tua fama di cacacazzi, eh? Di’ la verità! XD 😛 Personalmente, salvo da bambino quando sentii Crusué ne I Tre Caballeros della Disney, ho sempre privilegiato la pronuncia corretta non per anglofilia ma perché mi piace usare nomi e parole straniere correttamente (ammesso che ne sia realmente in grado) come invece quasi mai fanno gli stranieri con le nostre (manco ci provano stibastaddi).
    A parte questa nota dal vago sapore di narcisismo autobiografico, articolo illuminante e illuminato come sempre 😉

    Rispondi
  • Lucius Etruscus

    15 Maggio 2017 at 22:43

    Grazie delle citazioni e dell'”autorevole”: per carità, sono solo un fan che a forza di prendere schiaffi in faccia da Ridley Scott ogni tanto si sfoga 😛
    Quando ho sentito Cruso sono rimasto come uno scemo: per caso dopo Prometeo ora viene citato Creso? Siamo sempre nella cultura greca, o no? Ce ne ho messo di tempo per capire chi diavolo fosse quel Cruso, ma per fortuna poi sono cominciati i pipponi su Byron e mi sono addormentato, dimenticandomi del problemi. Quando un androide così colto citerà un autore non di lingua inglese, svegliatemi.
    Su “tua mater” sono morto: capolavoro! 😀
    Provocazione: e se i bugs fossero un gioco di parole con i bugs, cioè gli alieni come vengono chiamati nella saga? Forse era un simpatico calembour: visto che David sogna Peter O’Toole, perché non avere anche un umorismo molto british? 😛
    Solo A.C. Crispin ha saputo giocare bene con il nome, e ha aperto il suo splendido romanzo “Alien Resurrection” con i soldati che danno la caccia ad un bugs… e poi scopriamo che era proprio un insetto “vero”, visto che gli alieni non li avevano ancora clonati 😛
    Per finire, aspetto di sentire la versione originale o di reperire i sottotitoli… perché devo assolutamente sapere l’ordine di Weyland originale per «Àmbula!» 😀

    Rispondi
    • Paolo Ciaravino

      15 Maggio 2017 at 22:48

      Non è poi così peregrina la provocazione. Anche io avevo pensato ad una “strizzata d’occhio” dello sceneggiatore. Resta che in italiano è un “adattamento” più terrificante dello xenomorfo 🙂

      Rispondi
      • Evit

        15 Maggio 2017 at 22:51

        Sono di quelle strizzatine d’occhio che purtroppo sono destinate a non essere riportare nella nostra lingua, la traduzione ha pur sempre i suoi limiti. Del resto “non fare brutti sogni” sarebbe stato un buon riferimento alla serie comunque (ad Aliens)

      • Paolo Ciaravino

        15 Maggio 2017 at 22:57

        Lo penso anch’io. O magari qualche riferimento a qualcosa di pauroso tipo l’uomo (un uomo – Chang cit.) nero? Al babau? Li butto lì tanto per concordare ancora una volta che poteva pure provarci a fare un adattamento vero, con un po’ di fantasia e non limitarsi alla traduzione. Sempre che poi la colpa non stia più in alto, come ipotizzi tu.

  • Lucius Etruscus

    15 Maggio 2017 at 22:56

    “Non sognare mostri”, magari… Boh, mi sa che veniva fuori sbagliata in ogni caso. Per fortuna l’attenzione viene distratta da Fassbender che fa Bender, nella puntata di “Futurama” in cui c’è il gemello cattivo. 😀

    Rispondi
    • Lucius Etruscus

      16 Maggio 2017 at 09:08

      Da una rapida ricerca, la dice il piccolo Billy in “Kramer contro Kramer” (1979) e Gru in “Cattivissimo me” (2010). Viene detta anche in un episodio della serie “Oz”, che vado subito a controllare com’è detta in italiano 😉

      Rispondi
      • Paolo Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 09:19

        Eh, però peggio mi sento. Proprio perché non c’era alcun gioco di parole o alcun possibile riferimento ad altro, che motivo c’è di tradurla quasi alla lettera? Mi pare che una volta di più si evidenzi l’ignoranza dei traduttori di oggi.

    • Lucius Etruscus

      16 Maggio 2017 at 10:18

      da “Kramer contro Kramer” (1979):
      Joanna (Meryl Streep): «Sogni d’oro. Buona notte. Non farti mordere dalle pulcette.»
      Billy (suo figlio, nel film): «Ci rivediamo quando il sole batte.»
      Che ne dite? Su, hanno fatto pure la rima 😀

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      16 Maggio 2017 at 10:57

      Rima anche per “Cattivissimo me” (2010):
      Gru: «Buona notte, le corde si son rotte, non fatevi pizzicare dalle cimici dei letti. Ce ne sono proprio a frotte, e si muovono di notte.»
      (So, good night, sleep tight, and don’t let the bed bugs bite. Because there are literally thousands of them.)

      Rispondi
      • Evit

        16 Maggio 2017 at 11:37

        Posso capire come la rima in Cattivissimo me avesse la precedenza e visto la frase che seguiva non penso gli rimanesse alternativa.

      • Paolo Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 12:17

        Con le rime si intuisce che si tratta di un modo di dire della lingua originale oppure si può pensare ad una frase familiare che i personaggi sono soliti adoperare. Ci può stare, a mio parere.

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 12:35

        Attenti a quello che scrivete: sono al terzo episodio della mia fan fiction “Aliens vs Boyka”, dove sto fondendo “Death Race”, “Lazarus” di Rucka e i personaggi di “Aliens vs Predator”: non ci metto niente a scrivere sul serio una storia con quel titolo ahahahah 😀

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 13:06

        Kramer è un marine coloniale che sta divorziando dalla moglie, la quale vuole il figlio tutto per sé. L’ultima udienza del processo lo ossessiona, mentre con i suoi commilitoni atterra su LV-1979 (la data del film!), e non gli fa pensare lucidamente: riuscirà ad adempiere alla missione di liberare la colonia umana dagli alieni? E’ una storia che si scrive da sola 😀

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 13:13

        Sono cresciuto con l’universo narrativo alieno espanso nato da Cameron, che si presta molto bene alla narrativa di genere. Scott cerca le radici della vita, Cameron prende a calci in culo i granchiacci. Mi sono piaciute le storie che ho letto con quest’ultimo stile, e visto che scrivo solo per puro divertimento, scrivo solo ciò che mi piacerebbe leggere 😛

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 13:21

        Sì, è uno stile più intimista, più “interno”, che teoricamente hanno saputo ricreare con il fumetto “Aliens Defiance” (se non fosse diventato noiosetto recentemente). Sapendo come la pensa adesso Scott, sono autorizzato a pensare che già il film del 1979 ambisse studiare la nascita della vita e la morte dell’umanità come inadatta. Tutto bello, però preferisco decollare e nuclearizzare 😛

      • Evit

        16 Maggio 2017 at 13:12

        Attento che Scott ti ruba l’idea però cambia tutto: Kramer è alla ricerca del senso della vita, il figlio in realtà è suo padre, la colonia è fatta di soli androidi ed è una comune anarchica dove vivono tutti in santa pace finché non arriva lui e gli insinua il dubbio che li porta alla distruzione: è nato prima l’uovo o la gallina?

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 13:27

        Visto che David è alto e biondo, già vedo una regia italiana di “Don Matteo: Covenant” con soldi italiani. Nel futuro Don Matteo naviga nello spazio alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza per poter ritrovare i rapporti con Dio: anche qui, almeno 10 episodi!

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 13:25

        Kramer in realtà sta divorziando perché ha scoperto che la moglie è una ginoide: il cognome da nubile Blatty avrebbe dovuto insospettirlo! Vedo già almeno 6 film da questo soggetto 😛

    • Riccardo

      18 Maggio 2017 at 00:10

      Comunque nessuno di voi ha capito che nel film la scena della doccia è una citazione della filmografia di Alvaro Vitalien.
      E già mi immagino l’alienetto nano e tarantolato che spia la coppia dal buco della serratura, ridacchiando frenetico come il grande Alvaro.
      (Film altamente nocivo questo Alien Covenant. A Rìdli, vatte a ripone!)

      Rispondi
  • Napoleone Wilson

    16 Maggio 2017 at 13:16

    A voler essere estremamente pignoli, in Italia in genere se si vuole fare un paragone con il personaggio di Defoe si usa direttamente il nome proprio Robinson. Secondo me sarebbe stato molto più chiaro che dire “un cruso”.
    P.S. in livornese la grafia nell’ultima vignetta è senza apostrofo 😀

    Rispondi
    • Evit

      16 Maggio 2017 at 13:19

      Verissimo anche questo.
      Ora che mi ci fai riflettere, forse temevano che dicendo “Crusò” lo spettatore ci avesse potuto sentire Closeau. La comicità di Covenant era già ad un passo dalla pantera rosa del resto. Il cervello avrebbe colmato i vuoti

      Rispondi
  • Francesco

    16 Maggio 2017 at 17:30

    Cribbio, avevo deciso di non volerlo vedere il film ma adesso mi è venuta voglia di sentirne il doppiaggio (non è roba da poco riuscire a non attirarsi tutta la peggiore ira del sommo Evit!) Adesso che ci penso mi pare che “goodnight, don’t let the bed bugs bite” in “Stuart Little” venne tradotto come “Buonanotte, chiudi gli occhi e attento ai morsi dei pidocchi” o qualcosa di simile.

    Rispondi
    • Evit

      16 Maggio 2017 at 17:39

      “L’ira del sommo” è eccessivo, ho approfittato di quelle due cose in croce degne di nota per parlare di un paio di argomenti tra l’altro comuni a molti doppiaggi, ovvero ignorare precedenti adattamenti e le frasi idiomatiche. Per il resto era fatto piuttosto bene, o meglio, non c’era altro che mi è saltato alle orecchie. Fossi in te continuerei ad evitarlo ahah!
      In Stuart Little era giustificato dal suggerimento successivo in cui specificava di stare attento per davvero ai “bed bugs”. Quindi esce fuori dall’idiomatico.

      Rispondi
  • Emi9

    16 Maggio 2017 at 17:39

    Concordo con Napoleone Wilson, e aggiungo che io sono rimasto spiazzato per ben più tempo rispetto a Evit, anzi sono arrivato persino a chiedere lumi a un amico vicino di posto (“un cruso? che czzo è un cruso?!): di fatto, se c’è di mezzo anche l’articolo indeterminativo a incasinare le cose, addio! “Un Robinson” sarebbe stato, in effetti, molto meglio.
    Comunque, se aggiungiamo i ragnetti nel letto e quall’atroce “àmbula” all’inizio (ambulare, secondo il vocabolario Treccani, è “oggi solo scherz. e, raram., letter.”, quindi fate un po’ voi), iniziamo ad avere a sfondoni di tutto rispetto. Mi pare anche di aver sentito qualcosa a proposito di nebbia e gattini, ma spero di aver sognato. Insomma, personalmente non l’ho trovato deludente: un doppiaggio in ottimo italiese.
    Ma lo Scott che ha infilato uno dietro l’altro tre robette come I duellanti, Alien e Blade Runner è lo stesso dei film seguenti? O si è fatto sostituire da un omonimo incapace?

    Rispondi
    • Lucius Etruscus

      16 Maggio 2017 at 17:46

      In realtà Ridley Scott è solo l’androide che David manda alle premiere dei suoi film: anch’io mi rifiuto di credere che sia lo stesso regsita 😛
      Avevo stretto alleanza (“covenant”) con Scott e ho iniziato a vedere il film convinto che mi sarei riconciliato con lui. Poi ho sentito Ambula e sono morto dentro…
      Per citare una didascalia della mia recensione, “David ambulà, Weyland ambulì” 😛

      Rispondi
    • Paolo "Pisolo" Ciaravino

      16 Maggio 2017 at 17:56

      E’ da quando mi ha sbagliato il finale de Il Gadiatore (parere personale) che diffido di Scott e guardo con sospetto i suoi nuovi film. Un po’ come Spielberg da A.I. in poi (sempre parere personale). Ogni tanto però qualcosa del vecchio leone emerge. Mi sono piaciuti molto The Counselor e The Martian. Tutto il resto è noia 😀

      Rispondi
    • Evit

      16 Maggio 2017 at 17:57

      David parlava di Dalla secondo me di “un caruso”, canzone che amava suonare al pianoforte ma anche al piffero. Riferimenti ignoti agli americani
      https://www.youtube.com/watch?v=x6KEBkmYFaM
      Avete ragione sull’ambulare ma attendo di sentire prima la versione originale, al massimo farò un’aggiunta (e qui voglio un flashback sul vecchissimo Weyland dei tempi di Prometheus a cui David per vendicarsi gli dice: deambula! – e vediamo Weyland con il deambulatore)
      Ora che mi citi nebbia e gattini qualcosa mi riaffiora… ma non riesco a ricordare.

      Rispondi
      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 18:15

        O forse chi ha progettato David aveva origini siciliane. A Catania (e credo anche Palermo) caruso sta per “ragazzo”. Il mistero si infittisce!

    • Evit

      16 Maggio 2017 at 18:00

      PS Se voi credete ancora in Scott siete pazzi. Ma lo avete visto Robin Hood? Io lo mandai affanculo già all’epoca. Per me Prometheus era diciamo la sua ultima occasione di redenzione. Perso quel treno so già che la merda sarà garantita con lui. Decisamente non è lo stesso che negli anni ’80 ne azzeccava una dopo l’altra, saranno cambiati i suoi collaboratori storici, non saprei.

      Rispondi
    • Evit

      16 Maggio 2017 at 18:05

      PPS L’ultimo suo film bello erano Le Crociate (2005) solo che gli americani lo hanno demolito perché erano gli anni dell’amministrazione Bush e il popolo non voleva un film conciliante con gli arabi dal momento che avevano ancora sete di vendetta per l’11 settembre.

      Rispondi
      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 18:11

        Boh, a me proprio non mi è calato giù Le crociate.
        Invece i due che ho scritto li hai visti? The Martian sicuro perché se non ricordo male lo hai citato in un video e ci hai anche fatto un articolo, sempre se ricordo bene. Non era un film che rimarrà nella storia forse, però l’ho trovato divertente ed emozionante.
        The Counselor, invece?

      • Evit

        16 Maggio 2017 at 18:21

        C’è un articolo sull’adattamento di The Martian (“linkato” anche in questo articolo). Non mi fa venire voglia di rivederlo neanche se passasse in tv (al contrario delle crociate), se mi avessero chiesto di indovinare il regista giuro che non avrei saputo dire Ridley Scott. Non è brutto ma non è neanche questo gran che. L’ho trovato anonimo e molto prevedibile, sul finale anche molto scemo (la scena con il volo alla Iron Man è stata la pietra tombale). Purtroppo non mi ha lasciato niente sebbene in sala si sia lasciato guardare.
        The Counselor non ricordo, suppongo di no. Ce ne sono a bizzeffe di film di Scott che passano inosservati, il guaio è che tutti lo associano ancora ai successi di 40 anni fa, un po’ come capita per Dario Argento.

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 18:25

        Sì, ricordo il tuo articolo. In effetti non è un film che ha lasciato molto ma in sala, come dici tu, si lasciava guardare. Forse ne ho anche un buon ricordo per via della ragazza che mi son slinguazzato quell sera.
        The Counselor è un altro livello. Magari non siamo dalle parti del capolavoro ma possiamo avvistare “la terra degli film eccellenti” anche senza binocolo. Sceneggiatura di Cormac McCarthy, a proposito di buoni sceneggiatori.

      • Evit

        16 Maggio 2017 at 18:29

        Dal 48/100 di metascore, 35% su rotten tomatoes, 23% di gradimento di pubblico e 5,3/10 di voto su imdb mi sa che il resto del mondo non ha visto lo stesso film che hai visto tu. Mi sa che passo, ahah!

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 18:34

        Sì, ricordo bene che non fu bene accolto. In particolare mi sovviene la recensione di Repubblica (Roberto Nepoti, mi pare) che lo stroncava senza appello. Tuttavia le sue argomentazioni non mi convincevano molto e andai a vedere il film senza comunque aspettarmi niente.
        Invece mi piacque moltissimo e ne ho un chiaro ricordo ancora oggi.
        Certo Duellanti, Alien, Blade Runner sono un altro campo da gioco, un altro campionato e probabilmente un altro sport e Ridley è meglio ricordarselo. Però insisto che secondo me The Counselor è stato criminalmente mal giudicato.

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 18:21

        Ricordo un’estate del 2000 quando mio padre mi trascinò a vedere “Il gladiatore”. (Non voleva andare al cinema da solo!) Che noia mortale, mi è sembrato di tornare bambino quando mio padre mi portò a vedere “Ben Hur” perché c’erano le corse di bighe! In entrambi i casi sono uscito dalla sala provato, e come il Corvo di Poe mormoravo “Mai più…”
        Questo per dire che non ho mai amato Scott, ma è un giudizio personale: l’ho sempre considerato un ottimo regista e lo confermo. La scena del doppio David ha una perizia tecnica da applauso. Peccato però che sia un peto nella tempesta: è un ottimo regista che però sceglie pessime trame: basterebbe un bravo sceneggiatore… eh, a trovarlo…

      • Evit

        16 Maggio 2017 at 18:24

        Tu nemmeno il Gladiatore? Ahh annamo bene, proprio bene!
        Tecnicamente i suoi film sono sempre ad alti livelli. Senza dubbio.

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 18:29

        Purtroppo il mio difetto è che giudico i film principalmente per le trame, e questo fa sì che Scott stia proprio fuori dai miei gusti. E’ come per Paul W.S. Anderson che viene considerato il più grande regista vivente. Tecnicamente Paul è un genio, ma scrive delle sceneggiature che meritano la galera. Ridley per fortuna non è arrivato al punto di scrivere, ma le sue scelte sono sempre al di sotto dell’aspetto tecnico. Mi sa che l’ultimo suo film di cui mi è piaciuta tanto la storia è… “Thelma & Louise” (1992)! Ah no,, spetta, c’è pure “L’Albatross” (1996)…

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 18:29

        A me invece il Gladiatore piacque moltissimo e lo vidi più volte ma il finale tradisce la mancanza assoluta di rispetto tipica degli americani per la Storia ed è di una pochezza e di una retorica disarmanti. Fin lì, lo considero un gran film.
        Ovviamente parlo dall’alto di un cazzo, mi baso solo su gusto personale e sulla mia filmografia che comprende film dagli anni venti fino ai giorni nostri 🙂

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 18:39

        De gustibus sputazzelam non est!
        Ah, aggiungo che al succitato Nepoti è piaciuto molto Alien Covenant che non vedrei nemmeno se preso a pugni. Dal che capirete che tendo a diffidare un po’ del suo giudizio 😀

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 18:56

        Anch’io ovviamente parlo sempre di gusto personale, di alchimia che a volte irrazionalmente non ti fa apprezzare qualcosa. E anch’io amo vedere film di ogni epoca: i film di Chaplin valgono? Perché mi sa che ho visto solo quelli prima degli anni Venti 😀

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 19:21

        Eh, qui il giudizio è del tutto offuscato dal gusto personale perché Chaplin lo conobbi da bambino con Tempi Moderni, Il Grande Dittatore e Un Re a New York e me ne innamorai senza riserve. Oggi, con l’occhio dell’adulto, continuo ad amarlo allo stesso modo ma la “classifica” dei film è cambiata abbastanza radicalmente, per quanto possa cambiare una classifica basata su una manciata di film (parlo dei lungometraggi ché del resto ho una conoscenza molto vaga e superficiale).
        Oggi come oggi considero il suo capolavoro Luci della Ribalta che invece la prima volta che lo vidi non mi piacque molto perché piuttosto triste.
        Poi vabbé praticamente li amo tutti da Il Monello in poi, anche quelli che ho visto per la prima volta molto molto tempo dopo e che quindi non sono soggetti alll’affetto incondizionato dei ricordi d’infanzia. Faccio prima a dirti che La donna di Parigi non è un film che rivedo con particolare piacere e trasporto (a dirla tutta non l’ho proprio più rivisto dopo la prima visione e quindi posso spingermi a dire che non mi piace ;D); Un Re a New York ha i suoi momenti divertenti ma l’ho molto ridimensionato rispetto all’infanzia e lo colloco all’ultimo posto tra quelli che mi piacciono; La Contessa di Hong Kong è proprio un film venuto male, l’ultimo di Chaplin che qui fa solo il regista e lo sceneggiatore più un cameo (come anche ne La donna di Parigi).

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 19:27

        Concordo pienamente 😉
        Per il Zinefilo mi capita molto spesso di vedere film a distanza di vari decenni, magari titoli che ho visto da bambino e che ricordavo divertentissimi… per poi scoprirli orripilanti! Come si fa a giudicare un film fuori dalla sua epoca? (A pate quando tutti dicono che è un capolavoro senza tempo, allora ho più piacere a smontarlo, se merita di essere smontato 😀 )
        Quello che tu citi di Chaplin a me è successo con Dario Argento, giusto per fare un esempio. I suoi classiconi li ho visti con almeno dieci anni di ritardo, se non venti, quindi proprio non riesco a farmeli piacere: magari se li avessi visti quanto tutti i miei compagni di scuola li vedevano e li amavano, sarei un suo fan anche io.
        P.S. Certi film di Chaplin mi hanno fatto piangere a dirotto: mi ricordo ragazzino, lì davanti alla TV pronto a ridere, invece Charlie ti spezzava il cuore… Ma l’ho amato anche per questo.

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 19:36

        Ahahahah! Stavo giustappunto pensando che eravamo ampiamente off-topic ma non mi capita spesso di fare discussioni nerd (cinematografiche o fumettistiche che siano) come una volta perciò quando capita l’occasione mi ci butto a pesce 😀

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        16 Maggio 2017 at 19:34

        Proprio poco tempo fa, parlando di Leo Ortolani e di Zerocalcare (ma con in mente Chaplin), scrissi da qualche parte che solo i più grandi sono in grado di farti ridere e piangere, divertire e riflettere, nella stessa opera senza cadute di tono, senza scadere nel pecoreccio o nel patetismo. Chaplin, per il momento in cui l’ho vissuto io, è per me il più fulgido esempio di questo.
        Che ci crediate o no, non ho mai visto un film di Dario Argento. E’ che proprio non sono un fan dell’horror, ho questo limite.

      • Lucius Etruscus

        16 Maggio 2017 at 19:41

        Non lo faccio apposta, ma concordo anche stavolta ^_^ Ridere e piangere non sono antagonisti ma parte della stessa emozione. Adoro quando Ortolani passa con disinvoltura dalla commedia al dramma profondo, perché ha uno stile intenso e senza cadute di stile. (A meno che la situazione non lo richieda! Credo davvero che se un autore sa farti ridere di cuore allora sa farti anche piangere di cuore.
        Teoricamente io sarei un fan dell’horror, ma a conti fatti sono più i film horror che non mi sono piaciuto di quelli che mi sono piaciuti 😀 Per fortuna amo tutti i generi e non sono razzista, quindi alla fin fine sono fan del cinema in generale. Ma non di Dario…

  • nonchalance

    17 Maggio 2017 at 19:00

    Sarò masochista io ma, dopo aver rivisto “Prometheus” a distanza di cinque anni, sono tornato a rivedermi questo a pochi giorni dalla mia prima visione..quindi – appurato che “un senso non ce l’ha” – ho voluto guardare più in là, per capire cosa mi era sfuggito di “colto” nella prima visione!
    Provo ad elencare quello che mi ricordo, per chiedere lumi a chiunque capiti qui..
    – la sedia disegnata da Bugatti
    – la prima delle due sinfonie di Wagner (la seconda è “L’entrata degli dei nel Valhalla”)
    – il brindisi che Walter si sente obbligato a fare perchè: “se a Roma..”
    – citazione di un versetto di – scusate l’ignoranza – un certo Barney/Barrey 18:18
    – altri versetti riconducibili al poema epico “Paradise Lost” (in italiano “Paradiso perduto”) > titolo iniziale del film, quando ancora si parlava di VERO sequel di “Prometheus”. Quindi, pur non essendo sicuro provengano da lì, ricordo: “la mano stanca è quella del diavolo(?)”, “meglio essere dio all’Inferno che vassallo in Paradiso” e, forse, qualcun’altra.
    ..se ne ricordate altre, fate pure!

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    • Evit

      17 Maggio 2017 at 19:15

      C’era la frase “idle hands are the devil’s workshop” che ho identificato subito ma penso abbia un qualche equivalente italiano, seppur non molto usato (devo ricontrollare com’era nel film, sicuro che parlassero di mani “stanche”?). Noi diciamo più facilmente che “l’ozio è il padre dei vizi” ma infilarci il diavolo di mezzo forse era più importante in quel contesto.
      Prometto di vagliare ancora meglio i dialoghi italiani quando uscirà in DVD/BluRay, che sia peggio di quanto ricordi??? Davvero diceva “se a Roma”?

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      17 Maggio 2017 at 19:46

      La mia scarsa memoria comunque mi fa confermare tutto quanto scritto, e l’autore è Byron (con sgommatina di Shelley). Diciamo che il testo è così alto da citare ogni banalità esistente nelle scuole elementari anglofone.
      Le mani son “pigre” e sull’argomento consiglio caldamente l’horror comico “Idle Hands”, dove una mano pigra… diventa davvero indemoniata!
      “Serve in Heaven or reign in Hell?” dice IMDb, ma in realtà “Alien: Covenant” è un Bignami della frase fatta da snocciolare fingendosi intelligenti: ovviamente che sia tutto angofono, perché se ad un inglese citi un francese o un russo quello sviene…

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      17 Maggio 2017 at 19:51

      “Se a Roma” è il modo profondo e completo con cui lo sceneggiatore folle ci spiega perché mai un androide dovrebbe bere alcol, o semplicemente perché mai dovrebbe bere. E’ un tema complesso che già affrontò Asimov negli anni Quaranta, ma stranamente nonno Isaac non risolse la cose con un’espressione di tre parole 😀
      Ah, a proposito: a meno che David non avesse piantato bulbi di papiro sul pianeta, com’è possibile che abbia costituito una vera e propria biblioteca di rotoli? Visto che questa forma di conservazione della memoria non ha senso – un androide ha già memoria! – saranno rotoli costruiti come facevano gli antichi… cioè coi fichi? 😀

      Rispondi
      • Evit

        17 Maggio 2017 at 19:54

        David aveva fatto irruzione nell’equivalente alieno del National Museum di Londra, trovando antichi papiri sbiaditi ha deciso di usarli come carta da culo. Quella era la sua scorta. Non sappiamo a cosa serva la carta igienica ad un androide ma quando sei a Roma…

      • Lucius Etruscus

        17 Maggio 2017 at 19:55

        ahahah e magari con i tarzanelli ci ha disegnato schizzi di creature aliene 😀
        Me lo vedo David davanti ad una tazza, guardarsi in giro, scuotere le spalle e calarsi i pantaloni: “Se a Roma…”
        Visto che gli Ingegneri lo prendevano in giro, lui poi si è vendicato…

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        17 Maggio 2017 at 19:59

        Se avete visto Hunger di Steve McQueen, sempre con Fassbender, non è difficile immaginare la scena.
        When in Rome…! (non c’entra niente ma visto che lo scrivevano tutti…)

      • Lucius Etruscus

        17 Maggio 2017 at 20:14

        Ricordo che nel commento audio di Alien vs Predator Anderson diceva che il titolo del film porta una scritta in alfabeto morse che dice “il nemico del mio nemico è mio amico”, perché l’autore credeva tanto in questa frase, fallendo miseramente. Ma Scott ha capito che devi moltiplicare tutto: dieci frasi fatte, due scene di donna sotto la doccia con mostro in giro, due alieni bellocci che si suonano il piffero a vicenda, tutto di più! 😀

      • nonchalance

        17 Maggio 2017 at 20:07

        AHAHAH
        Tranquillo che, se anche questo non accontenterà la maggior parte dei TRUE fans, ce lo racconterà nei due sequel originali di “Prometheus”!

    • Evit

      20 Settembre 2017 at 13:21

      L’articolo è stato scritto dopo una visione al cinema dove alcune cose possono sempre sfuggirmi. Comunque ora che me lo nomini ricordo di questo buffer di comunicazione, credo che lo ignorai perché effettivamente è poi risultato parte di un gergo che non ha equivalenti in italiano. Anche qui però vado a memoria, quando è uscito il film, un anno fa? Appena lo riguardo in Blu Ray ci faccio caso.
      Ciao

      Rispondi
      • supadupa

        20 Settembre 2017 at 14:46

        Ciao Evit, dopo aver ristabilito la piena funzionalità delle vele solari, “T” riceve una comunicazione nel suo casco mentre sta rientrando nella Covenant. L’equipaggio analizza il casco e “Walter” se ne esce con la frase “Un’interferenza radio, probabilmente. Il tuo casco l’avrà captata perché era molto lontana, oltre i nostri buffer di comunicazione”. In effetti “buffer di comunicazione” è un tecnicismo, ma non spiega perché la trasmissione sia stata captata dal casco e non dai supposti potenti mezzi della Covenant … Per fortuna “Walter” non ha voluto spiegare la cosa così come faceva il maggiore Samantha Carter in SG-1 …
        😉

      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        20 Settembre 2017 at 15:12

        Lo capisco! Pure io, ma dopo Alien 3 non ce l’ho più fatta a seguirlo. Plaudo alla vostra pazienza! 😀

      • Evit

        20 Settembre 2017 at 15:01

        Allora ricordavo bene. Diciamo che è più una stronzata della trama (una delle tante) piuttosto che della traduzione italiana. In questo caso confermo che “buffer su comunicazione”, non è errato ma come giustamente fai notare porta più quesiti che risposte.

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