• Home
  • Tag Archives:  Claudio Sorrentino
  • Interceptor, il guerriero della strada – Un doppiaggio d'altri tempi per un film d'altri tempi

    mad-max-road-warrior-blu-ray

    Il secondo Mad Max si rivela un seguito essenzialmente diverso e migliore. È l’equivalente post-apocalittico de’ La Casa 2, ovvero contiene tutto ciò che il regista avrebbe voluto mettere nel primo film, ma finalmente con i soldi per poterlo fare!
    Gli diedero il budget più alto mai speso in Australia fino ad allora per un film. L’Australia non è Hollywood, quindi un budget simile rimane comunque nel limite del “ti aggiungiamo uno zero al costo del tuo primo film… e ci stiamo dissanguando”; il quale film, ricordiamo, era stato finanziato praticamente da Miller stesso attraverso turni extra di guardia medica (a quei tempi Miller era appena laureato in medicina). Ciononostante, anche quel solo zero in più sull’assegno permise a George Miller di fare tutto ciò che aveva in mente di fare.
    Basta(!) quindi con la retribuzione degli stuntmen non professionisti a suon di casse di Peroni gelate e mai più sarebbe ricorso al furto con destrezza di cartelli (e oggettistica varia) presi “in prestito” dai portici dei negozi dell’outback australiano prima dell’orario di apertura. Adesso Miller poteva permettersi un vero e proprio set futuristico costruito nel bel mezzo del deserto australiano (e di farlo poi saltare in aria alla fine del film), poteva permettersi anche dei veri costumi, un numero maggiore di veicoli da sfasciare, dei veri stuntmen… e con gli spiccioli avanzati, qualche scatolone su cui farli cascare.

    Speriamo abbiano messo abbastanza scatoloni

    Speriamo abbiano messo abbastanza scatoloni


    Le ossa rotte in questo film non sono mancate, ma sullo schermo si ripagano da sole! A certi voli che si vedono su schermo c’è da prendere il cellulare al volo e controllare Wikipedia solo per assicurarsi che non sia morto nessuno durante le riprese del film. Colonna sonora e fotografia di questo film sono a livelli inaspettati di spettacolarità. Non è un caso che il secondo capitolo di Mad Max sia il più amato dei tre a livello mondiale.
    Quello che nel 2015, agli occhi dei più giovani, potrebbe sembrare un film da poco, in realtà supera in azione (e in tensione) la maggior parte dei polpettoni “action” che sfornano oggi come il pane toscano: insipido e spesso già stantio.
    Addio lettori toscani, è stato bello avervi conosciuto.

    ___________________

    Vi piace la locandina rubata ad un altro sito?

    Vi piace la locandina rubata ad un altro sito?


    In un precedente articolo avevamo visto come il primo film di Mad Max, da noi intitolato Interceptor dal nome dell’auto “supercarburata” che guida il protagonista, contenesse alcune strambe scelte di adattamento, un paio di errori di traduzione (errare humanum est), alcuni nomi alterati accanto ad altri mantenuti in inglese – ma pronunciati in maniera curiosa. Tutto sommato però si trattava di un lavoro eccellente, recitato alla vecchia maniera (forse anche troppo alla vecchia maniera, secondo l’opinione di Carlo Marini che doppiava Mel), con frasi mai e poi mai tradotte pedissequamente… insomma un vero e proprio doppiaggio vecchio stile. Difatti nonostante le pecche ne consigliavo una visione esclusivamente in lingua italiana!
    Dopo aver conversato con Carlo Marini, voce di Mel Gibson, sono venuti alla luce dettagli fino ad ora non noti riguardo l’adattamento dei primi due film della serie (aspettate però che io pubblichi l’intervista completa con Carlo Marini prima di precipitarvi ad aggiornare Wikipedia e Antonio Genna come dei forsennati):
    in primis che la direzione del doppiaggio del primo film era in mano a Emilio Cigoli, classe 1909, noto come voce italiana di John Wayne e di molti altri eroi americani degli anni ’50-’60. Insomma, uno che non si sarebbe mai sognato di lasciare un vocabolo inglese ignoto in un film doppiato, ma che allo stesso tempo impediva a Marini di esprimersi liberamente nell’interpretazione di Mel Gibson, specialmente nelle scene del primo film in cui lo vediamo affaticato/disperato e ciononostante con una voce inflessibile, dato che, secondo Cigoli, “un eroe non si affatica mai!” citazione necessaria
    Neanche la scalinata di Pai Mei piegherebbe Mad Max in italiano.

    Neanche la scalinata di Pai Mei farebbe venire il fiatone Mad Max in italiano.


    Quindi anche se Mad Max dovesse correre la distanza da Maratona ad Atene sotto il peso di un’armatura, nella traccia italiana lo sentireste pronunciare “abbiamo vinto” in un bellissimo italiano, calmo e impostato. Inutile fu lo sforzo di Marini nel far notare al direttore, Cigoli, che Mad Max non è esattamente il prototipo di eroe senza macchia, in stile vecchia Hollywood. È un uomo accecato dalla vendetta nel primo film e indifferente alle sofferenze umane nel secondo, nel quale aiuta i “buoni” solo per suo tornaconto personale.
    Il ritorno, anche nel secondo film, di Carlo Marini su Mel Gibson consente alla serie di proseguire la strada e di far tesoro dell’eredità di Cigoli, con adattamento e recitazioni ancora in stile anni ’50-’60 (con tutti i pregi e i difetti che ne seguono) ma, se nel primo film questo tipo di adattamento altro non è che una piacevole aggiunta, è nel secondo che il doppiaggio in stile “vecchio western hollywoodiano” trova tutta la sua ragione d’essere!
    Awanagana!

    Awanagana!


    Difatti, mentre il primo “Mad Max” può ricordare più un road movie indipendente degli anni ’70, con il secondo capitolo vediamo una trama classicheggiante ripresa dall’Iliade e una caratterizzazione dei personaggi che sembrano invece presi direttamente dai western di Sergio Leone (il protagonista taciturno e solitario) e da quelli di John Ford (i barbari motorizzati come indiani pellirossa)… quale miglior connubio potevamo desiderare tra un film che richiama fortemente ad uno stile “classico” ed un doppiaggio italiano tipico proprio di quei generi che Mad Max ripresenta in chiave post-apocalittica?
    Amazzoni post-apocalittiche

    Amazzoni post-apocalittiche


    Il solo prologo di questo secondo film rasenta la poesia se confrontato con il testo originale, vi cito solo un piccolo frammento invitandovi a cercarvelo per intero su YouTube:

    Ordinary men were battered and smashed.
    I deboli scomparivano senza lasciare neanche il segno di una croce… su delle misere pietre.

    Questa sola frase ci ricorda come dovrebbe essere l’adattamento dei dialoghi di un film e di come invece non è più. Frasi che sembrano nate in lingua italiana e non la traslitterazione parola per parola, con costrutti anglosassoni, come ahimè accade sempre più spesso nei film doppiati di oggi! Questa è la chiave di un buon adattamento… e non il far dire a Captain America che c’è bisogno di un pararescue (a cui piace l’Ultimate Fighting) per bypassare il blade server di targeting e per fare il back-up dell’hard drive degli helicarrier Insight, grazie ad un software tracer.
    Ah, se solo questi fossero dialoghi di mia immaginazione e non la cruda realtà dell’adattamento moderno.
    Torniamo a noi.
    Il prologo appena citato, che apre il film Interceptor – Il guerriero della strada, è narrato da Mario Milita il quale, un decennio più tardi, sarebbe divenuto molto celebre come voce di nonno Simpson nell’omonima serie. Difatti, riguardando oggi quella scena di apertura di Mad Max 2, per quanto poetica, viene un po’ da ridere ripensando al personaggio di nonno Simpson che parla a vanvera.
    Proprio per questo vi ho preparato una chicca narrata dal nostro Leo:
    Nonno Simpson narra l’introduzione di Interceptor – Il Guerriero della strada
    copertina-blog
    Un’altra voce nota che compare all’inizio del film è quella di Claudio Sorrentino sul personaggio del pilota. Ironia vuole che Sorrentino sia poi diventato la voce “ufficiale” di Mel Gibson neanche pochi anni dopo, immortalandone i personaggi da Arma Letale in poi. È un po’ strano sentire la sua voce provenire da un personaggio che parla proprio rivolgendosi a Mel Gibson. Un po’ come quello che successe con La Febbre del Sabato Sera in cui Sorrentino doppiava l’amico di Travolta, prima che diventasse la voce “ufficiale” di Travolta stesso e finisse anche per doppiarlo nel ridoppiaggio per DVD/Bluray, facendo dimenticare così a tutti che la prima voce di Tony Manero fu del grande Flavio Bucci.
    Lo stesso personaggio del pilota ritorna nel terzo film di Mad Max con la voce, forse anche più adeguata, di Mino Caprio (oggi noto come voce del personaggio animato Peter Griffin).
    Mad Max Sorrentino
    Parliamo della versione italiana… ci sono errori degni di nota?
    In realtà… no! Una cosa che forse non è ben chiara in italiano, così come lo è in inglese, è l’omosessualità di molti dei barbari, pressoché impercettibile nella nostra versione.
    Difatti, mentre in italiano la voce del cattivo “Humungus” declama a ripetizione “io sono il grande Humungus. Per la gloria del grande Humungus, datemi la benzina“, nella traccia audio inglese sentiamo anche altro, ad esempio:

    Smegma crazies to the left!
    Gayboy berserkers to the gate!

    Una cosa che potrebbe tradursi molto liberamente con qualcosa come “ragazzi smegma, attaccate da sinistra! Checche isteriche ai cancelli!“.
    In realtà un qualche riferimento a quelle battute si trova anche nei dialoghi italiani ma le parole sono indistinguibili perché coperte dagli effetti sonori di quella scena. Quindi qualcosa c’è, ma non perviene.

    Le checche isteriche

    Checche isteriche post-apocalittiche


    Le eventuali differenze nella versione italiana non sono da imputare a errori, bensì a scelte di adattamento:
    Il Mostruoso

    Il Mostruoso “Lord Enorme”

    Nothing can escape! The Humungus rules the Wasteland!
    A noi non sfugge nessuno! I padroni delle terre perdute sono gli Humungus.

    There has been too much violence, too much pain.
    La vita degli Humungus è troppo preziosa.

    l’ll talk to this Humungus!
    Vado io a parlare con quel capo Humungus!

    Dai dialoghi italiani capiamo che la banda di barbari motorizzati si chiama “Humungus” e il tizio con la maschera da hockey è il loro Signore, Lord Humungus. In realtà tali barbari non hanno un nome in inglese, è solo il loro capo che si chiama Humungus (in inglese la parola “humungous” è un superlativo alla maniera fantozziana, che suona come “mostruosamente enorme”), un nome usato al modo di un titolo regale o militare (tipo Shogun), quindi la traduzione corretta di quella prima frase sarebbe dovuta essere “Lord Humungus è il padrone delle terre perdute“, e non “i padroni delle terre perdute sono gli Humungus“.
    Nel resto del film sentiamo parlare degli “Humungus” con riferimento a questo gruppo di vandali del dopobomba. Vista la coerenza con cui viene usata questa parola durante tutto il film doppiato, non lo considero un vero e proprio errore, quanto piuttosto una scelta di adattamento che conferisce un nome alla banda nemica (altrimenti senza nome).

    Sogni mostruosamente post-atomici

    Sogni mostruosamente post-atomici


    Altre alterazioni che non sono errori…
    Non menzionato in italiano (e a buon ragione), il capitano Valiant, leader del villaggio, che si chiama “Pappagallo”… quindi se leggete una recensione del film dove si parla di un tale “Pappagallo” vuol dire che l’hanno copiata da una recensione scritta in inglese; il bambino selvaggio (“feral kid” nei titoli di coda) viene nominato come “kid” nel doppiaggio italiano (“boy” in originale), ma considerando che Superman degli anni ’50-’60 in Italia si chiamava Nembo Kid, la cosa non mi sorprende. È uno di quei vocaboli inglesi adottati nella lingua italiana dei giovani del boom economico e poi caduti praticamente in disuso. Un po’ come “bounty killer“.
    Senza contestualizzazione storica, lo spettatore moderno occasionale potrebbe supporre che il nome del bambino sia “Kidd”, il che non creerebbe neanche troppi problemi, quindi funziona per qualsiasi generazione di spettatori.
    Il Parrocchetto

    L’uomo-parrocchetto


    Ci sarebbe da notare che nella scena del discorso di “Pappagallo”, una delle battute sembra essere tagliata e poi l’intera traccia audio va fuori sincrono. Questo credo sia da attribuirsi alla distribuzione Warner. Infatti, originariamente, al cinema arrivò una versione più lunga che poi la Warner tagliò negli Stati Uniti per la distribuzione home video. Il problema tutto italiano origina dalla brutta abitudine della Warner di distribuire in Italia le versioni americane dei propri film, su cui poi ci “appiccicano sopra” l’audio doppiato. Trovandosi per le mani dunque una versione americana più breve dell’audio italiano dalla versione cinematografica, avranno dovuto tagliare e appiccicare in malo modo frasi non nate per essere tagliuzzate, introducendo anche un fuori sincrono fastidioso che ancora oggi persiste nelle versioni DVD e BluRay.
    E i tanti nomi storpiati del primo film dove sono finiti? Scomparsi nelle terre perdute.
    Mentre il primo film era pieno di piccoli errori abbastanza curiosi, questo secondo capitolo è qualitativamente migliore dal punto di vista dell’adattamento. Difatti, data l’ambientazione post-apocalittica dove la vita non è data per scontata e i nomi importano poco (il cane di Mel in inglese era chiamato semplicemente “dog”, così come il bambino era chiamato “boy”), il film Mad Max 2 presenta pochi nomi stranieri e in generale pochi dialoghi (Mel Gibson apre bocca appena 16 volte), quindi anche meno occasioni di errori.

    “Dog” (personaggio che parla più di molti altri nel film)


    Voglio fare una piccola parentesi storica sull’adattamento e che deriva dalla mia conversazione con Carlo Marini:
    È imperativo sottolineare che, come mi raccontava Marini, ai tempi di Mad Max, il ruolo del direttore del doppiaggio era quello di ricordare a memoria le intonazioni e le intenzioni delle battute originali, in modo da dirigere al meglio la recitazione dei doppiatori, i quali leggevano le loro battute italiane su un copione tradotto ma non avevano alcun ausilio audio.
    Piccole variazioni sui concetti, sulla pronuncia dei nomi, etc… sono quindi da imputare, nel caso di film di quel periodo, non solo ad umani errori di chi traduce il copione originale, ma anche al fatto che non era disponibile l’audio originale da riascoltare prima di registrare la propria battuta. Gli anelli su cui registrare le battute doppiate difatti erano muti, stava al direttore “dirigere” gli attori su quella che si potrebbe definire una “tela bianca”, il tutto basato sulla memoria di ciò che era stato visto dal direttore in fase preliminare.
    Ovviamente rimando all’intervista con Carlo Marini di prossima pubblicazione. Abbiate pazienza, a Doppiaggi Italioti abbiamo la mente più veloce delle mani.
    Molto comici però rimangono due piccoli momenti segnalati da un mio lettore: 1) la voce del ragazzo che nella notte dei preparativi per la partenza risponde “Bene, non ti preoccupare”, non può essere un vero attore! A detta di chi me l’ha segnalata “pare un commercialista genoves”; 2) l’assistente di Pappagallo che scivola clamorosamente sul romanesco dicendo “abbiamo perso altri otto uomini STAMMATINA”.

    Conclusione

    Per concludere, Mad Max 2 è un altro film adattato bene, pieno di voci dal familiare allo stranoto anche su ruoli minori, praticamente senza errori di traduzione (qualsiasi incongruenza è attribuibile a scelte di adattamento) e in questo caso ne consiglio la visione in entrambe le lingue perché, al contrario del primo film, i dialoghi qui sono comprensibili anche in inglese. Tuttavia, quando lo vedrete in italiano, fatelo come se steste guardando un vecchio western hollywoodiano doppiato in italiano, il film ne guadagna.

    La faccia di Evit quando gli chiedete di parlare di Mad Max 2

    La faccia di Evit quando gli chiedete di parlare di Mad Max 2

    ______________________

    TITOLO ITALIOTA BONUS

    Parlando di sequel apocrifi, nel 1983 qualche “indipendente regionale” ebbe la faccia tosta di prendere un film del 1977 chiamato “Speed Trap” e distribuirlo in Italia come SPEED INTERCEPTOR III (o “Speed Interceptor III°), cercando dunque di spacciarlo come il terzo capitolo della serie.
    speed interceptor III
    Confrontatelo con la locandina originale…
    interceptor
    Fate un po’ voi.
    Il vero terzo capitolo della serie con Mel Gibson sarebbe arrivato soltanto nel 1985 con il titolo di Mad Max – Oltre la sfera del tuono. Ma questa è un’altra storia.

  • Altri 5 attori che la voce dei nostri doppiatori se la sognano

    paveseInizio con una nota particolare su Paila Pavese.
    Paila Pavese sembra la voce perfetta per chiunque lei doppi, che sia Kim Basinger in Batman, Karen Allen nei Predatori dell’Arca Perduta, Sigourney Weaver in Gorilla nella Nebbia o Kathleen Turner (Jessica Rabbit) in Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?.
    In generale sembra essere particolarmente adatta nei ruoli della “damigella in pericolo”, riuscendo però a conferire ai suoi personaggi sia un senso di fragilità che di forza e sensualità (laddove necessaria). E’ un peccato che non abbia mai avuto ruoli stabili nel doppiaggio, bensì la troviamo spesso soltanto come una sorta di doppiatrice “jolly”, forse in sostituzione di altre colleghe di ruolo ma più probabilmente per via del teatro che le impegna molto tempo (e che sembra essere la sua attività principale).
    Mi piacerebbe sentirla più spesso e secondo me, a partire dagli anni ’80 avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare la doppiatrice ufficiale di almeno un paio di attrici americane famose.
    Detto questo, veniamo ai prossimi cinque attori che in italiano sono migliorati dai nostri doppiatori. Trattasi di un sèguito del precedente articolo 5 attori americani che la voce dei nostri doppiatori se la sognano…:
    1) John Travolta – Claudio Sorrentino

    Travolta - Sorrentino

    Eddaisù Johnny, nu’ piàgne! Ti sistemiamo noi in italiano… così passi pure per bravo attore… e no’ da altro!


    Sicuramente molti di voi non ricorderanno che, prima di Pulp Fiction, la carriera di Travolta era praticamente nel cesso! Il pilota scientologo John Travolta era ormai un attore largamente dimenticato. Ne era ben cosciente anche lui mentre firmava un contratto per “Senti chi parla adesso“, il terzo film di una serie che, ci tengo precisare, in Italia è solo famosa grazie ai comici nostrani che davano la voce ai bambini e proprio i bambini erano il pubblico principale di questi film. Quello accadeva nel 1993, ma anche prima di “Senti Chi Parla” del 1989 c’era praticamente un vuoto di 10 anni di filmacci e filmetti, incluso il seguito de’ “La Febbre del Sabato Sera” intitolato “Staying Alive” e diretto da Sylvester Stallone il quale, una mattina del 1983, avrà chiamato l’amico Travolta dicendogli: “yo Johnny, do you want to make some quick cash?“. Uno può anche dare colpa a Scientology ma non credo che una setta possa trasformarti in un scarpa di attore se già non lo eri prima… eppure mi era piaciuto tanto in La Febbre del Sabato Sera… ma, a ben pensarci, mi era piaciuto in italiano.
    In America molti comici famosi su YouTube che magari non conoscete (come Spoony, The Cinema Snob e The Nostalgia Critic) sono  ormai molti anni che lo prendono in giro… e a buon ragione! Perché in Italia non ce ne siamo mai resi conto? E’ semplice, per via di Claudio Sorrentino.
    Come esempio negativo sceglierò un film sconosciuto in Italia e conosciuto in America solo per gli sfottò che gli fanno: Battaglia per la terra (Battlefield Earth, del 2000), 2,4/10 su IMDb. Il film è diventato famoso in particolare per una frase recitata in maniera ridicola da Travolta: “while you were still learning to SPELL YOUR NAME, I was being trained to CONQUER GALAXIES!!!” [nel video troverete prima la traccia inglese e poi quella italiana]. Inutile dire che, a confronto, Sorrentino sarebbe da Oscar, riuscendo difatti a non far risultare per niente ridicola la scena, nonostante le gestualità dell’attore.
    Curiosità: in La Febbre del Sabato Sera, Claudio Sorrentino non doppiava Travolta, bensì uno dei suoi amici, Bobby (quello che poi fa il salto dal ponte di Verrazzano). Il doppiatore di Travolta in quel film era invece Flavio Bucci che qualcuno potrebbe ricordare nei panni del prete-brigante nel Marchese del Grillo. La sua caratterizzazione del personaggio era abbastanza simile a quella di Sorrentino che invece avrebbe ridoppiato Travolta per la versione DVD del film (si, un ridoppiaggio).

    2) Jean-Claude Van Damme – Francesco Pannofino
    Jean-Claude Van Damme
    Tra i suggerimenti emersi nei commenti al precedente articolo c’era lui, Jean-Claude Van Damme, di cui avevo visto soltanto un paio di film in italiano ma non avevo mai sentito in inglese, eccetto che per una recente serie di ridicole pubblicità britanniche per la birra Coors Light dove l’atleta, ormai invecchiato, spara battute e potrebbe ricordare un Rocco Siffredi che in Italia sponsorizza le patatine (ve li immaginate questi due ad una festa? Uno porta la birra, l’altro le patatine).
    Ebbene sono andato alla ricerca di alcuni tra i film più rappresentativi di Van Damme (una ricerca che mi ha rammentato tutti i motivi per cui non sopporto questo atleta-attore, atlettore) e ho notato soltanto una recitazione che ha un po’ della piattezza di Steven Seagal e un po’ della pacchianerìa di Sylvester Stallone… riassume cioè il peggio di altri due attori.
    Van Damme stesso ha ammesso “ero un pessimo attore“:

    “I was a bad actor, man, but the heart was there.”

    (parafrasando: “boia! Come attore ero pessimo… ma ci mettevo il cuore”)
    C’è veramente poco da dire, tutti i suoi doppiatori lo hanno migliorato, con Pannofino in cima alla lista dato che lo ha doppiato più spesso e in molti dei film più noti (nel bene o nel male).
    3) Kevin Costner – Michele Gammino
    Costner - Gammino
    Avevo già detto che Gammino migliora qualsiasi attore e non è un caso che figuri per la seconda volta in queste mie liste. Alcuni degli attori doppiati da Gammino sono già molto bravi e memorabili in lingua originale (es. Harrison Ford, Bob Hoskins), altri attori invece, come ad esempio Steven Seagal di cui ho parlato in precedenza, ma anche molti altri, possono e devono essere migliorati perché altrimenti non risulterebbero “vendibili” sul mercato italiano. Tra questi figura Kevin Costner che, nonostante sia riconosciuto e pluripremiato come regista, come attore invece ha vinto tanti di quei “razzies” che non capisco neanche come possa essere rimasto nell’olimpo degli strapagati per tutti gli anni ’90.
    Costner mi è stato portato all’attenzione dai vostri commenti nel precedente articolo e onestamente non lo avevo mai visto molto in inglese ma, per Diana, sono bastate un paio di scene su YouTube per capire il perché di tutti quei “trofei pernacchia” come attore… molte delle sue interpretazioni sono spesso piatte e immemorabili. Non è un caso che nella cultura popolare americana Costner abbia una pessima reputazione da attore.
    Se siete in grado apprezzare la recitazione in lingua inglese potrete avere un assaggio di Costner in Waterworld da questo link di Youtube, specialmente nelle battute “so can I” seguito da “I got better ones below” che riassumono al meglio la caratteristica piattezza della sua recitazione.
    Da italiani potremmo dire… e chi lo avrebbe mai detto? Dopo così tanti film memorabili e lo status da sex-symbol durante tutta la prima metà degli anni ’90, scoprire che Costner sia una mezza scarpa di attore è certamente uno shock! Tale fama in America è indubbiamente un po’ esagerata… ma in gran parte fondata. Il motivo per cui ignoriamo tale caratteristica recitativa di Costner è principalmente Michele Gammino, sua voce ufficiale. Ma con lui anche altri ottimi doppiatori lo hanno reso memorabilmente “bravo”: Luca Ward in Robin Hood, Sergio Di Stefano negli Intoccabili, sono due eccellenti esempi. Ma quando ci immaginiamo Costner che parla ce lo immaginiamo con la voce di Gammino.
    Non è solo una questione di recitazione ma anche di accenti verosimili; infatti non bisogna dimenticarci che il doppiaggio, in alcuni casi, trasforma disastrose interpretazioni come quella di Costner in Robin Hood: Prince of Thieves, dove Robin Hood parla con un inspiegabile accento americano, in materiale da primo premio nel nostro paese, dove invece il problema degli accenti non si pone. Grazie al doppiaggio italiano persino attori americani scarsi possono impersonare famosi personaggi britannici. Stessa cosa vale per Braveheart dove il protagonista, Mel Gibson, non è che avesse dato la più credibile delle imitazioni dell’accento scozzese (in Scozia ancora ridono dal 1995). Costner ha vinto un “razzie award” come “peggior attore” proprio per Robin Hood… eppure non lo avreste mai detto giudicandolo soltanto dal doppiaggio italiano. Stessa storia per L’Uomo del Giorno Dopo (The Postman) e molti altri.
    4) Michelle Pfeiffer – Emanuela Rossi
    Michelle Pfeiffer - Emanuela Rossi

    I actually still have this feeling I may get found out. That I really am a bad actor and I’ve just been fooling people all this time.

    Michelle Pfeiffer, 2007

    (Traduzione: A dire la verità ho ancora il presentimento che qualcuno possa accorgersene, che sono davvero una cattiva attrice e che ho ingannato la gente per tutto questo tempo.)
    Non lo sapevate che Michelle Pfeiffer era una cattiva attrice? Ok, niente di catastrofico quando la sentite in lingua originale ma, come molte attrici entrate dalla porta del settore moda, è sempre stata una gatta morta adatta in ben pochi ruoli; tanto per rimanere in tema Batman, nel suo ruolo di Catwoman in Batman Returns, per esempio, la Pfeiffer aveva delle ridicole battute che erano recitate, se possibile, in maniera ancora più ridicola. Questo ruolo è stato “salvato”, almeno nella recitazione, da Rossella Izzo che se non altro riusciva a dire “MIAO!” senza farmi accapponare la pelle per la vergogna, come invece avviene in inglese. [scena in italianoscena in inglese]
    Tuttavia Michelle Pfeiffer, in Italia, è più nota con la voce di Emanuela Rossi che potremmo definire la sua doppiatrice “ufficiale”, anzi abituale; Emanuela Rossi l’ha sempre caratterizzata alla perfezione, mai facendomi rimpiangere la voce originale che, vi ricordo, non ha mai vinto un oscar (solo nomination) e se non li ha vinti quando era al top della carriera (tra gli anni ’80 e i ’90) non li vincerà mai! MAI!!!
    Tuttavia, c’è da dire che con l’avanzare degli anni Michelle è migliorata molto ma riesce ancora a farmi cascare le palle per la noia e la mancanza di vitalità quando la vedo in una qualsiasi intervista. Non sorprendentemente, è praticamente scomparsa dopo i suoi pochi anni di picco.
    Passiamo all’ultimo ma non meno importante…
    5) Keanu Reeves – Chiunque lo doppi
    keanu
    Se non conoscevate Keanu Reeves prima di Matrix del 1999 allora forse non sapete che dalla fine degli anni ’80 alla prima metà dei ’90 il signor Reeves veniva assunto quasi esclusivamente perché avrebbe attirato nelle sale cinematografiche frotte di pubblico adolescenziale femminile. Si fa notare in Le Relazioni Pericolose, ma il suo vero successo comincia l’anno dopo con Bill & Ted’s Excellent Adventure (film mai doppiato in Italia per quanto ne sappia) dove interpreta un tipo di personaggio che per lungo tempo gli sarà difficile scrollarsi di dosso, ovvero lo stereotipo del surfista californiano che dice sempre “whoa!“, il tizio non troppo sveglio ma buono e simpatico, qualche canna di tanto in tanto e torso nudo quando possibile… ciò che in inglese si chiama un “dude” (letto: duuuuuuud’h!), in pratica un giovane Lebowski (per chi ha visto Il Grande Lebowski).
    I suoi personaggi, per molti anni a seguire, sono stati praticamente la copia del suo dude di “Bill & Ted” che ritroviamo poi in Parenti, amici e tanti guai (Parenthood), Un mitico viaggio (in originale “Bill & Ted’s bogus journey” sèguito del primo “Bill & Ted” ma che, al contrario del primo, venne doppiato) e Point Break dove interpreta un poliziotto che si infiltra in una banda di surfisti rapinatori di banche (perché chi meglio di lui può interpretare un surfista?); in seguito lo assume quel pervertito di Gus Van Sant che non vedeva l’ora di dargli un ruolo omoerotico insieme ad un altro sex symbol dell’epoca, River Phoenix, coronando così una perversione tutta personale che nei cinema uscirà con il titolo di Belli e dannati (My own private Idaho, 1991).
    Nei primi anni ’90 è ormai evidente che Keanu viene assunto solo perché è “il bello che va di moda”, questo spiega come sia possibile che Francis Ford Coppola abbia ingaggiato lui ed un’altra eroina dell’epoca, Winona Ryder, per interpretare due personaggi londinesi: i loro accenti nel film “Dracula” sono ancora oggi fonte di derisione non solo nel Regno Unito ma in tutto il mondo anglosassone al completo, Sud Africa compreso.

    Dracula

    WHOA gov’nor!


    Via via gli vengono assegnati film di un grado di serietà sempre crescente: Speed, Johnny Mnemonic, Reazione a catena, il profumo del mosto selvatico, l’avvocato del diavolo… ma negli occhi degli americani Keanu Reeves è sempre un “dude” che ogni tanto fa un paio di film più seri, perché non importa se Keanu sta disinnescando una bomba sotto ad un autobus oppure se sta trasportando gigabyte di dati nel suo cervello inseguito dalla Yakuza… rimane sempre un DUDE (!) e nel 1998 ne fanno anche una parodia nello sketch “The Keanu Reeves School of Acting“.
    Con Matrix (1999), Keanu Reeves diventa effettivamente un attore “mainstream” (scusate la parolaccia) che anche vostra madre comincia a riconoscere e si rivende cambiando anche modo di recitare… dalla recitazione in stile “surfista cannato” subentra un nuovo tipo di recitazione oggi giorno molto comune a Hollywood: il sospirato. Keanu Reeves dal 1999 non recita più, sospira e basta. In un certo senso è proprio l’opposto di ciò che aveva fatto fino a quel momento.
    La varietà recitativa di Keanu Reeves dunque è riducibile a due fasi della sua vita: la fase da “surfista”  e la fase “sospirata” (quest’ultima un po’ lo stile di Steven Seagal). Alla luce di questa grande scala interpretativa (comunque Keanu è bravo in quello che fa, solo che non lo vedrete mai in un opera teatrale) non c’è da sorprendersi se vi dico che, praticamente, quasi tutti i doppiatori che lo hanno fatto parlare italiano hanno sempre superato l’originale, in un modo o in un altro.
    Difatti dobbiamo un sentito grazie a Sandro Acerbo che ci ha risparmiato la sofferenza di udire l’atroce inglese ottocentesco esibito da Keanu Reeves in Dracula di Francis Ford Coppola (in quanto a recitazione poteva forse essere all’altezza soltanto di un Dracula di Dario Argento); inoltre è grazie a Luca Ward (forse tra i suoi doppiatori più memorabili) che la recitazione post-1999 di Keanu in italiano non si limita soltanto ad un sospirato, grazie Luca! Un grazie anche al fratello, Andrea Ward, che lo ha doppiato in un paio di film (nei suoi anni da “surfista”) e, ultimo ma non meno importante, Francesco Prando! Grazie a lui, in Italia, ignoriamo del tutto il motivo per cui Johnny Mnemonic sia deriso in tutto il mondo anglosassone per una ridicola scena denominata “I WANT ROOM SERVICE!” (“voglio il servizio in camera“) dove Keanu Reeves sbrocca e comincia una futile filippica elencando tutte le cose che gli piacerebbe avere in quel momento, inclusi “club sandwich”, birre messicane alla spina, puttane da $10.000 a notte e camice fresche di lavanderia come sanno farle all’Imperial Hotel (solo a riscrivere queste battute mi viene da ridere). In italiano è addirittura recitata bene! Grazie signor Prando per la sua estrema professionalità anche in film di dubbia riuscita, grazie!
    [curiosità: i “club” sandwich non sono altro che sandwich a più strati]
    Per me le voci di tutti questi doppiatori si confondono quando penso a Keanu Reeves in italiano… sono tutti bravi e quasi tutti almeno un po’ più bravi di lui. Se solo Keanu Reeves avesse avuto la bravura di alcuni dei nostri doppiatori sarebbe nell’olimpo dei grandi insieme a Meryl Streep, invece è ridotto a mettersi in dubbio con cose tipo 47 Ronin, l’uomo del Tai Chi, o a interpretare film del calibro di Generazione Um….
    Mi dicono spesso di rassomigliare a Keanu Reeves, la mia risposta tipica è puntualmente “peccato che non abbia anche la voce di Luca Ward!“.