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  • Mamma, ho riperso l’aereo – mi sono smarrito a New York: quest’anno il Natale è arrivato in anticipo!

    Vignetta di apertura sulle recensioni di Evit sul blog doppiaggi italioti
    Che il secondo film della serie “Home Alone” non sia all’altezza del primo lo intuii persino io in giovane età quando vidi Mamma, ho riperso l’aereo in un’arena estiva nel 1993 e mia cugina, di un anno più grande, mi chiese perché non ridessi alla scivolata cartonesca di Marv verso l’armadio delle vernici, oppure perché non ridessi a sufficienza della sua folgorazione con tanto di scheletro urlante.

    Marv viene folgorato e diventa uno scheletro, da Mamma ho riperso l'aereo
    OK, quella dello scheletro era esilarante, soprattutto abbinata all’urlo effemminato dell’attore Daniel Stern, ma la degenerazione di Mamma, ho riperso l’aereo con le sue gag da cartone animato purtroppo non gli consentono di rimanere eternamente e interamente godibile come il primo film.

    La premessa stessa è odiossissima. Infatti qui Kevin McCallister non è più vittima delle circostanze bensì pienamente artefice delle sue malefatte grazie alle quali si trasforma da subito in “villain” del suo stesso film, il peggior nemico di se stesso… perché quando capisci di aver sbagliato aereo, ti ritrovi all’aeroporto di New York con la borsa di tuo padre e decidi “si fotta la famiglia in Florida, me la spasso a New York con la carta di credito di papà”, non hai più l’innocenza del bambino che credeva di aver fatto sparire magicamente la propria famiglia e che cercava di difendere la sua dimora dai ladri in attesa che un miracolo la facesse ricomparire… sei solo un bambino stronzo e viziato, e a Natale riceverai solo tante botte.

    Kevin McCallister a New York

    Il cattivo del film

    Premessa a parte, dopo un primo tempo spassoso incentrato su Kevin a New York, trovo che il film affondi stile Titanic, spezzandosi in due prima di calare a picco. Il momento fatidico è quello dell’abbandono dell’hotel di lusso, seguito dalla replica dell’attacco in casa del primo capitolo, che non sarebbe stata neanche una brutta idea in un film simile (“Ghostbusters IIdocet) se non l’avessero condita però di situazioni sempre più improbabili: se nel primo film Marv veniva colpito in testa da un ferro da stiro che cadeva dal piano superiore di casa McCallister, qui viene invece colpito alla testa da svariati mattoni gettati energicamente dal quinto piano di un palazzo. Willy E. Coyote ne sarebbe stato soddisfatto. Neanche la scena in cui Joe Pesci viene catapultato a 10 metri d’altezza grazie ad una leva fatta con un bidone e un’asse di legno della ACME fa guadagnare al film molti punti ai miei occhi.

    Joe Pesci come ladro Harry che vola prima di cascare a terra

    Harry fa pratica nel “salto dello squalo”

    L’adattamento italiano di Mamma, ho riperso l’aereo

    Nonostante il film scada spesso in una sciocca parodia del precedente, l’adattamento italiano si mantiene a livelli alti e per dimostrarvi da subito (e incontrovertibilmente) che il seguito di Mamma, ho perso l’aereo gode di un adattamento italiano tanto ottimo quanto quello del primo capitolo, vi propongo subito questo dialogo preso dai primi minuti del film:

    Kevin McCallister che nel doppiaggio italiano di Mamma ho riperso l'aereo dice sono rimasto fottuto
    Altro che il “vietato ai minori non accompagnati” di Deadpool! Gli anni ’90 ridono in faccia alla Marvel del 2016. Far dire ad un bambino di 10 anni “fottuto” in un film destinato proprio ai bambini è un azzardo che forse non vedremo mai più, i primi anni ’90 erano gli anni d’oro per quel genere di commedia (il periodo del “le parolacce fanno ridere i bambini”).

    Ma passiamo subito alla lista di Evit, ovvero tutti gli elementi degni di nota riguardanti l’adattamento italiano. Questo adattamento italiano, nonostante torni nelle mani capaci di Silvia Monelli, direttrice di doppiaggio del primo film, perde di continuità in alcuni riferimenti al precedente capitolo ed eccoveli tutti, nella poco fantasiosa formula della “lista della spesa”.

    Riferimenti mancati al precedente Mamma ho perso l’aereo

    i ladri del nastro isolante
    Mentre Marv nel primo film proponeva il nome di “the wet bandits” (memorabilmente tradotto come “i banditi del rubinetto“), all’inizio di questo film se ne viene fuori con “the sticky bandits”, adattato come “i ladri del nastro isolante“. Per richiamare il precedente adattamento in realtà avrebbero dovuto proporre “i banditi del nastro isolante” piuttosto. Questo in teoria… magari nella pratica il labiale funzionava meno per via del primo piano di Marv quando lo dice, oppure si erano semplicemente dimenticati del primo adattamento, anche questo può capitare.

    Sul finale (in inglese) ritorna la storia dei banditi del rubinetto, ad emulazione della stessa scena dell’arresto nel primo film…

    mamma2stickybandits

    Nella versione doppiata, Marv diceva: ci pensi, Harry? Diventeremo famosi! ed Harry rispondeva famosi un accidente! (seguito da un calcio in culo), questa frase era al posto di “non siamo i banditi del nastro isolante, sta’ zitto!”.

    Merry Christmas, you filthy animal!
    Tutti voi ricorderete il film in bianco e nero che si guardava Kevin nel primo Mamma ho perso l’aereo, ciò che lo rendeva memorabile anche nel nostro paese era quella frase da annali di storia del cinema: “tieni il resto, lurido bastardo!“. All’interno di Mamma ho riperso l’aereo vediamo il seguito di quel film in bianco e nero (“Angels with Even Filthier Souls”, Angeli con l’anima ancora più sporca) dove lo spietato antagonista questa volta smitraglia la fidanzata infedele per poi tirar fuori un’altra perla delle sue: “Buon Natale, maledetto animale!“.

    In originale si trattava però della stessa battuta usata nel precedente film “ya filthy animal!“, letteralmente “lurido animale!”. Riferendosi adesso ad una donna però, il primo adattamento, “lurido bastardo”, non solo non era chiaramente riproponibile (“lurida bastarda” avrebbe travalicato le intenzioni della frase originale) ma cambiandolo al femminile non avrebbe comunque funzionato vista la scena successiva dove Kevin sfrutta quei dialoghi per scacciare il concierge dell’albergo. Si tratta dunque di uno di quei cambiamenti, purtroppo necessari, a svantaggio della continuità delle battute tra il primo film e il secondo. In italiano quel personaggio, semplicemente, ne tirava fuori un’altra delle sue; in inglese invece la comicità della scena viene anche dallo scoprire che la stessa identica battuta veniva riproposta a qualsiasi vittima, uomo o donna che fosse, chiamandoli tutti “luridi animali”.

    Me lo immagino un terzo film in cui vediamo il cattivone ripetere il mortale conto alla rovescia al suo cane per un crimine minore, tipo aver fatto la pipì sul tappeto, e poi concludere la sparatoria con un “stai a cuccia, lurido animale!”. Aspettate… mi è venuto in mente che esiste anche un terzo film ma io non l’ho mai visto, ditemi che c’era una scena simile!

    I due ladri di Mamma ho riperso l'aereo
    Un altro piccolo elemento ricorrente nella versione originale, ma alterato in fase di adattamento, è l’augurio che si scambiano i due ladri “crowbars up!” (letteralmente “su i piedi di porco”), una specie di cin-cin tra scassinatori che nel primo film era stato tradotto con il termine “presentatàrm” mentre nel secondo film viene tradotto come “onore alle armi”. Questo è solo un altro piccolo elemento che avrete sentito in entrambi i film e che magari non avreste potuto immaginare si trattasse della stessa battuta.

    Riferimenti che nel 1992 forse non avreste capito e quindi sono stati cambiati

    Quando i due ladri svaligiano il negozio di giocattoli e si ritrovano davanti ai soldi destinati all’ospedale pediatrico esclamano…

    Merry Christmas, Harry. Happy Hanukkah, Marv! Home alone 2
    Nell’adattamento italiano troviamo un più familiare scambio di auguri al suo posto:

    – Buon Natale, Harry.
    – Felice anno nuovo, Marv.

    Scommetto che non avreste mai sospettato che Marv fosse ebreo.

    Riferimenti che non avreste capito comunque

    Gesto scaramantico dei genitori di Kevin che bussano sul legno, da Mamma ho riperso l'aereo
    Quando il padre dice “sembrerà strano ma i bagagli non li perdiamo mai” vediamo i due genitori bussare sulla scrivania davanti a loro. Per chi non avesse familiarità con i gesti scaramantici americani, “bussare” sul legno (“knock on wood” per gli statunitensi o “touch wood” in Gran Bretagna) è praticamente l’equivalente del nostro “tocca ferro”. Alcuni sostengono che il gesto scaramantico derivi dalla tradizione pagana germanica dove si bussava sugli alberi (e per estensione sul legno) per invocare la protezione degli spiriti benevoli che in essi dimorano. Secondo altre fonti serviva invece, all’opposto, a scacciare spiriti malevoli. Qualunque sia l’origine, il gesto serve a scongiurare un possibile evento infausto a cui si è appena fatto riferimento (in questo caso la perdita di bagagli).

    Per il pubblico italiano tale gesto non sembra altro che una manifestazione dell’eccentricità dei genitori in un momento di stress, quasi volessero scaricare la tensione in maniera comica dopo la brutta battuta del padre su come si perdano continuamente Kevin mentre i bagagli invece non li perdevano mai. In un film italiano avremo certamente visto il gesto delle corna.

    Mentre alcune battute possono essere adattate meglio o peggio di altre, gesti simili restano “intraducibili”; del resto l’atto di bussare sul legno a mo’ di scongiuro ci è così poco familiare che tutt’ora quella scena credo vada spiegata a gran parte degli spettatori italiani ma, se volete vederla da un altro punto di vista, lo scongiuro fatto bussando sul legno è comune a così tante culture nel mondo che potremmo dire di essere noi italiani la mosca bianca, cioè l’unico popolo che tocca ferro al posto del legno.

    Altri cambiamenti degni di nota

    “Quello ha le pigne nel cervello”

    Mentre in inglese Buzz continuava la sceneggiata del ragazzo per bene dicendo “che giovanotto inquieto” (what a troubled young man), in italiano diventa la scusa per l’ennesima, comica, offesa fraterna (quello ha le pigne nel cervello).

    Buzz che dice: quello ha le pigne nel cervello
    “Tutta la famiglia è contro di me”

    Questo è uno di quei momenti comici dove il bambino usa la parola “jerks”, ne avevo già discusso nel precedente articolo su Mamma ho perso l’aereo dove sottolineavo come “jerks” non sia un’espressione traducibile sempre allo stesso modo, cambia molto da contesto a contesto invece. L’equivalente della frase originale di questa scena teoricamente sarebbe “sono tutti degli stronzi”, ma nel contesto non funzionerebbe benissimo (Kevin lo dice con resentimento e rassegnazione, ma quando gli italiani dicono “stronzo” non è mai detto con rassegnazione). Come tutte le battute contenenti “jerk” (elencate nel precedente articolo), anche questa frase richiede l’analisi del contesto… ricordate quando i film doppiati venivano anche “adattati” e non solo tradotti alla lettera? Ecco. Ricordate che se non dice la stessa identica cosa non vuol dire automaticamente che sia una cattiva traduzione e questa battuta ne è un ottimo esempio.

    Tutta la famiglia è contro di me, da Mamma ho riperso l'aereo
    In questo caso Kevin era stato mandato in camera dopo aver subito un processo domestico ingiusto dove sentiva tutti contro di lui, così in italiano si trasforma nella constatazione “tutta la famiglia è contro di me”. Forse non sarà divertente quanto “sono tutti una manica di stronzi” ma è funzionale alla scena e, comunque, così come l’uso di “jerks” in inglese, anche l’espressione italiana fa sorridere perché rappresenta ciò che spesso percepiscono i bambini di quella età quando vengono incolpati di qualcosa. Kevin, in breve, anche in italiano, si esprime come un bambino vero e non come un bambino tradotto in doppiaggese.

    Hai la carta d’imbarco? Bravo chi la trova

    In originale: è qui da qualche parte.

    Kevin McCallister non trova la carta di imbarco
    Cerca di scoprire tutto quello che puoi su quella mezzacartuccia

    Cerca di scoprire tutto quello che puoi su quella mezzacartuccia
    Qui la piccola miglioria sta su “that young fellow” (quel giovanotto) che in italiano diventa “quella mezzacartuccia”. L’alterazione non solo è più comica ma si addice perfettamente al personaggio e lo introduce alla perfezione.

    Seccherebbe a qualcuno se facessi un tuffo acrobatico?

    Il tuffo in piscina, da Mamma ho riperso l'aereo
    In originale il ragazzino chiedeva letteralmente “seccherebbe a qualcuno se mi esercitassi sul tuffo a bomba?”. Ovviamente l’ironia originale sta nel fatto che non serve far pratica per raffinare l’arte del uffo “a bomba”. In italiano la battuta risulta più divertente visto che preannuncia un tuffo acrobatico prima di eseguirne uno “a bomba” (o “a cofanetto”, come si dice in certe regioni).

    Guarda che sta dicendo una balla!

    Kevin McCallister che commenta la visione di film non adatti ai minori
    Mentre Kevin guarda un film troppo violento per la sua età, partecipa attivamente ai dialoghi (come capita non di rado anche a certi adulti alle prese con film che li spaventano), commentando tra sé e sé che la donna nel film è spacciata (“she’s rat-bait” – per farvi capire il senso lo tradurrò come “è già bella che morta” / i sottotitoli del DVD propongono “è cibo per vermi”). Anche in italiano Kevin partecipa attivamente ai dialoghi del film ma, invece di parlare tra sé e sé, sembra addirittura parteggiare per lo spietato antagonista dal grilletto facile suggerendogli che le parole della donna fossero tutte balle. Un’alterazione che non solo si adatta perfettamente al labiale (“balla” sta benissimo su “bait”) ma che trovo anche più divertente di un più semplice “è spacciata”, tanto meno “è cibo per vermi” suggerito nei sottotitoli.

    Conclusione va’, oggi chiudiamo prima del solito!

    Nei dialoghi italiani ci sono tanti altri piccoli momenti comici come l’esclamazione “l’artrosi!” di pozzettiana memoria, detta dopo una caduta per terra, oppure Kevin che dice “cavolo, sei stato un razzo!”, frase rivolta a Babbo Natale dopo la comparsa della madre sul finale, proprio quando aveva espresso il desiderio di rivederla al più presto. In generale, insomma, l’adattamento di questo film si rivela ottimo, persino migliore del primo se contiamo che ha molti meno errori del capostipite, che già era fenomenale (l’articolo sul primo film lo trovate qui).

    Dipendenti dell'hotel caduti con la schiena per terra nel tentativo di catturare Kevin in Mamma ho riperso l'aereo

    Ahhh, l’artrosi!

    Difatti in questo film di veri errori non mi pare di averne trovati, tutte le differenze elencate qui ricadono nelle scelte di adattamento e non in errori a monte del processo interpretativo, e c’è una bella differenza tra le due cose.

    Chiudo con dire che Mino Caprio risulta sempre più comico nei panni di Marv, il suo ruolo in assoluto più memorabile… almeno fino all’avvento di Peter Griffin.

    adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo

    “Be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo”

    E per terminare l’articolo citando le parole del fratello Buzz: be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo (che ovviamente non era così memorabile in inglese) e buona visione a tutti, perché lo so che adesso avete voglia di rivedervi lo scheletro di Marv che urla con voce acuta: Ahhhh! Ahhhh! Ahhhh!

    Alla prossima recensione, salvo imprevisti.

    knock on wood

  • Mamma, ho perso l’aereo – Il film che nessuno sente il bisogno di chiamare “Home Alone”

    Vignetta di introduzione alla recensione dell'adattamento e doppiaggio italiano di Mamma ho perso l'aereo.
    Le feste natalizie sono sempre una buona occasione per rivedersi una di quelle commedie per famiglie che hanno segnato il Natale di un intero decennio e forse più: Mamma, ho perso l’aereo, visto di persona al cinema nel lontano 1991.
    Dopo l’adolescenza non lo rividi più, se non distrattamente in qualche passaggio televisivo. Nel frattempo, tra le tante cose, ho messo su un blog focalizzato sull’apprezzamento e sui rimproveri al doppiaggio italiano così ho pensato che fosse arrivata l’occasione giusta per rivisitarlo con occhi diversi, anzi, orecchie diverse.
    Con oltre un mese di ritardo dal Natale, ecco la mia recensione dell’adattamento italiano di Mamma, ho perso l’aereo!

    Vignetta basata sulla scena dei due ladri del film Mamma ho perso l'aereo.
    Partiamo subito dal fatto che questo film del 1990 gode di un adattamento con i controcoglioni, dove le frasi non sono semplici traslitterazioni delle battute originali e dove il linguaggio dei bambini e degli adolescenti cerca (e trova) corrispondenze con quello degli italiani che all’epoca avevano la stessa età. Quindi non sorprendetevi se, mettendo a confronto le due versioni, potreste trovarci un “faccia di culo” che non corrisponde a nessuna offesa in inglese (e certamente non ad “ass-face”) mentre, poco dopo, un “puke-breath” (alito di vomito) viene semplicemente sostituito in italiano da un “Jeff”. In breve, nel doppiaggio italiano di questo film, le offese bambinesche sono state inserite laddove sembrava più appropriato, senza forzature nei dialoghi, senza che si trasformasse in una neo-lingua pseudo-adolescenziale derivativa dell’inglese ed inesistente in italiano (svegliati, Fright Night! Ti è arrivata una frecciatina).

    Inoltre, per la fortuna di tutti i posteri, questo film è giunto a noi in un periodo dove doppiare film dedicati ai più giovani non impediva di metterci espressioni come “porca puttana!” come espedienti comici, se la scena lo necessitava; tra l’altro erano gli stessi anni in cui anche nei Simpson comparivano battute piuttosto sboccate perché “faceva ridere”. Tale caratteristica non solo fa ridere ancora oggi ma ha sempre reso i film adolescenziali che venivano doppiati in quegli anni molto più realistici. Anche solo per questa caratteristica, il doppiaggio di Mamma, ho perso l’aereo resta memorabile. Idem per molti altri film partoriti sempre da John Hughes.

    Scena del film Mamma ho perso l'aereo, Babbo Natale che dice porca puttana. In inglese la battuta era: brutto figlio di
    Con questa premessa, vediamo tutte le alterazioni presenti nell’adattamento italiano, se e quanto fossero giustificate:

    La “cosina” delle francesi e altre alterazioni necessarie

    Il fratello Buzz, in italiano, chiede se è vero che le francesi si rasino la “cosina”. In inglese invece chiedeva se fosse vero che le francesi non si rasino le ascelle.

    Buzz, il fratello di Kevin McCallister
    È facile comprendere l’origine dell’alterazione. Anche in Italia, per le ragazze del 1990, era cosa abbastanza comune non rasarsi le ascelle, ma lo spettatore deve potersi immedesimare nella curiosità esotica di Buzz, buzzurro borghese americano, riguardo ad un trattamento estetico che per gli americani è cosa normale (rasarsi le ascelle) e nell’impatto culturale dello scoprire che non sia la norma in altri paesi. Così in italiano si è optato per far dire a Buzz che le francesi si rasano la “cosina”, che nel 1990 sembrava altrettanto esotico per noi italiani quanto lo era un’ascella pelosa per un americano.

    Lo zio di Kevin con citazione in lingua originale: look what ya did, you little jerk!
    Un elemento lessicale ricorrente nel copione originale è la parola “jerks” che in italiano varia sempre di traduzione adattandosi ai vari scopi, frase per frase. Da “per me quello è scemo” (he’s just being a jerk) al “guarda che cosa hai fatto, piccolo delinquente” (look what ya did, you little jerk!), oppure “quello fa sempre il cretino” (he’s acted like a jerk too many times). Ovviamente era difficile trovare un equivalente italiano che si adattasse univocamente a tutte le situazioni in cui jerk viene utilizzato, tuttavia questo non detrae dall’impatto di molte battute come ad esempio quella del “piccolo delinquente”/”you little jerk!” che rimangono egualmente memorabili in entrambe le lingue.

    T-shirt con lo zio di Mamma ho perso l'aereo e la scritta look what you did, you little jerk!
    Altre alterazioni, che in un doppiaggio odierno sarebbero state probabilmente tradotte alla lettera (perché ora va di moda fare così), sono ad esempio la tardiva preoccupazione della madre quando sente di essersi dimenticata qualcosa e si chiede “ho spento il gas?” laddove in originale si chiedeva se avesse “spento il caffè” (cioè la macchina del caffè), oppure l’eggnog offerto a Joe Pesci (vestito da poliziotto) che in italiano diventa “un goccetto” e si adatta bene alla reazione stessa del personaggio che si sorprende che gli venga offerto qualcosa di alcolico. Possiamo anche aggiungerci i “wet bandits” che diventano “i banditi del rubinetto”, nomi che lasciano il segno in entrambe le lingue.

    Riferimenti che non avreste capito e che quindi sono stati cambiati

    mamma4
    Quando la madre di Kevin chiede se i bambini sono stati contati, la ragazza più grande risponde “11 inclusa me, 5 maschi, 6 femmine, 4 gentori, 2 autisti… e nessuno ha marcato visita“, quest’ultima affermazione è un tentativo di adattare in qualche modo una battuta altrimenti intraducibile “and a partridge in a pear tree“, che viene dalla canzone dei “dodici giorni di Natale” dove ogni strofa conta i regali ricevuti dall’amata(/o) e termina con il ritornello “e una pernice sul pero“.

    L’unica pecca è che “marcare visita” non si lega al Natale in alcun modo, né ad equiparabili filastrocche. La cosa che più si avvicinerebbe potrebbe essere “solo non si vedono i due liocorni”, ma lungi dal suggerire una battuta simile. Semplicemente non si può “rendere” tutto. È la dura legge della traduzione.

    [Una piccola curiosità aggiuntiva sulla canzone dei 12 giorni di Natale: al “secondo giorno di Natale”, la canzone conta due tortore (turtle doves) e proprio le due tortorelle saranno un elemento di rilievo nel secondo film. I riferimenti al Natale americano sono sparsi ovunque nei due Mamma ho perso l’aereo anche se, per via di una certa distanza culturale, ci è impossibile coglierli tutti, anche vedendo il film in originale. Sono i limiti intrinseci in cui si incorre guardando pellicole estere. Difatti consiglio la visione di questo film in lingua originale solo a coloro che hanno familiarità con la cultura americana, altrimenti non ne trarrete alcun vantaggio aggiuntivo rispetto ad una visione esclusivamente in lingua italiana.]

    Scena della multa a Babbo Natale nel film Mamma ho perso l'aereo
    Quando Babbo Natale si lamenta per la multa che trova sul tergicristalli, in inglese dice “what’s next? Rabies shots for the Easter Bunny?” (e poi che faranno, l’antirabbica al coniglio pasquale?) mentre in italiano è stata adattata in “e alla Befana che faranno, le sequestrano la scopa?“. Considerando che quella del coniglio pasquale è una figura giunta in Italia solo in anni recenti (grazie a Lidl?), la battuta fu intelligentemente “spostata” sulla Befana che, tra l’altro, è ben più natalizia del coniglio pasquale (e ovviamente nel 1990 non avevamo modo di sospettare che questo personaggio esistesse esclusivamente in Italia).

    Se volessi cedere ad un momentaneo (e per me atipico) orgoglio nazionale, direi che la battuta del sequestro della scopa alla Befana calza anche meglio (per quella che è la nostra cultura) dopo la multa all’auto di Babbo Natale, ben rappresentando un’immaginaria escalation di ritorsioni della polizia contro le figure tipiche del periodo natalizio.

    Riferimenti che non potevate capire in ogni caso

    La vita è meravigliosa, di Frank Capra in una scena da Mamma ho riperso l'aereo
    Durante la permanenza della famiglia McCallister in Francia, vediamo i bambini che guardano alla TV un film in bianco e nero in lingua francese e si annoiano a morte. I genitori che portarono i figli al cinema nel 1991 per vedere questo film avranno forse riconosciuto (ma forse neanche in molti) La vita è meravigliosa, di Frank Capra.
    Se per un italiano del 1990 può sembrare semplicemente che i ragazzi nel film si stessero annoiando per via del film in bianco e nero (del resto, quale bambino italiano negli anni ’90 guardava film in bianco e nero a Natale?) questa scena è molto più significativa per gli americani dove La vita è meravigliosa è, sin dalla fine degli anni ’70, non “un” ma IL classico di Natale! Ora vi spiego perché.

    Questa pellicola di Capra venne più o meno snobbata quando uscì nel 1946 ed il mancato rinnovo dei diritti d’autore nel 1974 la fece cadere nel dominio pubblico, così verso la fine degli anni ’70 divenne il film più trasmesso della televisione americana nel periodo natalizio, acquistando una popolarità inaspettata, tanto che nel 1990 (per pura coincidenza lo stesso anno di Mamma, ho perso l’aereo), la Biblioteca del Congresso scelse di preservarlo nel suo archivio dedicato ai film “di importanza storica, culturale o estetica”. Per farla breve, è il film che qualsiasi famiglia americana si aspetta di vedere ogni Santo Natale… così si spiega l’espressione dei bambini in Mamma, ho perso l’aereo che sono costretti a vederselo in una lingua a loro sconosciuta (il francese), cosa che fa immedesimare anche meglio lo spettatore americano nelle disavventure natalizie dei McCallister, sapendo che si sentirebbe perso senza poter godere tale film a dicembre.

    Se dovessi riportare la loro situazione ad un equivalente italiano moderno, vi basti immaginare di ritrovarvi a Natale a vedere Una poltrona per due in una lingua straniera a voi sconosciuta (russo? Ceco? Fate voi).

    La famiglia McCallister in Florida che guarda La vita è meravigliosa in spagnolo

    (da “Mamma, ho riperso l’aereo”)

    Questo elemento culturale era ovviamente fuori dalla portata di qualsiasi doppiaggio e adattamento, in poche parola BISOGNA essere americani per percepire quella scena allo stesso modo. La cosa si fa ancora più comica quando, nel secondo film, in McCallister vanno in Florida e trovano l’attesissimo classico di Natale solo in lingua spagnola.
    A questo punto mi domando se in francese questa scena del primo film non abbia un impatto ancora minore!

    Little Nero's Pizza, da Mamma ho perso l'aereo
    Un’altra nota di cultura americana: il ragazzo delle pizze di “Little Nero” è minorenne, consegna la pizza in macchina perché negli Stati Uniti si può avere la patente dai 16 anni, età in cui gli adolescenti neo-patentati corrono a comprarsi le auto più economiche che possono permettersi (e quindi spesso le più sgangherate). Quella scena del fattorino auto-munito è l’equivalente di un adolescente italiano che porta le pizze col motorino, cosa che io, così come tanti altri bambini nel 1991, ignoravo completamente (era prima di Wikipedia, di internet e prima di aver visto Licenza di guida) ed il fatto che buttasse giù la statuetta dei McCallister ogni volta che veniva a consegnare una pizza lo attribuivo ad un atto di goffaggine del guidatore, non al fatto che avesse poca esperienza come autista.

    Angeli con l’anima sporca

    La videocassetta di Angeli con la faccia sporca
    Il finto film noirAngels with Filthy Souls (titolo parodistico sulla falsa riga di Angels with Dirty Faces, in italiano Angeli con la faccia sporca), che Kevin si guarda in assenza dei genitori, ha un doppiaggio che ricorda quello degli anni ’50-’60 e che ben si adatta allo stile del film. In questo finto noir compare il personaggio di “Snakes”, italianizzato in un più familiare e funzionale “Cobra”, al quale il cattivo Johnny fa la conta da uno a dieci (one… two… ten!) per far sparire la sua brutta faccia gialla. In italiano mi è sempre sembrato che il doppiatore dicesse “uno, due, tie’!“, probabilmente per rimanere nel labiale del “ten”, sebbene a scapito dell’ironia di una conta da uno a dieci composta da tre numeri. Sempre che non si tratti di un problema di missaggio audio in cui il suono del mitragliatore va a coprire il finale di “dieci” (die—).

    Tieni il resto, lurido bastardo. Film noir da Mamma ho perso l'aereo
    Come tutti saprete sicuramente, la scena si conclude con l’immortale “tieni il resto, lurido bastardo!“, adattamento di “keep the change, ya filthy animal!“. Questa scelta memorabile purtroppo non funzionò altrettanto bene nel seguito quando la stessa frase veniva usata riferendosi ad una donna e quindi il “Merry Christmas, ya filthy animal!” torna ad essere più fedelmente “Buon Natale, maledetto animale“, ma adiós riferimento alla battuta del primo film. Ne riparleremo con il secondo film.

    Sul titolo italiano di “Home Alone”

    Joe Pesci che dice he's home alone
    Potrei forse associarmi alle più inutili lamentele sul web/gruppi Facebook e lagnarmi del titolo italiano? “Mamma, ho perso l’aereo” è un titolo anni ’90 che ancora oggi funziona alla perfezione. Al contrario di molti altri titoli dell’epoca, alterati unicamente per attirare gli spettatori al cinema in modo truffaldino, con scelte che non c’entravano niente con la trama (Balle Spaziali 2 – La vendetta docet), “Mamma, ho perso l’aereo” dà al consumatore esattamente ciò che promette e non fa finta di essere un film diverso per poi tradire le aspettative di un qualsivoglia potenziale spettatore.

    Paradossalmente, un letterale “Solo in casa” avrebbe avuto un effetto diametralmente opposto, suggerendo un film potenzialmente sconsigliato ai minori. È logico che sia stato cambiato e non mi sorprende affatto scoprire che non siamo stati di certo l’unico paese a farlo (Maman, j’ai raté l’avion! / Mi pobre angelito / Kevin sam w domu sono alcune varianti che troviamo in altri paesi). La vicinanza al titolo francese in realtà mi fa supporre che siano stati gli stessi produttori a suggerire titoli alternativi per il mercato estero, altrimenti quale incredibile coincidenza avrebbe portato sia la Francia che l’Italia a scegliere, per puro caso, la medesima inconsueta formula?

    Urla autentiche

    La tarantola sul volto di Daniel Stern in Mamma ho perso l'aereo
    Quasi tutte le urla (di dolore o di gioia) che sentiamo nel film sono state lasciate in originale e, vista l’eccelsa scelta degli interpreti, si nota relativamente poco se non fosse per quei “whoa!” di Kevin che certamente in Italia suonavano leggermente stravaganti nel 1990 ma, in ogni caso, attribuibili ad un modo di esprimersi di uno specifico bambino (il protagonista). Nella mia esperienza personale da bambino che nel 1990 aveva pressappoco la stessa età del protagonista, ricordo che all’epoca risultava molto curioso (e molto “americano”) quel modo di esternare estrema sorpresa.

    L’unica distrazione — mai notata in più giovane età, ma palese adesso — viene dalla scena in cui Kevin corre per la casa dopo aver fatto “sparire” la famiglia e urla “I’m free! Free!” (sono libero). Per un orecchio italico impreparato può sembrare semplicemente che Kevin stia urlando di felicità (qualcosa come “iiiiiiii!”), col senno di poi ci sento benissimo “I’m free!!!” e mi sembra così strano che non sia stato doppiato che, memore di esperienze come l’audio 5.1 di Terminator, mi domando se non si tratti di una clip audio “perduta” nel missaggio per DVD. Non sarebbe la prima volta.

    Il sale intacca i cadaveri e altre frasi più memorabili in italiano

    Il vecchio vicino che sparge il sale, dal film Mamma ho perso l'aereo
    Come tutti i film della propria giovinezza visti in italiano, è facile avere delle battute rimaste impresse che poi, andandole a scoprire in lingua originale, possano risultare meno memorabili o di minor impatto.
    Questa è la mia personale lista:

    Il sale intacca i cadaveri e li trasforma in mummie.
    (The salt turns the bodies into mummies.)

    Le famiglie rompono!
    (Families suck!)

    Erano anni che mi perseguitava [il seminterrato].
    (It’s bothered me for years.)

    Larry le vuoi parlare tu? C’è una signora che mi sembra un po’ suonata.
    (Larry can you pick up? There’s some lady on hold, sounds kind of hyper.)

    seguito da:

    Rose? La suonata sulla due.
    (Rose? Hyper on two.)

    [“la suonata” fa più ridere di “l’isterica”.]

    Poi ancora…

    La mamma che cerca di vendere i suoi orecchini in cambio di un biglietto aereo, in Mamma ho perso l'aereo
    Quando la mamma di Kevin offre i suoi orecchini alla coppia di anziani, il marito della coppia le risponde che la moglie ne ha tanti che non sa che farsene, ne ha una scatola da scarpe piena, sembra un albero di Natale e dicendo questo si mette la mano all’orecchio e muove le dita. In realtà in inglese sottolineava soltanto come la moglie ne avesse già tanti di orecchini, inclusi quelli “a pendente” (dangley ones). Il gesto che il vecchio fa con la mano all’orecchio serviva a prendere in giro la gestualità della mamma di Kevin intenta a vendere i suoi orecchini (che erano del tipo “a pendente” per l’appunto).
    La battuta del “sembra un albero di Natale” la trovo più spassosa ed ispirata rispetto ad un banale “a pendente”, ed è anche a tema natalizio. Ovviamente è Mario Milita (lo conoscete sicuramente come nonno Simpson) che dà la voce al vecchio scorbutico, chi altri poteva essere? Sarà forse quello che l’ha resa memorabile nel doppiaggio italiano.


    Un’altra piccola battuta viene adattata quando un presentatore televisivo legge delle comiche lettere indirizzate a Babbo Natale: “l’anno scorso ho avuto una sorellina, quest’anno preferirei un robot“, con robot in sostituzione di clay dough (quello che ai miei tempi si chiamava didò). Trovo l’alterazione non soltanto leggermente più spassosa, ma che sia rimasta anche più duratura dal momento che in Italia quel materiale ha assunto nomi diversi a seconda delle varianti e dei periodi storici (DAS, pongo, plastilina…). Un robot invece sarà sempre un robot.

    Scelte di adattamento molto dubbie

    Queste le lascio sempre per ultime e stavolta si tratta di poca roba, ed il fatto che sia poca roba la dice lunga sulla qualità di adattamento di questo film in generale.

    Quando il “re della polka” (John Candy, doppiato dal sempre spassoso Paolo Buglioni, già elogiato in Tremors) racconta di aver lasciato suo figlio alle pompe funebri, in italiano narra di come il bambino fosse rimasto chiuso dentro con la madre morta quando in realtà in inglese parla di un generico cadavere (si può supporre un parente, forse un nonno?). L’errore deriva forse da una frase lasciata a metà nel momento in cui John Candy nomina la moglie (“the wife and I…”). Mi domando se non fosse anche in questo caso una scelta voluta per aumentare l’effetto tragicomico della storia che John Candy raccontava, in modo del tutto fuori luogo (come spesso accade ai personaggi comici di Candy), alla madre di Kevin “per farla sentire meglio”.

    John Candy che racconta la storia del bambino chiuso all'obitorio, da Mamma ho perso l'aereo
    Un’altra frase che mi lascia allibito (e che da giovane non avevo mai neanche capito perché non avevo familiarità col termine usato) è quella della madre che, tornata a casa il giorno di Natale, esclama:

    qualcuno corra al drugstore, non abbiamo nemmeno il latte.

    (in originale: someone has to find an open store. We don’t have milk.)

    Onestamente mi domando quale fosse il fascino perverso nei primi anni novanta per questa parola “drugstore” (tra l’altro pronunciata anche correttamente “dragstor”). Difatti, la stessa parola l’avevamo già trovata ne’ Il silenzio degli innocenti (1991) e si può dire che ad oggi sia effettivamente scomparsa dal vocabolario del doppiaggese, in netta controtendenza moderna a mantenere tutti i riferimenti possibili e immaginabili in inglese (a volte portando i dialoghi italiani al limite della farsa). Posso solo supporre che in quegli anni, “drugstore” identificasse, con una sola parola importata, un tipo di negozio che in Italia non aveva alcun corrispettivo: quelli che rimangono aperti tutta la notte e che vendono un po’ di tutto (oltre a fare da farmacia). Forse l’evoluzione delle attività commerciali italiane ha reso molto presto obsoleta questa parola d’importazione.

    Evit, giustifichi sempre tutti i doppiaggi “del passato”, non hai nessuna vera lamentela?

    Mettiamocele va’, sennò mi dicono che sono nostalgico (ignorando che mi sono già lamentato di grandi classici del passato).

    Il grinch nel cartone animato1) Ho sempre trovato curioso, già dalle prime visioni di questa pellicola, che i classici di Natale che Kevin si guarda in TV siano tutti doppiati tranne il cartone animato del Grinch. All’epoca ovviamente non sapevamo cosa fosse il Grinch ma avrei apprezzato che anche quello comparisse doppiato (magari ricostruendo la canzone che sentiamo nel cartone animato, perché no!), giusto per non spezzare quella illusione che durante tutto il film, eccetto quando compare il cartone animato del Grinch, non viene mai meno!

    [Mi riferisco ovviamente all’illusione creata dal doppiaggio che ci permette di guardare un film straniero facendoci credere di star assistendo alle vicissitudini di persone che parlano altre lingue diverse dalla nostra ma che noi, “per magia”, riusciamo a capire e blah-blah, blah-blah, blah-blah…! Dai su, lo sapete già ormai, non mi fate dire sempre le stesse cose.]

    Il cartone del Grinch torna anche nel secondo film e anche lì non è doppiato.

    La sorella di Kevin McCallister
    2) La frase della sorella (o cugina?) preoccupata “ma è così piccolo, secondo te è un po’ picchiato?” mi è sempre sembrata stramba (sebbene il labiale sia sopraffino e forse ne è la sua unica giustificazione). In originale era “but he’s so little and helpless. Do you think he’s flipped out?” che significa “ma è così piccolo e indifeso. Secondo te è spaventato a morte?”.
    Capisco quale possa essere l’origine dell’errore, scambiare “he’s” come abbreviazione di “he is” quando invece lo è di “he has”, da questo assunto errato hanno presumibilmente interpretato “flipped out” come sinonimo di “impazzito”. Un errore a suo modo comprensibile, sebbene non giustificabile. Perché dovrebbe essere “un po’ picchiato” se la colpa è loro per averlo lasciato a casa? Ovviamente la domanda della ragazza non combacia poi molto bene con la risposta del fratello.

    Kevin in chiesa con l'anziano vicino di casa, da Mamma ho perso l'aereo
    3) C’è un’altra battuta che penso sia stata alterata per un errore umano in fase di traduzione, quando il vecchio incontra Kevin in chiesa e gli chiede se è stato buono. Kevin inizialmente dice di sì ma quando il vecchio incalza con un “puoi giurarlo?”, Kevin nega. Il vecchio allora gli risponde “yeah, I had a feeling” (letteralmente: “già, ne ho avuto il presentimento”, traducibile semplicemente come “già, lo immaginavo” o “lo avevo capito”). La risposta nel film doppiato invece riporta un “io mi sentivo triste” che poi continua con la storia di come la chiesa fosse il luogo ideale per chi è scontento di sé.
    È lecito pensare che abbiano voluto affrettare il discorso dato che nella frase successiva c’era effettivamente poco tempo per far entrare tutte le parole che il vecchio dice in inglese, tuttavia mi domando se quel “I had a feeling” non sia stato mal interpretato a monte e quindi sia stato poi tradotto erroneamente come “io mi sentivo triste”.
    Tra parentesi, chi doppia il vecchio è il mitico Nando Gazzolo, di cui già parlai nell’articolo sulla trilogia del dollaro di Sergio Leone.

    Comunque, ho parlato anche troppo! Terminao qui le mie osservazioni.

    CONCLUSIONE!

    Mi resta solo da dispensare un paio di complimenti al gruppo che ha lavorato al doppiaggio di questo film, a partire dalla direttrice di doppiaggio Silvia Monelli e dalla sua scelta degli interpreti, all’incredibile prova di Ilaria Stagni su Macaulay Culkin, lei poco più che ventenne all’epoca ma che nello stesso anno arrivava in Italia anche come voce di Bart Simpson. Un complimentone anche a Mino Caprio che in questo film non solo è lontano da altri suoi personaggi (come Peter Griffin in cui sembra esserti fossilizzato di recente) ma, in generale, ci dona un’incredibile interpretazione comica che si integra anche molto bene con gli strilli non doppiati di Daniel Stern. In proposito, sarebbe carino vedere una versione doppiata da Caprio di questo video che Dainel Stern ha pubblicato su YouTube come risposta a quest’altro video di Macaulay Culkin (basta che non la faccia alla Peter Griffin, s’intende).
    Qualcuno faccia in modo in modo che accada.

    Ci rivediamo a New York.

    Kevin che si appresta a mangiare un piatto di macaroni cheese accompagnato da un bicchiere di latte. La vignetta dice: Macaroni cheese, m'hai provocato e io te distruggo adesso. Ad imitazione della famosa frase di Alberto Sordi.

  • TITOLI ITALIOTI (7^ PUNTATA) – Fritto misto da Jaws a Home Alone

    Foto di Giovanni Agnelli e il figlio Edoardo con vignetta che legge il silenzio degli agnelli

    Continua la rassegna di titoli di film completamente alterati nella loro traduzione italiana, ciascuno con un mio breve commento. Non si tratta sempre di alterazioni necessariamente sbagliate o non benvenute, ma certamente interessanti nel loro essere diverse.

    Altri titoli italiani completamente alterati

    The Sound of Music ⇒ Tutti insieme appassionatamente
    Praticamente un titolo da karaoke.

    Citizen Kane ⇒ Quarto potere
    Ovvero il potere che hanno i mass media nell’influenzare l’opinione pubblica; un titolo “abbastanza” attinente con il tema del film (l’uso delle virgolette su “abbastanza” è necessario). Questo è forse tra i titoli oggi più datati visto che gli italiani nati negli ultimi vent’anni non hanno familiarità con la locuzione “quarto potere”, un concetto sociologico che è andato gradualmente scomparendo dalla cultura popolare italiana (quarto rispetto agli altri tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario).
    E la soluzione di una traduzione diretta? È anche difficile immaginare con occhi moderni il problema che sarebbe stato posto nell’Italia degli anni ’40, ’50 e anche ’60, da un titolo tradotto in maniera diretta: “Cittadino Kane”. Vista la conoscenza della lingua inglese all’epoca, sarebbe stato quasi automatico per alcuni cadere nella facile battuta del “Cittadino cane”.
    Un titolo così oggi la distrubuzione italiana lo avrebbe lasciato come “Citizen Kane”, ne sono sicuro, titolo inalterato in nome dell’italica grettezza del “tanto si capisce”.

    THX-1138 ⇒ L’uomo che fuggì dal futuro
    Ho capito che si tratta di un film di fantascienza ma il protagonista non ha una macchina del tempo e non fugge “dal futuro”.
    Il titolo è da intendersi in senso lato, ovviamente. Robert Duvall (il nostro “uomo” protagonista) infatti fugge dalla società oppressiva che nel futuro si è venuta a creare. Il titolo italiano fa riferimento al film del 1960 “L’uomo che visse nel futuro”, a sua volta basato sul romanzo “La macchina del tempo” di H. G. Wells. Insomma autocitazionismo tra titolatori italiani.
    Il titolo originale di George Lucas ha dato poi il nome al sistema audio “THX” brevettato dall’azienda Lucasfilm e “THX-1138” lo ritroviamo nella targa dell’auto gialla di uno dei protagonisti di American Graffiti, sempre di Lucas.
    La trasposizione letteraria del film, scritta da Ben Bova e pubblicata in Italia da Urania nel 1979, lascia il titolo originale “THX 1138” anche in italiano, così perdendo contatto diretto con il titolo del film distribuito nelle nostre sale.

    The French Connection ⇒ Il braccio violento della legge
    Erano gli anni ‘70 e in Italia certi termini andavano di moda, certo si capisce che è un poliziesco però potevano impegnarsi di più. È un titolo così generico che si potrebbe adattare a molti film di quell’epoca, qualsiasi film dell’Ispettore Callaghan potrebbe essere intitolato “Il braccio violento della legge”. Il titolo in inglese ha senso poichè la trama ruota intorno ad un traffico di droga dalla Francia agli Stati Uniti, quindi c’è un collegamento (o un nesso) con la Francia, un “nesso francese” per così dire. Non voglio certo dire che “Il nesso francese” sarebbe stato un titolo migliore o anche proponibile, dico solo che “Il braccio violento della legge” è proprio uno di quei titoli creato appositamente per attrarre la gioventù rivoluzionaria italiana degli anni ’70 al cinema illudendoli con un titolo che “sa di film impegnato” e invece… tiè, giovani rivoluzionari, vi beccate un normalissimo (seppur eccellente) poliziesco e niente restituzione dei soldi del biglietto!

    In un episodio dei Simpson, Homer diventa uno spietato critico gastronomico e tutti i ristoratori si mettono d’accordo per farlo fuori. Lo chef francese che gli prepara una ciambella avvelenata possiede una bancarella che si chiama “The French Confection”, una citazione passata ovviamente inosservata al pubblico italiano.

    The Texas Chainsaw Massacre ⇒ Non aprite quella porta
    Uno spettatore poco avveduto potrebbe immaginarsi un film basato sulla presenza di un mostro in soffitta o in una stanza specifica di una casa. Forse avrebbe avuto più senso chiamarlo “Non entrate in quella casa”, ma del resto, a film di serie B titoli di serie B, come è giusto che sia (sigh!).
    Da questo film è nato un vero e proprio filone di titoli italioti che iniziano per “Non aprite“: si va da “…quel cancello” (The Gate), a “…quell’armadio” (Monster in the Closet), a “…quella tomba” a dozzine di altre varianti e loro eventuali seguiti.

    Death Wish ⇒ Il giustiziere della notte
    Qui il titolo italiano non stona per niente con il film, il titolo originale deriva da un’espressione idiomatica della lingua inglese “to have a death wish” (letteralmente “avere un desiderio di morte”, potremmo anche pensarla come “istinti suicidi” o più ironicamente “essere votato alla morte”) ma proprio in quanto espressione idiomatica non dovrebbe mai essere tradotta alla lettera. L’idiomatico “death wish” corrisponde banalmente al nostro “te le cerchi?” ed è chiaro che nella nostra lingua non sarebbe facile trasformarlo nel titolo di un film (immaginate un “Te le cerchi 2”, “Te le cerchi 3”, “Te le cerchi 4: adesso mi prudono le mani”).
    Nel film il protagonista si aggira nottetempo nei posti più malfamati della città e non vede l’ora di incontrare qualche criminale così da avere la scusa per ucciderlo e vendicarsi in qualche modo di quello che una banda di teppisti ha fatto a moglie e figlia. Di giorno è invece un rispettabilissimo architetto, architetto di giorno, giustiziere di notte insomma. Quindi il “giustiziere della notte” è più che mai azzeccato come titolo.

    Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl ⇒ La maledizione della prima luna
    Per qualche motivo preferisco il titolo nostrano che lo vorrebbe un film “a sé” non minacciato da orrendi seguiti (che invece arrivarono e altri sicuramente ne arriveranno in futuro). Per me la serie poteva fermarsi al primo episodio, l’unico carino a mio parere.

    Airplane! ⇒ L’aereo più pazzo del mondo
    Avrebbe funzionato altrettanto bene “Aeroplano!” come titolo italiano? Forse no, o almeno, non con la stessa immediatezza. Che dire dunque, ce lo teniamo così.
    Come ho già fatto notare in un mio precedente articolo, dal successo di questo film abbiamo avuto anche il successo della parola “Pazzo” nei titoli di film demenziali: il titolo del secondo “Aereo” è ancora più pazzo, letteralmente.

    Falling Down ⇒ Un giorno di ordinaria follia
    Splendido titolo italiano con tanto di ossimoro finale (ordinaria follia), in confronto il titolo originale è molto più diretto facendo riferimento con il suo “falling down” ad una “discesa” nella follia, al deterioramento di una condizione, in questo caso mentale.

    Slicence of the Lambs ⇒ Il silenzio degli innocenti
    Certo “Il silenzio degli agnelli” sembra più il titolo di un film sui segreti della FIAT, però chi sa, magari ci saremmo abituati ugualmente, dopotutto se ci siamo abituati subito anche a titoli del calibro di “Per favore non toccate le vecchiette” (titolo originale: The Producers)!
    Inutile dire che il titolo del film si rifà prima di tutto al titolo tradotto del romanzo di Thomas Harris, quindi è una scelta editoriale più che di distribuzione cinematografica ed ha senso che anche al cinema sia arrivato con lo stesso titolo del romanzo.

    To Kill A Mockingbird ⇒ Il buio oltre la siepe
    “Uccidere un usignolo” o un passerotto, come dicono nel film, è una frase di rilevanza ripetuta un paio di volte e si riferisce al peccato di una morte inutile, il titolo in italiano invece è più metarofico riferendosi al vicino di casa che non hanno mai visto, che non conoscono e che quindi temono. Tuttavia, l’alterazione del titolo, così come per Il silenzio degli innocenti, è da attribuirsi unicamente al romanzo da cui è inspirato, pubblicato in Italia con il titolo “Il buio oltre la siepe” appunto. Sarebbe stato oltremodo scorretto proporne una traduzione diretta.

    Monty Python and the Holy Grail ⇒ Monty Python
    Una scelta del titolo tanto assurda quanto il suo doppiaggio (di cui già parlai precedentemente). Per l’uscita DVD ci hanno fatto la grazia di chiamarlo “Monty Python e il Sacro Graal” ma ancora attendiamo un ridoppiaggio del film, tra i pochi ridoppiaggi veramente necessari.
    Indubbiamente chi lo ribattezzò “Monty Python” per la distribuzione italiana avrà pensato che questo gruppo di comici britannici non avrebbe mai fatto altri film degli di una distribuzione italiana e quindi ci siamo beccati il poco lungimirante “Monty Pythong” che è come prendere “Tre uomini e una gamba” e rititolarlo “Aldo, Giovanni e Giacomo“, sperando che il trio comico non faccia altri film.

    Aliens ⇒ Aliens – Scontro finale
    Altro titolo poco lungimirante dato che poi sono stati realizzati altri due seguiti diretti; comunque questo film di Cameron avrebbe dovuto davvero essere lo scontro finale, vista la deprimente trama di Alien3 e quell’orripilante film chiamato “Alien: La clonazione”, il cui titolo originale era Alien Resurrection, e se permettete non è la stessa cosa ma in epoca di pecora Dolly immagino che il titolo subito stimolasse la fantasia dei potenziali spettatori.

    Kingdom of Heaven ⇒ Le crociate
    Peccato rovinare un titolo di Ridley Scott con un banale “Le crociate”. Proprio per questo titolo ricordo di non essere andato a vedermelo al cinema, cosa di cui poi mi sono pentito. Non chiedetemi perchè ma trovo il titolo “Le Crociate” altamente riduttivo, sbrigativo, insignificante e fuorviante. Come chiamare “Il nome della Rosa”… “L’abbazia”, oppure “Salvate il soldato Ryan“, chessò, “Lo sbarco in Normandia“. Possibile che non si sia trovato un titolo più significativo anche per il mercato italiano?

    La Boum ⇒ Il tempo delle mele
    Ovviamente! Chi non avrebbe tradotto “La Boum” come “Il tempo delle mele”?
    Qui sforo nei titoli francesi e per terminare lo sforamento cito anche il film di Truffaut “Domicile Conjugal” che è diventato “Non drammatiziamo… è solo questione di corna”. Il tempo delle “mele” ovviamente si riferisce al periodo della giovinezza… anche se di questi tempi, titoli simili non possono che sfuggire la moderna comprensione.

    Home Alone ⇒ Mamma ho perso l’aereo
    Molti italioti odiano questo titolo ma io non lo trovo così drammaticamente sbagliato, tutt’altro. Una traduzione diretta di “Home Alone” sarebbe risultata indubbiamente stravagante per una commedia e adatta più ad un film horror (o a pensar male anche ad un film osé). Forse è perché si tratta del primo che io abbia visto al cinema ma, cari titolatori di “Mamma ho perso l’aereo“, come disse Ralph Finnes in “Schindler’s List”, io vi perdono. [Aggiornamento: ho parlato approfonditamente dell’adattamento di questo film in Mamma ho perso l’aereo – Il film che nessuno sente il bisogno di chiamare Home Alone.

    Jaws ⇒ Lo squalo
    Chissà se FAUCI avrebbe funzionato altrettanto bene, forse no ma una cosa è certa… ancor prima di vedere il film, chiunque in Italia sa che il mostro sarà uno squalo. Una rivelazione non da poco! Altro che spoiler. Ma del resto è anche in locandina quindi poco male. Esiste però “Fauci crudeli” (arrivato in America come “Cruel Jaws”), la scopiazzatura italiana firmata da Bruno Mattei. Nel panorama delle scopiazzature e dei titoli ispirati al film di Spielberg esiste anche L’ultimo squalo di Enzo Castellari, questo arrivato negli Stati Uniti con una traduzione diretta “The Last Shark”, perdendo così il legame con quel “Jaws” così familiare alle orecchie americane. In altri paesi è arrivato proprio come “The Last Jaws”, più fedele alle intenzioni.

    Metro ⇒ Uno sbirro tuttofare
    Un titolo bruttarello in entrambe le lingue per motivi diversi. Il “metro” originale non fa riferimento al mezzo di trasporto pubblico metropolitana ma alla polizia metropolitana. Inutile dire che anche in inglese, se non accompagnato da una locandina che mostra un poliziotto, difficilmente risulta un titolo immediato. Il titolo italiano “Uno sbirro tuttofare” sembra più adatto ad una sit-com che altro. Troppo ghiotta sarà stata l’idea di assegnare un titolo “divertente” ad un nuovo film di Eddie Murphy, sebbene la pellicola sia molto più seriosa nelle intenzioni e nell’esecuzione. Eddie Murphy accettò questo ruolo perché voleva fare film più “seri” ed ecco la distribuzione italiana che lo spaccia per l’ennesima commedia murphyiana con quel “tuttofare” un po’ a caso che ancora oggi non so cosa c’entri con la trama del film.
    Il film è carino e largamente dimenticato dopo essere stato obliterato dalla critica e ignorato dal pubblico. Il titolo certo non avrà aiutato.

    Shallow Grave -> Piccoli omicidi tra amici
    Il titolo scelto in italiano è molto carino e indubbiamente indica il genere (commedia nera) ma non possiamo proprio dire di avere avuto l’idea per primi. Infatti è identico a quello francese, Petits meurtres entre amis, che ha preceduto l’uscita italiana di un intero anno, essendo arrivato in anteprima al festival di Cannes. Molto probabilmente ne è stata la diretta ispirazione.
    Il titolo originale significa letteralmente “fossa poco profonda” e si ricollega alla trama dove i personaggi scavano una fossa per nascondere un cadavere, ma essendo loro inesperti in questo genere di cose non la scavano profonda a sufficienza e il cadavere viene ritrovato.
    Complimenti ai francesi… per il titolo italiano. ;D