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  • [Italian credits] Notorious (1946)

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    Dopo il Natale in bianco e nero, anche questa Epifania rimaniamo nella sezione Classici con i crediti italiani di un grande film di culto: Notorious. L’amante perduta (Notorious, 1946) di Alfred Hitchcock.

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    VHS De Agostini 1993


    I lettori di questo blog non sono solo ben informati, ma anche generosi: ringrazio dunque Antonio Luca De Tomaso per aver inviato le schermate che potete ammirare in questa pagina.
    Presentato a New York il 15 agosto 1946 e arrivato sugli schermi italiani il 30 ottobre del 1947 – nella grafia Notorious (L’amante perduta) – il film è tra i più celebri di Hitchcock ed ha conosciuto una vasta distribuzione italiana in home video: dalle VHS (Deltavideo, Skema, AVO Film, Mondadori Video, Eden Video, San Paolo Audiovisivi, DeAgostini, Gruppo Editoriale Bramante, Tecnedit, Skorpion) al laserdisc, dal DVD (Quadrifoglio, A&R Productions, Rai Cinema, Ermitage Cinema) al Blu-ray (Studio 4k).
    Sicuramente ci saranno altre edizioni che sfuggono a questo elenco, comunque i crediti italiani qui presentati risalgono all’edizione in VHS DeAgostini 1993.
    da "La Stampa", 30 ottobre 1947

    da “La Stampa”, 30 ottobre 1947

    La lettera

    Intorno ai 38 minuti, nel film vediamo una lettera con un nome: l’edizione italiana, com’era usanza dell’epoca, inserisce la versione italiana del nome, mentre quella originale si può intravvedere quando la telecamera si sposta velocemente.
    Come si può vedere dalle immagini qui sotto, la pellicola italiana in pratica appone un foglio bianco sulla scena, senza ricreare le ombre che si possono vedere nell’immagine originale.

    Il doppiaggio

    Le informazioni sono estrapolate dal sito di Antonio Genna.

    Personaggio Attore Doppiatore
    Devlin Cary Grant Gualtiero De Angelis
    Alicia Huberman Ingrid Bergman Lydia Simoneschi
    Alexander Sebastian Claude Rains Amilcare Pettinelli

    Titoli di testa

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    Titoli di coda

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    P.S.
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  • [Italian credits] I diavoli volanti (1939)

    Titoli italiani di I diavoli volanti di Stanlio e Ollio
    Sta per giungere finalmente a conclusione questo terribile 2016, anno infausto che ha falcidiato in maniera impietosa il mondo dell’intrattenimento artistico: arte, musica, cinema, fumetti, nulla è stato risparmiato da lutti e addii.
    Ma ogni morte accompagna una nascita, e se il 2016 è stato un annus horribilis per la qualità degli artisti defunti è stato altresì un annus mirabilis per la qualità degli “anniversari“, che spesso promuovo dal mio sito Lo Zinefilo, coinvolgendo anche altri blogger. Da Yado all’Armata Brancaleone, da Remo Williams ad Allan Quatermain, da Spie come noi al Bond-clone A077, da Aliens a Codice Magnum, da Corto circuito a Cobra, da Chi è sepolto in quella casa? a Il nome della rosa. Passando per i 50 anni di western nostrani come Django e Il buono, il brutto, il cattivo.
    Invece di piangere i molti lutti del 2016, scelgo di festeggiare la fine di questo maledetto anno omaggiando l’anniversario di una nascita: esattamente 75 anni fa, il 29 dicembre 1941, usciva in Italia I diavoli volanti. Visto che in un mercatino ho trovato una VHS Curcio 1992, n. 5 della collana “Il meglio di Stanlio & Ollio”, mi sembra un “segno” evidente che io debba presentare i “crediti” italiani del film.

    L’uscita originale

    Titoli originali di The Flying Deuces, i diavoli volanti23 novembre 1939. Da più di due mesi l’invasione della Polonia da parte di Hitler ha innescato la Seconda guerra mondiale, ma al Rialto di New York gli spettatori assistono a tutt’altro spettacolo: viene proiettato per la prima volta The Flying Deuces.
    I due comici protagonisti già erano stati nella Legione Straniera nel 1931 così spesso si pensa a questo film come a un remake, in realtà pare che sia sì un rifacimento ma del francese L’allegro volo (Adémaï aviateur, 1934) con Fernandel: la rarità di quest’ultimo titolo rende difficile confermare o smentire.
    Il contratto con lo storico Hal Roach è scaduto e la coppia Stan Laurel ed Oliver Hardy passa al produttore Boris Morros, che si avvale della distribuzione della RKO. Morros in seguito si scoprirà essere una spia sovietica, ma intanto è un rinomato musicista che negli anni ’30 ha diretto la Paramount Studio Orchestra: molti pensano che sia merito suo la presenza di due scene musicali storiche nel film in questione.
    Una è quella che vede i due protagonisti in prigione, in attesa di essere fucilati all’alba, e Stan si mette a suonare la rete del materasso come un’arpa eseguendo The World is Waiting for the Sunrise (“Il mondo è in attesa dell’alba”). La seconda è la storica Shine On, Harvest Moon, canzone del 1908 molto in voga all’epoca e che Oliver Hardy canta con la propria voce. Che però nessun italiano ha mai sentito…

    Il mistero della versione italiana

    C’è la guerra quando il film arriva in Italia, con i protagonisti ribattezzati Cric e Croc: esordisce al Corso di Torino il 29 dicembre 1941 con il titolo I diavoli volanti. Arriverà al Lux di Roma il 6 giugno 1945, a guerra finita (almeno per il nostro Paese) e quindi ci si può permettere una ardita “k”: Crik e Crok…
    Stando al sito di Antonio Genna, nel 1939 Mario e Luigi Almirante assegnano ad Alberto Sordi la vittoria del concorso per la nuova voce di Ollio e questi, insieme a Mauro Zambuto, doppia I diavoli volanti già quello stesso anno: visto che Hal Roach non amava l’abitudine italiana di ricantare versioni locali dei brani musicali originali, pare che il produttore impedì la distribuzione nel nostro Paese di alcuni titoli, che riapparvero solo anni dopo.
    Però – aggiungo io – va ricordato che I diavoli volanti non è stato prodotto da Roach, quindi non è chiaro se sia rientrato nel “divieto” del produttore: se dunque Sordi e Zambuto l’hanno doppiato nel ’39… perché esce solo a fine ’41? La scarsità di notizie certe lascia la domanda in sospeso.

    Titolo I diavoli volanti dal trailer italiano dell'epoca

    Dal trailer italiano dell’epoca

    Una curiosità. Dopo aver iniziato a doppiare Ollio, finalmente Alberto Sordi riesce ad ottenere una parte più sostanziosa delle semplici comparsate cinematografiche fatte fino a quel momento, così dal giugno 1942 lo si può sentire “in voce” ne I diavoli volanti e vederlo recitare come co-protagonista in un altro film “aviario” come I tre aquilotti di Mario Mattoli. Dato il periodo e dati i saluti fascisti di cui il film abbonda, non è uno dei titoli di Sordi che vengono presentati nelle retrospettive…

    Il mistero degli asini volanti

    Torino è una città ricca di misteri, e forse il meno noto è quello che unisce due celebri asini volanti. Il primo attraversò piazza Castello nel 1826, sospeso su una corda come attrazione carnascialesca, il secondo, anzi… i secondi volarono cento anni dopo sullo schermo di un cinema di Torino. Erano quelli del testo della canzone al tempo stesso più celebre e più misteriosa del doppiaggio italiano.
    Nella versione italiana de I diavoli volanti il doppiatore Alberto Sordi ricalca perfettamente il labiale e la gestualità di Ollio cantando però una canzone italiana, al posto dell’originale Shine On, Harvest Moon, un brano nostrano riconoscibile in A zonzo del cantante torinese Ernesto Bonino, che proprio nel 1939 iniziava la sua attività: stranamente però la canzone risulta essere del 1942, mentre invece appare già cantata da Ollio almeno nel dicembre 1941. Siamo sicuri che quanto tutte le fonti affermino sia esatto?

    a zonzo, copertina dello spartito dal film I diavoli volantiErnesto Bonino esce fuori spesso nelle cronache cittadine della Torino dell’epoca  – la città dove I diavoli volanti esce in anteprima – presentato come grande cantante ed idolo della radio, ma la canzone è scritta da Gino Filippini (musica) e Riccardo Morbelli (parole) e sia lo spartito che il disco a 45 giri riportano chiaramente che il tema è tratto dal film di Laurel ed Hardy… non il contrario!
    La mia personale opinione è che Bonino si sia limitato a cantare una canzone estrapolata dal film – la cui musica Filippini aveva evidentemente già inciso, visto che infatti ricorre spesso nella pellicola italiana come colonna sonora –  con parole riscritte da Morbelli. Non è stata A zonzo di Bonino adattata per il film, ma gli asini volanti di Ollio sono stati poi trasformati in una hit di successo.
    Purtroppo l’incredibile silenzio che avvolge qualsiasi questione di doppiaggio e resa italiana lascia spazio solo ad ipotesi e a ricostruzioni appassionate…

    Il mistero di Alberto Sordi

    Per oscuri motivi il noto attore e regista ha dosato con il contagocce le rivelazioni sulla sua lunghissima carriera di doppiatore: è molto facile sentir sbucare la sua voce, anche in piccoli ruoli marginali, in un qualsiasi film straniero uscito in Italia fino agli anni Cinquanta. Vista la grande notorietà di Sordi – a Roma è considerato in pratica un santo! – come mai le notizie del Sordi doppiatore sono rarissime e soprattutto eteree?

    «Sappia che io, effettivamente, a dirla schietta, avrei potuto essere il più grande basso del mondo. Possiedo delle corde vocali che mi consentono di prendere agevolmente il “fa” e scendervi sotto, oltre il “mi” e il “do”»

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    VHS Curcio 1992

    Così raccontava schiettamente Sordi nel 1959 alla rivista “Il Musichiere”, aggiungendo che cantava da sempre, sia per gli amici che per gli spettatori. Tanto che nel novembre 1991 la CGD di Vincenzo Mollica rilascia un cofanetto (in vinile ma è facile siano esistite anche copie per musicassetta) con le canzoni di Alberto Sordi: la prima è ovviamente Guarda gli asini che volano nel ciel.

    «Ho cercato di metter insieme i tasselli di un mosaico attraverso i collezionisti, gli archivi RAI, documenti giornalistici»

    Così Mollica spiega a “La Stampa” (30 novembre 1991) il suo metodo, ma la domanda rimane: il curatore è proprio sicuro che fosse Alberto Sordi a cantare la celebre canzone degli asini volanti?
    La domanda non è oziosa, la differenza di voce tra l’Ollio parlante e l’Ollio cantante è palese, inoltre le note alte stonano con quanto Sordi stesso affermava, cioè di essere un basso.
    Come sempre, la totale inesistenza di fonti certe lascia i dubbi in sospeso: gli asini volanti e chi li ha cantati rimangono uno dei misteri di Torino… (Ok, il doppiaggio è stato fatto a Roma, ma visto che il film è uscito in anteprima a Torino ne ho approfittato per chiudere la frase con enfasi!)

    Una curiosità di doppiaggio

    ritratto di Stanlio e Ollio da una scena di I diavoli volantiPer finire, una piccola discrepanza di doppiaggio. Il film si apre con Stanlio e Ollio in posa per un pittore parigino, un artista ben mediocre che invece di un dipinto o di una semplice caricatura si limita ad un essenziale schizzo a matita. Ricevuto il quadro, Stanlio in italiano se ne esce con «Quello dev’essere un grande artista», guadagnandosi uno sguardo stupito di Ollio: perché?
    La risposta è nel testo originale, dove Stan dice «Jee, that’s real photography!»: l’espressione di Ollio dunque si giustifica perché il suo amico ha scambiato un ritratto a matita per una fotografia.

    Titoli di testa

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    Titoli di coda

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    P.S.
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  • [Italian credits] Amarti è la mia dannazione (1948)

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    Si avvicina il 25 dicembre e cosa c’è di più natalizio di un vecchio film in bianco e nero? Nulla scalda il cuore di un cinefilo come la fotografia impastata di una vecchia pellicola, con attori vecchi quand’erano giovani, voci italiane dallo spiccato carattere e il calore che scaturisce dall’assenza di colore.
    Di solito trovare i titoli italiani di vecchi film è molto raro, visto che spesso sono reperibili in copie rimasterizzate e quindi con i titoli in lingua originale, ma a forza di frequentare piccoli canali locali si possono avere colpi di fortuna insperati: così questa settimana vi presento un film d’annata come Amarti è la mia dannazione (So Evil My Love, 1948) di Lewis Allen.

    La storia

    amartiNon lasciatevi ingannare dal titolo italiano che ammicca a situazioni romantiche, è un noir duro e puro interpretato da un Ray Milland eccezionale come sempre.
    Tratto dal romanzo For Her to See (1947) di Joseph Shearing (pseudonimo maschile della scrittrice britannica Marjorie Bowen) – inedito in Italia – è la storia del mascalzone Mark Bellis (Ray Milland), dal bel viso e dalla parlata suadente, che riesce a far innamorare di sé la romantica Olivia Harwood solo per farsi mantenere da lei. Mark è un pittore di nessun talento che però ha un codice morale: finché si tratta di rubare quadri, magari a mano armata, va tutto bene, ma copiarli no. Ha troppo rispetto per i quadri dei maestri per offenderli ricopiandoli.
    Mark spinge Olivia sempre più giù nel gorgo del crimine fino a farle commettere un omicidio di cui sarà però incolpata una sua amica: mentre il nodo scorsoio incombe sull’incolpevole fanciulla, Olivia dovrà fare la più terribile delle scelte. L’amore o la vita…

    Distribuzione

    Per farvi apprezzare la qualità della chicca che vi presento, sottolineo che il film è inedito in home video: dopo la sua uscita nei cinema italiani del 20 maggio 1949, dagli anni Ottanta gira per piccole reti televisive senza mai conoscere alcun altro tipo di distribuzione. Questa condizione di “esclusione” ce l’ha però preservato in pratica identico alla prima uscita italiana.

    «L’appassionante storia di una donna che dopo aver dato tutto, sino a perdersi, all’uomo che ama e dal quale crede di essere amata, si ribella sino ad uccidere di fronte all’improvvisa rivelazione del tradimento»
    da “La Stampa”, 19 maggio 1949

    Il doppiaggio

    Le informazioni sono estrapolate dal sito di Antonio Genna.

    Personaggio Attore Doppiatore
    Mark Bellis Ray Milland Giulio Panicali
    Olivia Harwood Ann Todd Lydia Simoneschi
    Susan Courtney Geraldine Fitzgerald Andreina Pagnani
    Edgar Bellamy Raymond Lovell Emilio Cigoli

    La lettera

    Il film appartiene a quella schiera di pellicole in cui la distribuzione italiana ha sovrapposto delle scritte italiane nei momenti in cui sono inquadrate frasi inglesi: in questo caso, come in molti dell’epoca, c’è una lettera in primo piano che la protagonista legge, e la vediamo scritta in italiano.
    Da ragazzino ricordo che tutti i film in bianco e nero che vedevo avevano scritte in italiano: forse la mia memoria esagera, magari non tutti, ma comunque era una pratica ampiamente utilizzata e purtroppo dimenticata. Ci pensa questa rubrica a ricordarla… quando la becca!
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    Per i titoli che seguono ho preferito lasciare il “nero” intorno e il logo di Retecapri, perché graficamente mi sembra troppo delizioso per modificarlo.

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    Titoli di coda

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  • [Italian credits] Sole ingannatore (1994)

    sole39Ringrazio Norman, un attento lettore del blog, per avermi fornito i crediti italiani dimenticati di un film a cui sono molto legato: Sole ingannatore (Утомлённые солнцем / Utomlennye solntsem, 1994) di Nikita Mikhalkov, Premio Oscar 1995 come miglior film straniero. (All’epoca l’edizione italiana degli Oscar venne presentata da un distratto Claudio Bisio che ignorava tutto del regista, malgrado da giorni ogni fonte cinematografica nostrana ne strombazzasse la bio-filmografia! Volevo togliermi questo sassolino dalla scarpa…)
    Il re o lo si sfugge o si racconta che è nudo. I fratelli Mikhalkov si sono divisi i compiti: Andrej se n’è andato nel “corrotto Occidente” prendendo il cognome materno, ed ha iniziato un’ottima carriera nel cinema come Andrey Konchalovsky (A 30 secondi dalla fine, Tango & Cash, Il proiezionista); Nikita invece è rimasto, portando fieramente il cognome del padre celebre poeta – nel 1943 Sergeij Mikhalkov presentò a Stalin il testo che sarebbe diventato l’Inno dell’Unione Sovietica! – e ha raccontato il potere in tutte le sue forme.
    Ancora in tempi recenti Nikita Mikhalkov ha descritto la nuova Russia e i suoi giochi di potere prendendo un classico testo teatrale americano e trasformandolo in quello che, nel mio speciale, ho battezzato 12 russi arrabbiati.

    VHS Mondadori 1996 grazie a Norman

    VHS Mondadori 1996
    grazie a Norman


    Nel 1994 il regista moscovita torna indietro all’Unione Sovietica del 1936 per raccontarci del Sole che sta scaldando il popolo: Stalin. Ma non è il dittatore ad essere protagonista: è la sua luce a bruciare i personaggi.
    Il colonnello Kotov (Mikhalkov) sta passando l’estate nella sua tenuta in campagna circondato da una corte di buffi personaggi – tutti attori già presenti in altri film del regista – ed amato dalla figlioletta Nadja: interpretata dall’adorata figlia omonima del regista. (Che oggi però si fa chiamare Nadezhda.)
    A rovinare la festa del potere arriva Dimitri (Oleg Menshikov), ex amante della moglie di Kotov che rappresenta il nuovo corso del potere: è uno di quegli sbandati che non appena hanno un briciolo di potere… diventano più spietati dei dittatori.
    Sole ingannatore è un film spietato e crudele, con molte scene umoristiche a mascherare la profonda tragedia che gli scorre nelle vene: il finale terribile, tra i migliori del regista, è il simbolo del potere. Un sole ingannatore che brucia tutti, sia chi vi si oppone che chi vi si sottopone.
    Chissà se è stato il Premio Oscar, il successo in tutti i festival europei o la sua denuncia del comunismo a convincere la Mondadori a portarlo in VHS italiana nel 1996… Comunque non si conoscono altre edizioni in home video nel nostro distratto Paese, dove la sfavillante cinematografia russa contemporanea è bella che dimenticata.
    Attenzione ai titoli di coda: le scritte finali potrebbero rovinarvi i “colpi di scena”, se non avete visto il film.

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  • [Italian credits] Squilli di morte (1982)

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    Questa settimana presento i titoli italiani dimenticati di un thriller-horror canadese davvero incredibile: Squilli di morte (Murder by Phone, 1982).
    Negli anni Ottanta Richard Chamberlain in Italia è un divo incontrastato della TV che ogni tanto fa capolino al cinema. Sebbene esistano locandine cinematografiche dell’epoca, non sono riuscito a trovare conferma di una distribuzione in sala di questo film, che arriva sicuramente nel nostro Paese in VHS per DB Video (forse risalente al 1986 o forse al 1988) e in TV, su Italia1, nel 1985.
    Insieme ad altri film canadesi è entrato nel palinsesto del canale televisivo Retecapri che lo replica abbondantemente, così che sono riuscito a catturarne i crediti italiani.
    squilli-di-morteMaestro Evit mi ha messo su una pista a cui non ho saputo resistere, e come sempre ho scoperto che aveva ragione: la locandina italiana della VHS riporta “Sqilli” invece di “Squilli”! Questo aumenta sensibilmente il suo valore di localizzazione… (o lo depaupera? NdR)
    Il film è un ottimo specchio dei tempi, perché racconta di quando si pensava che i telefoni anni Ottanta fossero l’apice della tecnologia e sarebbero aumentati di numero, non di qualità. «Prima dell’anno Duemila saranno in funzione 1,4 trilioni di telefoni nel mondo. Il costo, inclusi i cavi, gli interruttori e i servizi interurbani, ammonterà a circa un migliaio di dollari per ogni telefono: questo è ciò che io chiamo industria».
    A sentire oggi queste parole sembra di star guardando un qualche vecchio film ammuffito, invece siamo nei rampanti anni Ottanta: e in fondo la previsione non era sbagliata in quantità, ma in qualità. Non so se esistano oggi 1,4 trilioni di cellulari o smartphone, ma di sicuro ce ne sono tantini…
    Prima del Ring (1991) di Kōji Suzuki o del Cell (2006) di Stephen King, c’erano altri telefoni che uccidevano. In questo film un maniaco ha collegato una strana macchina capace di mandare attraverso le cornette delle onde che friggono il cervello e fa esplodere i telefoni come fossero dinamite. Così le vittime prima sanguinano da orecchie, occhi e bocca, poi un’esplosione esagerata li fa volare nella stanza. Addirittura la prima vittima, in un ufficio, viene catapultata fuori dalla finestra.. con tutta la sedia!
    Un film grezzo che sembra molto più vecchio dei suoi anni, ma divertente per ricordare il grado di tecnologia – e di mentalità tecnologica – degli anni Ottanta.

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  • [Italian credits] La scala della follia (1973)

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    Questa settimana presento i titoli italiani dimenticati di un piccolo, piccolissimo film britannico alquanto furbetto, che sfrutta la notorietà di un ottimo cast per creare una economicissima storia di ghost house atipica: La scala della follia (Dark Places, 1973).
    Distribuito in Gran Bretagna in un non meglio specificato 1973, arriva in sordina nei cinema italiani l’8 marzo 1975. La Golden Video lo porta in VHS non si sa quando, così come la Cult70 lo riversa in DVD in data ignota: se ne sapete di più scrivetemi.
    Per una recensione del film vi invito alla mia scheda del blog Il Zinefilo, ma ci tengo a specificare i due attori che si dividono la scena: Christopher Lee e Joan Collins. In un piccolo ruolo, anche l’austro-ungarico Herbert Lom divenuto celebre nel ruolo del commissario Dreyfus, antagonista dell’ispettore Clouseau nei film de La Pantera Rosa.
    Né Lee né la Collins mostrano il minimo interesse a far parte del film, ma rispettano la fama dei loro nomi: lui è oscuro e tenebroso, lei disinibita e profittatrice.
    scalafolliaDa segnalare un difetto che si nota in certi casi di “crediti” italiani non proprio di alta qualità: la sovrapposizione della scritta italiana corrisponde ad una perdita di qualità della pellicola sottostante.

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  • [Italian credits] L'invasione degli Ultracorpi (1956)

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    Grazie all’aiuto di Antonio L. – che abbiamo già letto in questo blog per l’edizione home video del film 28 giorni dopo – posso presentare qui i titoli italiani dimenticati di un film che ha scritto la storia del cinema di fantascienza: L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers, 1956) di Don Siegel.

    Il romanzo

    invasatiLo sceneggiatore Daniel Mainwaring firma con il proprio nome (invece che del prolifico pseudonimo Geoffrey Homes) l’adattamento cinematografico del romanzo Invasion of the Body Snatchers (1954), che Jack Finney aveva già presentato a puntate sulla rivista “Collier’s Weekly” dal 26 novembre 1954.
    La collana italiana “I Romanzi di Urania” (n. 118) porta nelle nostre edicole il romanzo con la traduzione di Stanis La Bruna e il titolo Gli invasati: la differenza del titolo è dovuta al fatto che il film arriva nei nostri cinema solo nell’ottobre 1957, quindi all’epoca “Urania” non si premura di far capire il collegamento con la pellicola.
    Urania Collezione” ha ristampato il testo nel 2003 e l’edizione più recente è del 2005, firmata Marcos y Marcos.

    La donna clonata

    gynoidEra l’agosto del 1952 quando sulla rivista “Galaxy” il grande scrittore Fritz Leiber presenta un racconto destinato agli annali della fantascienza: La casa del passato (Yesterday House). Per la prima volta in narrativa sentiamo parlare di “clonazione”, e la donna clonata che il protagonista del racconto conosce su un’isola lontana, dove vive con il suo “creatore”… viene in pratica scopiazzata senza riserve per il recente film Ex Machina (2015).
    Jack Finney nel 1954 non parla di clonazione ma, com’è noto, di “baccelloni” alieni che duplicano le persone: in fondo, però, è un procedimento molto simile. L’unica “donna clonata” presente nel film appare per un breve momento ma è particolarmente paradigmatica: simboleggia esattamente il senso di disprezzo profondo che gli scrittori maschi da sempre dimostrano nei confronti delle donne che essi stessi creano. Mi sia dunque consentito un breve estratto dal mio saggio in eBook Gynoid. Duecento anni di donne artificiali (2015). [NdR: consento, consento]

    Visto che di donne “clonate” The Body Snatchers ne è particolarmente avaro, mi limito a citare una curiosità: quando nel finale del film del 1956 la fidanzata del protagonista viene sostituita, da donnina svenevole e frignante si trasforma… in una donna decisa che tratta l’uomo da pari a pari. Sarà per questo che il protagonista cade nel panico?

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  • [Italian credits] Cose preziose (1993)

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    Dopo Shining (1980), ecco questa settimana i titoli italiani dimenticati di un altro film tratto da un romanzo di Stephen King: Cose preziose (Needful Things, 1993) diretto da Fraser C. Heston.
    L’edizione di riferimento è una VHS Cecchi Gori purtroppo senza data. Il film arriva nei cinema italiani il 1° aprile 1994 e vi resta fino all’autunno, mentre il “Torino Sette” del 17 febbraio 1995 lo riporta al secondo posto delle videocassette più noleggiate della settimana: la VHS che ho recuperato è un’edizione in vendita quindi di poco posteriore.
    Il primo passaggio televisivo noto di Cose preziose è lunedì 6 maggio 1996 in prima serata su Italia1, che è probabilmente la prima volta che l’ho visto.
    Lo splendido romanzo del 1991 di King – di cui ho già parlato – finisce nelle mani capaci di W.D. Richter, il cui nome forse non fa squillare alcun campanello ma che è un autore di quelli da ricordare: basti dire che ha firmato la sceneggiatura di Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978), Brubaker (1980) ed ha messo la penna anche in quella di Grosso guaio a Chinatown (1986). Non pago, nel 1984 ha tentato anche la carriera registica con il sottovalutato Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione.

    Omaggio scopiazzante da Matheson

    King da sempre considera il grande Richard Matheson un maestro, e a pensar bene possiamo dire che forse ha voluto omaggiarlo inserendo nella storia di Cose preziose uno smaccato scopiazzamento di un racconto di Matheson: The Distributor, apparso nel marzo shocklibrodel 1958 su “Playboy” e arrivato in Italia per la prima volta come Il dispensatore, nell’antologia “Shock” (Mondadori 1984) con traduzione di Giuseppe Lippi. Maurizio Nati lo ritraduce come Il nuovo vicino di casa per l’antologia “Incubo a seimila metri” (Fanucci 2003).
    In questo racconto Matheson ci presenta un nuovo arrivato nel quartiere che fa subito amicizia con il vicinato, ma subito capiamo che qualcosa non va quando questi comincia uno strano gioco: ruba un oggetto da una casa per metterlo in un’altra, così che i due proprietari litighino. Con furti, maldicenze e pettegolezzi in pratica il nuovo arrivato fa esplodere il quartiere prima di trasferirsi in un altro… ed è esattamente il “metodo” che Leland Gaunt utilizza nella storia!

    Titoli di testa

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  • [Italian credits] Space Vampires (1985)

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    Dopo aver raccontato della difficoltosa lavorazione de Il ritorno dei morti viventi e averne presentato i crediti italiani dimenticati, è doveroso presentare il film che ha distolto l’attenzione del regista Tobe Hooper spingendolo ad abbandonare gli zombie in favore dei vampiri spaziali: Space Vampires (Lifeforce, 1985).

    Bonazze Bionde dallo Spazio

    space-vampires-itaPerché sulla copertina originale del romanzo di Colin Wilson e su alcune locandine italiane d’epoca la donna protagonista è bionda, mentre nel film è mora? La spiegazione si annida nel curioso sotto-genere cinematografico a cui questo film più o meno coscientemente si riallaccia, un sotto-genere che in un mio speciale sul blog Il Zinefilo ho battezzato BBS: Bonazze Bionde dallo Spazio.
    Dal 1954 sbarcano sulla Terra donne aliene in cerca di maschi fertili, e dal 1959 queste donne capiscono che per avere più successo con i maschietti terrestri… devono farsi bionde!
    Per il viaggio tra i titoli – dalla Blonde from Space di Henry Slesar alla saga di Species, che poi è la stessa cosa – vi rimando al mio speciale: quel che interessa qui è che nel 1966 Curtis Harrington scopiazza il racconto citato di Slesar e crea il film Queen of Blood… il cui titolo alternativo è Space Vampires.
    In un lontano futuro – il 1990! – i terrestri vanno su Marte e trovano i resti di un’astronave con un’unica sopravvissuta: una biondona. Decidono di portarla sulla Terra ma durante il viaggio la donna ammalia l’equipaggio – tra cui il giovane Dennis Hopper – e si nutre del suo cibo preferito: il sangue. Mutatis mutandis, abbiamo l’abbozzo del romanzo Space Vampires.

    I vampiri di Wilson

    space-vampires-panther-1977-coverMalgrado i crediti italiani parlino di “racconto”, quello del britannico Colin Wilson è un romanzo corposo e ricco di informazioni: in realtà solamente la prima parte ha l’aspetto del romanzo (ed è infatti quella su cui si è concentrato il film) mentre la seconda è una classica operazione di marketing editoriale ben nota: è un saggio mascherato da narrativa per venderlo meglio.
    Wilson è uno studioso di misteri, in Italia la Newton Compton ha più volte ristampato il suo Il grande libro dei misteri irrisolti, quindi il romanzo che pubblica nel febbraio 1976 è solo una scusa per della saggistica misterica “mascherata”.
    La storica collana “Urania” Mondadori lo presenta già il 12 marzo 1978 come numero 744 della collana; nell’aprile 2016 “Urania Collezione” festeggia i quarant’anni del romanzo ristampandolo nel numero 159 che, se non doveste trovarlo nei mercatini rionali, è adesso disponibile anche in formato digitale su Amazon. Ah, i tempi moderni!
    Sul finire del 2013 i Ringleader Studios di Beverly Hills acquistano i diritti del romanzo di Wilson, e fanno girare voce di un loro possibile interessamento a crearne una serie televisiva dal titolo Lifeforce, un graphic novel e addirittura un videogame: siamo in attesa della realizzazione di questi progetti…

    La vita italiana

    space-vampires-1985-12-12Il film arriva in Italia il 6 dicembre 1985 con il titolo Space Vampires. Prima di esordire al cinema romano Cola di Rienzo, viene proiettato quasi un mese prima in anteprima giornalistica all’Odeon di Milano, e il 12 novembre sul quotidiano “L’Unità” il critico Michele Anselmi ci va giù pesante:

    «Si stenta a credere che dietro questo pastrocchio da 25 milioni di dollari ci sia quel piccolo maestro dell’orrore che è Tobe Hooper. […] Passato sotto contratto alla Cannon, Hooper sembra infatti aver dilapidato l’antico talento in favore di uno stile sbrigativo e banale, perfettamente intonato ai gusti della coppia Golan-Globus. […] Space Vampires è in realtà un filmetto esangue e scontato che non mantiene le promesse.»

    Piero Perona su “La Stampa” del 13 dicembre 1985 articola meglio ma non cambia opinione:

    «Incontri ravvicinati con gli extraterrestri: sono la novità e la costante dell’anno, aperti dallo Starman di Carpenter ed esaltati dal Cocoon di Howard. Diamo il senso migliore alla pericolosa proposta erotica che, quanto meno, insegna a prendere il buono dovunque esso si trovi: la fantascienza della guerra fredda tipica degli anni Cinquanta non lo avrebbe mai consentito. Oggi, mentre precipitiamo verso una glaciazione della situazione politica, Hollywood per motivi meramente spettacolari fa un pensierino all’eros intergalattico. […] Ci sono alti e bassi nel film di Hooper, tutti in ogni modo manieristici. Space Vampires non sarà brutto ma nasce vecchio.»

    spacevampireblurayIl suo insuccesso di critica è forse attribuibile anche al fatto che in Italia arrivò la versione americana del film, pesantemente tagliuzzata tanto da renderla quasi incomprensibile e altrettanto fallimentare, mentre (mi informa Evit) nel Regno Unito, dove la pellicola ebbe un grande successo, uscì la versione originale senza quei tagli confusionari e con un inizio del film molto più esaltante, il film come Tobe Hooper lo aveva concepito.
    In Italia non rimane moltissimo al cinema, poco più di un anno, e nel maggio del 1987 arriva in VHS Multivision, ristampata poi nel 1995 dalla Hobby&Work in formato “pocket” (con copertina di cartone invece che di plastica).
    Dall’aprile 1988 inizia il suo viaggio televisivo, di solito su piccoli ma storici canali come Odeon TV e Italia7.
    Nell’euforico 2001, quando l’avvento del DVD in Italia ha spinto molte piccole case ad un semplice riversamento di videocassette su disco, esce la prima versione DVD: bisogna aspettare l’agosto 2008 per la ristampa targata Stormovie. Conoscendo la casa – che adoro perché comunque ha saputo salvare tesori di filmacci per gli appassionati zinefili come me – non c’è molto da sperare sulla qualità di questo prodotto.
    Il 4 dicembre 2012, la Pulp Video rilascia un’edizione più curata, sia in DVD che Blu-ray, dove viene ripristinata la versione estesa del film (che poi è la migliore) con scene mai viste prima né in VHS, né al cinema.

    L’analisi di Evit

    Per tante altre informazioni sul film, rimando al dettagliato quanto divertente articolo sull’adattamento italiano a cura di mastro Evit, un altro imperdibile pezzo nel quale anche lui raccolse tanti interessanti aneddoti oltre alle abituali (ma mai banali) osservazioni sul doppiaggio: dall’inglese usato a sproposito, alle battutacce superflue inserite nei dialoghi nostrani da chi ne curò la versione italiana. È evidente che anche Evit è un grande appassionato di questo film.

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    Per saperne di più sulla colonna sonora citata, rimando al sito SoundtrackCollector.
    L.
    P.S.
    Ringrazio Evit per gli “screenshot” del film localizzato in italiano. Se simili resoconti vi interessano continuate a seguirci ogni venerdì e vi invito a venire a trovarmi anche sul blog Il Zinefilo: viaggi nel cinema di serie Z.

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  • [Italian credits] Shining (1980)

    shining_aQuesta settimana presentiamo i crediti italiani dimenticati di un film che definire di culto sarebbe davvero riduttivo. Un film discusso, controverso, amato ma anche odiato (soprattutto da Stephen King): ecco dunque i rarissimi crediti italiani di Shining (The Shining, 1980) di Stanley Kubrick.
    Presentato a Los Angeles il 23 maggio 1980, il film accende la curiosità degli italiani e già il 1° giugno successivo l’autorevole giornalista Furio Colombo – futuro direttore de “L’Unità” – dedica alla pellicola un lungo editoriale sul quotidiano “La Stampa”, pieno di lodi sperticate.
    Abbondantemente anticipato da critiche entusiastiche, il film arriva sui nostri schermi il 22 dicembre 1980. La Warner Home Video lo riversa in VHS nel 1985 (non è chiara la data di arrivo nelle nostre videoteche) e nel gennaio 1989 arriva in Italia la ristampa economica nella celebre collana “Gli Scudi”.

    Jack il noioso

    allworkUna delle sequenze diventate iconiche di questo film è quando Wendy (Shelley Duvall) scopre che suo marito Jack (Jack Nicholson) ha sì lavorato per molto tempo ad un romanzo, ma in realtà non ha fatto altro che riempire centinaia di pagine con una sola scritta: un vecchio proverbio che recita «All work and no play makes Jack a dull boy» (alla lettera: “Solo lavoro e niente gioco rende Jack un ragazzo noioso”).
    Quello di Jack Torrance è uno pseudobiblion, un “libro falso” inventato per esigenze narrative, ma spesso c’è chi ha voluto rendere reale qualcosa che non lo è mai stato: ecco dunque più volte affacciarsi operazioni in cui degli editori mettono in vendita il libro All Work and No Play Makes Jack a Dull Boy, firmato ovviamente da Jack Torrance.
    shining_simpsonsUna celebre rielaborazione di tutta la scena la si trova in The Shinning, primo segmento dell’episodio “La paura fa novanta V” (6×06, 30 ottobre 1994) della celebre serie televisiva di animazione “I Simpson“.
    I questa dichiarata parodia del film di Kubrick il foglio nella macchina da scrivere è bianco, perché Homer/Jack ha scritto sulle pareti di casa: «No TV and no beer make Homer go crazy», niente TV e niente birra fanno uscire pazzo il personaggio noto per abusare di entrambi.
    Un richiamo più sottile ma non meno stretto lo troviamo in un recente film horror di basso livello, Fertile Ground (2011) di Adam Gierasch. Invece di un albergo abbiamo una casa isolata in cui si ritirano a vivere i due personaggi protagonisti, marito e moglie, e dove per tutta la durata del film l’uomo dice di star dipingendo, passando molto tempo nello studio. Alla fine la moglie si decide ad entrare e scopre che lo studio è pieno di tele completamente bianche: anche se non ci sono scritte, lo stesso è un omaggio dichiarato ad una scena ormai entrata di prepotenza nella storia del cinema.

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    Un grazie ad Antonio L.e ad Evit per aver fornito queste immagini.
    L.

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