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  • Gli Italiani lo fanno meglio… un documentario americano sul doppiaggio italiano!

    Copertina del documentario 'it's better in Italian" di Jordan Ledy
    Vi siete mai chiesti cosa ne pensano gli americani dei nostri doppiaggi? Quella che per noi è tradizione, e ultimamente bersaglio di critiche, sarà vista come stravaganza, ammirazione o magari non gliene importa niente? A rispondere al quesito ci ha pensato Jordan Ledy, giovane regista americano, il quale ha realizzato un documentario bellissimo sul nostro doppiaggio dal titolo It’s Better in Italian, che al momento sta facendo il giro dei festival americani.

    Il regista, Jordan Ledy

    Il regista, Jordan Ledy

    Con il continuo accanimento di fazioni pro e contro, lo sguardo esterno e super partes di un americano è forse proprio quello che ci vuole. Ledy era studente della Columbia University quando si iscrisse ad un programma di studi all’estero e passò sette mesi in Italia, a Firenze, ospite di una famiglia italiana. Loro non sapevano l’inglese, lui solo qualcosa di italiano, ma trovarono modo di comunicare. Con l’aiuto di uno dei figli della famiglia ospitante, suo coetaneo, Jordan diventò presto pratico della lingua. Ogni sera a cena c’era la tv accesa, e quando apparve Hugh Laurie che parlava in italiano (e molto più velocemente di quanto Ledy potesse comprendere) fu un’illuminazione. Da buon americano aveva sempre dato per scontato che il resto del mondo vedesse i film in inglese con i sottotitoli. Qualche anno più tardi ebbe l’idea di esplorare il mondo dei doppiatori che tanto lo aveva colpito. Così telecamera in spalla e con una piccola troupe al seguito, volò alla volta di Roma per incontrare Roberto Pedicini, Sandro Acerbo, Chiara Colizzi e tutte le voci delle nostre star preferite.
    “Un Americano che parla italiano? Vieni a casa mia, ti preparo un piatto di pasta” pare aver detto Pedicini a Ledy. Chi non ha potuto incontrare è stato Accolla “È un peccato perché è stato lui ad ispirarmi a girare il documentario. Accolla che faceva Eddie Murphy era il biglietto da visita del progetto. Sapevo quanto stesse male negli ultimi tempi. Ho parlato solo con il figlio brevemente, ma è stato poco dopo la sua dipartita” ha raccontato Ledy.

    Il doppiatore Roberto Pedicini in sala di doppiaggio

    Roberto Pedicini quando risponde al telefono agli americani e li invita a mangiare spaghetti a casa sua.

    Il documentario It’s Better in Italian segue da vicino tre storie, quella di Pedicini, storico doppiatore, quella di Davide Perino, la nuova generazione, e quella di Ugo De Cesare, lo studente ai primi passi. Tocca da vicino anche tutti gli aspetti del doppiaggio a lungo sviscerati su questo blog: l’impoverimento della qualità, l’aspetto economico, il tempo a disposizione, l’intrusione dei grandi studios americani sul lavoro fatto in loco. È bello vederlo attraverso gli occhi di un Americano (stereotipi musicali compresi!). Lavorando come giornalista proprio a Los Angeles, dissi a Evit (grande apprezzatore del documentario in questione) che non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Jordan Ledy e così, anche a nome di Evit, ho deciso di incontrarlo in un tipico cafè di Los Angeles per fargli qualche domanda.
    Cosa ha scoperto Jordan sul doppiaggio italiano.
    Davo per scontato che assumessero gente con un tono di voce simile alle voci americane, mi sono reso conto che non è così. La sinergia che si crea tra il doppiatore e il volto dell’attore è unica e propria dell’identità italiana. Un ottimo esempio sono Brad Pitt e Will Smith, entrambi doppiati da Acerbo, che ha una voce più soave di Brad o Will.

    It's better in Italian, documentary film by Jordan Ledy

    Gli ostacoli nella realizzazione del documentario

    Uno degli ostacoli è stato in occasione dell’incontro con Davide [Perino]. Dovevano doppiare Now you see me. Davide faceva Jesse Eisenberg e Roberto [Pedicini] faceva Woody Harrelson. Chiesi di poter filmare e tutti mi dissero ‘Sì, sì, vieni domani, porta tutta la troupe’. E sono sicuro che questo accada spesso in Italia, arrivo e c’è quell’unica persona che dice no, qua non si può filmare, nessuna eccezione. Erano ovviamente preoccupati per un’eventuale fuga di immagini. Il che fa ridere perché il film era già uscito da una settimana in America.
    Sul montaggio frizzante e molto cinematografico.
    Per questo documentario ho avuto un bravissimo montatore: Ben Stillerman. Ben viene dal Sud Africa e non parla una parola d’italiano. Quella è stata un’altra difficoltà, io ero l’unico che parlasse la lingua sia sul set che in sala di montaggio. Di tutto il materiale girato ogni giorno dovevo fare la traduzione simultanea!

    La troupe di Jordan Ledy nei dietro le quinte del documentario It's better in Italian

    La “crew” si chiede dove siano i mandolini.

    Le musiche

    Sono merito del compositore Chris Thomas. La mia unica indicazione è stata: voglio una colonna sonora come se Fellini avesse assunto un circo per girare l’Italia; voglio trombe e clarinetti. La musica italiana ha tanta passione dentro e guida lo spettatore a provare certe emozioni. In mente avevo le composizioni di Nino Rota. È vero, può sembrare cliché a tratti, ma sapevo di non voler usare la tarantella. Quella me la sono tenuta per i titoli di coda. [ride]

    Il controllo da oltreoceano

    Chiara Colizzi ha detto una cosa molto bella in merito ma che purtroppo non è entrata nel montaggio finale.
    Mi disse: se vado al ristorante e ordino una zuppa e non mi piace il sapore, la posso mandare indietro. Ma non entro in cucina e inizio ad aggiungere spezie qua e là. È quello che i supervisori degli studios americani hanno però cominciato a fare. Capisco il loro punto di vista, si tratta di show business, la parola business non è lì per caso, ma sono d’accordo che sia un vero peccato che si mettano in mezzo ad un sistema che ha funzionato perfettamente per quasi un secolo.

    Davide Perino

    Davide “Frodo” Perino (voce di Elijah Wood)

    Doppiaggio ? Doppiaggio No?

    Le nuove generazioni sono più inclini ad imparare l’inglese e, da questo punto di vista, la tv satellitare e i DVD aiutano. È molto più facile oggi poter guardare un telefilm americano con i sottotitoli inglesi o con i sottotitoli italiani che sono una traduzione di quelli inglesi. Roberto e Davide mi dicevano della critica costante sul doppiaggio. E visto il calo qualitativo c’è più animosità nei loro riguardi, c’è persino chi vorrebbe eliminare il doppiaggio completamente. Io penso dipenda anche dal tipo di film, in un film d’azione non puoi fermarti a leggere i sottotitoli. Se guardi Avengers, che ha uno stacco ogni 4 fotogrammi, leggendo i sottotitoli c’è rischio di perdere informazioni importanti; stesso discorso per una commedia romantica, ti vuoi perdere nelle emozioni sul volto degli attori. Dipende anche da dove si vede al film. Al cinema sarei più portato a guardarlo con i sottotitoli, viceversa a casa, se è tardi e sono stanco e magari la tv è piccola voglio avere la possibilità di vederlo doppiato. Deve essere il pubblico a dettar legge in questi casi.

    Nota di Evit: e per “pubblico” non si intendono solo le nicchie rappresentate dai gruppi su Facebook.

    Doppiaggi di serie TV e doppiaggi cinematografici

    È una questione di quantità. Un film costa milioni di dollari, vogliono che il doppiaggio sia fatto bene perché hanno interesse verso il mercato estero. Per un telefilm il guadagno avviene già sul territorio e sulle vendite, non c’è volontà di spendere soldi su qualcosa che costa decisamente di meno produrre. Un telefilm non costa come un film di due ore, è ovvio che spenderanno meno e c’è dodici volte più materiale. È una decisione puramente commerciale, che non tocca solo il doppiaggio. Per un episodio televisivo girano nove pagine al giorno, per un film una o due pagine. Capisco il rammarico, la TV oggi è al suo picco più alto, sarei davvero dispiaciuto se mi dicessero che Breaking Bad non è stato doppiato in modo adeguato.

    Jordan Ledy che ritira i meritati premi

    Jordan Ledy che ritira i meritati premi, gli manca solo il mandolino

    Doppiaggio dei trailer.

    Nel caso di Kick Ass, il direttore del doppiaggio del trailer del primo film era differente da quello del secondo. Nel primo caso, avendo visto il film, hanno trattato il trailer come se dovessero doppiare scena per scena. Il direttore del secondo, invece, ha trattato il trailer per quello che è, ovvero un mezzo per portare la gente al cinema. Quindi non si faceva problemi a cambiare una battuta o a leggerla diversamente pur di ottenere lo scopo. Ma credo che sia un po’ la politica dei trailer in generale, che spesso hanno anche scene che non fanno parte del montaggio finale. Mi ricordo quando uscì Twister , il trailer aveva la ruota del trattore che volava verso lo schermo e poi al cinema non c’era. Non che un trailer debba essere fuorviante, è frustante quando rivela troppo, però se gioca con le aspettative è giusto, lo scopo è quello di far spendere alla gente i dodici dollari per vedere il film.

    L’introduzione al documentario da parte di Peter Weller

    Con Peter Weller siamo amici. L’ho conosciuto a Venezia dieci anni fa, prima che sapessi parlare italiano, prima che mi buttassi nel cinema. Peter era lì con la fidanzata che sarebbe poi divenuta sua moglie, io ero in vacanza con i miei in Italia per la prima volta. Infatti l’hanno riconosciuto i miei genitori, al tempo io non avevo ancora visto Robocop. Ci siamo ritrovati nello stesso albergo a fare chiacchiere a colazione, tra l’altro lui è un esperto dell’Italia, ha ottenuto un Ph.D alla UCLA nella Storia dell’Arte del Rinascimento Italiano. Ed è anche appassionato di jazz come me. Siamo rimasti in contatto, ha invitato i miei al suo matrimonio. La voce fuori campo doveva avere autorevolezza. L’ho chiamato, è venuto, è stato dieci minuti, “ve lo leggo venti volte e ve lo montate come preferite”. Svelto e professionale. Non volevo però che la voce fuori campo fosse su tutto il film, ha senso quando fa le veci di un personaggio, come l’uso che ne fa Terrence Malick. Io avevo necessità di spiegare in breve il doppiaggio ad un pubblico che non ne sapesse niente e farlo attraverso le interviste avrebbe richiesto troppo tempo e sarebbe stato noioso. Quindi, in due parole i fatti: i film stranieri hanno i sottotitoli, ma in Italia tutto viene doppiato e i loro doppiatori sono ritenuti i migliori al mondo. Lo fanno da anni, ma sono ancora considerati ai margini dell’industria. Ora che sapete questo entriamo nella vita dei personaggi.

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    Robocop risiede frequentemente a Firenze e, all’occasione, invita compatrioti che incontra in vacanza ai suoi matrimoni e poi recita nei loro documentari.

    I problemi di oggi

    L’aspetto “business”, la crisi economica… non c’era modo di mettere ogni singolo dettaglio nel film. Ma mi piace che ogni cosa sia quantomeno accennata. Mi piace l’idea che, dopo aver visto il film, uno sia portato ad informarsi, a passare sei ore su Wikipedia per saperne sempre più, se lo desidera.

    In giro per i festival

    La reazione al festival di Nashville è stata molto positiva. Molte risate in sala, la sai la vecchia battuta su qualsiasi cosa che sia ritenuto comico? La commedia senza le risate equivale ad una tragedia, fortunatamente non ho avuto nessuna proiezione tragica fino ad ora. Mi piacerebbe portarlo in Italia, infatti vorrei partecipare al Film festival di Milano, Torino, Roma. Magari portarlo in televisione in Italia!
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    Conclusione di Evit

    Che noia i ringraziamenti, ma quando sono dovuti sono dovuti! Ringrazio Michele Traversa per aver incontrato il regista al posto mio e soprattutto ringrazio enormemente Jordan Ledy non solo per avermi fatto vedere il suo splendido documentario in anteprima, ma soprattutto per averlo ideato e girato! Opere simili ce le potremmo aspettare da documentaristi italiani, e invece è un americano che viene a deliziarci con il suo occhio distaccato (dovremmo forse dire “orecchio”), non influenzato dalla nostalgia e dalle tradizioni locali (quindi anche meno soggetto a critiche nostrane), riuscendo a toccare tutti i punti salienti sulla situazione del doppiaggio in Italia e facendoci addirittura emozionare sul finale (non voglio rovinare la sorpresa a chi lo vedrà… chissà quando). È anche zeppo di interventi da parte di doppiatori italiani, con frasi, dette durante le interviste, che diventano immediatamente memorabili.

    Ho ritenuto fosse importante parlarne sul mio blog in quanto tali opere raramente ricevono l’attenzione dovuta e spero che venga trasmesso, che sia a mezzo televisivo o web, perché merita veramente tanto ed è un’opera forse più significativa per noi che per il pubblico americano, che comunque ha apprezzato enormemente.
    Concludo dicendo che quando vedo un prodotto (film o documentario che sia) e penso “questo lo avrei voluto fare io!”, è sempre un buon segno e mio massimo complimento verso l’autore.
    Questo documentario di Jordan Ledy lo avrei voluto fare io!

    Vi lascio con il sito web dedicato www.betterinitalian.com/ dove potrete vedere se non altro il trailer, in attesa che sbarchi anche da noi. Al momento sono in comunicazione con l’autore per vedere cosa si può fare per distribuirlo anche qui in Italia, ma in ogni caso dovrete aspettare che faccia tutto il giro dei festival prima, per farsi conoscere.
    Traversa mi ha chiesto di inserire una vignetta a tutti i costi, così ne rispolvero una un po’ vecchia. Così vecchia che ancora usavo gli apostrofi per fare le accentate maiuscole… eh, la svogliatezza!

    Vignetta su Jack Nicholson doppiato da Giancarlo Giannini

  • Trappola di Cristallo (Die Hard, 1988) – Quaranta piani di splendido doppiaggio

    intro-die-hard
    “Trappola di Cristallo” è probabilmente il film d’azione perfetto: un protagonista ordinario (nel quale tutti si possono identificare) che si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato, intrappolato in un grattacielo in mano ai terroristi e, all’esterno, solo forze dell’ordine incapaci! Spetta a lui risolvere la situazione per riuscire a salvare sua moglie ma, dato che è un protagonista ordinario, ad ogni scontro si ritrova sempre ad un passo dalla morte. La battuta pronta e una dose di sbruffonaggine completano il personaggio di John McClane.
    Questo è tra i miei film d’azione preferiti e, forse, potrei azzardare a dire che sia addirittura il primo della lista! Se io fossi un regista di film d’azione vorrei aver girato questo film. Insomma avrete capito che sono particolarmente affezionato a “Trappola di Cristallo“.
    Una domanda ormai comune tra alcuni lettori di questo blog è la seguente: “Evit, te lo guardi in inglese o in italiano?“. Be’, da quando uscì in DVD nel lontano 2002 non l’ho più visto in italiano se non nei rari passaggi televisivi. Cos’ha di brutto la versione italiana? Niente, è solo che mi sono affezionato alla versione in lingua originale dalla primissima visione… talvolta capita! Tuttavia non denigrerei il doppiaggio italiano, tutto il contrario… ci sono molte parti del film che ritengo necessitino il cambio di lingua con il telecomando del lettore DVD, così da godersi certe battute doppiate.
    Cari miei, questa sarà una di quelle analisi abbastanza neutrali e senza troppo livore 😉, quindi preparate i cuscini e la copertina perché si parla dell’adattamento di Trappola di Cristallo… o almeno di tutto ciò che io reputo degno di essere citato.

    MUORI DURO – Una storia di titolisti indecisi

    Come da tradizione, partiamo parlando del titolo perché questo film ha più titoli del Re d’Italia:
    Titolo uno…Prima locandina italiana del film Die Hard del 1988, mostra il titolo originale A un passo dall'inferno e tra parentesi Trappola di cristalloA un passo dall’inferno e tra parentesi “trappola di cristallo”, stampato sull’immagine più anonima che potevano trovare e che sembra essere stata fotocopiata trecento volte! Questo fu, presumibilmente, il titolo provvisorio adottato durante la campagna pubblicitaria del 1988-89 e poi ripensato all’ultimo momento. Difatti il secondo titolo, adottato per il “vero” poster cinematografico, fu semplicemente Trappola di cristallo.
    Locandina italiana di Trappola di cristallo, Die Hard, 1988. Slogan del film: 40 piani di autentica avventura
    La mia supposizione è che i due titoli italiani volessero fare un richiamo intenzionale al popolare film catastrofico degli anni ’70 “L’inferno di cristallo” (The Towering Inferno, 1974), un film al quale Die Hard del resto presta alcuni omaggi. A riconferma di ciò, il Morandini accusò proprio il titolo d’essere fuorviante:

    “Il titolo originale ‘Die Hard’ è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è uno stringato avvincente film d’azione.” (Laura e Morando Morandini, Telesette)

    Anche il secondo film, al momento dell’uscita cinematografica, ebbe un titolo molto differente da quello originale. Era noto come 58 minuti per morire e sulla locandina, come sottotitolo, aveva anche: “Die Harder” (scritto molto piccolo e largamente ignorato).
    Niente legava i due titoli. Non a caso il dizionario Mereghetti descrive “58 minuti per morire” come:

    Seguito di “Trappola di Cristallo” con lo stesso protagonista.

    Con le uscite in VHS (a partire dal 1990-1991) e con l’aggiunta di un terzo capitolo alla serie, i distributori italiani hanno pensato bene di dare una qualche continuità ai tre titoli facendogli precedere la dicitura “Die Hard” e così, per l’home video, abbiamo il nostro terzo (e ultimo?) titolo: Die Hard – Trappola di cristallo.
    Copertina VHS del film Die Hard Trappola di cristallo
    Nessun’altro paese al mondo ha così tanti titoli alternativi per “Die Hard”, è un record italiota molto duro a morire. Personalmente trovo giusta la scelta di aggiungere la dicitura “Die Hard” all’inizio di ogni capitolo della serie; purtroppo però, la continuità postuma di “Die Hard – Trappola di cristallo” e “Die Hard 2 – 58 minuti per morire” è un po’ interrotta dalla titolazione di casa CecchiGori che, invece di chiamare il terzo capitolo “Die Hard 3 – sottotitolo italiano” ha optato per una via di mezzo fuori dai ranghi, ovvero “Die Hard – Duri a morire“, un titolo che ho sempre trovato ridondante (“die hard” è un gioco di parole traducibile appunto come “duro a morire”) e che non da l’idea di essere un terzo episodio, bensì un capostipite.
    Per sistemare la cosa sarebbe bastata l’aggiunta del numero “3” sulla copertina dell’edizione home video! Invece, così facendo, CecchiGori ha creato un precedente che porterà i successivi episodi a chiamarsi semplicemente “Die Hard – qualcosa qualcosa“, e così adios alla pratica numerazione… ma sappiamo che CecchiGori fa sempre le cose a cazzo. Pensate che ancora oggi, nel 2014, ha il coraggio di pubblicare il Bluray di Die Hard 3 riciclando la stessa copertina oscena che produssero nel 1995 con Microsoft Paint.
    Scusate, ho perso il filo… è che CecchiGori mi fa sempre uscire fuori dai gangheri! Ah, si…
     

    ADATTAMENTO, ERRORI E ALTRE CURIOSITÀ

    Vediamo dunque l’adattamento italiano, tra scelte di doppiaggio, un po’ di errori e qualche pregio, in ordine cronologico come le troverete nel film (più o meno).

    Niente “Merry Christmas” per noi

    Nella prima scena del film, John McClane (Bruce Willis) è su un aeroplano. In inglese sentiamo la voce di un assistente di volo che da il benvenuto a Los Angeles e augura a tutti un buon Natale. Al termine di questa frase, parte la musica natalizia drammatica a base di sonaglini da slitta di Babbo Natale che sentiremo anche in altre parti del film.
    Nella traccia audio italiana quella frase di benvenuto è completamente assente rendendo così dubbiosa la scelta della musica natalizia; solo qualche scena più tardi capiremo che è Natale.

    buon natale

    Questa frase la troverete in lingua italiana soltanto nei sottotitoli del DVD/Bluray che traducono direttamente quelli inglesi.

    Gennarì, bella di zio, come ti chiami?

    Gli americani e le loro pronunce! Succede che la moglie di John McClane faccia di cognome “Gennaro”, o almeno così appare scritto nei titoli di coda.
    gennaro titoli
    Anche all’inizio del film vediamo lo stesso cognome su uno schermo touch-screen ma, come per magia (o meglio, per errore di qualcuno agli effetti speciali), il nome cambia dopo la selezione.
    Scena dal film Die Hard in cui lo schermo inquadrato mostra un nome diverso, Gennaro diventa Gennero quando McClane preme il bottone
    Poco dopo ritroviamo lo stesso nome (Gennero) sulla porta dell’ufficio
    L'insegna sulla porta di Holly Gennaro legge H. M. Gennero
    Non è ben chiaro quale sia il nome vero e quale quello errato. A mio modestissimo parere “Gennaro” sarà stato il nome vero e, siccome gli americani lo pronunciano “Gennero”, immagino che qualcuno, durante l’allestimento del set, avrà detto: “Alan! Com’era il nome da mettere sulla porta?“, “Gennaro (pronunciato all’americana), vuoi che ti faccia lo spelling?“, “no grazie“, “sicuro?” “si, si, a posto così… G-E-N-N-E-…“.
    Credo che lo stesso sospetto sia venuto anche al direttore di doppiaggio Maldesi che nel film doppiato in italiano ha fatto pronunciare tale cognome sempre come “Gennaro”. Nessun aiuto giunge dal copione originale sul quale tale nome appare scritto in entrambi i modi purtroppo. Ma, se può essere di qualche importanza, nel romanzo da cui è tratto il film si parla ovviamente di…
    Foto di una pagina del romanzo dove il nome è Miss Gennaro
    Sì, perché ho anche il libro da cui è tratto il film, sia in inglese che in italiano… vi avevo accennato che adoro il primo Die Hard?
    Copertina italiana e copertina inglese del romanzo di Roderick Thorp, Nulla è eterno Joe (in inglese: nothing lasts forever) su cui è basato il film Trappola di cristallo
    Quindi, sì, non facciamoci illusioni, il cognome è Gennaro, solo che le troppe pronunce awanagana si sono intromesse nel “dietro le quinte” generando così sottotitoli, schermate di computer e nomi su porte che riportano erroneamente “Gennero”.

    Il personaggio di Holly Gennaro in piedi davanti alla porta che riporta l'insegna Gennero

    ‘tacci loro!

    Takaghi, Takagi o Akagi?

    Un altro nome, per così dire, problematico è quello del presidente della Nakatomi, Takagi, che in lingua originale viene pronunciato come “takaghi” mentre nel doppiaggio italiano viene pronunciato così come si scrive, con la g dolce. Tra le due, la pronuncia errata, mi dispiace dirlo, è proprio quella italiana… se vogliamo dar retta a queste indicazioni di grammatica giapponese:

    G” è sempre dura, come “Ghiro”
    Es. “Tochigi = tocighi. Non tokigi!

    Piccola curiosità aggiuntiva sul nome: in molti si domandano (e lo citano pure come errore!) perché sul computer compaia il nome “Akagi” quando il nome sappiamo essere “Takagi”. La risposta è molto semplice: quello non è il suo nome, bensì è la sua password per accedere al caveau. Ciò è anche confermato dal commento audio al film ma senza perdere tempo a cercare spiegazioni nei contenuti extra dei DVD (che uno può avere come più non avere) vediamo la scena con i nostri occhi…
    Computer che mostra la scritta Akagi
    Osservando bene, vediamo su schermo la scheda personale di Takagi in cui viene mostrata la biografia del padre. Si presume che sia il padre perché, prima di tutto, la foto non è quella dell’attore che interpreta Takagi, inoltre si può leggere “military record: assigned aircraft carrier Akagi“, ovvero “servizio militare: assegnato alla portaerei Akagi nel luglio del 1940“. Alan Rickman ci aveva rivelato all’inizio del film che Takagi era nato nel 1937, un po’ giovane per imbarcarsi nel 1940 su una portaerei… quindi il tizio che compare sullo schermo del computer altro non può essere che il padre di Takagi.
    [Altra curiosità aggiuntiva: la portaerei Akagi era una nave realmente esistente che fu usata dai giapponesi nell’attacco a Pearl Harbor. Nel film è la seconda volta che viene citato questo evento.]

    Nella scena in questione vediamo dunque i terroristi che, non avendo ottenuto la password del caveau dal presidente Takagi, provavano a inserire tutte le parole chiave possibili e immaginabili, estrapolandole dalla sua biografia e da quella della sua famiglia. Gli hacker nel 1988!
    Il direttore della Nakatomi, Takagi, affiancato allo schermo del computer che mostra al scritta Akagi
    Capisco che molti, vedendo quel “AKAGI” lampeggiare su schermo, abbiano pensato che fosse il nome scritto male del presidente Takagi… ma avete visto che la foto è di una persona diversa dall’attore??? E, più che altro, non avrete davvero creduto che il presidente di una potente multinazionale giapponese usasse il suo cognome come password!? Sarebbe la password più stupida dai tempi di Balle Spaziali!
    password

    Dettagli senza tempo

    Chi dice che gli adattamenti italiani peggiorino sempre i prodotti finali? Quando sentiamo il presidente della Nakatomi che fa la battuta “Pearl Harbor non è servita… e vi battiamo nell’elettronica” ci troviamo di fronte all’adattamento della frase “Pearl Harbor didn’t work out, so we got you with tape decks” che sarebbe divenuta molto presto obsoleta se l’avessero tradotta direttamente come “Pearl Harbor non è servita, così vi battiamo con i mangianastri“.

    Italiani doppiati educatamente

    cornuto
    Frase originale:

    Marco: A sinistra dai, a sinistra dietro l’angolo.
    Uli: This way?
    Marco: On the left! On the left! A sinistra, cazzo! Dietro l’angolo, dai!

    Il terrorista “Marco” era interpretato dall’attore di soap americane Lorenzo Caccialanza di Cologno Monzese. L’accento del nord è facilmente percepibile ma viene sostituito da un italiano pulitissimo di Fabrizio Pucci che recita:

    Marco: svelto dai, a sinistra. Dietro l’angolo
    Uli: di qua?
    Marco: A sinistra! A sinistra! Dietro l’angolo, dai!

    Lasciarlo in originale (in un film dove tutti parlano perfettamente) avrebbe stonato per le orecchie italiane, generando uno strano momento in stile “Alex l’ariete” e strappandovi fuori dall’illusione del doppiaggio.
    Strano che non gli abbiano dato il solito accento americapoletano per farci capire che si tratta un “italiano” in un film doppiato.
    Riguardo al “cazzo” mancante non ho niente da dire, l’espressività del doppiatore Francesco Pucci evidentemente non aveva bisogno di esclamazioni volgari rafforzative.

    Le cene davanti alla TV

    tv-dinner

    A cosa pensa per davvero John McClane quando parla di cene davanti alla TV


    Mentre John McClane striscia nei condotti di aerazione esclama:

    Mi ricorda tanto le cene davanti alla TV.

    Questa frase in italiano non ha mai avuto molto senso. Perché strisciare in un condotto di aerazione dovrebbe ricordargli le cene davanti alla TV? La frase originale era:

    I know what a TV dinner feels like.

    Ovvero: adesso so cosa prova un “tv dinner”.
    Ora, i “TV dinner” sono semplicemente delle vaschette multicompartimentate contenenti pasti precotti pronti per essere scaldati al forno/microonde, nacquero negli anni ’50 come pasto da scaldare velocemente e da portarsi davanti alla TV (che solitamente era in salotto, non in cucina dove si mangia). Il cibo all’interno è molto compattato, da qui il riferimento al “sentirsi come un pasto precotto” di John McClane, costretto all’interno di una conduttura di alluminio.

    Tv dinner

    TV dinner


    L’equivalente italiano sarebbe potuto essere, anzi, DOVEVA essere: “adesso so cosa prova una sardina in scatola“. Purtroppo credo che sia mancata, a monte, la comprensione di cosa fosse un “TV dinner”, credo.
    Difatti mi suggerisce un lettore che la battuta italiana può essere intesa (e forse proprio questa era l’intenzione) come continuazione di quella precedente “Vieni in California, vedrai che bello, ci divertiremo da matti.”. Come a dire che gli era stato prospettato un tranquillo Natale in famiglia ed invece si ritrova in un fottuto condotto d’areazione.
    È possibile che chi ha tradotto non sapesse cosa fossero i “TV dinner” ed abbia pensato alle “cene davanti alla TV”, cioè una promessa di relax familiare da legare al precedente invito a venire in California. Per espandere bene la battuta precedente però sarebbe stato meglio qualcosa del tipo “mi ricorda proprio il cenone” detto con sarcasmo (visto che l’invito era natalizio) oppure “mi ricorda proprio le cene in famiglia”… abbandonando quel riferimento alla TV perché, onestamente, a me questa battuta delle “cene davanti alla TV” rimaneva sfuggevole anche molto prima di conoscere la battuta originale. Per gli italiani la TV nelle orecchie mentre si mangia è una triste realtà quotidiana che non si collega automaticamente ad un’idea di relax familiare.
    È uno di quei casi in cui “si poteva fare un po’ meglio”, sia che si scegliesse un adattamento più fedele sia che si decidesse di andare nella direzione opposta, più creativa, dell’inventarsi una nuova battuta che si lega ad una precedente. [grazie a Davide Serra]

    Esclamazioni che sembrano bestemmie

    gesu

    Una scena che mi ha sempre fatto ridere in inglese è l’esclamazione “Jesus H. Christ!” del poliziotto di Otto sotto un tetto, mentre gli sparano addosso con l’artiglieria pesante. Quando ero più giovane e ancora non conoscevo bene molte espressioni americane mi domandavo cosa potesse voler dire quella “H.” (maiuscola e puntata) posta tra “Jesus” e “Christ”, quasi ad abbreviare un nome. Ho poi scoperto che sta per “Holy” (Santo)… ma ancora oggi mi piace pensare che Gesù Cristo per gli americani possa avere un insospettabile secondo nome… non so, Harold o Henry.

    “YIPPEE YA-YEH, PEZZO DI MERDA”

    yippee

    Hans: Sei uno dei tanti americani che hanno visto troppi film di avventure? Un orfano di una cultura in rovina che crede di essere uno sceriffo, John Wayne, o Rambo?
    McClane: Sono sempre stato un grande ammiratore di Roy Rogers, mi piacevano le sue giacche coi lustrini.
    Hans: Credi sul serio di avere qualche speranza, povero cowboy?
    McClane: Yippee ya-yeh, pezzo di merda.

    Frequente domanda italiota (da leggere con voce petulante): perché “yippee ki-yay” è stato cambiato in “yippee ya-yeh“? Risposta veloce: Perché al doppiaggio c’era Mario Maldesi e sicuramente l’avrà reputata una valida scelta di adattamento linguistico, perché dubitarne? Per gli italiani suona meglio yippee ya-yay, parola di Maldesi!
    La domanda più interessante è invece: cosa vuol dire “yippee ki-yay“?
    È un espressione derivante dalla cultura americana sviluppatasi negli anni ’40-’50 intorno al mito dei cowboy, solitamente è usata come espressione di gioia e deriva dai versi che facevano i mandriani per interagire con i loro animali. Ce lo spiega lo stesso Maldesi quando fa dire a Hans “qual è quel verso tipico dei cowboy…?” (al posto di “What was it you said to me before…?“, cioè “com’era quella cosa che mi avevi detto prima…?“).
    Questo “verso tipico” lo troviamo nel ritornello della canzone “I’m an old cowhand” cantata nel 1943 da Roy Rogers che recita per l’appunto “yippie ay-yo ka-yay“. Il riferimento di McClane era appunto al già citato Roy Rogers.
    Aggiungo un’altra curiosità, troviamo un’altra traccia di questa espressione nella canzone Ghost Rider in the Sky cantata nel 1948 da Burl Ives; il ritornello recita “yippee ay-yoh, yippee ay-yeh” (tra l’altro senza la “k” in questo caso). Questa canzone deriva da una famosa marcia ottocentesca chiamata “When Johnny comes marching home” divenuta popolare anche grazie a tantissimi film di Hollywood… tra i quali figura, guarda caso, Die Hard 3 (di cui è il tema principale!).
    La curiosità forse più interessante è che la frase in questione (“yippee ki-yay, motherfucker“) era stata improvvisata sul momento. In un intervista del 2013 alla domanda “avresti mai pensato, all’epoca, che quella tua battuta sarebbe rimasta famosa per oltre 25 anni?” Bruce Willis risponde:

    “I have to tell you, it was a throwaway. I was just trying to crack up the crew and I never thought it was going to be allowed to stay in the film.”

    Traduco liberamente: Pensa che era buttata là. L’avevo detta solo per far ridere la gente sul set, non pensavo che poi l’avrebbero tenuta nel film.
    happy trails
    Un altro riferimento a Roy Rogers compare nel finale quando McClane spara al cattivo, soffia sulla canna della pistola e dice “Happy trails, Hans“. Happy trails vuol dire esattamente ciò che hanno tradotto nel doppiaggio italiano, ovvero “fai buon viaggio” ed era la canzone di chiusura del The Roy Rogers Show.
    Come vedete, siamo nelle mani di Maldesi che la sapeva lunga la canzone e la sapeva anche cantare.

    In formazione di copertura

    two-by-two
    Durante l’irruzione della polizia, Theo, il tecnico del gruppo, segue i movimenti della squadra d’assalto descrivendoli in “standard two-by-two cover formation” (ovvero in formazione standard di copertura “a due a due); questo dettaglio è errato perché gli agenti di polizia si avvicinano senza comporre alcuna formazione (e questo errore è anche citato in vari siti americani) ma in italiano la battuta viene cambiata più semplicemente in “in formazione di copertura” (senza “a due a due”), quindi in italiano c’è un errore in meno. Un punto in più per la versione doppiata.

    Geronimo, pezzo di merda!

    geronimo

    Sottotitoli DVD


    Geronimo, motherfucker!” è stato alterato in “con i miei saluti, pezzo di merda” che è carino e memorabile ma non ha lo stesso impatto comico. “Geronimo” poteva rimanere e sarebbe stato ugualmente divertente.
    “Geronimo!” è ciò che dal 1940 urlano i paracadutisti americani prima di lanciarsi. È stato suggerito che l’origine sia da ricercare in un’omonima canzone, molto popolare a quel tempo, che i paracadutisti adottarono sostituendola all’urlo di battaglia “Currahee!”.
    In Die Hard, John McClane la esclama prima di gettare dell’esplosivo C4 giù per la tromba dell’ascensore.

    “Hans… bubi!”

    hans bubi

    Hans… bubby! I’m your White Night!” è traducibile come “Hans… bello mio! Sono il tuo salvatore!” o “Hans… tesoro! Sono il tuo salvatore!“.
    In italiano invece la battuta recita “Hans, bubi! Sono il tuo salvatore!” che per me non ha alcun senso! Perché “bubi”? Forse quando lo adattarono, non avendo “Urban Dictionary” a disposizione (e se per questo neanche internet), gli sarà sfuggito questo modo di dire colloquiale/enfatico? Chissà! Nella versione italiana ci rimane questo “bubi” che ha un unico corrispondente nel nome di un popolo africano. Dubito che c’entri qualcosa.

    La famosa puntualità delle aperture a tempo

    timelock

    Hans: Sono quelli dell’FBI. Daranno l’ordine di togliere la corrente all’edificio. Tutto puntuale come un orologio.
    Theo: o un’apertura a tempo!

    Le battute originali erano “regular as clockwork“, “…or a time lock!“.
    In italiano risulta più esile il nesso logico che porta Theo a pensare ad una “apertura a tempo” dalla frase “tutto puntuale come un orologio“, ma ci si può stare. Di meglio non si poteva fare.

    “Nein, questo è mio”

    nein

    Sottotitoli DVD


    La frase “nein, this is mine!” viene lasciata in lingua originale, spacciandola per tedesco. In realtà avrebbe dovuto dire “nein, questo è mio” (o anche solo “questo è mio“). Lo stacco dal doppiato di Massimo Foschi alla voce originale di Alan Rickman è così improvviso e le due voci sono così diverse che ad una prima visione si potrebbe avere il dubbio su chi abbia pronunciato quella frase (nell’inquadratura non compare colui che la pronuncia sebbene si possa indovinare per esclusione).
    Purtroppo il film è pieno di scene in cui si possono udire nettamente le voci originali, specialmente in momenti come Alan Rickman che canticchia nell’ascensore, molti dei gemiti di Bruce Willis, le urla sguaiate della moglie sul finale e tantissimi altri.
    urla sguaiate

    urla sguaiate

    La frase più “italiana” del film

    ginnasio

    Agente Speciale Johnson: Yee-hah! Just like fucking Saigon, eh, Slick?
    Agente Johnson: I was in Junior High, dickhead.

    Agente Speciale Johnson: Aaaah-ha! Sembra di essere tornati a Saigon, eh, volpina?
    Agente Johnson: Io andavo ancora al ginnasio, testa di cazzo.

    Inizialmente considerai un errore quello di tradurre “junior high” (l’equivalente americano delle nostre “scuole medie”) come “ginnasio” (che nella mia esperienza si riferisce ai primi due anni di classico) ma c’è da considerare che Maldesi si riferiva ovviamente alla sua esperienza personale, di quando aveva lui 12-13 anni e il ginnasio comprendeva anche le scuole medie… quindi non facciamogliela pesare. Per “ginnasio” si intendevano i cinque anni dopo le elementari che poi, più tardi, si sarebbero trasformati in tre anni di “scuole medie” (unificate) e i due restanti furono accorpati alle “scuole superiori” (il ginnasio del liceo classico).
    Tuttavia suona strano sentire un americano che parla di “ginnasio” e già nel 1988 la battuta era invecchiata prematuramente.

     

    Alcune delle frasi più belle in italiano

    ammazza quel maiale

    “Ammazza quel maiale!”

    “Ammazza quel maiale!”
    (“Nail that sucker!”)

    maledetto porco

    “O’ maledetto porco. Ti ammazzo… poi ti cucino… e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!”
    (“You motherfucker, I’m gonna kill you! I’m gonna fuckin’ cook you, and I’m gonna fuckin’ eat you!”)

     

    I doppiatori di Trappola di cristallo

    Roberto Pedicini su Bruce Willis (una strana scelta oggi giorno) si è rivelato adattissimo al ruolo e, in molte scene, ritengo che sia anche più bravo del Bruce Willis originale. I suoi momenti “esasperati” sono comici al punto giusto da regalarci tante frasi memorabili e non stona neanche più di tanto come voce giovanile dell’attore. Dall’interpretazione di Pedicini, il passaggio a Claudio Sorrentino (che doppierà Willis da Die Hard 3) non è traumatico come invece lo è stato quello a Oreste Rizzini che lo doppiava discutibilmente in Die Hard 2 (con tutto il rispetto per Rizzini, che amo in tanti altri ruoli, ma la sua voce ha letteralmente rovinato il secondo film).
    Non dimentichiamoci poi che la frase più divertente del film è detta proprio da Pedicini: “o’ maledetto porco, ti ammazzo, poi ti cucino e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!“. Tale frase risulta più memorabile in italiano e occasione di qualche rewind di troppo.
    ti cucino e poi ti mangio
    Personalmente avrei fatto sempre ritornare Pedicini sui successivi Die Hard (o almeno sul secondo), in ogni caso Claudio Sorrentino ha fatto uno splendido lavoro nel terzo film, pur rischiando di ricordarci un po’ troppo il suo Mel Gibson di Arma Letale.
    Sul debuttante attore britannico Alan Rickman (che interpreta il cattivo principale, Hans Gruber) abbiamo Massimo Foschi, famoso per la sua voce di Darth Fener in Guerre Stellari. Detto questo spero di non avervi rovinato la visione di Die Hard durante la quale immaginerete ogni battuta di Alan Rickman come se fosse pronunciata da Fener.
    Come al solito Foschi riesce a dare un’ottima caratterizzazione da “cattivo” ed è davvero eccezionale… purtroppo i momenti in cui sentiamo la voce originale di Alan Rickman (negli stacchi in tedesco) la differenza è troppo netta, tanto che in certi momenti (quando parla ma non è inquadrato) risulta difficile credere che sia lo stesso personaggio a parlare. Avrebbero dovuto prestare più attenzione in fase di doppiaggio a questi stacchi o, ancora meglio, avrebbero dovuto far improvvisare un po’ di tedesco a Foschi, tanto non è che Alan Rickman sapesse parlare tedesco visto che in Germania lo hanno ridoppiato perché, a detta loro, non se poteva proprio senti’.
    Il 1988 non era ancora il periodo di Francesco Vairano (che ha doppiato Rickman nei film di Harry Potter nei panni del Professor “Severus Piton”) e, devo dire la verità, è un vero peccato perché, nonostante Rickman offra interpretazioni quasi sempre inarrivabili in lingua italiana (mancando queste dell’accendo britannico che lo caratterizza), trovo che Vairano sappia imitarlo alla perfezione e sarebbe stato azzeccatissimo in questo ruolo. Sarei curioso di sentire una sua interpretazione di questo personaggio… ma non diamo adito a tentativi di ridoppiaggio, sono solo curiosità personali!
    Hans
    Riguardo all’accento di Alan Rickman, sul sito Antonio Genna viene riferito che, in lingua originale, l’accento tedesco di Hans viene perso nella scena in cui si trova faccia a faccia con il protagonista e che, al contrario, in italiano Hans parla sempre senza accento.
    Devo farvi notare invece che tutto ciò è semplicemente errato. Difatti l’accento originale di Hans Gruber è un accento britannico (quello proprio di Alan Rickman) e non tedesco! L’accento britannico nel cinema americano è usato da sempre per dare un senso di elitarietà e/o di arroganza al cattivo di turno (non a caso gli ufficiali imperiali in Guerre Stellari erano tutti interpretati da attori inglesi mentre i ribelli erano tutti americani). La giustificazione di questo accento britannico in bocca ad un personaggio tedesco è forse da ricercare nella storia stessa del personaggio, il quale dichiara di aver ricevuto un’educazione classica e di vestire a Londra, suggerendo che possa aver studiato a Oxford (o Londra stessa) perché di buona famiglia.

    alan rickman

    [PIANGE IN TEDESCO]

    Sempre sulla stessa pagina web sopra citata viene sostenuto che: “nella versione italiana tale differenza (di accenti) non viene resa, ma non c’è un cambio di adattamento del dialogo: come in originale, McClane si prende gioco dell’accento usato da Gruber.” ma anche questo è errato. Il “cambio di adattamento del dialogo” sulla battuta dell’accento “da televisione” c’è. C’è eccome!
    Frase originale:

    McClane: That’s pretty tricky with that accent. You oughta be on fucking TV with that accent.

    (Traduzione: “Non è stato facile con quell’accento. Dovresti essere in televisione con quell’accento.“)
    Il riferimento è al finto accento americano che Hans aveva interpretato ritrovandosi davanti a McClane, fingendo di essere uno degli ostaggi. Il suo “americano” era pulito (forse anche troppo perfetto) e degno di un presentatore televisivo. La battuta sul copione originale infatti era: “È stato difficile (scoprirti) con quell’accento. Scommetto che potresti imitare Ed Sullivan” (“That was tricky, with the accent. I bet you do a great Ed Sullivan.”).
    La battuta doppiata è decisamente diversa:

    McClane: ma chi vuoi imbrogliare col tuo tedesco, avresti successo in televisione con quell’accento?

    Nella versione doppiata, il riferimento cambia: non più all’imitazione di un impeccabile accento americano (che ovviamente noi nel doppiaggio italiano non possiamo sentire), bensì alle precedenti scene in cui Hans parlava tedesco. Con la seconda frase McClane insinua che Hans non potrebbe avere mai successo sulla TV americana parlando tedesco.
    jolly
    Per finire l’argomento “doppiatori”, il premio “Doppiatore Jolly” va a Fabrizio Pucci con ben tre ruoli accreditati (il tizio sull’aereo all’inizio del film; Marco, il terrorista italiano; il presentatore del telegiornale Harvey Johnson). Tra un po’ gli facevano anche doppiare la tosse di Mr. Quaggott.

    Ridoppiaggio delle scene aggiuntive

    estesa

    L’edizione speciale in Blu-Ray contiene una scena estesa (62 secondi) al momento in cui l’FBI stacca la corrente. Le scene aggiunte, già presenti dall’edizione speciale del DVD del 2002 (ma solo in lingua originale come contenuti extra), sono state reinserite nel film e doppiate ex-novo. È improprio parlare di ridoppiaggio visto che non erano mai state doppiate prima e aggiungo che sembrerebbero doppiate dagli stessi doppiatori originali ma sono così poche battute che non saprei dirlo con esattezza.
    Di sicuro abbiamo Massimo Foschi che ritorna su Alan Rickman e solo la sua voce si amalgama benissimo al resto del film (ma Foschi oggi ha ancora la stessa voce che aveva nel 1988? È un mostro!); chi doppia invece l’operatore Theo è molto diverso, non so se è cambiato il doppiatore ma se è lo stesso dell’epoca allora la sua interpretazione non è sufficientemente simile a quella del 1988.
    In generale, tutte le nuove battute sembrano assai piatte e stonano in un film doppiato nel 1988 quando la reinterpretazione (e non la banale fotocopia) delle battute originali era cosa comune e, direi, necessaria. Comunque si tratta di poche battute in totale, un problema veramente da poco.
    shish


    NOTE FINALI

    Come in tutti gli adattamenti su cui ha lavorato Maldesi, anche in Die Hard sentiamo battute ed espressioni che ci suonano naturali e che sembrano essere nate in lingua italiana, segno di un ottimo lavoro di adattamento. Tutte le eventuali alterazioni dei dialoghi originali sono giustificabili (non le ho neanche elencate in dettaglio perché sarebbe stato superfluo) e tutti gli interpreti che hanno partecipato al doppiaggio erano all’altezza del compito.
    Perché allora me lo guardo sempre in inglese? Semplicemente perché adoro molte battute per via della loro memorabile espressività. Mi riferisco a qualsiasi battuta di Alan Rickman (una delle più famose nel mondo anglosassone è “shoot the glass“, non particolarmente memorabile in italiano), ma ce ne sono molte altre: il furioso “I want blood!” (“voglio il suo sangue!” in italiano), la moglie che risponde “tell that to Takagi” (“raccontalo a Takagi”) e l’ordine di irruzione dell’ispettore capo spaccone “kick ass!” (“dateci dentro” in italiano)… la lista potrebbe davvero andare avanti in eterno e ovviamente è una preferenza del tutto soggettiva, dategli quindi il giusto peso.
    Oggettivamente, invece, l’intero film è adattato benissimo ed ha tante battute memorabili anche in italiano, qualcuna persino meglio riuscita della controparte originale! Quindi per chi conosce bene l’inglese consiglio di godersi, almeno una volta, il film in lingua originale. Per quelli che non possono, c’è ancora tanto da apprezzare nella versione doppiata che si rivela essere adattata quasi alla perfezione e con voci adeguate. Un privilegio di cui il seguito, Die Hard 2, purtroppo non ha goduto.

  • Intervista con il fondatore di Ghostbusters Italia

    Piero Castiglia

    Piero Castiglia

    [Trascrizione di un’intervista registrata]

    Evit
    Approfitto del nostro incontro per farti ri-raccontare un paio di storie che mi avevi già accennato in passato. Orsù, presentati!
    Piero
    Volentieri. Mi chiamo Piero Castiglia e sono il fondatore di “Ghostbusters Italia“.
    Allora Piero, preannunciamo ai vari lettori che in questa intervista parleremo del doppiaggio italiano Ghostbusters: il videogioco e della serie a cartoni animati. Iniziamo dal videogioco perché, Piero, tu sei a tutti gli effetti l’artefice di un doppiaggio di qualità che nessuno si aspettava di avere con questo prodotto videoludico, mi parli del retroscena?
    Il retroscena del doppiaggio? Come no!
    Come solo me e altre due persone sanno, è tutto nato da una società italiana che gestisce i diritti di Ghostbusters in Italia… e gestisce anche i diritti di Indiana Jones e penso anche delle Tartarughe Ninja.
    Intendi i diritti per i videogiochi?
    No, no. Gestisce i diritti di questi titoli in tutte le loro forme.
    È successo che la Universal, all’epoca attraverso la divisione “Vivendi Universal Italia” che si occupava di fare una versione da vendere qui in Italia, mi aveva contattato in veste di fondatore di Ghostbusters Italia. Loro mi avevano subito detto “ah guarda, ci piacciono i vostri costumi, abbiamo visto che siete in tanti, noi vorremmo fare pubblicità al gioco, abbiamo una copia dell’automobile… etc” e che avrebbero portato una replica della Ecto-1 in Italia (per i curiosi: suddetta Ecto-1 è una replica francese comprata da uno studio di tre o quattro investitori che la portano in giro per le varie fiere d’europa).
    Io gli ho organizzato la pubblicità con i ragazzi del forum Ghostbusters Italia, all’epoca in cui era appena uscito il trailer del gioco, quindi quando il prodotto era ancora tutto in inglese e non si sapeva niente di un eventuale doppiaggio italiano.

    Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1

    Piero Castiglia in posa accanto alla Ecto-1


    In che senso gli hai “organizzato la pubblicità”?
    Gli ho inviato dei miei amici vestiti da acchiappafantasmi che hanno fatto un giro per Milano dentro la Ecto-1 per la loro campagna pubblicitaria. Quindi si sono trovati la pubblicità gratis praticamente.
    E visto che si sono trovati bene con i miei ragazzi e dopo aver notato, spulciandosi il nostro forum, che c’erano più di 700 utenti (all’epoca, adesso sono più di 2000), ci hanno detto che il gioco sarebbe stato doppiato anche in italiano, ma che non avevano idea di come farlo doppiare; infatti tieni presente che è da anni che non si usa più far doppiare un videogioco del genere ai doppiatori originali. Al contrario, di solito, mandano tutto a Milano e lo fanno fare a quelli di Milano.
    Sì, purtroppo lo si nota da quel “oh, cribbio!” nella prima scena del gioco. Se lo doppiavano a Napoli avremmo forse sentito “oh maronn’!“?

    Ahah, chi sa.
    Visto il numero di persone su Ghostbusters Italia (che avrebbero certamente acquistato il gioco) e vista la passione che gli abbiamo dimostrato anche a Milano con  il tour in Ecto-1, mi hanno chiesto che cosa ne pensavo io in veste di fondatore di Ghostbusters Italia! Io, essendo anche appassionato di doppiaggio e volendo evitare certi errori tipici della realtà italiana…
    Ho capito, eri praticamente la persona giusta al momento giusto.
    Si può dire di sì. Della serie vieni con me se vuoi vivere! [emula il tema di Terminator]… allora gli ho fornito subito una lista con i nomi dei doppiatori (con tanto di numeri di cellulare per facilitargli il lavoro). È successo che non li hanno chiamati tutti… per risparmio o per altri motivi.
    Fammi qualche esempio.
    Ad esempio su Winston non abbiamo avuto Gianni Bertoncin da me suggerito come prima scelta dal momento che aveva doppiato il personaggio sia nei cartoni animati che in Ghostbusters II e avrebbe quindi dato una certa continuità, ma avendo lui smesso il mestiere di doppiatore ed essendosi trasferito a vivere in Spagna… insomma lo puoi rintracciare ma non lavora più come doppiatore. Allora hanno scelto Massimo Foschi, la voce di Winston nel primo Ghostbusters, oltre che di Dart Fener in Guerre Stellari e tante altre…
    Ottimo! Quando hai detto che su Winston non hanno potuto mettere Bertoncin mi è venuto un brivido, non pensavo che Foschi lo avrebbe fatto. Me lo immagino Foschi che dice “se c’è lo stipendio fisso, io doppio tutto ciò che mi chiedete“.

    [pausa per risate e citazioni]

    Il gruppo di "Ghostbusters Italia" in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio e Massimo Foschi

    Il gruppo di “Ghostbusters Italia” in posa insieme ai doppiatori Sergio di Giulio (voce di Ray) e Massimo Foschi (voce di Winston nel primo film)


    Al contrario, Mario Cordova (voce di Egon) e Sergio Di Giulio (voce di Ray) sono stati chiamati senza problemi. Il problema si poneva su un’altra persona.
    Lasciami indovinare… Bill Murray.
    Esatto
    Senza studiare.
    Oreste Rizzini, che lo aveva doppiato nei primi due film e nei cartoni animati, purtroppo era scomparso l’anno prima e quindi alla Universal avevano il terrore di mettergli una voce che avrebbero odiato tutti i fan, visto che comunque l’attore doppiato in Italia non aveva più una certa continutà neanche al cinema…
    Sì, ha avuto svariati doppiatori.
    Esatto. Io, logicamente, essendo in parte affezionato a Michele Gammino per i suoi doppiaggi di personaggi quali Indiana Jones e altri, ed essendo comunque un appassionato di doppiaggio…
    Ce l’hai visto bene nel ruolo di Venkman, insomma hai fatto il lavoro dei direttori di doppiaggio.
    Praticamente sì, pensa che Gammino comunque ha già doppiato Bill Murray in più di 14 film e ha fatto un lavoro strepitoso su Bill Murray anche in Groundhog Day.
    Ricomincio da capo“, in Italia.
    Sì. Considerando poi la versatilità di Gammino, ho pensato: chi meglio di lui può doppiare Bill Murray al posto di Oreste Rizzini?
    Ottima pensata.
    gammino

    Piero Castiglia con Michele Gammino in sala di doppiaggio


    Il mio contatto con la “Vivendi Universal Italia”, Fabio Onano, che lavorava all’ufficio stampa e si occupava di queste cose, prese la mia lista promettendomi che avrebbe fatto il possibile per accontentarmi. A sua volta lui l’avrebbe proposta ai capi e la scelta sarebbe poi stata unicamente loro… ma, visto il numero di interessati, si sono fidati e alla fine sono rimasti molto entusiasti dei risultati.
    Scontato dire che richiamando i doppiatori storici a doppiare i loro personaggi, i doppiatori si sono beccati un sacco di soldi, non so se si può dire la cifra…
    Lo chiedi a me se si può dire? Dimmelo tu se si può dire!
    Rimaniamo sul vago va! Diciamo che solo Di Giulio si è beccato cifre a 4 zeri, altrettanto gli altri.

    [nota di Evit:
    Doppiare un film in media costa dai 20/30mila euro (film minori) ai 120mila euro delle grandi produzioni hollywoodiane.” (Fonte)
    Quindi dato che ciascun doppiatore principale è stato pagato con cifre pari all’intero costo di doppiaggio di un film minore, si stima che il doppiaggio del videogioco sia venuto a costare esattamente quanto il doppiaggio di un film hollywoodiano importante]

    Allora il lavoro di doppiatore paga!
    Ma perché paga, perché Di Giulio, e così gli altri, erano le voci storiche dei protagonisti della saga ed hanno potuto esigere tali cifre… e dico “saga” perché ormai è una saga vera e propria, tra cartoni animati, film e videogioco. Infatti il videogioco è stato concepito originariamente come terzo film che non è mai stato portato in sala.
    Oh, finalmente qualcuno che lo conferma apertamente!

    Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)

    Piero Castiglia con Mario Cordova (voce di Egon)


    Essendo stato concepito come terzo film, quelli della Universal hanno voluto un doppiaggio all’altezza. Ma non è finita qui! Infatti, rimasti soddisfatti dal doppiaggio, mi avevano detto che avrebbero tenuto lo stesso cast di voci anche per il terzo film di Ghostbusters che sarebbe uscito poi… poi sappiamo tutti come è andata a finire per colpa di Bill Murray… comunque fatto sta che il videogioco, sotto quel profilo tecnico, è uscito da 10! Io credo che sia l’unico videogioco di questa epoca che sia stato doppiato con attori del genere.
    C’era un videogioco di Ace Ventura nel 1996 che fu doppiato da Roberto Pedicini, non se l’è filato nessuno però. Valeva solo per il doppiaggio appunto, che qualcuno giudicò persino troppo ben fatto in confronto alla qualità del videogioco.
    A parte il cast principale di Ghostbusters, chi altro è tornato ai vecchi ruoli?

    Purtroppo sono andati a risparmio sulle voci di Janine e di Walter Peck perché, avendo già pagato così tanto i quattro protagonisti, hanno voluto tagliare altrove… però lì hanno scelto molto simili perciò non ci fai caso.
    Chi c’è al posto della Lionello su Janine?
    Non lo so però è quasi uguale (N.d.A. era Cinzia Massironi) e su Walter Peck c’è Sanna mi sembra (N.d.A. era Luca Sandri). Comunque sono talmente simili come voci che non ci fai tanto caso, l’importante è che almeno i protagonisti siano quelli.
    Già ad avere quelli è quasi un miracolo!
    Esattamente.
    Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio

    Piero Castiglia con Sergio Di Giulio in sala di doppiaggio


    Quindi abbiamo in italiano un Bill Murray che è più familiare di quanto lo sia lo stesso Bill Murray originale per gli americani, visto che si sono lamentati tutti della recitazione svogliata che ricordava più il suo Garfield che il classico Peter Venkman.
    Come dici bene tu, in originale, per chi gioca al videogioco in inglese, il doppiaggio di tutti, ma sopratutto di Bill Murray, è piatto che più piatto non si può. Tu, per quanto puoi essere appassionato come madrelingua alla voce originale di Bill Murray… a me i due film di Ghostbusters piacciono molto di più in italiano, ci tengo a precisarlo …concordo, be’ dicevo che Bill Murray più che recitare sembra proprio che stia leggendo, cioè, non ne ha voglia! L’hanno strapagato ma lo ha fatto giusto perché gliel’hanno chiesto fino all’esaurimento.
    O forse avrà detto “partecipo al videogioco se non mi fate fare il terzo film“.
    Probabilmente! Ma è talmente brutto da sentire Bill Murray in lingua originale che è una gioia quando poi senti il Michele Gammino che cerca di migliorare il personaggio in italiano, pur non avendo grossa libertà di farlo… perché lì ti dicono “la traccia dura 30 secondi, tu me la devi fare in 30 secondi e con la tonalità originale“, puoi fare qualche piccola variazione ma non lo devi stravolgere… e Gammino comunque lo ha migliorato notevolmente, pur con tutte queste limitazioni interpretative imposte.
    Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa

    Piero Castiglia consegna a Michele Gammino una targa commemorativa


    Se uno se lo gioca prima in inglese e poi in italiano, c’è un abisso. Il casino lì è stato fatto dal fonico di doppiaggio.
    Quale casino?
    Il fonico di doppiaggio ha fatto un troiaio, scusa il termine…
    A Doppiaggi Italioti si dice di tutto e di più, vai avanti.
    Il fonico ha fatto un troiaio perché non è stato attento a sincronizzare le voci, o meglio, le voci partono in sync ma… io non so cosa stava facendo quel giorno, se aveva il caffé per le mani o altro, però le battute di tutti e quattro i protagonisti, in alcuni punti del gioco, sono velocizzate da paura.
    Ma vanno fuori sincrono?
    Nelle battute dove un personaggio parla durante i momenti di gioco potresti accorgerti che tale personaggio parla un po’ più veloce del normale, ma poi rientra… invece, in altri punti come ad esempio nelle sequenze animate oppure quando il personaggio è in un’altra stanza con voce fuori campo, ci sono frasi pronunciate ad una velocità tale che tu capisci solo tre parole di ciò che è stato detto.
    Ma non è forse colpa di quelli che hanno creato il gioco in America?
    No, è il fonico di doppiaggio che ha la pista audio già pronta e la invia ai programmatori, loro la sostituiscono così com’è alla traccia originale. Questo fonico italiano, prima di chiudere il progetto, deve aver sbagliato qualcosa nella temporizzazione di alcune frasi e ci sono una decina di battute che sono velocizzate, soprattutto quelle di Gammino e di Di Giulio che sono velocizzate come se avessero schiacciato per sbaglio un’impostazione errata su Pro Tools, capito cosa voglio dire? Una frase originariamente di 20 secondi viene riprodotta in 5 secondi.
    Quello è un errore che purtroppo si verifica soprattutto sulla versione per PS3 e XBOX360. Sulla versione per Wii, PSP e PC invece questo non succede. Inoltre nella versione per Wii e PSP il doppiaggio del gioco è leggermente diverso in alcuni punti. Tra queste due versioni c’è proprio un adattamento differente perché la storia per Wii/PSP è fatta per un pubblico un po’ più giovanile e si svolge in maniera leggermente diversa, inoltre molte cose sono state sostituite e la cosa interessante è che ci sono molte battute in più e allo stesso tempo molte battute in meno.
    Ma io ricordo di averci giocato in inglese e che non c’erano opzioni per cambiare la lingua, com’è ‘sta storia?
    Perché loro hanno fatto un disco unico per tutto il mondo inclusivo di tutte le versioni doppiate ma senza andare ad indicarlo nelle istruzioni del gioco e la gente che non lo sa, quando inserisce il disco, si ritrova automaticamente il gioco in inglese con i sottotitoli in italiano.
    E come si imposta la lingua italiana nel videogioco?
    Devi andare a frugare tra le impostazioni del menù e selezionare “disattiva audio”. Una volta selezionata questa opzione, la PlayStation o il PC o la Xbox, riconoscono l’audio di default che tu hai impostato nella tua console (e che in Italia di norma sarà l’italiano) e solo allora il gioco parte con l’audio in italiano.
    Molta gente, non sapendo di questo complicato metodo per cambiare la lingua, si è giocata tutto quanto il gioco in inglese e, quando poi è venuta fuori su YouTube una clip del gioco doppiato, quasi non ci credeva!
    Vi hanno fatto provare il gioco in anteprima?
    Una volta finito il doppiaggio, ovvero un paio di mesi prima che uscisse il gioco sul mercato, la Universal ci contattò per provare la demo del gioco doppiata. Io non ci sono potuto andare. A quei tempi abitavo in Sardegna e dissi a quelli della Universal di contattare il mio amico di Milano così lui, insieme ad altri, andarono a testare la demo per Xbox e Wii tornando a casa con dei bei regali come foto e numerosi gadget che non vendono neanche al pubblico e che purtroppo mi sono perso.
    Ma ti hanno regalato perlomeno una copia del gioco?
    Mi hanno regalato una copia del videogioco per PlayStation 3 per ringraziarmi di avergli suggerito il cast di doppiaggio. Io in realtà lo avevo già comprato all’uscita quindi la copia che mi hanno regalato era in più e così l’ho regalata a mia volta ad un amico. Però è stato comunque carino il gesto… sai, un gioco da 60 euro recapitato bello nuovo e incellofanato, insomma fa piacere.
    Mi parli del tuo “Ghostbusters Italia”?
    Membri di "Ghostbusters Italia" incontrano Dan Aykroyd

    Membri di “Ghostbusters Italia” incontrano Dan Aykroyd


    “Ghostbusters Italia” è un fan club che riunisce una comunità di appassionati. Lo aprii nel 2006 con un forum prima, a cui poi si aggiunse anche il sito internet e da allora la comunità è cresciuta molto. L’ho fondata perché ero stufo di vedere notizie e informazioni varie soltanto sui forum americani, volevo che ci fosse qualcosa di “ufficiale” in lingua italiana.
    Ho contribuito io stesso nella prima settimana dalla sua creazione a riempirlo di tantissimi contenuti che si trovavano solo nei siti americani. Più avanti si è creato uno staff di persone fidate che, collaborando con me, hanno potuto realizzare anche parte dei loro desideri come ad esempio quello di riunire gli episodi della serie animata prendendo le tracce audio dalle VHS… che poi va be’, gli audio sono stati rubati su internet da gruppi strani ma questi sono particolari di cui non parliamo…
    Parliamone, parliamone! Volevo chiederti appunto della serie a cartoni.
    Parlo di personaggi anonimi che hanno rinominato tutti i nostri file con la dicitura “by.Mav” quando li aveva invece creati moi, me medesimo, con un altro amico che sul forum si chiama Alex Victor e un altro ancora che si chiamava The Flash, stranamente non figurano più i nostri nomi e il lavoro adesso è di Mav, e tutti ringraziano Mav, capito? Nonostante questo Mav non avesse neanche le videocassette… ma lasciamo perdere.
    Quindi voi avete recuperato le videocassette e poi?
    Avevamo molti episodi registrati dai passaggi televisivi, altre le avevamo comprate già anni fa. Abbiamo estratto l’audio, l’abbiamo convertito, l’abbiamo ripulito, abbiamo eliminato le pubblicità e sopratutto abbiamo messo in sync con tutti gli episodi che si trovavano.
    Perché, prima non esistevano in commercio?
    Gli episodi non sono mai usciti in Italia in DVD. In VHS uscirono solo una decina di cassette… della Winners, mi pare.
    Prima di voi c’erano mai stati dei cosiddetti “rip” di questi episodi animati?

    No, prima di noi non c’era nessun “rip”.
    Quindi è grazie a voi se su siti peer-to-peer si trova l’intera serie animata in lingua italiana?
    Esatto. Infatti io e quest’altro mio amico che si chiama Franz84, Gabriele Franzoni, abbiamo ancora… oltre alle VHS originali che ho ancora a casa mia… abbiamo le versioni rippate con ancora il logo di Canale5, Italia1 e Rete4.
    Gran parte del nostro lavoro è stato ampiamente fregato su internet e, come dicevo, se ne sono presi il merito altre persone ma proprio per questo, a noi manca soltanto l’audio italiano di due episodi per completare le 140 puntate, mentre agli altri ne mancano una trentina. Che strano, eh? Da quando io non le ho più condivise passandole ad altri utenti, sono due anni e mezzo che ho due audio mancanti e loro una trentina.
    Qundi alla completezza della serie in italiano a te mancano soltanto due episodi?
    Precisamente. Se ne potrebbero fare anche i sottotitoli a questo punto ma speriamo che Mediaset decida di ritrasmettere la serie con la scusa del nuovo film.
    Tu ancora ci speri in un terzo film? Io non ci spererei troppo, si rischia l’effetto RoboCop 3! Ma il doppiaggio di questa serie è di proprietà di Mediaset?
    Sì, infatti la Sony Italia le voleva pubblicare in DVD (come aveva fatto in America) ma non ha potuto farlo perché i diritti della traccia audio italiana li possiede la Mediaset e in quel caso si sono trovati ad un bivio: comprare l’audio originale o fare un nuovo doppiaggio?

    [mugolìo di Evit]

    La Mediaset fino ad ora ha negato la prima possibilità. Sulla seconda il problema è… cosa comporta fare un nuovo doppiaggio? Oggi giorno non lo fanno più i doppiatori originali.
    Prenderebbero qualche ditta specializzata nel doppiaggio di cartoni animati, sicuramente di Milano, suppongo.

    Esatto, quindi avrebbero tutti voci diverse e sarebbe una cosa penosa.
    E non te lo comprerebbe nessuno, anche perché un cartone di quegli anni è comunque legato alla nostalgia di chi, come noi, se lo è visto all’epoca.
    Come Lupin che lo hanno doppiato sette-otto volte, poi hanno capito che era meglio richiamare Del Giudice… comunque, si spera che Mediaset li ritrasmetta e che dia il suo benestare a farli stampare in DVD, o a farli in DVD lei stessa, perché quei cartoni sono storici e proporli con una differente traccia audio non ha alcun senso.
    Anche perché la maggior parte dei doppiatori erano gli stessi del film se ricordo bene.
    Tutti i doppiatori dei cartoni animati sono gli stessi del film.
    O almeno del secondo film.
    Sì.
    Cosa che neanche negli Stati Uniti era successa.
    Ma infatti! Però in America sono stati gli attori originali a scegliere le voci che li avrebbero sostituiti nel cartone animato.
    Staremo a vedere allora se Mediaset li tira fuori, altrimenti ce li hai tu e chi se ne frega.
    Se li vuoi vedere, vieni a casa da me e te li guardi perché su internet, mi dispiace per i vari fan, non metto più niente. Uno si fa un mazzo tanto per anni e poi ti fregano la cosa in quattro e quattr’otto… e poi si lamentano pure quando ti contattano privatamente e scrivono “senti, vorrei comprarti le puntate. Me ne mancano una trentina“, “eh, non le vendo le puntate“, “ma come? Ti do 100 euro!“, “non le vendo le puntate“, “e le vecchie VHS? Così le rimasterizzo“, “le ho già rimasterizzate io“, “ma…“, “no“.
    A un certo punto ti dicono “senti mi manca questo audio, ma per caso le condividi? Sai, noi siamo un sito di peer-to-peer etc…“, “io le avevo già condivise e mi è stato tolto il merito, non lo faccio“, “ah, ma io non c’entro nulla con questo Mav“, “mi fa molto piacere ma poi potresti fregarmi anche tu, cosa ne so io? Quindi, mi dispiace, ciao!
    …e quindi stanno impazzendo per niente.

    [risata malefica di Evit che intanto si sta copiando i file “incriminati” dal PC di Piero]

    [scherzo, nota di Evit]

    Tra l’altro, successivamente, abbiamo fatto un lavoro anche superiore! Originariamente avevamo preso i video degli episodi dal canale satellitare tedesco Junior, quindi i titoli sono in tedesco e la qualità video è quella che è. L’anno dopo che abbiamo fatto questo lavoro, in America uscì la serie in DVD e così ci siamo detti: perché non basarci su quelli?
    E così abbiamo fatto. Ci siamo recuperati l’ISO DVD dell’edizione americana e abbiamo sostituito l’audio inglese con quello italiano. Quindi siamo proprio avanti rispetto a Mav ed altri, pensa, li abbiamo in qualità DVD con lingua italiana e con i menù e i contenuti speciali originali della serie animata prodotta e venduta in America. Ce l’ho tutti lì in una scatola, dopo te li faccio vedere.
    Praticamente l’unica cosa che ti manca è la localizzazione italiana dei titoli che era fatta da Mediaset con la scritta “acchiappafantasmi” inserita sotto “The Real Ghostbusters” e, sul finale, il logo della CVD e la lista dei doppiatori che si ripeteva ad ogni episodio.
    Real Ghostbusters
    Esatto, manca solo quello.
    Non è neanche poi questa grande perdita.
    Considera inoltre che le copie che ha la Mediaset, con il passare degli anni, sono anche un po’ sbiadite e rovinate. Quelle americane sono perfette, con colori nuovi, rimasterizzate, quindi meglio di così non si poteva fare.
    Hai provato a contattare la Mediaset in merito?
    Ho provato a contattare la Mediaset per anni, alcune volte non mi hanno risposto, altre volte mi hanno detto “sì, è nei nostri piani ritrasmetterle più avanti“, altre volte ancora hanno detto “guarda, ancora non lo sappiamo, c’è una possibilità ma… etc“. Ora io dico questo: ringrazio che mi hanno risposto, però, sono anni che rompono i coglioni con Dragon Ball [risata accondiscendente di Evit], ora io non voglio dire ma… a parte che è un cartone che io reputo anche abbastanza infantile… ma in ogni caso, cavolo, la gente dopo un po’ si stuferà di guardare sempre Dragon Ball, no? Con tutti i cartoni che hai in catalogo tu, Mediaset, nei tuoi archivi, mandane qualche altro! Non dico di mandare i Ghostbusters, per me sarebbe troppa grazia, ma anche qualsiasi altro! Dragon Ball esiste anche in DVD, è in vendita, che cavolo mi continui a trasmettere sempre la stessa roba?
    Poi ci sono anche canali secondari tipo Mediaset Italia 2 che comunque sono meno seguiti, questi cartoni “storici” potrebbero fare da tappabuchi in questi canali, magari anche a orari meno importanti, senza così andare a detrarre “preziose” ore pomeridiane a Italia 1.

    Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio

    Piero Castiglia con il doppiatore Sergio Di Giulio


    Ritornando agli episodi mancanti, dato che sono molto amico dei doppiatori italiani originali e se non ci fossero problemi di copyright, Sergio Di Giulio ad esempio me lo ridoppierebbe l’episodio mancante, senza problemi. Questo, tanto per dire.
    Mancherebbero un paio di voci chiave ma anche questo comunque non si può fare, sempre per via della Mediaset e dei copyright che detiene ma che non sfrutta, giusto?
    Esattamente. Quindi aspettiamo Mediaset.
    Aspettiamo e speriamo. Grazie Piero per questo approfondimento nel mondo del doppiaggio di Ghostbusters, nelle versioni a cartoni e videogiochi. Mi raccomando, parla del mio blog con i doppiatori che conosci.
    Ma vieni con me a Roma la prossima volta, così ti presento Gammino e gli altri.
    Volentierissimo!
    La prossima volta a Roma allora. Ciao.

  • Intervista al doppiatore Edoardo Stoppacciaro

    Edoardo Stoppacciaro
    Evit:
    Edoardo, noi due siamo quasi coetanei e ci siamo conosciuti grazie ad un film che entrambi amiamo, Guerre Stellari. La mia prima domanda è questa: i film anni ’70 e ’80 con i quali siamo cresciuti (Guerre Stellari, Ghostbusters, Indiana Jones… etc) con le loro splendide versioni italiane ti hanno influenzato verso la scelta di diventare doppiatore?

    Edoardo:
    Sono molto contento dei titoli che hai citato. Di uno in particolare: “Ghostbusters”. È il mio film preferito di sempre, e la tua domanda è dannatamente pertinente, perché sì, posso dire di essermi innamorato della figura del “Doppiatore” (la “D” maiuscola non è casuale, visti i Doppiatori di quel film) innamorandomi delle voci di “Ghostbusters”. Vedevo e rivedevo il film, a tutt’oggi lo so a memoria battuta per battuta, e ripetendomi le battute così come le avevo imparate, poco a poco le ho “consolidate” nella mia testa come le dicevano i grandi Oreste Rizzini, Sergio di Giulio, Mario Cordova & Co! Erano davvero, come dici tu, “splendide”, quelle versioni italiane. Così come i film di quegli anni, avevano la freschezza e la verità di una conversazione origliata per caso tra qualche amico, celando un lavoro certosino, di grande attenzione nella ricerca dei personaggi e nella loro resa in una lingua diversa, oltre che di grande divertimento, nel quale poco o nulla era lasciato al caso.  Ecco, erano pellicole capaci di far sognare, con doppiaggi capaci di far sognare a loro volta. E io sognavo la strana magia di poter dare la voce ai miei eroi preferiti. Mai avrei pensato, all’epoca, di poter un giorno vivere di questo!
    Quando incontri qualche doppiatore dei tuoi film preferiti, come ad esempio Ghostbusters, gli chiedi mai una imitazione come farebbe un qualsiasi fan?
    Ahahahahahahah! La tentazione è forte, ma mi contengo. A volte con un po’ di fatica!
    Come sei entrato nel mondo del doppiaggio?
    Io sono di Viterbo. Ho frequentato una scuola di teatro per bambini nella quale (e grazie alla quale) sono cresciuto. Quella scuola, negli anni, è diventata una compagnia, la “Teatro di Carta”, e sotto la guida della grande Elda Martinelli e delle persone che insieme a lei ci hanno formato, mi ha fatto innamorare (ammalare?) della recitazione. Purtroppo, ero stato da più parti scoraggiato dal tentare la strada del doppiaggio, e così, illuso che la mia avventura recitativa si fosse conclusa con le scuole superiori, dopo il liceo mi sono iscritto a giurisprudenza a Roma 3. E qui ci mise mano mamma: trovò l’inserzione di un’accademia di recitazione e doppiaggio gestita da Pino e Claudio Insegno, con maestri del calibro di Adalberto Maria Merli, Massimo Giuliani, Roberto Pedicini e Gianni Diotajuti. Feci il provino d’ammissione, lo superai, e proprio grazie a Massimo Giuliani iniziai a fare i miei primi turni, capendo che non avrei mai potuto fare altro nella vita (con buona pace del mondo del diritto, che di sicuro si gioverà grandemente della mia assenza!)
    Per essere “nuovo” del mestiere, nel tuo curriculum compaiono tanti film e serie tv del genere fantasy (Lo Hobbit, dove interpreti uno dei nani, Il Trono di Spade, dove doppi(avi) il personaggio di Robb Stark e C’era una volta, che… non ho mai visto), è una coincidenza o sei un appassionato del filone fantasy e partecipi attivamente a tutti i provini di questo genere?
    Appassionato? Sono un orgogliosissimo nerd! Purtroppo la partecipazione ai provini non dipende da me: se il provino è richiesto dalla committenza e se il direttore di doppiaggio ti vede come scelta plausibile per un ruolo, allora ti chiama. E a quel punto sta a te vincere o perdere. Ma posso dirti che quando mi è capitato di partecipare a provini o a lavorazioni come “Il Trono di Spade” e “Lo Hobbit”, ci ho messo veramente l’anima: sono storie e personaggi che mi emozionano sempre, e se non ci si emoziona, il nostro lavoro non viene bene.
    Il film/personaggio che ti è piaciuto maggiormente doppiare?
    Mmmmh… questa è difficile, perché quando sei lì e entri nelle storie che i personaggi ti raccontano, finisce che ti innamori un po’ di tutti. Di sicuro, i due che mi hanno dato di più, almeno di recente, sono Cesare Borgia nella serie “I Borgia” andata in onda su Sky, e Robb Stark ne “Il Trono di Spade”. Adoro la Storia, specialmente quella rinascimentale, e sono un fan sfegatato delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” fin da quando la serie HBO non era neanche in programma: doppiare questi due eroi così diversi tra loro mi ha divertito ed emozionato. E poi sono anche due attori molto bravi!
    Sei invitato spesso ad eventi come Lucca Comics e simili dove ti intervistano e dove reciti parti di copioni di film famosi in cui tu hai prestato la voce… quale “prodotto” ti ha portato più fama ed attenzione in questi circuiti?
    Sicuramente “Il Trono di Spade”, ma anche “Lo Hobbit” mi ha reso abbastanza riconoscibile.
    Hai avuto modo di incontrare qualcuno degli attori da te doppiati?
    Una sola volta, e proprio per uno dei miei ruoli preferiti: sono stato sul set italiano de “I Borgia” e ho conosciuto Mark Ryder, l’attore che interpreta Cesare e al quale presto la voce in italiano. È stato molto divertente. Mi hanno anche inserito negli extra del dvd della seconda stagione: un grande onore, per me!
    Ho letto che hai partecipato al doppiaggio di un film che io ho criticato aspramente nel suo adattamento. Cosa ne pensi delle mie critiche all’adattamento di Pacific Rim?
    Ahahahah! Sì, avevo letto l’articolo con molto interesse. Scusa se inizio la risposta con la risata, ma ricordo che in chiusura c’era una foto del “Marshal John Rock” che mi aveva fatto morire dalle risate!…
    (Sono sempre felice di riuscire a far ridere qualcuno.)
    …Trovo le tue critiche assolutamente fondate. C’erano effettivamente dei passaggi del film in cui sembrava di ascoltare quelle conversazioni tra giovani industriali in carriera tipo “Spizzichiamo un po’ di finger-food per un brunch nel mio open space dopo il briefing col boss“… Non so come siano andate le cose nello specifico di questo film, ma conosco la prassi: quando si parla di termini specifici o di nomi (e credimi, fatico a inserire “Maresciallo” in entrambe le categorie), la nomenclatura per l’edizione italiana può essere decisa in due modi: se c’è un materiale letterario di riferimento, ci si rifà a quello; altrimenti viene decisa dalla committenza con (non sempre) un piccolo margine di trattativa per il direttore/adattatore. Conosco bene Fabrizio e mi è capitato spesso di lavorare su suoi adattamenti: essendo persona di notevole cultura e conoscendo molto bene l’italiano, è ben lontano da qualsiasi vezzo anglofono, te l’assicuro. Quindi ho pochi dubbi su cosa possa essere successo in fase di “pre-doppiaggio”.
    Dicci, dicci! Dietro le quinte, chi spinge per adattamenti sempre più “inglesizzati” e perché ci riesce?
    Sono spinte che arrivano sempre da oltreoceano, dal cliente (Warner, Paramount, Fox, Sony, Miramax e simili). I clienti affidano la supervisione dei doppiaggi ad un capo edizione, e capita che questo capo edizione sia anglofono, o che comunque abbia lavorato a lungo all’estero. Di solito sono loro a premere, perché definiscono “aderenza all’originale” dire il più precisamente possibile quello che viene detto nell’edizione in inglese. E spesso non è facile spiegare che “come l’inferno” è un termine di paragone che da noi non si usa. O che “Marshal” farà tanto fico, ma che da noi si dice maresciallo.
    Prima di registrare, avete modo e tempo (voi doppiatori) di provare le battute e in generale di studiare il personaggio?
    Magari! A me personalmente non è mai capitato. So che alcuni colleghi, per lavorazioni importanti, riescono ad ottenere il notevole privilegio, ma soprattutto adesso che va di moda far uscire i film in contemporanea, i materiali video per la lavorazione arrivano in versione non definitiva, con continue modifiche di settimana in settimana, criptati, in bianco e nero, a bassa risoluzione, pieni di scritte e bande rosse che ostacolano l’immagine. O addirittura, come fu per “transformers”, a schermo nero con un cerchietto che si apre in corrispondenza della faccia del personaggio SOLO per il tempo della battuta. O più semplicemente, i tempi sono talmente stretti che non c’è tempo per vedere il film prima dell’inizio della lavorazione. Sta al direttore del doppiaggio parlare del personaggio, spiegare le sue motivazioni, il suo carattere e la sua storia.
    Quindi ha ragione uno dei miei lettori che, a scherzo, si domandava se, come avviene per i videogiochi, anche nel caso dei film i doppiatori forse non vedono nemmeno cosa doppiano!  Tra “supervisors” ignoranti e doppiaggi “al buio” questo lavoro mi sembra sempre meno un sogno e sempre più un incubo, specialmente per i direttori di doppiaggio. Ma quando è cominciato ad essere così il lavoro del doppiatore e, sopratutto, è così per tutti i film oppure solo per le produzioni più “grandi”? Anche i film minori hanno supervisors in sala di doppiaggio e schermi neri con cerchietti sulle bocche?
    In genere sono solo i blockbuster più attesi ad avere un controllo così serrato. Purtroppo, per questi film, la battuta del tuo lettore non si è allontanata troppo dalla verità. L’influenza sempre maggiore dei cosiddetti ” supervisors” è iniziata molto prima che io mi affacciassi al lavoro di doppiatore, quindi me la sono trovata come realtà già consolidata. So come si lavorava prima dai racconti dei miei colleghi più grandi: mi parlano di un ambiente molto più selettivo, molto più rigoroso… In sala si entrava in punta di piedi, in giacca e cravatta, e ci si dava del lei. E le scelte erano TUTTE del direttore di doppiaggio, vero e proprio regista dell’edizione italiana.
    Cosa ne pensano i doppiatori professionisti dei ridoppiaggi di vecchi e nuovi classici? E cosa ne pensi tu nello specifico?
    Penso che siano un’operazione puramente economica: alle major costa meno ridoppiare tutto il film che rinnovare lo sfruttamento dei diritti sulle vecchie voci. Detto ciò, personalmente li trovo un’operazione priva di senso. Parliamo di film che furono doppiati con tecnologie e soprattutto con TEMPI impensabili, oggi e PERFETTI per quel tipo di prodotto. E quando dico “impensabili”, intendo anche “irripetibili”. Penso a un eventuale ridoppiaggio… che so… de “L’attimo fuggente”. So da colleghi che presero parte a quella lavorazione che spesso si doppiavano due, tre anelli a turno. Oggi abbiamo piani di lavorazione con trenta, quaranta anelli. E non è solo questo: c’erano una magia, una recitazione, una grana sonora, che creavano un’amalgama secondo me irriproducibile, oggi. E credo che questa sia anche l’opinione generalmente condivisa dai colleghi.
    Ti rigiro una domanda, pari pari come l’ho fatta a Luca Dal Fabbro: non vi secca (a voi doppiatori) lavorare alle volte su film di ultima scelta con attori che recitano da cani e che sapete essere destinati ad ore antelucane su canali regionali? A volte si vedono certi film scadenti e giustamente sconosciuti e viene da pensare “poveri doppiatori, impegnati in tale porcheria mentre ci sono capolavori che tutt’oggi non sono stati ancora doppiati”.
    Come ti dicevo, di solito ho la fortuna di appassionarmi a quasi tutto quello che doppio. E sottolineo “quasi”. È vero: quando ti trovi a dover doppiare un cagnone esasperante che vomita battute insulse in un film brutto ma brutto brutto brutto, ti prende un po’ male e il turno rischia di non passarti più. L’unica soluzione è ricordarsi che, comunque, anche quello è lavoro e che, in quanto tale, va portato a termine con la massima serietà e il massimo impegno possibile. Spesso ci sentiamo dire dal direttore “Guarda, lo so che lui con quella faccia non ti aiuta, ma nei limiti del possibile, cerca di farla un po’ meglio”. A quel punto diventa quasi un esercizio di recitazione. Poi ci sono casi in cui il film è veramente così brutto che l’unico escamotage per uscirne sani di mente è riderne tutti insieme tra un anello e l’altro. E ne escono turni davvero divertenti. Quindi in un modo o nell’altro, “la sfanghiamo”. La cosa diventa paradossale quando, come dici tu, ti trovi a doppiare ‘ste cose improbabili e magari la sera prima, in un cinemino d’essay ricavato in un sottoscala o su un dvd che hai fatto arrivare tra mille peripezie dalla Nuova Zelanda, ti trovi a vedere dei film pazzeschi che nel resto del mondo sono cult da anni e che qui da noi, probabilmente, non arriveranno mai. Questa, purtroppo, è una realtà contro la quale battersi è più impossibile che difficile.
    Hai un aneddoto divertente o curioso riguardante il tuo lavoro da condividere con i miei lettori?
    Mah, di cose curiose ne capitano quasi ogni giorno ( da cui la famosa espressione tanto usata nel nostro mestiere: “Se nun so’ matti nun ce li volémo”). La cosa che mi diverte sempre molto, e che non capita solo a me, è la richiesta che viene fatta il 90% delle volte quando, alla domanda “Che lavoro fai?”, rispondi “Il doppiatore”. Sorrisone ammiccante, risatina, e poi “No! Troppo fico! Me fai ‘na voce?”
    Infine, una domanda che pongo a tutti i miei intervistati…  cosa ne pensi di questo mio blog Doppiaggi Italioti? Hai avuto modo di esplorarlo un po’ per avere un’idea delle sue intenzioni?
    L’ho spulciato ed esplorato. Risposta da intervistato piacione: “Bèh, mi piace molto”. Risposta sincera di Edoardo: Bèh, mi piace molto! Ma davvero, giuro! Gli argomenti che tratti sono tutti meravigliosamente sulla mia lunghezza d’onda, e per quanto riguarda più strettamente il tema “doppiaggio”, voglio spendere qualche parola più specifica sul modo che hai scelto per parlarne. Il doppiaggio è semplicemente uno strumento di mediazione culturale. Come ogni strumento, si può scegliere di non avvalersene (possibilità mai così facile come negli ultimi anni e mai così ignorata dai detrattori più feroci del mio lavoro). Ecco… Il doppiaggio è un compromesso. Chi è perfettamente bilingue, ovviamente, può farne a meno senza problemi; chi non ha questa fortuna, ha BISOGNO di un compromesso. Alcuni preferiscono i sottotitoli; altri il doppiaggio, ma sempre di compromessi parliamo. E il doppiaggio è un compromesso che rappresenta un’eccellenza del nostro Paese. Oggi come oggi, però, fa molto fico, molto radical chic, molto “intellettuale duro e puro” sparare a zero sul doppiaggio, annientarlo senza se e senza ma, a volte con sufficienza, altre volte con autentica indignazione, scomodando termini come “stupro”, “barbarie”, “fascismo” e chi più ne ha più ne metta. Proprio questo mi piace, di “Doppiaggi Italioti”: critichi giustamente i brutti doppiaggi o le pecche in doppiaggi buoni, le ingenuità più o meno colpevoli negli adattamenti, argomentando dettagliatamente e sempre con grande ironia, ed è il genere di critica che io apprezzo sempre, perché è quella che fa crescere. Riesci a evidenziare i pregi e a stigmatizzare i difetti del nostro lavoro esprimendo pareri sempre ben documentati e ponendoti (e ponendoCI) domande precise e pertinenti.
    Sono onorato da ciò che dici perché mi hai confermato inequivocabilmente che le mie intenzioni sono percepite dai lettori. Nello scrivere un blog è difficile poi verificare se effettivamente i propri messaggi “passano” perché, eccetto che nell’area commenti, non c’è mai un vero e proprio confronto.
    Parlerai del mio blog ai tuoi colleghi?
    L’ho già fatto, spesso e anche abbastanza recentemente: su Facebook (dal quale mi tengo debitamente alla larga) un noto regista italiano “sbarcato” oltreoceano ha sparato a zero sul doppiaggio e, particolarmente, sui doppiatori, accusandoli di appiattire, rovinare, annientare, stuprare, svilire ecc ecc ecc…. tutto il lavoro che lui ha portato avanti per mesi coi suoi meravigliosi attori americani, dicendo che, ahilui, anche stavolta sarà costretto a lavorare con noi miserabili cialtroni perché una distribuzione solo in lingua originale, in un Paese ottuso, ignorante, gretto e pigro come l’Italia, sarebbe un suicidio. E nel polverone che si è scatenato, più di una volta mi sono trovato a chiacchierare con i colleghi sulla tendenza generalizzata a demonizzare il nostro lavoro, e a parlare di “Doppiaggi Italioti” proprio per i motivi che ti ho detto.
    Ho sentito di questa polemica sollevata da Moccioso Muccino, la trovo piuttosto sterile nei suoi contenuti… e dunque l’ho ampiamente ignorata. Non è neanche degna di nota.
    Ti ringrazio per i tantissimi complimenti e per esserti concesso a questa intervista caro Edoardo. Mandami una foto che la uso in apertura.
    Ti invio l’unica foto che ho trovato sul computer, non sono un grande cultore della mia immagine.
    Sei un esemplare raro. Bel maglioncino comunque.
    Grazie.
     

  • Die Hard 2… 6489^ puntata


    58 MINUTI PER MORIRE (1990)
    Se c’è un film che io non sopporto di vedere in italiano, questo è “58 Minuti per Morire” (Die Hard 2).
    Perchè? Perchè al fantastico personaggio di John McClane hanno appioppato, in questo secondo film, la voce di Eric Forrester da Beautiful! (Oreste Rizzini, anche doppiatore ufficiale di Michael Douglas). Un autentico e imperdonabile delitto.
    Bruce Willis con la voce alla Michael Douglas (manco lo sforzo di cambiarla un po’), rovina completamente il personaggio di McClane riducendo ogni sua frase epica ad una battutaccia. E’ come se avessero fatto un Die Hard con protagonista Bill Murray o Michael Douglas… una fetenzia! Semplicemente non è Die Hard.
    Certe voci sono troppo riconoscibili per essere usate così casualmente, non ci sono cavoli.
    A dirla tutta, anche il 3° e 4° film della serie Die Hard hanno ancora un altro doppiatore (Claudio Sorrentino) che però è divertente e sa sempre dare un tono molto ironico; diciamo che è molto in linea con il personaggio nel terzo film (nel quarto suonava troppo come John Travolta, altro attore doppiato da Sorrentino).
    Il premio però va a Roberto Pedicini, doppiatore di Bruce per il primo Die Hard. La sua voce era la più fedele al personaggio dell’eroe per caso trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato e rendeva ancor più divertenti frasi come “oh maledetto porco. Ti ammazzo! Poi ti cucino… e poi ti mangio”.
    Concludo dicendo: Die Hard 2 guardatevelo in lingua originale se possibile altrimenti vi sembrerà una puntata di Beautiful dove si spara e ci sono un po’ di esplosioni.
    VOTO DOPPIAGGIO “58 MINUTI PER MORIRE”:
    1 (per la voce del protagonista)