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  • Cosa? L'adattamento e il doppiaggio di "La Cosa" (1982)

    TheThingIntro1

    C’è poco da dire su La Cosa di John Carpenter, è il film horror/thriller/fantascienza definitivo che, come tanti altri film di culto di quel periodo, all’uscita non ebbe il successo sperato ma si rifece ampiamente in home video entrando giustamente nella storia della cinematografia mondiale. Secondo gli autori, il motivo del suo insuccesso al botteghino fu attribuibile alla concomitante uscita di quel mese: E.T. – L’extraterrestre. A mio modesto parere la vera ragione è che la gente non si merita njente!

    L’edizione italiana a cura della C.D.C. rispecchia la qualità di doppiaggio di quegli anni, regalandoci una versione del film che, dal punto di vista della recitazione, è equivalente all’originale e ben adattata, con dialoghi che non sono mai una semplice traslitterazione delle frasi originali, bensì risultano lievemente alterati pur preservandone fedelmente le intenzioni (nella maggior parte dei casi almeno). In breve, ci potete trovare tutto ciò che rientra nella definizione di (buon) “adattamento”, motivo per cui ero in dubbio se scrivere o meno un articolo in merito, ma ho pensato che fosse una buona scusa per rivedermi il film per la trecentesima volta, quindi…

    The-Thing-1982

    Non ho più la VHS per farvi dono del titolo in italiano all’inizio del film (se mai c’è stato… io lo ricordo)

    Allora vediamo di tirare fuori qualcosa degno di nota. Questo è il mio compitino a casa sull’adattamento di La Cosa, iniziamo con i pregi, ovvero i doppiatori.

    the-thing-fermi

    I PREGI DEGNI DI NOTA

    The Thing - sei un lurido baro

    Sei un lurido baro.

    Michele Gammino sul protagonista Kurt Russell ha un’infallibile voce da eroe e per fortuna non ricorda altre sue più celebri interpretazioni (Harrison Ford ad esempio), il segno di una grande professionalità ed esperienza, ma questo non ci sorprende visto che parliamo di Michele Gammino… negli anni ’80.
    Questa fu la prima e ultima volta in cui Gammino doppiò Kurt Russell. In questo film lo trovo adeguato soprattutto per la voce “stanca” che dà a Russell, il cui personaggio (MacReady), durante lo svolgimento della trama, non dorme per più di due giorni.

    NOTA PER I DOPPIATOMANI: Il doppiatore più frequente su Kurt Russell (almeno dagli anni ’90 in poi) è stato Francesco Pannofino, ma era Carlo Valli a doppiarlo in altri due film di Carpenter: 1997: Fuga da New York e Grosso Guaio a Chinatown. Prima degli anni ’90 Russell non ha mai avuto un doppiatore che si potesse definire “fisso”.

    Il resto del cast di doppiatori è altrettanto memorabile come spesso accadeva in quel periodo della storia del doppiaggio:
    Renato Mori, la storica voce di Morgan Freeman ma anche di John Rhys-Davies, ovvero il Sallah di Indiana Jones e il nano Gimli del Signore degli Anelli o ancora, Robert Shaw, il Quint di Lo Squalo… tanti ne ha fattiMauro Gravina che forse ricorderete come Dan Aykroyd in Una Poltrona Per Due; Sergio Rossi, la voce italiana più celebre del fu-Leslie Nielsen e anche dello Sean Connery più identico all’originale mai sentito (in The Rock! Cliccare per credere).

    [Nota: chi ancora possiede La Cosa in VHS lo imploro di scrivermelo nei commenti, sono curioso di sapere chi ne ha diretto il doppiaggio, la traduzione, e soprattutto non vedo la scritta iniziale in italiano da una quindicina d’anni!]

    In questo film sentiamo anche la voce inconfondibile di Tonino Accolla (Homer Simpson, Eddie Murphy) che fa un ottimo lavoro sul personaggio di Windows sebbene debba lamentarmi di una scena (che non posso farvi vedere per non incappare in copyright su youtube) in cui -SPOILER!- la cosa gli morde la testa avvolgendola completamente e, mentre la tiene stretta tra le fauci, comincia a sbattere il corpo del povero Windows su e giù a ripetizione. In questa particolare scena penso che l’urlo di Accolla fosse troppo sguaiato e a bocca aperta per essere l’urlo uno che ha l’intera testa chiusa nella bocca di un mostro. Un piccolo momento che tira lo spettatore fuori dall’esperienza del film, seppur momentaneamente. Anche in lingua inglese l’urlo straziante della vittima si sente chiaramente, ma non raggiunge mai i livelli da “Eddie Murphy terrorizzato sulle montagne russe”.

    Con questa specie di introduzione tra il complimento e la lamentela, come solo io sono solito fare, passiamo agli errori.

    LE ALTERAZIONI DEGNE DI NOTA

    Il dottor Bottai

    Iniziamo con le cose più banali: il dottor Copper che diventa dottor Cooper (letto “cuper”) in italiano. Perché? Boh. Sembrerebbe una di quelle scelte fatta perché “suona meglio”, come l’ispettore Callaghan al posto dell’originale Callahan. Non ci sconvolge l’esistenza di tale alterazione, né sorprende più di tanto vista l’epoca.
    Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

    Blair, il razzo umano

    The Thing - Blair

    Quando questi tre trovano il corpo bruciato di un tale Fuchs, Windows raccoglie un razzo segnalatore trovato a terra (anche noto come “bengala” in italiano) ed esclama “Flare! Maybe he tried to burn it“, ovvero “Un razzo! Forse (Fuchs) ha tentato di bruciare la cosa“. L’assenza di un chiaro soggetto in questa frase e la somiglianza di pronuncia tra Blair e flare sono quasi certamente alla base dell’errore (umano) in fase di traduzione, dove la frase si è trasformata in:

    Blair! Forse voleva bruciare la cosa.

    Quindi “flare” (razzo segnalatore, pronunciato “fler”) è stato scambiato per il nome del dottore, “Blair” (pronunciato “bler”), che in quel momento era rinchiuso in un capanno esterno e al quale avevano appena fatto visita. Questa frase un po’ stramba implica che Blair possa essere la cosa, che si sia liberato e che abbia aggredito Fuchs il quale, nel tentativo di uccidere la cosa, sia finito per bruciarsi da solo.
    Questa alterazione cambia veramente il significato della frase? Non molto. Da entrambe risulta che Fuchs abbia provato a bruciare la cosa finendo bruciato a sua volta, solo che nella frase italiana Blair viene accusato di essere la cosa (il che ci può anche stare visto il clima di sfiducia che già si respirava tra i membri del gruppo) ma ovviamente deriva solo da uno sciocco errore, quindi lo spettatore italiano potrebbe domandarsi come gli sia venuto in mente a Windows di chiamare in causa Blair di punto in bianco.
    Poco male, l’errore viene arginato dalla frase successiva di MacReady (Kurt Russell) che propone una teoria più valida, così scartando quella di Windows completamente: Forse si è dato fuoco da solo prima che la cosa lo raggiungesse.
    Quindi che sia stato accusato Blair o meno di essere la cosa non ha conseguenze logiche nella trama per fortuna, dato che si trattava di una teoria buttata lì e subito scartata.
    Salvati in calcio d’angolo.

    TheThingTorcia

    Dialogo poco chiaro in italiano

    Dicevo all’inizio dell’articolo che quasi tutti i dialoghi sono ben adattati, ovvero non ripropongono banali translitterazioni delle frasi originali bensì una loro versione spesso alterata affinché possano funzionare anche in lingua italiana, pur mantenendone il significato originale.
    Se ho specificato quasi è solo per via di alcuni momenti dove questo lecito lavoro di adattamento non ha portato ad una migliore comprensione in italiano, bensì confonde un pochino lo spettatore. Apprezzo la creatività fin quando questa serve lo scopo di farci capire i dialoghi; quando questi però non sono chiari, vuol dire che in quel momento l’adattamento ha fallito nei suoi intenti.
    Prendiamo questo discorso ad esempio [NOTA: per ogni battuta, la prima frase che riporto sarà quella del doppiaggio, la seconda frase (in inglese) sarà quella originale e tra parentesi trovate la mia traduzione della frase inglese laddove le due precedenti differiscano troppo]:

    No, non possiamo far niente.
    Nothing we can do about that.

    Ah, sì certo. Io faccio un giro.
    Yes, there is. I wanna go up.
    (e invece sì, io ci vado)

    Con questo tempo? – Bennings?
    In this weather? – Bennings?

    Il vento potrebbe diventare un po’ ballerino
    Winds are gonna let up a tad next couple of hours
    (Il vento diminuirà un pochino nelle prossime due ore)

    Ballerino?
    A tad?
    (Un pochino?)

    Sì, insomma, potrebbe cambiare direzione. È meglio levarsi il pensiero comunque.
    Can’t condone much myself, but it is a short haul
    (Non consiglierei di andarci, ma (del resto) il tragitto è breve)

    Non si può mai sapere
    An hour there, an hour back
    (Un’ora ad andare, una a tornare)

    Come appare evidente, la versione italiana ha tradotto molto più liberamente, cosa che è sempre apprezzabile tranne quando avviene a scapito della comprensione. Difatti trovo che le battute italiane in questa scena siano un po’ troppo criptiche rispetto alle originali e di non immediata comprensione. Il dottore che esordisce con un io faccio un giro, come se stesse per portare il cane a pisciare, mentre l’implicazione è che voglia andare in elicottero al campo norvegese (I wanna go up). Credo che il mio “io ci vado” (o “ci vado io”) sia già più comprensibile di un “io faccio un giro” ed è tanto breve quanto “I wanna go up”.
    Non mi disturba quella del vento ballerino, sebbene sia esattamente l’opposto di quello che dicono in inglese (ovvero che il vento sarebbe migliorato un po’), ma mi perdo quando il meteorologo usa la frase è meglio levarsi il pensiero comunque, non si può mai sapere in sostituzione dell’originale (“il tragitto è breve, un’ora ad andare e una a tornare”). Non si può “mai sapere” cosa? Lo so che si ricollega ad una frase molto antecedente sulla possibile sorte degli scienziati al campo norvegese, ma insomma, il significato è intuibile ma non affatto immediato, specialmente ad una prima visione.

    TheThingDog

    Parliamo comunque di un film dove vengono usati vocaboli come abbacinamento (magistrale traduzione di whiteout), quindi simili dettagli non intaccano di certo il mio godimento nel vedermi il film in italiano, ma sono degni di nota.

    Anche la matematica va “adattata”, eh!

    The Thing 27 ore

    Blair legge: “L’intera popolazione mondiale verrà contagiata a cominciare da 27 ore da dopo il primo contatto.”

    Ma quali 27 ore? L’ultima frase su schermo sarebbe dovuta essere: a cominciare da 27 MILA ore. In inglese, infatti, la virgola identifica le migliaia mentre il punto identifica i decimali! L’esatto opposto che in Italia, dove 1.000 è mille (in realtà il punto dovrebbe andare in alto ma spesso viene usato il normale punto per praticità) e dove 1,000 equivale a uno virgola zero zero zero. Sono convenzioni abbastanza basilari che ciascun traduttore dovrebbe avere sempre ben presenti. Un altro sospetto che sarebbe dovuto venire al traduttore si doveva basare sul fatto che nessuno conta le ore considerando uno scarto millesimale, dovremmo sospettare che il computer potesse fare delle statistiche con una sensibilità dello +/-0,001 ore (ovvero +/-3,6 secondi)? …E che per puro caso il tempo stimato in ore equivalesse ad una cifra intera?
    Nel film in inglese, la cosa avrebbe infettato l’intera popolazione mondiale in 27 mila ore, ovvero poco più di 3 anni. Una stima ben più realistica rispetto ad UN GIORNO E TRE ORE che è alquanto improbabile! Se avete visto il film saprete che in un giorno la cosa infetta sì e no 3 persone, al massimo!

    I resti spermatici del dottor Blair?

    The thing - resti spermatici

    C’è ancora un’attività in questi resti spermatici.

    Ora, forse sono io ad essere malizioso ma in quella frase sento proprio le parole “resti spermatici”. Non è chiaro di quali resti spermatici parli. Ditemi che ho sentito male io. In inglese parla di resti bruciati, letteralmente.

    Lo stesso Blair, dopo, dirà questa serie di frasi

    The Thing - quella cosa vuole diventare come noi

    Quella cosa vuole diventare come noi.


    The Thing - Le sue cellule si diffondono

    Le sue cellule si diffondono…


    The Thing - potrebbero imitare qualunque essere sulla faccia della terra

    …potrebbero imitare qualunque essere sulla faccia della terra.


    The Thing - io non voglio farmi trasformare in chissà che

    Io non voglio farmi trasformare in chissà che!

    La preoccupazione del dottore è più umanitaria in lingua originale, dato che dice chiaramente che se una sola cellula di quella cosa riuscisse a scappare dal campo base, quell’essere potrebbe imitare qualsiasi cosa sulla faccia della Terra e sarebbe inarrestabile. In Italiano invece il dottore è palesemente alterato al pensiero di essere trasformato egli stesso nella cosa ed il suo non voglio essere trasformato in chissà che! direi che non ha molto senso nel contesto di ciò che Blair ha visto fino a quel momento (sebbene sia interpretato in maniera magistrale dal doppiatore Renato Mori che gli aggiunge una vena anche un po’ comica a mio parere). Difatti, in quel momento di pazzia, Blair sembra ancora più fuori di testa in italiano di quanto non lo sia già in inglese… oppure Blair aveva semplicemente già visto il finale del film senza dircelo e parlava con cognizione di causa.

    TheThing_reazione2

    Evit quando sente errori di traduzione

    La scena forse più involontariamente comica in italiano è quella del divanetto (anche qui, ALLARME SPOILER!), quando Palmer si rivela essere la cosa e si libera dal divanetto dove era legato insieme agli altri, deformandosi mostruosamente. In inglese, i protagonisti legati accanto a lui si dimenano urlando frasi incomprensibili e ogni tanto si sente un “get me outta here!”, giustamente tradotto come “liberaci, Mac!” (e alternato a degli altrettanto ottimi “ma che cazzo fai, Mac? Liberaci!”).
    In italiano la scena del divanetto è diventata inavvertitamente comica dal momento in cui si è deciso di rendere più chiare e ben udibili le lamentele, ricorrendo al più classico dei classici del doppiaggio italiano: inventarsi dialoghi di sottofondo altrimenti inesistenti!
    Il risultato è questo: mentre in originale gli attori non dicono quasi niente di intelligibile oltre al sopramenzionato “get me outta here!”, in italiano i doppiatori si lanciano in una serie di commenti pleonastici, quasi in stile tutto il calcio minuto per minuto, dando a MacReady i più inutili suggerimenti che, tra l’altro, MacReady già era in procinto di mettere in atto e c’è in realtà così poco tempo tra il suggerimento e l’esecuzione che non può non venire il dubbio di stare ascoltando frasi inventate quasi sul momento e infilate malamente, ove possibile:

    NON TI FERMARE! FINISCILO! FINISCILO! (mentre MacReady già si sta occupando di bruciare il mostro)
    SPINGILO FUORI! (mentre il mostro già si avviava da solo all’uscita, per sfuggire al lanciafiamme)
    FALLO SALTARE MAC, FALLO SALTARE! – DISTRUGGILO! – TIRAGLI UNA BOMBA! TIRAGLI UNA BOMBA! (e MacReady tira della dinamite al mostro)

    (Se fosse stata una recensione video gli avrei messo subito la clip di Anna Longhi che esclama “seh, mettece pure ‘na bbomba”)

    Nessuna di queste frasi è udibile in inglese! L’idea di far saltare il mostro con la dinamite è di MacReady stesso, non gli è stata suggerita, ma la più clamorosa rimane tuttavia quella di MacReady che non spinge fuori il mostro sotto suggerimento altrui, bensì era il mostro stesso ad essere già in procinto di uscire dall’edificio per mettersi in salvo.

    LE BATTUTE PIÙ MEMORABILI IN ORIGINALE

    TheThingShot

    Nauls, vuoi abbassare quel fracasso? Sto cercando di dormire, ho avuto una giornataccia.
    Nauls, will you turn that crap down? I’m trying to get some sleep, I was shot today.

    Mi ha sempre fatto sorridere la giustificazione originale di Bennings usata per la richiesta di abbassare il volume della musica (“oggi mi hanno sparato“); in italiano è altrettanto divertente (sulla carta) dato che chi ha ricevuto una pallottola sicuramente non avrà passato una bella giornata, ma a quel punto del film, onestamente, allo spettatore difficilmente potrà tornare subito alla mente il fatto che chi sta parlando abbia ricevuto una pallottola, anche perché fa riferimento ad una giornata dove gran parte di loro avevano apparentemente rischiato di venir sparati, quindi lo spettatore difficilmente farà il collegamento ad una prima visione. In inglese la battuta era molto più diretta: oggi mi hanno sparato!
    L’unica giustificazione che voglio dare alla frase italiana è che il labiale di quella battuta è perfetto! Quindi non sono mai alterazioni totalmente ingiustificate.

    Dopo la frase su come i compagni avessero organizzato un bel linciaggio per MacReady, quest’ultimo dice…

    The Thing - Per principio

    Vi dovrei togliere tutti di mezzo, figli di puttana.
    I might just have to put an end to you on general principles, Nauls
    (Dovrei farti fuori anche solo per principio, Nauls)

    Ho sempre trovato divertente quel on general principles (per principio!). Inutile sottolineare come in originale si riferisse solo a Nauls e non a tutto il gruppo ma la battuta funziona lo stesso, era evidente che fossero tutti responsabili del tentato linciaggio, non soltanto Nauls che li aveva istigati per primo. Da quel punto di vista, la frase, trovo che funzioni meglio in italiano.

    The Thing - fucking kidding me

    Porca puttana, ma come è possibile?

    “You gotta be fucking kidding”, letteralmente “mi prendi per il culo”, ma in realtà difficilmente troverete una traduzione migliore di quella presente nella versione doppiata. Come bilingue devo ammettere che non c’è espressione idiomatica equivalente in lingua italiana che riporti in un solo colpo l’intero significato e la comicità implicita nella battuta in inglese. Difatti la traduzione che ne fecero nel 1982 è tecnicamente perfetta in questo senso: con la prima parte (porca puttana) viene espressa la sorpresa con l’ausilio di una parolaccia (in parallelo al “fucking” della battuta originale), con la seconda parte (ma come è possibile?) viene espressa l’incredulità di chi parla. Manca solo il fattore comico insito nella frase originale, per questo è nella lista delle battute più memorabili in inglese, non per altro. In italiano di meglio non si poteva ottenere.

    LA BOMBA FINALE

    TheThingUFO

    Chi mi conosce lo sa che tengo sempre la parte migliore per ultima! Ebbene, quando MacReady chiede a Norris, il geologo, da quanto tempo fosse sepolta l’astronave ritrovata nei ghiacci dell’Antartide, Norris gli risponde:

    Well, the backscatter effect‘s been bringin’ things up from way down around here for a long time.

    Che tradurrò per il momento, in maniera piuttosto diretta, in questo modo: “Beh, per moltissimo tempo l’effetto di backscattering ha spinto verso la superficie cose sepolte molto in profondità”.

    TheThingBackScatter

    Con effetto “backscatter Nauls si riferiva al termine abbastanza generico che descrive in fisica il comportamento delle onde (siano esse sonore, della luce, etc) quando queste vengono riflesse o deviate. L’effetto di “backscattering” osservato nell’ottica per la luce si osserva anche in geologia per le onde sismiche, e sono proprio le onde sismiche a cui si riferisce Nauls quando sostiene che l’effetto di backscatter avrebbe spinto verso la superficie cose sepolte da tanto tempo nelle profondità del ghiaccio antartico.
    Complice probabilmente la mancanza di internet e di Wikipedia nel 1982, nel doppiaggio italiano ci ritroviamo con questa curiosa (quanto incomprensibile) traduzione:

    Beh, l’effetto di qualche esplosione atomica può aver spinto verso la superficie cose che erano sepolte lì da lunghissimo tempo.

    Considerato che il film è ambientato in Antartide e che tale continente non ha mai visto esplosioni atomiche, mi domando come delle esplosioni atomiche possano aver riportato verso la superficie cose sepolte nel ghiaccio da migliaia di anni. Infatti non c’è neanche da domandarselo: erano gli anni ’80, mettevi una bomba atomica in un qualsiasi discorso e lo spettatore italiano avrebbe comunque annuito mentalmente.

    L’ideale sarebbe stata una battuta così tradotta (ve la propongo in stile “traduzione anni ’80”):

    Beh, l’effetto di scosse telluriche può aver spinto verso la superficie cose che erano sepolte lì da lunghissimo tempo.

    Adesso la frase è chiara anche in italiano, no?

    Evit quando trova errori di traduzione

    Evit quando trova errori di traduzione

    ___________________

    Conclusione

    Concludo dicendo che un film del genere sarebbe difficile da doppiare oggi con lo stile di doppiaggio che va di moda adesso, ovvero dove gran parte delle voci si assomigliano e risultano quasi indistinguibili le une dalle altre: un po’ per la quantità di neo-doppiatori ben impostati ma dalle voci anonime, un po’ anche per colpa della scarsità di tempo destinato al doppiaggio che impedisce al direttore di familiarizzare con i personaggi del film.
    Molte scene chiave di questo film hanno personaggi imbacuccati nei giacconi da clima polare e, nonostante ciò, non si ha mai un dubbio su chi stia proferendo parola, perché ogni personaggio è caratterizzato in maniera molto diversa e tutti sono facilmente distinguibili l’uno dall’altro.
    L’esempio di quello che verrebbe fuori oggi giorno su un film simile ce l’abbiamo e si chiama La Cosa ma è del 2011, un film dove vi sfido a riconoscere quale personaggio stia parlando se non gli vedete muovere la bocca in primo piano.

    Perdoniamogli dunque quel backscatter effect che diventa l’effetto di qualche esplosione atomica e quel flare scambiato per Blair. I dialoghi, se alterati, sono quasi sempre in favore di una maggiore naturalezza, un concetto che oggi giorno è difficile anche far capire a chi non ha orecchie per intendere.

    Adesso andatevi a rivedere La Cosa e, se non l’avete mai visto, recuperatelo. È un film perfetto.

    TheThingFinale

  • Intervista con il fondatore di Ghostbusters Italia

    Piero Castiglia

    Piero Castiglia

    [Trascrizione di un’intervista registrata]

    Evit
    Approfitto del nostro incontro per farti ri-raccontare un paio di storie che mi avevi già accennato in passato. Orsù, presentati!
    Piero
    Volentieri. Mi chiamo Piero Castiglia e sono il fondatore di “Ghostbusters Italia“.
    Allora Piero, preannunciamo ai vari lettori che in questa intervista parleremo del doppiaggio italiano Ghostbusters: il videogioco e della serie a cartoni animati. Iniziamo dal videogioco perché, Piero, tu sei a tutti gli effetti l’artefice di un doppiaggio di qualità che nessuno si aspettava di avere con questo prodotto videoludico, mi parli del retroscena?
    Il retroscena del doppiaggio? Come no!
    Come solo me e altre due persone sanno, è tutto nato da una società italiana che gestisce i diritti di Ghostbusters in Italia… e gestisce anche i diritti di Indiana Jones e penso anche delle Tartarughe Ninja.
    Intendi i diritti per i videogiochi?
    No, no. Gestisce i diritti di questi titoli in tutte le loro forme.
    È successo che la Universal, all’epoca attraverso la divisione “Vivendi Universal Italia” che si occupava di fare una versione da vendere qui in Italia, mi aveva contattato in veste di fondatore di Ghostbusters Italia. Loro mi avevano subito detto “ah guarda, ci piacciono i vostri costumi, abbiamo visto che siete in tanti, noi vorremmo fare pubblicità al gioco, abbiamo una copia dell’automobile… etc” e che avrebbero portato una replica della Ecto-1 in Italia (per i curiosi: suddetta Ecto-1 è una replica francese comprata da uno studio di tre o quattro investitori che la portano in giro per le varie fiere d’europa).
    Io gli ho organizzato la pubblicità con i ragazzi del forum Ghostbusters Italia, all’epoca in cui era appena uscito il trailer del gioco, quindi quando il prodotto era ancora tutto in inglese e non si sapeva niente di un eventuale doppiaggio italiano.

    Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1

    Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1


    In che senso gli hai “organizzato la pubblicità”?
    Gli ho inviato dei miei amici vestiti da acchiappafantasmi che hanno fatto un giro per Milano dentro la Ecto-1 per la loro campagna pubblicitaria. Quindi si sono trovati la pubblicità gratis praticamente.
    E visto che si sono trovati bene con i miei ragazzi e dopo aver notato, spulciandosi il nostro forum, che c’erano più di 700 utenti (all’epoca, adesso sono più di 2000), ci hanno detto che il gioco sarebbe stato doppiato anche in italiano, ma che non avevano idea di come farlo doppiare; infatti tieni presente che è da anni che non si usa più far doppiare un videogioco del genere ai doppiatori originali. Al contrario, di solito, mandano tutto a Milano e lo fanno fare a quelli di Milano.
    Sì, purtroppo lo si nota da quel “oh, cribbio!” nella prima scena del gioco. Se lo doppiavano a Napoli avremmo forse sentito “oh maronn’!“?

    Ahah, chi sa.
    Visto il numero di persone su Ghostbusters Italia (che avrebbero certamente acquistato il gioco) e vista la passione che gli abbiamo dimostrato anche a Milano con  il tour in Ecto-1, mi hanno chiesto che cosa ne pensavo io in veste di fondatore di Ghostbusters Italia! Io, essendo anche appassionato di doppiaggio e volendo evitare certi errori tipici della realtà italiana…
    Ho capito, eri praticamente la persona giusta al momento giusto.
    Si può dire di sì. Della serie vieni con me se vuoi vivere! [emula il tema di Terminator]… allora gli ho fornito subito una lista con i nomi dei doppiatori (con tanto di numeri di cellulare per facilitargli il lavoro). È successo che non li hanno chiamati tutti… per risparmio o per altri motivi.
    Fammi qualche esempio.
    Ad esempio su Winston non abbiamo avuto Gianni Bertoncin da me suggerito come prima scelta dal momento che aveva doppiato il personaggio sia nei cartoni animati che in Ghostbusters II e avrebbe quindi dato una certa continuità, ma avendo lui smesso il mestiere di doppiatore ed essendosi trasferito a vivere in Spagna… insomma lo puoi rintracciare ma non lavora più come doppiatore. Allora hanno scelto Massimo Foschi, la voce di Winston nel primo Ghostbusters, oltre che di Dart Fener in Guerre Stellari e tante altre…
    Ottimo! Quando hai detto che su Winston non hanno potuto mettere Bertoncin mi è venuto un brivido, non pensavo che Foschi lo avrebbe fatto. Me lo immagino Foschi che dice “se c’è lo stipendio fisso, io doppio tutto ciò che mi chiedete“.

    [pausa per risate e citazioni]

    Il gruppo di "Ghostbusters Italia" in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio e Massimo Foschi

    Il gruppo di “Ghostbusters Italia” in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio (voce di Ray) e Massimo Foschi (voce di Winston nel primo film)


    Al contrario, Mario Cordova (voce di Egon) e Sergio Di Giulio (voce di Ray) sono stati chiamati senza problemi. Il problema si poneva su un’altra persona.
    Lasciami indovinare… Bill Murray.
    Esatto
    Senza studiare.
    Oreste Rizzini, che lo aveva doppiato nei primi due film e nei cartoni animati, purtroppo era scomparso l’anno prima e quindi alla Universal avevano il terrore di mettergli una voce che avrebbero odiato tutti i fan, visto che comunque l’attore doppiato in Italia non aveva più una certa continutà neanche al cinema…
    Sì, ha avuto svariati doppiatori.
    Esatto. Io, logicamente, essendo in parte affezionato a Michele Gammino per i suoi doppiaggi di personaggi quali Indiana Jones e altri, ed essendo comunque un appassionato di doppiaggio…
    Ce l’hai visto bene nel ruolo di Venkman, insomma hai fatto il lavoro dei direttori di doppiaggio.
    Praticamente sì, pensa che Gammino comunque ha già doppiato Bill Murray in più di 14 film e ha fatto un lavoro strepitoso su Bill Murray anche in Groundhog Day.
    Ricomincio da capo“, in Italia.
    Sì. Considerando poi la versatilità di Gammino, ho pensato: chi meglio di lui può doppiare Bill Murray al posto di Oreste Rizzini?
    Ottima pensata.
    gammino

    Piero Castiglia con Michele Gammino in sala di doppiaggio


    Il mio contatto con la “Vivendi Universal Italia”, Fabio Onano, che lavorava all’ufficio stampa e si occupava di queste cose, prese la mia lista promettendomi che avrebbe fatto il possibile per accontentarmi. A sua volta lui l’avrebbe proposta ai capi e la scelta sarebbe poi stata unicamente loro… ma, visto il numero di interessati, si sono fidati e alla fine sono rimasti molto entusiasti dei risultati.
    Scontato dire che richiamando i doppiatori storici a doppiare i loro personaggi, i doppiatori si sono beccati un sacco di soldi, non so se si può dire la cifra…
    Lo chiedi a me se si può dire? Dimmelo tu se si può dire!
    Rimaniamo sul vago va! Diciamo che solo Di Giulio si è beccato cifre a 4 zeri, altrettanto gli altri.

    [nota di Evit:
    Doppiare un film in media costa dai 20/30mila euro (film minori) ai 120mila euro delle grandi produzioni hollywoodiane.” (Fonte)
    Quindi dato che ciascun doppiatore principale è stato pagato con cifre pari all’intero costo di doppiaggio di un film minore, si stima che il doppiaggio del videogioco sia venuto a costare esattamente quanto il doppiaggio di un film hollywoodiano importante]

    Allora il lavoro di doppiatore paga!
    Ma perché paga, perché Di Giulio, e così gli altri, erano le voci storiche dei protagonisti della saga ed hanno potuto esigere tali cifre… e dico “saga” perché ormai è una saga vera e propria, tra cartoni animati, film e videogioco. Infatti il videogioco è stato concepito originariamente come terzo film che non è mai stato portato in sala.
    Oh, finalmente qualcuno che lo conferma apertamente!

    Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)

    Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)


    Essendo stato concepito come terzo film, quelli della Universal hanno voluto un doppiaggio all’altezza. Ma non è finita qui! Infatti, rimasti soddisfatti dal doppiaggio, mi avevano detto che avrebbero tenuto lo stesso cast di voci anche per il terzo film di Ghostbusters che sarebbe uscito poi… poi sappiamo tutti come è andata a finire per colpa di Bill Murray… comunque fatto sta che il videogioco, sotto quel profilo tecnico, è uscito da 10! Io credo che sia l’unico videogioco di questa epoca che sia stato doppiato con attori del genere.
    C’era un videogioco di Ace Ventura nel 1996 che fu doppiato da Roberto Pedicini, non se l’è filato nessuno però. Valeva solo per il doppiaggio appunto, che qualcuno giudicò persino troppo ben fatto in confronto alla qualità del videogioco.
    A parte il cast principale di Ghostbusters, chi altro è tornato ai vecchi ruoli?

    Purtroppo sono andati a risparmio sulle voci di Janine e di Walter Peck perché, avendo già pagato così tanto i quattro protagonisti, hanno voluto tagliare altrove… però lì hanno scelto molto simili perciò non ci fai caso.
    Chi c’è al posto della Lionello su Janine?
    Non lo so però è quasi uguale (N.d.A. era Cinzia Massironi) e su Walter Peck c’è Sanna mi sembra (N.d.A. era Luca Sandri). Comunque sono talmente simili come voci che non ci fai tanto caso, l’importante è che almeno i protagonisti siano quelli.
    Già ad avere quelli è quasi un miracolo!
    Esattamente.
    Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio

    Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio


    Quindi abbiamo in italiano un Bill Murray che è più familiare di quanto lo sia lo stesso Bill Murray originale per gli americani, visto che si sono lamentati tutti della recitazione svogliata che ricordava più il suo Garfield che il classico Peter Venkman.
    Come dici bene tu, in originale, per chi gioca al videogioco in inglese, il doppiaggio di tutti, ma sopratutto di Bill Murray, è piatto che più piatto non si può. Tu, per quanto puoi essere appassionato come madrelingua alla voce originale di Bill Murray… a me i due film di Ghostbusters piacciono molto di più in italiano, ci tengo a precisarlo …concordo, be’ dicevo che Bill Murray più che recitare sembra proprio che stia leggendo, cioè, non ne ha voglia! L’hanno strapagato ma lo ha fatto giusto perché gliel’hanno chiesto fino all’esaurimento.
    O forse avrà detto “partecipo al videogioco se non mi fate fare il terzo film“.
    Probabilmente! Ma è talmente brutto da sentire Bill Murray in lingua originale che è una gioia quando poi senti il Michele Gammino che cerca di migliorare il personaggio in italiano, pur non avendo grossa libertà di farlo… perché lì ti dicono “la traccia dura 30 secondi, tu me la devi fare in 30 secondi e con la tonalità originale“, puoi fare qualche piccola variazione ma non lo devi stravolgere… e Gammino comunque lo ha migliorato notevolmente, pur con tutte queste limitazioni interpretative imposte.
    Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa

    Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa


    Se uno se lo gioca prima in inglese e poi in italiano, c’è un abisso. Il casino lì è stato fatto dal fonico di doppiaggio.
    Quale casino?
    Il fonico di doppiaggio ha fatto un troiaio, scusa il termine…
    A Doppiaggi Italioti si dice di tutto e di più, vai avanti.
    Il fonico ha fatto un troiaio perché non è stato attento a sincronizzare le voci, o meglio, le voci partono in sync ma… io non so cosa stava facendo quel giorno, se aveva il caffé per le mani o altro, però le battute di tutti e quattro i protagonisti, in alcuni punti del gioco, sono velocizzate da paura.
    Ma vanno fuori sincrono?
    Nelle battute dove un personaggio parla durante i momenti di gioco potresti accorgerti che tale personaggio parla un po’ più veloce del normale, ma poi rientra… invece, in altri punti come ad esempio nelle sequenze animate oppure quando il personaggio è in un’altra stanza con voce fuori campo, ci sono frasi pronunciate ad una velocità tale che tu capisci solo tre parole di ciò che è stato detto.
    Ma non è forse colpa di quelli che hanno creato il gioco in America?
    No, è il fonico di doppiaggio che ha la pista audio già pronta e la invia ai programmatori, loro la sostituiscono così com’è alla traccia originale. Questo fonico italiano, prima di chiudere il progetto, deve aver sbagliato qualcosa nella temporizzazione di alcune frasi e ci sono una decina di battute che sono velocizzate, soprattutto quelle di Gammino e di Di Giulio che sono velocizzate come se avessero schiacciato per sbaglio un’impostazione errata su Pro Tools, capito cosa voglio dire? Una frase originariamente di 20 secondi viene riprodotta in 5 secondi.
    Quello è un errore che purtroppo si verifica soprattutto sulla versione per PS3 e XBOX360. Sulla versione per Wii, PSP e PC invece questo non succede. Inoltre nella versione per Wii e PSP il doppiaggio del gioco è leggermente diverso in alcuni punti. Tra queste due versioni c’è proprio un adattamento differente perché la storia per Wii/PSP è fatta per un pubblico un po’ più giovanile e si svolge in maniera leggermente diversa, inoltre molte cose sono state sostituite e la cosa interessante è che ci sono molte battute in più e allo stesso tempo molte battute in meno.
    Ma io ricordo di averci giocato in inglese e che non c’erano opzioni per cambiare la lingua, com’è ‘sta storia?
    Perché loro hanno fatto un disco unico per tutto il mondo inclusivo di tutte le versioni doppiate ma senza andare ad indicarlo nelle istruzioni del gioco e la gente che non lo sa, quando inserisce il disco, si ritrova automaticamente il gioco in inglese con i sottotitoli in italiano.
    E come si imposta la lingua italiana nel videogioco?
    Devi andare a frugare tra le impostazioni del menù e selezionare “disattiva audio”. Una volta selezionata questa opzione, la PlayStation o il PC o la Xbox, riconoscono l’audio di default che tu hai impostato nella tua console (e che in Italia di norma sarà l’italiano) e solo allora il gioco parte con l’audio in italiano.
    Molta gente, non sapendo di questo complicato metodo per cambiare la lingua, si è giocata tutto quanto il gioco in inglese e, quando poi è venuta fuori su YouTube una clip del gioco doppiato, quasi non ci credeva!
    Vi hanno fatto provare il gioco in anteprima?
    Una volta finito il doppiaggio, ovvero un paio di mesi prima che uscisse il gioco sul mercato, la Universal ci contattò per provare la demo del gioco doppiata. Io non ci sono potuto andare. A quei tempi abitavo in Sardegna e dissi a quelli della Universal di contattare il mio amico di Milano così lui, insieme ad altri, andarono a testare la demo per Xbox e Wii tornando a casa con dei bei regali come foto e numerosi gadget che non vendono neanche al pubblico e che purtroppo mi sono perso.
    Ma ti hanno regalato perlomeno una copia del gioco?
    Mi hanno regalato una copia del videogioco per PlayStation 3 per ringraziarmi di avergli suggerito il cast di doppiaggio. Io in realtà lo avevo già comprato all’uscita quindi la copia che mi hanno regalato era in più e così l’ho regalata a mia volta ad un amico. Però è stato comunque carino il gesto… sai, un gioco da 60 euro recapitato bello nuovo e incellofanato, insomma fa piacere.
    Mi parli del tuo “Ghostbusters Italia”?
    Membri di "Ghostbusters Italia" incontrano Dan Aykroyd

    Membri di “Ghostbusters Italia” incontrano Dan Aykroyd


    “Ghostbusters Italia” è un fan club che riunisce una comunità di appassionati. Lo aprii nel 2006 con un forum prima, a cui poi si aggiunse anche il sito internet e da allora la comunità è cresciuta molto. L’ho fondata perché ero stufo di vedere notizie e informazioni varie soltanto sui forum americani, volevo che ci fosse qualcosa di “ufficiale” in lingua italiana.
    Ho contribuito io stesso nella prima settimana dalla sua creazione a riempirlo di tantissimi contenuti che si trovavano solo nei siti americani. Più avanti si è creato uno staff di persone fidate che, collaborando con me, hanno potuto realizzare anche parte dei loro desideri come ad esempio quello di riunire gli episodi della serie animata prendendo le tracce audio dalle VHS… che poi va be’, gli audio sono stati rubati su internet da gruppi strani ma questi sono particolari di cui non parliamo…
    Parliamone, parliamone! Volevo chiederti appunto della serie a cartoni.
    Parlo di personaggi anonimi che hanno rinominato tutti i nostri file con la dicitura “by.Mav” quando li aveva invece creati moi, me medesimo, con un altro amico che sul forum si chiama Alex Victor e un altro ancora che si chiamava The Flash, stranamente non figurano più i nostri nomi e il lavoro adesso è di Mav, e tutti ringraziano Mav, capito? Nonostante questo Mav non avesse neanche le videocassette… ma lasciamo perdere.
    Quindi voi avete recuperato le videocassette e poi?
    Avevamo molti episodi registrati dai passaggi televisivi, altre le avevamo comprate già anni fa. Abbiamo estratto l’audio, l’abbiamo convertito, l’abbiamo ripulito, abbiamo eliminato le pubblicità e sopratutto abbiamo messo in sync con tutti gli episodi che si trovavano.
    Perché, prima non esistevano in commercio?
    Gli episodi non sono mai usciti in Italia in DVD. In VHS uscirono solo una decina di cassette… della Winners, mi pare.
    Prima di voi c’erano mai stati dei cosiddetti “rip” di questi episodi animati?

    No, prima di noi non c’era nessun “rip”.
    Quindi è grazie a voi se su siti peer-to-peer si trova l’intera serie animata in lingua italiana?
    Esatto. Infatti io e quest’altro mio amico che si chiama Franz84, Gabriele Franzoni, abbiamo ancora… oltre alle VHS originali che ho ancora a casa mia… abbiamo le versioni rippate con ancora il logo di Canale5, Italia1 e Rete4.
    Gran parte del nostro lavoro è stato ampiamente fregato su internet e, come dicevo, se ne sono presi il merito altre persone ma proprio per questo, a noi manca soltanto l’audio italiano di due episodi per completare le 140 puntate, mentre agli altri ne mancano una trentina. Che strano, eh? Da quando io non le ho più condivise passandole ad altri utenti, sono due anni e mezzo che ho due audio mancanti e loro una trentina.
    Qundi alla completezza della serie in italiano a te mancano soltanto due episodi?
    Precisamente. Se ne potrebbero fare anche i sottotitoli a questo punto ma speriamo che Mediaset decida di ritrasmettere la serie con la scusa del nuovo film.
    Tu ancora ci speri in un terzo film? Io non ci spererei troppo, si rischia l’effetto RoboCop 3! Ma il doppiaggio di questa serie è di proprietà di Mediaset?
    Sì, infatti la Sony Italia le voleva pubblicare in DVD (come aveva fatto in America) ma non ha potuto farlo perché i diritti della traccia audio italiana li possiede la Mediaset e in quel caso si sono trovati ad un bivio: comprare l’audio originale o fare un nuovo doppiaggio?

    [mugolìo di Evit]

    La Mediaset fino ad ora ha negato la prima possibilità. Sulla seconda il problema è… cosa comporta fare un nuovo doppiaggio? Oggi giorno non lo fanno più i doppiatori originali.
    Prenderebbero qualche ditta specializzata nel doppiaggio di cartoni animati, sicuramente di Milano, suppongo.

    Esatto, quindi avrebbero tutti voci diverse e sarebbe una cosa penosa.
    E non te lo comprerebbe nessuno, anche perché un cartone di quegli anni è comunque legato alla nostalgia di chi, come noi, se lo è visto all’epoca.
    Come Lupin che lo hanno doppiato sette-otto volte, poi hanno capito che era meglio richiamare Del Giudice… comunque, si spera che Mediaset li ritrasmetta e che dia il suo benestare a farli stampare in DVD, o a farli in DVD lei stessa, perché quei cartoni sono storici e proporli con una differente traccia audio non ha alcun senso.
    Anche perché la maggior parte dei doppiatori erano gli stessi del film se ricordo bene.
    Tutti i doppiatori dei cartoni animati sono gli stessi del film.
    O almeno del secondo film.
    Sì.
    Cosa che neanche negli Stati Uniti era successa.
    Ma infatti! Però in America sono stati gli attori originali a scegliere le voci che li avrebbero sostituiti nel cartone animato.
    Staremo a vedere allora se Mediaset li tira fuori, altrimenti ce li hai tu e chi se ne frega.
    Se li vuoi vedere, vieni a casa da me e te li guardi perché su internet, mi dispiace per i vari fan, non metto più niente. Uno si fa un mazzo tanto per anni e poi ti fregano la cosa in quattro e quattr’otto… e poi si lamentano pure quando ti contattano privatamente e scrivono “senti, vorrei comprarti le puntate. Me ne mancano una trentina“, “eh, non le vendo le puntate“, “ma come? Ti do 100 euro!“, “non le vendo le puntate“, “e le vecchie VHS? Così le rimasterizzo“, “le ho già rimasterizzate io“, “ma…“, “no“.
    A un certo punto ti dicono “senti mi manca questo audio, ma per caso le condividi? Sai, noi siamo un sito di peer-to-peer etc…“, “io le avevo già condivise e mi è stato tolto il merito, non lo faccio“, “ah, ma io non c’entro nulla con questo Mav“, “mi fa molto piacere ma poi potresti fregarmi anche tu, cosa ne so io? Quindi, mi dispiace, ciao!
    …e quindi stanno impazzendo per niente.

    [risata malefica di Evit che intanto si sta copiando i file “incriminati” dal PC di Piero]

    [scherzo, nota di Evit]

    Tra l’altro, successivamente, abbiamo fatto un lavoro anche superiore! Originariamente avevamo preso i video degli episodi dal canale satellitare tedesco Junior, quindi i titoli sono in tedesco e la qualità video è quella che è. L’anno dopo che abbiamo fatto questo lavoro, in America uscì la serie in DVD e così ci siamo detti: perché non basarci su quelli?
    E così abbiamo fatto. Ci siamo recuperati l’ISO DVD dell’edizione americana e abbiamo sostituito l’audio inglese con quello italiano. Quindi siamo proprio avanti rispetto a Mav ed altri, pensa, li abbiamo in qualità DVD con lingua italiana e con i menù e i contenuti speciali originali della serie animata prodotta e venduta in America. Ce l’ho tutti lì in una scatola, dopo te li faccio vedere.
    Praticamente l’unica cosa che ti manca è la localizzazione italiana dei titoli che era fatta da Mediaset con la scritta “acchiappafantasmi” inserita sotto “The Real Ghostbusters” e, sul finale, il logo della CVD e la lista dei doppiatori che si ripeteva ad ogni episodio.
    Real Ghostbusters
    Esatto, manca solo quello.
    Non è neanche poi questa grande perdita.
    Considera inoltre che le copie che ha la Mediaset, con il passare degli anni, sono anche un po’ sbiadite e rovinate. Quelle americane sono perfette, con colori nuovi, rimasterizzate, quindi meglio di così non si poteva fare.
    Hai provato a contattare la Mediaset in merito?
    Ho provato a contattare la Mediaset per anni, alcune volte non mi hanno risposto, altre volte mi hanno detto “sì, è nei nostri piani ritrasmetterle più avanti“, altre volte ancora hanno detto “guarda, ancora non lo sappiamo, c’è una possibilità ma… etc“. Ora io dico questo: ringrazio che mi hanno risposto, però, sono anni che rompono i coglioni con Dragon Ball [risata accondiscendente di Evit], ora io non voglio dire ma… a parte che è un cartone che io reputo anche abbastanza infantile… ma in ogni caso, cavolo, la gente dopo un po’ si stuferà di guardare sempre Dragon Ball, no? Con tutti i cartoni che hai in catalogo tu, Mediaset, nei tuoi archivi, mandane qualche altro! Non dico di mandare i Ghostbusters, per me sarebbe troppa grazia, ma anche qualsiasi altro! Dragon Ball esiste anche in DVD, è in vendita, che cavolo mi continui a trasmettere sempre la stessa roba?
    Poi ci sono anche canali secondari tipo Mediaset Italia 2 che comunque sono meno seguiti, questi cartoni “storici” potrebbero fare da tappabuchi in questi canali, magari anche a orari meno importanti, senza così andare a detrarre “preziose” ore pomeridiane a Italia 1.

    Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio

    Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio


    Ritornando agli episodi mancanti, dato che sono molto amico dei doppiatori italiani originali e se non ci fossero problemi di copyright, Sergio Di Giulio ad esempio me lo ridoppierebbe l’episodio mancante, senza problemi. Questo, tanto per dire.
    Mancherebbero un paio di voci chiave ma anche questo comunque non si può fare, sempre per via della Mediaset e dei copyright che detiene ma che non sfrutta, giusto?
    Esattamente. Quindi aspettiamo Mediaset.
    Aspettiamo e speriamo. Grazie Piero per questo approfondimento nel mondo del doppiaggio di Ghostbusters, nelle versioni a cartoni e videogiochi. Mi raccomando, parla del mio blog con i doppiatori che conosci.
    Ma vieni con me a Roma la prossima volta, così ti presento Gammino e gli altri.
    Volentierissimo!
    La prossima volta a Roma allora. Ciao.

  • Robocop (1987) – Una recensione piena di parolacce


    Inutile che cominci a parlarvi di RoboCop descrivendone l’impatto culturale, le sue metafore, le curiosità e tutto ciò che viene ormai snocciolato dal 1987 ad oggi da parte di critici cinematografici e appassionati vari. Vi dirò soltanto che è un vero film di culto degli anni ’80, ancora oggi largamente apprezzabile e per molti versi profetico. Personalmente, non vedevo i film di RoboCop da quando ero mooolto più giovane e ricordavo di averli adorati all’epoca ma poi, dopo la metà degli anni ’90, non li ho più rivisti fino ad un mese fa. Contro ogni mia aspettativa li ho ritrovati migliori di quanto mi ricordassi e di quanto mi aspettassi.
    Sono affezionato anche al secondo film, nonostante i suoi momenti cartoneschi (i fan della serie si dividono su questo film, chi lo ama e chi invece accetta solo il primo), ma non ho avuto il coraggio di rivedere il terzo film né la serie TV, quindi ignorerò questi ultimi e vi parlerò dell’adattamento del primo RoboCop.
    L’uscita del recente rifacimento, infatti, mi ha stimolato a rivedere i primi due film per poi affrontare il nuovo a denti stretti (a denti stretti perché mi aspettavo un disastro). Già, perché dal 2014 hanno “resettato” la serie proponendo un “remake” del primo film! Com’è il nuovo RoboCop, vi starete chiedendo? Sorprendentemente ben fatto… nonostante vi abbia spinto a pensare l’opposto con la vignetta di apertura. Per alcune cose, piccole cose, persino migliore dell’originale (pur rimanendo comunque tra l’anonimato più totale ed il “per niente memorabile”)! Non avrei mai immaginato di potermi spingere a dire tanto. Non so come abbiano risposto pubblico e critica al remake ma so che per molti il mio complimento a “RoboCop 2014” sarà una bestemmia! Eh be’… ‘sti cazzi.

    Ma parliamo di RoboCop del 1987 di Paul Verhoeven…

    ___________

    Partiamo dal titolo…

    RoboCop

    Secondo i siti web IMDb e Wicchipidia (che sicuramente si rifà alle informazioni trovate su IMDb) il titolo italiano del primo RoboCop sarebbe ufficialmente RoboCop – Il Futuro della Legge.
    *Pausa riflessione*
    Voi negli anni ’90 lo avete mai sentito con questo “sottotitolo“? Nemmeno io. Difatti non è un sottotitolo, bensì un semplice slogan stampato sulla locandina del film e scambiato, a posteriori, come facente parte del titolo. L’errore, quasi sicuramente, origina dal fatto che lo slogan sia stato messo così vicino al titolo da sembrare, effettivamente, parte di esso ed è evidente che di errore si tratta quando andiamo a vedere l’identica locandina americana, il cui motto è appunto: “The future of Law Enforcement“.
    robocop
    Il motto in questione, tra l’altro, è una citazione dal film stesso; frase che in italiano era tradotta come “il futuro dell’applicazione della legge“.
    Cari disinformati di IMDb e cari pappagalli che scrivete su Wikipedia, già che ci siamo, perché non lo ri-titoliamo così…

    RoboCop – Il Futuro della Legge… Parte uomo, parte macchina, tutto poliziotto

    (Sembra un titolo anni ’70 che potrebbe ricordare un po’ Cyborg anno 2087 metà uomo metà macchina… programmato per uccidere)

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    Adattatemi tutto, ma non il mio Breil

    Robocop_Mediabreak_Casey_Wong

    Nei primi minuti del film, la multinazionale O.C.P. ci viene presentata durante un telegiornale:

    “il sindacato di polizia accusa il “Prodotti dei Consumatori Omni“, l’OCP, l’azienda che recentemente…”

    la frase originale era…

    “Police union leaders blame “Omni Consumer Products“, OCP, the firm which recently…”

    Sebbene io apprezzi sempre gli sforzi di adattamento che venivano proposti fino agli anni ’90, trovo che tradurre “Omni Consumer Products”, ovvero il nome di un’immaginaria azienda multinazionale, sia non solo una scelta discutibile (dovremmo davvero credere che una mega corporazione americana abbia un nome in italiano? Sarebbe come tradurre “Burger King”) ma anche controproducente dato che, per capirla, potrebbe essere necessario un bel “rewind” (impossibile al cinema), tanto era veloce nell’enunciazione da parte del giornalista! La prima cosa che la mente dello spettatore capisce nel sentire quella frase è che “il sindacato di polizia accusa i prodotti dei consumatori (?)” e poi una lista di altre parole apparentemente slegate – omniocpl’azienda…!
    Nel secondo film, al telegiornale dicono “Vogliono forzare la mano alla “Omni Consumer Products”, la OCP“… per fortuna.
    Una scelta di adattamento che invece apprezzo e che non vedrete mai più (perché adesso va di moda il “tutto-in-inglese! Tutto-in-inglese!“) è il nome del robot ED-209 che, in inglese, viene presentato come “Enforcement Droid series 2-0-9“, mentre in italiano è stato adattato in “Elemento Droide serie 2-0-9“. In tempi come i nostri, dove persino Capitàn America viene chiamato CAPTEIN AMERICA per rispettare il nome originale, questi piccoli dettagli da adattamento anni ’80 fanno quasi commuovere.

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    NUK'EM

    “NUCLEARIZZALI!”… Un gioco per famiglie! (non è una citazione dal film)

    Cose che in italiano non capirete

    Sebbene in molti non siano destinati a capire l’ironia di certe pubblicità che compaiono in RoboCop, come ad esempio la reclame dell’automobile SUX 6000 che vanta consumi da 3,5 km per litro e che in inglese si legge “sucks” (ovvero “fa schifo”), c’è ancora tanto da apprezzare nel doppiaggio italiano dei primi due film della serie. Questi, infatti, sono così pieni zeppi di satira e ironia che, anche perdendosi alcuni riferimenti e battute, se ne può ancora apprezzare tranquillamente il resto senza che l’impatto culturale del film nel suo complesso ne venga edulcorato.
    Ma, invece di elencare quel che c’è di buono nella versione doppiata di RoboCop (e ce n’è tanto), mi imbarcherò in una piccola lista di cose che probabilmente non avete capito in italiano e, posso preannunciarvi già da adesso, finirò l’articolo con un solo, unico, lampante, incontrovertibile e inoppugnabile motivo per il quale, nonostante piccoli difetti, questo film (in italiano) è superiore alla versione in lingua originale… ebbene sì! Tutto ciò esclusivamente per una scena sola. Ma non andate a sciuparvi il finale come avete fatto con l’ultimo libro di Harry Potter!
    Questa è una lista di piccole cose che potrebbero esservi sfuggite:
    1) Stronzo, di nome e di fatto
    Uno dei “cattivi” del primo RoboCop è Richard Jones, il vice-presidente della OCP, che tutti chiamano con il suo abbreviativo, “Dick” Jones (in inglese Richard diventa Dick, così come a Napoli il nome Raffaele viene abbreviato in “Lello”). Questo abbreviativo è sempre stato fonte di ironia per gli americani in quanto “dick” vuol dire anche “cazzo”, come nell’offesa “testa di cazzo” (dick-head).
    Basti pensare ad una battuta abbastanza memorabile nei dialoghi originali di “Die Hard 2” dove la moglie di Bruce Willis si rivolge con ironia all’arrogante giornalista “Dick” Thornburg dicendogli: “Listen, Dick. That is your name? …Dick.“, che in inglese sa tanto di offesa e strappa una risata, diventando anche una degna citazione ed un momento molto atteso dagli americani che si riguardano il film. Il nostro “Senta Dick. È così che si chiama… Dick?” purtroppo manca di quel doppio senso che equipara l’abbreviativo di un nome ad un’offesa in stile “cazzone!”.
    Una battuta identica c’è anche in RoboCop, quando il giovane dirigente Bob Morton si confronta con Dick Jones e gli dice “il vecchio credeva che fosse abbastanza importante… Dick!
    Detto poi con questa faccia da schiaffi:

    Cazzone!

    Bob Morton che da del “cazzone” al signor “DICK” Jones


    Dick Jones (la cui foto è a seguire) è memorabile proprio per questo suo nome. Nessuno ricorda il vero nome dell’attore! Dal 1987 lui è conosciuto come “Dick Jones”, lo stronzone Jones, e ritornerà pochi anni più tardi in un altro film di Paul Verhoeven, Atto di Forza, in un ruolo quasi identico… quello dello stronzone.
    2) Se il caldo non vi piace…
    Sempre Dick Jones compare in un’intervista televisiva dove risponde alle accuse rivolte all’OCP da parte del sindacato di polizia dopo la morte di alcuni agenti:
    Dick Jones

    “Stronzone” Jones

    Chi si arruola è consapevole che vi sono alcuni rischi inerenti al lavoro svolto sul territorio. Qualsiasi poliziotto ve lo dirà… e se il caldo non vi piace non state in cucina.

    Quest’ultima battuta è risultata a me chiara solamente dopo aver ascoltato il dialogo originale: “If you can’t take the heat, stay out of the kitchen“. Si tratta di una vecchia frase idiomatica statunitense (attribuita al Presidente degli Stati Uniti Truman) il cui significato è riassumibile con un “chi non sa reggere sotto pressione, non dovrebbe trovarsi in quella posizione ma dovrebbe togliersi dai piedi”. Dubito che in Italia questa battuta di Truman sia nota ai più e tanto valeva adattarla diversamente, in maniera da renderla un po’ più comprensibile, invece di tradurla alla lettera (per curiosità, l’aforisma è storicamente tradotto come “se non tolleri il calore, stai alla larga dalla cucina“). Difatti alla parola “calore” o “caldo” in Italia non associamo di certo concetti come “tensione” oppure l’essere “sotto pressione”, quindi quel “se il caldo non vi piace, non state in cucina” mi è sempre sembrata una battuta fuori contesto e senza molto senso, se avesse detto “buona la mela, sana la pera!” avrei riso ugualmente. Ancora meglio: “se non tolleri il calore, stai alla larga dal radiatore“.
    Ma in fin dei conti, sia in italiano che in inglese si ride quasi per lo stesso motivo, il sentire un importante dirigente che risponde ad una serie di gravi accuse con una frase da saggezza popolare spicciola del calibro di “chi ha il pane non ha i denti” o, nel caso dei dialoghi originali, con un aforisma storico decontestualizzato.
    Dick Jones
    3) La schifomobile deluxe
    Il film è celebre anche per alcune finte reclami e la più memorabile di queste è proprio quella dell’automobile SUX 6000 di cui parlavo prima. Nella pubblicità vediamo un dinosauro che sparge terrore in città finché non viene fermato dalla vista dell’auto SUX 6000 che, in realtà, solo per quella scena, viene chiamata “6000 SUX”. Il motivo di questa variazione sembra essere una voluta presa di giro nei confronti della Pontiac 6000 che all’epoca era in diretta concorrenza con la Ford Taurus, ovvero il modello della Ford utilizzato nel film per le auto della polizia di Detroit. La pubblicità “6000 SUX” è da leggere praticamente come “la 6000 fa schifo” (6000 “sucks”!). Sembra che alla General Motors, produttrice della Pontiac, non abbiano apprezzato per niente la battuta.
    SUX 6000
    Un altra cosa che in italiano forse alcuni non potranno apprezzare è l’affondo alla società americana di fine anni ’80, i cui sogni di benessere capitalista erano crollati insieme alla borsa:

    It’s back. Big is back. Because bigger is better. 6000 S-U-X, an American tradition.

    Letteralmente è traducibile come: “è tornata! La moda del “grande” è tornata. Perché più grande è meglio!“. Nella versione doppiata in italiano la pubblicità recita invece:

    È tornata. La grande è di nuovo qui! Più grande e più bella che mai. La S-U-X seimila, una tradizione americana.

    Sebbene apparentemente molto simile (e forse più in linea con ciò che uno si aspetterebbe dai dialoghi di una vera pubblicità), ritengo che la versione italiana non riesca a portare lo stesso messaggio del “grande” che torna di moda, in puro stile americano. In realtà sarebbe bastato leggere al pubblico italiano quel “8,2 miglia con un gallone” (8.2 MPG), ovvero “3,5 km con un litro“, perché l’ironia della schifomobile sta tutta lì: enorme, volgare, trinca-benzina… “una tradizione americana”!
    [Poi magari si scopre che la copia distribuita nei cinema italiani era sottotitolata e mi sono lamentato per niente]
    4) Le “Guerre Stellari” di Ronald Reagan

    Tra le notizie più divertenti del telegiornale di Detroit c’è la seguente:

    10,000 acres of wooded residential land were scorched in an instant when a laser a board of the Strategic Defence “Peace” Platform misfired during routine start-up tests
    10.000 acri di terreno boschivo in un’area residenziale sono stati oggi distrutti dal fuoco per un errore di mira di un cannone laser montato sulla piattaforma in orbita “Peace” nel corso di normali esercitazioni.

    SDI
    La satira di questa notizia sta nel diretto riferimento al progetto “Guerre Stellari” di Ronald Reagan che, difatti, in inglese fu battezzato “Strategic Defence Initiative” e tradotto in Italia come “iniziativa di difesa strategica“, ma più popolarmente noto con il nome “scudo spaziale”, “scudo missilistico” o, appunto, progetto “Guerre Stellari“.
    L’ironia della notizia sta nel nome in codice della piattaforma appartenente allo scudo (“Peace”) e nel fatto che, per un piccolo errore durante un test, un suo cannone laser abbia distrutto una grande area della California e che tra le vittime ci fossero anche due ex-presidenti (viene facile pensare che una delle due vittime fosse proprio Ronald Reagan, ironicamente vittima della sua stessa opera). Sarà che ho le orecchie poco buone o forse che la mia copia di RoboCop sia un po’ datata e di scarsa qualità nel compartimento audio ma onestamente quel nome in codice “Peace” (piiis) non lo avevo capito fino a quando non ho tirato fuori la versione inglese per un confronto.
    Una traduzione meglio contestualizzata forse avrebbe dovuto citare lo “scudo spaziale”, ma si sono rifatti con l’adattamento del secondo film quando viene nominato il progetto “Guerre Stellari”.

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    Battute non altrettanto memorabili

    Mentre alcune frasi del film sono diventate famose in Italia così come negli Stati Uniti (l’esempio più lampante è il “vivo o morto, tu verrai con me“), ce ne sono altre che purtroppo nella versione doppiata del film non hanno lasciato il segno come le originali.

    – Well? Give the man a hand!
    – Be’? Dategli una mano.
    (dopo aver fatto esplodere la mano di Murphy con un colpo di fucile)

    Give the man a hand
    …e la più famosa di tutte in assoluto!

    – I’d buy that for a dollar!
    – Queste me le comprerei io per un dollaro

    uuuuuh... queste me le comprerei IO per un dollaro!

    “uuuuuh… queste me le comprerei IO per un dollaro!”


    Sono tutte frasi che per un motivo o per un altro non hanno lasciato il segno nel pubblico italiano come le originali hanno fatto nel mondo anglosassone. La frase “I’d buy that for a dollar!” in particolare è diventata parte integrante della cultura popolare in America e sono sicuro che molti neanche si ricorderanno o sapranno da dove origina. È la sciocca battuta ad effetto (o “tormentone” che dir si voglia) che al termine di ciascuno sketch ripete continuamente il protagonista di un seguitissimo, quanto decadente, show televisivo dove questa sorta di Benny Hill, circondato da prosperose ragazze, dichiara che si comprerebbe qualsiasi cosa per un dollaro. La versione italiana della battuta è a mio parere altrettanto divertente per il modo in cui è recitata ma non ha avuto lo stesso effetto sul pubblico nostrano, forse per il riferimento ad una valuta monetaria straniera o per via di una fraseologia culturalmente differente, difficile a dirsi. Un’immaginaria versione italiana dello stesso programma avrebbe proclamato “queste me le comprerei io per due lire!“.
    Bixby Snyder

    “Mi compro anche quello per un dollaro! Ahahah”


    La stessa battuta stupida viene ripetuta da Bob Morton, uno dei dirigenti della OCP (a dimostrazione che quel programma spazzatura era visto e apprezzato davvero da qualsiasi classe sociale), quando dice ad un collega: “Mi piacerebbe tanto ma ho un impegno, un paio di modelle  vengono a casa mia, sai com’è!” e la risposta in inglese è “I’d buy that for a dollar!“, tradotta in “certo che lo so, ci puoi scommettere“.
    allora vi compro io per un dollaro!

    “allora vi compro io per un dollaro!”


    Come avrete forse capito, questo tormentone televisivo di “I’d buy that for a dollar!“, tanto amato dai cittadini della futura Detroit, sembra essere un’esclamazione un po’ goliardica usata per descrivere qualcosa di formidabile o sorprendente di cui si è testimoni, specialmente se di natura sessuale. Qualcosa che “non ci dispiacerebbe affatto avere”. Questo è un esempio suggerito dal sito Urban Dictionary: <<alla fuoriuscita del seno dal costume di Janet Jackson, avvenuta sul palcoscenico, qualcuno dal pubblico avrebbe potuto esclamare “I’d buy that for a dollar!“>>. C’è anche chi ha sviluppato un’intera teoria sull’origine e il significato della frase in questione.
    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? ...Me lo comprerei io per un dollaro.

    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? …Me lo comprerei io per un dollaro.


    L’esclamazione è talmente radicata nella cultura popolare americana che si sono assicurati di farne cenno anche nel remake del 2014 quando un addestratore, osservando l’iniziale lentezza di riflessi del nuovo RoboCop, esclama che non se lo comprerebbe per un dollaro (I wouldn’t buy that for a dollar!).
    Infine vi lascio con una “compilation” di tutti gli “I’d buy that for a dollar” in italiano:

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    La pronuncia dei nomi

    Il primo film della serie pecca gravemente in una vecchia abitudine italica, la storpiatura accidentale dei nomi stranieri. In questo film, infatti, sembra quasi che i doppiatori stessero ancora sperimentando (mentre lo doppiavano) quale pronuncia fosse la migliore per le orecchie italiane.
    Il caso più emblematico è quello del protagonista, Alex Murphy, che diventa (perlopiù) mérfi nel primo film. Credo che la scelta della vocale “e” sia avvenuta per una questione di labiale anche se non posso esserne certo. Del resto dovevano scegliere una vocale e in questi casi una vale davvero l’altra dato che la pronuncia americana di “Murphy” è un misto tra “merfi”, “marfi” e “murfi”. Il problema è che in alcune scene dello stesso film la sua collega lo chiama marfi. Decidetevi!
    Quella che dà più i brividi comunque è la battuta finale del film in cui RoboCop, alla frase “spari bene figliolo. Come ti chiami?“, risponde “MERFI” con una pronuncia italianissima. Brr…!
    Sia nel primo che nel secondo film, a volte è pronunciato correttamente (all’inglese), molte altre volte è mérfi, in alcuni casi è marfi. Nel remake del 2014 se non altro viene chiamato in maniera corretta, costantemente. Che sia la prima opera buona compiuta da un “supervisor“?
    Il cattivo Clarence Boddicker viene presentato come “baddigher“. Questa è l’alterazione che più mi irrita in realtà. Suona bene, per carità, ma perché cambiare un nome che comunque sarebbe stato chiaro alle orecchie italiche in ogni caso? Che problema avranno avuto a dire “boddicher” lo sanno solo loro! Forse non suonava abbastanza amaragano awanagana?

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    I doppiatori

    doppiatori

    Gianni Marzocchi era perfetto nei panni del cattivo Boddicker (non “baddigher”). Come urlava lui “stronzo!” non me lo dimenticherò facilmente (video). Marzocchi era lo stesso che in Apocalypse Now doppiava Robert Duvall e di cui è celebre la frase “mi piace l’odore del Napalm di mattina“. Ha spesso doppiato i “cattivi” in molti film (da Skeletor nei Dominatori dell’Universo a svariati personaggi della serie 007) e, per la cronaca, era anche la voce di Calboni nel primo film di Fantozzi (nei successivi film, invece, l’attore che interpretava Calboni ha doppiato se stesso).
    Alessandro Rossi, mi voglio azzardare a dire che forse, dal punto di vista della voce, è leggermente più bravo e memorabile di Peter Weller. Sarà il fattore nostalgia a influenzare la mia opinione? Può essere.
    Tutti gli altri doppiatori!
    In puro stile “doppiaggio anni ’80”, anche personaggi minori e semplici comparse hanno la voce di doppiatori di primo piano. Chi ha familiarità con i nomi dei professionisti di questo mestiere si sorprenderà nel sentire che… Michele Gammino (voce di Harrison Ford) interpreta, in RoboCop, un venditore che avrà si e no due battute; Marco Mete (famoso come voce di Robin Williams) è l’impiegato OCP che viene smembrato in meno di un minuto dall’ED-209; Giorgio Lopez (voce di Danny DeVito) è un altro degli impiegati OCP che, nel primo film, ha solo un paio di battute. Poi ci sono Pino Locchi, Francesco Pannofino e tanti altri nomi celebri del settore, sempre in ruoli più o meno piccoli… insomma la lista di talenti vocali non è limitata ai pochi attori di rilievo, bensì si estende ad ogni singola persona parlante che compare nel film. Una cosa che oggi giorno non accade più, per svariati motivi.

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    Piccoli errori

    In una scena del film il sindaco e membri della giunta comunale sono tenuti in ostaggio da un dipendente scontento del comune. Durante le trattative quest’ultimo chiede una macchina veloce e che abbia un rapporto litri-chilometri penoso (“Something […] that goes fast and gets shitty gas/mileage“). È l’emblema della decadenza della società capitalista (uno dei tanti messaggi del film) dove tutti, come poi scopriamo nel corso del film, sognano di possedere e sfoggiare la schifomobile della reclame in TV, la SUX-6000, che vantava di percorrere 3,5 km per litro in “puro stile americano”.
    In italiano questa battuta è stata forse erroneamente tradotta in “una […] velocissima e che faccia un sacco di miglia con poca benzina“. Sarebbe anche una battuta divertente: il dipendente comunale in crisi di nervi che ha fatto la follia di prendere in ostaggio il sindaco e adesso avanza richieste impossibili, ovvero un’auto sportiva veloce ma che consumi poco! Peccato che qualsiasi mia interpretazione giustificativa venga vanificata dall’immediata risposta del negoziatore: “che ne dice di una SUX-6000?“. Cioè l’esatto opposto di una macchina che percorre molte miglia con poca benzina, come abbiamo visto prima.

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    Alterazioni gradevoli

    Prima di passare all’unico, solo e inconfutabile esempio che decreterà la vittoria assoluta della versione doppiata in italiano su quella originale, vi delizio con alcune piccole migliorìe che troviamo nei dialoghi nostrani:

    “Omni Consumer Products, what a bunch of morons!”

    che diventa, nel doppiaggio italiano:

    “OCP, Oh-Che-Palle! Un branco di imbecilli!”

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    Poi c’è lo scambio di battute che più tardi porterà ad un alterco tra il vice-presidente Dick Jones e Bob Morton, il giovane dirigente che gli vorrebbe fare le scarpe grazie al progetto RoboCop.

    – I hear that Jones was plenty pissed.
    – He’s got this killer rep, but it’s a smokescreen.

    La traduzione sarebbe all’incirca: “Ho sentito che Jones era parecchio incazzato” / “Ha la reputazione del vero killer ma è tutto fumo negli occhi”. Il doppiaggio italiano però ci regala qualche sorriso in più:

    – Dicono che Jones sia proprio incazzato.
    – Ha la fama del vero killer, ma più che incazzato è una testa di cazzo.

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    E poi…

    – Where is that metallic motherfucker?
    – Dov’è quel rotto in culo di latta?

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    E poi ancora…

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?


    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Un adattamento dello stesso dialogo, nel 2014, avrebbe portato quasi sicuramente a dialoghi piatti del calibro di:
    “Ehi amico, che stai leggendo lì?” / “Sei uno studente del college o cosa?”

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    INFINE, LEI…
    LA BATTUTA CHE VINCE TUTTO!

    Una frase-tormentone che vi garantisco vi rivedrete almeno due volte. Quando lo spietato vice-presidente della OCP, “Stronzone” Jones, decide di far eliminare il suo avversario Bob Morton gli manda un video-messaggio insieme al killer che lo farà fuori. Il video-messaggio si conclude con la frase:

    I’m cashing you out, Bob

    Traducibile, nel contesto della scena, come: “Sei liquidato, Bob“. Il doppiaggio nostrano, per adattarsi ad un labiale in primo piano, visivamente chiaro e che lasciava poco spazio “di manovra”, va a cambiare completamente la battuta, trovandone una molto più divertente eppure perfetta nel contesto (come non di rado accadeva in quegli anni). La sincronia del labiale in questa scena doppiata è a dir poco perfetta… non vi dico la battuta per non rovinarvi la sorpresa, godetevi la clip video e venitemi a dire se non fa ridere molto di più in italiano, rispetto ad una eventuale “ti sto liquidando, Bob“:
     

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video


    Solo per questa riuscitissima battuta, ignorerò qualsiasi piccola bega dell’adattamento (che comunque erano davvero poche) e metto RoboCop nella lista dei film “migliorati dal doppiaggio in italiano” senza alcun dubbio!
    È proprio il labiale il pezzo forte dell’adattamento di RoboCop e del resto non poteva essere altrimenti, in un film in cui il protagonista espone solamente la bocca. È evidente che l’attenzione e la professionalità c’erano tutte quando hanno lavorato a questo doppiaggio, la riprova sta proprio nel fatto che ogni battuta (in particolar modo le parolacce) sembra nata in italiano e non tradotta da un’altra lingua; impossibile immaginare quale fosse l’originale senza andarsi a ricontrollare la traccia inglese.
    Questo, come già avevo detto in un recente articolo, è la riprova di un adattamento di qualità elevata, dove la maggior parte delle modifiche al testo originale sono quasi sempre giustificate da una ricerca attenta della sincronia voce-bocca che, in questo film, è lodevole. Forse anche più di molti altri degli stessi anni. Esempi riuscitissimi (vedere per credere) sono anche: “your move, creep” che diventa “non ti muovere, scemo“, il consiglio ai bambini “stay out of trouble” che diventa “non siate indisciplinati“, la reclame di un gioco di guerra dove il bambino dice “Pakistan is threatening my border” (il Pakistan minaccia il mio confine) alterata in “il Giappone sta invandendo il mio territorio” per una questione di stacco un po’ fuori tempo dalla precedente battuta, ma soprattutto la mia preferita… “hai finito di rompere il cazzo Bob!“, laddove sembra proprio di leggere “cazzo” nel labiale in primissimo piano di “Stronzone” Jones.
    Fine. Ho finito di rompervi il cazzo con questa recensione, miei cari “Bob”! Andate a rivedervi RoboCop! Adesso siete culturalmente preparati e saprete apprezzarlo soprattutto per il lavoro di sincronia e di adattamento al quale tanti grandi interpreti italiani hanno contribuito decenni fa (che nel mondo del doppiaggio equivalgono a secoli fa !)… quando ancora “officer” era tradotto come “agente” e non “ufficiale”.

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    me lo comprerei io per un dollaro

  • Altri 5 attori che la voce dei nostri doppiatori se la sognano

    paveseInizio con una nota particolare su Paila Pavese.
    Paila Pavese sembra la voce perfetta per chiunque lei doppi, che sia Kim Basinger in Batman, Karen Allen nei Predatori dell’Arca Perduta, Sigourney Weaver in Gorilla nella Nebbia o Kathleen Turner (Jessica Rabbit) in Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?.
    In generale sembra essere particolarmente adatta nei ruoli della “damigella in pericolo”, riuscendo però a conferire ai suoi personaggi sia un senso di fragilità che di forza e sensualità (laddove necessaria). E’ un peccato che non abbia mai avuto ruoli stabili nel doppiaggio, bensì la troviamo spesso soltanto come una sorta di doppiatrice “jolly”, forse in sostituzione di altre colleghe di ruolo ma più probabilmente per via del teatro che le impegna molto tempo (e che sembra essere la sua attività principale).
    Mi piacerebbe sentirla più spesso e secondo me, a partire dagli anni ’80 avrebbe avuto tutte le carte in regola per diventare la doppiatrice ufficiale di almeno un paio di attrici americane famose.
    Detto questo, veniamo ai prossimi cinque attori che in italiano sono migliorati dai nostri doppiatori. Trattasi di un sèguito del precedente articolo 5 attori americani che la voce dei nostri doppiatori se la sognano…:
    1) John Travolta – Claudio Sorrentino

    Travolta - Sorrentino

    Eddaisù Johnny, nu’ piàgne! Ti sistemiamo noi in italiano… così passi pure per bravo attore… e no’ da altro!


    Sicuramente molti di voi non ricorderanno che, prima di Pulp Fiction, la carriera di Travolta era praticamente nel cesso! Il pilota scientologo John Travolta era ormai un attore largamente dimenticato. Ne era ben cosciente anche lui mentre firmava un contratto per “Senti chi parla adesso“, il terzo film di una serie che, ci tengo precisare, in Italia è solo famosa grazie ai comici nostrani che davano la voce ai bambini e proprio i bambini erano il pubblico principale di questi film. Quello accadeva nel 1993, ma anche prima di “Senti Chi Parla” del 1989 c’era praticamente un vuoto di 10 anni di filmacci e filmetti, incluso il seguito de’ “La Febbre del Sabato Sera” intitolato “Staying Alive” e diretto da Sylvester Stallone il quale, una mattina del 1983, avrà chiamato l’amico Travolta dicendogli: “yo Johnny, do you want to make some quick cash?“. Uno può anche dare colpa a Scientology ma non credo che una setta possa trasformarti in un scarpa di attore se già non lo eri prima… eppure mi era piaciuto tanto in La Febbre del Sabato Sera… ma, a ben pensarci, mi era piaciuto in italiano.
    In America molti comici famosi su YouTube che magari non conoscete (come Spoony, The Cinema Snob e The Nostalgia Critic) sono  ormai molti anni che lo prendono in giro… e a buon ragione! Perché in Italia non ce ne siamo mai resi conto? E’ semplice, per via di Claudio Sorrentino.
    Come esempio negativo sceglierò un film sconosciuto in Italia e conosciuto in America solo per gli sfottò che gli fanno: Battaglia per la terra (Battlefield Earth, del 2000), 2,4/10 su IMDb. Il film è diventato famoso in particolare per una frase recitata in maniera ridicola da Travolta: “while you were still learning to SPELL YOUR NAME, I was being trained to CONQUER GALAXIES!!!” [nel video troverete prima la traccia inglese e poi quella italiana]. Inutile dire che, a confronto, Sorrentino sarebbe da Oscar, riuscendo difatti a non far risultare per niente ridicola la scena, nonostante le gestualità dell’attore.
    Curiosità: in La Febbre del Sabato Sera, Claudio Sorrentino non doppiava Travolta, bensì uno dei suoi amici, Bobby (quello che poi fa il salto dal ponte di Verrazzano). Il doppiatore di Travolta in quel film era invece Flavio Bucci che qualcuno potrebbe ricordare nei panni del prete-brigante nel Marchese del Grillo. La sua caratterizzazione del personaggio era abbastanza simile a quella di Sorrentino che invece avrebbe ridoppiato Travolta per la versione DVD del film (si, un ridoppiaggio).

    2) Jean-Claude Van Damme – Francesco Pannofino
    Jean-Claude Van Damme
    Tra i suggerimenti emersi nei commenti al precedente articolo c’era lui, Jean-Claude Van Damme, di cui avevo visto soltanto un paio di film in italiano ma non avevo mai sentito in inglese, eccetto che per una recente serie di ridicole pubblicità britanniche per la birra Coors Light dove l’atleta, ormai invecchiato, spara battute e potrebbe ricordare un Rocco Siffredi che in Italia sponsorizza le patatine (ve li immaginate questi due ad una festa? Uno porta la birra, l’altro le patatine).
    Ebbene sono andato alla ricerca di alcuni tra i film più rappresentativi di Van Damme (una ricerca che mi ha rammentato tutti i motivi per cui non sopporto questo atleta-attore, atlettore) e ho notato soltanto una recitazione che ha un po’ della piattezza di Steven Seagal e un po’ della pacchianerìa di Sylvester Stallone… riassume cioè il peggio di altri due attori.
    Van Damme stesso ha ammesso “ero un pessimo attore“:

    “I was a bad actor, man, but the heart was there.”

    (parafrasando: “boia! Come attore ero pessimo… ma ci mettevo il cuore”)
    C’è veramente poco da dire, tutti i suoi doppiatori lo hanno migliorato, con Pannofino in cima alla lista dato che lo ha doppiato più spesso e in molti dei film più noti (nel bene o nel male).
    3) Kevin Costner – Michele Gammino
    Costner - Gammino
    Avevo già detto che Gammino migliora qualsiasi attore e non è un caso che figuri per la seconda volta in queste mie liste. Alcuni degli attori doppiati da Gammino sono già molto bravi e memorabili in lingua originale (es. Harrison Ford, Bob Hoskins), altri attori invece, come ad esempio Steven Seagal di cui ho parlato in precedenza, ma anche molti altri, possono e devono essere migliorati perché altrimenti non risulterebbero “vendibili” sul mercato italiano. Tra questi figura Kevin Costner che, nonostante sia riconosciuto e pluripremiato come regista, come attore invece ha vinto tanti di quei “razzies” che non capisco neanche come possa essere rimasto nell’olimpo degli strapagati per tutti gli anni ’90.
    Costner mi è stato portato all’attenzione dai vostri commenti nel precedente articolo e onestamente non lo avevo mai visto molto in inglese ma, per Diana, sono bastate un paio di scene su YouTube per capire il perché di tutti quei “trofei pernacchia” come attore… molte delle sue interpretazioni sono spesso piatte e immemorabili. Non è un caso che nella cultura popolare americana Costner abbia una pessima reputazione da attore.
    Se siete in grado apprezzare la recitazione in lingua inglese potrete avere un assaggio di Costner in Waterworld da questo link di Youtube, specialmente nelle battute “so can I” seguito da “I got better ones below” che riassumono al meglio la caratteristica piattezza della sua recitazione.
    Da italiani potremmo dire… e chi lo avrebbe mai detto? Dopo così tanti film memorabili e lo status da sex-symbol durante tutta la prima metà degli anni ’90, scoprire che Costner sia una mezza scarpa di attore è certamente uno shock! Tale fama in America è indubbiamente un po’ esagerata… ma in gran parte fondata. Il motivo per cui ignoriamo tale caratteristica recitativa di Costner è principalmente Michele Gammino, sua voce ufficiale. Ma con lui anche altri ottimi doppiatori lo hanno reso memorabilmente “bravo”: Luca Ward in Robin Hood, Sergio Di Stefano negli Intoccabili, sono due eccellenti esempi. Ma quando ci immaginiamo Costner che parla ce lo immaginiamo con la voce di Gammino.
    Non è solo una questione di recitazione ma anche di accenti verosimili; infatti non bisogna dimenticarci che il doppiaggio, in alcuni casi, trasforma disastrose interpretazioni come quella di Costner in Robin Hood: Prince of Thieves, dove Robin Hood parla con un inspiegabile accento americano, in materiale da primo premio nel nostro paese, dove invece il problema degli accenti non si pone. Grazie al doppiaggio italiano persino attori americani scarsi possono impersonare famosi personaggi britannici. Stessa cosa vale per Braveheart dove il protagonista, Mel Gibson, non è che avesse dato la più credibile delle imitazioni dell’accento scozzese (in Scozia ancora ridono dal 1995). Costner ha vinto un “razzie award” come “peggior attore” proprio per Robin Hood… eppure non lo avreste mai detto giudicandolo soltanto dal doppiaggio italiano. Stessa storia per L’Uomo del Giorno Dopo (The Postman) e molti altri.
    4) Michelle Pfeiffer – Emanuela Rossi
    Michelle Pfeiffer - Emanuela Rossi

    I actually still have this feeling I may get found out. That I really am a bad actor and I’ve just been fooling people all this time.

    Michelle Pfeiffer, 2007

    (Traduzione: A dire la verità ho ancora il presentimento che qualcuno possa accorgersene, che sono davvero una cattiva attrice e che ho ingannato la gente per tutto questo tempo.)
    Non lo sapevate che Michelle Pfeiffer era una cattiva attrice? Ok, niente di catastrofico quando la sentite in lingua originale ma, come molte attrici entrate dalla porta del settore moda, è sempre stata una gatta morta adatta in ben pochi ruoli; tanto per rimanere in tema Batman, nel suo ruolo di Catwoman in Batman Returns, per esempio, la Pfeiffer aveva delle ridicole battute che erano recitate, se possibile, in maniera ancora più ridicola. Questo ruolo è stato “salvato”, almeno nella recitazione, da Rossella Izzo che se non altro riusciva a dire “MIAO!” senza farmi accapponare la pelle per la vergogna, come invece avviene in inglese. [scena in italianoscena in inglese]
    Tuttavia Michelle Pfeiffer, in Italia, è più nota con la voce di Emanuela Rossi che potremmo definire la sua doppiatrice “ufficiale”, anzi abituale; Emanuela Rossi l’ha sempre caratterizzata alla perfezione, mai facendomi rimpiangere la voce originale che, vi ricordo, non ha mai vinto un oscar (solo nomination) e se non li ha vinti quando era al top della carriera (tra gli anni ’80 e i ’90) non li vincerà mai! MAI!!!
    Tuttavia, c’è da dire che con l’avanzare degli anni Michelle è migliorata molto ma riesce ancora a farmi cascare le palle per la noia e la mancanza di vitalità quando la vedo in una qualsiasi intervista. Non sorprendentemente, è praticamente scomparsa dopo i suoi pochi anni di picco.
    Passiamo all’ultimo ma non meno importante…
    5) Keanu Reeves – Chiunque lo doppi
    keanu
    Se non conoscevate Keanu Reeves prima di Matrix del 1999 allora forse non sapete che dalla fine degli anni ’80 alla prima metà dei ’90 il signor Reeves veniva assunto quasi esclusivamente perché avrebbe attirato nelle sale cinematografiche frotte di pubblico adolescenziale femminile. Si fa notare in Le Relazioni Pericolose, ma il suo vero successo comincia l’anno dopo con Bill & Ted’s Excellent Adventure (film mai doppiato in Italia per quanto ne sappia) dove interpreta un tipo di personaggio che per lungo tempo gli sarà difficile scrollarsi di dosso, ovvero lo stereotipo del surfista californiano che dice sempre “whoa!“, il tizio non troppo sveglio ma buono e simpatico, qualche canna di tanto in tanto e torso nudo quando possibile… ciò che in inglese si chiama un “dude” (letto: duuuuuuud’h!), in pratica un giovane Lebowski (per chi ha visto Il Grande Lebowski).
    I suoi personaggi, per molti anni a seguire, sono stati praticamente la copia del suo dude di “Bill & Ted” che ritroviamo poi in Parenti, amici e tanti guai (Parenthood), Un mitico viaggio (in originale “Bill & Ted’s bogus journey” sèguito del primo “Bill & Ted” ma che, al contrario del primo, venne doppiato) e Point Break dove interpreta un poliziotto che si infiltra in una banda di surfisti rapinatori di banche (perché chi meglio di lui può interpretare un surfista?); in seguito lo assume quel pervertito di Gus Van Sant che non vedeva l’ora di dargli un ruolo omoerotico insieme ad un altro sex symbol dell’epoca, River Phoenix, coronando così una perversione tutta personale che nei cinema uscirà con il titolo di Belli e dannati (My own private Idaho, 1991).
    Nei primi anni ’90 è ormai evidente che Keanu viene assunto solo perché è “il bello che va di moda”, questo spiega come sia possibile che Francis Ford Coppola abbia ingaggiato lui ed un’altra eroina dell’epoca, Winona Ryder, per interpretare due personaggi londinesi: i loro accenti nel film “Dracula” sono ancora oggi fonte di derisione non solo nel Regno Unito ma in tutto il mondo anglosassone al completo, Sud Africa compreso.

    Dracula

    WHOA gov’nor!


    Via via gli vengono assegnati film di un grado di serietà sempre crescente: Speed, Johnny Mnemonic, Reazione a catena, il profumo del mosto selvatico, l’avvocato del diavolo… ma negli occhi degli americani Keanu Reeves è sempre un “dude” che ogni tanto fa un paio di film più seri, perché non importa se Keanu sta disinnescando una bomba sotto ad un autobus oppure se sta trasportando gigabyte di dati nel suo cervello inseguito dalla Yakuza… rimane sempre un DUDE (!) e nel 1998 ne fanno anche una parodia nello sketch “The Keanu Reeves School of Acting“.
    Con Matrix (1999), Keanu Reeves diventa effettivamente un attore “mainstream” (scusate la parolaccia) che anche vostra madre comincia a riconoscere e si rivende cambiando anche modo di recitare… dalla recitazione in stile “surfista cannato” subentra un nuovo tipo di recitazione oggi giorno molto comune a Hollywood: il sospirato. Keanu Reeves dal 1999 non recita più, sospira e basta. In un certo senso è proprio l’opposto di ciò che aveva fatto fino a quel momento.
    La varietà recitativa di Keanu Reeves dunque è riducibile a due fasi della sua vita: la fase da “surfista”  e la fase “sospirata” (quest’ultima un po’ lo stile di Steven Seagal). Alla luce di questa grande scala interpretativa (comunque Keanu è bravo in quello che fa, solo che non lo vedrete mai in un opera teatrale) non c’è da sorprendersi se vi dico che, praticamente, quasi tutti i doppiatori che lo hanno fatto parlare italiano hanno sempre superato l’originale, in un modo o in un altro.
    Difatti dobbiamo un sentito grazie a Sandro Acerbo che ci ha risparmiato la sofferenza di udire l’atroce inglese ottocentesco esibito da Keanu Reeves in Dracula di Francis Ford Coppola (in quanto a recitazione poteva forse essere all’altezza soltanto di un Dracula di Dario Argento); inoltre è grazie a Luca Ward (forse tra i suoi doppiatori più memorabili) che la recitazione post-1999 di Keanu in italiano non si limita soltanto ad un sospirato, grazie Luca! Un grazie anche al fratello, Andrea Ward, che lo ha doppiato in un paio di film (nei suoi anni da “surfista”) e, ultimo ma non meno importante, Francesco Prando! Grazie a lui, in Italia, ignoriamo del tutto il motivo per cui Johnny Mnemonic sia deriso in tutto il mondo anglosassone per una ridicola scena denominata “I WANT ROOM SERVICE!” (“voglio il servizio in camera“) dove Keanu Reeves sbrocca e comincia una futile filippica elencando tutte le cose che gli piacerebbe avere in quel momento, inclusi “club sandwich”, birre messicane alla spina, puttane da $10.000 a notte e camice fresche di lavanderia come sanno farle all’Imperial Hotel (solo a riscrivere queste battute mi viene da ridere). In italiano è addirittura recitata bene! Grazie signor Prando per la sua estrema professionalità anche in film di dubbia riuscita, grazie!
    [curiosità: i “club” sandwich non sono altro che sandwich a più strati]
    Per me le voci di tutti questi doppiatori si confondono quando penso a Keanu Reeves in italiano… sono tutti bravi e quasi tutti almeno un po’ più bravi di lui. Se solo Keanu Reeves avesse avuto la bravura di alcuni dei nostri doppiatori sarebbe nell’olimpo dei grandi insieme a Meryl Streep, invece è ridotto a mettersi in dubbio con cose tipo 47 Ronin, l’uomo del Tai Chi, o a interpretare film del calibro di Generazione Um….
    Mi dicono spesso di rassomigliare a Keanu Reeves, la mia risposta tipica è puntualmente “peccato che non abbia anche la voce di Luca Ward!“.

  • 5 attori americani che la voce dei nostri doppiatori se la sognano…

    Titolo esagerato e un po’ provocatorio, lo so. Parto a bomba, poi spiego via via…
    BOOM!

    1) Eddie Murphy – Tonino Accolla

    Murphy - Accolla

    Eddie Murphy è bravo anche in lingua originale ma ha sempre dato l’impressione che mancasse di qualcosa di essenziale, risultando spesso sottotono. Ciò che gli manca in inglese è la risata di Tonino Accolla!
    Questa non è solo l’opinione di un italiano che è cresciuto guardando film in italiano, si vocifera infatti che fosse addirittura opinione dello stesso Murphy, il quale, in un’intervista televisiva, disse: “in Italia c’è un doppiatore che è più bravo di me“. Questa citazione prendetela con le pinze perché non sono riuscito ancora a trovare l’intervista in questione e mi rifaccio semplicemente a ciò che Accolla raccontava nelle sue interviste, lo stesso Accolla però proclamava anche che Eddie Murphy avesse alterato la sua risata dopo averla sentita doppiata in Italiano. Queste affermazioni (moooolto difficili da verificare e mi trattengo dal dire altro in merito) purtroppo lasciano il tempo che trovano ma rimane indubbio il talento di Tonino ed è bene ricordare come in Italia abbiamo avuto la fortuna, anzi il privilegio, di un abbinamento attore-doppiatore che ha finito per esaltare l’impatto comico di Eddie Murphy verso il pubblico nostrano degli anni ’80 e ’90, migliorando una caratteristica che già in originale era stranota ed apprezzata, la risata.
    Non mi credete? Andatevi a vedere una qualsiasi clip intitolata “Eddie Murphy’s laugh” e venitemi a dire se non vi delude almeno un pochino!

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    2) Steven Seagal – Michele Gammino


    L’inespressività di Seagal e la sua voce monocorde sono quasi proverbiali nel mondo anglosassone ed occasione di numerose prese di giro che fluttuano su internet da ben prima della creazione di YouTube [memorabili sono gli episodi a cartoni dello Steven Seagal Show di Ken McIntyre]. In Italia per fortuna la cosa è stata “sistemata” da Michele Gammino che aggiunge spessore e carattere (perbacco persino espressività!) ai personaggi del sensei Seagal e in generale gli dona una vasta gamma di emozioni che semplicemente non esistono in origine. È come doppiare un armadio e dargli carisma, non è cosa facile. Comunque diciamocelo, Gammino riesce ad “aggiustare” tutti con la sua voce da eroe. Non a caso è la voce ufficiale di Harrison Ford, salvo recenti e assurde eccezioni dovute forse al mondo delle raccomandazioni.
    Da quando Seagal ha smesso di fare film decenti (parliamo all’incirca dal 2000 in poi, con il film “Ferite Mortali” che si trova a cavallo tra vecchie glorie e futura carriera da benzinaio) anche Gammino ne ha abbandonato il doppiaggio (a parte qualche inatteso ritorno) lasciando spazio ad una sfilza di doppiatori casuali, quasi alla stregua di un qualsiasi attore di serie B poco noto… il che, devo dire, rispecchia perfettamente la decadenza del sensei e dei suoi film direct-to-DVD girati nell’Europa dell’est.
    Gammino è ritornato su Seagal per Machete (2010), l’unico cameo degno di nota nel periodo post-Ferite Mortali, per regalarci la voce che merita su un personaggio che merita. È bene e giusto lasciare tutti gli altri dimenticabili film al primo doppiatore che capita per puro caso nello studio di registrazione in quel momento… andrebbe bene anche il garzone del bar “da Sergio” che porta il caffé al direttore di doppiaggio. Potete andare a scomodare Gammino solo quando strettamente necessario, non c’è bisogno di sciuparlo su pellicole ammiscate cu nente.

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    3) Jack Nicholson – Giancarlo Giannini


    Qui potrei perdere di credibilità per alcuni ma rimango saldo su questo punto e voglio reiterarlo: nonostante Nicholson sia un ottimo attore e famoso nel mondo per le sue interpretazioni, alle orecchie del pubblico italiano purtroppo la sua voce originale risulta assai poco espressiva se rapportata all’interpretazione che ne ha fatto spesso Giannini; basti pensare al Joker di Nicholson nel film Batman (1989) che in inglese è incredibilmente… deludente, scusate l’assenza di altri aggettivi, al contrario di Giannini che con la sua risata rauca e gli sbalzi di tono completa alla perfezione la pazzia esilarante del personaggio psicopatico… e fa anche ridere. Joker-col-freno-a-mano di Nicholson invece no. In inglese il Joker è no-io-so! L’ho detto! Per quanto riguarda un’altra “giancarlata”, ovvero il Nicholson in Shining, vi ricordo semplicemente di una certa lettera di congratulazioni che Kubrick inviò a Giannini per il lavoro svolto e non dico altro. La voce di Giannini spesso migliora Nicholson come attore, è il suo doppiatore numero uno, UNO! [cit. da Batman]
    Adesso potete mandarmi il plotone di esecuzione a casa!
    [PS ciò che rendeva Batman più divertente in italiano era anche il lessico molto ricercato di fine anni ’80 del duo Maldesi-Jacquier, ma senza Giannini, con una recitazione fotocopia di quella originale, il prodotto avrebbe avuto un impatto minore a mio parere.]

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    4) Woody Allen – Oreste Lionello


    Lionello era uno di quei doppiatori che trasformava tutto ciò che recitava in oro colato, come già ebbi modo di dire nell’articolo su Frankenstein Junior. Cosa dire in merito… semplicemente che il Woody Allen doppiato da Lionello è più divertente di Woody Allen stesso! La sua tradizionale parlantina nevrotica è resa meglio da Oreste. L’ho detto!
    Ma lo ha detto lo stesso Woody Allen quando in passato, nonostante egli non sia mai stato un fan del doppiaggio, ha più volte elogiato Lionello ringraziandolo di aver aiutato la sua fama in Italia, come del resto si può capire da questa intervista (da me tradotta) dove alla domanda “cosa pensa del doppiaggio?” Woody Allen ha risposto:

    It’s a mixed blessing, I don’t like dubbing at all. Americans are not used to dubbing. We grew up without dubbing and so it’s always very, very strange to us and I am very much against it,
    [Il doppiaggio] è un’arma a doppio taglio, non mi piace affatto. Gli americani non ci sono abituati. Siamo cresciuti senza e di conseguenza ci sembra molto molto strano. Ne sono fortemente contrario.
    Whenever I send my films out to European countries I always try to get the prints subtitled if I can but I’m met with resistance because the countries are just not used to subtitles“.
    Ogniqualvolta che mando i miei film in Europa chiedo che ne facciano copie sottotitolate se possibile ma incontro sempre una forte resistenza perché in quei paesi non sono abituati ai sottotitoli.
    Now, having said this I would say that the man who dubbed me for years in Italy, now deceased, made me into a hero… it was his voice and everybody liked me. I don’t know for sure if they had heard my own voice they would have been that responsive to me“.
    Detto questo, devo ammettere che l’uomo che per anni mi ha doppiato in italiano, adesso deceduto [Oreste Lionello], mi ha trasformato in un eroe… la voce era sua eppure la gente apprezzava me. Non sono sicuro che mi avrebbero accolto altrettanto caldamente se avessero sentito la mia vera voce.
    I might have been good anyway, but there is no guarantee of it, so, you know, that’s how I feel. I consider myself lucky that I was dubbed even though I don’t like the process“.
    Forse avrei avuto lo stesso successo ma non è detto, quindi, questo è ciò che penso. Mi considero fortunato ad essere stato doppiato anche se il doppiaggio di per sé non mi piace.

    Non so cosa pensi Woody Allen della sua nuova voce, ovvero Leo Gullotta. Suppongo che non gliene freghi assolutamente niente, ormai è comunque famoso e ha la sua schiera di fan. Leo Gullotta ad ogni modo si è dimostrato un sostituto niente male che riesce a fare almeno una fotocopia di Allen, forse non aggiungerà altro ai suoi personaggi ma è almeno alla pari. Forse non tutti sanno che la sua carriera da doppiatore è lunga e costellata di memorabili perle anche se si tende a ricordarlo solo per i suoi personaggi in drag del Bagaglino e per la pubblicità dei Condorelli.

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    5) Robert De Niro – Ferruccio Amendola

    robert-de-niro-ferruccio-amendola
    C’è chi ritiene che Robert De Niro sia una scarpa di attore. Lascio il giudizio ad altri, è tuttavia innegabile che con il cambio di millennio e dopo una carriera di tutto rispetto fatta di ruoli ben selezionati per le proprie capacità, “Bobby” abbia deciso che nella vita di un attore ci sono cose molto più importanti della scelta attenta dei ruoli e delle sceneggiature, come ad esempio l’università dei figli, il mantenimento della moglie, la piscina nuova, le rate del mutuo sulle ville etc… e così ha cominciato ad accettare praticamente qualsiasi ruolo gli venisse offerto, spesso in commedie, a detta sua “per divertirsi”, a detta mia per portare a casa la pagnotta finché lo continuano ad ingaggiare. Chi non lo farebbe alla sua età? Sono felice per lui.
    Negli anni d’oro (che più o meno terminano tra Terapia e pallottole e Ti Presento i miei) abbiamo conosciuto De Niro attraverso la voce di Ferruccio Amendola e diciamo che nessuno si è mai lamentato di quanto De Niro sia infinitamente più bravo in lingua originale, nonostante l’avvento del DVD abbia consentito a tutti un confronto diretto. Infatti non lo è. Amendola lo ha sempre doppiato alla perfezione riportando nella nostra lingua un’equivalente interpretazione. Anzi ha persino reso celebri frasi che in inglese così celebri poi non sono, come ad esempio:

    You’re nothing but a lot of talk and a badge.

    Chiedetela ad un americano qualsiasi e vedrete che in pochi la identificherebbero subito. Provate invece a recitare ad un italiano la seguente frase e molte più persone vi diranno di averla almeno già sentita:

    Sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo!

    Avrei di che lamentarmi riguardo la voce di Amendola su certi attori come Al Pacino (specialmente in Scarface), ma su De Niro è sempre stato un abbinamento perfetto che spesso ha giovato all’attore. Degno sostituto di Amendola è stato Stefano De Sando che non solo rispecchia piuttosto bene la voce ormai senile di De Niro ma sa essere anche divertente, caratteristica molto importante negli anni del “tramonto” professionale dedicato alle commediole. Se Showtime fa ridere è solo grazie a De Sando. A ripensarci è praticamente lo stesso destino beffardo che è capitato a Seagal, ridottosi a fare film per pagare gli alimenti a Kelly LeBrock (scherzo, me lo sto inventando. Gli servono per il trapianto di capelli), solo che Seagal ha un senso dell’umorismo tutto suo e nelle commedie non sa e non può riciclarsi, così continua a far tirare calci alle sue controfigure fornendo il proprio volto sudato per fugaci primi piani. Così come per Seagal, anche per De Niro, con il cambio di millennio, è avvenuto un cambio di qualità (in negativo) ed un cambio di voce (per una ragione o per un’altra).

    De Niro nella sua classica

    De Niro nella sua classica “faccia piangente”


    Finisco su De Niro citando il grande comico non intenzionale Gianni Morandi: “lei è stato anche un grande regista oltre che un grande attore, ha lavorato con i più grandi registi del mondo… potrebbe dire come ha fatto a fare questo spogliarello?”
    CONCLUSIONE… era ora!
    È curioso come tutti questi attori americani siano noti nel mondo anglosassone, nel bene e nel male, proprio per la particolarità delle loro voci. Nella mia lista ho spaziato dalle scelte ovvie, come l’armadio a due ante Steven Seagal che in originale praticamente non recita, a scelte meno ovvie come Jack Nicholson, quindi da un esempio esagerato in cui la recitazione deve essere interamente aggiunta dal doppiatore ad uno in cui il doppiatore migliora il prodotto originale solamente di un tantino, magari anche solo per una risata meglio eseguita (come il caso di Accolla su Eddie Murphy).
    Se vi vengono in mente altri abbinamenti attore-doppiatore che hanno giovato all’attore scriveteli nei commenti, se trovo roba buona magari ne faccio un “PART DEUX”. Questo è tanto per ricordare che non sempre il doppiaggio sciupa una grande interpretazione originale come spesso si crede, c’è sempre la speranza che ogni tanto la possa anche migliorare o almeno proporne una valida “copia”.

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    SE NON VI È BASTATO, C’È SEMPRE LA SECONDA PARTE:

    ALTRI 5 ATTORI MIGLIORATI DAI DOPPIATORI ITALIANI

  • I Predatori dell'Arca Perduta (1981)


    In passato ho parlato a spizzichi e bocconi di questo film che, non vi nascondo, è uno dei miei preferiti in assoluto. Credo che sia giunta l’ora di imbarcarmi in un riepilogo delle precedenti puntate e aggiungere nuovi dettagli relativi a questo film.

    Il doppiaggio italiano dei Predatori dell’Arca Perduta

    In un primo articolo, molto tempo fa avevo fatto notare alcune discordanze audio tra la traccia italiana e quella inglese del film I predatori dell’arca perduta. In particolare l’assenza di alcuni suoni (il fischio di Belloq nelle prime scene del film e la risata di Toht, l’agente nazista vestito di nero, mentre seppelliscono vivi i protagonisti), questi mancano sia nella versione VHS che in quella che passa in televisione (Rai). Il fischio è stato ripristinato nell’edizione DVD (ripresa dal missaggio audio americano) ma la risata del malvagio Toht rimane assente dalla scena in cui seppelliscono vivi Indiana Jones e Marion nel “pozzo delle anime”.

    In un secondo articolo avevo analizzato la questione della celebre battuta “Adios, imbecille!” che in inglese non è così ovvia. Sembra che Ford dica “Adios, sapito” che potrebbe sia essere un errore di pronuncia del nome del personaggio, Satipo, oppure che volesse dire “stupido“. Le argomentazioni pro e contro le due teorie (entrambe molto valide) sono reperibili nell’articolo Adios stupido, ehm, Sapito, ehm Satipo insieme al video della scena incriminata. Sappiate che in inglese il dibattito va avanti da anni, c’è chi ci sente stupido, altri ci sentono sapido. De gustibus! Io preferisco comunque “imbecille” (e quindi il suo corrispettivo “stupido“) perché è una chiusura perfetta in linea con il personaggio delineato da Ford nel primo film della serie.
    Indiana Jones dice Adios imbecille a Satipo ma i sottotitoli leggono soltanto Adios.
    Con l’eccezione di questi punti già discussi c’è ben poco da dire sul doppiaggio originale, il solito lavoro di fino dei professionisti del doppiaggio degli anni ’80. Non ci sono differenze memorabili né importanti. Solo dettagli ininfluenti come il “cattivo” Belloq che viene chiamato per nome (René) dal nostro protagonista da un certo punto del film in poi, a dimostrazione che sono diventati quasi vecchi “amici”, in italiano rimane noto come Belloq per tutto il film. Perché complicare le cose, giusto?

    Il ridoppiaggio di Indiana Jones

    Vediamo ora l’unica cosa che mi rimane da discutere, il ridoppiaggio di questo film. Eh già, perché anche la serie di Indiana Jones è stata “vittima” del ridoppiaggio. Pino Insegno è la nuova voce di Indiana Jones, ormai questa storia la sapete in molti. La prima volta che ne sentii parlare mi dissi che erano solo paranoie internettiane e come tutti mi sono domandato “come si fa a ridoppiare Indiana Jones?”. Poi un dì a casa d’altri vedo sulla programmazione Sky I predatori dell’Arca Perduta, wow – penso – il mio film preferito! Incuriosito dalla blasonata alta definizione mi misi a vederlo, il risultato sono state due ore di torcibudella, mentre si ascoltano i nuovi dialoghi (sul “nuovi” ci ritorniamo tra un attimo) possono venire in mente soltanto Rain Man e la reazione dello scrittore in Arancia Meccanica.
    Sul fatto che siano “nuovi” dialoghi poi c’è da fare una precisazione che poi è l’unica vera accusa che si può fare a questo prodotto, cioè che nel ridoppiaggio rimangono le stesse battute del doppiaggio originale, ma recitate da altri doppiatori. La scelta di questi ultimi è stata fatta sicuramente per offrire il minor impatto possibile perché alcune voci ricordano molto da vicino quelle dei loro predecessori, quasi come se alla Paramount sperassero che nessuno ci avrebbe fatto caso. Anche il modo di recitare spesso si avvicina a quello del primo doppiaggio e mi domando se in cuffia non avessero il vecchio doppiaggio invece della traccia in inglese. Quindi è evidente che il nuovo doppiaggio non sia motivato da un miglioramento dei dialoghi ma, suppongo, solo dall’esigenza tecnica di passare ad una nuova traccia multicanale 5.1 rimasterizzata, superando quella in semplice stereofonia degli anni ’80.
    Invariati sono quindi battute come “adios, imbecille” (in originale “adios, Sapito”) e potremmo forse obiettare che poteva essere l’occasione giusta per sistemare un paio di cosette del primo doppiaggio ma chiaramente non era questo lo scopo del ridoppiaggio perché i dialoghi sono solo un copia e incolla di quelli storici, con nuove voci
    Non è un ridoppiaggio pessimo, è soltanto inutile.

    L’adattamento e i doppiatori originali

    La discussione sul ridoppiaggio mi porta a dei dovuti complimenti all’adattamento e al doppiaggio di questo storico film: difatti abbiamo un adattamento dei dialoghi da parte di Alberto Piferi, non so se mi spiego(!) e un doppiaggio dove non solo Gammino fa uno splendido lavoro nel dare la voce a Harrison Ford (che in alcuni casi risulta anche più espressiva dell’originale) ma anche gli altri personaggi del film hanno voci quanto mai azzeccate e splendidamente interpretate. Sallah (doppiato da Renato Mori) è gracchiante come l’originale, Marion (Paila Pavese) sa essere petulante come l’originale, Toth (Sergio Fiorentini) è viscido come quello originale, Belloq (Sandro Iovino, famoso ormai per la voce del Signor Burns nei Simpson) è antipatico quanto l’originale anche se in italiano manca completamente di quel poco di accento francese che aveva originariamente, nel film doppiato difatti sappiamo che è francese solo perché ce lo dicono nel film (l’attore comunque è inglese ed è anche persona molto garbata e modesta, l’ho incontrato di persona un paio d’anni fa). Infatti beccatevi sta foto:

    Le tre voci di “Marion” (Karen Allen)

    Nei “Predatori”, Karen Allen è stata doppiata originariamente da Paila Pavese, poi per il ridoppiaggio 2008 la sua voce passa a Chiara Colizzi (riconoscibile al pubblico come voce di Kate Winslet, Uma Thurman e Nicole Kidman).
    Quando nel 2009 hanno distribuito Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo a chi delle due avranno affidato la voce di Karen Allen secondo voi? A nessuna delle due! È andata ad una terza doppiatrice, Chiara Salerno. Non è mio compito stabilire chi di loro abbia fatto un lavoro migliore ma certo mi sarebbe piaciuto molto risentire Paila Pavese su Karen Allen, se il film non ignora che siano passati molti anni dal primo film, perché dovrebbe il doppiaggio?

    IN CONCLUSIONE

    A breve uscirà (se non è già uscito) il cofanetto con i tre… ehm, quattro film in Blu-Ray. Ancora non è chiaro quale doppiaggio ci troveremo all’interno ma suppongo che la Paramount abbia capito che la gente li potrebbe venire a stanare con i forconi se nella traccia audio ci ritroviamo soltanto con la versione neo-doppiata. Loro confermano che saranno presenti entrambe le tracce audio ma ovviamente è una promessa, quindi possiamo solo sperare che la mantengano.
    Questa situazione del nuovo doppiaggio è ancor più ridicola se considerassimo un cofanetto con i primi tre film doppiati da Pino Insegno (nuova voce) e poi un Indiana Jones 4 invece doppiato da Gammino (prima voce di Indy)! Oppure possiamo presumere che avrebbero fatto ridoppiare a Insegno persino il quarto capitolo a neanche quattro anni dall’uscita cinematografica? Sarebbe stato il ridoppiaggio più veloce della storia dei ridoppiaggi!
    Indovinate chi c’è dietro queste geniali pensate? Ma George Lucas, è ovvio! Un megalomane a parer mio più fortunato che capace (sì, l’ho detto una volta per tutte!), che vorrebbe mettere bocca in campi che non gli competono, primo tra tutti l’adattamento e il doppiaggio in altre lingue! Si faccia una vagonata di CAZZI SUOI e la smetta di attentare anche alle nostre versioni dei film! Che ne sa lui di che cosa sia un buon doppiaggio, lui che non sa manco più cosa sia un buon film?

    George Lucas e Harrison Ford sul set di I predatori dell'Arca Perduta con vignetta di Ford che legge: sei proprio un sapito, George

  • Adios stupido… ehm, Sapito… ehm, Satipo!


    L’argomento che sto per trattare è più probabilmente sconosciuto ai più ma in certi forum americani ha anche rotto amicizie ed è tutt’oggi causa di furibonde liti tra sfigati, lo so perché io non sono da meno!
    Nel film I Predatori dell’Arca Perduta (Raiders of the Lost Ark, 1981) Harrison Ford nei panni di Indiana Jones pronuncia una frase molto memorabile nei primi minuti del film:

    Adios, imbecille!

    In italiano la frase non lascia dubbi, Indy è un avventuriero con pochi scrupoli (almeno nel primo film) ma con una vena d’umorismo. In inglese la faccenda si fa molto più complessa. Difatti Ford prouncia in maniera poco chiara la frase:
    Adios, sapito. (pronunciata: adios, sapìdo, o sapìro. Difficile distinguere con esattezza le parole americane sbiascicate)
    Che Ford volesse dire “stupido” e la sua dislessia abbia avuto un ruolo chiave? E’ certamente possibile. Ad aggiungere confusione poi ci sono i titoli di coda che elencano:
    Alfred Molina… Satipo.
    Allora cosa dice Ford nel dialogo originale? Satipo, Sapito (/Sapido) o stupido? I dubbi aumentano.
    Molte versioni europee del film (ovvero sottotitolate) leggono “stupido” mentre in molte altre la parola non viene neanche sottotitolata in quanto evidentemente chi si occupava dei sottotitoli non avrà capito bene cosa dicesse Harrison Ford con il suo parlato borbottato e svogliato di sempre.
    Il guaio dell’ascoltare dialoghi non chiari è che ognuno finisce per sentirci ciò che vuole cascando nella pareidolia, un po’ come la famosa canzone Funkytown nella quale volendo ci si possono anche sentire le parole “caro amico mio, culattone aspettami“. Non mi sorprenderò quindi se qualcuno mi venisse a scrivere nei commenti che, secondo lui, Ford in quella scena dice esattamente QUESTA o QUELLA parola! Ognuno può sentirci letteralmente tutto e il contrario di tutto se opportunamente “indottrinato”. Gli altri semplicemente non ci sentiranno un cavolo eccetto uno sbiascico linguistico di Harrison Ford.

    VIDEO QUI

    Le possibilità ad ogni modo sono riducibili a due. Indiana Jones stava:

    1) …dando di idiota al ladro morto mentre scappava col bottino. Avremmo dunque l’immagine di un protagonista predatore di tombe senza scrupoli come del resto era il personaggio di Indy prima che la serie diventasse sempre di più un’avventura “per famiglie”. In questo caso “stupido” ha senso ed ha ancor più senso che in italiano l’abbiano tradotto “adios imbecille”, il senso era proprio quello.
    2) …chiamando il ladro per nome “Satipo” anche se Ford lo pronuncia in maniera errata “Sapito” (cosa non strana conoscendo Ford e il suo menefreghismo per i dettagli superflui) e quindi caratterizzando quella frase non come un’offesa divertente ma come un’espressione di compassione. Ne converrete che la psicologia del personaggio cambia radicalmente nei due casi.

    Entrambe le situazioni hanno delle argomentazioni pro e contro:

    1) nel primo caso Indy potrebbe effettivamente dare dello “stupido” al ladro che era stato così idiota da cadere nella trappola che Indy gli aveva fatto notare solo qualche momento prima.
    Di contro, abbiamo i titoli di coda che elencano l’attore Alfred Molina come “Satipo”. Non che i titoli di coda siano sempre molto affidabili, considerate che molti americani pensano tutt’oggi che “Manco” sia il nome del protagonista di Per Qualche Dollaro in Più, quando di fatto si tratta di “Monco”, non “Manco”, ed è il soprannome, non il nome del protagonista che per l’appunto si fingeva monco all’inizio del film! Ma siccome i cosiddetti “credits” (e imdb.com) lo chiamano così allora tutti sono convinti che quello sia il suo nome vero e proprio. Considerate che persino i titoli di coda di Indy4 avevano degli errori (il personaggio di Ray Winstone veniva presumibilmente citato come “Michale” invece di “McHale” ) quindi può forse trattarsi di un errore tramandato sin dal 1981?
    Mi potrete anche dire che stupido non è spagnolo, se Indy volesse offenderlo non dovrebbe quindi dire “estupido” in tal caso? Potremmo sospettare che Indy conoscesse lo spagnolo solo approssimativamente ed abbia improvvisato un’offesa aggiungendo una vocale finale (come spesso fanno gli americani anche con l’italiano) “stupid-o”. Ricordiamoci che questo è il 1981 e nel primo film Indy non è un formidabile ed infallibile poliglotta come poi è diventato nei successivi capitoli e nella serie Le Avventure del Giovane Indiana Jones, persino nell’Ultima Crociata il suo tedesco era piuttosto claudicante e neanche l’accento scozzese gli era riuscito molto bene.
    2) nel secondo caso, ovvero se Indy abbia realmente chiamato Satipo per nome…
    Di contro… che senso avrebbe chiamare per nome un personaggio che non era stato formalmente presentato prima a noi spettatori? Di solito nei film non si tira fuori il nome di un personaggio dopo la sua morte, confonderebbe lo spettatore.
    Di pro, come dicevo abbiamo i titoli di coda che elencano quel personaggio come “Satipo”. Ebbene è mai possibile che tanti paesi stranieri ci abbiano sentito l’offesa “stupido” invece del nome “Satipo”? La domanda è lecita e accidenti a Ford e alla sua pronuncia approssimativa e svogliata. E’ forse possibile che l’errore sia a monte, ovvero di chi scrive i titoli di coda? Eppure Satipo c’era già nel copione!
    Io non ho una risposta da darvi, lascio a ciascuno di voi la libertà di interpretazione. Secondo voi perché in Italia non ci viene insegnato lo spelling? Perché non ci serve dannazione! Quello che pronunciamo è riportabile per iscritto in maniera quasi inequivocabile.
    COSA DICONO ALLORA NELLE ALTRE LINGUE IN CUI E’ STATO DOPPIATO IL FILM?

    AUDIO ORIGINALE: Adios, Sapito. (presumibilmente)
    Sottotitolo (DVD USA): Adios, Satipo.
    [nota: solitamente i sottotitoli inglesi si riferiscono al copione e non all’ascolto della traccia audio. Nel DVD ITA il sottotitolo legge soltanto “Adios”]
    AUDIO ITALIANO: Adios, imbecille.
    Sottotitolo (DVD): Adios.
    AUDIO SPAGNOLO: Adios, estupido.
    Sottotitolo (DVD): nessun sottotitolo
    AUDIO TEDESCO: informazione non pervenuta
    AUDIO FRANCESE: Adios, Sapito.
    Sottotitolo (DVD): Adios, Sapido.
    COSA DICE IL COPIONE?
    Qui c’è l’inghippo. L’unico copione disponibile è una terza stesura del ’79 riveduta e corretta (immagine di sotto). In questa Indy dice solo Adios, mentre la versione romanzata del film che di solito si rifà al copione originale lo chiama Satipo anche se c’è da dire che in questo caso il personaggio è introdotto per nome ben prima della sua morte a differenza del film e che magari possano esserci delle libertà “poetiche” (le versioni romanzate spesso non combaciano al 100% con il film).

    Per aggiungere confusione poi esiste un trascritto dei dialoghi datato 1981 che riporta: adios, stupido

    Non si sa quale di questi documenti sia all’origine della sottotitolatura inglese e i sottotitolatori in dubbio si saranno affidati ad uno di questi documenti ma come molti sanno dal copione ai dialoghi non sempre tutto è mantenuto uguale e i trascritti comunque si basano sulla capacità auditiva di singoli individui che se ne occupano. Inoltre è probabile che nei vari paesi in cui il film è stato doppiato (Italia inclusa) i doppiatori stranieri siano andati ad orecchio.
    E’ certamente indicativo come in molti paesi la battuta sia stata tradotta come “stupido” o sinonimi.
    In conclusione, sul copione abbiamo il nome del personaggio Satipo, che Ford (secondo una delle due teorie) pronuncia erroneamente Sapito. Qualunque sia la verità (offesa o nome), non trovate che sia molto più efficace il nostro “adios imbecille” (l’offesa) di un banale “adios, tizio”? Io preferisco credere che Indy sia un duro che offende gli avversari morti invece di immaginarselo come un compassionevole avventuriero che banalmente li accomiata. Viva l’imbecille!



  • Chicche quotidiane (14) – Mandriani e Alieni

    Di recente ho avuto modo di vedermi Cowboys & Aliens. Dire che questo “cowboy e alieni” non mi sia piaciuto è dir poco. Un film che non decolla mai e con personaggi per cui lo spettatore prova scarsissimo interesse (la morte di qualsiasi personaggio era quasi una piccola liberazione). Una sprecata Olivia Wilde, adatta a ben altri film (es. Tron Legacy), che per quasi tutto il film sembra vestire in pigiama con cinturone e pistola; un protagonista (Daniel Craig) più inespressivo che mai e con in testa il cappello più brutto del West e, ultimo ma non meno importante, un Harrison Ford che spesso è irriconosciobile per via del cambio di doppiatore. Proprio questa è in realtà la mia lamentela maggiore. Invece del solito Michele Gammino, in questo film abbiamo Luigi La Monica che aveva già doppiato Ford in poche altre rare occasioni (una di queste e forse l’unica degna di nota era Indiana Jones e il Tempio Maledetto). Devo dire la verità, non mi ha mai disturbato la sua voce nel Tempio Maledetto, anche perché è un film che non guardo mai volontariamente, ma in questo film del 2011 l’assenza di Gammino si fa sentire pesantemente.

    Togliere una voce ufficiale dopo tanti anni di onorato servizio e di vasto riconoscimento nelle orecchie del pubblico italiano è un atto quasi criminoso, oserei dire. Difatti in alcuni momenti del film, quando Ford è lontano dalla telecamera (o di spalle), il riconoscimento non è mai immediato (come invece lo è per gli americani che si guardano il film in inglese, ovviamente). Il cambio di voce in questo film è particolarmente aggravante in quanto Harrison Ford è l’unico attore che riesce a creare un personaggio credibile e sensato nonostante la sceneggiatura dozzinale. Non posso neanche dire che mi sia piaciuta moltissimo la voce di Olivia Wilde, in questo film affibbiata a Myriam Catania.
    Insomma l’unica salvezza per questo film era Harrison Ford che però in italiano non è neanche riconoscibile a meno che non parli con un bel primo piano.
    Tutto questo non lo dico per una questione di nostalgia ma semplicemente perché avere una voce inattesa può funzionare per attori minori o non ancora così noti, ma Harrison Ford senza Gammino è come Eddie Murphy senza Accolla (si lo so, di recente è successo anche questo)… ma non solo, è come dire Mike Bongiorno o Paolo Villaggio con voci differenti, non li riconoscereste mai a meno che non parlino in primo piano e anche in quel caso potreste trovarvi molto spaesati.

  • E tu saresti un traduttore? Qualche volta (Indiana Jones 4)


    Dopo l’articolo su Bastardi senza gloria e l’insoddisfacente doppiaggio della sua celebre scena degli italiani rivolgo brevemente la mia attenzione ad un altro film doppiato dalla stessa compagnia (la PUMAISDUE, ex Gruppo Trenta a quanto leggo su Wikipedia).
    Il film in questione è Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (che abbrevierò chiamando Indy 4 o Indiana Jones 4 perché la vita è breve e gli impegni sono tanti).
    Se il film già di per se è molto criticabile e palesemente molto distante dai canoni della trilogia di Indiana Jones (non vi nascondo che come fan di Indiana Jones io lo abbia in tutta onestà detestato dopo i primi 10 promettenti minuti), alcune piccole scelte di doppiaggio hanno se possibile contribuito ad allontanare maggiormente questa pellicola dalla vecchia trilogia.
    Voglio partire con una nota positiva però. Posso dirvi che siamo stati fortunati che Harrison Ford abbia ottenuto nuovamente la voce di Michele Gammino. Fortunati perché nel recente ridoppiaggio della trilogia con cui Sky ha “omaggiato” i fan, la nuova voce di Indy era di Pino Insegno. Questa cosa ha scatenato un vero e proprio finimondo (giustamente). Mi pare che ci sia ancora il dubbio su quale doppiaggio ritroveremo nella versione Bluray; io intanto mi tengo strettissimo il primo cofanetto DVD (che è anche esente da piccole alterazioni digitali introdotte successivamente). Scusate la digressione.
    Gammino aveva già doppiato Ford in I Predatori dell’arca perdutaL’Ultima crociata (i due capisaldi dell’intera serie) ma le nostre fortune purtroppo si sono fermate lì.
    La recitazione di Gammino in questo film secondo me lascia un po’ il tempo che trova. Non ce l’ho con lui per carità, già è un miracolo che Harrison Ford non lo abbia doppiato qualcun altro ma insomma, si poteva fare di meglio.
    Karen Allen, che ritorna nel ruolo di Marion Ravenwood (la Indy girl del primo film), non ha ricevuto lo stesso magnanimo trattamento di Ford e gli è stata affibbiata una nuova doppiatrice. Paila Pavese, perfetta come voce della Allen nei Predatori, è stata infatti sostituita per Indiana Jones 4 da Chiara Salerno, una voce più “soft” ma non riconoscibile e caratteristica come quella della Pavese.
    (Se, come mi è sembrato di leggere da qualche parte, la Paramount ha messo bocca nella scelta dei doppiatori direi che si dovrebbero fare una vagonata di ca**i loro e lasciarci la Pavese a doppiare Karen Allen.)
    L’accento russo di Emanuela Rossi mi ha convinto poco ma devo dire che anche quello di Cate Blanchett non era un gran che (anzi, a tratti anche un po’ imbarazzante), quindi niente peggioramenti qui ma certo c’era spazio per delle migliorìe, invece si è optato per un doppiaggio-fotocopia come si suol fare di questi tempi.
    Infine… ciò che mi ha più tormentato: l’unica battuta divertente del film viene annichilita nell’adattamento italiano.
    [dopo che Indy fa fuori un assalitore, il personaggio di Shia LaBeouf scopre che Indiana non è il tipico professore e gli chiede stupefatto…]
    LaBeouf: You’re a teacher?
    Ford: Part-time.
    LaBeouf: E tu saresti un professore?
    Ford: Qualche volta.
    La risposta italiana di Indy non ha senso e non fa ridere. “Qualche volta”? Come fa uno ad essere un professore solo “qualche volta”? Di tutte le possibili alternative a “part-time” il “qualche volta” penso sia tra le peggiori. “Non a tempo pieno” o “non sempre” sarebbero state già delle valide alternative che avrebbero anche permesso di mantenere un velo d’ironia soprattutto se recitate nel modo giusto.
    Da notare che nel videogioco Lego Indiana Jones c’è un livello chiamato [“Sei un insegnante?” “Part-time”]. Evidentemente chi ha tradotto il videogioco ha fortunatamente ignorato l’adattamento italiano del film. Anche qui però si tratta di una traduzione soltanto mezza riuscita. Difatti la domanda “E tu saresti un professore?” è più corretta come traduzione di “You’re a teacher?” rispetto a “Sei un insegnante?” (visto il contesto e il modo in cui veniva detto, s’intende).
    Anche quel “porca miseria, ho calcolato male!” (damn! I thought it was closer!) poteva essere adattato meglio.
    Nota finale. Ho avuto l’impressione che i dialoghi di questo film siano stati mantenuti volutamente “puliti” per favorire un pubblico anche molto giovane. Che fine hanno fatto i “brutto figlio di puttana” dei Predatori? Adesso diventa “figlio di buona donna” e persino i “damn!” diventano “porca miseria“, ovvero la denaturazione completa del personaggio di Indy; porca miseria lo dico io! C’era modo e modo per rendere questo mediocre film almeno memorabile nei dialoghi italiani, invece ho sentito solo bubbole e scempiaggini. Nessuna frase che colpisce o che rimane, niente di niente. Un lavoro di adattamento non certo all’altezza delle aspettative.