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  • TRAILER per il ritorno di Blade Runner al cinema – Uno sparo… nell'elio?

    blade runner space cinema
    In occasione del prossimo ritorno di Blade Runner al cinema (nella versione “Final Cut”), il 6 e il 7 del mese prossimo, la Warner ha caricato un trailer su YouTube.
    Qualche amico di questo blog dalle orecchie allenate ci ha invitato a guardarlo suggerendoci che forse ci fosse qualcosa di strano in questo trailer.
    Dopo attenta analisi, ho considerato alcuni fatti… ma per rendere più leggera la digestione della disquisizione che segue, suggerisco di immaginarla con la voce di Peppino Rinaldi che doppia Peter Sellers in “Uno Sparo Nel Buio”:

    “Fatti, Ercole. Fatti.”

    1. Questi ritorni al cinema avvengono in maniera quasi globale, quindi i trailer moderni sono sempre creati in massa, da montatori che lavorano per la casa di distribuzione (in questo caso la Warner).
    2. L’elemento video è sempre identico per tutti, cucito a tavolino, con le scritte che cambiano a seconda del paese. Fin qui niente di strano.
    3. L’elemento audio? Come accade spesso viene creata apposta una traccia musica/effetti e a questa vengono applicate le battute del film, in diverse lingue a seconda del paese di destinazione.
    4. Le battute ovviamente vanno montate nei punti giusti, in corrispondenza con quelle originali

    Ora, fatte queste considerazioni, ti aspetti che tutto fili liscio. Ecco invece cosa ho trovato quando sono andato ad ascoltare con attenzione il suddetto trailer:

    1. Le orecchie ci dicono, e i grafici d’onda sonora confermano, che il missaggio è stato eseguito in maniera SUINA! Ovvero pompando musica, voci e soprattutto SUPERMEGABASSI in stile dubstep. Ma su questo potremmo sorvolare perché tanto è un trailer, non riflette il missaggio del film.
    2. Cosa è successo alle voci? Anche chi non conosce il film, come il sottoscritto, noterà immediatamente che le voci degli attori sembrano passare attraverso una densa cortina di elio!

    Le voci sono accelerate!
    Come mai? Sappiamo che è soltanto un trailer e quindi non ci aspettiamo la stessa cura che si deve applicare al missaggio del film. Ma allo stesso tempo ci si chiede come, in che modo, si possa commettere un errore così balzano. Si potrebbe capire se avessero semplicemente preso la traccia audio del DVD ed usato quella, che essendo in formato PAL è già accelerata del 4% (per chi ne sa di musica, quasi tre quarti di tono più su).
    Ma la cosa è più strana, perché apparentemente (giudico soltanto dalla battuta finale del trailer, “io ne ho viste cose“) la traccia audio è stata accelerata del doppio! Come se avessero preso del materiale già in formato PAL e lo avessero accelerato nuovamente per PAL, ottenendo così un comico 8% rispetto alla pellicola originale. Quindi praticamente un tono e mezzo più alto del normale!
    Perché tutto questo?
    Siamo sempre sul piano delle supposizioni perché non sappiamo dove vengano eseguiti questi missaggi né chi li esegua. Immaginiamo comunque che siano cose fatte in fretta e furia e senza interesse, come d’altronde è inevitabile che sia, in ciò che è diventato ormai questo business devastante che è il “prodotto audiovisivo”. C’era probabilmente l’interesse a riallineare la battuta, perché era chiaro che non rientrava per intero nei pochi secondi prima del cartello finale del trailer (manca infatti una pausa tra “io ne ho” e “viste cose”, certamente tagliata proprio per quel motivo).
    In conclusione, visto che la “Final Cut” di Blade Runner è già uscita in Bluray, e nessuno si è lamentato perché gli attori avevano voci da scoiattolo, è facilmente intuibile che questo scempio lo troverete soltanto in questo indecente trailer montato alla buona, e che al cinema non ci saranno sorprese.
    Nel frattempo, prendiamo l’audio di questo trailer come uno dei tanti esempi di un semplice, ma importante concetto: l’espressione “professionista pagato” non significa quello che pensate!
    Forse non significa proprio un beneamato accidente.
     

    “Attento, salame! M’hai rotto la stecca, non ho più niente per indicare!”

  • Trailer di Mission Impossible 5: CGIL CISL e UIL in pericolo

    RENZI ALLA LEOPOLDA

    Renzi alla Leopolda


    Il 20 agosto 2015 uscirà in Italia il quinto capitolo di Mission Impossible, forse l’unica serie al mondo dove l’ultimo capitolo sembra migliore dei film precedenti. Difatti, dopo il primo film (decente parto degli anni ’90), il secondo episodio cambia stile e diventa un’oscenità unica sotto la direzione di John Woo (ancora rimpiango di averlo acquistato in DVD, mai più rivisto); il terzo era un vero e proprio aborto su pellicola, da chiedere il rimborso del biglietto anche se lo avevate scaricato pirata; il quarto non lo ricordo con disprezzo, anzi mi era sembrato niente male. Che il quinto segua l’andazzo e sia un film addirittura migliore?
    Sebbene non ricordi assolutamente niente dell’adattamento dei precedenti capitoli e, ovviamente, non sappia niente dell’adattamento di questo quinto, un’occhiata al trailer appena uscito mi ha strappato una bella risata.
    Eccovi le frasi più spassose dal nuovo trailer di “Mission Impossible 5“.

    -“l’AI-EM-EF è ben addestrata e motivata.”
    -“So che è sulla tracce del Sindacato. Come mai la CIA non ha mai avuto alcuna informazione sul Sindacato?”
    -“il Sindacato esiste”
    -“un anti AI-EM-EF
    -“Vuoi sgominare il Sindacato? È impossibile”

    C’è da sottolineare come spesso i trailer abbiano soltanto un doppiaggio provvisorio che non rispecchia sempre il prodotto finale, qualcuno ricorderà forse il trailer di Star Wars: Episodio 1 – La minaccia fantasma. Forse anche in questo caso il doppiaggio sarà più buono da Sergio. Si spera.
    Ciononostante viene da chiedersi… Ethan Hunt combatterà la CGIL quest’anno? Non c’era altro modo di tradurre “Syndacate”? Davvero nello stesso film dovremo sentirci sigle americane pronunciate in italiano (CIA) accostate ad altre pronunciate in inglese (I.M.F.)? Coerenza, questa sconosciuta. Ma che senso ha avere un’organizzazione che nella lingua italiana viene chiamata “Il Sindacato”? A meno che tale organizzazione non si camuffi come, appunto, un sindacato dei lavoratori e abbia un suo senso all’interno della trama, altrimenti non si capisce perché dovrebbero avere tale nome e avrebbe più senso lasciargli il nome in inglese a quel punto (“Syndacate”), rispetto al “Sindacato”.
    Non ho visto il trailer in inglese ma non ne ho bisogno! Posso scommetterci entrambe le palle e tutti i miei averi che in originale il nome di questa organizzazione è proprio Syndacate, se ho torto potete farvi avanti per reclamare tutto ciò che possiedo.
    Per la cronaca, con “syndacate” in America si intende un’associazione a delinquere (solitamente è un termine usato per riferirsi alla mafia), mentre il sindacato dei lavoratori nella lingua inglese si chiama “union”. Inutile che andate su un dizionario e venite a scrivermi nei commenti “ma Evit… gnegnegné, c’è scritto che syndacate si traduce anche come sindacato…”, perché il sindacato dei lavoratori in inglese è Union…
    …e basta!
    febbre da cavallo
    O faccio sgomberare il blog!
    Ci aggiorniamo ad agosto in merito.

  • VHS INFERNO: Ritorno al Futuro – Parte II

    bttf2
    Dopo la rubrica “Disc Inferno” forse è il caso di conteplare anche una “VHS Inferno” visto che, con il mio collaboratore Leo, ci imbattiamo sempre più spesso in atroci edizioni VHS fatte a risparmio e con i piedi, dove scompaiono le localizzazioni (ovvero quelle scritte che al cinema apparivano in lingua italiana al posto di quelle in inglese), dove talvolta scompaiono i sottotitoli e dove tutto questo succede a Ritorno al Futuro – Parte II
    Spilucchiamolo in tutta la sua atrocità:
    Sono scomparsi tutti i titoli in lingua italiana che erano presenti nel “master” italiano di questa pellicola, quindi “Ritorno al futuro” diventa “Back to the future” ed tutto è sottotitolato elettronicamente.
    bttf2-incastrato
    La sottotitolazione, come avevamo già visto in passato, fa schifo! Con quel leader della banda che dice “ero incastrato” invece di “sono stato incastrato”.
    Inoltre potrete notare che mancano anche i due punti tra “banda” ed “Ero”, hanno lasciato lo spazio ma quando la fabbrica di videocassette attende per far partire la produzione alle 4 del mattino non c’è neanche un secondo da perdere!
    (nota: questa versione passa spesso anche su Italia 1)
    NcFly
    I sottotitoli cambiano di colore a seconda della scena e sono pieni di refusi. In questo caso abbiamo un “NcFly” al posto di McFly. Stavano dattilografando con i piedi per scommessa?
    bttf2-licenziato
    Oltre che atroci, i sottotitoli non si curano neanche della parte audio del film doppiato che in quella scena ripete: “lei è licenziato” (e non “sei licenziato“).
    bttf2-allaprossima
    Questi sottotitoli spostati troppo in basso e tagliati… ah, che fastidio!
    bttf2-fine
    Un po’ più vicino al bordo no? Ahhh, che fastidio!!! Poi il numero romano III si legge “parte terza” e non “parte 3“; O dite “Ritorno al futuro 3” oppure “Ritorno al futuro – parte III”, del resto nei titoli all’inizio del film era sottotitolato proprio come “Ritorno al futuro 2”, neanche un minimo di coerenza! Ma che, sul finale di un lavoro di sottotitolatura da 5 minuti ci hanno lavorato dieci persone diverse?
    Mi fanno notare, inoltre, che hanno scritto FUTORO al posto di FUTURO. Cani!!!
    L’assoluta inconsistenza dei colori e dei caratteri di stampa è ancora più fastidiosa della decentratura sui sottotitoli finali, ma non peggio degli errori di traduzione, qualcuno si era proprio “incastrato” in quelli.
    Se ci aggiungiamo poi errori di battitura completiamo il quadro di una caramellosa, merdosa, versione VHS dove quasi ogni singola scena sottotitolata è venuta male, credo che questo meriti un qualche tipo di premio.
    Buonianulla, fannulloni!
     
    Intanto alla Universal, negli USA, dove producono i sottotitoli per le versioni straniere…
    infinite monkey theorem simpsons

  • Project X – Una festa che spacca


    Con sorpresa dei miei amici di lunga data, i quali mi vedono come una sorta di cinefilo un po’ snob, non mi vergogno ad ammettere che “Project X – Una festa che spacca” (2012) sia nella lista dei miei preferiti tra i film usciti negli ultimi due anni.
    La premessa era una roba trita e ritrita, per niente promettente (commedia dove uno studente non molto popolare organizza una festa in casa ma gli sfugge di controllo con conseguenze nefaste), poi ci si mette anche il trailer, così pazzesco da essere quasi da ignorare, e persino l’anno, il 2012 in generale, era poco promettente… Eppure, saranno state forse le mie basse aspettative, chissà, fatto sta che mi sono inventato varie scuse per rivederlo diverse volte in questi due anni.
    Non ho niente da dire riguardo la versione doppiata in italiano, anzi, congratulazioni a chi ha adattato i testi in italiano per non essere scaduto in dialoghi finti-giovanili che mascherano una traduzione di scarsa qualità, come era accaduto per Fright night – il vampiro della porta accanto dove i protagonisti parlavano una lingua inventata da qualche supervisore americano.
    [Paradossalmente sia Fright Night che Project X hanno avuto la stessa persona, Carlo Cosolo, all’adattamento dialoghi. Suppongo che Project X, a differenza di Fright Night, non abbia richiesto la presenza di un “supervisor” che abbaiasse nelle orecchie del direttore di doppiaggio frasi come: “niente interpretazioni! Traducete tutto alla lettera! Tutto alla lettera! Capisc?“]
    Non ho da dire niente neanche riguardo al titolo in inglese perché il motivo di quel “Project X” viene spiegato nella prima scena del film [“…e questo è Project X, yo!“] e mi piace anche il necessario sottotitolo italiano.
    Se non mi lamento del doppiaggio di questo film e nemmeno del titolo, allora di che cosa potrò mai lamentarmi, direte voi? Di una singola, dannatissima, scena sul finale o, più precisamente, delle scritte che appaiono in essa.
    Vediamo la scena in questione nella versione originale:

    Dice approssimativamente questo:

    I genitori di J.B. hanno convinto il tribunale che il ragazzo è “diversamente abile” e quindi dell’impossibilità di poterlo chiamare a giudizio.
    Le accuse sono state ritirate ma è stato costretto a prendere il pulmino per disabili per il resto del liceo.

    Prestate attenzione al segmento sottolineato e vediamo come è stato tradotto nei sottotitoli del DVD:

    The short bus” diventa “il bus più piccolo“. Perché dovrebbero fargli prendere il bus più piccolo? Che cos’è il “bus più piccolo“? Cerchiamo velocemente la definizione di “short bus“:

    short bus
    1. noun. (derogetory) school bus shorter in length than a conventional school bus commonly used to transport students with physical or mental handicaps.

    (dispregiativo) pulmino scolastico, di lunghezza inferiore rispetto al normale, usato comunemente per il trasporto di studenti con disabilità fisiche o mentali.

    Insomma lo “short bus” è un “pulmino per disabili”.
    Se me lo traducete come “il bus più piccolo” allora non avete capito un cazzo. Signori che lavorate ai sottotitoli… neanche io sapevo cos’era uno “short bus” perché non ho mai vissuto negli Stati Uniti, ma mi ci sono voluti 30 secondi per trovarlo su Google, 30… secondi!
    Questi potenti mezzi moderni esistono, usateli quando avete dubbi! Non mi traducete “short bus” come “il bus più piccolo”! Più piccolo di cosa, del vostro cervello? Ammettetelo, avete messo i sottotitoli americani in Google Translate e vi è sfuggito di correggere questo “short bus”, ammettetelo!
    [amici lettori, roteate gli occhi per me, per favore, perché i miei già rischiano di uscire dalle orbite].
    In un recente passaggio televisivo, ho notato che (caso raro) la Mediaset possiede una copia localizzata in italiano, ovvero con i titoli su schermo scritti in lingua italiana. Vediamo come hanno tradotto la stessa frase:

    “…ma lui è costretto a guidare il pulmino per il resto dell’anno scolastico…”

    Ah davvero? Fanno guidare il pulmino della scuola al ragazzo per ordine del tribunale? L’avete riletta questa frase prima di stamparla sul master italiano del film?
    Siete dei PAZZI! Perché mi volete fare impazzire? Capite adesso perché il mio avatar è Schwarzenegger che urla sul suolo di Marte? Per cose così!
    project x 3

  • Chicche quotidiane (21) – Sergio Jacquier e le foche

     
    Avevo recentemente parlato di Sergio Jacquier in occasione del mio articolo su Batman (1989), ciò che non mi era riuscito inserire era questo simpatico testo, preso da un libro chiamato “Manuale di traduzioni dall’inglese“, che ho trovato per caso durante una ricerca google e riguardante Jaquier. Ve lo ripropongo qui come “chicca quotidiana”.
    Manuale di traduzione dall'inglese

  • TITOLI ITALIOTI: Noah cioè Noè. Una riflessione sui nomi lasciati in inglese

    Noah meme dal film con Russell Crowe
    Che ci sia un piano ben strutturato per far passare i supereroi nei cinema italiani con il loro nome inglese (Captain America, The Avengers, etc…) sembra essere cosa ormai consolidata. L’effetto di questi titoli lasciati in inglese (e lasciati in inglese sono spesso anche i nomi che sentiamo nel doppiaggio, disgraziatamente) è straniante per lo spettatore italiano che l’inglese non lo sa.

    I neo-snob italioti in parte apprezzano il sentirsi vomitati addosso una valanga di vocaboli, lasciati in inglese forse per questioni di marketing (o forse soltanto perché in inglese è più cool), in parte però disprezzano il doppiaggio in sé, vivendo così in un mondo tutto loro dove gli piacerebbe che i film fossero sempre in lingua originale ma sottotitolati, altrimenti non capirebbero niente. [Nota: non sapere l’inglese è più che lecito, dire di saperlo quando le conoscenze sono scarse (ma sopravvalutate) è da capre ignoranti.]

    I pochi che l’inglese lo sanno anche troppo bene invece soffrono per gli improvvisi cambi di registro dove all’interno di una frase compare, in modo del tutto arbitrario, una parola in inglese laddove non se l’aspettavano minimamente; questo provoca un tilt di pochi millisecondi, quanto basta per far fallire l’illusione del doppiaggio ed estraendoli completamente dall’esperienza cinematografica.
    Il resto degli italiani subisce e basta, senza sapere bene perché. Perché al cinema esce un film che parla di Noè e si chiama Noah? La risposta, tanto semplice quanto insensata, è questa: perché in inglese il film si chiama “Noah”, testoni!

    La stupidità di lasciare i titoli dei film sempre e comunque in inglese è palese quando poi una giornalista del TG1 ci presenta questo film chiamandolo “Noà”, a dimostrazione che è inutile lasciare i titoli in inglese se poi la gente comune non sa neanche come pronunciarli. Per vostra curiosità personale Noah si legge “nòa” e non “noà”.
    Resta da vedere se anche nel film doppiato avranno l’ardire di chiamare il personaggio con il nome di NOAH! In tal caso ne sentirete riparlare in questo blog. Forse.

    Piccola curiosità sul doppiatore di Russell Crowe

    Luca Ward non doppia Russell Crowe nel film (nonostante lo abbia doppiato nel trailer); a detta sua non c’entra né la Universal, né lui, né Russell Crowe, ma qualche intrigo di palazzo qui in Italia. C’è anche da dire che come voce del drago nel film Lo Hobbit: La desolazione di Smaug Luca Ward era riuscito solo a metà, l’altra metà a mia modesta opinione era mal recitata, amatoriale quasi… quindi boh, godetevi Russell Crowe con la voce di Fabrizio Pucci per ora. Luca Ward sembra quasi che si sta adagiando troppo sugli allori, del resto Il gladiatore è pur sempre di 14 anni fa e L.A. Confidential ben 17 anni fa!

  • Lei… quella lì, la tizia che doppia Scarlett Johansson!

    Her
    Siamo all’alba di una nuova uscita cinematografica, “Lei” (Her, 2013) di Spike Jonze. All’alba per modo di dire perché in America era già uscito a novembre 2013 e non mi sorprenderebbe sapere che negli Stati Uniti sia già disponibile in Bluray. La chiave del successo di questo film: pagare Scarlett Johansson per qualche ora in uno studio di registrazione e far diventare la sua sola voce co-protagonista. Risultato: un’intelligenza artificiale di cui ci si potrebbe innamorare soltanto attraverso le parole… dolce, fragile e molto umana.
    Il film arriva in Italia con il solito ritardo di 4-5 mesi (ma se non altro con un titolo tradotto) e ancora prima di uscire fa scandalo…
    articolo su Lei1

    POLEMICA SUL DOPPIAGGIO: l’attrice Michaela Ramazzotti doppia Scarlett Johansson, ma la versione italiana del film di Jonze non funziona

    Intitola così “il Venerdì” senza neanche aver ancora visto il film in italiano. Lo sanno che Johansson è “stonata” anche in inglese? L’hanno sentita la voce originale oppure si basano solo su delle ricerchine nei gruppi Facebook? L’album di Scarlet Johansson “Anywhere I lay my head” ha ricevuto recensioni contrastanti e sullo scarso andante… ma questa è un’altra storia.
    Lo ammetto! Anche io, appena sentito che la voce di Scarlett Johansson è stata doppiata da Michaela Ramazzotti, ho subito pensato: chi diavolo è Michaela Ramazzotti nel mondo del doppiaggio? Può eguagliare la bravura della Johansson? Ebbene dopo aver visto il solo trailer (e sottolineo il solo trailer) un po’ mi sono pentito di tale pensiero. Almeno da ciò che si può udire nell’anteprima, l’interpretazione della Ramazzotti parrebbe essere quasi una FOTOCOPIA della voce di Scarlett Johansson! Per quello che mi riguarda potrebbe essere tranquillamente la Johansson che ha imparato l’italiano e doppia se stessa. Un discorso simile in realtà vale anche per chi doppia Joaquin Phoenix. Tutti gli attori sono stati ben caratterizzati a livello vocale… sempre per quanto mi è dato di sentire nel trailer italiano e avendo già visto il film in inglese, mesi or sono.
    Micaela Ramazzotti e Scarlett Johansson in due foto a confronto, entrambi voci doppiatrici nel film Lei di Spike Jonze
    Dato che il mio giudizio si basa unicamente sul trailer per ora, staremo a vedere se la qualità è mantenuta anche durante tutto il resto del film. Vero è però che io almeno ho giudicato sulla base di un trailer, molte riviste (online e cartacee) invece già si erano scagliate sulla scelta della Ramazzotti ancor prima di averla sentita, per partito preso, e forse a seguito di opinioni scovate su alcuni forum e gruppi Facebook dove diversi internauti, che hanno visto ed apprezzato il film in lingua originale (pur non capendola se non con l’ausilio di sottotitoli), non hanno potuto sopportare l’idea di altre interpretazioni vocali che non fossero quella originale!
    C’è invece anche chi ha visto il trailer e ha avuto un’opinione diversa dalla mia:

    La moglie di Virzì, stando a quanto si sente dal primo trailer pubblicato dalla BIM in anteprima su La Repubblica, non è in grado di reggere il peso di un’interpretazione così alta, come quella della Johansson, che pur non comparendo nemmeno per un istante in video, è ben più presente di molte altre attrici in altri film. Ma aspettiamo di vedere il film completo, in sala, per dare giudizi.

    A ciascuno la sua opinione, l’importante è che sia sempre basata sull’ascolto e non sulle voci di corridoio.
    La Ramazzotti mesì fa aveva già messo le mani avanti per evitare una crocifissione in sala mensa dicendo:

    È la mia prima volta al doppiaggio di un film così importante. La difficoltà principale è stata quella di doppiare solo una voce, perché Scarlett nel film non appare mai. Parla e basta. Una vera sfida, insomma. Io ce l’ho messa tutta.

    Sempre giudicando solo dal trailer (il che vuol dire tutto e niente) il risultato sembra ottimo per questa doppiatrice che potrebbe essere considerata quasi al pari di una “guest star” dei Simpson. Rimando ad una visione completa del film per poter giudicare, che è più di quanto hanno fatto molti a priori.
    Le doppiatrici che in passato hanno dato la voce alla Johansson sono state intervistate da Rai3 in merito alla scelta di Michaela Ramazzotti:
    Ilaria Stagni ha detto: “buon per lei“.
    Domitilla D’Amico considera la Ramazzotti “un talent” (e non è un complimento).
    Andando poi a cercarsi su internet l’opinione di chi ascolta i film doppiati senza pregiudizi sembra che il doppiaggio sia risultato decente, l’adattamento eccellente, che la Ramazzotti si sia rivelata non male e che sia riuscita a provocare le stesse emozioni che provocava la voce di Scarlett Johansson nello spettatore, persino nelle sue piccole imperfezioni comunque presenti anche nel personaggio in inglese.

    Non mi resta che RI-vedere Lei, questa volta in italiano, e giudicare per conto mio… quando uscirà il home video però. Esecuzione rimandata.

  • L’invasione delle salsicce volanti (Due nel mirino, 1990)

    Due nel mirino 1990, battuta sulla salsiccia volante

    Eccovi una piccola chicca post-natalizia: nel film “Due nel mirino” (Bird on a wire, 1990) con Mel Gibson e Goldie Hawn, i due protagonisti sono braccati continuamente e in un punto del film Goldie Hawn nota in lontananza un elicottero e Mel Gibson si ricorda di quando vederono delle salsicce volanti (?).

    Due nel mirino, e le salsicce volanti

    Le battute proferite nel film sono le seguenti:

    Goldie Hawn: Ti ricordi quando ho visto le salsicce volanti?
    Mel Gibson: si, avevamo fumato parecchio quel giorno, roba di classe.
    Goldie Hawn: strano, anche adesso ne vedo una.

    Salsicce volanti? Ma che si erano fumati i doppiatori? Controllo il copione originale scoprendo ciò che già sospettavo, in originale si parlava di “dischi volanti” (flying saucers):

    Goldie Hawn: Remember the time I saw that flying saucer?
    Mel Gibson: We were smoking some pretty heavy stuff back then.
    Goldie Hawn: I think I see another one.

    Chiamo il mio collaboratore Leo, pronto per farmi due risate ma Leo cade dalla sedia e rimane incredulo e con il culo per terra; con voce tombale proclama: quei cretini hanno capito “flying sausagesinvece di “flying saucers“.

    Il bello è che questa battuta per arrivare in sala doppiaggio ha dovuto passare varie fasi, da quella di traduzione del testo originale, il suo adattamento (dialoghi di Ruggero Busetti per la Gruppo Trenta, dice Antoniogenna), almeno una revisione, poi infine la registrazione in sala doppiaggio, evidentemente a nessuno è mai venuto un dubbio in tutti questi passaggi. A noi rimangono le salsicce volanti.

    Salsicce volanti non identificate

    Se non mi credete (perché io non mi crederei!), ho caricato la clip video su YouTube. Se non me la rimuovono potrete sentire con le vostre orecchie. Ecco la clip:

  • Sacco e Vanzetti in Bluray tornano ad essere censurati

    20130730-160629.jpg
    Sacco e Vanzetti” di Montaldo è uno di quei film che mi guardo una volta ogni morte di Papa per emozionarmi un po’, la lacrimuccia cade sempre in seguito alla recitazione di Cucciolla e alle note di Ennio Morricone che ben descrivono il dramma dell’ingiustizia.
    Da anni avevo sentito parlare di una versione televisiva della RAI, disponibile anche in VHS (e rediviva su RaiMovie), che censurava la battuta finale “viva l’anarchia” pronunciata da Gian Maria Volonté prima di essere messo sulla sedia elettrica. Inoltre sono sempre stato curioso di reperire la versione internazionale doppiata in inglese che ahimé era rimasta per anni assolutamente introvabile… queste due curiosità mi hanno portato a reperire il bluray dopo aver letto che, meraviglia delle meraviglie, conteneva anche la traccia audio in inglese.
    Ebbene questa nuova versione in alta definizione mi è caduta subito proprio lì dove non doveva, non poteva, cadere:
    1) la battuta finale “viva l’anarchia” in inglese è “I am innocent“.
    2) la battuta finale “viva l’anarchia” è omessa nella versione italiana.
    Ma come, per fare il bluray mi siete andati a recuperare la versione censurata, quando la precedente versione in DVD aveva recuperato questa parte mancante? Per altro Gian Maria Volonté apre visibilmente la bocca là dove viene a mancare l’audio e vi assicuro che in alta definizione lo si nota bene. Adesso dobbiamo attendere un’edizione speciale per riavere la versione non censurata del film? Stiamo scherzando?
    Per chi non conoscesse il film (o non conoscesse me), lo so che potrebbe sembrare cosa da poco ma odio le censure e la battuta cade proprio in un momento chiave della storia, oltretutto ribadisco che le labbra si muovono… visibilmente ma silenziosamente.
    Sul sito “avmagazine” leggo nella recensione del bluray:
    Ripristinata l’intera colonna sonora, compresa la sommessa battuta finale di Volontè “viva l’anarchia”, censurata per il passaggio televisivo.
    Il che denota che neanche controllano i Bluray che recensiscono ma riciclano soltanto informazioni di seconda mano, come i critici cinematografici che scrivono di film senza ancora averli visti (ne ho conosciuti personalmente!). Che tristezza.
    In un forum hanno persino cercato di capire il perché sia stato rilasciato questo disco con la traccia audio censurata. Ne riporto un interessante scambio di email con la casa produttrice:
    Da: Robbby
    Inviato: martedì 9 ottobre 2012 11.13
    A: RHV
    Oggetto: Sacco e Vanzetti Blu ray
    Salve,
    con mio sommo disappunto ho verificato che avete utilizzato per il Bluray del film in oggetto la versione con la battuta finale censurata dalla Rai, sinceramente non mi spiego la vostra scelta e penso sia una grave svista, se quella versione era la migliore qualitativamente potevate inserire la battuta prendendola da una qualsiasi altra fonte. Dalla RHV mi aspetto un altro tipo di attenzione, soprattutto per prodotti come questo che dovrebbero essere definitivi
    grazie, a presto
    Roberto

    ————————————————
    Da: i@ripleysfilm.it]
    Inviato: martedì 9 ottobre 2012 12:51
    A: robbu
    Oggetto: R: Sacco e Vanzetti Blu ray
    Gentile Roberto,
    in realtà non è stata una nostra scelta. La nostra intenzione infatti era di pubblicare la versione del film con la battuta “incriminata”.
    Purtroppo si è verificato un disguido e il laboratorio in fase di authoring ha utilizzato la colonna audio priva della battuta.
    Stiamo valutando la situazione per capire come procedere. Sarà nostra premura ricontattarla non appena avremo stabilito il da farsi.

    Cordiali saluti,
    S.
    Mi domando quale “da farsi” sia mai possibile, dovremmo forse credere che sostituiranno a tutti il disco bluray? Più probabilmente sono una di quelle frasi di circostanza che nascondono il vero messaggio: “abbiamo fatto la cazzata, scusate, mo’ ve lo tenete così”