• Home
  • Tag Archives:  George Lucas
  • STAR WARS Episodio II (2002) – Toccateci tutto ma non R2!

    vignetta introduttiva con Anakin che promette di recensire l'adattamento di tutti i film di Star Wars inclusi prequel, sequel e originali

    Con la mia maratona Star Wars come Lucas comanda”, comprendente videocommenti ai film e articoli sull’adattamento italiano della saga più famosa di Gesù, eravamo rimasti a George Lucas che in un fine settimana scrive da solo e in fretta e furia quella che sarà la sceneggiatura di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

    Se il primo episodio era stato scritto in fretta e furia, all’ultimo momento prima della data di inizio delle riprese, questo episodio II non è certo da meno.

    La seconda gravidanza isterica di George Lucas

    George Lucas che scrive la sceneggiatura di Star Wars Episodio II L'attacco dei cloni su un quaderno

    Nella gravidanza isterica (o pseudociesi) una donna crede di essere incinta malgrado non sia avvenuto un reale concepimento. Nella gravidanza isterica di George Lucas, George ha creduto di essere il creatore di un nuovo episodio di Star Wars nonostante non abbia mai concepito una reale sceneggiatura.

    Su Wikipedia è ben riassunto il secondo travagliato parto immaginario di Lucas (ho controllato le fonti, è tutto vero):

    Nel marzo 2000, appena tre mesi prima dell’inizio delle riprese, Lucas riuscì a completare una bozza preliminare dell’Episodio II. Il regista continuò poi a lavorarci su, producendo una prima ed una seconda bozza definitive [NdA: cosa ci sarà di “definitivo” in una seconda BOZZA che poi ne richiede una terza? Boh. Qui qualcuno su Wikipedia non sa tradurre l’inglese]. Per avere un aiuto con la terza bozza, che sarebbe poi diventata la sceneggiatura vera e propria, Lucas chiamò Jonathan Hales, che aveva scritto per lui diversi episodi della serie televisiva Le avventure del giovane Indiana Jones, ma aveva limitata esperienza di scrittura di film cinematografici. Lo script finale fu completato solo una settimana prima dell’inizio delle riprese.

    Quando si dice partire col piede giusto. Potremmo sorprenderci davvero di trovarci dentro le peggiori frasi da telenovelas inserite in scene di gente seduta in salottini vuoti? Quella definizione di “space opera” non è mai stata più vicina a “soap opera” prima di episodio II. Chissà chi di loro (Lucas o Hales) avrà scritto “tu mi sei entrata nell’anima… che si tortura per te!” oppure ha messo in bocca al generale Yoda perle di strategia militare come “concentrate tutto il fuoco sull’astronave più vicina“. Lawrence Kasdan, sceneggiatore della trilogia classica, era troppo impegnato per tornare a lavoro sui nuovi episodi della saga oppure non voleva avere niente a che fare con Lucas e i suoi prequel?

    Geroge Lucas intervistato

    George Lucas che racconta balle… spaziali.

    È Kasdan stesso che riconferma ciò che avevo già raccontato per Episodio I, cioè che George non ha mai avuto una storia per tutta la saga come invece va raccontando in giro, a stento aveva 15 paginette di appunti scritte nel 1976 riguardanti il passato dei personaggi e che poi ha deciso di ignorare completamente quando è andato a scrivere i prequel. In un’intervista, Kasdan riassume con poche frasi la figura di George, Grande Procrastinatore, e le sue —è proprio il caso di dire— leggendarie sceneggiature prequel che nelle interviste di fine anni ’90 diceva di stare scrivendo già dal 1994, mentre nei documentari autocelebrativi degli anni 2000 queste quattro paginette diventano addirittura una saga di 12 film già scritta per intero da prima di girare Guerre stellari nel 1976! (leggende che sento già dal 1999, prima che uscisse Episodio I al cinema). Qui a Firenze uno come Lucas lo avremmo subito soprannominato i’ bomba. La dura realtà dei fatti è che a due settimane dall’inizio delle riprese Lucas non ha ancora finito di scrivere un bel niente (niente che si possa portare davanti ad una cinepresa almeno) e si affida a sceneggiatori televisivi per aiutarlo, perché i veri professionisti, suppongo, non vogliono averci niente a che fare.

    Riguardo ai prequel, infatti, il 30 maggio 2018, Kasdan al New York Times dichiarò [e qui ve lo traduco]:

    Volevo andare avanti. Stavo girando molti film e lo facevo regolarmente. Negli anni seguenti ci sono state molte volte in cui George mi ha chiesto di essere coinvolto in tutti e tre i prequel. Mi diceva: “Ehi, ti piacerebbe scrivere questa o quella cosa?”. Gli dissi: “George, ma le riprese non iniziano tra due settimane in Australia?” e lui: “Sì, ma non è troppo tardi“.
    Ero alla prima proiezione di “La minaccia fantasma” ed era così diverso [dai precedenti film] che non sapevo davvero cosa pensare al riguardo. Non aveva alcun legame, secondo me, con quello che avevamo creato.
    Mentre lo guardi pensi: aspetta, come? Ma che c’entra?

    George Lucas insieme a Christopher Lee sul set di Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni, vignetta sul copione ancora da scrivere

    Dove eravamo rimasti con il doppiaggio italiano della saga?

    La storia della nascita di La minaccia fantasma narrata in quel mio primo articolo era semplicemente un prologo per arrivare poi all’analisi completa del suo adattamento italiano, forse il più indegno di tutta la saga, strapieno di errori di traduzione, mancati riferimenti e scelte linguistiche dubbie. Sarà un caso che al momento di doppiare Episodio II questo non sia stato assegnato agli stessi di Episodio I? O meglio, cambia la società di doppiaggio, cambia il direttore di doppiaggio, cambia il dialoghista, restano invariati invece i doppiatori. Chissà che vorrà dire!

    Il sito antoniogenna.net riporta tra le curiosità di Episodio I questo stralcio.

    Il doppiaggio italiano ha suscitato molte polemiche, soprattutto per alcuni errori di traduzione. Nel gennaio 2002 è stata persino organizzata una petizione per richiedere una cura maggiore per l’episodio successivo.

    Sebbene non sia citata la fonte dell’informazione (e quando mai!), il riferimento è ad una petizione del 12 dicembre 2001 avallata da Cloud City Italian Star Wars Fan Club e Guerre Stellari.Net. La pagina web per la petizione non esiste più ma potete trovare una copia del testo originale su Internet Archive [un grazie a chi nei commenti mi ha aiutato a ripescarla]. I fan se ne sono lamentati, e anche duramente, sottolineando che gli appassionati e persino gli spettatori occasionali hanno trovato imperdonabili i gravissimi errori in lingua italiana presenti nel doppiaggio, indegni di un adattamento professionale. L’adattamento di Episodio I ha problemi innegabili, addirittura nella pronuncia dei nomi… alla faccia dei doppiaggi moderni che dovrebbero essere iper-controllati dal committente estero! In quel caso Fox o Lucasfilm evidentemente erano completamente assenti oppure troppo impegnati nell’imporre il ritorno ai codici originali dei robot R2D2 e C3PO (fu-C1P8 e fu-D3BO), tanto da non esprimere dubbi quando il senatore Palpatine veniva chiamato “Pàlpatain” in italiano, invece del corretto “Pàlpatin”, né quando Jar Jar si esprimeva in europanto che mischia in modo insensato inglese, spagnolo e francese. Ma per tutto questo e molto altro si rimanda all’articolo su Episodio I.

     

    L’adattamento italiano di Star Wars Episodio II

    R2D2 che vola a razzo in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Con questo doppiaggio si vola

    Come se l’è cavata questo secondo episodio con il suo adattamento italiano? Meglio. Molto, molto meglio. La direzione e dialoghi vengono dati adesso a professionisti distinti (già questo un buon segno): Claudio Sorrentino come direttore del doppiaggio, Mauro Trentini dialoghista [scomparso pochi anni dopo, nel 2006], e se paragonato alla qualità delle traduzioni degli episodi più recenti, quelli in mano alla Disney per intenderci, ci sarebbe quasi da urlare al miracolo per questa versione italiana di Episodio II. Nonostante la qualità alta però, degli appunti da fare ci sono.

    Voci robotiche, quanto ci piacciono!

    L’assassino in subappalto, ovvero l’alieno mutaforma ingaggiato per assassinare la senatrice Amidala, in italiano parla in maniera quasi robotica, spezzata, elemento inesistente in lingua originale e che per un breve momento dà al film quel gusto da doppiaggio commissionato nell’Europa dell’est. Una cosa simile l’avevamo vista proprio su Boba Fett nel film L’impero colpisce ancora (1980), al suo personaggio era stata data, senza un vero valido motivo, una voce robotica. Era il primo anno degli ’80, Boba Fett era interamente mascherato e quindi, per quanto ne sappiamo, poteva anche essere un robot, o un cyborg; in più all’epoca il doppiaggio aveva libertà creative oggi impensabili. Se la scelta di una voce robotica completamente inventata è criticabile in un film del 1980, è del tutto inaccettabile in un film del 2002, e paradossale in un doppiaggio dove la regola numero uno è “tutto deve essere come Lucas(film) comanda”. Oh, però i nomi dei robot sono tornati ad essere quelli originali, vuoi mettere?

    Assassina in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Ti conosco, mascherina!

    La pronuncia dei nomi

    Nella scena in cui il conte Dooku fa visita a Obi Wan imprigionato in un campo magnetico abbiamo questa sua frase (la trascrivo così com’è pronunciata):

    È un gran peccato che le nostre strade non si siano mai incontrate, Obi Wan. Quai Guun parlava sempre con molta stima di te.

    Non sappiamo chi sia questo nuovo cavaliere Jedi, Qui-Goon, mai sentito prima, ma ricorda molto quel Qui-Gon interpretato da Liam Neeson in Episodio I! Sono ironico, si tratta ovviamente proprio di Qui-Gon, che nel precedente episodio era pronunciato correttamente come Quaigòn. Certo che per essere una serie che ci tiene a riportare i nomi dei robot ai nativi R2-D2 e C-3PO anche a costo dell’incoerenza con gli altri (precedenti) film, il controllo qualità è barzellettistico. I robot devono tornare ad avere i codici originali, ma la pronuncia dei nomi rimane al gusto personale dei doppiatori? È chiaro che non sto dando la colpa né ai doppiatori né al direttore di doppiaggio, le sviste capitano. Fa solo sorridere tanta fissazione sull’adattamento dei nomi (Han/Jan, R2-D2/C1-P8, Leia/Leila…), da parte della Lucasfilm e dei nuovi fan della serie, quando poi nessuno si preoccupa di tutto il resto.

    In Episodio I c’era “Palpatain“, adesso c’è “Quai Guun“. Non ci possiamo aspettare che i doppiatori, professionisti che nel corso della loro carriera forniscono la propria voce a centinaia, che dico, migliaia di film(!), abbiano la stessa attenzione maniacale che potrebbero avere i fan di Star Wars, ma i supervisori Fox/Lucasfilm che fanno, dormono? Dove sono quando c’è davvero bisogno di loro? [Ironie e frecciatine a parte, quella di “Palpatain” in Episodio I era un errore “sistemico”, tutti i personaggi lo chiamavano così quindi è evidente che non si tratta della svista di un singolo doppiatore in una singola battuta (come invece è Qui-Guun), bensì di un’imposizione di chi ne ha diretto il doppiaggio e una scelta deliberata di inventarsi una pronuncia inedita, quindi di ben altra gravità per un’analisi come la mia e, scherzi a parte, è bene dare il giusto peso alle giuste cose.]

    Per finire di prendere un po’ in giro il conte Dooku, è sempre Dooku che in quella scena parla del pianeta “Gìonosis” ma poi quando nomina i suoi abitanti li chiama geonosiani. Il pianeta Geonosis in inglese si pronuncia “gìonosis”, è vero, ma in italiano che senso ha questa pronuncia estera quando poi gli abitanti sono (correttamente) chiamati geonosiani? Boh.

    Piccola nota aggiuntiva: potremmo contestare che il nome della regina Jamillia venga pronunciato dal capitano Typho come “Jamilla” (a 8 minuti e 28 secondi di film, segnalatomi da Giovanni De Bonis, autore su Star Wars Libri & Comics ed esperto del mondo di Star Wars) ma a dir la verità viene pronunciato così anche in inglese, quindi possiamo supporre che in sala doppiaggio andassero più dietro alla pronuncia originale che al nome scritto sul copione. Quindi diciamo… errore sulla carta.
    Un po’ meno comprensibile il fatto che il cacciatore di taglie Jango Fett venga chiamato “gengo” da Obi Wan e non “giango”, visto che non è “gengo” neanche in inglese, quindi perché dovrebbe esserlo in italiano? A maggior ragione vista la sua italica origine (quel Django di Corbucci).

    Spaccacervelli e altri trucchi grammaticali Jedi

    Scena degli spaccacervelli da Star Wars Episodio II

    – Vuoi comprare dei spaccacervelli?
    – Tu non vuoi vendermi dei spaccacervelli.
    – Io non voglio venderti dei spaccacervelli.

    Molto carino quel “death sticks” (letteralmente “bastoncini della morte”) adattato in “spaccacervelli“, un qualche tipo di droga che viene offerta a Obi Wan sotto forma di bastoncini fosforescenti… la grande domanda qui è perché, sia lo spacciatore sia Obi Wan, debbano dire dei spaccacervelli e non degli spaccacervelli? Può sembrare una cosa da poco ma la grammatica italiana esige che si usi “degli” in questo caso e mi sembra anche più faticoso e innaturale dire “dei spacca-“, così come risulterebbe più faticoso e innaturale dire “dei squali”. Poco importa che la parola composta finisca con “-cervelli” e che normalmente diremmo “dei cervelli”, la scelta tra dei e degli viene determinata dalle prime lettere della parola successiva a “degli”, nel nostro caso quel “sp” di “spacca-“.

    Tiriamo fuori la grammatica per bambini (c’è anche Garfield illustrato, vi piacerà):

    Illustrazione di GarfieldUN, DEI, DEGLI: si usa un davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante (un bambino, un gatto, un triangolo, …) o per vocale (un amico, un insetto, un oste, …).
    Davanti alle consonanti il plurale corrispondente è dei (dei bambini, dei gatti, …), mentre davanti alle vocali è degli (degli amici, degli osti, …).

    UNO, DEGLI: si usa uno davanti ai nomi maschili comincianti con s impura [NdA cioè una s che precede un’altra consonante], z, x, pn,ps, gn, sc. i semiconsonante (uno screzio, uno zufolo, …). Il corrispondente plurale è degli (degli screzi, degli zufoli, …).

    Spaccacervelli è una parola composta maschile che inizia con s impura, quindi si deve dire “degli spaccacervelli” e non “dei spaccacervelli.

    Un’ulteriore considerazione: la parola italiana sceglie di perdere il riferimento al contenitore di questo stupefacente (quei bastoncini della morte, death sticks del testo originale) e punta piuttosto sul nome dello stupefacente contenuto in essi, lo spaccacervelli, non avrebbe più senso fargli dire “vuoi comprare dello spaccacervelli? / Tu non vuoi vendermi dello spaccacervelli. / Io non voglio venderti dello spaccacervelli“. Volendo poteva essere anche al femminile dando per sottinteso che ci si riferisca ad una droga chiamata spaccacervelli, la spaccacervelli. È una delle tante soluzioni possibili, tutte valide tranne “i spaccacervelli”, che non si può proprio sentire.

    Una curiosità sullo spacciatore di spaccacervelli che ci viene ancora una volta da Giovanni De Bonis, esperto dell’universo di Star Wars: il nome ufficiale dello spacciatore (mai pronunciato nel film per fortuna) è Sleazebaggano, dall’espressione americana di “sleazebag”, cioè un debosciato o depravato, di solito anche intrallazzone. Uno di quei nomi scemissimi che popolano l’universo espanso di Star Wars, come del resto lo sono anche i “death sticks”. Per intenderci, è come se in italiano lo avessero chiamato “Intrallazzonio”. Proprio dei testi aulici!
    Spaccacervelli è un ottimo adattamento, sembra effettivamente il nome di una droga pur rimanendo allo stesso livello di semplicità dei “bastoncini della morte” e se vi lamentate di questo nell’adattamento di Episodio II vi siete proprio bevuti dei spaccacervelli. Ma vedete come suona male!?

    Spaccacervelli tradotto da Death Sticks nel film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    A proposito di strane cose offerte a Obi Wan, nella tavola calda di Dexter Jettster la cameriera robot offre a Obi Wan un boccale di “ardis”, o almeno così pare di sentire nella versione italiana, mentre in lingua inglese si parla di “Jawa juice“, succo di Jawa. Non so se a Coruscant spremano i poveri Jawa visti su Tatooine così da farne un succo o si tratta semplicemente di una ricetta Jawa (ovviamente scherzo, è la seconda che ho detto), e quella del boccale di “ardis” potrebbe sembrare un’invenzione bella e buona del copione italiano finché non scopriamo su Wookiepedia che “Jawa juice” è anche chiamato “Ardees“, apparso per la prima volta con questo nome ben 13 anni dopo l’uscita del film, sul libro Star Wars: Absolutely Everything You Need to Know (DK Children, 2015), così almeno sostengono persone sicuramente più esperte di me. Quindi il nome Ardees era certamente nel copione originale, poi cambiato per gli americani in “succo Jawa” durante le incisioni post-produzione ma lasciato inalterato per i copioni di doppiaggi esteri, o perlomeno quello italiano. La mia è una supposizione ma non vedo altre spiegazioni.

    Passando ai gingilli, nel film abbiamo un dardo introdotto prima genericamente come “dardo avvelenato” (toxic dart) e successivamente identificato con più precisione come “saberdardo di Kamino“. Saberdart in inglese è una parola composta (saber+dart) che fa pensare a un dardo con lame incorporate. Che sia un “dardo con lame” risulta evidente anche a occhio nudo, il film lo mostra chiaramente per ben due volte.
    “Saber” in inglese vuol dire sciabola ma nella mente di Lucas chiaramente non è una parola da prendere alla lettera visto che la “lightsaber”, la sciabola laser, non è nemmeno una spada curva, né il dardo è in qualche modo associato ad una “spada” propriamente detta. Se a Lucas piace il suono di una parola la usa anche se non ha molto senso, questa è una cosa ben nota agli americani già dai tempi di THX-1138 dove nei dialoghi compare un “wookie” senza che questo già intendesse un gigantesco cane alieno che pilota navi da carico, e nel suo universo stellare “saber” è l’equivalente di “lama”, per estensione questo diventa anche l’equivalente di “spada” (nel caso delle spade laser).  Sull’argomento ritornerò in occasione di Episodio IV.
    In italiano “saberdart” è stato tradotto a metà, lasciando “saber” in inglese (che in italiano non significa niente) ma traducendo “dardo”. Quindi per il copione italiano è essenzialmente un “coso-dardo di Kamino”, mentre in lingua originale entrambe le parole hanno senso immediato. Immagino che non si fosse riuscito a trovare un valido equivalente che traducesse anche “saber” (lama-dardo? Forse già pensate ad un lama che sputa un dardo. O, ancora più buffo, “spadadardo”) e ci teniamo questo curioso misto inglese-italiano. Poteva andarci peggio, poteva essere una “droide armata” .

    Vignetta sul saberdardo di Kamino da Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Le cose positive: il rispetto dei riferimenti

    Dopo un Episodio I adattato ignorando qualsiasi riferimento ai precedenti film (tanto da far sparire persino la parola “iperguida” che qualunque appassionato conosce, o frasi come “ho un gran brutto presentimento”) è un piacere ritrovare l’attenzione per i piccoli dettagli nei dialoghi di Episodio II.

    Power couplings” ad esempio è una parola esistente nella saga già da L’impero colpisce ancora e torna ad essere tradotta per coerenza come “giunti di potenza“, così com’era comparsa nel doppiaggio di Impero. In Episodio I invece era un altro dei tantissimi riferimenti alla vecchia saga completamente ignorato dall’adattamento italiano che lo traduceva arbitrariamente come “accoppiatore di energia” (e forse questo dettaglio mi era anche sfuggito quando ho scritto l’articolo su Episodio I).

    Ritorna anche radiofaro come traduzione di homing beacon. Dettagli oggi non scontati visto che si tende a non tradurre più niente (esemplare il blaster lasciato in inglese nei nuovi film della Disney)

    C3PO e i vaporatori di condensa

    Vaporatori di condensa nello sfondo

    C’è un caso però dove forse si poteva fare un passettino in più (e qui vado a spaccare il proverbiale capello). Quando Watto rivela ad Anakin di aver venduto la madre anni addietro dice “io venduta a estrattore di umidità di nome Lars“, in originale “I sold her to a moisture farmer named Lars“.
    Con “farmer” stiamo parlando del lavoro da “contadino” che abbiamo già incontrato in Guerre stellari nel 1977, dove lo Owen Lars, lo zio di Luke, estraeva condensa (quindi acqua) usando quelli che chiamava “moisture vaporators” e che nell’adattamento italiano erano stati tradotti come “vaporatori di condensa” (“Quello di cui ho bisogno è un droide che conosca il linguaggio binario dei vaporatori di condensa“, da Guerre stellari, 1977). È chiaro che sarebbe molto strano tradurre quel “farmer” alla lettera trasformandolo in “contadino di condensa”, sembrerebbe un contadino di una città chiamata Condensa, né ha senso “contadino” in generale perché l’acqua non si coltiva né si alleva, e l’idea di usare “estrattore” come equivalente di farmer è particolarmente azzeccata visto che il primo significato di “estrattore” è proprio: “Chi è addetto a lavori o operazioni di estrazione (minerali o prodotti chimici, alimentari, ecc.)” (fonte Treccani).

    Per avere un legame con i già noti “vaporatori di condensa” però, avremmo forse preferito “estrattore di condensa“. “Estrattore di umidità” non è sbagliato, è ciò che fanno questi “vaporatori di condensa” nell’universo di Guerre stellari, però un rimando più diretto al primo adattamento del ’77 sarebbe stato ideale. Del resto il personaggio che parla è animato in computer-grafica quindi i problemi con il labiale sono irrilevanti.
    Dopo si parlerà di “funghi che crescono sui vaporatori” quindi non penso che quel “vaporatori di condensa” del 1977 fosse ignoto come riferimento.

    Come dicevo, stavo a spaccare il capello e niente toglie da tutto il resto!

    yoda che combatte contro Dooku dal film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni, la vignetta legge un adattamento che fa i salti mortali

    Potrebbe sembrare un errore o almeno un’incongruenza C3PO (ex-D3BO) che chiama Anakin “signorino Ani” (“Master Ani“, in originale) invece di “padron Ani”, cioè così com’era stato “padron Luke” in Guerre stellari del 1977, ma l’uso di “signorino” è altrettanto storico e accurato perché fa riferimento a L’impero colpisce ancora dove, appunto, compariva anche il simpatico “signorino Luke”. Del resto, a quel punto della storia, Luke non era neanche più il suo legittimo proprietario, così come non lo è Anakin adesso che C3PO appartiene ai Lars. Infatti la frase successiva è “Padron Owen?” (Master Owen? in inglese), ed è intuibile la distinzione tra legittimi proprietari e tutti gli altri. Il copione italiano in questo senso è molto più chiaro di quello originale.

    Errato invece Episodio I (e quando mai!) che usava “mastro Anakin“, ovviamente un altro dei tanti errori di traduzione di quell’adattamento in quanto l’appellativo mastro (definizione Treccani) non era usato né per sottolineare la qualifica professionale del piccolo Anakin né come “titolo generico di rispetto riferito a persone di media condizione” (Anakin era uno schiavo!). È uno dei piccoli dettagli che forse mi erano anche sfuggiti nell’articolo su La minaccia fantasma, che invece si riconferma l’adattamento peggiore di tutta la serie.

    Jar Jar Binks in Star Wars Epsiodio II l'attacco dei cloni

    Sì, ce l’ho con te Jar Jar!

    Ovviamente giustissimo che si parli di “cloni” e non di “quoti” in questo Star Wars Ep. II L’attacco dei cloni, dal momento che con Episodio II quei cloni hanno assunto un significato tangibile. Non si creda dunque che io non abbia alcuna critica all’adattamento italiano del capostipite del 1977. Ma anche questa storia è per un’altra volta.

    Le cose positive: i dialoghi

    Considerati gli esempi di bei dialoghi come questi (e non sono ironico), mai tradotti alla lettera, attenti quanto basta al labiale ma anche al significato…

    • We live in a real world. Come back to it Non viviamo nel mondo dei sogni. Guarda in faccia la realtà.
    • Is she dead yet? È morta o non è morta?
    • Now I am complete Ora mi sento appagata.
    • You’re impossibly outnumbered Siete pochi, vi schiacceremo. / I don’t think so. Dovrai ricrederti.

    …ci tengo a sottolineare che, al netto delle “annotazioni” (in molti casi chiamarli “errori” sarebbe un’esagerazione) elencate in questo articolo, non solo l’adattamento risulta estremamente curato nella resa italiana, ma anche la direzione dei doppiatori e le loro stesse interpretazioni diventano un valore aggiunto per il film (tranne la voce robotica dell’assassino, quella è scema); un esempio tra tutti lo abbiamo nella celeberrima scena del “Non mi piace la sabbia. È granulosa e ruvida, e irrita la pelle” che risulta molto meno ridicola recitata in italiano. Il testo è identico, ma i doppiatori (Francesco Pezzulli in questo caso specifico) la “vendono” molto meglio di quanto non faccia Hayden Christensen nella sua lingua nativa. Opinione personale.

    Vignetta della scena della sabbia in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

     

    Conclusione

    Forse dieci anni fa sarei stato più duro nei confronti di questo adattamento ma sapendo che oggigiorno, nei nuovi film di Star Wars della Disney (e purtroppo non solo in quelli), molti dialoghi suonano spesso come terribili traslitterazioni dirette fatte da chi non riesce proprio a creare dialoghi che sembrino nati in lingua italiana, come posso non dare punti di merito in più ad Episodio II quando, ascoltandolo, ci ritroviamo davanti ad un testo con dialoghi naturali, invisibili, creati da qualcuno che lo fa di professione? E non indugerò sull’argomento direttori di doppiaggio che si improvvisano traduttori/dialoghisti (oggi pratica fin troppo comune), perché certamente non riguarda questo film.

    Tornando a Episodio II e concludendo, è curiosa la scelta di riadattare solo parte dei nomi: se i robot Ciunopiotto e Ditrebiò devono tornare alla loro versione originale di R2-D2 e C-3PO senza se e senza ma, perché così vuole Lucas, va bene invece ripescare “sprinter” come traduzione italiana di “speeder” ? È importante capire la logica di un adattamento, peccato che questa logica dopo il 1983 sia cambiata da film a film, per le ragioni più diverse. Una cosa la possiamo supporre però: se non fosse stato per quel disastroso, irrispettoso e, francamente ignorante adattamento di Episodio I, adattato come se prima non fosse mai esistito alcun Guerre stellari, alcun L’impero colpisce ancora o Il ritorno dello Jedi (questi sì con un loro coerente adattamento italiano), non ci saremmo certo ritrovati con un Episodio II che eredita suo malgrado nomi diversi per i droidi, in forte contrasto con un rispetto quasi assoluto di tutti gli altri riferimenti “storici” (incluso sprinter per speeder)… e come poteva non farlo a questo punto? La strada nel 2002 era ormai aperta ad una serie di incongruenze mai sanate [è stato tentato con Episodio III ma Lucasfilm disse di no], anzi, esasperate poi con i sequel Disney.

    Tra le tante, ancora non è chiaro perché Ciubecca sia rimasto sempre Ciubecca e non Chewbacca, pronunciato “ciubàca”, (sia chiaro, la mia è solo una provocazione, la pronuncia all’americana in un film in italiano non ha mai molto senso) ma siamo ancora all’Episodio II e il tappeto ambulante più amabile della galassia ancora non è comparso nella serie prequel. Ricomparirà per mettersi in imbarazzo solo con Episodio III ma questa è una storia per un’altra volta.

    Jedi che combattono con spade laser nel film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    e ora botte da orbi da Jedi nella sezione commenti!

     


    In attesa dell’articolo sull’adattamento di Episodio III (magari se ne riparla per l’anno prossimo, troppi prequel tutti insieme fanno male), vi lascio con l’episodio della nostra serie di svago cinematografico “i videocommentatori” che raccoglie i commenti tra me e l’amico di visione (Petar) durante Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni. Non c’entrano niente con il doppiaggio ma fanno parte dell’auto-imposta tortura maratona “Star Wars come Lucas comanda” dove andiamo alla scoperta di tutti i film di Star Wars nell’ultima versione autorizzata da Lucas. Quella rispettosa della visione del creatore, finché al creatore non gli viene in mente di cambiarla ancora.

  • STAR WARS: Episodio I (1999) – L’adattamento fantasma

    Copertina dell'articolo di doppiaggi italioti su Star Wars Episodio 1 - La minaccia fantasma
    La maratona Star Wars come Lucas comanda, comprendente video con i nostri commenti al film e articoli sull’adattamento italiano della saga più famosa di Gesù, non può che cominciare con il primo episodio (non cronologicamente parlando), il film che dio Lucas, Grande Procrastinatore, scrisse poco prima della data fissata per l’inizio della produzione, in un frenetico fine settimana a base di caffeina che avrebbe fatto impallidire persino l’Evit del liceo con le sue versioni di latino e i suoi compiti di matematica svolti nei ventiquattro minuti che ci metteva l’autobus per arrivare a scuola. Come tutti i procrastinatori incalliti, anche Lucas, arrivata la domenica, raccontava al produttore Rick McCallum, suo padre putativo, di aver già finito i compiti per l’indomani così da potersi dedicare un po’ ai cazzi suoi. “Hai già finito la sceneggiatura per domani? La Fossati lunedì ti interroga”.
    La media del 9 su cui campava di rendita da quasi 15 anni non poteva che infondere fiducia, ma se nel 1997 McCallum avesse avuto un figlio come me non si sarebbe fatto certo abbindolare dalla più ingenua e trasparente delle stronzate che Lucas gli propinava per tranquillizzarlo… ad un mese dall’inizio delle riprese: Non ti preoccupare papà, lo sto scrivendo dal 1994. È praticamente finito!

    George Lucas ride delle sue malefatte
    Il problema di Lucas è che dopo un ventennio di lodi si era davvero convinto di essere bravo in tutto e che il successo della saga fosse esclusivamente merito suo, dimenticando però che i precedenti film erano sempre stati un lavoro di gruppo in cui lui era riuscito a dirigere egregiamente (questo non glielo si può proprio negare) i tanti professionisti creativi (e non degli umili sottoposti) di cui si era circondato, molti dei quali lui non aveva neanche inserito nei titoli di coda. Solo dall’epoca di Internet questi nomi cominciarono ad apparire come “uncredited” su IMDb! Lucas il generoso.
    Inoltre, fino a Il Ritorno dello Jedi gli era sempre stata accanto la moglie che lo faceva desistere dall’introdurre delle stronzate colossali (o dal tagliare momenti belli e memorabili) e gli montava i film in modo che anche il genere umano potesse apprezzarli. Non a caso ha vinto anche un Oscar per questo. Lei.
    Quindi diciamo che il nostro Georgie boy in un bel periodo della sua vita si è trovato nelle condizioni ideali per creare la saga più celebre che potesse mai nascere dal vedersi negati i diritti di Flash Gordon.

    Barack Obama consegna una medaglia a George Lucas

    Non pensavamo che il meme “date una medaglia a quell’uomo” si riferisse PROPRIO A QUELL’UOMO!

    In quel lontano 1997 (oh, vent’anni fa!) uno dei tanti professionisti che Lucas mai degnò di uno spazio nei titoli di coda, prima di uscire dall’ufficio del sommo sbattendo la porta, gli avrà urlato “ah, e così hai fatto tutto tu? Allora, Episodio 1, SCRIVITELO DA SOLO!“. SBAM!
    E immagino che Lucas a quel punto avrà assunto un’espressione pressoché identica a quella di chi ricevette l’incarico di adattarli per il doppiaggio italiano.
    Pressappoco questa:

    Reazione di Fantozzi impaurito

    Ma non son pratico io…

     

    Un adattamento che levati… cioè, levatemelo proprio davanti.

    A prescindere da quale sia la vostra personalissima opinione su come dovrebbe essere adattato un film di Star Wars o, più latamente, su cosa dovrebbe essere il doppiaggio in generale, la versione italiana di questo film vi farà arrabbiare.
    Il ritorno ai codici originali dei robot R2D2 e C3PO (fu-C1P8 e fu-D3BO) ormai non fa neanche testo, tanto lo sappiamo che la Lucasfilm nell’ultimo ventennio ha sempre premuto affinché fossero riportati alla loro forma originale… così da risparmiare sull’etichettatura dei giocattoli eh, mica per chissà quale decisione artistica.
    No, niente di tutto ciò. Qui la questione da cui partire è molto, molto più semplice e cioè che l’inglese bisogna saperlo. Punto.
    Battle_Droid_Army

    La “droide-armata” dei miei stivali

    In lingua italiana, l’espressione “la droide armata” vi fa pensare ad un robot dall’aspetto femminile che imbraccia un’arma o, piuttosto, ad una traduzione un po’ troppo letterale di “the droid army”? Non vorrei essere in malafede, eh! Magari era un rispettoso omaggio alle mode linguistiche degli anni ’70, le stesse che ci portarono parole come “stella-pilota” (ci ritorneremo a tempo debito) ma anche “pornodivo”.
    la droide armataLa creazione di parole composte può risultare elegante se partiamo dalla fusione di un sostantivo con un suo aggettivo, come nel caso della blindocisterna di Mad Max: Fury Road, cioè una cisterna [sostantivo] blindata [aggettivo]; è una parola inventata ma di immediata comprensione e molto evocativa, non a caso fu approvata dal regista stesso, George Miller — e qui potremmo anche tirare fuori la storia delle “vere” intenzioni dell’autore che non sono state tradite dal doppiaggio, visto che è sempre la preoccupazione di molti — ma ciò che trovo sia più importante, e ragione del successo di questa scelta di adattamento, è che “blindocisternasembra una parola nata in italiano e non ha il sapore di una traduzione diretta, per questo funziona!
    Lo stesso non si può dire di “la droide-armata” che, al contrario, risulta goffa e inusuale in un contesto che non necessita di alcuna inusualità. La “droide-armata” può ricordare piuttosto la parlata dei britanni in Asterix e la pozione magica (Astérix chez les Bretons, 1986) che nel doppiaggio italiano invertivano aggettivi e sostantivi ricalcando quindi la struttura grammaticale inglese. Solo che lì era una trovata sensata e persino comica nel contesto di quell’opera, in Star Wars Episodio 1 –  La Minaccia Fantasma del 1999 invece suona forzata e innaturale, poco conta che sulla carta sia scritto con un trattino tra le due parole.
    Per fortuna i battle droids non sono diventati battaglia-droidi, perché se volessimo seguire lo stesso ragionamento di “droide-armata” non si può arrivare altro che lì. Possiamo domandarci a questo punto perché l’armata dei gungan non si chiami “la gungan-armata”. Tecnicamente ineccepibile, c’è il trattino che la rende legale!

    sw_legal0
    Non starò neanche a sottolineare come sarebbe più naturale tradurre “droid army” con “esercito droide” ma, sulla carta, tradurlo come armata, tecnicamente e nel contesto del film non è un errore, quindi sorvolerò.
    Persino i fan più leccalucas del web non avrebbero il coraggio di tradurre droid army come “droide-armata”! Infatti, quando riempiono quelle paginate enciclopediche dedicate al mondo fittizio del loro universo fantasy preferito, la riportano sempre come “armata droide”, mai “droide-armata”.
    Visto? Avete fatto vergognare persino quelli che credono che gli Star Destroyer debbano essere tradotti come distruttori di stelle.
    Anche se da Wikipedia lo avete corretto dopo la pubblicazione del mio articolo, ce ne ricordiamo benissimo qui… su Rieducational Channel!

    Guzzanti nei panni di Vulvia che esclama "su rieducational channel"

     

    Brutti presentimenti

    Che ci fosse poca familiarità con la saga da parte di chi ne ha curato l’adattamento potrebbe venire in mente quando scopriamo che battute celebri della trilogia originale sono state alterate significativamente fino a diventare irriconoscibili, come ad esempio “I have a bad feeling about this” che qui, in bocca al giovane Obi Wan, diventa “ho un presentimento negativo“, già di per sé un modo inusuale di esprimersi rispetto al più naturale “ho un brutto presentimento” ma soprattutto rispetto alle tante altre versioni sentite nei precedenti film.
    Nella trilogia originale infatti non c’è mai stata una rigorosa continuità nell’adattamento di questa espressione che variava da “ho una strana sensazione, come un presentimento” di Luke quando si avvicinano per la prima volta alla Morte Nera, al “ho un gran brutto presentimento” di Jan Solo nello schiacciatore di rifiuti (e forse questa è in assoluto la più celebre e memorabile di tutte), al “c’è qualcosa che non mi piace” di Leila nell’interno dell’asteroide in L’Impero colpisce ancora, fino al “C1P8, ho un brutto presentimento, lo sai?” di D3BO nel Ritorno dello Jedi.

    L’assenza di continuità con la traduzione di questa espressione che ritorna sempre nella trilogia originale è data dal fatto che l’adattamento veniva svolto come sembrava più opportuno nel contesto della scena, del resto si tratta di un’espressione un po’ più flessibile in inglese di quanto non lo sia in italiano. Possiamo incolpare Maldesi e De Leonardis di non averci reso partecipi di una battuta ricorrente nell’intera trilogia originale? Certamente. Perché allora, nel caso di Episodio 1, l’ennesima variante sulla traduzione dovrebbe essere additata come errore più grave degli altri?
    È fisiologico che un film come Episodio 1, prodotto a 15 anni di distanza dall’ultimo film della saga più popolare del mondo, contenga omaggi voluti e strizzatine d’occhio ai tre film di culto che successivamente avrebbero anche portato alla proposta di creare una pseudo-religione. Quindi non sorprende che la prima frase del film pronunciata da un personaggio già noto della trilogia storica, Obi Wan, sia stata piazzata lì per far drizzare subito le orecchie a tutti i fan: I have a bad feeling about this.

    In Italia questo però non accade perché, invece di ripescare una delle varianti già sentite nella vecchia trilogia, si è optato per traduzione completamente nuova e onestamente anche poco credibile nel parlato quotidiano, per altro molto lontana dall’informalità della frase in lingua inglese. Difatti Obi Wan non si esprimeva in modo per niente ricercato con quel suo “I have a bad feeling…”, anzi, niente di più colloquiale! Parlavamo di “intenzioni tradite”, ed eccole qui. Altro che Vader⇒Fener!

    obi wan ha un brutto presentimento sull'adattamento italiano di Star Wars episodio I la minaccia fantasma
    La scelta più logica nel contesto di questo film sarebbe stata quella di ripescare “ho un gran brutto presentimento” di Jan Solo in Guerre stellari (1977) dal momento che era l’unica traduzione veramente memorabile di tutte le nostre versioni preesistenti… che poi è esattamente ciò che è successo in Episodio II e in Episodio III dove la frase del 1977 ritorna come traduzione stabile di “I have a bad feeling about this”. Ma guarda un po’!
    È chiaro che per fare le scelte giuste in fase di adattamento non basta avere solo uno splendido curriculum ma è necessario anche conoscere il materiale di partenza, oppure essere affiancati da un buon supervisore che lo conosca per voi e vi sappia guidare in un lavoro certamente delicato. Ma evidentemente i supervisori della Fox erano troppo impegnati ad imporre la riappropriazione dei nomi originali dei robot per preoccuparsi anche che battute riconoscibilissime dai fan fossero adeguatamente rappresentate nel nuovo film e che la pronuncia dei nomi fosse corretta. Palpatain vi dice niente?

    Le cattive traduzioni si vedono dai titoli di inizio

    Titoli di inizio di Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma

    Forse sono corso troppo avanti parlando della prima frase del film adattata male, in realtà abbiamo delle piccole perle già dai titoli di inizio al primo minuto, quando i Cavalieri Jedi invece di essere “guardiani della pace e della giustizia nella galassia” vengono “inviati segretamente nella Galassia“.

    Testo originale Testo tradotto Come sarebbe dovuto essere
    The Supreme Chancellor has secretly dispatched two Jedi Knights, the guardians of peace and justice in the galaxy, to settle the conflict Il Cancelliere Supremo ha inviato segretamente nella Galassia due Cavalieri Jedi, i guardiani della pace e della giustizia, per risolvere il conflitto. Per risolvere il conflitto, il Cancelliere Supremo ha inviato in segreto due Cavalieri Jedi, guardiani della pace e della giustizia nella galassia

    I Cavalieri Jedi non erano stati mandati in nessuna galassia, bensì erano i guardiani di pace e giustizia nella galassia. E in più c’è da chiedersi, dove sono finiti i puntini di sospensione finale che caratterizzano tutti i film di Star Wars?

    Titoli di inizio di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma a confronto, inglese versus italiano

    È vero che in inglese ce ne sono anche troppi (quattro puntini di sospensione invece dei tradizionali tre) ma ormai sono una caratteristica nota. Nota ai fan, nota alla Lucas Film, ma evidentemente non a chi ha lavorato ai testi adattati in italiano. Qui infatti è dove il controllo qualità dovrebbe farsi vivo e invece…! I supervisori della Fox o della Lucas Film dov’erano? È una domanda che ci chiederemo spesso.

    Roba da poco? Che ne dite allora di AREAZIONE al posto di AERAZIONE?

    Frase del film: Sono saliti nel condotto di aerazione

    Signore, sono saliti nel condotto di areazione.

    Da sentire per credere. Questo doppiaggio sprizza ignoranza da tutti i pori. Ma l’importante è che i nomi dei droidi rimangano quelli all’inglese, continuiamo a ripetercelo.

    Russi nello spazio e altre scemenze linguistiche

    Propaganda sovietica per la corsa allo spazio

    i cattivi spaziali

    Il comico accento russo dei neimoidiani (quelle facce da pesce lesso della Federazione dei mercanti) è stato spesso soggetto di critiche tutte italiche dove si accusano i doppiatori nostrani per colpe che non gli competono (come vedete non sono di parte e quando c’è da difendere la categoria lo faccio).
    È vero che in originale l’accento è palesemente “asiatico” (e per “asiatico” in inglese si intende del “sud-est asiatico”) e non russo, ma è comunque altrettanto stupido. Questo ci tengo a sottolinearlo, qualora pensaste che in lingua inglese qualsiasi stronzata abbia connotati da perfezione linguistica inarrivabile. Ebbene, non vi fate fare fessi! I neimoidiani in inglese parlano né più né meno che con un accento asiatico stereotipato, da immigrato cinese o, alla peggio, come quello di vietnamiti e coreani trapiantati in America, quindi tanto imbarazzante quanto la nostra versione “sovietica”! Anzi, direi che in lingua originale sia anche più vergognoso. Un accento russo in italiano risulta meno offensivo di un qualunque “liso flitto”, quindi dovremmo solo ringraziare chi ha optato per questa alterazione.

    neimoidians

    La qualità dei dialoghi originali.

    Quella dei bottegai vietnamiti dello spazio non è stata l’unica scelta linguistica infelice di Lucas. Quando è andato a creare l’universalmente odiato Jar Jar Binks, il nostro Dio barbuto ha dichiarato di essersi ispirato al linguaggio ancora in formazione di suo figlio Jett che all’epoca aveva sei anni, come se la quota di infantilità nel film non fosse già stata raggiunta e superata. Questa almeno è la sua versione/scusa ufficiale tirata fuori dopo aver capito di aver fatto una gaffe imbarazzante, l’ennesima. Perché nella realtà dei fatti il risultato finale è che Jar Jar, in inglese, parla con un linguaggio cosiddetto “ebanese” (Ebonics), cioè un inglese parlato con accento da afroamericani, in particolare quelli di origine caraibica.

    jar jar binks rasta

    Rasta Binks

    Pensare di dovermi occupare dell’adattamento italiano di un personaggio simile, lo ammetto, non mi farebbe dormire la notte!
    Domanda: è peggio seguire la direzione del presunto “inglese infantile” basandosi sul modo di parlare dei bambini di lingua italiana oppure perseguire la strada dell’infelice “linguaggio da negro”?
    Se ignoriamo frasi come “ora ci fanno bua” (realmente presenti nel film) in realtà nessuna delle due strade è stata intrapresa (per fortuna…?). Infatti, più che usare un linguaggio infantile, Jar Jar in italiano parla una sorta di esperanto, che concettualmente non ha alcun senso. Qualcuno lo identifica in realtà con l’europanto, ma sempre insensato è.
    Il linguaggio tradotto di Jar Jar (e della sua specie in generale) infatti possiede sonorità prevalentemente ispaniche con alcuni elementi presi direttamente dal francese o dall’inglese e potremmo chiederci che cosa dovrebbero rappresentare in un contesto come quello di Guerre stellari? Certo, sempre meglio di un “bongo, bongo, bongo, Jar-Jar stare bene solo al Congo” ma, nella logica del doppiaggio, parole francesi, inglesi e spagnole che cosa dovrebbero rappresentare? È uno dei rari casi moderni dove probabilmente è stata calcata anche troppo la mano sull’inventiva, laddove un “italiano semplificato” unito alla voce scema sarebbe stato già più che sufficiente.

    Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma - Obi Wan alla guida del bongo

    Autogol di Lucas al 18° minuto

    In nessuna era del doppiaggio sarebbe stato ben accetto che, in un opera del genere, frasi come “’tis a hidden city” diventassero “è la city nascuesta”, così come “more, did you spake?” non è salutare che venga adattato come “altri, tu a parler?” o ancora che “dis way” diventi “da esta parte”.
    Tu in big guaio esta volta, traduttore, in maxi-big guaio! Sono frasi del film, non me le sto inventando io.
    Grazie a questa colorita scelta di adattamento, la scena dei jedi davanti al re dei gungan, più che appartenere a Guerre stellari, sembra piuttosto avvicinarsi a Ace Ventura – Missione Africa (e non sto neanche esagerando).

    Boss Nass da Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma

    Obi Wan – Missione Africa

    Entrare ancor più in dettaglio nel linguaggio di Jar Jar e dei gungan sarebbe poco salutare per me (e per voi), basti pensare che la 3^ pers. sing. dell’indicativo del verbo essere a volte è espressa con “è”, altre volte con “es”, quindi manca anche di coerenza interna oltre che di coerenza logica in generale e di comprensibilità. Infatti in italiano capisco un decimo delle scempiaggini che dice Jar Jar. Certe espressioni come ad esempio “male-dùcat!” (traduzione di “how wude!”, cioè la versione stupida di “how rude!”) le ho scoperte spulciando un trascritto dei dialoghi per me altrimenti inintelligibili.
    Inoltre, a prescindere dai problemi della traduzione italiana, nella logica infantile del film, i gungan parlano in questo modo anche tra di loro, come se non avessero una lingua propria. Ma ha senso? Qualsiasi cosa che riguardi Jar Jar ha senso? Rispondo citandolo: a bien pensar, no!
    Chi si lamenta dei dialetti italiani nei Simpson o di Fritz il pornogatto dovrebbe letteralmente armarsi di fronte alla lingua parlata da Jar Jar Binks. D’altro canto però non posso neanche consigliarvene una visione in inglese perché non saprei se sia più stupido sentire “ex-squeeze-me” al posto di “excuse me” oppure la sua pleonastica espressione di ribrezzo: “cacche puzza“. Sono dialoghi del film, non mi sto inventando niente.
    Proseguiamo, okydey?

    Jar Jar Binks mostra il pollice in su di OK

    Scurrilità e diossidi

    Considerazioni preliminari a parte (sì, quella che avete appena finito di leggere era solo l’introduzione!), andiamo a vedere i dialoghi che già dai primi minuti offrono fin troppi spunti di riflessione. Ci viene da pensare ad esempio che i jedi fossero dei volgarissimi bestemmiatori da competizione visto che Qui-Gon Gin (cit.) percepisce un grande timore da parte dei lombrichi sovietici neimoidiani nei confronti di una vertenza commerciale che lui definisce “triviale”:

    Sento che hanno una paura sproporzionata da(lla?) trivialità di questa vertenza commerciale.

    Il primo significato di “trivialità” è quello di “condizione e caratteristica di ciò che è o è considerato triviale, cioè volgare, grossolano, scurrile“. Quindi le vertenze commerciali di Lucas potrebbero ricordare un campionato di rutti alla fiera di Reggiolo più che una delicata contesa legale tra senato galattico e federazione dei mercanti.
    Una cosa tipo così…

    È chiaro che chi è andato a tradurre “trivial” dall’inglese si sia appoggiato al secondo significato italiano di triviale, quello inteso come sinonimo di “banale” (ed indicato nei dizionari come calco dall’inglese) ma che sarebbe bene usare solo in ambiti molto specifici e settoriali, come nella critica letteraria e in matematica. Non nelle dispute galattiche.
    Un utile suggerimento che non troverete nei libri ma che i bravi insegnanti di inglese trasmettono ai propri studenti è che se il dizionario riporta due possibili traduzioni di una parola, il più delle volte la scelta più corretta ai fini di una traduzione è quella che ricorda meno la parola da tradurre (es. se cercate la traduzione di “porto” troverete sia “harbor” che “port”. Nella maggior parte dei casi la scelta adatta per la vostra traduzione non sarà mai “port”). Se siete neofiti della traduzione fate tesoro di questa semplice ma validissima indicazione e non prendete mai esempio da La minaccia fantasma. Mai.

    Così come per triviale, e facendo brevemente un salto in avanti nel film, troviamo la frase “Our fate is in your hands” tradotto come “La nostra fede è nelle tue mani“. Incredibile che in un prodotto di tale entità si possano trovare errori simili. Da quand’è che fate (sorte, destino, fato) si traduce in… fede? È come tradurre cold con caldo perché ci si avvicina. Se non ci credete la trovate a 1 ora e 41 minuti circa, quando la regina Amidala supplica Boss Nass di aiutarli. E in quella scena la regina Amidala era molto lontana dalla cinepresa, la scusa del labiale non regge e non reggerebbe neanche su un primo piano.

    Ma ritornando a “trivial” tradotto come “triviale” di inizio film, potremmo domandarci se anche “la franchigia”, citata in tre scene su quattro, non sia una traduzione un po’ troppo maccheronica di quel “trade franchise”. Ma voglio sorvolare perché siamo soltanto al 4° minuto di film e ne rimangono altri 136!

    Jar Jar Binks in Star Wars Episodio 1 sente puzza

    La trivialità di questo film

    Visto che sembra piacciano molto i calchi dall’inglese, permettetemi di essere “anale” nell’affrontare la questione di una parola usata al 5° minuto per descrivere un fittizio gas mortale: il “diossido!“. Mi sono sempre chiesto: ma diossido di… cosa?

    La parola “diossido” (o biossido) indica un composto chimico formato da un atomo (da specificare) legato a due atomi di ossigeno. Possiamo avere ad esempio un diossido di carbonio (nome comune: anidride carbonica) o anche di qualcos’altro, ma questo qualcos’altro va comunque sempre specificato. Ammesso e non concesso che Qui-Gon volesse tenersi generico sull’elemento che lega i due atomi di ossigeno — identificando così un diossido di qualcosa che non ha ritenuto importante specificare — dobbiamo comunque ammettere che questo cavaliere Jedi ha poteri assai particolari se è in grado di analizzare la struttura molecolare e dare la giusta nomenclatura IUPAC al primo gas che vede pompato nella stanza! Chiamava forse l’acqua “monossido di diidrogeno” per farsi bello davanti agli amici?
    In inglese questo problema non esiste dato che il gas viene chiamato con il nome fittizio di “dioxis” che, sì, ricorda la parola “dioxide” (diossido) ma, forse, ancor più quella di “dioxin” (diossina). Nelle fasi di adattamento questo sarebbe stato il momento giusto per sfoderare un po’ di inventiva e non il libro di chimica.
    (Il gas “dioxis” ha anche la sua pagina su Wookipedia, ovviamente.)

    Scena di Star Wars Episodio 1: Gas dioxis pompato nella stanza

    Dopo la gara del rutto, quella della faciolata

    Poco dopo (al minuto 7) sentiremo parlare anche di quei fantomatici condotti di areazione, invece che di aerazione. Sono cose che si imparano molto presto alla scuola dell’obbligo ma, così come la trama del film, anche il suo doppiaggio non ottiene la licenza elementare.

    Roger-roger

    Roger, roger” è ciò che dicono i droidi della federazione dei mercanti in risposta a degli ordini e probabilmente è anche l’espressione più stupida mai partorita dalla mente di George Lucas in tutta la storia della saga, dopo ex-squeeze-me, s’intende. Ancora più sciocco però è che “roger, roger” non sia stato neanche adattato in italiano.
    Roger” è uno dei tanti elementi del gergo militare (ormai in disuso dal 1957 e sostituito con “Romeo”) usati nelle comunicazioni via radio, un’istruzione che in italiano ha un’equivalenza con “ricevuto” (tutt’ora in uso). Non mancano i casi nella storia del doppiaggio in cui “roger” è stato lasciato invariato con cognizione di causa, in Arma letale (1987) ad esempio, Riggs (Mel Gibson) diceva “roger, Roger!” per sfottere il collega di nome Roger (Danny Glover) ma, fateci caso, al momento della battuta è già chiaro a tutto il pubblico italiano che si tratta di un gergo da procedura radiotelefonica grazie ad una scena precedente in cui Riggs ne faceva uso in una conversazione via radio con la centrale. Una gag simile fu completamente alterata neanche sette anni prima, nel film L’aereo più pazzo del mondo (1980).

    Ma vogliamo soprassedere dando “roger” per facente parte delle conoscenze dell’italiano medio? OK, facciamo finta che lo sia e passiamo a chiederci perché i droidi della federazione dicono sempre “roger” due volte? La doppia conferma aveva la sua importanza in un mondo analogico delle trasmissioni radio a lunga distanza, soggette a disturbi di tutti i tipi, in cui una singola parola ricevuta poteva risultare troncata o troppo distorta per esser compresa, così veniva ripetuta due volte per sicurezza: roger-roger.

    Robot della federazione che dicono "roger roger"

    Se già ci domandavamo perché dei robot trovino che interagire tra loro in maniera verbale, lenta e spezzettata sia più efficiente di una trasmissione digitale non sonora, dovremmo a maggior ragione domandarci perché debbano anche confermare due volte “roger” come se stessero comunicando da due navi disperse nel Pacifico quando invece si trovano a soli trenta centimetri di distanza l’uno dall’altro in un corridoio vuoto e silenzioso.
    Era forse il caso di trasformarlo in un semplice (ma correttissimo) “ricevuto” regalandoci così un copione un po’ meno stupido, ma non abbiamo avuto questo privilegio. Con questo film siamo condannati in tutti i modi possibili.

    Pilota che dice "roger, comandante" in Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma

    “Roger, comandante.”

    E come pensate che sia stato adattato quel “roger” negli episodi II e III? Con “ricevuto”, ovviamente.

    Manufatti e misfatti

    Quando traduciamo un testo e ci ritroviamo davanti a parole apparentemente insensate c’è sempre da domandarsi: qual è il contesto? Qual è il senso di quella parola nel contesto?
    È una semplice regolina ignorata nella scena della trasmissione olografica del senatore Palpatain Palpatine in cui il segnale viene disturbato secondo i dettami della scuola di Aldo, Giovanni e Giacomo. Chi ha prestato attenzione fino al nono minuto di film può facilmente intuire dalle parole spezzettate di Palpatine che nella scomparsa degli ambasciatori Jedi dev’esserci lo zampino della federazione dei mercanti. Questo almeno è ciò che si capisce in inglese. In italiano si aggiunge una stonatura di cui solo Google Translate del 2006 sarebbe fiero…

    Ologramma del senatore Palpatine da Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma

    It must… handiwork… negotiate… ambassadors…
    Dev’essere… manufatto… negoziare…. amba-tori…

    Manufatto? Ma che c’entra?
    In questo caso “ad opera di” sarebbe stata una scelta migliore, ma questo lo si può comprendere soltanto dal contesto. Non biasimo però chi, alla traduzione, possa essersi distratto già al 9° minuto di film a causa di un’eccessiva (quanto poco interessante) dialettica burocratica inutile. Eppure bastava chiedersi: che c’entra adesso un manufatto con la storia degli ambasciatori e dei negoziati? Che c’entra con tutto ciò che abbiamo visto fin’ora? La stessa parola “zampino” da me invocata prima sarebbe stata un’ottima alternativa.
    Ho sentito qualcuno dire “controllo qualità”? Ma no, scherzate!? Assicuriamoci solo che C1P8 venga chiamato R2D2, questo è veramente importante!
    Per fortuna ogni tanto il film ci regala ancora piccoli sussulti di dialoghi più ricercati:

    Ologramma di Palpatine che impartisce ordini

    Io ho fatto impaniare il Senato nelle procedure. Non avranno altra scelta che accettare che voi controlliate il sistema.

    Un tantino ricercato per essere una traduzione di “bogged down” (arenare, impelagare, impantanare) ma lo sapete che ho un debole per un lessico meno banale, specialmente se in bocca ai personaggi giusti… ed un vecchio stregone malvagio che insidia la capitale della galassia in veste di senatore mi sembra proprio il personaggio giusto.
    Peccato che neanche un minuto dopo il Q.I. del film torna sotto terra quando ci regala frasi del calibro di “ciao pischellos!” (hello, boyos!) ed il ritorno di maledùcat che toglie la voglia di vivere in qualunque lingua lo stiate guardando.

    Jar Jar Binks che esclama "ciao pischellos!"

    Ciao pischellos!

    Prometto che da ora in poi non nominerò più frasi di Jar Jar, tanto il resto dei dialoghi si tagliano già le palle da soli. Ci sarebbe infatti da domandarsi perché una delle tecnologie più memorabili della saga, l’iperguida (hyperdrive), sia chiamata iperpropulsore per il resto del film.
    Entrambe le traduzioni sono equivalenti, non si discute, ma ancora una volta si abbandona la familiarità di un lessico stranoto in favore di parole alternative che non fanno drizzare le orecchie al pubblico italiano come invece succede con i dialoghi originali. Eppure nelle stesse scene si parla anche di “tremito nella Forza”, quindi la scelta di tenere alcuni elementi storici e di ritradurne altri è deliberata. Evidentemente era giunta l’ora di cambiare iperguida in iperpropulsore e che i gran brutti presentimenti diventassero presentimenti negativi.
    Ma bando alle ciance e veniamo agli sgusci. So che siete qui per questo.

    Sgusci da corsa

    Scena del film Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma: Anakin su uno sguscio da corsa
    20 anni fa mi chiesi: sgusci? Perché sgusci? Perché… sgusciano via?”. Seppur dubbia, in qualche modo questa traduzione è rimasta impressa. Podracing (in originale) non è altro che l’ennesima banale scusa di Lucas per propinarci ancora una volta una delle sue più grandi fissazioni… le gare automobilistiche!
    Ogni singolo film di Lucas ha un qualche tipo di gara automobilistica ad alto rischio, da quelle in American Graffiti, che ricalcavano in maniera autobiografica il suo breve passato da adolescente borghese annoiato che gareggia con gli amici nelle strade di provincia (l’equivalente americano di quelli che in Italia impennavano col Piaggio Ciao praticamente), a L’uomo che fuggì dal futuro che, guarda caso, finisce con un inseguimento in auto da corsa (la Lola T70), mettiamoci anche la corsa d’attacco alla Morte Nera di Guerre stellari, l’inseguimento nella foresta sulle “speeder bike” del Ritorno dello Jedi, le gare di sgusci di Episodio I, l’inseguimento in volo su Coruscant in Episodio II, etc, etc… ne citerei molti altri ma la filmografia di Lucas si ferma praticamente qui.
    Podraces sono letteralmente “gare di navicelle”, navicelle che i francesi ad esempio hanno chiamato module de course o proto-jet. Pod (capsula, navicella) vuol anche dire “baccello”, forse da lì l’idea di far riferimento ad un qualche tipo di guscio che… sguscia… via? Boh! Qualunque sia stato il processo mentale all’origine di questa scelta, che vi piaccia o meno, ammetterete che “sgusci da corsa” sono una soluzione che rimane impressa. Lascio ad altri il piacere di giudicarla in positivo o in negativo, ma in questi tempi di inglese eccessivo anche il solo aver provato ad adattarlo è degno di nota.

    Proseguiamo, okey-dey?

    Paninari galattici

    Watto che dice "Trucchi di mente non attacca con me, solo money."

    Trucchi di mente non attacca con me, solo money.

    Mi piacerebbe potervi dire che si tratta di dialoghi inventati da me per fare una battuta, invece sono veri dialoghi del film in italiano. Chi non ha mai visto il film (beate le vostre anime innocenti) si starà chiedendo perché lasciare “money” in inglese? Boh. Faceva ridere… suppongo(?).

    Scena di Watto che dice: No money, no ricambi, no niente.

    No money, no ricambi, no niente.

    Non state ridendo? Lo ha detto due volte.
    A dare voce a quello stereotipo volante di Watto, avaro mercante e schiavista, c’è l’eccelso Angelo Maggi che forse ricorderete in altri ruoli come il commissario Winchester dei Simpson oppure come Tom Hanks dell’ultimo decennio. Maggi ci regala un’interpretazione di una comicità pari all’originale e che non necessiterebbe di alcun tipo di no money, no party per farci sorridere. Eppure qualcuno deve averla ritenuta una buona scelta, deve averci trovato una sua logica… una logica che a me sfugge. Mi sfugge il motivo sensato che giustificherebbe la trasformazione di una frase da un inglese standard (“money” parola comune) ad un italiano non standard (“money” come traduzione di “money”).

    Mind tricks don’t work on me. Only money.
    Trucchi di mente non attacca con me, solo money.

    No money, no parts, no deal.
    No money, no ricambi, no niente.

    Se questo modo di esprimersi può andar bene per un tormentone pubblicitario (o tra pretenziosi colleghi d’ufficio del nord Italia) non è certamente un modo di tradurre che può andare bene in un film di questo genere. Per sfizio ho proposto questi dialoghi e la loro traduzione alla linguista Licia Corbolante di Terminologia etc. senza dirle però da dove venissero. È stata molto significativa la sua risposta:

    Non ha minimamente senso, ma che film è? Traduzione in crowdsourcing?

    Licia Corbolante

    Non credo che la battuta successiva potrà farle cambiare idea, quando Watto propone di dividere la vincita… “fifty-fifty”.

    Watto che dice "no money, no party"

    Questa battuta non era nel film ma ci manca poco

    Forse però sto sbagliando tutto e sto giudicando questo adattamento in un’ottica completamente errata. Sto considerando La minaccia fantasma come un qualsiasi film del 1999. Il suo è sì un adattamento pieno di insensatezze e stupidaggini ma forse è proprio l’adattamento che si merita, il più adeguato a ciò che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi!
    Perché quando Jar Jar Binks si piega in avanti verso il culo del diplodoco e quest’ultimo gli scoreggia in faccia, perché mai dovremmo dire che è il doppiaggio a sbagliare nell’aggiungere la battuta “cacche puzza” (assente invece in inglese)? Simili licenze artistiche sono forse da considerare errore o sono perfettamente in linea con ciò che passa sullo schermo?

    Jar Jar Binks che odora una scoreggia

    “Cacche puzza!”

    A questo punto ho cambiato idea. Mi scuso per averne analizzato l’adattamento come se fosse l’adattamento di un film normale, per un attimo mi ero dimenticato che stiamo parlando di un film scritto nel fine settimana che include un personaggio chiave per la storia… no, ma che dico, UN INTERO POPOLO DI GUERRIERI (!) che parlano come bambini di 6 anni! Vi rendete conto dunque che l’adattamento italiano di questo film, così com’è, errori, scemenze e tutto, è l’unico adattamento possibile.

    Gungan che dice "ora ci fanno bua" in una scena di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma

    “ora ci fanno bua”

    Vi starete chiedendo… e allora quelle battute non in linea con i precedenti doppiaggi?
    Sicuramente un tocco di genio! Così non rischiamo di confonderci le idee e riusciamo da subito a separare anche a prima vista i film belli da quelli scemi (suggerimento per riconoscerli subito: quelli scemi sono nati con titolo in inglese: Star Wars).

    Scena di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma. Jar Jar Binks e Boss Nass

    “Jar Jar porta nu e di Naboo together.”

    E allora mi direte: e quel Palpatine pronunciato Palpatain invece che Palpatin?
    Filologicamente accurato! Secondo quanto si dice, Lucas avrebbe ammesso che l’ispirazione per quel nome venne dal film Taxi Driver del suo “amico” Martin Scorsese (con Marcia Lucas al montaggio) dove il personaggio del candidato alla presidenza si chiama Charles Palantine (pronunciato “pàlantain”). Il nome del senatore Palpatine della saga di Guerre stellari spuntò fuori per la prima volta lo stesso anno di Taxi Driver, nella novelization di Guerre stellari scritta da Alan Dean Foster nel 1976, basata sugli appunti che gli passava Lucas.

    E allora quelle parole in inglese infilate quasi a caso nell’adattamento italiano?
    Non usate a caso, bensì con cognizione di causa! Sono un omaggio ai doppiaggi dei film di Mel Brooks. Ricordate il “of course? Di corsa!” da La pazza storia del mondo? Stessa cosa. L’unica differenza tra i due registi è che Brooks non aveva mai messo tante battute sulla cacca e sulle scoregge in un solo film…

    Jar Jar Binks pesta la merda

    “Cacche cac-che schifo!”

    …ma soprattutto Brooks non avrebbe mai immaginato che Lucas stesso potesse batterlo in demenzialità. A Brooks rimane solo la consolazione di aver ridicolizzato la saga con più largo anticipo.

    Anakin Skywalker concepito dai midichlorian

    La reazione di tutti noi al cinema.

    Quindi a ben pensare è il miglior adattamento di tutta la trilogia prequel. Un adattamento pieno di scemenze per un film pieno di scemenze. Ciucciatevelo così com’è.
    Concludo con la mia nuova citazione preferita riguardo a La minaccia fantasma.

    Commento di Licia Corbolante sull'adattamento di Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma


    Link attinenti

  • Maratona STAR WARS COME LUCAS COMANDA

    George Lucas patrono della maratona Star Wars come Lucas comanda

    Abbiamo la sua benedizione

    Della saga ri-titolata “Star Wars” e del suo adattamento italiano ho parlato sin dagli inizi del blog, però in maniera frammentata ed erratica. Ho sempre pensato che sulle scelte di adattamento della vecchia saga non ci fosse molto da aggiungere oltre le parole di un tale Lorenzo Frati di un tale articolo su un tale sito web, considerazioni che condivido pienamente e che ho già sottoscritto più volte (qui il link all’articolo di Frati); dei tre prequel poi non ho mai neanche parlato perché non ho mai avuto voglia di rivederli, molto semplice. Invece al settimo episodio della saga ho dedicato un articolo completo come faccio ormai da anni per qualsiasi film mi capiti di vedere e il cui adattamento è degno di nota, idem per Rogue One, due articoli che ovviamente mi sono costati l’accusa di ‘nostalgia’ (“critichi questo e non quelli vecchi perché sei vecchio” o giù di lì) ma se non ho mai affrontato in dettaglio l’adattamento dei tre capitoli originali è solo perché ho adottato lo stile dell’approfondimento da appena 3 anni, dei quasi 6 anni di vita del blog(!) ed avendo parlato di Guerre Stellari per sei anni in maniera sporadica perdonerete se non mi sono mai sentito in dovere di riassumere tutto. Ora però di acqua sotto i ponti ne è passata a sufficienza.

    La maratona Star Wars come Lucas comanda

    Chi mi segue da tempo sa della mia passione per la preservazione storica dei film nella loro versione cinematografica italiana, attività che cominciò con la partecipazione della nostra squadra di Doppiaggi italioti al progetto Star Wars Despecialized Edition di un tale Harmy. Ormai do per scontato che sappiate tutti chi sia costui dato che, grazie all’uscita di Episodio VII, alla rinnovata popolarità di questa saga e “grazie” anche alla pirateria, ora il suo nome e la sua opera sono note anche in Italia.

    Peter Cushing, George Lucas e Carrie Fisher sul set di Guerre Stellari 1977. Una vignetta fa dire a Lucas: ora faremo il calco dei vostri volti, ai visto mai che in futuro i computer...
    In pieno spirito autolesionista ho deciso di affrontare la visione dell’intera saga di Star Wars con il mio compagno di visioni, Petar, che avrete visto nei video pubblicati sul canale YouTube di Doppiaggi Italioti. Sarà anche un’occasione per riscoprirne adattamento e dialoghi del doppiaggio italiano.

    Il vangelo secondo Lucas

    La questione più importante prima di affrontare una simile maratona è: quale versione vedere? Penso di aver già dato tanto spazio alle versioni originali che, in ogni caso, non sono disponibili in via ufficiale in formati moderni di alta definizione. Così ho deciso di affidarmi alla volontà di George Lucas, colui che ha diretto e supervisionato ciascuna revisione dei film, ogni volta alterandoli all’insegna dello slogan “I MIEI FILM COME LI HO SEMPRE IMMAGINATI!”, spacciandoci l’idea che egli abbia avuto una chiara visione di come sarebbero dovuti essere già dai primi ciak nel 1976. Che Fener urlasse “noooooo!” mentre getta l’imperatore già per la tromba delle scale come Villaggio faceva con la suora egli lo aveva già pensato a metà anni ’70, prevedendo che avrebbe poi riusato una clip audio dal finale di un futuro Episodio III, un “master plan” che nemmeno l’assassino della serie Saw si è mai sognato… solo che limiti tecnici, di budget o chissà cos’altro, gli impedirono di far registrare quella clip all’epoca. Per ragioni simili, durante le riprese nel deserto tunisino non c’era verso di trovare altri massi per nascondere meglio C1P8 e rendere così più credibile la sua mimetizzazione ma per fortuna la tecnologia moderna può riportare il film alle intenzioni originali!

    Voi starete pensando ai grandi cambiamenti come il fantasma di Anakin sul finale del Ritorno dello Jedi ma non dimentichiamoci che anche i piccoli dettagli fanno parte della visione di Lucas, come ribadito nelle più recenti interviste, nei documentari e nelle comunicazioni ufficiali della Lucasfilm. Non dimentichiamoci ad esempio che quando i caccia Ala-X discendono sulla Morte Nera nel film del 1977 è sempre stato nelle intenzioni di Lucas coprire la colonna sonora di Williams con il rombo dei motori, ma nel 1977 la tecnologia di missaggio audio non gli consentiva un tale livello di espressione artistica. Solo con il DVD del 2004 finalmente riuscimmo a godere del sonoro così come è stato sempre immaginato, dove la colonna sonora SCOMPARE! Un genio! (Missaggio poi ritornato alla normalità con il Blu-Ray nonostante la Santa Voce dell’ufficio stampa della Lucasfilm aveva già assicurato i lamentosi miscredenti che quella di coprire il rombo dei motori nel missaggio audio del DVD era stata una scelta intenzionale.)

    Dio Lucas, come capita in tutte le religioni, ci mette alla prova e noi non dobbiamo mai dubitare della sua parola, anche ora che è stato sostituito dalla dea Disney, che comunque rimane un falso idolo. Doppio mento non mente. L’importante è crederci. Potremmo mai dubitare del genio che ha messo gli alieni in Indiana Jones?

    c1p8 o r2d2 nella versione blu ray di Guerre stellari 1977 che viene coperto da una roccia

    Le intenzioni originali

    Prendere in considerazione solo le versioni ufficiali

    Come ateo posso solo dire che le dichiarazioni di Lucas si sono ovviamente sempre scontrate con la realtà delle continue modifiche (anche sostanziali) e delle tante aggiunte che sono ad un passo dal superare le revisioni della Bibbia e di tutti i vangeli messi insieme. Così ho deciso di calzare i panni del fedele ed abbracciare la Vera fede affidandomi ciecamente alle parole del nostro unico Dio con la barba e il doppio mento, colui che attraverso gli infallibili messaggeri dell’ufficio stampa della Lucasfilm ci ha sempre predicato di come l’ultima versione disponibile nei negozi – e solo per oggi in sconto a 19,99 – sia il Verbo! I suoi film esattamente come li aveva immaginati già nel 1971. Molti decenni prima della (s)vendita alla Disney.

    greedo shot first

    Greedo spara per primo. Accettatelo!

    Parte così una maratona qui su Doppiaggi Italioti che chiamerò “Star Wars come Lucas comanda“, o “Star Wars secondo Lucas” se preferite, che comprenderà sia uno dei nostri commenti al film per la serie pubblicata su YouTube “i videocommentatori“, sia un articolo del blog che ne analizza l’adattamento così come faccio da qualche anno a questa parte. Non so dirvi l’ordine in cui usciranno queste pubblicazioni, né garantisco una qualche regolarità (saranno sicuramente inframezzati anche ad altri articoli) ma intanto ecco cosa è stato pubblicato fino ad ora:

    Lista recensioni sull’adattamento dei film

    STAR WARS: Episodio I (1999) – L’adattamento fantasma9 Dicembre 2017

    STAR WARS Episodio II (2002) – Toccateci tutto ma non R2!, 30 Luglio 2020

    Tutte le future recensioni verranno aggiunte alla lista una volta pubblicate.

     

    Lista dei videocommenti su YouTube

    La lista dei nostri commenti di svago cinematografico ad ogni singolo episodio di Star Wars iniziando con Episodio I.

     

  • TITOLI ITALIOTI: Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco

    Nel 1977, oltre a Guerre stellari, in Italia arrivò un altro prodotto americano, la serie televisiva Happy Days… e fu subito successo. Proprio questo successo spinse i distributori italiani ad abusare dei propri poteri per vendere un film qualsiasi spacciandolo per un film legato alla serie.

    I padroni di Flatbush? Mmh, no. Meglio HAPPY DAYS - BEGINS

    “I padroni di Flatbush”? Mmh, no. Meglio “HAPPY DAYS – BEGINS”


    È il caso di The Lords of Flatbush, del 1974, nel cui cast compare Sylvester Stallone e Henry Winkler (l’attore che interpreta Fonzie in Happy Days) e che fu distribuito in Italia solo nel 1979 dalla Impegno Reak con il titolo di Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco. E di impegno ce ne sarà voluto veramente poco per inventarsi un titolo simile.
    HAPPY DAYS - IL FILM

    HAPPY DAYS – IL FILM… ma anche no.

    Happy Days, il primo titolo italiota

    Il film parla di una gang di scansafatiche italo-americani di fine anni ’50, uno dei membri di questa banda è il personaggio interpretato da Henry Winkler, si chiama Butchey Weinstein ma nel film doppiato in italiano (leggo su Wikipedia) ha un soprannome molto particolare, sicuramente una pura coincidenza eh… il suo soprannome è Fonzie! Come se fosse un “prequel” della nota serie televisiva per famiglie. The Lords of Flatbush in realtà uscì in America dopo la prima stagione di Happy Days. In Italia venne doppiato invece soltanto dopo il successo della suddetta serie. La locandina stessa sottolinea la presenza di Fonzie con lo slogan “Fonzie vi dice…“, con il quale Fonzie, in maniera pietosa, implora il pubblico italiano di andare a vedersi questo film (“veniteci a vedere”).
    Inoltre, per giustificare l’esistenza di tale titolo, sul finale il narratore dice “Happy days, amici. Happy days!“, anche se da come è recitato non è chiaro se sia un augurio per il futuro o una descrizione nostalgica dei giorni passati. Forse non lo sapevano neanche loro, ma da qualche parte dovevano dirlo questo “happy days”. Una presa di culo finale per lo spettatore italiota che aveva ormai pagato il biglietto ed era rimasto seduto fino alla fine del film nonostante avesse già capito che non si trattava di un antefatto della serie televisiva, bensì di una becera mossa commerciale per staccare biglietti.
    provaci
    A questo punto mi domando se il “fiori di pesco” del titolo (traduzione di “Flatbush”, un area di Brooklyn a New York) non faccia riferimento alla canzone di Battisti (“Fiori rosa di pesco”), un successo di qualche anno prima (1970)… così, tanto per riuscire a vendere ancora meglio un prodotto altrimenti quasi invendibile.
    Questa strategia commerciale ha fatto fesso persino il mio critico cinematografico preferito, Mereghetti, il quale lo descrisse come la prima volta di Winkler nei panni di Fonzie

    Happy Days la banda dei fiori di pesco, recensione dal dizionario dei film Mereghetti

    C’è cascato pure il Mereghetti


    Non avendo visto il film per intero non saprei dirvi se il doppiaggio faccia mai riferimento ai “fiori di pesco” del titolo. Sarebbe veramente inusuale se avessero tradotto in italiano il nome di un quartiere di Brooklyn… ma non sarebbe neanche la prima volta.

    Il secondo titolo italiota

    Probabilmente vergognatisi di quel primo fallimentare tentativo di imbrogliare i fan italiani della serie Happy Days, dal 1984 in poi, il film viene rilasciato nuovamente da altre case di distribuzione non meno sfacciate (Taurus Cinematografica, Capitol International Video, Columbia Tristar Home Video) che lo adottarono con un nuovo titolo “Brooklyn Graffiti” e nelle nuove locandine fecero leva più sulla presenza di Stallone (nel frattempo diventato super star) che sulla presenza di Fonzie.
    Adesso infatti non è più “Fonzie vi dice…” bensì “Sylvester Stallone vi dice…“.

    Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay)

    Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay). Qualcuno ha dimenticato di mettere uno spazio dopo la virgola di “giovani” e ne ha messo uno di troppo tra “risse” e il punto esclamativo.


    Il titolo è un ovvio richiamo ad American Graffiti di George Lucas ed è più adeguato, perlomeno. Anche questo film, infatti, appartiene a quel filone esploso negli anni ’70 che faceva leva sulla nostalgia di fine anni ’50 perché coincideva proprio con gli anni in cui erano adolescenti gli sceneggiatori del tempo. American Graffiti e Grease forse sono i prodotti più memorabili di un filone molto abusato in quegli anni. L’Italia, in ritardo cronico, arriva a questo filone soltanto diversi anni più tardi con pallonate tipo Sapore di mare (1983) di Vanzina che, se vi interessa sapere, sembra essere arrivato anche all’estero con titoli quali Time for loving (USA) e Gelati und Amore (Germania). Quale sia stata poi l’effettiva distribuzione è difficile da verificare.
    Sylvester Stallone, quasi scritto nelle stesse dimensioni del titolo

    “Sylvester Stallone”, quasi scritto delle stesse dimensioni del titolo

    Piccola curiosità da Antoniogenna.net: Flavio Bucci ha doppiato Stallone in questo film. Lo stesso aveva già doppiato Travolta in Grease e La Febbre del Sabato Sera (almeno nei loro doppiaggi originali) ed era anche il doppiatore di un personaggio secondario della serie Happy Days, Potsie.

    Piccola curiosità aggiuntiva da Wikipedia: Stallone fu pagato in t-shirt per recitare in questo film.

     

    Titolo italiota bonus: I ragazzi di Happy Days

    sweater-girls-movie-poster

    Operazione simile fu compiuta per Sweater Girls (1978) che ricevette il titolo di I Ragazzi di “Happy Days” o, per essere più precisi, il titolo intero sarebbe I ragazzi di “Happy Days”: le ragazze pullover (ma con la seconda parte del titolo scritta in caratteri minuscoli tipo contratto di Willy Wonka), incentrato su un gruppo di ragazze adolescenti che formano un club chiamato The Sweater Girls, “le ragazze in pullover” appunto, con l’obiettivo di preservare la propria verginità. Unico nesso con “Happy Days”, l’ambientazione nostalgia-anni ’50.
    i ragazzi di happy days
    Quando nel poster italiano trovate scritto “HAPPY DAYS” a caratteri cubitali e trovate la raffigurazione, in primo piano, di un ragazzo giacca di pelle-e-capelli alla Fonzie (per giunta a cavallo di una motocicletta!), potete stare tranquilli… è la distribuzione italiana che sta cercando di buttarvelo in culo. Quasi come tutti i film di Bruce Lee che nel titolo italiano avevano Bruce Lee, nel poster italiano avevano Bruce Lee ma nel film non c’era Bruce Lee.

    L’origine del personaggio di Fonzie

    Concludo con una curiosità sul personaggio di Fonzie visto che Sylvester Stallone sostiene che Henry Winkler abbia alterato il personaggio di Fonzie in Happy Days imitando sempre di più lo stile che aveva invece il personaggio di Stallone in The Lords of Flatbush. Ciò significa che, ad un certo punto della sua carriera, Stallone possa aver visto la foto Henry Winlker vestito da Fonzie in una guida televisiva ed aver esclamato…
    io già un paio di anni fa in The Lords of Flatbush interpretavo un personaggio molto ma molto simile. Il look della giacca di pelle, modestamente, prima di lui ce lo avuto io…
    stallone1(semi-cit.)