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  • Independence Day: Rigenerazione – L’adattamento italiano che non risorge

    Independence day rigenerazione, locandina con vignetta che chiede rigenerazione di cosa?
    No, seriamente, rigenerazione di cosa? Quando sono uscito dal cinema il mio iniziale dubbio sul titolo era ancora lì. Rigenerazione di cosa? Apriamo il dizionario:

    1 Azione e risultato del rigenerare o del rigenerarsi, spec. di tessuti animali o vegetali distrutti: la r. dei tessuti consente la cicatrizzazione delle ferite
    SIN. riproduzione

    Mmh, non ricordo tessuti animali distrutti che venivano rigenerati.

    2 Rinvigorimento: un buon farmaco ricostituente è quello che ci vuole per la tua r.
    || fig. Rinascita, rinnovamento spirituale e morale: r. dal peccato; r. civile e morale del popolo

    Mmh, sicuramente gli alieni avranno avuto un rinnovamento morale e spirituale pensando di poter riprendere la Terra ma non mi sembrava proprio un elemento così importante da dedicargli il titolo del film.

    3 RELIG. Stato di grazia spirituale che si ottiene, per i cattolici mediante il battesimo, per i protestanti attraverso l’accettazione del vangelo

    Che gli alieni tornino sulla Terra per essere battezzati? Hanno trovato il Vero Dio? Ma sono protestanti o cattolici?

    4 TECN. Trattamento di una sostanza logorata o alterata dall’uso al fine di riportarla alla sua primitiva efficienza: sottoporre un materiale al processo di r.

    Mmh, no.
    Insomma il sottotitolo tradotto in italiano non ha senso. Vediamo cosa significa “resurgence“:

    Rinascita, ripresa, ritorno, revival.
    Es. “Le cause di questo ritorno della malaria sono riconducibili all’uomo”

    Insomma, è uno di quei casi dove  persino un banalissimo “Independence Day – Il ritorno” avrebbe avuto più senso, perché è esattamente ciò che significa resurgence.
    Independence Day – Rigenerazione è un titolo incomprensibile prima di andare a vedere il film e resta incomprensibile anche dopo averlo visto. Paradossalmente, il titolo sarebbe stato più chiaro a molte più persone se fosse rimasto in inglese, non pensavo che avrei mai potuto arrivare ad un’affermazione simile.
    Anche la trama ufficiale del film è stata riportata ovunque con un ingenuo errore di traduzione:
    ingenuity tradotto come ingenuità invece di ingegnosità
    Se il film in italiano inizia con queste premesse, l’adattamento di Marco Guadagno, colui che vedo come il yes-man dei grandi distributori americani (sua la firma sull’adattamento di Captain America: Winter Soldier), non delude, regalandoci un prodotto perfettamente in linea con altri pasticci moderni.

    adattamento italiano di Independence Day 2

    L’adattamento… se di adattamento si più parlare

    È chiaro ormai che chi lavora ai cosiddetti blockbuster (non la catena di negozi), in primis il direttore di doppiaggio e il dialoghista, ha spesso le mani legate da scelte che altri fanno per loro e che gli vengono imposte.
    Quindi non mi sorprende affatto la presenza dell’ennesimo termine immodificabile per questioni di marketing (o qualunque altro inutile motivo ne sia la scusa): la nave “harvester” deve rimanere così anche in italiano, punto. Senza contesto, senza spiegazioni. I ragazzini giocano ai videogiochi e sanno già che cosa significa (forse), non rompete le scatole voi vecchiardi che nel 1996, già da adulti, avete visto Independence Day, cazzi vostri che in vent’anni non vi siete aggiornati e non avete ancora capito che l’inglese può capitarvi tra capo e collo in qualsiasi momento mentre parlate in italiano con altri italiani (si percepisce la mia ironia? Bene). Dagli Stati Uniti dicono che non si può cambiare perché harvester è già un marchio registrato ed è un peccato sprecarlo adattandolo con altre parole non di proprietà intellettuale della Fox, e poi i cartonati delle action figures sono già in stampa con quella parola… insomma va lasciata così anche in italiano.

    Idem con la parola “blaster” eh, basta lamentarsene! E poi ha già un precedente famosissimo e innegabile con Star Wars 7 – Il risveglio della forza, quindi ormai è una parola con pedigree, accettabilissima in qualsiasi contesto sebbene in Italia non la usi nessuno nel parlato quotidiano. Troglodita chi non la accetta. Torna a zappare, Evit, che hai osato parlar male dell’adattamento di “Star Wars 7”.

    Foto di una mietitrice

    L’harvester con cui Evit torna alla terra

    E pensare che avevo iniziato a guardare il film con pieno ottimismo verso l’adattamento italiano! Ci avete voluto lasciare i motori con il fusion drive? Benissimo! Tanto ci fanno vedere subito in cosa consiste (una specie di spintona come l’iniezione di protossido di azoto per le auto – vedi Fast & Furious, Mad Max) e il contesto aiuta. I dialoghisti italiani, per testare le vostre conoscenze di inglese, insieme a fusion drive ci lasciano anche l’hard drive, cioè due tipi diversi di drive, entrambi facilmente sostituibili con eleganza in lingua italiana ma perché sforzarsi, giusto? Il primo inteso come “spinta”, il secondo drive invece lo conoscete già, è l’abbreviazione di “hard disk drive” che oggi non va più di moda chiamarlo hard disk ma si è deciso di cambiare tipo di abbreviazione colloquiale e adesso è hard drive. Sì, l’interrogazione finale verterà anche su questi argomenti.

    Come sempre, e non mi stancherò mai di dirlo, è il contesto che rende un termine inglese accettabile in un film e di dubbio gusto in un altro. Volete chiamare le armi aliene blaster anche in italiano? Bene, ho capito che oggi in italiano non si adatta più niente (a volte non si traduce nemmeno più) e in questo film tale scelta è comunque meno grave che in Star Wars 7 dove la tecnologia che sentiamo nominare aveva già un adattamento stranoto per il quale uno spettatore potrebbe anche esigere una cosetta da niente che forse avrete sentito nominare qualche volta, mi pare si chiami CONTINUITÀ. Nel precedente Independence Day non si parlava delle armi aliene (sono una novità di questo nuovo capitolo) quindi c’è stata carta bianca sull’adattamento di questo termine e, in linea con lo stile moderno, non si è adattato il termine. OK. Vedete che non sono così vetusto? Mi va bene, mi va bene.

    Va bene, va tutto bene!

    Va bene, va tutto bene!

    Passiamo alla prossima lamentela da vetusto pedante quale sono.

    Le informazioni contenute nell’hard drive di un misterioso dispositivo alieno, si poteva tranquillamente dire che fossero contenute nella sua memoria ad esempio, che poi è la soluzione più elegante a prova di obsolescenza tecnologica ma anche in questo caso vaaaaaaa bene! Va tutto bene! Si è deciso di lasciare hard drive? Bravi! Mi va bene, mi va bene, mi va be-ne [tic nervoso agli occhi]! Ma il problema in quella frase è un altro. In inglese lo scienziato parla di “proverbial hard drive” che non è, come invece hanno avuto il coraggio di tradurlo, adattarlo e doppiarlo: “il suo famoso hard drive“. Quella è la traduzione a cui potrebbe giungere chi traduce con google. Chi conosce veramente l’inglese invece riconoscerebbe che “proverbial” è usato in maniera insolita per indicare una cosa che non è propriamente un hard disk come lo intendiamo noi ma che di fatto lo è, quindi era un hard disk “di fatto”, il suo “cosiddetto” hard disk, non certo un hard disk “famoso”! Ma che cazzo stiamo sentendo?

    A concentrarsi solo sulle parole inglesi ci si dimentica che le frasi italiane dovrebbero avere anche un senso. Nessuno infatti durante tutto il film aveva sentito parlare dell’hard disk di quel marchingegno alieno, quindi l’hard disk non aveva nessuna reputazione e nessuna fama, viene letteralmente introdotto dal nulla come “il famoso hard drive”. Prego, gettate cacca in direzione dello schermo.

    Reazione di Jeff Goldblum in Independence Day 2

    La mia reazione

    Vogliamo ritornare a parlare della nave harvester? No? E invece sì.

    Ricordate quando parlavo del contesto? Di come certe scelte possono essere ancora accettabili e altre meno, di come ad esempio blaster è ancora accettabile qui in Independence Day ma non altrettanto accettabile in Star Wars 7, ricordate? L’ho detto un attimo fa.
    Ebbene, “nave harvester” qui non ha alcun senso, porcaccia di quel dio alieno infame!

    Spieghiamo brevemente il contesto: un misterioso dispositivo tecnologico alieno (che ricorda la nave di 2001: Odissea nello Spazio e mille altri film di fantascienza dal 1968 fino a Oblivion passando per la Guida Galattica per Autostoppisti) ascoltava le conversazioni umane decifrandone il linguaggio in modo da poter finalmente comunicare con noi in maniera comprensibile, nel nostro caso doveva parlare agli americani, quindi in lingua inglese. Semplice, no? Logica vuole che in questo complesso mondo del doppiaggese si trasli tutto ciò alla lingua italiana. Semplice, no? No. La scelta di fargli dire “nave harvester” è insensata nel contesto.
    Abbiamo dunque un alieno che decifra la lingua inglese (per noi doppiato in italiano) e, una volta acquisita, si rivolge agli scienziati parlando loro in inglese, che viene giustamente doppiato per noi in italiano ma con una commistione di italiano e parole anglosassoni? Ma che cazzo stiamo sentendo?

    La reazione dell'attore Brent Spinner in Independence Day 2

    La mia reazione

    Sulla carta, l’ordine dei supervisori americani “harvester ship deve rimanere nave harvester” è purtroppo quanto di più ordinario avvenga nel doppiaggio italiano di questi tempi, almeno per i grandi film hollywoodiani, ma in certe occasioni (come questa) va proprio a stridere con l’intero concetto di adattamento introducendo un vero e proprio cortocircuito di insensatezza. Non aiuta che lo stesso androide alieno insista su questo concetto parlando anche di regina harvester nella nave harvester. Bleah! Abbiate pietà di noi poveri spettatori italioti.

    La regina aliena in Independence Day 2

    La regina dei raccolti

    E dire che stavano andando così bene, con il programma di difesa Earth Space Defense tradotto in italiano (Difesa Spazio-Terra o qualcosa del genere) e con un cast di doppiatori niente male a parte il droide-palla alieno che sembrava l’annunciatrice sarcastica di Theme Hospital, ma in generale tutti capaci; per eventuali lamentele sulla piattezza di alcune interpretazioni rifatevela con lo stile di interpretazione-fotocopia che per svariati motivi impera da una quindicina d’anni.

    Nota curiosa: il ragazzo che interpreta il figlio di Will Smith sembra sia riuscito a riprodurre molto bene il modo di recitare di Will Smith, una piccola accortezza da parte dell’attore di cui ovviamente non avrete neanche il minimo sospetto guardandolo in italiano, ma ci sono qui io a togliervi dubbi e interrogativi che non sapevate neanche di avere.

    La prima mezz’ora insomma procede senza problemi lessicali, poi si comincia con piccole cose come “la devastazione sull’East Coast sarà incalcolabile” e “iniziare il countdown simultaneo” che da sole non danno alcun fastidio sebbene siano di facile traduzione e lasciare questi termini in inglese non porta nessun significato addizionale (cioè, lo fate tanto per! E vabbè, se è di moda… contenti voi). Peccato però arrivare a fine film con qualche calco dall’inglese di troppo, un paio di enormi scelte insensate e quella idiozia dell’hard disk famoso, roba che non sentivamo più da decenni, da epoche passate in cui comunque l’errore umano non era facilmente risolvibile con una ricerca su internet perché internet non c’era, oggi invece si può e in tempi inferiori al minuto… sempre a patto di sapere cosa si stia cercando. È quello il guaio, la ricerchina su internet aiuta fino ad un certo punto, oltre c’è bisogno di gente che l’inglese lo conosca per davvero. Lo stesso vale per altre lingue.


  • Giornalismo informaticcio – L'inglese farlocco e le brutte traduzioni dei giornalisti italiani

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    CLASSIFICATO


    Tante delle recenti piaghe della lingua italiana sono sbocciate dal giornalismo informatico, un’area dove spesso vengono pubblicate informazioni scopiazzate da articoli esteri tradotti alla meno peggio. Giornalisti professionali e amatoriali già da oltre 5 anni ci ammorbano con parolacce tipo “più PERFORMANTE“, un abominio nato in ambiente milanese che vorrebbe significare “che da una maggiore performance” ed usato al posto di “prestante”, “con migliori prestazioni” o “prestazionale”.
    Ci sono anche buone notizie: per fortuna è andata a scomparire la parola RUMORI come traduzione di “RUMORS” ma, ahinoi, adesso molti giornalisti utilizzano direttamente la parola “rumors” come se appartenesse al vocabolario italiano (esempio a caso qui).
    Rimane in voga la detestabile ACCAVENTIQUATTRO (H24) al posto del vecchio caro “24 ore su 24” (o “giorno e notte”), perché H-24 fa più figo, vuoi mettere? Inutile dire che se la sono inventata i politici italiani pochi anni fa e non deriva dall’inglese nonostante quella ridicola acca voglia farvelo credere.
    Un applausone questa settimana va invece a colui che in data 12 settembre 2014 ha avuto l’ardire di usare la parola “CLASSIFICATO” come traduzione di “CLASSIFIED” (=segreto/riservato/confidenziale):

    Le udienze del FISC non sono pubbliche e i documenti sono di norma classificati. La documentazione delle vicende legate a Yahoo per il 2007-2008 è rimasta classificata fino al 2013, motivo per il quale Yahoo ha deciso di condividerla con il pubblico.

    Mi domando quale documento in particolare sia arrivato primo in classifica. C’è stata una premiazione in un ufficio governativo? Hanno stappato lo spumante per l’occasione? Esiste una medaglia di bronzo per le scartoffie che si classificano terze?
    Questa per me vince il “Premio Catarella per la peggior conoscenza dell’italiano nel giornalismo sul web” o in alternativa il “Premio Festini Selvaggi per il peggiore abuso di Google Translate in un articolo sul web“, scegliete voi. In ogni caso date una medaglia a quell’articolo!

    Pulitzer

  • Alien (1979) – L’alieno è siliconato

    Alien seduto, vignetta riporta toc toc toc, l'alieno risponde occupato!
    Silicon” (silicio) per silicone e “nitrogen” (azoto) per nitrogeno sono due tra gli esempi più classici di “falsi amici” e di errori di traduzione ed entrambi sono presenti nel film Alien del 1979!
    Adesso che ho attirato l’attenzione dei più lagnosi di voi, vediamo nel complesso com’è l’adattamento italiano di Alien, quali magagne e quali pregi contiene. Considerate questo come un “prequel” del precedente articolo sull’adattamento di Aliens – Scontro finale.

    La pronuncia del nome “Ripley” nel doppiaggio italiano di Alien

    L’errore di adattamento più grave di questo film è probabilmente la pronuncia errata del cognome della protagonista, Ripley; infatti questa, durante l’intero film, viene chiamata RÀIPLI invece di RÌPLI. Chissà quale fosse la ragione di questa modifica italiota, forse “ripli” non suonava abbastanza americano? Questa malefatta è stata corretta in tutti i film successivi lasciando quindi il capostipite della serie come unico caso strano a sé stante. Ma cosa gli era venuto in mente?

    Il caro vecchio nitrogeno e il tanto amato silicone

    Alieni siliconati
    Ebbene sì, in questo film abbiamo uno di quei famosi esempi di errori di traduzione:

    NITROGEN che diventa NITROGENO

    L’errore sta nel fatto che “nitrogen” si traduce con azoto, come già dissi in questo precedente articolo, anche se ormai “lo sanno anche i gatti per la strada” (qui cito una mia vecchia professoressa e i suoi balzani modi di dire). La cosa curiosa è che in questo film chi parla di nitrogeno è proprio l’ufficiale scientifico il quale, alla domanda “hai l’analisi dell’atmosfera?“, risponde:

    -“It’s almost primordial. There is inert nitrogen, high concentration of carbon dioxide crystals, methane…
    -“È quasi primordiale. È nitrogeno inerte, con un’alta concentrazione di cristalli di ossido di carbonio, metano…”

    Il bello è che in una scena successiva lo stesso ufficiale scientifico ci propone l’ennesimo errore classico e molto lamentato da chi spesso si lagna del doppiaggio italiano in generale:

    SILICON che diventa SILICONE

    Ha la strana abitudine di disfarsi delle sue cellule e rimpiazzarle con silicone polarizzato“.

    In questa scena in particolare non c’era neanche l’esigenza del rispettare un labiale in quanto non si tratta di un primo piano e in più la bocca a stento si muove. Insomma non ci sono scuse e lo dichiaro quindi un errore bello e buono. Lo stesso vale per “nitrogeno” che nel labiale comunque non combacia con “nitrogen” quindi non vi era alcuna esigenza di forzare l’italiano con arcaicismi da alchemia medievale.

    Mother, il computer parlante… in italiano.

    Computer MATER nel film Alien

    L’amore di Mater

    Una delle tante cose memorabili di Alien è la voce del computer di bordo chiamato “Mother” che si rifiutava meschinamente di rivelare a Ripley il disgraziato piano che la Compagnia aveva in mente per recuperare l’alieno (faccio toppo spoileraggio? Andiamo ragazzi, questo film ha quasi quarant’anni!). Il suo secco “non computa” era qualcosa di più di una semplice risposta computerizzata, c’è vera e propria malizia nella voce di Mother la quale, non volendo rispondere alle domande di Ripley, si nasconde dietro un gergo informatico, “non computa“!

    In inglese Mother non parla e quelle scene in lingua originale sono semplicemente… ARIDE! Ecco, l’ho detto.
    Un dettaglio spesso ignorato è che il nome del computer di bordo Mother è stato in realtà adattato in italiano, perlomeno da quanto si evince dai dialoghi. Il suo nome nella versione italiana infatti è Mater. Ha senso, no?
    Del resto lo trovate scritto anche nei titoli di coda localizzati in italiano, ma assenti nelle versioni home video. (aggiunta del 28/07/14)

    Titoli di coda di Alien da pellicola italiana
    Un’ulteriore curiosità è che “Mother” è in realtà il nomignolo che l’equipaggio della Nostromo ha dato al computer di bordo “MU-TH-UR 6000”, il nome originale si può notare in questa scena del film (un po’ scura lo so):

    MU TH UR serie 6000

    MU-TH-UR serie 6000

    L’equivalente in italiano potrebbe essere qualcosa tipo “MA-TH-ER 6000”, tanto per intenderci. Inoltre, nel quarto film della saga (Alien la clonazione, 1997) sentiremo che il nome del computer di bordo è “FATHER”, adattato in italiano come “PATER“; per quanto questo sia concettualmente stupido e improbabile, come stupido e improbabile è il quarto film in generale, se non altro chi ha lavorato alla versione italiana del film ha avuto la decenza (non affatto scontata) di mantenere il nesso con l’adattamento del primo film. Quindi un applauso a chi ha adattato il quarto film [i dialoghi di “Alien 4” sono di Tonino Accolla].

    Ritornando in tema, quella di dare una voce ai computer è stato per anni un trucchetto utilizzato nell’adattamento italiano per evitare di dover sostituire le scritte che apparivano su schermo poiché spesso di difficile riproduzione, specialmente negli anni ’70 quando anche delle semplici parole su schermo di computer erano considerate “effetti speciali”. L’effetto apportato dall’aggiunta di una voce (robotica e immancabilmente femminile) è solitamente migliorativo, il computer ha molta più personalità se “parla“. Siamo nel 2014 e i computer comunemente ancora non parlano. La cosa che più si avvicina a Mater è Siri e Siri al momento è ancora anni luce da Mater.

    Errori… spaziali?

    Mappa di Alien, Zeta Reticuli

    I’ve found it, just short of Zeta II Reticuli.
    Trovato. Vicino a Zeta due sul Reticolo

    Zeta II Reticuli si riferisce al nome di un sistema stellare binario (dove Zeta² è una delle due stelle) nella costellazione australe del “Reticolo”, in latino “reticulum”. Secondo la declinazione latina “reticuli” è genitivo e quindi significherebbe “del reticolo”. Il pianeta su cui si svolge la prima parte del film si trova dunque vicino alla stella Z² della costellazione del Reticolo. Quindi la traduzione corretta sarebbe dovuta essere “Trovato. Vicino a Zeta 2 del Reticolo” (invece che “Zeta due sul Reticolo“).

    Nonostante questo errore venga spesso nominato dagli appassionati, direi che potrebbe anche essere perdonato. Infatti dobbiamo considerare che:

    1. Nel 1979 non c’erano strumenti come Wikipedia a portata di mano quindi se qualcuno al momento della traduzione non fosse stato prontissimo in astronomia lo potrei anche capire.
    2. Anche l’espressione “sul reticolo” può essere intesa come “sul(lla costellazione del) Reticolo” e quindi non è tanto un errore di traduzione quanto un’eccessiva abbreviazione a scapito della comprensione della frase (cosa che è accaduta in maniera moooolto più grave in Aliens – Scontro finale).

    In base a ciò che dicono in italiano si potrebbe fraintendere e pensare che si tratti di una posizione precisa sul reticolo che appare sullo schermo della navigatrice (si vede difatti un “reticolo” sullo schermo proprio mentre la navigatrice ne parla).

    Insomma non c’è da accanirsi più di tanto su questa benedetta stella Z II sulla costellazione del Reticolo (o, in breve, “Z due sul Reticolo”), se avessero detto “KV456 su Orione” si sarebbe capito di cosa parlava, oppure no?

    my lucky star
    Parlando di “stelle”… sul finale del film, quando Ripley si lega alla sedia per aprire il portello e risucchiare l’alieno nello spazio, nella versione originale la sentiamo cantare “You are my lucky star” imitando Gene Kelly e Debbie Raynolds dal film Cantando sotto la pioggia (Singin’ in the rain, 1952). Non tutti sanno che la canzone origina da un musicarello americano ancora più vecchio chiamato Follie di Broadway 1936 (1935). In italiano tale canzone era stata tradotta all’epoca come “Stella mia” (versi originali di A. Freed, versi italiani di A. Bracchi, musica di N. H. Brown) che purtroppo non sono riuscito a trovare per voi.

    In italiano, probabilmente per un problema di sonoro (difatti quelle parole sono coperte spesso da getti di vapore ed altri effetti forse non interamente rimpiazzabili in fase di doppiaggio) i versi della canzone sono rimasti in lingua originale e, per giunta, a stento si riescono a sentire, perlomeno nella versione DVD in mio possesso. Sarebbe stato carino se li avessero tradotti perché, così come sono, ovvero scarsamente intelligibili, possono essere scambiati solo per espressioni di affanno della protagonista e poco altro.

    Visto il riferimento ai musical di Broadway questa gag di Mel Brooks nel film Balle spaziali ha improvvisamente più senso che mai!
    Alien da Balle spaziali di Mel Brooks

    Localizzazione italiana di Alien

    Lanciafiamme impugnato da Yaphet Kotto in Alien
    Che fine hanno fatto i titoli localizzati in lingua italiana? Dall’uscita del DVD si pensava che la versione localizzata in italiano fosse persa per sempre. Nella versione che venne proiettata nei cinema italiani le descrizioni della Nostromo e del suo equipaggio all’inizio del film erano interamente tradotte nella nostra lingua, così come i titoli di coda e quelli di inizio. Tale versione del film esiste solo in pellicola 35mm e non è mai arrivata in home video sebbene, MIRACOLO DEI MIRACOLI,  ogni tanto la si vede passare sul canale TV “Cielo”, come dimostrato da questa immagine:

    descrizione di apertura in italiano nel film Alien del 1979 dove viene presentata la nave Nostromo
    Invece in tutte le versioni VHS/DVD/Bluray viene mantenuta la scritta originale in inglese con buona pace di chi l’inglese non lo sa:
    Descrizione d'apertura del film Alien, presenta la nave Nostromo
    … e chi lo sa poco ma dice di saperlo poi magari potrebbe pensare che “mineral ore” sia “oro minerale” e si domanderà forse cosa possa mai essere un “towing vehicle”, forse un veicolo “a torre”? Non nascondo che progetto in futuro di restaurare questi titoli italiani, in HD, perché sono appassioanto di preservazione storica!

    Il verdetto sulla versione italiana di Alien

    L’adattamento italiano di Alien è in generale egregio se siete disposti ad ignorare alcuni dei piccoli dettagli che vi ho elencato. Cosa potreste perdervi a guardarvelo in italiano invece che in inglese dunque? Beh, gli appassionati delle voci originali sappiano che la ciurma della Nostromo è composta sia da americani che da inglesi, questo significa che in italiano ovviamente vengono meno i variegati accenti; la recitazione di John Hurt in particolare è abbastanza memorabile nonostante egli sopravviva nel film solo per la prima mezz’ora (scusate per questo ennesimo spoiler in ritardo di quarant’anni).
    Inoltre le orecchie più attente avranno forse notato che in italiano il capitano Dallas parla proprio come Harrison Ford nella trilogia di Guerre Stellari, si tratta difatti di Stefano Satta Flores che a quei tempi dava la voce ad alcuni personaggi cinematografici riflettendo perfettamente il carisma delle interpretazioni originali, è un peccato che Satta Flores non abbia doppiato molto di più prima della sua prematura scomparsa nel 1985.

    Insomma se riuscite a superare il trauma di una protagonista chiamata RAIPLI invece di RIPLI, qualche silicone al posto del silicio e qualche elemento di Nicolas Flamel al posto dell’azoto… direi che è tutto OK! Anzi, in italiano c’è addirittura il vantaggio di sentire la voce di Mater, il computer, che in inglese compare solo alla fine del film durante il conto alla rovescia per l’autodistruzione. In italiano dunque, Mater è un personaggio vero e proprio, con una sua personalità che in inglese semplicemente manca. Insomma il doppiaggio di questo film computa e lo consiglio ai più!

    Finisco con la solita copertina che non c’entra niente con niente…

    Alien e Freud

  • Chicche quotidiane (19) – Spock è siliconato

    Capitano Kirk di Star Trek che punta il phaser su un mostro di silicio, chiamato silicone nel doppiaggio italiano, dicendo: fermati, aborto di chirurgia estetica!
    Epico l’episodio di Star Trek (serie classica) trasmesso nel pomeriggio di ieri da Rai4 durante il quale sono stato testimone di un abuso dell’ormai celeberrima traduzione di silicon come silicone (invece di silicio). La parola era ripetuta così spesso che l’intero episodio ne risultava gravemente ridicolizzato… come se i fondali di cartapesta, l’ombretto sul Dottor McCoy e il mostro reminiscente di Pizza Margherita in Balle Spaziali non fossero già mortificanti a sufficienza.

    Nello stesso episodio (n°26), tanto per girare il coltello nella piaga, Spock ci spiegava anche di come l’asbesto (anche noto come amianto) fosse costituito da silicone. C’era da urlare “basta Spock, per Dio, non dire altro!!!”.
    Di solito questo errore silicon=silicone è così noto che neanche lo nomino nel mio blog ma il suo abuso in questo episodio era difficile da non notare (la parola “silicone” era pronunciata una trentina di volte in tutto l’episodio).

  • Chicche quotidiane (1) – L'asbesto nei Simpson

    Ho pensato che fosse giunta l’ora di aprire una nuova rubrica, quella delle chicche quotidiane. Brevissimi post in cui evidenzio “difetti” di doppiaggio o di traduzione limitati però ad una o poche battute e che per tanto non si “meritano” una esauriente trattazione come di solito faccio. In questo modo posso levarmi tanti sassolini dalla scarpa senza farmi attendere troppo.
    Per la prima “entry” abbiamo una simpsonata:

    Nell’episodio quotidiano dei Simpson oggi si è sentito “best asbestos” tradotto come “il miglior asbesto“. Una traduzione formalmente corretta ma questo pericolosissimo prodotto è meglio noto in Italia col suo nome comune… la battuta avrebbe difatti avuto l’impatto dovuto se fosse stata tradotta come “il miglior amianto“.
    Stagione 21 – Episodio MABF08 (American History X-cellente)

  • Per fortuna non sono il solo ad infastidirsi…

    Chi mi legge spesso avrà notato come ogni tanto mi scagli contro l’uso a sproposito di parole anglosassoni in campo giornalistico, un fenomeno crescente sia in TV che sui giornali e che personalmente e vivamente detesto.
    Mi sono inbattuto in un articolo di Patrizio Nissirio (corrispondente da Londra per l’agenzia ANSA, esperto di cultura popolare e di massa degli Stati Uniti) sul portale Treccani.it che ha saputo mettere in parole tutta la frustrazione che provo ogni volta che in TV sento parlare di “rumori” (rumors), di Ministero del Welfare, utility car… etc!
    Vi invito dunque a leggere questo articolo intitolato “Giornalisti, ‘falsi amici’” (clicca sul titolo per aprire il collegamento) di cui qui riporto soltanto alcune citazioni che mi sono piaciute particolarmente:
    In una sottomissione culturale non richiesta, alimentata dalla falsa percezione di partecipare così ad un qualche “giro” internazionale, l’italiano viene stravolto con una pioggia di parole inglesi o calchi dell’inglese. Con un risultato: quello di ledere una lingua e promuovere una conoscenza presunta e spesso immaginaria dell’altra, il tutto arrecando grave danno alla chiarezza del discorso.
    Nel giornalismo italiano, in particolare televisivo, l’uso inappropriato, scorretto ed esagerato di parole in inglese si inserisce in un impoverimento generalizzato e in una banalizzazione della lingua utilizzata. Se si ha occasione, si confronti la cifra linguistica di un programma giornalistico o di intrattenimento odierno con quella di programmi degli anni Sessanta o Settanta. Quella televisione era fatta in larga misura da intellettuali attivi nel giornalismo (Andrea Barbato, Sergio Zavoli, per fare due esempi illustri), da comici dalla proprietà di linguaggio straordinaria (Walter Chiari). Quella di oggi ha in larga misura come protagonisti personaggi formatisi nel mondo televisivo, e quindi portatori di una lingua molto più elementare, piatta, ed omogeneizzata.
    “Senza dimenticare le colpe gravissime del doppiaggio di film e telefilm americani, spesso con traduzioni sbagliate e approssimative, che hanno fatto sì che in decine di telefilm i protagonisti mangiassero la pizza con i peperoni, che non esiste: esiste invece la pepperoni pizza, dove pepperoni è un salame piccante simile alla soppressata calabrese, di origine italoamericana.”
    “Qualcuno, nel para-inglese giornalistico, è un fans (plurale!) di questo o quell’artista, mentre una certa scoperta scientifica viene definita eccitante, con un calco sbagliato su exciting (‘entusiasmante’), e una linea telefonica riservata diventa dedicata, quando il traduttore all’impronta ricalca fedelmente e acriticamente la parola dedicated. Dilaga, intanto, l’uso di bipartisan, che fatalmente viene pronunciato com’è scritto, invece che nel modo corretto “baipartisan”.”
    “«Non si tratta quindi – prosegue Scarpa – di una difesa ad oltranza dell’italiano, che sconfina in un nazionalismo linguistico di stampo francese ma, per dirla con Cortelazzo […], di “un giustificato fastidio per l’inerzia e l’incuria con cui molti, anche tra coloro che scrivono per professione, usano la lingua e di un rifiuto di quell’eccessiva spinta all’esterofilia che ha coniato (molti) anglicismi adattati”».
    In Palombella rossa (1989) Nanni Moretti aggrediva la giornalista che gli parlava di trend negativo, tuonando: «Trend negativo? Ma come parli? Chi parla male pensa male. Le parole sono importanti».
    Difficile non condividere anche questa riflessione.

  • Fastidi quotidiani


    Ad imitazione di usanze comunicative moderne (Facebook) condivido con voi lettori un fastidio momentaneo e in ultima analisi di poca importanza.
    Poco fa ho udito un giornalista televisivo parlare di RUMORI, inteso come “RUMORS” ovvero “dicerie“, “pettegolezzi” o “voci di corridoio“. Insomma una caduta clamorosa sul più noto dei “falsi amici” (false friends). Ma questa gente non rischia un licenziamento? E’ pur vero che la parola “rumore” ha anche il significato di “pettegolezzo” (fonte Zingarelli) ma è da intendersi come “fatto clamoroso che desta scalpore” non certo come sinonimo di pettegolezzo/diceria da usare in QUALSIASI caso. In italiano si può dire “Wikileaks ha fatto molto rumore per nulla“. Ma non che “secondo alcuni rumori del calciomercato il Roma si comprerà Alvarez“. E’ evidente che l’origine bastarda di questo “rumori” è “rumors“, non certo una ricercatezza letteraria del giornalista sportivo di turno.
    (post inviato da iPad®)
    Scherzavo riguardo all’iPad! E chi se lo può permettere? Non mi sono ancora venduto un rene per comprarmene uno!

  • Quelle parole insopportabili…

    Questa è una lista di alcuni forzati inglesismi che i traduttori rischiano disgraziatamente di far diventare parte dell’italiano di tutti i giorni; alcuni di questi sono molto comuni soprattutto nelle serie tv:
    “Maschio alfa” (alpha male) invece di “maschio dominante”
    La parola italiana “dominante” offre già di per sé la spiegazione del suo significato. Nel campo dell’etologia si definisce “alfa” quell’animale che occupa il ruolo di “capo” in un gruppo di simili (comportamento molto comune tra i mammiferi); in generale è quello che per primo ha diritto di mangiare e di accoppiarsi in quanto più forte e affermato individuo del gruppo. Questo cosiddetto “maschio alfa” lo abbiamo sentito nominare spesso da quegli ignoranti dei giornalisti che, nell’assai poco scandaloso caso di Wikileaks, si improvvisarono anche traduttori con risultati tragici; difatti nel sentire Putin esser definito come “maschio alfa” la maggior parte degli italiani rimase un po’ perplessa; il termine in italiano è piuttosto settoriale e non certo d’uso comune (come se adesso chiamassi le mandorle “amigdale” o se sostituissi la parola “luce” con “radiazione”… “mi metto gli occhiali da sole perchè questa radiazione mi abbaglia!”, “accendi la radiazione, non si vede niente in questa stanza buia”). Avremmo avuto una qualche reazione nel sentir dire invece che Putin era considerato “maschio dominante”; definizione che certo avrebbe avuto un qualche senso e ci avrebbe dato un’idea di quanto fossero fesse alcune di quelle relazioni inviate dagli ambasciatori statunitensi (roba da rotocalco da parrucchiera; indubbiamente meritati quegli stipendi da 6-10.000 euro al mese dati agli ambasciatori per fare del gossip da quattro soldi!).
    Questa del maschio alfa è una delle tante concezioni sociali legate unicamente alla cultura americana dove piace fare paralleli tra animali selvatici che inseguono gazzelle nella savana e mammiferi che cacano nella tazza del cesso, equiparandoli. In alcuni casi questi concetti sono spinti verso una deprecabile quanto inutile “etologia sociale” in cui il maschio alfa è inteso come l’individuo di maggior successo nella società (in un mondo capitalista e arrivista); lo stesso individuo che magari allo stato selvatico si dovrebbe accontentare degli avanzi della gazzella, quelli lasciatigli dal branco.
    Quindi se in America definire un individuo come “alpha male” ha un suo senso (per quanto linguisticamente e culturalmente sciocco), in Italia anche a tradurre bene il termine “alpha male” come “maschio dominante”, questa definizione, quando applicata ad una persona, lascia il tempo che trova! Mi auguro di non sentire più sciocchezze come “maschio alfa” e spero che il termine “maschio dominante” rimanga giustamente relegato ai documentari di SuperQuark sui leoni del Serengeti e non usato per descrivere capitani d’industria o personaggi molto autoritari.
    “Caucasico” (caucasian male) invece di uomo “bianco”
    In italiano non ha senso dire caucasico a meno che non si parli di una persona che viene dalla regione del Caucaso! La vogliamo finire col tradurre “caucasian” con “caucasico”? Davvero non sopporto più di sentirlo. In italiano semplicemente non ha senso ed è stupido che ci venga propinata questa baggianata ad ogni scienti-poliziesco che vediamo in TV. Purtroppo di recente l’ho sentito anche nei telegiornali RAI e la cosa è gravissima! Roba da licenziamento in tronco, da cacciare fuori a pedate il giorno stesso. Nello stesso articolo che ho ritrovato online sul sito del TG1 si legge “si stanno setacciando gli archivi dei Cold Case per vagliare analogie con casi analoghi“. Evidentemente il giornalista era patito/a di serie TV americane. Ci vorrebbe una punizione medievale per questi professionisti che diffondono ignoranza così gratuitamente.
    Di traduzioni errate dalle serie TV si parla anche in questo divertente articolo.
    “Computers”
    Nei doppiaggi talvolta si sente parlare di computers. E’ una regola grammaticale che le parole straniere non abbiano il plurale. Difatti in Italia non guidiamo camions, non guardiamo films, le star del cinema (non stars) non hanno molti fans ma molti “fan”. Non beviamo nei bars né ci ubriachiamo nei pubs, non prenotiamo dei tickets né ci piacciono i leaders. Guerre Stellari ha tre prequel ma non tre prequels.
    Per lo stesso motivo “The Simpsons” in Italia sono stati intitolati “I Simpson” (e non “I Simpsons“) e “Family Guy”, per fare un parallelo con i Simpson, si chiama qui da noi “I Griffin” (e non “I Griffins“).
    Inoltre TUTTI sanno oramai che spesso termini medico-scientifici (ma non solo) vengono maltradotti: i soliti esempi stranoti sono nitrogen che diventa nitrogeno invece di azoto (vedi Alien, 1979 e moltissimi, innumerevoli altri film), scalpel diventa scalpello invece che bisturi, il Castor Oil dei cartoni dovrebbe essere olio di ricino e non Olio di Castoro (questa mi ha sempre fatto ridere), silicon non è silicone ma silicio etc etc… questa lista ormai la sapete tutti no?
    Fanno ridere poi i finti saccenti, i furbèga masticabrodo, che vanno a farsi delle sciocche ricerche sul vocabolario (rispolverato soltanto per l’occasione e magari unico “libro” in casa) per sostenere pubblicamente (sentendosi anche molto scaltri) che la parola nitrogeno esiste come locuzione arcaica e che di conseguenza la traduzione “nitrogen = nitrogeno” non è del tutto errata, anzi addirittura benvenuta! Beh, cari miei nitrogenisti, nel film o cartone che sia, parole inglesi come silicon o nitrogen non sono oscure e arcaiche ma di conoscenza molto comune che chiunque può comprendere anche non conoscendo gli arcaismi della propria lingua, quindi tradurre nitrogen come nitrogeno sarebbe comunque un errore anche supponendo per assurdo che il traduttore abbia volutamente scelto di usare una parola arcaica della lingua italiana. Se in originale non era una parola arcaica non si capisce perchè lo possa essere nella traduzione italiana.
    Altrimenti, seguendo un simile ragionamento potremo aspettarci di sentir tradotta la storia di Dickens “A Christmas Carol” come “Una Caròla di Natale“. Il film “A Letto Col Nemico”, perchè non chiamarlo “Nel Talamo Col Nemico“? Perchè non tradurre “desktop” come “deschetto”? Il film di animazione “Cattivissimo me” sarebbe indubbiamente traducibile come “Reprobo me“!
    La colpa di questi errori molte volte sta nelle traduzioni fatte a tamburo battente, in fretta e furia, perchè oggi giorno il tempo è denaro, tutto deve essere fatto in grosse quantità e con poca cura, senza contare che i fan italiani delle serie televisive americane esigono prodotti doppiati il più presto possibile così da godersi una visione quasi in contemporanea con l’uscita in America (salvo poi lamentarsi che la serie in lingua originale era molto meglio sotto tutti i punti di vista).