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Doppiaggi perduti – Fritz il gatto (1971)

by su 15 aprile 2018

Locandina italiana di Fritz il gatto

Fritz il gatto, anche noto come Fritz il pornogatto, è per molti appassionati l’emblema dei danni che può fare un direttore di doppiaggio a cui viene lasciata massima libertà creativa di sconvolgere l’opera che dirige. So che qualcuno di voi sta già annuendo ed è inutile dirvi che tali stravolgimenti in realtà sarebbero spesso da imputare alla distribuzione italiana e non necessariamente a chi adatta e dirige il doppiaggio ma poco importa, il risultato finale è ciò che conta e Fritz il gatto è considerato, a ragione, uno dei peggiori adattamenti italiani mai realizzati, con un pesante uso di dialetti nostrani in sostituzione dello slang americano e battute alterate che stravolgono lo scopo stesso dell’opera, dal nominare Mike Bongiorno (già sentito in Flash Gordon) al lamentarsi dell’IVA.

Ma se vi dicessi che la “versione dialettale” tanto aborrita di cui tutti si lamentano non è altro che un ridoppiaggio?

Locandina pubblicitaria italiana di Fritz il gatto (1972), distribuzione Medusa

Un ridoppiaggio “d’epoca”

Quello di Fritz il gatto sembrerebbe essere un caso più unico che raro nella storia del doppiaggio italiano. Chi lo vide alla sua uscita, nel 1972, testimonia un doppiaggio ben diverso, fedele alle intenzioni del regista Ralph Bakshi, senza dialetti e con il titolare protagonista doppiato da Giancarlo Giannini, come lo stesso Giannini confermò nel 2009 in un’intervista a La7 nel programma Niente di personale (al momento non più reperibile). Questo doppiaggio “normale” non fu mai più udito dal 1972.

Infatti, già nel 1973, quando la versione che definiremo “normale” ancora girava per le sale italiane, alla stampa arrivavano le prime segnalazioni di un nuovo doppiaggio demenziale che abbandonava la denuncia e qualsiasi parvenza di impegno sociale in cambio di un uso spropositato dei dialetti italiani e battute italiote mirate evidentemente ad un pubblico meno intellettuale.

Riporto qui un trafiletto de’ “L’Unità” del 1 febbraio 1973 dove il giornalista che si firma “g. f. p.” fa un preciso resoconto di ciò che stava accadendo alla distribuzione di Fritz il gatto sulla base di un’indagine del critico cinematografico Vittorio Albano de’ “L’Ora” di Palermo:

 

Per « Fritz il gatto » versione manipolata

Dalla nostra redazione
PALERMO, 31

Della edizione italiana di Fritz il gatto, il lungometraggio a disegni animati dello americano Ralph Bakshi, circolano sul mercato due diverse e praticamente opposte versioni: l’una (adoperata per le prime visioni) che ricalca correttamente la colonna sonora originale, rispettando l’ironia del velleitario inventore del cosiddetto « pornogatto »; e l’altra invece (rifilata al circuito secondario) che stravolge completamente il senso del film e appiattisce ogni cosa a livello dei peggiori sottoprodotti cinematografici, offendendo ogni criterio di buon gusto.

L’esistenza di due differenti doppiaggi – evidentemente realizzati dalla casa distributrice per giocare la carta « culturale » senza precludersi la possibilità più grossolana di imporre a settori di pubblico relegati in una sorta di lager del sottosviluppo mentale – è stata accertata dal critico cinematografico dell’Ora di Palermo, Vittorio Albano, sulla base della segnalazione di un lettore. Albano ha quindi effettuato un sommario raffronto tra le due colonne sonore, traendone una impressionante ed emblematica misura della opera di travisamento, di mistificazione e mercificazione clandestina del distributore su Fritz il gatto.

Nella edizione originale (e nel doppiaggio numero uno) il personaggio di Bakshi è una sorta di «contestatore » che nei bassifondi di New York viaggia attraverso droga e conflitti razziali, antisemitismo e violenza poliziesca, ipocrisie e mistificazioni in un universo assurdo e decadente che, secondo l’autore, costringe inevitabilmente alla evasione, all’erotismo appunto come fuga.

Nel doppiaggio numero due tutto questo sparisce (quindi via, ad esempio, tutte le battute più pungenti di Nixon, sul problema negro, sulle altre scottanti realtà USA), tutto tranne il sesso naturalmente, che viene condito di qualunquismo, di razzismo, di incredibili volgarità « comiche ». Così, i membri del Black Power sono trasformati in immigrati meridionali che si lamentano per l’IVA («che non è la Zanicchi, come la Vanoni non è l’Ornella »!), i poliziotti parlano in siciliano o in napoletano, la gatta-ragazza di Fritz è una piemontese nostalgica di Torino, la prostituta negra parla in emiliano, una cavalla in calore parla come Sofia Loren stile « pizzaiola », (e quando lo amante la sevizia, lei sbotta in un: « Carletto, abbiamo rotto i… ponti »), eccetera.

Insomma, a prescindere dal valore dell’originario Fritz come di qualsiasi altro film, c’è proprio da chiedersi con Vittorio Albano « in che modo gli autori di cinema vengano tutelati in Italia, se un intellettuale qual è Ralph Bakshi, velleitario finché si vuole, ma con pieno diritto di esprimere le proprie opinioni, può passare tranquillamente per un autentico imbecille »

g. f. p.

Le ragioni (presunte) del doppiaggio dialettale

Quando negli uffici del distributore Medusa si sono trovati Fritz il gatto tra le mani qualcuno avrà sudato freddo; essere il primo cartone per adulti garantiva di non poter attingere al salvadanaio e alle paghette dei marmocchi, quindi a chi venderlo… e come? Gli spettatori italiani maggiorenni di quel periodo storico erano divisi in due gruppi agli antipodi: gli intellettualoidi e i gonzi. Il guaio è che generalmente un gruppo ignorava i film destinati all’altro e ciò voleva dire previsioni di guadagni ulteriormente dimezzati.

Chissà chi avrà avuto l’idea geniale (se spuntasse fuori il nome vorrei stringergli la mano) di creare da subito due versioni diverse per soddisfare il maggior numero di spettatori italiani; due doppiaggi, uno destinato agli intellettuali, l’altro per gonzi!

Un’idea diabolica e persino comprensibile per l’epoca, solo che a noi, ai posteri, è arrivata solo la versione per gonzi!

Scena dal film Fritz il gatto, l'orgia degli animali nel bagno

Cosa sappiamo sul primo doppiaggio?

Della versione “normale”, destinata al pubblico intellettualoide degli anni ’70, si sa ben poco ma alcune cose possiamo supporle con cognizione di causa. Certa è la presenza di Giancarlo Giannini che all’epoca lavorava con la C.V.D., la stessa società di doppiaggio in cui lavoravano anche Mario Maldesi, Fede Arnaud e Oreste Lionello. Purtroppo oggi rimangono in vita pochissime persone che nel 1972-73 lavoravano per la CVD.

In un articolo intitolato La radicalizzazione di Fritz il gatto (The radicalization of Fritz The Cat, Den of the Geek, 2016) l’autore Tony Sokol scrive:

c’è un aspetto di Fritz che mi ricorda Mimì in Mimì metallurgico ferito nell’onore, uscito lo stesso anno, il 1972, e diretto da Lina Wertmüller dove Mimì, interpretato da Giancarlo Giannini, si imbatte nella rivolusione ma ne esce corrotto.

Che un personaggio doppiato da Giannini possa ricordare il personaggio interpretato in un altro film… quando si dice le coincidenze!

Riguardo all’adattamento, in base alle reazioni riportate anche dalla stampa possiamo dire con assoluta certezza che la prima versione non facesse uso di dialetti alla ricerca di effetto comico spicciolo e che fosse quindi più fedele alle intenzioni originali del regista.

Al momento non ci sono prove dell’esistenza di versioni home video con questo doppiaggio.

Dove si trova adesso il doppiaggio originale di Fritz il gatto?

Tutte le riedizioni note di Fritz il gatto hanno il doppiaggio dialettale. Lo ritroviamo nella prima VHS Domovideo (databile marzo 1988), lo ritroviamo nella ristampa cinematografica del settembre 1994, quando tornò al cinema per il 25° anniversario con lo slogan “il ritorno del pornogatto” insieme ad un nuovo visto censura (non più VM18 ma abbassato a VM14), idem nella VHS datata dicembre 1995 della RCS che fa uso della locandina del 1994.

Del doppiaggio originale possiamo supporre che in qualche garage privato si stiano decomponendo le ultime rara copie in formato 35 mm di quelle prime visioni del 1972-1973 destinate ad un pubblico meno volgare. Non so se esistono riduzioni 16 mm e Super8 per questo film, se esistono può sempre darsi che siano state fatte a partire dalla seconda versione, quella dialettale.

Foto di una pellicola cinematografica deteriorata

Probabile situazione attuale dell’originale Fritz il gatto

È possibile che Medusa conservi un master della colonna sonora con doppiaggio originale nei propri archivi, ma più probabilmente è stato tutto gettato nel fuoco o è marcito. Mi dispiace concludere gli articoli con queste note di pessimismo ma le probabilità che esista ancora da qualche parte in buono stato di conservazione sono onestamente basse e non voglio darvi illusioni. Se volete assillare Medusa affinché le vada a cercare ditegli pure chi vi manda.

La versione per gonzi

Il doppiaggio dialettale di Fritz il gatto le spara grosse da subito quando, nel primo minuto di film, in cima ad un grattacielo di New York sentiamo questo scambio di battute tra un operaio barese ed uno toscano:

Scena di apertura di Fritz il gatto con degli operai in pausa pranzo
– Sai chi è arrivato dall’Europa? Ti ricordi Romeo, il gatto del Colosseo? Adesso si fa chiamare “il gatto Fritz”.
– Ma cosa tu mi racconti?

Invero, cosa mai ci stanno raccontando!? Vien da sé che Fritz parla in romano (con la voce di Oreste Lionello) e non so quanto seriamente fosse lanciato quel riferimento a Gli aristogatti – che potremmo quasi additare come istigatore di malsane trovate, avendo sdoganato l’idea che un gatto che parla romano possa far colpo sull’immaginario collettivo italiano (dell’uso dei dialetti ne’ Gli aristogatti ne abbiamo già parlato). Ogni altro personaggio newyorchese di Fritz il gatto è proposto in chiave italica, sfruttando tutti i dialetti esistenti con la scusa di aver spostato la trama a Little Italy e non più ad Harlem. Ma i dialetti non sono il vero problema.

 

Scena di Fritz il gatto, poliziotti maiali che si avvicinano alla folla

Il problema è l’adattamento “comico” che punta a far ridere con quel genere di battute disarmanti da comici dilettanti. Perché, dopo tutto, il Fritz the cat originale di comicità non ne ha poi tanta, o per lo meno niente che vada oltre il farci sghignazzare in specifici momenti. Magari può far ridere (internamente) che i poliziotti siano letteralmente dei maiali, proprio negli anni in cui venivano chiamati “pigs” dai sessantottini americani, oppure possono far ridere delle singole battute, ma in generale i dialoghi di Fritz the cat non mirano mai a strappare alcuna facile risata. Di prettamente “comico” non ha nulla.

La versione per gonzi di Fritz il gatto invece decide di sfruttare le immagini che scorrono su schermo per creare un prodotto tutto ad uso e consumo del Bagaglino, così a tutti gli effetti diventa “il film animato del Bagaglino” perché l’adattamento sembra essere scritto dagli stessi autori di quel gruppo comico (presumibilmente Lionello stesso), un esperimento che poi verrà ripetuto pochi anni dopo per il film Monty Python e il Sacro Graal, già tristemente famoso proprio per il suo copione, adatto più alle routine “comiche” italiane di terz’ordine che ai rinomati comici inglesi.

Fritz il gatto corvo che fa un facepalm

il “facepalm” che ci accompagnerà per tutto il film

Se non vi foste ancora convinti che Fritz sia in realtà Romeo il gatto del Colosseo degli Aristogatti, il doppiaggio dialettale ce lo ribadisce una seconda volta quando Fritz, in un fuori campo, intona uno stornello

Lassateme passa’ / io so’ un Romeo / Sto qua perché me stava / pe crolla’ sopra er Colosseo

La vera trama (in breve)

Nella versione originale, Fritz è uno studente universitario in una New York della metà degli anni ’60 che, invece di studiare, preferisce spassarsela con droghe leggere e ragazze. Le sue peripezie da bianco privilegiato alla ricerca (mai molto sincera) di una qualsiasi causa sociale da combattere lo portano a indurre una rivolta ad Harlem e ad essere coinvolto in un’azione terroristica ad opera di sadici criminali neonazisti.

La trama gonza

Romeo, il gatto del Colosseo del film Gli Aristogatti, 50 anni dopo aver conosciuto la gatta Duchessa a Parigi, è sbarcato a New York dove si fa chiamare Fritz. È visibilmente invecchiato perché adesso il suo pelo si è ingrigito e non più arancione, ma riesce comunque a spacciarsi per uno studente universitario e fa strage di pollastrelle ingenue. Non sappiamo perché, ma negli oltre 50 anni che sono passati dagli eventi degli Aristogatti gli umani sono stati sostituiti dagli animali, che adesso lavorano in tutti gli strati della società – ma questi sono dettagli intuibili dalla battuta di apertura e mai esplorati veramente nel film.

Scena da Fritz il pornogatto, Fritz in macchina con la fidanzata torineseNelle sue avventure da studente svogliato, Fritz si rende conto di aver speso troppo per una prostituta e va ad incitare una sanguinosa rivolta per chiedere l’abbassamento dei prezzi delle prestazioni sessuali e la riapertura dei casini. Per scappare dagli sbirri che lo cercano, la fidanzata torinese gli propone di tornare in Italia (in automobile) promettendogli un posto alla FIAT ma Fritz fugge dalle sue responsabilità e, facendo l’autostop, finisce in una gang di motociclisti nazisti (ex-SS con tanto di accento teutonico che più ovvio non si può), questi useranno Fritz per un atto terroristico che consiste nel piazzare dei botti di capodanno in una centrale elettrica per farla saltare. Al risveglio in ospedale viene visitato da tutte le sue ex con le quali inizia un’orgia. Potremmo considerarla quasi una scena parallela al finale di Arancia Meccanica se Malcom McDowell cominciasse improvvisamente a strillare come Gene Wilder in Frankenstein Junior.

L’adattamento gonzo

Sentir parlare di “scioperi, scioperi, scioperi” nelle prime battute del film potrebbe dare l’illusione che con l’adattamento italiano di Fritz il gatto si vogliano contestualizzare i dialoghi alla situazione nostrana di inizi anni ‘70, il problema è che non basta dire “scioperi” per rendere i dialoghi intellettuali.

Il film, in lingua originale, apre in realtà con il monologo di un operaio (una registrazione “vera” catturata dalla strada dal mangianastri di Bakshi) che si lamenta di come sia inutile educare i propri figli alla vecchia maniera visto che alla fine la figlia ti si presenta comunque a casa con “un tizio”. Il pensiero semplice di un uomo qualunque che in italiano viene sostituito da un logorroico tentativo di ironizzare sul fatto che la notizia dei tanti scioperi è data da un programma che si chiama “Italia che lavora”. Cioè si va a cambiare le parole semplici dell’uomo comune, non sofisticato, in battute certamente artefatte ma più pedestri del discorso originale che quantomeno sembrava essere genuino. In altre parole la vera mediocrità dell’uomo della strada diventa l’accidentale mediocrità del comico “impegnato”.

Il target, dal film originale all’adattamento dialettale, è cambiato radicalmente, se il target è l’italiano medio che ride alle battute del Bagaglino.

Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz al bar

“Secondo me i vaffa si sprecheranno”

La triste realtà è che i dialoghi italiani di Fritz il gatto fanno leva sulle peggiori banalità di cui il popolo disquisiva al bar dopo aver sentito di sfuggita il telegiornale. L’impegno politico in gran parte dei casi si limita a nominare più volte Settembre Nero, che in realtà serve da scusa solo per sottolineare la bruttezza di Golda Meir (per ben due volte) e far ridere il popolo dei baretti. Una donna brutta, ahah, che risate! Da qui a “culona inchiavabile” di berlusconiana memoria è proprio un attimo.

Tanto per rimanere su discorsi ad alta levatura, Fritz non si fida della pillola anticoncezionale (“vedi a fidasse della pillola?”) e poi, attaccato al culo di una donna, canta…

“tuppe tuppe marescia’, arapite so’ n’amico”

Scena da Fritz il gatto, Fritz attaccato al culo di una donna gigante

Questo per farci capire la finezza dell’adattamento italiano che cerca (e sottolineo cerca!) di far ridere in ogni singola battuta, aggiungendone di inedite e fuori campo anche quando in originale non ci sono dialoghi.
Ebbene, se farci ridere è lo scopo dell’adattamento italiano, esploriamo tutte le battute di Fritz il gatto per verificare quanto sia efficiente nel farlo. Se non lo faccio io in questo blog, non lo farà mai nessun altro. E quindi…

La dubbia comicità del Bagaglino

Le battute (completamente inventate di sana pianta) del doppiaggio dialettale di Fritz il gatto si possono dividere in due grandi categorie: quelle del tipo “non state ridendo?” e quelle del tipo “ma perché!?” ed eccovi le migliori. (Vi ricordo che sono battute inventate di sana pianta.)

 

Scena di Fritz il gatto con poliziotti maiali che salgono le scale

– Fai le scale!
– Do, re, mi, fa…
– E non fare lo spiritoso!

Non state ridendo?


Scena dal film Fritz il gatto, un personaggio parla con accento siciliano elogiando l'hashish

Evviva l’hashish! Evviva la Shishilia! (con cadenza siciliana)

Non state ridendo?


Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz spara al cesso dopo aver rubato la pistola al poliziotto Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz spara al cesso Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz spara al cesso

Ho fatto centro! Ho fatto centro! Che sur-cesso!

Non state ridendo?


Scena dal film Fritz il gatto, Fritz in sinagoga si nasconde nella barba di un rabbino

Vuoi vede’ che so’ carabinieri? Si travestono sempre!

Ma perché?


Scena dal film Fritz il gatto, i poliziotti maiali in una sinagoga

Scena dei poliziotti in una sinagoga

Trattali bene, questi sono clienti.

Ma perché?


Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, scena dell'incendio all'università

– Oh, qua s’è incendiato tutto. Quanto me dispiace… che m’è annato a fuoco pure l’indirizzo della casa squillo. Mejo chiamare li pompieri. Pronto?
– Pronto! (sempre Lionello, con accento “napoletano”)
– 
Accorete prontamente.
– 
Adesso non abbiamo macchine.
– Allora mandate qualcuno che c’ha freddo.

Non state ridendo?

Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, discorso al bar tra due corvi

Io non posso mollare questa città… perché non riesco ad attraversare la strada.

Mi sa che abbiamo trovato l’autore delle battute del Cucciolone.

Scena da Fritz il gatto, Fritz in viaggio in auto con la fidanzata

Soli come uno scaracchio su un tombino.

La famosa solitudine degli scaracchi sui tombini (?). Mah.

Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, scena violenta della mucca pestata a sangue
Vieni dalla tua Sofia […] Carletto, guarda che a questo punto abbiamo rotto… i ponti.

Il riferimento è a Carlo Ponti, produttore cinematografico sposato con Sofia Loren. Ma perché?

Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, battute del Bagaglino sulla FIAT

Quando me ne sono venuto via dall’Italia, la FIAT era in crisi. E sapete perché? Perché dalla catena di montaggio era uscita una macchina uguale alla precedente.

Arriva dopo un po’ ma comunque non fa ridere. Non state ridendo?

Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, corvi che discutono al bar

Tu lo sai perché mettono tanti semafori? Perché hanno capito che con i semafori è l’unico modo per aumentare il verde in città.

Questa non la accetterebbero neanche per il Cucciolone.

Scena di Fritz il gatto, corvi al bar

– Ma te, scusa, hai capito la faccenda dell’IVA?
– Che dici dell’IVA?
– In CU-alche maniera sarà la diminuzione
– In CU-alche maniera sarà l’INCU-l’aumento
– Ma ci sarà qualcuno che ha capito la faccenda dell’IVA?
– Un sistema facilissimo. Mi’ zio c’è morto.
– In fatto de tasse io ho capito solo che l’IVA non è la Zanicchi… e l’Ornella non è la Vanoni.
– 
Ma che vuol dire IVA?
– Secondo me iva…
– Imposta sul valore aggiunto.
– Secondo me iva…
– Imposta sul valore aggiunto?
– E ME FATE FINI’??? Secondo me… i vaffa se sprecheranno!

 

Se non l’avete ancora capito, nel 1972 l’IVA era l’argomento caldo del momento, preda di facili battute, perché era stata appena introdotta! L’Unione Europea l’aveva suggerita in sostituzione della precedente e più complessa IGE anche se l’IVA è stata percepita come più ingiusta dal popolino. E l’autore dell’adattamento di Fritz il gatto era così compiaciuto da queste battute da bar che neanche quattro anni dopo le ripropose anche nel copione di Monty Python e il Sacro Graal.

Estratto dal copione italiano di Monty Python e il Sacro Graal, battuta sull'IVA

E si suppone che l’autore sia proprio Oreste Lionello che in questi copioni riciclava il materiale dei suoi sketch comici del cabaret e ne era tanto affezionato che dal ‘72 ha continuato a riproporli per più di una decade visto che nel 1983 al programma “Al Paradise” ancora ritornava la medesima battuta:

Più IVA. Che IVA? I va’ a morì ammazzati li devi mettere in conto

Quand’è che il troppo è troppo?

Ma torniamo al nostro adattamento per gonzi che inventa battute su battute mettendo completamente da parte il copione originale ed è così afflitto da horror vacui che, anche quando non ci sono dialoghi, la traccia italiana ne vomita in continuazione. Facessero mai ridere, ne avremmo guadagnato qualcosa, ma è un copione pe’ fa’ ridere i gonzi e quindi giù di battute su donne brutte e froci. E come te sbagli?

‘Ndo stanno le femmine? Non è che poi arriva un frocio? Aò, mica voglio infrocia’ un frocio.

L’epifania rivoluzionaria post-canna che Fritz ha durante il rapporto sessuale con una prostituta di colore viene sostituita da Lionello con un…

Scena da Fritz il gatto, Fritz ha un'epifania mentre fa sesso con una prostituta
Oh! Ora che me ricordo… a’mo pagato un sacco de sordi per ‘sta budellona.

Che classe quando la satira politica sui borghesi che si fanno prendere da smanie rivoluzionarie del momento cede il passo al denigrare le prostitute che si fanno pagare più di ciò che valgono! Ma ai gonzi fa ridere. E così invece di unirsi alla causa “nera” come nella trama originale, la rivolta del Fritz gonzo ruota intorno al prezzo delle prestazioni:

Scena da Fritz il gatto, Fritz sul tetto di un'automobile incita la folla a rivoltarsi
Rivolta! Rivolta! Popolo, basta con le battone da 120 a botta, e così che s’arza il costo de la vita. Qui come s’arza il pesce cresce la carne. Alla rivolta! Rivoluzione! Aprimo le case e chiudemo li marciapiedi. È ora de finlla di mantene’ i papponi. So’ loro che succhiano il sangue a ‘ste povere creature, alle mignotte. Essi sono mignatte, le mignatte delle mignotte!

Che sia un copione moderno e all’avanguardia ce lo ricorda anche la canzone del coro Cetra quando canta “tutte uguali queste donne, al momento di incastrarti sono sempre pronte a farti la promessa più solenne, ma poi quando hai detto sì, vedi che non è così. Tutte uguali queste donne, per avere da te tutto ti mentiscono di brutto, queste figlie di N.N., ma poi quando hai detto oui, cambian da così a così, ma poi quando hai detto ja hai finito di campa’, ma poi quando hai detto OK sono cavoletti tuoi”.

Scena da Fritz il gatto, cavalla Sofia viene pestata a sangue

U Maronna miiij!

Quando la donna di un membro della gang di terroristi neo-nazisti viene pestata a sangue dal suo compagno e dagli altri membri della gang, la crudezza della scena (sangue a fiotti) viene smorzata dall’accento napoletano, e le offese originali rivolte alla gang sull’essere froci nazisti e omosessuali repressi (mentre loro la colpiscono a suon di catene di ferro) diventano “ricchione fallito”, “fetentone” e “voi non sapete come si tratta una donna”.
Questo non è adattamento, è istupidimento.

A questa scena segue Fritz/Lionello che canta (fuori campo) “fior di mimosa, si lui te mena nun fa’ a scontrosa. Tanto vedrai che prima o poi te sposa” per rincuorare la donna picchiata a sangue… e quando le mette una giacca sulle spalle per non farle prendere freddo non perde occasione (sempre e solo in italiano) per commentare sulla sua stazza: “mettiti ‘sta giacchetta. Ammazza che spalle! E quanto porta, 84?”. La cosa che rende gravi queste battute è che non hanno alcun corrispettivo in inglese, sono letteralmente aggiunte in momenti privi di dialoghi dell’originale. Dalle battute aggiunte è evidente la destinazione del prodotto, sono sicuro che molti gonzi hanno riso alla ridicolizzazione della donna corpulenta pestata a sangue. Porta la taglia 84 e il ragazzo l’ha menata…

Scena dal film Quei bravi ragazzi dove il protagonista Ray Liotta ride in maniera esageratamente finta

Quando sul finale Fritz viene sfruttato per piazzare una bomba e salta per aria, all’ospedale dove viene ricoverato lo va a trovare la napoletana di prima che parla dell’annosa questione dei “botti” a Napoli.

Insomma, questo film doppiato l’ho passato a setaccio ma di comicità non ne ho trovata. Le battute che ho riportato qui non sono che la punta dell’iceberg perché i dialoghi italiani in realtà sparano una cazzata al minuto, l’ho cronometrato facendone poi la media su un campione di minuti, è un vero record!

Doc Brown dal film Ritorno al futuro che guarda l'orologio e dice: bontà divina, una cazzata al minuto

Doppiatori italiani di Fritz il gatto

Il cast di doppiaggio della versione dialettale di Fritz il pornogatto è scarsamente documentato (neanche una scheda sui principali siti enciclopedici sul doppiaggio) quindi abbiamo approfittato dell’occasione per confermare quel poco che era già noto da Wikipedia (4 voci) e per espandere la lista degli interpreti. Questa fin’ora è la scheda più completa mai realizzata sul doppiaggio di questo film.

Oreste Lionello: Fritz il gatto

Solvejg D’Assunta: prostituta (Big Bertha)

Giampiero Albertini: Ambrogio (Duke)

Renato Turi: poliziotto #1

Vittorio Di Prima: agente Nicolino (Ralph)

Claudio Capone: pappone di Bertha (Sonny)

Isa Di Marzio: corva che parla dell’IVA

Renato Cortesi: rabbino orbo/ “mandrillo” (formichiere) / “Carletto” (Blu il coniglio)

Willy Moser: corvo magro nel bar

Se volete segnalarci altri interpreti saremo felici di verificarli per voi, se possibile.

Conclusione

Che questo film animato sia stato usato come mezzo per riciclare battutine e battutacce destinate al cabaret del Bagaglino è cosa ben più grave della semplice scelta stilistica di adoperare i dialetti italiani. Fritz il gatto e Monty Python e il Sacro Graal sono una pietra tombale su Oreste Lionello come dialoghista e adattatore (sempre che si tratti effettivamente di lavori suoi) che certo non intacca la sua meritata fama di interprete (tanti sono stati gli elogi a Lionello come doppiatore su questo blog) ma spinge a domandarsi: quali altri danni non documentati avrà fatto? I primi sospetti erano già venuti dalle tante scelte bislacche nel copione italiano di Ghostbusters II e sono certo che abbia curato anche adattamenti “normali” ma se ne stanno accumulando troppi di tragici a suo nome.

Curioso poi che lo stesso Oreste Lionello si sospetti possa essere stato il dialoghista per entrambe le versioni, quindi sia del doppiaggio dialettale sia di quello “ufficiale”, come sospettano alcuni doppiatori che ho contattato alla ricerca di maggiori informazioni su questo film. Questa rimane al momento una mera supposizione.

Non ci sono mezzi modi per dirlo, Fritz il gatto va visto esclusivamente in lingua originale, se proprio vi interessa (di per sé non è proprio un capolavoro) perché il suo secondo doppiaggio, l’unico arrivato fino a noi, ci porta un film completamente diverso che ha solo le immagini in comune, nient’altro, e che al massimo potrei consigliare come un film di incoraggiamento per comici in erba, così che anche i peggiori possano dire: perfino io posso fare meglio di Fritz il gatto!

 

Joker che dice: ho dato un nome al mio dolore... e il nome è Oreste. Battuta alterata dal film Batman 1989

Ringraziamenti

Per le ricerche voglio ringraziare Francesco Finarolli (cinefilo e studioso di cinema), Leo (collaboratore di questo blog), Anton Giulio Castagna (direttore di doppiaggio), Melina Martello (doppiatrice e direttrice di doppiaggio), Antonio Luca De Tomaso (collezionista), Mauro Ferrari (collezionista).

34 commenti
  1. Paolo "Pisolo" Ciaravino permalink

    Articolo illuminante. Conoscevo a malapena questo cartone e non mi aveva mai interessato proprio perché sapevo avere un umorismo triviale lontano dall’originale versione cartacea di Fritz e ovviamente non conoscevo né sospettavo i guasti del doppiaggio.
    Una critica al giornalista sconosciuto de L’Unità che, se ho capito bene, definisce “velleitario” l’inventore di Fritz, Robert Crumb, che invece è uno dei massimi fumettisti underground della scena statunitense, e vorrei spezzare una lancia a favore di Lionello. Ferme restando le sue ottime qualità di interprete, che ovviamente Evit riconosce per primo, io lo ricordo anche (non vorrei sbagliare) come ottimo adattatore nel film Cyrano de Bergerac del ’90; ma lì magari s’è aiutato con la storica traduzione in versi di Mario Giobbe. Non conosco altri suoi adattamenti, quindi altrove potrebbe aver fatto danni, e come comico l’ho sempre trovato scarsino, ma volevo dire che “ha anche fatto cose buone” 😀

    • Leo permalink

      Io l’ho visto Fritz, sia in inglese che (ahimé) in italiano e devo dire che non conosco il fumetto, ma qui il gatto sembra un tipo superficiale ed opportunista. Un positivo che posso dare è che alcuni temi del film (e il modo in cui vengono trattati) sono ancora dolorosamente attualissimi (giudizio impensabile per il doppiaggio italiota), per il resto l’animazione lascia a desiderare a mio parere. Non so, magari dipende dal fatto che in Bluray non esiste e quindi siamo costretti a vedere un telecine in definizione standard che in realtà è sfocato quanto una vhs. Nella maggior parte delle scene i corvi quasi non hanno linee a definire il volto, sono macchie nere.
      Per quanto riguarda Lionello non sei il solo a riconoscere la qualità del suo Cyrano perché l’ottimo Michele Kalamera ne tesse le lodi in questa intervista

      Da colleghi intervistati ricordo di averne sempre sentito parlare come uomo di cultura, come del resto anche Pippo Franco. Come interprete siamo in tanti a riconoscerne la bravura. È solo che si prestava a fare stronzate, perché sapeva che c’era un pubblico che se le sarebbe bevute…
      Il guaio è quando ci restano solo quelle.

    • E vorrei pure vedere che andava a mettere dialetti e battutine su testi teatrali, ci mancherebbe! “Anvedi che naso c’ha ‘sto Ciranò, aò! Dove ‘o voi infila’?”
      Il guaio di Lionello è quando la distribuzione gli dava mano libera per “far ridere la gente” anche a costo di trasformare interamente le intenzioni del film… e lì son cazzi amari. I due esempi peggiori di doppiaggio italiano del resto ce li ha portati lui (presumibilmente).

    • Un altro stimato direttore che spesso ricorre in dialetti gratuiti è -ahimè!- Giorgio Lopez.

      Quando ci sta ti esce un capolavoro dell’adattamento come “mio cugino vincenzo”, quando non ci sta… be’, ci sono dozzine e dozzine di caratterizzazioni dialettali gratuite inventate sul momento e che fanno ridere solo lui (una su tutte: Scruffy di Futurama che ad un certo punto, dopo 5 stagioni, decide di farlo parlare come… l’ex presidente della repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro!)

    • Proprio oggi pensavo che sarebbe l’ora di elogiare Mio cugino Vincenzo

    • per curiosità: ma il “sequel” (le nove vite di Fritz il gatto) come è stato adattato? I doppiatori sono gli stessi del ridoppiaggio tragicomico, per cui ci spero pochissimo in un’improvvisa illuminazione sulla via di damasco (o quanto meno di un pentimento)

    • In realtà me lo domandavo anche io e non ho avuto il coraggio di recuperarlo ma ne sono certamente curioso. Per ora tuttavia devo prendere una pausa da Fritz, lavorare a questo articolo è stato un processo lungo che me ne ha fatti lasciare altri in sospeso. Prometto però che darò un’occhiata anche al seguito in futuro.

    • Per quanto riguarda i fumetti, c’è da dire che il fumettista non fu contento del film già in lingua originale, figuriamoci se sentisse il doppiaggio italiano.

  2. Personalmente trovo proprio aberranti certe battute.

    • È ufficialmente il film del gelato Cucciolone. Altro che “Pixels” e “Angry Birds”…

  3. Matt permalink

    Devo ammetterlo, sono un ammiratore di Bakshi, nonostante metà dei suoi lavori siano oggettivamente mediocri. Di questo doppiaggio originale ne ero a conoscenza ma non credevo fosse così raro. Certe cose posso succedere solo qui in Italia!! E comunque, io sono piuttosto sicuro che una copia si troverà in giro, ho visto recuperati film molto più vecchi, e soprattutto, molto più rari. Speriamo bene!

    • A questo punto possiamo solo sperare che Medusa faccia un serio lavoro di ricerca negli archivi, speriamo non siano marcite tutte le registrazioni ed eventuali master. Cecchigori sul loro profilo Facebook “startup” ha detto di averlo cercato ma invano. Difficile sapere se lo hanno “veramente” cercato o se si sono limitati a fare una telefonata per chiedere “ce l’avete? No? Ok”.
      Anche all’estero non sembra ci sia alcun interesse a pubblicare questi film visto che l’unico formato disponibile è il DVD che ormai è bello datato (e in Italia neanche in DVD).

  4. Davide Serra permalink

    Andrea87 Il sequel è adattato abbastanza bene e la cosa strana/buffa è che di tanto in tanto si fa riferimento al film precedente. Solo che giustamente il doppiaggio italiano questa ignora il precedente adattamento per mentecatti (o menteGatti se preferite). Quindi è impossibile vedere i due doppiaggi consecutivamente cercando di capirci qualcosa. Detto questo il sequel è tutt’altro che imperdibile.

    • Se Lionello nel 1972 sentiva “mentegatti” te la rubava subito! Immagina il dubbio amletico di quando sono andati a doppiare il seguito: lo doppiamo stupido o lo doppiamo regolare? Di quale versione fare il seguito?

  5. Complimenti per l’articolo e per il tempo che hai dedicato all’argomento!
    Ti segnalo un altro esempio di film uscito nelle sale italiane in quegli anni con due doppiaggi, uno per intellettuali e uno per gonzi (magari il distributore era lo stesso?): “La pacifista” con Monica Vitti, del regista ungherese Miklós Jancsó (1970), alias “Smetti di piovere”: con il primo titolo era un film sulle contestazioni giovanili e le ideologie (oggi piuttosto datato); con il secondo, un misto di volgarità, di parodie e di battutacce in dialetto (che coprono, anche in questo caso, i silenzi). Per “fortuna”, il DVD italiano contiene entrambe le tracce audio.

    • Ciao Christian, ti ringrazio per i complimenti. Quello che mi dici va a confermare ciò che nel mio articolo era una mera supposizione ma comunque l’unica spiegazione sensata… nella sua insensatezza, cioè che i film potessero essere distribuiti con due doppiaggi, uno serio e un altro comico, così da tentare di soddisfare due fette di mercato che raramente si intersecavano. Oggi una cosa del genere sarebbe inaudita. Inutile dire che adesso DEVO recuperare questo film con Monica Vitti, eccezionale che lo abbiano pubblicato con i due doppiaggi! Suppongo che sia la versione Cecchi Gori, giusto?

    • Sì, il dvd Cecchi Gori (CineKult, quello con la cover con sfondo giallo) ha entrambi i doppiaggi, mentre quello Alan Young dovrebbe avere solo la versione “cafona”…

    • Aggiunto alla lista dei futuri acquisti, grazie per la segnalazione Christian. Non mi dispiacerebbe analizzarlo

  6. Non avevo contezza di questo orrore. Approfitto per i complimenti per il blog, di cui ho letto gli archivi e che ha contribuito a farmi riconsiderare le mie opinioni sul doppiaggio

    • Eheh, ti ringrazio. Non so se ti ho fatto riconsiderare in positivo o in negativo, del resto nel mio blog ce n’è per tutti i gusti visto che faccio sia apprezzamenti agli adattamenti fatti bene, sia critiche a quelli mediocri, sempre tra l’ironico e l’informativo… perché se non ne possiamo ridere almeno un po’ che gusto c’è. Di sicuro non faccio di tutta l’erba un fascio, come capita di sentire spesso sulla rete.
      Spero dunque che ti trattenga da queste parti per questo ed altro ;D
      Ancora una volta, benvenuto!

    • Semplicemente, pendevo (ma senza, credo, mai una vera adesione) verso un’estremistica adesione alla lingua originale, foss’anche con sottotitoli, se non per chi non conosce la lingua né sa leggere. Probabilmente per la pletora di doppiaggi atroci che esce adesso, non lo so. Questo blog mi ha appunto un po’ smussato, anche se nella fruzione personale scelgo quasi sempre la lingua originale, persino per lingue che non conosco

    • C’è da fare un bel distinguo, per quanto riguarda roba che passa su Netflix e molte serie che arrivano in TV, la lingua originale è semplicemente indispensabile! I tempi per doppiare sono andati riducendosi sempre di più e a certe ditte non frega niente della qualità (penso ai ridoppiaggi rumeni che ogni tanto compaiono su Netflix), queste ditte vogliono solo il prodotto economico e lo vogliono rapidamente e trovano sempre chi glielo fa a queste condizioni.
      A quelle condizioni è un miracolo che qualcosa venga fuori anche solo decentemente. Per Netflix lavorano anche professionisti famosi, quindi non è tutto pessimo ma non è certo luogo di piaceri per le orecchie. Su Netflix ho sentito le peggiori nefandezze e se qualcuno mi dice che guarda le serie TV in originale non posso che stringergli la mano, mi dispiace per coloro che lo trovano faticoso perché magari se le guardano in momenti della giornata in cui non possono prestare attenzione costante per la lettura dei sottotitoli.
      Anche io guardo serie su Netflix in inglese (specialmente se sono britanniche perché la mia formazione viene da lì) ma essendo bilingue non faccio molto testo a riguardo. Sul blog ho deciso di non parlare di serie TV perché alla fine non ne guardo molte e per fare una recensione di una serie mi ci vorrebbe molto più tempo e le cagate che fanno nei doppiaggi per la TV sono in numero troppo elevato per stargli dietro.

      Riguardo ai film dipende. Diciamo che di recente mi stupisco quando trovo un adattamento ben fatto dall’inizio alla fine, senza baggianate tipo gli inglesismi superflui o eccessivi, senza frasi che sembrano traduzioni dirette (sempre più comuni). Quando mi siedo al cinema penso sempre al peggio e negli ultimi anni, con mia grande sorpresa, è la Disney che sta dando il peggio di sé perché nei film di Spielberg, ad esempio, il controllo qualità è altissimo. Quindi si ritorna al discorso del “dipende”. Dipende da chi distribuisce il film, da quali supervisori ci sono dietro, quali direttori di doppiaggio… così tante variabili che è impossibile generalizzare.

      Molti dei miei lettori sono sicuro che guardino i film in inglese sottotitolati, non è una scelta alla quale sono contrario, anzi, se viene anche abbinato ad uno studio serio della lingua ben venga! Come facevo io ma ai tempi delle VHS… non hai idea della spesa e della rottura di palle per trovare quelle in inglese con sottotitoli in inglese.

      Non credo che l’apprezzare i film in lingua originale debba necessariamente andare a braccetto con il disprezzo per il doppiaggio, e se ho smussato qualche posizione tendente all’estremismo mi fa molto piacere, anzi, benvenuto tra noi curiosi. Del resto gli estremismi sono insensati in qualsiasi direzione. A me piace tirare fuori gli adattamenti belli e fatti bene, illustrare perché sono fatti bene proprio in virtù del mio essere bilingue (che ahimè mi limita alla sola lingua inglese), così da poter apprezzare il lavoro che c’è dietro e magari far capire cos’è il “buon adattamento”; allo stesso tempo parlo ironicamente di quelli adattati con i piedi, specialmente quando sono vittime di mode del momento (e questo vale sia per le oscenità di Fritz il gatto degli anni ’70 che per i più moderni Captain America pieni zeppi di parole in inglese a volte al limite del comico). Tra questi poi ci sono anche gli errori ingenui che purtroppo capitano sempre (e quanti ne vedo anche nei sottotitoli!), i titoli alterati in maniera comica o poco sensata, i ridoppiaggi superflui… etc, etc, tanti ce n’è di argomenti di cui ridere in maniera “formativa”.

  7. Andrea Grandra permalink

    Bellissimo articolo

    • Grazie Andrea! Del resto avevamo già parlato del nostro amore per Lionello voce e i nostri profondi dubbi sul Lionello adattatore

  8. Emi9 permalink

    Un altro ottimo articolo, Evit. Aspettavo un tuo scritto su Fritz il Gatto da quando ho scoperto questo blog… Ti aspettavo al varco, insomma!

    Purtroppo, non posso fornire contributi utili, giusto una piccola testimonianza: ho visto il film doppiato, post 1994 – ma neanche tanto post, forse 1996 o 1997, chi si ricorda? – in un cinema d’essai (Lumière a Bologna), dunque ovviamente col doppiaggio gonzo. Ricordo che le poche note di sala sottolineavano appunto lo scempio, ma non abbastanza, certo non quanto avrebbe meritato.

    Anche per quanto riguarda Lionello, sono d’accordo al 100%. Interessante (e aberrante) la storia del doppio doppiaggio. E giustissimo sottolineare la profonda, incolmabile linea di demarcazione fra pubblico colto e pubblico trucido negli anni Settanta. Nel loro piccolo, anche onesti (e colti) lavoratori dell’industria culturale come Lionello hanno le loro belle responsabilità, tu che dici?
    E non so se la traduzione de “Il dittatore dello Stato libero di Bananas” l’abbia seguita lui – direttore del doppiaggio, leggo, il buon Maldesi, per la CVD – ma qualche sfumatura di comicità da avanspettacolo bagaglino c’è anche lì.

    • Emi9 permalink

      (aggiungo: le note di sala non facevano riferimento a un doppiaggio alternativo andato perduto)

    • Ciao Emi, ti ringrazio. Sono in tanti che me lo chiedevano da tempo e diciamo che stavo aspettando che mi venisse il coraggio di vederlo (sapendo che mi sarebbe toccato vederlo due volte, una in inglese e una in italiano). Penso ne sia valsa la pena, adesso sappiamo di quel periodo molto particolare degli anni ’70 dove distribuire lo stesso film con due doppiaggi paralleli era immaginabile.
      La mia supposizione sui motivi di questi due doppiaggi si è rivelata corretta alla fine visto che negli stessi anni un altro film impegnato fu distribuito con un secondo doppiaggio trucido. Mi sono affidato alla saggezza di Conan Doyle: una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità.
      La verità è che in un periodo storico italiano si facevano doppiaggi per intellettuali e per gonzi per migliorare gli incassi. Oggi sembra incredibile.

  9. Fabio permalink

    Ho letto l’articolo..veramente un fatto odioso!!! Cioe’ sono incazzato io che non conoscevo il cartone in questione,figuriamoci chi l’ha visto col primo doppiaggio e non potra’ piu’ sentire quell’audio!!!! Che poi…il secondo doppiaggio e’ stato effettuato anche da grandi doppiatori…nulla da dire su di loro…ma il modo in cui e’ stato stravolto tutto e’ grottesco!!!Ok…e come Indiana Jones alla ricerca della vhs perduta….io vado…!!!

    • Esistesse almeno un DVD con i sottotitoli tradotti correttamente, almeno gli italiani potrebbero vederselo così come dovrebbe essere. Invece niente, nemmeno il DVD esiste. Solo VHS (entrambe le VHS hanno il doppiaggio “gonzo”)

  10. anonymous permalink

    Almeno le canzoni del Quartetto Cetra sono carine…

    • Mmh, dici? Diciamo che sono tutt’altro, come del resto il doppiaggio stesso. Ce n’è una che non va nemmeno a tempo con il tizio che schiocca le dita e trovo che distragga molto, poi quella sulle donne che “ti incastrano” che, insomma, se la potevano risparmiare (ma è pur sempre in linea con l’adattamento “comico”). Mi domando piuttosto se nel primo doppiaggio ci fossero canzoni diverse.

    • anonymous permalink

      Ho detto ‘carine’, non ‘adatte’ 🙂 …

      Comunque ottima analisi di un’operazione vergognosa, eseguita nel tentativo di aumentare gli incassi, ma anche, diciamolo, nel tentativo di ravvivare un film non proprio entusiasmante…

    • Ahah, ok. Qualcuna lo era, carina.
      Di sicuro c’è stato anche il problema del film stesso che, come dicevo anche nell’articolo, non è poi questo capolavoro, anzi, se non fosse per la storia del doppiaggio per gonzi non staremmo neanche a parlarne e rimarrebbe uno di quei titoli per pochi appassionati.

      Per creare nuovi dialoghi divertenti, se questa era la necessità per la distribuzione all’epoca, ci sarebbe voluto qualcuno di più capace come Maldesi. Ma un’operazione simile forse Maldesi non l’avrebbe mai fatta.

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