• Home
  • Tag Archives:  parolacce tradotte
  • Robocop (1987) – Una recensione piena di parolacce


    Inutile che cominci a parlarvi di RoboCop descrivendone l’impatto culturale, le sue metafore, le curiosità e tutto ciò che viene ormai snocciolato dal 1987 ad oggi da parte di critici cinematografici e appassionati vari. Vi dirò soltanto che è un vero film di culto degli anni ’80, ancora oggi largamente apprezzabile e per molti versi profetico.

    Personalmente, non vedevo i film di RoboCop da quando ero moooolto più giovane e ricordavo di averli adorati all’epoca ma poi, dopo la metà degli anni ’90, non li ho più rivisti fino ad un mese fa. Contro ogni mia aspettativa li ho ritrovati migliori di quanto mi ricordassi e di quanto mi aspettassi.
    Sono affezionato anche al secondo film, nonostante i suoi momenti cartoneschi (i fan della serie si dividono su questo film, chi lo ama e chi invece accetta solo il primo), ma non ho avuto il coraggio di rivedere il terzo film né la serie TV, quindi ignorerò questi ultimi per ora e vi parlerò dell’adattamento italiano del primo RoboCop.

    L’uscita del recente rifacimento, infatti, mi ha stimolato a rivedere i primi due film per poi affrontare il nuovo a denti stretti (a denti stretti perché mi aspettavo un disastro). Già, perché dal 2014 hanno “resettato” la serie proponendo un “remake” del primo film! Com’è il nuovo RoboCop, vi starete chiedendo? Sorprendentemente ben fatto… nonostante vi abbia spinto a pensare l’opposto con la vignetta di apertura. Per alcune cose, piccole trovate, persino migliore dell’originale (pur piazzandosi tranquillamente tra “l’anonimato più totale” e il “per niente memorabile”)! Non avrei mai immaginato di potermi spingere a dire tanto. Non so come abbiano risposto pubblico e critica al remake ma so che per molti il mio complimento a “RoboCop 2014” sarà una bestemmia! Eh be’… ‘sti cazzi.


    Ma parliamo di RoboCop del 1987 di Paul Verhoeven… partendo dal titolo.

     

    Il falso titolo italiano: RoboCop – Il futuro della legge

    Titolo di apertura di RoboCop del 1987

    Secondo i siti web IMDb e Wicchipidia (che sicuramente si rifà alle informazioni trovate su IMDb) il titolo italiano del primo RoboCop sarebbe ufficialmente: RoboCop – Il Futuro della Legge.

    *Pausa riflessione*

    Voi negli anni ’90 lo avete mai sentito con questo “sottotitolo“? Nemmeno io. Difatti non è un sottotitolo, bensì un semplice slogan stampato sulla locandina del film e scambiato, a posteriori, come facente parte del titolo. L’errore, quasi sicuramente, origina dal fatto che lo slogan sia stato messo così vicino al titolo da sembrare, effettivamente, parte di esso ed è evidente che di errore si tratta quando andiamo a vedere l’identica locandina americana, il cui motto è appunto: “The future of Law Enforcement“.

    Robocop (1987) Locandina italiana e locandina originale a confronto
    Il motto in questione, tra l’altro, è una citazione dal film stesso, origina da una frase che nel doppiaggio italiano è stata tradotta come “il futuro dell’applicazione della legge“. A conferma di ciò che dico, cioè che il titolo italiano non ha mai incluso “il futuro della legge” c’è il sito ItaliaTaglia.com dove sono consultabili i visti censura di tutti i film arrivati al cinema, incluso il titolo ovviamente, lì potrete trovare conferma che il titolo italiano ufficiale è semplicemente “RoboCop”, senza futuri.
    Cari disinformati di IMDb e cari pappagalli che scrivete su Wikipedia, già che ci siamo, perché non lo ri-titoliamo così…

    RoboCop – Il Futuro della Legge… Parte uomo, parte macchina, tutto poliziotto

    Sembra un titolo anni ’70 che potrebbe ricordare un po’ Cyborg anno 2087 metà uomo metà macchina… programmato per uccidere.

    Adattatemi tutto, ma non il mio Breil

    Telegiornale dal film Robocop del 1987

    Nei primi minuti del film, la multinazionale O.C.P. ci viene presentata durante un telegiornale:

    il sindacato di polizia accusa il “Prodotti dei Consumatori Omni“, l’OCP, l’azienda che recentemente…

    la frase originale era…

    Police union leaders blame “Omni Consumer Products“, OCP, the firm which recently…

    Sebbene io apprezzi sempre gli sforzi di adattamento che venivano proposti fino agli anni ’90, trovo che tradurre “Omni Consumer Products”, ovvero il nome di un’immaginaria azienda multinazionale, sia non solo una scelta discutibile (dovremmo davvero credere che una mega corporazione americana abbia un nome in italiano? Sarebbe come tradurre “Burger King”) ma anche controproducente dato che, per capirla, potrebbe essere necessario un bel “rewind” (impossibile al cinema), tanto era veloce nell’enunciazione da parte del giornalista! La prima cosa che la mente dello spettatore capisce nel sentire quella frase è che “il sindacato di polizia accusa i prodotti dei consumatori (?)” e poi una lista di altre parole apparentemente slegate – omniocpl’azienda…!

    Nel secondo film, al telegiornale dicono “Vogliono forzare la mano alla “Omni Consumer Products”, la OCP“. Questa è una traduzione non solo corretta ma anche più comprensibile.

    Una scelta di adattamento che invece apprezzo e che non vedrete mai più (perché adesso va di moda il “tutto-in-inglese! Tutto-in-inglese!“) è il nome del robot ED-209 che, in inglese, viene presentato come “Enforcement Droid series 2-0-9“, mentre in italiano è stato adattato in “Elemento Droide serie 2-0-9“. In tempi come i nostri, dove persino Capitàn America viene chiamato CAPTEIN AMERICA per rispettare il nome originale, questi piccoli dettagli da adattamento anni ’80 fanno quasi commuovere.

    NUK'EM

    “NUCLEARIZZALI!”… Un gioco per famiglie! (non è una citazione dal film)

    Cose che in italiano non capirete

    Sebbene in molti non siano destinati a capire l’ironia di certe pubblicità che compaiono in RoboCop, come ad esempio la reclame dell’automobile SUX 6000 che vanta consumi da 3,5 km per litro e che in inglese si legge “sucks” (ovvero “fa schifo“), c’è ancora tanto da apprezzare nel doppiaggio italiano dei primi due film della serie. Questi, infatti, sono così pieni zeppi di satira e ironia che, anche perdendosi alcuni riferimenti e battute, se ne può ancora apprezzare tranquillamente il resto senza che l’impatto culturale del film nel suo complesso ne venga edulcorato.

    Ma, invece di elencare quel che c’è di buono nella versione doppiata di RoboCop (e ce n’è tanto), mi imbarcherò in una piccola lista di cose che probabilmente non avete capito in italiano e, posso preannunciarvi già da adesso, finirò l’articolo con un solo, unico, lampante, incontrovertibile e inoppugnabile motivo per il quale, nonostante piccoli difetti, questo film (in italiano) è superiore alla versione in lingua originale… ebbene sì! Tutto ciò esclusivamente per una scena sola. Ma non andate a sciuparvi il finale come avete fatto con l’ultimo libro di Harry Potter. arrivateci per gradi.

    Questa è una lista di piccole cose che potrebbero esservi sfuggite:

    1) Stronzo, di nome e di fatto
    Uno dei “cattivi” del primo RoboCop è Richard Jones, il vice-presidente della OCP, che tutti chiamano con il suo abbreviativo, “Dick” Jones (in inglese Richard diventa Dick, così come a Napoli il nome Raffaele viene abbreviato in “Lello”). Questo abbreviativo è sempre stato fonte di ironia per gli americani in quanto “dick” vuol dire anche “cazzo”, come nell’offesa “testa di cazzo” (dick-head).

    Basti pensare ad una battuta abbastanza memorabile nei dialoghi originali di “Die Hard 2” dove la moglie del protagonista si rivolge con ironia all’arrogante giornalista “Dick” Thornburg dicendogli: “Listen, Dick. That is your name? …Dick.“, che in inglese sa tanto di offesa e strappa una risata, diventando anche una degna citazione ed un momento molto atteso dagli americani che si riguardano il film. Il nostro “Senta Dick. È così che si chiama… Dick?” purtroppo manca di quel doppio senso che equipara l’abbreviativo di un nome ad un’offesa in stile “cazzone!”.

    Una battuta identica c’è anche in RoboCop, quando il giovane dirigente Bob Morton si confronta con Dick Jones e gli dice “il vecchio credeva che fosse abbastanza importante… Dick!
    Detto poi con questa faccia da schiaffi:

    Cazzone!

    Bob Morton che da del “cazzone” al signor “DICK” Jones

    Dick Jones (la cui foto è a seguire) è memorabile proprio per questo suo nome. Nessuno ricorda il vero nome dell’attore! Dal 1987 lui è conosciuto come “Dick Jones”, lo stronzone Jones, e ritornerà pochi anni più tardi in un altro film di Paul Verhoeven, Atto di forza, in un ruolo quasi identico, quello dello stronzone.

    2) Se il caldo non vi piace…
    Sempre Dick Jones compare in un’intervista televisiva dove risponde alle accuse rivolte all’OCP da parte del sindacato di polizia dopo la morte di alcuni agenti:

    Dick Jones, personaggio di Robocop (1987)

    “Stronzone” Jones

    Chi si arruola è consapevole che vi sono alcuni rischi inerenti al lavoro svolto sul territorio. Qualsiasi poliziotto ve lo dirà… e se il caldo non vi piace non state in cucina.

    Quest’ultima battuta è risultata a me chiara solamente dopo aver ascoltato il dialogo originale: “If you can’t take the heat, stay out of the kitchen“. Si tratta di una vecchia frase idiomatica statunitense (attribuita al Presidente degli Stati Uniti Truman) il cui significato è riassumibile con un “chi non sa reggere sotto pressione, non dovrebbe trovarsi in quella posizione, ma dovrebbe togliersi dai piedi”.

    Dubito che in Italia questa battuta di Truman sia nota ai più e tanto valeva adattarla diversamente, in maniera da renderla un po’ più comprensibile, invece di tradurla alla lettera (per curiosità, l’aforisma è storicamente tradotto come “se non tolleri il calore, stai alla larga dalla cucina“). Difatti alla parola “calore” o “caldo” in Italia non associamo di certo concetti come “tensione” oppure l’essere “sotto pressione”, quindi quel “se il caldo non vi piace, non state in cucina” mi è sempre sembrata una battuta fuori contesto e senza molto senso, se avesse detto “buona la mela, sana la pera!” avrei riso ugualmente. Ancora meglio: “se non tolleri il calore, stai alla larga dal radiatore“.

    Ma in fin dei conti, sia in italiano che in inglese si ride quasi per lo stesso motivo, il sentire un importante dirigente che risponde ad una serie di gravi accuse con una frase da saggezza popolare spicciola del calibro di “chi ha il pane non ha i denti” o, nel caso dei dialoghi originali, con un aforisma storico decontestualizzato.

    Dick Jones che dice buona la mela, sana la pera
    3) La schifomobile deluxe
    Il film è celebre anche per alcune finte reclami e la più memorabile di queste è proprio quella dell’automobile SUX 6000 di cui parlavo prima. Nella pubblicità vediamo un dinosauro che sparge terrore in città finché non viene fermato dalla vista dell’auto SUX 6000 che, in realtà, solo per quella scena, viene chiamata “6000 SUX”. Il motivo di questa variazione sembra essere una voluta presa di giro nei confronti della Pontiac 6000 che all’epoca era in diretta concorrenza con la Ford Taurus, ovvero il modello della Ford utilizzato nel film per le auto della polizia di Detroit. La pubblicità “6000 SUX” è da leggere praticamente come “la 6000 fa schifo” (6000 “sucks”!). Sembra che alla General Motors, produttrice della Pontiac, non abbiano apprezzato per niente la battuta.

    Pubblicità della SUX 6000 con il dinosauro in stop-motion, dal film Robocop 1987
    Un altra cosa che in italiano forse alcuni non potranno apprezzare è l’affondo alla società americana di fine anni ’80, i cui sogni di benessere capitalista erano crollati insieme alla borsa:

    It’s back. Big is back. Because bigger is better. 6000 S-U-X, an American tradition.

    Letteralmente è traducibile come: “è tornata! La moda del “grande” è tornata. Perché più grande è meglio!“. Nella versione doppiata in italiano la pubblicità recita invece:

    È tornata. La grande è di nuovo qui! Più grande e più bella che mai. La S-U-X seimila, una tradizione americana.

    Sebbene apparentemente molto simile (e forse più in linea con ciò che uno si aspetterebbe dai dialoghi di una vera pubblicità), ritengo che la versione italiana non riesca a portare lo stesso messaggio del “grande” che torna di moda, in puro stile americano. In realtà sarebbe bastato leggere al pubblico italiano quel “8,2 miglia con un gallone” (8.2 MPG), ovvero “3,5 km con un litro“, perché l’ironia della schifomobile sta tutta lì: enorme, volgare, trinca-benzina… “una tradizione americana”!
    [Poi magari si scopre che la copia distribuita nei cinema italiani era sottotitolata e mi sono lamentato per niente]

    4) Le “Guerre Stellari” di Ronald Reagan
    Tra le notizie più divertenti del telegiornale di Detroit c’è la seguente:

    10,000 acres of wooded residential land were scorched in an instant when a laser a board of the Strategic Defence “Peace” Platform misfired during routine start-up tests

    10.000 acri di terreno boschivo in un’area residenziale sono stati oggi distrutti dal fuoco per un errore di mira di un cannone laser montato sulla piattaforma in orbita “Peace” nel corso di normali esercitazioni.

    Scudo missilisitco Guerre Stellari dal film RoboCop 1987
    La satira di questa notizia sta nel diretto riferimento al progetto “Guerre Stellari” di Ronald Reagan che, difatti, in inglese fu battezzato “Strategic Defence Initiative” (SDI) e tradotto in Italia come “iniziativa di difesa strategica“, ma più popolarmente noto con il nome “scudo spaziale”, “scudo missilistico” o, appunto, progetto “Guerre stellari“.

    L’ironia della notizia sta nel nome in codice della piattaforma appartenente allo scudo (“Peace”) e nel fatto che, per un piccolo errore durante un test, un suo cannone laser abbia distrutto una grande area della California e che tra le vittime ci fossero anche due ex-presidenti (viene facile pensare che uno dei due potesse essere proprio Ronald Reagan, ironicamente vittima della sua stessa opera). Sarà che ho le orecchie poco buone o forse che la mia copia di RoboCop sia un po’ datata e di scarsa qualità nel compartimento audio, ma onestamente quel nome in codice “Peace” (piiis) non lo avevo capito fino a quando non ho tirato fuori la versione inglese per un confronto.

    Una traduzione meglio contestualizzata forse avrebbe dovuto citare lo “scudo spaziale”, ma si sono rifatti con l’adattamento del secondo film quando viene nominato il progetto “Guerre stellari”.

    Battute non altrettanto memorabili

    Mentre alcune frasi del film sono diventate famose in Italia così come negli Stati Uniti (l’esempio più lampante è il “vivo o morto, tu verrai con me“), ce ne sono altre che purtroppo nella versione doppiata del film non hanno lasciato il segno come le originali.

    Well? Give the man a hand!
    Be’? Dategli una mano.
    (dopo aver fatto esplodere la mano di Murphy con un colpo di fucile)

    Battuta dategli una mano, dal film Robocop 1987
    …e la più famosa di tutte in assoluto!

    I’d buy that for a dollar!
    Queste me le comprerei io per un dollaro.

    Pubblicità queste me le comprerei IO per un dollaro! dal film Robocop 1987

    “uuuuuh… queste me le comprerei IO per un dollaro!”

    Sono tutte frasi che per un motivo o per un altro non hanno lasciato il segno nel pubblico italiano come le originali hanno fatto nel mondo anglosassone. La frase “I’d buy that for a dollar!” in particolare è diventata parte integrante della cultura popolare in America e sono sicuro che molti neanche si ricorderanno o sapranno da dove origina. È la sciocca battuta ad effetto (o “tormentone” che dir si voglia) che, al termine tutti i suoi sketch, ripete continuamente il protagonista di un seguitissimo, quanto decadente, show televisivo dove questa sorta di Benny Hill, circondato da prosperose ragazze, dichiara che si comprerebbe qualsiasi cosa per un dollaro.

    La versione italiana della battuta è a mio parere altrettanto divertente per il modo in cui è recitata ma non ha avuto lo stesso effetto sul pubblico nostrano, forse per il riferimento ad una valuta monetaria straniera o per via di una fraseologia culturalmente differente, difficile a dirsi. Un’immaginaria versione italiana dello stesso programma avrebbe proclamato “queste me le comprerei io per due lire!“. È una battuta che dovrebbe far pensare “ma va?!”, “e chi non lo farebbe?”.

    Bixby Snyder nello sketch televisivo di Robocop 1987

    “Mi compro anche quello per un dollaro! Ahahah”

    La stessa battuta stupida viene ripetuta da Bob Morton, uno dei dirigenti della OCP (a dimostrazione che quel programma spazzatura era visto e apprezzato davvero da qualsiasi classe sociale), quando dice ad un collega: “Mi piacerebbe tanto ma ho un impegno, un paio di modelle  vengono a casa mia, sai com’è!” e la risposta in inglese è “I’d buy that for a dollar!“, tradotta in “certo che lo so, ci puoi scommettere“.

    allora vi compro io per un dollaro! Sketch televisivo da Robocop 1987

    “allora vi compro io per un dollaro!”

    Come avrete forse capito, questo tormentone televisivo di “I’d buy that for a dollar!“, tanto amato dai cittadini della futura Detroit, sembra essere un’esclamazione un po’ goliardica usata per descrivere qualcosa di formidabile o sorprendente di cui si è testimoni, specialmente se di natura sessuale. Qualcosa che “non ci dispiacerebbe affatto avere”. Questo è un esempio suggerito dal sito Urban Dictionary: «alla fuoriuscita del seno dal costume di Janet Jackson, avvenuta sul palcoscenico, qualcuno dal pubblico avrebbe potuto esclamare “I’d buy that for a dollar!“». C’è anche chi ha sviluppato un’intera teoria sull’origine e il significato della frase in questione.

    Meme di RoboCop

    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? …Me lo comprerei io per un dollaro.

    L’esclamazione è talmente radicata nella cultura popolare americana che si sono assicurati di farne cenno anche nel remake del 2014 quando un addestratore, osservando l’iniziale lentezza di riflessi del nuovo RoboCop, esclama che non se lo comprerebbe per un dollaro (I wouldn’t buy that for a dollar!).
    Infine vi lascio con una “compilation” di tutti gli “I’d buy that for a dollar” in italiano:

    La pronuncia dei nomi

    Il primo film della serie pecca gravemente in una vecchia abitudine italica, la storpiatura accidentale dei nomi stranieri. In questo film, infatti, sembra quasi che i doppiatori stessero ancora sperimentando (mentre lo doppiavano) quale pronuncia fosse la migliore per le orecchie italiane.

    Il caso più emblematico è quello del protagonista, Alex Murphy, che diventa (perlopiù) mérfi nel primo film. Credo che la scelta della vocale “e” sia avvenuta per una questione di labiale anche se non posso esserne certo. Del resto dovevano scegliere una vocale e in questi casi una vale davvero l’altra, dato che la pronuncia americana di “Murphy” è un misto tra “merfi”, “marfi” e “murfi”. Il problema è che in alcune scene dello stesso film la sua collega lo chiama marfi. Decidetevi!

    Quella che dà più i brividi comunque è la battuta finale del film in cui RoboCop, alla frase “spari bene figliolo. Come ti chiami?“, risponde “MERFI” con una pronuncia italianissima, oggi un po’ imbarazzante.
    Sia nel primo che nel secondo film, a volte è pronunciato correttamente (all’inglese), molte altre volte è mérfi, in alcuni casi è marfi. Nel remake del 2014 se non altro viene chiamato in maniera corretta, costantemente. Che sia la prima opera buona compiuta da un “supervisor“?

    Il cattivo Clarence Boddicker viene presentato come “baddigher“. Questa è l’alterazione che più mi irrita in realtà. Suona bene, per carità, ma perché cambiare un nome che comunque sarebbe stato chiaro alle orecchie italiche in ogni caso? Che problema avranno avuto a dire “boddicher”, lo sanno solo loro! Forse non suonava abbastanza amaragano awanagana?

    I doppiatori

    Agente Lewis con un omogenizzato in mano

    Gianni Marzocchi è perfetto nei panni del cattivo Boddicker (non “baddigher”). Come urlava lui “stronzo!” non me lo dimenticherò facilmente (video qui). Marzocchi era lo stesso che in Apocalypse Now doppiava Robert Duvall e di cui è celebre la frase “mi piace l’odore del Napalm di mattina“. Ha spesso doppiato i “cattivi” in molti film (da Skeletor nei Dominatori dell’Universo a svariati personaggi della serie 007) e, per la cronaca, era anche la voce di Calboni nel primo film di Fantozzi (nei successivi film, invece, l’attore che interpretava Calboni ha doppiato se stesso).

    Alessandro Rossi, mi voglio azzardare a dire che forse, dal punto di vista della voce, è leggermente più bravo e memorabile di Peter Weller. Sarà il fattore nostalgia a influenzare la mia opinione? Può essere.

    Tutti gli altri doppiatori!
    In puro stile “doppiaggio anni ’80”, anche personaggi minori e semplici comparse hanno la voce di doppiatori di primo piano. Chi ha familiarità con i nomi dei professionisti di questo mestiere si sorprenderà nel sentire che… Michele Gammino (voce di Harrison Ford) interpreta, in RoboCop, un venditore che avrà sì e no due battute; Marco Mete (famoso come voce di Robin Williams) è l’impiegato OCP che viene smembrato in meno di un minuto dall’ED-209; Giorgio Lopez (forse lo conoscete come la voce di Danny DeVito) è un altro degli impiegati OCP che, nel primo film, ha solo un paio di battute. Poi ci sono Pino Locchi, Francesco Pannofino e tanti altri nomi celebri del settore, sempre in ruoli più o meno piccoli. Insomma la lista di talenti vocali non è limitata ai pochi attori di rilievo, bensì si estende ad ogni singola persona parlante che compare nel film. Una cosa che oggi giorno non accade più, per svariati motivi.

    Piccoli errori del doppiaggio di RoboCop (1987)

    In una scena del film il sindaco e membri della giunta comunale sono tenuti in ostaggio da un dipendente scontento del comune. Durante le trattative quest’ultimo chiede una macchina veloce e che abbia un rapporto litri-chilometri penoso (“Something […] that goes fast and gets shitty gas/mileage“). È l’emblema della decadenza della società capitalista (uno dei tanti messaggi del film) dove tutti, come poi scopriamo nel corso del film, sognano di possedere e sfoggiare la schifomobile della reclame in TV, la SUX-6000, che vantava di percorrere 3,5 km per litro in “puro stile americano”.

    In italiano questa battuta è stata forse erroneamente tradotta in “una […] velocissima e che faccia un sacco di miglia con poca benzina“. Sarebbe anche una battuta divertente: il dipendente comunale in crisi di nervi che ha fatto la follia di prendere in ostaggio il sindaco e adesso avanza richieste impossibili, ovvero un’auto sportiva veloce ma che consumi poco! Peccato che qualsiasi mia interpretazione giustificativa venga vanificata dall’immediata risposta del negoziatore: “che ne dice di una SUX-6000?“. Cioè l’esatto opposto di una macchina che percorre molte miglia con poca benzina, come abbiamo visto prima.

    Alterazioni gradevoli

    Prima di passare all’unico, solo e inconfutabile esempio che decreterà la vittoria assoluta della versione doppiata in italiano su quella originale, vi delizio con alcune piccole migliorìe che troviamo nei dialoghi nostrani:

    Omni Consumer Products, what a bunch of morons!

    che diventa, nel doppiaggio italiano:

    OCP, Oh-Che-Palle! Un branco di imbecilli!

    Poi c’è lo scambio di battute che più tardi porterà ad un alterco tra il vice-presidente Dick Jones e Bob Morton, il giovane dirigente che gli vorrebbe fare le scarpe grazie al progetto RoboCop.

    I hear that Jones was plenty pissed.
    He’s got this killer rep, but it’s a smokescreen.

    La traduzione sarebbe all’incirca: “Ho sentito che Jones era parecchio incazzato” / “Ha la reputazione del vero killer ma è tutto fumo negli occhi”. Il doppiaggio italiano però ci regala qualche sorriso in più:

    Dicono che Jones sia proprio incazzato.
    Ha la fama del vero killer, ma più che incazzato è una testa di cazzo.

    E poi…

    Where is that metallic motherfucker?
    Dov’è quel rotto in culo di latta?

    E poi ancora…

    Scena da Robocop 1987. Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Scena da Robocop 1987. Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Un adattamento dello stesso dialogo, nel 2014, avrebbe portato quasi sicuramente a dialoghi piatti del calibro di:
    “Ehi, amico. Che stai leggendo lì?” / “Sei uno studente del college o cosa?”

    E infine lei…

    LA BATTUTA CHE VINCE TUTTO!

    Una frase-tormentone che vi garantisco vi rivedrete almeno due volte. Quando lo spietato vice-presidente della OCP, “Stronzone” Jones, decide di far eliminare il suo avversario Bob Morton gli manda un video-messaggio insieme al killer che lo farà fuori. Il video-messaggio si conclude con la frase:

    I’m cashing you out, Bob

    Traducibile, nel contesto della scena, come: “Sei liquidato, Bob“. Il doppiaggio nostrano, per adattarsi ad un labiale in primo piano, visivamente chiaro e che lasciava poco spazio “di manovra”, va a cambiare completamente la battuta, trovandone una molto più divertente eppure perfetta nel contesto (come non di rado accadeva in quegli anni). La sincronia del labiale in questa scena doppiata è a dir poco perfetta… non vi dico la battuta per non rovinarvi la sorpresa, godetevi la clip video e venitemi a dire se non fa ridere molto di più in italiano, rispetto ad una eventuale “ti sto liquidando, Bob“:

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video

    Solo per questa riuscitissima battuta, ignorerò qualsiasi piccola bega dell’adattamento (che comunque erano davvero poche) e metto RoboCop nella lista dei film “migliorati dal doppiaggio in italiano” senza alcun dubbio!
    È proprio il labiale il pezzo forte dell’adattamento di RoboCop e del resto non poteva essere altrimenti, in un film in cui il protagonista espone solamente la bocca. È evidente che l’attenzione e la professionalità c’erano tutte quando hanno lavorato a questo doppiaggio, la riprova sta proprio nel fatto che ogni battuta (in particolar modo le parolacce) sembra nata in italiano e non tradotta da un’altra lingua; impossibile immaginare quale fosse l’originale senza andarsi a ricontrollare la traccia inglese.

    Questo, come già avevo detto in un recente articolo, è la riprova di un adattamento di qualità elevata, dove la maggior parte delle modifiche al testo originale sono quasi sempre giustificate da una ricerca attenta della sincronia voce-bocca che, in questo film, è lodevole. Forse anche più di molti altri degli stessi anni.

    Esempi riuscitissimi (vedere per credere) sono anche: “your move, creep” che diventa “non ti muovere, scemo“, il consiglio ai bambini “stay out of trouble” che diventa “non siate indisciplinati“, la reclame di un gioco di guerra dove il bambino dice “Pakistan is threatening my border” (cioè, “il Pakistan minaccia il mio confine”) alterata in “il Giappone sta invadendo il mio territorio” per una questione di stacco (un po’ fuori tempo dalla precedente battuta), ma soprattutto la mia preferita… “hai finito di rompere il cazzo Bob!“, laddove sembra proprio di leggere “cazzo” nel labiale in primissimo piano di “Stronzone” Jones.

    Fine. Ho finito di rompervi il cazzo con questa recensione, miei cari “Bob”! Andate a rivedervi RoboCop! Adesso siete culturalmente preparati e saprete apprezzarlo, soprattutto per il lavoro di sincronia e di adattamento al quale tanti grandi interpreti italiani hanno contribuito decenni fa (che nel mondo del doppiaggio equivalgono a secoli fa !)… quando ancora “officer” era tradotto come “agente” e non “ufficiale”.

    _______________________

    me lo comprerei io per un dollaro

  • Uno, due e tre… Freddy stanotte viene per te! – La filastrocca di Nightmare


    Se devo essere onesto non sono mai stato attratto più di tanto dalla serie Nightmare ma questa estate mi sono fatto coraggio e ho tentato una maratona (un film ogni sera) per colmare questa carenza cinematografica ma purtroppo non ho retto fino all’ultimo, fermandomi circa al quinto. Dico “circa” perché mi sono pure addormentato… tanta era la paura.
    Ebbene il primo era decente, niente di più e niente di meno di quanto ricordassi (era difatti l’unico che vidi molti anni fa); il secondo film della serie evidentemente è stato prodotto dalla New Line Cinema solo per far soldi in fretta e furia perché è totalmente fuori dai canoni della serie e contraddice molte delle “regole” del film precedente al punto che non lo considero un vero seguito ma semplicemente uno stravagante esperimento (persino l’aspetto di Krueger è molto differente in questo film).
    Il vero seguito del primo Nightmare è il terzo film che, tra parentesi, è anche il migliore della serie: continua la storia del primo aggiungendo dettagli sulla vita (e la nascita) di Freddy e riporta in scena la ragazzina del primo film, adesso cresciuta.
    Se i produttori si fossero fermati lì, questa serie sarebbe forse diventata una leggendaria trilogia (con la sola pecca del secondo film). Invece hanno deciso di scadere nel ridicolo con tutti i successivi sequel, uno più noioso dell’altro. Se nel terzo episodio Freddy ritornava perché le sue ossa non erano state ancora propriamente seppellite, nei successivi episodi l’esistenza, anzi, la persistenza di Freddy è del tutto immotivata: semplicemente diventa un essere che ritornerà sempre e che non potrà mai essere veramente sconfitto. Una volta resosi conto di questo, uno si potrebbe chiedere perché guardarli affatto dato che non esiste alcun modo di sconfiggere Freddy se non temporaneamente! Difatti non c’è ragione al mondo che vi costringa a guardare altro che il primo e il terzo film (che vale come secondo) e fermarvi lì.
    Bene, dopo questa mia pseudo-recensione della serie di Freddy passiamo all’analisi del doppiaggio italiota dei film.

    LA FILASTROCCA DI FREDDY KRUEGER

    Proprio come la trama della maggior parte dei film di Nightmare, anche il loro doppiaggio manca di coerenza, a partire dalla filastrocca che accompagna ogni capitolo e che in inglese recita invariabilmente:

    One, Two: Freddy’s coming for you;
    Three, Four: Better lock your door;
    Five, Six: Grab your crucifix;
    Seven, Eight: Gonna stay up late;
    Nine, Ten: Never sleep again!

    In italiano ne esistono versioni diverse, quasi una diversa per ciascun film:

    La filastrocca nel primo Nightmare:

    “L’uomo nero non è morto
    ha gli artigli come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    apri gli occhi, resta sveglia
    non dormire questa notte.

    In questa traduzione manca completamente la componente numerica della conta, tipica di molte filastrocche, ma devo dire che almeno è attinente al personaggio anche se non lo nomina direttamente come nella versione inglese (One, two: Freddy is coming for you mentre qui abbiamo L’uomo nero non è morto).

    La filastrocca in Nightmare 2 – La rivincita:

    “Uno e due, viene per te
    Tre e quattro, chiudi la porta
    chiudila a chiave
    non aprire
    afferra il crocefisso e difenditi”

    Questa è la più sciatta, come del resto il film stesso.

    La filastrocca in Nightmare 3 – I guerrieri del sogno:

    “Uno, due, un due tre, Freddy arriva e cerca te!
    Due tre, tre e quattro, chiudi la porta o scappa il gatto!
    Quattro cinque, sei e sette, un crocefisso tengo a mani strette.
    Sette otto, non andremo a letto,
    nove dieci, dieci! Non dormiremo più!”

    La parte che dice “o scappa il gatto” è la mia preferita. Una grande preoccupazione rispetto al pensiero di un mostro che ti uccide nel sonno! Vuoi mettere se ti addormenti e ti scappa il gatto? Che sciagura, non solo muori, ma hai pure perso il gatto!
    Potevano dire chiudi la porta o entra il matto se volevano incutere timore sui generis. Che il gatto scappi è solo un inconveniente domestico.
    Eccetto per il particolare del gatto, questa risulta la filastrocca più vicina all’originale.

    La filastrocca di Freddy Krueger negli altri film

    “Uno, due e tre, Freddy stanotte viene per te!
    Due, tre e quattro, chiuditi dentro che quello è matto!
    Quattro, cinque e sei, dì le preghiere già che ci sei!
    Sette, otto, non guardare di sotto!
    Nove, dieci, viene a prendere te!”

    Mi domando a cosa alluda il non guardare di sotto e perché dovrebbe far paura? Ma soprattutto come si collega a Freddy Krueger? Avessero detto sotto il letto magari. Forse chi l’ha scritta soffriva di vertigini e quella era la sua più grande paura e incubo.

    “Uno, due, tre, Freddy viene per te.
    Quattro, cinque, sei, al sicuro non sei,
    Sette e otto, il crocefisso tieni stretto
    Otto e nove, se t’addormenti poi non sai dove
    Otto, nove e dieci, apri gli occhi e accendi le luci”

    Non capisco bene quella del “se t’addormenti poi non sai dove”. Non sai dove cosa? Non sai dove vai, non sai dove ti trovi… mi lasciate una frase tronca così? Vabbé, lasciamo perdere.

    “Uno due tre, Freddy viene da te
    Quattro cinque sei, dimmi dove sei
    Sette otto nove, Freddy fa le prove
    Fa paura la sua voce
    Finiremo sulla croce”

    “Freddy fa le prove”? Ma quali prove? Osteria numero nove! (paraponziponzipò!) Freddy Krueger fa le prove! Etc, etc… È Freddy Krueger all’osteria numero nove che fa le prove contro il muro per veder chi l’ha più duro?
    E poi perché le sue vittime dovrebbero finire sulla croce? Ma chi l’ha pensata questa traduzione, un bigotto dal passato goliardico? Non potevano semplicemente rifarsi ad una delle precedenti versioni? Oppure ci sono i copyright anche sulla traduzione di filastrocche?
    Scena da Nightmare - Nuovo incubo dove il figlio guarda in tv il primo Nightmare. Nella vignetta la madre chiede: ma come, ancora non ti sei addormentato guardando Nightmare?
    Nel settimo film (“Un Nuovo Incubo“) il bambino brutto, tormentato dalla presenza di Freddy, viene trovato dalla madre (protagonista del primo film) in piedi a tarda notte a guardarsi proprio il primo film di Nightmare. In una scena successiva il bambino orribile si mette a cantare:

    “Uno due tre, Freddy viene da te
    Quattro cinque sei, dimmi dove sei
    Sette otto nove, Freddy fa le prove
    Fa paura la sua voce
    Finiremo sulla croce” etc…

    Al che la madre preoccupata gli chiede se ha sentito quella canzone nel primo film di Nightmare… se siete confusi riguardo a questi meta-riferimenti sappiate che il “Nuovo Nightmare” parla dell’attrice che aveva recitato nel primo film e di come Freddy Krueger si stia manifestando nella vita reale, dove Robert Englund è soltanto un attore e tutti interpretano se stessi… Wes Craven adora il metacinema. Tornando al discorso, dicevamo che la madre, preoccupata per il figlio che canta la filastrocca di Krueger, gli chiede se egli possa aver sentito tale canzoncina nel film.
    Ma il bello è che in italiano il bambino NON PUÒ aver sentito tale filastrocca nel primo film dato che nel primo Nightmare la filastrocca in italiano recitava:

    “L’uomo nero non è morto
    ha gli artigli come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    apri gli occhi, resta sveglia
    non dormire questa notte.”

    …e non quella di Freddy Krueger che fa le prove.
    Nel remake di Nightmare del 2010 ritorna la prima versione della filastrocca anche se leggermente perfezionata sulla parte del corvo:

    “L’uomo nero non è morto
    Freddy arriva come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    —?
    —?

    Difatti in questo caso Freddy “arriva come un corvo” invece di avere “gli artigli come un corvo”. Chissà poi come arrivano i corvi… volando immagino(?). Inudibili le ultime due battute.
    In un certo senso ho apprezzato il “riprendere” la prima versione per questo “remake”, del resto ha senso ai fini del rifacimento, rimane meno sensato che il titolo sia stato cambiato rispetto all’originale titolo italiano visto che per il pubblico di lingua inglese rimane identico.

    IL TURPILOQUIO DI FREDDY E LA CENSURA ITALIANA

    Freddy Krueger animated gif saying kung fu this, bitch!
    Le parolacce per cui Freddy è diventato famoso nel mondo anglosassone (una caratteristica molto nota del personaggio è quella di chiamare le donne bitch!) sono state eliminate dai primi tre film con il doppiaggio italiano ma ritornano abbondantemente nei successivi: nel quinto (Il mito) abbiamo Bon appétit, puttana! e Ben arrivata puttanella! La festa è appena cominciata!). Poi nel sesto (“La fine”) abbiamo Solo il mio è il vero Kung Fu, puttana! (in originale “kung fu THIS, bitch!”).

    A seguire potrete leggere altre alterazioni dei dialoghi che mi sono saltate all’occhio:

    Nel primo Nightmare la famosa scena del telefono-lingua viene privata dell’elemento “divertente”, ovvero la volgarità di Krueger:

    in inglese
    Nancy: Hello?
    Freddy Krueger: I’m your boyfriend now, bitch!
    in italiano
    Nancy: Pronto?
    Freddy Krueger: Ora sono io il tuo ragazzo, Nancy!

    Nel secondo film c’è una frase che mi fa scoppiare dalle risate quando Krueger irrompe nel mondo reale e “rovina” la festa in giardino:

    Adolescente: Just tell us what you want allright? I’m here to help you.
    Freddy: Help yourself, fucker! [e lo uccide]

    Nella traduzione italiana questo dialogo diventa un monologo:

    Adolescente: Dimmi solo quello che vuoi ok? Io voglio solo aiutarti.
    Freddy: [non dice niente e lo uccide]

    Quel “help yourself, fucker!” (serviti da solo, stronzo!) ha un doppio significato visto che il ragazzo offriva il suo aiuto (“help”) e Freddy gli risponde “help yourself”, che significa letteralmente “aiutati da solo” ma in inglese è usato anche per dire “serviti da solo” riferendosi al cibo. La frase è ironica poiché un secondo dopo Freddy lo scaraventa sul barbecue.
    Nel terzo film c’è un altro esempio di ilarità volgare di Freddy: mentre la madre parla con sua figlia sentiamo il padre dal piano di sotto che chiede alla moglie dove sia il Bourbon (in italiano: “dove tieni il Whisky?”). Pochi istanti dopo Freddy acchiappa la madre e le ri-domanda…

    Freddy: I said, where’s the fuckin’ Bourbon? (ti ho chiesto dove cazzo sta il Bourbon)

    In italiano c’è meno ironia:

    Freddy: Ti ho chiesto dove tieni il Whisky. Vuoi rispondermi?

    Non mi è chiaro se il personaggio sia stato creato intenzionalmente divertente o se le sue volgarità in momenti così tesi del film sono poi finite per diventare involontariamente spassose, fatto sta che più si va avanti nella serie e più i produttori si sono resi conto che, da incubo, Freddy era diventato una barzelletta e in ogni film cercava di inventarsi qualche nuova battuta da fargli dire, purtroppo non sempre con successo. In italiano ahimé tutto ciò è molto diluito da inutili censure.

    Vignetta con scritto: Freddy Krueger, making nightmares funny since 1984

    Freddy Krueger, trasforma gli incubi in burle dal 1984

  • SAY HELLO TO MY LITTLE FRIEND FERRUCCIO!

    Al Pacino in una scena di Scarface dove tiene in mano un fucile d'assalto. Una vignetta gli fa dire: salutatemi i doppiatori italiani, invece di salutatemi il mio amico Sosa, che era la versione italiana di: say hello to my little friend
    Scarface (1983) è indubbiamente uno dei miei film preferiti, soprattutto in lingua originale. Ci sono alcune differenze tra la versione originale in inglese e la versione doppiata in italiano che spesso non vengono fatte notare dai fan ma sono sicuramente degne di nota.

    Frasi cambiate nel doppiaggio italiano di Scarface

    Le parolacce

    All’inizio del film gli agenti dell’immigrazione che interrogano Tony Montana (Al Pacino) non credono al fatto che non sia mai stato in carcere e chiedono molto volgarmente come si è fatto la cicatrice che ha in faccia. In italiano la domanda è:

    Dove te la sei fatta questa cicatrice, giocando con qualche bambola?

    In inglese molto più volgarmente:

    Where’d you get the beauty scar, tough guy? Eatin’ pussy?

    Per il dovere di cronaca ne riporto la traduzione letterale, ovvero: “dove te la sei fatta questa bella cicatrice, osso duro, leccando fiche?
    Si capisce quindi da dove gli viene quel “giocando con qualche bambola”. In questo caso non possiamo che apprezzare l’alleggerimento della volgarità. E pensare che in una versione censurata che passa in TV negli Stati Uniti la battuta è stata cambiata in “Come te la sei fatta questa cicatrice, mangiando ananas?”.
    In inglese gran parte delle volgarità di Tony Montanta comunque si limitano quasi esclusivamente alla parola “fuck” (e sue derivate) che, secondo statistiche ufficiali, viene ripetuta 226 volte nel corso del film con una media di più di una al minuto (su youtube c’è anche un video divertente di più di un minuto che le raccoglie tutte una dopo l’altra).

    Per la versione italiana i doppiatori non si sono concentrati specificatamente su una sola parolaccia portante (“vaffanculo” viene detto 25 volte ma ben lontano dalle 226 volte di “fuck”) ma abbiamo invece una discreta varietà di alternative. Difatti Michelle Pfeiffer ad un certo punto dice:

    (in italiano) Tony per cortesia smettila di dire tutte queste parolacce!

    (in inglese) Can’t you stop saying “fuck” all the time?

    Che tradotta alla lettera vuol dire “puoi smetterla di dire “fuck” in continuazione?”. Impossibile da tradurre alla lettera visto che “vaffanculo” lo diceva solo 25 volte, quindi una soluzione perfetta quella di “tutte queste parolacce”, forse l’unica soluzione possibile.

    Salutatemi il mio amico Sosa

    Sul finire del film arriva la frase di Tony Montana che è diventata una delle battute più celebri della storia del cinema. Mentre gli assassini colombiani al soldo di Sosa assaltano la villa per far fuori il protagonista, Tony Montana tira fuori un fucile con lanciagranate e dice “Say hello to my little friend!” (riferendosi all’arma che impugna) poco prima di sparare una granata sulla porta in risposta agli assalitori.
    In italiano al posto della celebre frase, Tony Montana esclama “Salutatemi il mio amico Sosa!”.

    Scarface gif say hello to my little friend
    Mi sono sempre domandato… che i traduttori abbiano davvero creduto che Tony Montana si riferisse a Sosa (che fino a quel momento era stato suo amico)? Oppure la traduzione letterale di “say hello to my little friend” in riferimento ironico al lanciagranate non funzionava altrettanto efficacemente in italiano? Difficile a dirsi. La battuta in italiano ha un suo senso ma, traducendo in questo modo, ci siamo persi una delle frasi più celebri del mondo anglosassone. Dire “say hello to my little friend” è automaticamente associato a Scarface (provate a ricercarlo su Google images e vedrete se non viene fuori soltanto Al Pacino con il fucile in mano o suoi imitatori). Probabilmente ci sono tante commedie e film di animazione dove questa battuta è usata come occhiolino a Scarface ma che passa inosservata nei suoi adattamenti italiani.

    Il doppiaggio di Ferruccio Amendola

    In ultimo una considerazione sul doppiaggio, che poi è la critica maggiore che mi sento di fare al film in italiano doppiato. In inglese Al Pacino dà al suo personaggio un’interpretazione unica nel suo genere, recitando in un modo del tutto particolare con un esagerato accento cubano. Questa ricchezza di interpretazione (costata a Pacino non poche ore di studio e impegno), mi dispiace ammetterlo, non è soltanto sminuita ma totalmente annichilita dal doppiaggio di Ferruccio Amendola che purtroppo ha dato al personaggio una normalissima voce italiana, senza neanche un vago accento “latino”. Accento che invece ha Manny, l’amico di Tony, anche lui cubano, quindi non si capisce com’è che uno parli perfettamente a l’altro con un accento, sebbene siano sbarcati insieme.
    La logica interna del doppiaggio italiano di Scarface sembra essere stata messa in secondo piano rispetto all’interpretazione, “standard”, forse ritenendo che il pubblico italiano avesse determinate aspettative e che lo strano accento non sarebbe stato accettato su un personaggio principale? Una vera spiegazione ufficiale non c’è, non è stata mai fornita, né è stata mai chiesta prima d’ora.

    Un ridoppiaggio di Scarface?

    Il danno è fatto e Scarface ce lo teniamo così, con Tony Montana che parla come un qualunque altro personaggio americano. Mi auguro che ai distributori non venga mai in mente di ridoppiarlo perché: 1) il ridoppiaggio è una pratica barbara raramente giustificabile; 2) a parte Tony Montana, gli altri personaggi sono doppiati alla perfezione e con le voci giuste, appropriate per il decennio a cui appartiene il film, cosa che sarebbe difficilissimo da ricreare oggi.
    Nel suo complesso il doppiaggio italiano di Scarface dà comunque una buonissima impressione perché, a farla breve, è un ottimo film. Ma se siete in grado di guardarvi un film in lingua originale, non tornerete più indietro dopo aver sentito l’autentico Al Pacino di questo film, memorabile proprio per quel suo modo di parlare che nel mondo anglosassone è diventato subito iconico e riconoscibile mentre in italiano è il “solito” Ferruccio Amendola che non aggiunge niente ai tanti Stallone/De Niro/Dustin Hoffman che abbiamo conosciuto in quegli anni.

    Se possiamo soprassedere sulla battuta dell’amico Sosa, forse non dovremmo fare lo stesso sulla mancata occasione di dare a Tony Montana il suo legittimo accento cubano.

  • Quelle parolacce intraducibili… Motherfucker

    Portafoglio di Samuel Jackson in Pulp fiction con la dicitura Bad Motherfucker

    S. L. Jackson: Adesso voglio che tu guardi in quel sacco, e trovi il mio portafogli.

    Tim Roth: E qual è?

    S. L. Jackson: Quello con la scritta “brutto figlio di puttana”!

    Talvolta lo si è sentito tradotto alla lettera ma per fortuna sono rarissimi i casi in cui “motherfucker” viene tradotto in questo modo. Copioso nei film di Tarantino ma non solo. La celebre frase di Bruce Willis in Die Hard è “Yippee ki-yay, motherfucker” tradotto come “Yippy-ya-ye, pezzo di merda”. Sul portafoglio di Samuel Jackson in Pulp Fiction appare la scritta “BAD MOTHERFUCKER”.

    Questo improperio a dir poco Freudiano non ha una corrispondenza nella nostra lingua e perciò offre una vasta gamma di possibili traduzioni:

    • pezzo di merda
    • stronzo
    • figlio di puttana
    • stronzo figlio di puttana (per aumentare la dose)
    • bastardo
    • etc…

    Qualsiasi insulto italiano sembra quasi un complimento se comparato con il significato dell’offesa originale la quale raggiunge livelli di volgarità impensati e impensabili in Italia.
    In italiano la sacra figura materna non si tocca, ragione per cui non esiste una corrispondenza diretta, è una di quelle parolacce intraducibili, non direttamente almeno, e che quindi è ovvio che cambi da film a film a seconda della situazione, del contesto.