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[Italian credits] Il sospetto (1941)

by su 6 luglio 2018

Pago con estremo ritardo una parte del debito di riconoscenza che ho con Matt, lettore del blog che mi ha inviato all’inizio dell’anno degli splendidi cartelli italiani da vari film: per non limitarmi alla semplice esposizione delle immagini e per spendere qualche parola sui film inviati da Matt, mi sembra il caso di partire con Il sospetto (Suspicion, 1941) di Alfred Hitchcock.


Origini, produzione e distribuzione di Il Sospetto

Wanger, Hitch e Grant

Il 1941 è l’anno dei destini.

Nel 1935 la RKO ha acquistato i diritti di un romanzo noir che il celebre giallista Anthony Berkeley Cox ha scritto firmandosi con lo pseudonimo Francis Iles: Before the Fact (1932). Da anni ogni tentativo di realizzare qualcosa con quel libro è andato a vuoto e ormai il progetto è destinato a giacere impolverato in una scrivania della casa produttrice. Nel 1941 lo raccoglie il produttore Walter Wanger, il quale è sicuro che solo un regista come Alfred Hitchcock possa portarlo sul grande schermo.

Il regista britannico ha appena finito il suo terzo film in America – Rebecca, la prima moglie (1940) – ed è distrutto, fisicamente per l’impegno gravoso ma soprattutto psicologicamente: ha passato la maggior parte del suo tempo a fare a botte col produttore David O. Selznick, che gli ha imposto così tante scelte di sceneggiatura indigeste che alla fine Hitchcock, anche dopo la secchiata di Premi Oscar (compreso quello come miglior regista), disconoscerà sempre Rebecca, considerandolo un film di Selznick. È ormai assuefatto alla benzedrina e ha disperatamente bisogno di soldi: Walter Wanger gliene offre parecchi per lavorare al suo progetto RKO ed “Hitch” accetta al volo.

Dopo il destino del romanzo e il destino del regista, è la volta del destino di Cary Grant, che sta per dare l’addio al cinema: è amato dal pubblico e ha guadagnato bei soldi, ma il disprezzo dell’Academy lo ferisce nel profondo ed è convinto che i ruoli di spessore siano affidati sempre ad altri. Basta, ha deciso di farla finita… ma quando arriva la notizia che c’è possibilità di lavorare con quel regista britannico cicciottello di cui tutti parlano, Cary ci ripensa ed entra nel progetto chiamato Suspicion, le cui riprese iniziano il 10 febbraio 1941, per finire… chissà…

Il Destino generale ha fatto sì che tutti i singoli destini di queste persone si incontrassero per fare il film, ma ha anche provveduto a renderlo loro il più doloroso possibile.


Con lei/lui fino all’inferno

Estenuato dalla lavorazione di Rebecca, la cui trama era stata massacrata in ogni modo, Hitchcock è pronto a non mollare la presa con Suspicion perché sa che il suo “trucco” non funzionerà. Perché il regista ha giocato “sporco” e non sa quanto reggerà questo bluff

Il problema è che lo splendido romanzo originale è un noir britannico di quel genere particolare che io amo chiamare “Con lei fino all’inferno”, dal titolo italiano di un duro romanzo del 1965 di Elliot Chaze. Un genere in cui un protagonista maschio – non me ne vogliano le lettrici, ma il noir è storicamente maschio, almeno fino alla metà del Novecento – si invaghisce di una donna fatale, bella e pericolosa, la quale lo spinge in un gorgo criminale senza uscita, in una speranza d’amore sempre infranta. Il maschio è disposto a tutto e si danna l’anima, finendo o in carcere o al camposanto.

Berkeley Cox/Francis Iles prende questo tema classico e, con un guizzo di creatività da lodare, lo ribalta: stavolta è una donna a ritrovarsi spinta dall’amore disperato nei confronti dell’uomo sbagliato: un mascalzone amorale, un gaudente squattrinato e truffatore che la porta con sé all’inferno. La protagonista non è cattiva, ma essendo innamorata di un uomo malvagio che cerca fino all’ultimo di “salvare” finisce per subirne in pieno il destino fatale.
Tutto questo è assolutamente infilmabile: per i dirigenti della RKO non una sola singola parola del romanzo di Iles può essere portata su schermo. Perché allora quei geni hanno comprato i diritti del romanzo? Perché acquistare una storia che la morale impedisce categoricamente di portare su grande schermo? Perché questo è il cinema: prende i buoni romanzi e le buone storie solo per il semplice gusto di distruggerli e annientarli.

Non so per quale motivo il romanzo in questione sia rimasto inedito in Italia per decenni, ma l’unica sua edizione risale al 1980, quando viene presentato in edicola come numero 355 della collana “I Classici del Giallo Mondadori”, che teoricamente è una serie dedicata alle ristampe ma che spesso e volentieri ha presentato inediti. Ovviamente la copertina di Oliviero Berni ritrae alcuni celebri fotogrammi del film di Hitchcock che diano una vaga parvenza di thriller ad una storia che ne è totalmente priva: il film è una commediola romantica, il romanzo è un noir.


Il bluff di Hitch

Hitchcock ci è già passato con Rebecca, sa benissimo che i produttori non accetteranno mai di prendere un’affermata star comica come il Cary Grant dell’epoca e renderlo un infame, uno spregevole individuo che forse sta pianificando l’omicidio della moglie, schiava d’amore per lui, al fine di ereditare ingenti capitali da sperperare in scommesse ed amanti. Quindi cosa fa Hitch? Il biografo Donald Spoto ha presentato le note che il regista ha consegnato ai produttori, in cui si diceva che il film racconta di una donna che vive in un suo mondo di fantasia: ecco il “trucco”.

Facendo credere alla RKO che il film avrà tutt’altro stile rispetto al romanzo – cioè sarà una commedia sentimentale dove la protagonista si convince che il marito voglia ucciderla, ma è tutta una sua personale fantasia – spera che lo lascino stare così che lui possa girare il film come vuole. Invece non funziona, e gli avvoltoi planano: durante lunghi e interminabili mesi di riprese, la trama cambia e cambia… e cambia ancora. E per ogni fotogramma girato se ne cancellano due, che non vanno più bene.


Una lavorazione disastrosa

La protagonista Joan Fontaine si ammala per lo stress e bisogna interrompere le riprese, intanto si sfora il budget e ancora non si conosce il destino del personaggio di Cary Grant: è colpevole o no? Si girano scene alternative, si monta e si rimonta, prima Grant è un assassino, poi no, poi sì, poi no. Poi, alla fine… succede l’impensabile. Sull’orlo della cancellazione del progetto, la RKO fa un tentativo disperato: prende il girato e… cancella tutti i fotogrammi dov’è presente Cary Grant! Ad un allibito Hitchcok presentano un incomprensibile film di 55 minuti con una donna che immagina non si sa più cosa.

Con la morte nel cuore, Hitchcock si arrende e promette allo studio che trasformerà un durissimo e tesissimo noir in una commediola da cinema parrocchiale: gira così la raffazzonata scena della corsa in auto, dove Grant sembra che voglia uccidere la moglie ma in realtà vuole salvarla, in un patchwork di trame alternative sovrapposte che lasciano il film dolorante se non addirittura morente.

Nella sua biografia, No Bed of Roses (1978), Joan Fontaine racconta che sono stati girati due finali, uno con Grant assassino e uno no: gli spettatori delle proiezioni di prova optarono per la seconda opzione.


Conseguenze

Alla sua uscita in sala, il 14 novembre 1941, Suspicion è un successo, guadagna tantissimo – si parla di circa 4 milioni di dollari dell’epoca contro un costo di un solo milione – la Fontaine vince un altro Oscar e per tutti è un lancio di carriera. Ma fisicamente e moralmente è un massacro. E la Academy ha di nuovo ignorato Grant.

Le riprese sono appena finite quando, il 18 agosto 1941 (ci racconta il biografo Marc Eliot), Cary Grant rifiuta il ruolo protagonista ne Il signore resta a pranzo (1942), fa al volo le valigie e senza dire niente a nessuno parte per Città del Messico. Quando glielo domanderanno, dirà che aveva un disperato bisogno di riposo.

La Fontaine si imbarca da sola sulla S.S. Mariposa diretta ad una crociera fra Hawaii, Samoa e Tahiti.


La versione di Joan

Nel maggio del 1941 Fontaine scrive ad un amico: «Ho appena finito il mio primo film dopo Rebecca. Abbiamo lavorato per sei mesi al costo di un milione e 250 mila dollari e ancora non abbiamo finito. Dovrà essere buono!»

Joan ha solo parole di elogio per il suo co-protagonista, ma in realtà non mancano le stoccatine. Quando sul set un fotografo di scena scattò loro una foto che Joan reputò fatta male, Grant subito la zittì, dicendole che faceva quel lavoro da 18 anni e non aveva bisogno di consigli da lei. Al che la donna gli ricordò che lei era nel cinema da 35 anni: non ebbe risposta.

Secondo la Fontaine l’errore di Grant è stato di non rendersi conto che la vera protagonista del film era la donna, non l’uomo: lui era il cattivo della storia, ma Grant se ne rese conto solo a metà delle riprese. Questo, unito al vizio di Hitchcok di mettere zizzania fra gli attori, sempre secondo la Fontaine, creò una distanza fra i due, che in realtà già di loro non sembrano molto uniti.


L’arrivo in Italia

Sulle future videocassette italiane c’è scritto che il film ha ricevuto il visto censura del nostro Paese il 30 novembre 1945, ma il documento del Ministero dello Spettacolo dell’epoca è datato 12 maggio 1946, in una copia richiesta nel 1974 presentata da ItaliaTaglia.it.
Ecco la deliziosa sinossi così come è stata presentata all’epoca della commissione presieduta dal ministro Vincenzo Calvino:

«Gianni Esgart, sventato fannullone di bell’aspetto e di modi cortesi si è conquistato la simpatia di Lina Mecludi ragazza ingenua vissuta ed educata in un piccolo villaggio. Il temperamento di Gianni vince le reticenze di Lina e i due fuggono per sposarsi all’insaputa del padre della ragazza. Poco dopo la giovane sposa viene a conoscenza degli imbrogli finanziari nei quali si trova il marito e teme che egli possa commettere qualche atto insano. Per la devozione che sente per il marito e per il suo amore decide di offrirgli un eroico perdono.
L’aspetto d’esteriore calma nei personaggi maschera un cupo risentimento, ma, attraverso episodi di grande drammaticità, Lina riesce a convincere Gianni a cominciare una nuova vita convinti l’uno e l’altro del loro amore.»

Il 29 aprile 1961 viene presentato nelle sale italiane con il titolo Suspicion e come «nuova edizione», quindi c’è da immaginare una precedente uscita in sala, come testimoniato dalle molte locandine cinematografiche dell’epoca vendute su eBay: se però l’ha fatto è stato talmente “sotto tono” che non sembra aver lasciato tracce.
Da notare che sebbene oggi molti siano convinti che gli italiani nell’èra pre-internet fossero totalmente ignoranti di inglese – tanto perché il razzismo culturale è sport nazionale italiano – il film nel 1961 è stato presentato con il titolo originale, visto che gli italiani l’inglese l’hanno sempre conosciuto bene.

Con il titolo Il sospetto viene presentato in prima serata dal primo canale nazionale (quello che sarebbe diventato Rai1) l’8 febbraio 1966.

Conosce una vivacissima vita in VHS, ristampato più e più volte (soprattutto da minuscole case, senza data e spesso senza firma): una delle ultime ristampe è all’interno della collana “I grandi capolavori del brivido” (1994) di DeAgostini.
Presentato in DVD da Sony e RKO nel novembre 2005 e poi nell’ottobre 2012 da Cecchi Gori e Profondo Rosso, la Dynit Rko lo ristampa dal 21 gennaio 2015.


Pseudobiblia

Sia nel romanzo originale che nel film il personaggio di Cary Grant è un forte lettore, e ad un certo punto ci viene anche presentata una romanziera di successo che darà alla trama la spinta necessaria: la donna infatti ha “scoperto” un ingrediente da cucina che, se usato in certe dosi precise, è un veleno mortale impossibile da identificare nell’autopsia. Ovviamente l’ingrediente non viene mai citato e l’idea serve solo per aggiungere un ulteriore “sospetto” alla protagonista che il suo amatissimo Johnny ora abbia lo strumento perfetto per farla fuori.

La pseudo-romanziera Sedbusk

Sia nel romanzo che nel film viene citato uno pseudobiblion dell’autrice (perché, malgrado ciò che potete leggere in Rete, il singolare di pseudobiblia NON è assolutamente pseudobiblium…)

La terribile signorina Sedbusk parlava di omicidi. E, come il solito, ne parlava con enfasi, battendo perfino il pugno sul tavolo. […]
— Certo, nella società attuale, per ammazzare qualcuno ci vuole un coraggio che pochi hanno — proseguì impavida la signorina Sedbusk rivolta al maggiore Scargill. — Non so se avete letto il mio libro La morte ha il cuore caldo.
Il maggiore Scargill assunte un’aria colpevole. — Nnno, non credo.
L’autrice non ebbe difficoltà a perdonarlo. — Non importa, l’ho citato perché è lì che ho esposto la mia teoria.

L’edizione filmica dello pseudobiblion

Come si vede, nel romanzo – tradotto dalla storica Luciana Crepax – la romanziera Sedbusk cita il proprio giallo La morte ha il cuore caldo, contenente pericolose idee che la protagonista teme saranno utilizzate dal suo amato Johnny, mentre nel film l’autrice (interpretata da Auriol Lee) ha scritto un libro dal titolo diverso, non citato a voce e quindi non tradotto in italiano: Murder on the Footbridge (“Omicidio sulla passerella”), ovviamente una trovata da far combaciare con la scena in cui si ha l’impressione che Johnny stia per uccidere la moglie proprio su una passerella.


I titoli italiani di Il sospetto

Titoli di testa


Scritte interne

Il film vanta un numero considerevole di lettere, telegrammi, missive, appunti, biglietti, ricevute e quant’altro, tanto da sembrare più un film da leggere che da vedere. Matt mi ha inviato una selezione di splendidi cartelli italiani, ricreati dalla distribuzione nostrana dell’epoca, che mi piace confrontare con l’originale.


Titoli di coda

L.

P.S.
Se simili resoconti vi interessano continuate a seguirci ogni due venerdì qui su Doppiaggi Italioti e vi invito a venire a trovarmi anche sul mio blog Il Zinefilo: viaggi nel cinema di serie Z.

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43 commenti
  1. Penso che essere più completi di così parlando di questo film non sia proprio possibile, non è mai stato uno dei miei preferiti di zio Hitch, ma il post è da applausi! Cheers

  2. Informativo e completo come sempre, Lucius. Grazie per lo splendido articolo.
    Ma alcune di quelle scritte in italiano (come il biglietto del treno) sono fatte a cartoni animati???

    • ahaha penso che dipenda dalla pellicola ormai rovinata: sicuramente in Italia saranno state “rimaneggiate” da un fotogramma, e poi la differenza man mano si è fatta più evidente. E’ solo una mia supposizione.

    • Dovrei vederlo in movimento, dai fotogrammi in alcuni di quei casi sembra più di vedere un episodio del film Heavy Metal. Altri invece sono chiaramente fogli scritti a mano o stampati e poi fotografati, niente di strano lì.

    • Matt permalink

      Confermo il sospetto (no pun intended) di Evit e cioè che siano un disegno. Nel caso volessi accertartene di persona, c’è su Youtube un video: https://www.youtube.com/watch?v=OLERdqH0Vpg&ab_channel=EmeliusBisestile
      circa a 50 secondi c’è la scena del biglietto.

    • Emelius Bisestile è sempre una garanzia!

    • Visto adesso, molte di queste sono effettivamente disegni, palese nella scena del biglietto dove si vede il dito. Non sono nemmeno animati quindi saranno costati poco da produrre, un solo disegno ripetuto su più fotogrammi

    • Matt permalink

      Suppongo che fosse fatto tutto per risparmiare, visto che anche il doppiaggio non è dei migliori, nonostante ci sia Cigoli, è uno dei tanti realizzati in Spagna nel 1943, quindi credo che tutta la distribuzione andasse un po’ al risparmio

    • Forse girandolo in Spagna (per via della guerra) i mezzi a loro disposizione erano limitati. Dunque non tanto per risparmio quanto ma per mancanza di risorse migliori e più professionali. Ovviamente è una mia mera supposizione.

    • Matt permalink

      Beh, visto che la parte realizzata in Spagna si limitava al doppiaggio, non saprei se i cartelli e vari venissero fatti in Italia o all’estero. Non lo sapremo mai probabilmente

    • In Italia mi pare ci fosse il bando per prodotti esteri quindi penso non potessero proprio importarli né lavorarci in alcun modo. Può darsi che qualche esperto di storia dei primi decenni del doppiaggio (non una mia specialità) abbia già documentato il motivo e la storia di questi doppiaggi spagnoli, io sui motivi la sparo lì in attesa di fonti.

    • Il visto del Ministero fa pensare che non ci sia alcun impedimento all’arrivo del film, ed ovviamente era doppiato, quindi almeno in questo caso non credo ci siano stati problemi, visto poi che la guerra era bella che finita.

    • Pensavo fosse un doppiaggio del ’43, scusate.

    • Non so quando è stato fatto il doppiaggio: è possibile fosse eseguito anni prima del visto censura? Sicuramente la commissione ha visto la copia in italiano…

    • Matt permalink

      A quanto pare a quel punto il bando fascista era decaduto, ovviamente per la fine del regime, quindi questi film doppiati in Spagna ( tra i quali anche “Come è verde la mia valle” e lo Zorro con Tyrone Power, arrivarono tranquillamente nei cinema circa nel 1944/45. Difficile dire se magari il visto che ha mostrato Lucius sia successivo, forse una riedizione, ma mi sembra improbabile

    • Il documento sicuramente è stato richiesto in seguito, visto che c’è il timbro del 1974, ma la data del visto si stampi ha il timbro del 1946. (Alcune locandine VHS riportano novembre 1945)
      Probabilmente i film colpito dal bando fascista (ma si sa qualcosa di sicuro su di questo?) erano titoli precedenti.

    • wikipedia riporta: “In quel periodo (1943-1944), vennero doppiati a Madrid in italiano, oltre a Il sospetto di Hitchcock, La zia di Carlo di Archie Mayo, Il pensionante di John Brahme, Com’era verde la mia valle di John Ford ed altri film.”

      Fermo restando che dobbiamo prendere questa notizia con le dovute cautele, possiamo ipotizzare che il film doppiato sia arrivato “piratato” (anche se non è così, concedetemi il termine) con gli americani e solo dopo, per una regolare diffusione in un’Italia ormai post-guerra, abbia ricevuto il normale visto censura?

    • Anche ammettendo l’attendibilità della notizia, forse si tende a considerare troppo “stringente” il bando di cui si parla: qualcuno l’ha mai visto e letto? Perché doppiare in Spagna dei film che, per quanto ne sapevano gli italiani dell’epoca, non si sarebbero mai potuti trasmettere nell’Italia fascista votata all’eterno dominio? Oggi sappiamo com’è finita la Seconda guerra mondiale, i doppiatori del ’43-’44 non potevano saperlo: perché doppiare ufficialmente film “proibiti”? E poi scusate, ma la Spagna dell’epoca non era franchista? A parità di dittatura, perché una permetteva il doppiaggio e l’altra no? Credo i motivi alla fine saranno stati altri…

    • @lucius: non voglio fare il maestrino, ma “l’armistizio di cassibile” è del 3 Settembre 1943. Da lì in avanti i crucchi erano in ritirata.
      Ci sta che a quel punto le case di produzione spingessero per avere dei film con cui “invadere” culturalmente le zone controllate e riaprire un mercato importante che era stato loro vietato da un lustro…

      E la Spagna era sì franchista e alleata dell’Asse (motivo per cui Cigoli era in Spagna), ma sostanzialmente neutrale: in Spagna potevi curare i doppiaggi italiani tranquillamente senza timore di farti cadere una bomba in testa mentre doppi l’anello, a differenza di Roma (che tra l’altro venne liberata solo un anno dopo, nel giugno del ’44)…

    • Allora tutto torna, ci sta che il Sospetto è stato doppiato nel ’43/44 e poi – magari per ritardi burocratici – ha ricevuto il visto censura solo nel ’45/46, anche se solo di quest’ultima notizia abbiamo prova certa.
      Però chiedo: è stato studiato il fenomeno della “rinascita” della distribuzione cinematografica immediata al ritiro dei “crucchi”? A parte la plausibilità, ci sono prove note che il cinema americano sia stato bloccato nel periodo bellico e che sia ripartito immediatamente dopo? Ripeto, è ovvio e plausibile che sia andata così, ma troppo spesso si è visto che l’ovvio e il plausibile non erano affatto così…

  3. Mitico Etrusco! Un lavorone eccezzionale. Un giorno mi spiegherai come fai a reperire tutti i retroscena cinetografici che ci proponi….
    P.S.: certo che già che stavano traducendo “prima classe” e “terza classe” potevano tradurre anche il resto….. mah

    • Qui non ho messo la bibliografia ma il segreto è presto svelato: tre biografie dei tre protagonisti. A parte ovviamente la sezione pseudobiblica, che è produzione etrusca originale ^_^

  4. Fantastico questo post! Che incredibile lavorazione. Veramente un film è il prodotto di un numero di variabili immenso!
    A sto punto, non potevano cambiare Cary Grant e metterci uno che anche se risultava cattivo andava bene?
    Haha, nella lettera finale hanno scritto “cinquecento lire sterline”!

    • Eh sì, le traduzioni dell’epoca sono deliziose!
      Cary Grant era un nome di sicuro richiamo ma all’epoca era troppo lanciato come comico per fargli fare il cattivo che la storia prevedeva. Il romanzo di Iles te lo consiglio, è molto bello, basta che dimentichi ogni cosa legata a questo film, perché non c’entra proprio niente. Lui è un infame perso, ma sa conquistare la protagonista e trascinarla all’inferno con lui…

    • E infatti Grant me lo ricordo divertentissimo in Arsenico e vecchi merletti. Il Sospetto l’ho visto ma mi ricordo poco, quasi solo la scena del bicchiere di latte, quindi quando leggerò il libro non farò confronti.

  5. Matt permalink

    Sempre un piacere fornire materiale per una rubrica così interessante come questa. Spero di poter beccare il prima possibile “Intrigo internazionale” che Mediaset trasmette coi cartelli italiani originali,così da poterlo aggiungere ai “cartelli Hitchcockiani”, ma purtroppo non posso garantire niente.
    P.S Mi accorgo solo ora che Cary Grant è accreditato come Gary Grant. Un errore un po’ strano a mio avviso.

    • Ti ringrazio per questo tuo splendido lavoro da “cacciatore di titoli”, e sull’errore… sbaglio o nel precedente film che hai passato Hitchcock era scritto male? 😛

    • Matt permalink

      Proprio così,era in Notorious, c’era scritto “Alfred Hitchock”!

  6. Ora che vedo, c’è anche Nigel Bruce, un famoso Watson!

  7. Rado il Figo permalink

    Nessuno ha notato che… hanno commesso un errore fin dalla prima lettera?
    Infatti, il nome del protagonista è scritto “GARY GRANT” e non “CARY GRANT”; si può notare la differenza fra “C” e “G” in particolare nel cognome del regista (la C ha la parte inferiore senza il trattino orizzontale della G).

    Fra l’altro, non ho capito l’appunto di qualche commento sopra sulle “lire sterline”: è il loro nome “ufficiale”, tant’è che ai tempi della mia ragioneria avevano come sigla Lst.

    • E’ già stato rilevato nei commenti l’errore di Gary Cary.
      Non ho fatto ragioneria e non le ho mai viste chiamate così nei convertitori per cui le lire sterline mi giungono nuove e mi scuso per l’ignoranza.

    • Non hai niente da scusarti, anche se all’epoca fosse stato quello il modo “ufficiale” di chiamarle, non essendo più in uso a livello colloquiale – anch’io ignoro tutto di ragioneria! – è lecito stupirsene 😉

  8. «”Rebecca, la prima moglie” terzo film in America??? «Secchiata di Premi Oscar (compreso quello come miglior regista)»??? «commediola da cinema parrocchiale»??? MA COSA???

  9. Rado il Figo permalink

    Ops: mi era sfuggita la segnalazione nei commenti Cary-Gary. Chiedo scusa.

    Per le “lire sterline”: credevo fosse di “pubblico dominio” il loro vero nome, e non che fosse un “tecnicismo”.

    È anche vero che in altre opere doppiate si usavano tranquillamente le lire nostrane (… e attualizzate) anche in ambientazioni palesemente estere. P.es.: in “Heidi” parlano di un compenso di “200 lire” al ragazzo dell’organetto, pur essendo ambientato in Germania e nel 1800 (a memoria).

    • Allora, io di economia non so niente per cui magari sono io che cado dal pero, però sinceramente non mi sembra che si usi poi così tanto il termine “lira sterlina”. Negli articoli normali, sia cartacei che in tv, viene usato così tanto? Se cerco su google “lire sterline” trovo 836000 risultati e al singolare 264K, se cerco solo sterline me ne vengono più di 3 milioni e più di 5 milioni rispettivamente. Non che sia la prova definitiva ma qualcosa vorrà pur dire.

    • Credo infatti che, semmai sia il “nome ufficiale” della sterlina, sia ormai in disuso nel linguaggio parlato. Ciò non toglie che magari invece nel 1946 si diceva comunemente “lira sterlina” e quindi così si è tradotto. Sarebbe da indagare 😛

    • Rado il Figo permalink

      Mi spiego meglio: credevo che “sterlina” (e basta) per “lira sterlina” fosse tipo “Paperino” per “Paolino Paperino”. Cioè credevo che fosse noto a tutti che il personaggio Disney abbia come nome (italiano) ufficiale il secondo, anche se ormai tutti usano solo il primo. Per cui mi sfuggiva quale fosse il rilievo fatto.
      Per essere ancora più chiaro: non (e sottolineo non) era mia intenzione dire “ma non sapete che quello che è il nome ufficiale della sterlina”.
      😉

    • Il nome “sterlina” deriva dall’espressione “pound of sterling silver”, che indica una quantità pari ad una libbra di argento particolarmente puro (una lega al 92,5% argento e 7,5% di rame, lega detta appunto argento sterling), al quale era legato il suo valore. Mentre in inglese si omette solitamente la parola sterling del nome della moneta, lasciando solo la parola pound (letteralmente, ‘lira’ o ‘libbra’), in italiano si omette invece la parola lira (che potrebbe portare a confusioni con la vecchia lira italiana), lasciando solo la dizione sterlina.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Sterlina_britannica

      Quindi dire solo lira o solo sterlina è concettualmente sbagliato (Lira = libra; sterlina = lega al 92.5% di argento)

  10. Post interessante come sempre.
    Da notare l’errore di lettering sul primo biglietto del treno: “Southernr Ailway”.

    Ma segnalo un’imprecisione: “Rebecca” è stato il primo, non il terzo, film di Hitchcock in America. E fra quello e “Il sospetto”, in mezzo ce ne sono stati altri due: “Il prigioniero di Amsterdam” e “Il signore e la signora Smith”.

    Ciao!

    • Grazie delle segnalazioni, ma quel “terzo” – che tanto stupore sembra generare – non è un mio conteggio: ciò che ho scritto, sia in quel punto che nel resto del post, l’ho preso da un biografo di Hitchcock, quindi rigiro a lui le precisazioni 😛
      Visto che le info su Cary Grant e Joan Fontaine a quanto pare non hanno generato lo stesso stupore, vuol dire che i rispettivi biografi hanno lavorato meglio 😀

    • @andrea87 non vedo perché dire solo “sterlina” dovrebbe essere concettualmente sbagliato visto che i dizionari definiscono questa parola come “unità monetaria britannica”. Deriverà pure dell’argento sterling ma ha poi assunto un significato specifico. Le parole anche evolvono.

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