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Halloween – L’adattamento italiano della saga di Michael Myers

Michael Myers

Halloween di John Carpenter, uno tra i film indipendenti di maggior successo di tutti i tempi, arriva nelle sale italiane nel 1979 con il titolo HALLOWEEN – LA NOTTE DELLE STREGHE e con un bel divieto V.M.14. Distribuito dalla P.I.C. – Produzione Intercontinentale Cinematografica e doppiato dalla CVD (fonte Antoniogenna). Il resto è diventato storia: seguiti su seguiti, con alcuni che ne ignorano altri, tanto da creare 4 possibili sequenze temporali, oltre a un terzo film non canonico e trame sempre più pazze che includono anche una setta incentrata sul culto di Michael Myers, dei ciottoli magici, e persino una diretta in streaming su internet dalla casa dell’assassino! E la serie continua ancora oggi.

Vista la longevità del franchise di Halloween, le inconsistenze interne alla serie stessa e i vari studi di doppiaggio coinvolti che coprono ben 5 decenni diversi, ho deciso che sarebbe stato interessante esplorarla TUTTA, per seguirne l’evoluzione dell’adattamento italiano con tutte le sue curiosità e perché no, ingenuità.

Halloween saga timeline

In questa lunga lista ignorerò l’adattamento del reboot di Rob Zombie perché non essendo legato in alcun modo agli altri film, non si può parlare di incongruenze di adattamento anche se ce ne dovessero essere. Le date che troverete accanto a ciascun titolo sono quelle del doppiaggio italiano, perché in epoche passate i film non uscivano in contemporanea mondiale.

Halloween – La notte delle streghe (1979)

Titolo originale: HALLOWEEN (1978)

Locandina di Halloween 1978 di John Carpenter con slogan La notte che lui tornò a casa

Forse è superfluo specificare che la festa di Halloween (nella sua versione carnevalesca americana) non era proprio la prima cosa che veniva in mente agli italiani pensando al 31 ottobre negli anni ’70. Infatti, il titolo italiano del film, dopo la parola “Halloween” include un sottotitolo (“la notte delle streghe“) che ne facesse capire la natura horror, ed è l’unico posto di tutto il film in cui troverete la parola “Halloween” perché nell’adattamento italiano non ce n’è traccia.

Digressione sui titoli horror lasciati in inglese: è una mia teoria che Halloween insieme ad Alien abbiano iniziato un fenomeno culturale italiano secondo il quale un film horror farebbe più paura se il titolo rimane in inglese, specialmente se composto da una sola parola (o al massimo dal suo articolo determinativo). Spiegherebbe perché oggi molti titoli horror rimangano in inglese come scelta di marketing dei distributori italiani anche quando non ce ne sarebbe bisogno (The Witch, Insidious, Sinister, The Nun, The Ring, Scream, The Visit, etc…) al punto che oggi ci risulta anche difficile immaginarli diversamente, mentre altri paesi “latini” non si fanno problemi a tradurli quasi tutti. Anche l’editoria ne è stata influenzata a ruota. La prima edizione del romanzo The Shining del 1978 ad esempio era intitolata Una splendida festa di morte, poi in ristampe successive al film di Kubrick (1980) è diventato prima Shining – Una splendida festa di morte e poi ufficialmente solo Shining, senza neanche l’articolo the. Considero Alien l’iniziatore del fenomeno, ma Halloween uscito pochi mesi prima avrà sicuramente aiutato ad associare al genere horror i titoli con parole inglesi. Per quanto in questo caso più che giustificabilmente.

Il primo film della serie iniziata da Carpenter ha avuto l’onore e onere di introdurre gli italiani alla festa di Halloween così come la festeggiano in America, anche se, per motivi di budget, in questo film la si vede assai poco, giusto tre bambini che vanno a bussare a una casa cantilenando “chi non paga presto piange“, che in questo film è la traduzione di “trick or treat“, ancora lontana dall’essere standardizzata in “dolcetto o scherzetto“.

I dialoghi italiani fanno di tutto per rendere accessibili tradizioni all’epoca poco note al proprio pubblico. E così, oltre a “i se-non-paghi-piangi” (detto dallo sceriffo), abbiamo “la vigilia di Ognissanti” che sostituisce ogni menzione di “Halloween” e abbiamo anche una traduzione di Jack-o’-Lantern (la famosa zucca con la candela dentro) che diventa la lanterna caccia-streghe (qualcuno ha fatto i compiti a casa sull’origine della zucca!), in tema con “la notte delle streghe” del titolo italiano, nominata anche nell’introduzione del film quando la filastrocca cantata dai bambini introduce l’idea che la notte di Ognissanti sia “la notte delle streghe“, questa è una specifica inserita con il doppiaggio al posto di trick or treat della cantilena originale. Infine, quando il bambino Tommy Doyle vede Michael Myers avvicinarsi alla casa (do per scontato che sappiate di quale scena parlo), invece di parlare di uomo nero (“the Boogeyman is coming”) fa continuamente riferimento a “l’ombra della strega” tranne in una singola battuta quando la protagonista chiede a chi somigliasse quell’ombra e il bambino risponde “all’uomo nero“.

Scena dal film Halloween, si intravede l'ombra della strega

L’ombra… della strega? A me sembra un omaccione.

Sono tutte alterazioni sensate per il 1979, ad esempio l’associare la celebrazione a qualcosa di universalmente noto anche in Italia, come le streghe, per ovviare al fatto che nel film molte tradizioni sono date per scontate e la sceneggiatura non si sofferma di certo a illustrarle per il pubblico non-americano. Ciononostante, in questo adattamento lo spirito del film viene rispettato, visto che le streghe fanno comunque parte dell’iconografia di Halloween. Non è un tradimento, è solo un “adattamento”. Magari oggi ci sembrano salti mortali superflui, ma potrei dire senza paura di smentite che senza il successo mondiale di questo film e della cornucopia di altri film a tema che sono seguiti, la parola ‘Halloween’ sarebbe rimasta quasi ignota ancora per molto tempo in Italia. Difatti, ‘Halloween’ comincia a comparire in modo rilevante anche nell’editoria soltanto a partire dagli anni ’80 (1983-1984), dopo ben tre film della serie. In E.T. – L’extraterrestre viene nominata e mostrata la festa di Halloween, uscita italiana del dicembre 1982, quindi a cavallo tra Halloween II e III.

incidenza della parola Halloween nei testi in italiano, da ngram viewer

Incidenza della parola Halloween nei testi in italiano. Probabilmente i primissimi erano tutti fumetti di Peanuts

Ciò che invece è invecchiata peggio è l’alterazione dei nomi, pratica comune fino agli anni ’80, dove alcuni nomi (e anche cognomi!) venivano cambiati, presumibilmente per renderli più comprensibili all’orecchio italiano. In questo caso senza neanche la scusa di essere una fiaba fantasy come Guerre stellari. E così la bambina Lindsey (pron. americana “linzi”) viene ribattezzata Lucy nel doppiaggio italiano. Richie diventa Ricky così come negli stessi anni veniva spesso chiamato anche Richie Cunningham di Happy Days. Solo pochi anni prima, del resto, un ispettore Callahan era diventato Callaghan per gli stessi motivi. Se accennavo anche ai cognomi è perché in Halloween un tale Mike Godfrey diventa Mike Griever o qualcosa del genere.

Michael Myers con un lenzuolo addosso

Tranne per il cambio di nomi, che era figlio del suo tempo, i dialoghi di Mario Russo non hanno praticamente pecche. Rimangono meno sensate solo le battute (inventate per l’adattamento italiano) che fanno riferimento allo Sceicco Bianco quando Michael Myers si presenta travestito da fantasma, coperto cioè da un lenzuolo bianco. Questo sarà certamente un riferimento datato per il pubblico italiano più giovane, rispetto invece ai dialoghi originali che risultano ancora oggi piuttosto moderni.

La rivisitazione di questo film, più che pecche mi ha fatto trovare delle curiosità.

A sorpresa in questo film compare anche la voce di un giovanotto di nome Fabrizio Mazzotta (all’epoca sedicenne, credo) su uno dei compagni di scuola che bullizzano il piccolo Tommy Doyle.

Scheda di doppiaggio di Halloween – La notte delle streghe

Direttore di doppiaggio: [sconosciuto]

Dialoghista: Mario Russo (fonte SIAE)

Studio di doppiaggio: CVD

Il cast di doppiatori

Gianni Bonagura: Dr. Sam Loomis (Donald Pleasence)
Micaela Pignatelli: Laurie Strode (Jamie Lee Curtis)
Emanuela Rossi: Annie Brackett (Nancy Loomis)
Isabella Pasanisi: Lynda Van Der Klok (P.J. Soles)
Vittorio Di Prima: sceriffo Leigh Brackett (Charles Cyphers)
Loris Loddi: Bob Simms (John Michael Graham)
Angiolina Quinterno: Marion Chambers (Nancy Stephens)
Oreste Rizzini: Dr. Terence Wynn (Robert Phalen)
Fabrizio Mazzotta: il bulletto Lonnie Elam (Brent La Page)
Renato Cortesi: Morgan Strode (Peter Griffith) e Daniel Hodges (David Kyle)
Livia Giampalmo: Judith Myers (Sandy Johnson)
[fonte Antoniogenna.net]

Ne mancano molti altri all’appello, magari un giorno mi metterò di impegno per dare un nome a tutti. Per ora questi sono i doppiatori elencati sul sito Antoniogenna. Tra questi, le carenze maggiori sono sui due bambini, Tommy Doyle e Lucy Wallace (Lindsay Wallace in originale)

Qualche opinione assolutamente personale sul cast di doppiaggio. Gianni Bonagura l’ho sempre trovato una scelta un po’ strana per Donald Pleasence in questo film. Sarà forse che sono troppo abituato alla voce di Bonagura in ruoli comici, ma in molte battute del Dr. Loomis ci sento qualcosa di buffo, per un ruolo che di comico non ha niente. Non sarà poi un caso se lo stesso doppiatore è diventato una delle voci di Danny De Vito e di Mel Brooks, no? Per non parlare del giudice detto “il bisonte” in Ghostbusters II, del capitano di polizia in Danko, del padre in Gremlins, Igor in Frankenstein Junior. Questi per elencarne alcuni. Tutti con qualcosa di comico.

Un’altra sensazione personalissima è che il cast femminile di questo film sembra troppo “adulto” su attrici che interpretano delle adolescenti. Micaela Pignatelli, classe 1945, quindi a 35 anni, doppia la protagonista Jamie Lee Curtis (nata nel 1958, quindi 19enne durante le riprese). Le vere coetanee erano Emanuela Rossi, classe 1959, quindi diciannovenne, e Isabella Pasanisi (classe 1955) che ne aveva 23. Eppure anche loro hanno una voce già molto matura per quelle che dovrebbero essere in teoria “teenager”. Livia Giampalmo (classe 1941), trentottenne, doppia la sorella adolescente di Michael nel prologo del film. L’età in sé non significa niente, sia chiaro, ci sono doppiatori che anche in età pensionabile hanno una voce da ventenni e ventenni che hanno una voce matura. Eppure, impressione personale sia chiaro, le doppiatrici qui mi sembrano tutte troppo “adulte”.

Curiosità: nel film vediamo scene da La “cosa” da un altro mondo (1951), sono in italiano ma ridoppiate per l’occasione. Sotto alle voci italiane si sentono addirittura le voci in inglese. Evidentemente nella pista audio non erano mute e si sono dovuti arrangiare in qualche modo. Di sicuro non hanno usato il doppiaggio italiano del 1951, diversi anche i dialoghi. Stessa cosa per Il pianeta proibito (1956), uno degli horror che si guardavano i bambini nel film.


Il signore della morte (1982)

Titolo originale: HALLOWEEN II (1981)

Il signore della morte, schermata titoli iniziali di Halloween 2

Cambio di distributore, cambio di studio di doppiaggio e quindi cambio doppiatori per il film che palesemente si sarebbe dovuto chiamare Halloween II e invece in Italia arriva ufficialmente come Il signore della morte. Forse non volevano far pubblicità al primo film che era in mano a un altro distributore? Oppure una scelta di marketing per non escludere chi non avesse visto il precedente? Impossibile saperlo. Per legge però devono inserire anche il titolo originale in locandina, quindi in un sottotitolo microscopico si può intravedere anche la dicitura “Halloween II” sotto al titolone italiano generico in quella che, vi sfido a contraddirmi, è la locandina più brutta di tutti i tempi.

Locandina italiana di Halloween II il signore della morte

Con 20 mila lire il mio grafico pubblicitario la faceva meglio

Il titolo Il signore della morte trova “giustificazione” in una piccola (e onestamente insignificante) sequenza del film in cui il Dr. Loomis incappa in una scritta lasciata da Michael Myers, “SAMHAIN“, e ci spiega essere una parola celtica che significa “il signore della morte” appunto (the lord of death in inglese). Nei 15 anni passati in quell’ospedale psichiatrico, Michael zitto zitto s’è fatto una cultura su tutto, dalla guida delle automobili alla lingua celtica dei druidi. Aspettava giusto la sua terza laurea quando si è presentata l’occasione di evadere e non se l’è fatta sfuggire.

In questo film nessun nome è stato alterato e per fortuna nostra nessuno dei nomi alterati nel primo film viene menzionato nel secondo. Gli è andata di culo. Anche qui non si nomina mai ‘Halloween’ e quindi un “Halloween party” diventa una “festa d’Ognissanti” in concordanza col precedente. Per non farci mancare niente però, c’è il classico mustard che diventa mostarda invece di senape. Maledetti panini alla mostarda!

Scena dal film Halloween 2

Lacrime di mostarda

Essendo questo “Halloween II” una continuazione diretta del precedente (si svolgono entrambi nella stessa notte), il film inizia con le ultime scene del primo film. Ma essendo cambiata la società di doppiaggio e quindi tutto il cast di doppiatori, queste scene sono state ridoppiate per l’occasione, e siccome l’adattamento precedente ha fatto un casino, lo hanno ignorato tosto! Quindi basta con le ombre delle streghe, cazzi e mazzi, the Boogeyman adesso non è più né l’ombra della strega, né l’uomo nero. È… “un mostro”. Okay.

— It was the boogeyman.
— As a matter of fact, it was.

— Chi era quel mostro?
— Già, proprio così: era un mostro.

Queste differenze nell’adattamento probabilmente sono dovute al fatto che chi ha adattato il 2 non ha visto il primo e ognuno fa la cosa sua nel proprio orticello. Un problema stranamente ancora attuale nel doppiaggio italiano, nonostante l’accesso a questo genere di informazioni sia diventato incredibilmente più facile e più rapido. Ma spesso non c’è né il tempo, la voglia, né soprattutto la cultura. Ma questo triste discorso me lo tengo per un’altra volta e per film più moderni.

Traduzione di “boogeyman” a parte, qualcuno si domanderà perché un’affermazione sia diventata una domanda nel secondo adattamento (It was the boogeyman.Chi era quel mostro?). Sappiate dunque che tra i fan di lingua inglese è esistita per tanti anni una diatriba sulla frase finale di Laura Strode. Sissignore, pure le diatribe tra i fan! Per qualcuno la battuta finale era “it was the Boogeyman!” (trad.: “era l’uomo nero per davvero!”) mentre per altri diceva “it’s the Boogeyman” (trad.: è l’uomo nero), per altri ancora “what’s the Boogeyman?” (trad: “cos’è l’uomo nero?”) e questo capisco perché ce lo sentano, ma è la meno sensata tra tutte; poi ancora “was that the Boogeyman?” e “was it the Boogeyman?”, nella forma di domanda, che forse è la più lontana da quello che dice davvero, ma è comprensibile che qualcuno ci possa sentire una domanda simile perché davanti a una frase poco chiara il cervello si appiglia al contesto e queste varianti nella formula della domanda hanno più senso con la risposta affermativa del Dr. Loomis, che conferma che, sì, era davvero l’uomo nero.
Tutta questa diatriba nell’era di Internet è storia morta perché alla fine è uscito fuori il copione ufficiale e Jamie Lee Curtis in persona ha anche confermato che ciò che troviamo scritto nel copione è la battuta che lei disse nel 1978: “it was the boogeyman!“, con enfasi su “was”, che in italiano è traducibile come “era davvero l’uomo nero!”. A difesa di tutti, il dialogo non è così chiaro perché l’attrice lo dice piangendo e con un filo di voce, quindi quel “it” si perde nel fiato. [Per chi capisce l’inglese qui c’è un video che analizza la questione delle tante interpretazioni. Non era così scontata come si poteva pensare]

Quindi non mi stupisco se il dialoghista che ha adattato il secondo film ci abbia sentito una di queste varianti e la battuta sia cambiata, addirittura in una domanda. Questo conferma la mia ipotesi che chi ha lavorato al doppiaggio del secondo film non ha neanche visto il primo e si è fidato del trascritto dei dialoghi fornito dagli americani. E quindi da uno di quei tanti americani che ci sentivano una delle tante varianti errate. La tipica catena dove il primo fa un errore e quelli che seguono si fidano e questo passa inosservato. In alternativa potrebbe essere stato trascritto da qualche italiano incaricato di fare proprio questo (una volta c’erano), ma l’errore umano è il medesimo, e non è una questione di essere incapaci, era una frase difficile da sentire.
Vi sorprendereste di sapere che queste cose succedono ancora oggi nonostante l’esistenza di Internet e di ogni fonte possibile e immaginabile? 😉

Scena di Halloween II in cui vediamo La notte dei morti viventi alla TV

Al contrario del precedente Halloween, le scene di un film alla TV (La notte dei morti viventi) non sono state doppiate e rimangono in inglese. Una scelta che trovo quasi sempre detestabile perché rompe momentaneamente l’illusione creata dal doppiaggio. Non ci dovrebbero mai ricordare che in realtà le persone nel film parlano un’altra lingua, neanche quando guardano la TV.

E al contrario dell’adattamento del primo film, in questo secondo sono presenti un paio di alterazioni dovute ad incomprensioni:

La prima arriva in una scena in strada. Dalla radio di un passante sentiamo il notiziario che parla di Laurie, la protagonista sopravvissuta agli eventi del primo film, che è stata portata all’ospedale: “il corpo della ragazza che è stata trasportata…“, a questo punto la musica del film copre le parole del notiziario radio per noi spettatori perché Michael Myers compare all’improvviso e non ci è dato sapere come continui la frase, quindi per lo spettatore italiano passa inosservata.

Halloween 2 scena del boombox

Abbassa la colonna sonora, stavo ascoltando il notiziario.

In lingua originale invece la musica dell’effetto sorpresa interrompe l’ascolto del notiziario solo dopo che questo ha specificato che la ragazza è stata portata all’Haddonfield Memorial Hospital. Pochi passi dopo, Michael vede un cartello che indica l’ospedale. È quello il momento in cui il pubblico capisce che Michael ha appena fatto “2+2”: ha sentito dalla radio che Laurie si trova all’Haddonfield Memorial Hospital, ha visto il cartello per l’ospedale e ora sa dove dirigersi. È un banalissimo stratagemma che fa parte del linguaggio del cinema, ma che invece in italiano non funziona visto che viene tagliata (o meglio, coperta con la musica) la menzione dell’ospedale e sembra che l’assassino sappia d’istinto dove andare. E invece lo aveva appena sentito in radio. Molto semplice.

Michael Myers si dirige al Haddonsfield Memorial Hospital in Halloween 2

Mi preme ricordare che fino a questo secondo capitolo, a prescindere dalle farneticazioni del dottor Loomis, Michael non ha ancora niente di palesemente soprannaturale. È un ragazzone molto forte che è riuscito a sopravvivere a svariati colpi di pistola, ma per il resto si comporta come un essere umano che pianifica, osserva, intuisce, uccide un meccanico per impossessarsi della sua tuta così da togliersi gli indumenti dell’ospedale psichiatrico, e anche la maschera (rubata in un negozio) è uno stratagemma per passare inosservato durante la giornata di Halloween. Nel primo film veniamo addirittura a sapere che si è nutrito di un cane, quindi che ha anche bisogni terreni come quello di mangiare. Possiamo supporre che debba pure cacare ogni tanto. Anche Michael Myers deve cacare, mi dispiace distruggervi un mito in questo modo, ma è vero. Quindi potremmo anche sospettare che sotto la tuta abbia messo qualcosa per proteggersi dai proiettili, perché no! Michael è spietato ma non è stupido, né si comporta da essere sovrannaturale. E nel finale di questo secondo film chiaramente muore in un’esplosione insieme al dottor Loomis, il peggior psichiatra del mondo. È opinabile che solo dal 5° film (il 4° “canonico”), per fare altri soldi, abbiano deciso di far tornare Michael come entità sovrannaturale. Ma per il momento mangia e caca.

Nella versione italiana di questo secondo capitolo invece veniamo portati a supporre che in qualche modo Michael sappia sempre dove andare, guidato dallo spirito di Samhaim forse.

La seconda incomprensione c’è stata in una scena all’ospedale dove Laurie è ricoverata. Jimmy, il giovane paramedico che ha trasportato Laurie all’ospedale, continua a farle visita anche fuori orario. La dottoressa di turno, trovandolo nella stanza di Laurie gli dice “esci fuori” ma poi lui rimane lì come se niente fosse. Questo viene da un frainteso “leave her alone“, che in questo caso dovrebbe essere un semplice “lasciala in pace”. L’invito a uscire dalla stanza arriva solo alla fine della scena. Sono sempre momenti strani quando un personaggio ignora completamente un chiaro ordine. Nell’adattamento di Abyss c’era una scena simile.

Jimmy in Halloween 2 doppiato da Luca Dal Fabbro

È comunque molestia, anche se la conosci. Non lo fare, Jimmy!

Per concludere l’argomento differenze tra originale e doppiato, sul finale c’è una troupe televisiva che riprende l’uscita di Laurie dall’ospedale e un giornalista commenta la diretta cercando di intervistarla. Questo avviene in un campo medio, non lontanissimo ma neanche in primo piano. La voce del reporter in lingua originale è appena udibile. Solitamente al doppiaggio questo genere di voci vengono sostituite da quello che viene chiamato un “brusio”, cioè una voce di sottofondo e non troppo importante. Nel doppiaggio italiano del film invece, questa diventa una voce dominante che fa quasi da narrazione finale.

finale di Halloween 2

La lontananza dell’attore però non aiuta subito a capire che la voce “narrante” proviene proprio da quel personaggio, soprattutto perché Laurie e il paramedico che la aiuta a salire sull’ambulanza sono quasi alla stessa distanza (anzi più vicini allo spettatore), eppure quello che dicono si sente molto meno distintamente. La voce con cui parla il reporter in italiano è quella che si darebbe a un personaggio che inizia a parlare in primo piano. Insomma, è un secondo momento del film in cui il linguaggio del cinema non ha molto senso.

Limitatamente a questi pochi momenti elencati, per il resto trovo che (opinione personale, nessuno se la prenda) il cast vocale sia migliore in questo film e il modo di recitare degli interpreti risulti più “moderno” e naturale (per un doppiaggio) rispetto al precedente, nonostante siano usciti a soli tre anni di distanza, non venticinque. Posso immaginare che queste differenze stilistiche dipendano esclusivamente dalle scelte del direttore di doppiaggio. Resta il fatto che Halloween 1 e 2 sembrano venire da ere completamente diverse del doppiaggio, e il primo è invecchiato peggio.

Per concludere, ecco la mia frase preferita in questo doppiaggio: “Sembra una stronza festa di paese!” (Looks like a goddamn homecoming). Mi mancano offese simili. Oggi sarebbe diventata una banalissima “dannata qualcosa” perché il vocabolario delle parolacce in epoca moderna si è ridotto a quelle due o tre offese in croce che sentiamo ovunque. Dannato qui, dannato là. Fottuto questo, fottuto quello. Cazzo sì, cazzo no. Eccheccazzo!

Halloween 2 il personaggio di Budd

Scheda di doppiaggio di Halloween II – Il signore della morte

Direttore di doppiaggio: Leopoldo Machina

Dialoghista: Piero Natoli

Studio di doppiaggio: CDL

Il cast di doppiatori

Giancarlo Padoan: Dr. Loomis (Donald Pleasence)
Daniela Igliozzi: Laurie Strode (Jamie Lee Curtis)
Luca Dal Fabbro: Jimmy Lloyd (Lance Guest)
Alba Cardilli: Marion Chambers (Nancy Stephens)
Roberta Paladini: Karen Bailey (Pamela Susan Shoop)
Sonia Scotti: Signora Alves (Gloria Gifford)
Silvio Anselmo: Gary Hunt (Hunter von Leer) [fonte Antoniogenna.net]
Rodolfo Bianchi: Vincent ‘Budd (Leo Rossi) [fonte Antoniogenna.net]

Halloween 2 titoli di coda pellicola italiana


Halloween III – Il signore della notte (1983)

Titolo originale: HALLOWEEN III:Season of the Witch (1982)

locandina di Halloween III il signore della notte

Morta un’ombra della strega se ne fa un’altra. Così avranno pensato dopo Halloween 2, che sembrava la conclusione già molto stiracchiata delle vicende di Michael Myers e Laurie Strode. Se avete mai letto qualcosa sui dietro le quinte di Halloween saprete che l’idea dei produttori era quella di iniziare una serie “antologica” di film dove ogni nuovo capitolo avrebbe avuto un nuovo antagonista che porta orrore e morte in occasione della festa di Halloween, solo che si sono dati subito la zappa sui piedi andando a scegliere la più scema delle idee per questo primo “episodio” senza Michael Myers. Se non l’avete mai visto, questa è la trama. Tenetevi forte e, ehm, allerta spoiler:

Halloween 3 titoli di inizio in italiano

La trama

Una setta di druidi travestiti da imprenditori capitalisti produce delle popolarissime maschere di Halloween in cui è contenuto un microchip fantascientifico che sfrutta poteri magici derivanti dalle schegge di un monolite di Stonehenge per trasformare i bambini che le indossano in un mucchio di serpenti e insetti se esposti a un segnale televisivo che verrà trasmesso allo scoccare della mezzanotte, ad Halloween. Per qualche motivo la cosa dovrebbe riguardare l’intero mondo (??) e quindi dovrebbe preoccuparci, quando sappiamo benissimo che la fetta di popolazione mondiale che festeggia Halloween all’americana era ridicola nel 1982. Ah e nel film ci sono anche dei Terminator, non scherzo. E il tutto è girato come un thriller investigativo anni ’70 alla Crichton, con un medico erotomane e ubriacone come protagonista, ma è interpretato da Tom Atkins quindi riusciamo a passarci sopra.
Halloween III fu una delusione alla prima visione? Assolutamente sì. Gli voglio bene lo stesso a questo film? Tantissimo.

Halloween III scena del bambino con la maschera davanti alla TV

Non stare così vicino alla TV, ché poi mi diventi un bacherozzolo

L’adattamento italiano

Nel terzo film torna Mario Russo ai dialoghi (lo stesso del primo film) e stavolta rasentano la perfezione, quindi ci sarà davvero poco da dire in merito e ho deciso di parlare di questo film solo per completezza nonostante di Michael Myers qui non si veda nemmeno l’ombra (della strega). Ma le curiosità non mancano anche in un copione ben fatto come questo. I nomi delle attività commerciali ad esempio sono tutti adattati in italiano, dalla ditta Silver Shamrock che diventa Il Trifoglio d’Argento (perché non “la”?), al motel chiamato ‘Rosa di Shannon’ (‘The Rose of Shannon Motel’ in originale). Oggi è praticamente vietato prendersi tali libertà. Italianizzata anche la canzone di Halloween che i figli del protagonista cantano in italiano: “Otto giorni ad Halloween, Halloween; otto giorni ad Halloween col trifoglio d’argento” (eight more days to Halloween, silver shamrock). C’è da domandarsi se non fosse possibile tradurre anche lo spot pubblicitario/tormentone che sentiamo continuamente durante il film e che rimane sempre in inglese.

I “Jack-o’-lanterns” qui diventano “zucche illuminate” per far rima con “guardate” nella battuta del narratore in TV che chiama all’appello i bambini in possesso di uno dei tre tipi di maschere del Trifoglio d’Argento (una da strega, una da scheletro e una da zucca intagliata): “a tutte le streghe, a tutti i maghi, a tutte le zucche illuminate… riunitevi e guardate” (All witches, all skeletons, all jack-o’-lanterns). Perché lo “scheletro” sia diventato un “mago” non credo che lo sapremo mai.

le tre maschere di halloween dal film Halloween 3 il signore della morte

Una cosa che mi ha sempre confuso di questo film sono i continui riferimenti a un “gran premio” delle ore 9, cioè un annuncio che sarebbe avvenuto alla fine della maratona di film horror per Halloween, quello che poi scopriremo contenere un segnale che innesca i microchip contenuti nelle maschere del Trifoglio d’Argento. In inglese è “the giveaway”, cioè un concorso in cui qualcuno avrebbe vinto qualcosa (non scopriremo mai come funzioni la cosa perché era solo un escamotage per far sintonizzare più bambini possibile a quell’orario e ucciderli). Sarà la mia mente moderna, ma ogni volta che nel film dicono “c’è il gran premio alle nove” penso al Gran Premio di Formula 1, e neanche mi è mai interessato il GP. Alle 9 non poteva esserci semplicemente “il concorso” o “l’estrazione”? No, “il gran premio”. Vabbè.

Tra le traduzioni curiose nomino “shopping malls” che nel film doppiato in italiano diventa “i centri acquisti“. Evidentemente “centri commerciali” ancora non era una definizione così diffusa nel 1983 quando il film uscì in Italia.

Per i cambiamenti arbitrari invece cito “La signora Tyler è attesa all’accettazione” che sentiamo provenire dagli altoparlanti dell’ospedale. In originale all’accettazione era atteso un tale ‘dottor Dr. Rusfield’. È l’unico nome cambiato (e su un brusio), per il resto nessun nome né cognome è stato alterato minimamente, a differenza del primo film.

Il mistero della festa di Lussawan (o Lusshall)

L’unica vera sorpresa nei dialoghi italiani arriva sul finale quando viene rivelata l’antica origine del culto druidico e al posto di “The festival of Samhain” (l’unico esile filo conduttore con il precedente film) sentiamo parlare di una certa festa di Lussawan (che i sottotitoli italiani del Blu-Ray trascrivono ‘Lusshall‘). Ci si domanda da dove possa venire questo nome bislacco che non trova riferimenti da nessuna parte su Internet. Se fosse inventato di sana pianta, perché cambiarlo così tanto con una parola che inizia per elle addirittura?

Ebbene per capire questo cambiamento bisogna andare a sentire la traccia originale, solo allora diventa palese che chi ha trascritto i dialoghi ha semplicemente udito male: invece di “festival” devono averci sentito “fest of L-“, e il resto è stato un tentativo di trascrivere il suono di ‘Samhain’, che in inglese appunto si avvicina a ‘sàuan’. E così spiegata “la festa di Lussawan” che sentiamo nei dialoghi italiani.

Certo non sarà stato facile negli anni ’80 lavorare alla trascrizione dei dialoghi contenenti nomi celtici mai sentiti prima e senza l’ausilio di un copione originale né tantomeno di internet. Vi chiederete: ma non mandano ai dialoghisti il copione originale? La risposta è no. Solitamente no. E continuano a non farlo anche al giorno d’oggi, solo che oggi c’è internet, che è un potente alleato. [Nello specifico oggi ai dialoghisti inviano copioni che sono una trascrizione fatta da indiani o filippini per qualche ditta esterna, e non il copione che hanno avuto in mano gli attori, né tantomeno un suo derivato. No, c’è un poveraccio da qualche parte che deve ascoltare il film e trascrivere quello che sente.]

Il festival di Shyamalan

Il primo Halloween in cui si parla di Halloween

Nel terzo film nessun bambino dice mai “trick or treat” perché si svolge quasi interamente prima della notte di Halloween e prima quindi del tradizionale elemosinare. L’unico momento in cui compare la parola è nella forma “trick-or-treating” (verbo derivativo che oggi tradurremmo come “fare dolcetto o scherzetto”) durante la telefonata del dottore alla moglie, in cui lui le promette di tornare in tempo:

I’ll be back to take ‘em trick-or-treating, I promise.

Sarò di ritorno per portarli in giro la notte di Halloween, te lo prometto.

È anche il primo film in cui si parla di “festa di Halloween”, e non più di “festa della vigilia di Ognissanti”. Fino al secondo film infatti si era venuto a creare questo dualismo tra i titoli (scelti dalla distribuzione) che tenevano la parola ‘Halloween’, mentre l’adattamento italiano la evitava. Arrivati al terzo film la notorietà della parola ‘Halloween’ era tale da farsi strada anche nel copione. I tempi evidentemente erano ormai maturi e probabilmente proprio grazie al successo di quei primi due film che avevano sdoganato “Halloween” tenendolo nel titolo.

Presto, ché ci perdiamo la Festa di Lussawan!

Parlando del titolo italiano, o meglio, del suo sottotitolo (“Il signore della notte”), forse a qualcuno sarà sembrata una scelta obbligata dopo un secondo film intitolato “il signore della morte”, ma a me sembrerà sempre una presa in giro con quel sottotitolo “il signore della notte“, che sembra un nemico decisamente minore e meno preoccupante di un Signore della MORTE. Saranno le idee bacate di De Laurentiis che ci hanno regalato questi titoli ridicoli? L’allusione è al nuovo nemico: il vecchio Willy Wonka irlandese che usa il capitalismo per uccidere una generazione di bambini americani vendendo prodotti di sottomarca. Avrebbe avuto più senso slegarlo dai precedenti Halloween, come del resto il titolo italiano del secondo film aveva già fatto con “il signore della morte”. Ma la titolazione italiana, lo sappiamo, è tutto tranne che sensata.

Riciclo l’immagine già usata sul mio vecchissimo post dedicato alla titolazione italiana di questa saga.

il signore della notte vs il signore della morte, saga di halloween

Buco audio sul Blu-Ray della Midnight Factory

A circa 1h30m ci ritroviamo con una battuta in inglese “Ellie, you all right?” anche sulla traccia italiana. Nel primo DVD della Pulp Video, che origina da una copia italiana in 35mm, questa battuta era invece presente (“tutto bene, Ellie?”) e veniva dopo un piccolo salto, sicuramente dovuto al cambio di rullo della pellicola. I cambi di rullo non di rado capitavano sempre negli stessi punti, quindi si spiega il perché copie diverse presentano un qualche problema nello stesso identico punto. Questo vuol dire che la Midnight ha avuto accesso a una copia d’archivio ancora più usurata. Ogni volta che le pellicole vengono rimontate in rulli per essere proiettate (o scansionate) infatti, alle estremità viene sempre tagliato un pezzo. Taglia oggi taglia domani, le pellicole finiscono per essere accorciate sempre più e le battute molto vicine alla fine e all’inizio di un rullo finiscono per essere tagliate.

Concludendo la nota tecnica, oserei dire che l’audio del primo DVD è leggermente migliore rispetto al moderno Blu-Ray. Battute come “100 milligrami di Torazin. Per endovena” nel DVD sembrano chiare, mentre nel Blu-Ray sembra che dica “100 milligrammi di Tòraz” (a 11 minuti circa). Sicuramente se l’è mangiato qualche filtro per ridurre il rumore di fondo. Da quello che ho sentito, il “danno” sarebbe limitato a questi due momenti, ma con quello che costa il cofanetto Blu-Ray, direi male, molto male. Fossi in voi il DVD me lo terrei stretto ancora per un bel po’.

Scheda di doppiaggio di Halloween III – Il signore della notte

Direttore di doppiaggio: Maura Vespini

Dialoghista: Mario Russo [fonte SIAE]

Studio di doppiaggio: SEDIF con la partecipazione della CVD

Il cast di doppiatori

Stefano Satta Flores: Dott. Daniel Challis (Tom Atkins)
Maria Teresa Martino: Ellie Grimbridge (Stacy Nelkin)
Gianni Bonagura: Conal Cochran (Dan O’Herlihy)
Davide Lionello: Buddy Kupfer Jr. (Bradley Schachter)
Roberta Greganti: Linda Challis (Nancy Kyes) [fonte Antoniogenna.net]
Oreste Rizzini: Starker (Jonathan Terry)
Renato Cortesi: Red (Norman Merrill) [fonte Antoniogenna.net]

Anche Roberto Rizzi e Silvio Anselmo sono nominati sulla scheda di doppiaggio su Antoniogenna, ignoti i ruoli. Mancano tanti altri personaggi all’appello, se qualcuno vuole divertirsi a identificarli è benvenuto. Spesso il film si trova per intero su YouTube.

Halloween 3 titoli di coda con scheda di doppiaggio

Halloween 3 titoli di coda con cast di doppiatori

Un paio di voci saltano facilmente all’orecchio per chi è cresciuto con i film anni ’80: il bambino la cui testa diventa una busta piena di insetti ha la voce di Chunk dei Goonies (Davide Lionello) mentre il protagonista Tom Atkins è il nostro Jan Solo dalla trilogia originale di Guerre stellari (Stefano Satta Flores). Gianni Bonagura, che non mi era piaciuto nel primo film come voce del dottor Loomis, qui sembra perfetto sul vecchio Willy Wonka irlandese. Questo a sottolineare che la scelta dei doppiatori nel primo film era sbagliata “sui personaggi”, non per i doppiatori in sé. Queste ovviamente sono opinioni personalissime. L’adattamento di questo terzo film è invece oggettivamente molto buono, se ignoriamo quella festa di Lussauan. L’adattamento infatti rimane pressoché invisibile, che è il miglior complimento che si possa fare a un adattamento.
La direttrice del doppiaggio Maura Vespini, che qui era forse alla sua prima direzione (almeno secondo il suo CV su VixVocal), la ritroveremo nel decennio successivo a dirigere (e anche co-dialogare) quel capolavoro comico de La signora ammazzatutti di John Waters, quindi è automaticamente una mia amatissima e rispettatissima amica, anche se non ci conosciamo.


Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers (1992)

Titolo originale: HALLOWEEN 4: The Return of Michael Myers (1988)

A 10 anni esatti dal primo film e quindi dagli eventi dei primi due (che si svolgevano nella stessa notte), Michael Myers ritorna a Haddonfield. Questo se siete americani e avete visto il film al cinema negli Stati Uniti nel 1988, perché in Italia sarebbe uscito solo quattro anni dopo, senza fretta, nel 1992, distribuito da “Angiolo Stella per la ARTIMM”. Così almeno recita la locandina. Nello stesso mese (settembre ’92), lo stesso Angiolo Stella portava anche Il tagliaerbe nelle sale italiane. Pare proprio che i distributori italiani più grandi non abbiano voluto toccare Halloween 4 neanche con i guantoni da boxe (cit.), visto che praticamente ci ha dovuto pensare un indipendente. Nel frattempo in America era già uscito Halloween 5 (1989) che in Italia resterà inedito per altri 25 anni. Sicuri che questa serie aveva successo all’epoca?

locandina italiana di Halloween 4 il ritorno di Michael Myers

Senza troppe spiegazioni, tranne l’avidità dei produttori del film, scopriamo che sia Michael sia il Dr. Loomis sono sopravvissuti alla devastante esplosione del finale di Halloween 2, giusto con un paio di ustioni superficiali, e Michael è tornato in stato catatonico per 10 anni nel caro vecchio ospedale psichiatrico. Questo almeno finché non sente una conversazione tra infermieri in cui scopre di avere una nipote, figlia di Laurie, la protagonista dei primi due film, che nel 2 avevamo scoperto essere la sorella di Michael. Sì, Halloween ha più colpi di scena e parentele incrociate di Beautiful. Appena sente parlare di una nipote, Michael dà di matto, si libera, uccide tutti e si dirige nella sua città natale di Haddonfield con l’intento di uccidere l’ennesima Myers, perché non può esistere alcun Myers tranne Michael. Nessuno ha mai pensato che ci possa essere un’eredità cospicua da qualche parte? Altrimenti non si spiega questo accanimento. Veniamo a sapere che la Laurie (Jamie Lee Curtis) dei primi due film è morta (la vedremo solo in foto) mentre la figlia, Jamie (capito? Jamie? Come Jamie Lee Curtis… eh? Eh?!), è orfana e viene accudita dalla famiglia Carruthers che nella versione italiana si chiamano Carter. Olé!

Sì, si torna alle pronunce strambe o alterate dei nomi che pensavamo di aver abbandonato col secondo film del 1982 e invece non si sta mai tranquilli. Se i Carruthers diventano i Carter, il nome della protagonista, Rachel, viene pronunciato all’italiana, cioè come una “Rachele” che ha perso la “e” finale. Era ancora troppo presto per “Récel” per le orecchie italiane? Friends evidentemente era ancora di là da venire. Il nome di Lindsey invece qui è pronunciato correttamente (linzi) ed è quella stessa Lindsey che il doppiaggio del primo film chiamava Lucy, quindi nessuno in Italia avrà capito che si trattava dello stesso personaggio, ma non è certo colpa del doppiaggio del quarto film. Chi è arrivato a leggere fin qui lo ha fatto con la mano sulla fronte, lo so. Continuate a leggere che state andando benissimo.

Donald Pleasence in Halloween 4

Lo psichiatra peggiore del mondo (o il migliore?)

Halloween 4 è il primo film del filone di Michael Myers dove i personaggi parlano di ‘Halloween’ invece della vigilia di Ognissanti e dove “boogeyman” viene tradotto correttamente come “l’uomo nero” (“tuo zio è l’uomo nero!”). La famosa domanda “trick or treat?” viene tradotta funzionalmente ma brutalmente come “ci dai i dolcetti?” senza nessun tentativo di farne una cantilena o una rima. Maleducati ‘sti ragazzini.

L’adattamento nel complesso è generalmente buono e ho notato un solo vero errore dovuto ad una grossa incomprensione, ovvero quando “troopers” diventa senza motivo “la polizia a cavallo“.

Call the troopers and check his story out” detto dallo sceriffo di Haddonfield in italiano diventa “chiama la polizia a cavallo e fai fare un controllo“. Il ragazzo potrebbe avere del fieno nelle tasche! Con il nomignolo “troopers” lo sceriffo intendeva dire in realtà gli “State Troopers”, cioè gli agenti della Polizia di Stato, che negli Stati Uniti si occupa di tutto ciò che non cade nella giurisdizione degli sceriffi di contea e quindi della “polizia locale”. Da dove sia venuta l’idea che “troopers” sia nello specifico la polizia “a cavallo” posso immaginarlo, ma in questo caso è errato. Alla fine del film li vedremo arrivare, ovviamente non a cavallo.

Auto della polizia in arrivo in Halloween 4

I rinforzi a cavallo

Nella stessa sequenza citata, lo stesso sceriffo dice “we’ll call the State boys from there“, che viene correttamente tradotto come “chiameremo la Polizia di Stato da lì“. Quindi era solo la parola “troopers” che è stata fraintesa. Ma Troopers, State Troopers e State boys, sono tutti nomignoli per dire la stessa cosa.

Quando poi lo sceriffo riesce a contattare la Polizia di Stato via radio, insiste nel chiedere i rinforzi dei poliziotti a cavallo (“ci servono i rinforzi a cavallo!“). Ancora una volta è un’interpretazione errata della parola troopers che descrive semplicemente gli agenti della Polizia di Stato. Per confondere sempre di più le cose, alla radio la Polizia di Stato comunica che entro cinque minuti “partiranno delle auto”. Quindi dove stanno ‘sti cavalli? Se lo sceriffo avesse richiesto “la cavalleria” non avrei battuto ciglio. Invece no, voleva proprio la polizia “a cavallo”. Chiamare la cavalleria non è mai stato più letterale di così.

È l’unico vero errore di questo adattamento, facilmente intuibile anche senza conoscere l’inglese per il semplice fatto che non vediamo mai alcun cavallo in tutto il film, né ha senso che la polizia di Stato venga da chissà dove “a cavallo” in soccorso della polizia locale. Quindi posso dire che l’adattamento del 4 se la sia cavata meglio di tanti altri Halloween dopotutto.

traduzione di trooper

La seconda che hai detto

Non posso non concludere con una nota più tecnica. Il Blu-Ray presente nel cofanetto della Midnight Factory ha un audio italiano distorto e “intubato” che è davvero pietoso e non fa per niente giustizia al buon cast di doppiatori di questo film. Di questo costoso cofanetto, il 4 è in assoluto la vergogna peggiore. Immagino che l’audio provenga da qualche vecchia copia d’archivio su nastro magnetico o addirittura da una registrazione televisiva perché a un certo punto c’è anche un buco audio che non può essere dovuto alla censura (era forse uno stacco pubblicitario?). Sto parlando della scena in cui la bambina protagonista riesce a scappare dalla casa per sfuggire a Michael e viene intercettata dal Dr. Loomis in giardino. Sul Blu-Ray le loro battute passano in inglese (circa a 1h12m del Blu-Ray) e dubito che fossero assenti nella versione arrivata nei cinema italiani. Chi possiede questo film in VHS controlli, sicuramente la ritroverà per intero.

Scheda di doppiaggio di Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers

Direttore di doppiaggio: [sconosciuto]

Dialoghista: Flavio De Flaviis (fonte SIAE)

Studio di doppiaggio: SAS – Società Attori Sincronizzati

Il cast di doppiatori

Sandro Tuminelli: Dr. Loomis (Donald Pleasence)
Claudia Catani: Rachel Carter/Carruthers (Ellie Cornell)
Renato Cortesi: Sceriffo Ben Meeker (Beau Starr)
Emilio Cappuccio: Richard Carter/Carruthers (Jeff Olson)
Daniela Nobili: Darlene Carter/Carruthers (Karen Alston)
Roberta Pellini: Kelly Meeker (Kathleen Kinmont)
Vittorio Guerrieri: Brady (Sasha Jenson)
Osvaldo Ruggieri: Dr. Hoffman (Michael Pataki)
Mauro Magliozzi: Vice sceriffo Pierce (Michael Flynn)
Alessandro Quarta: Tommy Doyle (Danny Ray)
Simone Crisari: Kyle (Jordan Bradley)
Gianni Vagliani: Unger (Walt Logan Field)
[fonte Antoniogenna.net]

Rimangono ignoti per il momento la doppiatrice di Jamie, la bambina protagonista interpretata da Danielle Harris, la doppiatrice di Lindsay Wallace (Leslie L. Rohland), il doppiatore del reverendo Jackson P. Sayer (Carmen Filpi) e quelli di altri personaggi minori. Di sicuro l’identità di chi doppia Jamie merita di essere scoperta perché è ridicolo che manchi all’appello proprio la protagonista del film.


Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers (2014)

Titolo originale: HALLOWEEN 5: THE REVENGE OF MICHAEL MYERS (1989)

Locandina italiana di Halloween 5 la vendetta di Michael Myers

Se il numero 4 aveva richiesto l’intervento di indipendenti per distribuirlo in Italia con ben quattro anni di ritardo, questo quinto capitolo di Halloween fu ignorato completamente. E dopo averlo visto posso anche capire il perché: è una merdaccia che sciupa anche quel poco di buono fatto con Halloween 4 e introduce concetti bizzarri mai veramente spiegati, tipo un tatuaggio runico (si suppone di una setta di druidi visto quello che accadrà nel 6) e un misterioso uomo in nero che a metà film arriva a Haddonfield con una corriera e sul finale salva Michael Myers dalla gattabuia, così da titillare il pubblico con un possibile seguito. La setta è così potente che il loro capo non ha nemmeno una sua automobile, deve prendere l’autobus.

Nella loro testa, i produttori già immaginavano folle imploranti un sesto capitolo. Il sesto però non arrivò a ruota come previsto, dopo questa scottatura ci vollero ben sei anni prima che qualcuno si azzardasse a sfornarne un altro. E altri 25 perché arrivasse in Italia!

Donald Pleasence in Halloween 5

Donald guarda le rune sul polso o accenna un gesto dell’ombrello?

L’Halloween inedito per 25 anni

È curioso che in Italia, all’epoca dei videonoleggi, nessuna azienda lo abbia mai fatto doppiare per una fetentissima uscita VHS, visto che nella stessa epoca abbiamo visto in italiano film ben peggiori, magari doppiati da studi di Milano e destinati solo al mercato home video. Nemmeno la più scrausa delle etichette italiane credeva che qualcuno avrebbe noleggiato questo film? Per la cronaca, all’epoca avere serie di film che arrivavano oltre il terzo capitolo era già di per sé una barzelletta e il pubblico generalista non le vedeva di buon occhio. Infatti, la dicitura “La vendetta” in Italia era diventata uno sfottò abbastanza comune già dai tempi di Lo squalo 4 (1987) e Rambo III (1988) per indicare ironicamente sequel sempre più triti e ridicoli, quindi un Halloween 5La vendetta di Michael Myers per lo spettatore anni ’90 sarebbe stato un titolo che si prendeva in giro da solo.

Prime notizie di un doppiaggio di Halloween 5 spuntano fuori nel 2014 quando il film compare sulla piattaforma Infinity di Mediaset, ma solo dal 2019 esiste ufficialmente anche in home video nel cofanetto Blu-Ray della Midnight Factory. È il tipico doppiaggio moderno con alcuni buoni interpreti (Barbara De Bortoli, Perla Liberatori) e altri che avremmo preferito non sentire su certi ruoli. Di tutti i cambi di voce di Donald Pleasence (una diversa per film), quella che sentiamo nel quinto è la più improponibile e quella più “slegata” dal personaggio. A volte sembra che faccia il “vocione grosso” di proposito. Il personaggio del Dr. Loomis nel 5 è già caricaturale di suo, non c’era bisogno di calcare la mano. E pensare che nella mia maratona Halloween, prima di arrivare al 5°, avevo ingenuamente pensato che Gianni Bonagura del primo film fosse quello meno adatto al volto/ruolo di Pleasence!

E non sono neanche il solo ad averlo notato. Claudio Pofi nella rivista online AF Digitale scrive “nel quinto capitolo la voce del doppiatore di Donald Pleasance è radicalmente diversa“. A dir poco! La voce è diversa in ogni film, lo ribadisco, ma solo quella del 5 “si fa notare”. Purtroppo in questo caso non è un complimento.

Donald Pleasence in Halloween 5

Fantozzi, è lei?

L’adattamento italiano

Dal punto di vista dell’adattamento niente da riferire, tutto regolare. Ovviamente i “trick or treat” qui sono l’ormai standardizzato “dolcetto o scherzetto” (è pur sempre un adattamento del 2014) e il nome Rachel è giustamente pronunciato all’americana (Rècel), ignorando la precedente lettura “all’italiana” del quarto capitolo (che qualcuno nella scheda sul sito Antoniogenna ha anche cercato di giustificare trascrivendola come “Raquel”). In questo quinto film sono presenti membri della famiglia Carruthers ma il loro cognome non viene mai menzionato, quindi ci siamo evitati l’ennesima confusione con il precedente cognome inventato “Carter”.

Scheda di doppiaggio di Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers

Direttore di doppiaggio: [sconosciuto]

Dialoghista: [sconosciuto]

Studio di doppiaggio: Studio Emme

Il cast di doppiatori

Massimo Milazzo: Dr. Loomis (Donald Pleasence)
Monica Volpe: Jamie (Danielle Harris)
Perla Liberatori: Tina Williams (Wendy Foxworth)
Barbara De Bortoli: Rachel Carruthers (Ellie Cornell)
Achille D’Aniello: Sceriffo Ben Meeker (Beau Starr)
[fonte Antoniogenna.net]

Emanuele Ruzza: Spitz (Matthew Walker) – [fonte Wikipedia]

Massimo Milazzo era già stato la voce di Donald Pleasance nel ridoppiaggio di L’uomo che fuggì dal futuro (THX-1138, 1971) di George Lucas, sempre eseguito dallo studio StudioEmme per l’edizione speciale in DVD del 2004. Una versione del film, un adattamento e un doppiaggio di cui non sono esattamente un appassionato. Anzi, che aborro proprio. Ma questa sarà una storia per un’altra volta.


Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers (1996)

Titolo originale: HALLOWEEN: THE CURSE OF MICHAEL MYERS (1995)

Locandina italiana di Halloween 6

Questo è il secondo Halloween che mi capitò di vedere da adolescente, in TV, nello stesso periodo in cui recuperai il terzo in videoteca. Quando si dice iniziare una serie col piede sbagliato. Halloween 6 deve essere nato sotto una cattiva stella e uscito durante un allineamento di pianeti particolarmente sfavorevole perché è venuto fuori come il più confusionario e il più ridicolo della serie. Ogni sequenza non può che lasciare basiti e pieni di domande. In più non ha un “vero” finale. Tutto sommato fa ridere nella sua insensatezza. In Italia i fan danno spesso la colpa della trama confusionaria al mancato arrivo in home video del precedente Halloween 5, ma dopo questa maratona che mi sono fatto posso assicurare a tutti che, anche guardandoli uno dietro l’altro, le insensatezze e la confusione restano. Mettiamo a tacere queste malelingue.

Con il 6 continua la trama della setta segreta degli adoratori di Michael Myers (forse una parodia dei fan), quella che controlla Michael grazie a un’antica runa dei druidi. È la runa che rappresenta “la maledizione del Thorn” ci dice il film (demone celtico di cui Michael parrebbe esserne l’incarnazione) e che a pensar male sembra essere piuttosto l’ideogramma primitivo di quella che a Firenze definiremmo una fava piccola.

runa di Thorn in Halloween 6 la maledizione di Michael Myers

Il simbolo ci raccontano essere anche una costellazione che appare e scompare ogni tot anni nel giorno di Halloween. E quando compare tocca sacrificare un bambino per evitare catastrofi e piaghe bibliche. Quindi tutto sommato la setta lavora per il bene dell’umanità. Ecco spiegato perché Michael torna un po’ quando cazzo pare a lui, e a volte passano anche 5-6 anni! Giusto il tempo di produrre un nuovo capitolo della serie e di giustificarlo con fantomatiche costellazioni a scomparsa. Già da questo si capisce che la sceneggiatura è sul demenziale andante. Ma gli sceneggiatori qui vanno ben oltre, suggerendo addirittura che nel DNA dei bambini da sacrificare si trovino le rune di Thorn. A cercare di dare un senso a questo film c’è da impazzire, prendere un coltello da cucina e mettersi a uccidere la gente per la vigilia di Ognissanti, quindi non ci proverò nemmeno. È un film scemo e fa ridere, tanto ci basta per il sesto capitolo della serie horror più famosa al mondo.

La trama

Il film è anche difficile da raccontare. Inizia nelle segrete di un ospedale dove la piccola Jamie Lloyd dei precedenti film è ora maggiorenne e partoriente, ma soprattutto è un’attrice diversa da quella dei precedenti due film. Quindi si inizia all’insegna del confusionario dalla primissima inquadratura. La setta vuole sacrificare il suo bambino (che non si sa di chi sia. Di Michael Myers forse? Cioè di suo zio? Brrr!) ma lei riesce a fuggire e nasconde il pargolo in tempo prima di essere uccisa da Michael. Siccome Michael a questo punto non sa che altro fare ed è la vigilia di Halloween, pensa bene di dirigersi verso Haddonfield per fare le sue solite bricconate, ma trova casa sua occupata da un altro ramo della famiglia Strode.

In questa famiglia allargata, dove convivono cinquantenni che sembrano settantenni, trentenni che sembrano quarantenni, adolescenti che sembrano ventenni e bambini che non sanno recitare, vive la protagonista di questo film, Kara Strode con suo figlio Danny, il peggiore degli attori-bambini disponibile in quel momento. Anche Danny ha una connessione magica con il prozio Michael Myers ma questa non verrà mai esplorata, né spiegata.

Nella casa di fronte invece vive Tommy Doyle, il bambino sopravvissuto dal primo film che ora è cresciuto per diventare Paul Rudd (sì, sì, quel Paul Rudd). Tommy passa la vita a studiare la runa di Thorn e dalla sua cameretta sorveglia l’ex-casa dei Myers in attesa che torni l’uomo nero. Il non-più-piccolo-Tommy si è trasformato in un complottista di Michael Myers, gli manca solo il cappellino di carta stagnola in testa e appena riuscirà a scattare una foto al mostro la manderà sicuramente a una di quelle riviste che pubblicano le foto di Bigfoot. Tommy diventa il nostro strambo co-protagonista e insieme a lui torna anche il personaggio del dottor Loomis, Donald Pleasence al suo ultimo ruolo (l’attore morì quasi a fine riprese).

Il film non ha un finale, lo dico subito. Tommy, Kara e Danny si salvano scappando dall’ospedale, il dottor Loomis muore con un urlo fuori campo e Michael è ancora in libertà. Questo sarà l’ultimo capitolo di questo filone narrativo. Quindi se non vi piacciono le storie incompiute e siete arrivati al sesto film vi potete pure attaccare.

Paul Rudd e Donald Plesasance in Halloween 6

Su, su, Paul Rudd, non comparirai mai in un film peggiore di questo.

La versione alternativa: two è pegg’ che one

Di Halloween 6 esiste una seconda versione alternativa chiamata “Producer’s Cut” (compresa nel cofanetto Blu-Ray della Midnight Factory) che, per via dei radicali cambiamenti alla trama e dell’uso di numerose scene e dialoghi nuovi o alternativi, non è mai stata doppiata, ma la troverete sottotitolata in italiano. Il montaggio della “Producer’s Cut” è meno frenetico, non ha “jumpscare” ridicoli inventati in sala di montaggio, e ricorda più un film di Michael Myers e meno un video di MTV. Si vocifera tra i fan che sia la versione migliore e la prima da vedere se siete nuovi alla serie. Purtroppo sento di dissentire. Anche se è curioso vedere le molte scene aggiunte (specialmente nella parte finale) e ritrovare un ritmo più familiare, nonché stare a vedere Paul Rudd che tira fuori i ciottoli magici per proteggersi da Michael, anche in questo caso la conclusione risulta affrettata, per non dire assente. Un’interessante variante, di sicuro, ma non la prima che consiglierei di vedere.

Nella recensione di Halloween 6 sul blog amico Il Zinefilo di Lucius Etruscus (a cui ho candidamente rubato la locandina) potete leggere anche che la versione italiana andata al cinema in Italia fu censurata di ben 13 minuti, e così è rimasta anche in VHS e DVD della CecchiGori, solo il Blu-Ray della Midnight Factory la ripristina per intero. Dal Zinefilo:

″Va be’, voi direte, avranno tolto un paio di scene… magari! Hanno tolto un secondo qua, un secondo là, una sforbiciata qua, una sforbiciata là, e il personaggio del dottor Wynn viene quasi del tutto tagliato via: quando si scopre che è lui l’uomo nero, chi lo riconoscerà?″

Nel Blu-Ray infatti c’è almeno una scena particolarmente truculenta in cui l’audio è solo in inglese con sottotitoli in italiano, arriva durante l’assassinio di Jamie Lloyd nel prologo del film. Si spiega dunque quel visto censura “per tutti” e senza tagli che ha ottenuto il film, l’avranno evirato prima ancora di presentarlo al tavolo della censura. Perché rischiare? L’importante è staccare più biglietti possibili, se nel film non si capisce un cazzo poco importa.

L’adattamento italiano

L’adattamento italiano di Halloween 6 continua la grande tradizione del cambio dei nomi. Infatti, Kara Strode diventa Sarah Strode nel doppiaggio italiano. La motivazione qui è facilmente intuibile: evitare che le frasi che iniziano con “Kara…” sembrino un paternalistico “cara…”, e ce ne sono diverse nel film. Una scelta più furba di quanto potrebbe sembrare sulla carta (e Supergirl muuuta!). L’adattamento italiano parrebbe non avere vere pecche. “Boogeyman” continua ad essere “l’uomo nero” e “Halloween” rimane “Halloween”. Un buon lavoro.

Se vogliamo, l’unico pelo nell’uovo che ho trovato è in una scena dove il padre di famiglia dice alla moglie di “smetterla di guardare quei dannati film dell’orrore alla TV” quando in inglese invece erano i “TV talkshows” (forse non si associava facilmente l’idea del Maurizio Costanzo Show alle storie di assassini?). Come variante non è male, la moglie aveva sentito parlare dell’assassinio di Jamie Lloyd ed era terrorizzata, ma il signor Strode non le crede e dà la colpa ai film horror. Ma trovo difficile da credere che la signora Strode fosse la tipica amante dei film horror. Semmai, ha proprio il phisique du role di quella che proibirebbe ai propri figli di guardarli.

Debra Strode in Halloween 6

Tipica appassionata di film horror in un film horror

Questo è davvero cercare il pelo nell’uovo, ma non travisiamo, l’adattamento è ottimo. Non ho scoperto chi lo abbia curato ma ha i miei complimenti per aver regalato alla serie il primo adattamento che si possa dire perfetto. Ci sono voluti solo vent’anni, che vuoi che sia. Peccato sia arrivato sul film più scemo di tutti.
Al doppiaggio c’è la famiglia Ward quasi al completo.

Scheda di doppiaggio di Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers

Direttore di doppiaggio: Marisa Ward

Dialoghista: [sconosciuto/a]

Studio di doppiaggio: Cineroma

Il cast di doppiatori

Giorgio Lopez: Dr. Loomis (Donald Pleasence)
Andrea Ward: Tommy Toyle (Paul Rudd)
Roberta Greganti: Sarah Strode (Marianne Hagan)
Gianny Musy: Dottor Wynn (Mitch Ryan)
Corrado Conforti: Tim Strode (Keith Bogart)
Monica Ward: Jamie Lloyd (J.C. Brandy)
[fonte: Wikipedia]

Alessio Ward: Danny Strode (Devin Gardner)
Chiara Colizzi: Beth (Mariah O’Brien)
Davide Marzi: ??
Vladimiro Conti: ??
[fonte Antoniogenna.net]

Con Halloween 6 si conclude il “filone di Jamie Lloyd” o “filone del culto di Thorne”, se preferite. Questo filone include Halloween (1978), Halloween II (1981), Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers (1988), Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers (1989) e Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers (1995). Per qualche anno abbiamo pensato che fosse la veramente-vera fine della serie e invece alla fine degli anni ’90 gli “slasher” tornano di moda e i possessori dei diritti su Michael Myers non stanno certo a guardare.


Halloween 20 anni dopo (1999)

Titolo originale: HALLOWEEN H20 (20 YEARS LATER) (1998)
Locandina italiana di Halloween 20 anni dopo

Halloween 20 anni dopo, foto della locandina rubata da eBay

Spacciato all’epoca come la cosa migliore del mondo dall’invenzione del cinematografo, il “grande” ritorno alla serie originale arriva in Italia a fine estate deliziando il pubblico come una scoreggia in autobus affollato. Io c’ero in sala e me lo ricordo, puzzava da morire. E la delusione ancora mi perseguita. Il film resetta tutto ad Halloween II e ignora il 4, il 5 e il 6 lasciando così in sospeso la cosiddetta “linea temporale di Jamie Lloyd”, con la setta di Thorn, le pietre magiche e la costellazione della fava stiappona.
Così com’era successo al sesto capitolo, anche il “grande” ritorno di Jamie Lee Curtis perde già in partenza uscendo in un mondo cinematografico post-Scream. Come atto di massima crudeltà verso gli spettatori paganti, all’interno del film (!!!) vediamo i protagonisti che si guardano Scream 2 in TV, ricordandoci così di essere entrati al cinema a vedere il franchise sbagliato. Io c’ero. Testimone oculare.

Sveglia con data 31 ottobre dal film Halloween 20 anni dopo

Sveglia! È il 31 ottobre e a Hollywood è ora di fare soldi!

Se è vero che ci siamo lasciati alle spalle Paul Rudd e i suoi ciottoli magici, questo è il film in cui Michael Myers viene fermato momentaneamente da una ginocchiata nelle palle e strabuzza pure gli occhi. Mi scuserete se arrivato al settimo film ancora non ci vedo poi molto di paranormale nel signor Myers. È anche il capitolo con la maschera più ridicola di sempre con quegli occhi costantemente a vista. Ma non contenti di questo primato, in una delle prime scene in cui la maschera compare da vicino, questa risulta addirittura comica. Sembra la spada canterina ACME di Chi ha incastrato Roger Rabbit. A quanto pare a riprese già inoltrate decisero di cambiare la maschera (cioè, quella di prima faceva ancora più schifo??) costringendo a rigirare tutti i primi piani, tranne quello della spada canterina, perché intanto il set era già stato smantellato e così dovettero letteralmente disegnarla al computer, in CGI. In CGI del 1998.

maschera in Halloween 20 anni dopo

Non sono cattivo, è che mi disegnano così.

Spada canterina della ACME dal film Chi ha incastrato Roger Rabbit

U G U A L E !

È una piccola tradizione della saga di Halloween quella di far vedere un film horror in TV ed è tradizione italiana ridoppiarli. Solitamente questo capita perché usare la clip audio italiana che viene da un altro film è complesso a livello legale e ci vuole del tempo anche solo per chiedere i permessi e ottenere il materiale, a maggior ragione se il film (o anche solo il doppiaggio) è in mano a un distributore diverso da quello che commissiona il doppiaggio. In questo caso, oltre a Scream 2 (che dovrebbe avere il suo doppiaggio originale ma odio troppo questo film e non ho voluto soffermarmi per verificare) compare anche Plan 9 from Outer Space (mai doppiato prima in Italia), ma lascio ad altri il piacere di fare i confronti audio/video di queste scene. Non chiedetemi di guardarlo mai più.

L’adattamento italiano e Myers pronunciato ‘meiers’

Un adattamento praticamente perfetto ci sorprende solo per un’inedita pronuncia di Myers come “meiers” invece di “maiers” e per una possibile svista che approfondirò a breve. Tutto il resto sono solo semplici curiosità. Ad esempio quando Laurie rimprovera la guardia per aver lasciato uscire il figlio dal campus, questo dirà “psycho!“, mentre in italiano è giustamente “che strazio!“, che ha senso nel contesto. L’espressione “Psycho!” è come il nostro “è una pazza!”. Nel copione originale questa battuta esiste solo come uno dei tanti e inutili espedienti per inserire riferimenti al film Psyco di Alfred Hitchcock. Tra questi ricordiamo la presenza della mamma di Jamie Lee Curtis, Janet Leigh, famosa vittima di accoltellamenti sotto la doccia, che in questo Halloween 20 anni dopo ha il suo momento di gloria quando dice un paio di battute e fa cinque passi stanchi verso l’automobile per non rivederla mai più. Ah, l’automobile era la stessa di Psycho ovviamente. E durante l’inquadratura statica dei cinque passi stentati, la colonna sonora ci “delizia” con le note della colonna sonora di Psycho. L’avevate capito che si omaggia Psycho in questo film? Il perché è ancora in dubbio e il collegamento con la serie di Halloween mi sfugge completamente. Sì, c’è la figlia di Janet Leigh e c’è il coltellone da cucina, ma ci avete messo 20 anni prima di fare un riferimento simile? Mah.

Il cammeo di Janet Leigh

Ma perché scomodare Hitchcock?

Un altro dubbio eterno rimarrà sul perché abbiano voluto giocare sulla formula dell’acqua “H20”? Questo capitolo infatti è noto tra i fan di lingua inglese come “Halloween acca-due-o” (aitch-two-o), e non “acca-venti”, lo pronunciano cioè come la formula chimica dell’acqua. Non a caso, il documentario del 2013 dedicato a questo film (incluso anche nel Blu-Ray italiano) si intitola “Blood is Thicker Than Water: The Making of H20“, cioè “il sangue è più denso dell’acqua”. Che c’entra l’acqua con ‘sto film lo sanno solo loro. Mi viene solo da pensare al detto “dead in the water”, equivalente al nostro “morto e sepolto”, ma forse ci sto riflettendo troppo. Riguardando il film per scrivere questo articolo mi è venuta in mente solo “la tortura dell’acqua”, di gran lunga preferibile.

Michael Myers strabuzza gli occhi in seguito ad un calcio nelle palle

Classica gag della reazione al calcio nelle palle e le risate di Paperissima

[Nei commenti, la lettrice “Vasquez” suggerisce che venga dal modo in cui gli americani pronunciano i numeri, dove lo zero diventa “o” ed è certamente l’unica spiegazione sensata per questa “acqua” venuta dal nulla.]

Continuando con l’adattamento, carina la battuta “adesso che facciamo? / Chiudiamo il conto!” (in originale: try to live, cioè “proviamo a sopravvivere”) che è veramente l’unica alterazione del copione italiano ma rimane comunque fedele allo spirito del personaggio della Laurie incazzata col fratellone. Fratellone coltellone un po’ cojone.

La possibile svista a cui accennavo arriva durante i titoli di inizio del film, in lingua originale sentiamo il discorso di Donald Pleasence che è lo stesso discorso del primo film del 1978 ma recitato da un “voice actor” (Tom Kane) che imita Donald Pleasence. Questo perché quando sono andati a girare “H20” non avevano più gli elementi audio originali del ’78 e sono stati costretti a ri-registrare quelle battute in assenza di Pleasance (morto alla fine delle riprese del 6). Nella versione italiana, ritrovandoci per la settima volta con uno studio di doppiaggio diverso, ovviamente è stato riadattato e ridoppiato come da tradizione per TUTTI gli Halloween. Ecco dunque lo stesso dialogo a confronto.

Halloween (1978)Halloween 20 anni dopo (1998)
L’ho incontrato 15 anni fa, era come svuotato. Non capiva, non aveva coscienza, non sentiva – anche nel senso più rudimentale – né gioia, né dolore. Né male, né bene. Né caldo, né freddo. Spaventoso. Un ragazzo di 6 anni con la faccia atona, bianca, completamente spenta. E gli occhi neri. Gli occhi del diavolo.

Per 8 anni ho tentato di riportarlo a noi, ma poi per altri 7 l’ho tenuto chiuso, nascosto, perché mi sono reso conto con orrore che dietro quegli occhi viveva e cresceva il male.”

Lo conobbi 15 anni fa. Avevo sentito dire che in lui non era rimasto nulla. Né ragione, né coscienza, né capacità di apprendimento. Non il più elementare senso della vita e della morte, del bene o del male, del giusto o dell’ingiusto. Era come un bambino di 6 anni dal volto anonimo, pallido, incapace di qualsiasi emozione. Con due occhi neri come la pece. Gli occhi del demonio.

Ho impiegato 8 anni per sapere dov’era finito e per altri 7 ho suggerito di tenerlo in isolamento, perché avevo capito che negli occhi di quel ragazzo non c’era altro che il male.

Le differenze tra le due versioni sono spiegabili in un paio di modi: prima di tutto la seconda versione è una voce fuori campo, quindi senza i limiti del labiale in cui dover incastrare le battute che per esempio accorciavano “the blackest eyes” con dei semplici “occhi neri” (in questo senso è più corretta la seconda che parla di “occhi neri come la pece”) e in secondo luogo, la prima versione del 1978 era nel contesto di una “chiacchierata” dello psichiatra con lo sceriffo, là dove Michael era appena scappato dopo 15 anni di reclusione in un ospedale psichiatrico, quindi ad esempio quando parla degli 8 anni passati tentando “di riportarlo a noi” (“8 years trying to reach him”) e dei successivi 7 in cui ha praticamente gettato la spugna e lo ha tenuto a marcire in una cella, Loomis sta chiaramente parlando del lavoro di psichiatra svolto con Michael fino a quel momento.

Nella seconda versione di 20 anni dopo, la stessa frase diventa “8 anni per sapere dov’era finito” che potrebbe essere riferita allo stesso concetto (un bambino “svanito” dietro un volto senza emozioni), ma è facile che possa far pensare piuttosto a 8 anni in cui Michael Myers è stato in fuga con il dottor Loomis alle calcagna. Che è un po’ la trama dei precedenti capitoli della serie ma ricordiamoci che Halloween 20 anni dopo li ignorava, essendo un seguito diretto di Halloween II, che si svolgeva sempre nel 1978. Quindi i conti 8+7 non tornano per arrivare a 20 anni.

A parte questa frase (che potrebbe essere una svista oppure può essere semplicemente la stessa frase ma in una versione un po’ più ambigua) e tralasciando il cognome Myers pronunciato in modo inedito, ribadisco che l’adattamento e il doppiaggio sono ottimi. È il film che mi fa schifo, non vorrei che ci fossero dubbi su questo. Chiudiamo dunque con la scheda di doppiaggio.

Sono lontani gli anni di quel pidocchioso di De Laurentis e dei capitoli che nessuno voleva neanche distribuire! Per il “grande” ritorno alla serie, Cecchi Gori tira fuori lo studio di doppiaggio delle grandi occasioni: SEFIT-CDC, diretto da Michele Gammino che in quegli anni ci ha regalato anche quel Vampires di John Carpenter che abbiamo già avuto modo di apprezzare da queste parti.

Scheda di doppiaggio di Halloween 20 dopo

Direttore di doppiaggio: Michele Gammino

Dialoghista: Michele Gammino

Studio di doppiaggio: SEFIT-CDC

Il cast di doppiatori

Vittorio De Angelis: John Tate (Josh Hartnett)
Antonio Sanna: Will Brennan (Adam Arkin)
Rossella Acerbo: Molly Cartwell (Michelle Williams)
Nino Prester: Ronny Jones (LL Cool J)
Domitilla D’Amico: Sarah Wainthrope (Jodi Lyn O’Keefe)
Anna Rita Pasanisi: Laurie Strode alias Keri Tate (Jamie Lee Curtis)
Fabrizio Manfredi: Charlie Deveraux (Adam Hann-Byrd)
Flaminia Jandolo: Norma Watson (Janet Leigh)
Pinella Dragani: Shirl Jones (Lisa Gay Hamilton)
Franca Lumachi: Marion Chambers-Wittington (Nancy Stephens)
Corrardo Conforti: Jimmy Howell (Joseph Gordon-Levitt)
Sandro Iovino: Detective Fitzsimmons (Beau Billingslea)
Dario Penne: Dott. Loomis (Tom Kane)
Bruno Conti: poliziotto 1 (John Cassini)
Michele Gammino: poliziotto 2 (Jody Wood)
[fonte Antoniogenna.net]


Halloween: La resurrezione (2003)

Titolo originale: HALLOWEEN: RESURRECTION (2003)

Halloween la resurrezione locandina italiana dal DVD

Dopo la scottatura che mi presi nel 1999 ad andare a vedere quella fetenzia di “Halloween 20 anni dopo”, la mia mente ha poi oscurato qualsiasi riferimento a questa serie per almeno 15 anni, quindi non sapevo nemmeno che esistesse un “La resurrezione” finché non ho comprato il cofanetto Blu-Ray. A dir la verità lo avrò pure sentito nominare pensando che si riferissero ad Halloween 20 anni dopo. Non sta sempre a resuscitare comunque? E poi, da quando è stato cancellato il filone di film sul culto di Thorn e della costellazione della fava stiappona (capitoli 4 e 5), è lecito chiedersi che cazzo faccia Michael negli anni in cui non ricompare per il 31 ottobre. Avrà un lavoro qualunque da qualche parte? Una famiglia magari? Delle spese che lo tengono lontano da Haddonfield?

Michael: “Quest’anno ho messo un po’ di soldi da parte, finalmente posso andare a fare visita a mia sorella.”
Moglie di Michael: “Ma Michael, avevi promesso di portare i bambini a Disneyland!”
Michael: “Ogni anno ce n’è una, eh?”.

E così passano tre anni dal precedente.

bacio tra Jamie Lee Curtis e Michael Myers in Halloween 6

Il bacio al mostro è tipico delle “resurrezioni”. Alien Resurrection docet. Non faccio io le regole.

La trama

Laurie ora quarantacinquenne è in un ospedale psichiatrico per gente coi soldi e nella sua camera doppia a uso singolo c’ha pure la bambola Annabelle, anche se non si sa perché. Con le infermiere fa la finta tonta catatonica in attesa che il fratello torni. Non si capisce chi dovrebbe ingannare ma Terminator 2 di James Cameron con la madre all’ospedale che faceva la finta tonta catatonica era fico quindi copiamo a caso da film migliori. Un giorno Michael si presenta davvero e siccome da contratto la Jamie Lee doveva durare poco, muore male quasi subito. Tolta di mezzo la Jamie Lee Curtis come da contratto, la trama, non avendo meglio da fare, si sposta sulla casa di Michael a Haddonfield, dove un rapper che si crede attore organizza un reality trasmesso via internet in cui degli adolescenti (con delle webcam in testa, stile Aliens di James Cameron?) passano la notte nella casa di Michael, senza sapere che proprio quella notte Michelino sarebbe tornato a casa. Non a caso il titolo originariamente sarebbe dovuto essere “homecoming”. Ma nessuno va lì e gliela demolisce quella casa demmerda?!

Personaggi scemi ne abbiamo? Ceeeerto che ne abbiamo.

Inutile dire che l’attesa carneficina avverrà in diretta internet dall’interno di un quadrilocale che ora sembra essere diventato una magione labirintica seguendo le regole dei film parodistici.

Questo tentativo di tenere la serie aggiornata alle ultime tendenze purtroppo non ha mai portato Michael nello spazio. Non ancora almeno. L’ottavo film viene distribuito in Italia dalla Buena Vista International, cioè dalla Disney. Quindi è il primo Halloween in mano alla Disney. Certo che ne ha fatta di strada questo franchise. E neanche siamo alla conclusione.

L’adattamento

Dell’adattamento di Alessandro Rossi non c’è davvero niente da dire, ormai gli ultimi capitoli sono in mano ad aziende di un certo calibro e i dialoghi non si inventano più niente. “Boogeyman” è “uomo nero”, c’è “dolcetto o scherzetto” (dolcetto o scherzetto, figlio di puttana! è l’unica frase famosa del film) e tutto il gergo internettiano legato al film è miracolosamente corretto (nel 2003 non era per niente ovvio!) e regge ancora oggi. Non cade neanche in cose tipo aggiungere “cyber-” a caso, cioè, che volete di più… un film buono??? Avete sbagliato serie. Le poche alterazioni del copione italiano hanno totalmente senso, con un “Miss Marple” al posto di “Nancy Drew” che nessuno in Italia conosceva (Rispondi a questo, Miss Marple!). Cosa gli si può dire se non “complimenti”? Ci sono solo voluti 24 anni per arrivarci. Se i dialoghi non sono particolarmente memorabili è solo perché è il film a non essere memorabile. In lingua originale non perdetevi però la battuta “trick or treat, motherfucker!” che rappresenta lo spirito del film… “giovine”.

Con questo film si conclude la linea temporale di Laurie Myers che include Halloween (1978), Halloween II (1981), Halloween 20 anni dopo (1998) e Halloween – La resurrezione (2003).

Scheda di doppiaggio di Halloween: la resurrezione

Direttore di doppiaggio: Alessandro Rossi

Dialoghista: Alessandro Rossi

Studio di doppiaggio: CDC-SEFIT GROUP

Il cast di doppiatori

Anna Rita Pasanisi: Laurie Strode (Jamie Lee Curtis)
Massimo Corvo
: Freddie Harris (Busta Rhymes)
Fabrizio Vidale: Rudy Grimes (Sean Patrick Thomas)
Eleonora De Angelis: Donna Chang (Daisy McCrackin)
Rossella Acerbo: Jen Danzig (Katee Sachoff)
Massimiliano Manfredi: Jim Morgan (Luke Kirby)
Massimiliano Alto: Bill Woodlake (Thomas Ian Nicholas)
Francesca Fiorentini: Nora Winston (Tyra Banks)
Michele Gammino: Charley (Brad Sihvon)
Davide Perino: Miles “Deckard” Burton (Ryan Merriman)
Marco De Risi: Harold Trumble (Gus Lynch)
Simone Mori: Willie Haines (Dan Joffre)
Antonio Palumbo: Franklin Munroe (Brent Chapman)
Luciano De Ambrosis: Prof. Mixter (Rick Rosenthal)
Emiliano Coltorti: Aaron (Haig Sutherland)
Giovanna Martinuzzi: coroner (Ananda Thorson)
[fonte Antoniogenna.net]


Il nuovo filone: Halloween (2018), Halloween Kills e Halloween Ends

In questo articolo mancano all’appello i due film di Rob Zombie che ho deciso di ignorare in quanto completamente slegati dal primo film di Carpenter (essendo questi un reboot totale), quindi una qualsiasi scelta di adattamento “incoerente” con i capitoli storici della saga sarebbe del tutto irrilevante. Che vivano felici e indisturbati nella loro realtà parallela, alla larga da me.

Per quanto riguarda il nuovo filone (o ‘timeline’ che dir si voglia) non ricordavo balzane scelte di adattamento dalla prima visione e non ne ho trovate rivedendolo. Sto parlando dell’ultimissimo filone composto da Halloween (1978), Halloween (2018), Halloween Kills (2021) e Halloween Ends (2022), che (e qui qualcuno storcerà il naso) è quello che mi ha regalato più risate e divertimento. Del resto è questo che cerchiamo in una serie horror che dopo 44 anni va ancora avanti, no? Le grasse risate.

Locandina italiana di Halloween 2018

Nell’Halloween del 2018 l’intera filastrocca “trick or treat” è tradotta in italiano anche se viene affogata dalla musica e oltre il “dolcetto o scherzetto” non vi saprei dire come fa. “The Boogeyman” continua a essere “l’uomo nero” e non mi aspettavo che tenessero “l’ombra della strega” nonostante il film sia in continuità con la trama del 1978. A dare la voce al Dr. Loomis (la sentiamo in un nastro registrato) non poteva tornare Gianni Bonagura come nel primo film perché era già scomparso nel 2017. Loomis qui è doppiato Ambrogio Colombo. Direzione e dialoghi di Fabrizio Pucci, che ritornerà anche sul seguito (Halloween Kills).

Scelta demenziale quella di dare a questo Halloween lo stesso identico titolo del primo film (di cui è un seguito). Come avevo sospettato, la motivazione del regista è stata quella di voler attirare al cinema anche chi non ha mai visto i precedenti film (cioè spacciarlo allo spettatore ignaro come un altro reboot?):

“That was a weird discussion. You know, do we call it The Shape? Do we call it Halloween Returns? What do you call it? Technically, it’s the third Halloween II. It kind of got to the point where we were like, ‘Well, we don’t want to not invite anybody. We don’t want someone who is unfamiliar with the previous films to think, well, I need to catch up.’ So then we just thought, for simplicity, let’s just call it Halloween.”

Ve la traduco:

È stata una discussione bizzarra. Tipo: come lo chiamiamo, “The Shape”? “Halloween Returns”? Tecnicamente sarebbe il terzo Halloween II. Siamo arrivati al punto in cui ci siamo detti “beh, vorremmo invitare tutti [a vederlo], non vogliamo che lo spettatore che ha poca familiarità con i precedenti film pensi ‘accidenti, devo recuperarli tutti’. Quindi abbiamo pensato, facciamola semplice e chiamiamolo solo Halloween.

E bravo scemo. Halloween seguìto da Halloween. Dei veri geni del marketing.

Locandina italiana di Halloween Kills

Dell’adattamento Halloween Kills (2021) ricordo solo un “è ancora là fuori“, che è una tipica traduzione di “he’s still out there!“, a volte lecita altre volte no. Quando viene detta in un ambiente esterno (come in questo caso) non è proprio la più naturale delle espressioni in italiano. Insomma, anche se ci siamo abituati a sentirla dopo decenni di “è là fuori” (“la verità è là fuori”, ricordate X-Files?), molte volte non è altro che un calco dall’inglese appartenente al “doppiaggese”. Su questo argomento non posso che rimandare all’articolo della linguista Licia Corbolante intitolato Dov’è out there? Non è sempre là fuori dove viene spiegato molto chiaramente quando ha senso tradurlo più “alla lettera” e quando invece avrebbe più senso trovare alternative.

Per il resto non c’era assolutamente niente che mi sia saltato all’orecchio. Un adattamento in linea con i tempi moderni, con un cast di doppiaggio coerente con il precedente capitolo: ritorna Ambrogio Colombo su Loomis in un paio di scene ricostruite in modo tale da integrarsi al materiale d’archivio del primissimo film, e continuo a preferirlo al primo Loomis doppiato da Bonagura negli anni ’70. In questa nuova trilogia, Roberta Greganti doppia Jamie Lee Curtis, quindi la stessa voce che aveva in True Lies. Anche qui un’ottima scelta. Insomma la nuova trilogia è in buone mani. Ma sarà anche l’ultima?

Locandina italiana di Halloween Ends

Quando uscirà Halloween Ends aggiungerò un suo paragrafetto. Per ora la serie finisce qui.

Conclusione

Per concludere [se siete arrivati fin qui siete degli assoluti eroi], posso dire che la mia timeline preferita continua a essere quella in cui Halloween è seguito da Halloween, una scelta di titoli che ha costretto il pubblico di tutto il mondo ad adottare una titolazione informale, cioè quella di dire “Halloween del ’78” e “Halloween 2018” per distinguerli tra loro. Se una volta eravamo noi italiani a insegnare i titoli stupidi al mondo, adesso gli Stati Uniti ci pensano già da soli. Non dobbiamo “imparargli” proprio più niente.

Halloween saga timeline

Se non ne avete avuto abbastanza di Halloween, non posso che lasciarvi i link a due blog fraterni che prima di me si sono fatti questa maratona di Ognissanti rivisitando ogni singolo film e recensendolo a modo loro, per cultura e per tortura personale. La bara volante di Cassidy, con il suo speciale Halloween, e ovviamente gli articoli di Lucius Etruscus sul blog Il Zinefilo che partono da qui.

Ciao e attenti all’ombra della strega!

maschera in Halloween 20 anni dopo

Bu!

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59 Commenti

  • Andrea87

    5 Ottobre 2022 alle 12:42

    Non ho mai visto la saga (come sempre quando qualcosa è troppo lungo e mi ruga saltare alcuni capitoli che so già avrei difficoltà a completare… cui prodest?), però leggendo questo pezzo mi ha fatto sorridere leggere “Halloween – La notte delle streghe” e subito dopo “Halloween 3 – Season of Witch”… doh!

    Una perla di comicità involontaria, tipo “First Blood” (“Rambo” da noi) con poi il 4^ film che in America è “Rambo” e da noi si sono dovuti inventare “JOHN Rambo” xD

    Rispondi
    • Evit

      5 Ottobre 2022 alle 14:36

      Beh, dopo la notte poi c’è la “stagione” (poi l’anno??). Questi titoli non hanno proprio senso.
      Rambo si chiama Rambo praticamente in tutto il mondo tranne che in America. È vero che il film è il loro e quindi il loro è il titolo “originale”, ma è ironico che in altri paesi di lingua inglese (Regno Unito tra tutti) sia noto proprio come Rambo. Ancora più confusionario che nel Regno Unito Rambo (2008) si chiami… sempre Rambo. ;D Anticipavano mode più recenti tipo Halloween (2018) come seguito di Halloween (1978), per tornare in tema!

      Rispondi
  • Gabriele Segapeli

    5 Ottobre 2022 alle 13:21

    Articolo bomba per una saga in cui mi sono fermato al primo (capolavoro), senza recuperare questi filmacci successivi (tolto il remake, che non mi dispiace). Vedo che non mi sono perso nulla, stando ai sequel sembra che Michael sia un lavoratore Fantozziano che si sfoga quando può fare qualche massacro ad Halloween: evidentemente in manicomio avevano pochi canali TV.

    Darò un occhiata al massimo alla trilogia nuova (se quello del 2018 fosse uscito oggi lo avrebbero sicuramente chiamato “The Halloween”), ma voglio che esca presto “Halloween: Suicide Squad”, con Michael desaparecido che viene inserito in una squadra con altri mostri e costretto a fare missioni sporche in Nicaragua.

    (Tornando seri credo che questo articolo dovrebbe essere letto dai fanboy della Marvel, il grosso dei loro film farà probabilmente la fine di questi sequel apocrifi fatti per cassetta che oggi sono nel dimenticatoio o vengono ricordati per la loro bruttezza).

    Rispondi
    • Evit

      5 Ottobre 2022 alle 14:41

      Al manicomio non c’era Canale 5 con cui rincoglionire i pazienti. La trilogia nuova non è piaciuta praticamente a nessuno, ma a me non è dispiaciuta (sebbene nell’ottica descritta nell’articolo stesso) e ovviamente non mi esprimo ancora su Halloween Ends che esce il 13 ottobre.
      Se Freddy si è scontrato con Jason nello spazio, purtroppo Halloween non ha mai lasciato il pianeta, ma lo dobbiamo avere in una superlega di cattivi. I tempi sono maturi!

      Rispondi
  • Apostolo

    5 Ottobre 2022 alle 14:23

    Anche se il mio commento non è legato a questi film ma comunque a tema horror, da qualche parte ho letto the Freddy Krueger è stato doppiato anche da Pietro Ubaldi e mi viene da ridere quando immagino lui doppiato da Ubaldi e la vittima da Ivo de Palma (praticamente Marrabbio che ammazza Mirko).

    Rispondi
    • Apostolo

      5 Ottobre 2022 alle 14:37

      A proposito di Ubaldi: se non erro Tales from the Crypt ha ispirato Zio Tiba, quindi perché nella trasposizione animata è stato utilizzato il nome Pelleossa invece che Zio Tiba?

      Rispondi
      • Evit

        5 Ottobre 2022 alle 14:46

        Forse una questione di diritti sul nome? Non saprei proprio ma è una domanda legittima. Forse, come è capitato del resto anche con tutti Halloween, ognuno fa un po’ come cacchio gli pare ahah

      • Apostolo

        5 Ottobre 2022 alle 16:19

        Ma il Zio Tiba Picture Show lo ha prodotto Mediaset che è anche il committente di Brividi e polvere con Pelleossa, essendo tratto dalla serie che ha ispirato Zio Tiba sarebbe stato più immediato utilizzare questo nome ma forse non volevano fare pubblicità a un prodotto con un target diverso?

        Altro caso simile è Sabrina vita da strega: la serie live-action e quella animata hanno due cast (romani e milanesi) completamente diversi nonostante abbiano lo stesso committente (Mediaset).

      • Evit

        5 Ottobre 2022 alle 23:55

        Parlo da totale ignorante, so solo che Zio Tibia esisteva dai fumetti anni ’70 importati dalla Oscar Mondadori, quindi magari Mediaset ha pagato i diritti per usare quel nome per gli intermezzi di Notte Horror e poi non abbia voluto pagarli per il cartone? Non dimentichiamo anche che Zio Tibia è scomparso dopo solo un anno, è stata una meteora, quindi magari erano sorti già problemi legali sul nome che non gli hanno permesso di continuare a usarlo??? Sto davvero sparando a caso. Ritengo molto plausibile però il tuo suggerimento, forse volevano semplicemente cambiare il target e a quelli di Milano piaceva più “Pelleossa” per la fascia bambini e giovani adolescenti. Tra parentesi: io adoravo quel cartone.

      • Andrea87

        6 Ottobre 2022 alle 12:04

        anche secondo me è questa la soluzione più semplice… anche perché è capitato in altri ambiti (per esempio, nel cartone James Bond Jr. il nemico Jaws, nei film adattato in “Squalo” come il film di Spielberg, venne chiamato “Fauci”… e non parliamo di alcuni personaggi dell’universo DC: lo Spauracchio, Ala-della-notte, Mr. Freddo, l’Alata… a voi il compito di scoprire i nomi italiani “ufficiali”)

        Poi nel caso specifico “Zio Tibia” è un nome del kaiser e, tra l’altro, usato per diversi personaggi di diverse case editrici che in comune avevano solo il fatto di essere i narratori di storie dell’orrore… quello del cartone è il Guardiano della Cripta (Cryptkeeper) della EC Comics, ma esisteva anche uno Zio Tibia che era “Uncle Creepy” della Warren

    • Evit

      5 Ottobre 2022 alle 14:38

      Marrabbio che ammazza Mirko ahah. Freddy cambia doppiatore praticamente a ogni film (non ci avevo neanche mai fatto caso onestamente), suppongo che Ubaldi sia nella serie TV?

      Rispondi
      • Sam

        7 Ottobre 2022 alle 15:40

        Ubaldi non ha mai doppiato Freddy.
        Zio Tibia era il nome italiano di Uncle Creepy della Warren.
        Fu inventato da Mondadori negli anni 70 quando pubblico’ i fumetti.
        Mondadori che appartiene. A Berlusconi.
        In Italianla gente confonde Creepy con il Crept keeper. Ma negli adattamenti italiani è sempre stato chiamato ” il custode della cripta”

  • Federico

    5 Ottobre 2022 alle 18:50

    Ben felice d’esser “eroe” (come tu stesso hai definito chi arriva a fine articolo) e aver dedicato una buona mezz’oretta alla lettura di questo interessantissimo articolo! La mia passione per i film horror si è fermata agli anni ’80 e quindi non sapevo nemmeno dell’esistenza di tutti questi seguiti. Ma è stato piacevole scoprire curiosità e adattamenti di questa saga. Aggiungo una piccola nota che è anzitutto un ricordo, essendo (credo) uno dei più vecchi che legge: confermo in pieno che l’idea di una festa di Halloween fosse totalmente ignorata da un bambino vissuto, come me, negli anni ’70/’80. E anche adolescente nella seconda metà degli anni ’80 non mi ricordo di avene sentito parlare. Per noi “vecchi” c’era carnevale e basta e la festa di Ognissanti era… la festa di Ognissanti, con la visita al cimitero etc. Ho cominciato a sentirne parlare quando i miei nipoti lo iniziarono a festeggiare, e parliamo della seconda metà degli anni ’90. Quindi capisco benissimo lo sforzo dei primi dialoghisti per farci comprendere qualcosa che a noi era totalmente (o quasi) sconosciuto. In conclusione: ottimo lavoro, Evit. Come sempre!

    Rispondi
    • Evit

      5 Ottobre 2022 alle 23:49

      Vi darei a tutti una spilletta per essere arrivati fino in fondo, se ne avessi. Grazie per i complimenti Federico, ho risparmiato a te e a molti altri la visione del tutto non necessaria di una serie senza fine con pochi capitoli decenti e molti altri che mamma mia hanno munto il “franchise” fino all’ultima goccia ammazzando la mucca.
      Di tracce della parola “Halloween” forse se ne trovano nei fumetti Peanuts (che comunque cambiavano la zucca in “cocomero” del famoso Grande Cocomero) ma certo non era una cosa presente nella cultura pop italiana. Anche io la ricordo prevalentemente dagli anni ’90 in poi, già dalla prima metà forse, sebbene non “per le strade” ovviamente, ma dai film americani che sempre più cominciavano a mostrarla e a menzionarla (al di là della serie Halloween, s’intende). Tra un anno vi faccio un altro bello specialone a tema comunque. Se parto adesso magari ce la faccio in tempo per Halloween 2023 ;D

      Rispondi
      • Federico

        6 Ottobre 2022 alle 08:30

        Ciao! No, mi spiace, non ho nulla di quel genere, dato che è materiale in 35mm (non colleziono più quel formato) e, soprattutto, è pellicola certamente in nitrato, supporto altamente combustibile. Ho letto quello che hai scritto in merito a quei nomi italiani e l’unica speranza, a mio parere, per poter recuperare quelle pellicole è o una cineteca o qualche recupero fortunoso in magazzini di distribuzione. Ma c’è anche il problema della decomposizione del supporto, considerando gli anni passati (Italia Taglia riporta 7 titoli di “Cirinfischio” etichettati Paramount e 14 di “Rorò” etichettati Universal dal 1926 al 1931: tra poco quasi cent’anni. E per una pellicola in nitrato non sono pochi, soprattutto se non conservata in ambienti idonei). Sarebbe comunque una cosa molto interessante!

      • Federico

        6 Ottobre 2022 alle 20:13

        “Visti gli anni, ce l’avrà avuto un doppiaggio? Io avrei qualche dubbio” (trascrivo la domanda di Evit perchè quasi certamente questo commento non comparirà sotto di essa).
        Risposta: credo anch’io che, quelli sonori, siano rimasti con l’audio originale, magari silenziando il negativo colonna nei rari dialoghi americani. La pratica di doppiare i corti, se non sbaglio, è iniziata solo negli anni ’60. Anche le raccolte antologiche di corti Disney e Warner, infatti, fino a quegli anni rimanevano in madre lingua, magari con sottotitoli italiani.

      • Apostolo

        6 Ottobre 2022 alle 20:29

        In verità nei primi corti sonori di Oswald la sua voce era un semplice fischio: https://www.youtube.com/watch?v=edVvr3cDU1M

        In seguito sono arrivati i dialoghi, immagino che la Universal abbia spedito le colonne senza dialoghi e i distributori italiani abbiano continuato ad utilizzare la voce fischiettata inserendola da soli.

        Anzi, immagino che in alcuni casi i distributori italiani abbiano anche aggiunto il sonoro da soli, considerando che i corti dal 1927 al 1929 erano muti (e le uniche riedizioni sonore americane riguardano solo i primi 7 corti).

      • Federico

        6 Ottobre 2022 alle 20:30

        Ecco: i misteri di WorPress! Ero quasi certo che il commento alla domanda di Evit andasse a finire a fondo pagina ed invece è apparso nel punto giusto. Vabbè! 🙂

      • Apostolo

        2 Novembre 2022 alle 17:13

        @Evit @Federico
        Da una discussione avuta in privato ho appurato che i corti distribuiti in Italia con il titolo Rorò non siano quelli diretti da Walt Disney ma quelli prodotti dopo che aveva lasciato la serie, evidentemente alla Pittaluga erano disponibili solo i diritti del secondo pacchetto (i corti prodotti da settembre 1928 al agosto 1929), tuttavia sembrerebbero esserci tre corti che al estero invece di essere stati distribuiti al interno del secondo pacchetto siano finiti al interno del primo e che quindi abbiano il nome di Walt sui titoli, su questo stiamo ancora indagando: https://static.wikia.nocookie.net/disney/images/c/c4/7_Cool_Things_You_May_Not-005.jpg/revision/latest?cb=20200607213308
        Ho anche scoperto che ai tempi la Universal voleva realizzare nuovi corti con il coniglio al interno della serie animata di Picchiarello (cosa poi non andata in porto), la mia risposta? https://i.imgur.com/wmWBx3w.png
        In effetti nei parchi Universal in Giappone, poco tempo prima che la Disney lo riacquistasse, si potevano trovare pupazzi e gadget del coniglio:
        http://oswaldtheluckyrabbitcollection.weebly.com/uploads/2/3/7/4/23746112/8275678.jpg?593

  • Vasquez

    5 Ottobre 2022 alle 22:46

    Non ho mai visto nessuno di questi, nemmeno il primo del Maestro, proprio non mi attirano, nonostante adori leggerne. E una recensione sull’adattamento italiano decisamente mancava: divertente e interessante, come sempre, forse anche di più visto il sacrificio di sorbirti tutta ‘sta saga. Neanche sapevo che fossero tanti titoli. Addirittura tre diretti seguiti del primo, quindi tre numeri 2. E poi si passa dal numero 6 al numero 20 (forse per sfruttare la cifra tonda dell’anno 2000 di là da venire?) con la scusa di “vent’anni dopo” ma sbagliando a fare i conti. E ancora: il remake del 2018, che si chiama come l’originale e quindi non c’è modo di distinguerli, se non nominando l’anno di distribuzione. “The Halloween” l’hanno già fatto? No così, per sapere…
    Un delirio totale! Per fortuna sta per uscire questo “Ends”, sperando che sia la fine veramente-vera, e che non ci sia un “Ritorno”.
    A proposito di H20, è possibile che quel “eitch-two-o” sia dovuto al modo in cui in inglese vengono scandite le cifre? Ad esempio 204, in inglese – o in americano? – non direbbero “two-o-four”? E magari dopo si sono accorti di stare pronunciando la formula dell’acqua, così hanno deciso di sfruttare questo doppio senso (mi scuso se eventualmente ho detto una fesseria 😅).
    Per quanto riguarda i centri commerciali, nel 1983 nella mia provincia non esistevano proprio, quindi “centro acquisti” o “centro commerciale” non avrebbe cambiato nulla: non avrei proprio capito a cosa si riferissero. La cosa che gli si avvicinava di più era la Standa, dove si poteva acquistare un po’ di tutto (abbigliamento, profumeria, casalinghi), per lo meno era a quello che pensavo quando iniziarono a pubblicizzare il film “Grandi Magazzini”, che se non ricordo male è ambientato in un centro commerciale a Roma. Ma tutto il mondo è paese e di Roma ce n’è una sola, e il primo vero centro commerciale qua s’è visto solo nel 2000… C’è “centro Italia” e “centro Italia”: mica siamo tutti uguali 😛

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    • Evit

      5 Ottobre 2022 alle 23:42

      Quella dell’H20 è l’unica spiegazione che ha senso ora che me lo dici. Ma quanto sono scemi gli americani. Non è affatto una fesseria, anzi, direi proprio che hai svelato quello che per me era l’arcano. Non può essere altro. E ci fanno pure i doppi sensi, capito?! Brava la mia operatrice di smart-gun.

      Ancora “THE Halloween” non l’hanno fatto ma mai dire mai! Anche se non so cosa potrebbero inventarsi più, abbiamo visto che questa serie non vuole proprio morire e “Ends” potrebbe non essere la fine! Magari si prendono prima un’altra lunga pausa, e poi giù di reboot o spin off. Sto ancora aspettando che mi mandino Myers nello spaziooooooooo

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      • Vasquez

        6 Ottobre 2022 alle 16:34

        Ellamiseria! Addirittura la citazione nominativa nel pezzo! Non c’è altro da dire se non: grazie mille 😊
        Anzi no, qualcos’altro da dire c’è: personalizzata la spilla, grazie; un piccolo “ADIOS” in un angolo va benissimo 😜

  • V.

    5 Ottobre 2022 alle 23:55

    Non riguardo i film in italiano da tempo e molte cose non le ricordo, ma ottimo lavoro.
    Solo una domanda, per mia pura curiosità da halloweenofilo incallito: lo schema delle timeline da dove viene?
    Non avevo mai visto definire quella in corso come “John Carpenter’s New Timeline” (di solito si parla di “DGG Trilogy”) e soprattutto quella di H2O “Judith Myers Timeline” (non vedo in che modo Judith sia più centrale rispetto alle altre). Grazie!

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    • Evit

      6 Ottobre 2022 alle 00:05

      Ciao V., lo schema l’ho rubato da Twitter da questo tweet, ormai è passato un po’ di tempo ma è stato fatto e rifatto in tante salse. La tua domanda è lecita, onestamente non mi ero chiesto del perché del nome delle varie timeline. Forse intendeva “Laurie Myers” e si è sbagliato. Mi premeva più che altro mostrare la ramificazione della serie più “reboottata” del mondo dopo Spiderman.
      Magari le rinomino io per sistemare lo schema.

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  • Apostolo

    6 Ottobre 2022 alle 00:39

    D’altronde rimanendo in tema Disney è sbucata fuori roba come ”La notte insonne di Topolino” di cui nessuno sapeva l’esistenza, purtroppo Italiataglia non allega i visto censura e quindi rende complicato capire cosa siano esattamente titoli come ”Micio (sic?) trasvolatore” e ”Cirinfischio aviatore” se non controllando direttamente le pellicole (se esistono ancora ovviamente).
    Il problema è capire dove siano finite le pellicole, perché se Cirinfischio è davvero Oswald, allora si tratterebbe di corti Universal distribuiti in Italia dalla Paramount (e quindi una situazione stile Willy Wonka).

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  • Tommy G.

    6 Ottobre 2022 alle 13:34

    Ciao, segnalo che tra il secondo e il terzo film è uscito E.T. nel cui doppiaggio italiano viene utilizzata la parola “Halloween”, sdoganandola anche per tutti gli altri film.

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  • Apostolo

    6 Ottobre 2022 alle 13:46

    Per quanto riguarda i ”magazzini di distribuzione”, effettivamente uno dei corti animati Paramount ha una somiglianza incredibile con il primo corto del coniglio Oswald:
    https://youtu.be/9286IkSoviQ?t=400
    https://www.youtube.com/watch?v=lcnw6SwcL0g

    Ma Oswald ai tempi era di proprietà Universal (oggi Disney; tuttavia i corti non prodotti da Walt sono ancora di proprietà Universal), quindi anche se la Paramount aveva ancora il materiale utilizzato per la distribuzione italiana non poteva utilizzarlo.

    Il nome Cirinfischio antecede Oswald, ma anche il nome italiano del cagnolino di Betty Boop (Frugolino, in originale Pudgy) era già stato utilizzato per per il gatto presente nella serie Laugh-O-Grams di Walt Disney (qui la storia delle riedizioni sonore dubbiamente legali di questi corti: http://ramapithblog.blogspot.com/2010/10/lost-laugh-o-grams-foundand-shown.html)

    Purtroppo nel caso del Frugolino disneyano sono andati persi i dati della distribuzione italiana e quindi Italiataglia riporta solo i responsabili delle riedizioni sonore (al contrario del Frugolino fleischeriano che riporta appunto Paramount).

    Ma non è neanche la prima volta che il gatto Julius/Frugolino sia stato scambiato per un altro personaggio: https://featherysociety.proboards.com/post/8244

    Curiosamente il primo nome italiano (documentato) del coniglio Oswald, ossia Rorò, è molto simile a quello del clown Koko e del cane Fofò/Bimbo della serie Out of the Inkwell prodotta dai fratelli Fleischer e distribuita dalla Paramount, eppure la distribuzione di Rorò è Universal/Pittaluga.

    Rimane un totale mistero l’assurda presenza del nome Cirinfischio in un film su un prete ambientato nel Italia del 500, ossia ”State buoni se potete”.

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      • Federico

        6 Ottobre 2022 alle 20:26

        Ah… i commenti messi dove capita: misteri di WordPress! Ho letto la tua disanima e sinceramente sono domande che fai a cui io non saprei dare risposta. Resto sempre e solo un “accumulatore di pellicole”. 😉
        Certamente l’uso di dare nomi italiani a personaggi stranieri era, in quegli anni, norma comune. Penso a Crik e Crok alias Stanlio e Ollio (e chi è ultra cinquntenne come me ha avuto ancora una mamma che, da piccolo, ti cantava la filastrocca “E’ morto Crik, è morto Crok. Povero Crik, povero Crok”!!). Quindi, penso io, dare un nome italiano di fantasia che potesse rimanere in testa, magari per associazione di idee (Rorò-Kokò, come notavi), era un buon lancio pubblicitario. Infine il nome “Cirinfischio” al ragazzetto turbolento affidato a san Filippo Neri nel film “State buoni, se potete” potrebbe essere una reminiscenza giovanile del regista Luigi Magni o dello sceneggiatore Bernardino Zapponi, nati proprio in quegli anni? Chissà!

      • Apostolo

        6 Ottobre 2022 alle 21:06

        Non dimentichiamo che Charles Mintz, supervisore della serie del coniglio Oswald, aveva già accordi con la Paramount per la serie di corti Krazy Kat (in Italia distribuita con il titolo ”Micio”, che sembra essere stato utilizzato erroneamente anche per alcuni corti in seguito redistribuiti con il titolo Cirinfischio) e vari corti live-action, e quindi visto che la Universal non aveva sede in Italia forse avranno optato per far distribuire Oswald dalla Paramount.

        Però trovo curioso che il primo nome documentato (Rorò) di qualche anno dopo voglia collegarlo ai personaggi Paramount (Koko e Fofò/Bimbo) nonostante in quel caso si tratti di una distribuzione Universal/Pittaluga, che il nome sia stato creato dalla Paramount prima che cambiassero gli accordi?

        Nel 1958 la Paramount ha ceduto i diritti dei suoi personaggi animati e i conseguenti nomi alla Harvey Comics (per anni la King Features non ha potuto utilizzare Bruto di Braccio di Ferro in quanto pensavano erroneamente che fosse stato creato per i corti animati e quindi fosse di proprietà Harvey, creando quindi un personaggio simile chiamato in originale Brutus), quindi il nome ”Cirinfischio” (utilizzato solo dalla Paramount) oggi potrebbe essere paradossalmente di proprietà Universal nonostante Oswald oggi sia Disney.

  • Tommy G.

    6 Ottobre 2022 alle 20:32

    Ripensandoci, è dagli anni ’60 che le strisce dei Peanuts ci parlano di Halloween con questo nome, trovo strano che nel 1979 venisse ritenuta una parola sconosciuta nel nostro Paese.

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    • Evit

      6 Ottobre 2022 alle 20:44

      Su Peanuts sì, anche se poi le zucche diventavano cocomeri quindi l’intera iconografia della festa era comunque in qualche modo “adattata”, segno che era pressoché ignota. Nella vita di tutti i giorni Halloween non era un argomento presente nella mente degli italiani e temo che non lo sia stato fin quando non è cominciato a comparire sempre più spesso nei film dagli anni 80 in poi. La serie di Halloween è stata sicuramente un catalizzatore.

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      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        6 Ottobre 2022 alle 22:25

        Avevo qualche dubbio sul fatto che Halloween non fosse adattato nei Peanuts, dato che si adattava tutto, come appunto il Grande Cocomero. Ricordo vagamente alcune strisce con riferimenti culturali pop completamente diversi, poi cambiati nelle successive traduzioni delle strisce, e addirittura Charlie Brown nella prima pubblicazione su Paese Sera (1961) era stato ribattezzato Pierino. Perciò pensavo poteste sbagliarvi, perché magari avevate visto una edizione successiva con traduzioni più moderne. E invece avete proprio ragione: nel secondo numero di Linus, datato maggio ’65, c’è una striscia dove la festività è citata col suo nome originale (che culo pescarla subito :D). I fumetti comunque nel nostro paese fino a una ventina di anni fa erano un fenomeno abbastanza di nicchia e se anche tutti conoscevano Snoopy & co., non è che proprio tutti li leggevano.
        Da parte mia, credo di ricordare il nome Halloween fin dalla seconda metà inoltrata degli anni ’80, ricavato probabilmente dalle mie letture fumettistiche; ma potrebbe benissimo essere un falso ricordo creato a posteriori dopo che il nome aveva preso piede. Dato che all’epoca ero un bambino (sono dell’81) non posso escludere questa ipotesi. Però, anche ammesso che il ricordo sia vero, chiaramente la mia sola esperienza personale non fa statistica e tendo a concordare con la ricostruzione di Evit. Sempre per rimanere sull’autobiografismocerto ricordo con buona sicurezza che da piccolo in famiglia si parlava del giorno dei morti e non certo di Halloween.

  • SAM

    8 Ottobre 2022 alle 13:53

    Visto che si parla tanto di Charlie Brown associato ad Halloween, aggiungo un aneddoto “storico” che non ricorda nessuno : quando fecero su Italia 1 la serie animata di Charlie Brown ( con doppiaggio Mediaset, non quello ridoppiato di Junior TV ! ) il primo episodio era proprio ambientato ad Halloween e mi ricordo che al posto di “dolcetto e scherzetto” dicevano “ o la borsa o la vita “.
    Credo anche io che sia stato più ET o i Peanuts che il film di Carpenter , a sdoganare il termine “Halloween “notte dei Demoni
    Che però non era poi così sdoganato ; c’èra questo film horror di metà anni 80 , “ la Notte dei demoni” ambientato ad Halloween , che veniva chiamato “carnevale” nel doppiaggio italiano.
    Io sono dell’ idea che i doppiaggi non dovrebbero essere mai adattati, salvo casi rari: la gente non capisce una battuta ? Chi se ne frega !
    Cinema e TV devono ampliare le conoscenze e la cultura di chi li guarda, non restringerle !
    Tutto quello che hanno cambiato ai tempi per un motivo o per l’altro, oggi appare obsoleto e stupido.
    Meno male che le cose sono cambiate in meglio, da questo lato.

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    • Gabriele Segapeli

      9 Ottobre 2022 alle 00:24

      Caro SAM, mi hai fatto tornare alla mente il cartone animato disneyano del 1952 “La notte di Halloween” (molto famoso, è quello con la strega Nocciola che aiuta i nipotini a rubare i dolci a Paperino), in cui i tre se non ricordo male (potrei confondermi con l’adattamento fumettistico di Barks) dicevano proprio “O la borsa o la vita”. Ha due doppiaggi, uno del 1982 e uno degli anni 90. Se lo trovo cerco di capire di quale doppiaggio si tratta e soprattutto se lo dicono effettivamente.

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  • Tommy G.

    8 Ottobre 2022 alle 16:57

    x Paolo “Pisolo” Ciaravino: la striscia che hai visto sul secondo numero di Linus è quella che inizia con Lucy che dice le parole “Che diamine stai facendo?”
    x SAM: la frase “O la borsa o la vita” al posto di “Dolcetto o scherzetto” viene direttamente dall’adattamento italiano dei fumetti, quindi il cartone è stato in un certo senso “fedele”.

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  • V.

    14 Ottobre 2022 alle 12:49

    Visto ieri il nuovo capitolo: piacevolmente sorpreso dal fatto che il doppiaggio italiano abbia finalmente usato la corretta pronuncia della parola “Halloween”, con l’accento sull’ultima sillaba.

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