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  • TITOLI ITALIOTI: Jimmy Bobo – Bullet to the Head

    Locandina italiana di Jimmy Bobo Bullet to the Head con Sylvester Stallone

    Il pubblico italiano si domanda spesso chi si cela dietro la scelta di titoli italiani assurdi, insensati, “spoileranti”, incomprensibili, sgrammaticati o anche semplicemente scemi… quei titoli insomma che raccolgo nell’apposita rubrica titoli italioti. Il più delle volte ci dobbiamo fermare ad incolpare “quelli” della distribuzione, delle non ben precisate e anonime figure degli uffici marketing dei distributori cinematografici il cui scopo è quello di trovare un titolo il più accattivante possibile per il mercato italiano. Stavolta possiamo dire qualcosa di più sull’origine di un titolo che ancora fa sghignazzare internamente.

    Il 14 novembre 2012 viene presentato in anteprima mondiale al Festival del cinema di Roma Bullet to the head con Sylvester Stallone, letteralmente “una pallottola in testa” (frase presente nel film, nonché situazione ricorrente), è il ritorno di Walter Hill alla regia dopo un decennio di assenza dalle scene. Questo “action thriller”, molti mesi dopo il mezzo flop ai botteghini americani, arriva nelle sale italiane il 4 aprile 2013 con il titolo Jimmy Bobo – Bullet to the Head. Siamo l’unico paese a ricevere un titolo contenente questo buffo nome, Jimmy BOBO, che poi è il soprannome di James Bonomo, il personaggio interpretato da Stallone nel film. Cosa è successo al titolo di questo film nel lasso di tempo trascorso tra l’anteprima romana e l’uscita nelle sale italiane? Una cosa inusuale: la distribuzione ha chiesto agli italiani di scegliere un titolo, con un sondaggio su internet.

    James Bonomo alias Jimmy Bobo

    Il sondaggio per scegliere il titolo italiano di Bullet to the Head

    Il 21 novembre 2012, pochi giorni dopo l’anteprima romana, il blog ScreenWeek.it riporta l’annuncio dell’arrivo di Bullet to the Head nelle sale italiane il successivo aprile con un titolo a scelta tra questi tre:

    1. Jimmy Bobo
    2. Le regole di Jimmy Bobo
    3. Il codice di Jimmy Bobo

    Tutti e tre focalizzati sul buffo soprannome del protagonista. Sia ScreenWeek, BadTaste che Cineblog si fanno portavoce del sondaggio per la scelta del titolo con cui arriverà nelle sale del nostro paese. Una settimana dopo viene annunciato il titolo che ha ricevuto più voti.

    BadTaste riporta così la vittoria:

    Ad aver vinto, con il 40.1% delle preferenze, è stato Jimmy Bobo. La pellicola verrà quindi distribuita con questo titolo nei cinema dello stivale.

    E infatti qui trovate il sondaggione [che riporto anche nell’immagine sotto, dovesse sparire in futuro!]. Per non fare brutta figura hanno evitato di specificare il numero complessivo dei partecipanti. 100? 1000? 10.000? …10?

    Risultati del sondaggio per la scelta del titolo Jimmy Bobo Bullet to the Head

    E così vinse Jimmy Bobo in una scelta tra Jimmy Bobo, Qualcosa di Jimmy Bobo e Qualcos’altro di Jimmy Bobo.

    And the winner is… Jimmy Bobo

    Inutile girarci intorno, il problema di questo titolo “Jimmy Bobo” è che suona scemo. Sarà pure il nome del protagonista, ma come titolo del film è ridicolo, soprattutto se pensiamo che comunque la gente di solito prima sente un titolo e poi, forse, decide di guardare il film. In realtà non è neanche il nome del protagonista bensì il suo SOPRANNOME, nonostante la campagna pubblicitaria avesse cercato a lungo di giustificare questo Jimmy Bobo dicendo che era il suo nome, quasi fosse un nuovo John Rambo, cercando di dargli una qualche legittimità o addirittura dignità. Scavando nelle recensioni di chi sponsorizzava il sondaggio per la scelta del “nome più scemo per un film di Stallone”, sembra che fossero tutti concordi su una cosa: avrebbero preferito “Jimmy Bobo” e basta.

    Alla redazione di ScreenWeek piace il più semplice, Jimmy Bobo, proprio perché richiama i titoli più noti della carriera di Sylvester Stallone, sempre centrati sul nome del protagonista (Rocky, Rambo, Cobra) ed entrati tutti nella storia del cinema.

    Certo, Rambo, Rocky, Cobra… Bobo. Stessa epicità.

    Anche l’autrice dell’articolo su Cineblog, prima propone i tre titoli a scelta e poi ci tiene a specificare:

    A me piace il semplice “Jimmy Bobo”. A Voi?

    A noi non piace neanche Jimmy Bobo se è per questo.
    Di solito quando si propone un sondaggio al pubblico avrebbe anche senso non dare la propria opinione in merito, forse è stato suggerito di imboccare quella risposta? Jimmy Bobo liscio, senza ghiaccio. Le mie sono illazioni di poco conto, rimane comunque il problema della non-scelta, perché quelle tre opzioni non rappresentavano una vera scelta, sono semplicemente lo stesso titolo con qualche variante, e in più suona ridicolo. Come dite? “Bobo” è nel film? Beh, non c’era bisogno di metterlo anche nel titolo.

    Come diceva una vecchia pubblicità con Sylvester Stallone e regia di Zack Snyder (non sto scherzando): per essere credibili il nome è importante.

    (I distributori non hanno badato all’avvertimento della pubblicità.)

    L’effetto buffonesco di questo titolo non è sfuggito né al fumettista Leo Ortolani, che nel suo libro Il buio in sala presenta la recensione a fumetti del film con il titolo Jimmy Bobo – Una pallottola in testa al titolista italiano, né tanto meno a “Nanni Cobretti”, autore del blog i400calci, che sulla scelta dei titoli scrive:

    salta fuori che mettono a disposizione solo tre misere opzioni di cui la a) è triste, la b) è uguale alla a) ma con tre paroline in più, e la c) è un esatto sinonimo della b).
    Insomma: non siamo per nulla soddisfatti.

    e nello stesso post propone un contro-sondaggio con suggerimenti ironici come è nello stile dei 400 calci: “Uccidere in faccia“, “Bobo e Momo nemiciamici“, “Bobocop“, “Dio perdona, Jimmy Bobo… Boh“, “RamBobo“, “Fermati o Bobo spara“, “The ExpendaBobols“, etc…;

    Vignetta di Leo Ortolani su Jimmy Bobo intitolato una pallottola in testa al titolista italiano

    da CineMah presenta IL BUIO IN SALA, di Leo Ortolani. Pagina 33.

     

    L’adattamento italiano

    Una piccola nota sulla versione italiana del film curata da Marco Guadagno (all’adattamento e alla direzione) che ci regala un adattamento a dir poco perfetto, senza grinze, con frasi naturali e nessuna traduzione diretta, molto lontano da alcuni suoi altri lavori disneyani o netflixiani di cui abbiamo parlato anche qui. Se in Dolemite Is My Name (recensito dal nostro Leo) abbiamo scoperto ad esempio che i “motherfucker” diventavano tutti invariabilmente “figlio di puttana” a scapito anche della naturalezza di alcuni dialoghi, in Jimmy Bobo abbiamo un “you motherfucker!” che diventa “brutto pezzo di merda!”, l’esclamazione “Jesus!” che diventa “cazzo!” e potrei andare avanti a lungo. Se sulla carta vi sembrano traduzioni non esatte è perché non avete il contesto della scena.

    Queste frasi, sentite nel contesto (così come tante altre frasi del film), suonano completamente naturali perché è ciò che direbbe una persona in lingua italiana nella stessa situazione. Si parla infatti di “adattamento” e non semplicemente di traduzione. È un concetto sempre più estraneo al pubblico di oggi che, pur con una conoscenza in molti casi limitata ma sovrastimata dell’inglese, pretende traduzioni alla lettera e questa cosa la chiama “fedeltà al testo originale”.

    Tolta di mezzo questa nota e mio plauso personale a Marco Guadagno (quando ce vo’, ce vo’), non facciamoci distrarre dalle cose serie e torniamo al nostro titolo scemo: JIMMY BOBO!

    Un concorso truccato?

    Di quanto fosse ridicolo il titolo se ne devono essere resi conto anche alla Buena Vista International in realtà, perché quando poi sono andati a distribuirlo hanno sentito il bisogno di introdurci l’originale “Bullet to the Head” come sottotitolo, il titolo con cui è arrivato in sala dunque non è semplicemente “Jimmy Bobo” come votato dal 40% dei partecipanti al sondaggio bensì “Jimmy Bobo – Bullet to the Head”. Quindi il sondaggio per scegliere “il miglior titolo italiano” cosa lo fate a fare?

    Per la scelta in sé non possiamo nemmeno dare la colpa ai partecipanti al sondaggio visto che, a conti fatti, la scelta era già stata fatta a priori e temo che l’idea del sondaggio sia stata una bieca manovra, un po’ pubblicitaria (far parlare del film grazie alle facili condivisioni di un “contest”) e un po’ paracula (se qualcuno se ne lamenta diremo che l’hanno scelto gli italiani con un “sondaggio su Facebook”). Intanto ci teniamo Jimmy BOBO, titolo italiota, a vita. Vediamo il bicchiere mezzo pieno però, pensate se si fosse chiamato POPO. Ad aggiungere un accento alla fine è un attimo.

    Comunque credo di aver capito chi lavora negli uffici italiani della Walt Disney…

    Il signor Burns con l'orsacchiotto Bobo, dai Simpson

    L’unico e VERO Bobo, con una pallottola in testa.

     

  • 30 anni di Cobra (1986): Videocommento al film + BLOG TOUR

    cobrablogtour

    Copertina del “blog tour” su Cobra


    Scommetto che non sapevate che oggi è l’anniversario dei 30 anni dall’uscita italiana di Cobra con Sylvester Stallone, eh? Magari non avete mai neanche sentito parlare di Cobra, eh? È semplicemente il vostro nuovo classico di Natale. Per puro caso avevo già preparato un episodio della nostra serie “i videocommentatori” dove siamo andati alla riscoperta di quest’altra opera della Cannon Films di Golan e Globus.
    Ecco la mia trama breve:

    L’agente di polizia Natale Giuseppe Maria Cobretti deve difendere una modella qualsiasi da una gang di operai metalmeccanici squilibrati che l’hanno presa di mira. La salverà tra frasi noiosamente epiche e sequenze musicali scartate da Rocky IV.

     

    poster489

    Click sull’immagine per andare al video


    Cobra è uno di quei film dagli aneddoti e dai dietro le quinte che sono molto più interessanti del film stesso, quindi per questo blog tour vi consiglio un paio di letture, in primis l’articolo “Cobra: trent’anni di cura”  (sul blog Il Zinefilo) che ha preparato il blogger Lucius Etruscus, divulgatore di questo sconosciuto anniversario, e anche Cassidy dal blog La Bara Volante commemora le trenta candeline del film con una sua recensione completa intitolata Cobra (1986): Qui gli anni ’80 si fermano e comincio io. Si unisce al “blog tour” persino Il Cumbrugliume con una retrospettiva sul film: Un caso di cretinismo premeditato? Trenta anni di Cobra!
    Per gli appassionati di questo film (lo so, siete in pochi, stoici!), sappiate che in questo mondo anche nell’alta definizione del Cobra esiste anche in Blu Ray (in realtà esiste solo in Blu-Ray visto che il DVD italiano è ormai fuori catalogo da tempo) che vale anche soltanto per quella copertina ed è inclusivo di un commento audio del regista George P. Cosmatos (regista fantoccio, perché è chiaro che alla regia c’era principalmente Stallone); sarei proprio curioso di sentire quale spiegazione abbia offerto al mondo per giustificare l’esistenza di questo film. Mi è parso di leggere che derivi da ciò che Stallone voleva fare con Beverly Hills Cop, film per il quale era originariamente in gara  come protagonista finché non lo cacciarono fuori quando gli prese la fissa di voler rimuovere qualsiasi elemento di commedia. E da lì… Cobra.

  • TITOLI ITALIOTI: Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco

    Nel 1977, oltre a Guerre stellari, in Italia arrivò un altro prodotto americano, la serie televisiva Happy Days… e fu subito successo. Proprio questo successo spinse i distributori italiani ad abusare dei propri poteri per vendere un film qualsiasi spacciandolo per un film legato alla serie.

    I padroni di Flatbush? Mmh, no. Meglio HAPPY DAYS - BEGINS

    “I padroni di Flatbush”? Mmh, no. Meglio “HAPPY DAYS – BEGINS”


    È il caso di The Lords of Flatbush, del 1974, nel cui cast compare Sylvester Stallone e Henry Winkler (l’attore che interpreta Fonzie in Happy Days) e che fu distribuito in Italia solo nel 1979 dalla Impegno Reak con il titolo di Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco. E di impegno ce ne sarà voluto veramente poco per inventarsi un titolo simile.
    HAPPY DAYS - IL FILM

    HAPPY DAYS – IL FILM… ma anche no.

    Happy Days, il primo titolo italiota

    Il film parla di una gang di scansafatiche italo-americani di fine anni ’50, uno dei membri di questa banda è il personaggio interpretato da Henry Winkler, si chiama Butchey Weinstein ma nel film doppiato in italiano (leggo su Wikipedia) ha un soprannome molto particolare, sicuramente una pura coincidenza eh… il suo soprannome è Fonzie! Come se fosse un “prequel” della nota serie televisiva per famiglie. The Lords of Flatbush in realtà uscì in America dopo la prima stagione di Happy Days. In Italia venne doppiato invece soltanto dopo il successo della suddetta serie. La locandina stessa sottolinea la presenza di Fonzie con lo slogan “Fonzie vi dice…“, con il quale Fonzie, in maniera pietosa, implora il pubblico italiano di andare a vedersi questo film (“veniteci a vedere”).
    Inoltre, per giustificare l’esistenza di tale titolo, sul finale il narratore dice “Happy days, amici. Happy days!“, anche se da come è recitato non è chiaro se sia un augurio per il futuro o una descrizione nostalgica dei giorni passati. Forse non lo sapevano neanche loro, ma da qualche parte dovevano dirlo questo “happy days”. Una presa di culo finale per lo spettatore italiota che aveva ormai pagato il biglietto ed era rimasto seduto fino alla fine del film nonostante avesse già capito che non si trattava di un antefatto della serie televisiva, bensì di una becera mossa commerciale per staccare biglietti.
    provaci
    A questo punto mi domando se il “fiori di pesco” del titolo (traduzione di “Flatbush”, un area di Brooklyn a New York) non faccia riferimento alla canzone di Battisti (“Fiori rosa di pesco”), un successo di qualche anno prima (1970)… così, tanto per riuscire a vendere ancora meglio un prodotto altrimenti quasi invendibile.
    Questa strategia commerciale ha fatto fesso persino il mio critico cinematografico preferito, Mereghetti, il quale lo descrisse come la prima volta di Winkler nei panni di Fonzie

    Happy Days la banda dei fiori di pesco, recensione dal dizionario dei film Mereghetti

    C’è cascato pure il Mereghetti


    Non avendo visto il film per intero non saprei dirvi se il doppiaggio faccia mai riferimento ai “fiori di pesco” del titolo. Sarebbe veramente inusuale se avessero tradotto in italiano il nome di un quartiere di Brooklyn… ma non sarebbe neanche la prima volta.

    Il secondo titolo italiota

    Probabilmente vergognatisi di quel primo fallimentare tentativo di imbrogliare i fan italiani della serie Happy Days, dal 1984 in poi, il film viene rilasciato nuovamente da altre case di distribuzione non meno sfacciate (Taurus Cinematografica, Capitol International Video, Columbia Tristar Home Video) che lo adottarono con un nuovo titolo “Brooklyn Graffiti” e nelle nuove locandine fecero leva più sulla presenza di Stallone (nel frattempo diventato super star) che sulla presenza di Fonzie.
    Adesso infatti non è più “Fonzie vi dice…” bensì “Sylvester Stallone vi dice…“.

    Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay)

    Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay). Qualcuno ha dimenticato di mettere uno spazio dopo la virgola di “giovani” e ne ha messo uno di troppo tra “risse” e il punto esclamativo.


    Il titolo è un ovvio richiamo ad American Graffiti di George Lucas ed è più adeguato, perlomeno. Anche questo film, infatti, appartiene a quel filone esploso negli anni ’70 che faceva leva sulla nostalgia di fine anni ’50 perché coincideva proprio con gli anni in cui erano adolescenti gli sceneggiatori del tempo. American Graffiti e Grease forse sono i prodotti più memorabili di un filone molto abusato in quegli anni. L’Italia, in ritardo cronico, arriva a questo filone soltanto diversi anni più tardi con pallonate tipo Sapore di mare (1983) di Vanzina che, se vi interessa sapere, sembra essere arrivato anche all’estero con titoli quali Time for loving (USA) e Gelati und Amore (Germania). Quale sia stata poi l’effettiva distribuzione è difficile da verificare.
    Sylvester Stallone, quasi scritto nelle stesse dimensioni del titolo

    “Sylvester Stallone”, quasi scritto delle stesse dimensioni del titolo

    Piccola curiosità da Antoniogenna.net: Flavio Bucci ha doppiato Stallone in questo film. Lo stesso aveva già doppiato Travolta in Grease e La Febbre del Sabato Sera (almeno nei loro doppiaggi originali) ed era anche il doppiatore di un personaggio secondario della serie Happy Days, Potsie.

    Piccola curiosità aggiuntiva da Wikipedia: Stallone fu pagato in t-shirt per recitare in questo film.

     

    Titolo italiota bonus: I ragazzi di Happy Days

    sweater-girls-movie-poster

    Operazione simile fu compiuta per Sweater Girls (1978) che ricevette il titolo di I Ragazzi di “Happy Days” o, per essere più precisi, il titolo intero sarebbe I ragazzi di “Happy Days”: le ragazze pullover (ma con la seconda parte del titolo scritta in caratteri minuscoli tipo contratto di Willy Wonka), incentrato su un gruppo di ragazze adolescenti che formano un club chiamato The Sweater Girls, “le ragazze in pullover” appunto, con l’obiettivo di preservare la propria verginità. Unico nesso con “Happy Days”, l’ambientazione nostalgia-anni ’50.
    i ragazzi di happy days
    Quando nel poster italiano trovate scritto “HAPPY DAYS” a caratteri cubitali e trovate la raffigurazione, in primo piano, di un ragazzo giacca di pelle-e-capelli alla Fonzie (per giunta a cavallo di una motocicletta!), potete stare tranquilli… è la distribuzione italiana che sta cercando di buttarvelo in culo. Quasi come tutti i film di Bruce Lee che nel titolo italiano avevano Bruce Lee, nel poster italiano avevano Bruce Lee ma nel film non c’era Bruce Lee.

    L’origine del personaggio di Fonzie

    Concludo con una curiosità sul personaggio di Fonzie visto che Sylvester Stallone sostiene che Henry Winkler abbia alterato il personaggio di Fonzie in Happy Days imitando sempre di più lo stile che aveva invece il personaggio di Stallone in The Lords of Flatbush. Ciò significa che, ad un certo punto della sua carriera, Stallone possa aver visto la foto Henry Winlker vestito da Fonzie in una guida televisiva ed aver esclamato…
    io già un paio di anni fa in The Lords of Flatbush interpretavo un personaggio molto ma molto simile. Il look della giacca di pelle, modestamente, prima di lui ce lo avuto io…
    stallone1(semi-cit.)
     

  • TITOLI ITALIOTI (8^ puntata) – Film di Schwarzenegger

    Non so come mai Schwarzenegger attiri tanti titoli italioti ma di fatto molti dei film in cui ha recitato hanno subito cambiamenti più o meno importanti nel titolo. Il primo non può che essere…

    Total Recall –> Atto di forza

    Questo va oltre la mia umana comprensione, se qualcuno può illuminarmi sul significato di “atto di forza” e di come questo si lega alla trama del film in questione, per favore, si senta in DOVERE di scriverlo in un commento. Non dico che questo film si dovesse chiamare “Adesso ricordo perfettamente”, sarebbe quanto mai balzano, però insomma “atto di forza” è sempre sembrato molto (troppo) generico e campato in aria.
    Per la cronaca, in inglese “to have a total recall” significa appunto “ricordarsi perfettamente”, è un qualcosa che ritorna in mente.

    Red Heat –> Danko

    Direttamente il nome del personaggio interpretato da Schwarzy, un poliziotto russo.
    Red Heat ha il doppio (forse triplo) significato di “calore intenso” (incandescente) e di “collera/rabbia rossa” (con “rosso” inteso come comunista) e infine l’ultimo ma più significativo in questo caso, quello di “heat” usato nei film polizieschi. Quando la polizia non dà tregua ai criminali si parla di “heat” da “turn up the heat”, l’alzare la fiamma, in italiano parleremmo forse di pressione. Del resto è il motivo per il quale Heat – La sfida di Michael Mann si chiama così. In italiano il titolo è molto più sbrigativo: DANKO! Nato stanco.

    Raw Deal –> Codice Magnum

    Onestamente non so perché abbia questo titolo, credo di averlo visto una sola volta, un paio di decenni fa. Ad ogni modo è da notare che in ciascun paese del mondo lo stesso film ha un titolo diverso: in Francia “Le Contrat”, in Argentina “Triple Identidad”, in Portogallo “O Massacre”, in Venezuela “Fuego Brutal”, in Brasile “Jogo Bruto” (gioco duro) etc… tutto questo suggerisce che il film sia un generico action movie pieno di sparatorie, violenza gratuita e Schwarzenegger nel mezzo. Di fatti è proprio così. Raw deal è un trattamento ingiusto o brutale.

    Red Sonja –> Yado

    Il titolo dà importanza al personaggio di Schwarzy (Yado) che invece in questo film è secondario, la protagonista è appunto “Sonja la Rossa”. Non mi sorprenderebbe se lo avessero chiamato “Conan 3”, essenzialmente il personaggio è in tutto e per tutto Conan, ma con un nome diverso per una questione di diritti. Doppio imbroglio però perché in inglese il personaggio di Schwarzy non si chiama Yado ma Kalidor, è stato trasformato in Yado nella versione italiana (a me ricorda solo “Yoda”, non so voi).

    The Running Man –> L’implacabile

    Film relativamente sconosciuto in Italia, se non per qualche recente passaggio sul canale del digitale terrestre (Iris o Rai4), forse a causa del titolo non molto memorabile o semplicemente per i tanti anni di assenza dagli schermi televisivi. Se vi piace Atto di forza allora forse vi piacerà anche L’implacabile, film tratto da un romanzo di Stephen King (The Running Man appunto) pubblicato in Italia come “L’uomo in fuga”, che non mi pare un brutto titolo. Perché abbiano optato per “L’implacabile” rimane un mistero. Suonava bene.

    Jingle All The Way –> Una promessa è una promessa

    Perduto il riferimento al Natale (della canzone “Jingle Bells”, quindi letteralmente un jingle “fino in fondo”), questo titolo italiano si concentra nel farci capire che il film si basa sul mantenimento di una promessa che è certamente attinente al film sebbene si perda un qualsiasi riferimento al Natale.

    End of Days –> Giorni contati

    La fine dei giorni” evidentemente faceva schifo, con questo titolo sarebbe stato chiaro anche il riferimento biblico che poi è esattamente il titolo originale visto che in questo film Schwarzenegger combatte Satana stesso (con la sua Glock 9 millimetri). Quando si dice cambiamenti inutili!

    Kindergarten Cop –> Un poliziotto alle elementari

    Come mi è stato fatto notare, il film non si svolge alla scuola elementare ma all’asilo nido. Kindergarten difatti si traduce come “giardino d’infanzia”. Forse “Un poliziotto all’asilo” sarebbe stata la traduzione più adatta.

    The Expendables –> I mercenari

    Tra gli ultimi film in cui appare Schwarzy. Non l’ho visto, posso immaginare che ci siano dei mercenari ma la parola “expendables” sicuramente allude al fatto che siano anche sacrificabili, particolare non da poco. Magari “I sacrificabili” poteva funzionare ugualmente, chi sa! Prima o poi me lo vedrò ma Silvestro Stallone mi fa un po’ paura alla regia… dopo “Rocky Balboa” e “John Rambo” (in America intitolato solo “Rambo” visto che il loro primo Rambo è conosciuto come “First Blood”) brrr… mi vengono un po’ i brividi solo a pensarci. In questo I mercenari Stallone è stato nominato ad un Razzie Award come “regista peggiore” (non ha vinto).

  • Gigi Proietti è il nostro (primo) Rocky

    Scena da Rocky (1976) con vignetta comica aggiunta che legge: di boxéeri come te non ce ne sono più, Rocky

    Chi era il primo doppiatore di Rocky 1?

    Non tutti sanno che la voce italiana del primo Rocky Balboa apparteneva non a Ferruccio Amendola bensì a Gigi Proietti il quale, in un’intervista (nella trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio), rivelò di aver tentato di imitare la parlata un po’ biascicata di Sylvester Stallone senza tuttavia riuscirci bene.
    Personalmente non concordo con Proietti, io i film di Rocky li ho visti tutti prima in inglese e quando li vidi per la prima volta in italiano non notai clamorose differenze come spesso accade. Anzi, i doppiaggi dei Rocky dal 1° al 4° sono favolosi (il 5° per me non esiste come film). Nel primo film la voce di Alfredo Censi su Mickey, il vecchio allenatore iracondo, è praticamente identica a quella originale di Burgess Meredith che lo interpretava, un ruolo non facile da doppiare e che deve aver portato senza dubbi anche qualche mal di gola.

    Doppiaggio (e adattamento) d’altri tempi

    La cura con cui i vari Rocky sono stati doppiati è tale che per notare il cambiamento dei doppiatori nei vari capitoli della saga è arduo a meno che non si guardino i film immediatamente uno dopo l’altro, infatti gran parte degli spettatori non nota né tanto meno sospetta che tra il primo e i successivi film sia cambiato l’interprete italiano che da la voce a Stallone, a dimostrazione che una volta i doppiaggi si facevano con una certa cura nella scelta degli interpreti e nella direzione delle interpretazioni.
    Bisogna anche ricordare che negli anni ’70 e ’80 la scelta lessicale nelle traduzioni rifletteva una cultura della lingua italiana ormai andata totalmente perduta. Questo film non è da meno, con scelte lessicali che sono lo specchio di un’epoca dove al posto degli inglesismi era più facile trovare dei francesismi, come boxeur (“Dove sono andati a finire i veri boxeur, i professionisti?”) che ad un orecchio moderno potrebbe suonare come “boxèri”.
    Anche “Adrian” è stata memorabilmente italianizzata come Adriana, molti italiani avrebbero probabilmente associato il nome “Adrian” più ad un uomo che ad una donna. Variazioni che oggi non sarebbero più accettate ma all’epoca avevano un loro perché.
    Parafrasando: dove sono andati a finire i veri traducteurs di una volta, i professionisti?