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  • Deadpool e quei titoli di testa tradotti in italiano (da scimmie dattilografe)

    Deadpool faccia sorpresa

    Sono anni che promuovo la preservazione dei titoli cinematografici italiani, titoli di testa e di coda che al cinema arrivano adattati in italiano per poi scomparire per sempre una volta giunti in home video. Per quanto riguarda i titoli cinematografici, il passaggio a DVD e Blu-Ray ha portato a vere perdite.
    Tra i titoli più ricercati per me c’erano quelli di Deadpool (2016), non avendolo visto al cinema mi fu soltanto riferito che i titoli di testa del film erano stati tradotti e quindi per anni ho bramato di vederli. Già amici dalla Germania mi avevano confermato che anche in tedesconia i titoli erano localizzati nella loro lingua e anche lì ne lamentavano la scomparsa nelle edizioni home video, poi sono rispuntati fuori da registrazioni di passaggi televisivi, così come anche in Italia. Ma a volte bisogna stare attenti a ciò che si desidera.

    Il primo passaggio televisivo di Deadpool in chiaro, il 20 marzo 2019, ha distrutto qualsiasi sogno. Il film apre sì con i titoli adattati in italiano ma questi sono tradotti così male da farci tornare mentalmente ad una celebre scena del film Matrix, lo sapete di quale parlo.

    Scena dal film Matrix, Cypher guarda la carne sulla forchetta prima di dire che l'ignoranza è un bene

    “L’ignoranza è un bene”

    La versione italiana dei titoli di Deadpool

    Un po’ di contesto: i titoli di apertura di Deadpool mirano a strappare una meta-risata, l’effetto comico sta nel vedere delle scritte segnaposto là dove dovrebbero esserci i nomi di protagonisti, regista e produttori, quasi come se qualcuno si fosse dimenticato di sostituirli all’ultimo momento. Questa trovata, ha raccontato il regista, era già in copione dai primi momenti quando l’unico nome associato al film era Ryan Reynolds (il protagonista) e ancora non c’era un cast, sapevano solo che ci sarebbe stato “un cattivo”, “una sventola”, “una ragazzina”, etc… da subito l’idea di lasciarli così era sembrata spassosa e così dei segnaposto al posto dei nomi veri sono arrivati fino in sala per poi diventare una delle caratteristiche più memorabili del film.

    Per arrivare anche al pubblico italiano, questi segnaposto devono essere tradotti. E traduzione è stata fatta…

    Primo cartello, primo errore

    Il primissimo cartello è sbagliato.

    Titolo di testa del film Deadpool, legge: Twentieth Century Fox presenta

    “Twentieth Century Fox presenta”. Da che mondo è mondo, in questo paese abbiamo sempre scritto “La twentieth Century Fox presenta”, LA!

    Già da questa prima scritta possiamo subito sospettare che non sia italiana la persona che si è occupata di tradurre o anche solo revisionare questi titoli. Quindi non possiamo dare la colpa a chi ha adattato il film per il doppiaggio italiano. Questa dev’essere per forza un’operazione made in the USA.

    Lionel Twain (Truman Capote) da Invito a cena con delitto

    “La”, “la”! Ce lo dovremo pur mettere un articolo determinativo qualche volta! (semi-cit.)

    Il film di un certo “Some Douchebag”

    Il secondo cartello per puro caso è corretto ma è con il terzo che si raggiunge già l’apoteosi. In teoria dopo questo potrei anche chiudere l’articolo, tanto di peggio non si può fare.

    “Some douchebag’s film” (il film di un coglione qualunque) è stato tradotto come “Un film SOME DOUCHEBAG”.

    Non ne capisco neanche il senso logico, se avessero scambiato “some douchebag” con il nome proprio di una persona non sarebbe dovuto diventare “un film di”? Con questo cartello si insinua l’ipotesi che siamo in presenza di una traduzione automatica senza revisione umana, probabilmente fatta con Google Translate che sembra avere ancora oggi dei problemi nel capire e tradurre “douchebag”. Infatti se oggi, a tre anni di distanza dall’uscita del film, quella frase la diamo in pasto al traduttore più usato al mondo questo è il risultato:

    Screenshot di traduzione automatica di Google per la frase: some douchebag's film che diventa qualche film douchebag

    Comincio a pensare che si tratti di un lavoro svolto alla 20th Century Fox negli Stati Uniti senza alcun controllo qualità, anzi, senza alcun controllo e basta. Parliamo di un film di 58 milioni di dollari con nessuno di vagamente competente che possa rileggere quello che sarà proiettato nelle sale di un intero paese. Potrebbe trattarsi di qualche Frank Borriello, del New Jersey, stagista agli effetti visivi con trisavolo di Torre del Greco (NA) e quel “some douchebag” se l’era lasciato per ultimo, come segnaposto, perché non sapeva come tradurlo e alla fine se n’è dimenticato, il che sarebbe anche molto ironico visto che questi titoli erano loro stessi dei segnaposti. O forse non c’è mai stato neanche un Frank Borriello, solo un click su Google Translate e via, stampatene 400 copie!

    Ve lo aggiustiamo noi di Doppiaggi italioti, va bene?

    deadpool douche bag tradotto dagli autori del blog Doppiaggi Italioti

    Ci sono voluti un paio di secondi. Ci voleva tanto, Fox? Te l’abbiamo tradotto in un istante e gratis… al tuo film da 58 milioni di dollari.
    Sapete cosa costa poco? Tradurre. I traduttori professionisti fanno la fame per colpa di chi si improvvisa traduttore e propone prezzi scandalosamente bassi, quelli che ci riescono a campare fanno comunque le capriole per arrivare a fine mese. È un lavoro che si intraprende per passione, non per sguazzare nella pecunia, perché una buona traduzione dà tantissime soddisfazioni anche quando è sottopagata (e lo è quasi sempre quando si tratta di inglese-italiano). Sapete cosa costa molto di più invece? Doppiare. I doppiatori sono attori davanti ad un leggio, pagare un doppiatore vuol dire pagare una persona nella categoria lavoratori dello spettacolo e ci sono anche i costi del mantenimento di sale di registrazione, i fonici etc…, è quindi molto più costoso della sola traduzione di un testo.

    Qui c’era solo da tradurre. Anzi, c’era solo da fare la correzione bozze a Google Translate. Evidentemente chi se n’è occupato era troppo incompetente per fare anche solo questo, di certo non c’era nessuna passione dietro, solo some douchebag che non avrebbe dovuto neanche trovarsi in quella posizione.
    Andiamo avanti.

    Un perfetto idiota

    Scena dei titoli di Deadpool con cartello che legge con un perfetto idiota

    Con l’originale “God’s perfect idiot” si intende l’idiota migliore che Dio abbia messo sulla terra. Migliore non solo per capacità ma a tutto tondo, quindi anche più bello, più affascinante… più tutto. Di certo una frase di traduzione né facile né immediata, ma tra non tradurli e scrivere SOME DOUCHEBAG paro paro nei titoli italiani ne passa! Di mezzo c’è il mare delle traduzioni. Una proposta: “L’idiota migliore del mondo”, visto che subito dopo a indicare Ryan Reynolds c’è la copertina della rivista (con il suo nome in piccolo) e la scritta SEXIEST MAN ALIVE.

    Un perfetto idiota in inglese è un complete idiot e non è ciò che la frase God’s perfect idiot voleva significare. Gli idioti si sono sbagliati proprio su idiota.

    Nei sottotitoli al Blu-Ray è stato poi cambiato in con il perfettissimo idiota” che ha ancora meno senso, invece “some douchebag” rimane. Idioti.

    Belle gnocche

    Titoli di testa in italiano di Deadpool: una bella gnocca

    Il quarto cartello trasforma una “hot chick” in “una bella gnocca”, che può far ridere e, ovviamente, non è sbagliato in ciò che vuole esprimere. Il problema è che si tratta di italiano dialettale e per tradurre un normalissimo “hot chick” avrei delle remore a buttarmi subito su una scelta dialettale (per quanto nota in più regioni). Non è un film con Andrea Roncato.

    Andrea Roncato come Loris Batacchi nel film Fantozzi subisce ancora, la vignetta legge: mo guarda che traduzione

    Il capoufficio pacchi della Fox

    Una traduzione blanda (ricordandoci le intenzioni di questi titoli segnaposto) sarebbe potuta essere una bella ragazza o alternative non troppo dialettali ma voglio farvi considera l’opzione “una pupa sexy”: “pupa” è stato in passato uno dei corrispettivi di “chick”, perché rende l’idea di un essere ancora non maturo né formato, come il chick è il pulcino, così la pupa è un insetto ancora non pronto. In più fa ridere, l’accostamento di pupa e sexy fa ridere pur rimanendo coerente con il linguaggio del film. Sexy è arrivato nella cultura popolare italiana e nei dizionari già dagli anni ‘50, ben si associa con le produzioni americane e con il concetto che vuole esprimere la parola “hot” presente in “hot chick”.

    Il nostro ufficio tecnico gestito dal mio collega Leo ve lo sistema in 2 minuti.

    Una pupa sexy. Traduzione corretta dei titoli di inizio italiani di Deadpool

    La nostra proposta (©Leo di Doppiaggi Italioti)

     

    Un inglese sadico

    Il quinto cartello parla di “un inglese sadico”.

    Titoli di inizio di Deadpool: un inglese sadico

    Dev’essere quello che insegnano in molte scuole italiane.

    Sì, nel film abbiamo un cittadino britannico sadico che è il cattivo del film. Ma il titolo originale era “a British villain”. Per gli americani, gli inglesi sono i “cattivi” cinematografici ideali, l’accento che si portano dietro è associato ad un’idea di elitarismo verso cui provare immediata “sfiducia fino a prova contraria”, oltre ai motivi storici noti a tutti. Se al pubblico americano vuoi far provare antipatia per un personaggio antagonista, lo fai parlare con accento inglese.

    E non dite “un cattivo inglese” perché questo lo riserviamo per chi ha tradotto questa cosa. Se “un inglese cattivo” può non bastare, ci potremmo sempre appigliare a “il cattivo con l’accento inglese”, una soluzione elegante e coerente non solo con le intenzioni degli autori ma anche con la scelta di doppiaggio, anche nel film in italiano infatti il cattivo parla, per l’appunto, con un accento inglese, normalmente non una scelta ideale in un film doppiato ma in linea con il tono farsesco dell’intero film. I lettori di lunga data ormai avranno capito che in questo blog non si parla per assoluti ed ogni caso viene valutato separatamente.

    Cartello numero 6: “il lato comico”

    Titoli di inizio di Deadpool in italiano: Il lato comico

    Il lato comico… di cosa??? (i tre punti interrogativi sono necessari). In originale leggiamo “The comic relief”, un termine che nel linguaggio teatrale (da cui deriva) indica in maniera generale una scena o una persona atta a stemperare la tensione, ad essere sollievo (relief, appunto) in maniera comica, fornisce una nota divertente in una situazione magari per il resto più seria. Se identificato in un personaggio specifico, il comic relief non è mai il protagonista ma più spesso una sua “spalla”. Tradurlo come “il lato comico” è una scelta giustificabile solo se se ci aggiungessimo “…del film” e comunque non farebbe pensare ad un personaggio quanto piuttosto ad un aspetto della trama (come se dicessimo “il lato comico… della vita”). I cartelli delle sigle e dei titoli di inizio devono essere autosufficienti e quelli di Deadpool in inglese non lasciano spazio all’interpretazione personale, né al dubbio, non è il contesto che ci aiuta a capire dove vogliono andare a parare.
    Quanto era più semplice scrivere “il personaggio comico” o un suo equivalente. Ecco.

    Adolescenti pobblematici e personaggi in CGI

    Prossimo cartello, “A moody teen”, tradotto con “Un’adolescente problematica”. Per citare Mario Brega… ma che è sto frasario ciancicato? Un’adolescente problematica è qualcosa di ben più grave della ragazzina imbronciata che vediamo nel film, molto di più di ciò che ci comunica il cartello in inglese con “moody teen”. Vogliamo dire una ragazzina volubile? Scontrosa? Sempre imbronciata? Tante ce n’è!

    Nel titolo seguente, da “A CGI character” arriviamo a “Un personaggio creato al computer”. Un po’ goffo perché sa tanto di traduzione diretta di “Computer-Generated” e magari ambiguo, perché se vogliamo spaccare il capello “creato al computer” può voler dire tante cose. Ad ogni modo, sebbene un po’ lunghetto, ci stava bene anche “Un personaggio in computer-grafica”, che fa tanto anni ‘90. E se vogliamo usare il “linguaggio giovane” non avrebbe stonato troppo neanche “Un personaggio in CGI”. Chiaro che, rispetto a “un film Some Douchebag”, qui stiamo spaccando il capello in quattro ma nel complesso sono tutti cartelli che sarebbe stato meglio tradurre in altro modo, tra più gravi e meno gravi.

    Budini, surgelati e traduzioni marca Cameo

    Al nono cartello si svela finalmente che chi ha scritto queste cose “in italiano” in realtà l’italiano non lo conosce.

    Titoli di inizio di Deadpool in italiano: un cameo inutile

    Perché traducendo “a gratuitous cameo” con “un cameo inutile” si dimostra innegabilmente di ignorare che la parola in italiano è cammeo, con due emme! La parola è di origine italiana, il cammeo cinematografico è stato chiamato così a Hollywood (anche se americanizzato in “cameo” e pronunciato càmio) perché in questo genere di gioielli compare una testa o un mezzobusto (tipicamente di donna) e ben si adattava a quello che era una “comparsata”, come ad esempio quelle di Alfred Hitchcock o di Stan Lee, per rimanere in tema. Il “cammeo inutile” in Deadpool si riferisce proprio al suo.

    Dalla Treccani:

    cammèo (raro camèo) s. m. [etimo incerto]. – 1. Nome di gemme, di vario tipo, lavorate sia a tutto tondo, per le quali nell’antichità si adoperarono quelle monocrome, sia a rilievo, per cui si preferirono l’agata, la sardonica, l’onice, traendo effetti coloristici dai varî strati. Pittura, incisione a cammeo: v. camaïeu. 2. Nel linguaggio cinematografico, partecipazione speciale di un attore non protagonista a un film.

    Lo sa anche Google Translate:

    Schermata di Google translate che traduce un cammeo inutile

    Sapete chi non lo sa? Bing Tradutore:Screenshot di traduzione automatica di Bing per la frase: some douchebag's film che diventa qualche film douchebag

    “Cameo” con una emme è una forma rara, chi la usa oggi probabilmente lo fa perché ha imparato questa parola scoprendola prima in inglese e il dizionario gli conferma che “tecnicamente” esiste anche con una emme, di conseguenza “cameo” va benone anche a Frank Borriello con Bing Translator alla mano e con il trisavolo di Torre del Greco che, ironicamente, è anche la patria dei cammei.
    Tecnicamente non è un errore, solo una forma rara e proprio per questo sarà difficilmente la scelta giusta per una traduzione in questo contesto.

    Tradotto da buoni a nulla

    Anche gli ultimi tre cartelli, sebbene anni luce da un film Some Douchebag (onta a vita per una simile non-traduzione), fanno sempre parte dello stesso grande problema, chi ha tradotto era un buono a nulla e sto citando la traduzione in questione, quella che traduce un produced by asshats (cioè prodotto da beoti/idioti/deficienti/etc… ) in prodotto da BUONI A NULLA”.

    Titoli di inizio di Deadpool in italiano: prodotto da buoni a nulla

    Funziona lo stesso? Sì. È la stessa cosa? Non proprio. Asshat viene dal detto “avere la testa su per il proprio culo” e per estensione avere un culo (ass) per cappello (hat). Il termine è usato per persone inette, imbranate, che non hanno la minima idea di cosa succede intorno a loro, per il Nord America è usato anche per persone fastidiosamente ignoranti. I sinonimi possibili sono tanti, non so se punterei sui buoni a nulla. Prima di arrivare a buoni a nulla mi sarei fermato almeno a considerare buffoni o somari: “Prodotto da DEI BUFFONI. È una delle tante possibilità.

    L’idea dietro questi titoli divertenti è che gli autori della sceneggiatura (e quindi di questi testi) stiano approfittando dell’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, quindi i nomi degli attori poco importano tanto conosciamo già i loro ruoli stereotipati (inclusa la presenza di un personaggio in CGI che è una costante nei film Marvel), i produttori sono buffoni incompetenti perché prendono decisioni non avendone quasi mai le competenze o la lungimiranza, il regista è un coglione qualunque perché la Marvel usa spesso registi-fantocci che fanno esattamente ciò che gli viene detto di fare, etc…; dopo questa trafila di finte coltellate agli altri, gli sceneggiatori a questo punto si descrivono come i veri eroi della situazione (written by the real heroes here) che in italiano diventa scritto dai veri supereroi.

    Titoli di inizio di Deadpool in italiano: scritto dai veri supereroi

    Che potrebbe starci, in riferimento al fatto che siamo in un film di supereroi, ma potremmo dire che in inglese non è stato usato il termine superheroes, semplicemente heroes, infatti fa parte di una frase abbastanza comune “the real hero here” in uso anche in molteplici memi internettiani; è chiaro che l’allusione è ai supereroi visto che è un film della Marvel ma non ha bisogno di essere così palese. Dicendo “i veri eroi” si capisce tutto lo stesso rimanendo fedeli al testo e alle intenzioni. Piccole cose, lo so. Non è some douchebag. Niente può esserlo!

    Infine arriviamo al regista, definito uno pagato troppo, secondo i titoli italiani.

    Titoli di inizio di Deadpool in italiano: diretto da uno pagato troppo

    È vero, il significato non è distante dall’originale directed by AN OVERPAID TOOL. Manca l’offesa, “tool”, che secondo l’Oxford Dictionary vuol dire

    3 vulgar slang: A man’s penis.
    3.1 A stupid, irritating, or contemptible man. ‘that guy is such a tool’

    Vogliamo chiamarlo un minchione? Un cazzone? Un imbecille? Scegliete voi. Inoltre, “pagato troppo” sembra parte di una frase che avrebbe forse più senso in un dialogo piuttosto che a vederla scritta. Il senso è quello di: regia di UN IMBECILLE STRAPAGATO.

    Come in tanti altri esempi precedenti, non c’è un’unica soluzione più giusta delle altre, ci possono essere sicuramente tante alternative e varianti, non è detto che le nostre siano le migliori in assoluto, ciò che è chiaro però è che i titoli ufficiali vanno dal completamente sbagliato al “non mi torna più di tanto” perché è palese che non siano stati gestiti da persone che conoscono la nostra lingua per davvero.

    Chi sono i nostri veri eroi?

    Se pensate che sia colpa di qualche televisione privata, sbagliate. Fonti interne alla Mediaset mi confermano ciò che già immaginavo, i titoli di Deadpool mostrati su Italia1 vengono direttamente dalla Fox e così sono apparsi anche su Infinity e altri canali a pagamento. Mi riferiscono anche che su Blu-Ray e DVD, dove la titolazione è in inglese, appaiono sottotitoli in italiano che riportano proprio quelle stesse traduzioni andate impunemente al cinema.

    Questo livello di cialtroneria arriva direttamente dagli Stati Uniti o dai loro diretti affiliati in Europa e non è cosa nuova, è più usuale di quanto immaginate, solo che è molto raro che tale cialtroneria arrivi fino alla sala cinematografica. In un’intervista a Tonino Accolla ad esempio veniamo a conoscenza di una versione del film dei Simpson proposta dalla Fox con un doppiaggio eseguito in america dove la canzone cantata da Homer (poi adattata da Accolla come “Spider Pork”) faceva “Porco Ragno” con pesante accento americano (almeno così la imitava Accolla stesso, che l’aveva sentita).

    Magari i detrattori di “Spider Pork” rivaluteranno l’adattamento di Accolla alla luce di ciò che poteva essere. Insomma, dagli anni ‘30 di Stanlio e Ollio che giravano le stesse scene recitando in più lingue senza conoscerle (con l’effetto comico che per loro è stato l’inizio del successo italiano), non sembra essere cambiato molto. Oggi, dopo 90 anni, gli studios ancora si domandano se per risparmiare non si possano far adattare e doppiare i film direttamente in America, da italo-americani. Loro lo conoscono l’italiano, no?

    E non è una cosa che caratterizza soltanto la Fox, o pochi altri casi singoli, sembra invece essere endemica della categoria. La stessa fonte che lavora alla programmazione Mediaset mi racconta ad esempio della prima copia di un film, consegnata da Universal, che sotto al titolo originale The Fast & the Furious: Tokyo Drift inseriva a video un sottotitolo con la sua traduzione in italiano “Il digiuno e il furioso, la deriva di Tokyo”. Non si trattava di un’aggiunta Mediaset, era stata data loro dal fornitore internazionale per la trasmissione televisiva, in seguito è stata richiesta una nuova copia priva di sottotitoli già preparati all’estero.

    Scena dai Simpson, il Signor Burns e le sue scimmie che battono a macchina. La vignetta legge: aggiungete altre scimmie traduttrici, domani spediamo il film in Italia

    Siamo in queste mani, gli stessi che premono perché gli adattamenti italiani non adattino niente (di esempi simili ne è pieno il mio blog). Di gran parte di queste storie non sentirete mai parlare, ma per chi lavora nel settore è una lotta continua che non fa neanche ridere.

    Queste piccole storie ci fanno capire quanti filtri mettono al riparo il pubblico italiano dalla dabbenaggine di quelli che dall’estero si occupano delle versioni italiane e non deve sorprendere lo scoprire che traduttori e dialoghisti combattano quotidianamente con richieste idiote di supervisori che non conoscono l’italiano o lo conoscono male e chiedono di lasciare traslitterazioni dirette, “ho preparato delle uova” viene fatto cambiare in “ho preparato alcune uova” perché per il committente ignorante tradurre è questione di sostituire parola per parola. Molti di questi casi vengono filtrati in uno dei tanti passaggi che stanno tra il copione in inglese e il doppiatore che alla fine recita la battuta. Raramente arrivano fino alla sala cinematografica.

    In questo panorama i veri eroi sono quelli che alla direzione di doppiaggi e all’adattamento dei dialoghi riescono a far comprendere che certe scelte sono deleterie per il film stesso, non tutti i committenti si lasciano convincere da chi lo fa di mestiere, né tutti i direttori di doppiaggio hanno le competenze, la sensibilità o anche solo la forza di suggerire cosa è più corretto. Quindi la qualità di quello che arriva in sala può variare.

     

    Some douchebag

  • Mamma, ho riperso l'aereo – mi sono smarrito a New York: quest'anno il Natale è arrivato in anticipo!

    Mamma2intro489
    Che il secondo film della serie “Home Alone” non sia all’altezza del primo lo intuii persino io in giovane età quando lo vidi in un’arena estiva e mia cugina, di un anno più grande, mi chiese perché non ridessi alla scivolata cartonesca di Marv verso l’armadio delle vernici, oppure perché non ridessi a sufficienza della sua folgorazione con tanto di scheletro urlante.
    mamma2marv
    OK, quella dello scheletro era esilarante abbinata all’urlo effemminato dell’attore, ma la degenerazione di Mamma, ho riperso l’aereo con le sue gag da cartone animato purtroppo non gli consentono di rimanere eternamente e interamente godibile come il primo film.
    La premessa stessa è odiossissima. Infatti qui Kevin McCallister non è più vittima delle circostanze bensì è pienamente artefice delle sue malefatte grazie alle quali si trasforma da subito in “villain” del suo stesso film, il peggior nemico di sé stesso… perché quando capisci di aver sbagliato aereo, ti trovi all’aeroporto di New York con la borsa di tuo padre e decidi “si fotta la famiglia in Florida, io me la spasso a New York con la carta di credito di papà”, non hai più l’innocenza del bambino che credeva di aver fatto sparire magicamente la propria famiglia e che cercava di difendere la sua dimora dai ladri in attesa che un miracolo facesse ricomparire i genitori… sei solo un bambino stronzo e viziato e a Natale riceverai solo tante botte.

    mamma2cattivo

    Il cattivo del film


    Premessa a parte, dopo un primo tempo spassoso incentrato su Kevin a New York, trovo che il film affondi stile Titanic, spezzandosi in due prima di affondare. Il momento fatidico è quello dell’abbandono dell’hotel di lusso, seguìto dalla replica dell’attacco in casa del primo capitolo, il che non sarebbe stata neanche una brutta idea in un film simile (“Ghostbusters II” docet) se non l’avessero condita però di situazioni sempre più improbabili: se nel primo film Marv veniva colpito in testa da un ferro da stiro che cadeva dal piano superiore di casa McCallister, qui viene invece colpito alla testa da svariati mattoni gettati energicamente dal quinto piano di un palazzo. Willy E. Coyote ne sarebbe stato soddisfatto. Neanche la scena in cui Joe Pesci viene catapultato a 10 metri d’altezza grazie ad una leva fatta con un bidone e un’asse di legno della ACME fa guadagnare al film molti punti ai miei occhi.
    Mamma2harry

    Harry fa pratica nel “salto dello squalo”

    L’adattamento italiano

    Nonostante il film scada spesso in una sciocca parodia del precedente, l’adattamento italiano si mantiene a livelli alti e per dimostrarvi da subito (e incontrovertibilmente) che il seguito di Mamma, ho perso l’aereo gode di un adattamento italiano tanto ottimo quanto quello del primo capitolo, vi propongo subito questo dialogo preso dai primi minuti del film:
    mamma2fottuto
    Altro che il “vietato ai minori non accompagnati” di Deadpool! Gli anni ’90 ridono in faccia alla Marvel del 2016… far dire ad un bambino di 10 anni “fottuto” in un film destinato ai bambini. Un azzardo che forse non vedremo mai più, erano gli anni d’oro per quel genere di commedia (il periodo del “le parolacce fanno ridere i bambini”).
    Ma passiamo subito alla lista di Evit, ovvero tutti gli elementi degni di nota riguardanti l’adattamento italiano. Questo, nonostante torni nelle mani capaci di Silvia Monelli, direttrice di doppiaggio del primo film, perde di continuità in alcuni riferimenti al precedente capitolo ed eccoveli tutti, nella poco fantasiosa formula della “lista della spesa”.

    Riferimenti mancati

    mamma2nastro
    Mentre Marv nel primo film proponeva il nome di “the wet bandits” (memorabilmente tradotto come “i banditi del rubinetto“), all’inizio di questo film se ne viene fuori con “the sticky bandits”, adattato come “i ladri del nastro isolante“. Per richiamare il precedente adattamento in realtà avrebbero dovuto proporre “i banditi del nastro isolante” piuttosto. Questo in teoria… magari nella pratica il labiale funzionava meno per via del primo piano di Marv quando lo dice, oppure si erano semplicemente dimenticati del primo adattamento, anche questo può capitare.
    Sul finale (in inglese) ritorna la storia dei banditi del rubinetto, ad emulazione della stessa scena dell’arresto nel primo film…
    mamma2stickybanditsNella versione doppiata, Marv diceva: ci pensi, Harry? Diventeremo famosi! ed Harry rispondeva famosi un accidente! (seguito da calcio in culo) al posto di “non siamo i banditi del nastro isolante, sta zitto!”.
    mamma2animal
    Tutti voi ricorderete il film in bianco e nero che si guardava Kevin nel primo Mamma ho perso l’aereo, ciò che lo rendeva memorabile anche nel nostro paese era quella frase da annali di storia del cinema: “tieni il resto, lurido bastardo!“.
    All’interno di di Mamma ho riperso l’aereo vediamo il seguito di quel film in bianco e nero dove lo spietato antagonista questa volta smitraglia la fidanzata infedele per poi tirar fuori un’altra perla delle sue: “Buon Natale, maledetto animale!“.
    In originale si trattava però della stessa affermazione usata nel precedente film “ya filthy animal“, letteralmente “lurido animale”. Riferendosi adesso ad una donna però, il primo adattamento, “lurido bastardo”, non solo non era chiaramente riproponibile (“lurida bastarda” avrebbe travalicato le intenzioni della frase originale) ma cambiandolo al femminile non avrebbe comunque funzionato vista la scena successiva dove Kevin sfrutta quei dialoghi per scacciare il concierge. Si tratta dunque di uno di quei cambiamenti purtroppo necessari a svantaggio della continuità delle battute tra il primo film e il secondo. In italiano quel personaggio, semplicemente, ne tirava fuori un’altra delle sue; in inglese invece la comicità della scena viene dallo scoprire che la stessa identica battuta viene ripetuta con qualsiasi vittima, uomo o donna che sia, chiamandoli tutti “luridi animali”.
    Me lo immagino un terzo film in cui vediamo il cattivone ripetere il mortale conto alla rovescia al suo cane per aver fatto la pipì sul tappeto e poi concludere la sparatoria con un “stai a cuccia, lurido animale!”. Aspettate… mi è venuto in mente che esiste anche un terzo film ma io non l’ho mai visto, ditemi che c’era una scena simile!
    mamma2crowbars
    Un altro piccolo elemento ricorrente nella versione originale, ma alterato in fase di adattamento, è l’augurio che si scambiano i due ladri “crowbars up!” (letteralmente “su i piedi di porco”), una specie di cin-cin tra scassinatori che nel primo film era stato tradotto con il termine “presentatàrm” mentre nel secondo film viene tradotto come “onore alle armi”. Questo è solo un altro piccolo elemento che avrete sentito in entrambi i film e che magari non avreste potuto immaginare si trattasse della stessa battuta.

    Riferimenti che nel 1991 forse non avreste capito e quindi sono stati cambiati

    Quando i due ladri svaligiano il negozio di giocattoli e si ritrovano davanti ai soldi destinati all’ospedale pediatrico esclamano…
    mamma2hanukkah
    Nell’adattamento italiano troviamo un più familiare scambio di auguri al suo posto:
    – Buon Natale, Harry.
    – Felice anno nuovo, Marv.
    Scommetto che non avreste mai sospettato che Marv fosse ebreo, eh?

    Riferimenti che non avreste capito comunque

    mamma2knock
    Quando il padre dice “sembrerà strano ma i bagagli non li perdiamo mai” vediamo i due genitori bussare sulla scrivania davanti a loro. Per chi non avesse familiarità con i gesti scaramantici americani, “bussare” sul legno (“knock on wood” per gli statunitensi o “touch wood” in Gran Bretagna) è praticamente l’equivalente del nostro “tocca ferro”. Alcuni sostengono che il gesto scaramantico derivi dalla tradizione pagana germanica dove si bussava sugli alberi (e per estensione sul legno) per invocare la protezione degli spiriti benevoli che in essi dimorano. Secondo altre fonti serviva invece, all’opposto, a scacciare spiriti malevoli. Qualunque sia l’origine, il gesto serve a scongiurare un possibile evento infausto a cui si è appena fatto riferimento (in questo caso la perdita di bagagli).
    Per il pubblico italiano tale gesto non sembra altro che una manifestazione dell’eccentricità dei genitori in un momento di stress, quasi volessero scaricare la tensione in maniera comica dopo la brutta battuta del padre (su come si perdano continuamente Kevin mentre i bagagli invece non li perdevano mai), in un film italiano avremo certamente visto il gesto delle corna.
    Mentre alcune battute possono essere adattate meglio o peggio di altre, gesti simili restano “intraducibili”; del resto l’atto di bussare sul legno a mo’ di scongiuro ci è così poco familiare che tutt’ora quella scena credo vada spiegata a gran parte degli spettatori italiani ma, se volete vederla da un altro punto di vista, lo scongiuro fatto bussando sul legno è comune a così tante culture nel mondo che potremmo dire di essere noi italiani la mosca bianca, cioè l’unico popolo che tocca ferro al posto del legno.

    Altri cambiamenti degni di nota

    “Quello ha le pigne nel cervello”
    Mentre in inglese Buzz continuava la sceneggiata del ragazzo per bene dicendo “che giovanotto inquieto” (what a troubled young man), in italiano diventa la scusa per l’ennesima, comica, offesa fraterna (quello ha le pigne nel cervello).
    mamma2buzz
    “Tutta la famiglia è contro di me”
    Questo è una di quei momenti comici dove il bambino usa la parola “jerks”, ne avevo già discusso nel precedente articolo dove sottolineavo come “jerks” non sia un espressione traducibile sempre allo stesso modo, cambia molto da contesto a contesto invece. L’equivalente della frase originale di questa scena sarebbe teoricamente “sono tutti degli stronzi”, ma nel contesto non funzionerebbe benissimo (Kevin lo dice con resentimento e rassegnazione, ma quando gli italiani dicono “stronzo” non è mai detto con rassegnazione). Come tutte le battute contenenti “jerk” (elencati nel precedente articolo), anche questa frase richiede l’analisi del contesto… ricordate quando li “adattavano” anche i film doppiati? Ecco.
    mamma2jerks
    In questo caso Kevin era stato mandato in camera dopo aver subito un processo domestico ingiusto dove sentiva tutti contro di lui, così in italiano si trasforma nella constatazione “tutta la famiglia è contro di me”. Forse non sarà divertente quanto “sono tutti una manica di stronzi” ma è funzionale alla scena e, comunque, così come l’uso di “jerks” in inglese, anche l’espressione italiana fa sorridere perché rappresenta ciò che spesso percepiscono i bambini di quella età quando tutti li incolpano di qualcosa. Kevin, in breve, anche in italiano si esprime come un bambino vero e non come un bambino tradotto.
    “Hai la carta d’imbarco? Bravo chi la trova”
    In originale: è qui da qualche parte.
    mamma2bravo
    “Cerca di scoprire tutto quello che puoi su quella mezzacartuccia”
    mamma2mezzacartuccia
    Qui la piccola miglioria sta su “that young fellow” (quel giovanotto) che in italiano diventa “quella mezzacartuccia”. L’alterazione non solo è più comica ma si addice perfettamente al personaggio, come vedremo poi dopo nel resto del film.
    “Seccherebbe a qualcuno se facessi un tuffo acrobatico?”
    mamma2tuffo
    In originale il ragazzino chiedeva letteralmente “seccherebbe a qualcuno se mi esercitassi sul tuffo a bomba?”. Ovviamente l’ironia originale sta nel fatto che non serve far pratica per raffinare l’arte del uffo “a bomba”. In italiano la battuta risulta più divertente visto che preannuncia un tuffo acrobatico prima di eseguirne uno “a bomba” (o “a cofanetto”, come si dice in certe regioni).
    “Guarda che sta dicendo una balla!”
    mamma2ratbait
    Mentre Kevin guarda un film troppo violento per la sua età, partecipa attivamente ai dialoghi (come capita non di rado anche a certi adulti alle prese con film che li spaventano) commentando tra sé e sé che la donna nel film è spacciata (“she’s rat-bait” – per farvi capire il senso lo tradurrò come “è già bella che morta” / i sottotitoli del DVD propongono “è cibo per vermi”). Anche in italiano Kevin partecipa attivamente ai dialoghi del film ma invece di parlare tra sé e sé sembra addirittura parteggiare per lo spietato antagonista dal grilletto facile suggerendogli che le parole della donna fossero tutte balle. Un’alterazione che non solo si adatta perfettamente al labiale (“balla” sta benissimo su “bait”) ma che trovo anche più divertente di un più semplice “è spacciata”, tanto meno “è cibo per vermi” suggerito nei sottotitoli.

    Conclusione va’, oggi chiudiamo prima del solito!

    Nei dialoghi italiani ci sono tanti altri piccoli momenti comici come l’esclamazione “l’artrosi!” di pozzettiana memoria, oppure Kevin che dice “cavolo, sei stato un razzo!” frase rivolta a Babbo Natale dopo la comparsa della madre sul finale, proprio quando aveva espresso il desiderio di rivederla al più presto. In generale, insomma, l’adattamento di questo film si rivela ottimo, persino migliore del primo se contiamo che ha molti meno errori del capostipite, che già era fenomenale (l’articolo sul primo film lo trovate qui).

    artrosi

    Ahhh, l’artrosi!


    Difatti in questo film non mi pare di averne trovati di veri errori, tutte le differenze elencate qui ricadono nelle scelte di adattamento e non in errori a monte del processo interpretativo, e c’è una bella differenza tra le due cose.
    Chiudo con dire che Mino Caprio risulta sempre più comico nei panni di Marv, il suo ruolo in assoluto più memorabile… almeno fino all’avvento di Peter Griffin.
    giubilo_buz

    “Be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo”


    E per terminare l’articolo citando le parole del fratello Buzz… be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo (che ovviamente non era così memorabile in inglese) e buona visione a tutti, perché lo so che adesso avete voglia di rivedervi lo scheletro di Marv che urla in maniera effeminata. Ahhhhhhhh! Ahhhhhh! Ahhhhh!
    Alla prossima recensione, salvo imprevisti.
    mamma2knock
     

  • Il Silenzio degli Innocenti – Una traduzione iniqua

    silenziodegliinnocenti

    Critica all’adattamento di Il Silenzio degli Innocenti

    Il Silenzio degli Innocenti del 1991 è un capolavoro innegabile, che lo si guardi in italiano o in inglese. La scelta dei doppiatori e il lessico, ancora reminiscente dei doppiaggi anni ’80, sono i veri punti di forza della versione italiana, con determinate battute che vi rimarranno impresse a vita (tra queste ogni singola frase di Anthony Hopkins). Immaginare questo film con un doppiaggio moderno è impossibile, sento l’odore della tua fica non lo ritroverete mai in nessun doppiaggio moderno.
    Con un’introduzione così magniloquente vi domanderete… dove hanno toppato? Semplice, nella traduzione di moltissime frasi.
    Il doppiaggio di questo film fu affidato alla società “Cinema Cinema” che suppongo fosse dello stesso Tonino Accolla perché lo ritrovo costantemente alla direzione di qualsiasi film doppiato da questo studio, spesso circondato da un entourage di collaboratori che oserei dire “storici”, molti dei quali ritrovate anche nei Simpson (Mario Milita e Ilaria Stagni ad esempio). Non è un caso che le prime 3 stagioni dei Simpson, dal ’91 al ’94 in Italia, fossero doppiate proprio dalla società “Cinema Cinema”.
    La cosa più lampante della direzione di Accolla è che egli si accolla (perdonate il voluto gioco di parole) un numero “notevole” di ruoli minori, forse per economizzare sul costo di produzione ma più probabilmente per una ragione pratica… infatti, quando sei un interprete eclettico come lo era Accolla nel 1991, è quasi normale pensare “vabbè, queste tre battute faccio prima a farle io che mettermi a trovare qualcuno apposta, farlo venire fin qui a registrare, etc… etc…”. Così ci ritroviamo Accolla in almeno tre ruoli! Forse non ci avete fatto mai caso, ma si sa, il doppiaggio degno di nota è quello che non si nota (cit. Mario Paolinelli, dialoghista).

    tutti i ruoli di Tonino Accolla nel Silenzio degli Innocenti

    tutti i ruoli di Tonino Accolla nel film: il multiplo Miggs, l’entomologo ed uno dei poliziotti sul finale.


    Veniamo dunque al problema di questo adattamento: gli errori di traduzione (e i presunti tali).

    Errori nel doppiaggio e considerazioni

    Il film inizia con Clarice Starling (Jodie Foster), recluta FBI, a cui viene offerto l’incarico di interrogare criminali incarcerati che possano dare una mano in casi ancora irrisolti. La domanda che il capo pone a Starling è:

    SotL-spook

    Do you spook easily, Starling?

    ovvero, letteralmente, “ti impressioni facilmente, Starling?”, che nel doppiaggio italiano è invece…

    Tu parli con facilità, Starling?
    Non ancora, signore.

    Questo errore viene citato un po’ ovunque ed è probabile che origini dalla vicinanza tra “spook” e “speak” ma anche dalla logica del discorso, infatti la frase precedente era stiamo interrogando tutti gli assassini recidivi già in prigione per compilare un loro profilo psico-comportamentale […] la maggioranza è stata felice di parlare con noi. La differenza è che, nella risposta originale, Clarice Starling dimostra di essere spavalda come qualsiasi recluta, dichiarando di non spaventarsi facilmente. In italiano invece la sua risposta non è segno di spavalderia ma di franchezza (e di celata vulnerabilità): non avendo lei alcuna esperienza sul campo, ammette di non saper ancora parlare con facilità con i detenuti.
    Le implicazioni di questa alterazione onestamente non sono gravi, tutt’altro. La risposta nella versione italiana comunque rispecchia una caratteristica della psicologia del personaggio di Clarice Starling che poi ritroveremo anche successivamente nel corso del film, quindi il danno è veramente limitato. L’unica cosa che forse viene a mancare è l’ironia dello sceneggiatore che nelle prime scene del film sceglie di far dire a Clarice di non spaventarsi facilmente mentre durante l’intero film si spaventerà più volte (dal ritrovamento della testa nel barattolo fino alla sequenza finale nella casa del killer Buffalo Bill).
    Trovo più strana una frase successiva, quando il capo le dà il suggerimento credimi, non crearti nessun problema per Hannibal Lecter mentre in originale la stessa frase era molto più chiara: believe me, you don’t want Hannibal Lecter inside your head (equivalente di “credimi, è meglio se eviti che Hannibal Lecter ti entri nella mente”).
    Personalmente reputo più fastidiosa una frase di dubbia comprensione come quella del “non crearti nessun problema”, rispetto ad un alterazione come “tu parli con facilità?” che, per quanto errata, rimane sensata.

    SotL-yourself

    Un’altra insensatezza l’abbiamo durante le investigazioni di Starling basate sulla comprensione degli indovinelli di Lecter:

    ho pensato che il riferimento “dentro te” nascondesse qualcosa di molto vicino a Lecter, così ho immaginato che poteva riferirsi a Baltimora, ho guardato nell’elenco telefonico e c’è un locale chiamato “Dentro il tuo magazzino”, appena fuori dal centro della sua città.

    Magari non avete visto il film o non ricordate il contesto ma, anche seguendo il film, questa frase sembra non avere un senso logico.
    Vi riassumo l’essenza di ciò che accade SECONDO I DIALOGHI ITALIANI: Hannibal usa l’espressione “dentro te” quando dice a Clarisse “guarda dentro te e il resto di te stessa” –> Clarice pensa che “dentro te” possa riferirsi a qualcosa di vicino a Lecter (perché mai?) e quindi alla città di Baltimora (??) –> Clarice usa questa intuizione per cercare sull’elenco telefonico e trova un “locale” (forse era meglio tradurre “una ditta”) chiamato Dentro il tuo magazzino, il quale si trova fuori (???) dal centro di Baltimora (quindi non era neanche “dentro” Baltimora!).
    Cioè “Dentro te” = “a Baltimora”? Ma che cazzo di sequenza logica è? Diciamo che c’è arrivata per puro caso.
    La sequenza logica in inglese è molto più semplice e comprensibile: Hannibal usa l’espressione “look deep within yourself” (letteralmente “guarda a fondo dentro te stessa”) –> Clarice intuisce che si tratta di un indovinello perché la frase suona troppo forzata e innaturale per un raffinato come Hannibal –> così cerca sull’elenco telefonico la parola “yourself” trovando una ditta chiamata Your Self Storage (carino gioco di parole basato sulla fusione di “yourself” con “self storage”), et voilà, la frase “guarda a fondo dentro te stessa” assume immediatamente un nuovo significato, ovvero: guarda a fondo dentro un luogo letteralmente chiamato “te stessa”, Your Self.
    Non so come fosse tradotto questo indovinello nel romanzo, ma nel film fa schifo!

    SotL-chair

    Altro errore di traduzione è quando Barney, il secondino, dice a Clarice:

    Metto fuori una sedia per lei.

    mentre in realtà l’originale I put out a chair for you equivale ad un le ho (già) messo lì una sedia. La confusione deriva dal verbo mettere che al presente fa put e nelle forme passate rimane sempre e comunque put. Sebbene si tratti di un umano errore di traduzione sulla carta, al momento di registrare qualcuno forse si sarebbe dovuto fare qualche domanda, avendo capito il contesto della frase. Difatti Clarice trova già la sedia quando arriva davanti alla cella di Lecter, perché Barney gliel’aveva già sistemata lì.

    SotL-fly

    Ovviamente rimane intraducibile il fatto che Starling (il cognome della protagonista) sia anche il nome di un tipo di uccello (lo storno). Quindi la battuta vola di nuovo a scuola ora, piccola Starling. Vola, vola, vola in italiano non può altro che essere interpretata come facente parte dell’eccentricità del personaggio di Lecter e niente più. Non abbiamo mai detto che il doppiaggio non abbia i suoi limiti invalicabili. Nel seguito di Ridley Scott questo riferimento ai volatili ritorna in un aneddoto di Lecter.

    SotL-spara

    Quando la piccola Clarice chiede al padre sceriffo se ha “preso degli uomini cattivi”, il padre le risponde che sono tutti scappati via, Clarice allora replica: e tu spara!. Non so se fosse una battuta intenzionale o l’ennesimo errore di comprensione della lingua inglese. In originale difatti la bambina diceva oh, shoot! che non vuol dire “spara”, bensì è l’equivalente del nostro “e che cacchio!”.

    SotL-disturb

    Continuiamo con i piccoli errori: la promessa I won’t disturb anything, I promise fatta al proprietario del magazzino (che si preoccupava della riservatezza dei suoi clienti), in italiano diventa non darò alcun disturbo, prometto mentre avrebbe dovuto dire “non toccherò niente, prometto”. Il disturb in questo caso si riferisce allo spostare oggetti dalla loro posizione, non all’arrecare disturbo ad una persona. Del resto Clarice aveva già disturbato il proprietario facendolo venire ad aprire il magazzino nel bel mezzo della notte. La frase italiana dunque è insensata.

    SotL-six-way

    Mi serve un collegamento con la sei. Chicago, Detroit…

    I sottotitoli italiani sul DVD, che per una volta sono tradotti “abbastanza” decentemente, suggeriscono una versione più accurata: Voglio un collegamento a sei stazioni. Chicago, Detroit… . Non so a cosa pensavano quando hanno tradotto “con la sei” per il doppiaggio, evidentemente l’hanno buttata un po’ lì.

    SotL-officers

    Scusatemi? Scusatemi signori. Signori e ufficiali, ascoltate!

    L’errore di traduzione che odio forse di più al mondo: tradurre “officers” come “ufficiali”. Qui però si perde anche qualcosa di più. Difatti Clarice, con quella frase, (secondo me) si prende una sua piccola vendetta sui poliziotti che prima l’avevano fissata insistentemente cercando di metterla a disagio solo perché donna. La presa in giro sta nel chiamarli “officers and gentlemen”, come il titolo del film Ufficiale e gentiluomo  di una decina di anni prima.
    Spero di non averci sentito più di quanto dovuto in quella frase. Chi ha tradotto i sottotitoli del DVD l’ha riportata come “Scusate? Scusate, signori. E voi, agenti” ma lei si rivolgeva soltanto agli agenti di polizia nella stanza e a nessun altro, per questo reputo che “officers and gentlemen” fosse una piccola presa in giro, non un richiamo per agenti e non agenti.
    In mano mia avrei optato per farle dire “Scusatemi? Scusatemi signori. Signori agenti, ascoltate!”, così da mantenere la forma e il significato della frase originale, ma anche quel pizzico di presa di culo, reso nella mia versione dal chiamare un agente di polizia “signor agente”.
    Sì, se qualcuno mi pagasse lo farei anche come lavoro.

    In ogni caso, qualsiasi cosa va bene purché non si senta “officers” tradotto come “ufficiale” invece di “agente”.

    SotL-iniqua

    Una morte iniqua.

    Durante l’autopsia di una delle vittime, viene pronunciata una delle frasi più esilaranti in italiano: una morte iniqua. Tanto che viene da chiedersi se simili espressioni, a dir poco poetiche, siano la norma nei rapporti stilati dall’FBI.
    Inutile dire che si tratta dell’ennesima traduzione insensata di questo film! Con “wrongful death“, Starling e il dottor Akin facevano uso di un termine legale che potremmo tradurre molto semplicemente come “omicidio“. Erano molto semplicemente arrivati a confermare il fatto che il cadavere difronte a loro fosse stato ucciso, non stavano certo a filosofeggiare arricchendo il loro rapporto ufficiale con frasi ad effetto. Vi ho detto che anche i dialoghi sono di Accolla?

    SotL-drugstore

    Una notte sorprese due ladri che uscivano dal retro di un drugstore.

    Mi domando cosa li abbia spinti a lasciare questa parola in inglese, drugstore. Conoscendo gli italiani del 1991, dubito che in molti abbiano capito di cosa si trattasse. Solo a logica si può intuire che si tratti di un qualche tipo di negozio.

    SotL-fellatio

    Non tutte le alterazioni vengono per nuocere (questa frase in realtà dovrebbe essere il motto del blog), difatti trovo più apprezzabile la frase “Perché, Clarice? Il proprietario ha preteso delle attenzioni?” di quella originale che vedete nell’immagine qui sopra. Devo tradurvela? La parola fellatio mi pare eloquente.
    Lo smorzamento dei toni non influisce sul personaggio in alcun modo dato che, nella successiva domanda, Hannibal (sia in italiano che in originale) chiede se il proprietario l’avesse sodomizzata.

    Una lista di altre piccole curiosità

    Un poliziotto ordina ad un collega di prendere il comando invece del giubbotto antiproiettile come in originale (get the vest), suppongo per stare nei tempi della battuta.
    ardeliamappLa doppiatrice che dà la voce al personaggio di Ardelia Mapp, la collega di Clarice interpretata da Kasi Lemmons [nella foto a sinistra], fa un lavoro a mio parere pessimo. Non so chi sia ma le poche battute che ha sono mal recitate e la voce non si addice al volto giovanile dell’attrice. Per come recita sembra quasi che voglia interpretare una “straniera”, dandole un leggero accento. Mancava solo che le facessero dire “bongo bongo bongo, stare bene solo al Congo”. – Qui il video.
    AGGIORNAMENTO 11/02/2018: abbiamo una conferma autorevole sull’identità della doppiatrice di Kasi Lemmons, è l’attrice francese Leila Lasmi, all’epoca fidanzata di Tonino o forse addirittura moglie, come specifica Repubblica in questo articolo del 1989. La stessa era anche assistente al doppiaggio di Accolla nella prima stagione dei Simpson e in altri film diretti da Torino in quel periodo. Non ci ero andato lontano quando avevo pensato che Tonino avesse fatto doppiare quelle poche battute “alla prima che capita”, purtroppo la differenza con il resto del cast di doppiatori è evidente. E con questa esclusiva di Doppiaggi Italioti si chiude un altro mistero su doppiatori mai identificati prima!
    Scena da "Quei bravi ragazzi" con vignetta che legge "adeso va' ad aggiornare il Genna, che manca roba"
    Accolla non è il solo ad interpretare più di un ruolo: Mario Milita, noto come voce di nonno Simpson, in questo film interpreta due personaggi: prima il signor Lang, proprietario del deposito, e poi il Dr. Akin, nella scena dell’autopsia.
    Gli anagrammi del dottor Lecter sono resi in italiano grazie all’alterazione dei nomi che, suppongo, origini dalla versione italiana del romanzo. Non sono sempre perfetti ma sufficientemente funzionali.
    L’amica di Fredrica che Clarisse incontra in un bar-gelateria le dice “Freddie was so happy for me when I got this job at the bank” che è stato tradotto un po’ troppo alla lettera come “Freddie era così contenta per me quando ho avuto questo posto in banca” ma in italiano nessuno direbbe così, dovrebbe dire semplicemente “quando ho avuto il posto in banca“. La traduzione alla lettera fa pensare che l’amica di Fredrica sia sul posto di lavoro (in banca) mentre le parla, quando è evidente che si trovi in una generica gelateria/bar/drogheria [grazie all’utente “Baby Luigi”].

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    Citazioni dal film da riutilizzare nella vita reale

    Incontro tra Angela Merkel e Putin
    Sai cosa mi sembri con la tua borsetta pulita e le scarpette a buon prezzo? Mi sembri una campagnola… un’energica campagnola ripulita con poco gusto.

    Considerazioni finali

    Nonostante la moltitudine di errori e alterazioni poco giustificabili nel doppiaggio di questo film, rimango lontano dallo sconsigliarne una visione in italiano perché in ogni caso la bravura degli interpreti oscura quasi completamente gli errori di cui è costellato; Dario Penne su Hopkins è talmente azzeccato che poi ne diventò la voce “ufficiale”.
    A chi è in grado di goderselo in inglese, tuttavia, ne consiglio la visione in lingua originale almeno una volta nella vita, anche per cogliere un elemento essenziale che fino ad ora non avevo citato, ovvero il modo di parlare di Buffalo Bill (interpretato da Ted Levine)! Tra i personaggi forse più imitati nel mondo anglosassone, con parodie, omaggi e citazioni. Ogni sua frase (ed il modo di recitarle) è rimasta impressa nel pubblico di lingua inglese diventando un piccolo fenomeno culturale, dal would you fuck me? (mi scoperesti?), detto a sé stesso allo specchio, al put the fucking lotion in the basket (“metti quella fottuta lozione nel cesto!”) urlato alla ragazza nel pozzo.

    L’influenza culturale del personaggio di Buffalo Bill è intuibile da questa ridottissima lista di esempi che vi propongo qui:

    • nel film Clerks II di Kevin Smith viene inscenata la sequenza del “mi scoperesti?”
    • idem in un episodio dei Griffin dove è Chris ad imitarlo (a dir la verità sono numerose le scene del Silenzio degli Innocenti riproposte nei Griffin)
    • il personaggio di Mr. Plinkett delle celebri (tranne che in Italia) recensioni di Star Wars di RedLetterMedia trae origine in gran parte da Buffalo Bill
    • gli autori del canale YouTube Legolambs realizzarono un brano in stile musical con le frasi del film (in particolare put the fucking lotion in the basket), questo adesso è diventato un vero e proprio musical a Broadway!
    • Non dimentichiamoci inoltre che la voce del camionista assassino in Radio Killer è proprio di Ted Levine in inglese (Ennio Coltorti in italiano).

    In Italia la voce di Buffalo Bill (di Paolo Scalondro), per quanto “abbastanza” simile all’originale, non rimane molto impressa, né ha avuto alcun tipo di impatto culturale. Questo è l’unico vero motivo per cui ne consiglio, almeno una volta nella vita, la visione in lingua originale.

  • Il grande Lebowski – l’ultimo dei grandi doppiaggi

    Il giornalista cinematografico Michele Traversa, italiano ma residente a Los Angeles, ha continuato a tartassarmi di piacevoli e-mail nelle quali ha dimostrato di essere una possibile risorsa per Doppiaggi Italioti e così ne ho approfittato subito chiedendogli di scrivermi una di quelle “cose” di cui parlava nelle sue e-mail, ma in formato articolo. Ed ecco la prima collaborazione “professionale”.
    L’autore si fa chiamare Michael soltanto perché altrimenti in Ammeriga lo chiamano Michelle col rischio poi di non buscare più donne durante i festini selvaggi di Hollywood. Perché mi piace immaginarmelo così il caro Michael, tra una premìere e un’altra, seduto a Starbucks con un “latte” in tazza grande mentre scrive recensioni di film che in Italia vedremo solo dopo sei mesi ed in attesa del quotidiano invito ad un party di neo-ricchi.
    Questa è la sua recensione di Il Grande Lebowski, perché ci tenevo tanto che condividesse con voi ciò che io stesso avrei voluto scrivere da tanto tempo… solo che non sarei mai riuscito ad essere altrettanto sintetico, come è chiaro da questa introduzione.
    Le vignette esprimono il mio sentimento personale.

    Evit

    Scena del film Il grande Lebowski con Jeff Bridges in estasi, la vignetta dice: lo hanno adattato come si deve.
    Il Grande Lebowski è stato l’ultimo doppiaggio ancora al pari con gli ottimi lavori degli anni ‘70 / ’80… ed eravamo nel 1998! Proprio nel pieno declino qualitativo del doppiaggio italiano spunta questa perla “retrò”. Il film è diventato un classico, è uno dei film più citati negli Stati Uniti e ci sarà un perché. Non era facile renderlo altrettanto memorabile in italiano. A parer mio il lavoro sull’adattamento dei dialoghi e sul doppiaggio è pari a quello di Arancia Meccanica, ecco l’ho detto!

    Drugo, Drughetto o Drugantibus

    Io sono Drugo, è così che deve chiamarmi, capito? O se preferisce Drughetto oppure Drugantibus oppure Drughino, se è di quelli che mettono il diminutivo ad ogni costo…

    Gif animata di una scena del film Il grande Lebowski, Jeff Bridges che dice: I'm the Dude, man.
    A qualcuno ha dato fastidio che The Dude diventasse Drugo, la rete è piena di lamentele in merito. Forse perché per sempre legati all’uso dell’appellativo in Arancia Meccanica, forse perché speravano in una traduzione più fedele, pedante. E come avrebbero dovuto chiamarlo? Tipo? Tizio? Non avrebbe fatto ridere neanche i polli. Ah si, lo dovevano chiamare Dudo (come in Easy Rider). Infatti già allora Jack Nicholson chiedeva: “e cos’è un Dudo? Un ballo?”.
    Come avrebbe detto Totò: ma mi faccia il piacere!

    Sono il solo da queste parti, meme dal film Il grande Lebowski con John Goodman che carica la pistola e dice sono il solo da queste parti a cui piaccia Drugo come traduzione di Dude?

    Un signor adattamento

    La cosa particolare de Il Grande Lebowski, ciò che reputo davvero un colpo di genio, è il fatto che spesso l’adattamento dica una cosa di significato diametralmente opposto per ottenere lo stesso effetto. Per esempio:

    “Duder or El Duderino, if you’re not into the whole brevity thing

    Una frase letteralmente traducibile come: “o il Duderino, se non sei il tipo da abbreviativi” che è stata invece tradotta come:

    “Drughino, se è di quelli che mettono il diminutivo ad ogni costo”.

    In inglese il diminutivo al signor Lebowski non piace, in italiano gli piace un sacco. Oppure:

    Scena dal film Il grande Lebowski, Philip Seymour Hoffman parla con Jeff Bridges

    “Racially he’s pretty cool?”

    traducibile come “non si fa problemi di razze eh?“, che diventa nel doppiaggio italiano:

    “Lui del razzismo se ne sbatte, mmm?”

    Il concetto viene ribaltato, ma la sostanza non cambia. Poi ancora:

    “Look, we all know who is at fault here”

    traducibile come “Guarda, sappiamo tutti di chi è la colpa” che invece diventa:

    “Guarda, lo sappiamo tutti da che parte sta la ragione”.

    Loro, gli americani, a puntare il dito sul colpevole, noi a farci belli di aver ragione. Geniale!

    Donny interpretato da Steve Buscemi che canta: sono il tricheco, nel film Il grande Lebowski
    Poi ci sono degli accorgimenti culturali sottili e necessari che dimostrano quanta attenzione sia stata dedicata al lavoro. Ce ne fosse un briciolo di questa passione negli adattamenti moderni. Durante una delle partite al bowling, Donny, il personaggio di Steve Buscemi, capisce una cosa per un’altra e continua ad interrompere il discorso sperando che qualcuno gli dia un po’ di soddisfazione. Così continua a ripetere/cantare “I am the Walrus”, che in italiano diventa “Obladì, obladà”. Entrambe sono canzoni dei Beatles, ma con I am the Walrus nessuno in Italia avrebbe capito che Donny alludeva a John Lennon. Obladì obladà invece la conoscono tutti, dai novantenni ai bambini di due anni. Si tratta, signore e signori, di un adattamento eccellente, che non traduce alla lettera e che trova equivalenti altrettanto efficaci e divertenti, senza snaturare il testo di partenza.

    Sono il solo da queste parti, meme dal film Il grande Lebowski con John Goodman che carica la pistola e dice sono il solo da queste parti che abbia a cuore la localizzazione delle battute?
    Qualcuno lo saprà già, qualcuno forse non lo ha mai notato, ma Drugo si esprime con delle frasi ripetute per sentito dire. Per esempio, sente alla tv il presidente Bush dichiarare: “This aggression will not stand”, “Questa aggressione non può essere tollerata”. Poco dopo usa la stessa espressione a colloquio con il signore Lebowski aggiungendo in coda il suo colloquiale “man!“. Walter poi gli dice: “She kidnapped herself”, “Si è rapita da sola”, ed ecco che Drugo la prende come verità assoluta, la fa sua, e la ripropone alla prima occasione.
    Era fondamentale, in fase di adattamento, trovare il giusto modo per rendere queste frasi, al fine di trasmettere il modo di Drugo di assorbire ciò che lo circonda. Obiettivo centrato! Chi c’è dietro a questo minuzioso lavoro? L’Immenso Carlo Valli. In suo onore andiamo a vedere alcune di queste frasi, entrate nel lessico americano e che, nella loro traduzione, hanno reso il film quell’oggetto di culto che è oggi:

    • “You are entering a world of pain” / “Stai per entrare in una valle di lacrime”.
    • “Shut the fuck up, Donny” / “Zitto e vaffanculo, Donny”.

    Meme dal film Il grande Lebowski con John Goodman con pistola in mano che dice in inglese: shut the fuck up Donnie, you're out of your element

    • “The bag man”/ “Il postino”, quando devono consegnare la valigetta con il denaro per il riscatto.

    …e forse la più bella di tutte, praticamente intraducibile:

    • “Sometimes you eat the bar, and sometimes, well, he eats you” / “A volte sei tu che mangi l’orso, e altre volte è l’orso che mangia te”.

    In America ancora si chiedono cosa volesse dire Sam Elliott con quel “bar”. E, no, non dice “bear”, dice proprio “bar”.
    sono il solo - Valli
    In breve, un adattamento magistrale, eco dei lavori di fino di 30-40 anni fa e che è riuscito nel non facile intento di rendere in pieno la memorabilità di dialoghi che, in lingua originale, sono già entrati a far parte della cultura popolare americana.

  • Terminator (1984) – Si poteva fare di meglio

    terminator fatti fottere
    Potendolo evitare, non guardo mai Terminator in lingua italiana. I lettori abituali già lo sanno: quando reputo che un film doppiato in italiano valga la pena, allora lo difendo a spada tratta e ne vado anche fiero, ne parlo e ne straparlo.
    Nel caso di Terminator, sebbene esso sia parte della mia adolescenza, non provo alcun valore affettivo verso la sua versione italiana (nonostante la bravura degli interpreti), abbandonata per sempre dopo aver scoperto la versione originale.
    Ebbene, rivedendolo in lingua italiana in un recente passaggio televisivo si confermano le mie motivazioni.
    In generale si può dire che i film anni ’80 avevano dei buoni adattamenti e, solitamente, anche i film “minori” godevano di questi privilegi. Alla direzione del doppiaggio di questo film troviamo Carlo Marini, di cui avevamo parlato molto bene in questo blog come voce di “Mad Max“. Marini viene dalla scuola anni ’50-’60 di Emilio Cigoli e ha diretto, negli anni ’70 e ’80, il doppiaggio di diversi film, molti dei quali poco noti oggi giorno ma anche alcuni titoli di spicco come ad esempio Platoon. Poi c’è una Letizia Ciotti Miller alla traduzione dei dialoghi che nel 1984 aveva già un curriculum niente male, I Predatori dell’Arca Perduta è uno dei suoi.
    Allora cosa è andato storto?

    TUTTI I PROBLEMI DI TERMINATOR IN ITALIANO

    Glauco Onorato su Schwarzenegger
    altrimenti Arnold si arrabbia
    Anche qui, chi mi conosce lo sa… ho sempre adorato il doppiatore Glauco Onorato. Non ci sono abbastanza sottolineature che io possa mettere sotto la parola “adorato” per farne capire il vero senso! Senza di lui la carriera di Bud Spencer si sarebbe probabilmente spenta sul nascere; senza di lui la serie Arma Letale non sarebbe mai stata così divertente (sì, è più divertente in italiano); sempre senza di lui metà degli afro-americani di Hollywood non avrebbero avuto una voce memorabile. Poi accade che negli anni ’80 gli danno da doppiare anche Arnold Schwarzenegger.
    Una ragione dietro questo abbinamento secondo me c’è. Qualcuno avrà fatto questa considerazione: “Schwarzenegger parla in modo un po’ comico, diamogli qualcuno con una voce profonda ma che sappia essere anche comico” e BOOM, hanno tirato fuori il nome di Glauco Onorato dal cilindro! È solo una mia supposizione ovviamente, ma ha un suo senso.
    Ha un suo senso in un film come True Lies che era una mezza commedia; ha un suo senso in demenzialità atroci come Una promessa è una promessa; posso trovarci un senso persino in Commando nella quale Schwarzy ha sempre la battuta pronta per ogni singola persona che uccide… e vi abbuono persino Predator dove non mi disturba “troppo” (ok, un pochino sì), ma non ha mai avuto senso in Terminator, MAI!
    Per l’occasione, il mio collaboratore Leo ha prodotto questo video dove su una scena di Terminator ha montato e sincronizzato clip audio provenienti da film di Bud Spencer e Terence Hill (vorrei ribadire che Bud Spencer e Arnold Schwarzenegger sono stati doppiati dallo stessa persona, Glauco Onorato), guardate come ci sta bene.

    VIDEO: Glauco il Terminator

    poster altrimenti
    La scelta di Onorato su Schwarzy in Terminator è semplicemente indifendibile: molte battute (troppe) sono visivamente slegate dal labiale dell’attore (e non sono uno che sta a fissarsi più di tanto sul movimento delle labbra e tuttavia l’ho notato), la voce stessa stride con l’aspetto di Arnold e con i suoi modi robotici. Non è un effetto tanto alienante quanto Massimo Foschi su Schwarzenegger nel film L’Implacabile ma poco ci manca. Comunque non è opinione solo mia, Onorato stesso in questa intervista del 2011 (al minuto 4’19”) accennava su come non ritenesse la sua voce totalmente adeguata su Schwarzenegger.
    Glauco Onorato su Schwarzenegger non è l’unica cosa che non va con questo film, fosse stato solo per la voce di Schwarzy avrei davvero chiuso un occhio, del resto parla pochissimo. Invece, ciò che peggiora il tutto è l’adattamento delle battute più celebri che, in italiano, quasi… scompaiono.

    L’ADATTAMENTO

    Ogni – singola – stramaledettissima – battuta – memorabile (!) è stata resa (a mio parere) in maniera molto più piatta in italiano, privando lo spettatore di molte soddisfazioni.
    ritornerò
    La battuta più famosa in assoluto è, ovviamente, “I’ll be back” (ritornerò) che in italiano recita “aspetto fuori“.
    Palesemente, in fase di adattamento, non c’è stata la percezione che tale frase potesse diventare un vero e proprio tormentone (in sua difesa, non se lo aspettava nemmeno Schwarzenegger) e venne tradotta all’epoca come fu ritenuto più appropriato per la situazione (il poliziotto gli suggerisce di mettersi a sedere ed aspettare – risposta: aspetto fuori).
    Altra risposta appropriata (non necessariamente appropriata al labiale, ma appropriata per la logica di quel dialogo) sarebbe stata “torno dopo” oppure “torno più tardi” (ma anche “torno presto”), perché nessuno in italiano risponderebbe solo con un “tornerò” alla richiesta di sedersi in sala d’attesa e pazientare.
    La scelta sarà ricaduta su “aspetto fuori” forse perché la frase inizia con la lettera “A”, la quale combacia bene con I’ll (pronuncia: ahl) di Arnold… purtroppo il resto non combacia con niente. Il labiale in quella scena è completamente slegato, tanto valeva farne una traduzione più memorabile e fregarsene.
    Rimane il fatto che, al contrario della battuta originale, l’aspetto fuori non si lega comicamente al fatto che il Terminator ritorni poco dopo con un automobile per sfondare l’entrata della stazione di polizia, per questo in italiano non è una battuta memorabile.

    i'll be back

    scena in italiano


    Il risultato è che con “aspetto fuori” ovviamente si perde anche qualsiasi continuità con i seguiti in cui c’è sempre un “I’ll be back” che non sarà traducibile con un “aspetto fuori“; inoltre la frase originale è finita tra le 100 frasi più memorabili di tutti i tempi, mentre in italiano non la ricorda nessuno, quindi qualche motivo ce l’ho quando vengo a dirvi che l’adattamento è, in molti punti, piatto e immemorabile. [Curiosità: in Last Action Hero la battuta di Schwarzenegger “I’ll be back” recita in italiano “ci vediamo”].
    Per chi comprende l’inglese c’è una divertente intervista a Schwarzenegger dove l’attore dice che aveva dei problemi a pronunciare “I’ll” (ahl) della battuta “I’ll be back” e aveva suggerito a Cameron di cambiarla in “I will be back” senza la forma abbreviativa, argomentando la sua proposta con l’idea che quella forma non abbreviata sarebbe anche più corretta nella logica del film dato che un robot, in quanto tale, si sarebbe probabilmente attenuto ad una grammatica più formale. Cameron gli ha risposto “io non ti dico come recitare, tu non dirmi come scrivere la sceneggiatura. Ho scritto “I’ll be back”, tu dilla e basta“. La storia ha poi dato ragione a Cameron.
    Cameron stesso ammise che la scelta di usare Schwarzenegger con il suo pesante accento fu rischiosa ma, stranamente, funzionava e dava l’idea che le macchine non avessero ancora perfezionato l’emulazione del parlato umano (un difetto sistemato poi con il modello più avanzato che vediamo in Terminator 2).
    Un altro esempio di battuta mancata è quella di Bill Paxton, recitata in originale in maniera molto divertente (va sentita, qui il video in lingua originale)…
    fuck you asshole

    In italiano: “ma perché non vai affanculo?


    Vediamo la stessa scena in italiano (qui il video in italiano).
    Con quella traduzione (e con la sua interpretazione) secondo me non solo si uccidono/appiattiscono i memorabili 10 secondi di Bill Paxton (futuro soldato Hudson in Aliens, cacciatore di tesori in Titanic, verme in True Lies… sempre di Cameron) ma, cosa forse più importante, si rende anche meno comprensibile il perché il Terminator, più in là nel film, scelga questa stessa frase per rispondere all’uomo delle pulizie che, insospettito, bussava alla porta:
    fuck you asshole 2

    In italiano: “Fatti fottere, stronzo


    Era difatti la battuta che il Terminator aveva imparato dai teppisti losangelini all’inizio del film. Un semplice “fanculo, stronzo!” sarebbe potuto entrare tranquillamente nel labiale di Bill Paxton, così da legarsi più tardi con la risposta che il robot da nell’albergo. In italiano, invece, questo collegamento tra le due frasi non avviene.
    In un’altra scena, durante l’interrogatorio di Kyle Reese, egli si incazza perché lo psicologo gli sta facendo perdere tempo e, rivolgendosi alla telecamera, esclama: “you still don’t get it, do you?“.
    non capisci
    Kyle Reese non si sta rivolgendo a nessuno in particolare, parla alla telecamera riferendosi in generale ai poliziotti che ancora non comprendono la gravità della situazione, ma in italiano lo hanno tradotto come: “tu ancora non mi credi, vero?” mentre avrebbero dovuto tradurla come “ancora non ci arrivate, vero?” oppure “ancora non capite, vero?“.
    Considerazioni sulla traduzione e sul labiale a parte, Kyle si dovrebbe rivolgere ad un “VOI” e non ad un “TU“! Non dovrebbe dire “tu ancora non mi credi”. Tu chi? In quella frase chiaramente non si sta più rivolgendo allo psicologo seduto accanto a lui, quindi come minimo doveva essere “voi ancora non mi credete, vero?“.
    Andiamo avanti.
    Quando all’inizio del film il Terminator va ad armarsi in un negozio, il proprietario gli chiede se desidera altro…
    plasma
    Il Terminator in italiano gli risponde che desidera un fucile fasato plasma, calibro 40-zero. In inglese tale fantomatico fucile “fasato” (phased plasma rifle) era da 40 watt, non di calibro 40.0.
    Mentre pronuncia queste parole, Schwarzenegger è di spalle quindi non è stata certo una scelta di traduzione motivata dal labiale e, purtroppo, quel “calibro 40-zero” fa sembrare questa arma del futuro un tantino meno fantascientifica. Che la Ciotti-Miller avesse in mente qualcosa di molto meno fantascientifico? Probabile.
    I sottotitoli del DVD (che, come al solito, sono pieni di errori) traducono la battuta come “un fucile al plasma, portata 40 watt“, avendo erroneamente associato la parola “range” a “portata”. Curioso che secondo i sottotitolatori la “portata” possa essere misurata in watt (che invece è una misura di potenza).
    Ciò che cerca il Terminator è, più precisamente, un fucile di fase al plasma, di potenza intorno ai 40 watt (tradotto da me alla lettera, o “un fucile di fase al plasma, sui 40 watt” se vogliamo abbreviare); quindi né di calibro 40 come dicono nei dialoghi italiani, né di portata 40 watt, come riportano i sottotitoli del DVD; in particolare, la traduzione presente nei sottotitoli non vuol dire assolutamente niente, sarebbe come se vi dicessi che peso 17 Watt.
    [i sottotitoli stavolta non sono stati fatti da qualche amaragano ma sono di tale Stefania Manetti per la Visiontext a Londra]

    visiontext

    ______

    Alla luce di questi momenti, e di altri che a breve vi dirò, non so quale sia stato il problema con il doppiaggio di questo film (il quale, secondo Antonio Genna è stato eseguito da una certa Coop. FCM, secondo il sito Calliopea invece è opera della S.A.S.). A parte pochi casi, la ricerca del labiale adeguato non giustifica le alterazioni a cui assistiamo quindi, evidentemente, qualcuno ha fallito nell’intuire quali delle battute del film sarebbero divenute immortali. La colpa potrebbe ricadere interamente sulla Ciotti-Miller, ma chi sa.
    Sembra quasi che chi lavorò all’adattamento di Terminator non ci abbia creduto fino in fondo, ma queste sono interpretazioni esclusivamente personali. Sono sicuro che molti di voi se lo sono visti solo in italiano senza percepire alcuno dei miei fastidi. L’unica mia vera accusa è che avrebbero potuto fare di meglio, soprattutto nel rendere alcune battute memorabili come lo sono le corrispettive originali. Un vero peccato, visto comunque l’ottima interpretazione dei doppiatori su Sarah e Kyle e in generale di tutti gli interpreti italiani (Glauco a parte, come già specificato).
    Vediamo altri problemini che, aggiunti al resto, diventano degni di nota.

    Il plurale di parole inglesi…

    “network di computers per la difesa”

    Di questi ce ne sono una cornucopia e devo dire che negli anni ’80 era molto comune sentire “computers”, “networks” e simili. Il film “Electric Dreams“, dello stesso anno, viene introdotto dal narratore come “favola per computers“.
    Non so più neanche quante volte mi è capitato di ripeterlo in questo blog, ormai sono diventato un vecchietto che dice sempre le stesse cose:

    È regola della grammatica italiana che le parole straniere siano adottate soltanto al singolare

    Quindi in Italia non… dai, ormai la sapete a memoria anche voi la filastrocca, ripetete con me:

    …non guidiamo camions; non guardiamo films; le star (non stars) del cinema hanno molti fan e non molti fans. Non beviamo nei bars, né ci ubriachiamo nei pubs; non prenotiamo dei tickets né ci piacciono i leaders.

    Forse se la riscrivo in rima potremmo diffonderla nelle scuole elementari.
    La cosa però diventa veramente fastidiosa soltanto quando questo uso errato dell’italiano avviene a discapito della comprensione da parte dello spettatore. Difatti, quando Kyle Reese parla del futuro, nomina i “K-C” descrivendoli come “Killers-Cacciatori” (in originale H-K, Hunter-killers):

    killers-cacciatori

    “i K-C. Killers-Cacciatori”


    Apprezzo il cambiamento di iniziali, cosa che oggi giorno non si fa più, ma per favore non usate il plurale anglosassone “killers“! Difatti l’orecchio italiano, con quella “s” di troppo, si confonde e sente immancabilmente “killer-scacciatori“, che ovviamente non combacia con la sigla “K-C”. La “s” del plurale era riferita all’intera parola “hunter-killer” e non solo alla parola “killer”.
    Scusate se scado in argomenti aridi come la grammatica straniera ma se lo spettatore sente killer-scacciatori al posto di killers-cacciatori qualche dito dovrò pure puntarlo!

    Traduzioni eccessive

    Poi abbiamo la Cyberdyne Systems (creatrice di Skynet) tradotta come Sistemi Cibernetici.

    “Un Terminator. Modello Sistemi Cibernetici uno-zero-uno”


    cyberdyne

    “…costruito per la SAC-NORAD dai sistemi cibernetici


    Non siamo in una fiaba moderna, il nome di una immaginaria ditta americana potevano lasciarlo tranquillamente in inglese. Gli italiani avrebbero memorizzato il nome Cyberdyne soltanto dal secondo film in poi. Anche in questo caso, non me ne sarei lamentato se poi all’interno del film questa scelta finisce per causare degli errori come vediamo nella seconda battuta, la quale avrebbe dovuto recitare “costruito per la SAC-NORAD dalla Cyberdyne Systems” o, perlomeno, “costruito… dalla Sistemi Ciberneticie noncostruito… dai sistemi cibernetici” come invece dicono nel film.
    Nota curiosa: il combattimento finale si svolge proprio nei laboratori della Cyberdyne, una scena tagliata mostrava il cartello della ditta mentre la protagonista veniva trasportata via in barella. Nell’edizione DVD chiamata “definitive edition” della M.G.M. ci sono tante scene tagliate, tutte interessantissime e, nonostante il missaggio audio merdoso (presente comunque su qualunque DVD e Bluray) consiglio caldamente a tutti di recuperarla se non altro per le scene aggiuntive.
    Molto meglio comunque del DVD-merdaccia che produceva la Cecchi-Gori nel 2003 con una copertina elaborata grazie ad una versione in prova di CorelDraw ’95 (uscita insieme alla stampante del nipote) e con una trama stampata sul retro che avevano sicuramente recuperato dall’enciclopedia “Omnia ’98“, presa in prestito dal cognato.
    Si vede che mi piacciono le edizioni CG, eh?

    Altre minuzie…

    E per chi combatte?

    132

    con l’uno-trentadue al comando di Perry. Dal ’21 al ’27”


    Sebbene il significato di questa frase sia intuibile, al posto di “con l’uno-trentadue“, Kyle in italiano avrebbe dovuto dire “con la centotrentaduesima“. Anche qui chi parla è di spalle, quindi senza necessità di dover seguire un labiale. Si sa, scandire i numeri fa molto futuro militaresco anni ’80: in inglese diceva appunto one-thirtysecond (uno-trentaduesimo, tradotto alla lettera) ma in italiano non si può nominare la cifra alle centinaia come un numero singolo; questo invece accade regolarmente nella lingua inglese e non è un errore, serve solo ad essere più brevi e discorsivi: la cifra 1200 ad esempio può essere detta formalmente come one thousand two hundred oppure più brevemente come twelve-hundred, ovvero come dodici centinaia che in italiano, tradotto alla lettera come dodici-cento, non vuol dire un cazzo.

    LA TRAGEDIA DELLE EDIZIONI HOME VIDEO MODERNE

    Come è emerso subito dai primi commenti a questo articolo, qualsiasi versione moderna di Terminator manca di alcuni pezzi di dialoghi italiani. Semplicemente non esistono più, sono stati tagliati per la noncuranza di chi ha prodotto le versioni successive alla prima VHS della Domovideo (e al Laserdisc). Ecco alcuni esempi più fastidiosi:
    1) Kyle Reese che urla “drive!” nella traccia italiana.
    drive
    Si sono dimenticati di doppiarla nell’84? No, nella traccia originale la battuta doppiata era presente ma è stata tagliata nel nuovo missaggio che hanno adottato dal DVD in poi.
    2) Come si può tradurre la battuta finale (e liberatoria) “you’re terminated, fucker!” (letteralmente “sei tu ad essere terminato, stronzo!“) con un semplice “sei tu terminato!“? La battuta in realtà fu tradotta per intero nel 1984, ma chi ha curato il nuovo missaggio audio DTS dai tempi dei primi DVD in poi (Sì, ANCHE IN BLURAY!!!) ha sciaguratamente tagliato l’esclamazione finale “bastardo!” corrispondente al “fucker!” originale, privando così la protagonista del dovuto abuso verbale verso il terminator.
    sei terminato
    È come se alla frase di Ripley in Aliensstai lontana da lei, maledetta!” (get away from her, you bitch!) gli venisse omesso il “maledetta!“. Un ottimo modo per uccidere una battuta memorabile alle nuove generazioni che certamente non verranno a conoscenza di questo film tramite VHS o Laserdisc. Grazie, curatori dei missaggi italiani che sicuramente avete sede a Londra e non parlate italiano. Andate a mori’ ammazzati.

    CONCLUSIONE

    È un vero peccato che, in italiano, un incredibile film di culto come Terminator abbia avuto questo adattamento piatto che non lascia quasi niente se non le interpretazioni dei doppiatori, quelle sì, ottime (ad esclusione della scelta di Onorato su Schwarzy). Il materiale c’era tutto per aspettarsi un doppiaggio memorabile e, a parte gli errorini che vi ho elencato, i dialoghi sono generalmente molto buoni, con frasi a volte invertite o lievemente alterate per renderle più sensate e funzionali alle nostre orecchie italiche (niente traduzioni pedanti come le fanno oggi dunque).
    Purtroppo però non c’è stata l’arguzia di intuire su quali battute sarebbe stato meglio prestare più attenzione e si poteva evitare Glauco Onorato su Schwarzenegger, come cyborg minaccioso purtroppo non funziona. La sua voce è troppo… umana.
    Il film dunque non offre molte scuse per consigliarvene una visione che non sia in lingua originale, almeno NON su moderni supporti DVD e Bluray… se non, forse, per la voce di questo tizio all’inizio del film (che comunque era identica in inglese e che ho scoperto essere di Carlo Marini stesso, me lo ha detto lui):
    terminator inizio
    Sul film in sé c’è poco da dire che non sia stato già detto da milioni di persone prima di me e, a parte piccoli concetti stupidissimi come quello dei robot che nel futuro creano dei lager in stile nazista con tanto di numero tatuato sull’avambraccio (ovviamente come codice a barre perché è il futuro anni ’80) e istituiscono persino dei kapò, per il resto è un film perfetto e io, al contrario di molti, lo apprezzo molto più di Terminator 2 che ha una prima parte assolutamente spettacolare e poi si perde nell’ultimo atto, diventando noioso e dispersivo come molti altri film di Cameron.
    Sentitevi liberi di contestare ciò che ho appena detto, ne avete facoltà.
    Ah, ovviamente il titolo originale è The Terminator, tradotto solo come Terminator… e va benissimo. Anzi è persino in migliore continuità con i titoli dei sequel che dal secondo in poi si chiameranno sempre Terminator senza l’articolo determinativo “The” (Terminator 2 – Judgment Day, Terminator 3: Raise of the Machines, Terminator: Salvation… etc). Una volta tanto la distribuzione italiana ci azzecca anche di più di quella statunitense. Il titolo senza l’articolo “THE” lo si vede nel cartello iniziale… ah no, scusate, quello lo vedete solo nella versione VHS e Laserdisc perché sul DVD e sul Bluray c’è scritto “The Terminator” (dal master americano) e mancano pure le scritte italiane come FATTI FOTTERE, STRONZO. Per questo ci sarà una preservazione in alta definizione della versione italiana a cura di Doppiaggi Italioti!
    Forse un giorno ritornerò a parlare della serie di Terminator, o forse… aspetterò fuori. Nel frattempo potrete godervi passati articoli a tema come:

    Sequel fasulli – Terminatormania
    Critica alla critica – Terminator Salvation
    bombardieri “stilt” in Terminator 2

    Adesso se permettete, vado a disintossicarmi dalla colonna sonora del Tech Noir che da due giorni permane instancabile nella mia testa con You’ve got me burnin’. You’ve got me burnin’ e Caught in a photoplaaaaaay.
    Possiamo tornare nel 1984 per ballare? No? OK vado a comprarmi la colonna sonora su Amazon e ne parlo con il mio collaboratore Leo così da far cadere anche lui in un vortice di musica New Wave californiana anni ’80.
    You’ve got me burnin’…
    You’ve got me burnin’…
    dancing

  • Frammenti di doppiaggio (13) – Robocop (1987)

    Chi mi segue da almeno qualche mese sa già qual è la mia scena preferita del film RoboCop doppiato in italiano. È una scena che avevo già condiviso facendo un confronto con la ben più piatta versione originale… una scena da Oscar del doppiaggio per via del labiale impeccabile e per la spassosità della battuta che la mette molte spanne sopra l’originale:

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video


    Dietro il microfono c’era Luciano De Ambrosis, classe 1938. Ringraziamo De Ambrosis per questo momento indimenticabile. 😉

    SCENA BONUS

    Gianni Marzocchi che si incazza…
    boddicker
     

  • Kick-ass – Un calcio in culo? Non proprio

    motherfucker
    Quando prendete un film degli ultimi 5 anni, mi dite che parla di super eroi e mi dite anche che è stato doppiato lasciando ai personaggi i nomi originali (tra i quali: Kick-ass, Big Daddy e Motherfucker) sapete già che partirò in quarta per demolire il suo adattamento italiano.
    Contro ogni aspettativa, ciò non accade con Kick-ass (e con il suo seguito Kick-ass 2).

    Il contesto: regazzini che si menano

    La serie inizia con un regazzino non particolarmente furbo che si domanda perché nessuno nella vita reale abbia mai deciso di vestirsi da super eroe e comoprtarsi da tale. Gli amici gli rispondono: perché moriresti il primo giorno di lavoro. Lui non li ascolta e quasi muore il primo giorno di lavoro… ma siccome è poco furbo non sarà certo una simile lezione a frenare il suo immotivato nerdesiderio.
    L’intera serie gravita intorno al regazzino (che indossa una muta da sub di colore verde e che si fa chiamare Kick-Ass), al suo crescente seguito di improvvisati eroi-amici, ad una regazzina addestrata dal padre degenerato a diventare un’assassina e ad un nemico in crescita che forse è ancora più scemo del protagonista. Cancellate il “forse”.
    Il tutto è condito da una violenza reale ma portata così all’eccesso da essere quasi “fumettistica”… quasi.

    Mazze da picchiatore fascista, passamontagna da brigatista, colore verde da ronda leghista… il nostro eroe, signore e signori.


    Il messaggio del film non è ben chiaro… forse che a voler fare i super eroi si beccano tante di quelle mazzate che dovresti essere proprio stupido a volerlo fare, o che le ronde di “vigilanti” servono solo ad amministrare una giustizia iniqua degna di Hammurabi, o forse che se lasci fare alla polizia quella ti lavorerà meglio di un adolescente vestito di verde, o forse ancora che le scelte stupide di un adolescente poi le pagano, care e amare, soprattutto i familiari e chi gli vuole bene.
    [È mia opinione personalissima che il film si classifichi nella categoria “drammatico”. Il divertimento e le risate dello spettatore originano soltanto dalla giustapposizione di situazioni orribili, uno stile eccessivo e le azioni di persone profondamente stupide]

    Soppesiamo l’adattamento italiano

    In tutto ciò abbiamo un adattamento italiano che lascia invariati quasi tutti i nomignoli che i regazzini decerebrati danno ai loro “eroici” alter ego. Chi ha letto la mia cornucopia di furiosi articoli incentrati sull’adattamento di Captain America, saprà che solitamente questo tipo di adattamenti sono quelli che più disprezzo. Eppure in questo film la cosa funziona quasi sempre.
    Paradossalmente, la scelta di lasciare i nomi in lingua inglese in Kick-Ass ha abbastanza senso. Voglio cercare di dare una giustificazione sul perché non sono stato disturbato minimamente.
    Pensiamoci su un attimo prendendo come esempio opposto i film Marvel… i film della Marvel si svolgono in tempi moderni ma in un mondo palesemente alternativo dove:

    • Un genio, rapito da terroristi, riesce a creare una fantascientifica fonte di energia pulita grazie ad un assemblaggio inedito di componenti messi a disposizione per lui in una grotta in Afghanistan.
    • Esseri di altri universi e dalle sembianze umane (ma non ben precisati poteri) arrivano sulla Terra e si proclamano divinità, salvo essere presi comicamente a calci in culo da Hulk (umano con poteri i cui limiti non sono mai ben definiti).
    • New York e Londra vengono invase da alieni provenienti da altre dimensioni.
    • Il partito nazista, come in una trama di Roberto Giacobbo, aveva a disposizione armi così avanzate e fantascientifiche che non si sa come abbia potuto perdere la guerra.
    • Etc… etc…

    Insomma avete capito, i film della Marvel sono praticamente dei fantasy moderni. I loro personaggi hanno tutto il diritto di ricevere un adattamento dei nomi, dove possibile e specialmente quando ci sono già dei precedenti nella serie a fumetti storica (dove per esempio “Captain America” si chiama giustamente Capitàn America).
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    In Kick-ass invece non c’è niente di tecnologicamente e improbabilmente avanzato (a parte il volo in jetpack alla fine del primo), gli eventi mostrati nel film potrebbero tranquillamente essere riportati da RaiNews domani senza che nessuno batta ciglio… a tutti gli effetti è un film che si svolge nella vita reale, come potrebbe esserlo Little Miss Sunshine.
    I personaggi sono persone vere, la New York è la vera New York, dove se sfotti un teppista mentre indossi una muta da sub verde quello ti riempirà di botte e coltellate e finirai minimo minimo all’ospedale. Ciò che vediamo su schermo è ciò che presumibilmente sta avvenendo nella vera New York di oggi… non può disturbare più di tanto il sentire che questi ragazzi americani si scelgano nomi come Kick-ass, Red Mist, Big Daddy, Hit-girl, Battle Guy, Night Bitch, Ass-Kicker, Mother Russia, Gengis Carnage e persino Mother Fucker.
    Ci sono poche eccezioni alla regola e queste sono fatte esclusivamente per portare a termine una battuta come il divertente “Morte Negra” (da “Black Death”), il nome affibbiato ad un scagnozzo di colore. Geni! Scommetto che il direttore del doppiaggio ha dovuto lottare contro il responsabile del marketing americano per poterlo tradurre.
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    È vero che viene meno la comprensione di molti di questi nomi per gli over-45 (indicativamente), di contro potremmo dire che il film ha un target di età comunque molto limitato, ma c’è anche da considerare che questi nomi da super eroi improvvisati non è che poi offrano chissà quale elemento comico in lingua originale (con eccezione di “Mother Fucker” nel secondo film e lì purtroppo non c’era neanche spazio per aggiunte tipo “Mother Fucker, il fotti-madre” o simili).
    Anche “Toxic Mega Cunts”, il gruppo di anti-eroi fondato da Mother Fucker, forse non era poi così comprensibile (potremmo tradurlo come i Megastronzi Tossici, ma sono davvero dettagli poco determinanti).

    Nomi degni di nota

    Kick-ass origina dal lessico popolare americano, l’equivalente del nostro “fortissimo”; un qualcosa “che spacca”.

    In Die Hard, alla richiesta d’irruzione della SWAT, quello spaccone del vice-capo di polizia ordina “kick ass!” (tradotto come “dateci dentro“), l’equivalente di “rompiamogli il culo” che però non rientrava nei tempi della battuta.

    Hit-girl è una variazione di “hit-man”, ovvero “sicario”. Hit-girl sarebbe come dire “sicarietta”.
    Big Daddy potrebbe essere “Grande Paparino” o anche soltanto “Paparino”.
    Tutti gli altri nomi sono facilmente comprensibili con una banale ricerca su Google Translate. Per Mother Fucker rimando ad un vecchio articolo.

    Paparino e Sicarietta

    Paparino e Sicarietta

    Piccoli dettagli fanno la differenza

    Sono i piccoli dettagli che salvano la scelta di lasciare i nomi in inglese!
    Coloro che hanno lavorato alla direzione del doppiaggio, infatti, (Silvia Pepitoni nel primo, Oreste Baldini nel secondo) se non altro hanno avuto l’accortezza di mantenere i nomi originali dei personaggi in maniera NON sconsiderata, al contrario di cose come Captain America e Pacific Rim dove persino i gradi militari erano in inglese (Captain e Marshal rispettivamente).
    Difatti non solo “The Mother fucker” e così ” The Tumor” diventano più semplicemente “Mother Fucker” e “Tumor”, con la perdita dell’articolo determinativo inglese (che sarebbe stato stupido lasciare), ma persino nomi tipo “Mother Russia” ci vengono giustificati nei dialoghi italiani quando possibile. Vediamo l’esempio:
    Nel momento in cui “Mother Fucker” sta dando nomi da “eroe” ai suoi nuovi scagnozzi gli viene presentata un’assassina, ex-KGB, a cui lui deve dare un nome, allora lui ci pensa un po’ su e dice “Madre Russia, eh? Mother Russia!” (pronunciato “mader ràscia” all’inglese, giustamente).
    Infine “Colonel Stars and Stripes” diventa il Colonnello “Stars and Stripes”… il grado di colonnello è stato tradotto a differenza dei due film sopra citati dove nei dialoghi italiani permanevano anche i ranghi di “Captain” e “Marshal” lasciati in inglese… da aggiungere al già ampiamente discusso e vomitevole fiume di supercazzole amaragane come: drop, pararescue, carrier, helicarrier, software tracer e blade server di targeting. [NdA fanculo!]
    Sono questi piccoli dettagli che fanno la differenza tra una scelta cosciente nel lasciare dei nomignoli in inglese (e se non è cosciente almeno è una scelta che aggiunge “auto-giustificazioni” all’interno dei dialoghi) ed una scelta incosciente, ingiustificata, imposta senza se e senza ma dai distributori americani, che più che imposta è supposta.

    kick-ass

    …ma con i baffi


    Anche il nome del gruppo di eroi, “Justice Forever” (traducibilissimo insieme a quello dei Toxic Mega Cunts), riecheggia di adattamenti moderni come quello del gruppo “Avengers”, lasciato tale e quale nel film doppiato in italiano (nonostante esistessero già nella letteratura di settore come “Vendicatori”).
    Essendo Kick-Ass in parte una parodia di molti film di supereroi, potremmo interpretare in parallelo anche il suo adattamento italiano come una parodia… una parodia dei doppiaggi italiani moderni, di doppiaggi come Captain America, The Avengers ma anche Oblivion e Pacific Rim. Una presa in giro verso la sciatteria dei “geni” del marketing americani che forzano la mano dei direttori di doppiaggio costringendoli spesso ad un lessico innaturale, estraneo, insensato, a tratti abominevole.
    Così mi piace interpretare l’adattamento di Kick-Ass. Voglio crederci.
    credici
    Proprio per questo l’uso di nomi in inglese non mi ha fatto né caldo né freddo in questo film: non detrae molto dall’esperienza, sono comunque adattati almeno un po’ (con la perdita dei “the” e traduzione dei ranghi militari), alcuni sono stati tradotti se era necessario sfruttarli per una risata (“Morte Negra”) e, dove c’è stato spazio per farlo, sono stati anche giustificati modificando lievemente i dialoghi (come il caso di Mother Russia)… i pochi altri casi, lasciati in lingua originale seppur facilmente traducibili, non possono altro che essere imposizioni irrifiutabili da parte dei responsabili esteri (perché per i direttori di doppiaggio sempre da barcamenarsi tra le richieste stupide del pagante e la voglia di fare il proprio lavoro per bene), ma a me piace vedere questi elementi come una parodia dei doppiaggi moderni sui film di supereroi.
    Certo sarei curioso di sapere come lo avrebbero adattato negli anni ’80, quando c’era un po’ più di libertà per i direttori di doppiaggio. Probabilmente avrebbe avuto tutto un altro gusto e battute più memorabili dello stesso copione originale… ma chissà! Rimane comunque un prodotto di questa epoca, nel bene e nel male.
     

    Curiosità finale

    È anche l’unico film dove sentire la parola “bimbominkia” mi ha fatto ridere invece di farmi innervosire come mio solito… mi starò ammorbidendo! Devo dire che, solo per questo piccolo ma non sottovalutabile miracolo, l’adattamento di questa serie potrebbe forse essere considerato piccolo capolavoro di meta-linguaggio.
    Adesso avete il diritto di accusarmi di tutto ciò che volete e di rompermi il culo, virtualmente parlando. Sono disponibile cioè a qualunque “ass-kicking” mi vogliate sottoporre, ne avete facoltà!

    ____________________

    Santo Nicolas veglia su di voi, traduttori capaci ed eroici direttori di doppiaggio.

  • Robocop 2 (1990) – La salute pubblica ha un nuovo paladino


    In un precedente articolo vi avevo raccontato di quanto fosse eccellente l’adattamento del primo film di RoboCop, dove eventuali alterazioni dalle frasi originali erano da imputare unicamente ad una ricerca molto attenta della sincronia labiale, che in quel film infatti brillava di luce propria! Nonostante ciò, il doppiaggio italiano non mancava di magagne, in primis la pronuncia del nome “Murphy”, prevalentemente e fastidiosamente pronunciato come MERFI, anche se poi ciascun doppiatore si lanciava in interpretazioni tutte personali e quindi nello stesso film sentivamo MERFI ma anche MARFI e “Murphy” pronunciato correttamente all’inglese.

    Corretti i vecchi errori

    Il secondo film della serie è adattato persino meglio, difatti sono state corrette alcune delle problematiche emerse dal doppiaggio del primo RoboCop, una grande prova di auto-critica da parte della compagnia di doppiaggio! Non è mai troppo tardi per migliorare. Gli errori più lampanti che sono stati corretti dal primo adattamento sono i seguenti:

    • La OCP non è più chiamata “Prodotti dei Consumatori OMNI” come avveniva nel primo film ma per fortuna viene citata con il suo nome originale “Omni Consumer Products” come è logico che sia (da quando in qua si traducono i nomi di aziende americane, pur se immaginarie?).
    • Non ci sono più alterazioni dei nomi come era avvenuto per Boddicker (diventato “Baddigher” in italiano).
    • Anche “Murphy” viene finalmente pronunciato all’americana, come è giusto che sia. Non più “merfi” a vocali ben scandite come nella sciagurata frase di chiusura che nel precedente film vi tirava uno schiaffo sulle orecchie prima dei titoli di coda.

    Battute migliorate

    Anche in questo secondo film, così come accadeva nell’adattamento del primo, troviamo i soliti dialoghi alterati per rispettare il labiale, pur mantenendo il senso della frase e spesso migliorandone l’impatto sul pubblico (del resto è questo che vuol dire “adattamento”). La naturalezza che trovavamo nel primo film infatti è mantenuta anche qui. Alcuni esempi:
     

    Non si spara ai ragazzini, poliziotto.

    “Non si spara ai ragazzini, poliziotto!”


    Il ragazzino criminale che dice a RoboCop:

    Can’t you shoot a kid, can you, fucker?

    letteralmente “non puoi sparare a un ragazzino, vero stronzo?” ma che diventa:

    Non si spara ai ragazzini, poliziotto!

    Questa è una frase che, accompagnata da un colpo calibro .45 in testa, fa scattare in RoboCop la memoria di suo figlio che gli dice “spara forte papà” durante un allenamento di baseball. In originale era “throw it home, dad!” che, per quanto ne capisca di baseball, dovrebbe essere “falla finire fuoricampo, papà!” ma, per estensione, anche “tira forte” va bene in questo caso. È quel ritocco di cambiare “tira” con “spara”, interpretabile come un plausibile modo di dire adolescenziale, che raffina la scena.
    Quindi, dopo aver sentito un bambino che dice “non si spara ai ragazzini” (e un colpo in testa), a RoboCop torna alla memoria suo figlio grazie a un nesso (la parola “spara“) che troviamo solo in italiano.
    Altri adattamenti ben riusciti sono:

    Il moccioso viene con me!

    “Il moccioso viene con me!”

    – The baby’s coming with me!
    – Il moccioso viene con me!

    Ma anche il sindaco disperato che minaccia di portare in tribunale il presidente della OCP:
    vi denuncio

    – We will sue your asses!
    Give it your best shot.
    – Fuck you! You old, senile bastard!

    Letteralmente: “Vi porteremo in tribunale! / Faccia del suo meglio / “affanculo! Vecchio bastardo rimbambito!
    Ma tradotto con più colore e più memorabilmente come:

    – Ci rivedremo in tribunale!
    Non le impedisco di sognare.
    – Vaffanculo! Stupido vecchio rimbambito!

    Poi ancora, RoboCop impartisce una “lezione” ai bambini-teppisti dopo che la OCP gli ha fatto il lavaggio del cervello…

    (pensate a mamma e papa) voi fate sanguinare il loro cuore

    “(pensate a mamma e papa) voi fate sanguinare il loro cuore”

    Al posto di “che tipo di lezione gli state dando?” (traduzione letterale) abbiamo un ben più rincoglionito e ben più riuscito “voi fate sanguinare il loro cuore“, una frase degna della famiglia Flanders (e seguita da “e ora un consiglio dietetico…“).

    consigli dietetici

    No, non era questo il consiglio dietetico ma non ho saputo resistere.

    Sempre riguardo i ragazzi…

    Non dovreste essere a scuola?

    “Non dovreste essere a scuola?”


    Una traduzione fatta oggi, nel 2014 avrebbe quasi certamente visto una traduzione alla lettera del tipo “oggi non è un giorno di scuola?“.
    Torniamo un momento indietro, all’arrivo sulla scena di un crimine dove il ladro apre il fuoco su RoboCop e collega…

    “Avanti, arrestalo!”


    Sconvolgente che in inglese la collega dica a RoboCop di “farlo fuori” (take him out). Preferisco la frase italiana “avanti, arrestalo!“. Questi piedipiatti di Detroit hanno il grilletto un po’ troppo facile.
    Al ritorno di RoboCop e partner alla stazione di polizia, i colleghi in sciopero se la prendono con loro…

    “Te la faremo pagare, sei uno sporco crumiro!”

    Al posto di una frase traducibile liberamente come “Il sindacato si segna i nomi, questa non ce la dimentichiamo!” (riferito a RoboCop e collega che vanno a lavoro nonostante lo sciopero della polizia) abbiamo un “Te la faremo pagare, sei uno sporco crumiro“, tra l’altro riferita soltanto a RoboCop, non alla collega, la quale in realtà penso fosse la principale accusata… dubito possano farla pagare a RoboCop in alcun modo. Ciò non toglie il fatto che anche RoboCop sia uno sporco crumiro. Una battuta molto divertente.

    Quando sul finale i dirigenti della OCP pianificano di far ricadere le colpe sulla psicologa arrivista che aveva messo in moto il fallimentare progetto “RoboCop 2”, il vice-presidente dice che il capro espiatorio potrebbe essere…

    una donna dalla dubbia moralità

    “una donna dalla dubbia moralità… che ha tradito la nostra fiducia”

    Quella della “donna dalla dubbia moralità” batte di gran lunga la “donna che non fa gioco di squadra” (ovvero che operava per conto suo, fuori dagli schemi della OCP).

    Ma la battuta alterata più sfiziosa deve ancora arrivare! Dopo l’uccisione di molti innocenti, per colpa di Robo-Cain (sfuggito al controllo della OCP), si profila uno scenario di denunce senza fine per la compagnia. Il presidente ordina subito di preparare il migliore ufficio stampa che hanno a disposizione. In italiano invece dice…

    “dobbiamo comprare la stampa al più presto!”

    Dobbiamo comprare la stampa al più presto!“. Com’è che queste battute re-inventate in Italia, prese nel contesto del film, hanno anche più senso di quelle originali? Che gli adattatori abbiano capito il film meglio degli sceneggiatori stessi? Lo so, sono provocatorio ma adoro questi adattamenti ben fatti.

    I dialoghi meno riusciti

    Purtroppo anche questo film non manca di scelte più discutibili. Poche per la verità ma ci sono! Cose come:

    Ripensaci

    “Sei in arresto, verme!”

    Think it over, creep.
    Sei in arresto, verme.
    (e spara subito al fuggitivo che non si arrende)

    Non sarei “Evit di Doppiaggi Italioti” se non cominciassi una filippica su una frasina apparentemente innocua. Nella precedente recensione avevamo visto che RoboCop, nel primo film, chiamava “creep” (verme) uno stupratore; la frase era precisamente “your move, creep” e diventata, per esigenze di labiale e di impatto della battuta, “non ti muovere, scemo“. Personalmente, avevo ben voluto questa alterazione che funzionava nel labiale e faceva anche ridere. Nel secondo film, una delle prime frasi di RoboCop è appunto “think it over, creep” (letteralmente: “pensaci bene, verme!“). Il problema è che avrebbero dovuto mantenere lo “scemo” al posto di “creep” per preservare la continuità dal primo film e farci capire che a RoboCop piace ripetere questa specifica battuta.
    Cambiandola, però, nessuno in Italia può fare il collegamento con la frase del primo film. Peccato! Avrei decisamente preferito il ritorno del “pensaci bene, scemo“.
    Ci sono poi alcune frasi che lasciano molti dubbi quando vengono udite in italiano e, non sorprendentemente, si scoprono poi essere frasi alterate (male) in fase di adattamento o di doppiaggio.
    Ad esempio…

    Vicino al fiume, dentro la vecchia fabbrica!

    “Vicino al fiume, dentro la vecchia fabbrica!”

    Il “River Rouge” è riferito all’omonimo fiume di Detroit; la sua alterazione in “vicino al fiume” quindi va benissimo. È “la vecchia fabbrica” ad essere una frase stupida.
    Il primo pensiero che viene in mente infatti è questo: basta quella vaga indicazione per trovare un luogo specifico di una grande città?
    Riformulo la domanda: vicino al fiume di una metropoli industriale fatiscente come la Detroit del film esiste davvero un’unica, inconfondibile, “vecchia fabbrica“?
    La risposta è no, questa frase esiste solo in italiano perché, in inglese, il poliziotto corrotto fa invece riferimento ad una fabbrica in particolare, quella del trattamento dei liquami (sludge plant).
    L’alterazione ancora una volta è stata fatta sicuramente per rispettare il labiale e la brevità della battuta, o almeno così sembra… però ha poco senso in italiano, a meno che sul fiume “Rouge” di Detroit non esista effettivamente UNA SOLA vecchia fabbrica, ben nota a tutti gli abitanti del luogo.
    La morale è, se una frase puzza, andatevela a controllare in originale (se possibile).

    Un’altra battuta sospetta in italiano riguarda il presidente della OCP che tira fuori un cilindrone di droga (la “Nuke”) dichiarando che si tratta di una quantità sufficiente per 100 dosi e forse più. Questa battuta non ha molto senso dato che ciascuna dose di “Nuke” era contenuta in piccolissime fialette monodose di collirio e dubito che un cilindro così grande potesse contenere Nuke solo per 100 dosi.

    “…contiene Nuke per cento dosi e forse più.”

    Come potete vedere la battuta originale era “contiene abbastanza Nuke per rendere dipendenti gli abitanti di un intero isolato“, altro che 100 misere dosi. In italiano potremmo affermare che il Vecchio non fosse molto forte in materia di droga, vivendo nella sua torre d’avorio, al centesimo piano del grattacielo OCP.

    Le “direttive primarie” cambiano da un film all’altro

    Le direttive primarie (“prime directives”) di RoboCop sono sempre le stesse…

    1. SERVE THE PUBLIC TRUST
    2. PROTECT THE INNOCENT
    3. UPHOLD THE LAW

    …solo che cambiano continuamente quando vengono enunciate nel doppiaggio italiano. Nel primo film avevamo sentito:

    prime directives
    Bob Morton:
    Quali sono i tuoi obiettivi?
    prime directives 2
    RoboCop:
    L’ordine pubblico totale.
    Proteggere gli innocenti.
    Far rispettare la legge.

    L’unico dei tre degno di nota è certamente quell’ordine pubblico totale! Qualcuno poteva forse sospettare che RoboCop mirasse ad un ordine pubblico soltanto parziale? In realtà quel “totale” andava a sopperire al labiale della parola “trust” (nella scena vediamo un primo piano di RoboCop che parla), ciò non toglie però che l’effetto lievemente comico rimane quando sentiamo gli assolutismi italioti di RoboCop.
    Nel secondo film, RoboCop vede su schermo le sue direttive e in italiano ce le legge per aiutare la nostra comprensione (grazie Robo, nel 1990 in pochi conoscevano l’inglese o almeno non facevano finta di saperlo come accade oggi):
    Direttive primarie 2

    “Direttive primarie…
    Servire la salute pubblica.
    Proteggere gli innocenti.
    Difendere la legge.

    Tenendo a mente che in questo caso non c’era alcun labiale da rispettare, mi sorgono alcune domande:
    RoboCop serve anche la Salute Pubblica? Davvero? Vuol dire che ha il compito di “tutelare la salute collettiva, intervenendo nella prevenzione delle malattie infettive diffusive, nonché dei fattori di rischio connessi con l’inquinamento ambientale o presenti negli ambienti di vita“?
    Molto interessante, non lo avrei mai sospettato! Curioso che ciò che è racchiuso in questa definizione sarà esattamente quello che, ad un certo punto del film, gli programmeranno gli stronzi della OCP per degradare la sua immagine pubblica.
    Anche il “difendere la legge” secondo me non ha molto senso, a meno che non faccia parte di un modo di parlare del 1990 che ho dimenticato. Da che mondo e mondo i poliziotti fanno “rispettare” la legge, non “difendono” la legge, quello al massimo è compito dei politici.
    La prima traduzione delle tre direttive era decisamente la più azzeccata, pur con quella cosa divertente dell’ordine pubblico TOTALE che, come ho detto, era giustificato dalla necessita di una sincronia con il labiale. Nel secondo film non ci sono scuse, non c’erano necessità di labiale nella scena delle direttive quindi “salute pubblica” e “difesa della legge” se le sono tirate fuori dal culo.

    - Thank you for not smoking. - Fumare uccide, grazie per aver smesso.

    – Thank you for not smoking.
    – Fumare uccide, grazie per aver smesso.

    Interpreti italiani

    Il cast di doppiaggio di RoboCop 2 è molto simile a quello del primo film. Oltre alle voci dei personaggi principali, di cui sono pressoché invariati gli interpreti, c’è forse da notare che i doppiatori “secondari” (quelli bravi che nel primo RoboCop avevano dato voce a personaggi molto poco importanti o micro-ruoli) siano tornati a riempire gli spazi vuoti. La ditta di doppiaggio è chiaramente la stessa (la C.D.C.) e suppongo che i membri, anche famosi come Gammino, fungessero come una sorta di “jolly”, o un tappabuchi, venendogli affibbiato qualsiasi ruolo rimasto disponibile. In questo caso Michele Gammino (che nel primo film interpretava un negoziante con pochissime righe di dialogo) da la voce ad un avvocato dell’OCP.
    Ahimè Sergio Rossi non ritorna sul “Sergente” del distretto di polizia, sostituito da Fabrizio Pucci e in ogni caso il “Sergente” appare molto meno di quanto facesse nel primo film.

    Aggiunte azzeccate

    Anche in questo caso, come ho fatto per il primo RoboCop, chiudo l’articolo con una scena migliorata in italiano perché ci tengo a non lasciare una brutta impressione riguardo a questo adattamento. Difatti RoboCop 2 è decisamente meglio adattato del primo, soltanto che risulta meno memorabile perché sono le battute originali stesse ad essere meno memorabili. Ebbene questa scena non sarà al livello di “hai finito di rompere il cazzo, Bob” ma aggiunge sicuramente qualcosa in più!
    Tenete presente che il “Robo-Cain” non parla mai, terrorizza solo con la sua mole corazzata e mastodontica e per il cervello psicopatico che lo governa. Soltanto sul finale (e solamente in italiano) Cain si apre ad un’unica parola, sforzata, quasi come il mostro di Frankenstein dei classici horror…

    Nu…uuke! Nu..uuuke!

    Nuke... nuke

    “Nu…uuke! Nu..uuuke!”


    La parlata del mostro è così inattesa per lo spettatore che subito puzza di aggiunta italiana per migliorare una scena finale ad alta tensione e che, tra l’altro, ben si accompagna ai tanti effetti cartoneschi che abbiamo visto e sentito fino a quel momento: la caduta del robot da un palazzo di 100 piani con suono alla Wile E. Coyote, il cazzottone estensibile come uno dei martelli ACME di Roger Rabbit, il flauto a coulisse che accompagna una momentanea sconfitta del robottone… ebbene, i doppiatori ci hanno visto bene, dopo tutti questi effetti comici, volutamente inseriti, “far parlare il mostro” sul finale, come un cliché alla Frankenstein (ma più in stile Frankenstein Junior), va benone! Hanno capito tutto e sono riusciti nell’intento. Bravi!

    ____________________

    Così termina la mia serie di articoli sull’adattamento italiano dei film di RoboCop! Spero che abbiano spinto qualcuno ad andarsi a rivedere questi capolavori che sono rimasti troppo a lungo nel dimenticatoio. Inoltre ho ben pochi motivi per suggerirvi di vederveli in lingua originale, anzi RoboCop 1 senza “hai finito di rompere il cazzo, bob” non è proprio la stessa cosa, per non parlare del frankenstein-Cain che mugola “Nuke! Nuke!” nel secondo film.
    A seconda dei gusti personali potrebbe piacere il primo ma non il secondo o vice versa, io sono di bocca buona e mi piacciono entrambi per motivi diversi. Riguardo al recente rifacimento (RoboCop, 2014), dal punto di vista dell’adattamento c’è da dire veramente poco quindi direi che con questa serie ho veramente finito.
    robo3
     

    TO BE CONTINUED ?

  • Robocop (1987) – Una recensione piena di parolacce


    Inutile che cominci a parlarvi di RoboCop descrivendone l’impatto culturale, le sue metafore, le curiosità e tutto ciò che viene ormai snocciolato dal 1987 ad oggi da parte di critici cinematografici e appassionati vari. Vi dirò soltanto che è un vero film di culto degli anni ’80, ancora oggi largamente apprezzabile e per molti versi profetico. Personalmente, non vedevo i film di RoboCop da quando ero mooolto più giovane e ricordavo di averli adorati all’epoca ma poi, dopo la metà degli anni ’90, non li ho più rivisti fino ad un mese fa. Contro ogni mia aspettativa li ho ritrovati migliori di quanto mi ricordassi e di quanto mi aspettassi.
    Sono affezionato anche al secondo film, nonostante i suoi momenti cartoneschi (i fan della serie si dividono su questo film, chi lo ama e chi invece accetta solo il primo), ma non ho avuto il coraggio di rivedere il terzo film né la serie TV, quindi ignorerò questi ultimi e vi parlerò dell’adattamento del primo RoboCop.
    L’uscita del recente rifacimento, infatti, mi ha stimolato a rivedere i primi due film per poi affrontare il nuovo a denti stretti (a denti stretti perché mi aspettavo un disastro). Già, perché dal 2014 hanno “resettato” la serie proponendo un “remake” del primo film! Com’è il nuovo RoboCop, vi starete chiedendo? Sorprendentemente ben fatto… nonostante vi abbia spinto a pensare l’opposto con la vignetta di apertura. Per alcune cose, piccole cose, persino migliore dell’originale (pur rimanendo comunque tra l’anonimato più totale ed il “per niente memorabile”)! Non avrei mai immaginato di potermi spingere a dire tanto. Non so come abbiano risposto pubblico e critica al remake ma so che per molti il mio complimento a “RoboCop 2014” sarà una bestemmia! Eh be’… ‘sti cazzi.

    Ma parliamo di RoboCop del 1987 di Paul Verhoeven…

    ___________

    Partiamo dal titolo…

    RoboCop

    Secondo i siti web IMDb e Wicchipidia (che sicuramente si rifà alle informazioni trovate su IMDb) il titolo italiano del primo RoboCop sarebbe ufficialmente RoboCop – Il Futuro della Legge.
    *Pausa riflessione*
    Voi negli anni ’90 lo avete mai sentito con questo “sottotitolo“? Nemmeno io. Difatti non è un sottotitolo, bensì un semplice slogan stampato sulla locandina del film e scambiato, a posteriori, come facente parte del titolo. L’errore, quasi sicuramente, origina dal fatto che lo slogan sia stato messo così vicino al titolo da sembrare, effettivamente, parte di esso ed è evidente che di errore si tratta quando andiamo a vedere l’identica locandina americana, il cui motto è appunto: “The future of Law Enforcement“.
    robocop
    Il motto in questione, tra l’altro, è una citazione dal film stesso; frase che in italiano era tradotta come “il futuro dell’applicazione della legge“.
    Cari disinformati di IMDb e cari pappagalli che scrivete su Wikipedia, già che ci siamo, perché non lo ri-titoliamo così…

    RoboCop – Il Futuro della Legge… Parte uomo, parte macchina, tutto poliziotto

    (Sembra un titolo anni ’70 che potrebbe ricordare un po’ Cyborg anno 2087 metà uomo metà macchina… programmato per uccidere)

     ___________

    Adattatemi tutto, ma non il mio Breil

    Robocop_Mediabreak_Casey_Wong

    Nei primi minuti del film, la multinazionale O.C.P. ci viene presentata durante un telegiornale:

    “il sindacato di polizia accusa il “Prodotti dei Consumatori Omni“, l’OCP, l’azienda che recentemente…”

    la frase originale era…

    “Police union leaders blame “Omni Consumer Products“, OCP, the firm which recently…”

    Sebbene io apprezzi sempre gli sforzi di adattamento che venivano proposti fino agli anni ’90, trovo che tradurre “Omni Consumer Products”, ovvero il nome di un’immaginaria azienda multinazionale, sia non solo una scelta discutibile (dovremmo davvero credere che una mega corporazione americana abbia un nome in italiano? Sarebbe come tradurre “Burger King”) ma anche controproducente dato che, per capirla, potrebbe essere necessario un bel “rewind” (impossibile al cinema), tanto era veloce nell’enunciazione da parte del giornalista! La prima cosa che la mente dello spettatore capisce nel sentire quella frase è che “il sindacato di polizia accusa i prodotti dei consumatori (?)” e poi una lista di altre parole apparentemente slegate – omniocpl’azienda…!
    Nel secondo film, al telegiornale dicono “Vogliono forzare la mano alla “Omni Consumer Products”, la OCP“… per fortuna.
    Una scelta di adattamento che invece apprezzo e che non vedrete mai più (perché adesso va di moda il “tutto-in-inglese! Tutto-in-inglese!“) è il nome del robot ED-209 che, in inglese, viene presentato come “Enforcement Droid series 2-0-9“, mentre in italiano è stato adattato in “Elemento Droide serie 2-0-9“. In tempi come i nostri, dove persino Capitàn America viene chiamato CAPTEIN AMERICA per rispettare il nome originale, questi piccoli dettagli da adattamento anni ’80 fanno quasi commuovere.

    ___________

    NUK'EM

    “NUCLEARIZZALI!”… Un gioco per famiglie! (non è una citazione dal film)

    Cose che in italiano non capirete

    Sebbene in molti non siano destinati a capire l’ironia di certe pubblicità che compaiono in RoboCop, come ad esempio la reclame dell’automobile SUX 6000 che vanta consumi da 3,5 km per litro e che in inglese si legge “sucks” (ovvero “fa schifo”), c’è ancora tanto da apprezzare nel doppiaggio italiano dei primi due film della serie. Questi, infatti, sono così pieni zeppi di satira e ironia che, anche perdendosi alcuni riferimenti e battute, se ne può ancora apprezzare tranquillamente il resto senza che l’impatto culturale del film nel suo complesso ne venga edulcorato.
    Ma, invece di elencare quel che c’è di buono nella versione doppiata di RoboCop (e ce n’è tanto), mi imbarcherò in una piccola lista di cose che probabilmente non avete capito in italiano e, posso preannunciarvi già da adesso, finirò l’articolo con un solo, unico, lampante, incontrovertibile e inoppugnabile motivo per il quale, nonostante piccoli difetti, questo film (in italiano) è superiore alla versione in lingua originale… ebbene sì! Tutto ciò esclusivamente per una scena sola. Ma non andate a sciuparvi il finale come avete fatto con l’ultimo libro di Harry Potter!
    Questa è una lista di piccole cose che potrebbero esservi sfuggite:
    1) Stronzo, di nome e di fatto
    Uno dei “cattivi” del primo RoboCop è Richard Jones, il vice-presidente della OCP, che tutti chiamano con il suo abbreviativo, “Dick” Jones (in inglese Richard diventa Dick, così come a Napoli il nome Raffaele viene abbreviato in “Lello”). Questo abbreviativo è sempre stato fonte di ironia per gli americani in quanto “dick” vuol dire anche “cazzo”, come nell’offesa “testa di cazzo” (dick-head).
    Basti pensare ad una battuta abbastanza memorabile nei dialoghi originali di “Die Hard 2” dove la moglie di Bruce Willis si rivolge con ironia all’arrogante giornalista “Dick” Thornburg dicendogli: “Listen, Dick. That is your name? …Dick.“, che in inglese sa tanto di offesa e strappa una risata, diventando anche una degna citazione ed un momento molto atteso dagli americani che si riguardano il film. Il nostro “Senta Dick. È così che si chiama… Dick?” purtroppo manca di quel doppio senso che equipara l’abbreviativo di un nome ad un’offesa in stile “cazzone!”.
    Una battuta identica c’è anche in RoboCop, quando il giovane dirigente Bob Morton si confronta con Dick Jones e gli dice “il vecchio credeva che fosse abbastanza importante… Dick!
    Detto poi con questa faccia da schiaffi:

    Cazzone!

    Bob Morton che da del “cazzone” al signor “DICK” Jones


    Dick Jones (la cui foto è a seguire) è memorabile proprio per questo suo nome. Nessuno ricorda il vero nome dell’attore! Dal 1987 lui è conosciuto come “Dick Jones”, lo stronzone Jones, e ritornerà pochi anni più tardi in un altro film di Paul Verhoeven, Atto di Forza, in un ruolo quasi identico… quello dello stronzone.
    2) Se il caldo non vi piace…
    Sempre Dick Jones compare in un’intervista televisiva dove risponde alle accuse rivolte all’OCP da parte del sindacato di polizia dopo la morte di alcuni agenti:
    Dick Jones

    “Stronzone” Jones

    Chi si arruola è consapevole che vi sono alcuni rischi inerenti al lavoro svolto sul territorio. Qualsiasi poliziotto ve lo dirà… e se il caldo non vi piace non state in cucina.

    Quest’ultima battuta è risultata a me chiara solamente dopo aver ascoltato il dialogo originale: “If you can’t take the heat, stay out of the kitchen“. Si tratta di una vecchia frase idiomatica statunitense (attribuita al Presidente degli Stati Uniti Truman) il cui significato è riassumibile con un “chi non sa reggere sotto pressione, non dovrebbe trovarsi in quella posizione ma dovrebbe togliersi dai piedi”. Dubito che in Italia questa battuta di Truman sia nota ai più e tanto valeva adattarla diversamente, in maniera da renderla un po’ più comprensibile, invece di tradurla alla lettera (per curiosità, l’aforisma è storicamente tradotto come “se non tolleri il calore, stai alla larga dalla cucina“). Difatti alla parola “calore” o “caldo” in Italia non associamo di certo concetti come “tensione” oppure l’essere “sotto pressione”, quindi quel “se il caldo non vi piace, non state in cucina” mi è sempre sembrata una battuta fuori contesto e senza molto senso, se avesse detto “buona la mela, sana la pera!” avrei riso ugualmente. Ancora meglio: “se non tolleri il calore, stai alla larga dal radiatore“.
    Ma in fin dei conti, sia in italiano che in inglese si ride quasi per lo stesso motivo, il sentire un importante dirigente che risponde ad una serie di gravi accuse con una frase da saggezza popolare spicciola del calibro di “chi ha il pane non ha i denti” o, nel caso dei dialoghi originali, con un aforisma storico decontestualizzato.
    Dick Jones
    3) La schifomobile deluxe
    Il film è celebre anche per alcune finte reclami e la più memorabile di queste è proprio quella dell’automobile SUX 6000 di cui parlavo prima. Nella pubblicità vediamo un dinosauro che sparge terrore in città finché non viene fermato dalla vista dell’auto SUX 6000 che, in realtà, solo per quella scena, viene chiamata “6000 SUX”. Il motivo di questa variazione sembra essere una voluta presa di giro nei confronti della Pontiac 6000 che all’epoca era in diretta concorrenza con la Ford Taurus, ovvero il modello della Ford utilizzato nel film per le auto della polizia di Detroit. La pubblicità “6000 SUX” è da leggere praticamente come “la 6000 fa schifo” (6000 “sucks”!). Sembra che alla General Motors, produttrice della Pontiac, non abbiano apprezzato per niente la battuta.
    SUX 6000
    Un altra cosa che in italiano forse alcuni non potranno apprezzare è l’affondo alla società americana di fine anni ’80, i cui sogni di benessere capitalista erano crollati insieme alla borsa:

    It’s back. Big is back. Because bigger is better. 6000 S-U-X, an American tradition.

    Letteralmente è traducibile come: “è tornata! La moda del “grande” è tornata. Perché più grande è meglio!“. Nella versione doppiata in italiano la pubblicità recita invece:

    È tornata. La grande è di nuovo qui! Più grande e più bella che mai. La S-U-X seimila, una tradizione americana.

    Sebbene apparentemente molto simile (e forse più in linea con ciò che uno si aspetterebbe dai dialoghi di una vera pubblicità), ritengo che la versione italiana non riesca a portare lo stesso messaggio del “grande” che torna di moda, in puro stile americano. In realtà sarebbe bastato leggere al pubblico italiano quel “8,2 miglia con un gallone” (8.2 MPG), ovvero “3,5 km con un litro“, perché l’ironia della schifomobile sta tutta lì: enorme, volgare, trinca-benzina… “una tradizione americana”!
    [Poi magari si scopre che la copia distribuita nei cinema italiani era sottotitolata e mi sono lamentato per niente]
    4) Le “Guerre Stellari” di Ronald Reagan

    Tra le notizie più divertenti del telegiornale di Detroit c’è la seguente:

    10,000 acres of wooded residential land were scorched in an instant when a laser a board of the Strategic Defence “Peace” Platform misfired during routine start-up tests
    10.000 acri di terreno boschivo in un’area residenziale sono stati oggi distrutti dal fuoco per un errore di mira di un cannone laser montato sulla piattaforma in orbita “Peace” nel corso di normali esercitazioni.

    SDI
    La satira di questa notizia sta nel diretto riferimento al progetto “Guerre Stellari” di Ronald Reagan che, difatti, in inglese fu battezzato “Strategic Defence Initiative” e tradotto in Italia come “iniziativa di difesa strategica“, ma più popolarmente noto con il nome “scudo spaziale”, “scudo missilistico” o, appunto, progetto “Guerre Stellari“.
    L’ironia della notizia sta nel nome in codice della piattaforma appartenente allo scudo (“Peace”) e nel fatto che, per un piccolo errore durante un test, un suo cannone laser abbia distrutto una grande area della California e che tra le vittime ci fossero anche due ex-presidenti (viene facile pensare che una delle due vittime fosse proprio Ronald Reagan, ironicamente vittima della sua stessa opera). Sarà che ho le orecchie poco buone o forse che la mia copia di RoboCop sia un po’ datata e di scarsa qualità nel compartimento audio ma onestamente quel nome in codice “Peace” (piiis) non lo avevo capito fino a quando non ho tirato fuori la versione inglese per un confronto.
    Una traduzione meglio contestualizzata forse avrebbe dovuto citare lo “scudo spaziale”, ma si sono rifatti con l’adattamento del secondo film quando viene nominato il progetto “Guerre Stellari”.

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    Battute non altrettanto memorabili

    Mentre alcune frasi del film sono diventate famose in Italia così come negli Stati Uniti (l’esempio più lampante è il “vivo o morto, tu verrai con me“), ce ne sono altre che purtroppo nella versione doppiata del film non hanno lasciato il segno come le originali.

    – Well? Give the man a hand!
    – Be’? Dategli una mano.
    (dopo aver fatto esplodere la mano di Murphy con un colpo di fucile)

    Give the man a hand
    …e la più famosa di tutte in assoluto!

    – I’d buy that for a dollar!
    – Queste me le comprerei io per un dollaro

    uuuuuh... queste me le comprerei IO per un dollaro!

    “uuuuuh… queste me le comprerei IO per un dollaro!”


    Sono tutte frasi che per un motivo o per un altro non hanno lasciato il segno nel pubblico italiano come le originali hanno fatto nel mondo anglosassone. La frase “I’d buy that for a dollar!” in particolare è diventata parte integrante della cultura popolare in America e sono sicuro che molti neanche si ricorderanno o sapranno da dove origina. È la sciocca battuta ad effetto (o “tormentone” che dir si voglia) che al termine di ciascuno sketch ripete continuamente il protagonista di un seguitissimo, quanto decadente, show televisivo dove questa sorta di Benny Hill, circondato da prosperose ragazze, dichiara che si comprerebbe qualsiasi cosa per un dollaro. La versione italiana della battuta è a mio parere altrettanto divertente per il modo in cui è recitata ma non ha avuto lo stesso effetto sul pubblico nostrano, forse per il riferimento ad una valuta monetaria straniera o per via di una fraseologia culturalmente differente, difficile a dirsi. Un’immaginaria versione italiana dello stesso programma avrebbe proclamato “queste me le comprerei io per due lire!“.
    Bixby Snyder

    “Mi compro anche quello per un dollaro! Ahahah”


    La stessa battuta stupida viene ripetuta da Bob Morton, uno dei dirigenti della OCP (a dimostrazione che quel programma spazzatura era visto e apprezzato davvero da qualsiasi classe sociale), quando dice ad un collega: “Mi piacerebbe tanto ma ho un impegno, un paio di modelle  vengono a casa mia, sai com’è!” e la risposta in inglese è “I’d buy that for a dollar!“, tradotta in “certo che lo so, ci puoi scommettere“.
    allora vi compro io per un dollaro!

    “allora vi compro io per un dollaro!”


    Come avrete forse capito, questo tormentone televisivo di “I’d buy that for a dollar!“, tanto amato dai cittadini della futura Detroit, sembra essere un’esclamazione un po’ goliardica usata per descrivere qualcosa di formidabile o sorprendente di cui si è testimoni, specialmente se di natura sessuale. Qualcosa che “non ci dispiacerebbe affatto avere”. Questo è un esempio suggerito dal sito Urban Dictionary: <<alla fuoriuscita del seno dal costume di Janet Jackson, avvenuta sul palcoscenico, qualcuno dal pubblico avrebbe potuto esclamare “I’d buy that for a dollar!“>>. C’è anche chi ha sviluppato un’intera teoria sull’origine e il significato della frase in questione.
    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? ...Me lo comprerei io per un dollaro.

    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? …Me lo comprerei io per un dollaro.


    L’esclamazione è talmente radicata nella cultura popolare americana che si sono assicurati di farne cenno anche nel remake del 2014 quando un addestratore, osservando l’iniziale lentezza di riflessi del nuovo RoboCop, esclama che non se lo comprerebbe per un dollaro (I wouldn’t buy that for a dollar!).
    Infine vi lascio con una “compilation” di tutti gli “I’d buy that for a dollar” in italiano:

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    La pronuncia dei nomi

    Il primo film della serie pecca gravemente in una vecchia abitudine italica, la storpiatura accidentale dei nomi stranieri. In questo film, infatti, sembra quasi che i doppiatori stessero ancora sperimentando (mentre lo doppiavano) quale pronuncia fosse la migliore per le orecchie italiane.
    Il caso più emblematico è quello del protagonista, Alex Murphy, che diventa (perlopiù) mérfi nel primo film. Credo che la scelta della vocale “e” sia avvenuta per una questione di labiale anche se non posso esserne certo. Del resto dovevano scegliere una vocale e in questi casi una vale davvero l’altra dato che la pronuncia americana di “Murphy” è un misto tra “merfi”, “marfi” e “murfi”. Il problema è che in alcune scene dello stesso film la sua collega lo chiama marfi. Decidetevi!
    Quella che dà più i brividi comunque è la battuta finale del film in cui RoboCop, alla frase “spari bene figliolo. Come ti chiami?“, risponde “MERFI” con una pronuncia italianissima. Brr…!
    Sia nel primo che nel secondo film, a volte è pronunciato correttamente (all’inglese), molte altre volte è mérfi, in alcuni casi è marfi. Nel remake del 2014 se non altro viene chiamato in maniera corretta, costantemente. Che sia la prima opera buona compiuta da un “supervisor“?
    Il cattivo Clarence Boddicker viene presentato come “baddigher“. Questa è l’alterazione che più mi irrita in realtà. Suona bene, per carità, ma perché cambiare un nome che comunque sarebbe stato chiaro alle orecchie italiche in ogni caso? Che problema avranno avuto a dire “boddicher” lo sanno solo loro! Forse non suonava abbastanza amaragano awanagana?

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    I doppiatori

    doppiatori

    Gianni Marzocchi era perfetto nei panni del cattivo Boddicker (non “baddigher”). Come urlava lui “stronzo!” non me lo dimenticherò facilmente (video). Marzocchi era lo stesso che in Apocalypse Now doppiava Robert Duvall e di cui è celebre la frase “mi piace l’odore del Napalm di mattina“. Ha spesso doppiato i “cattivi” in molti film (da Skeletor nei Dominatori dell’Universo a svariati personaggi della serie 007) e, per la cronaca, era anche la voce di Calboni nel primo film di Fantozzi (nei successivi film, invece, l’attore che interpretava Calboni ha doppiato se stesso).
    Alessandro Rossi, mi voglio azzardare a dire che forse, dal punto di vista della voce, è leggermente più bravo e memorabile di Peter Weller. Sarà il fattore nostalgia a influenzare la mia opinione? Può essere.
    Tutti gli altri doppiatori!
    In puro stile “doppiaggio anni ’80”, anche personaggi minori e semplici comparse hanno la voce di doppiatori di primo piano. Chi ha familiarità con i nomi dei professionisti di questo mestiere si sorprenderà nel sentire che… Michele Gammino (voce di Harrison Ford) interpreta, in RoboCop, un venditore che avrà si e no due battute; Marco Mete (famoso come voce di Robin Williams) è l’impiegato OCP che viene smembrato in meno di un minuto dall’ED-209; Giorgio Lopez (voce di Danny DeVito) è un altro degli impiegati OCP che, nel primo film, ha solo un paio di battute. Poi ci sono Pino Locchi, Francesco Pannofino e tanti altri nomi celebri del settore, sempre in ruoli più o meno piccoli… insomma la lista di talenti vocali non è limitata ai pochi attori di rilievo, bensì si estende ad ogni singola persona parlante che compare nel film. Una cosa che oggi giorno non accade più, per svariati motivi.

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    Piccoli errori

    In una scena del film il sindaco e membri della giunta comunale sono tenuti in ostaggio da un dipendente scontento del comune. Durante le trattative quest’ultimo chiede una macchina veloce e che abbia un rapporto litri-chilometri penoso (“Something […] that goes fast and gets shitty gas/mileage“). È l’emblema della decadenza della società capitalista (uno dei tanti messaggi del film) dove tutti, come poi scopriamo nel corso del film, sognano di possedere e sfoggiare la schifomobile della reclame in TV, la SUX-6000, che vantava di percorrere 3,5 km per litro in “puro stile americano”.
    In italiano questa battuta è stata forse erroneamente tradotta in “una […] velocissima e che faccia un sacco di miglia con poca benzina“. Sarebbe anche una battuta divertente: il dipendente comunale in crisi di nervi che ha fatto la follia di prendere in ostaggio il sindaco e adesso avanza richieste impossibili, ovvero un’auto sportiva veloce ma che consumi poco! Peccato che qualsiasi mia interpretazione giustificativa venga vanificata dall’immediata risposta del negoziatore: “che ne dice di una SUX-6000?“. Cioè l’esatto opposto di una macchina che percorre molte miglia con poca benzina, come abbiamo visto prima.

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    Alterazioni gradevoli

    Prima di passare all’unico, solo e inconfutabile esempio che decreterà la vittoria assoluta della versione doppiata in italiano su quella originale, vi delizio con alcune piccole migliorìe che troviamo nei dialoghi nostrani:

    “Omni Consumer Products, what a bunch of morons!”

    che diventa, nel doppiaggio italiano:

    “OCP, Oh-Che-Palle! Un branco di imbecilli!”

    ___
    Poi c’è lo scambio di battute che più tardi porterà ad un alterco tra il vice-presidente Dick Jones e Bob Morton, il giovane dirigente che gli vorrebbe fare le scarpe grazie al progetto RoboCop.

    – I hear that Jones was plenty pissed.
    – He’s got this killer rep, but it’s a smokescreen.

    La traduzione sarebbe all’incirca: “Ho sentito che Jones era parecchio incazzato” / “Ha la reputazione del vero killer ma è tutto fumo negli occhi”. Il doppiaggio italiano però ci regala qualche sorriso in più:

    – Dicono che Jones sia proprio incazzato.
    – Ha la fama del vero killer, ma più che incazzato è una testa di cazzo.

    ___
    E poi…

    – Where is that metallic motherfucker?
    – Dov’è quel rotto in culo di latta?

    ___
    E poi ancora…

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?


    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Un adattamento dello stesso dialogo, nel 2014, avrebbe portato quasi sicuramente a dialoghi piatti del calibro di:
    “Ehi amico, che stai leggendo lì?” / “Sei uno studente del college o cosa?”

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    INFINE, LEI…
    LA BATTUTA CHE VINCE TUTTO!

    Una frase-tormentone che vi garantisco vi rivedrete almeno due volte. Quando lo spietato vice-presidente della OCP, “Stronzone” Jones, decide di far eliminare il suo avversario Bob Morton gli manda un video-messaggio insieme al killer che lo farà fuori. Il video-messaggio si conclude con la frase:

    I’m cashing you out, Bob

    Traducibile, nel contesto della scena, come: “Sei liquidato, Bob“. Il doppiaggio nostrano, per adattarsi ad un labiale in primo piano, visivamente chiaro e che lasciava poco spazio “di manovra”, va a cambiare completamente la battuta, trovandone una molto più divertente eppure perfetta nel contesto (come non di rado accadeva in quegli anni). La sincronia del labiale in questa scena doppiata è a dir poco perfetta… non vi dico la battuta per non rovinarvi la sorpresa, godetevi la clip video e venitemi a dire se non fa ridere molto di più in italiano, rispetto ad una eventuale “ti sto liquidando, Bob“:
     

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video


    Solo per questa riuscitissima battuta, ignorerò qualsiasi piccola bega dell’adattamento (che comunque erano davvero poche) e metto RoboCop nella lista dei film “migliorati dal doppiaggio in italiano” senza alcun dubbio!
    È proprio il labiale il pezzo forte dell’adattamento di RoboCop e del resto non poteva essere altrimenti, in un film in cui il protagonista espone solamente la bocca. È evidente che l’attenzione e la professionalità c’erano tutte quando hanno lavorato a questo doppiaggio, la riprova sta proprio nel fatto che ogni battuta (in particolar modo le parolacce) sembra nata in italiano e non tradotta da un’altra lingua; impossibile immaginare quale fosse l’originale senza andarsi a ricontrollare la traccia inglese.
    Questo, come già avevo detto in un recente articolo, è la riprova di un adattamento di qualità elevata, dove la maggior parte delle modifiche al testo originale sono quasi sempre giustificate da una ricerca attenta della sincronia voce-bocca che, in questo film, è lodevole. Forse anche più di molti altri degli stessi anni. Esempi riuscitissimi (vedere per credere) sono anche: “your move, creep” che diventa “non ti muovere, scemo“, il consiglio ai bambini “stay out of trouble” che diventa “non siate indisciplinati“, la reclame di un gioco di guerra dove il bambino dice “Pakistan is threatening my border” (il Pakistan minaccia il mio confine) alterata in “il Giappone sta invandendo il mio territorio” per una questione di stacco un po’ fuori tempo dalla precedente battuta, ma soprattutto la mia preferita… “hai finito di rompere il cazzo Bob!“, laddove sembra proprio di leggere “cazzo” nel labiale in primissimo piano di “Stronzone” Jones.
    Fine. Ho finito di rompervi il cazzo con questa recensione, miei cari “Bob”! Andate a rivedervi RoboCop! Adesso siete culturalmente preparati e saprete apprezzarlo soprattutto per il lavoro di sincronia e di adattamento al quale tanti grandi interpreti italiani hanno contribuito decenni fa (che nel mondo del doppiaggio equivalgono a secoli fa !)… quando ancora “officer” era tradotto come “agente” e non “ufficiale”.

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    me lo comprerei io per un dollaro

  • Uno, due e tre… Freddy stanotte viene per te! – La filastrocca di Nightmare


    Se devo essere onesto non sono mai stato attratto più di tanto dalla serie Nightmare ma questa estate mi sono fatto coraggio e ho tentato una maratona (un film ogni sera) per colmare questa carenza cinematografica ma purtroppo non ho retto fino all’ultimo, fermandomi circa al quinto. Dico “circa” perché mi sono pure addormentato… tanta era la paura.
    Ebbene il primo era decente, niente di più e niente di meno di quanto ricordassi (era difatti l’unico che vidi molti anni fa); il secondo film della serie evidentemente è stato prodotto dalla New Line Cinema solo per far soldi in fretta e furia perché è totalmente fuori dai canoni della serie e contraddice molte delle “regole” del film precedente al punto che non lo considero un vero seguito ma semplicemente uno stravagante esperimento (persino l’aspetto di Krueger è molto differente in questo film).
    Il vero seguito del primo Nightmare è il terzo film che, tra parentesi, è anche il migliore della serie: continua la storia del primo aggiungendo dettagli sulla vita (e la nascita) di Freddy e riporta in scena la ragazzina del primo film, adesso cresciuta.
    Se i produttori si fossero fermati lì, questa serie sarebbe forse diventata una leggendaria trilogia (con la sola pecca del secondo film). Invece hanno deciso di scadere nel ridicolo con tutti i successivi sequel, uno più noioso dell’altro. Se nel terzo episodio Freddy ritornava perché le sue ossa non erano state ancora propriamente seppellite, nei successivi episodi l’esistenza, anzi, la persistenza di Freddy è del tutto immotivata: semplicemente diventa un essere che ritornerà sempre e che non potrà mai essere veramente sconfitto. Una volta resosi conto di questo, uno si potrebbe chiedere perché guardarli affatto dato che non esiste alcun modo di sconfiggere Freddy se non temporaneamente! Difatti non c’è ragione al mondo che vi costringa a guardare altro che il primo e il terzo film (che vale come secondo) e fermarvi lì.
    Bene, dopo questa mia pseudo-recensione della serie di Freddy passiamo all’analisi del doppiaggio italiota dei film.

    LA FILASTROCCA DI FREDDY KRUEGER

    Proprio come la trama della maggior parte dei film di Nightmare, anche il loro doppiaggio manca di coerenza, a partire dalla filastrocca che accompagna ogni capitolo e che in inglese recita invariabilmente:

    One, Two: Freddy’s coming for you;
    Three, Four: Better lock your door;
    Five, Six: Grab your crucifix;
    Seven, Eight: Gonna stay up late;
    Nine, Ten: Never sleep again!

    In italiano ne esistono versioni diverse, quasi una diversa per ciascun film:

    La filastrocca nel primo Nightmare:

    “L’uomo nero non è morto
    ha gli artigli come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    apri gli occhi, resta sveglia
    non dormire questa notte.

    In questa traduzione manca completamente la componente numerica della conta, tipica di molte filastrocche, ma devo dire che almeno è attinente al personaggio anche se non lo nomina direttamente come nella versione inglese (One, two: Freddy is coming for you mentre qui abbiamo L’uomo nero non è morto).

    La filastrocca in Nightmare 2 – La rivincita:

    “Uno e due, viene per te
    Tre e quattro, chiudi la porta
    chiudila a chiave
    non aprire
    afferra il crocefisso e difenditi”

    Questa è la più sciatta, come del resto il film stesso.

    La filastrocca in Nightmare 3 – I guerrieri del sogno:

    “Uno, due, un due tre, Freddy arriva e cerca te!
    Due tre, tre e quattro, chiudi la porta o scappa il gatto!
    Quattro cinque, sei e sette, un crocefisso tengo a mani strette.
    Sette otto, non andremo a letto,
    nove dieci, dieci! Non dormiremo più!”

    La parte che dice “o scappa il gatto” è la mia preferita. Una grande preoccupazione rispetto al pensiero di un mostro che ti uccide nel sonno! Vuoi mettere se ti addormenti e ti scappa il gatto? Che sciagura, non solo muori, ma hai pure perso il gatto!
    Potevano dire chiudi la porta o entra il matto se volevano incutere timore sui generis. Che il gatto scappi è solo un inconveniente domestico.
    Eccetto per il particolare del gatto, questa risulta la filastrocca più vicina all’originale.

    La filastrocca di Freddy Krueger negli altri film

    “Uno, due e tre, Freddy stanotte viene per te!
    Due, tre e quattro, chiuditi dentro che quello è matto!
    Quattro, cinque e sei, dì le preghiere già che ci sei!
    Sette, otto, non guardare di sotto!
    Nove, dieci, viene a prendere te!”

    Mi domando a cosa alluda il non guardare di sotto e perché dovrebbe far paura? Ma soprattutto come si collega a Freddy Krueger? Avessero detto sotto il letto magari. Forse chi l’ha scritta soffriva di vertigini e quella era la sua più grande paura e incubo.

    “Uno, due, tre, Freddy viene per te.
    Quattro, cinque, sei, al sicuro non sei,
    Sette e otto, il crocefisso tieni stretto
    Otto e nove, se t’addormenti poi non sai dove
    Otto, nove e dieci, apri gli occhi e accendi le luci”

    Non capisco bene quella del “se t’addormenti poi non sai dove”. Non sai dove cosa? Non sai dove vai, non sai dove ti trovi… mi lasciate una frase tronca così? Vabbé, lasciamo perdere.

    “Uno due tre, Freddy viene da te
    Quattro cinque sei, dimmi dove sei
    Sette otto nove, Freddy fa le prove
    Fa paura la sua voce
    Finiremo sulla croce”

    “Freddy fa le prove”? Ma quali prove? Osteria numero nove! (paraponziponzipò!) Freddy Krueger fa le prove! Etc, etc… È Freddy Krueger all’osteria numero nove che fa le prove contro il muro per veder chi l’ha più duro?
    E poi perché le sue vittime dovrebbero finire sulla croce? Ma chi l’ha pensata questa traduzione, un bigotto dal passato goliardico? Non potevano semplicemente rifarsi ad una delle precedenti versioni? Oppure ci sono i copyright anche sulla traduzione di filastrocche?
    Scena da Nightmare - Nuovo incubo dove il figlio guarda in tv il primo Nightmare. Nella vignetta la madre chiede: ma come, ancora non ti sei addormentato guardando Nightmare?
    Nel settimo film (“Un Nuovo Incubo“) il bambino brutto, tormentato dalla presenza di Freddy, viene trovato dalla madre (protagonista del primo film) in piedi a tarda notte a guardarsi proprio il primo film di Nightmare. In una scena successiva il bambino orribile si mette a cantare:

    “Uno due tre, Freddy viene da te
    Quattro cinque sei, dimmi dove sei
    Sette otto nove, Freddy fa le prove
    Fa paura la sua voce
    Finiremo sulla croce” etc…

    Al che la madre preoccupata gli chiede se ha sentito quella canzone nel primo film di Nightmare… se siete confusi riguardo a questi meta-riferimenti sappiate che il “Nuovo Nightmare” parla dell’attrice che aveva recitato nel primo film e di come Freddy Krueger si stia manifestando nella vita reale, dove Robert Englund è soltanto un attore e tutti interpretano se stessi… Wes Craven adora il metacinema. Tornando al discorso, dicevamo che la madre, preoccupata per il figlio che canta la filastrocca di Krueger, gli chiede se egli possa aver sentito tale canzoncina nel film.
    Ma il bello è che in italiano il bambino NON PUÒ aver sentito tale filastrocca nel primo film dato che nel primo Nightmare la filastrocca in italiano recitava:

    “L’uomo nero non è morto
    ha gli artigli come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    apri gli occhi, resta sveglia
    non dormire questa notte.”

    …e non quella di Freddy Krueger che fa le prove.
    Nel remake di Nightmare del 2010 ritorna la prima versione della filastrocca anche se leggermente perfezionata sulla parte del corvo:

    “L’uomo nero non è morto
    Freddy arriva come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    —?
    —?

    Difatti in questo caso Freddy “arriva come un corvo” invece di avere “gli artigli come un corvo”. Chissà poi come arrivano i corvi… volando immagino(?). Inudibili le ultime due battute.
    In un certo senso ho apprezzato il “riprendere” la prima versione per questo “remake”, del resto ha senso ai fini del rifacimento, rimane meno sensato che il titolo sia stato cambiato rispetto all’originale titolo italiano visto che per il pubblico di lingua inglese rimane identico.

    IL TURPILOQUIO DI FREDDY E LA CENSURA ITALIANA

    Freddy Krueger animated gif saying kung fu this, bitch!
    Le parolacce per cui Freddy è diventato famoso nel mondo anglosassone (una caratteristica molto nota del personaggio è quella di chiamare le donne bitch!) sono state eliminate dai primi tre film con il doppiaggio italiano ma ritornano abbondantemente nei successivi: nel quinto (Il mito) abbiamo Bon appétit, puttana! e Ben arrivata puttanella! La festa è appena cominciata!). Poi nel sesto (“La fine”) abbiamo Solo il mio è il vero Kung Fu, puttana! (in originale “kung fu THIS, bitch!”).

    A seguire potrete leggere altre alterazioni dei dialoghi che mi sono saltate all’occhio:

    Nel primo Nightmare la famosa scena del telefono-lingua viene privata dell’elemento “divertente”, ovvero la volgarità di Krueger:

    in inglese
    Nancy: Hello?
    Freddy Krueger: I’m your boyfriend now, bitch!
    in italiano
    Nancy: Pronto?
    Freddy Krueger: Ora sono io il tuo ragazzo, Nancy!

    Nel secondo film c’è una frase che mi fa scoppiare dalle risate quando Krueger irrompe nel mondo reale e “rovina” la festa in giardino:

    Adolescente: Just tell us what you want allright? I’m here to help you.
    Freddy: Help yourself, fucker! [e lo uccide]

    Nella traduzione italiana questo dialogo diventa un monologo:

    Adolescente: Dimmi solo quello che vuoi ok? Io voglio solo aiutarti.
    Freddy: [non dice niente e lo uccide]

    Quel “help yourself, fucker!” (serviti da solo, stronzo!) ha un doppio significato visto che il ragazzo offriva il suo aiuto (“help”) e Freddy gli risponde “help yourself”, che significa letteralmente “aiutati da solo” ma in inglese è usato anche per dire “serviti da solo” riferendosi al cibo. La frase è ironica poiché un secondo dopo Freddy lo scaraventa sul barbecue.
    Nel terzo film c’è un altro esempio di ilarità volgare di Freddy: mentre la madre parla con sua figlia sentiamo il padre dal piano di sotto che chiede alla moglie dove sia il Bourbon (in italiano: “dove tieni il Whisky?”). Pochi istanti dopo Freddy acchiappa la madre e le ri-domanda…

    Freddy: I said, where’s the fuckin’ Bourbon? (ti ho chiesto dove cazzo sta il Bourbon)

    In italiano c’è meno ironia:

    Freddy: Ti ho chiesto dove tieni il Whisky. Vuoi rispondermi?

    Non mi è chiaro se il personaggio sia stato creato intenzionalmente divertente o se le sue volgarità in momenti così tesi del film sono poi finite per diventare involontariamente spassose, fatto sta che più si va avanti nella serie e più i produttori si sono resi conto che, da incubo, Freddy era diventato una barzelletta e in ogni film cercava di inventarsi qualche nuova battuta da fargli dire, purtroppo non sempre con successo. In italiano ahimé tutto ciò è molto diluito da inutili censure.

    Vignetta con scritto: Freddy Krueger, making nightmares funny since 1984

    Freddy Krueger, trasforma gli incubi in burle dal 1984