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  • STAR WARS Episodio II (2002) – Toccateci tutto ma non R2!

    vignetta introduttiva con Anakin che promette di recensire l'adattamento di tutti i film di Star Wars inclusi prequel, sequel e originali

    Con la mia maratona Star Wars come Lucas comanda”, comprendente videocommenti ai film e articoli sull’adattamento italiano della saga più famosa di Gesù, eravamo rimasti a George Lucas che in un fine settimana scrive da solo e in fretta e furia quella che sarà la sceneggiatura di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

    Se il primo episodio era stato scritto in fretta e furia, all’ultimo momento prima della data di inizio delle riprese, questo episodio II non è certo da meno.

    La seconda gravidanza isterica di George Lucas

    George Lucas che scrive la sceneggiatura di Star Wars Episodio II L'attacco dei cloni su un quaderno

    Nella gravidanza isterica (o pseudociesi) una donna crede di essere incinta malgrado non sia avvenuto un reale concepimento. Nella gravidanza isterica di George Lucas, George ha creduto di essere il creatore di un nuovo episodio di Star Wars nonostante non abbia mai concepito una reale sceneggiatura.

    Su Wikipedia è ben riassunto il secondo travagliato parto immaginario di Lucas (ho controllato le fonti, è tutto vero):

    Nel marzo 2000, appena tre mesi prima dell’inizio delle riprese, Lucas riuscì a completare una bozza preliminare dell’Episodio II. Il regista continuò poi a lavorarci su, producendo una prima ed una seconda bozza definitive [NdA: cosa ci sarà di “definitivo” in una seconda BOZZA che poi ne richiede una terza? Boh. Qui qualcuno su Wikipedia non sa tradurre l’inglese]. Per avere un aiuto con la terza bozza, che sarebbe poi diventata la sceneggiatura vera e propria, Lucas chiamò Jonathan Hales, che aveva scritto per lui diversi episodi della serie televisiva Le avventure del giovane Indiana Jones, ma aveva limitata esperienza di scrittura di film cinematografici. Lo script finale fu completato solo una settimana prima dell’inizio delle riprese.

    Quando si dice partire col piede giusto. Potremmo sorprenderci davvero di trovarci dentro le peggiori frasi da telenovelas inserite in scene di gente seduta in salottini vuoti? Quella definizione di “space opera” non è mai stata più vicina a “soap opera” prima di episodio II. Chissà chi di loro (Lucas o Hales) avrà scritto “tu mi sei entrata nell’anima… che si tortura per te!” oppure ha messo in bocca al generale Yoda perle di strategia militare come “concentrate tutto il fuoco sull’astronave più vicina“. Lawrence Kasdan, sceneggiatore della trilogia classica, era troppo impegnato per tornare a lavoro sui nuovi episodi della saga oppure non voleva avere niente a che fare con Lucas e i suoi prequel?

    Geroge Lucas intervistato

    George Lucas che racconta balle… spaziali.

    È Kasdan stesso che riconferma ciò che avevo già raccontato per Episodio I, cioè che George non ha mai avuto una storia per tutta la saga come invece va raccontando in giro, a stento aveva 15 paginette di appunti scritte nel 1976 riguardanti il passato dei personaggi e che poi ha deciso di ignorare completamente quando è andato a scrivere i prequel. In un’intervista, Kasdan riassume con poche frasi la figura di George, Grande Procrastinatore, e le sue —è proprio il caso di dire— leggendarie sceneggiature prequel che nelle interviste di fine anni ’90 diceva di stare scrivendo già dal 1994, mentre nei documentari autocelebrativi degli anni 2000 queste quattro paginette diventano addirittura una saga di 12 film già scritta per intero da prima di girare Guerre stellari nel 1976! (leggende che sento già dal 1999, prima che uscisse Episodio I al cinema). Qui a Firenze uno come Lucas lo avremmo subito soprannominato i’ bomba. La dura realtà dei fatti è che a due settimane dall’inizio delle riprese Lucas non ha ancora finito di scrivere un bel niente (niente che si possa portare davanti ad una cinepresa almeno) e si affida a sceneggiatori televisivi per aiutarlo, perché i veri professionisti, suppongo, non vogliono averci niente a che fare.

    Riguardo ai prequel, infatti, il 30 maggio 2018, Kasdan al New York Times dichiarò [e qui ve lo traduco]:

    Volevo andare avanti. Stavo girando molti film e lo facevo regolarmente. Negli anni seguenti ci sono state molte volte in cui George mi ha chiesto di essere coinvolto in tutti e tre i prequel. Mi diceva: “Ehi, ti piacerebbe scrivere questa o quella cosa?”. Gli dissi: “George, ma le riprese non iniziano tra due settimane in Australia?” e lui: “Sì, ma non è troppo tardi“.
    Ero alla prima proiezione di “La minaccia fantasma” ed era così diverso [dai precedenti film] che non sapevo davvero cosa pensare al riguardo. Non aveva alcun legame, secondo me, con quello che avevamo creato.
    Mentre lo guardi pensi: aspetta, come? Ma che c’entra?

    George Lucas insieme a Christopher Lee sul set di Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni, vignetta sul copione ancora da scrivere

    Dove eravamo rimasti con il doppiaggio italiano della saga?

    La storia della nascita di La minaccia fantasma narrata in quel mio primo articolo era semplicemente un prologo per arrivare poi all’analisi completa del suo adattamento italiano, forse il più indegno di tutta la saga, strapieno di errori di traduzione, mancati riferimenti e scelte linguistiche dubbie. Sarà un caso che al momento di doppiare Episodio II questo non sia stato assegnato agli stessi di Episodio I? O meglio, cambia la società di doppiaggio, cambia il direttore di doppiaggio, cambia il dialoghista, restano invariati invece i doppiatori. Chissà che vorrà dire!

    Il sito antoniogenna.net riporta tra le curiosità di Episodio I questo stralcio.

    Il doppiaggio italiano ha suscitato molte polemiche, soprattutto per alcuni errori di traduzione. Nel gennaio 2002 è stata persino organizzata una petizione per richiedere una cura maggiore per l’episodio successivo.

    Sebbene non sia citata la fonte dell’informazione (e quando mai!), il riferimento è ad una petizione del 12 dicembre 2001 avallata da Cloud City Italian Star Wars Fan Club e Guerre Stellari.Net. La pagina web per la petizione non esiste più ma potete trovare una copia del testo originale su Internet Archive [un grazie a chi nei commenti mi ha aiutato a ripescarla]. I fan se ne sono lamentati, e anche duramente, sottolineando che gli appassionati e persino gli spettatori occasionali hanno trovato imperdonabili i gravissimi errori in lingua italiana presenti nel doppiaggio, indegni di un adattamento professionale. L’adattamento di Episodio I ha problemi innegabili, addirittura nella pronuncia dei nomi… alla faccia dei doppiaggi moderni che dovrebbero essere iper-controllati dal committente estero! In quel caso Fox o Lucasfilm evidentemente erano completamente assenti oppure troppo impegnati nell’imporre il ritorno ai codici originali dei robot R2D2 e C3PO (fu-C1P8 e fu-D3BO), tanto da non esprimere dubbi quando il senatore Palpatine veniva chiamato “Pàlpatain” in italiano, invece del corretto “Pàlpatin”, né quando Jar Jar si esprimeva in europanto che mischia in modo insensato inglese, spagnolo e francese. Ma per tutto questo e molto altro si rimanda all’articolo su Episodio I.

     

    L’adattamento italiano di Star Wars Episodio II

    R2D2 che vola a razzo in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Con questo doppiaggio si vola

    Come se l’è cavata questo secondo episodio con il suo adattamento italiano? Meglio. Molto, molto meglio. La direzione e dialoghi vengono dati adesso a professionisti distinti (già questo un buon segno): Claudio Sorrentino come direttore del doppiaggio, Mauro Trentini dialoghista [scomparso pochi anni dopo, nel 2006], e se paragonato alla qualità delle traduzioni degli episodi più recenti, quelli in mano alla Disney per intenderci, ci sarebbe quasi da urlare al miracolo per questa versione italiana di Episodio II. Nonostante la qualità alta però, degli appunti da fare ci sono.

    Voci robotiche, quanto ci piacciono!

    L’assassino in subappalto, ovvero l’alieno mutaforma ingaggiato per assassinare la senatrice Amidala, in italiano parla in maniera quasi robotica, spezzata, elemento inesistente in lingua originale e che per un breve momento dà al film quel gusto da doppiaggio commissionato nell’Europa dell’est. Una cosa simile l’avevamo vista proprio su Boba Fett nel film L’impero colpisce ancora (1980), al suo personaggio era stata data, senza un vero valido motivo, una voce robotica. Era il primo anno degli ’80, Boba Fett era interamente mascherato e quindi, per quanto ne sappiamo, poteva anche essere un robot, o un cyborg; in più all’epoca il doppiaggio aveva libertà creative oggi impensabili. Se la scelta di una voce robotica completamente inventata è criticabile in un film del 1980, è del tutto inaccettabile in un film del 2002, e paradossale in un doppiaggio dove la regola numero uno è “tutto deve essere come Lucas(film) comanda”. Oh, però i nomi dei robot sono tornati ad essere quelli originali, vuoi mettere?

    Assassina in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Ti conosco, mascherina!

    La pronuncia dei nomi

    Nella scena in cui il conte Dooku fa visita a Obi Wan imprigionato in un campo magnetico abbiamo questa sua frase (la trascrivo così com’è pronunciata):

    È un gran peccato che le nostre strade non si siano mai incontrate, Obi Wan. Quai Guun parlava sempre con molta stima di te.

    Non sappiamo chi sia questo nuovo cavaliere Jedi, Qui-Goon, mai sentito prima, ma ricorda molto quel Qui-Gon interpretato da Liam Neeson in Episodio I! Sono ironico, si tratta ovviamente proprio di Qui-Gon, che nel precedente episodio era pronunciato correttamente come Quaigòn. Certo che per essere una serie che ci tiene a riportare i nomi dei robot ai nativi R2-D2 e C-3PO anche a costo dell’incoerenza con gli altri (precedenti) film, il controllo qualità è barzellettistico. I robot devono tornare ad avere i codici originali, ma la pronuncia dei nomi rimane al gusto personale dei doppiatori? È chiaro che non sto dando la colpa né ai doppiatori né al direttore di doppiaggio, le sviste capitano. Fa solo sorridere tanta fissazione sull’adattamento dei nomi (Han/Jan, R2-D2/C1-P8, Leia/Leila…), da parte della Lucasfilm e dei nuovi fan della serie, quando poi nessuno si preoccupa di tutto il resto.

    In Episodio I c’era “Palpatain“, adesso c’è “Quai Guun“. Non ci possiamo aspettare che i doppiatori, professionisti che nel corso della loro carriera forniscono la propria voce a centinaia, che dico, migliaia di film(!), abbiano la stessa attenzione maniacale che potrebbero avere i fan di Star Wars, ma i supervisori Fox/Lucasfilm che fanno, dormono? Dove sono quando c’è davvero bisogno di loro? [Ironie e frecciatine a parte, quella di “Palpatain” in Episodio I era un errore “sistemico”, tutti i personaggi lo chiamavano così quindi è evidente che non si tratta della svista di un singolo doppiatore in una singola battuta (come invece è Qui-Guun), bensì di un’imposizione di chi ne ha diretto il doppiaggio e una scelta deliberata di inventarsi una pronuncia inedita, quindi di ben altra gravità per un’analisi come la mia e, scherzi a parte, è bene dare il giusto peso alle giuste cose.]

    Per finire di prendere un po’ in giro il conte Dooku, è sempre Dooku che in quella scena parla del pianeta “Gìonosis” ma poi quando nomina i suoi abitanti li chiama geonosiani. Il pianeta Geonosis in inglese si pronuncia “gìonosis”, è vero, ma in italiano che senso ha questa pronuncia estera quando poi gli abitanti sono (correttamente) chiamati geonosiani? Boh.

    Piccola nota aggiuntiva: potremmo contestare che il nome della regina Jamillia venga pronunciato dal capitano Typho come “Jamilla” (a 8 minuti e 28 secondi di film, segnalatomi da Giovanni De Bonis, autore su Star Wars Libri & Comics ed esperto del mondo di Star Wars) ma a dir la verità viene pronunciato così anche in inglese, quindi possiamo supporre che in sala doppiaggio andassero più dietro alla pronuncia originale che al nome scritto sul copione. Quindi diciamo… errore sulla carta.
    Un po’ meno comprensibile il fatto che il cacciatore di taglie Jango Fett venga chiamato “gengo” da Obi Wan e non “giango”, visto che non è “gengo” neanche in inglese, quindi perché dovrebbe esserlo in italiano? A maggior ragione vista la sua italica origine (quel Django di Corbucci).

    Spaccacervelli e altri trucchi grammaticali Jedi

    Scena degli spaccacervelli da Star Wars Episodio II

    – Vuoi comprare dei spaccacervelli?
    – Tu non vuoi vendermi dei spaccacervelli.
    – Io non voglio venderti dei spaccacervelli.

    Molto carino quel “death sticks” (letteralmente “bastoncini della morte”) adattato in “spaccacervelli“, un qualche tipo di droga che viene offerta a Obi Wan sotto forma di bastoncini fosforescenti… la grande domanda qui è perché, sia lo spacciatore sia Obi Wan, debbano dire dei spaccacervelli e non degli spaccacervelli? Può sembrare una cosa da poco ma la grammatica italiana esige che si usi “degli” in questo caso e mi sembra anche più faticoso e innaturale dire “dei spacca-“, così come risulterebbe più faticoso e innaturale dire “dei squali”. Poco importa che la parola composta finisca con “-cervelli” e che normalmente diremmo “dei cervelli”, la scelta tra dei e degli viene determinata dalle prime lettere della parola successiva a “degli”, nel nostro caso quel “sp” di “spacca-“.

    Tiriamo fuori la grammatica per bambini (c’è anche Garfield illustrato, vi piacerà):

    Illustrazione di GarfieldUN, DEI, DEGLI: si usa un davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante (un bambino, un gatto, un triangolo, …) o per vocale (un amico, un insetto, un oste, …).
    Davanti alle consonanti il plurale corrispondente è dei (dei bambini, dei gatti, …), mentre davanti alle vocali è degli (degli amici, degli osti, …).

    UNO, DEGLI: si usa uno davanti ai nomi maschili comincianti con s impura [NdA cioè una s che precede un’altra consonante], z, x, pn,ps, gn, sc. i semiconsonante (uno screzio, uno zufolo, …). Il corrispondente plurale è degli (degli screzi, degli zufoli, …).

    Spaccacervelli è una parola composta maschile che inizia con s impura, quindi si deve dire “degli spaccacervelli” e non “dei spaccacervelli.

    Un’ulteriore considerazione: la parola italiana sceglie di perdere il riferimento al contenitore di questo stupefacente (quei bastoncini della morte, death sticks del testo originale) e punta piuttosto sul nome dello stupefacente contenuto in essi, lo spaccacervelli, non avrebbe più senso fargli dire “vuoi comprare dello spaccacervelli? / Tu non vuoi vendermi dello spaccacervelli. / Io non voglio venderti dello spaccacervelli“. Volendo poteva essere anche al femminile dando per sottinteso che ci si riferisca ad una droga chiamata spaccacervelli, la spaccacervelli. È una delle tante soluzioni possibili, tutte valide tranne “i spaccacervelli”, che non si può proprio sentire.

    Una curiosità sullo spacciatore di spaccacervelli che ci viene ancora una volta da Giovanni De Bonis, esperto dell’universo di Star Wars: il nome ufficiale dello spacciatore (mai pronunciato nel film per fortuna) è Sleazebaggano, dall’espressione americana di “sleazebag”, cioè un debosciato o depravato, di solito anche intrallazzone. Uno di quei nomi scemissimi che popolano l’universo espanso di Star Wars, come del resto lo sono anche i “death sticks”. Per intenderci, è come se in italiano lo avessero chiamato “Intrallazzonio”. Proprio dei testi aulici!
    Spaccacervelli è un ottimo adattamento, sembra effettivamente il nome di una droga pur rimanendo allo stesso livello di semplicità dei “bastoncini della morte” e se vi lamentate di questo nell’adattamento di Episodio II vi siete proprio bevuti dei spaccacervelli. Ma vedete come suona male!?

    Spaccacervelli tradotto da Death Sticks nel film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    A proposito di strane cose offerte a Obi Wan, nella tavola calda di Dexter Jettster la cameriera robot offre a Obi Wan un boccale di “ardis”, o almeno così pare di sentire nella versione italiana, mentre in lingua inglese si parla di “Jawa juice“, succo di Jawa. Non so se a Coruscant spremano i poveri Jawa visti su Tatooine così da farne un succo o si tratta semplicemente di una ricetta Jawa (ovviamente scherzo, è la seconda che ho detto), e quella del boccale di “ardis” potrebbe sembrare un’invenzione bella e buona del copione italiano finché non scopriamo su Wookiepedia che “Jawa juice” è anche chiamato “Ardees“, apparso per la prima volta con questo nome ben 13 anni dopo l’uscita del film, sul libro Star Wars: Absolutely Everything You Need to Know (DK Children, 2015), così almeno sostengono persone sicuramente più esperte di me. Quindi il nome Ardees era certamente nel copione originale, poi cambiato per gli americani in “succo Jawa” durante le incisioni post-produzione ma lasciato inalterato per i copioni di doppiaggi esteri, o perlomeno quello italiano. La mia è una supposizione ma non vedo altre spiegazioni.

    Passando ai gingilli, nel film abbiamo un dardo introdotto prima genericamente come “dardo avvelenato” (toxic dart) e successivamente identificato con più precisione come “saberdardo di Kamino“. Saberdart in inglese è una parola composta (saber+dart) che fa pensare a un dardo con lame incorporate. Che sia un “dardo con lame” risulta evidente anche a occhio nudo, il film lo mostra chiaramente per ben due volte.
    “Saber” in inglese vuol dire sciabola ma nella mente di Lucas chiaramente non è una parola da prendere alla lettera visto che la “lightsaber”, la sciabola laser, non è nemmeno una spada curva, né il dardo è in qualche modo associato ad una “spada” propriamente detta. Se a Lucas piace il suono di una parola la usa anche se non ha molto senso, questa è una cosa ben nota agli americani già dai tempi di THX-1138 dove nei dialoghi compare un “wookie” senza che questo già intendesse un gigantesco cane alieno che pilota navi da carico, e nel suo universo stellare “saber” è l’equivalente di “lama”, per estensione questo diventa anche l’equivalente di “spada” (nel caso delle spade laser).  Sull’argomento ritornerò in occasione di Episodio IV.
    In italiano “saberdart” è stato tradotto a metà, lasciando “saber” in inglese (che in italiano non significa niente) ma traducendo “dardo”. Quindi per il copione italiano è essenzialmente un “coso-dardo di Kamino”, mentre in lingua originale entrambe le parole hanno senso immediato. Immagino che non si fosse riuscito a trovare un valido equivalente che traducesse anche “saber” (lama-dardo? Forse già pensate ad un lama che sputa un dardo. O, ancora più buffo, “spadadardo”) e ci teniamo questo curioso misto inglese-italiano. Poteva andarci peggio, poteva essere una “droide armata” .

    Vignetta sul saberdardo di Kamino da Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Le cose positive: il rispetto dei riferimenti

    Dopo un Episodio I adattato ignorando qualsiasi riferimento ai precedenti film (tanto da far sparire persino la parola “iperguida” che qualunque appassionato conosce, o frasi come “ho un gran brutto presentimento”) è un piacere ritrovare l’attenzione per i piccoli dettagli nei dialoghi di Episodio II.

    Power couplings” ad esempio è una parola esistente nella saga già da L’impero colpisce ancora e torna ad essere tradotta per coerenza come “giunti di potenza“, così com’era comparsa nel doppiaggio di Impero. In Episodio I invece era un altro dei tantissimi riferimenti alla vecchia saga completamente ignorato dall’adattamento italiano che lo traduceva arbitrariamente come “accoppiatore di energia” (e forse questo dettaglio mi era anche sfuggito quando ho scritto l’articolo su Episodio I).

    Ritorna anche radiofaro come traduzione di homing beacon. Dettagli oggi non scontati visto che si tende a non tradurre più niente (esemplare il blaster lasciato in inglese nei nuovi film della Disney)

    C3PO e i vaporatori di condensa

    Vaporatori di condensa nello sfondo

    C’è un caso però dove forse si poteva fare un passettino in più (e qui vado a spaccare il proverbiale capello). Quando Watto rivela ad Anakin di aver venduto la madre anni addietro dice “io venduta a estrattore di umidità di nome Lars“, in originale “I sold her to a moisture farmer named Lars“.
    Con “farmer” stiamo parlando del lavoro da “contadino” che abbiamo già incontrato in Guerre stellari nel 1977, dove lo Owen Lars, lo zio di Luke, estraeva condensa (quindi acqua) usando quelli che chiamava “moisture vaporators” e che nell’adattamento italiano erano stati tradotti come “vaporatori di condensa” (“Quello di cui ho bisogno è un droide che conosca il linguaggio binario dei vaporatori di condensa“, da Guerre stellari, 1977). È chiaro che sarebbe molto strano tradurre quel “farmer” alla lettera trasformandolo in “contadino di condensa”, sembrerebbe un contadino di una città chiamata Condensa, né ha senso “contadino” in generale perché l’acqua non si coltiva né si alleva, e l’idea di usare “estrattore” come equivalente di farmer è particolarmente azzeccata visto che il primo significato di “estrattore” è proprio: “Chi è addetto a lavori o operazioni di estrazione (minerali o prodotti chimici, alimentari, ecc.)” (fonte Treccani).

    Per avere un legame con i già noti “vaporatori di condensa” però, avremmo forse preferito “estrattore di condensa“. “Estrattore di umidità” non è sbagliato, è ciò che fanno questi “vaporatori di condensa” nell’universo di Guerre stellari, però un rimando più diretto al primo adattamento del ’77 sarebbe stato ideale. Del resto il personaggio che parla è animato in computer-grafica quindi i problemi con il labiale sono irrilevanti.
    Dopo si parlerà di “funghi che crescono sui vaporatori” quindi non penso che quel “vaporatori di condensa” del 1977 fosse ignoto come riferimento.

    Come dicevo, stavo a spaccare il capello e niente toglie da tutto il resto!

    yoda che combatte contro Dooku dal film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni, la vignetta legge un adattamento che fa i salti mortali

    Potrebbe sembrare un errore o almeno un’incongruenza C3PO (ex-D3BO) che chiama Anakin “signorino Ani” (“Master Ani“, in originale) invece di “padron Ani”, cioè così com’era stato “padron Luke” in Guerre stellari del 1977, ma l’uso di “signorino” è altrettanto storico e accurato perché fa riferimento a L’impero colpisce ancora dove, appunto, compariva anche il simpatico “signorino Luke”. Del resto, a quel punto della storia, Luke non era neanche più il suo legittimo proprietario, così come non lo è Anakin adesso che C3PO appartiene ai Lars. Infatti la frase successiva è “Padron Owen?” (Master Owen? in inglese), ed è intuibile la distinzione tra legittimi proprietari e tutti gli altri. Il copione italiano in questo senso è molto più chiaro di quello originale.

    Errato invece Episodio I (e quando mai!) che usava “mastro Anakin“, ovviamente un altro dei tanti errori di traduzione di quell’adattamento in quanto l’appellativo mastro (definizione Treccani) non era usato né per sottolineare la qualifica professionale del piccolo Anakin né come “titolo generico di rispetto riferito a persone di media condizione” (Anakin era uno schiavo!). È uno dei piccoli dettagli che forse mi erano anche sfuggiti nell’articolo su La minaccia fantasma, che invece si riconferma l’adattamento peggiore di tutta la serie.

    Jar Jar Binks in Star Wars Epsiodio II l'attacco dei cloni

    Sì, ce l’ho con te Jar Jar!

    Ovviamente giustissimo che si parli di “cloni” e non di “quoti” in questo Star Wars Ep. II L’attacco dei cloni, dal momento che con Episodio II quei cloni hanno assunto un significato tangibile. Non si creda dunque che io non abbia alcuna critica all’adattamento italiano del capostipite del 1977. Ma anche questa storia è per un’altra volta.

    Le cose positive: i dialoghi

    Considerati gli esempi di bei dialoghi come questi (e non sono ironico), mai tradotti alla lettera, attenti quanto basta al labiale ma anche al significato…

    • We live in a real world. Come back to it Non viviamo nel mondo dei sogni. Guarda in faccia la realtà.
    • Is she dead yet? È morta o non è morta?
    • Now I am complete Ora mi sento appagata.
    • You’re impossibly outnumbered Siete pochi, vi schiacceremo. / I don’t think so. Dovrai ricrederti.

    …ci tengo a sottolineare che, al netto delle “annotazioni” (in molti casi chiamarli “errori” sarebbe un’esagerazione) elencate in questo articolo, non solo l’adattamento risulta estremamente curato nella resa italiana, ma anche la direzione dei doppiatori e le loro stesse interpretazioni diventano un valore aggiunto per il film (tranne la voce robotica dell’assassino, quella è scema); un esempio tra tutti lo abbiamo nella celeberrima scena del “Non mi piace la sabbia. È granulosa e ruvida, e irrita la pelle” che risulta molto meno ridicola recitata in italiano. Il testo è identico, ma i doppiatori (Francesco Pezzulli in questo caso specifico) la “vendono” molto meglio di quanto non faccia Hayden Christensen nella sua lingua nativa. Opinione personale.

    Vignetta della scena della sabbia in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

     

    Conclusione

    Forse dieci anni fa sarei stato più duro nei confronti di questo adattamento ma sapendo che oggigiorno, nei nuovi film di Star Wars della Disney (e purtroppo non solo in quelli), molti dialoghi suonano spesso come terribili traslitterazioni dirette fatte da chi non riesce proprio a creare dialoghi che sembrino nati in lingua italiana, come posso non dare punti di merito in più ad Episodio II quando, ascoltandolo, ci ritroviamo davanti ad un testo con dialoghi naturali, invisibili, creati da qualcuno che lo fa di professione? E non indugerò sull’argomento direttori di doppiaggio che si improvvisano traduttori/dialoghisti (oggi pratica fin troppo comune), perché certamente non riguarda questo film.

    Tornando a Episodio II e concludendo, è curiosa la scelta di riadattare solo parte dei nomi: se i robot Ciunopiotto e Ditrebiò devono tornare alla loro versione originale di R2-D2 e C-3PO senza se e senza ma, perché così vuole Lucas, va bene invece ripescare “sprinter” come traduzione italiana di “speeder” ? È importante capire la logica di un adattamento, peccato che questa logica dopo il 1983 sia cambiata da film a film, per le ragioni più diverse. Una cosa la possiamo supporre però: se non fosse stato per quel disastroso, irrispettoso e, francamente ignorante adattamento di Episodio I, adattato come se prima non fosse mai esistito alcun Guerre stellari, alcun L’impero colpisce ancora o Il ritorno dello Jedi (questi sì con un loro coerente adattamento italiano), non ci saremmo certo ritrovati con un Episodio II che eredita suo malgrado nomi diversi per i droidi, in forte contrasto con un rispetto quasi assoluto di tutti gli altri riferimenti “storici” (incluso sprinter per speeder)… e come poteva non farlo a questo punto? La strada nel 2002 era ormai aperta ad una serie di incongruenze mai sanate [è stato tentato con Episodio III ma Lucasfilm disse di no], anzi, esasperate poi con i sequel Disney.

    Tra le tante, ancora non è chiaro perché Ciubecca sia rimasto sempre Ciubecca e non Chewbacca, pronunciato “ciubàca”, (sia chiaro, la mia è solo una provocazione, la pronuncia all’americana in un film in italiano non ha mai molto senso) ma siamo ancora all’Episodio II e il tappeto ambulante più amabile della galassia ancora non è comparso nella serie prequel. Ricomparirà per mettersi in imbarazzo solo con Episodio III ma questa è una storia per un’altra volta.

    Jedi che combattono con spade laser nel film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    e ora botte da orbi da Jedi nella sezione commenti!

     


    In attesa dell’articolo sull’adattamento di Episodio III (magari se ne riparla per l’anno prossimo, troppi prequel tutti insieme fanno male), vi lascio con l’episodio della nostra serie di svago cinematografico “i videocommentatori” che raccoglie i commenti tra me e l’amico di visione (Petar) durante Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni. Non c’entrano niente con il doppiaggio ma fanno parte dell’auto-imposta tortura maratona “Star Wars come Lucas comanda” dove andiamo alla scoperta di tutti i film di Star Wars nell’ultima versione autorizzata da Lucas. Quella rispettosa della visione del creatore, finché al creatore non gli viene in mente di cambiarla ancora.

  • Maratona STAR WARS COME LUCAS COMANDA

    George Lucas patrono della maratona Star Wars come Lucas comanda

    Abbiamo la sua benedizione

    Della saga ri-titolata “Star Wars” e del suo adattamento italiano ho parlato sin dagli inizi del blog, però in maniera frammentata ed erratica. Ho sempre pensato che sulle scelte di adattamento della vecchia saga non ci fosse molto da aggiungere oltre le parole di un tale Lorenzo Frati di un tale articolo su un tale sito web, considerazioni che condivido pienamente e che ho già sottoscritto più volte (qui il link all’articolo di Frati); dei tre prequel poi non ho mai neanche parlato perché non ho mai avuto voglia di rivederli, molto semplice. Invece al settimo episodio della saga ho dedicato un articolo completo come faccio ormai da anni per qualsiasi film mi capiti di vedere e il cui adattamento è degno di nota, idem per Rogue One, due articoli che ovviamente mi sono costati l’accusa di ‘nostalgia’ (“critichi questo e non quelli vecchi perché sei vecchio” o giù di lì) ma se non ho mai affrontato in dettaglio l’adattamento dei tre capitoli originali è solo perché ho adottato lo stile dell’approfondimento da appena 3 anni, dei quasi 6 anni di vita del blog(!) ed avendo parlato di Guerre Stellari per sei anni in maniera sporadica perdonerete se non mi sono mai sentito in dovere di riassumere tutto. Ora però di acqua sotto i ponti ne è passata a sufficienza.

    La maratona Star Wars come Lucas comanda

    Chi mi segue da tempo sa della mia passione per la preservazione storica dei film nella loro versione cinematografica italiana, attività che cominciò con la partecipazione della nostra squadra di Doppiaggi italioti al progetto Star Wars Despecialized Edition di un tale Harmy. Ormai do per scontato che sappiate tutti chi sia costui dato che, grazie all’uscita di Episodio VII, alla rinnovata popolarità di questa saga e “grazie” anche alla pirateria, ora il suo nome e la sua opera sono note anche in Italia.

    Peter Cushing, George Lucas e Carrie Fisher sul set di Guerre Stellari 1977. Una vignetta fa dire a Lucas: ora faremo il calco dei vostri volti, ai visto mai che in futuro i computer...
    In pieno spirito autolesionista ho deciso di affrontare la visione dell’intera saga di Star Wars con il mio compagno di visioni, Petar, che avrete visto nei video pubblicati sul canale YouTube di Doppiaggi Italioti. Sarà anche un’occasione per riscoprirne adattamento e dialoghi del doppiaggio italiano.

    Il vangelo secondo Lucas

    La questione più importante prima di affrontare una simile maratona è: quale versione vedere? Penso di aver già dato tanto spazio alle versioni originali che, in ogni caso, non sono disponibili in via ufficiale in formati moderni di alta definizione. Così ho deciso di affidarmi alla volontà di George Lucas, colui che ha diretto e supervisionato ciascuna revisione dei film, ogni volta alterandoli all’insegna dello slogan “I MIEI FILM COME LI HO SEMPRE IMMAGINATI!”, spacciandoci l’idea che egli abbia avuto una chiara visione di come sarebbero dovuti essere già dai primi ciak nel 1976. Che Fener urlasse “noooooo!” mentre getta l’imperatore già per la tromba delle scale come Villaggio faceva con la suora egli lo aveva già pensato a metà anni ’70, prevedendo che avrebbe poi riusato una clip audio dal finale di un futuro Episodio III, un “master plan” che nemmeno l’assassino della serie Saw si è mai sognato… solo che limiti tecnici, di budget o chissà cos’altro, gli impedirono di far registrare quella clip all’epoca. Per ragioni simili, durante le riprese nel deserto tunisino non c’era verso di trovare altri massi per nascondere meglio C1P8 e rendere così più credibile la sua mimetizzazione ma per fortuna la tecnologia moderna può riportare il film alle intenzioni originali!

    Voi starete pensando ai grandi cambiamenti come il fantasma di Anakin sul finale del Ritorno dello Jedi ma non dimentichiamoci che anche i piccoli dettagli fanno parte della visione di Lucas, come ribadito nelle più recenti interviste, nei documentari e nelle comunicazioni ufficiali della Lucasfilm. Non dimentichiamoci ad esempio che quando i caccia Ala-X discendono sulla Morte Nera nel film del 1977 è sempre stato nelle intenzioni di Lucas coprire la colonna sonora di Williams con il rombo dei motori, ma nel 1977 la tecnologia di missaggio audio non gli consentiva un tale livello di espressione artistica. Solo con il DVD del 2004 finalmente riuscimmo a godere del sonoro così come è stato sempre immaginato, dove la colonna sonora SCOMPARE! Un genio! (Missaggio poi ritornato alla normalità con il Blu-Ray nonostante la Santa Voce dell’ufficio stampa della Lucasfilm aveva già assicurato i lamentosi miscredenti che quella di coprire il rombo dei motori nel missaggio audio del DVD era stata una scelta intenzionale.)

    Dio Lucas, come capita in tutte le religioni, ci mette alla prova e noi non dobbiamo mai dubitare della sua parola, anche ora che è stato sostituito dalla dea Disney, che comunque rimane un falso idolo. Doppio mento non mente. L’importante è crederci. Potremmo mai dubitare del genio che ha messo gli alieni in Indiana Jones?

    c1p8 o r2d2 nella versione blu ray di Guerre stellari 1977 che viene coperto da una roccia

    Le intenzioni originali

    Prendere in considerazione solo le versioni ufficiali

    Come ateo posso solo dire che le dichiarazioni di Lucas si sono ovviamente sempre scontrate con la realtà delle continue modifiche (anche sostanziali) e delle tante aggiunte che sono ad un passo dal superare le revisioni della Bibbia e di tutti i vangeli messi insieme. Così ho deciso di calzare i panni del fedele ed abbracciare la Vera fede affidandomi ciecamente alle parole del nostro unico Dio con la barba e il doppio mento, colui che attraverso gli infallibili messaggeri dell’ufficio stampa della Lucasfilm ci ha sempre predicato di come l’ultima versione disponibile nei negozi – e solo per oggi in sconto a 19,99 – sia il Verbo! I suoi film esattamente come li aveva immaginati già nel 1971. Molti decenni prima della (s)vendita alla Disney.

    greedo shot first

    Greedo spara per primo. Accettatelo!

    Parte così una maratona qui su Doppiaggi Italioti che chiamerò “Star Wars come Lucas comanda“, o “Star Wars secondo Lucas” se preferite, che comprenderà sia uno dei nostri commenti al film per la serie pubblicata su YouTube “i videocommentatori“, sia un articolo del blog che ne analizza l’adattamento così come faccio da qualche anno a questa parte. Non so dirvi l’ordine in cui usciranno queste pubblicazioni, né garantisco una qualche regolarità (saranno sicuramente inframezzati anche ad altri articoli) ma intanto ecco cosa è stato pubblicato fino ad ora:

    Lista recensioni sull’adattamento dei film

    STAR WARS: Episodio I (1999) – L’adattamento fantasma9 Dicembre 2017

    STAR WARS Episodio II (2002) – Toccateci tutto ma non R2!, 30 Luglio 2020

    Tutte le future recensioni verranno aggiunte alla lista una volta pubblicate.

     

    Lista dei videocommenti su YouTube

    La lista dei nostri commenti di svago cinematografico ad ogni singolo episodio di Star Wars iniziando con Episodio I.

     

  • Speciale SCATOLA DELLA VIDEOTORTURA (+aggiornamenti blog)

    La nostra serie di svago cinematografico che pubblichiamo su YouTube ritorna con un secondo episodio speciale in cui l’estrazione casuale da una scatola misteriosa determinerà la visione del prossimo film brutto. La chiamiamo: la scatola della videotortura.
    copertina
    Il film da noi visto è stato anche trattato nel blog Il Zinefilo dove l’autore, Lucius Etruscus, spiega anche un paio di curiosità sul doppiaggio.
    Approfitto di questa notifica per qualche breve aggiornamento riguardante l’attività sul blog. Ebbene sto lavorando su ben due articoli di film degli anni ’80, intanto l’opera di restauro e preservazione di Fuga da New York con titoli in italiano (qui accennata) dopo tanti mesi di lavoro da miniatore giunge finalmente al termine, una copia Blu-Ray sarà disponibile per i soli possessori di copia originale. Probabilmente ne riparlerò a breve più nello specifico.
    Per chi segue la nostra serie di intrattenimento su YouTube, buona visione.

  • Videocommento a Kickboxer (1989) + BLOG TOUR

    Il nuovo episodio della nostra serie video di svago cinematografico è disponibile come sempre sul canale YouTube di Doppiaggi Italioti. In quest’ultima puntata troverete il commento alla visione di Kickboxer (1989), di e con  Jean-Claude Van Damme.
    locandina
    Si sono uniti alla commemorazione di questo film altri tre blogger che qui sono ormai di casa:

    Il blog tour di oggi si chiama: ARRIVANO LE KICKBOTTE!
    img_9095-0
    ______
    Per chi se lo fosse perso, il precedente episodio della nostra serie video era su Ant-Man (2015)…
    copertina
    …con tanto di scene eliminate
    copertina_scenetagliate

  • Doppiaggi Italioti è su Patreon

    patreon2largo
    Doppiaggi Italioti produce gratuitamente video e articoli di intrattenimento oltre a restaurare film nelle loro versioni cinematografiche italiane.
    Se i contenuti da noi pubblicati sono di vostro gradimento e volete contribuire alla loro creazione, considerate la possibilità di diventare nostri sponsor su Patreon, la piattaforma più famosa per supportare creatori di contenuti.
    Sacrificare meno di un euro al mese (ovvero gli spiccioli che trovate per caso sul marciapiedi) può non incidere molto sulle vostre finanze ma può aiutare moltissimo noi. Scoprite i vantaggi del “patronato” nella nostra pagina Patreon:

    http://www.patreon.com/doppiaggiitalioti

    In cambio delle modeste somme che deciderete di devolvere, come ricompensa e come nostro ringraziamento, potrete accedere a contenuti in esclusiva come foto e video dai dietro le quinte di Doppiaggi Italioti, aggiornamenti sui progetti attualmente in corso, scene tagliate dai nostri video e potrete vedere i futuri episodi della serie “i videocommentatori” in anteprima. Il funzionamento è semplicissimo ma comunque è spiegato anche sulla nostra pagina Patreon.
    Se non siete inclini a donare va bene lo stesso, apprezziamo comunque la vostra fedeltà come lettori (o spettatori), cosa che già di per sé è un contributo soddisfacente! Ma se vorrete contribuire ulteriormente, le vostre donazioni andranno a supportare la creazione di ulteriori contenuti e anche ad evitare che per ogni film brutto che guardiamo in videocassetta io debba fare questo per mezz’ora-quaranta minuti…


    In ogni caso noi continueremo a pubblicare video e articoli di intrattenimento così come abbiamo sempre fatto.
    Grazie.

  • Videocommenti: Avengers Age of Ultron (2015) e Capitan America (1990)

    L’esplorazione del brutto continua sul nostro canale YouTube con nuovi episodi della serie di intrattenimento i videocommentatori, dove io e il mio amico Petar guardiamo film e li commentiamo.
    L’episodio di questo mese riguarda Capitan America. No, non Captain America, avete letto bene stavolta…

    copertina

    Basta fare click sull’immagine per vedere l’episodio

    In questa nuova puntata esploriamo la trasposizione cinematografica di Capitan America del 1990, il film diretto da Albert Pyun per la Cannon Films di Menahem Golan e girato a risparmio in Jugoslavia all’insegna del motto nazionale: nema problema! (nessun problema). Curiosità e impressioni sul film che in pochi ricordano o hanno visto.
    Non mancano osservazioni sul doppiaggio quando sentiamo Teschio Rosso che ci delizia con perle tipo “the pen is on the table” ed un più misterioso “the pen of my hount(???)”. Decisamente un doppiaggio di cui forse dovrò parlare in futuro.
    Scopro adesso che esiste addirittura in Blu-Ray in una Collector’s Edition su Amazon
    con scene aggiunte e sono molto tentato di comprarlo!
    L’episodio precedente invece riguardava sempre la Marvel ma non quella della Cannon: Avengers: Age of Ultron.


    ___________
    Comunicazione di servizio: se i nostri video vi intrattengono, oppure se ci seguite per i restauri cinematografici, considerate la possibilità di diventare nostri sponsor (o “patrons”) su Patreon. Anche il più piccolo contributo ci aiuta moltissimo. -> pagina Patreon di Doppiaggi Italioti. Seguirà un annuncio vero e proprio. Grazie

  • Videocommento a Trancers (1984) e alcune note sul titolo e sul doppiaggio

    Vi avevo promesso dei contenuti tappabuchi per il periodo estivo ed ecco il prossimo, un nuovo episodio della serie “i videocommentatori” che pubblichiamo su YouTube. In questo episodio, io e il mio compagno di visioni brutte, Petar, ci siamo visti Trancers (titolo originale Ninja III – The Domination), uno dei film più pazzi prodotti della Cannon di Golan-Globus.

     

    Due parole sul titolo e sul doppiaggio di Trancers

    Come molti dei film della Cannon, anche questo Trancers ha un doppiaggio curato dal fu Claudio Razzi, già noto per scelte di adattamento piuttosto disastrose (THX-1138 e Space Vampires sono tra le sue vittime più note da queste parti) e sempre arricchite dal suo dipendente preferito, Claudio Capone, che ovviamente trova posto anche nel doppiaggio di questo film.

    Dal punto di vista dell’adattamento, per fortuna, non troviamo drammi degni di questo blog, perché con film non fantascientifici Razzi se la cavava abbastanza decentemente, l’unico elemento inconsueto che è forse quel “campo da golf comunale” (che in America non trova proprio corrispettivi) e poi, ovviamente, l’invenzione del titolo Trancers!

    Non so quanto questa sia attribuibile a Razzi stesso ma l’alterazione dei titoli dà poco fastidio quando almeno si degnano di giustificarla all’interno del film, come per fortuna è avvenuto in questo caso. Difatti la narrazione apre proprio con la necessaria spiegazione del titolo italiano, dove “trancers” è il nome usato per descrivere una speciale setta di guerrieri ninja immortali che possono essere uccisi solo da altri trancers (e implicitamente si capisce che hanno anche la capacità di trasferirsi in altre persone qualora questi siano fisicamente uccisi da chiunque non sia un ninja come loro).

    “Trancer” era un termine abbastanza di moda all’epoca e deriva ovviamente dalla “trance“, lo stato psicofisiologico, che in quegli anni andava di moda associare anche allo spiritismo. In breve, trancer, stava ad indicare un individuo capace di trasferire se stesso nel corpo di qualcun altro. La trama verte proprio intorno a questo e trovo che il titolo italiano sia anche più adatto di quello originale. Difatti, il titolo americano non ha mai avuto molto senso per il pubblico statunitense in quanto non esiste nessun film chiamato semplicemente Ninja né tanto meno è mai esistito un Ninja II, bensì si tratta di un successore spirituale di altri due film a tema ninja della Cannon di Golan-Globus:
    enter the ninjaNinja_la_furia_umana_83
    L’Invincibile Ninja (Enter the Ninja, 1981) con Franco Nero, diretto da Menahem Golan stesso, e Ninja la furia umana (Revenge of the Ninja, 1983), dello stesso regista di Trancers.
    Lo stesso sottotitolo, the domination, non è chiaro a cosa voglia far riferimento… la dominazione di cosa? Una domanda che si sono posti ironicamente anche i ragazzi di Redlettermedia nell’episodio della serie “Best of the Worst” in cui compariva questo film (se capite l’inglese e vi piacciono i “film brutti”, vi consiglio caldamente di seguire l’intera serie).
    Indubbiamente avrebbe avuto più senso un Ninja III – The Possession, vista l’evidente ispirazione (per non dire “plagio”) dei film a base di possessioni demoniache (in particolare L’esorcista) ma, come tutti i film Cannon, anche questo non prende ispirazione da un solo film, piuttosto fa un mix inedito di vari successi di quel periodo, di generi più disparati (in questo caso Flashdance, L’esorcista e Poltergeist sembrano gli ingredienti principali).

    Se volete saperne di più della Cannon Films e del loro pazzo modo di produrre film, vi consiglio caldamente il documentario intitolato Electric Boogaloo: The Wild, Untold Story of Cannon Films, che potrete sicuramente trovare sottotitolato in qualche sito pirata di vostra preferenza. Solitamente sarei l’ultima persona al mondo a consigliare di rivolgervi alla pirateria ma purtroppo se non sapete l’inglese e necessitate di sottotitoli in italiano, al momento non c’è altro modo di vedere quello che secondo me è uno dei documentari sul cinema più interessanti mai realizzati, insieme a Jodorowsy’s Dune. Quando uscirà anche in italiano vi assicuro che vi consiglierò un acquisto legale, per ora non ci sono altre vie.

    Non posso non consigliarvi anche la lettura delle spassose recensioni di questi film sul blog Malastrana VHS di Andrea Lanza:

    Oggi sono in vena di consigli quindi aggiungo anche una lettura consigliata, un saggio essenziale (dal costo irrisorio di 0,99 euro) del blogger italiano Lucius Etruscus dedicato ai Ninja, tra cinema e realtà: NINJA – Un mito cine-letterario.
    Buona visione e buona lettura a tutti.

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  • Aggiornamenti di agosto e contenuti tappabuchi

    Lettori affezionati e lettori occasionali, non voglio dire che vado in ferie perché non è proprio vero, ma per il seguito dell’intervista con Carlo Marini e altri articoli sugli adattamenti italiani dovrete attendere forse settembre (forse!), ma i contenuti tappabuchi non mancheranno neanche questa estate, iniziando dall’ultimo episodio su YouTube dedicato a Ghostbusters (2016), che potrete vedere facendo un semplice click sull’immagine di sotto.
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    Per i curiosi del doppiaggio, ad un certo punto parlo anche della battuta del fantasma formaggino.
    Non mi sono fatto mancare neanche un finto trailer del film, da me montato sullo stile Vacanze di Natale, tanto il materiale di base era già quello: GHOST BUSTERS ’16 di Neri Parenti.
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    Inoltre potreste esservi persi passati episodi della serie “i videocommentatori” come ad esempio l’episodio su World War Z, che non avevo pubblicato qui…
    CopertinaWWZ
    …oppure l’odiatissimo episodio su Lo Chiamavano Jeeg Robot
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    E se volete riscoprire vecchi articoli vi ricordo che c’è un pratico indice dei film da me trattati (in generale gli articoli dal 2012-13 in poi sono quelli più rappresentativi e dettagliati).
    Con questo, vi auguro buone ferie, a chi ne farà.