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  • Chicche quotidiane (14) – Mandriani e Alieni

    Di recente ho avuto modo di vedermi Cowboys & Aliens. Dire che questo “cowboy e alieni” non mi sia piaciuto è dir poco. Un film che non decolla mai e con personaggi per cui lo spettatore prova scarsissimo interesse (la morte di qualsiasi personaggio era quasi una piccola liberazione). Una sprecata Olivia Wilde, adatta a ben altri film (es. Tron Legacy), che per quasi tutto il film sembra vestire in pigiama con cinturone e pistola; un protagonista (Daniel Craig) più inespressivo che mai e con in testa il cappello più brutto del West e, ultimo ma non meno importante, un Harrison Ford che spesso è irriconosciobile per via del cambio di doppiatore. Proprio questa è in realtà la mia lamentela maggiore. Invece del solito Michele Gammino, in questo film abbiamo Luigi La Monica che aveva già doppiato Ford in poche altre rare occasioni (una di queste e forse l’unica degna di nota era Indiana Jones e il Tempio Maledetto). Devo dire la verità, non mi ha mai disturbato la sua voce nel Tempio Maledetto, anche perché è un film che non guardo mai volontariamente, ma in questo film del 2011 l’assenza di Gammino si fa sentire pesantemente.

    Togliere una voce ufficiale dopo tanti anni di onorato servizio e di vasto riconoscimento nelle orecchie del pubblico italiano è un atto quasi criminoso, oserei dire. Difatti in alcuni momenti del film, quando Ford è lontano dalla telecamera (o di spalle), il riconoscimento non è mai immediato (come invece lo è per gli americani che si guardano il film in inglese, ovviamente). Il cambio di voce in questo film è particolarmente aggravante in quanto Harrison Ford è l’unico attore che riesce a creare un personaggio credibile e sensato nonostante la sceneggiatura dozzinale. Non posso neanche dire che mi sia piaciuta moltissimo la voce di Olivia Wilde, in questo film affibbiata a Myriam Catania.
    Insomma l’unica salvezza per questo film era Harrison Ford che però in italiano non è neanche riconoscibile a meno che non parli con un bel primo piano.
    Tutto questo non lo dico per una questione di nostalgia ma semplicemente perché avere una voce inattesa può funzionare per attori minori o non ancora così noti, ma Harrison Ford senza Gammino è come Eddie Murphy senza Accolla (si lo so, di recente è successo anche questo)… ma non solo, è come dire Mike Bongiorno o Paolo Villaggio con voci differenti, non li riconoscereste mai a meno che non parlino in primo piano e anche in quel caso potreste trovarvi molto spaesati.

  • E tu saresti un traduttore? Qualche volta (Indiana Jones 4)


    Dopo l’articolo su Bastardi senza gloria e l’insoddisfacente doppiaggio della sua celebre scena degli italiani rivolgo brevemente la mia attenzione ad un altro film doppiato dalla stessa compagnia (la PUMAISDUE, ex Gruppo Trenta a quanto leggo su Wikipedia).
    Il film in questione è Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (che abbrevierò chiamando Indy 4 o Indiana Jones 4 perché la vita è breve e gli impegni sono tanti).
    Se il film già di per se è molto criticabile e palesemente molto distante dai canoni della trilogia di Indiana Jones (non vi nascondo che come fan di Indiana Jones io lo abbia in tutta onestà detestato dopo i primi 10 promettenti minuti), alcune piccole scelte di doppiaggio hanno se possibile contribuito ad allontanare maggiormente questa pellicola dalla vecchia trilogia.
    Voglio partire con una nota positiva però. Posso dirvi che siamo stati fortunati che Harrison Ford abbia ottenuto nuovamente la voce di Michele Gammino. Fortunati perché nel recente ridoppiaggio della trilogia con cui Sky ha “omaggiato” i fan, la nuova voce di Indy era di Pino Insegno. Questa cosa ha scatenato un vero e proprio finimondo (giustamente). Mi pare che ci sia ancora il dubbio su quale doppiaggio ritroveremo nella versione Bluray; io intanto mi tengo strettissimo il primo cofanetto DVD (che è anche esente da piccole alterazioni digitali introdotte successivamente). Scusate la digressione.
    Gammino aveva già doppiato Ford in I Predatori dell’arca perdutaL’Ultima crociata (i due capisaldi dell’intera serie) ma le nostre fortune purtroppo si sono fermate lì.
    La recitazione di Gammino in questo film secondo me lascia un po’ il tempo che trova. Non ce l’ho con lui per carità, già è un miracolo che Harrison Ford non lo abbia doppiato qualcun altro ma insomma, si poteva fare di meglio.
    Karen Allen, che ritorna nel ruolo di Marion Ravenwood (la Indy girl del primo film), non ha ricevuto lo stesso magnanimo trattamento di Ford e gli è stata affibbiata una nuova doppiatrice. Paila Pavese, perfetta come voce della Allen nei Predatori, è stata infatti sostituita per Indiana Jones 4 da Chiara Salerno, una voce più “soft” ma non riconoscibile e caratteristica come quella della Pavese.
    (Se, come mi è sembrato di leggere da qualche parte, la Paramount ha messo bocca nella scelta dei doppiatori direi che si dovrebbero fare una vagonata di ca**i loro e lasciarci la Pavese a doppiare Karen Allen.)
    L’accento russo di Emanuela Rossi mi ha convinto poco ma devo dire che anche quello di Cate Blanchett non era un gran che (anzi, a tratti anche un po’ imbarazzante), quindi niente peggioramenti qui ma certo c’era spazio per delle migliorìe, invece si è optato per un doppiaggio-fotocopia come si suol fare di questi tempi.
    Infine… ciò che mi ha più tormentato: l’unica battuta divertente del film viene annichilita nell’adattamento italiano.
    [dopo che Indy fa fuori un assalitore, il personaggio di Shia LaBeouf scopre che Indiana non è il tipico professore e gli chiede stupefatto…]
    LaBeouf: You’re a teacher?
    Ford: Part-time.
    LaBeouf: E tu saresti un professore?
    Ford: Qualche volta.
    La risposta italiana di Indy non ha senso e non fa ridere. “Qualche volta”? Come fa uno ad essere un professore solo “qualche volta”? Di tutte le possibili alternative a “part-time” il “qualche volta” penso sia tra le peggiori. “Non a tempo pieno” o “non sempre” sarebbero state già delle valide alternative che avrebbero anche permesso di mantenere un velo d’ironia soprattutto se recitate nel modo giusto.
    Da notare che nel videogioco Lego Indiana Jones c’è un livello chiamato [“Sei un insegnante?” “Part-time”]. Evidentemente chi ha tradotto il videogioco ha fortunatamente ignorato l’adattamento italiano del film. Anche qui però si tratta di una traduzione soltanto mezza riuscita. Difatti la domanda “E tu saresti un professore?” è più corretta come traduzione di “You’re a teacher?” rispetto a “Sei un insegnante?” (visto il contesto e il modo in cui veniva detto, s’intende).
    Anche quel “porca miseria, ho calcolato male!” (damn! I thought it was closer!) poteva essere adattato meglio.
    Nota finale. Ho avuto l’impressione che i dialoghi di questo film siano stati mantenuti volutamente “puliti” per favorire un pubblico anche molto giovane. Che fine hanno fatto i “brutto figlio di puttana” dei Predatori? Adesso diventa “figlio di buona donna” e persino i “damn!” diventano “porca miseria“, ovvero la denaturazione completa del personaggio di Indy; porca miseria lo dico io! C’era modo e modo per rendere questo mediocre film almeno memorabile nei dialoghi italiani, invece ho sentito solo bubbole e scempiaggini. Nessuna frase che colpisce o che rimane, niente di niente. Un lavoro di adattamento non certo all’altezza delle aspettative.