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  • STAR WARS: Episodio I (1999) – L’adattamento fantasma

    Copertina dell'articolo di doppiaggi italioti su Star Wars Episodio 1 - La minaccia fantasma
    La maratona Star Wars come Lucas comanda, comprendente video con i nostri commenti al film e articoli sull’adattamento italiano della saga più famosa di Gesù, non può che cominciare con il primo episodio (non cronologicamente parlando), il film che dio Lucas, Grande Procrastinatore, scrisse poco prima della data fissata per l’inizio della produzione, in un frenetico fine settimana a base di caffeina che avrebbe fatto impallidire persino l’Evit del liceo con le sue versioni di latino e i suoi compiti di matematica svolti nei ventiquattro minuti che ci metteva l’autobus per arrivare a scuola. Come tutti i procrastinatori incalliti, anche Lucas, arrivata la domenica, raccontava al produttore Rick McCallum, suo padre putativo, di aver già finito i compiti per l’indomani così da potersi dedicare un po’ ai cazzi suoi. “Hai già finito la sceneggiatura per domani? La Fossati lunedì ti interroga”.
    La media del 9 su cui campava di rendita da quasi 15 anni non poteva che infondere fiducia ma se nel 1997 McCallum avesse avuto un figlio come me non si sarebbe fatto certo abbindolare dalla più ingenua e trasparente delle stronzate che Lucas gli propinava per tranquillizzarlo ad un mese dall’inizio delle riprese:
    Non ti preoccupare papà, lo sto scrivendo dal 1994. È praticamente finito!

    George Lucas ride delle sue malefatte
    Il problema di Lucas è che dopo un ventennio di lodi si era davvero convinto di essere bravo in tutto e che il successo della saga fosse esclusivamente merito suo, dimenticando però che i precedenti film erano sempre stati un lavoro di gruppo in cui lui era riuscito a dirigere egregiamente (questo non glielo si può proprio negare) i tanti professionisti creativi (e non degli umili sottoposti) di cui si era circondato, molti dei quali lui non aveva neanche inserito nei titoli di coda. Solo dall’epoca di Internet questi nomi cominciarono ad apparire come “uncredited” su IMDb! Lucas il generoso.
    Inoltre, fino a Il Ritorno dello Jedi gli era sempre stata accanto la moglie che lo faceva desistere dall’introdurre delle stronzate colossali (o dal tagliare momenti belli e memorabili) e gli montava i film in modo che anche il genere umano potesse apprezzarli. Non a caso ha vinto anche un Oscar per questo. Lei.
    Quindi diciamo che il nostro Georgie boy in un bel periodo della sua vita si è trovato nelle condizioni ideali per creare la saga più celebre che potesse mai nascere dal vedersi negati i diritti di Flash Gordon.

    Barack Obama consegna una medaglia a George Lucas

    Non pensavamo che il meme “date una medaglia a quell’uomo” si riferisse PROPRIO A QUELL’UOMO!

    In quel lontano 1997 (oh, vent’anni fa!) uno dei tanti professionisti che Lucas mai degnò di uno spazio nei titoli di coda, prima di uscire dall’ufficio del sommo sbattendo la porta, gli avrà urlato “ah, e così hai fatto tutto tu? Allora, Episodio 1, SCRIVITELO DA SOLO!“. SBAM!
    E immagino che Lucas a quel punto avrà assunto un’espressione pressoché identica a quella di chi ricevette l’incarico di adattarli per il doppiaggio italiano.
    Pressappoco questa:

    Reazione di Fantozzi impaurito

    Ma non son pratico io…

     

    Un adattamento che levati… cioè, levatemelo proprio davanti.

    A prescindere da quale sia la vostra personalissima opinione su come dovrebbe essere adattato un film di Star Wars o, più latamente, su cosa dovrebbe essere il doppiaggio in generale, la versione italiana di questo film vi farà arrabbiare.
    Il ritorno ai codici originali dei robot R2D2 e C3PO (fu-C1P8 e fu-D3BO) ormai non fa neanche testo, tanto lo sappiamo che la Lucasfilm nell’ultimo ventennio ha sempre premuto affinché fossero riportati alla loro forma originale… così da risparmiare sull’etichettatura dei giocattoli eh, mica per chissà quale decisione artistica.
    No, niente di tutto ciò. Qui la questione da cui partire è molto, molto più semplice e cioè che l’inglese bisogna saperlo. Punto.
    Battle_Droid_Army

    La “droide-armata” dei miei stivali

    In lingua italiana, l’espressione “la droide armata” vi fa pensare ad un robot dall’aspetto femminile che imbraccia un’arma o, piuttosto, ad una traduzione un po’ troppo letterale di “the droid army”? Non vorrei essere in malafede, eh! Magari era un rispettoso omaggio alle mode linguistiche degli anni ’70, le stesse che ci portarono parole come “stella-pilota” (ci ritorneremo a tempo debito) ma anche “pornodivo”.
    la droide armataLa creazione di parole composte può risultare elegante se partiamo dalla fusione di un sostantivo con un suo aggettivo, come nel caso della blindocisterna di Mad Max: Fury Road, cioè una cisterna [sostantivo] blindata [aggettivo]; è una parola inventata ma di immediata comprensione e molto evocativa, non a caso fu approvata dal regista stesso, George Miller — e qui potremmo anche tirare fuori la storia delle “vere” intenzioni dell’autore che non sono state tradite dal doppiaggio, visto che è sempre la preoccupazione di molti — ma ciò che trovo sia più importante, e ragione del successo di questa scelta di adattamento, è che “blindocisternasembra una parola nata in italiano e non ha il sapore di una traduzione diretta, per questo funziona!
    Lo stesso non si può dire di “la droide-armata” che, al contrario, risulta goffa e inusuale in un contesto che non necessita di alcuna inusualità. La “droide-armata” può ricordare piuttosto la parlata dei bretoni in Asterix e la pozione magica (Astérix chez les Bretons, 1986) che nel doppiaggio italiano invertivano aggettivi e sostantivi ricalcando quindi la struttura grammaticale inglese. Solo che lì era una trovata sensata e persino comica nel contesto di quell’opera, in Star Wars Episodio 1 – La Minaccia Fantasma del 1999 invece suona forzata e innaturale, poco conta che sulla carta sia scritto con un trattino tra le due parole.
    Per fortuna i battle droids non sono diventati battaglia-droidi, perché se volessimo seguire lo stesso ragionamento di “droide-armata” non si può arrivare altro che lì. Possiamo domandarci a questo punto perché l’armata dei gungan non si chiami “la gungan-armata”. Tecnicamente ineccepibile, c’è il trattino che la rende legale!

    sw_legal0
    Non starò neanche a sottolineare come sarebbe più naturale tradurre “droid army” con “esercito droide” ma, sulla carta, tradurlo come armata, tecnicamente e nel contesto del film non è un errore, quindi sorvolerò.
    Persino i fan più leccalucas del web non avrebbero il coraggio di tradurre droid army come “droide-armata”! Infatti, quando riempiono quelle paginate enciclopediche dedicate al mondo fittizio del loro universo fantasy preferito, la riportano sempre come “armata droide”, mai “droide-armata”.
    Visto? Avete fatto vergognare persino quelli che credono che gli Star Destroyer debbano essere tradotti come distruttori di stelle.
    Anche se lo avete corretto dopo il mio articolo, ce ne ricordiamo benissimo qui… su Rieducational Channel!

    Guzzanti nei panni di Vulvia che esclama "su rieducational channel"

     

    Brutti presentimenti

    Che ci fosse poca familiarità con la saga da parte di chi ne ha curato l’adattamento potrebbe venire in mente quando scopriamo che battute celebri della trilogia originale sono state alterate significativamente fino a diventare irriconoscibili, come ad esempio “I have a bad feeling about this” che qui, in bocca al giovane Obi Wan, diventa “ho un presentimento negativo“, già di per sé un modo inusuale di esprimersi rispetto al più naturale “ho un brutto presentimento” ma soprattutto rispetto alle tante altre versioni sentite nei precedenti film.
    Nella trilogia originale infatti non c’è mai stata una rigorosa continuità nell’adattamento di questa espressione che variava da “ho una strana sensazione, come un presentimento” di Luke quando si avvicinano per la prima volta alla Morte Nera, al “ho un gran brutto presentimento” di Jan Solo nello schiacciatore di rifiuti (e forse questa è in assoluto la più celebre e memorabile di tutte), al “c’è qualcosa che non mi piace” di Leila nell’interno dell’asteroide in L’Impero colpisce ancora, fino al “C1P8, ho un brutto presentimento, lo sai?” di D3BO nel Ritorno dello Jedi.

    L’assenza di continuità con la traduzione di questa espressione che ritorna sempre nella trilogia originale è data dal fatto che l’adattamento veniva svolto come sembrava più opportuno nel contesto della scena, del resto si tratta di un’espressione un po’ più flessibile in inglese di quanto non lo sia in italiano. Possiamo incolpare Maldesi e De Leonardis di non averci reso partecipi di una battuta ricorrente nell’intera trilogia originale? Certamente. Perché allora, nel caso di Episodio 1, l’ennesima variante sulla traduzione dovrebbe essere additata come errore più grave degli altri?
    È fisiologico che un film come Episodio 1, prodotto a 15 anni di distanza dall’ultimo film della saga più popolare del mondo, contenga omaggi voluti e strizzatine d’occhio ai tre film di culto che successivamente avrebbero anche portato alla proposta di creare una pseudo-religione. Quindi non sorprende che la prima frase del film pronunciata da un personaggio già noto della trilogia storica, Obi Wan, sia stata piazzata lì per far drizzare subito le orecchie a tutti i fan: I have a bad feeling about this.

    In Italia questo però non accade perché, invece di ripescare una delle varianti già sentite nella vecchia trilogia, si è optato per traduzione completamente nuova e onestamente anche poco credibile nel parlato quotidiano, per altro molto lontana dall’informalità della frase in lingua inglese. Difatti Obi Wan non si esprimeva in modo per niente ricercato con quel suo “I have a bad feeling…”, anzi, niente di più colloquiale! Parlavamo di “intenzioni tradite”, ed eccole qui. Altro che Vader->Fener!

    obi wan bad feeling
    La scelta più logica nel contesto di questo film sarebbe stata quella di ripescare “ho un gran brutto presentimento” di Jan Solo in Guerre Stellari (1977) dal momento che era l’unica traduzione veramente memorabile di tutte le nostre versioni preesistenti… che poi è esattamente ciò che è successo in episodio 2 e 3 dove la frase del 1977 ritorna come traduzione stabile di “I have a bad feeling about this”. Ma guarda un po’!
    È chiaro che per fare le scelte giuste in fase di adattamento non basta avere solo uno splendido curriculum ma è necessario anche conoscere il materiale di partenza, oppure essere affiancati da un buon supervisore che lo conosca per voi e vi sappia guidare in un lavoro certamente delicato. Ma evidentemente i supervisori della Fox erano troppo impegnati ad imporre la riappropriazione dei nomi originali dei droidi per preoccuparsi anche che battute riconoscibilissime dai fan fossero adeguatamente rappresentate anche nel nuovo film e che la pronuncia dei nomi fosse corretta. Palpatain vi dice niente?

    Russi nello spazio e altre scemenze linguistiche

    Propaganda sovietica per la corsa allo spazio

    i cattivi spaziali

    Il comico accento russo dei neimoidiani (quelle facce da pesce lesso della Federazione dei mercanti) è stato spesso soggetto di critiche tutte italiche dove si accusano i doppiatori nostrani per colpe che non gli competono (come vedete non sono di parte e quando c’è da difendere la categoria lo faccio).
    È vero che in originale l’accento è palesemente “asiatico” (e per “asiatico” in inglese si intende del “sud-est asiatico”) e non russo, ma è comunque altrettanto stupido. Ci tengo a sottolinearlo qualora pensaste che in lingua inglese qualsiasi stronzata abbia connotati da perfezione linguistica inarrivabile. Ebbene, non vi fate fare fessi! I neimoidiani in inglese parlano né più né meno che con un accento asiatico stereotipato, da immigrato cinese o, alla peggio, come quello di vietnamiti e coreani trapiantati in America, quindi tanto imbarazzante quanto la nostra versione “sovietica”! Anzi, direi che in lingua originale sia anche più vergognoso. Un accento russo in italiano risulta meno offensivo di un qualunque “liso flitto”, quindi dovremmo solo ringraziare chi ha optato per questa alterazione.

    neimoidians

    La qualità dei dialoghi originali.

    Quella dei bottegai vietnamiti dello spazio non è stata l’unica scelta linguistica infelice di Lucas. Quando è andato a creare l’universalmente odiato Jar Jar Binks, il nostro Dio barbuto ha dichiarato di essersi ispirato al linguaggio ancora in formazione di suo figlio Jett che all’epoca aveva sei anni, come se la quota di infantilità nel film non fosse già stata raggiunta e superata. Questa almeno è la sua versione/scusa ufficiale tirata fuori dopo aver capito di aver fatto una gaffe imbarazzante, l’ennesima. Perché nella realtà dei fatti il risultato finale è che Jar Jar, in inglese, parla con un linguaggio cosiddetto “ebanese” (Ebonics), cioè un inglese parlato con accento da afroamericani, in particolare quelli di origine caraibica.

    jar jar binks rasta

    Rasta Binks

    Pensare di dovermi occupare dell’adattamento italiano di un personaggio simile, lo ammetto, non mi farebbe dormire la notte!
    Domanda: è peggio seguire la direzione del presunto “inglese infantile” basandosi sul modo di parlare dei bambini di lingua italiana oppure perseguire la strada dell’infelice “linguaggio da negro”?
    Se ignoriamo frasi come “ora ci fanno bua” (realmente presenti nel film) in realtà nessuna delle due strade è stata intrapresa (per fortuna…?). Infatti, più che usare un linguaggio infantile, Jar Jar in italiano parla una sorta di esperanto che concettualmente non ha alcun senso. Qualcuno lo identifica in realtà con l’europanto ma sempre insensato è.
    Il linguaggio tradotto di Jar Jar (e della sua specie in generale) infatti possiede sonorità prevalentemente ispaniche con alcuni elementi presi direttamente dal francese o dall’inglese e potremmo chiederci che cosa dovrebbero rappresentare in un contesto come quello di Guerre Stellari? Certo, sempre meglio di un “bongo, bongo, bongo, Jar-Jar stare bene solo al Congo” ma, nella logica del doppiaggio, parole francesi, inglesi e spagnole che cosa dovrebbero rappresentare? È uno dei rari casi moderni dove probabilmente è stata calcata anche troppo la mano sull’inventiva, laddove un “italiano semplificato” unito alla voce scema sarebbe stato già più che sufficiente.

    Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma - Obi Wan alla guida del bongo

    Autogol di Lucas al 18° minuto

    In nessuna era del doppiaggio sarebbe stato ben accetto che, in un opera del genere, frasi come “’tis a hidden city” diventassero “è la city nascuesta”, così come “more, did you spake?” non è salutare che venga adattato come “altri, tu a parler?” o ancora che “dis way” diventi “da esta parte”.
    Tu in big guaio esta volta, traduttore, in maxi-big guaio! Sono frasi del film, non me le sto inventando io.
    Grazie a questa colorita scelta di adattamento, la scena dei jedi davanti al re dei gungan, più che appartenere a Guerre Stellari, sembra piuttosto avvicinarsi a Ace Ventura – Missione Africa (e non sto neanche esagerando).

    Boss Nass da Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma

    Obi Wan – Missione Africa

    Entrare ancor più in dettaglio nel linguaggio di Jar Jar e dei gungan sarebbe poco salutare per me (e per voi), basti pensare che la 3^ pers. sing. dell’indicativo del verbo essere a volte è espressa con “è”, altre volte con “es”, quindi manca anche di coerenza interna oltre che di coerenza logica in generale e di comprensibilità. Infatti in italiano capisco un decimo delle scempiaggini che dice Jar Jar. Certe espressioni come ad esempio “male-dùcat!” (traduzione di “how wude!”, cioè la versione stupida di “how rude!”) le ho scoperte spulciando un trascritto dei dialoghi per me altrimenti inintelligibili.
    Inoltre, a prescindere dai problemi della traduzione italiana, nella logica infantile del film, i gungan parlano in questo modo anche tra di loro, come se non avessero una lingua propria. Ma ha senso? Qualsiasi cosa che riguardi Jar Jar ha senso? Rispondo citandolo: a bien pensar, no!
    Chi si lamenta dei dialetti italiani nei Simpson o di Fritz il pornogatto dovrebbe letteralmente armarsi di fronte alla lingua parlata da Jar Jar Binks. D’altro canto però non posso neanche consigliarvene una visione in inglese perché non saprei se sia più stupido sentire “ex-squeeze-me” al posto di “excuse me” oppure la sua pleonastica espressione di ribrezzo: “cacche puzza“. Sono dialoghi del film, non mi sto inventando niente.
    Proseguiamo, okydey?

    Jar Jar Binks mostra il pollice in su di OK

    Scurrilità e diossidi

    Considerazioni preliminari a parte (sì, quella che avete appena finito di leggere era solo l’introduzione!), andiamo a vedere i dialoghi che già dai primi minuti offrono fin troppi spunti di riflessione. Ci viene da pensare ad esempio che i jedi fossero dei volgarissimi bestemmiatori da competizione visto che Qui-Gon Gin (cit.) percepisce un grande timore da parte dei lombrichi sovietici neimoidiani nei confronti di una vertenza commerciale che lui definisce “triviale”:

    “Sento che hanno una paura sproporzionata da(lla?) trivialità di questa vertenza commerciale.”

    Il primo significato di “trivialità” è quello di “condizione e caratteristica di ciò che è o è considerato triviale, cioè volgare, grossolano, scurrile“. Quindi le vertenze commerciali di Lucas potrebbero ricordare un campionato di rutti alla fiera di Reggiolo più che una delicata contesa legale tra senato galattico e federazione dei mercanti.
    Una cosa tipo così…

    È chiaro che chi è andato a tradurre “trivial” dall’inglese si sia appoggiato al secondo significato italiano di triviale, quello inteso come sinonimo di “banale” (ed indicato nei dizionari come calco dall’inglese) ma che sarebbe bene usare solo in ambiti molto specifici e settoriali, come nella critica letteraria e in matematica. Non nelle dispute galattiche.
    Un utile suggerimento che non troverete nei libri ma che i bravi insegnanti di inglese trasmettono ai propri studenti è che se il dizionario riporta due possibili traduzioni di una parola, il più delle volte la scelta più corretta ai fini di una traduzione è quella che ricorda meno la parola da tradurre (es. se cercate la traduzione di “porto” troverete sia “harbor” che “port”. Nella maggior parte dei casi la scelta adatta per la vostra traduzione non sarà mai “port”). Se siete neofiti della traduzione fate tesoro di questa semplice ma validissima indicazione e non prendete mai esempio da La minaccia fantasma. Mai.

    Così come per “trivial” tradotto come “triviale”, potremmo domandarci anche se “la franchigia”, citata in tre scene su quattro, non sia una traduzione un po’ troppo maccheronica di quel “trade franchise”. Ma voglio sorvolare perché siamo soltanto al 4° minuto di film e ne rimangono altri 136!

    Jar Jar Binks in Star Wars Episodio 1 sente puzza

    La trivialità di questo film

    Visto che sembra piacciano molto i calchi dall’inglese, permettetemi di essere “anale” nell’affrontare la questione di una parola usata al 5° minuto per descrivere un fittizio gas mortale: il “diossido!“. Mi sono sempre chiesto: ma diossido di… cosa?

    La parola “diossido” (o biossido) indica un composto chimico formato da un atomo (da specificare) legato a due atomi di ossigeno. Possiamo avere ad esempio un diossido di carbonio (nome comune: anidride carbonica) o anche di qualcos’altro, ma questo qualcos’altro va comunque sempre specificato. Ammesso e non concesso che Qui-Gon volesse tenersi generico sull’elemento che lega i due atomi di ossigeno — identificando così un diossido di qualcosa che non ha ritenuto importante specificare — dobbiamo comunque ammettere che questo cavaliere Jedi ha poteri assai particolari se è in grado di analizzare la struttura molecolare e dare la giusta nomenclatura IUPAC al primo gas che vede pompato nella stanza! Chiamava forse l’acqua “monossido di diidrogeno” per farsi bello davanti agli amici?
    In inglese questo problema non esiste dato che il gas viene chiamato con il nome fittizio di “dioxis” che, sì, ricorda la parola “dioxide” (diossido) ma, forse, ancor più quella di “dioxin” (diossina). Nelle fasi di adattamento questo sarebbe stato il momento giusto per sfoderare un po’ di inventiva e non il libro di chimica.
    (Il gas “dioxis” ha anche la sua pagina su Wookipedia, ovviamente.)

    Scena di Star Wars Episodio 1: Gas dioxis pompato nella stanza

    Dopo la gara del rutto, quella della faciolata

    Poco dopo (al minuto 7) sentiremo parlare anche di fantomatici condotti di areazione, invece che di aerazione. Sono cose che si imparano molto presto alla scuola dell’obbligo ma, così come la trama del film, anche il suo doppiaggio non ottiene la licenza elementare.

    Roger-roger

    Roger, roger” è ciò che dicono i droidi della federazione dei mercanti in risposta a degli ordini e probabilmente è anche l’espressione più stupida mai partorita dalla mente di George Lucas in tutta la storia della saga, dopo ex-squeeze-me, s’intende. Ancora più sciocco però è che “roger, roger” non sia stato neanche adattato in italiano.
    Roger” è uno dei tanti elementi del gergo militare (ormai in disuso dal 1957 e sostituito con “Romeo”) usati nelle comunicazioni via radio, un acronimo che in italiano ha un’equivalenza con “ricevuto” (tutt’ora in uso). Non mancano i casi nella storia del doppiaggio in cui “roger” è stato lasciato invariato con cognizione di causa, in Arma Letale ad esempio, Riggs (Mel Gibson) diceva “roger, Roger!” per sfottere il collega di nome Roger (Danny Glover) ma, fateci caso, al momento della battuta è già chiaro a tutto il pubblico italiano che si tratta di un gergo da procedura radiotelefonica grazie ad una scena precedente in cui Riggs ne faceva uso in una conversazione via radio con la centrale. Una gag simile fu completamente alterata neanche sette anni prima, nel film L’aereo più pazzo del mondo.

    Ma vogliamo soprassedere dando “roger” per facente parte delle conoscenze dell’italiano medio? OK, facciamo finta che lo sia e passiamo a chiederci perché i droidi della federazione dicono sempre “roger” due volte? La doppia conferma aveva la sua importanza in un mondo analogico delle trasmissioni radio a lunga distanza, soggette a disturbi di tutti i tipi, in cui una singola parola ricevuta poteva risultare troncata o troppo distorta per esser compresa, così veniva ripetuta due volte per sicurezza: roger-roger.

    Robot della federazione che dicono "roger roger"

    Se già ci domandavamo perché dei robot trovino che interagire tra loro in maniera verbale, lenta e spezzettata sia più efficiente di una trasmissione digitale non sonora, dovremmo a maggior ragione domandarci perché debbano anche confermare due volte “roger” come se stessero comunicando da due navi disperse nel Pacifico quando invece si trovano a soli trenta centimetri di distanza l’uno dall’altro in un corridoio vuoto e silenzioso.
    Era forse il caso di trasformarlo in un semplice (ma correttissimo) “ricevuto” regalandoci così un copione un po’ meno stupido, ma non abbiamo avuto questo privilegio. Con questo film siamo condannati in tutti i modi possibili.

    Pilota che dice "roger, comandante" in Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma

    “Roger, comandante.”

    E come pensate che sia stato adattato quel “roger” negli episodi II e III? Con “ricevuto”, ovviamente.

    Manufatti e misfatti

    Quando traduciamo un testo e ci ritroviamo davanti a parole apparentemente insensate c’è sempre da domandarsi: qual è il contesto? Qual è il senso di quella parola nel contesto?
    Una semplice regolina ignorata nella scena della trasmissione olografica del senatore Palpatain Palpatine in cui il segnale viene disturbato secondo i dettami della scuola di Aldo, Giovanni e Giacomo. Chi ha prestato attenzione fino al nono minuto di film può facilmente intuire dalle parole spezzettate di Palpatine che nella scomparsa degli ambasciatori Jedi dev’esserci lo zampino della federazione dei mercanti. Questo almeno è ciò che si capisce in inglese. In italiano si aggiunge una stonatura di cui solo Google Translate del 2006 sarebbe fiero…

    Ologramma del senatore Palpatine da Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma

    It must… handiwork… negotiate… ambassadors…
    Dev’essere… manufatto… negoziare…. amba-tori…

    Manufatto? Ma che c’entra?
    In questo caso “ad opera di” sarebbe stata una scelta migliore ma questo lo si può comprendere soltanto dal contesto. Non biasimo però chi, alla traduzione, possa essersi distratto già al 9° minuto di film a causa di un’eccessiva (quanto poco interessante) dialettica burocratica inutile. Eppure bastava chiedersi: che c’entra adesso un manufatto con la storia degli ambasciatori e dei negoziati? Che c’entra con tutto ciò che abbiamo visto fin’ora? La stessa parola “zampino” da me invocata prima sarebbe stata un’ottima alternativa.
    Ho sentito qualcuno dire “controllo qualità”? Ma no, scherzate!? Assicuriamoci solo che C1P8 venga chiamato R2D2, questo è veramente importante!
    Per fortuna ogni tanto il film ci regala ancora piccoli sussulti di dialoghi più ricercati:

    Ologramma di Palpatine che impartisce ordini

    Io ho fatto impaniare il Senato nelle procedure. Non avranno altra scelta che accettare che voi controlliate il sistema.

    Un tantino ricercato per essere una traduzione di “bogged down” (arenare, impelagare, impantanare) ma lo sapete che ho un debole per un lessico meno banale, specialmente se in bocca ai personaggi giusti… ed un vecchio stregone malvagio che insidia la capitale della galassia in veste di senatore mi sembra proprio il personaggio giusto.
    Peccato che neanche un minuto dopo il Q.I. del film torna sotto terra quando ci regala frasi del calibro di “ciao pischellos!” (hello, boyos) ed il ritorno di maledùcat che toglie la voglia di vivere in qualunque lingua lo stiate guardando.

    Jar Jar Binks che esclama "ciao pischellos!"

    Ciao pischellos!

    Prometto che da ora in poi non nominerò più frasi di Jar Jar, tanto il resto dei dialoghi si tagliano le palle già da soli. Ci sarebbe infatti da domandarsi perché una delle tecnologie più memorabili della saga, l’iperguida (hyperdrive), sia chiamata iperpropulsore per il resto del film.
    Entrambe le traduzioni sono equivalenti, non si discute, ma ancora una volta si abbandona la familiarità di un lessico stranoto in favore di parole alternative che non fanno drizzare le orecchie al pubblico italiano come invece succede con i dialoghi originali. Eppure nelle stesse scene si parla anche di “tremito nella Forza”, quindi la scelta di tenere alcuni elementi storici e di ritradurne altri è deliberata. Evidentemente era giunta l’ora di cambiare iperguida in iperpropulsore e che i gran brutti presentimenti diventassero presentimenti negativi.
    Ma bando alle ciance e veniamo agli sgusci. So che siete qui per questo.

    Sgusci da corsa

    Scena del film Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma: Anakin su uno sguscio da corsa
    20 anni fa mi chiesi: sgusci? Perché sgusci? Perché… sgusciano via?”. Seppur dubbia, in qualche modo questa traduzione è rimasta impressa. Podracing (in originale) non è altro che l’ennesima banale scusa di Lucas per propinarci ancora una volta una delle sue più grandi fissazioni… le gare automobilistiche!
    Ogni singolo film di Lucas ha un qualche tipo di gara automobilistica ad alto rischio, da quelle in American Graffiti, che ricalcavano in maniera autobiografica il suo breve passato da adolescente borghese annoiato che gareggia con gli amici nelle strade di provincia (l’equivalente americano di quelli che in Italia impennavano col Piaggio Ciao praticamente), a L’uomo che fuggì dal futuro che guarda caso finisce con un inseguimento in auto da corsa (la Lola T70), mettiamoci anche la corsa d’attacco alla Morte Nera di Guerre stellari, l’inseguimento nella foresta sulle “speeder bike” del Ritorno dello Jedi, le gare di sgusci di Episodio I, l’inseguimento in volo su Coruscant in Episodio II, etc, etc… ne citerei molti altri ma la filmografia di Lucas si ferma praticamente qui.
    Podraces sono letteralmente “gare di navicelle”, navicelle che i francesi ad esempio hanno chiamato module de course o proto-jet. Pod (capsula, navicella) vuol anche dire “baccello”, forse da lì l’idea di far riferimento ad un qualche tipo di guscio che… sguscia… via? Boh! Qualunque sia stato il processo mentale all’origine di questa scelta, che vi piaccia o meno, ammetterete che “sgusci da corsa” sono una soluzione che rimane impressa. Lascio ad altri il piacere di giudicarla in positivo o in negativo, ma in questi tempi di inglese eccessivo anche il solo aver provato ad adattarlo è degno di nota.

    Proseguiamo, okey-dey?

    Paninari galattici

    Watto che dice "Trucchi di mente non attacca con me, solo money."

    Trucchi di mente non attacca con me, solo money.

    Mi piacerebbe potervi dire che si tratta di dialoghi inventati da me per fare una battuta, invece sono veri dialoghi del film in italiano. Chi non ha mai visto il film (beate le vostre anime innocenti) si starà chiedendo perché lasciare “money” in inglese? Boh. Faceva ridere… suppongo(?).

    Scena di Watto che dice: No money, no ricambi, no niente.

    No money, no ricambi, no niente.

    Non state ridendo? Lo ha detto due volte.
    A dare voce a quello stereotipo volante di Watto, avaro mercante e schiavista, c’è l’eccelso Angelo Maggi che forse ricorderete in altri ruoli come il commissario Winchester dei Simpson oppure come Tom Hanks dell’ultimo decennio. Maggi ci regala un’interpretazione di una comicità pari all’originale e che non necessiterebbe di alcun tipo di no money, no party per farci sorridere. Eppure qualcuno deve averla ritenuta una buona scelta, deve averci trovato una sua logica… una logica che a me sfugge. Mi sfugge il motivo sensato che giustificherebbe la trasformazione di una frase da un inglese standard (“money” parola comune) ad un italiano non standard (“money” come traduzione di “money”).

    Mind tricks don’t work on me. Only money.
    Trucchi di mente non attacca con me, solo money.

    No money, no parts, no deal.
    No money, no ricambi, no niente.

    Se questo modo di esprimersi può andar bene per un tormentone pubblicitario (o tra pretenziosi colleghi d’ufficio del nord Italia) non è certamente un modo di tradurre che può andare bene in un film di questo genere. Per sfizio ho proposto questi dialoghi e la loro traduzione alla linguista Licia Corbolante di Terminologia etc. senza dirle però da dove venissero. È stata molto significativa la sua risposta:

    Non ha minimamente senso, ma che film è? Traduzione in crowdsourcing?

    Licia Corbolante

    Non credo che la battuta successiva potrà farle cambiare idea, quando Watto propone di dividere la vincita… “fifty-fifty”.

    Watto che dice "no money, no party"

    Questa battuta non era nel film ma ci manca poco

    Forse però sto sbagliando tutto e sto giudicando questo adattamento in un’ottica completamente errata. Sto considerando La Minaccia Fantasma come un qualsiasi film del 1999. Il suo è sì un adattamento pieno di insensatezze e stupidaggini ma forse è proprio l’adattamento che si merita, il più adeguato a ciò che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi!
    Perché quando Jar Jar Binks si piega in avanti verso il culo del diplodoco e quest’ultimo gli scoreggia in faccia, perché mai dovremmo dire che è il doppiaggio a sbagliare nell’aggiungere la battuta “cacche puzza” (assente invece in inglese)? Simili licenze artistiche sono forse da considerare errore o sono perfettamente in linea con ciò che passa sullo schermo?

    Jar Jar Binks che odora una scoreggia

    “Cacche puzza!”

    A questo punto ho cambiato idea. Mi scuso per averne analizzato l’adattamento come se fosse l’adattamento di un film normale, per un attimo mi ero dimenticato che stiamo parlando di un film scritto nel fine settimana che include un personaggio chiave per la storia… no, ma che dico, UN INTERO POPOLO DI GUERRIERI (!) che parlano come bambini di 6 anni! Vi rendete conto dunque che l’adattamento italiano di questo film, così com’è, errori, scemenze e tutto, è l’unico adattamento possibile.

    Gungan che dice "ora ci fanno bua" in una scena di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma

    “ora ci fanno bua”

    Vi starete chiedendo… e allora quelle battute non in linea con i precedenti doppiaggi?
    Sicuramente un tocco di genio! Così non rischiamo di confonderci le idee e riusciamo da subito a separare anche a prima vista i film belli da quelli scemi (suggerimento per riconoscerli subito: quelli scemi sono nati con titolo in inglese).

    Scena di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma. Jar Jar Binks e Boss Nass

    “Jar Jar porta nu e di Naboo together.”

    E allora mi direte: e quel Palpatine pronunciato Palpatain invece che Palpatin?
    Filologicamente accurato! Secondo quanto si dice, Lucas avrebbe ammesso che l’ispirazione per quel nome venne dal film Taxi Driver del suo “amico” Martin Scorsese (con Marcia Lucas al montaggio) dove il personaggio del candidato alla presidenza si chiama Charles Palantine (pronunciato “pàlantain”). Il nome del senatore Palpatine della saga di Guerre Stellari spuntò fuori per la prima volta lo stesso anno di Taxi Driver, nella novelization di Guerre stellari scritta da Alan Dean Foster nel 1976, basata sugli appunti che gli passava Lucas.
    E allora quelle parole in inglese infilate quasi a caso nell’adattamento italiano?
    Non usate a caso, bensì con cognizione di causa! Sono un omaggio ai doppiaggi dei film di Mel Brooks. Ricordate il “of course? Di corsa!” da La pazza storia del mondo? Stessa cosa. L’unica differenza tra i due registi è che Brooks non aveva mai messo tante battute sulla cacca e sulle scoregge in un solo film…

    Jar Jar Binks pesta la merda

    “Cacche cac-che schifo!”

    …ma soprattutto Brooks non avrebbe mai immaginato che Lucas stesso potesse batterlo in demenzialità. A Brooks rimane solo la consolazione di aver ridicolizzato la saga con più largo anticipo.

    Anakin Skywalker concepito dai midichlorian

    La reazione di tutti noi al cinema.

    Quindi a ben pensare è il miglior adattamento di tutta la trilogia prequel. Un adattamento pieno di scemenze per un film pieno di scemenze. Ciucciatevelo così com’è.
    Concludo con la mia nuova citazione preferita riguardo a La minaccia fantasma.

    Commento di Licia Corbolante sull'adattamento di Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma

    Link attinenti


    ______

  • Post Scriptum su Star Wars: quando le mie battute più stupide diventano triste realtà

    potrebbe piovere

    Mi fanno notare come nel 2014 feci una stupida battuta che due giorni fa si è tristemente trasformata in realtà con l’uscita italiana di Star Wars VII – Il Risveglio della Forza (di cui ho ampiamente discusso in questo precedente articolo).
    Nel maggio 2014, all’interno dell’articolo sull’adattamento di Batman (1989) scrissi queste profetiche parole:

    _________________________________________

       Nel 1984 il direttore di doppiaggio Mario Maldesi perse il suo collaboratore di lunga data, Roberto De Leonardis, il quale, per decenni, aveva adattato i dialoghi dall’inglese all’italiano, regalandoci lavori di classe così ben fatti da risultare difficile anche soltanto indovinare le battute originali in inglese. Sì perché, come mi è capitato di spiegare di recente, quando, nel sentire le frasi di un film doppiato, risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarliper il pubblico italiano.
    Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

    È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.

    …ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?
    La frase originale era:

    Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.

    e se dovessimo immaginarla tradotta oggi, nel 2014, allo stesso modo in cui doppiano cose brutte come Captain America 2, avreste certamente udito cose tipo:

    È la lightsaber di tuo padre. Questa è l’arma di un cavaliere Jedi. Non è brutta o imprecisa come un blaster.”

     
    jurasicparkreview-01

  • Il pì-che…??? BATMAN (1989) – La guida visiva al doppiaggio perfetto

    Batman 1989
    Batman! Un film che adoro in italiano e di cui ne tesserò le lodi, così, perché posso… ma prima…
    UN PREAMBOLO LUNGHISSIMO
    Nel 1984 il direttore di doppiaggio Mario Maldesi perse il suo collaboratore di lunga data, Roberto De Leonardis, il quale, per decenni, aveva adattato i dialoghi dall’inglese all’italiano, regalandoci lavori di classe così ben fatti da risultare difficile anche soltanto indovinare le battute originali in inglese. Sì perché, come mi è capitato di spiegare di recente, quando, nel sentire le frasi di un film doppiato, risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarli per il pubblico italiano.
    Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

    È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.

    …ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?
    La frase originale era:

    Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.

    e se dovessimo immaginarla tradotta oggi, nel 2014, allo stesso modo in cui doppiano cose brutte come Captain America 2, avreste certamente udito cose tipo:

    È la lightsaber di tuo padre. Questa è l’arma di un cavaliere Jedi. Non è brutta o imprecisa come un blaster.

    Roberto De Leonardis, a mio parere, ha creato, dal dopoguerra agli anni ’80,un vero e proprio standard qualitativo nell’adattamento italiano che è anche facilmente verificabile da tutti coloro che sanno un po’ di inglese con questo mio…
    TEST DI QUALITA’ DELL’ADATTAMENTO:

    Istruzioni: provate a ritradurre in inglese frasi particolari del film doppiato (non avendolo mai sentito in lingua originale)! Se la frase ritradotta in inglese risulta poi essere molto vicina o addirittura identica alla frase originale vuol dire che il lavoro di adattamento fa schifo!

    Con questo facile test, anche voi che sapete poco di doppiaggio o di adattamento come me, potrete valutare la qualità di quest’ultimo grazie a quello che si potrebbe definire “retroingegneria dell’adattamento“.
    De Leonardis era così bravo che è difficile (se non impossibile) immaginare le battute originali sentendo “lupo ululà, castello ululì” oppure “Brutto idiota, presuntuoso, strapezzente e cafone!“. Alcuni dei suoi adattamenti li ho già esplorati in passato come per Alien, Arancia Meccanica, la trilogia di Guerre Stellari (questa adattata insieme a Maldesi), Frankenstein Junior (anche questo insieme a Maldesi) ma il suo repertorio completo, dai cartoni Disney alla lista di film su cui ha lavorato è veramente lunga e variegata.
    Nel 1984, all’età di 71 anni, De Leonardis purtroppo viene a mancare lasciando un vuoto che però Maldesi, fortunatamente, riesce a colmare subito “unendosi” a Sergio Jacquier, sceneggiatore, traduttore e dialoghista meno noto alle orecchie del grande pubblico. Nonostante il suo cognome francese, Jacquier è un mio compaesano. Di soli 10 anni più giovane di De Leonardis, Jacquier si trasferisce a Roma dove si dedica alla traduzione e all’adattamento di film stranieri (era l’adattatore fisso di Woody Allen) e ci regala, negli anni ’80, alcuni tra gli adattamenti più divertenti e memorabili come Ghostbusters – Acchiappafantasmi (sia il primo che il secondo film), altri li trovate elencati qui. Voglio solo ricordare, tra i tanti, Aliens – Scontro finale (da me in parte criticato per un paio di scelte di traduzione un po’ confusionarie), Danko (immortalato dalla battuta “– Danko. – Nato stanco“) e Dracula – Morto e contento (con perle tipo “-Lei è Nosferatu. – Lucy era sarda?“) e infine Batman!
    Alla fine ci siamo arrivati. Batman!

    La locandina si presenta da sola.

    La locandina si presenta da sola.


    BATMAN – IN ITALIANO È PIU’ MEGLIO!
    L’unico Batman che mi piace veramente, quello del 1989, con l’unico Joker che su schermo funziona, Nicholson, con l’unica voce che su Nicholson funziona, quella di Giancarlo Giannini. Infatti voglio ribadire come qualsiasi battuta del Joker in questo film sia più divertente e/o memorabile in italiano grazie proprio a Giannini -e alla sua risata (quasi tutte le risate di Nicholson sono rimpiazzate da quelle di Giancarlo, a differenza di molti altri film dove spesso lasciano l’audio originale)- ma è il film nel suo complesso ad essere leggermente migliorato dal doppiaggio, grazie anche ad un cast di professionisti assolutamente formidabile. Purtroppo per voi, miei affezionati lettori, questo non sarà un articolo di critica con vignette spassose ma di elogio, mi dispiace.
    Vediamo insieme, in ordine cronologico, tanti momenti lievemente migliorati in italiano. Vi presento la guida visiva alle battute italiane di Batman (riportate nella didascalia sotto ciascuna immagine) che sono meglio delle originali (o almeno in pari):
    Con l’American Express ti ci pulisci…
    American Express... non uscire di casa senza. Ti ci pulisci il culo!

    Doppiaggio: American Express… “non uscire di casa senza”.
    Ti ci pulisci il culo!


    La prima sequenza del film vede due ladri di strada derubare una famigliola che si era persa tra i vicoli malfamati di Gotham. Dopo l’aggressione i due furfanti sono su un tetto a spartirsi il bottino quando uno tira fuori dal portafoglio appena rubato una carta di credito e dice:

    American Express card. “Don’t leave home without it”… hey, get out of here!

    Il doppiaggio italitano recita:

    La carta American Express. “Non uscite di casa senza”… ti ci pulisci il culo!

    Credo che l’intenzione fosse quella di dire al suo partner “non ci pensare neanche”, appena l’altro fa per prendererla. Non a caso i sottotitoli del Bluray (che traducono il testo inglese) riportano “ehi, giù le mani!“.
    Non è chiaro in realtà se lo faccia perché effettivamente non avrebbero potuto usufruire della carta (inutilizzabile se il proprietario ne denuncia il furto) oppure, più probabilmente, perché uno dei due non voleva condividere con l’altro parte del bottino. In ogni caso la risposta “ti ci pulisci il culo” risulta più divertente e memorabile di un generico “ma fammi il piacere!“/”te lo scordi!“.
    Il pi…che?
    il pi-che?
    Incredibile come alcune piccole battute che ricordo da quando ero giovane risultino invece assolutamente immemorabili e piatte in inglese. Uno dei due malviventi racconta di essere preoccupato dopo quello che è successo ad un loro conoscente, tale Johnny Gobbs:

    – Johnny Gobbs era fatto ed è volato da un tetto, va bene? Capirai, che perdita.
    – Non è quello che ho sentito io. È stato il pipistrello.
    – Il pi-che???

    È ovvio che si tratta di un accorgimento dato che sarebbe stato difficile far entrare la frase “il pipistrello” al posto di “the bat”. Questi accorgimenti creativi, in mano a Jaquier-Maldesi, diventavano un occasione creativa per aggiungere battute memorabili.
    Si bevono… COSA?

    Bevono lo Sturamel

    Doppiaggio: Bevono lo “Sturanex”


    Poco dopo vediamo Eckhardt, il tenente corrotto della polizia di Gotham, sulla scena del crimine mentre dei paramedici portano via i due delinquenti appena malmenati Batman. Alla domanda di un collega che gli chiede come mai tutti i criminali di Gotham descrivono lo stesso mostro alato tipo pipistrello, lui risponde:

    They’re drinking Drano

    Nel doppiaggio italiano:

    Bevono lo Sturanex

    Non è chiara l’origine di questo Sturanex, che fosse un prodotto veramente in vendita in Italia all’epoca oppure più probabilmente un nome di fantasia coerente con il nome di altri prodotti chimici immaginari citati nel film come lo “Smilex” del Joker? Questo non ci è dato sapere ma, in ogni caso, il Drano della battuta originale è un prodotto tutt’ora molto comune negli Stati Uniti, l’equivalente del nostro “idraulico liquido”; i sottotitoli del Bluray lo traducono con “trielina“, sostanza molto tossica, al bando dagli anni ’70.

    Nota: All’utente “Luke” va il premio per aver riconosciuto la parola pronunciata, difatti il personaggio doppiato da Ennio Coltorti purtroppo si trascina molto le parole, come del resto esige il suo personaggio.

    Spinelli per pipistrelli

    Spinelli per pipistrelli

    Doppiaggio: Questi due hanno preso spinelli per pipistrelli


    Mentre l’ambulanza porta via i due ladri malmenati da Batman, il giornalista Knox domanda a Eckhardt se si tratta di un altro avvistamento del pipistrello, al che il poliziotto risponde ironicamente:

    Sorry Knox, these two slipped on a banana peel.

    Ovvero, “scusa Knox, questi due sono scivolati su una buccia di banana. Il doppiaggio italiano recita più creativamente:

    Scusa Knox, questi due hanno preso spinelli per pipistrelli.

    Anche qui trovo più divertente la battuta nostrana.
    Sono io… tette di zucchero

    Sei tu, tette di zucchero?

    Doppiaggio: Sei tu, tette di zucchero?


    Non credo che abbia bisogno di spiegazioni. Da lì origina il nomignolo della mia ragazza che, ovviamente, apprezza la citazione.
    Le risate di Giannini

    Eheheh!


    Come avevo già detto, Giannini in questo film ci mette tutto se stesso, doppiando persino le risate di Nicholson e migliorando ancora di più il personaggio del Joker dandogli una stravagante teatralità ed una risata contagiosa che in inglese semplicemente non esistono o non sono equiparabili. Nicholson non esagera abbastanza nella sua recitazione per avere la faccia che ha. Paradossalmente risulta più credibile nel suo personaggio con la voce di Giannini.
    La scena sopra è solo un piccolissimo esempio che rappresenta ciò che sto cercando di dire. Al ritorno a casa di “tette di zucchero” Nicholson è seduto sul divano a bere un drink e le dice “tesoro, non crederai mai a quello che mi è successo oggi“, la donna sviene alla sua vista e Joker si fa una risatina prima di bere un sorso del suo drink… risatina che ancora oggi, nel 2014, ripeto quando se ne presenta l’occasione. In inglese questa risatina a stento si sente… in originale manca sempre qualcosa!
    Rotelli… il mafioso corso
    Rotelli
    Questa è una parte del film che mi ha sempre dato qualche grattacapo da quando lo vidi in inglese. Nel doppiaggio italiano questo personaggio viene chiamato solamente Antoine e parla con un pesante accento francese, nessun dubbio fin qui.
    I dubbi vengono quando andiamo a sentire i dialoghi originali dove, tra l’altro, il personaggio della foto non ha accenti. Nicholson prima lo chiama Tony, poi Rotelli (cognome) e, una volta sola, Antoine.
    Beh, Antoine...

    Doppiaggio: Be’, Antoine…


    Antoine si scalda per un nonnulla!

    Doppiaggio: Antoine si scalda per un nonnulla!


    Prima eri una tigre di carta Antoine...

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine…


    Parto dal presupposto che il suo cognome sia Rotelli e che il suo personaggio sia quello di un capo della criminalità organizzata di Gotham, negli Stati Uniti… automaticamente viene da pensare che sia un mafioso italo-americano di nome Tony Rotelli oppure, originariamente, Antonio Rotelli. Quell’Antoine, detto una sola volta da Joker dopo averlo fatto fuori, spiazza ma finisce per dare il nome al personaggio che troverete ovunque riportato come “Antoine Rotelli”. Questo secondo me è un errore che si trascina dal 1989 e a seguire vi elencherò le mie argomentazioni:
    1) Nel copione originale il nome era Carmine Rotelli. Il nome è stato cambiato all’ultimo momento. Chiaramente, almeno in origine, il personaggio era un mafioso italo-americano.
    2) Non si è mai sentito di un mafioso franco-italiano in America, in ogni caso sembra una scelta troppo curiosa per la sceneggiatura di un personaggio che appare sullo schermo per un minuto, massimo due, insieme ad altri mafiosi italo-americani.
    3) Nicholson potrebbe averlo chiamato Antoine solo a dispetto (lo chiama così solo dopo averlo fritto).
    4) Nicholson, leggendo la battuta sul copione, potrebbe aver scambiato “Antonio” per “Antoine” (la differenza è solo nella posizione della “i”) e lo ha chiamato così, Tim Burton poi potrebbe aver deciso di lasciare la scena così com’era vista la poca importanza del nome.
    Qualunque sia la verità, in Italiano, Jaquier lo ha trasformato in un personaggio ancora più macchiettistico, con pesante accento francese e che viene chiamato soltanto “Antoine” (mai Tony, né Rotelli) per semplificare le cose e, in questo modo, rendendo la scena ancora più comica.
    Altre battute celebri di questa scena sono…
    Oh ma che stretta calorosa!

    Doppiaggio: Oh, ma che stretta calorosa!


    I sottotitoli italiani hanno invece tradotto la battuta originale in “questo fa scintille!
    Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata!

    Doppiaggio: Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata!


    Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei... carta carbone!

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei…
    …carta carbone!


    Al posto di:

    sei un feroce bastardo, Rotelli. Sono contento che tu sia morto

    Jacquier ci delizia con un’altra perla che rimarrà memorabile per molti italiani praticamente a vita:

    prima eri una tigre di carta, Antoine, e adesso sei… CARTA CARBONE! Ahahaha

    e Bob, ricorda... tu sei il mio numero uno... UNO!

    Doppiaggio: e Bob, ricorda… tu sei il mio numero uno… UNO!


    Zio Grock (da qualcuno udito come “Zio Brock”)

    Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Brock.

    Doppiaggio: Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Grock.


    In inglese, Joker, prima di uccidere il suo avversario, dice “Ciao, Vinnie. Sono io, tuo zio Bingo” (seguìto da “è ora di saldare il conto“). Anche a chi ha sottotitolato il Bluray evidentemente era sfuggito l’eventuale riferimento culturale, così come era sfuggito a me, visto che hanno tradotto questa frase semplicemente come “Ciao, Vinnie. Sorpresa!“.
    In italiano Bingo (tipico nome da clown nella cultura anglosassone) viene cambiato in Grock e si riferisce ad un famoso circense svizzero.

    [Sempre l’utente “Luke”, nei commenti, ha scritto che il nome pronunciato da Giannini è Grock (non Brock) e ne ha spiegato il riferimento.]

    Gesù marimba!

    Mi punge la vezza

    Doppiaggio: Mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting.


    Quando, nella vita, potrete trovare occasione di dire “mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting“? Non tanto per il “fotting” quanto per il “mi punge vaghezza”. La stessa scena si apre con l’espressione di sorpresa “Gesù marimba!” quando il Joker posa gli occhi su Vicki Vale.
    La pubblicità del Joker
    gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza

    Doppiaggio: gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza


    In italiano viene aggiunto un tocco di ironia molto sottile. La frase originale era “non hanno scartato l’abuso di droga” (come ipotesi della causa di morte di due modelle). In italiano invece è stato alterata la frase inserendo una battuta umoristica: “non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza“… come se una crisi di astinenza possa portare a questo:
    modelle
    A questa scena seguono:
    la pubblicità pirata del Joker che, grazie alla sua marca di prodotti, porta “il ghigno, il ghigno e il righigno“…
    però con la nuova marca Joker torna il ghigno... il ghigno... e il righigno

    Doppiaggio: però con la nuova marca Joker torna il ghigno… il ghigno… e il righigno


    …le valutazioni artistiche del Joker…
    cacca... cacca... cacca...

    Doppiaggio: cacca… cacca… cacca…


    …e gli scherzi da burlone…
    mi strucco aiutatemi mi strucco

    Doppiaggio: Mi strucco! Aiutatemi, mi strucco!


    …che, come potete vedere, in inglese era “mi sto sciogliendo!” (dopo che gli era stata gettata dell’acqua in faccia). Trovo più gradevole l’alterazione italiana che ignora il riferimento al film Il Mago di Oz, in Italia assai meno noto, amato e conosciuto di quanto lo sia negli Stati Uniti; per altro, prima di rivederlo, ricordavo erroneamente che la battuta fosse “mi sciolgo!” quindi è andata comunque a segno nonostante l’alterazione comica.
    Le persone normali fanno colazione nel tinello
    tu sai che una persona normale si alza... ...scende nel tinello... ...fa colazione

    Doppiaggio: tu sai che una persona normale si alza…
    …scende nel tinello…
    …fa colazione…


    Per coloro i quali non mangiano nel tinello perché non sanno cos’è…

    TINELLO: Ambiente prossimo alla cucina e con essa comunicante, o apposito spazio della cucina stessa, adibito alla consumazione dei pasti e utilizzato anche come soggiorno, arredato per lo più in stile rustico o con mobili semplici e funzionali: mangiare in (o nel) tinello.
    (Treccani)

    L’ultima volta che avete sentito “tinello” in un doppiaggio italiano? Appunto, nel 1989.

    bambino cattivo, malerba, fa del male

    Doppiaggio: …bambino cattivo, malerba, fa del male


    …e l’ultima volta che avete sentito “malerba” in un doppiaggio italiano? Appunto.
    Nei sottotitoli hanno tradotto “bad seed” come “seme cattivo“, alla lettera. Cani.
    Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio

    Doppiaggio: Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?


    Forse la frase più memorabile del film, seguita dalla battuta…
    mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro (...là dove sei in veste di rabarbaro)

    Doppiaggio: mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro
    (…laddove sei in veste di rabarbaro)


    Non solo hanno riportato il gioco di parole a base di rabarbaro, ma lo hanno anche migliorato, facendolo diventare un vero e proprio scioglilingua.
    Modi di dire italioti
    tu e io soli in singolar tenzone

    Doppiaggio: tu e io soli, in singolar tenzone


    Nella sottotitolatura inglese c’è stato un errore perché il Joker dice “mano e mano”, non “mano a mano”, ma effettivamente il termine giusto è “mano a mano” e non deriva dall’italiano come il mio titolo vi ha suggerito, bensì dallo spagnolo. La traduzione è ben fatta, niente da aggiungere qui.
    Vola vola vola... topo uccello

    Doppiaggio: Vola vola vola… topo uccello


    Questa piccola battuta del Joker dall’alto di un elicottero detta per schernire Batman è forse la più rappresentativa della qualità del lavoro di adattamento del duo Jaquier-Maldesi per questo film.
    In lingua originale, infatti, si tratta dell’ennesimo richiamo alla cultura americana dove “Into the air, Junior Birdman!” è una canzone popolare che viene cantata per prendere in giro i piloti inesperti (Junior Birdman of America era un’associazione di aeromodellisti del 1934); nel film “All’inferno e ritorno” (1955) alcuni soldati di fanteria canzonano gli aviatori cantandogli questa “Into the air Junior Birndman!“, all’epoca molto popolare (sono andato a controllare il doppiaggio italiano di quella scena e mi dispiace dirvi che l’hanno lasciata in inglese, quindi in Italia nel 1955 nessuno avrà capito che fosse una canzonatura, bensì avranno pensato all’ennesimo “musicarello”).
    Come rendere la canzonatura in italiano? Semplice, trovando una canzone che si riferisse al “volo”… e quindi invece di “lu cardille” ci hanno messo “topo uccello“, storpiandola comicamente. Tanto di cappello!
     Altre scene/battute che mi piacciono (non necessariamente migliori in italiano, solo memorabili):
    strippa strippa strippa, money money money

    Doppiaggio: strippa strippa strippa, money money money

    “Hubba hubba hubba, money money money”

    (nota: hubba non appare nei sottotitoli) che diventa in italiano:

    “strippa strippa strippa, money money money”

    Bob? Pistola

    Bob? Pistola


    Cara, condurti io devo per tempo al tempio


    (Nella prossima scena Batman e Vicki Vale sono appesi al cornicione e il Joker da sopra li schernisce con varie battute:)

    Doppiaggio: Ehi, bat-mancato!


    Doppiaggio: Vi saluto, cascamorti!


    La battuta intera era:

    “It’s time to retire. Feel free to drop in”

    Doppiata come:

    “È ora di ritirarsi. Vi saluto, cascamorti!”.

    Sottotitolata in italiano come: “È ora di ritirarsi, fate pure un salto da me“.
    Credo che non si possa battere il “vi saluto, cascamorti” (altra battuta abusata da me per anni senza che nessuno la capisse).

    Doppiaggio: Qualche volta va a finire che mi ammazzo


    Conclusione, ultime osservazioni e curiosità
    E così finisce la mia guida visiva alle frasi del film rese alla perfezione (o migliorate) in italiano. Questo è un film che guardo esclusivamente in italiano perché nella sua lingua originale lo trovo meno interessante, vengono meno certe battute che per me sono dei veri capisaldi (grazie Sergio Jaquier e certamente anche Maldesi). Non c’è niente per cui valga la pena di fare lo sforzo di guardarselo in inglese se non si è a proprio agio con la lingua, non vi perdete assolutamente niente.
    Il personaggio di Joker in inglese ha un impatto leggermente diverso, non è che Giannini sia veramente molto più bravo di Nicholson come ho provocatoriamente detto in precedenza, sono semplicemente due interpretazioni leggermente diverse ma tra le due preferisco quella che dà Giannini, da pazzo euforico! La sua risata è contagiosa ed è sempre esagerata, come del resto il personaggio richiede, inoltre, tutte le sue frasi sono recitate perfettamente con una teatralità comica che può venire solo da un attore che ha tanto teatro alle spalle. In inglese è semplicemente Nicholson che fa Nicholson, quindi o siete abituati al suo modo di recitare o potreste trovarlo “sottotono”. La mia “partner” britannica (grande apprezzatrice di Giannini, tra l’altro) mi faceva notare come in lingua originale il suo personaggio dia perfettamente l’idea di uno psicopatico pericoloso proprio per il suo modo relativamente “contenuto” di recitare che potrebbe ricordare più un serpente che un pagliaccio. In italiano, in confronto, la recitazione di Giannini forse risulta leggermente più cartonesca ma io credo che questo giovi al personaggio; difatti sappiamo già dalle sue azioni che Joker è uno psicopatico schizzato, se ci si aggiunge una recitazione teatrale ed eccessiva si arriva al coronamento di un personaggio.
    Giancarlo
    Una parola su altri doppiatori
    Paila Pavese è assolutamente perfetta nel ruolo di Vicki Vale, riuscendo, come sempre, nella caratterizzazione della “damigella in pericolo” (un po’ come la sua “Marion Ravenwood” in I Predatori dell’Arca Perduta). Peccato che non le diano più molti ruoli, immagino sia sempre molto impegnata a teatro. Luca Biagini è ottimo come Batman… ma potrei andare avanti così a lungo, sono infatti tutti ottime scelte; tra i vari nomi famosi del doppiaggio abbiamo, sul Commissario Gordon, nientepopodimenoché Silvio Spaccesi (già sentito nei panni di Yoda della vecchia trilogia, l’eremita Abelardo in Frankenstein Junior, lo scrittore in Arancia Meccanica), abbiamo poi, sul giornalista Knox, Stefano De Sando (voce attuale di De Niro ma qualcuno potrebbe ricordarlo come il Prof. Alan Grant in Jurassic Park) e poi… e poi basta, inutile continuare ad elencarli, ogni singolo doppiatore in questo film è famoso e memorabile per altri ruoli e quindi consiglio ai curiosi di questo argomento di dare un’occhiata al sito di Antonio Genna; peccato solo che manchi in lista il doppiatore di Bob, la cui gracchiante voce, ad oggi, non è stata ancora identificata.
    Sul sito sopra menzionato troverete anche una curiosità:

    • Il trailer del film fu diretto da Mario Maldesi per la Kamoti Cinematografica e doppiato una mattina di maggio 1989 alla Intarnational Recording. Le voci dei personaggi principali, esclusa quella del protagonista, Batman, furono diverse da quelle poi utilizzate nel film. Al trailer partecipò attivamente con una piccola caratterizzazione anche lo stesso direttore Maldesi. Il film promozionato per tutta l’estate, uscì nelle sale a metà ottobre dello stesso anno ed ottenne un grandissimo successo di pubblico.
      Ecco le voci del trailer:
      Bruce Wayne – Luca Biagini
      Joker – Ennio Coltorti
      Vicki Vale – Cinzia De Carolis
      Alexander Knox – Stefano Pietrosanto-Valli

    Un’ultima curiosità ve la aggiungo io. Il doppiatore di Alfred cambia dal primo al secondo film… io non me n’ero mai accorto, ma c’è anche da dire che il secondo è già meno gradito e raramente lo guardo in TV. I fan della trilogia di Sergio Leone apprezzeranno di scoprire chi doppia il primo Alfred.
    NOTA GRAVE SUL BLURAY
    L’unica pecca del Bluray è che proprio sul finale troviamo una frase tronca: Il signor Wayne mi ha detto di dirle che potrebbe tardare un… Che fine gli avete fatto fare a po’ ? Mi ricorda quelle storie sui DVD della Disney (era il Re Leone?) dove c’erano parti mancanti sui finali delle frasi, per via dei lavori sul sonoro che fanno all’estero, con orecchie estere. Merdacce.

  • Tutte le curiosità sul doppiaggio della vecchia saga di Guerre Stellari


    Siete tra quelli che si lamentano che in italiano Darth Vader è stato cambiato in Dart Fener? Allora distogliete subitaneamente il vostro sguardo da questo articolo! Il cambiamento di Darth Vader in Dart Fener non è un errore di traduzione, si tratta invece di “adattamento coi fiocchi”. Ma in questo articolo non vi parlerò del lavoro di adattamento di Guerre Stellari che, salvo pochissime eccezioni, trovo ottimo, come del resto ho già espresso in passato.
    Voglio invece condividere con voi una serie di curiosità, generalmente poco note, riguardo al doppiaggio e all’adattamento della saga di Guerre Stellari che, insieme a molte altre curiosità generali, ritroverete nel disco bonus del progetto di preservazione della trilogia originale attualmente in lavorazione. Godetevi dunque queste chicche in anteprima.

    GUERRE STELLARI (1977)

    Lo scrittore nell’ombra

    La “novellizzazione” del film (ovvero l’adattamento del film nella forma di romanzo), pubblicata in Italia nel 1978 da Oscar Mondadori, fu scritta da Alan Dean Foster nonostante la firma sulla copertina sia del megalomane George Lucas.
    L’adattamento italiano del romanzo differisce per molti versi da quello del film: vengono mantenuti per esempio i nomi originali dei personaggi mentre altri tipi di nomi (navi, civiltà etc…) hanno traduzioni alternative come ad esempio “sand people” che nel film veniva tradotto come “sabbipodi” e nel libro come “insabbiati” oppure traduzioni superflue come la nave di Ian Solo che nel libro si chiama “Falcone Millennario” (doppia elle, doppia enne). Non sto scherzando, ho il libro alla mano! Ma di questo avevo già parlato in dettaglio in questo precedente articolo.

    Guerre Stellari

    Le dita che compaiono nella foto sono proprio le mie, come mio è il libro.


    Un modesto inizio

    1976

    Salve, sono la star di un nuovo film dove interpreto un contadino


     
    Convention 1976

    La scritta “FILMS SUPER 8” e il cartello NO SMOKING ci ricordano che siamo negli anni ’70


    Al Comic-con di San Diego nel 1976 uno sconosciuto Mark Hamill ed un modesto tavolino con volantini e qualche spilla pubblicizzavano un film in arrivo l’anno seguente, un film chiamato “Star Wars“. Il logo che appariva sulle spille era ancora provvisorio ed in uno stile anni ’30, come il Flash Gordon a cui si ispirava, così come provvisrio era il poster in vendita al banco. Il poster era opera dall’artista Howard Chaykin.
    Anche in Italia abbiamo avuto delle locandine preliminari con il titolo provvisorio di “Guerre delle stelle” (un po’ come il titolo che ha poi assunto in Francia). Ne avevo una rara foto, purtroppo perduta nei meandri dei miei hard disk, quindi lascio quest’ultima informazione come leggenda non verificata.


    Che lo sforzo sia con voi

    Spaceballs
    Esistono tanti ridoppiaggi comici di questo film. Tra i più famosi in Italia (e forse l’unico ben riuscito) c’è Star Whores di CarlettoFX, fondatore della band GemBoy, e i piccoli spezzoni comici dei Nido del Cuculo. Tra le parodie cinematografiche ricordiamo inoltre il film di Mel Brooks “Balle spaziali” (Spaceballs, 1987) nel quale “la Forza” viene ribattezzata “lo Sforzo”, adattando splendidamente l’originale “the Schwartz”.


    Un gruppo di doppiaggio di tutto rispetto

    Tu ridoppi me? TU… RIDOPPI… ME?


    L’adattamento italiano è stato curato da Roberto De Leonardis, mentre il doppiaggio è stato diretto da Mario Maldesi. Le scene aggiunte per l’edizione speciale del 1997, invece, sono state doppiate sotto la direzione di Tonino Accolla.
    Nelle scene aggiunte del ’97 Stefano Satta Flores (deceduto nel 1985) è stato sostituito da Angelo Maggi per Ian Solo mentre Francesco Prando ha sostituito Claudio Capone su Luke Skywalker nonostante Capone fosse ancora vivo e attivo nel 1997.
    Tutte le scene sottotitolate (quelle di Jabba nel primo e terzo film e quelle del cacciatore di taglie Greedo) sono state ritradotte da capo e non riportano le stesse frasi della prima versione uscita al cinema. È facile notare infatti come le risposte di Ian Solo non corrispondano bene alle frasi sottotitolate del cacciatore di taglie e la traduzione per Jabba nel Ritorno dello Jedi è molto più banale, mancando di parole come immaginoso.


    Pronto, ma chi parla?

    Caramellina? Qui “chiodo arrugginito”…

    Nel film sono presenti alcuni errori di doppiaggio, durante l’attacco alla Morte Nera, il personaggio di Davish Krail (Oro Cinque, dei Caccia Ala-Y) è stato scambiato per Garven Dreis (il Capo Rosso dei Caccia Ala-X) e quindi doppiato da Vittorio Congia. Ad un certo punto Krail si rivolge a Dreis affermando di essere “Capo Rosso” e chiamando l’altro “Oro 9”. Quest’ultimo si ritrova ad avere così un altro doppiatore, dopodiché, quando il personaggio di Krail viene tolto di scena, Garven Dreis ritorna a parlare con la voce di Congia (e riafferma a sua volta di essere “Capo Rosso”). Altro errore è stato quello di affidare a due doppiatori diversi il doppiaggio di Jon Vander, il Capo Oro dei Caccia Ala-Y: il primo doppiatore non è noto, mentre il secondo è Sergio Di Giulio, che doppia solo le ultime tre battute del personaggio.

    (Dal sito Antonio Genna)

    Questi errori sono giustificabili dal fatto che, in inglese, alle comunicazioni radio tra i vari caccia è stato aggiunto un disturbo audio tanto caro a Lucas (e molto utilizzato anche nel suo L’Uomo che Fuggì dal Futuro). L’effetto fu ottenuto registrando le conversazioni attraverso radio a onde corte, questo disturbo intenzionale purtroppo non rende sempre ben riconoscibile la voce dei vari interlocutori.
    Nel doppiaggio italiano manca questo effetto sonoro (sostituito probabilmente da una generica “mano sulla bocca”) che quasi sicuramente è all’origine della confusione nel doppiaggio di alcuni attori.


    Sottotitoli problematici

    Sottotitoli originali

    “Miodddddio, negli anni ’70 non sapevano come tradurre l’inglese!!1!! Devo correre a lamentarmene su Bloopers.it”

    Un altro dettaglio che potrebbe essere scambiato per un errore di traduzione compare nella pellicola italiana del 1977 dove Greedo parla di “ogni Bounty Killer della galassia”. Bounty Killer non significa altro che cacciatore di taglie, esiste nel dizionario italiano ed appartiene al lessico cinematografico (e dei fumetti) del genere western. Dato che Guerre Stellari è stato più volte definito come “un western nello spazio” si può intuire il perché di questa scelta. In inglese i sottotitoli leggevano “every bounty hunter in the galaxy“. Strano ma vero, nell’Italia degli anni ’70 dove in pochi conoscevano l’inglese un “bounty hunter” era noto proprio come “Bounty Killer”, come dimostrato per esempio dal titolo di un libro “Se sei vivo, spara! Storie di pistoleri, banditi e bounty killers nel western all’italiana (1942-1998) di Gianfranco Casadio (Angelo Longo Editore, 2008) o da questo cartone animato, oppure ancora da questa copertina di Zagor n°325.
    Questo a dimostrazione che anche ciò che potrebbe sembrare un umano errore dell’inarrivabile Roberto De Leonardis poi alla fine non si rivela mai tale (aspettate solo di leggere l’ultima curiosità in questo articolo e capirete a cosa alludo). Insomma, un altro presunto errore sfatato ancor prima che potesse emergere su siti come Bloopers.it (in pochi hanno visto o ricordano la pellicola originale).
    La traduzione dei sottotitoli fu alterata in tutte le successive riedizioni di Guerre Stellari tranne che nella videocassetta del 1995 dove i sottotitoli non compaiono affatto! Nell’edizione speciale del 1997 invece la nuova traduzione dei sottotitoli non combacia perfettamente con le risposte di Ian Solo.

    [Nota: l’immagine usata sopra proviene dal nostro progetto di preservazione della versione cinematografica di Guerre Stellari in HD, bella vero?]


    Guerre stellari l’audiolibro

    Guerre stellari. La storia, le musiche e le foto originali del film. L’audiolibro in formato 45 giri abbinato ad un book illustrato (Buena Vista, 1980)
    © Foto Cristina Caudano

    Nel gennaio 1980 la Disney (Buena Vista) produsse un audiolibro in formato 45 giri sulla scia del successo della trilogia. Il disco era abbinato ad un libretto con 24 pagine illustrate e riguardanti la trama del film. Il doppiaggio italiano fu affidato però ad una diversa società di doppiaggio, la DEFIS, e da qui i dialoghi furono completamente riadattati (ma non i nomi dei personaggi) e il cast vocale cambiato: Claudio Sorrentino su Luke Skywalker, Mario Bardella su Lord Fener, Laura Gianoli sulla principessa Leila, Dario Penne su Ian Solo (che curiosamente aveva già doppiato Lando Calrissian nel film L’Impero Colpisce Ancora) e infine Antonio Colonnello come voce narrante.


    Guerre stellari: lo show televisivo

    SWHS (2)
    Nel 1978 fu prodotto uno show per la televisione intitolato The Star Wars Holiday Special.
    Questo spettacolino, trasmesso negli Stati Uniti per la prima e unica volta il 17 novembre 1978 dall’emittente statunitense CBS, non è mai stato distribuito in nessun formato e le uniche copie disponibili sono quelle registrate da quell’unica messa in onda. Inutile dire che una cosa così rara non è mai neanche arrivata in Italia.
    La storia principale del film vede come protagonista Ciubecca e Ian Solo in visita su Kashyyyk, pianeta natale di Ciubecca, per celebrare il “Life Day” ovvero “la giornata della vita”, una sorta di “Natale spaziale”. Lo show introduce per la prima volta tre membri della famiglia di Ciubecca (suo padre Attichitcuk, la moglie Mallatobuck o Malla e il figlio Lumpawarrump o Lumpy) e contiene inoltre diversi elementi televisivi, inclusi siparietti comici, canzoni, balli coreografati e uno spezzone animato nel quale viene introdotto per la prima volta il famoso personaggio di Boba Fett.

     Boba Fett Boba Fett

    Uno spettacolo insomma che potrebbe ricordare lo special di natale che giravano nel film S.O.S. Fantasmi con Bill Murray.
    Lucas ha finito con l’odiare questo prodotto televisivo, tanto che è possibile vederlo solo attraverso copie amatoriali registrate all’epoca ed ha affermato che, se solo potesse, distruggerebbe tutte quelle che sono ancora in circolazione.
    Uno sketch comico realizzato per il blog Redlettermedia.com mostra George Lucas (interpretato da Rich Evans) che ad una convention del 2011 acquista tutte le copie dell’Holiday Special per poi distruggerle sistematicamente.

    L’IMPERO COLPISCE ANCORA

    Il piano B di Lucas

    La Gemma di Kaiburr
    Oltre a scrivere la “novellizzazione” di Guerre Stellari, Alan Dean Foster fu allo stesso tempo incaricato di scrivere un secondo romanzo da sfruttare per un eventuale seguito a basso costo di Guerre Stellari, nel caso quest’ultimo fosse andato male al botteghino; tuttavia, alla pubblicazione del libro nel 1978, il successo mondiale del film era già evidente e così la trama del libro fu abbandonata in favore del seguito non a basso costo che piaceva a Lucas.
    La trama del libro si concentra principalmente su Luke e Leila alla ricerca di un cristallo che incrementa i poteri della Forza. Ian Solo e Ciubecca sono soltanto nominati ma non compaiono nella storia, difatti i due pirati spaziali erano originariamente solo personaggi secondari. Le ambientazioni contemplate nella storia erano molto limitate per poter mantenere il budget ai minimi termini e avrebbero previsto il riutilizzo di materiale avanzato dal primo film. Alcuni elementi della storia inoltre si rifanno a concetti di Lucas in seguito abbandonati (come i cristalli che amplificano la Forza) ma ripresi successivamente nel cosiddetto “universo espanso” che comprende i videogiochi, fumetti e romanzi derivativi.


    Il cacciatore senza nome


    Ci avete mai fatto caso? Nel L’Impero Colpisce Ancora nessuno chiama mai il cacciatore di taglie Boba Fett per nome. Si fa riferimento a lui soltanto come “cacciatore di taglie”. Inoltre in molte scene in italiano sembra avere una voce quasi robotica, caratteristica mai presente in inglese. Una caratteristica che nella nostra lingua aumentava inutilmente il mistero sull’identità di questo personaggio… dovevamo forse credere che fosse un robot?


    Tanti interpreti… un solo personaggio

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    La voce dell’imperatore appartiene all’attore teatrale Clive Revill; il volto, invece, pur coperto da una maschera, è di Elaine Baker, la moglie di un truccatore (come a dire “prendete la prima persona qualsiasi che si trova in sala”).
    Successivamente, nel Ritorno dello Jedi, l’attore scozzese Ian McDiarmid fornì sia la voce (in italiano doppiato da Alvise Battain) che il volto dell’imperatore e ritornò al suo ruolo anche per i “prequel”.
    In italiano la voce dell’ologramma dell’imperatore ne’ L’Impero colpisce ancora si suppone appartenere al doppiatore Roberto Villa e successivamente sostituita, nella versione “ritoccata” del 2004, da Carlo Reali che intanto aveva dato la propria voce a Ian McDiarmid nei primi due prequel.
    Dico “si suppone” perché il nome del doppiatore dell’ologramma dell’imperatore non compare da nessuna parte, ho dunque chiesto ad orecchie esperte. Un ringraziamento per aver riconosciuto Roberto Villa va a “Swann” del blog dvdessential.it. Non troverete questa informazione altrove! È un’esclusiva di doppiaggiitailoti, se la riportate altrove aggiungeteci alle citazioni.

    Riassumendo cronologicamente, nel ruolo dell’imperatore abbiamo:
    Impero Colpisce Ancora (1980)
    Clive Revill (voce)… Roberto Villa (voce italiana)
    Il Ritorno dello Jedi (1983)
    Ian McDiarmid (attore e voce)… Alvise Battain (voce italiana)
    Episodio I (1999)
    Ian McDiarmid (come senat. Palpatine)… Carlo Reali (voce italiana)
    Ian McDiarmid (come Darth Sidious)… Gianni Bonagura (voce italiana)
    [in Italia ci piace dare da mangiare a più persone]
    Episodio II (2002)
    Ian McDiarmid… Carlo Reali (voce italiana sia di Palpatine che di Darth Sidious)
    Impero Colpisce Ancora (scena alternativa dal 2004, in DVD e Bluray)
    Clive Revill (voce)… Claudio Reali (voce italiana)
    Episodio III (2005)
    Ian McDiarmid… Francesco Vairano (voce italiana)


    IL RITORNO DELLO JEDI

    Grammatica Jedi

    Solo per questo episodio è stato cambiato, per questioni di sonorità, l’utilizzo dell’articolo con cui ci si riferisce ai Cavalieri Jedi. Ad esempio “un Jedi” è diventato “uno Jedi”, e anche il titolo del film è passato dall’essere “Il ritorno del Jedi” a “Il ritorno dello Jedi”.

    (Da Antonio Genna)


    Ai bambini piaceranno…

    Non si sa cosa sia peggio… la capigliatura anni ’80 su un infante oppure gli occhi sgranati del pupazzo


    Il successo di Il Ritorno dello Jedi e dei personaggi introdotti nel film, gli Ewok, tra gli spettatori più piccoli ha dato vita a due opere televisive derivative (spin-off) di scarso successo:
    LavventuradegliEwoks

    Ogni allusione al poster del cartone del Signore degli Anelli è puramente casuale


    L’Avventura degli Ewoks (The Ewoks Adventure, USA, 1984)
    e
    Il Ritorno degli Ewoks (Ewoks: The Battle for Endor, USA, 1985)
    Entrambi sono ambientati sulla luna boscosa di Endor, dove si era svolto in larga parte il terzo film della trilogia originale, e sono collocati cronologicamente tra L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Esiste anche una serie a cartoni animati chiamata semplicemente “Ewoks” trasmessa da Rete 4 nel 1987 e pubblicata anche in VHS.


    Un adattamento di classe

    …e, di punto in bianco, Lando Calrissian disse: “sparate a punto in bianco!”


    Durante l’attacco alla Morte Nera Lando Calrissian ordina di sparare sulle astronavi imperiali “a punto in bianco“:

    Sì ho detto più vicino! Accorciate le distanze e sparate sulle torpediniere stellari a punto in bianco.
    (Originale: Yes! I said closer! Move as close as you can and engage those Star Destroyers at point-blank range.)

    Questa battuta è spesso considerata un esempio di cattiva traduzione poiché confusa con il gergale “di punto in bianco” che invece significa “all’improvviso” e non “a distanza ravvicinata”.
    A punto in bianco”, nel gergo militare della balistica, significa proprio a distanza così ravvicinata da non essere necessario prendere la mira, ovvero a bruciapelo. (Fonte Treccani)

    Galeoni che sparano a punto in bianco


    Proprio quando pensavate di aver trovato un errore grave di traduzione ecco che De Leonardis e Maldesi vi cagano in testa… e mi riferisco a colui o coloro che hanno segnalato questo presunto errore sul sito Bloopers.it e ai cani che hanno riportato questa informazione senza le verifiche del caso. Volete raccontarla proprio a De Leonardis che prima di diventare adattatore aveva studiato all’Accademia Navale per seguire le orme del padre ammiraglio? C’è da sparargli a punto in bianco a questi qui!

    roberto de leonardis

  • Adattamenti… necessari (1): Here’s Johnny di Shining e Hitler in Ghostbusters

    Credo che il titolo di questo articolo non abbia bisogno di molte spiegazioni. È facile accanirsi contro gli adattamenti e il doppiaggio italiano facendo di ogni erba un fascio e ne ho letti di commenti sulla rete dove i miei connazionali si lamentavano dell’alterazione dei dialoghi originali. Molte di queste lamentele erano lecite e giustificatissime. Non mancano però anche i commenti fini a sé stessi di gente apparentemente più impegnata a stilare liste che a proporre critiche sensate.
    Perchò ho deciso di presentarvi alcune scelte di adattamento che potrebbero far lamentare alcuni ma che ritengo siano state necessarie e che abbiano una ragion d’essere. Credo che potrei farne una nuova rubrica visto che di adattamenti italiani “necessari” ce ne sono a bizzeffe. Oggi mi limito a due casi:

    SHINING: Here’s Johnny! Ma chi è Johnny?

    Here's Johnny! Frase di Jack Nicholson in Shining, in italiano è diventata sono il lupo cattivo
    Nella scena in cui Jack Nicholson (nei panni di Jack Torrance) prende ad accettate la porta dietro alla quale si nascondono moglie e figlio, viene pronunciata una frase molto celebre in America “here’s Johnny!” (traducibile come “ecco a voi Johnny!” e a breve scoprirete perché).
    In italiano Nicholson dice invece “sono il lupo cattivo“. Ora, di primo acchito qualcuno potrebbe lamentarsi di questa scelta ma è davvero il caso di farlo? Perché Nicholson, che nel film si chiama Jack, si presenta come Johnny? Chi è questo Johnny?

    Here’s Johnny” deriva da un programma televisivo americano “The Tonight Show” presentato da un certo Johnny Carson che divenne celebre per il tormentone “here’s Johnny!” che lo introduceva. Questo show andò in onda per ben 30 anni (!) avendo un impatto culturale notevole sugli statunitensi, un po’ come il nostro “allegria!” di Mike Bongiorno. È ovvio che in nessun altro paese avrebbe senso tradurre “here’s Johnny” alla lettera (gran parte dei cittadini britannici ne ignorarono il significato per molti anni prima dell’avvento di internet) e tutto sommato il riferimento al “lupo cattivo” in italiano è un’ottima scelta di traduzione visto che nella stessa scena si fa riferimento alla fiaba dei tre porcellini e a Cappuccetto Rosso (anche se quest’ultima è presente solo italiano, in inglese si parla solo della fiaba dei porcellini).

    Considerate anche che chi adattava i film di Kubrick in italiano non era certo l’ultimo venuto (un certo Aragno e un certo Maldesi di cui ho già parlato nel mio blog un paio di volte). Insomma, prima di lamentarsi di un adattamento è bene chiedersi se avrebbe avuto senso una traduzione alla lettera che nessuno in Italia avrebbe compreso.

    GHOSTBUSTERS: J. Edgar Hoover o Hitler?

    J. Edgar Hoover e Hitler messi a confronto con l'uomo della pubblicità dei Marshmallow dal film Ghostbusters
    Nelle scene finali del film una divinità sumera Gozer offre agli acchiappafantasmi di scegliere la forma del mostro che li avrebbe distrutti (Dan Aykroyd sceglierà poi il Marshmallow Man). Prima di tale infausta scelta Bill Murray (nei panni di Peter Venkman) ne approfitta per una battuta satirica:

    Gozer: Choose! Choose the form of the Destructor!
    Peter: Whoa! I get it, I get it. Very cute! Whatever we think of – if we think of J. Edgar Hoover, J. Edgar Hoover will appear and destroy us, okay?

    In italiano:

    Gozer: Scegliete, scegliete la forma del distruggitore!
    Peter: Oh! oh, ho capito ho capito, hoho molto carino. A qualunque cosa pensiamo, se pensiamo ad Adolfo Hitler, Hitler appare e ci distrugge chiaro?

    J. Edgar Hoover è stato il fautore dell’FBI ed il suo primo direttore, forse lo risentirete nominare spesso perché ne hanno fatto un film con Di Caprio di recente. Abusò del suo potere per castigare dissidenti politici, attivisti per i diritti civili e presunti comunisti, accumulò informazioni diffamanti da usare contro avversari politici e ovviamente non volle mai dimettersi dalla sua poltrona (direttore dal ’24 al ’72!); diversi presidenti degli Stati Uniti considerarono l’estromissione di Hoover ma vi rinunciarono per paura di essere infangati (vi suona familiare questo genere di comportamento?). Pensate che ostacolò persino la carriera di molti agenti dell’FBI per gelosìa, nonostante i loro incredibili meriti.

    Nel 1984, anno dei Ghostbusters, Hoover se lo ricordavano ancora in molti, era stato protagonista di quasi cinquant’anni di storia americana. In Italia però il nome era pressoché sconosciuto, è per questo che, dovendo scegliere un’alternativa valida alla frase di Bill Murray su chi temere in caso di un suo ritorno, mi sembra lecita la scelta di Hitler… inoltre suona anche come una cosa che avrebbe realmente potuto dire un americano in tale situazione.

    L’adattamento da Hoover a Hitler è più che giustificato, manca di satira politica (che noi non avremmo comunque compreso) ma ha un suo impatto immediato… che è alla fin fine l’obiettivo dell’adattamento. Perché i film non si traducono solo alla lettera, vanno anche adattati.

  • Si può fare! Frankenstein Junior ci insegna ad esigere di più dal doppiaggio italiano


    Se mi chiedessero un esempio di film ben doppiato e rappresentativo dell’alta qualità a cui l’Italia può aspirare non potrei che rispondervi Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974) di Mel Brooks il cui adattamento e doppiaggio a cura di Mario Maldesi non solo è brillante come tutti gli adattamenti di Maldesi ma le battute sembrano così azzeccate in italiano che in alcuni casi sono addirittura più divertenti o meglio recitate delle originali (e in tutti gli altri casi sono di pari qualità). Non è un caso che in Italia questo film abbia un numero di appassionati non indifferente e che sia stato l’unico (per quanto ne so) ad avere un’edizione DVD dedicata specificatamente ai fan italiani, la Frankenstein Junior Italian Fans Edition, sebbene io aborra l’idea di mettere il titolo in inglese per un edizione dedicata proprio ai fan italiani (che ironia!).

    Vi cito la traduzione di alcune, poche, battute-esempio:

    What knockers!
    Mai visti due così!

    con doppio senso sia verso i giganteschi batacchi del portone, sia verso i seni prosperosi dell’assistente (knocker difatti vuol dire batacchio ma il plurale, knockers, è più comunemente usato per indicare seni prosperosi).

    Persino la celebre battuta “lupo ulu-là, castello ulu-lì” per quanto non esattamente in pari con il gioco lessicale di werewolf -> where wolf -> there wolf, è pur sempre un coraggioso e astuto adattamento che mantiene persino il “there” (il in ulu) giocando più sul nonsense che sul gioco di pronunce (impossibile da rendere in italiano) ma cavandosela comunque egregiamente; difatti credo che sia una delle frasi più celebri per i fan italiani del film.

    Per chi non ha familiarità con l’inglese, la battuta originale si basa sulla somiglianza di pronuncia tra la parola werewolf (lupo mannaro) e “where wolf?” (traducibile con “dov’è lupo?”, detto alla tedesca) alla quale Igor risponde: “there. There wolf, there castle” (che se volessimo tradurre sempre mantenendo il costrutto finto-tedesco verrebbe qualcosa tipo: “lì. Lupo essere lì, castello essere là”).

    – Damn your eyes!
    – Too late. (indicando gli occhi protrudenti)
    che in italiano diventa…
    – Ma questo è un malocchio!
    – E questo no?

    Quest’ultima battuta è persino più divertente in italiano che in inglese. Quando mi capita di vedere il film in inglese questa è la battuta di cui sento più la mancanza.
    In inglese sarebbe qualcosa tipo: “maledetti gli occhi tuoi!” / “troppo tardi“.

    L’adattamento è così curato che persino quando Frau Blücher chiede al barone se necessita di qualcosa da bere prima di andare a dormire, la scelta di bevande è stata leggermente alterata per mantenere riferimenti noti al pubblico. In inglese c’era un brandy, poi del warm milk (latte caldo) e infine Ovaltine (prodotto molto popolare in America, praticamente identico al Nesquik). In italiano invece venivano offerti: brandy, una buona camomilla e infine orzata con latte.

    L’alterazione da latte caldo a camomilla è certamente dettata dall’abitudine più tradizionalmente italiana della camomilla (praticamente sconosciuta nei paesi anglosassoni in cui è più comune il latte caldo prima di andare a dormire), inoltre il movimento della bocca per dire “warm” (wooom) è quasi identico a quello che facciamo per dire “buon”. L’Ovaltine invece non era così noto in Italia anche se suppongo che l’idea dell’orzata con latte venga dal fatto che l’Ovaltine avesse come ingrediente principale l’estratto di malto (il nome italiano difatti è Ovomaltina). Avrebbe potuto dire “Ovomaltina” o “Nesquik con latte” ma nel 1974 il Nesquik era stato solo da poco introdotto (1971) e dubito che godesse già di una diffusa notorietà. Non so neanche se l’Ovomaltina svizzera fosse arrivata in Italia nel 1974. Insomma queste alterazioni sono più che comprensibili e, anzi, direi necessarie.

    Il successo del film non è dovuto soltanto al riuscitissimo adattamento ma anche alla scelta dei doppiatori, eccezionali dal primo all’ultimo. In primis Oreste Lionello (nei panni di Gene Wilder) che fa ridere anche a prescindere dal contenuto delle sue battute e ben si associa al volto di Wilder; il formidabile labiale è attestato da quel “si può fare“, una frase che sembra emergere direttamente dalla bocca di Wilder, tanto che molti si domandano quale possa essere la battuta originale. Si può fare nella versione inglese è it could work!.

    Il povero Lionello è morto nel 2009 lasciando sguarnito Woody Allen di cui era doppiatore ufficiale ma facendoci anche rimpiangere quelle strillanti performance che rendevano Wilder ancor più divertente in alcuni dei suoi film; chi ricorda ancora lo stizzato “porca puttana!” di Wilder nel film Wagons lits con omicidi (Silver Streak, 1976)? E il primo “nano-nano” di Robin Williams in Mork & Mindy? Oppure la logorrea di Rick Moranis nei film dei Ghostbusters? Vi confido che un mio desiderio segreto è quello di riuscire ad imitare Oreste Lionello soltanto per poter usare le sue celebri frasi in ambiti quotidiani (specialmente il “si… può… fa-re!” di Frankenstein Junior). Non è da tutti saper far ridere con il solo modo di pronunciare le parole.

    Silvio Spaccesi che doppia Gene Hackman è un altro degno di nota. Con il suo personaggio dell’eremita cieco, Abelardo (Harold in inglese), ispira ilarità al solo sentirlo recitare.
    Persino la mia ragazza, cittadina del Regno Unito, che è molto affezionata al film originale, trova che i dialoghi italiani siano all’altezza, con parole e frasi altrettanto memorabili (“sigari?“).

    La morale è che adattamenti e doppiaggi di qualità possono e DEVONO esser fatti.

    Frankenstein Junior ci insegna che non solo è possibile rendere a pieno un film straniero grazie ad un lavoro di adattamento e doppiaggio ben fatto, ma che lo si può persino migliorare in determinati punti (come dimostrato dalla battuta del malocchio).

    Paradossalmente il mio unico dubbio rimane sulla scelta del titolo Frankenstein Junior (essendo l’originale Young Frankenstein) ma non avendone di migliori da proporre non me ne lamento! Essendo “junior” una parola più comune nel mondo anglosassone che in quello italico ho sempre pensato che Frankenstein Junior fosse proprio il titolo originale. La prima volta che lo dissi alla mia ragazza lei spalancò gli occhi e ancora oggi ride di tale curioso titolo! Quindi penso che alla fin fine la scelta del titolo italiano abbia funzionato: se fa ridere… funziona, no?

  • Arancia Meccanica, fior fiore del doppiaggio

    Scena dal film Arancia Meccanica, i drughi sull'auto da corsa Durango 95
    Non credo esista opera scritta in inglese di più difficile traduzione di Arancia meccanica. Il solo fatto che la fruibilità del film (e del libro) sia eguale in italiano come in inglese è a dimostrazione delle elevatissime potenzialità presenti nel nostro paese. Posso in tutta franchezza dichiarare che Arancia meccanica è un vero rappresentante dell’eccellenza italiana nell’adattamento dei dialoghi, nella recitazione e nella traduzione. Già il libro offrì una sfida probabilmente unica nel suo genere, tradurre uno slang futuristico comprensibile solo per associazione di idee ed immagini mentali. L’adattamento italiano di concetti reconditi e di un dialogo intriso di neologismi frammisti a vocaboli dal russo e dal dialetto londinese “cockney” è semplicemente un’impresa senza pari; un tale sforzo lo si poteva soltanto sperare dai professionisti degli anni ’60 e ’70.

    Arancia meccanica, un doppiaggio molto karasciò

    Un esempio che voglio riportare è l’espressione “real horrorshow” tradotto come “molto karascov”. Entrambi le frasi (nella cultura inglese e italiana rispettivamente) portano alla mente lo stesso concetto, “qualcosa di molto piacevole” (se avessero lasciato horrorshow anche in italiano si avrebbe avuto l’effetto opposto, l’idea di qualcosa di negativo).

    L’espressione deriva dal nadsat, la lingua inventata dall’autore Anthony Burgess e usata dai personaggi del suo romanzo, contenente termini ed espressioni in parte inventate e in parte prese dal russo ma con grafie e pronunce inglesi. Così la parola russa khorosho (buono) diventa in inglese horrorshow e in italiano “karasciò”. In entrambi i casi si tratta di una storpiatura della stessa parola russa, tradurlo direttamente dall’inglese non avrebbe avuto senso e da questo punto di vista il dialoghista italiano (Roberto De Leonardis) ha lavorato molto meglio del traduttore del libro che aveva trasfromato horrorshow in cinebrivido, per quanto affascinante come parola di certo è molto lontana dal reale motivo dietro l’uso di horrorshow. Da questo semplice esempio si capisce che gli autori italiani (il trio Aragno all’edizione italiana, De Leonardis ai dialoghi e Maldesi alla direzione del doppiaggio) siano andati all’origine delle singole parole e non si siano fermati ad una semplice traduzione.

    Titoli di coda di Arancia meccanica da VHS, in cui si legge Riccardo Aragno, dialoghi di Roberto De Leonardis, diretto da Mario Maldesi

    Dalla VHS di Arancia Meccanica, cartelli poi scomparsi dal DVD in poi

    Il “dolce su e giù” invece che “the old in-out in-out” (riferito al rapporto sessuale e inteso come abbreviazione di “the good old in-out”, cioè il buon vecchio su e giù) è un altro piccolissimo esempio. “Il vecchio dentro e fuori” non sarebbe stato altrettanto efficace in italiano, comprensibile forse ma non immediato come in-out è per la lingua inglese.

    Pochi in realtà sono gli adattamenti dello slang, la maggior parte dei termini (specie quelli russi) sono mantenuti tali e quali anche nel doppiaggio italiano. Tutto questo lo dobbiamo al grande Riccardo Aragno (1915-2003), curatore di tutti gli adattamenti italiani dei film di Kubrick, al dialoghista Roberto De Leonardis e agli attori di teatro, diretti da Mario Maldesi, che prestarono la loro voce per il doppiaggio del film.

    Malcom McDowel che ispeziona il vino prima di berlo, da una scena del film Arancia meccanica
    Quando voglio guardare Arancia Meccanica sono sempre indeciso se metterlo in inglese o in italiano. La scelta è a suo modo equivalente e alcune frasi sono addirittura più memorabili in italiano, cito ad esempio soltanto “SON BUONI ALMENO???” che chi ha visto il film ricorderà sicuramente (vedi immagine sopra) e in generale tutti i dialoghi del personaggio dello scrittore, doppiato da Silvio Spaccesi (già doppiatore di Yoda e del cieco in Frankenstein Junior, ma per me memorabile anche per il suo ruolo del mago imbroglione nel film Pacco, doppio pacco e contropaccotto).

    Un peccato però che i graffiti sui muri non abbiano (almeno nel mio DVD) la traduzione sottotitolata. Uno in particolare mi ha fatto sempre ridere: quello che recita “IF IT MOVES KISS IT” riferendosi al pene disegnato sulla figura di un anziano (ironia anglosassone da graffiti, ma forse anche tradotta non farebbe ridere gli italiani).

    Brigadieri inglesi?

    Dopo tanto elogi, non sarei me stesso se non avessi qualcosa da far notare. Una sciocchezza in realtà ma che mi fa sempre sorridere. Nel finale, quando la personalità politica viene a trovare il protagonista all’ospedale chiede all’agente di guardia di uscire un momento.

    Just wait outside for a moment, officer
    Per favore vuole aspettare fuori, brigadiere?

    La cosa che può far ridere oggi è l’uso della parola “brigadiere” invece di un più generico “agente”, cioè di una carica che suona assai poco britannica. Forse nel 1971 il ruolo del piantone in ospedale era riservato esclusivamente ai brigadieri? La scelta non è neanche giustificata dal labiale in quanto i personaggi sono ben lontani dalla cinepresa, quindi ci dev’essere una spiegazione che forse sfugge alle orecchie moderne. Una risposta ce la dà la voce relativa a “Brigadiere” su Wikipedia:

    Fino al 1992 il grado di brigadiere era in uso anche nel disciolto Corpo degli agenti di custodia (ora Corpo di polizia penitenziaria), e fino al 1981 era in uso nel Corpo delle guardie di pubblica sicurezza (ora Polizia di Stato); attualmente i due corpi civili usano la corrispondente qualifica di sovrintendente.

    Nel 1971 quindi “brigadiere” indicava esattamente il ruolo del personaggio a cui viene chiesto di uscire dalla stanza di ospedale dove piantonava Alex.

    Anche quello che poteva sembrare un piccolo errore della versione italiana si rivela invece essere l’ennesima riconferma della cura con la quale è stato adattato il film nella nostra lingua. Certo, sentito oggi quel “brigadiere” lascia un attimo interdetti ma se quest’unica battuta è invecchiata maluccio ma non è certo per colpa degli adattatori. Potrebbe quindi sembrare ma non si tratta di traduzione italiota, Arancia meccanica con il suo doppiaggio rimane un esempio di eccellenza.

    VOTO DOPPIAGGIO: 10 !

    Personaggio dello scrittore dal film Arancia meccanica, in preda a una crisi

  • I Cavalieri Jedi… paladini della matematica

    Guerre Stellari (1977)
    originale

    LUKE: You fought in the Clone Wars?
    BEN: Yes, I was once a Jedi Knight the same as your father.

    versione italiota

    LUKE: Tu hai fatto la Guerra dei Quoti?
    BEN: Sì, una volta io ero un Cavaliere Jedi, come tuo padre.

    Tra tutte le più infelici scelte di doppiaggio, quella “Guerra dei Quoti” in Guerre Stellari (1977) forse è la più famosa e probabilmente la più inaspettata. Guerre Stellari, si sa, ha subito importanti scelte di adattamento nella versione italiana (specialmente nei nomi dei personaggi) allo scopo di rendere all’orecchio italiota lo stesso impatto che il film originale aveva sul pubblico americano, anche nelle sue sfumature meno evidenti; scelte, in ogni caso, giustificatissime… tutte eccetto quella dei Quoti. È pur vero che la genetica moderna era ancora relativamente recente nel ’77 ma la parola “clone” e il concetto di clonazione non erano certo delle novità nel vocabolario italiano.
    Nessuno se ne sarebbe accorto se decadi dopo Lucas non avesse deciso di riprendere il concetto della Guerra dei Quoti… ehm, Cloni, per il suo Episodio 2. Ad essere pignoli poi si dovrebbe parlare di guerre dei quoti (clone wars)… ma queste sono piccolezze in confronto all’arbitraria scelta di un nuovo nome di fantasia.
    Cosa abbiano pensato i traduttori quando lavoravano a questo film non ci è dato sapere; un mistero della fede che non manca di stimolare, di tanto in tanto, piccoli movimenti popolari (e popolani) che richiedono arbitrariamente un nuovo doppiaggio più fedele all’originale e che quindi si adatti meglio ai nuovi episodi. Inutile dire che questo sarebbe quasi un peccato contro natura, gettare nel cestino un capolavoro di doppiaggio firmato De Leonardis e Maldesi solo per un quoto e qualche nome alterato.
    Sarebbe più facile accettare invece che la “Guerra dei Cloni” non esista perché quel film è una fetecchia!
    VOTO “GUERRA DEI QUOTI” 5/10
    (dalla media di: 0 per l’assurdità e 10 per la fantasia.)