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  • The Abyss (1989) – La tortura della goccia

    Gif animata con Guzzanti che esclama subbaqqueria, nella serie di sketch Rieducational Channel con Vulvia, la presentatrice.

    The Abyss è il sogno (e anche il film) più bagnato di James Cameron perché riunisce tutte le sue più grandi passioni: personaggi femminili forti, le immersioni nelle profondità marine, la paura della guerra nucleare, il maltrattamento di attori e troupe e, tempo permettendo, pure gli alieni. Ciascun film di Jimmy contiene sempre almeno due o tre di questi elementi ma mai prima del 1989 era riuscito ad infilarceli tutti quanti in un colpo solo. E me cojoni, direte!

    Poster del film The Abyss modificato in The Abuse

    Working title

    Ma quando l’attore protagonista ti tira un cazzotto in faccia perché stavi per farlo affogare nel tuo film sugli alieni subacquei con donna forte e testata nucleare che rischia di esplodere, forse è il momento di domandarsi se fosse davvero necessario far coesistere tutti questi elementi in un solo film.
    Ma voi siete qui per l’adattamento, giusto? E non per le curiosità dai dietro le quinte tipo Mary Elizabeth Mastrantonio (uè, cumpà!) che scappa dal set in lacrime urlando “siamo attori, non animali!”.

    Ebbene, se ne saranno accorti in pochissimi ma l’adattamento italiano di The Abyss fa acqua da tutti le parti ed è pieno di errori più o meno gravi che, se sommati insieme, come tante gocce d’acqua, diventano quasi una tortura medievale che rischia di portarvi alla pazzia.

    Fate un bel respiro, ragazzi. Stiamo per immergerci negli abissi della mia pedanteria. Sì, questo sarà un altro dei miei articoli da mister tritacazzi (semi-cit.).

    Scena dal film The Abyss, il personaggio di One Night che si mette un dito in bocca per vomitare

     

    Tutta colpa di Netflix

    La mia prima esposizione a questo film è avvenuta, così come per molti altri, nell’era analogica, quando le videocassette imperavano e il confronto con l’originale in inglese era cosa assai poco pratica, diciamo pure impossibile; in DVD poi non credo lo abbia mai comprato nessuno e se lo avete fatto sta sicuramente lì, a prendere polvere nella terza fila dello scaffale, ammettetelo!
    In Blu-Ray poi ancora non esiste. Cameron ce lo promette da anni ma fino ad ora è stato troppo occupato a ritoccare continuamente i suoi Terminator e a pianificare quattro o cinque nuovi seguiti di Avatar di cui nessuno sente il bisogno, quindi devo solo ringraziare Netflix che, finalmente, dopo 29 anni mi ha consentito di vederlo in inglese.

    L’articolo sull’adattamento italiano che segue è la conseguenza di tale visione.

    Una scena del film The Abyss (1989)

    È una di “quelle” recensioni. Armiamoci di santa pazienza.

    Lo sapevate? L’adattamento di The Abyss è terribile. Sapevatelo

    The Abyss è uno di quei casi in cui abbiamo un ottimo doppiaggio (la scelta degli interpreti e la loro interpretazione è davvero eccellente) che però si basa su un pessimo adattamento, ma prima di parlare dell’adattamento voglio togliervi un dubbio che probabilmente non vi eravate mai neanche posti: come si pronuncia il titolo del film?
    Per una pronuncia corretta l’accento va sulla y, quindi “abìss” e non “àbiss”, ecco, ce lo siamo tolto di torno. Avete notato come nessun film di James Cameron abbia mai avuto un titolo tradotto in italiano? Curiosa ‘sta cosa. Comunque, tornando ai miei tormenti, qual è il problema della versione italiana? Non ce n’è solo uno, questo film infatti ne è colmo, tra frasi omesse, frasi che cambiano il significato dei dialoghi, frasi che anticipano sorprese… questi sono alcuni dei tanti problemi che affliggono il suo doppiaggio.

    Oltre a questi, la versione italiana è costellata di tante piccole scelte di traduzione discutibili, piccole goccioline che dopo 145 minuti possono anche portarvi alla pazzia, io vi ho avvertiti. Contiamo le goccioline insieme e forse The Abyss diventerà una tortura insostenibile anche per voi. Orsù accomodatevi, comincia il film.

    Raffigurazione della tortura della goccia

    Seduti comodi?

    Prima scena, primi errori

    Il film comincia subito con una battuta che, come si dice nella terra del tè con il latte a tutte le ore, “it’s not quite right”, non è proprio corretta.

    In un sottomarino americano, il marinaio addetto al sonar sta seguendo gli spostamenti di un oggetto subacqueo non identificato che si muove a velocità impossibili per un sommergibile sovietico. Ci viene detto che l’oggetto non emette cavitazione, né rumori di un reattore e che “non si avvertono neanche segni di eliche” . Detto così sembrerebbe che non emetta proprio alcun rumore, che sia quindi del tutto silenzioso. Questo è ciò che percepiamo dai dialoghi italiani.
    Interpretazione subito smentita dal superiore che preme un pulsante e ci fa sentire ciò che il marinaio stava ascoltando in cuffia. Un suono alieno.

    Scena iniziale del film The Abyss, tre sommergibilisti davanti al sonar

    Una banale occhiata ai dialoghi in inglese e scopriamo invece che l’ultima frase del marinaio era ben altro: “non sembra neanche il suono di eliche” (it doesn’t even sound like screws). La battuta in inglese dovrebbe far scattare una curiosità nella mente dello spettatore in merito all’oggetto misterioso e al suono che emette, un suono sconosciuto e indescrivibile. Che suono sarà? Cosa diavolo lo emette? Faccelo sentire anche a noi!

    Da questo primo esempio è già evidente come una piccola alterazione apparentemente da poco possa alterare completamente la percezione di una frase e della scena stessa. Cameron la sa lunga su come creare aspettative con i dialoghi e su come poi distribuire piccole ricompense. Già le primissime battute del film riescono nell’intento, a patto che lo stiate guardando in inglese però.

    Se in italiano ci fai pensare che l’oggetto misterioso non emetta alcun suono e poi un suono invece lo sentiamo hai già ammazzato i dialoghi dalle primissime battute. Anche noi spettatori ignoranti vogliamo poter confermare che non si tratta di un rumore di eliche dopo esserci chiesti “che rumore sarà mai?”.
    Il modo in cui è stato tradotto potrebbe far sospettare ad una superficiale conoscenza dell’inglese ma lasciamo il beneficio del dubbio imputandolo ad una scelta di traduzione… magari per rispettare il labiale? Speriamo e andiamo avanti.

    Che sarà mai, dite? Sottigliezze, dite? Sofismi? Questa è soltanto la prima goccia.

    goccia d'acqua che cade sulla testa

    Plic!

    Linguaggio da marinai o da scaricatori di porto?

    Da spettatori italiani di blockbuster (doppiati), siamo facilmente portati a credere che in una situazione di pericolo dei marinai possano dire cose come “siamo nella merda” oppure “i serbatoi di prua sono fottuti“, frasi molto plausibili in bocca a dei sommergibilisti di un film d’azione statunitense, se non fosse per il fatto che tale linguaggio stereotipato non ha corrispondenze in lingua originale.

    In situazioni d’emergenza sul mare non c’è spazio per un linguaggio così informale e ridondante perché può solo costare la vita a tutti. Lo sa bene Cameron, appassionato di immersioni, che ci mette più realismo possibile nei dialoghi di film su i suoi amatissimi abissi, e lo sa anche mio padre, ex-ufficiale di marina (mercantile), che davanti a queste frasi storce sempre il naso (se vedesse The Abyss in italiano lo storcerebbe di sicuro). È vero che questo genere di dialoghi è quasi la norma nei film americani ma non in questo. Allora perché dovremmo accettare dialoghi italiani da film di Michael Bay come “i serbatoi di prua sono fottuti” quando in inglese diceva semplicemente “falla nei serbatoi di prua” (forward tanks are ruptured)? La sostanza non cambia ma lasciamo che il film si esprima con il lessico scelto dal regista.

    Non passano neanche pochi secondi che ci arriva un altro scambio di battute dove l’adattamento italiano decide di andare un po’ a braccio:

    – We’re losing her! (Letteralmente “lo stiamo perdendo”, il sommergibile)
    [scambio di sguardi]
    Launch the buoy. (“Lancia la boa”)

    Ancora una volta nella situazione di emergenza non c’è tempo da perdere, ciascuna frase è significativa ed ha un suo peso. Nessuno perde tempo con inutili sottintesi o frasi ridondanti. Viene subito detto che il sottomarino è ormai spacciato. Chiaro. Semplice. Quel lancio delle boe è un tentativo probabilmente futile ma è l’unica cosa che resta da fare. Tutto molto accessibile, ci arriva anche il bifolco americano.

    Nel doppiaggio della terra di poeti, santi e navigatori, la prima battuta diventa invece “lanciamo una boa“, seguìta da una drammatica riconferma:

    “Lanciamo una boa…

    dramatic prairie dog gift

    …di segnalazione!”.

    Cosa cambia? La frase italiana vuole essere ad effetto e, invece di dichiarare subito e in modo chiaro che il sommergibile è “perduto”, sentiamo l’ordine di “lanciare le boe”, il sottoposto guarda con preoccupazione ma non muove un dito, ha capito qualcosa che gran parte degli spettatori ancora non sa, cioè cosa implica lanciare “le boe”. Non lo capiamo anche noi finché il capitano non specifica che le boe sono “di segnalazione”. Ora possiamo finalmente intuire che il sommergibile e il suo equipaggio sono spacciati e che non hanno altro che la speranza di essere recuperati dalla Marina.
    Lo spettatore americano e quello italiano percepiscono la scena in modo leggermente diverso. Questa è la prima di tante omissioni o alterazioni che ci accompagneranno per il resto del film. Nessun grave delitto, è soltanto un’altra gocciolina. Plic!

    goccia d'acqua che cade sulla testa

    Ahia, porco D…

    Siamo a poche frasi dall’inizio del film e l’adattamento italiano già fa acqua da tutte le parti. speriamo che non affondi.

    Il linguaggio tecnico dei subbaqqui: scogli per precipizi

    Di linguaggio tecnico in The Abyss ce n’è tanto e sembra essere quasi sempre corretto, forse frutto di un’ottima consulenza, lo dimostrano cose come il winch (termine che include sia il significato di verricello che di argano), usato proprio in nautica anche in lingua italiana. Eppure, in maniera inattesa, la traduzione ci casca nei momenti più banali come ad esempio quando una messa a terra (“ground connection”) diventa letteralmente una “connessione al suolo“.

    Bypassa la connessione al suolo sul sequenziatore di separazione

    Tale frase viene fuori nella scena in cui i sommozzatori dei Navy Seals armeggiano con una testata nucleare che di certo non è connessa “al suolo” come una tenda da campeggio. A riconferma di ciò, se cerchiamo “connessione al suolo” su Google troviamo la bellezza di un centinaio di risultati, nessuno legato all’elettronica (contro gli oltre 2 milioni di “messa a terra”, tutti legati all’elettronica). Certo, Google non c’era nel 1989, ma la “messa a terra” esiste dai primi esperimenti di Faraday dell’800.

    Scena dal film The Abyss

    Doppiaggio: “Bypassa la connessione al suolo sul sequenziatore di separazione”

    Ancora più fuorviante è un’altra battuta che arriva poco dopo, quando sentiamo che invece di essere trascinati verso il precipizio la nostra Mastrantonio (nella versione italiana) ci avverte che stanno per essere trascinati verso uno scoglio.

    Definizione di scoglio: “porzione di roccia che affiora o emerge dalla superficie del mare, di laghi o di fiumi”.

    Ora, dubito che questo si qualifichi come “scoglio”.

    Scena dal film The Abyss, un sommozzatore sul bordo di uno strapiombo

    In inglese infatti non si parla affatto di scogli.

    Scena dal film The Abyss

    Doppiaggio: “Stiamo andando contro lo scoglio”

    La frase italiana fa pensare che si sarebbero presto schiantati contro una parete o un masso, ben altra cosa rispetto al rischio di CADERE DA UN PRECIPIZIO nelle profondità marine! Mamma mia, sento già la tensione che sale in me… ma solo in inglese! Infatti lo strapiombo di cui parlano nella versione originale lo vediamo solo successivamente, quando la gru alla quale sono rimasti ancorati precipita giù rischiando di trascinarli oltre il baratro. Resosi conto di ciò che sta per accadere, Capitan Ovvio urla “ci trascina via!” mentre in inglese la battuta era semplicemente “reggetevi a qualcosa” perché ciò che stava per accadere era chiaro persino al bifolco americano.

    Scena dal film The Abyss

    Doppiaggio: “Ci trascina via!”

    Da notare che quasi tutte le frasi incriminate sono dette fuori campo, non vediamo mai la bocca di chi le pronuncia quindi sono scelte difficili da poter giustificare in qualche modo.

    A proposito di pronuncia, con il doppiaggio di The Abyss è la prima volta che sento il segnale di soccorsoMAYDAY” pronunciato come “mai-dei” invece di “mei-dei” (o come viene spesso trascritto MEDE’), molto curioso visto che lo stesso personaggio (Sonny, doppiato da Franco Zucca) nella medesima scena pronuncia poi il nome della piattaforma Deep Core come “dip COAR”, forse ad emulazione della pronuncia americana. La pronuncia di parole estere evidentemente rimane a discrezione degli interpreti.
    Visto che stiamo a parlare di pronunce, perché i mini sommergibili radiocomandati “Big Geek” e “Little Geek”, vengono chiamati “little gic” e “big gic”? Forse “bigghick” suonava male? Chissà in quanti avranno pensato di sentirci “Big Jim” all’epoca. (La pronuncia corretta di geek è “ghiik”.)

    Mentre nel caso dello scoglio/strapiombo i dialoghi italiani restano incomprensibili finché non vediamo con i nostri occhi cosa sta per accadere, in altre scene invece anticipano persino troppo. È il caso del famoso incontro con la protuberanza fatta d’acqua. Dico famoso perché questa scena certamente la conoscete anche senza aver visto il film.

    Scena dal film Abyss, una protuberanza fatta d'acqua imita il volto dell'attrice Mastrantonio

    Protuberanze acquatiche, su Rieducational Channel!

    Successivamente a questo primo contatto, la protuberanza si allontana, addentrandosi in altre parti della struttura sottomarina. Dove starà andando? In inglese la protagonista pensa che sia diretta verso il modulo B della struttura (“I think it’s headed for B module“). La musica è gioiosa finché non vedono che si è fermata ad osservare la testata nucleare portata a bordo dai militari paranoici.
    Nella versione doppiata, la costruzione dell’intera sequenza è rovinata da uno “spoilerino”: invece di dire che sta andando verso il modulo B, in italiano il personaggio di Lindsay (Mastrantonio) mostra doti paranormali di preveggenza quando dice: sta andando verso la testata!

    Scena del film The Abyss, l'equipaggio segue la protuberanza acquatica verso la testata nucleare

    Doppiaggio: sta andando verso la testata!

    Che ne sai, Lindsay? Hai letto il copione? È una gigantografia del copione quella che vedo appesa alla parete nell’immagine qui sopra?
    In italiano, dunque, la musica rimane gioiosa nonostante Lindsay abbia detto che la protuberanza aliena sia diretta verso la testata nucleare, a questa informazione gli spettatori italiani non danno quindi il giusto peso perché la musica si fa più seria soltanto dopo. Questo non ha senso nel linguaggio del cinema.

    goccia d'acqua che cade sulla testa

    Ahhhhh!

    Abissali fraintendimenti

    Per essere un film sulle profondità marine e sulle immersioni, The Abyss ha dialoghi davvero alla portata di tutti, immediatamente comprensibili a patto che conosciate l’inglese. Non mi spiego infatti come mai molte frasi siano state fuorviate in fase di traduzione e adattamento, complicando anche le cose più banali. Qualcuno deve proprio essersi perso in un bicchier d’acqua.

    Siamo ancora all’inizio del film, l’ingegnere Lindsday Brigman (Mary Elizabeth Mastrantonio) è in un piccolo sommergibile con i marinai delle forze speciali Seal. Una volta attraccati alla piattaforma sottomarina Deep Core devono ancora attendere l’equilibratura della pressione prima di poterci entrare.

    A questo punto Lindsay annuncia una brutta notizia e una notizia ancora peggiore:

    Il personaggio di Lindsay che porta una brutta notizia

    Il personaggio di Lindsay che porta una notizia ancora più brutta

    The bad news is, we got eight hours in this can blowing down and the worse news, it’s gonna take us three weeks to decompress later.

    La brutta notizia è che dovranno rimanere 8 ore in quella scatoletta per la compressione, la notizia ancora più brutta è che al ritorno in superficie poi gli ci vorranno tre settimane per la decompressione.

    In Italia, terra di poeti, di navigatori e di quelli che si complicano la vita inutilmente, il dialogo è stato tradotto in questo modo:

    Siamo stati più di otto ore a zonzo dentro questa scatola e mi dispiace per voi ma ora ci aspettano tre settimane di decompressione.

    TUTTO ciò è sbagliato. Otto ore non è il tempo già speso per raggiungere la piattaforma Deep Core bensì quello che dovranno attendere prima di poterci entrare. Dicendo poi “ora ci aspettano tre settimane di decompressione” sembra che faccia riferimento al tempo di attesa per l’equilibratura della pressione (che invece è di 8 ore). Sono quei dialoghi che forse sulla carta avevano un qualche senso ma che nella pratica risultano fuorvianti.

    Scena dell'equalizzazione della pressione dal film The Abyss

    Tre settimane a guardare l’orologio

    I fraintendimenti non finiscono certo qui. Dopo un diverbio tra Lindsay e il tenente Coffey in cui quasi ci scappa il morto, si parla di un “fattore culo” che in italiano porta irrimediabilmente a pensare al culo inteso come fortuna, come del resto testimoniano le molte pubblicazioni che riportano questo nome (spesso abbreviato in “fattore c”) e addirittura un programma televisivo.

    Io dico che in tutta questa storia do al fattore culo un’importanza di 9 punti su 10.

    Ben altra valenza ha la battuta originale…

    I got to tell you, I give this whole thing a sphincter factor of about 9.5

    …nella quale si parla di un “fattore sfintere” a cui viene attribuito un livello di strizza di 9,5 su 10 per via della situazione rischiosa in cui si erano trovati. Un modo divertente per dire che quasi si cagava addosso e su questa battuta si conclude la scena. Certo, erano stati anche fortunati, ma un fattore strizza è una migliore conclusione della scena rispetto ad un generico fattore fortuna. Se è stato scelto “culo” sperando che si capisse la battuta originale hanno sbagliato di grosso, se invece si è optato per un cambio di battuta, quella originale funziona comunque meglio.

    Ed Harris nella scena del gabinetto, guarda nel cesso dopo averci gettato l'anello

    Come vedete, qui a Doppiaggi italioti…

    Ed Harris nella scena del gabinetto, cerca di recuperare l'anello

    …si scava proprio a fondo nelle questioni.

    Tra moglie e marito non mettere il dito (antico consiglio per traduttori)

    Una delle cose più memorabili dell’intera vicenda (oltre agli alieni di plastica alla fine) è certamente il rapporto di odio e amore tra il capitano della stazione subacquea, Virgil “Bud” Brigman (Ed Harris) e la moglie da cui sta divorziando, l’Ing. Lup. Mann. Lindsay Brigman (Mary Elizabeth Mastrantonio), che ha progettato la piattaforma. La giornalista Silvia Bizio nell’articolo Troppi misteri in fondo al mare nel 17 agosto 1989 ci riporta ciò che all’epoca sospettavano in tanti, cioè che ci sia qualcosa di autobiografico nel rapporto tra moglie e marito che vediamo in The Abyss.

    […]nonostante i suoi dubbi inizi nel 1981 (con Pirana II) ha firmato, in tandem con la moglie produttrice Gale Ann Hurd (il loro matrimonio è andato a fondo durante le riprese di The Abyss), film come Terminator (1984) e Aliens (1986). Non a caso molti sostengono che il soggetto di The Abyss che Cameron aveva scritto a solo 17 anni, sia stato integrato con molti elementi autobiografici relativi a Cameron e alla Hurd: due persone unite dal lavoro e separate dal conflitto fra carriera e famiglia.

    È certamente una di quelle semplificazioni che piacciono tanto ai pettegoli appassionati di gossip e agli spacciatori di curiosità (quasi sempre false) sul cinema e anche io farò come Silvia Bizio, prendendo le distanze da simili congetture in attesa di conferme o smentite da parte degli interessati; possiamo però constatare che raramente capita di vedere conflitti di coppia così ben rappresentati su pellicola, qualunque ne sia l’origine.

    I due protagonisti del film The Abyss

    Realistiche conversazioni di coppia

    Purtroppo nell’adattamento italiano anche i battibecchi di coppia tra Lindsay e “Bud” non sono esenti da errori di traduzione o reinterpretazioni, a partire dal marito che ricorda alla moglie che non le è mai piaciuto essere chiamata “signora Brigman” e lei risponde “mi è piaciuto quando significava qualcosa” mentre originariamente era l’esatto contrario “not even when it meant something” (neanche quando significava qualcosa). E faccio notare che questi dialoghi sono di spalle, la scusa del labiale non sussiste.

    E non è il solo esempio. Il dialogo che segue cambia ancora una volta l’atteggiamento della co-protagonista che da persona orgogliosa che fa molta fatica ad elargire un complimento al marito, in italiano diventa quasi lo stereotipo della casalinga preoccupata.

    La frase…

    You know, you did okay back there, Virgil. I was fairly impressed.
    (= sai, te la sei cavata bene prima, Virgil. Sono alquanto colpita.)

    è stata adattata in questo:

    Menomale che sei rientrato in tempo. Ero davvero preoccupata.

    Se l’obbiettivo di questo adattamento era quello di riempirlo di frasi banali hanno fatto uno splendido lavoro. Manca solo qualche “non correre, papà”, ci sarebbe stato bene durante la discesa negli abissi, alla fine.
    Il botta e risposta da coppia che fa scintille continua in entrambe le lingue concordemente a quanto detto nelle precedenti battute:

    ORIGINALE Yeah? Well, not good enough. We still got to catch Big Geek.
    (=Ah, sì? Be’, non abbastanza. Dobbiamo ancora recuperare Big Geek)

    DOPPIAGGIO: In tempo per cosa? Per perdere Big “Gick”?

    E poi sul finale di questo battibecco ritorna una diversa interpretazione del personaggio di Lindsay che, invece di avere l’ultima parola, diventa comprensiva e non competitiva.

    ORIGINALE. Lindsay: Yeah. Well, not in this thing.
    (=Be’ di certo non con questo affare)

    DOPPIAGGIO: Be’, non intendevo questo.

    “Bud” può essere acido, Lindsay per qualche ragione no, ma si sa, dietro ogni marito burbero c’è una moglie comprensiva. Si è dimenticata solo di ricordargli di prendere il latte al ritorno dal lavoro. Basta pochissimo per stravolgere la psicologia dei personaggi.

    Roba troppo sottile? Allora che ne dite di quando Lindsay propone al marito di tornare indietro e prenderle una muta prima che la falla nel sommergibile la faccia annegare? Lui conta che ci vorrebbero 7-8 minuti per andare e tornare a nuoto e in italiano le dice che potrebbe farcela, mentre in inglese dice l’esatto opposto.

    Scena da The Abyss, il personaggio di Bud conta quanto gli ci vorrà a nuotare per prendere una seconda muta

    That would take me about 7, 8 minutes to swim, get the gear, come back.

    Ci vorranno 7 o 8 minuti per andare e tornare.

    Fin qui niente di male.

    Il personaggio di Ed Harris in The Abyss calcola di non potercela fare a salvare la moglie

    I wouldn’t make it. Look at this, by the time I got back you’d be…
    (=non ce la farei. Stammi a sentire, al mio ritorno saresti già…)

    che nel doppiaggio italiano diventa

    Va bene, dovrei farcela. Tu mi aspetti qui ma devi restare molto calma.

    Le frasi che seguono sono state alterate concordemente. Se in inglese lei cambiava idea e diceva di guardarsi intorno alla ricerca di altre soluzioni, in italiano accade tutto l’opposto, lei promette che sarebbe stata calma ma che lui avrebbe dovuto fare in fretta. Non si capisce poi perché dopo il marito tergiversi e ai due caschi il mondo addosso quando trovano un respiratore ma questo non funziona. Ma non doveva arrivare a nuoto a prenderle una muta il più presto possibile? Che sta aspettando? Ahh, già, i dialoghi sono stati cambiati e non hanno senso. Scemo io.

    Una situazione drammatica diventa così un’incomprensibile perdita di tempo con tanto di “calmati, donna”.

    Correction guy meme con vignetta: ti salvo ma calmati

    Se non sapessi che dialoghi e direzione del doppiaggio sono di Susanna Javicoli avrei certamente pensato al peggiore dei maschilisti.

    Mi copi o mi ricevi? Boh, facciamo entrambi

    I dialoghi di questo film sono in gran parte radiotrasmessi e quindi strapieni di termini noti ai radioamatori (un po’ meno al grande pubblico) con cose come “mi copi?”, cioè “mi ricevi?”, una diretta traduzione maccheronica (ma storica) di “do you copy?”. Una iniezione di realismo forse eccessiva quando nello stesso film i “serbatoi di prua”, invece di “avere una falla”, possono essere descritti come “fottuti”.

    E così il film abbonda di “mi copi?” laddove un “mi ricevi” non avrebbe infastidito nessuno e dove non mancano neanche i “roger” (ne avevamo già parlato con Star Wars – Episodio I), un’espressione di conferma/risposta affermativa che in questo film non viene sempre tradotta allo stesso modo: a volte rimane “roger”, altre volte diventa “affermativo”, altre ancora “ok”.
    Anche i “copy” non sono sempre tradotti come “mi copi” ma ogni tanto diventano “mi ascolti?” o “mi senti” (persino all’interno della stessa scena) e quindi pure la scusa del labiale se ne va al diavolo.

    Dunque non solo abbiamo inglesismi superflui ma anche incoerenti. Doppia libidine, proprio!

    Jerry Calà che fa il gesto della doppia libidine

    Parlavamo di maschilismo… mi sembra una vignetta adeguata.

    Aggiunte e omissioni italiote

    Possiamo aggiungere al quadretto l’enorme quantità di frasi mai pronunciate in italiano, almeno non nella versione che ho visto io su Netflix ma lascio sempre il beneficio del dubbio perché non sarebbe il primo film in cui il missaggio audio fa scomparire intere frasi dalla versione home video italiana (come in Terminator, per dirne una).
    Ne cito solo qualcuna, come ad esempio la frase “loro non possiamo aiutarli ma forse troveremo dei sopravvissuti più avanti“, totalmente assente nei dialoghi originali della scena dell’esplorazione del sommergibile affondato, oppure la risposta “I’m dealing“(=ce la faccio) alla domanda “tutto a posto ragazzi?” (la risposta era assente in italiano), oppure ancora quando il tenente Coffey, ormai impazzito, dichiara ad un suo sottoposto che è ora di passare alla fase tre e il sottotenente Monk gli risponde con una frase inesistente nella colonna sonora italiana: “we don’t have orders for that“, cioè che non hanno autorizzazioni dall’alto (evidentemente necessarie) per poterlo fare. Questa risposta è particolarmente importante perché sottolinea come il tenente Coffey stesse agendo di sua spontanea iniziativa guidato solo dalla psicosi e questo dovrebbe anticiparci anche la defezione del sottotenente Monk che poi si metterà dalla parte dei protagonisti in quanto l’unico della squadra Seals a riconoscere la follia del suo superiore.

    Siccome non vogliamo farci mancare niente in questa terra di poeti, marinai etc, etc… il film doppiato sfoggia anche frasi inesistenti in inglese e frasi insensate in italiano, come durante la preparazione del protagonista all’immersione finale quando sentiamo questo dialogo

    Gli attori Ed Harris, Mary Elizabeth Mastrantonio e Adam Nelson in una scena di The Abyss

    Lindsay: vorrei restare un po’ con lui.

    Sottotenente Monk: Ok.

    Lindsay: Grazie.

    Soltanto che nessuno si allontana per lasciare Lindsay sola con il marito, la procedura di vestizione procede normalmente come se lei non avesse detto niente. Questo perché lo scambio di battute appena menzionato esiste solo in italiano e posso supporre derivi da un errore nel missaggio audio del film, perché niente nei dialoghi in inglese può far pensare ad un errore di traduzione. Quel “okay” del sottotenente Monk era solo riferito al corretto inserimento del casco.

    Altre battute alterate non tardano ad arrivare, quando Lindsay deve parlare a “Bud” per distrarlo dai dolori della discesa a profondità estreme e lo fa ridere dicendo che “non è facile essere una stronza di ferro [traduzione letterale], ci vogliono disciplina e anni di allenamento. Tanta gente non lo capisce.”.

    Una scena sottotitolata del film The Abyss: it's not easy being a cast-iron bitch  Una battuta del film The Abyss, sottotitolata in inglese: it takes discipline and years of training

    Una battuta del film The Abyss, sottotitolata in inglese: a lot of people don't appreciate that

    Scena dal film The Abyss, Ed Harris ride ad una battuta mentre è in immersione nel liquido ossigenato

    Per qualche strana ragione, al posto dell’auto-ironico “cast-iron bitch” (traducibile anche come “stronza patentata” o, come altri hanno tradotto prima di me, “stronza di proporzioni bibliche“), in italiano si parla di “rigida professionista” quindi il discorso si sposta sulla sua professionalità invece che sulla consapevolezza di passare da stronza:

    “Non è facile essere una rigida professionista, ci vuole disciplina e molti anni di studio”.

    È molto meno chiaro perché il marito dovrebbe ridere a questa battuta. Lo sappiamo tutti che per diventare professionisti (rigidi o meno) ci vogliono anni di studio e disciplina. Questo è complicare anche le battute più semplici e ancora una volta la psicologia della protagonista femminile ne risulta alterata in qualche modo.

    Questo delle donne che passano da stronze (bitch) evidentemente è un tema molto caro a Gale Anne Hurd che nel 2016 al festival cinematografico “South by Southwest” ha raccontato le difficoltà nell’essere una produttrice cinematografica donna e durante la sessione di domande e risposte un’aspirante produttrice le ha chiesto suggerimenti su come trovare un compromesso tra il passare da debole e passare da stronza. La risposta della Hurd non è stata per niente ambigua:

    Io voglio passare da stronza (bitch). Nessun uomo verrebbe etichettato allo stesso modo, non c’è un termine equivalente per il genere maschile [NdT: non c’è in inglese come non c’è in italiano per “troia”]. Non è tanto un “passare da stronza” quanto piuttosto farsi rispettare, difendersi e potersi esprimere.

    Viene facile trovare un nesso tra ciò che disse Hurd alla conferenza del 2016 e il personaggio da lei scritto negli anni ’80 per The Abyss, quello di Lindsay che abbraccia l’idea di passare da stronza anche se chiaramente avrebbe voluto farne a meno. Un nesso che però è difficile da trovare se facciamo riferimento ai dialoghi italiani. Nella versione italiana non c’è spazio per donne indipendenti che passano da scassacazzi solo per potersi far rispettare in un ambiente dominato da uomini, ci sono solo rigide professioniste. Sapevatelo.

    Scena dell'annegamento di Lindsay in The Abyss

    Scena in cui il marito affoga letteralmente la moglie, per poi far pace con lei dopo.

    Errori invisibili ai più, ma perché?

    È certamente curioso che nessuno abbia mai fatto veramente caso ai tanti errori madornali presenti nell’adattamento di questo film, che ho esposto per la prima volta e che sono certamente più gravi di quella manciata di esempi più frequentemente discussi sulla rete (mi riferisco a scoperte dell’acqua calda del calibro di Fener che in realtà si chiama Vader! Nooo, lo sapevate? Io no. E Se mi lasci ti cancello in realtà in inglese è un titolo elevatissimo… mai nella mia vita ne avevo sentito parlare, giuro).

    Il motivo di questa svista è in parte da imputare alla scarsa popolarità del film (diciamocelo, è un bel film ma non se lo incula quasi nessuno) ma in gran parte è anche merito di James Cameron e della sua bravura comunicativa. Il film, infatti, aiuta sempre visivamente lo spettatore quindi anche se qualche battuta è stata alterata non vi sarete persi niente che il film non riesca a farvi capire con le immagini. E se lo conoscete già non noterete i momenti in cui i personaggi anticipano eventi della trama ancora non avvenuti.

    Questa è una spiegazione plausibile del perché nessuno si è mai veramente lamentato dell’adattamento di The Abyss prima di me, ma di certo non è il modo di lavorare correttamente e si poteva certamente far di meglio, come ci dimostra la scena (in lingua originale) in cui la protagonista chiama il tenente Coffey Roger Ramjet, un personaggio dei cartoni animati che incarna (al ribasso) lo stereotipo dell’eroe americano: patriottico e non troppo sveglio. In italiano è diventato “signor Commodoro”, ignorando l’offesa implicita della battuta originale. Del resto in Italia non abbiamo mai sentito parlare di Roger Ramjet, sebbene un generico “Capitan America” sarebbe stata un’ottima alternativa.

    Curioso che la stessa azienda di doppiaggio abbia sfornato in quello stesso anno, 1989, il doppiaggio italiano di Batman di Tim Burton, quello sì un capolavoro di adattamento.

    Scena del topo che respira sott'acqua, nel film The Abyss

    Ma cosa spinge il topo ad immergersi? Spingitori di topi subbaqqui. Su Rieducational Channel!

    Un adattamento di poeti, santi e navigatori

    Con questo articolo sulla versione italiota di Abyss abbiamo dunque coperto sia i poeti (ai dialoghi di questo film, quelli che si inventano cose a caso), sia i navigatori (i sommergibilisti visti nel film) che i santi, quelli offesi dalle mie bestemmie durante la visione del film. Ma voglio concludere con le cose positive.

    Ci sono momenti che ritengo superiori in italiano pur nelle loro variazioni e il cast di doppiaggio è superlativo sia nell’abbinamento delle voci ai volti degli attori, sia nelle loro interpretazioni: Luca Biagini su Ed Harris (in quello stesso anno Biagini era anche la voce di Batman), Silvia Pepitoni su Mary Elizabeth Mastrantonio (curiosamente presente anche in Robin Hood il principe dei ladri dove però non doppiava Lady Marian della Mastrantonio bensì la sua damigella), Saverio Moriones (già Ed Harris in altri film ma qui come voce di Michael Biehn, per la prima e ultima volta), Pasquale Anselmo, Loris Loddi, Luca Ward, Franco Zucca (guardatevi un film britannico chiamato “Segreti e bugie” per rendervi conto di quanto è bravo Franco Zucca). Piccoli ruoli anche per Luca Dal Fabbro, Stefano De Sando, Luigi Ferraro, Silvio Anselmo, Angelo Maggi, Stefano Benassi e Stefano Pietrosanto-Valli.
    Leggo che gran parte di questi doppiatori sono ritornati ai loro ruoli per la versione estesa del film pubblicata nel 1996 anche se non ho mai avuto modo di vedere questa “director’s cut” doppiata in italiano, però fa sempre piacere quando la distribuzione ci mette abbastanza cura da richiamare i doppiatori originali.

    Un’altra cosa positiva è il linguaggio tecnico che, come già detto, è molto accurato anche quando fa uso di parole in inglese ma è proprio nelle frasi più banali che casca l’adattamento italiano di The Abyss impedendomi di capire cose che invece sono chiarissime per chi lo guarda in lingua originale. E questo non è bene.

    Scena di The Abyss, il personaggio One Night seduta nella cabina di pilotaggio del sommergibile

    Evit mentre si guarda The Abyss per recensirlo

     

  • Blog tour: 30 anni dall'uscita italiana di Aliens

    L’apprezzamento dei miei due articoli, uno sull’adattamento di Alien (1979) e un altro su Aliens (1986), da parte dei fan della serie mi ha trascinato nella celebrazione congiunta con altri blogger per il trentennale (proprio oggi) dell’uscita italiana di Aliens di James Cameron. Prima di fare il tour di raccomandazioni, una breve nota.
    bishopIl mondo si divide in due categorie, quelli che amano di più Alien di Ridley Scott e quelli che amano di più Aliens di James Cameron; io sto tra i primi ma mentirei se non vi dicessi di aver destinato centinaia di ore anche a ripetute visioni di Aliens.
    Per me Aliens però è il genere di film da amare in segreto, senza dichiararlo in pubblico, per paura di trovare altri fan… perché il fan di Aliens, diciamocelo, è di solito un po’ squilibrato, tipicamente possiede una cornucopia di statuine dei personaggi del film, orride mani stupratrici sugli scaffali, spesso anche in forma di peluche, DVD della saga contenuti in aberranti cofanetti raccogli-polvere a forma di alieno, magliette nere con ristampe di Giger con cui si presenta la domenica a pranzo dai nonni e non si fa mancare neanche il pupazzetto con la testa a molla sul cruscotto dell’automobile. I più hipster collezionano anche le action figures dei primi anni ’90, quelle della Kenner che dovevano uscire insieme al cartone animato poi cancellato ma che ci ha portato personaggi assurdi come Bishop che praticamente è un Terminator con il mitragliatore da Predator.
    I peggiori poi si vestono da alieno o da marines.
    Infine ci sono quelli come me che segretamente sognano tutto ciò e snobbano i precedenti ma si fanno tutte le foto possibili e immaginabili quando vedono uno in costume oppure i gadget del film.

    alien_3 alien_2 alien_1

    Tali individui, i più malati, sono gli stessi che poi acquistano costosi orologi vintage della Seiko e ancor più rare scarpe della Reebok di serie limitatissime… ma mi dicono che dovrei parlare di altri blogger e dei loro articoli a tema Aliens quindi iniziamo questo blog tour innanzitutto con una bella auto-celebrazione, ovvero con i miei scritti riguardanti questo film:

    • Il mio articolo sull’adattamento italiano di Aliens (1986), corredato dei tipici fumetti…

    Ease down!

    • …e l’episodio della serie “critica alla critica”, datato ma sempre valido, con la più celebre fonte di recensioni vaticane (“Segnalazioni cinematografiche”) in cui l’autore descrisse Aliens di James Cameron come mortalmente noioso e ripetitivo.

    aliens
    Si passa dunque ad altri blog con Italian Pulp Movie Posters – Locandine italiani d’annata dove il blogger Lucius Etruscus ci porta una storica rassegna di ritagli di giornale dell’epoca. Eccone un esempio dal titolo in puro stile cronaca locale:
    aliens-1986-07-20
    Non sarei io se non vi facessi notare la stupidità del titolo di questo pezzo, per come è scritto potrebbe far intendere che una donna, particolarmente avversa al film Aliens, si sia armata e abbia fatto il diavolo a quattro per protestare contro il film. Avrà sparato ad un’anteprima?
    Sempre Lucius nel suo Il Zinefilo ci porta una reclame del film registrata nel 1992, oltre ai suoi ricordi personali.
    Ci spostiamo dunque ad un altro blog che mi suggeriscono, il Cumbrugliume, dove, con l’articolo ri-escono dalle fottute pareti!, l’autore invita alla riscoperta di questo grande classico.
    Non manca in questo tour un articolo del critico cinematografico più tronfio del web, il Gerliotti, su Il Gerliotti – Il cinema ripensabile [link qui].
    E come ciliegina sulla torta vi consiglio l’approfondimento di Cassidy sul suo blog La Bara Volante, che ormai è patria delle migliori retrospettive sui film di tre decadi fa.
     
     

  • Terminator (1984) – Si poteva fare di meglio

    terminator fatti fottere
    Potendolo evitare, non guardo mai Terminator in lingua italiana. I lettori abituali già lo sanno: quando reputo che un film doppiato in italiano valga la pena, allora lo difendo a spada tratta e ne vado anche fiero, ne parlo e ne straparlo.
    Nel caso di Terminator, sebbene esso sia parte della mia adolescenza, non provo alcun valore affettivo verso la sua versione italiana (nonostante la bravura degli interpreti), abbandonata per sempre dopo aver scoperto la versione originale.
    Ebbene, rivedendolo in lingua italiana in un recente passaggio televisivo si confermano le mie motivazioni.
    In generale si può dire che i film anni ’80 avevano dei buoni adattamenti e, solitamente, anche i film “minori” godevano di questi privilegi. Alla direzione del doppiaggio di questo film troviamo Carlo Marini, di cui avevamo parlato molto bene in questo blog come voce di “Mad Max“. Marini viene dalla scuola anni ’50-’60 di Emilio Cigoli e ha diretto, negli anni ’70 e ’80, il doppiaggio di diversi film, molti dei quali poco noti oggi giorno ma anche alcuni titoli di spicco come ad esempio Platoon. Poi c’è una Letizia Ciotti Miller alla traduzione dei dialoghi che nel 1984 aveva già un curriculum niente male, I Predatori dell’Arca Perduta è uno dei suoi.
    Allora cosa è andato storto?

    TUTTI I PROBLEMI DI TERMINATOR IN ITALIANO

    Glauco Onorato su Schwarzenegger
    altrimenti Arnold si arrabbia
    Anche qui, chi mi conosce lo sa… ho sempre adorato il doppiatore Glauco Onorato. Non ci sono abbastanza sottolineature che io possa mettere sotto la parola “adorato” per farne capire il vero senso! Senza di lui la carriera di Bud Spencer si sarebbe probabilmente spenta sul nascere; senza di lui la serie Arma Letale non sarebbe mai stata così divertente (sì, è più divertente in italiano); sempre senza di lui metà degli afro-americani di Hollywood non avrebbero avuto una voce memorabile. Poi accade che negli anni ’80 gli danno da doppiare anche Arnold Schwarzenegger.
    Una ragione dietro questo abbinamento secondo me c’è. Qualcuno avrà fatto questa considerazione: “Schwarzenegger parla in modo un po’ comico, diamogli qualcuno con una voce profonda ma che sappia essere anche comico” e BOOM, hanno tirato fuori il nome di Glauco Onorato dal cilindro! È solo una mia supposizione ovviamente, ma ha un suo senso.
    Ha un suo senso in un film come True Lies che era una mezza commedia; ha un suo senso in demenzialità atroci come Una promessa è una promessa; posso trovarci un senso persino in Commando nella quale Schwarzy ha sempre la battuta pronta per ogni singola persona che uccide… e vi abbuono persino Predator dove non mi disturba “troppo” (ok, un pochino sì), ma non ha mai avuto senso in Terminator, MAI!
    Per l’occasione, il mio collaboratore Leo ha prodotto questo video dove su una scena di Terminator ha montato e sincronizzato clip audio provenienti da film di Bud Spencer e Terence Hill (vorrei ribadire che Bud Spencer e Arnold Schwarzenegger sono stati doppiati dallo stessa persona, Glauco Onorato), guardate come ci sta bene.

    VIDEO: Glauco il Terminator

    poster altrimenti
    La scelta di Onorato su Schwarzy in Terminator è semplicemente indifendibile: molte battute (troppe) sono visivamente slegate dal labiale dell’attore (e non sono uno che sta a fissarsi più di tanto sul movimento delle labbra e tuttavia l’ho notato), la voce stessa stride con l’aspetto di Arnold e con i suoi modi robotici. Non è un effetto tanto alienante quanto Massimo Foschi su Schwarzenegger nel film L’Implacabile ma poco ci manca. Comunque non è opinione solo mia, Onorato stesso in questa intervista del 2011 (al minuto 4’19”) accennava su come non ritenesse la sua voce totalmente adeguata su Schwarzenegger.
    Glauco Onorato su Schwarzenegger non è l’unica cosa che non va con questo film, fosse stato solo per la voce di Schwarzy avrei davvero chiuso un occhio, del resto parla pochissimo. Invece, ciò che peggiora il tutto è l’adattamento delle battute più celebri che, in italiano, quasi… scompaiono.

    L’ADATTAMENTO

    Ogni – singola – stramaledettissima – battuta – memorabile (!) è stata resa (a mio parere) in maniera molto più piatta in italiano, privando lo spettatore di molte soddisfazioni.
    ritornerò
    La battuta più famosa in assoluto è, ovviamente, “I’ll be back” (ritornerò) che in italiano recita “aspetto fuori“.
    Palesemente, in fase di adattamento, non c’è stata la percezione che tale frase potesse diventare un vero e proprio tormentone (in sua difesa, non se lo aspettava nemmeno Schwarzenegger) e venne tradotta all’epoca come fu ritenuto più appropriato per la situazione (il poliziotto gli suggerisce di mettersi a sedere ed aspettare – risposta: aspetto fuori).
    Altra risposta appropriata (non necessariamente appropriata al labiale, ma appropriata per la logica di quel dialogo) sarebbe stata “torno dopo” oppure “torno più tardi” (ma anche “torno presto”), perché nessuno in italiano risponderebbe solo con un “tornerò” alla richiesta di sedersi in sala d’attesa e pazientare.
    La scelta sarà ricaduta su “aspetto fuori” forse perché la frase inizia con la lettera “A”, la quale combacia bene con I’ll (pronuncia: ahl) di Arnold… purtroppo il resto non combacia con niente. Il labiale in quella scena è completamente slegato, tanto valeva farne una traduzione più memorabile e fregarsene.
    Rimane il fatto che, al contrario della battuta originale, l’aspetto fuori non si lega comicamente al fatto che il Terminator ritorni poco dopo con un automobile per sfondare l’entrata della stazione di polizia, per questo in italiano non è una battuta memorabile.

    i'll be back

    scena in italiano


    Il risultato è che con “aspetto fuori” ovviamente si perde anche qualsiasi continuità con i seguiti in cui c’è sempre un “I’ll be back” che non sarà traducibile con un “aspetto fuori“; inoltre la frase originale è finita tra le 100 frasi più memorabili di tutti i tempi, mentre in italiano non la ricorda nessuno, quindi qualche motivo ce l’ho quando vengo a dirvi che l’adattamento è, in molti punti, piatto e immemorabile. [Curiosità: in Last Action Hero la battuta di Schwarzenegger “I’ll be back” recita in italiano “ci vediamo”].
    Per chi comprende l’inglese c’è una divertente intervista a Schwarzenegger dove l’attore dice che aveva dei problemi a pronunciare “I’ll” (ahl) della battuta “I’ll be back” e aveva suggerito a Cameron di cambiarla in “I will be back” senza la forma abbreviativa, argomentando la sua proposta con l’idea che quella forma non abbreviata sarebbe anche più corretta nella logica del film dato che un robot, in quanto tale, si sarebbe probabilmente attenuto ad una grammatica più formale. Cameron gli ha risposto “io non ti dico come recitare, tu non dirmi come scrivere la sceneggiatura. Ho scritto “I’ll be back”, tu dilla e basta“. La storia ha poi dato ragione a Cameron.
    Cameron stesso ammise che la scelta di usare Schwarzenegger con il suo pesante accento fu rischiosa ma, stranamente, funzionava e dava l’idea che le macchine non avessero ancora perfezionato l’emulazione del parlato umano (un difetto sistemato poi con il modello più avanzato che vediamo in Terminator 2).
    Un altro esempio di battuta mancata è quella di Bill Paxton, recitata in originale in maniera molto divertente (va sentita, qui il video in lingua originale)…
    fuck you asshole

    In italiano: “ma perché non vai affanculo?


    Vediamo la stessa scena in italiano (qui il video in italiano).
    Con quella traduzione (e con la sua interpretazione) secondo me non solo si uccidono/appiattiscono i memorabili 10 secondi di Bill Paxton (futuro soldato Hudson in Aliens, cacciatore di tesori in Titanic, verme in True Lies… sempre di Cameron) ma, cosa forse più importante, si rende anche meno comprensibile il perché il Terminator, più in là nel film, scelga questa stessa frase per rispondere all’uomo delle pulizie che, insospettito, bussava alla porta:
    fuck you asshole 2

    In italiano: “Fatti fottere, stronzo


    Era difatti la battuta che il Terminator aveva imparato dai teppisti losangelini all’inizio del film. Un semplice “fanculo, stronzo!” sarebbe potuto entrare tranquillamente nel labiale di Bill Paxton, così da legarsi più tardi con la risposta che il robot da nell’albergo. In italiano, invece, questo collegamento tra le due frasi non avviene.
    In un’altra scena, durante l’interrogatorio di Kyle Reese, egli si incazza perché lo psicologo gli sta facendo perdere tempo e, rivolgendosi alla telecamera, esclama: “you still don’t get it, do you?“.
    non capisci
    Kyle Reese non si sta rivolgendo a nessuno in particolare, parla alla telecamera riferendosi in generale ai poliziotti che ancora non comprendono la gravità della situazione, ma in italiano lo hanno tradotto come: “tu ancora non mi credi, vero?” mentre avrebbero dovuto tradurla come “ancora non ci arrivate, vero?” oppure “ancora non capite, vero?“.
    Considerazioni sulla traduzione e sul labiale a parte, Kyle si dovrebbe rivolgere ad un “VOI” e non ad un “TU“! Non dovrebbe dire “tu ancora non mi credi”. Tu chi? In quella frase chiaramente non si sta più rivolgendo allo psicologo seduto accanto a lui, quindi come minimo doveva essere “voi ancora non mi credete, vero?“.
    Andiamo avanti.
    Quando all’inizio del film il Terminator va ad armarsi in un negozio, il proprietario gli chiede se desidera altro…
    plasma
    Il Terminator in italiano gli risponde che desidera un fucile fasato plasma, calibro 40-zero. In inglese tale fantomatico fucile “fasato” (phased plasma rifle) era da 40 watt, non di calibro 40.0.
    Mentre pronuncia queste parole, Schwarzenegger è di spalle quindi non è stata certo una scelta di traduzione motivata dal labiale e, purtroppo, quel “calibro 40-zero” fa sembrare questa arma del futuro un tantino meno fantascientifica. Che la Ciotti-Miller avesse in mente qualcosa di molto meno fantascientifico? Probabile.
    I sottotitoli del DVD (che, come al solito, sono pieni di errori) traducono la battuta come “un fucile al plasma, portata 40 watt“, avendo erroneamente associato la parola “range” a “portata”. Curioso che secondo i sottotitolatori la “portata” possa essere misurata in watt (che invece è una misura di potenza).
    Ciò che cerca il Terminator è, più precisamente, un fucile di fase al plasma, di potenza intorno ai 40 watt (tradotto da me alla lettera, o “un fucile di fase al plasma, sui 40 watt” se vogliamo abbreviare); quindi né di calibro 40 come dicono nei dialoghi italiani, né di portata 40 watt, come riportano i sottotitoli del DVD; in particolare, la traduzione presente nei sottotitoli non vuol dire assolutamente niente, sarebbe come se vi dicessi che peso 17 Watt.
    [i sottotitoli stavolta non sono stati fatti da qualche amaragano ma sono di tale Stefania Manetti per la Visiontext a Londra]

    visiontext

    ______

    Alla luce di questi momenti, e di altri che a breve vi dirò, non so quale sia stato il problema con il doppiaggio di questo film (il quale, secondo Antonio Genna è stato eseguito da una certa Coop. FCM, secondo il sito Calliopea invece è opera della S.A.S.). A parte pochi casi, la ricerca del labiale adeguato non giustifica le alterazioni a cui assistiamo quindi, evidentemente, qualcuno ha fallito nell’intuire quali delle battute del film sarebbero divenute immortali. La colpa potrebbe ricadere interamente sulla Ciotti-Miller, ma chi sa.
    Sembra quasi che chi lavorò all’adattamento di Terminator non ci abbia creduto fino in fondo, ma queste sono interpretazioni esclusivamente personali. Sono sicuro che molti di voi se lo sono visti solo in italiano senza percepire alcuno dei miei fastidi. L’unica mia vera accusa è che avrebbero potuto fare di meglio, soprattutto nel rendere alcune battute memorabili come lo sono le corrispettive originali. Un vero peccato, visto comunque l’ottima interpretazione dei doppiatori su Sarah e Kyle e in generale di tutti gli interpreti italiani (Glauco a parte, come già specificato).
    Vediamo altri problemini che, aggiunti al resto, diventano degni di nota.

    Il plurale di parole inglesi…

    “network di computers per la difesa”

    Di questi ce ne sono una cornucopia e devo dire che negli anni ’80 era molto comune sentire “computers”, “networks” e simili. Il film “Electric Dreams“, dello stesso anno, viene introdotto dal narratore come “favola per computers“.
    Non so più neanche quante volte mi è capitato di ripeterlo in questo blog, ormai sono diventato un vecchietto che dice sempre le stesse cose:

    È regola della grammatica italiana che le parole straniere siano adottate soltanto al singolare

    Quindi in Italia non… dai, ormai la sapete a memoria anche voi la filastrocca, ripetete con me:

    …non guidiamo camions; non guardiamo films; le star (non stars) del cinema hanno molti fan e non molti fans. Non beviamo nei bars, né ci ubriachiamo nei pubs; non prenotiamo dei tickets né ci piacciono i leaders.

    Forse se la riscrivo in rima potremmo diffonderla nelle scuole elementari.
    La cosa però diventa veramente fastidiosa soltanto quando questo uso errato dell’italiano avviene a discapito della comprensione da parte dello spettatore. Difatti, quando Kyle Reese parla del futuro, nomina i “K-C” descrivendoli come “Killers-Cacciatori” (in originale H-K, Hunter-killers):

    killers-cacciatori

    “i K-C. Killers-Cacciatori”


    Apprezzo il cambiamento di iniziali, cosa che oggi giorno non si fa più, ma per favore non usate il plurale anglosassone “killers“! Difatti l’orecchio italiano, con quella “s” di troppo, si confonde e sente immancabilmente “killer-scacciatori“, che ovviamente non combacia con la sigla “K-C”. La “s” del plurale era riferita all’intera parola “hunter-killer” e non solo alla parola “killer”.
    Scusate se scado in argomenti aridi come la grammatica straniera ma se lo spettatore sente killer-scacciatori al posto di killers-cacciatori qualche dito dovrò pure puntarlo!

    Traduzioni eccessive

    Poi abbiamo la Cyberdyne Systems (creatrice di Skynet) tradotta come Sistemi Cibernetici.

    “Un Terminator. Modello Sistemi Cibernetici uno-zero-uno”


    cyberdyne

    “…costruito per la SAC-NORAD dai sistemi cibernetici


    Non siamo in una fiaba moderna, il nome di una immaginaria ditta americana potevano lasciarlo tranquillamente in inglese. Gli italiani avrebbero memorizzato il nome Cyberdyne soltanto dal secondo film in poi. Anche in questo caso, non me ne sarei lamentato se poi all’interno del film questa scelta finisce per causare degli errori come vediamo nella seconda battuta, la quale avrebbe dovuto recitare “costruito per la SAC-NORAD dalla Cyberdyne Systems” o, perlomeno, “costruito… dalla Sistemi Ciberneticie noncostruito… dai sistemi cibernetici” come invece dicono nel film.
    Nota curiosa: il combattimento finale si svolge proprio nei laboratori della Cyberdyne, una scena tagliata mostrava il cartello della ditta mentre la protagonista veniva trasportata via in barella. Nell’edizione DVD chiamata “definitive edition” della M.G.M. ci sono tante scene tagliate, tutte interessantissime e, nonostante il missaggio audio merdoso (presente comunque su qualunque DVD e Bluray) consiglio caldamente a tutti di recuperarla se non altro per le scene aggiuntive.
    Molto meglio comunque del DVD-merdaccia che produceva la Cecchi-Gori nel 2003 con una copertina elaborata grazie ad una versione in prova di CorelDraw ’95 (uscita insieme alla stampante del nipote) e con una trama stampata sul retro che avevano sicuramente recuperato dall’enciclopedia “Omnia ’98“, presa in prestito dal cognato.
    Si vede che mi piacciono le edizioni CG, eh?

    Altre minuzie…

    E per chi combatte?

    132

    con l’uno-trentadue al comando di Perry. Dal ’21 al ’27”


    Sebbene il significato di questa frase sia intuibile, al posto di “con l’uno-trentadue“, Kyle in italiano avrebbe dovuto dire “con la centotrentaduesima“. Anche qui chi parla è di spalle, quindi senza necessità di dover seguire un labiale. Si sa, scandire i numeri fa molto futuro militaresco anni ’80: in inglese diceva appunto one-thirtysecond (uno-trentaduesimo, tradotto alla lettera) ma in italiano non si può nominare la cifra alle centinaia come un numero singolo; questo invece accade regolarmente nella lingua inglese e non è un errore, serve solo ad essere più brevi e discorsivi: la cifra 1200 ad esempio può essere detta formalmente come one thousand two hundred oppure più brevemente come twelve-hundred, ovvero come dodici centinaia che in italiano, tradotto alla lettera come dodici-cento, non vuol dire un cazzo.

    LA TRAGEDIA DELLE EDIZIONI HOME VIDEO MODERNE

    Come è emerso subito dai primi commenti a questo articolo, qualsiasi versione moderna di Terminator manca di alcuni pezzi di dialoghi italiani. Semplicemente non esistono più, sono stati tagliati per la noncuranza di chi ha prodotto le versioni successive alla prima VHS della Domovideo (e al Laserdisc). Ecco alcuni esempi più fastidiosi:
    1) Kyle Reese che urla “drive!” nella traccia italiana.
    drive
    Si sono dimenticati di doppiarla nell’84? No, nella traccia originale la battuta doppiata era presente ma è stata tagliata nel nuovo missaggio che hanno adottato dal DVD in poi.
    2) Come si può tradurre la battuta finale (e liberatoria) “you’re terminated, fucker!” (letteralmente “sei tu ad essere terminato, stronzo!“) con un semplice “sei tu terminato!“? La battuta in realtà fu tradotta per intero nel 1984, ma chi ha curato il nuovo missaggio audio DTS dai tempi dei primi DVD in poi (Sì, ANCHE IN BLURAY!!!) ha sciaguratamente tagliato l’esclamazione finale “bastardo!” corrispondente al “fucker!” originale, privando così la protagonista del dovuto abuso verbale verso il terminator.
    sei terminato
    È come se alla frase di Ripley in Aliensstai lontana da lei, maledetta!” (get away from her, you bitch!) gli venisse omesso il “maledetta!“. Un ottimo modo per uccidere una battuta memorabile alle nuove generazioni che certamente non verranno a conoscenza di questo film tramite VHS o Laserdisc. Grazie, curatori dei missaggi italiani che sicuramente avete sede a Londra e non parlate italiano. Andate a mori’ ammazzati.

    CONCLUSIONE

    È un vero peccato che, in italiano, un incredibile film di culto come Terminator abbia avuto questo adattamento piatto che non lascia quasi niente se non le interpretazioni dei doppiatori, quelle sì, ottime (ad esclusione della scelta di Onorato su Schwarzy). Il materiale c’era tutto per aspettarsi un doppiaggio memorabile e, a parte gli errorini che vi ho elencato, i dialoghi sono generalmente molto buoni, con frasi a volte invertite o lievemente alterate per renderle più sensate e funzionali alle nostre orecchie italiche (niente traduzioni pedanti come le fanno oggi dunque).
    Purtroppo però non c’è stata l’arguzia di intuire su quali battute sarebbe stato meglio prestare più attenzione e si poteva evitare Glauco Onorato su Schwarzenegger, come cyborg minaccioso purtroppo non funziona. La sua voce è troppo… umana.
    Il film dunque non offre molte scuse per consigliarvene una visione che non sia in lingua originale, almeno NON su moderni supporti DVD e Bluray… se non, forse, per la voce di questo tizio all’inizio del film (che comunque era identica in inglese e che ho scoperto essere di Carlo Marini stesso, me lo ha detto lui):
    terminator inizio
    Sul film in sé c’è poco da dire che non sia stato già detto da milioni di persone prima di me e, a parte piccoli concetti stupidissimi come quello dei robot che nel futuro creano dei lager in stile nazista con tanto di numero tatuato sull’avambraccio (ovviamente come codice a barre perché è il futuro anni ’80) e istituiscono persino dei kapò, per il resto è un film perfetto e io, al contrario di molti, lo apprezzo molto più di Terminator 2 che ha una prima parte assolutamente spettacolare e poi si perde nell’ultimo atto, diventando noioso e dispersivo come molti altri film di Cameron.
    Sentitevi liberi di contestare ciò che ho appena detto, ne avete facoltà.
    Ah, ovviamente il titolo originale è The Terminator, tradotto solo come Terminator… e va benissimo. Anzi è persino in migliore continuità con i titoli dei sequel che dal secondo in poi si chiameranno sempre Terminator senza l’articolo determinativo “The” (Terminator 2 – Judgment Day, Terminator 3: Raise of the Machines, Terminator: Salvation… etc). Una volta tanto la distribuzione italiana ci azzecca anche di più di quella statunitense. Il titolo senza l’articolo “THE” lo si vede nel cartello iniziale… ah no, scusate, quello lo vedete solo nella versione VHS e Laserdisc perché sul DVD e sul Bluray c’è scritto “The Terminator” (dal master americano) e mancano pure le scritte italiane come FATTI FOTTERE, STRONZO. Per questo ci sarà una preservazione in alta definizione della versione italiana a cura di Doppiaggi Italioti!
    Forse un giorno ritornerò a parlare della serie di Terminator, o forse… aspetterò fuori. Nel frattempo potrete godervi passati articoli a tema come:

    Sequel fasulli – Terminatormania
    Critica alla critica – Terminator Salvation
    bombardieri “stilt” in Terminator 2

    Adesso se permettete, vado a disintossicarmi dalla colonna sonora del Tech Noir che da due giorni permane instancabile nella mia testa con You’ve got me burnin’. You’ve got me burnin’ e Caught in a photoplaaaaaay.
    Possiamo tornare nel 1984 per ballare? No? OK vado a comprarmi la colonna sonora su Amazon e ne parlo con il mio collaboratore Leo così da far cadere anche lui in un vortice di musica New Wave californiana anni ’80.
    You’ve got me burnin’…
    You’ve got me burnin’…
    dancing

  • Locandine all’Amatriciana (23) – Strange Days

    Strange Days
    Timido ritorno di una rubrica di successo, i prossimi saranno pubblicati probabilmente con meno regolarità di prima ma sempre meglio di niente (purtroppo sono nelle mani del mio esperto di Photoshop che è molto impegnato, come del resto lo sono io… si fa quel che si può).
    STRANGE DAYS! Film dell’ex-moglie di James Cameron, storia e sceneggiatura di James Cameron… insomma è un film di James Cameron. Il titolo origina dall’omonima canzone dei Doors (che figura anche nel film come “cover”) quindi ha abbastanza senso che sia rimasto in inglese, ma solo fino ad un certo punto. Questa locandina è stata “amatricianata” per puro diletto, non ho niente contro il titolo in inglese pur trovandolo leggermente alienante verso gli italiani del 1995… ma il genere cyberpunk all’epoca era di moda pur essendo dedicato ad una nicchia di lettori e spettatori che l’inglese doveva digerirlo per forza a causa dei numerosi termini informatici che pervadevano quel genere letterario/cinematografico.

  • Aliens – scontro finale (1986)

    Kane
    È cosa poco nota che l’adattamento di questo film soffra, in alcuni (pochi) momenti, di scelte non ben ponderate dove il significato di certe battute risulta chiaro solo con il copione originale alla mano. In questo articolo analizzerò l’adattamento italiano di Aliens – Scontro finale per filo e per segno. Pronti? Via!

    Guardia costiera galattica

    There goes our salvage
    Iniziamo col botto: la primissima battuta di questo film è tradotta male!
    Vediamo la navicella di Ripley alla deriva che viene abbordata da una nave più grande. Strumenti robotici sondano l’interno della navicella mostrandoci che Ripley è ancora ibernata nel tubo criogeno. Entra dunque una squadra di umani a constatare che la nostra protagonista risulta essere ancora viva ed il loro “leader” esclama:

    Well, there goes our salvage, guys.”

    (Traducibile come: “beh, possiamo dire addio al nostro recupero“)
    Nel doppiaggio italiano è stato invece tradotto con la frase:

    …e anche questo salvataggio è fatto“.

    Perché la frase italiana non funziona?

    Per come è messa, lo spettatore è portato a pensare che i salvatori di Ripley appartengano ad una sorta di guardacoste dello spazio che salva i naufraghi alla deriva. Hanno appena salvato l’ennesimo naufrago perso nello spazio, giusto? Così viene da pensare sentendo “e anche questo salvataggio è fatto“!
    In inglese non ci sono dubbi invece, si tratta di una squadra che recupera per profitto relitti abbandonati nello spazio profondo [nell’universo immaginario della serie di Alien vige una sorta di legge marittima e le (astro)navi abbandonate sono di chi le ritrova]. Il fatto che Ripley sia ancora viva dentro il suo tubo criogeno significa che la squadra di recupero non potrà appropriarsi legalmente del relitto e che la loro operazione li ha lasciati a mani vuote per questa volta. C’è del disappunto nelle parole del “leader” della squadra di recupero quando recita la sua battuta.
    In italiano invece c’è un tono di soddisfazione “e anche questo salvataggio è fatto!”.
    Avranno confuso “salvage” con salvataggio? “Salvage” è il relitto da recuperare, più precisamente è “il recupero del relitto” stesso e che, purtroppo per loro, è andato a farsi benedire perché, trovando una persona ancora viva a bordo della nave, significa che non ne potranno reclamare la proprietà. Forse la frase era troppo breve per permettersi di dire altro? Difficoltoso far passare il significato originale in poche parole (la battuta dura infatti mezzo secondo)? Chissà.
    Nella scena successiva verrà rivelato alla protagonista, Ripley, che è stata molto fortunata ad essere stata ritrovata da una “squadra di salvataggio” (“deep salvage team” in originale), forse squadra di “recupero” sarebbe stato più appropriato ma oramai lo spettatore italiano pensa agli eroi della guardia costiera spaziale e perlomeno sono stati coerenti nell’adattamento, il che è sempre cosa da elogiare.

    Questi momenti ambigui lasciano un po’ sorpresi considerando chi ha lavorato a questa pellicola:

    DIALOGHI ITALIANI: SERGIO JACQUIER
    DIREZIONE DEL DOPPIAGGIO: MARIO MALDESI

    Posso solo immaginare che siano stati limitati dalla eccessiva brevità di molti dei termini anglosassoni… deep salvage team non può essere tradotto altrettanto brevemente quando già solo con il termine  “deep” si intende “spazio profondo”, tanto per intenderci.
    Sia chiaro, sono scelte che non alterano la trama in minima parte ma visto che sono qui a fare una dettagliata lista delle alterazioni del doppiaggio di questo film consentitemi di lasciarmi andare alla minuziosità.

    Kane o Krane?

    Il defunto Kane
    Quando Ripley parla del defunto Kane (personaggio del primo film interpretato da John Hurt), in italiano il nome è pronunciato “Krane” e letto quindi “crein” invece che “chein”, se non lo ripetesse due volte di fila non ci avrei neanche fatto caso:

    Krane, un membro dell’equipaggio… Krane che entrò in quella nave disse di aver visto migliaia di uova là, migliaia!

    Ma è solo una piccola svista della eccellente doppiatrice di Sigourney Weaver, oppure no? Il nome viene ripetuto errato anche successivamente, in una sequenza completamente diversa del film, quando Ripley racconta la sua storia ai Marines e dice:

    Krane sembrava rimesso“.

    Ma chi è ‘sto Krane? Che ci sia stato un errore di battitura a monte del processo di traduzione? Una volta o due l’errore può scappare, ma TRE VOLTE vuol dire che qualcuno lo ha trascritto male sul copione destinato alla doppiatrice. Purtroppo dubito che qualcuno ne possegga ancora una copia per verificare l’ipotesi del refuso.
    Kane

    Testolina di lisca… per non dire altro!

    il gatto Jonesy
    In italiano, prima di imbarcarsi nella pericolosa avventura che la riporterà sul pianeta alieno, Ripley dice al suo gatto:

    e tu, testolina di lisca… tu resti qui.”

    Una frase che strappa una risata di tenerezza fin quando non andate a sentire la battuta originale:

    and you, you little shit-head, you’re staying here.”

    Chiamare il proprio gatto “testolina di merda” strappa una risata, ma di altro genere. È come se avesse detto “e tu merdina… tu resti qui”. Il gatto la guarda con un’indifferenza che solo i gatti possono sfoderare contro gli umani che li prendono in giro.

    Ripley la drammatica

    Vasquez
    Durante l’incontro con i Marines coloniali, Ripley descrive la sua esperienza con la creatura aliena ma il discorso si dilunga portandola ad essere emotiva, allora la macho-soldatessa sudamericana del gruppo la interrompe:

    Escucia muchacha, io ho bisogno de sapere solo una cosa… Donde esta!

    Al che Ripley, con espressione greve, le dice: “spero che tu ce la faccia, con tutto il cuore“.
    Ho sempre pensato che questa risposta fosse un po’ esagerata da parte di Ripley, come a dire “spero che tu ce la faccia a sopravvivere”. Per altro tale frase sarebbe anche fuori luogo, perché dovrebbe sperarlo con tutto il cuore dato che non le conosce nemmeno queste persone (i marines)? Mai mi sarei sognato che la frase significasse altro! Difatti scoprendo poi il film in lingua originale, molti anni dopo, ho capito il significato inteso di questa risposta. In inglese:

    Vasquez: “Look man, I only need to know one thing… Where they are!
    Ripley: “I hope you’re right, I really do”

    Tanto per intenderci la risposta di Ripley significa “spero che tu abbia ragione, lo spero davvero”. E per “aver ragione” intendeva “aver ragione sulla facilità con cui i Marines credono di poter affrontare gli alieni”.
    La frase italiana va dunque reinterpretata alla luce di questo dettaglio e significa in pratica “spero che tu ce la faccia (…a fare ciò che hai appena detto di poter fare con tanta facilità)”. Non proprio una frase immediatamente comprensibile se non alla luce del copione originale. Forse l’avremmo capita meglio con qualcosa tipo “spero che sia così semplice”.

    Vasquez, aliena o immigrata clandestina?

    Nella stessa scena dello “spero che tu ce la faccia” c’è una battuta molto celebre e molto citata nel mondo anglosassone in cui il soldato semplice Hudson sfotte Vasquez; in inglese lo sfottò ricade sulle sue origini “clandestine”, in italiano invece sulla sua poca femminilità:

    Hudson: “Somebody said “alien” she thought they said “illegal alien” and signed up!
    Vasquez: “Fuck you, man!

    In italiano:

    Hudson: “qualcuno ha detto “salviamo i coloni“, lei ha capito “vi diamo i coglioni” e si è arruolata subito“.
    Vasquez: “Fatte fottere, amigo!

    In questo caso si tratta di un ottimo adattamento e di un cambiamento giustificatissimo. Negli Stati Uniti illegal alien” significa “immigrato clandestino quindi, secondo lo sfottò di Hudson, Vasquez aveva sentito la parola “alien” nella pubblicità per l’arruolamento nei Marines e, pensando che si riferisse a lei in quanto clandestina, si era arruolata subito (presumibilmente per ottenere la cittadinanza americana, cosa che accadeva normalmente nella guerra di Corea e Vietnam).
    In italiano si mantiene la rima e si cambia necessariamente la battuta. Bravo Maldesi, le battute ti riuscivano sempre bene (Frankenstein Junior docet).
    StopIllegalAlienInvasionBanner(1)

    Bishop, androide a sorpresa ma non più di tanto

    Bishop
    L’androide Bishop (Lance Henriksen) rivela la sua identità non umana solo dopo essersi accidentalmente tagliato con un coltello, lo scorrimento del freudiano sangue bianco allerta Ripley della sua identità. Se non fosse stato per questo incidente, il pubblico, così come Ripley, non avrebbe avuto altri indizzi per scoprirlo. Agli italiani però piace la pappa pronta e al posto di una voce calda e “umana” come quella che Bishop ha originariamente (a suggerire la natura benevola del personaggio), con il doppiaggio italiano abbiamo invece una fredda voce “metallica” perché, si sa, in Italia niente fa più “robot” di una bella voce metallica o, in alternativa, di una bella recitazione robotica come quella di Boba Fett nell’Impero Colpisce Ancora.

    “On-line” negli anni ’80

    informatica degli anni '80
    Durante la sortita dei Marines coloniali nel “nido” alieno sentiamo il controllo missione dire “su linea” come traduzione di “on-line”. Mi sento sciocco e anagraficamente vecchio a doverlo specificare ma questo non è un errore come alcuni credono. Negli anni ’80 e fino agli inizi del 2000 non era insolito sentire tradotti termini informatici che oggi giorno passano direttamente in inglese. Pensate che agli inizi dell’era informatica “domestica” la situazione era quasi opposta, si usava l’italiano a sproposito con traduzioni sconsiderate come “direttorio” per “directory“.

    I punti di forza dell’adattamento italiano

    Dopo le poche lamentele un po’ di elogi. Il film doppiato non manca di brillare in diversi momenti:

    Glauco Onorato doppia il sergente dei Marines

    Glauco Onorato
    Glauco era di quei doppiatori che riusciva a rendere divertente qualsiasi personaggio per il solo modo di recitare. Non a caso ha reso memorabili e ha contribuito alla fama di attori come Bud Spencer in innumerevoli film e Danny Glover in Arma Letale con il suo celebre “ehi Riggs!“. Qualsiasi battuta lui doppiasse diventava automaticamente divertente e la sua interpretazione del sergente in Aliens non è da meno. È curioso come ad Onorato venissero puntualmente assegnati attori di colore: Mister T in Rocky 3, Danny Glover in Arma Letale, Bill Duke in Due nel mirino, Fred Williamson in Dal Tramonto All’Alba, poi ancora Sidney Poitier, O.J. Simpson (sì sì, il famoso O. J. Simpson… ), Yaphet Kotto in 007 e tanti, tanti altri attori di colore.
    Un altro doppiatore da complimentoni è Stefano De Sando che dà la voce al caporale Hudson (Bill Paxton) caratterizzandolo in maniera altrettanto memorabile di quanto lo fosse in originale, quasi tutte le sue battute sono spassose parimenti alle frasi originali.

    Qualche battuta di Aliens risulta più divertente in italiano

    Come ad esempio:

    Sergente Apone
    Hudson: “ehi sergente, ti cadono le labbra a fumare quelli” (riferito ai sigari)

    Che in inglese era:

    Hey Sarge! You’ll get lip cancer smoking those!”

    Il “cancro al labbro” fa meno ridere rispetto al “ti cadono le labbra”, la nostra infatti è una battuta molto affine alla cultura linguistica italiana dove la caduta di parti del corpo, di medievale memoria, suscita automaticamente ilarità.
    Successivamente, il sergente (di Glauco Onorato) urla: “scattare, scattare, scattare… Ahhh, assolutamente belve! In gabbia belve!” (aprendo la porta del blindato per far entrare i soldati) che in inglese era “absolutely badasses! Let’s pack them in.“. L’espressione impacchettiamoli (“let’s pack them in”) non continua la battuta che lo precede come accade invece in italiano. Mi è sempre piaciuta quella della gabbia per belve, merito ovviamente dei ritocchi di Jaquier ai dialoghi e di Onorato al doppiaggio del sergente.
    Game-Over-Man-Game-Over
    Ce ne sono molte altre di battute che fanno sorridere un pochino di più in italiano e altre che invece sono meno memorabili di quelle originali nel mondo anglosassone (“game over, man!” è certamente più celebre del nostro “fine dei giochi!“, culturalmente parlando), ma in generale rimane il fatto che l’intero film goda di un buon adattamento e di un buon doppiaggio.

    Ripley la dura di comprendonio

    Ease down!
    Dopo l’eroico salvataggio dei Marines da parte di Ripley, il caporale Hicks chiede a Ripley di fermre il blindato, ormai distrutto, ripetendo ben quattro volte la frase “ease down!” (tradotto nel film in italiano con “rallenta!“). Il dialogo in inglese mi è sempre sembrato ridondante mentre in italiano è stato “aggiustato” in questo modo:

    Ease down! – Su rallenta per favore
    Ease down! – Rallenta
    Ease down! – (muto)
    Ease down! – (muto)

    Negli ultimi due “ease down!” il caporale è o di spalle o di profilo ma si può comunque notare il labiale. Comprendo l’alterazione del dialogo e anche le frasi omesse poiché in originale fa un po’ ridere che la stessa richiesta sia ripetuta quattro volte senza variazione di formula… lo so che c’era tensione e probabilmente rispecchia ciò che accadrebbe anche nella realtà ma in un film funziona un po’ meno. Ce lo vedo Michael Biehn che legge il copione e guarda Cameron incuriosito: “devo dirglielo QUATTRO volte di rallentare?”.
    Facendo una piccola parentesi che c’entra poco col doppiaggio… da eroe degli anni ’80, Michael Biehn adesso sembra un senza tetto che arrotonda la pensione firmando autografi alle convention di fantascienza, alle quali si presenta non di rado ubriaco e di mal umore. Avrà ricevuto un pugno da Mario Brega che lo ha rispedito a fare il gelataro a New York? Non mi sorprenderebbe di vederlo al Lucca Comics tra pochi anni.

    Alieni fotti-madre!

    aliens commodore64
    Ricordate il mio articolo sulle traduzioni italiane della parolaccia “motherfucker“? No? Andatevelo a rileggere (Quelle parole intraducibili). Nella famosa sequenza di questo film dove gli alieni irrompono nella stanza dal controsoffito, il soldato Hudson apre il fuoco urlando “die motherfucker, die!!!“, tradotto in “crepa maledetto!” (si può dire che se non altro hanno mantenuto la “m” iniziale). Se avete letto il mio articolo sulla parola intraducibile sapete come la penso in merito: sono traduzioni non solo necessarie ma persino benvenute e che richiedono di essere “adattate” caso per caso e qui il “maledetto” al posto di “motherfucker” ci sta benissimo, non è una traduzione diretta ma ne coglie perfettamente e funzionalmente l’intenzione “finale”.
    Allo stesso modo è stata tradotta la celebre battuta di Ripley la quale, quando affronta la regina, dice:

    Get away from her… you BITCH!

    Nonostante la difficoltà di un labiale spietato, questa frase è stata sostituita in maniera magistrale da:

    Stai lontana da lei… MALEDETTA!

    In questo caso il labiale, necessariamente imperfetto, ha lo strano effetto di intensificare l’espressività dell’esclamazione in italiano, dove Ripley infatti sembra così infuriata da urlare “maledetta” aprendo la bocca poche volte ma mostrando molto i denti. Quando questo genere di “operazione” nel doppiaggio funziona, funziona alla grande. Un esempio simile è il “merda!” alla fine del film Io e Zio Buck dove John Candy in realtà dice “shit!” ma il labiale è così differente da diventare quasi parte di un’espressione comica facciale.

    Il titolo (e il sottotitolo) italiano

    Poster VHS
    Finiti gli elogi, concludo con una considerazione sul titolo italiano Aliens – Scontro finale. Apprezzo che i titolisti italiani all’epoca abbiano immaginato che questo capolavoro potesse essere il capitolo ultimo della serie (infatti, come continuare la serie se i protagonisti hanno nuclearizzato un area “pari allo stato del Nebraska”, giusto?) ma non avevano fatto i conti con l’avidità di Hollywood che ha inutilmente proseguito una serie che poteva tranquillamente fermarsi in grande stile con il film di James Cameron invece di propinarci seguiti discutibilmente brutti e film derivativi anche peggiori.
    Per me questo secondo film è davvero lo scontro “finale”, i capitoli successivi li considero al pari di un esercizio di immaginazione (Alien3) o non li considero affatto (Alien: La Clonazione). In merito al titolo di questo secondo capitolo vi rimando ad una vecchia puntata di “titoli italioti” dove era stato definito “poco lungimirante” e concludo con una vignetta che, come spesso accade da queste parti, non ha a che vedere con niente di quello che è stato detto…
    ma è un malocchio questo

  • Prometheus – La recensione italiota


    Un’imprevista partenza per il Regno Unito. Prenoto i biglietti all’ultimo secondo, la mattina dopo mi trovo già sull’aereo Ryanair, assonnato. C’era qualcosa che dovevo assolutamente fare approfittando di questo viaggio, penso, ma non mi viene in mente niente, troppo sonno. Il volo ritarda 30 minuti perché in Italia gli aeroporti internazionali sono alla mercè delle esercitazioni militari, ma non fa niente, già dormivo mentre la gente sbraitava “è mezz’ora che aspettiamo! Almeno fateci sapere cosa succede!“. Mi sveglio in volo 45 minuti dopo e come in una scena da Mamma Ho Perso L’Aereo urlo una sola parola: PROMETHEUS!!!
    L’inattesa sosta nel Regno Unito si è rivelata, da questo punto di vista, incredibilmente vantaggiosa. Vedere Promesseus senza dover aspettare fino al 19 Ottobre. La fortuna è a quanto pare dalla mia parte, infatti proprio il giorno dopo dal mio arrivo, Promesseus viene proiettato anche in 2D nei cinema della città dove mi trovo. Fin’ora era soltanto in 3D. Dato che aborro il 3D, attendo un interminabile giorno prima di potermi godere il film al cinema e ieri finalmente eccomi seduto lì nella poltrona. Mando un messaggio al mio amico Fibrottolo per dirgli che sta per iniziare il film e farlo schiattare di invidia. Lui dal caldo-umido a 32° del suo ufficio mi manda una maledizione egizia e mi augura una buona visione.
    Il film inizia e finisce senza che mi domandi mai “ma che ore sono?“, non c’è tempo di farsi simili domande mentre fantascienza pura ti viene vomitata in faccia da Ridley Scott. Esco dalla sala soddisfattissimo, già ero al corrente del “finale aperto” e delle polemiche sulle domande senza una risposta… dopo aver visto l’intera serie di Lost questo era davvero niente a confronto.
    Promesseus si confronta male con Alien: Alien è un horror puro con ambientazione fantascientifica. Questo è invece un film di fantascienza pura con alcune, poche, note di horror. Un’ottima scelta secondo me. Pura fantascienza come lo era quella di Mass Effect nel campo videoludico. Il sottoscritto ha apprezzato enormemente.
    Cercherò dunque di parlare di Promesseus senza dare spoiler, quei poverini che se lo vedranno solo ad ottobre hanno già tanto di cui soffrire (per gli spoiler potete leggervi la recensione dei 400 Calci).

    UN FILM MOLTO CRITICATO

    Molti si aspettavano un Alien e ho letto molte critiche riguardo Promesseus prima ancora di vedermelo (evitando gli spoiler accuratamente). Sapevo già cosa aspettarmi più o meno. Tutte le critiche che ho letto sono ahimé fondate anche se questo non toglie dalla bellezza del film:
    , tantissime domande sono lasciate al promesso sequel (e speriamo se ne occupi Scott, altrimenti siamo del gatto)
    , non si capiscono bene le motivazioni di alcuni personaggi
    , i mostri sono troppi e dalle troppe incomprensibili evoluzioni
    , alcuni personaggi sono male ideati e un po’ ridicoli
    Più in dettaglio: abbiamo un geologo che ha l’aspetto di uno “squatter”, testa rasata su un lato con decorazioni alla Blade, temperamento costantemente incazzato, faccia da ceffo che non vorresti incontrare di notte per strada. Gli mancava solo una bottiglia di birra in mano (con dito indice al posto del tappo) e un cane con collare borchiato al guinzaglio. Pensi subito che si tratti di bassa manovalanza, magari un mercenario che segue la spedizione “solo per soldi” (sue testuali parole), invece si scopre a metà film che questo personaggio dovrebbe essere un geologo. Un geologo???
    Il geologo-punk esordisce dicendo ad uno sfigato con gli occhiali (il figlio di Timohty Spall che si presenta come biologo) che non si trova lì per fare amicizia ma unicamente per i soldi. Dopo si unisce alla squadra esplorativa con aria sempre incazzata, vorrebbe persino portarsi dietro un lanciafiamme ma la protagonista, senza alcuna autorità di comando, gli ordina di non portarlo e lui non lo porta. Sicuri che questo non doveva essere un soldato nel copione originale? Forse nel futuro geologia si studia solo nelle accademie militari o negli istituti di recupero per tossico-dipendenti? Mah, boh!
    La squadra trova un complesso alieno formidabile contenente anche tanti cadaveri alieni di 2000 anni fa (ma preservati benissimo), persino un ignorante ne sarebbe almeno incuriosito… ma non il rabbioso geologo-punk, no, lui si incazza perché lui studia rocce e non ci sono rocce da studiare, se ne vuole tornare sulla nave perché evidentemente si sta annoiando a morte all’interno di un complesso alieno inaudito, anzi, in-visto.
    Vi ricordate in Lost i personaggi che non sembravano interessati assolutamente ai misteri dell’isola?
    Ragazzi c’è un complesso sotterraneo su quest’isola dove non ci aspettavamo di trovare altro che palme!
    – Si? E chissenefrega, io sono un uomo di scienza e la curiosità non fa parte della mia professione
    .
    Invece io sono un uomo di fede, quindi sono curioso e indagatore per definizione!
    I personaggi creati dallo stesso autore di Lost si sentono subito e puzzano di merda. I soliti scienziati privi di curiosità verso l’ignoto (Jack il dottore in Lost aveva questa funzione) contro gli uomini di fede che invece sono curiosi e indagatori, vogliono scoprire tutto lo scopribile (Locke in Lost aveva questa funzione)… roba da ignoranti, da farci rimpiangere i personaggi di Emmerich.
    La cosa ancor più incredibile è che il biologo in cerca di amicizia LO SEGUE!!!! Fate un respiro forte e riflettete… il biologo (respiro)… dopo aver visto cadaveri alieni che non analizza nemmeno -questo è compito per un’archeologa piena di fede cristiana- (respiro)… decide di tornarsene sull’astronave insieme al geologo-punk. Il biologo (respiro)… non sembra avere alcun interesse professionale… (respiro) verso i corpi alieni… nessuno! NESSUNO!!! (iperventilazione)
    A questo punto già sai che due personaggi creati così male non possono che essere carne da macello come nei più classici “slasher movies” alla Venerdì 13. Difatti molto presto accade che mentre gli altri tornano di fretta alla nave per una sopraggiunta tempesta, i due si trovano bloccati nel pauroso complesso alieno (vi ricorda Stargate? A me si). Incappano ben presto in un alieno gigeriano uscito da una melma nera (alla X-Files) e la morte non tarda ad arrivare, specie perché il biologo vuole far amicizia con l’essere da lui definito “simil-rettile”, questo tanto per ricordarci che lui è un biologo della domenica. Entrambi muoiono in maniera atroce e gigeriana (=cose infilate in bocca) anche se senza farci troppa impressione. Liberatici di questi due pseudo-personaggi, il film può tornare finalmente su standard un po’ più alti.

    Poi c’erano due co-piloti che vediamo praticamente solo alla fine e il cui sacrificio lascia un po’ perplessi visto che li abbiamo notati solo a 3 minuti dai titoli di coda.
    Parlando di personaggi ridicoli, concludo con Guy Pearce invecchiato cosmeticamente che mi ha subito ricordato Biff Tannen in Ritorno al Futuro Parte II.
    E’ evidente che lo rivedremo in qualche flashback nei prossimi capitoli della pre-saga, altrimenti non avrebbe senso la sua presenza.

    LE MIE CRITICHE

    Troppi personaggi. All’inizio del film la nave Prometheus viene descritta come vascello da esplorazione con 17 membri di equipaggio. WOW ho pensato, come faremo a ricordarceli tutti? Speravo in una provvidenziale morte della metà di loro nei primi 10 minuti del film (alla Alien3), invece no, fino alla fine vediamo personaggi secondari apparire su schermo e viene da pensare “chi era quello?” e di conseguenza “perché dovremmo interessarci al loro destino?” (la stessa domanda che mi ponevo ogni cinque secondi ne’ La Cosa). Dimenticatevi i memorabili personaggi della saga di Alien, qui non mi ricordo nemmeno il nome della protagonista, figuriamoci!
    Ok alcuni personaggi ERANO memorabili: il capitano di colore, Charlize Theron (ormai diventata una MIMF), la protagonista archeologa e il suo collega/amante, l’ambiguo androide David  e… basta! Su 17 solo 5 erano memorabili. Ovviamente c’è anche il geologo-punk e il biologo della domenica, che erano memorabili ma non per motivi buoni.

    L’accento di una donna. Ok questo non lo sentirete nel film doppiato per fortuna (+1 punto al doppiaggio dei film) ma un personaggio aveva un accento della periferia di Glasgow inutilmente marcato (non un accetto genericamente scozzese). L’effetto era orrendo persino, anzi, soprattutto per la mia ragazza scozzese ed impoveriva il film. Vi immaginate un ipotetico film di fantascienza italiano a budget altissimo e attori di un certo calibro dove il medico di bordo parla con accento sardo? Non sarebbe fuori luogo? Non farebbe incazzare persino i sardi? E se parlasse come Di Pietro? O come il santone che porta la parola di Quelo?

    Prevedibilità. Grazie anche al dannatissimo trailer, denso di scene prese dall’ultima mezz’ora del film, la trama è stata almeno per me piuttosto prevedibile più che si andava avanti col film. Nessun colpo di scena lascia veramente esterrefatti.

    Alcuni aspetti scientifici. Cercherò di non tediarvi con le mie obiezioni di natura scientifica, vi dico solo che abbiamo una macchina-bara per la chirurgia alla quale voi dite cosa vi volete fare, entrate nella bara e la macchina esegue l’operazione con minimo uso di anestesia (quella ve la fate voi come optional, non è fornita nel pacchetto). La macchina era sperimentale e non ancora progettata per le donne, nonostante ciò la protagonista riesce a farsi fare un cesareo, dicendo al computer di “aprire e togliere il corpo estraneo in area addominale”… semplice no? NO! L’allegro chirurgo spruzza una minima dose di disinfettante, taglia la pancia, cala un gancio all’interno e fa la sua pesca miracolosa… fosse stato un uomo (come la macchina supponeva) si sarebbe dovuto almeno sollevare il grande omento, spostare un po’ di intestino tenue, estrarre il corpo. Qui siamo invece in presenza di un’operazione immaginata da chi di chirugia non sa niente: un taglio, e la mano meccanica estrae il tutto… come tirare fuori un oggetto da un sacco e ricucire il sacco. Ci sarebbe da obiettare che una macchina solo programmata per il genere maschile potrebbe potenzialmente identificare l’intero utero come corpo estraneo. Perché infatti avrebbe dovuto tagliare la sua parete ed estrarre qualcosa dal suo interno se non sa nemmeno che cosa sia l’utero? Le macchine non improvvisano di certo. Invece no, tira fuori il feto alieno e la protagonista strappa il cordone ombelicale, non lo spezza, lo tira proprio via “a strappo”… incurante dei gravi rischi di una simile procedura. Si sono dimenticati anche della placenta, credo le sia rimasta dentro… forse se l’è ritrovata dopo nelle mutande e non ce l’hanno mostrato, chi sa? La mano maschile in questa sceneggiatura è qui palese.
    Una graffettatura esterna poi ha risolto tutto il resto (ma si, lasciamolo aperto questo utero, oppure ricuciamolo insieme alla pelle).

    “Favoloso” poi l’aspetto del DNA, roba che nemmeno in Resident Evil. Ci sono anche baggianate come la datazione al carbonio-14, un DNA immutabile nei secoli come vorrebbero i creazionisti… ma per fortuna sono tutti elementi molto rapidi, un brivido momentaneo che magari tornerà a tormentarmi più che ci penso, per ora non ci penso.

    LE MIE CONTRO-CRITICHE

    Il film è indubbiamente un’esperienza cinematografica incredibile, il giorno dopo ancora ci pensi e cerchi di capire il significato di molte sequenze. Mai viene da pensare “guarda tutta quella CGI”, MAI! Siamo nel 2012 e riscopriamo che i film possono essere girati ancora in luoghi reali. Tutte realistico, credibile e affascinante… eccetto i mostri, sì, quelli non mi hanno stupito molto. Ci sono molte domande insolute che ovviamente attendono uno (o forse due) sequel e speriamo vivamente che non si tratti di un finale alla Lost che lascia tutti delusi e incazzati. Nel frattempo ci godiamo l’atmosfera, attendiamo curiosi gli sviluppi, facciamo qualche supposizione.
    E’ stato detto che il film ruba idee da molte altre pellicole, questo era vero anche per il primo Alien che era stato fatto in questo modo volutamente. La cosa mi ha disturbato poco.
    I fan accaniti di Alien si sono lamentati di quanto poco “Alien” ci fosse in questo film, solo pochi accenni. Ma da Sir Ridley Scott cosa vi aspettavate, una cosa ritrita come Alien3?

    Ah ve l’ho detto che Ridley se ne fotte dei vari Alien Vs. Predator e invece omaggia Aliens di Cameron? Grande Scott!

    Incredibile come Ridley sia capace di realizzare un film allo stesso tempo prevedibile, con alcuni personaggi stupidi eppure di puro intrattenimento e bello a vedersi!

    IL DOPPIAGGIO ITALIOTA

    Ovviamente ancora non so niente del doppiaggio italiano, vi posso dire che gli alieni precedentemente noti col nomignolo di “Space Jokeys” (ovvero “Piloti dello spazio”, secondo la vecchia accezione del termine “jockey”)  vengono chiamati “engineers” (ingegneri), l’astronave è la Prometheus (che venga tradotta? Speriamo di no, non avrebbe senso)… c’è anche una lettura dell’atmosfera del pianeta contenente “azoto”, avranno il coraggio di tradurre nitrogen come nitrogeno così come fecero per il primo Alien?
    Sono tutti quesiti che verranno risolti solo il 19 Ottobre, data della disgraziata uscita italiana di questo film. Ne riparleremo poi.

  • TITOLI ITALIOTI (28^ PUNTATA) – Sequel Fasulli V – Terminatormania


    In passato avevo accennato ad alcuni titoli contenenti la parola “terminator” che veniva usata solo per far cassa sui successi altrui. Per puro caso sono incappato nell’ennesimo film sconosciutissimo e dal titolo truffaldino, TERMINATOR DALL’INFERNO, e così ho deciso di dedicare un intero articoletto ai vari sequel apocrifi di Terminator. Ma vediamo prima questo Terminator dell’inferno: è un film messicano del 1994 che ha per titolo originale “El Hombre de Blanco” e ovviamente non ha niente a che fare con i “terminator” di Cameron. Parla di un assassino vestito di bianco dai connotati sovrannaturali (ovvero che non sembra essere possibile uccidere). Questo è quello che sono riuscito a capire leggendo qualche trama quà e là. La distribuzione italiana di questo film è avvenuta via VHS a cura dell’italiota Number One Video e sappiate che qualcuno ne vende una copia su ebay per 30 euro + 7 euro di raccomandata (mi raccomando correte a comprarlo!).
    Riassumiamo un po’ questi vari Terminator allora. Eccetto i canonici primi due film…

    • Terminator (1984, USA. Titolo originale: The Terminator)

    …in ordine cronologico abbiamo avuto anche:

    • Terminators 2 (1987, Australia. Titolo originale: The Time Guardian)
    • Terminator II (1990, Italia)
      Anche noto in America come Aliens 2, Alienators o Shocking Dark (“shocking title” piuttosto!). L’autore di questo ennesimo filmaccio indicibile è il solito (fu-)Bruno Mattei noto nel genere trash per i suoi vari “exploitation movies”, ovvero film che vorrebbero imitare famose pellicole americane o almeno campare sulla loro fama con la minor spesa. Mattei ha diretto “capolavori” come: Fauci Crudeli – Cruel Jaws (titolo ispirato a Jaws, ovvero Lo Squalo), Robotwar – Robot da guerra (un mix di Robocop e Predator), e la serie Strike Commando (ispirati ai vari Rambo). Vi potete immaginare di che cosa sia un misto questo “alienators”. In questo caso però l’imitazione è più su Aliens che Terminator.
      Vi consiglio due brevi recensioni: la prima nella sezione “So bad it’s good” del sito Alexvisani e la seconda su Film per pochi (favoloso il titolo del blog).
    • Terminator dall’Inferno (1994, Mexico. Titolo originale: El Hombre De Blanco)

      In proposito vi riporto la trama da MyMovies:
      Una madre e la sua bambina sono inseguite da un misterioso assassino vestito di bianco spietato e invulnerabile. La premessa fa pensare al soprannaturale, e il finale (molto telefonato) sembra confermare che ci si trovi su un piano metafisico, anche se in verità che cosa succeda alla fine non è molto chiaro neppure a chi sia rimasto sveglio per tutto il film. Come non è chiaro a che cosa alluda la ponderosa frase finale che riguarda la morte che non se ne va mai via a mani vuote. Succede poco e molto lentamente. Se esiste il tempo soggettivo, questo film dura molto di più dell’ora e venti effettiva. Cardona jr stiracchia lo spunto in modo intollerabile, ma lo mette in scena con competenza. Naturalmente, Terminator non c’entra nulla
      .
    • Cyborg Terminator 2 (1995, USA. Titolo originale: Nemesis 2: Nebula)
      Già ne parlai in passato (vedi link), anche qui la trama è fortemente scopiazzata da Terminator (con sprazzi di Predator).

    INFINE

    • Non contenente la parola “Terminator” ma pur sempre ITALIANISSIMO c’è Vendetta dal Futuro (1986), o “Mani di Pietra”, che è una copia di Terminator molto più di quanto non lo siano vari altri film con la parola “terminator” nel titolo (pur sempre rimanendo lontano anni luce da qualsiasi cosa mai prodotta da Cameron).

    Una nota curiosa, il film Terminator Woman (1993, USA), che non ha a che fare con un robot ma semplicemente con una “donna letale”; in Italia è stato distribuito con vari titoli: Double Target (in VHS) e Un testimone da proteggere o Uno scomodo ostacolo (in televisione) . Nessuno di questi però ha la tanto ambita parola “terminator” quasi a ribadire ai distributori esteri che i sequel apocrifi sono solo cosa nostra. 😉
    All’estero in realtà non sono da meno con questi titoli contenenti la parola Terminator, difatti esiste: Lady Terminator (1985), Russian Terminator (1989), Terminator Woman (1993) di cui parlavo un attimo fa, Alien Terminator (1995) e altri. Con l’eccezione di Terminator Woman non credo che gli altri abbiano mai avuto una distribuzione italiana, ma qui lo dico e qui lo nego.
    Alla ricerca di immagini ho trovato anche questa lista che a saperlo prima mi avrebbe risparmiato molto tempo. Dateci un’occhiata perché contiene anche clip video dai vari film.

  • Chicche quotidiane (18) – Gioielli di famiglia


    Talvolta gli adattamenti italiani rendono certe scene più credibili o sensate. E’ il caso di Titanic di James Cameron (credete che mi sarei lasciato sfuggire l’anniversario?) dove nel finale troviamo la sequenza della centenaria nonnetta che getta impunemente un prezioso nel mare. Mi mantengo generico per chi al mondo possa non aver mai visto Titanic, in seguito troverete spoiler ben più grandi, avvertiti!
    Chiamatemi terra terra, chiamatemi genovese, chiamatemi scozzese, ma non ho mai accettato questo gesto “poetico” finale della vecchietta. Ogni volta che vedo Titanic e la vecchia getta il gioiello più prezioso del mondo nell’abisso atlantico mi viene da dire “non lo fare vecchia rimbambita! Ferma!!!“. Altro che frasi della mamma: “ci sono bambini in Africa che muoiono di fame e tu getti il cibo”! Questo è un gesto sbagliato a più livelli. Comunque, mie personalissime considerazioni a parte…
    In inglese il gesto è accompagnato (anzi aggravato) da un fastidiosissimo e senile “oh!”, quasi come se stesse gettando del mangime ai piccioni. L’espressione di chi dice con ironia “oh guarda che sbadata!” e intanto fa esattamente quello che intendeva fare.
    In italiano si è optato per qualcosa di molto più accettabile e meno ridicolo anche se probabilmente equivalente in quanto a significato. Forse persino i doppiatori avranno trovato che un gesto tanto sfacciato potesse diventare inaccetabile se accompagnato da un ironico “oh!” e quindi noterete come l’espressione compiaciuta della vecchia sia diversa nella nostra lingua.
    Ecco qui la clip audio: www.youtube.com/watch?v=bqBhf1-LCZo
    Maledetta vecchiaccia, segati le mani! Potevi buttarti tu e ricongiungerti con Jack invece. Anche questa soluzione avrebbe avuto senso o no?
    La spiegazione di questa scena in realtà è rintracciabile nel finale alternativo che personalmente mi è piaciuto anche di più di quello originale (lo so questa è blasfemia per i fan duri e puri di Titanic) quindi non mi spingo oltre nell’interpretare le possibili motivazioni di questo velato cambio di espressione dall’inglese all’italiano, ma mi piace concludere qui con la citazione dal film Una settimana da Dio segnalatami da Leo:
    Jim Carrey: Allora mammina, dimmi… perché hai gettato il diamante blu, Cuore dell’Oceano, oltre la ringhiera del Titanic? Ti sei sentita in colpa a lasciare affogare DiCaprio mentre tu galleggiavi sana e salva su quella bella porta? Non potevate fare turni? Oppure avevi troppa paura di congelarti quel bel CULONE GRASSO!?
    Finché dura il link potete vedervi questa divertente scena qui. Curioso da notare come Tonino Accolla abbia partecipato sia a Una Settimana da Dio (per la voce di Jim Carrey) sia a Titanic (come voce di Bill Paxton). Forse anche lui come Carrey si sarà levato qualche sassolino dalla scarpa con questa battuta?

  • Critica alla Critica – 1° episodio – Aliens – Scontro Finale

    C’è stato un ritardo di un giorno, a voler essere ridicolo potrei dirvi che c’è stato un delay di un giorno, si perchè oggi giorno si può usare l’inglese a caso o a cazzo (e comunque a sproposito). Ad ogni modo c’è stato un ritardo di un giorno, doveva essere pubblicato mercoledì, ma meglio tardi che mai. Seguite questo link –> CRITICA ALLA CRITICA – Aliens Scontro Finale per leggervi il primo pezzo della mia nuova rubrica che viene pubblicata settimanalmente sul sito Vita di un IO per permettere a questo mio blog di rimanere dedicato al suo scopo ufficiale, ovvero la pubblica esposizione di doppiaggi atroci e (ogni tanto anche) l’elogio di quelli ben fatti.