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  • [Italian credits] Space Vampires (1985)

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    Dopo aver raccontato della difficoltosa lavorazione de Il ritorno dei morti viventi e averne presentato i crediti italiani dimenticati, è doveroso presentare il film che ha distolto l’attenzione del regista Tobe Hooper spingendolo ad abbandonare gli zombie in favore dei vampiri spaziali: Space Vampires (Lifeforce, 1985).

    Bonazze Bionde dallo Spazio

    space-vampires-itaPerché sulla copertina originale del romanzo di Colin Wilson e su alcune locandine italiane d’epoca la donna protagonista è bionda, mentre nel film è mora? La spiegazione si annida nel curioso sotto-genere cinematografico a cui questo film più o meno coscientemente si riallaccia, un sotto-genere che in un mio speciale sul blog Il Zinefilo ho battezzato BBS: Bonazze Bionde dallo Spazio.
    Dal 1954 sbarcano sulla Terra donne aliene in cerca di maschi fertili, e dal 1959 queste donne capiscono che per avere più successo con i maschietti terrestri… devono farsi bionde!
    Per il viaggio tra i titoli – dalla Blonde from Space di Henry Slesar alla saga di Species, che poi è la stessa cosa – vi rimando al mio speciale: quel che interessa qui è che nel 1966 Curtis Harrington scopiazza il racconto citato di Slesar e crea il film Queen of Blood… il cui titolo alternativo è Space Vampires.
    In un lontano futuro – il 1990! – i terrestri vanno su Marte e trovano i resti di un’astronave con un’unica sopravvissuta: una biondona. Decidono di portarla sulla Terra ma durante il viaggio la donna ammalia l’equipaggio – tra cui il giovane Dennis Hopper – e si nutre del suo cibo preferito: il sangue. Mutatis mutandis, abbiamo l’abbozzo del romanzo Space Vampires.

    I vampiri di Wilson

    space-vampires-panther-1977-coverMalgrado i crediti italiani parlino di “racconto”, quello del britannico Colin Wilson è un romanzo corposo e ricco di informazioni: in realtà solamente la prima parte ha l’aspetto del romanzo (ed è infatti quella su cui si è concentrato il film) mentre la seconda è una classica operazione di marketing editoriale ben nota: è un saggio mascherato da narrativa per venderlo meglio.
    Wilson è uno studioso di misteri, in Italia la Newton Compton ha più volte ristampato il suo Il grande libro dei misteri irrisolti, quindi il romanzo che pubblica nel febbraio 1976 è solo una scusa per della saggistica misterica “mascherata”.
    La storica collana “Urania” Mondadori lo presenta già il 12 marzo 1978 come numero 744 della collana; nell’aprile 2016 “Urania Collezione” festeggia i quarant’anni del romanzo ristampandolo nel numero 159 che, se non doveste trovarlo nei mercatini rionali, è adesso disponibile anche in formato digitale su Amazon. Ah, i tempi moderni!
    Sul finire del 2013 i Ringleader Studios di Beverly Hills acquistano i diritti del romanzo di Wilson, e fanno girare voce di un loro possibile interessamento a crearne una serie televisiva dal titolo Lifeforce, un graphic novel e addirittura un videogame: siamo in attesa della realizzazione di questi progetti…

    La vita italiana

    space-vampires-1985-12-12Il film arriva in Italia il 6 dicembre 1985 con il titolo Space Vampires. Prima di esordire al cinema romano Cola di Rienzo, viene proiettato quasi un mese prima in anteprima giornalistica all’Odeon di Milano, e il 12 novembre sul quotidiano “L’Unità” il critico Michele Anselmi ci va giù pesante:

    «Si stenta a credere che dietro questo pastrocchio da 25 milioni di dollari ci sia quel piccolo maestro dell’orrore che è Tobe Hooper. […] Passato sotto contratto alla Cannon, Hooper sembra infatti aver dilapidato l’antico talento in favore di uno stile sbrigativo e banale, perfettamente intonato ai gusti della coppia Golan-Globus. […] Space Vampires è in realtà un filmetto esangue e scontato che non mantiene le promesse.»

    Piero Perona su “La Stampa” del 13 dicembre 1985 articola meglio ma non cambia opinione:

    «Incontri ravvicinati con gli extraterrestri: sono la novità e la costante dell’anno, aperti dallo Starman di Carpenter ed esaltati dal Cocoon di Howard. Diamo il senso migliore alla pericolosa proposta erotica che, quanto meno, insegna a prendere il buono dovunque esso si trovi: la fantascienza della guerra fredda tipica degli anni Cinquanta non lo avrebbe mai consentito. Oggi, mentre precipitiamo verso una glaciazione della situazione politica, Hollywood per motivi meramente spettacolari fa un pensierino all’eros intergalattico. […] Ci sono alti e bassi nel film di Hooper, tutti in ogni modo manieristici. Space Vampires non sarà brutto ma nasce vecchio.»

    spacevampireblurayIl suo insuccesso di critica è forse attribuibile anche al fatto che in Italia arrivò la versione americana del film, pesantemente tagliuzzata tanto da renderla quasi incomprensibile e altrettanto fallimentare, mentre (mi informa Evit) nel Regno Unito, dove la pellicola ebbe un grande successo, uscì la versione originale senza quei tagli confusionari e con un inizio del film molto più esaltante, il film come Tobe Hooper lo aveva concepito.
    In Italia non rimane moltissimo al cinema, poco più di un anno, e nel maggio del 1987 arriva in VHS Multivision, ristampata poi nel 1995 dalla Hobby&Work in formato “pocket” (con copertina di cartone invece che di plastica).
    Dall’aprile 1988 inizia il suo viaggio televisivo, di solito su piccoli ma storici canali come Odeon TV e Italia7.
    Nell’euforico 2001, quando l’avvento del DVD in Italia ha spinto molte piccole case ad un semplice riversamento di videocassette su disco, esce la prima versione DVD: bisogna aspettare l’agosto 2008 per la ristampa targata Stormovie. Conoscendo la casa – che adoro perché comunque ha saputo salvare tesori di filmacci per gli appassionati zinefili come me – non c’è molto da sperare sulla qualità di questo prodotto.
    Il 4 dicembre 2012, la Pulp Video rilascia un’edizione più curata, sia in DVD che Blu-ray, dove viene ripristinata la versione estesa del film (che poi è la migliore) con scene mai viste prima né in VHS, né al cinema.

    L’analisi di Evit

    Per tante altre informazioni sul film, rimando al dettagliato quanto divertente articolo sull’adattamento italiano a cura di mastro Evit, un altro imperdibile pezzo nel quale anche lui raccolse tanti interessanti aneddoti oltre alle abituali (ma mai banali) osservazioni sul doppiaggio: dall’inglese usato a sproposito, alle battutacce superflue inserite nei dialoghi nostrani da chi ne curò la versione italiana. È evidente che anche Evit è un grande appassionato di questo film.

    Titoli di testa

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    Titoli di coda
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    Per saperne di più sulla colonna sonora citata, rimando al sito SoundtrackCollector.
    L.
    P.S.
    Ringrazio Evit per gli “screenshot” del film localizzato in italiano. Se simili resoconti vi interessano continuate a seguirci ogni venerdì e vi invito a venire a trovarmi anche sul blog Il Zinefilo: viaggi nel cinema di serie Z.

    – Ultimi post simili:

  • 30 anni di Cobra (1986): Videocommento al film + BLOG TOUR

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    Copertina del “blog tour” su Cobra


    Scommetto che non sapevate che oggi è l’anniversario dei 30 anni dall’uscita italiana di Cobra con Sylvester Stallone, eh? Magari non avete mai neanche sentito parlare di Cobra, eh? È semplicemente il vostro nuovo classico di Natale. Per puro caso avevo già preparato un episodio della nostra serie “i videocommentatori” dove siamo andati alla riscoperta di quest’altra opera della Cannon Films di Golan e Globus.
    Ecco la mia trama breve:

    L’agente di polizia Natale Giuseppe Maria Cobretti deve difendere una modella qualsiasi da una gang di operai metalmeccanici squilibrati che l’hanno presa di mira. La salverà tra frasi noiosamente epiche e sequenze musicali scartate da Rocky IV.

     

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    Click sull’immagine per andare al video


    Cobra è uno di quei film dagli aneddoti e dai dietro le quinte che sono molto più interessanti del film stesso, quindi per questo blog tour vi consiglio un paio di letture, in primis l’articolo “Cobra: trent’anni di cura”  (sul blog Il Zinefilo) che ha preparato il blogger Lucius Etruscus, divulgatore di questo sconosciuto anniversario, e anche Cassidy dal blog La Bara Volante commemora le trenta candeline del film con una sua recensione completa intitolata Cobra (1986): Qui gli anni ’80 si fermano e comincio io. Si unisce al “blog tour” persino Il Cumbrugliume con una retrospettiva sul film: Un caso di cretinismo premeditato? Trenta anni di Cobra!
    Per gli appassionati di questo film (lo so, siete in pochi, stoici!), sappiate che in questo mondo anche nell’alta definizione del Cobra esiste anche in Blu Ray (in realtà esiste solo in Blu-Ray visto che il DVD italiano è ormai fuori catalogo da tempo) che vale anche soltanto per quella copertina ed è inclusivo di un commento audio del regista George P. Cosmatos (regista fantoccio, perché è chiaro che alla regia c’era principalmente Stallone); sarei proprio curioso di sentire quale spiegazione abbia offerto al mondo per giustificare l’esistenza di questo film. Mi è parso di leggere che derivi da ciò che Stallone voleva fare con Beverly Hills Cop, film per il quale era originariamente in gara  come protagonista finché non lo cacciarono fuori quando gli prese la fissa di voler rimuovere qualsiasi elemento di commedia. E da lì… Cobra.

  • Videocommenti: Avengers Age of Ultron (2015) e Capitan America (1990)

    L’esplorazione del brutto continua sul nostro canale YouTube con nuovi episodi della serie di intrattenimento i videocommentatori, dove io e il mio amico Petar guardiamo film e li commentiamo.
    L’episodio di questo mese riguarda Capitan America. No, non Captain America, avete letto bene stavolta…

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    Basta fare click sull’immagine per vedere l’episodio

    In questa nuova puntata esploriamo la trasposizione cinematografica di Capitan America del 1990, il film diretto da Albert Pyun per la Cannon Films di Menahem Golan e girato a risparmio in Jugoslavia all’insegna del motto nazionale: nema problema! (nessun problema). Curiosità e impressioni sul film che in pochi ricordano o hanno visto.
    Non mancano osservazioni sul doppiaggio quando sentiamo Teschio Rosso che ci delizia con perle tipo “the pen is on the table” ed un più misterioso “the pen of my hount(???)”. Decisamente un doppiaggio di cui forse dovrò parlare in futuro.
    Scopro adesso che esiste addirittura in Blu-Ray in una Collector’s Edition su Amazon
    con scene aggiunte e sono molto tentato di comprarlo!
    L’episodio precedente invece riguardava sempre la Marvel ma non quella della Cannon: Avengers: Age of Ultron.

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  • Videocommento a Trancers (1984) e alcune note sul titolo e sul doppiaggio

    Vi avevo promesso dei contenuti tappabuchi per il periodo estivo ed ecco il prossimo, un nuovo episodio della serie “i videocommentatori” che pubblichiamo su YouTube. In questo episodio, io e il mio compagno di visioni brutte, Petar, ci siamo visti Trancers (titolo originale Ninja III – The Domination), uno dei film più pazzi prodotti della Cannon di Golan-Globus.

    Due parole sul titolo e sul doppiaggio

    Come molti dei film della Cannon, anche questo ha un doppiaggio curato dal fu Claudio Razzi, già noto per scelte di adattamento piuttosto disastrose (THX-1138 e Space Vampires sono tra le sue vittime più note da queste parti) e sempre arricchite dal suo dipendente preferito, Claudio Capone, che ovviamente trova posto anche nel doppiaggio di questo film.
    Dal punto di vista dell’adattamento, per fortuna, non troviamo drammi degni di questo blog, perché con film non fantascientifici Razzi se la cavava abbastanza decentemente, l’unico elemento inconsueto che ricordo è un “campo da golf comunale” (che in America non trova proprio corrispettivi) e poi, ovviamente, l’invenzione del titolo Trancers!
    Non so quanto questa sia attribuibile a Razzi stesso ma l’alterazione dei titoli dà poco fastidio quando almeno si degnano di giustificarla all’interno del film, come per fortuna è avvenuto in questo caso. Difatti la narrazione apre proprio con la necessaria spiegazione del titolo italiano, dove “trancers” è il nome usato per descrivere una speciale setta di guerrieri ninja immortali che possono essere uccisi solo da altri trancers (e implicitamente si capisce che hanno anche la capacità di trasferirsi in altre persone qualora questi siano fisicamente uccisi da chiunque non sia un ninja come loro).
    “Trancer” era un termine abbastanza di moda all’epoca e deriva ovviamente dalla “trance“, lo stato psicofisiologico, che in quegli anni andava di moda associare anche allo spiritismo. In breve, trancer, stava ad indicare un individuo capace di trasferire sé stesso nel corpo di qualcun altro. La trama verte proprio intorno a questo e trovo che il titolo italiano sia anche più adatto di quello originale. Difatti, il titolo americano non ha mai avuto molto senso per il pubblico statunitense in quanto non esiste nessun film chiamato Ninja né tanto meno è mai esistito un Ninja II, bensì si tratta di un successore spirituale di altri due film a tema ninja della Cannon di Golan-Globus:
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    L’Invincibile Ninja (Enter the Ninja, 1981) con Franco Nero, diretto da Menahem Golan stesso, e Ninja la furia umana (Revenge of the Ninja, 1983), dello stesso regista di Trancers.
    Lo stesso sottotitolo, the domination, non è chiaro a cosa voglia far riferimento… la dominazione di cosa? Una domanda che si sono posti ironicamente anche i ragazzi di Redlettermedia nell’episodio della serie “Best of the Worst” in cui compariva questo film (se capite l’inglese e vi piacciono i “film brutti”, vi consiglio caldamente di seguire l’intera serie).
    Indubbiamente avrebbe avuto più senso un Ninja III – The Possession, vista l’evidente ispirazione (per non dire “plagio”) dei film a base di possessioni demoniache (in particolare L’Esorcista) ma, come tutti i film Cannon, anche questo non prende ispirazione da un solo film ma fa un mix inedito di vari successi di quel periodo, di generi più disparati (in questo caso Flashdance, L’Esorcista e Poltergeist sembrano gli ingredienti principali).
    Se volete saperne di più della Cannon Films e del loro pazzo modo di produrre film, vi consiglio caldamente il documentario intitolato Electric Boogaloo: The Wild, Untold Story of Cannon Films, che potrete sicuramente trovare sottotitolato in qualche sito pirata di vostra preferenza. Solitamente sarei l’ultima persona al mondo a consigliare di rivolgervi alla pirateria ma purtroppo se non sapete l’inglese e necessitate di sottotitoli in italiano, al momento non c’è altro modo di vedere quello che secondo me è uno dei documentari sul cinema più interessanti mai realizzati, insieme a Jodorowsy’s Dune. Quando uscirà anche in italiano vi assicuro che vi consiglierò un acquisto legale, per ora non ci sono altre vie.
    Non posso non consigliarvi anche la lettura delle spassose recensioni di questi film sul blog Malastrana VHS di Andrea Lanza:

    Oggi sono in vena di consigli quindi aggiungo anche una lettura consigliata, un saggio essenziale (dal costo irrisorio di 0,99 euro) del blogger italiano Lucius Etruscus dedicato ai Ninja, tra cinema e realtà: NINJA – Un mito cine-letterario.
    Buona visione e buona lettura a tutti.
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  • Videocommento a “I Dominatori dell'Universo”

    Fai click per vedere l'episodio

    Fate click per vedere l’episodio

    Enrico e Petar guardano “I Dominatori dell’Universo“, film del 1987 prodotto dalla Cannon Group. Noto disastro su pellicola che a Petar piace da morire.

    Diciassettesimo episodio della serie “i videocommentatori” che pubblichiamo saltuariamente su YouTube, rubrica nella quale guardiamo un film e lo commentiamo in diretta, tenendo poi le parti migliori o più interessanti.

  • Space girls senza sottana (Space Vampires, 1985)

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    Adesso che ho la vostra completa attenzione, parliamo dell’adattamento di questo film.
    Nel 1985 esce il film più ambizioso della Cannon Group, Lifeforce, da noi intitolato Space Vampires, e per una volta non è un nome inventato dalla distribuzione italiana ma si tratta del titolo provvisorio americano che originava a sua volta dal romanzo da cui è tratto, “The Space Vampires”. Sicuramente in Italia fu mantenuto quel titolo perché comprensibilmente molto evocativo.
    Come nella più tipica tradizione della Cannon, questo film raffazzona più generi insieme e si lancia in palesi scopiazzature di pellicole più famose, così creando un misto inedito: la fantascienza si fonde all’erotico, al vampiresco, allo zombesco, al catastrofico, e chi più ne ha…; tanto per dire, ad un inizio alla Alien seguono scene da Notte dei morti viventi e una trama da Dracula, ma i riferimenti si perdono.
    Se non sapete cosa sia la Cannon Group, vi consiglio caldamente di recuperare in qualche modo il documentario intitolato Electric Boogaloo: The Wild, Untold Story of Cannon Films.
    Data la poca notorietà di Space Vampires, sento di dovervi raccontare un minimo di trama.
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    Trama: un gruppo di astronauti scopre un’enorme nave aliena nascosta nella coda della cometa di Halley. Al suo interno si trovano delle bare di cristallo contenenti tre bellissimi umanoidi (uno è Mathilda May e gli altri sono due inutili maschi) che, ahinoi, si scopriranno essere dei vampiri spaziali che prima ti seducono e poi succhiano l’energia vitale (la “lifeforce” del titolo americano) riducendo la vittima ad una mummia che a sua volta sarà costretta a succhiare energia da altri esseri umani per evitare l’auto-distruzione. Riportati sulla terra comincia a spargersi l’infezione e ben presto la città Londra diviene vittima di orde di questi vampiri-zombi-mummie (stiamo parlando di un film della Cannon, quindi anche i mostri sono un misto di almeno 3 generi diversi!) e, in maniera poco chiara, la trama culmina nel momento in cui la cometa è più vicina alla Terra, con l’astronave aliena a perpendicolo su Londra nell’atto di risucchiare energia vitale a tutti i suoi cittadini snob, così da fare il pieno di “vita” e ripartire alla volta di nuovi pianeti. Ce la faranno i nostri eroi a fermare la vampiressa e il suo crudele succhia-succhia galattico?

    Come nella più classica delle tradizioni italiane, persino la locandina vi sciupa il finale

    Come nella più classica delle tradizioni italiane, persino la locandina vi sciupa il finale


    Un film che consiglio a tutti gli appassionati di fantascienza di serie B e se non sono gli iconici seni della vampiressa a convincervi, QUESTA colonna sonora dovrebbe riuscirci (ascoltatela mentre vi leggete il resto dell’articolo). Se vi suona familiare ma non avete mai visto il film, forse è perché avete giocato a Baldur’s Gate che ne faceva ampio uso.
    Ovviamente l’uscita italiana in DVD e Bluray di questo film riporta tutti i cartelli in inglese, così ho recuperato una copia VHS di Space Vampires con titoli e cartelli in italiano scoprendo informazioni sul suo doppiaggio non note sulla rete, come ad esempio:
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    Se a queste ci aggiungete anche queste informazioni recuperabili su internet.

    Claudio Capone: colonnello Tom Carlsen (Steve Railsback)
    Cristiana Lionello: “space girl” (Mathilda May)
    Renato Cortesi: colonnello Colin Caine (Peter Firth)
    Marcello Tusco: Dr. Hans Fallada (Frank Finlay)
    —(vedi sotto)—: dottor Armstrong (Patrick Stewart)
    Pietro Biondi: dottor Bukovsky (Michael Gothard)
    Vittorio Congia: Sir Percy Heseltine (Aubrey Morris)
    Solvejg D’assunta: Ellen Donaldson (Nancy Paul)
    Alvise Battain: il primo ministro (Peter Porteous)
    Federico Neri: giornalista BBC (John Edmunds)

    [e ci aggiungo pure un giovane Luca Dal Fabbro che ho riconosciuto, e Luca me lo ha confermato, in un paio di frasi di un anonimo dipendente della NASA; inoltre correggo Sergio Di Giulio che trovate segnalato ovunque come voce del dottor Armstrong (Patrick Stewart); non è Sergio Di Giulio ma palesemente Gianni Bonagura. Beccatevi ‘sto bonus!]
    …vi ritroverete per le mani abbastanza materiale per aggiornare la poverissima scheda presente su antoniogenna.net. Ma torniamo a noi.
    La presenza di Carlo Baccarini come direttore di doppiaggio ci preoccupa relativamente poco (per via della sua lunga carriera alla CVD di cui era vice-presidente, socio fondatore e chi più ne ha…), la mia vera preoccupazione sta in Claudio Razzi alla -GULP!- edizione italiana. Non me ne voglia la figlia, Claudia, anche lei del mestiere, ma parliamo dello stesso Claudio Razzi che negli anni ’70 curò l’edizione italiana di L’Uomo che fuggì dal futuro. Tale adattamento, per chi non se lo ricordasse, era semplicemente agghiacciante, forse complice anche lo stile del film e il linguaggio finto-tecnico portato all’eccesso da George Lucas ma insomma, un vero peccato per i doppiatori, quelli sì bravi, che prestarono le proprie voci in un prodotto adattato in maniera inadeguata. Per coloro che non ricordano o non hanno voglia di rileggere il mio antichissimo articolo in merito, vi basti sapere che nel film L’Uomo che fuggì dal futuro la scritta “FOETUS” (feto) che appariva su un monitor fu riportata come un nome proprio di persona, Foetus per l’appunto. Tipico nome, no? In un mondo dove tutti si chiamano con una sigla di tre lettere e quattro cifre (es. THX-1138), all’improvviso spunta un nuovo nascituro chiamato Foetus. A genius!
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    Scusate la digressione, era tanto per dire che già dal primo minuto di titoli si potrebbero presagire tragedie nell’adattamento e, sebbene si possano trovare alcuni momenti criticabili (di cui vi parlerò, o’ se ve ne parlerò), per fortuna il danno è piuttosto contenuto e il film doppiato si mantiene su standard tipici dell’epoca, con tanto di Claudio Capone che potreste ricordare come voce di Luke Skywalker in Guerre Stellari, ma sicuramente lo conoscerete come voce narrante dei documentari di Superquark (e purtroppo scomparso nel 2008).
    Solo che in Superquark non avete mai sentito Capone dire la frase “si sta tirando su la sottana”.
    space vampires la sottana
    Pensavo che dicessimo sottana solo a Firenze… Ma veniamo ai danni.
    Ho come l’impressione che in Claudio Razzi (o in chi per lui) ci fosse una infatuazione per la lingua inglese che ogni tanto travalicava il buon senso. C’era difatti un tempo in cui in Italia si lasciavano parole in inglese solo perché era “figo” farlo, non perché glielo imponesse qualcuno dall’alto come avviene adesso. Negli anni ’80 specialmente, la cultura americana faceva pesantemente capolino con molte parole che cominciavano ad essere non dico di uso comune ma comunque di significato ben noto (la stessa cultura del tempo avrebbe partorito i “paninari” del programma “Drive In”).
    Quando però queste parole fanno capolino nel doppiaggio, ovvero in quel sistema di adattamento culturale basato sulla precaria illusione che gli attori sullo schermo stiano parlando una lingua diversa ma, come per magia, a noi comprensibile, si rischia l’infrangere dell’illusione e, per estensione, si rischia il fallimento del doppiaggio, fosse anche momentaneamente.

    Esagero?

    mathilda may

    Sempre!

    L’esempio più lampante in questo film è quello del personaggio della vampiressa che tutti nel film doppiato chiamano “space girl“. Inizialmente lascia un po’ sorpresi, poi ci si fa l’abitudine e in frasi come Penso che quell’essere, quella “space girl”, abbia sottratto forza vitale alla guardia sembra QUASI che vada bene. Poi ce ne sono altre in cui tale scelta lessicale funziona decisamente a sfavore: Non è un essere umano ma una space girl!
    Avrebbe senso se all’interno del film sentissimo magari qualche giornalista darle questo nomignolo (visto che la trama si svolge a Londra), invece iniziano tutti da subito a chiamarla così, senza motivo apparente; e più il film procede più diviene chiaro che non si tratta di un nomignolo, bensì del nome americano che qualcuno ha pensato potesse essere “figo” lasciare in originale. Per carità, per essere comprensibile è comprensibile, anche per gli italiani del 1985, ma grazie tante per averci infranto l’illusione del doppiaggio. Fosse solo per quei pochi momenti.
    Un altro indizio su come l’inglese sia usato un po’ perché “fa figo” (e non perché lo si conosca veramente) ci viene dalla cometa di Halley, che nel film sentiamo pronunciata due o tre volte come “cometa di Hèley” o, in alternativa, “hèllei”. Sicuramente nel 1985 se ne parlava molto e non vedo come fossero possibili simili sviste ma a quanto pare tutto è possibile.
    Ma non è tutto qui, il meglio me lo tengo per il finale.

    “Non mi rovinate l’animatronic che dopo serve a O’Bannon per il suo Ritorno dei Morti Viventi!”

    BREVE NOTA SULL’EDIZIONE LOCALIZZATA IN ITALIANO

    La versione italiana fa un uso molto creativo delle scene iniziali allo scopo di inserire i cartelli localizzati in italiano al minimo costo possibile, così viene tagliato un dettagliato prologo in favore di una semplice e riduttiva descrizione scritta (che può anche andar bene, per carità).

    prologo space vampires

    “La navetta spaziale Churchill vola verso l’infinito” deriva dalla frase “The H.M.S. ChurchiII, outward bound.”


    Vengono tagliati anche i titoli iniziali, che avevano la superficie di una cometa in movimento come sfondo, in favore di un più economico titolo su fondo nero e lo spostamento di tutti i cartelli in concomitanza delle prime sequenze del film, così distraendo un po’ lo spettatore dalla parte più fantascientifica del film.
    Ecco la sequenza dei titoli italiani per i cultori dell’argomento, per gli altri… scorrete al prossimo punto.
    fate click per ingrandire

    fate click per ingrandire

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    space vampires giornalista
    Sebbene abbia visto questo film quasi esclusivamente in italiano, è stato facile sospettare che questa frase, detta da un conduttore del telegiornale, sia brutalmente inventata:

    Come tutti ricorderanno, la cometa di “Hèllei” viene considerata premonitrice di guerra e di disgrazia. Non per niente gli antichi romani le avevano dato il nome di “disaster”, e i romani di astronomia se ne intendevano.

    Quest’ultima frase di chiusura sembra adeguata ad uno dei sardonici telegiornali del film RoboCop più che ad un immaginario telegiornale della BBC. Difatti la frase originale non aveva un simile umorismo:

    Our viewers may be interested to know that comets were once considered to be harbingers of Evil and one of the earliest words for comets was “disaster”, which in Latin means “evil star”.

    La frase originale si chiudeva dunque con:che in latino significa astro malevolo“. Non vedo perché infilarci una battuta “e i romani di astronomia se ne intendevano” che in un film simile lascia un po’ interdetti.

    Belli gli effetti speciali, ma ho ancora problemi a digerire il principio di conservazione dell’energia vitale


    Infine, la frase che si porta a casa il premio Doppiaggi Italioti è la voce di una trasmissione radio che recita:

    In un ultimo tentativo di impedire la diffusione della malattia, che è stata denominata “Intergalactic Pest“, è entrata in vigore la legge marziale”.

    lifeforce patrick stewart

    Tenetelo stretto! Non si capisce nemmeno se Evit stia ridendo o urlando di disperazione.


    Mettendo in secondo piano il fatto che questa frase sia stata quasi interamente inventata e non ha un corrispettivo nei dialoghi originali, quella di Intergalactic Pest è da ribaltarsi dalle risate! A maggior ragione perché inventata di sana pianta.
    Il dialogo originale accennava alla parola “plague” che significa appunto “peste”, ma il vocabolo inglese “pest” si dice di insetti infestanti o al massimo significa “peste” in senso figurato, come quando si dice a un bambino “sei una peste!”. Quindi il nome della malattia diffusasi tra gli umani sulla Terra può ricordare più un pappatacio intergalattico che una piaga venuta dallo spazio per trasformare gli uomini in vampiri-zombi-mummie. Cioè, si sono persino sforzati per mettere parole inglesi (sbagliate) che manco c’erano in originale. Vuol dire proprio andarsele a cercare.
    Adesso potete andarvi a vedere il film.
    pappataci