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Deadpool e quei titoli di testa tradotti in italiano (da scimmie dattilografe)

Deadpool faccia sorpresa

Sono anni che promuovo la preservazione dei titoli cinematografici italiani, titoli di testa e di coda che al cinema arrivano adattati in italiano per poi scomparire per sempre una volta giunti in home video. Per quanto riguarda i titoli cinematografici, il passaggio a DVD e Blu-Ray ha portato a vere perdite.
Tra i titoli più ricercati per me c’erano quelli di Deadpool (2016), non avendolo visto al cinema mi fu soltanto riferito che i titoli di testa del film erano stati tradotti e quindi per anni ho bramato di vederli. Già amici dalla Germania mi avevano confermato che anche in tedesconia i titoli erano localizzati nella loro lingua e anche lì ne lamentavano la scomparsa nelle edizioni home video, poi sono rispuntati fuori da registrazioni di passaggi televisivi, così come anche in Italia. Ma a volte bisogna stare attenti a ciò che si desidera.

Il primo passaggio televisivo di Deadpool in chiaro, il 20 marzo 2019, ha distrutto qualsiasi sogno. Il film apre sì con i titoli adattati in italiano ma questi sono tradotti così male da farci tornare mentalmente ad una celebre scena del film Matrix, lo sapete di quale parlo.

Scena dal film Matrix, Cypher guarda la carne sulla forchetta prima di dire che l'ignoranza è un bene

“L’ignoranza è un bene”

La versione italiana dei titoli di Deadpool

Un po’ di contesto: i titoli di apertura di Deadpool mirano a strappare una meta-risata, l’effetto comico sta nel vedere delle scritte segnaposto là dove dovrebbero esserci i nomi di protagonisti, regista e produttori, quasi come se qualcuno si fosse dimenticato di sostituirli all’ultimo momento. Questa trovata, ha raccontato il regista, era già in copione dai primi momenti quando l’unico nome associato al film era Ryan Reynolds (il protagonista) e ancora non c’era un cast, sapevano solo che ci sarebbe stato “un cattivo”, “una sventola”, “una ragazzina”, etc… da subito l’idea di lasciarli così era sembrata spassosa e così dei segnaposto al posto dei nomi veri sono arrivati fino in sala per poi diventare una delle caratteristiche più memorabili del film.

Per arrivare anche al pubblico italiano, questi segnaposto devono essere tradotti. E traduzione è stata fatta…

Primo cartello, primo errore

Il primissimo cartello è sbagliato.

Titolo di testa del film Deadpool, legge: Twentieth Century Fox presenta

“Twentieth Century Fox presenta”. Da che mondo è mondo, in questo paese abbiamo sempre scritto “La twentieth Century Fox presenta”, LA!

Già da questa prima scritta possiamo subito sospettare che non sia italiana la persona che si è occupata di tradurre o anche solo revisionare questi titoli. Quindi non possiamo dare la colpa a chi ha adattato il film per il doppiaggio italiano. Questa dev’essere per forza un’operazione made in the USA.

Lionel Twain (Truman Capote) da Invito a cena con delitto

“La”, “la”! Ce lo dovremo pur mettere un articolo determinativo qualche volta! (semi-cit.)

Il film di un certo “Some Douchebag”

Il secondo cartello per puro caso è corretto ma è con il terzo che si raggiunge già l’apoteosi. In teoria dopo questo potrei anche chiudere l’articolo, tanto di peggio non si può fare.

“Some douchebag’s film” (il film di un coglione qualunque) è stato tradotto come “Un film SOME DOUCHEBAG”.

Non ne capisco neanche il senso logico, se avessero scambiato “some douchebag” con il nome proprio di una persona non sarebbe dovuto diventare “un film di”? Con questo cartello si insinua l’ipotesi che siamo in presenza di una traduzione automatica senza revisione umana, probabilmente fatta con Google Translate che sembra avere ancora oggi dei problemi nel capire e tradurre “douchebag”. Infatti se oggi, a tre anni di distanza dall’uscita del film, quella frase la diamo in pasto al traduttore più usato al mondo questo è il risultato:

Screenshot di traduzione automatica di Google per la frase: some douchebag's film che diventa qualche film douchebag

Comincio a pensare che si tratti di un lavoro svolto alla 20th Century Fox negli Stati Uniti senza alcun controllo qualità, anzi, senza alcun controllo e basta. Parliamo di un film di 58 milioni di dollari con nessuno di vagamente competente che possa rileggere quello che sarà proiettato nelle sale di un intero paese. Potrebbe trattarsi di qualche Frank Borriello, del New Jersey, stagista agli effetti visivi con trisavolo di Torre del Greco (NA) e quel “some douchebag” se l’era lasciato per ultimo, come segnaposto, perché non sapeva come tradurlo e alla fine se n’è dimenticato, il che sarebbe anche molto ironico visto che questi titoli erano loro stessi dei segnaposti. O forse non c’è mai stato neanche un Frank Borriello, solo un click su Google Translate e via, stampatene 400 copie!

Ve lo aggiustiamo noi di Doppiaggi italioti, va bene?

deadpool douche bag tradotto dagli autori del blog Doppiaggi Italioti

Ci sono voluti un paio di secondi. Ci voleva tanto, Fox? Te l’abbiamo tradotto in un istante e gratis… al tuo film da 58 milioni di dollari.
Sapete cosa costa poco? Tradurre. I traduttori professionisti fanno la fame per colpa di chi si improvvisa traduttore e propone prezzi scandalosamente bassi, quelli che ci riescono a campare fanno comunque le capriole per arrivare a fine mese. È un lavoro che si intraprende per passione, non per sguazzare nella pecunia, perché una buona traduzione dà tantissime soddisfazioni anche quando è sottopagata (e lo è quasi sempre quando si tratta di inglese-italiano). Sapete cosa costa molto di più invece? Doppiare. I doppiatori sono attori davanti ad un leggio, pagare un doppiatore vuol dire pagare una persona nella categoria lavoratori dello spettacolo e ci sono anche i costi del mantenimento di sale di registrazione, i fonici etc…, è quindi molto più costoso della sola traduzione di un testo.

Qui c’era solo da tradurre. Anzi, c’era solo da fare la correzione bozze a Google Translate. Evidentemente chi se n’è occupato era troppo incompetente per fare anche solo questo, di certo non c’era nessuna passione dietro, solo some douchebag che non avrebbe dovuto neanche trovarsi in quella posizione.
Andiamo avanti.

Un perfetto idiota

Scena dei titoli di Deadpool con cartello che legge con un perfetto idiota

Con l’originale “God’s perfect idiot” si intende l’idiota migliore che Dio abbia messo sulla terra. Migliore non solo per capacità ma a tutto tondo, quindi anche più bello, più affascinante… più tutto. Di certo una frase di traduzione né facile né immediata, ma tra non tradurli e scrivere SOME DOUCHEBAG paro paro nei titoli italiani ne passa! Di mezzo c’è il mare delle traduzioni. Una proposta: “L’idiota migliore del mondo”, visto che subito dopo a indicare Ryan Reynolds c’è la copertina della rivista (con il suo nome in piccolo) e la scritta SEXIEST MAN ALIVE.

Un perfetto idiota in inglese è un complete idiot e non è ciò che la frase God’s perfect idiot voleva significare. Gli idioti si sono sbagliati proprio su idiota.

Nei sottotitoli al Blu-Ray è stato poi cambiato in con il perfettissimo idiota” che ha ancora meno senso, invece “some douchebag” rimane. Idioti.

Belle gnocche

Titoli di testa in italiano di Deadpool: una bella gnocca

Il quarto cartello trasforma una “hot chick” in “una bella gnocca”, che può far ridere e, ovviamente, non è sbagliato in ciò che vuole esprimere. Il problema è che si tratta di italiano dialettale e per tradurre un normalissimo “hot chick” avrei delle remore a buttarmi subito su una scelta dialettale (per quanto nota in più regioni). Non è un film con Andrea Roncato.

Andrea Roncato come Loris Batacchi nel film Fantozzi subisce ancora, la vignetta legge: mo guarda che traduzione

Il capoufficio pacchi della Fox

Una traduzione blanda (ricordandoci le intenzioni di questi titoli segnaposto) sarebbe potuta essere una bella ragazza o alternative non troppo dialettali ma voglio farvi considera l’opzione “una pupa sexy”: “pupa” è stato in passato uno dei corrispettivi di “chick”, perché rende l’idea di un essere ancora non maturo né formato, come il chick è il pulcino, così la pupa è un insetto ancora non pronto. In più fa ridere, l’accostamento di pupa e sexy fa ridere pur rimanendo coerente con il linguaggio del film. Sexy è arrivato nella cultura popolare italiana e nei dizionari già dagli anni ‘50, ben si associa con le produzioni americane e con il concetto che vuole esprimere la parola “hot” presente in “hot chick”.

Il nostro ufficio tecnico gestito dal mio collega Leo ve lo sistema in 2 minuti.

Una pupa sexy. Traduzione corretta dei titoli di inizio italiani di Deadpool

La nostra proposta (©Leo di Doppiaggi Italioti)

 

Un inglese sadico

Il quinto cartello parla di “un inglese sadico”.

Titoli di inizio di Deadpool: un inglese sadico

Dev’essere quello che insegnano in molte scuole italiane.

Sì, nel film abbiamo un cittadino britannico sadico che è il cattivo del film. Ma il titolo originale era “a British villain”. Per gli americani, gli inglesi sono i “cattivi” cinematografici ideali, l’accento che si portano dietro è associato ad un’idea di elitarismo verso cui provare immediata “sfiducia fino a prova contraria”, oltre ai motivi storici noti a tutti. Se al pubblico americano vuoi far provare antipatia per un personaggio antagonista, lo fai parlare con accento inglese.

E non dite “un cattivo inglese” perché questo lo riserviamo per chi ha tradotto questa cosa. Se “un inglese cattivo” può non bastare, ci potremmo sempre appigliare a “il cattivo con l’accento inglese”, una soluzione elegante e coerente non solo con le intenzioni degli autori ma anche con la scelta di doppiaggio, anche nel film in italiano infatti il cattivo parla, per l’appunto, con un accento inglese, normalmente non una scelta ideale in un film doppiato ma in linea con il tono farsesco dell’intero film. I lettori di lunga data ormai avranno capito che in questo blog non si parla per assoluti ed ogni caso viene valutato separatamente.

Cartello numero 6: “il lato comico”

Titoli di inizio di Deadpool in italiano: Il lato comico

Il lato comico… di cosa??? (i tre punti interrogativi sono necessari). In originale leggiamo “The comic relief”, un termine che nel linguaggio teatrale (da cui deriva) indica in maniera generale una scena o una persona atta a stemperare la tensione, ad essere sollievo (relief, appunto) in maniera comica, fornisce una nota divertente in una situazione magari per il resto più seria. Se identificato in un personaggio specifico, il comic relief non è mai il protagonista ma più spesso una sua “spalla”. Tradurlo come “il lato comico” è una scelta giustificabile solo se se ci aggiungessimo “…del film” e comunque non farebbe pensare ad un personaggio quanto piuttosto ad un aspetto della trama (come se dicessimo “il lato comico… della vita”). I cartelli delle sigle e dei titoli di inizio devono essere autosufficienti e quelli di Deadpool in inglese non lasciano spazio all’interpretazione personale, né al dubbio, non è il contesto che ci aiuta a capire dove vogliono andare a parare.
Quanto era più semplice scrivere “il personaggio comico” o un suo equivalente. Ecco.

Adolescenti pobblematici e personaggi in CGI

Prossimo cartello, “A moody teen”, tradotto con “Un’adolescente problematica”. Per citare Mario Brega… ma che è sto frasario ciancicato? Un’adolescente problematica è qualcosa di ben più grave della ragazzina imbronciata che vediamo nel film, molto di più di ciò che ci comunica il cartello in inglese con “moody teen”. Vogliamo dire una ragazzina volubile? Scontrosa? Sempre imbronciata? Tante ce n’è!

Nel titolo seguente, da “A CGI character” arriviamo a “Un personaggio creato al computer”. Un po’ goffo perché sa tanto di traduzione diretta di “Computer-Generated” e magari ambiguo, perché se vogliamo spaccare il capello “creato al computer” può voler dire tante cose. Ad ogni modo, sebbene un po’ lunghetto, ci stava bene anche “Un personaggio in computer-grafica”, che fa tanto anni ‘90. E se vogliamo usare il “linguaggio giovane” non avrebbe stonato troppo neanche “Un personaggio in CGI”. Chiaro che, rispetto a “un film Some Douchebag”, qui stiamo spaccando il capello in quattro ma nel complesso sono tutti cartelli che sarebbe stato meglio tradurre in altro modo, tra più gravi e meno gravi.

Budini, surgelati e traduzioni marca Cameo

Al nono cartello si svela finalmente che chi ha scritto queste cose “in italiano” in realtà l’italiano non lo conosce.

Titoli di inizio di Deadpool in italiano: un cameo inutile

Perché traducendo “a gratuitous cameo” con “un cameo inutile” si dimostra innegabilmente di ignorare che la parola in italiano è cammeo, con due emme! La parola è di origine italiana, il cammeo cinematografico è stato chiamato così a Hollywood (anche se americanizzato in “cameo” e pronunciato càmio) perché in questo genere di gioielli compare una testa o un mezzobusto (tipicamente di donna) e ben si adattava a quello che era una “comparsata”, come ad esempio quelle di Alfred Hitchcock o di Stan Lee, per rimanere in tema. Il “cammeo inutile” in Deadpool si riferisce proprio al suo.

Dalla Treccani:

cammèo (raro camèo) s. m. [etimo incerto]. – 1. Nome di gemme, di vario tipo, lavorate sia a tutto tondo, per le quali nell’antichità si adoperarono quelle monocrome, sia a rilievo, per cui si preferirono l’agata, la sardonica, l’onice, traendo effetti coloristici dai varî strati. Pittura, incisione a cammeo: v. camaïeu. 2. Nel linguaggio cinematografico, partecipazione speciale di un attore non protagonista a un film.

Lo sa anche Google Translate:

Schermata di Google translate che traduce un cammeo inutile

Sapete chi non lo sa? Bing Tradutore:Screenshot di traduzione automatica di Bing per la frase: some douchebag's film che diventa qualche film douchebag

“Cameo” con una emme è una forma rara, chi la usa oggi probabilmente lo fa perché ha imparato questa parola scoprendola prima in inglese e il dizionario gli conferma che “tecnicamente” esiste anche con una emme, di conseguenza “cameo” va benone anche a Frank Borriello con Bing Translator alla mano e con il trisavolo di Torre del Greco che, ironicamente, è anche la patria dei cammei.
Tecnicamente non è un errore, solo una forma rara e proprio per questo sarà difficilmente la scelta giusta per una traduzione in questo contesto.

Tradotto da buoni a nulla

Anche gli ultimi tre cartelli, sebbene anni luce da un film Some Douchebag (onta a vita per una simile non-traduzione), fanno sempre parte dello stesso grande problema, chi ha tradotto era un buono a nulla e sto citando la traduzione in questione, quella che traduce un produced by asshats (cioè prodotto da beoti/idioti/deficienti/etc… ) in prodotto da BUONI A NULLA”.

Titoli di inizio di Deadpool in italiano: prodotto da buoni a nulla

Funziona lo stesso? Sì. È la stessa cosa? Non proprio. Asshat viene dal detto “avere la testa su per il proprio culo” e per estensione avere un culo (ass) per cappello (hat). Il termine è usato per persone inette, imbranate, che non hanno la minima idea di cosa succede intorno a loro, per il Nord America è usato anche per persone fastidiosamente ignoranti. I sinonimi possibili sono tanti, non so se punterei sui buoni a nulla. Prima di arrivare a buoni a nulla mi sarei fermato almeno a considerare buffoni o somari: “Prodotto da DEI BUFFONI. È una delle tante possibilità.

L’idea dietro questi titoli divertenti è che gli autori della sceneggiatura (e quindi di questi testi) stiano approfittando dell’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, quindi i nomi degli attori poco importano tanto conosciamo già i loro ruoli stereotipati (inclusa la presenza di un personaggio in CGI che è una costante nei film Marvel), i produttori sono buffoni incompetenti perché prendono decisioni non avendone quasi mai le competenze o la lungimiranza, il regista è un coglione qualunque perché la Marvel usa spesso registi-fantocci che fanno esattamente ciò che gli viene detto di fare, etc…; dopo questa trafila di finte coltellate agli altri, gli sceneggiatori a questo punto si descrivono come i veri eroi della situazione (written by the real heroes here) che in italiano diventa scritto dai veri supereroi.

Titoli di inizio di Deadpool in italiano: scritto dai veri supereroi

Che potrebbe starci, in riferimento al fatto che siamo in un film di supereroi, ma potremmo dire che in inglese non è stato usato il termine superheroes, semplicemente heroes, infatti fa parte di una frase abbastanza comune “the real hero here” in uso anche in molteplici memi internettiani; è chiaro che l’allusione è ai supereroi visto che è un film della Marvel ma non ha bisogno di essere così palese. Dicendo “i veri eroi” si capisce tutto lo stesso rimanendo fedeli al testo e alle intenzioni. Piccole cose, lo so. Non è some douchebag. Niente può esserlo!

Infine arriviamo al regista, definito uno pagato troppo, secondo i titoli italiani.

Titoli di inizio di Deadpool in italiano: diretto da uno pagato troppo

È vero, il significato non è distante dall’originale directed by AN OVERPAID TOOL. Manca l’offesa, “tool”, che secondo l’Oxford Dictionary vuol dire

3 vulgar slang: A man’s penis.
3.1 A stupid, irritating, or contemptible man. ‘that guy is such a tool’

Vogliamo chiamarlo un minchione? Un cazzone? Un imbecille? Scegliete voi. Inoltre, “pagato troppo” sembra parte di una frase che avrebbe forse più senso in un dialogo piuttosto che a vederla scritta. Il senso è quello di: regia di UN IMBECILLE STRAPAGATO.

Come in tanti altri esempi precedenti, non c’è un’unica soluzione più giusta delle altre, ci possono essere sicuramente tante alternative e varianti, non è detto che le nostre siano le migliori in assoluto, ciò che è chiaro però è che i titoli ufficiali vanno dal completamente sbagliato al “non mi torna più di tanto” perché è palese che non siano stati gestiti da persone che conoscono la nostra lingua per davvero.

Chi sono i nostri veri eroi?

Se pensate che sia colpa di qualche televisione privata, sbagliate. Fonti interne alla Mediaset mi confermano ciò che già immaginavo, i titoli di Deadpool mostrati su Italia1 vengono direttamente dalla Fox e così sono apparsi anche su Infinity e altri canali a pagamento. Mi riferiscono anche che su Blu-Ray e DVD, dove la titolazione è in inglese, appaiono sottotitoli in italiano che riportano proprio quelle stesse traduzioni andate impunemente al cinema.

Questo livello di cialtroneria arriva direttamente dagli Stati Uniti o dai loro diretti affiliati in Europa e non è cosa nuova, è più usuale di quanto immaginate, solo che è molto raro che tale cialtroneria arrivi fino alla sala cinematografica. In un’intervista a Tonino Accolla ad esempio veniamo a conoscenza di una versione del film dei Simpson proposta dalla Fox con un doppiaggio eseguito in america dove la canzone cantata da Homer (poi adattata da Accolla come “Spider Pork”) faceva “Porco Ragno” con pesante accento americano (almeno così la imitava Accolla stesso, che l’aveva sentita).

Magari i detrattori di “Spider Pork” rivaluteranno l’adattamento di Accolla alla luce di ciò che poteva essere. Insomma, dagli anni ‘30 di Stanlio e Ollio che giravano le stesse scene recitando in più lingue senza conoscerle (con l’effetto comico che per loro è stato l’inizio del successo italiano), non sembra essere cambiato molto. Oggi, dopo 90 anni, gli studios ancora si domandano se per risparmiare non si possano far adattare e doppiare i film direttamente in America, da italo-americani. Loro lo conoscono l’italiano, no?

E non è una cosa che caratterizza soltanto la Fox, o pochi altri casi singoli, sembra invece essere endemica della categoria. La stessa fonte che lavora alla programmazione Mediaset mi racconta ad esempio della prima copia di un film, consegnata da Universal, che sotto al titolo originale The Fast & the Furious: Tokyo Drift inseriva a video un sottotitolo con la sua traduzione in italiano “Il digiuno e il furioso, la deriva di Tokyo”. Non si trattava di un’aggiunta Mediaset, era stata data loro dal fornitore internazionale per la trasmissione televisiva, in seguito è stata richiesta una nuova copia priva di sottotitoli già preparati all’estero.

Scena dai Simpson, il Signor Burns e le sue scimmie che battono a macchina. La vignetta legge: aggiungete altre scimmie traduttrici, domani spediamo il film in Italia

Siamo in queste mani, gli stessi che premono perché gli adattamenti italiani non adattino niente (di esempi simili ne è pieno il mio blog). Di gran parte di queste storie non sentirete mai parlare, ma per chi lavora nel settore è una lotta continua che non fa neanche ridere.

Queste piccole storie ci fanno capire quanti filtri mettono al riparo il pubblico italiano dalla dabbenaggine di quelli che dall’estero si occupano delle versioni italiane e non deve sorprendere lo scoprire che traduttori e dialoghisti combattano quotidianamente con richieste idiote di supervisori che non conoscono l’italiano o lo conoscono male e chiedono di lasciare traslitterazioni dirette, “ho preparato delle uova” viene fatto cambiare in “ho preparato alcune uova” perché per il committente ignorante tradurre è questione di sostituire parola per parola. Molti di questi casi vengono filtrati in uno dei tanti passaggi che stanno tra il copione in inglese e il doppiatore che alla fine recita la battuta. Raramente arrivano fino alla sala cinematografica.

In questo panorama i veri eroi sono quelli che alla direzione di doppiaggi e all’adattamento dei dialoghi riescono a far comprendere che certe scelte sono deleterie per il film stesso, non tutti i committenti si lasciano convincere da chi lo fa di mestiere, né tutti i direttori di doppiaggio hanno le competenze, la sensibilità o anche solo la forza di suggerire cosa è più corretto. Quindi la qualità di quello che arriva in sala può variare.

 

Some douchebag

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

48 Comments

  • Vasquez

    2 Aprile 2019 at 11:19

    Finalmente un nuovo articolo! Esaustivo e illuminante come sempre! Sapevo che quei titoli di testa avevano qualcosa che non andava…

    E’ la prima volta che commento, anche se seguo da un po’, e vorrei segnalare un altro non-adattamento (forse alla pari di “some douchebag”) presente in The Lego Movie 2, che non è che mi dato fastidio, no no… e questo mi sembra il luogo adatto.
    I personaggi parlano in continuazione con timore di un evento che devono scongiurare a tutti i costi: “L’Armammageddon”, ed essendo presente nel film lo stesso gioco metacinematografico che c’era già nel primo film, mi aspettavo qualcosa che avesse a che fare con il mondo reale, e infatti così è stato. Ma solo per i bambini anglofoni, che hanno capito il gioco di parole: Armammageddon, ossia “our mom gets on”, cioè se non ho capito male: nostra madre sale in cameretta (e interrompe il gioco, cosa che poi è successa). La frase non è stata adattata, tradotta o sottotitolata. Niente. Non ci hanno neanche provato. Lucy l’ha pronunciata così, in inglese, e a la via così. Che dire? Tristezza infinita. Oltre al fatto che ci sono diverse scritte che sono rimaste in inglese, mentre alcuni sottotitoli (anche quelli animati) sono in italiano, sembra tutto un gran pasticcio. Per fortuna al piccolo soldatino è piaciuto di più il primo capitolo, quindi non mi toccherà risentire più di tanto quell’obbrobbio (anche se, pure nel primo, c’è Luca Ward su Han Solo in una parodia della scena dell’asteroide da “L’impero colpisce ancora” che se ne esce con: “Chewie! Vai con l’hyperdrive!”, e mi stridono i denti ogni volta – è un film che gli piace taaanto! – ma vabbe’, non si può avere tutto…)

    Scusa la lunghezza del commento e l’OT, come dicono i gggiovani. Saluti a Leo.

    Rispondi
          • Giovanni De Bonis

            4 Aprile 2019 at 19:52

            Per quanto l’adattamento di Aquaman (così come il film in generale) faccia pietà, c’è da dire che i nomi Ocean Master, Trench e Black Manta sono rimasti tali nelle traduzioni italiane dei fumetti. Per una volta non mi sento di dare la colpa agli adattatori del film

          • andreasperelli2k

            4 Aprile 2019 at 20:21

            Non sapevo che fossero i termini usati nel fumetto, ti assicuro però che nel film sentire quelle parole in inglese inserite nel discorso è una pugnalata. Tra l’altro nel caso di Trench si perde proprio il senso del discorso, e non vado oltre per non spoilerare. Black Manta invce ci può stare essendo il nome del personaggio come Aquaman del resto.

          • Giovanni De Bonis

            5 Aprile 2019 at 13:42

            Concordo riguardo all’effetto orribile suscitato da Trench e Ocean Master, sentirli all’intero del discorso è veramente straniante. Il problema però è a monte: in Italia non si è mai pensato di adattarli (come in molti altri paesi europei), ed ecco le conseguenze della scelta originaria.

          • andreasperelli2k

            5 Aprile 2019 at 18:16

            Dovremmo però anche chiederci se la sensibilità a certe sciatterie nel doppiaggio è un problema solo di noi lettori di questo blog o generalizzato. Perché se la maggior parte del pubblico non se ne accorge o addirituttura le apprezza allora chi ha curato l’adattamento ha fatto la scelta giusta, del resto il suo compito e far vendere meglio il film non educare i gusti degli spettatori.

          • Evit

            5 Aprile 2019 at 18:56

            In generale tutti noi tendiamo ad accettare ciò che vediamo su schermo e questo vale anche per quello che sentiamo venire dalle bocche dei protagonisti. Qui ovviamente trattiamo di un tema specifico che è di nicchia, l’adattamento nel doppiaggio, un argomento che attrae una minoranza e che lo spettatore tipico ignora anche concettualmente. In questa situazione è facilissimo abituare il pubblico alle sciatterie senza mai ricevere critiche perché, tendenzialmente, se doppiati) recitati con la voce giusta, il pubblico accetta quasi tutto senza pensarci su troppo o senza pensarci affatto (quante volte ho letto commenti del tipo “anche se hai ragione su questo errore, io in sala non lo avevo neanche notato”.). Non vuol dire che sia però la scelta giusta, non notare un errore di traduzione rende forse questi errori la scelta giusta? Parlo in generale per qualsiasi caso e non nello specifico di Aquaman che non ho visto e non conosco, quindi non so neanche il contesto in cui compaiono certi nomi.
            In Pacific Rim c’era quel titolo “Marshall” neanche tradotto per scelta incontrastata degli americani, poi in Pacific Rim 2 è stato tradotto (proprio grazie al mio articolo che portava buone argomentazioni in merito) e nessuno se n’è accorto, perché come dicevo, questo genere di cose passa inosservato a gran parte del pubblico. La scarsa attenzione di molti vuol dire poco, bisognerebbe che ci fosse più cultura da parte di chi opera nel settore (e libertà di metterla in pratica) a prescindere dall’effettivo riconoscimento di pubblico.

            Per tornare all’esempio di prima, Marshall è andato bene a tutti ed è sembrato normale perché viene pronunciato da un personaggio in un film, questo lo rende vero ed accettabile, fare arrivare cose simili in sala vuol dire normalizzare un qualcosa che normalmente dovrebbe essere inaccettabile. Resta accettato o ignorato finché qualcun altro propone una traduzione (da quand’è che i gradi militari non si traducono?) che ci ricorda che certe cose si traducono (e così si capiscono anche meglio), che c’è un modo per fare le cose per bene anche se in pochissimi ci fanno caso.

          • andreasperelli2k

            9 Aprile 2019 at 11:43

            Tu parli di cultura da parte di chi opera nel settore, io parlerei più di etica e di senso di responsabilità. Chi scrive per il pubblico necessariamente orienta l’uso della lingua e in questo dovrebbero sentire il dovere di farlo preservandone la ricchezza. Vale per chi cura l’adattamento dei film ma anche per i giornalisti.
            C’è poi da aggiungere che per le giovani generazioni il linguaggio è influenzato anche “dal basso” ovvero dagli youtuber ed è così che io ormai sento mio figlio dire “oh mio dio!” come esclamazione con lo stesso tono con cui gli anglosassoni dicono “oh my god!”…

          • Evit

            13 Aprile 2019 at 15:07

            Penso che stiamo dicendo la stessa cosa o comunque concordo al 100% sul discorso dell’etica e del senso di responsabilità (questo certamente sempre messo alla prova dal compromesso con i committenti e le loro richieste assurde). Che per i giovani il linguaggio sia influenzato “dal basso” non c’è dubbio ma penso sia sempre stato così, erano le fonti ad essere diverse ma è detestabile che il giornalismo e spesso anche i film (per colpa di adattamenti irresponsabili) diano una sorta di conferma “elevata” quando usano questo finto “inglese giovane” che è divertente soltanto quando lo usi con cognizione di causa (anche io a battuta posso scegliere di dire “i big money”) e non come conferma di un vero modo di parlare. È altamente diseducativo che un ragazzo trovi conferma anche dai film e dal telegiornale che l’italiano è normale parlarlo con una sovrabbondanza di termini superflui in inglese o addirittura con termini inglesi usati in maniera sbagliata, per questo sono fortemente critico di certi adattamenti. Poi ovviamente c’è caso e caso, in molti film Marvel ambientati in epoca moderna, detti e parole in inglese non stonano quanto in un film ambientato nel west (e abbiamo visto anche questo con Django).
            Ma essendo tu un lettore affezionato di questo blog, sono certo che ci stiamo dicendo cose su cui facilmente concordiamo e che comprendiamo. Altri non so.

    • Evit

      2 Aprile 2019 at 19:16

      Ciao Vasquez, se è la prima volta che commenti ti do il mio benvenuto ufficiale! Il tuo OT non è affatto OT, anzi! Finché si parla di adattamenti siamo sempre in argomento. Non ho visto Lego 2 (e il primo lo vidi solo in inglese) ma peccato per le tante cose che purtroppo vengono perdute nella transizione da una lingua all’altra, a volte inevitabili, altre volte forse richiedevano maggiore impegno, altre volte ci ritroviamo direttamente some douchebag. È un terno al lotto.
      Molto carina quella di Armammageddon, mi hai fatto venire la curiosità di andarmelo a vedere, in inglese però. È il genere di film che, a meno che non passi in TV, non vedo mai in italiano perché lo so che certi riferimenti sono molto difficili o addirittura impossibili da riportare in italiano, al massimo lo vedo in italiano ad una seconda visione.
      Riguardo l’hyperdrive, porca miseriaccia nera, vuol dire perdersi un riferimento che invece era facile anche in italiano. In questi casi concedo sempre il beneficio del dubbio, immaginando imposizioni inoppugnabili dai committenti, della serie “quello è un marchio registrato e lo dovete lasciare così”. Mah, ancora benveuta! 😀

      Rispondi
    • Leo

      2 Aprile 2019 at 19:21

      Saluti, Vasquez! Benvenuta e grazie del contributo, non avendo visto “The Lego Movie” non sapevo niente di questo, quindi anche questi off topic sono sempre graditi come dice Evit.

      Rispondi
  • Federico

    2 Aprile 2019 at 11:20

    Niente di nuovo sotto il sole, come si dice. Già nel 1938 l’ultimo cartello italiano di “Biancaneve e i sette nani” della Disney recitava:
    “versione italianE eseQuita negli stabilimenti di Cinecittà”. Mica male, vero? Ottimo articolo Evit (come sempre, del resto).

    Rispondi
    • Evit

      2 Aprile 2019 at 19:20

      Grazie Federico, vorrei aggiungere che ci sono anche film di Hitchcock dove lo spelling del regista era sbagliato nei titoli (li trovi nella rubrica “Italian credits”, non ricordo neanche più in quale), però eseQuita è molto bello, sembra proprio l’italiano dei vari pastafazool in America.

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      • Leo

        2 Aprile 2019 at 19:23

        Giusto, nonché l’ “ESEGAITA” nei titoli originali di Guerre Stellari (era la riga che riguardava la London Symphony Orchestra)

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          • Vasquez

            3 Aprile 2019 at 10:51

            A quanto pare non c’è limite al peggio, porca miseriaccia nera!!! (cit. 😉 Oserei quasi dire: porco ragno! (mai troppo compianto, il mitico Accolla).

            Tra la l’avarizia del dover piazzare a forza un marchio registrato, e la pigrizia nel non mettersi a cercare un dizionario on line appena un po’ più attendibile del traduttore di Bing, si stanno raggiungendo le nuove frontiere dell’adattamento, questo sconosciuto.

            Mi accorgo solo ora che nel mio precedente commento ho scritto “Han Solo” invece di “Ian Solo”.

            Niente.

            Vincono loro.

  • Paolo "Pisolo" Ciaravino

    2 Aprile 2019 at 11:44

    I miei due cents. Fermo restando che l’analisi, per quanto mi riguarda è puntuale come sempre (non sono per niente un esperto di inglese anche se, a tempo perso, mi diletto a “studiare” gli adattamenti), secondo me “perfetto idiota” e “bella gnocca” ci possono stare entrambi, alla fin fine. Ma forse è solo perché cominciando con Some douchebag tutto il resto sembra accettabile 😂. Il primo forse non rende tutta la sfumatura ma suona sufficientemente bene, lo trovo tutto sommato abbastanza preciso e non credo tradisca troppo le intenzioni degli autori. Per il secondo, credo che ormai gnocca da regionalismo sia ormai diventato piuttosto comune, se anche qui in Sicilia lo usiamo. È indubbio comunque che pupa sexy sia più calzante e suoni probabilmente anche meglio.

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    • Antonio L.

      2 Aprile 2019 at 12:52

      Personalmente avrei optato per “la strafiga” su “hot chick” e “l’imbecille di turno” per “god’s perfect idiot”, semplicemente perché in questi casi la vecchia scuola insegna che è meglio una frase di immediata lettura e comprensione di una traduzione troppo fedele; alla fine in questi titoli quello che conta è l’effetto comico, non la fedeltà. Che ne dite?

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      • Paolo "Pisolo" Ciaravino

        2 Aprile 2019 at 13:01

        Non mi dispiacciono le tue scelte, ma mi rimetto a chi ne sa più di me. Concordo anche con il principio generale, però è anche giusto pretendere la maggiore aderenza all’originale possibile; cioè rendere l’effetto dell’originale con un adattamento che renda anche il significato corretto (il più corretto che si può). Deve essere un lavoraccio :D. Ultimamente mi sto divertendo a fare un’analisi comparativa tra il doppiaggio e i sottotitoli (più fedeli all’originale giapponese) de I Cavalieri dello Zodiaco (quando uno ha tempo da perdere…). E noto come i sottotitoli siano molto più piatti e qualche volta anche senza senso. Di contro il doppiaggio prende spesso delle cantonate e stravolge del tutto il senso di diverse sequenze o gli sfugge qualche sfumatura importante. Tra l’altro penso che allora venissero usate traduzione da qualche lingua occidentale piuttosto che dall’originale giapponese, quindi nel doppio passaggio è anche normale che si perda della roba. Ma sto andando abbondantemente off-topic. Era solo per dire che appunto deve essere un lavoraccio 😀

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        • Andrea87

          2 Aprile 2019 at 14:37

          sui CdZ ti confermo (come da dichiarazioni del dialoghista originale) a fine anni ’80 arrivavano script incompleti e spesso traduzioni di traduzioni (generalmente JAP->ENG e poi ENG->ITA, ma per Goldrake addirittura dal Francese, mentre nei ’90 Fininvest usava i copioni italiani per i cartoni che trasmetteva in Francia e Spagna…) con vaghe indicazioni di quello che dicevano e poi toccava alla sensibilità di dialoghisti e direttori di doppiaggio riempire i labiali. Nei CdZ ci andò di lusso, in altri prodotti molto meno…

          In particolare, per gli anime solo ad inizio anni 2000 abbiamo cominciato a tradurre direttamente dal Giapponese, arrivando OGGI alle esagerazioni di Cannarsi che ricalca parola per parola la grammatica del sol levante…

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  • Antonio L.

    2 Aprile 2019 at 12:43

    Ci stava bene un cartello finale sui titoli di testa con scritto “titoli italiani di un cazzone ignorante” quasi a ridare senso a tutto lo scempio precedente, in un gioco di metatraduzione. A questo punto è uno di quei casi in cui è meglio avere il master originale su Blu-ray e disattivare i sottotitoli. Peccato.

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  • Rado il Figo

    2 Aprile 2019 at 12:47

    Non mi trovo molto d’accordo sulla tua analisi di “correttezza” su “un perfetto idiota”, Paolo “Pisolo”; almeno io a tale definizione associo un imbecille al quadrato, una persona del tutto priva di scaltrezza/furbizia/intelligenza (e in effetti io mi attendevo che il protagonista fosse uno scemo completo). Forse un adattamento migliore sarebbe stato “il più bell’idiota del mondo”, dove idiota è usato con accezione contraria al suo significato (tipo: “dai retta a un cretino” dove il cretino è chi pronuncia la frase, che di certo non ha un giudizio negativo su di sé stesso).

    Sulla “italianità acquisita” di “gnocca”, invece, concordo: forse anche qui, per mantenere un “legame aniamale” coll’originale io avrei usato “una bella pollastrella” (che fa pure rima) o “tenera pollastra”

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    • Paolo "Pisolo" Ciaravino

      2 Aprile 2019 at 12:53

      Forse hai ragione. Probabilmente mi sfugge il senso reale di God’s perfect idiot” anche con la spiegazione di Enrico.

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      • Leo

        2 Aprile 2019 at 19:25

        “God’s perfect idiot”, per come l’abbiamo inteso noi, è un complimento. Non è “un perfetto idiota”, ma un “idiota perfetto”. Notare la differenza quando si cambia di posto all’aggettivo. L’enfasi è su “perfetto”. Sarà pure un idiota ma, come rimarca la rivista che appare subito dopo, è l’idiota migliore del mondo perché nominato “Uomo più sexy vivente”.

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        • Paolo "Pisolo" Ciaravino

          2 Aprile 2019 at 19:35

          Ok, direi che adesso ci sono e non posso che concordare. Tuttavia, sebbene tradisca il senso, continua a non dispiacermi il “perfetto idiota” perché, bene o male, lo trovo in linea col personaggio e il film. Resta un errore, su questo siamo d’accordo (anche perché, viste le altre soluzioni non si può certo parlare di scelta precisa), ma non lo trovo così abominevole 😉

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        • Evit

          2 Aprile 2019 at 21:17

          Arrivo tardi e mi accodo senza aggiungere niente in realtà, la descrizione che ha fatto Leo è perfetta. Queste le intenzioni originali, il problema non è che in italiano non si debba poter cambiare o adattare, magari alla ricerca di un’immediatezza nello strappare la risata piuttosto che ad una fedeltà assoluta (che comunque oggi la fa da padrona), ma che questa sia una scelta conscia da parte di chi ha anche adattato il film e non derivante da un errore di qualcuno che non sa come tradurre correttamente l’inglese perché ha scarse conoscenze di italiano. E mi sto riferendo al poveraccio in America a cui hanno detto “fallo tu che sei italiano (=italo-americano)”, non vedo in che altro modo possa essere andata questa faccenda.

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  • Giulio Cantini

    2 Aprile 2019 at 16:51

    Per “the comic relief” propongo “la spalla comica”. Tra l’altro “some douchebag” io al cinema l’avevo preso per la casa di produzione, anche se mi suonava strano. Vedere “il lato comico” mi ha fatto capire che pure “some douchebag” era un errore. In questo senso “il lato comico” è peggio, essendo “some douchebag” il primo cartello ancora non sapevo il giochino dei titoli di testa e non l’ho notato, mentre “il lato comico” non è italiano ed è un cazzotto in un occhio.

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    • Evit

      2 Aprile 2019 at 21:34

      Ciao Giulio, era anche la mia primissima idea quella della spalla comica, poi accantonata perché la “spalla comica” nel gergo teatrale non esiste. Esiste un comico e la sua spalla, cioè un personaggio che sorregge le sue battute, non di rado la spalla recita seriamente così da porsi in contrasto con il comico ed esaltarne le battute o la scusa per farne di nuove. Diciamo che il termine ideale sarebbe stato semplicemente “la spalla”. Di sicuro ci abbiamo pensato entrambi molto più di colui che ha osato dare l’OK a “il lato comico”, che è completamente insensato.

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      • Giulio Cantini

        4 Aprile 2019 at 11:54

        Perfettamente d’accordo, “la spalla” migliore soluzione. Non perdetevi comunque la bomba che avevo suggerito per mail sulla stangata. E visto che ci sono, mi sono visto per la prima volta in inglese “The truman show”, mi è sembrato un ottimo adattamento, dato anche il fatto che non ho mai sentito l’esigenza di vederlo in inglese finora (e me lo sarò visto una trentina di volte).

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        • Evit

          4 Aprile 2019 at 11:58

          Idem! A memoria non ricordo niente di errato in The Truman Show e anche il cast vocale è ottimo!

          Al momento la Stangata non ce l’ho in alcun formato ma lo terrò certamente a mente. Grazie per la segnalazione.

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    • Evit

      3 Aprile 2019 at 15:06

      Quei trailer sono da salvare perché poi scompaiono per sempre! Io ho ancora quello di Episodio 3 con doppiaggio provvisorio, o forse era episodio 2 (di Star Wars ovviamente)

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      • Andrea87

        3 Aprile 2019 at 17:40

        di Ep. 3 ricordo quello con il vecchio Ben Kenobi (in immagini di repertorio, ovviamente) doppiato da Dario Penne.

        ogni tanto rispunta, così come quello di Ritorno al Futuro 3 dove Marty rispondeva con un più appropriato “Ai videogiochi” invece che “A Disneyland!”

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          • Andrea87

            3 Aprile 2019 at 22:04

            be’ certo che esistevano… altrimenti non avremmo capito la gag di “Wild Gunman” di RaF 2 con il piccolo Frodo!

          • Evit

            3 Aprile 2019 at 23:36

            I cabinati sì, stavo cercando di ricordare se c’erano già le sale giochi dedicate in Italia o se erano soltanto l’appendice di bar e locali vari. Io le ricordo nei primi anni ’90 ma a ben pensarci era proprio fine anni ’80.

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