TITOLI ITALIOTI: Tutti i seguiti di Mamma ho perso l’aereo, veri e non

    TITOLI ITALIOTI: Tutti i sequel di Mamma, ho perso l’aereo, veri e apocrifi

    Ispirato dall’articolo sul blog On the Rock: Storie del Rock and Roll e del cinema, che a sua volta si era ispirato alla mia storica rubrica TITOLI ITALIOTI, mi sono reso conto di non aver mai esplorato la pletora di “seguiti” di Mamma ho perso l’aereo, una serie che ha i suoi sequel ufficiali e una valanga di sequel apocrifi o titoli che “omaggiano” e occhiolineggiano (la invento qui e ora) al capostipite. Film insomma che hanno voluto campare del suo successo.
    Ecco quindi la lista dei tanti “genitore, ho fatto qualcosa”, che è più lunga di quanto avessi inizialmente sospettato.

    locandina di Mamma ho perso l'aereo

    L’unico e inimitab– ah, no.

    Il precursore del titolo Mamma, ho perso l’aereo

    La formula “persona”+”ho fatto qualcosa”, ha teorizzato Tommy del blog sopra citato, potrebbe originare da Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (Honey, I Shrunk the Kids, nullaosta gennaio 1990), distribuito dalla Warner Bros. Italia, che esattamente un anno prima di Mamma ho perso l’aereo aveva ottenuto successo anche nel nostro paese.

    Locandina di Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi

    E si sa, quando un titolo “funziona” definisce anche il genere. Da quel momento l’espressione “persona+ho fatto/è successo qualcosa” sembra diventare una buona idea per le commedie per ragazzi. E per una volta l’idea non viene da biechi distributori italiani ma (presumo) direttamente dall’America. Infatti il titolo Mamma, ho perso l’aereo, (Home Alone, nullaosta gennaio 1991, distr. 20th Century Fox), come già scritto nel mio approfondimento sull’adattamento italiano del film, non è esclusiva italiana, la Fox ha proposto un titolo simile anche in altri paesi, ed è impossibile immaginare che francesi e canadesi possano essere arrivati indipendentemente allo stesso identico titolo (Maman, j’ai raté l’avion).

    Da questo momento in Italia è successo quello che era già successo negli anni ’60 con la formula “per favore, non…” che dai tempi di Per favore non mangiate le margherite (Please, Don’t Eat the Daisies), Per favore non toccate le vecchiette (The Producers) e Per favore non mordermi sul collo! (Dance of the Vampires) aveva definito il genere comico per l’intero decennio. Esagero ma non più di tanto.
    Ogni decennio dunque ha la sua piaga di titoli italiani derivativi e negli anni ’90 è stata la volta di “Mamma, ho…” e delle sue infinite varianti. Una piaga che, sorprendentemente, si è protratta praticamente fino ad oggi.

    I derivati di Mamma ho perso l’aereo (1991 – 2021) – La lista completa

    Ho cercato di elencarli tutti tutti tutti e di essere il più completo possibile. A questo proposito ho usato le locandine cinematografiche anche a costo di rubarle da eBay in qualità discutibile, perché fanno parte della narrazione di una distribuzione che cerca di ingannare lo spettatore. La lista, in ordine cronologico di uscita in Italia, inizia con un titolo che solo apparentemente non c’entra niente: Gli AcchiappaRussi!

    Gli AcchiappaRussi (Russkies, nullaosta novembre 1989, distr. Cecchi Gori Group Fin.Ma.Vi)

    Locandina del film Gli acchiapparussi, in originale Russkies, poi intitolato Mamma ho preso un russo

    Sembrerebbe un titolo sulla formula di Ghostbusters – Acchiappafantasmi, del resto era proprio di quell’anno Ghostbusters II, quindi a suo modo un titolo italiota per motivi completamente diversi ma che non c’entra niente con Mamma ho perso l’aereo. Arriva poi in VHS Vivivideo datata 1990 con lo stesso titolo della locandina cinematografica. Tuttavia il film è anche noto come: “MAMMA, HO ACCHIAPPATO UN RUSSO“!

    Mamma ho acchiappato un russo, titolo televisivo da Rete4 del film Gli Acchiapparussi

    Schermata presa da Tommy G. da uno spot pubblicitario del 23 marzo 1993

    Un cambio di titolo creato evidentemente per la TV e successivo al gennaio del 1991, cioè quando Mamma, ho perso l’aereo, il capostipite, arrivò in Italia. ‘Fonte YouTube’ sostiene che il film Mamma ho acchiappato un russo arrivò in prima visione TV su Italia1 il giorno seguente alle 20:30 (24 marzo ’93).
    E si sono dimenticati di mettere la virgola dopo “mamma”, se vogliamo dirla tutta.

    Papà, ho trovato un amico (My Girl, nullaosta gennaio 1992, distr. Columbia Tri-Star)

    Locandine a confronto Papà ho trovato un amico a fianco della locandina originale intitolata My girl

    Non credo proprio che nelle intenzioni della sceneggiatrice di questo film ci fosse l’idea di sfruttare il successo di Mamma ho perso l’aereo, ma era certamente il momento propizio per gli Studios per sfruttare Macaulay Culkin, l’attore-bambino del momento. E in Italia ci piace strafare, infatti siamo i soli ad aver dato un titolo che omaggia al più famoso “mamma, ho…”. In molti altri paesi è arrivato con un titolo identico all’originale (My girl) o nella variante “il mio primo bacio”. Quindi Papà, ho trovato un amico è a tutti gli effetti un titolo italiota. Se vi piace vedere il mondo bruciare sappiate che “Il mio primo bacio” è invece il titolo italiano del seguito, My Girl 2 (1994). Confusi? Vi capisco. In questo non c’era Macaulay, quindi il film non si è meritato la formula “genitore, ho…” ed è stato spacciato come un film completamente nuovo e slegato al primo My Girl. Bello il mercato italiano, eh? I fan di questi due film ovviamente sanno dell’inghippo, ma non lo rende meno paraculo.

    Mamma, mi compri un papà? (The Maid, nullaosta febbraio 1992, distr. Delta)

    Locandina del film Mamma mi compri un papà accanto alla locandina originale intitolata The Maid

    Jacqueline Bisset, single parigina in carriera con una figlia di 6 anni, incontra Martin Sheen, uno scapolo americano e tra i due adulti è colpo di fulmine (ci raccontano su Wikipedia). Per starle vicino, Martin Sheen decide di fare da baby-sitter. C’è una bambina, c’è una mamma, è il 1992… il titolo “mamma, qualcosa” vien da sé. Direte, vabbè Evit, ma ora non si può più usare “mamma” in alcun titolo senza che tiri fuori Mamma, ho perso l’aereo? Posso solo dire che visto la scelta del titolo, l’aspetto stesso del titolo in locandina e l’anno di uscita… la cosa puzza.

    Mamma, ci penso io! (di Ruggero Deodato. Nullaosta giugno 1992)

    Locandina francese di Mamma ci penso io di Ruggero Deodato, Les Petites Canailles

    Nel 1992 anche Ruggero Deodato si dedica ai bambini e qui c’è pure un aeroplano! Copio e incollo la trama confusionaria presente sul sito del Giffoni Film Festival dove fu presentato (fuori concorso) per poi essenzialmente scomparire dalla faccia della Terra. Infatti non ho trovato nemmeno una locandina italiana, soltanto una francese (Les petites canailles).

    Mentre attendono all’aeroporto di Caracas l’aereo che li riporterà negli Stati Uniti, Jane Morris e i suoi figli Danny, di 11 anni e Pearl, vengono coinvolti in una drammatica avventura. Un artigiano locale che si serve di bambole fatte a mano per contrabbandare diamanti, regala a Pearl una bambola; ma quando questa casca per terra, i diamanti si spargono sul pavimento sotto gli occhi della polizia. Jane viene arrestata e i bambini affidati a un funzionario dell’Ambasciata americana. Ma Danny fugge perché vuole ritornare all’aeroporto e rintracciare l’artigiano che ha donato la bambola. Si imbatte invece in una gang di giovani che lo derubano di tutti gli abiti; viene anche picchiato da Miguel, ma finisce con l’unirsi a loro; attraverso una serie di disavventure, attraverso le quali si crea una amicizia fra Miguel e Danny, i ragazzi finiscono col trovare il contrabbandiere e a consegnarlo alla polizia, di modo che la mamma di Danny possa essere liberata.

    Mamma, ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a Caracas

    Mamma, ci penso io! è stato distribuito in pochissimi paesi e dubito che ne vedremo presto un Blu-Ray. Il titolo italiano è sensato rispetto alla trama e non sospetto necessariamente a una trovata per spacciarlo come seguito apocrifo del nostro capostipite. Di sicuro il “mamma” negli anni ’90 era di forte richiamo per il genere, quindi che la scelta del titolo sia stata influenzata da quello che l’aereo l’aveva perso ci può stare, senza dover gridare necessariamente alla truffa. Certo ce n’erano di mamme nelle videoteche degli anni ’90!

    Mamma, ho trovato un fidanzato (VHS Hollywood Video datata 1993)

    mamma ho trovato un fidanzato

    Nel 1993 ci inzuppa il biscotto anche la Hollywood Pictures Home Video che porta direttamente in videocassetta il film Son in Law con questo titolo italiano per niente truffaldino MAMMA, HO TROVATO UN FIDANZATO (si capisce che sono ironico?). È una commedia, quindi mettici “mamma, ho…” e sei a posto. A questo punto siamo fortunati che Forrest Gump non si sia intitolato Mamma, ho trovato una scatola di cioccolatini.

    Su questa stessa formula la Disney sarà più furba quando nel 1994 porterà in Italia Blank Check con il titolo Ho trovato un milione di dollari. E lo sappiamo benissimo che la prima idea sarà stata “Mamma, ho trovato un milione di dollari“, ma poi qualcuno avrà pensato che non era una mossa degna del marchio Disney. Il bambino “furbetto” in copertina completa l’opera da solo senza bisogno di essere così ovvi.

    Mamma ho trovato un milione di dollari, locandina a confronto con l'originale Blank Check

    Qualcuno lo ricorda con il titolo di “Mamma, ho trovato un milione di dollari” ma è un falso ricordo creato dall’ovvia associazione mentale con il più famoso “mamma, ho…”, alimentata dalla locandina stessa, in puro stile film Disney per ragazzi. Dopo Culkin infatti, negli anni ’90, esplose la moda “bambini furbi” e la Disney è quella che ha cavalcato questo modello più di tutti, portandolo anche nei film d’animazione fino agli anni 2000. Tutti col sopracciglio sollevato e l’aria impertinente, with an attitude come si dice in inglese (con la spocchia). Io c’ero, me lo ricordo.

    Le follie dell'imperatore, sopracciglio alzato

    In America si diceva cool, a Napoli strunz.

    Ritornando al nostro Ho trovato un milione di dollari, a meno che non mi portiate prove incontrovertibili che evidenziano il contrario, ribadisco con certezza assoluta che questo film non è mai esistito con il “mamma” nel titolo. Oh, e a proposito di mamacitas, che dire di questa Disney risqué anni ’90?

    Scena del bacio tra bambino e donna adulta in Ho trovato un milione di dollari disponibile su Disney Plus

    Scena del bacio tra bambino e donna adulta in Ho trovato un milione di dollari disponibile su Disney Plus

    Uauauiua! Se siete interessati alla ρεdοfiliα, Disney Plus ha il film perfetto per voi in catalogo.

    A proposito di film mancati, stupisce che Bushwhacked del 1995 con l’attore che in Mamma ho perso l’aereo interpretava il ladro Marv (Daniel Stern) non sia stato intitolato Mamma, ci ha rapito il capo-scout! Invece è arrivato come Un furfante tra i boyscout. Occasioni perse che non ritornano.

    Mamma, ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York (Home Alone 2, nullaosta dicembre 1992, distr. 20th Century Fox)

    locandina italiana di Mamma ho riperso l'aereo mi sono smarrito a New York

    Di questo film ho già parlato approfonditamente, ma avevate mai visto quel TV sorrisi e canzoni nella locandina cinematografica? Non l’ho modificata io, è la locandina ufficiale che ho pescato su eBay e non è mai stata riproposta per le successive edizioni home video. In originale il titolo del giornale riportava semplicemente “WET BANDITS ESCAPE!” (che possiamo tradurre come “Evasi i banditi del rubinetto!”). In italiano invece hanno fatto spazio al logo di TV sorrisi e canzoni riducendo il titolo semplicemente a “evasi di notte!”. Un omaggio a Totò e alla sua battuta sugli ‘evasi da notte‘? Boh.

    Home Alone 2 poster

    Qualcuno un giorno dovrà spiegarci l’affiliazione con Sorrisi TV e Canzoni.

    Mamma ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York — uff! Ci vogliono quindici minuti a scriverlo per intero — è ovviamente il seguito ufficiale che per qualche motivo non vidi al cinema nel ’92 ma solo l’estate successiva in un’arena estiva, quindi nel ’93. Macaulay era inarrestabile e i distributori italiani non avevano ancora sparato tutte le loro cartucce.

    Papà, ti aggiusto io! (Getting Even With Dad, nullaosta agosto 1994)

    Locandina italiana di Papà ti aggiusto io con l'originale getting even with dad

    Nella prima metà degli anni ’90 i film con Macalay Culkin ormai arrivavano col razzo-missile in Italia. La trama di Papà ti aggiusto io così riassunta “Il figlio di un ladro convince il padre a passare più tempo con lui” giustifica certamente il titolo, ma non lo rende meno paraculo. Il “getting even with dad” del titolo originale può essere tradotto alla lettera come “pareggiare i conti con papà” e “Papà, ti aggiusto io” non è una brutta scelta titolistica. La formula discorsiva col genitore nel titolo continuava a essere di maggiore attrattiva e immediata riconoscibilità. Che dici, Macalay, lo approviamo?

    Macaulay Culkin che fa il gesto dell'okay

    Belli capelli ha detto sì

    Mamma, i ladri! (Remote, VHS Paramount datata 1994)
    Locandina di Mamma i ladri a confronto con l'originale Remote, film del 1993

    (locandina italiana dalla mia collezione VHS)

    Un tredicenne ossessionato dai giocattoli radiocomandati (negli anni ’90 voleva dire un bambino straricco, anche se nel film la madre piange miseria) rimane intrappolato nella soffitta di una casa da esposizione quando tre scemi scappati di prigione occupano la casa stessa in attesa che la polizia smetta di cercarli. Grazie ai giocattoli radiocomandati riuscirà a farli arrestare. Dalla Full Moon Entertainment di Charles Band (e una spintarella della Paramount) non poteva non arrivare un clone di Home alone negli anni d’oro per quel genere. In Italia, per essere più ovvi possibile, dovevano farcelo capire già dal titolo mettendoci la mamma. Poi dicono italiani mammoni. Dei tanti film di questa lista, Remote è sicuramente uno di quelli che più si merita un titolo italiano ammiccante. Ovviamente nessun altro paese ha un titolo simile (O Super Controle Remoto, La télécommande magique, Control remoto, etc…).
    Come lo hanno definito sul sito Mutant Reviewers: “Un Mamma ho perso l’aereo, solo con più giocattoli radiocomandati.”

    Mamma, ho preso il morbillo (Home Alone 3, nullaosta gennaio 1998, distr. 20th Century Fox)

    Mamma ho preso il morbillo home alone 3 locandine a confronto

    Da questo momento i sequel ufficiali non sono più legati all’aver perso un aereo, quindi il non aver scelto in origine un titolo italiano con una formula più diretta incentrata sull’essere rimasto “solo a casa” torna a morderli nelle chiappe. L’unica soluzione è tenere la formula “Mamma, ho…” e cambiare l’azione, esattamente come facevano già tutti i sequel apocrifi da quasi un decennio a questo punto. Come distinguere i seguiti veri da quelli falsi? Impossibile! Quindi meglio cavalcare l’onda a costo di puntare su eventi sempre più insignificanti: dal prendere un morbillo all’allagare una casa. “Mamma, ho trovato una caramella tra i cuscini del divano” ancora non l’hanno sfornato.
    Arrivando nel 1998, Mamma, ho preso il morbillo non poteva non confondersi con la marea apparentemente inarrestabile di sequel fasulli e titoli truffaldini. In più, questo seguito ufficiale neanche fa uso del personaggio di Kevin McCallister ma si concentra su una famiglia completamente nuova. Sarà anche l’ultimo seguito ufficiale ad arrivare nelle sale cinematografiche. Da qui in poi si va solo in discesa. Ma i distributori italiani continuano a essere insaziabili e faranno spuntare mamme in ogni dove!

    Curiosità: in questo film c’è Scarlett Johansson e questo vuol dire che la stessa attrice è comparsa sia in un seguito ufficiale che in un seguito apocrifo di Mamma ho perso l’aereo.
    [Inoltre, ‘Andrea87’ nei commenti ci ricorda che il protagonista nel film in realtà non ha neanche il morbillo (measles in inglese), bensì la varicella (chickenpox).]

    Mamma, ho allagato la casa (Home Alone 4: Taking Back the House. DVD del 2003)

    Mamma ho allagato la casa locandina a confronto con l'originale intitolato Home Alone 4

    Per il quarto capitolo ufficiale della “saga”(?) torna la famiglia McCallister, almeno sulla carta, perché ovviamente nessuno è interpretato dagli attori dei primi due capitoli. In questo in cui s’allaga la casa, i genitori di Kevin sono divorziati e il ladro Marv si è sposato. Come cambiano i tempi. Visto il ritorno dei personaggi (Kevin, i genitori, Buzz, Marv… etc) poteva essere l’occasione per dargli almeno in italiano una continuità “vocale” ma i doppiatori, così come i membri cast, sono completamente diversi da quelli dei primi due film. Marv da Mino Caprio passa a Marco Guadagno ad esempio, e Kevin da Ilaria Stagni è passato a Jacopo Bonanni. Non che ci sia niente di strano in questo, ma sarebbe stato curioso ritrovare le stesse voci sugli stessi personaggi. Almeno qualcosa sarebbe stato familiare. Mi direte: ma Kevin è cresciuto ormai, non può avere la stessa voce! Invece no, in Home Alone 4, uscito 13 anni dopo Home Alone 1, Kevin ha ancora 8 anni e non penso che sia ambientato nel passato. Sono semplicemente personaggi immortali, un po’ come i personaggi dei Simpson.

    Il sottotitolo originale “taking back the house” sembra preso da un film con Charles Bronson. Inutile sottolineare quanto sia poco interessante “ho allagato la casa” anche per uno spettatore meno smaliziato. Ma non erano i banditi del rubinetto che allagavano case?

    Ormai alla Fox non ci provano neanche più a farli arrivare al cinema e Home Alone 4 sbarca direttamente in TV nel 2002. In Italia arriverà in DVD l’anno successivo.

    Mamma, io vengo da un altro pianeta? (Can of Worms, prima TV italiana 22 ottobre 2005, Rai2)

    Mamma io vengo da un altro pianeta, locandina italiana da Disney Plus

    La trama da Movieplayer.it: Un ragazzino è convinto di provenire da un’altra galassia, perciò costruisce un trasmettitore di onde radio e lancia messaggi agli extraterrestri. Quando però li vede arrivare per davvero, ovviamente la sua sorpresa è davvero grande. Ma prima di partire, deve risolvere un problema.

    Can of Worms, film 1999Se nel film c’è almeno una mamma, è certamente possibile usare il titolo “Mamma, etc etc” e far finta di avere un titolo completamente originale. Per fugare ogni dubbio lo mettiamo in forma di domanda così nessuno potrà dirci che è troppo simile a “Mamma, ho perso l’aereo”! Eppure sono certo che il film televisivo Can of Worms del 1999 non avrebbe avuto questo titolo italiano se nell’inverno del 1990 non fosse saltata la corrente in casa McCallister. Certo il 2005 sembra un po’ tardino per continuare a sfornare titoli ispirati a Mamma ho perso l’aereo, ma se la Fox continua imperterrita a sfornare seguiti (il 4 era arrivato appena due anni prima di questa prima TV), come possiamo negargli altri titoli fasulli ispirati? Nell’anno 2090 staranno ancora a dare titoli “Mamma, ho…”, ma nessuno ricorderà più perché.

    Attualmente è possibile guardarlo sul Disney Plus, ma nessuno potrà mai rimpiazzare il titolone a ‘effetto wow’ fatto in WordArt dalla Rai

    Mamma io vengo da un altro pianeta? Fotogramma del titolo da un passaggio televisivo su Rai Due

    Uuuuaaaaaaaaao! Spaziale!

    In lingua originale abbiamo una performance vocale di Malcom McDowell (il protagonista di Arancia meccanica, per chi non riconoscesse il nome). Questo non sarà l’unico titolo apocrifo di Mamma ho perso l’aereo in cui è coinvolto. Quindi anche lui, come Scarlett Johansson si sono ritrovati in più “Mamme” loro malgrado.
    Mi rimane una sola domanda: quel “io” non è superfluo in questo titolo?

    Papà ha perso l’aereo (Min søsters børn i Ægypten, prima TV Canale 5, luglio 2006?)

    Locandina danese di Papà ha perso l'aereo

    Bisognosi di altri capitoli apocrifi, si va a disturbare anche la Danimarca! La trama da FilmTV parla di un viaggio in Egitto di una famiglia danese e sì, c’è un padre che rimane a terra lasciando i figli da soli sull’aereo. Arrivati al Cairo una vicina di casa si offre di fare loro da guida. Segue “scontro” tra culture diverse, etc, etc… un film che avete già visto anche se non l’avete mai visto. La locandina originale è da film di Vanzina, ma questo i danesi non lo possono sapere. Chi ha deciso il titolo italiano deve aver visto i primi minuti del film con l’espressione di chi sta risolvendo un complicato calcolo matematico e appena il padre ha “perso l’aereo” ha schioccato le dita, puntato il dito verso lo schermo ed esclamato: “Papà ha perso l’aereo!”. Strette di mani, pacche sulle spalle, scatto di carriera, dittafono e poltrona in pelle umana.

    Il sito FilmTV riporta una prima data televisiva al 17 luglio 2006 su Canale 5. Non so se sia mai stato trasmesso in precedenza ma non esiste in home video. L’idea del titolo presumo sia nata negli uffici Mediaset. Il titolo originale Min søsters børn i Ægypten è traducibile come: “I miei nipoti in Egitto” (letteralmente “i figli di mia sorella in Egitto”), nella trama infatti parte tutto da uno zio.

    Mamma, mi sono persa il fratellino! (My brother, the pig. DVD Terminal Video del 2010)

    Mio fratello maialino copertina DVD

    Una baby-sitter di origine messicana, esasperata dalla vivacità di un ragazzino, lo trasforma – senza volerlo – in un maialino“, come riassume qualcuno sul sito Davinotti. My brother, the pig è un film del 1999, in Italia arriva in un DVD (della Prism) nel 2004 con il titolo “Mio fratello maialino“. Ma nel 2010 lo stesso film viene pubblicato in DVD dalla Terminal Video e per l’occasione si guadagna il suo titolo paraculo Mamma, mi sono persa il fratellino!, che gli rimane anche nel 2012 quando verrà ristampato dalla Stormvideo. Perché evidentemente nel 2010 Mamma, ho perso l’aereo tirava ancora(???).

    Mamma mi sono persa il fratellino locandina DVD

    Sicuri che non sia Piccola peste?

    Presumo che entrambe le edizioni abbiano lo stesso doppiaggio, ma non possedendo né l’una né l’altra non ho modo di verificare. Nella seconda copertina vengono letteralmente incorniciate le due attrici famose all’epoca della sua pubblicazione per metterle in bella mostra mentre il bambino in copertina è letteralmente rubato al film Piccola peste, che forse è un’idea più sensata rispetto al tentativo di associarlo a Mamma ho perso l’aereo, ma alla distribuzione italiana si sono fissati solo su “Mamma, qualcosa” e questo dettaglio gli sarà sfuggito completamente. Anche nel 2010 tirava più un pelo di mamma che… no, aspè, com’era?

    My brother the pig DVD cover

    Nessuna delle due locandine italiane supera quella originale che almeno non sembra il risultato di 4 ore di corso di Photoshop per principianti assoluti. La locandina originale l’hanno fatta dopo il corso di 8 ore.

    Mamma, ho perso il lavoro (Smother, prima TV Canale5, 23 agosto 2010)

    Mamma ho perso il lavoro, titolo originale smother, locandine originali

    Volevano Woody Allen per girare questo film ma un produttore è arrivato e ha detto “ragazzi, ho trovato di meglio!”. Vince Di Meglio dirige Diane Keaton e Liv Tyler (!) in questa commedia romantica del 2008 su una madre opprimente. Da qui il titolo originale “Smother“! Un gioco di parole tra mother (madre) e smothering (asfissiante), una madre asfissiante è dunque la nostra “smother”. Ma abbiamo capito ormai che tira più un pelo di Mamma ho perso l’aereo che un carro di buoi, quindi in italiano diventa Mamma, ho perso il lavoro. Anche in questo caso dev’essere stata un’operazione “televisiva” (di nuovo Canale 5!) perché il film non esiste in home video. Non ufficialmente almeno!

    DVD italiano pirata di Mamma ho perso il lavoro

    N’affare!

    Se volete una registrazione TV messa su un DVD-RW in “buone condizioni”, l’utente jollypollymaria su eBay ve ne vende una copia pirata alla modica cifra di 48 euro. Spedizione inclusa però. Anche la locandina italiana che si trova su Google è fasulla, è la stessa che troverete su questo autenticissimo DVD.

    Mamma, ho visto un fantasma (Home Alone: The Holiday Heist, prima TV italiana SkyCinema, 3 dicembre 2014)

    Locandine di Mamma ho visto un fantasma, in originale Home Alone 5: The Holiday Heist

    Anche intitolato Holiday Heist – Mamma, ho visto un fantasma, è il QUINTO capitolo ufficiale del franchise di Home Alone e il secondo a non avere neanche il personaggio di Kevin McCallister. La famiglia protagonista infatti è quella dei Baxter che si trasferisce dalla California al Maine (quindi l’Illinois dei primi film neanche lo sfiorano per sbaglio) e il bambino di turno crede che la nuova casa sia infestata, da qui il titolo “ho visto un fantasma” inventato solo per poter iniziare con “Mamma, ho…“. Per la cronaca The Holiday Heist del titolo originale sarebbe traducibile come “il colpo di Natale”, ma evidentemente si attaccava male a “Mamma, ho…”. Sì, ovviamente ci sono anche dei ladri nel film (tra questi Malcom McDowell che poverino deve aver avuto forti debiti di gioco) e nessun fantasma. In Italia non si sono neanche degnati di portarlo in DVD.
    Prodotto originariamente dalla Fox TV, è praticamente la Fox stessa che continua a sfornare i propri sequel apocrifi. Come la chiamiamo, operazione auto-apocrifa? Non ci stupiamo più di tanto che la Disney si sia poi mangiata la Fox. Ormai tra veri e finti la distinzione è soltanto burocratica.

    Mamma, ho perso il cane (Alone for Christmas, Minerva Pictures 2 dicembre 2014)

    Alone for Christmas locandina DVD italiano di Mamma ho perso il cane

    Dopo 15 anni di sequel di Mamma ho perso l’aereo (veri e apocrifi) con attori cani, alla Asylum (quella di Sharknado) avranno pensato perché non girarne uno direttamente con i cani? Ed ecco che nel 2013 sfornano il rifacimento di Home Alone con dei cani che rimangono soli in casa a Natale e devono difenderla dai ladri (uno di questi è un altro cane, Kevin Sorbo, quello della serie Hercules). Ah, e i cani parlano muovendo la bocca in CGI. Questo è Alone for Christmas. Non è un caso che il titolo originale usi la parola “alone” come in Home Alone, e nel Regno Unito è stato intitolato “Bone Alone“, dal nome di uno dei cani parlanti (‘Bone’ per l’appunto). Un altro cane invece si chiama Columbus. Capito? Come Chris Columbus, il regista di Mamma ho perso l’aereo. Spiritosoni.

    Insomma Alone for Christmas è uno di quelli che si merita decisamente il titolo italiano ammiccante. Eppure, quanto è poco ispirato quel “Mamma, ho perso il cane“! E credo che ancora una volta si tratti di un titolo televisivo perché in DVD il film è uscito con il suo titolo originale (in catalogo su Amazon dal 2 dicembre 2014) mentre in TV secondo FilmTV è arrivato sul canale TV8 il 19 dicembre 2015 come Mamma, ho perso il cane.

    Mamma, ho scoperto gli gnomi (Gnome Alone, Netflix, 18 ottobre 2018)

    Mamma ho scoperto gli gnomi locandina italiana di Gnome Alone

    Lontanissimi i fasti delle uscite cinematografiche e lontano anche il mercato videotecaro dei “direct-to-video” (e se per questo anche quello televisivo), ci pensa Netflix nel 2017 a sfornare titoli “omaggianti” Home Alone che evidentemente tra due secoli sarà ancora fresco nella mente dei distributori, italiani ed esteri. E Gnome Alone (gioco di parole tra Home Alone e gnomo ovviamente) è proprio questo, un omaggio al titolo e nient’altro, che si riflette anche nella scelta italiana. Se non fosse chiaro dalla locandina, c’è “Gnome” nel titolo perché il film parla di nani da giardino, che in inglese si chiamano “garden gnomes”.

    Gli americani adorano i giochi di parole a base di gnomi e in questa sede voglio ricordare Gnomeo & Juliet del 2011 (Gnomeo e Giulietta in italiano), Sherlock Gnomes del 2018 e l’indimenticabile (per me) A Gnome Named Gnorm del 1990 (titolo italiano: Lo gnomo e il poliziotto) ingiustamente ignorato in home video anche negli USA, forse è rimasto intrappolato in qualche disputa sui diritti.

    Home Sweet Home Alone – Mamma, ho perso l’aereo (Home Sweet Home Alone, Disney Plus 2021)

    Locandina Netflix di Home sweet home alone mamma ho perso l'aereo

    Remake/reboot ufficiale di Home Alone prodotto per la piattaforma di streaming Disney+, perché adesso la Disney possiede il franchise ereditato dalla Fox e va fatto fruttare in qualche modo. Peccato che non abbiano acquistato anche la saggezza di lasciare in pace una serie morta nel 1992. Posso solo immaginare che tutti quei sequel ufficiali siano stati prodotti per non far scadere i diritti sul franchise, e lo stesso varrà per Home Sweet Home Alone.

    Il titolo originale fonde “Home Alone” con l’espressione “home sweet home” (casa dolce casa) e sarebbe stato di difficile traduzione anche se la Disney avesse ereditato un titolo italiano più “diretto” (Da solo in casa?) e meno fantasioso di Mamma ho perso l’aereo. Avremmo forse avuto “Da solo in… casa dolce casa”? Mmh. Rimane comunque molto stramba la scelta di usare il titolo inglese “Home Sweet Home Alone” abbinato al sottotitolo “Mamma, ho perso l’aereo” perché sembra esattamente quello che è, un copia-e-incolla senza fantasia del titolo storico, rimasto invariato solo per poter dare un’immediata riconoscibilità al prodotto che, come dissi nel mio primo articolo, nessuno sente il bisogno di chiamare Home Alone.

    I titoli porno di Mamma ho perso l’aereo

    reazione schifata del bambino di Mamma ho perso l'aereo

    Adesso mandate a letto i bambini, entriamo nella zona pericolo. Il genere pornografico ha sempre avuto ottimi titoli parodistici, i più riusciti sono arrivati anche alle orecchie di un pubblico più vasto, semplicemente perché fa ridere che possano esistere in commercio titoli simili. Sono certo che molti di voi avranno sentito nominare un titolo leggendario come L’albero delle zoccole (del 1995, qui un po’ di storia) e Biancaneve sotto i nani, anche senza averli mai visti neanche in copertina. Ovviamente anche Mamma, ho perso l’aereo ha avuto le sue varianti pornografiche. Molte di queste non ho neanche idea se siano realmente esistite o se si tratta piuttosto di titoli immaginari ideati per fare listoni di titoli porno “plausibili” ma mai realmente esistiti (non è poi così difficile inventarseli dopotutto).

    • Mamma, ho perso l’uccello
    • Mamma, ho preso l’uccello
    • Mamma, l’ho preso in aereo
    • Mamma ho perso la verginità
    • Mamma l’ho preso nel culo [qui il DVD]

    Questi sono i titoli che si trovano riportati in rete, quasi tutti senza fonti, senza locandine, senza niente che ne possa confermare l’esistenza (tranne in un caso). Non dubito che possano essere esistiti, ma finché non ne ho prove certe li lascio nella leggenda popolare da amici che sparano fregnacce per sentito dire. Uno dei pochi casi di cui ho trovato traccia certa è il seguente:

    Mamma, ho perso l’uccello (Teenage Masseuse, nullaosta settembre 1991, distr. Azzurra cinematografica). [fonte Italiataglia]

    Come si può sospettare dal titolo originale, Teenage Masseuse, il titolo italiano ammiccante sarà stato semplicemente appiccicato sul primo prodotto porno da distribuire in sala, senza che si trattasse effettivamente di una parodia o che ricordasse in alcun modo Home Alone. Negli anni ’90 ve lo sareste potuto godere insieme ad altri titoli porno-parodistici come Total Rectal e Total Reball (?), ovviamente ispirati a Total Recall di Paul Verhoeven (Atto di Forza in italiano), Mary Pompins, Penetrator, Sperminator, e tanti altri. Come vedete anche al giornale L’Unità si divertivano a fare queste liste:

    Lista di titoli parodistici pornografici incluso Mamma ho perso l'uccello, dalla rivista Unità del 2 ago 1993

    Da L’Unità, 2 ago 1993

    Di Mamma ho perso l’uccello non ho trovato la locandina cinematografica ma in una recensione del sito Quinlan.it si afferma che tale locandina compare nel film Libera (1993) di Pappi Corsicato.

    La rete autoreferenziale si sorregge talvolta a scelte più dirette (Aurora vede Cleopatra con la Taylor in tv; una delle discussioni tra i due amanti si svolge davanti a un muro di città tappezzato di manifesti porno, di cui merita speciale menzione Mamma ho perso l’uccello). [fonte]

    Se possedete questo film, vi prego mandatemi uno screenshot di questa scena.


    Finisce così la lunga lista di titoli italiani ispirati alla nostra versione di Home Alone, sfociati perfino nel genere pornografico. A più di 30 anni dal capostipite, sorprende che continuino a pensare titoli apocrifi basati su quegli unici due successi di inizi anni ’90, e  probabilmente questo sfruttamento non vedrà mai una fine perché a quanto pare nella distribuzione italiana niente tirerà mai come un pelo di Mamma ho perso l’aereo!

    Faccia scioccata della mamma di Mamma ho perso l'aereo

  • Screamers – Urla dallo spazio (1995) & Screamers 2 – L’evoluzione (2009)

    Dopo Alien, non si sono potuti più avere film di fantascienza-horror in cui la locandina non ci garantisse che avremmo urlato nello spazio, e Screamers – Urla dallo spazio (titolo italiano ovviamente) del 1995 non voleva essere assolutamente da meno.

     

    Screamers, urla dallo spazio - Locandina italiana del 1996 con slogan l'ultimo urlo che sentirai sarà il tuo

    Screamers – Urla dallo spazio

    Il 30 maggio 1996 Screamers arriva in Italia con la sua locandina palesemente ispirata ad Alien (film che all’epoca conoscevo già bene e quindi tremendamente d’attrattiva per il me undicenne) ma che il divieto VM14 mi impedì di andare a vedere al cinema. Dato che i miei genitori erano filosoficamente contrari al videonoleggio (“ne hai già tante a casa”) ho dovuto attendere la seconda serata del 15 aprile 1999 per potermelo finalmente godere in prima TV su Rete4.

    Film di oggi in TV aprile 1999 rete 4 Screamers alle 22 e 40

    Prima TV rete4, in onda dopo Lassie (1994)

    A quel punto avevo 13 anni ed ero in piena scoperta di Philp K. Dick attraverso i suoi libri e i film ispirati ai suoi racconti… e un film con doppi, tripli e quadrupli colpi di scena dove il protagonista ha la voce di Michele Gammino a tredici anni sembrava la cosa più geniale mai vista dopo Jurassic Park.

    Screamers titolo dall'inizio del film

    Titolo italiano e trama

    Lo slogan italiano non è invenzione locale ma ricalca alla lettera quello americano (“The Last Scream You Hear Will Be Your Own”) che sicuramente sarà stato di ispirazione per il sottotitolo (quello sì nostrano) “urla dallo spazio“. Nel film abbiamo infatti dei robot che, oltre a essere in grado di affettarti con delle lame rotanti, durante l’attacco emettono un suono ad alta frequenza che urta l’udito, sono delle macchine urlatrici, “screamers”, parola che rimane anche nel copione italiano, un po’ come gli “smokers” di Waterworld (altro film del ’95 con Michele Gammino come voce protagonista. Ciao Michele!).

    -Abbiamo reinventato la prima arma moderna dell’uomo, Jefferson.
    -La lama?
    -La lama mobile autonoma, esatto. Lo Screamer.

    Trovo che la scelta di chiamarla “lama” invece di “sword” (spada) abbia più senso. Quanto sarebbe scema “la spada mobile autonoma” (autonomous mobile sword) quando poi scopriamo che gli screamers hanno delle lame rotanti e non delle “spade” come armi. È uno di quei film che trovo più belli e sensati in italiano, sia per i dialoghi sia per le interpretazioni. Ve lo dico già da ora e ve lo ripeterò a conclusione: guardatevelo in italiano.

    Braccio mozzato dagli screamers che tiene in mano un messaggio

    “Spade” mobili autonome (secondo gli americani)

    Complicando il più possibile un racconto semplicissimo di Philip K. Dick, il film inizia con un denso muro di testo in cui ci viene spiegata la situazione politica nel 2078 (letta ad alta voce da un robotico Alessandro Rossi). Sul pianeta Sirio 6B (italianizzazione di “Sirius 6B“) la non ben identificata corporazione N.E.B. (Nuovo Blocco Economico) estraeva il berynium, la soluzione alla crisi energetica sulla Terra. I minatori però scoprirono che la sua estrazione liberava dosi letali di radiazioni e chiesero la sospensione dell’attività mineraria. Il sindacato nel 2078 dev’essere molto forte perché i minatori incrociarono le braccia per anni. In tutta risposta però il NEB cominciò a bombardarli, facendo scattare così la guerra su Sirio 6B e una nuova guerra fredda sulla Terra tra il NEB e una federazione di minatori e scienziati chiamata “l’Alleanza”. Praticamente gli sceneggiatori l’hanno trasformata in una guerra tra operai e padroni, quando nel racconto del 1953 erano più semplicemente USA vs Unione Sovietica. Per sopravvivere, l’Alleanza inventò “gli screamers“, dei piccoli robot autoreplicanti in grado di muoversi sottoterra (stile Tremors) e affettare chiunque abbia un battito cardiaco grazie alle loro lame rotanti. L’unica difesa contro gli Screamers è “la piastrina” (tab in inglese), un braccialetto che emette un segnale uguale e contrario al battito cardiaco così da far passare per oggetto inanimato chiunque ne indossi una.

    -Portate una piastrina a quest’uomo, presto!
    -Che diavolo è una piastrina?

    Screamers scena del film che mostra la piastrina, tab in inglese

    La piastrina anti-screamers

    L’adozione degli screamers ribaltò le sorti della guerra su Sirio 6B ma da anni continua continua uno stallo tra le due fazioni, ridotte ormai a quattro gatti rintanati in bunker. In uno di questi bunker c’è il nostro protagonista, il maggiore dell’alleanza Joseph Hendriksson, interpretato da Peter Weller (ex-Robocop) qui doppiato da Michele Gammino, in quello che ritengo il migliore abbinamento voce-personaggio di tutti gli anni ’90.

    Il film inizia con un soldato NEB che si presenta alla porta del bunker dell’alleanza e si lascia affettare dagli Screamers (sì, purtroppo il film usa la “s” al plurale) pur di riuscire a consegnare un messaggio diretto a Hendriksson e contenente un invito del suo omologo NEB a trattare la pace. Nella stessa giornata una navicella che trasporta soldati dell’alleanza casca davanti al bunker e dall’unico superstite, il tiratore scelto “Asso” Jefferson (“Ace” in inglese ovviamente), Hendriksson scopre che la guerra si è spostata altrove e che dalla Terra sono anni che gli raccontano fandonie per tenerli bloccati sul pianeta a morire di noia, perché se tornassero a casa racconterebbero a tutti che la guerra fa schifo e di non arruolarsi, così nessuno andrebbe più a combattere per accaparrarsi il berynium su altri pianeti… o qualcosa del genere. Questa è la giustificazione che ci viene data per spiegare la cospirazione più complessa e fumosa dell’universo. [In realtà sono così appassionato di questo film che potrei spiegarvela tutta per filo e per segno, ma capisco che lo spettatore occasionale potrebbe rimanerne un po’ confuso. In ogni caso non è così importante ai fini della trama sui robot che si fingono umani per squartarti a sorpresa.]

    Incazzato a morte con i suoi superiori, il Maggiore Hendriksson decide di rispondere all’invito del maggiore dell’altra fazione e andare fino alla base NEB a negoziare la pace per mettere fine alla guerra e tornare a casa. Per farlo si porta dietro il nuovo arrivato, Jefferson. Ma qualcosa è cambiato, gli screamers hanno cominciato a modificarsi da soli ormai e nuovi modelli sono in agguato. Non voglio raccontare assolutamente altro nel caso non lo abbiate mai visto.

    Scena da Screamers, il panorama di Sirius 6B

    Un adattamento da urlo!

    Giuro che la smetto subito con le battute a base di “urlo”. Con l’eccezione di “screamers” (purtroppo con la “s” al plurale e ormai chi mi legge da tempo lo sa che le parole importate dall’inglese non vogliono il plurale con la “s”), tutto viene adattato in italiano in questo film, e di certo non sarà stato un copione facile da tradurre visto l’abbondanza di parole tecniche e fanta-tecniche che vengono vomitate nel film, specialmente nella prima parte durante i vari spiegoni. Oggi certi dialoghisti (e so io a chi mi riferisco) si domanderebbero perché fare la fatica di adattare una parola breve come “tab” in una molto più lunga come “piastrina“, complicandosi enormemente la vita con i tempi e il labiale delle battute, quando il pubblico ormai accetta passivamente che tutto sia lasciato in lingua inglese? Dai “blaster” dei nuovi Star Wars a “la crew” del recente film di animazione Troppo cattivi (2022), oggi se ne sentono di tutti i colori.

    In Screamers invece sono stati adattati i nomi di pianeti (Sirius 6B⇒Sirio 6B e Triton 4⇒Tritone 4), le tecnologie (tab⇒piastrine), ma anche i nomi in codice (“Cicerone, qui Libby“, che in originale era “Cicero” e potrebbe sembrarvi ovvio che “Cicero” venga tradotto “Cicerone”, ma sappiate che oggi rimarrebbe probabilmente “Cicero” pronunciato “sìsero”) e i modi di dire, come nella frase “sarebbero capaci di fare un ologramma anche di Cappuccetto Rosso!”, che in originale era un “dog and pony show“, un detto che noi non abbiamo per indicare ironicamente una presentazione molto elaborata o una messa in scena. Il senso della battuta originale è che dalla Terra grazie alla tecnologia olografica potevano raccontargli letteralmente “qualsiasi favoletta” (/dargli a bere qualsiasi cosa). La scelta di un personaggio di finzione come Cappuccetto Rosso (ma poteva anche essere Biancaneve e i sette nani, avrebbe funzionato lo stesso) è perfetta per questo. È buona cosa quando i dialoghisti capiscono il copione.

    Screamer modello 1

    Uno dei mostrilli del film

    “Cicerone, qui Libby”

    A proposito di quel nome in codice “Libby” che viene riportato ovunque sul web e che sentiamo anche nella versione italiana del film, è mia opinione personale che Peter Weller in inglese non dica affatto Libby. Spiego prima il contesto: nel film Peter Weller interpreta il Maggiore Hendriksson che odia tutto ciò che è nuovo e ama la cultura classica e le cose buone e sane di una volta: i libri, le sigarette… ‘o grammofono (cit.). La prima volta che lo vediamo è immerso nello studio di una moneta romana della sua collezione numismatica mentre ascolta Don Giovanni di Mozart nel suo ufficio “di un certo livello” (come lo ha definito Lucius nella sua recensione sul blog Il Zinefilo).

    Scena da Screamers, Peter Weller che osserva una moneta romana

    Quando la trama lo porta lontano dal suo bunker, Hendriksson si tiene in contatto con il suo ufficiale ignorante a cui dà il nome in codice “Cicerone” (“Cicero” in inglese, dal latino ovviamente) mentre lui si fa chiamare “Libby”, così dice in italiano, così riportano i sottotitoli del DVD e così riportano le copiose citazioni sparse sul web. La cosa non mi è mai quadrata. Perché “Libby”, che è un nome da donna (abbrev. di Elizabeth) e che soprattutto è un nome banale? Un amante della cultura antica chiama il collega Cicerone e se stesso “Libby”? Che senso ha? Per me può avere solo senso che dica “Livy“, ovvero Livio, da Tito Livio, storico romano, quindi altro personaggio della Roma antica. E se ascoltate bene la traccia inglese infatti dice proprio “Livy”, che in inglese si pronuncia quasi raddoppiando la “v” e sembra quasi un lìvvi. Qualcuno di lingua inglese, non conoscendo “Livy” ci avrà sentito il nome più sensato che gli si avvicinava, Libby, che però per il personaggio è del tutto insensato.

    Sono quasi certo che nel doppiaggio italiano siamo finiti ad avere “Libby” perché così era riportato nel trascritto inglese fornito allo studio di doppiaggio, ed essendo Libby un nome di persona, il dialoghista non lo ha toccato e non lo ha italianizzato come era avvenuto con ‘Cicero’. Insomma, Hendriksson avrebbe dovuto dire “Cicerone, qui Livio” e invece ci sentiremo sempre “Cicerone, qui Libby.“. Ma chi è sta Libby, aò!?

    Una scena del film Screamers 1995 in cui si fuma una sigaretta rossa anti radiazioni

    Hendriksson che si accende una “rossa anti-radiazioni”. Il messaggio del film: fuma che ti fa bene.

    Dei doppiaggi esteri verificati abbiamo gli spagnoli che dicono Livio (con la loro v che sembra una b e viceversa, quindi gli spagnoli hanno capito che si riferisse a Tito Livio), stessa cosa i francesi con “Live” (da Tite-Live). I doppiaggio tedesco e un doppiaggio sudamericano (messicano forse?) di Asesinos cibernéticos hanno invece lasciato Libby come nel doppiaggio italiano. Sono ancora più convinto che la Tristar avesse inviato agli studi di doppiaggio in tutto il mondo il trascritto dei dialoghi con “Libby” al posto di “Livy” e alcuni paesi si sono resi conto dell’errore, altri invece no.

    Attenti alla fiammata fuori posto

    Continuando con gli errori, in questo caso di missaggio audio, c’è un “attenti alla fiammata!” (“watch the flame!“) detto fuori campo che mi ha sempre lasciato qualche dubbio perché arriva un po’ troppo anticipatamente, qualche secondo prima della preparazione del lanciafiamme, mentre i protagonisti stanno ancora sparando proiettili normali. Riguardandomelo in inglese adesso è ovvio che ci dev’essere stato un piccolo errore in fase di missaggio audio perché la frase “attenti alla fiammata!” è stata inserito al posto di un “brusio” incomprensibile immediatamente precedente a dove dovrebbe andare la battuta. Incomprensibile perché coperto dai suoni di una sparatoria e dalla musica. La battuta non andava lì, ma poco dopo.

    È proprio la presenza di musica di sottofondo che lo rende un errore impossibile da correggere a posteriori, non basterà spostare la frase al posto giusto, purtroppo ce la dovremo tenere così per sempre. Ma queste sono cose che solo un fanatico del film come me noterà.

    Lanciafiamme nel film Screamers 1995

    A proposito di missaggio italiano, ho notato che manca anche un “hey, bitch!” nella scena finale con la pistola a razzi (chi ha visto il film sa di cosa parlo), questa battuta sembra completamente assente dalla traccia italiana del DVD. Abbiamo già visto casi in cui sul DVD sparivano frasi che al cinema (e in VHS) erano invece presenti quindi non la do ancora per persa al 100%.

    Piccoli errori

    Gli errori in questo film sono così pochi che mi basta un brevissimo elenco puntato per togliermeli di mezzo e tornare a elogiare l’adattamento e il doppiaggio:

    • Alamogordo viene pronunciato Alamagordo.
    • I ratti sono scambiati per topi (e no, non sono la stessa cosa)
    • L’aneddoto sull’orsacchiotto nel microonde raccontato da Jefferson in italiano non è molto chiaro. Nel film dice “E se infili un orsacchiotto come quello nel forno a microonde, lo tiri fuori che è una rana! Soprattutto se è bagnato!” ma dovrebbe dire qualcosa tipo: “se metti un orsacchiotto come quello nel microonde non succede niente, ma una rana? Specie se è bagnata!”. Non ci si fa più di tanto caso perché Jefferson parla comunque a vanvera.
    • Gli stabilizzatori dei satelliti sono tutti gelati. Questo qui funziona.
      La frase originale era “The ComSat stabilizers are all frozen. This one’s free.” e stiamo parlando di computer o di terminali di computer in qualche modo “bloccati”. Lo so che era il 1996 e all’epoca non è che fossero tutti provetti informatici (il dialoghista di questo film è nato negli anni ’30), ma ho chiesto a esperti del settore presenti all’epoca e “gelato” non si è mai usato come corrispettivo di “frozen” in informatica (semmai “congelato”, mi dicono).

    Non sparate, è comunque un bel doppiaggio.

    Non ho elencato le tante battute divertenti perché non voglio rovinare sorprese, ma sono tante e mi sono dovuto trattenere. Se vi piace la fantascienza di serie B consiglio caldamente la visione di Screamers. Purtroppo il DVD italiano è fuori catalogo da anni e può essere reperito solo nell’usato su eBay (non spendeteci più di 10 euro). All’estero esiste in Blu-Ray ma senza lingua italiana.

    Flano di Screamers - urla dallo spazio del 1° giugno 1996

    Scheda di doppiaggio di Screamers – Urla dallo spazio

    Riporto i dati da antoniogenna.net e ne aggiungo altri mai segnalati prima da nessuna parte sul web.

    Direttore di doppiaggio: Manlio De Angelis

    Dialoghista: Manlio De Angelis

    Studio di doppiaggio: C.D.C.

    Cast di doppiatori

    Michele Gammino – Joseph Hendricksson (Peter Weller)
    Lucio Saccone – Chuck (Ron White)
    Luca Ward – Becker (Roy Dupuis)
    Emanuela Rossi – Jessica (Jennifer Rubin)
    Vittorio De Angelis – ‘Asso’ Jefferson (Andy Lauer)
    Marco Mete – Ross (Charles Powell) [frase memorabile “Basta, lasciami in pace!“]
    Giovanna Martinuzzi – Tenente Landowska (Liliana Komorowska)
    Nino Prester – Leone (Jason Cavalier)
    [fonte: antoniogenna.net]

    A questi devo aggiungere…

    Alessandro Rossi – Narratore

    …e su segnalazione del mio orecchio destro Francesco Finarolli aggiungo alla lista anche:

    Alessio Puccio come voce del piccolo David (Michael Carloz) “posso venire con voi?” (Puccio all’epoca avrà avuto 9 o 10 anni) e un secondo ruolo per Giovanna Martinuzzi che oltre al tenente Landowska interpreta anche la voce del computer al comando NEB. Ancora non abbiamo identificato la voce femminile dall’altoparlante nella base dell’Alleanza (la potete sentire qui).

    Il bambino David dal film Screamers

    “Posso venire con voi?” (il piccolo David doppiato dal piccolo Alessio Puccio)

    Consigli di visione: guardatelo in italiano

    Per concludere, non solo adoro il lavoro dei doppiatori su questo film (per me le frasi memorabili in italiano si sprecano), ma l’adattamento di Screamers è proprio di quelli che piacciono a me. Pure con i suoi piccoli difetti è chiaro che si tratta di un copione che è stato “capito”, con dialoghi che restano “invisibili” (il miglior complimento che si può fare a un adattamento) e con battute che sembrano nate in italiano (altro grande complimento a un buon adattamento). Capirete dunque la mia sorpresa quando guardando il suo seguito, Screamers 2 del 2009, mi sono trovato davanti a qualche traduzione troppo letterale e a nomi lasciati tutti in inglese (insomma i classici problemi presenti in troppi adattamenti moderni), nonostante i dialoghi portino la firma dello stesso dialoghista del primo film! Allibisco e recensisco.


    Screamers 2 – L’evoluzione (2009)

    Screamers 2 - L'evoluzione (2009) locandina italiana

    Il titolo originale è Screamers: The Hunting anche se nel film nessuno va a caccia di niente e per una volta mi sento di dire che il titolo italiano (Screamers 2 – L’evoluzione)  ha completamente senso, laddove l’originale non ne ha per niente. Altri paesi hanno ricalcato l’idea della “caccia” presente nel titolo originale (Brasile: Screamers: A Caçada; Canada: Screamers: La chasse; Argentina: Screamers – La cacería) ma pare che solo in Italia qualcuno della distribuzione se lo sia persino visto e abbia pensato a un titolo più sensato. Quanta attenzione, per un film direct-to-video!

    Senza che nessuno al mondo se lo aspettasse, né tantomeno lo avesse chiesto, nel 2009 arriva questo Screamers 2 direttamente in DVD con doppiaggio italiano, francese e spagnolo incluso. Torna lo sceneggiatore del primo film (Miguel Tejada-Flores) e per il doppiaggio italiano abbiamo lo stesso dialoghista (Manlio De Angelis) quindi sulla carta dovremmo essere in buone mani. Sulla carta.

    Si torna a urlare su Sirius 6B

    La trama si svolge 13 anni dopo gli eventi del primo, il pianeta Sirius 6B (non più chiamato Sirio 6B) è stato sensatamente isolato per evitare che i robot possano “infettare” la Terra. Ma ci sono ancora umani su Sirius 6B e uno di questi riesce a inviare un SOS. Dalla Terra inviano subito dei Marines coloniali soldati in una missione di recupero con conto alla rovescia perché tempo 6 giorni dall’arrivo e una tempesta di meteore distruggerà completamente quel pianeta. Ah, tra l’altro non sappiamo neanche come sia finita la guerra fredda sulla Terra, ma questo è uno dei tanti dettagli del precedente film completamente ignorati nel sequel. E menomale che l’ha scritto lo stesso sceneggiatore, figuriamoci se l’avesse scritto qualcun altro! Arrivati sul pianeta, i soldati trovano subito la fabbrica automatizzata nominata nel primo film, quella che produceva gli “screamers”. Tutto il fascino misterioso di questa struttura mai vista e di cui abbiamo solo sentito parlare viene risolto subito con un “toh, bada che c’è lì, in quella grotta a caso!” (sì, nella mia immaginazione parlano fiorentino). La fabbrica pare essere dormiente ma viene riattivata da un membro del team che vuole rubarne i segreti per poi rivenderseli (come James Cameron insegna in Aliens) e da quel momento inizia la missione di trovare superstiti e riportare le chiappe sulla Terra prima di venire uccisi dagli screamers o essere spazzati via dalla tempesta di meteore in arrivo. Ma nel primo film non era chiaro che volevano tenere i superstiti a marcire su Sirius 6B? Perché adesso correre a salvarli? Boh.

    Screamers 2 è il seguito direct-to-video di un film che già nel 1995 aveva i suoi grossi limiti di budget e che al cinema ha floppato come pochi altri (budget 20,5 milioni, botteghino americano 5,7 milioni), quindi le mie lamentele sul 2 sono da prendere molto con le pinze, stiamo parlando essenzialmente di un film televisivo. Ma anche se Screamers 2 non mi ha offeso personalmente, è riuscito comunque a deludermi nelle piccole cose. Il filtro “Marte” che inonda qualsiasi scena in esterno ad esempio è inguardabile. Il primo film non aveva quel look e non sembra altro che una brutta scelta di post produzione dell’Anno Domini 2009. Nei dietro le quinte presenti sul DVD è possibile vedere anche il prima e il dopo l’applicazione di questo filtro marziano che colora tutto di rossiccio ammazzando i colori, e ovviamente era meglio prima della correzione.

    Scena da Screamers 2 L'evoluzione

    Scena da Screamers 2 L'evoluzione

    Se le confrontiamo con scene a caso del primo film girato su 35mm in presenza di un vero direttore della fotografia viene solo da strapparsi gli occhi. Maledetti filtri da “fantascienza televisiva” da quattro soldi.

    Due scene da Screamers Urla dallo spazio 1995

    I colori di Sirio 6B da due scene a caso del primo film

    A non aiutare la continuità con il primo film ci si mette l’ambientazione stessa: dal Québec del primo film si sono spostati ad Alberta e il pianeta Sirio 6B non sembra più lo stesso. Inoltre i set sono veramente tremendi. Basti sapere che tra gli oggetti decorativi fantascientifici vediamo una serie di zampironi appesi al muro nella fabbrica dei robot. Gli interni delle astronavi non sono da meno. Io non penso che con lo stesso budget non si potesse fare di meglio, certo bisogna anche saper assumere qualche talento per riuscirci. Qui di talenti proprio non ce ne sono.

    Urlano dalle fottute pareti

    La trama ha vari punti di contatto con la serie di Alien (Aliens di Cameron in particolare) che non si limitano alla sola presenza di Lance Henrisken. Dal segnale SOS che porta sul pianeta un gruppo di soldati, al tizio che progetta di rubare segretamente gli algoritmi delle macchine per rivenderseli sulla Terra perché, esattamente come gli alieni nella serie Alien, anche i robot possono fruttare molti soldi. Per non parlare del conto alla rovescia all’esplosione finale della base, del pilota che viene ucciso da “un granchiaccio” nell’astronave mentre attende il ritorno dei compagni di squadra, dello sgocciolamento di acido che perfora la pelle, o di qualche robot col sangue bianco e poi ovviamente c’è Lance Henrisken, che oltre all’androide Bishop in Aliens, ne interpretava anche il creatore in Alien3 e il fondatore della Weyland in Alien Vs. Predator (per puro caso avevano tutti la stessa faccia).

    Lance Henrisken in Screamers 2 l'evoluzione

    Sì, Lance, sono schifato anch’io.

    Nel suo cercare di espandere la “mitologia”(?) di Screamers, l’introduzione di Lance Henrisken come unico creatore dei robot è un altro di quei dettagli che contraddice tutto ciò che era stato detto nel primo film in un discorso che qui cito testualmente:

    -Da dove vengono?
    -Da sottoterra. Il primo progetto ci è arrivato dalla Terra da un equipe di ricercatori dell’Alleanza cinque anni fa. È tutto automatizzato ora.
    -Lei non c’è mai stato là sotto?
    -No, nessuno c’è più stato da quando hanno premuto il primo bottone e sono filati a razzo. Si costruiscono da soli ora.
    -Come?
    -Nessuno lo sa.
    -Nessuno lo sa? Vuol dire che sono là sotto, che si riproducono come conigli e nessuno sa come?
    -Jefferson, che lingua parlo, swahili? È esattamente quello che ho detto.

    Screamers (1996)

    La battuta sul parlare swahili faceva ridere nel 1996 e fa ridere anche oggi. Certo avere doppiatori del calibro di Michele Gammino aiuta! Nel secondo capitolo scopriamo che gli inventori degli screamers non sono più un equipe di ricercatori sulla Terra bensì una persona sola, il dottor Olsow (Lance Henriksen), che vive nascosto sul pianeta Sirius 6B??? L’autore non ricorda più il suo stesso film? Fanno più innervosire queste piccole cose che il finale scemo e assurdo che richiama vagamente ad Alien Vs. Predator. Se i colpi di scena del primo film erano la cosa più memorabile, qui si cerca di seguire la stessa formula ma così da vicino che stupisce il trovarci gli stessi identici colpi di scena.

    Per la “vera” trama e tutti i riferimenti ad Aliens presenti in Screamers 2 consiglio l’articolo dedicato sul blog Il Zinefilo che ha ripercorso l’intera storia dal racconto di Dick ai tentativi di portarlo al cinema, fino a questi due film. Trovate tutte le “puntate” in questo link.

    Tutto sommato Screamers 2 poteva essere peggio, ma anche molto meglio. A suo favore la presenza di diversi effetti protesici (ma preparatevi anche a tanta CGI inguardabile). Il DVD italiano include anche un “making of” di una ventina di minuti con interviste a tutto il cast (non particolarmente interessante ma almeno potrete vedere la faccia del colpevole regista) e sul dorso della custodia c’è scritto “SCREAMERS” e basta, senza il numero “2”, così da confondersi a prima vista con un film decisamente migliore.

    Il suo robot lo vuole alla fragola o alla vaniglia? – L’adattamento italiano

    Il tab, da Screamers 2 l'evoluzione

    Il “tab” nel 2009

    Dal punto di vista dell’adattamento, come già accennato, si parla di Sirius 6B e non più Sirio 6B, viene nominato il “tab” (non più di “piastrina“), cioè quei dispositivi che nel primo film erano a forma di braccialetto e servivano a diventare invisibili agli “screamers”. Si parla poi di “varietà” di robot, che in italiano è una traduzione un po’ claudicante di “variety” (“sono dei prototipi, l’ultima varietà.“), mentre in lingua originale è solo un simpatico omaggio al titolo del racconto da cui è tratto il primo film, “Second Variety”, che in Italia è arrivato come “Modello Due“. “Modello” era anche la parola usata nel primo Screamers (su “type”), quindi perché cambiarlo? Vi ricordo che il dialoghista è sempre lo stesso in entrambi i film. A prescindere dal riferimento mancato, a me una “varietà” di robot sembra una traduzione troppo diretta. Sono robot o gelati? Magari con “variante” mi sarebbe saltata meno all’orecchio, se proprio volevano usare una parola che inizia per “v”. Oltre a questo c’è anche la frase “non c’è tempo per le vostre speculazioni” che chiaramente viene da “there’s no time for your speculations“, cioè per le vostre congetture o ipotesi. Volevano fare speculazioni edilizie su Sirius 6B? “Speculazioni” con quel significato esiste anche in italiano, ma giustamente la Treccani lo riporta come “lett.”, non certo qualcosa da far dire a dei soldati. Venivano della scuola di Aristotele?

    Non sono stato a segnarmi tutti gli altri casi (minori, per carità) ma insomma, qualche falso amico e qualche traduzione troppo diretta purtroppo nel copione di Screamers 2 ci sono finite.

    Imitiamo Blade II che imita Predator

     

    Scheda di doppiaggio di Screamers 2 – L’evoluzione

    Visto che non esiste una scheda su antoniogenna.net, per l’ennesima volta tocca farla a me, sulla base del mio orecchio ma soprattutto di quello del collaboratore di lunga data Francesco Finarolli a cui devo il riconoscimento del 90% del cast! Io ho riconosciuto solo i sempre ottimi De Angelis e Rossella Acerbo. Il cast di doppiatori è fin troppo “elevato” per un direct-to-video del 2009.

    Direttore di doppiaggio: [sconosciuto]

    Dialoghista: Manlio De Angelis (fonte SIAE)

    Studio di doppiaggio: [sconosciuto]

    Nel DVD non compaiono schermate finali sul doppiaggio italiano quindi sarà impossibile confermare quale studio ci abbia lavorato e chi lo possa aver diretto, ma potrebbe essere esattamente come il primo film, quindi non solo dialogato ma anche diretto da Manlio De Angelis per la CDC. Ma è solo una mia supposizione.

    Cast di doppiatori

    Eleonora De Angelis – Lt. Victoria Bronte (Gina Holden)
    Luciano De Ambrosis – Eugine Olsow (Lance Henriksen) – [Non Rodolfo Bianchi come elencato sulla scheda di Bianchi su Antoniogenna]
    Rossella Acerbo – Schwartz (Jana Pallaske)
    Roberto Gammino – Comandante Andy Sexton (Greg Bryk)
    Vittorio De Angelis – Madden (Tim Rozon)
    Sergio Luchetti – Olaf Soderquist (Jody Richardson)
    Simone Mori – Guy (Stephen Amell) e sopravvissuto 2
    Roberto Certomà – Rafe Danielli (Christopher Redman)
    Ida Sansone – Hannah (Holly Uloth)
    Massimiliano Virgilii – Romulo (Dave Lapommeray)
    Alessandro Ballico – Dwight (Darryl Hopkins) e il ragazzo torturato n°2 (Justin Madol)
    Vladimiro Conti – Sopravvissuto 1 (Shaun Johnston)
    Giovanna Martinuzzi – Ragazza torturata (Sarah Small)

    Ancora non riconosciute le voci di un tale Bryce (Stephen Lush) oltre ad altri personaggi minori come il ragazzo torturato (Stephen Dunn) e la sopravvissuta (Ruth Lawrence?) che ha una sola battuta.

    Praticamente c’è mezzo cast di Friends in questo film (le voci di Jennifer Aniston, Matt LeBlanc e David Schwimmer). Ci sono anche delle connessioni doppiaggesche con il primo film che qui vi elenco per curiosità: Vittorio De Angelis era già stato la voce del soldato Jefferson, Giovanna Martinuzzi doppiava il tenente all’inizio del film e la voce del computer nella base NEB. Per finire, Roberto Gammino è il figlio di Michele che doppiava il protagonista Peter Weller.

    Conclusione

    Screamers 2 rimane un film dedicato solo ai “completisti” che hanno visto il primo e che, anche se ne soffriranno, sentono di doversi vedere anche il seguito solo perché esiste (sì, parlo di me stesso qui). Chiunque altro ne deve stare alla larga. L’unica cosa positiva è che per essere un film del 2009 ha avuto un doppiaggio che non definirei “minore”. Certo siamo lontani dai fasti degli anni ’90, ma se penso a certi doppiaggi finanziati da Sky negli stessi anni rabbrividisco al pensiero di quello che sarebbe potuto essere. Ma ai dialoghi si poteva fare sicuramente di più, visto che è scomparsa completamente la continuità con l’adattamento del primo film.

    Qui “Libby”, passo e chiudo. Ma vi tengo d’occhio, adattamenti.

  • DISC INFERNO: Una poltrona per due (Blu-Ray Paramount 2019)

    disc inferno copertina della rubrica

    Disc Inferno è la rubrica breve che vi porta in un mondo di copertine DVD e Blu-Ray tradotte a cazzo di cane sciattamente e a volte comicamente. Fate partire la colonna sonora!

    La copertina Blu-Ray di Una poltrona per due

    Per la tradizionale visione natalizia di Una poltrona per due quest’anno, in concomitanza con la programmazione televisiva Mediaset, ho fatto ricorso ad una copia fisica in Blu-Ray che mi ha salvato da dozzine di minuti di pubblicità di Italia1. È il primo Natale che prendo in mano questo Blu-Ray perché, come tanti film ordinati su Amazon, anche questo, una volta consegnato dal postino, è finito per direttissima su uno scaffale a prendere polvere, in attesa di una futura visione.

    Blu ray una poltrona per due edizione sentirsi bene e in forma

    EAN: 5053083182854

    È quindi la prima volta che osservo la copertina con più attenzione. Salta subito all’occhio quello slogan EDIZIONE “SENTIRSI BENE E IN FORMA” e a meno che non conosciate i dialoghi in inglese a memoria, non vi dirà assolutamente niente. Sembra piuttosto il nome di una rivista di salute. Ma non si tratta di un Blu-Ray allegato a Starbene. È solo la traduzione di chi non ha mai visto il film e non ne conosceva il contesto.

    Chi ha tradotto questa copertina con la dicitura Edizione “sentirsi bene e in forma” (da Looking Good, Feeling Good Edition della versione americana dello stesso Blu-Ray) non ha capito che si trattava di una citazione dal finale del film, che ovviamente in italiano non era stata tradotta in modo “diretto”, perché al contrario di quanto credano in molti, non si può tradurre tutto alla lettera:

    Una poltrona per due battuta te la godi BIlly Ray

    Dialoghi originali:
    Looking good, Billy Ray.
    Feeling good, Louis.

    Dialoghi italiani:
    – Te la godi, vero, Billy Ray?
    – E questo è solo l’inizio.

    Che se volessimo tradurre più “direttamente” (per chi non mastica l’inglese) equivarrebbe a: ti vedo bene, Billy Ray. / E mi sento bene, Louis.
    Per qualche ragione, questo scambio di battute “looking good / feeling good” è diventato uno di quelli “noti” e citati nel mondo anglosassone, tanto da finire su t-shirt, maglioni natalizi, copertina del Blu-Ray americano e di conseguenza anche sulla nostra, ma con una traduzione diretta che le fa perdere qualsiasi contatto col film. Sentirsi bene e in forma.

    Non essendo possibile sfruttare la versione italiana di quella battuta (una “Te la godi” Edition non suona proprio benissimo), era forse il caso di puntare su un’altra delle dozzine di battute italiane che gli appassionati del film conoscono. Ma per fare un lavoro del genere, bisognerebbe anche conoscere il film. E come sempre, questo è un aspetto assolutamente irrilevante per la grandi case come la Paramount che delegano tutto ad aziende pagate poco e che lavorano per lo più “alla cieca” alla traduzione di questo tipo di materiali. Prima di arrivare nelle mani del consumatore, un Blu-Ray simile è già passato attraverso tante mani di gente pagata troppo poco perché gliene freghi qualcosa, e quindi che traduce looking good, feeling good con la cosa più sensata che gli è venuta in mente “sentirsi bene e in forma”, senza domandarsi il perché di tale curiosa dicitura. Il tempo è poco, la paga è poca, ci frega un cazzo. Doveva essere tradotto, è stato tradotto. Pagnotta portata a casa.

    Tanto valeva chiamarlo “edizione 24 dicembre”, sarebbe sicuramente più pertinente. (Scherzo, non lo fate)

    Un simile controllo qualità di solito si riflette anche sul retro.

    La descrizione sul retro

    retro copertina blu ray di Una poltrona per due

    GIOCARSI IL TUTTO PER TUTTO

    Cosa succede quando un magnate di Wall Street si imbatte in un furbissimo imbroglione? Scopritelo in questa commedia ormai classica, che ha aiutato a lanciare la carriera di due superstar di Hollywood EDDIE MURPHY e JAMIE LEE CURTIS. L’acclamato regista JOHN LANDIS porta sullo schermo la storia di un imbroglione squattrinato che prende il posto di unborioso investitore (DAN AYKROYD). Due ricconi sfondati (DON AMECHE e RALPH BELLAMY) si giocano tutto su una pazza scommessa… in un film che vi farà morire dalle risate!

    Il testo del retro del Blu-Ray che ho qui riportato deriva da un copia e incolla del retro del vecchio DVD, si nota da quel refuso “unborioso” passato in eredità anche alla copertina del Blu-Ray. Vuol dire che non è stato neanche riletto mezza volta per correggerlo prima di mandarlo in stampa in 10.000 copie. Avrei anche dei dubbi sul modo in cui è stato riassunto il film ma del resto, se dal DVD del 2002 nessuno si è lamentato, andrà bene per forza.

    retro DVD di Una poltrona per due

    Il retro del vecchio DVD

    L’edizione Blu-Ray italiana: povera e vecchia

    Questa uscita italiana datata 2019 (la prima e fino ad ora unica uscita italiana in alta definizione), riprende l’edizione americana “Looking good, feeling good” vecchia di 12 anni (2007), privandola anche di tutti i contenuti speciali. Dimenticatevi dunque il documentario di 18 minuti fatto di interviste al cast, gli 8 minuti di “press junket” (interviste rapide) alla premiere britannica del film nel 1983, i 3 minuti di una scena eliminata in cui Biggs ruba il rapporto sulle arance (con commento audio optional), i 6 minuti di intervista alla costumista (e moglie del regista) Deborah Nadoolman (già costumista per I predatori dell’arca perduta), i 5 minuti di approfondimento che spiegano il finale del film, i 4 minuti di corto con i protagonisti che spiegano il film (a potenziali finanziatori suppongo) e “trivia pop-up”, un’opzione che durante il film fa comparire dei riquadri di testo che spiegano delle curiosità del film. Tutto questo è assente nell’edizione italiana che contiene solo ed esclusivamente il film.

    Per di più, la versione del film contenuta nel disco italiano proviene da un master video antiquato per gli standard moderni. Non hanno fatto uso del nuovo restauro, anche se avrebbero potuto. Dal 2018 infatti, le uscite americane (la “35th Anniversary Edition” e le successive “Paramount Presents” 2020 e 2021) sfoggiano un immagine video che proviene da una nuova scansione, un salto niente male nei dettagli, nella grana, nel colore e nella nitidezza e nella naturalezza dell’immagine che la recensione sul sito Blu-Ray.com ha giudicato degno di 5 stelle.
    Per l’Italia invece, nel 2019 esce un disco del 2007 e senza inserti speciali. Ed è l’unico che abbiamo. Poi frignano che il mercato dell’home video è morente, mentre prendono per i fondelli i consumatori. La stessa operazione, sempre Paramount, l’ha fatta con L’aereo più pazzo del mondo, in quel caso la truffa è stata ancora più cattiva perché l’edizione italiana usa la stessa copertina della versione rimasterizzata americana, ma ci hanno messo dentro un disco contenente il film da un trasferimento vecchio almeno di 10 anni.

    Le differenze tra la versione americana più recente di Una poltrona per due e quella italiana possono essere osservate sul sito Caps-a-holic, sono stato io ad inviare screenshot del disco italiano per fare un confronto. Qui il link.

    Consigli per gli acquisti

    Consiglio dunque l’acquisto del Blu-Ray italiano? Non particolarmente. Se dovete vedervelo solo il 24 dicembre come ho fatto io, tanto vale che ve lo vediate su “Italia 1 HD” insieme a tutti gli altri telespettatori. È un appuntamento più sicuro della morte. La versione italiana presente in Blu-Ray è visivamente datata, il disco non contiene alcun inserto speciale e la copertina dice cose a caso perché tradotta da chi non gliene frega niente. Anche gli audiofili tra voi non saranno entusiasti del comparto audio. Se la traccia in inglese è in Dolby TrueHD, quella italiana è codificata in un poco interessante Dolby Digital 2.0 a 224 kbps che ormai è vecchio quanto il cucco (lo stesso del DVD per intenderci). Fa il suo lavoro ma non vi farà cascare dal divano.

    Insomma, per usare ironicamente una frase del film: troppa grazia, Sant’Antonio!

    Dell’adattamento del film non ho mai parlato in modo approfondito (vi posso dire che è splendido) ma agli inizi del blog mi ero chiesto perché il maggiordomo Coleman offrisse dell’aranciata al posto dello zabaione e ho dato rapidamente una spiegazione al titolo originale Trading Places (anche qui ottima la versione italiana). Magari un giorno dedicherò all’adattamento di questo film l’attenzione e l’approfondimento che merita. Per ora volevo solo lagnarmi dello stato dell’home video italiano.

  • Sequel apocrifi: 47 metri – Great White

    Sembra strano ritrovarsi nel 2021 a raccontare di sequel apocrifi eppure eccoci qui a descrivere gli stessi mezzucci che nell’Italia degli anni ’80 e ’90 ci portarono “perle” come Alien 2, Ancora più scemo, Balle spaziali 2 – La vendetta, Il tempo delle mele 3, per non parlare di La casa 3, La casa III, La casa 5, 6 e 7 e tanti, tantissimi altri. Questa volta è toccato a Great White, film australiano spacciato come terzo capitolo di quella serie di film a base di squali chiamata “47 metri”, e arrivato in Italia come 47 METRI – GREAT WHITE.

    Ripercorriamo brevemente questi “47 metri”.

    47 metri e 47 metri: uncaged

    Locandina di 47 metri, film del 2017

    47 Meters Down (2017) è uno di quei film indipendenti prodotti al prezzo di un paio di birre e una nocciolina —5,5 milioni di dollari — che però gli va di culo e finisce per incassare più di 62 milioni in tutto il mondo. Arriva anche in Italia con enormi cartonati nelle sale della catena UCI e con il titolo “47 metri“. Nel film due sorelle rimangono intrappolate in una gabbia sul fondo del mare (a 47 metri di profondità) circondate da squali, nessuno sa che sono lì e sono a corto di ossigeno. L’uscita è ovviamente estiva (dal 25 maggio) e a settembre alla casa di produzione britannica “The Fyzz Facility” già si sfregavano le mani pensando a un sequel, “48 Meters Down”.

    Il seguito uscirà nell’estate 2019, ma non col titolo previsto di 48 Meters Down, verrà invece tenuto quel “47 Meters Down” ormai noto al pubblico, con l’aggiunta di un sottotitolo: 47 Meters Down: Uncaged. In italiano: 47 metri – Uncaged, perché è dagli anni ’70 che l’inglese in locandina “fa horror”.

    Locandina di 47 meters down uncaged

    Il secondo “47 metri” non si svolge più in una gabbia (per questo è “uncaged”) bensì tra incredibili rovine maya sommerse (presumibilmente a 47 metri di profondità, che coincidenza) e infestate da squali ciechi del pleistocene… o qualcosa del genere. Questo secondo film, “sgabbiate”, è più scemo, costa di più (12 milioni) e incassa di meno (47,5 milioni in tutto il mondo, uno per ogni metro praticamente), ma tutto sommato gli è andata ancora di culo. Qualsiasi film che faccia più del doppio dei costi di produzione è in profitto.

    una scena dal film 47 metri uncaged

    Senza poter neanche dare la colpa al Covid, in Italia 47 metri – Uncaged arriva solo “on demand” su varie piattaforme di streaming, quindi pagando qualcosa in più oltre all’abbonamento mensile. Il che vuol dire che gran parte degli italiani se lo sono goduti in copia pirata di buona qualità.

    Visto l’andazzo al botteghino, ai produttori sarà stato chiaro che un terzo film poteva essere un rischio inutile e ad oggi la serie si è fermata al secondo film. Tranne in Italia. Noi siamo speciali.

    Locandina italiana di 47 metri great white, film del 2021

    Il terzo capitolo tutto italiano… 47 metri – Great White

    Il 30 settembre 2021, a estate ormai finita, esce nei cinema italiani un fantomatico terzo capitolo, 47 metri – Great White, in cui cinque persone rimangono bloccate su una scialuppa di salvataggio braccata da uno squalo bianco. È il terzo film solo sulla carta e solo in Italia, perché in realtà il suo titolo originale è semplicemente Great White, e non ha niente a che fare con i due “47 Meters Down”.

    Da dove sarà venuta l’idea? Oltre all’ovvio fatto che si tratta di un film con squali, probabilmente l’idea sarà venuta dalla locandina originale che recita: dai produttori esecutivi della serie “47 metri”. Una dicitura molto paracula visto che dei 51 executive producers totali (non scherzo, li ho contati), è vero, 3 di questi sono in comune ai precedenti capitoli. Tanto varrebbe accomunare tutti questi film dal fatto che siano usciti sul pianeta Terra.

    Locandina internazionale per Great White, film del 2021

    Dallo stesso pianeta di “47 Metri”

    Nel film Great White nessuno si immerge a esattamente 47 metri di profondità (non che ci sia dato sapere almeno), e la trama si svolge quasi interamente in superficie, quindi siamo proprio all’esempio di titolo italiota per eccellenza. Lo mettiamo insieme a 2002: La seconda odissea. Come film della domenica non è la cosa peggiore mai vista, forse perché le mie aspettative erano già 47 metri sotto la superficie del mare. Ma se ve lo siete perso al cinema non è poi questa grande lacuna.

    Il 3 ottobre il film è stato presentato al Romics e chissà se in quella occasione uno dei tanti ospiti chiamati a parlare del film avrà menzionato il fatto che non si tratta davvero di un seguito di 47 metri. Chissà perché ne dubito. Che questo fosse il terzo capitolo della serie è stato praticamente accettato da tutti in Italia senza battere ciglio. Del resto, i distributori italiani non mentirebbero mai al proprio pubblico. 😉

    Tutti e tre i film sono stati doppiati dalla Sound Farm 999 (sempre con un buon cast) e distribuiti dalla Adler Entertainment di Milano la quale, sul sito ufficiale, descrive così il film:

    La saga di 47 Metri continua con un nuovo terrificante capitolo“.

    sito web della Adler Entertainment con locandina di 47 metri great white

    Diamo per scontato che tutto ciò sia legale. Intanto l’Italia rimane l’unico paese dove il film australiano Great White è stato spacciato come appartenente alla serie “47 metri”, solo perché… ci sono degli squali. La scelta è certamente più furba di titoli tipo “La casa 3” perché, non essendoci numeri nella titolazione, anche se dovesse uscire un “vero” terzo film, farebbe comunque la sua porca figura nella quadrilogia tutta italiana di 47 metri.

    Insomma un’altra grande aggiunta all’infinita raccolta di SEQUEL APOCRIFI.