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  • Una conversazione con Carlo Marini (2^ parte) – I doppiaggi di Terminator, Platoon, La rivincita dei nerds, Il caso Moro

    Foto di Carlo Marini, doppiatore e direttore di doppiaggio

    Carlo Marini, l’intervistato

    Ma il mio Terminator… me l’hai distrutto!” esordisce al telefono Carlo Marini, direttore di doppiaggio, dopo aver letto il mio articolo sull’adattamento del film, articolo che intitolai molto poco diplomaticamente “Terminator (1984) – Si poteva fare di meglio“. Faccio notare a Carlo che le mie lamentele erano rivolte quasi unicamente al lavoro del dialoghista (come quasi sempre accade in questo blog), non al suo lavoro di direzione del doppiaggio, né alla scelta degli interpreti su cui non ho mai avuto da ridire (eccezion fatta per Glauco Onorato su Schwarzenegger, con le motivazioni già esposte nell’articolo) e la telefonata si conclude con l’invito di Carlo a recensire altri dei film su cui ha lavorato. Cosa che prometto di fare, non solo per curiosità personale ma anche per i miei lettori, perché c’è una filmografia interessantissima nel catalogo dei film il cui doppiaggio fu diretto da Marini, ad oggi poco noto. Proprio sui retroscena del suo ruolo di direttore di doppiaggio, Carlo condivide con me altre storie inedite e aneddoti.

    Questo avveniva, mi vergogno quasi a scriverlo, oltre due anni fa, forse tre. A volte la vita, il lavoro, la famiglia, ci tengono impegnati e il tempo corre più velocemente del previsto. Quello che sembra un batter d’occhio ad un trentenne, può avere un peso ben diverso per un sessantenne.

    Carlo è morto il 5 gennaio 2019, all’età di mio padre, lasciandomi un bagaglio di aneddoti che mi sono stati raccontati in una serie di nostre interviste a telefono e poi un incontro dal vivo su suo invito che dire indimenticabile è dir poco. Definire Carlo un “personaggio” è riduttivo, sicuramente è stata una figura controversa nel mondo del doppiaggio per motivi che posso solo immaginare leggendo tra le righe dei suoi aneddoti (e molti li ho dovuti/voluti censurare per varie ragioni), probabilmente più piacevole da conoscere come intervistato che come collega, ma non si può negare che abbia avuto un posto nella storia del doppiaggio italiano, anche se poco documentato o ricordato. Se non fosse stato per il nipote non avremmo neanche saputo del suo decesso.
    Mi ha sempre chiesto scherzosamente se queste interviste avrei finito di pubblicarle mentre era ancora in vita. In sua memoria mi sono impegnato a finire di narrarle su questo blog e così riprendo da dove avevo lasciato e senza alterare niente, mantenendo anche le mie tradizionali vignette come se non se ne fosse mai andato.

    Evit

    Nella prima parte dell’intervista avevamo lasciato Carlo Marini poco dopo la scomparsa nel 1980 di Emilio Cigoli, suo mentore e figura imperante nel mondo del doppiaggio. Dai primi anni ’80 Marini stesso, con la sua azienda, era in piena attività come direttore di doppiaggio, lavorando sia su film di spessore artistico e intellettuale (gran parte oggi dimenticati) sia su film di maggior successo commerciale, titoli del calibro di Platoon (1986). Ed è proprio dai titoli più celebri che voglio cominciare.

    Terminator, gli “inventati”, Platoon

    Come già accennato, tra i lavori più noti di Marini c’è la direzione del doppiaggio di Terminator (uscito in Italia ai primi di gennaio del 1985) di cui Carlo ricorda prima di tutto una difficile ricerca di una voce adatta per la protagonista Sarah Connor (Linda Hamilton) che ha portato l’esordiente Daniela De Silva ad ottenere la parte. Carlo inizia la sua storia con questa frase: “c‘ha una faccia strana quell’attrice“. Le storie di Carlo iniziano sempre in medias res.

    Linda Hamilton in Terminator nel ruolo di cameriera, la collega che le parla dice in una vignetta: dice c'hai la faccia strana

    Carlo: C’ha una faccia strana quell’attrice… stavo impazzendo perché non riuscivo a metterci nessuna voce di quelle che conoscevo, impazzivo proprio. C’era una ragazza [Daniela De Silva] che era venuta tre o quattro volte a seguire il doppiaggio e le dissi “sentiamo un attimo la voce tua su questa qua” e lei “ma io non l’ho mai fatto, il doppiaggio” – “Ma te lo dico io! Voglio sentire un attimo… cerca di andare a sync il più possibile e non ti preoccupare, voglio solo sentire”. Questa prende, apre bocca… ed era PER-FET-TA!

    Evit: L’ho sempre trovata molto azzeccata sul personaggio. Non ho mai pensato per un momento che potesse essere una doppiatrice alle prime armi.

    Carlo: No! Non alle primealla prima! Purtroppo ha fatto solo quello di film. Insomma le dissi “lo fai tu!”. All’epoca avevo la forza per dirigere, ci tenevo, quindi riuscivo a coinvolgere molto i doppiatori, avevo ancora la forza per crearli da zero e portarli avanti, erano degli “inventati”.
    In uno di questi lavori ricordo che un venerdì sera dovetti partire per Venezia, lasciai in fretta lo studio e la doppiatrice non se ne accorse… e fa buona la prima, e fa buona la seconda, poi ancora tre, quattro, cinque, sei, sette incisioni, otto incisioni… VENTI INCISIONI! Alla ventunesima dice [Carlo imita una voce stanca e disperata] “com’era?” e il fonico “ma, non lo so, Marini è da 24 ore che è andato via”. Erano le sette e venti erano, dico, roba da… va be’, e quindi anche Daniela era un’altra “inventata”.
    Un altro con cui ho dovuto faticarci molto è il mio amico Claudio De Davide che mi avevano messo su Christopher Walken in La Zona Morta e forse all’epoca non era ancora pronto per quel ruolo ma sono riuscito a portarcelo comunque e mi sembra che il risultato finale ne sia la prova. Poi l’ho sentito qualche anno dopo ed era migliorato molto.

    Evit: mi sembra di capire che fossi molto esigente nei confronti dei tuoi doppiatori, specialmente con quelli con ruoli da protagonista.

    Carlo: Molto esigente! Franca De Stradis mi disse che con Il diario di Edith (1983), dove doppiava la protagonista, era giusto che l’avessi diretta così come ho fatto ma che l’avevo fatta finire in analisi, dallo psicologo. Se guardi il film poi capirai perché.
    Come doppiatore io molte cose le sapevo fare per via di Cigoli [Carlo si lancia in un’altra perfetta imitazione di Cigoli] “maaaaa… cosa succederebbe se non rispettassi più la legge, lo hai già fatto?”, come puoi sentire era una recitazione antica che non era più facilmente accostabile con quella di certi nuovi doppiatori. Comunque nelle cose più difficili da articolare Cigoli se ne usciva sempre con un “ci batta dentro Marini”. Tra le tante cose poi mi ha insegnato come aprire, come chiudere, come abbassare la voce, la respirazione, tutto insomma… Cigoli è stato veramente un maestro per me. Poi, dopo, sai, i doppiatori lo prendevano in giro perché intanto il panorama era cambiato, erano cambiati gli attori. Doppiatori come Amendola, che hanno fatto cose bellissime ma che all’epoca di Cigoli potevano fare al massimo qualche caratterista, Amendola avrebbe mai potuto doppiare Paul Newman o Marlon Brando?

    Evit: Erano nuovi doppiatori per un nuovo tipo di attori…

    Carlo: Nuovi attori, diversi, non più bellissimi e quindi sono cambiate anche le voci… ma per molti anni il primo attore è sempre rimasto primo attore, come lo sono stato io, Malaspina, Renzo Stacchi… cioè con una voce non caratteristica, una voce pulita che non riconosci subito. Alle volte non mi riconosco manco io!

    Daniela De Silva nel film Il caso Moro, 1986

    Daniela De Silva nel film Il caso Moro (1986)

    L’ingaggio di Glauco Onorato per la voce del Terminator

    Carlo: Parlando di voci, insomma, in Terminator non ti è piaciuta tanto la voce di Glauco [NdA: Carlo fa riferimento al mio articolo su Terminator, poi gli viene subito in mente un altro aneddoto]… ah, te ne racconto un’altra, di quando ho dovuto chiamare il povero Glauco Onorato per il doppiaggio di Terminator. Gli dissi: “Glauco, senti, ci serve un protagonista”. [Carlo imita Glauco] “Mbè io sempre fatti i protagonisti, sa’, mica…” e io “Glauco, l’unica cosa è che è un film un po’ strano. Insomma, questo protagonista c’ha solo sei anelli.”. [Imitando Glauco] “Che cazzo dici!? Un protagonista co’ sei anelli??? Ma che, sei diventato matto a Marini! T’ha dato de testa er cervello”. Gli dissi “guarda però non ti preoccupare, io non è che ti pago solo per i sei anelli, ti do una cifra adeguata al personaggio”, e una certa cifra gli ho dato, ora non mi ricordo quanto ma era consistente, e lui mi fa “ah, vabbè, vabbè, allora vengo”. Da quel momento in poi mi ha sempre ringraziato, diceva di me: “io devo a lui che mi ha dato questi due anelli veri e quattro erano proprio tutti… effettati, però lo devo a lui se c’ho sempre fatto un sacco, se ho chiesto sempre un sacco de sordi”. Questo per dirti di Glauco su Terminator.

    E qualcuno all’epoca cominciava già a volere le voci dei doppiatori uguali a quelle degli attori americani, con lo stesso timbro di voce. Ci potevi mettere un cane, che abbaiava proprio, con una voce che non gli stava tanto bene, con una voce che lo stesso attore americano direbbe “mamma mia che voce brutta che c’ho”… ma se aveva lo stesso timbro allora andava bene. A quel punto mi sono molto amareggiato. Adesso poi è quasi impossibile perché dicono “sai, ci sono i dischi ora [NdA: i DVD] dove sono presenti sia l’inglese che l’italiano e non si devono sentire differenze”… ma che cazzo te ne frega?! Tu senti l’italiano, poi senti l’inglese, se ti piace di più l’inglese te lo senti in inglese e ti ciucci la voce sua vera… io ti propongo una voce forse più giusta per l’orecchio nostro.

    Evit: Una delle interferenze dall’estero che più gravano sui doppiaggi moderni sono le interpretazioni fotocopia.

    Carlo: Tanti attori americani sono mooolto bravi eh, devo dire che se riesci a stargli appresso… però l’inglese è proprio un’altra lingua, un modo di recitare diverso, come anche il francese [imita comicamente il francese con voce nasale misto a pernacchie], c’hanno un altro modo. Gli inglesi, e soprattutto gli americani, hanno quel … [Carlo si lancia in un’altra comica imitazione del suono della lingua inglese] WAAAhhh-Waah-Weh-weh! Tu non so se hai visto Platoon.

    Evit: Sì.

    Carlo: Ecco, quello l’ho diretto io e c’avevo Oliver Stone vicino, per tre turni, è stato lì attaccato a me in sei metri quadri di stanzetta e a lui gli è andata anche bene, perché ad altri… ah, a proposito, avrai da ridire senz’altro sull’adattamento di Platoon.

    Evit: Veramente, no. [rido] Anzi, forse un giorno dovrei parlarne sul blog.

    Carlo: Te lo chiedo perché quello che dicevano gli attori nel film in inglese spesso divergeva molto dal doppiato, perché quella originale era roba da andare in galera: “bocchinaro demmerda”, “tu madre la deve pigliare nel culo da tu’ zio”… roba così.

    Evit: È comprensibile un’alterazione delle parolacce nell’adattamento italiano, in America, così come in altri paesi, la percezione di ciò che volgare è ben diversa dalla nostra… se si dovesse tradurre alla lettera tutto si avrebbe anche una differente percezione di espressioni, che magari risulterebbero esageratamente offensive per un italiano mentre invece gli americani non le trovano poi così esagerate.

    Carlo: eh, lo so, però tu capisci che questi… vai a dire “fagli male” e invece quello in lingua originale diceva “rompigli il culo”, “fagli un culo come una cosa”, dicevano cose così… oppure “Ho-Chi-Min…” ora non mi ricordo [NdA: la frase che Carlo non ricordava esattamente o che non ha avuto il coraggio di terminare era Ho-Chi-Min succhia i cazzi ai morti (“sucks dead dick”) che l’adattamento italiano traduceva con Ho-Chi-Min è un rotto in culo].
    Lì ho dovuto alzare l’età un po’ di tutti perché ragazzi di vent’anni non c’erano. L’ho dovuto doppiare persino io [NdA: Carlo dava la voce a Chris Pedersen]… pensa che l’ho dovuto finire di doppiare alle quattro e mezza… e a mezzanotte è andato al cinema!

    Evit: Accidenti!

    Carlo: E quindi figurati!

    [Platoon uscì in Italia il 13 marzo 1987. Fonte IMDb]

    2014 Beijing International Film Festival - Director Oliver Stone Interview

    Oliver Stone

    Le voci di Marini, Edward – mani di forbice

    Carlo: Poi ho doppiato William Hurt in Gorky Park, Michael Cain in Vestito per Uccidere di Brian De Palma, anche quello un cult movie. Michael Caine l’ho doppiato altre volte, spesso in realtà, tranne in Quarto Protocollo dove non l’ho doppiato perché in quel film dirigevo il doppiaggio e l’ho dato ad un altro, stupidamente.

    Evit: È difficile dirigere e doppiare allo stesso tempo?

    Carlo: Non è quello il problema, è che in queste situazioni se facevo contemporaneamente il direttore, poi doppiavo una piccola parte e interpretavo pure il protagonista poi si lamentavano che mi stessi accaparrando un po’ troppi ruoli (e stipendi). Che poi io ho sempre avuto un senso di autocritica, sapevo se la mia voce sarebbe potuta stare dietro a quella di un attore, l’accordo di Do con la voce lo facevo tutto e, non so se tu sai qualcosa di musica…

    Evit: sì, ho studiato pianoforte.

    Carlo: allora capirai che fare direttore e anche il doppiatore può andar bene finché l’attore da doppiare rimane entro l’accordo di Do ma se con la voce devi fare una settima allora lì devi essere diretto da qualcuno. Al Pacino ad esempio non ha un accordo preciso, non fa “do-mi-sol” manco a morire, ha tutte settime, sbalza continuamente.

    Evit: Non immaginavo che nel doppiaggio si pensasse alla voce anche in questi termini.

    Carlo: No, no, questo lo faccio io. Questo discorso lo facevo io e non lo sentirai fare da nessun altro.

    Al Pacino in Angels in America dove era doppiato da Carlo Marini

    Al Pacino in Angels in America (2003) dove era doppiato da Carlo Marini

    Chiedo a Carlo qualcosa in merito alla scelta dei titoli italiani, prendendo ad esempio Interceptor, per capire chi sceglie i titoli per la distribuzione italiana e come funzionino i dietro le quinte:

    Ma guarda, [i dietro le quinte della distribuzione] non li conosce nessuno alla fine. All’epoca, per “Interceptor” mi chiamarono per doppiare e basta. Anche dopo, da direttore di doppiaggio, non ero io che suggerivo i titoli, al massimo li può suggerire l’adattatore. Qualcuno richiede di proporre tre titoli italiani ma questo sui filmetti, invece sui film grossi dove alle spalle ci sono la Warner, la Fox, la Columbia… lì decidono tutto loro.

    Essendo in tema di titoli, faccio notare a Carlo un errore tremendo nella titolazione di un film da lui diretto, Edward – Mani di forbice (l’errore è nelle forbici che non esistono al singolare).
    Il titolo che gli hanno dato è Edward mani di “forbice”? – chiede un po’ incredulo Carlo – …cioè al singolare, non al plurale? Ma pensa tu… ma come fai caso a queste cose? -. Sono nato curioso indagatore ma anche rompiballe.

    Johnny Depp in Edward mani di forbice

    Evit: Ti ricordi qualcosa di “Edward – Mani di forbice”?

    Carlo: Beh, quello è un film stupendo… sì, ricordo Johnny Depp e il suo doppiatore (Fabrizio Manfredi). Edward anche in italiano aveva una voce stupenda, un’umanità fantastica… perché ci azzeccavo nella scelta degli interpreti. E la Romagnoli sulla presentatrice Avon, non era fantastica? Anche lei aveva fatto mooooolto poco, qualche brusio, qualche cosa così. La prima cosa grossa l’ha fatta con me in Edward Mani di forbici… e per me ci stava, non mi dire niente perché ci stava da Dio! Ta-tan ta-tan ta-tà! [Carlo imita la gaiezza dell’interpretazione della Romagnoli.]

    Evit: Si tratta di uno di quei film che non sento di dover guardare in inglese e questo è un mio grande complimento. Un ottimo lavoro.

    Prima di procedere, Carlo dispensa un consiglio d’essai:

    Comunque vediti Cuore di vetro di Herzog, non te lo puoi perdere. È un altro di cui ho diretto il doppiaggio. Nel film gli attori erano in stato di ipnosi, Herzog li ha fatti ipnotizzare e li ha mandati sul set. La voce del narratore è la mia, quella di Hias. I miei doppiatori non li feci ipnotizzare ma adesso non ricordo cosa congegnai all’epoca per doppiare quei personaggi. Qualcosa feci di sicuro.

    La Rivincita dei Nerds, Il caso Moro, aneddoti

    Cast del film La Rivincita dei nerds nel quale il doppiatore Fabrizio Mazzotta doppiava il più piccolo del gruppo

    Il nostro amico Fabrizio Mazzotta era il piccolo “nerd” in prima fila al centro, proprio davanti al “dottor Mark Green” (Anthony Edwards).

    Evit: Ti ricordi la direzione del doppiaggio di La Rivincita dei Nerds?

    Carlo: L’uno e il due.

    Evit: Hai diretto anche il secondo?

    Carlo: Sì, sì, anche il due. Il terzo no.

    Evit: Non sapevo neanche ci fosse un terzo. Ti ricordi come mai la scelta di lasciare la parola “nerds” nell’adattamento e quindi nel titolo? Adesso è un vocabolo molto più conosciuto ma all’epoca era probabilmente la prima volta che lo sentivamo in Italia.

    Carlo: questo era coso, un bravissimo adattatore della Fox, lo faceva… era un adattatore famoso, li faceva quasi tutti lui. In realtà erano due adattatori, anzi tre, compresi che due erano fratelli, uno molto bravo, l’altro bravo solo perché si chiamava come il fratello… purtroppo ora non me li ricordo.

    Evit: Li scegliesti tu gli interpreti?

    Carlo: Nei Nerds? Non ricordo. Ricordo che c’era Glauco (Onorato) su John Goodman, l’allenatore, poi c’era Fabrizio Mazzotta e Massimo Corizza, anche lì c’è un aneddoto tutto da ridere… comunque con i Nerds ci siamo divertiti, c’era pure Maurizio Mattioli che faceva “AAAAAAHRRR”, il personaggio Ogre.

    Il personaggio di Ogre nel film La rivincita dei Nerds, doppiato da Maurizio Mattioli

    Informazione inedita: era Maurizio Mattioli ad urlare NEEEEEEERDS!!! Non lo troverete scritto altrove.

    Carlo: Ti posso raccontare un aneddoto su Maurizio Mattioli durante il doppiaggio su un film italiano di Giuseppe Ferrara, Il caso Moro (1986). La scena è questa: Fono Roma, scena di due macchine, quella di Moro e quella dietro, cadaveri a terra, cadaveri dentro, quasi si sentiva la polvere da sparo anche dalla pellicola; organizziamo il brusio, tu ti prendi quel poliziotto là, io mi prendo quello, una ragazza si prende quella vecchietta là, etc… [Carlo imita i cosiddetti brusii] “Ho sentito degli spari”, “largo, largo! Per favore, fate largo!”, poi in un momento in cui altri parlavano si sente Maurizio Mattioli che fa “e state indietro! Non è successo niente!” – faccio fermare l’anello – “ferma, ferma! Ah, Mauri’! Ma come non è successo niente!? La storia d’Italia! Hanno ammazzato uno che voleva fare il compromesso storico coi comunisti e tu dici non è successo niente?”

    Evit: Sembra una battuta di un film parodistico.

    Carlo: …Cinque morti lì per terra! Moro venne rapito, non volava una mosca a Roma quando avvenne… “Non è successo niente!” [ride]. Va be’, niente, la Rivincita dei Nerds, bellissimo!

    È curioso notare come Daniela De Silva, la voce che Marini scelse per la protagonista di Terminator, aveva invece un ruolo di attrice proprio nel film Il caso Moro dove interpreta Maria Fida Moro.

    Scena di Una pallottola spuntata quando Leslie Nielsen dice che non c'è niente da vedere mentre dietro di lui esplode tutto

    Il caso Moro (1986)

    (Continua con una terza e ultima parte)

  • Romics 2014 e video intervista a Fabrizio Mazzotta

    Romics
    Romics 2014. Con la possibilità di intervistare il doppiatore Fabrizio Mazzotta, Evit si è fatto coraggio e si è gettato per voi in quella bolgia infernale chiamata “Romics di sabato” (il “Romics di domenica” è invece soprannominato “K-19“) con l’ottimismo di chi partecipa per la prima volta a questo evento… per uscirne poi sudato, esausto, onestamente un po’ atterrito e con lo spaesamento di chi partecipa per la prima volta a questo evento, ma ciononostante molto contento per l’esito di questo viaggio. Sono riuscito ad incontrare Fabrizio Mazzotta.

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    Con una pistola puntata alla testa (fuori campo) Mazzotta sponsorizza Doppiaggi Italioti. 😉

    Già la mezz’ora di fila all’entrata mi aveva ricordato di quanto io sia completamente ignorante di serie “anime” giapponesi, essendo circondato da costumi a me così oscuri che quasi mi commuovo quando in fila accanto a me noto uno vestito da Seneca Crane di Hunger Games… e non è un buon segno. Il mio bagaglio culturale nel campo dell’animazione giapponese si ferma a Akira, Ghost in the Shell e ai cartoni della mia infanzia. Inoltre il mio abbigliamento casual, la fotocamera da hipster appesa al collo e lo zainetto minimal contribuiscono al mio estraniamento dall’universo che mi circonda (qualcuno mi scambierà anche per un organizzatore) fatto di regazzini vestiti nei modi più disparati… da che cartone verrà quel costume lì? Quel cavaliere è un generico crociato o sarà una replica fedele di qualche personaggio videoludico? Guarda, una bambina vestita da protagonista di Hunger Games, che carina… e ce n’è un’altra… e un’altra un po’ più in là… e un’altra ancora. Adesso ho capito chi, oltre a me, si è visto Hunger Games al cinema decretandone un successo che avevo ritenuto inaspettato nel 2012… i regazzini.
    Ritenendo i vestiti della folla intorno a me indegni delle mie foto, ho rivolto l’obiettivo su un cacciuttiello, anche lui lì in fila.

    Canino romics 2

    Ritraimi come una delle tue ragazze francesi

    Non essendo mai stato al Romics prima d’ora ed avendo solo visto il Lucca Comics, realizzato con bei gazebo nel centro storico della città, mi lascio sorprendere un po’ dallo stile “futuro distopico” della struttura fieristica romana… pilastri in cemento che sorreggono un lungo cavalcavia (penso “ma dove l’hanno messa questa fiera, sotto a un’autostrada?“), che si rivela essere semplicemente una passerella sopraelevata.
    Ai lati del cavalcavia pedonale si trovano dei capannoni tipo hangar aeroportuali (sicuramente riciclati, grazie a furbissimi appalti, dal vicino aeroporto) che fungono da “padiglioni” e tra un capannone e un altro oscuri anfratti diventano subito bivacchi per mangiatori-di-panini-fatti-dalla-mamma e per gli occasionali fumatori adolescenziali di spinelli, di quelli che fanno un tiro, la posizionano in verticale davanti agli occhi e ne osservano la cima fumante con sguardo sofico.
    Molto presto gli angoli al di sotto del cavalcavia si riempiono di cartacce e rifiuti vari ricordando uno scenario da Blade Runner, mancavano solo i neon e la pioggia… ed essendo questo un luogo anche per appassionati di film, direi la trasformazione degli ambienti esterni a “futuro decadente” abbia giovato all’evento.

    Un gruppo di regazzini accoglie i nuovi arrivati aggirandosi minacciosamente al di sotto del cavalcavia con maschere molto convincenti che replicano quelle viste nel film Anarchia – La notte del giudizio. “Maschere molto ben fatte ma siete cretini“, penso tra me e me, perché nessuno dovrebbe mai commemorare quell’orchite hollywoodiana chiamata “The Purge 2 – Anarchy“, una vera e propria purga di fascinema.

    Roberto Diso della Bonelli Editore

    Roberto Diso della Bonelli Editore

    Nei padiglioni alle 12:00 c’è tanta gente ma sono ancora visitabili, li percorro tutti, osservando i vari stand, scattando qualche rara foto. Una scelta saggia, quella di visitare tutti i padiglioni subito, dato che, solo un paio d’ore dopo, la folla sarebbe stata tale da impedire l’accesso a determinate aree.

    Stampante 3D all'opera

    Stampante 3D all’opera

    Fumettari che presentano il loro libro. Quello in maglietta rossa è "Sio" del canale YouTube "Scottecs"

    Fumettari che presentano il loro libro. Quello in maglietta rossa è “Sio” del canale YouTube “Scottecs”

    Comincio a vedere qualche costume decente, tratti da film un po’ più noti… l’illusione però si spezza quando si sentono delle elfe del Signore degli Anelli parlare romanesco e che, più che altro, mi ricordano dell’esistenza quel capolavoro blasfemo che è “Signore dei Piselli” dei Raminkia.
    Spero di incontrare almeno un Giudice Dredd per fargli ripetere qualcuna delle frasi pacchiane di quel film ed assicurarmi così una spassosa clip da mettere su YouTube ma niente da fare, solo assassini e altri personaggi di serie videoludiche abusatissime.

    Se deve fidà! Sta bbacchetta maggica è 'a meglio le dico

    Se deve fida’! Stabbacchetta maggica è ‘a meglio le dico

    Vado verso i banchetti dedicati alle serie cinematografiche con cui ho più familiarità… Ghostbusters, Guerre Stellari, Batman e altri… tanti sono gli zombi ma non è chiaro a quale film/serie appartengano, il mercato ne è ormai saturo, sono generici zombi. Carina l’area arredata in stile apocalisse zombi dell’associazione “Doom Valley”… Ah, vi avevo detto che c’erano anche degli ZOMBI!?

    Doom Valley

    Associazione “Doom Valley”… bella foto “dinamica”

    Allo stand di Ghostbusters Italia noto con rammarico che solo il giorno prima era passato Massimo Foschi (voce celebre di Dart Fener), un’occasione mancata! Anche il mio amico doppiatore Edoardo Stoppacciaro doveva essere a quello stand nei giorni della fiera ma alla fine non è potuto venire.
    Grazie ad un aggancio avrei dovuto incontrare persino Marco Mete ma, poveraccio, esausto dalla direzione del doppiaggio di Interstellar (che doveva finire a velocità interstellar) non ha avuto la forza di venire e si è dato per malato.
    Visto che sono allo stand di Ghostbusters, mi improvviso cavia umana e cerco di indovinare la carta astraendomi il più possibile…

    ... un po' di linee ondulate?

    … un po’ di linee ondulate?

    Incrocio poi qualche Indiana Jones, un anziano Obi Wan, qualche Lara Croft, altre protagoniste di Hunger Games e noto, quasi per caso, l’auto “KITT” della serie Supercar parcheggiata in un angolino un po’ anonimo. Rifuggo infine verso l’esterno per una boccata d’aria e per azzannare uno dei miei panini portati da casa perché sono taccagno e non voglio spendere nemmeno un centesimo da quei cravattari dei venditori di cibarie alla fiera.

    Obi Wan per hobby

    Obi Wan per hobby

    KITT

    KITT

    Ogni tanto si sentono grandi schiamazzi di folle urlanti, alcuni gruppi di regazzini scattano come dei centometristi verso direzioni ignote, un commerciante vicino a me esclama “sarà er solito iutuber“. Scopro solo sulla via di casa che in quel giorno c’era anche il caro Alberto Pagnotta ma, anche a volerlo, credo non sarei mai riuscito ad incontrarlo senza l’ausilio di una mietitrebbiatrice per farmi strada tra i suoi fan adolescenti. Per fortuna ci eravamo già incontrati a Empoli qualche mese fa, in un ambito molto più rilassato e non ebefrenico.

    Cantori di Westeros

    (questa foto non mi appartiene)

    Rientrando noto lo stand de’ Il Trono di Spade e mi piacerebbe farmi una foto sull’omonimo trono (come avevo già fatto a Empoli) ma si è formata una calca oscena e, accanto a me, un romano di quarant’anni (se non più) si emoziona come un bambinone esclamando caciaronamente e con un tatto da zappatore: “Aò guarda! Ce sta pure er nanetto!“.

    Uno dei padiglioni

    Uno dei padiglioni

    La folla aumenta gradualmente e comincia a diventare arduo muoversi all’interno dei padiglioni; in uno di questi sento il tanfo di qualche fetentissimo cibo asiatico di produzione industriale che vendono sempre in queste occasioni (approfittando delle nippo-voglie adolescenziali) e non mi sorprende scoprire che in quello stesso giorno sono stati ricoverati 28 ragazzi per intossicazione alimentare… A’ rega’, er giapponese se magna nei ristoranti, non da quei paninari che vi vendono robaccia avanzata dal Lucca Comics dell’anno scorso!
    Mia madre il giorno dopo sente la notizia al telegiornale e per un secondo si preoccupa ma poi si ricorda che suo figlio in queste occasioni è super taccagno e che non avrà speso un centesimo alla fiera oltre al biglietto di ingresso.
    Aveva ragione.

    folla

    masse isteriche

    Verso le 16 la folla cresce a dismisura e presto diventa spaventosa come quella di M – Il Mostro di Düsseldorf; la rete telefonica mobile, già da metà giornata messa a dura prova, collassa definitivamente dando agli adolescenti un assaggio dei primi anni ’90. Pochi fortunati utenti Vodafone godono (addirittura) di una minima copertura internet e diventano subito prede di amici disperati. Perdere di vista l’amico con cui si è venuti al Romics vuol dire tornare a casa da soli. “Vado un momento a cercare Tizio” diventano le ultime parole sentite da molti.
    In questa confusione totale temo che non riuscirò ad incontrare Mazzotta con il quale mi ero dato un generico appuntamento e l’ultimo messaggio ricevuto prima del collasso della rete mobile era stato “sono ancora a casa, tra poco parto“.
    Per puro caso lo trovo più tardi mentre ero alla ricerca di un’altra persona. Ci salutiamo con affetto nonostante non ci fossimo mai visti o incontrati prima e, con la scusa dell’intervista, Mazzotta e io ci dileguiamo trovando una miracolosa stanza-rifugio vuota e meno rumorosa… e a questo punto mi improvviso intervistatore.

    Ebbene questa è l’intervista in esclusiva per Doppiaggi Italioti, seguita dal suo saluto per tutti voi, lettori carissimi. Vi ricordo che entrambi i video sono disponibili in HD, nonostante la penosa conversione di YouTube.

    intervista mazzotta

    “Clicca” sull’immagine

    Ringrazio ancora Fabrizio per la sua gentilezza e cordialità e vi lascio con il suo personale saluto a tutti voi, lettori di questo blog. Tutte le altre foto che ho scattato all’evento le troverete sulla pagina Facebook di Doppiaggi Italioti.

    mazzotta saluto

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