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Io aborto, lui lei aborte…? Estraneo a bordo (Stowaway, 2021)

Locandina di Estraneo a Bordo, film Netflix del 2021

Da quando Netflix ha scoperto che i film ambientati in una navicella nello spazio costano poco perché c’è un unico set da costruire, è iniziata la mia rovina perché, scemo, continuo a cascarci e me li vedo tutti pensando che il prossimo sarà avvincente o almeno interessante. “Estraneo a bordo” (Stowaway in originale) tecnicamente l’ho visto, così come avevo visto The Midnight Sky di Clooney, aggiungendomi così alla statistica dei milioni di “spettatori” che li hanno visti per intero, numeri di cui probabilmente Netflix si vanta.
Questi film ambientati nello spazio sono tutti simili: attori noti, look realistico ma su premesse scientifiche che farebbero arrossire Michael Bay, lentezza cronica spacciata per profonda scelta artistica… sono tutti film che stazionano da subito sui 5 su 10 di IMDb, appena sotto la sufficienza. Brava ma non si applica.

Scena dal film Estraneo a bordo, 2021 su Netflix. Protagonista che guarda da un oblò

Guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’

 

Estraneo a bordo, ovvero l’inglese nell’adattamento italiano

Dalle solite ditte internazionali messe su da Netflix (la SDI in questo caso, dal 2018 con sede anche a Roma) ci arriva quello che ormai comincio a definire “il solito doppiaggio Netflix”, e probabilmente sto facendo un’ingiustizia a tanti altri che non soffrono dello stesso problema, insomma sto parlando del vecchio caro eccesso di inglese nei dialoghi italiani! Oh, yes.

Good check?
Good check.

Se Prime Video di Amazon continua a sorprendere con adattamenti di qualità (no, non mi pagano per dirlo, magari!), Netflix continua a tirare fuori dei piccoli aborti. Perché come altro chiamare un dialogo dove sentiamo fuori campo:

“buona fortuna, Godspeed e ci rivedremo qui tra due anni”

Scena dal film Estraneo a bordo

Reggetevi…

Godspeed con questo adattamento!

Perché qualcuno in un dialogo tradotto in italiano dovrebbe dire “godspeed”? Sì, è un augurio che viene ancora oggi fatto prima dei lanci della NASA nella formula “good luck and Godspeed”, e allora? È una buona ragione per lasciarlo nei dialoghi di un film adattato per l’Italia? Neanche Apollo 13 (1995) che raccontava una storia vera, di veri astronauti, si prodigava tanto a riportare addirittura i saluti di auguri in inglese per una qualche veridicità storica. Perché un film di fantascienza ambientato nel futuro dovrebbe? I sottotitoli in italiano infatti lo omettono, il “buona fortuna” bastava. Tanto più che lo sentiamo solo per radio, nessuna esigenza di labiale.

A riprova che non sono contro le parole in inglese “per sé”, dico subito di non aver nessun problema con i tanti “go” che sentiamo nel film, è un segnale di verifica non solo stranoto ma anche di facile comprensione visto che lo sentiamo in frasi come “segnale di go” o “per me è go“. Non solo era usato in Apollo 13 del 1995 ma già dieci anni prima lo diceva anche Ray in Ghostbusters (1984) “Pronti al mio segnale di go! Spengler, da te voglio un raggio di circonfusione, okay? Go! Okay! Tienlo lassù! Si muoverà! Tienlo su! Go!”. Un qualcosa sicuramente reso riconoscibile da una certa diretta nel luglio del 1969.

Lasciare “Godspeed” in italiano non ha senso. Dovessimo ragionare in questo modo, quasi tutte le parole nei film dovrebbero rimanere in inglese e allora a quel punto che senso ha continuare a doppiare?

Il diritto all’aborto nello spazio è garantito

Non è la prima volta che lo incontriamo (The Martian, hello??) e di certo non sarà l’ultima. I film di fantascienza nello spazio sempre più spesso parlano di “abortire” (dal comando “abort”) una missione invece del suo annullamento, come prevede il dizionario e il buonsenso. Questa scelta di traduzione si fa ancora più ridicola quando si usa la parola “aborto”, come in questo film dove sentiamo la domanda secca “aborto?”.
Il vantaggio di questa forzatura nei dialoghi italiani di molti film ambientati nello spazio? Che sul labiale ci sta ‘na bbellezz’! È l’unico vero motivo per cui in molti film viene imposto e piano piano si fa strada nella mente degli spettatori che in breve si abituano a tutto e sicuramente nei commenti vengono a dire “si dice” o “ormai ci sono abituato”. Ma è doppiaggese, puro e semplice, amplificato da un uso tipicamente settoriale da parte di astronauti italiani intervistati dalla televisione e che, ovviamente, usano quelle parole.

– Abbiamo appena superato il punto di non ritorno. Aborto?
– L’aborto è negativo.

Io aborto? Lui, lei aborte? È congiuntivo, ragioniere. Aborti lei.

Vediamo cosa dicevano i sottotitoli (che su Netflix hanno una traduzione slegata dal doppiaggio):

Scena dal film Estraneo a bordo dove nel doppiaggio abort è tradotto come aborto invece che annullamento Scena dal film Estraneo a bordo dove nel doppiaggio abort è tradotto come aborto invece che annullamento

Ah, ecco.

Aggiornamento

La dialoghista del film, da una risposta su Facebook, assicura che la scelta non fosse “aborto” ma proprio “abort”, il comando detto in inglese:

“Posso assicurare che in fase di doppiaggio è stato detto chiaramente abort. Non è la prima volta che un fiato finale o un verso puó dare l’impressione di suono vocalico. E qui l’effetto è accentuato dalla forma interrogativa. Queste sono cose che chi si occupa di doppiaggio sa bene.”

Antonella Giannini

E questo conferma il problema con la scelta di tenere molti di questi termini in inglese, se l’effetto indesiderato è poi quello di sentirci “altro” (perché non ci aspettiamo queste parole in un film in italiano) direi che comunque c’è un problema con ciò che arriva al pubblico, un problema di fruizione. Arriva qualcosa di non inteso.

Free drift, attenti a non derapare nello spazio

“MTS in free drift” (detto fuori campo)

Free drift è un termine settoriale usato dagli astronauti in lingua inglese e che poi viene riportato tale e quale in vari forum di appassionati italiani dove ha anche senso tenere TUTTE le definizioni in inglese, specialmente quando sono trascritti di comunicazioni ufficiali della NASA che gli appassionati traducono (è lì che ci troviamo abort, free drift, etc… spesso in corsivo), gli appassionati sanno cosa sono e cosa significano, li usano con cognizione di causa, volendo essere più possibili precisi e comprensibili con altri appassionati di un argomento che ha sempre fonti americane o comunque di lingua inglese. Eppure anche in questi forum di appassionati gli utenti sentono la necessità di specificare il significato di free drift, magari tra parentesi, come in Tuttovola.org, punto di incontro per gli amanti del volo, dove un utente riporta, traducendole in italiano, le notizie comunicate da un centro missione dello SpaceX:

Ore 23:20
La dimostrazione di abort comandato della Dragon, con accensioni sia prolungate che pulsate dei suoi thruster Draco è stata completata in giornata. Il veicolo ha anche dimostrato la sua modalità di free drift (volo alla deriva, N.d.R.), in cui i thruster di controllo attitudinale vengono spenti..

Da notare come anche i “thruster” rimangano in inglese, in qualsiasi settore specifico è normale comunicare mantenendo definizioni in inglese. Non vuol dire che fuori, per un vasto pubblico, si debba parlare così.

L’Associazione Nazionale Ufficiali Aeronautica lo riporta con le virgolette

A questo punto la capsula della Orbital ha dis-attivato i propri propulsori ponendosi in modalità “free drift; di seguito Parmitano ha guidato il Canadarm2 fino ad af-ferrare Cygnus e poco meno di due ore dopo ha portato a termine la manovra di aggancio con il nodo Harmony.

Addirittura Luca Parmitano nel blog dell’ESA nel suo blog ce lo traduce tra parentesi come “volo libero

Questa sarà infatti la prima volta che un astronauta europeo sarà ai comandi del CanadArm per la “cattura” di un veicolo in free drift (volo libero).

Virgolette, corsivi, parentesi, traduzioni… e questo da siti ufficiali o comunque di settore, chiaramente neanche loro danno per scontato che tutti capiscano “free drift”.  Tutto questo dovrebbe essere un grande allarme rosso per chi adatta i dialoghi di un film di fantascienza. Ha senso tenere il termine in lingua originale? È comprensibile in un dialogo fuori campo? Quanto è comprensibile?

Chi invece ha lavorato ai sottotitoli evidentemente lo riteneva traducibile… visto che lo ha tradotto.

Scena dal film Estraneo a bordo dove l'adattamento italiano dice free drift nel doppiaggio e deriva libera nei sottotitoli

Ah, tanta attenzione ai termini “originali” e poi la sorella Ava può tranquillamente diventare “Eva” in italiano. Boh

Cos’è che beviamo, Calboni? Tre BET-CH-s

Questo è il betch 62

Così sentiamo pronunciare “batch 62”, altra parola lasciata inspiegabilmente in inglese. Nella stessa frase però “row 2” diventa la “fila 2” e “section B” diventa “sezione B”, ma batch no, batch rimane in inglese e pronunciata “betch”.

“Nessun’alga del secondo BETCH è sopravvissuta”

La pronuncia tra l’altro è un’italianizzazione errata o se non altro obsoleta (dei tempi del batch processing, dell’informatica degli anni ’70). Sia gli americani che gli inglesi dicono batch con la “a” come conferma questo dizionario di pronuncia che li include tutti e due. Treccani ce lo dà come <bäč>, proprio dell’informatica. Ma pronuncia a parte, da dove viene l’idea di lasciare “batch” in inglese? È quasi come se non avessimo una parola italiana che traduca “batch”… mmh, sì, dev’essere un termine spaziale intraducibile…

Ancora una volta, sottotitoli, aiutateci voi!

scena dal film Estraneo a bordo dove qualcuno pronuncia batch in modo errato nel doppiaggio italiano mentre nei sottotitoli è tradotto come lotto

Grazie, tutto molto chiaro adesso.

In italiano è un termine legato unicamente all’informatica come conferma Treccani:

Nel linguaggio scientifico e tecnico, termine usato per caratterizzare operazioni compiute in modo intermittente. In informatica, modalità di elaborazione secondo la quale le richieste di servizio non vengono assolte immediatamente, ma sono accodate per essere soddisfatte quando lo consentirà la disponibilità delle risorse (in contrapp. alla modalità di elaborazione «in tempo reale» e a quella interattiva).

Quindi, per quanto “tecnicamente” corretto, visto che si riferisce alle colture a sistema chiuso (colture in batch) dei bioreattori usati in microbiologia, l’uso in una frase simile non aiuta la comprensione, anzi, è controproducente alla fruibilità del dialogo. La scelta di lasciare “batch” vuol dire non capire cosa arriva al pubblico per il quale si traduce. Lì dove un “lotto” sarebbe stato certamente comprensibile, o dove “coltura” avrebbe risolto la frase senza dire niente di tecnicamente sbagliato.

Fammi il backup di benzina alla macchina

“E i contenitori di backup?”

Traduzione di “backup canisters”. L’ossigeno può avere un “backup” a quanto pare.
In italiano la parola backup è associata a un salvataggio di dati informatici, non certo a riserve di gas, come confermato non solo dall’uso comune ma anche dai vocabolari (che non contemplano altri usi):

backup ‹kp› s. ingl. (propr. «sostegno, rinforzo»), usato in ital. al masch. – In informatica, procedura con la quale si realizza una copia di sicurezza (detta anch’essa backup o copia di b.) di un certo insieme di dati: la biblioteca conserva su nastro magnetico il b. degli schedarî informatici contenuti nell’elaboratore centrale.

fonte Treccani

Aiutoooo, sottotitoli!

Scena da Estraneo a bordo dove si parla di contenitori di backup nel doppiaggio italiano

Grazie. Molto meglio.

Ma possibile che frasi così semplici debbano essere complicate da intromissioni non solo superflue ma anche errate?

Conclusione

Insomma come avete capito, in questo Estraneo a bordo, l’unico vero estraneo a bordo è l’inglese, una presenza che ha ancora meno senso del tizio ferito che nella trama del film qualcuno aveva sigillato dietro ad un pannello di un’astronave in partenza per Marte (???), cosa che il film non spiegherà mai. Sì, il film è stupido, ma l’adattamento di questo doppiaggio urta. E dispiace tanto perché per il resto i dialoghi sono tutti molto naturali. Mi sa tanto di intromissione dall’alto, dall’estero, perché non posso pensare che a una persona italiana venga in mente di dire “contenitori di backup” parlando di contenitori di gas. Né parlare di bet-ch-s.

Calboni che ordine tre batches, invece che tre scotches, una gag per l'adattamento italiano di Estraneo a bordo

Aggiornamento

E invece, a quanto pare sbagliavo nell’immaginare interventi dall’estero o intromissioni esterofile dell’azienda Netflix. Flora Staglianò, che su Facebook si è presentata come “la traduttrice di Estraneo a bordo” (da non confondere con la dialoghista che invece ha il nome nei titoli di coda), difende tutte le scelte e ci tiene a specificare che Netflix in realtà avrebbe preferito una traduzione più “tradizionale”:

“No, non c’è stata nessuna intromissione dall’alto. Anzi. Netflix aveva dato la direttiva di tradurre tutto in italiano, anche le sigle iniziali usate nel lancio. Ma è stata inviata una mail in cui è stato fatto presente che in italiano sarebbe stato ridicolo.”

Flora Staglianò

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

19 Commenti

  • Carmelo

    28 Aprile 2021 alle 14:19

    “Abort” oltreché nel linguaggio fantascientifico è un termine tipico del linguaggio informatico, bene o male un PC ce l’abbiamo tutti e quindi hanno pensato, ma sì lasciamolo in inglisc. XD

    Supposizione personale ovviamente.

    Come la convinzione, se non presunzione, che tutte le “a” in inglese si pronuncino “e”.

    Un saluto Evit.

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  • Federico

    29 Aprile 2021 alle 12:31

    Scrivo in ritardo un mio commento al tuo articolo, Evit, non tanto perchè io sia esperto di dialoghi e adattamenti (come ben sai son solo un “pellicolaro”, direbbero i romani!) ne tantomeno un appassionato di areonautica o voli spaziali, sebbene i film di fantascienza fatti bene mi siano sempre piaciuti. Scrivo più che altro perchè sono il classico “uomo della strada” che, se guardasse il film che ci hai proposto e analizzato, sicuramente si farebbe i tuoi stessi interrogativi, per lo meno in materia di fruibilità. Tra l’altro mi hanno incuriosito gli aggiornamenti che hai riportato dove la traduttrice dei dialoghi difende le sue scelte. Purtroppo il rimando a Facebook non lo riesco ad aprire, non essendo registrato, ma mi par di capire che sia una appassionata della materia e ha voluto lasciare alcuni termini in inglese proprio perchè tecnici e quindi, immagino, per lei non traducibili. Ed è proprio li che, a parer mio, occorre attenzione. Lo vedo nel mio piccolissimo canale, dove la voglia di esprimersi con parole tecniche per descrivere una pellicola è, da parte mia, grande e a volte necessaria. Ma sono sempre anche consapevole che se scrivo che la pellicola è in poliestere piuttosto che in triacetato (e non ho mai parlato del diacetato o del nitrato!) o che sia una “low fade” piuttosto che no, rischio sempre di escludere tutti coloro che capitano per caso in quel video e non sanno nulla in materia. Per questo cerco di spiegare, almeno nelle descrizioni. Quando poi il video è proprio tecnico lo specifico anche nel titolo, come ho fatto recentemente con un confronto di copie, una su Kodak LPP e una su Kodak SP (appunto…). Tutto questo per dire che, se si pensa a un pubblico molto più ampio di quello di un canale Youtube di pochi iscritti (e Netflix certamente lo è!), credo non si possa non tener conto di chi non ne sa nulla di tecnicismi ma vuol solo godersi la visione di un film di fantascenza. Per cui – anche se la cosa può esser di poco conto – sono pienamente d’accordo con le tue conclusioni, proprio come… “uomo della strada”. 😃

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    • Evit

      29 Aprile 2021 alle 18:14

      Hai colpito proprio nel segno, Federico. Il problema sta proprio nella scelta del registro da usare. Di tecnicismi ci si può anche morire, saranno tutti tecnicamente corretti ma che ce ne facciamo se poi intralciano la comprensione dello spettatore? A maggior ragione se nei dialoghi non c’è tempo di spiegarli o di farli capire anche ai “non addetti”. Non bisogna essere microbiologi per poter capire un film in cui qualcuno nomina di sfuggita dei “batch”, anche se questo è usato effettivamente nei laboratori di microbiologia e per gli americani è un’espressione comunque comprensibile (potrebbero anche non sospettare che sia un termine “tecnico”), per noi è un tecnicismo eccessivo, quindi l’effetto sul pubblico italiano e quello di origine è completamente diverso. Poi la giustificazione del “è così che parlano gli astronauti italiani” (che è stata elargita) non ha alcun senso, nello spazio gli astronauti parlano inglese, non parlano italiano misto a inglese (milanese?). Le interviste per la stampa italiana non sono certo un punto di riferimento linguistico su cui basare l’adattamento di un film di fantascienza, qualunque tecnico (che sul lavoro parla in inglese o fa riferimento a una letteratura anglosassone) userà normalmente termini di importazione, ma spesso si capirebbe solo con altri del mestiere perché non molti di questi sono familiari ad un pubblico estero. Questo lo vediamo in alcune interviste TV a medici che, abituati all’ambienta in cui lavorano, usano termini in inglese senza mai spiegarli. Si tratta di medici, di astronauti… non sono linguisti. E nemmeno lo sono quelli che esagerano con il tecnicismo perché “formalmente corretto”.

      Non ti sei perso niente nei link a Facebook, sono solo sfociati nelle offese personali alla mia persona e un invito a verificare chi ce l’ha più lungo, una cosa alla quale non ho voluto partecipare. L’effetto sul pubblico è quello da me descritto, l’elogio di alcuni ingegneri e super appassionati conferma soltanto quello che dico nell’articolo. Può venire pure Parmitano in persona a dirmi “sì sì noi diciamo così”, questo non renderà la scelta di “contenitori di backup” più sensata per un film di fantascienza doppiato in italiano. Se poi il film è destinato solo ad altri astronauti o è di divulgazione scientifica, okay, ne riparliamo. E lo dico da persona che ha dialogato documentari sullo spazio e quindi, sì, lì ho lasciato termini tecnici in inglese. C’era tempo e modo di farli capire nel contesto. Ma vallo a spiegare a chi è convinto che i dialoghi per il doppiaggio di un film si facciano così come abbiamo sentito in questo film.

      Rispondi
      • Federico

        29 Aprile 2021 alle 21:04

        Si pùò ragionare e discutere su tutto. Ma chi offende è uno che ce l’ha piccolo. Sempre… 😕
        Comunque deve essere la primavera. Anch’io ho avuto a che fare con il mio primo troll dopo anni di tranquillità. Per un video, tra l’altro, che feci non per me ma per l’amico Marco, che tu conosci (il finale di C’era una volta il West”). Ha esordito con un “è inutile che tu pompi la reliquia” (??!!), continunando con una serie di insulti alla copia 16mm, rea di essere non all’altezza dei moderni restauri digitali su 4K. E di li “consiglio” ad aggiornarmi, a comprarmi un proiettore serio digitale etc… Scusa se ho riportato l’episodio ma credo sia analogo, da quel che mi scrivi, a questa faccenda. Presi da sacro furore certa gente si dimentica, o comunque non vuole accorgersi, di ciò che sta leggendo o guardando. E’ ovvio che io non faccio confronti tra la care (per me) vecchie pellicole 16mm e i freddi (sempre per me) supporti digitali. Come è ovvio che il tuo articolo non voglia andare contro a determinati termini tecnici “in se”, quanto – piuttosto – del loro uso in quel determinato contesto. Evidentemente, per chiuderla in ridere, hanno fatto come il sottocuoco interpellato dal conte Mascetti (visto che l’episodio è stato citato in un post qui sopra): “non hanno capito un c…” 😄.

  • spoRv

    1 Maggio 2021 alle 22:41

    “No, non c’è stata nessuna intromissione dall’alto. Anzi. Netflix aveva dato la direttiva di tradurre tutto in italiano, anche le sigle iniziali usate nel lancio. Ma è stata inviata una mail in cui è stato fatto presente che in italiano sarebbe stato ridicolo.”

    Insomma, chi comanda (e paga), Netflix o la traduttrice?

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  • Umberto Del Gusto

    21 Maggio 2021 alle 15:45

    Quello dico suonerà un po’ complottista, ma pazienza, se farò una figuraccia ne prenderò atto; comunque: è possibile che la traduttrice di questo “aborto” in realtà si sia presa la colpa per Netflix, e sia stato lui a scegliere queste traduzioni, ma poi si sia fatto parare dove non batte il sole?

    Rispondi
    • Evit

      21 Maggio 2021 alle 17:30

      Dagli amici che mi ha scatenato addosso sui social direi di no, crede davvero di aver fatto un buon copione per un film di fantascienza. Ogni singola scelta è stata spiegata e giustificata. Comincio a fidarmi di più dei committenti, chi l’avrebbe mai detto.

      Rispondi
      • Umberto Del Gusto

        21 Maggio 2021 alle 20:38

        Se è così allora abbiamo trovato il corrispettivo “inglese” di Cannarsi, bene… Ormai gli adattamenti decenti si contano sempre più sulla punta delle dita, come anche i doppiaggi del resto, e il mese scorso è pure morto Ermavilo, il mitico adattatore di quasi tutte le canzoni Disney dagli anni novanta ad oggi, lo so non centra ora, ma mi fa tristezza sapere come questo settore si stà riducendo. Gli farete un piccolo omaggio?

      • Evit

        25 Maggio 2021 alle 19:25

        Come atteggiamento forse il paragone non è campato in aria, ma a parte i singoli termini non tradotti e da me lamentati i dialoghi per fortuna non sono per niente assurdi. Il che lo rende doppiamente un peccato.
        Per Ermavilo o per qualunque altro lutto di questo settore purtroppo non riesco mai a lavorare a contenuti così tempestivamente da poter omaggiare qualcuno come meriterebbe. Una perdita grandissima per tutti comunque.

      • Andrea87

        23 Giugno 2021 alle 11:35

        IMHO è tutto un circolo vizioso: siccome c’è il pericolo che queste società ti rimandino indietro la traduzione (o il doppiaggio) perché “troppo libero”, con il rischio di dover fare due volte lo stesso lavoro (e la seconda aggratise, rinunciando ad un altro lavoro per correggere il precedente…), ecco allora che proliferano quei professionisti “più realisti del re”, che tagliano la testa al toro in partenza e via di anglicismi lasciati, costruzioni delle frasi ricalcate sull’originale ecc ecc… anche quando poi effettivamente il cliente, in un raro scrupolo di coscienza, chiede “sicuro che non stiamo a fà ‘na cazzata? sicuro che non ci pijano per il culo fino al 3000?” e il dipendente, che è già passato oltre perché ha preso una montagna di prodotti da tradurre a cottimo e manco si ricorda di quale prodotto gli stanno parlando, “no, tranqui… va benissimo così!”

  • crudel1o

    25 Maggio 2021 alle 18:48

    Piccolo contributo alla questione dell’ “aborto”: anche nelle telecronache di Formula 1 (cioè prevalentemente su Sky) è da qualche anno che si usa dire “abortire un tentativo” quando un pilota rinuncia a completare un giro durante le qualifiche che precedono i gran premi, cosa che prima non si era mai sentita.

    P.S. Alla traduttrice dovevi rispondere: “E vabé allora, già che il titolo fa schifo, intitoliamolo direttamente ‘Estraneo Abort’ !” XD

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