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Trappola di Cristallo (Die Hard, 1988) – Quaranta piani di splendido doppiaggio

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“Trappola di Cristallo” è probabilmente il film d’azione perfetto: un protagonista ordinario (nel quale tutti si possono identificare) che si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato, intrappolato in un grattacielo in mano ai terroristi e, all’esterno, solo forze dell’ordine incapaci! Spetta a lui risolvere la situazione per riuscire a salvare sua moglie ma, dato che è un protagonista ordinario, ad ogni scontro si ritrova sempre ad un passo dalla morte. La battuta pronta e una dose di sbruffonaggine completano il personaggio di John McClane.
Questo è tra i miei film d’azione preferiti e, forse, potrei azzardare a dire che sia addirittura il primo della lista! Se io fossi un regista di film d’azione vorrei aver girato questo film. Insomma avrete capito che sono particolarmente affezionato a “Trappola di Cristallo“.
Una domanda ormai comune tra alcuni lettori di questo blog è la seguente: “Evit, te lo guardi in inglese o in italiano?“. Be’, da quando uscì in DVD nel lontano 2002 non l’ho più visto in italiano se non nei rari passaggi televisivi. Cos’ha di brutto la versione italiana? Niente, è solo che mi sono affezionato alla versione in lingua originale dalla primissima visione… talvolta capita! Tuttavia non denigrerei il doppiaggio italiano, tutto il contrario… ci sono molte parti del film che ritengo necessitino il cambio di lingua con il telecomando del lettore DVD, così da godersi certe battute doppiate.
Cari miei, questa sarà una di quelle analisi abbastanza neutrali e senza troppo livore, quindi preparate i cuscini e la copertina perché si parla dell’adattamento di Trappola di Cristallo… o almeno di tutto ciò che io reputo degno di essere citato.

MUORI DURO – Una storia di titolisti indecisi

Come da tradizione, partiamo parlando del titolo perché questo film ha più titoli del Re d’Italia:
Titolo uno…Prima locandina italiana del film Die Hard del 1988, mostra il titolo originale A un passo dall'inferno e tra parentesi Trappola di cristalloA un passo dall’inferno e tra parentesi “trappola di cristallo”, stampato sull’immagine più anonima che potevano trovare e che sembra essere stata fotocopiata trecento volte! Questo fu, presumibilmente, il titolo provvisorio adottato durante la campagna pubblicitaria del 1988-89 e poi ripensato all’ultimo momento. Difatti il secondo titolo, adottato per il “vero” poster cinematografico, fu semplicemente Trappola di cristallo.

Locandina italiana di Trappola di cristallo, Die Hard, 1988. Slogan del film: 40 piani di autentica avventura
La mia supposizione è che i due titoli italiani volessero fare un richiamo intenzionale al popolare film catastrofico degli anni ’70 “L’inferno di cristallo” (The Towering Inferno, 1974), un film al quale Die Hard del resto presta alcuni omaggi. A riconferma di ciò, il Morandini accusò proprio il titolo d’essere fuorviante:

“Il titolo originale ‘Die Hard’ è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è uno stringato avvincente film d’azione.” (Laura e Morando Morandini, Telesette)

Anche il secondo film, al momento dell’uscita cinematografica, ebbe un titolo molto differente da quello originale. Era noto come 58 minuti per morire e sulla locandina, come sottotitolo, aveva anche: “Die Harder” (scritto molto piccolo e largamente ignorato).
Niente legava i due titoli. Non a caso il dizionario Mereghetti descrive “58 minuti per morire” come:

Seguito di “Trappola di Cristallo” con lo stesso protagonista.

Con le uscite in VHS (a partire dal 1990-1991) e con l’aggiunta di un terzo capitolo alla serie, i distributori italiani hanno pensato bene di dare una qualche continuità ai tre titoli facendogli precedere la dicitura “Die Hard” e così, per l’home video, abbiamo il nostro terzo (e ultimo?) titolo: Die Hard – Trappola di cristallo.

Copertina VHS del film Die Hard Trappola di cristallo
Nessun’altro paese al mondo ha così tanti titoli alternativi per “Die Hard”, è un record italiota molto duro a morire. Personalmente trovo giusta la scelta di aggiungere la dicitura “Die Hard” all’inizio di ogni capitolo della serie; purtroppo però, la continuità postuma di “Die Hard – Trappola di cristallo” e “Die Hard 2 – 58 minuti per morire” è un po’ interrotta dalla titolazione di casa CecchiGori che, invece di chiamare il terzo capitolo “Die Hard 3 – sottotitolo italiano” ha optato per una via di mezzo fuori dai ranghi, ovvero “Die Hard – Duri a morire“, un titolo che ho sempre trovato ridondante (“die hard” è un gioco di parole traducibile appunto come “duro a morire”) e che non da l’idea di essere un terzo episodio, bensì un capostipite.
Per sistemare la cosa sarebbe bastata l’aggiunta del numero “3” sulla copertina dell’edizione home video! Invece, così facendo, CecchiGori ha creato un precedente che porterà i successivi episodi a chiamarsi semplicemente “Die Hard – qualcosa qualcosa“, e così adios alla pratica numerazione… ma sappiamo che CecchiGori fa sempre le cose a cazzo. Pensate che ancora oggi, nel 2014, ha il coraggio di pubblicare il Bluray di Die Hard 3 riciclando la stessa copertina oscena che produssero nel 1995 con Microsoft Paint.
Scusate, ho perso il filo… è che CecchiGori mi fa sempre uscire fuori dai gangheri! Ah, si…

ADATTAMENTO, ERRORI E ALTRE CURIOSITÀ

Vediamo dunque l’adattamento italiano, tra scelte di doppiaggio, un po’ di errori e qualche pregio, in ordine cronologico come le troverete nel film (più o meno).

Niente “Merry Christmas” per noi

Nella prima scena del film, John McClane (Bruce Willis) è su un aeroplano. In inglese sentiamo la voce di un assistente di volo che da il benvenuto a Los Angeles e augura a tutti un buon Natale. Al termine di questa frase, parte la musica natalizia drammatica a base di sonaglini da slitta di Babbo Natale che sentiremo anche in altre parti del film.
Nella traccia audio italiana quella frase di benvenuto è completamente assente rendendo così dubbiosa la scelta della musica natalizia; solo qualche scena più tardi capiremo che è Natale.

buon natale

Questa frase la troverete in lingua italiana soltanto nei sottotitoli del DVD/Bluray che traducono direttamente quelli inglesi.

Gennarì, bella di zio, come ti chiami?

Gli americani e le loro pronunce! Succede che la moglie di John McClane faccia di cognome “Gennaro”, o almeno così appare scritto nei titoli di coda.
gennaro titoli
Anche all’inizio del film vediamo lo stesso cognome su uno schermo touch-screen ma, come per magia (o meglio, per errore di qualcuno agli effetti speciali), il nome cambia dopo la selezione.

Scena dal film Die Hard in cui lo schermo inquadrato mostra un nome diverso, Gennaro diventa Gennero quando McClane preme il bottone
Poco dopo ritroviamo lo stesso nome (Gennero) sulla porta dell’ufficio

L'insegna sulla porta di Holly Gennaro legge H. M. Gennero
Non è ben chiaro quale sia il nome vero e quale quello errato. A mio modestissimo parere “Gennaro” sarà stato il nome vero e, siccome gli americani lo pronunciano “Gennero”, immagino che qualcuno, durante l’allestimento del set, avrà detto: “Alan! Com’era il nome da mettere sulla porta?“, “Gennaro (pronunciato all’americana), vuoi che ti faccia lo spelling?“, “no grazie“, “sicuro?” “si, si, a posto così… G-E-N-N-E-…“.
Credo che lo stesso sospetto sia venuto anche al direttore di doppiaggio Maldesi che nel film doppiato in italiano ha fatto pronunciare tale cognome sempre come “Gennaro”. Nessun aiuto giunge dal copione originale sul quale tale nome appare scritto in entrambi i modi purtroppo. Ma, se può essere di qualche importanza, nel romanzo da cui è tratto il film si parla ovviamente di…

Foto di una pagina del romanzo dove il nome è Miss Gennaro
Sì, perché posseggo anche il libro da cui è tratto il film, sia in inglese che in italiano… vi avevo accennato che adoro il primo Die Hard?

Copertina italiana e copertina inglese del romanzo di Roderick Thorp, Nulla è eterno Joe (in inglese: nothing lasts forever) su cui è basato il film Trappola di cristallo
Quindi, sì, non facciamoci illusioni, il cognome è Gennaro, solo che le troppe pronunce awanagana si sono intromesse nel “dietro le quinte” generando così sottotitoli, schermate di computer e nomi su porte che riportano erroneamente “Gennero”.

Il personaggio di Holly Gennaro in piedi davanti alla porta che riporta l'insegna Gennero

‘tacci loro!

Takaghi, Takagi o Akagi?

Un altro nome, per così dire, problematico è quello del presidente della Nakatomi, Takagi, che in lingua originale viene pronunciato come “takaghi” mentre nel doppiaggio italiano viene pronunciato così come si scrive, con la g dolce. Tra le due, la pronuncia errata, mi dispiace dirlo, è proprio quella italiana… se vogliamo dar retta a queste indicazioni di grammatica giapponese:

G” è sempre dura, come “Ghiro”
Es. “Tochigi = tocighi. Non tokigi!

Piccola curiosità aggiuntiva sul nome: in molti si domandano (e lo citano pure come errore!) perché sul computer compaia il nome “Akagi” quando il nome sappiamo essere “Takagi”. La risposta è molto semplice: quello non è il suo nome, bensì è la sua password per accedere al caveau. Ciò è anche confermato dal commento audio al film ma senza perdere tempo a cercare spiegazioni nei contenuti extra dei DVD (che uno può avere come più non avere) vediamo la scena con i nostri occhi…

Computer che mostra la scritta Akagi
Osservando bene, vediamo su schermo la scheda di una persona a noi ignota, la foto non è quella dell’attore che interpreta Takagi e inoltre si può leggere “military record: assigned aircraft carrier Akagi“, ovvero “servizio militare: assegnato alla portaerei Akagi nel luglio del 1940“. Alan Rickman ci aveva rivelato all’inizio del film che Takagi era nato nel 1937, un po’ giovane per imbarcarsi su una portaerei nel 1940… il tizio che compare sullo schermo del computer non può essere Takagi. Il commento audio al film rivela essere la scheda del fondatore della Nakatomi Corp., una persona che non vedremo mai nel film e che probabilmente risiede in Giappone nella sede principale della Nakatomi.
[Altra curiosità aggiuntiva: la portaerei Akagi era una nave realmente esistente che fu usata dai giapponesi nell’attacco a Pearl Harbor. Nel film è la seconda volta che viene citato questo evento.]

Nella scena in questione vediamo dunque i terroristi che, non avendo ottenuto la password del caveau dal presidente Takagi, provavano a inserire tutte le parole chiave possibili e immaginabili, estrapolandole dalla biografia del fondatore dell’azienda. Ah, gli hacker nel 1988!

Il direttore della Nakatomi, Takagi, affiancato allo schermo del computer che mostra al scritta Akagi
Capisco che molti, vedendo quel “AKAGI” lampeggiare su schermo, abbiano pensato che fosse il nome scritto male del presidente Takagi (Gennaro/Gennero del resto insegna)… ma avete visto che la foto è di una persona completamente diversa??? E, più che altro, non avrete davvero creduto che il presidente di una potente multinazionale giapponese usasse il suo cognome come password!? Sarebbe la password più stupida dai tempi di Balle spaziali!

password

Dettagli senza tempo

Chi dice che gli adattamenti italiani peggiorino sempre i prodotti finali? Quando sentiamo il presidente della Nakatomi che fa la battuta “Pearl Harbor non è servita… e vi battiamo nell’elettronica” ci troviamo di fronte all’adattamento della frase “Pearl Harbor didn’t work out, so we got you with tape decks” che sarebbe divenuta molto presto obsoleta se l’avessero tradotta direttamente come “Pearl Harbor non è servita, così vi battiamo con i mangianastri“.

Italiani doppiati educatamente

cornuto
Frase originale:

Marco: A sinistra dai, a sinistra dietro l’angolo.
Uli: This way?
Marco: On the left! On the left! A sinistra, cazzo! Dietro l’angolo, dai!

Il terrorista “Marco” era interpretato dall’attore di soap americane Lorenzo Caccialanza di Cologno Monzese. L’accento del nord è facilmente percepibile ma viene sostituito da un italiano pulitissimo di Fabrizio Pucci che recita:

Marco: svelto dai, a sinistra. Dietro l’angolo
Uli: di qua?
Marco: A sinistra! A sinistra! Dietro l’angolo, dai!

Lasciarlo in originale (in un film dove tutti parlano perfettamente) avrebbe stonato per le orecchie italiane, generando uno strano momento in stile “Alex l’ariete” e strappandovi fuori dall’illusione del doppiaggio.
Strano che non gli abbiano dato il solito accento americapoletano per farci capire che si tratta un “italiano” in un film doppiato.
Riguardo al “cazzo” mancante non ho niente da dire, l’espressività del doppiatore Fabrizio Pucci evidentemente non aveva bisogno di esclamazioni volgari rafforzative.

Le cene davanti alla TV

tv-dinner

A cosa pensa per davvero John McClane quando parla di cene davanti alla TV

Mentre John McClane striscia nei condotti di aerazione esclama:

Mi ricorda tanto le cene davanti alla TV.

Questa frase in italiano non ha mai avuto molto senso. Perché strisciare in un condotto di aerazione dovrebbe ricordargli le cene davanti alla TV? La frase originale era:

I know what a TV dinner feels like.

Ovvero: adesso so cosa prova un “TV dinner”.
Ora, i “TV dinner” sono semplicemente delle vaschette multicompartimentate contenenti pasti precotti pronti per essere scaldati al forno/microonde, nacquero negli anni ’50 come pasto da scaldare velocemente e da portarsi davanti alla TV (che solitamente era in salotto, non in cucina dove si mangia). Il cibo all’interno è molto compattato, da qui il riferimento al “sentirsi come un pasto precotto” di John McClane, costretto all’interno di una conduttura di alluminio.

Tv dinner

TV dinner

L’equivalente italiano sarebbe potuto essere, anzi, DOVEVA essere: “adesso so cosa prova una sardina in scatola“. Purtroppo credo che sia mancata, a monte, la comprensione di cosa fosse un “TV dinner”, credo.
Difatti mi suggerisce un lettore che la battuta italiana può essere intesa (e forse proprio questa era l’intenzione) come continuazione di quella precedente “Vieni in California, vedrai che bello, ci divertiremo da matti.”. Come a dire che gli era stato prospettato un tranquillo Natale in famiglia ed invece si ritrova in un fottuto condotto d’areazione.

È possibile che chi ha tradotto non sapesse cosa fossero i “TV dinner” ed abbia pensato alle “cene davanti alla TV”, cioè una promessa di relax familiare da legare al precedente invito a venire in California. Per espandere bene la battuta precedente però sarebbe stato meglio qualcosa del tipo “mi ricorda proprio il cenone” detto con sarcasmo (visto che l’invito era natalizio) oppure “mi ricorda proprio le cene in famiglia”… abbandonando quel riferimento alla TV perché, onestamente, a me questa battuta delle “cene davanti alla TV” rimaneva sfuggevole anche molto prima di conoscere la battuta originale. Per gli italiani la TV nelle orecchie mentre si mangia è una triste realtà quotidiana che non si collega automaticamente ad un’idea di relax familiare.

È uno di quei casi in cui “si poteva fare un po’ meglio”, sia che si scegliesse un adattamento più fedele sia che si decidesse di andare nella direzione opposta, più creativa, dell’inventarsi una nuova battuta che si lega ad una precedente. [grazie a Davide Serra]

Esclamazioni che sembrano bestemmie

gesu

Una scena che mi ha sempre fatto ridere in inglese è l’esclamazione “Jesus H. Christ!” del poliziotto di Otto sotto un tetto, mentre gli sparano addosso con l’artiglieria pesante. Quando ero più giovane e ancora non conoscevo bene molte espressioni americane mi domandavo cosa potesse voler dire quella “H.” (maiuscola e puntata) posta tra “Jesus” e “Christ”, quasi ad abbreviare un nome. Ho poi scoperto che sta per “Holy” (Santo), ma ancora oggi mi piace pensare che Gesù Cristo per gli americani possa avere un insospettabile secondo nome… non so, Harold o Henry.

“YIPPEE YA-YEH, PEZZO DI MERDA”

yippee

Hans: Sei uno dei tanti americani che hanno visto troppi film di avventure? Un orfano di una cultura in rovina che crede di essere uno sceriffo, John Wayne, o Rambo?
McClane: Sono sempre stato un grande ammiratore di Roy Rogers, mi piacevano le sue giacche coi lustrini.
Hans: Credi sul serio di avere qualche speranza, povero cowboy?
McClane: Yippee ya-yeh, pezzo di merda.

Frequente domanda italiota (da leggere con voce petulante): perché “yippee ki-yay” è stato cambiato in “yippee ya-yeh“? Risposta veloce: Perché al doppiaggio c’era Mario Maldesi e sicuramente l’avrà reputata una valida scelta di adattamento linguistico, perché dubitarne? Per gli italiani suona meglio yippee ya-yay, parola di Maldesi!
La domanda più interessante è invece: cosa vuol dire “yippee ki-yay“?
È un espressione derivante dalla cultura americana sviluppatasi negli anni ’40-’50 intorno al mito dei cowboy, solitamente è usata come espressione di gioia e deriva dai versi che facevano i mandriani per interagire con i loro animali. Ce lo spiega lo stesso Maldesi quando fa dire a Hans “qual è quel verso tipico dei cowboy…?” (al posto di “What was it you said to me before…?“, cioè “com’era quella cosa che mi avevi detto prima…?“).

Questo “verso tipico” lo troviamo nel ritornello della canzone “I’m an old cowhand” cantata nel 1943 da Roy Rogers che recita per l’appunto “yippie ay-yo ka-yay“. Il riferimento di McClane era appunto al già citato Roy Rogers.
Aggiungo un’altra curiosità, troviamo un’altra traccia di questa espressione nella canzone Ghost Rider in the Sky cantata nel 1948 da Burl Ives; il ritornello recita “yippee ay-yoh, yippee ay-yeh” (tra l’altro senza la “k” in questo caso). Questa canzone deriva da una famosa marcia ottocentesca chiamata “When Johnny comes marching home” divenuta popolare anche grazie a tantissimi film di Hollywood… tra i quali figura, guarda caso, Die Hard 3 (di cui è il tema principale!).

La curiosità forse più interessante è che la frase in questione (“yippee ki-yay, motherfucker“) era stata improvvisata sul momento. In un intervista del 2013 alla domanda “avresti mai pensato, all’epoca, che quella tua battuta sarebbe rimasta famosa per oltre 25 anni?” Bruce Willis risponde:

“I have to tell you, it was a throwaway. I was just trying to crack up the crew and I never thought it was going to be allowed to stay in the film.”

Traduco liberamente: Pensa che era buttata là. L’avevo detta solo per far ridere la gente sul set, non pensavo che poi l’avrebbero tenuta nel film.
happy trails
Un altro riferimento a Roy Rogers compare nel finale quando McClane spara al cattivo, soffia sulla canna della pistola e dice “Happy trails, Hans“. Happy trails vuol dire esattamente ciò che hanno tradotto nel doppiaggio italiano, ovvero “fai buon viaggio” ed era la canzone di chiusura del The Roy Rogers Show.
Come vedete, siamo nelle mani di Maldesi che la sapeva lunga la canzone e la sapeva anche cantare.

In formazione di copertura

two-by-two
Durante l’irruzione della polizia, Theo, il tecnico del gruppo, segue i movimenti della squadra d’assalto descrivendoli in “standard two-by-two cover formation” (ovvero in formazione standard di copertura “a due a due); questo dettaglio è errato perché gli agenti di polizia si avvicinano senza comporre alcuna formazione (e questo errore è anche citato in vari siti americani) ma in italiano la battuta viene cambiata più semplicemente in “in formazione di copertura” (senza “a due a due”), quindi in italiano c’è un errore in meno. Un punto in più per la versione doppiata.

Geronimo, pezzo di merda!

geronimo

Sottotitoli DVD

Geronimo, motherfucker!” è stato alterato in “con i miei saluti, pezzo di merda” che è carino e memorabile ma non ha lo stesso impatto comico. “Geronimo” poteva rimanere e sarebbe stato ugualmente divertente.
“Geronimo!” è ciò che dal 1940 urlano i paracadutisti americani prima di lanciarsi. È stato suggerito che l’origine sia da ricercare in un’omonima canzone, molto popolare a quel tempo, che i paracadutisti adottarono sostituendola all’urlo di battaglia “Currahee!”.
In Die Hard, John McClane la esclama prima di gettare dell’esplosivo C4 giù per la tromba dell’ascensore.

“Hans… bubi!”

hans bubi

Hans… bubby! I’m your White Night!” è traducibile come “Hans… bello mio! Sono il tuo salvatore!” o “Hans… tesoro! Sono il tuo salvatore!“.

In italiano invece la battuta recita “Hans, bubi! Sono il tuo salvatore!“. Per chi conosce soltanto l’italiano (e l’inglese) viene da chiedersi perché “bubi”? In italiano “bubi” ha un unico corrispondente nel nome di un popolo africano ma ovviamente non c’entra niente. A portare luce nell’ombra della mia ignoranza di altre lingue, un lettore, Fabio, nei commenti mi fa notare che bubi è tedesco, sta per “ragazzino”, da context-reverso possiamo vedere che in alcuni casi si traduce proprio come “tesoro”, “dolcezza”, “amato”, etc…; insomma sembrerebbe proprio un equivalente di quel “bello mio” che suggerivo come traduzione dell’inglese “bubby”. Poco prima Ellis si era fatto portare dal capo dei terroristi “europei” proprio esclamando “Sprechen sie Deutsch?”, quindi al momento giusto gli hanno fatto usare (solo nella versione italiana) un’altra espressione tedesca. Molto carino.

Eppure l’origine tedesca non è propriamente esatta. Il mio collaboratore Leo è di un’altra opinione riguardo all’originale “bubby” (anche se porta in qualche modo alla stessa conclusione), non che sia tedesco, o meglio, non proprio. Secondo Leo si tratterebbe di un colloquialismo yiddish (la lingua degli ebrei ashkenaziti derivante dal tedesco), diminutivo di bubele, usato proprio come vezzeggiativo sinonimo di tesoro/amore che si può dire a un bambino.

A confermare tutto ciò è l’attore stesso,  Hart Bochner, quello che interpreta Ellis e che in un’intervista spiegò la sua origine:

I have to ask where the line came from: “Hans, bubby, I’m your white knight”.

I ad-libbed it.[…] It’s a Yiddish endearment. […] I just came up with it. I thought how insane is it that I’m negotiating with a murderer, and I’m treating it like he’s my cousin!

[mia traduzione]

Devo chiedertelo, da dove viene la battuta “Hans, bubby, I’m your white knight”

L’ho improvvisata. […] È un vezzeggiativo yiddish […] Mi è venuta così. Ho pensato quanto fosse folle negoziare con un assassino parlandoci come se fosse mio cugino!

Da Ellis in Die Hard, directing, and more, 2012, Denofgeek.com

Ora sapete l’origine di “bubby”, direttamente dalla fonte.

La famosa puntualità delle aperture a tempo

timelock

Hans: Sono quelli dell’FBI. Daranno l’ordine di togliere la corrente all’edificio. Tutto puntuale come un orologio.
Theo: o un’apertura a tempo!

Le battute originali erano “regular as clockwork“, “…or a time lock!“.
In italiano risulta più esile il nesso logico che porta Theo a pensare ad una “apertura a tempo” dalla frase “tutto puntuale come un orologio“, ma ci si può stare. Di meglio non si poteva fare.

“Nein, questo è mio”

nein

Sottotitoli DVD

La frase “nein, this is mine!” viene lasciata in lingua originale, spacciandola per tedesco. In realtà avrebbe dovuto dire “nein, questo è mio” (o anche solo “questo è mio“). Lo stacco dal doppiato di Massimo Foschi alla voce originale di Alan Rickman è così improvviso e le due voci sono così diverse che ad una prima visione si potrebbe avere il dubbio su chi abbia pronunciato quella frase (nell’inquadratura non compare colui che la pronuncia sebbene si possa indovinare per esclusione).

Purtroppo il film è pieno di scene in cui si possono udire nettamente le voci originali, specialmente in momenti come Alan Rickman che canticchia nell’ascensore, molti dei gemiti di Bruce Willis, le urla sguaiate della moglie sul finale e tantissimi altri.

urla sguaiate

urla sguaiate

La frase più “italiana” del film

ginnasio

Agente Speciale Johnson: Yee-hah! Just like fucking Saigon, eh, Slick?
Agente Johnson: I was in Junior High, dickhead.

Agente Speciale Johnson: Aaaah-ha! Sembra di essere tornati a Saigon, eh, volpina?
Agente Johnson: Io andavo ancora al ginnasio, testa di cazzo.

Inizialmente considerai un errore quello di tradurre “junior high” (l’equivalente americano delle nostre “scuole medie”) come “ginnasio” (che nella mia esperienza si riferisce ai primi due anni di classico) ma c’è da considerare che Maldesi si riferiva ovviamente alla sua esperienza personale, di quando aveva lui 12-13 anni e il ginnasio comprendeva anche le scuole medie… quindi non facciamogliela pesare. Per “ginnasio” si intendevano i cinque anni dopo le elementari che poi, più tardi, si sarebbero trasformati in tre anni di “scuole medie” (unificate) e i due restanti furono accorpati alle “scuole superiori” (il ginnasio del liceo classico).
Tuttavia suona strano sentire un americano che parla di “ginnasio” e già nel 1988 la battuta era invecchiata prematuramente.

 

Alcune delle frasi più belle in italiano

ammazza quel maiale

“Ammazza quel maiale!”

“Ammazza quel maiale!”
(“Nail that sucker!”)

maledetto porco

“O’ maledetto porco. Ti ammazzo… poi ti cucino… e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!”
(“You motherfucker, I’m gonna kill you! I’m gonna fuckin’ cook you, and I’m gonna fuckin’ eat you!”)

 

I doppiatori di Trappola di cristallo

Roberto Pedicini su Bruce Willis (una strana scelta oggi giorno) si è rivelato adattissimo al ruolo e, in molte scene, ritengo che sia anche più bravo del Bruce Willis originale. I suoi momenti “esasperati” sono comici al punto giusto da regalarci tante frasi memorabili e non stona neanche più di tanto come voce giovanile dell’attore. Dall’interpretazione di Pedicini, il passaggio a Claudio Sorrentino (che doppierà Willis da Die Hard 3) non è traumatico come invece lo è stato quello a Oreste Rizzini che lo doppiava discutibilmente in Die Hard 2 (con tutto il rispetto per Rizzini, che amo in tanti altri ruoli, ma la sua voce ha letteralmente rovinato il secondo film).
Non dimentichiamoci poi che la frase più divertente del film è detta proprio da Pedicini: “o’ maledetto porco, ti ammazzo, poi ti cucino e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!“. Tale frase risulta più memorabile in italiano e occasione di qualche rewind di troppo.

ti cucino e poi ti mangio
Personalmente avrei fatto sempre ritornare Pedicini sui successivi Die Hard (o almeno sul secondo), in ogni caso Claudio Sorrentino ha fatto uno splendido lavoro nel terzo film, pur rischiando di ricordarci un po’ troppo il suo Mel Gibson di Arma Letale.

Sul debuttante attore britannico Alan Rickman (che interpreta il cattivo principale, Hans Gruber) abbiamo Massimo Foschi, famoso per la sua voce di Darth Fener in Guerre Stellari. Detto questo spero di non avervi rovinato la visione di Die Hard durante la quale immaginerete ogni battuta di Alan Rickman come se fosse pronunciata da Fener.
Come al solito Foschi riesce a dare un’ottima caratterizzazione da “cattivo” ed è davvero eccezionale… purtroppo i momenti in cui sentiamo la voce originale di Alan Rickman (negli stacchi in tedesco) la differenza è troppo netta, tanto che in certi momenti (quando parla ma non è inquadrato) risulta difficile credere che sia lo stesso personaggio a parlare. Avrebbero dovuto prestare più attenzione in fase di doppiaggio a questi stacchi o, ancora meglio, avrebbero dovuto far improvvisare un po’ di tedesco a Foschi, tanto non è che Alan Rickman sapesse parlare tedesco visto che in Germania lo hanno ridoppiato perché, a detta loro, non se poteva proprio senti’.

Il 1988 non era ancora il periodo di Francesco Vairano (che ha doppiato Rickman nei film di Harry Potter nei panni del Professor “Severus Piton”) e, devo dire la verità, è un vero peccato perché, nonostante Rickman offra interpretazioni quasi sempre inarrivabili in lingua italiana (mancando queste dell’accento britannico che lo caratterizza), trovo che Vairano sappia imitarlo alla perfezione e sarebbe stato azzeccatissimo in questo ruolo. Sarei curioso di sentire una sua interpretazione di questo personaggio… ma non diamo adito a tentativi di ridoppiaggio, sono solo curiosità personali!

Hans
Riguardo all’accento di Alan Rickman, sul sito Antonio Genna viene riferito che, in lingua originale, l’accento tedesco di Hans viene perso nella scena in cui si trova faccia a faccia con il protagonista e che, al contrario, in italiano Hans parla sempre senza accento.

Devo farvi notare invece che tutto ciò è semplicemente errato. Difatti l’accento originale di Hans Gruber è un accento britannico (quello proprio di Alan Rickman) e non tedesco! L’accento britannico nel cinema americano è usato da sempre per dare un senso di elitarietà e/o di arroganza al cattivo di turno (non a caso gli ufficiali imperiali in Guerre stellari erano tutti interpretati da attori inglesi mentre i ribelli erano tutti americani). La giustificazione di questo accento britannico in bocca ad un personaggio tedesco è forse da ricercare nella storia stessa del personaggio, il quale dichiara di aver ricevuto un’educazione classica e di vestire a Londra, suggerendo che possa aver studiato a Oxford (o Londra stessa) perché di buona famiglia.

alan rickman

[PIANGE IN TEDESCO]

Sempre sulla stessa pagina web sopra citata viene sostenuto che: “nella versione italiana tale differenza (di accenti) non viene resa, ma non c’è un cambio di adattamento del dialogo: come in originale, McClane si prende gioco dell’accento usato da Gruber.” ma anche questo è errato. Il “cambio di adattamento del dialogo” sulla battuta dell’accento “da televisione” c’è. C’è eccome!
Frase originale:

McClane: That’s pretty tricky with that accent. You oughta be on fucking TV with that accent.

(Traduzione: “Non è stato facile con quell’accento. Dovresti essere in televisione con quell’accento.“)
Il riferimento è al finto accento americano che Hans aveva interpretato ritrovandosi davanti a McClane, fingendo di essere uno degli ostaggi. Il suo “americano” era pulito (forse anche troppo perfetto) e degno di un presentatore televisivo. La battuta sul copione originale infatti era: “È stato difficile (scoprirti) con quell’accento. Scommetto che potresti imitare Ed Sullivan” (“That was tricky, with the accent. I bet you do a great Ed Sullivan.”).
La battuta doppiata è decisamente diversa:

McClane: ma chi vuoi imbrogliare col tuo tedesco, avresti successo in televisione con quell’accento?

Nella versione doppiata, il riferimento cambia: non più all’imitazione di un impeccabile accento americano (che ovviamente noi nel doppiaggio italiano non possiamo sentire), bensì alle precedenti scene in cui Hans parlava tedesco. Con la seconda frase McClane insinua che Hans non potrebbe avere mai successo sulla TV americana parlando tedesco.

jolly
Per finire l’argomento “doppiatori”, il premio “Doppiatore Jolly” va a Fabrizio Pucci con ben tre ruoli accreditati (il tizio sull’aereo all’inizio del film; Marco, il terrorista italiano; il presentatore del telegiornale Harvey Johnson). Tra un po’ gli facevano anche doppiare la tosse di Mr. Quaggott.

Ridoppiaggio delle scene aggiuntive

estesa

L’edizione speciale in Blu-Ray contiene una scena estesa (62 secondi) al momento in cui l’FBI stacca la corrente. Le scene aggiunte, già presenti dall’edizione speciale del DVD del 2002 (ma solo in lingua originale come contenuti extra), sono state reinserite nel film e doppiate ex-novo. È improprio parlare di ridoppiaggio visto che non erano mai state doppiate prima e aggiungo che sembrerebbero doppiate dagli stessi doppiatori originali ma sono così poche battute che non saprei dirlo con esattezza.

Di sicuro abbiamo Massimo Foschi che ritorna su Alan Rickman e solo la sua voce si amalgama benissimo al resto del film (ma Foschi oggi ha ancora la stessa voce che aveva nel 1988? È un mostro!); chi doppia invece l’operatore Theo è molto diverso, non so se è cambiato il doppiatore ma se è lo stesso dell’epoca allora la sua interpretazione non è sufficientemente simile a quella del 1988.

In generale, tutte le nuove battute sembrano assai piatte e stonano in un film doppiato nel 1988 quando la reinterpretazione (e non la banale fotocopia) delle battute originali era cosa comune e, direi, necessaria. Comunque si tratta di poche battute in totale, un problema veramente da poco.

shish


NOTE FINALI

Come in tutti gli adattamenti su cui ha lavorato Maldesi, anche in Die Hard sentiamo battute ed espressioni che ci suonano naturali e che sembrano essere nate in lingua italiana, segno di un ottimo lavoro di adattamento. Tutte le eventuali alterazioni dei dialoghi originali sono giustificabili (non le ho neanche elencate in dettaglio perché sarebbe stato superfluo) e tutti gli interpreti che hanno partecipato al doppiaggio erano all’altezza del compito.
Perché allora me lo guardo sempre in inglese? Semplicemente perché adoro molte battute per via della loro memorabile espressività. Mi riferisco a qualsiasi battuta di Alan Rickman (una delle più famose nel mondo anglosassone è “shoot the glass“, non particolarmente memorabile in italiano), ma ce ne sono molte altre: il furioso “I want blood!” (“voglio il suo sangue!” in italiano), la moglie che risponde “tell that to Takagi” (“raccontalo a Takagi”) e l’ordine di irruzione dell’ispettore capo spaccone “kick ass!” (“dateci dentro” in italiano)… la lista potrebbe davvero andare avanti in eterno e ovviamente è una preferenza del tutto soggettiva, dategli quindi il giusto peso.

Oggettivamente, invece, l’intero film è adattato benissimo ed ha tante battute memorabili anche in italiano, qualcuna persino meglio riuscita della controparte originale! Quindi per chi conosce bene l’inglese consiglio di godersi, almeno una volta, il film in lingua originale. Per quelli che non possono, c’è ancora tanto da apprezzare nella versione doppiata che si rivela essere adattata quasi alla perfezione e con voci adeguate. Un privilegio di cui il seguito, Die Hard 2, purtroppo non ha goduto.


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Ex-docente, blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film. Ora dialoghista per studi di doppiaggio.

61 Commenti

  • Antonio L.

    30 Agosto 2014 alle 16:59

    L’errore “Gennero” mi ha fatto ricordare la “cabina di capitano” e tutti gli altri errori (orrori) di quel film :D. Mi è piaciuto molto questo tuo nuovo articolo, è pregno di tutta la tua erudizione e la tua passione per questi argomenti. Ho deciso di guardare “Die Hard” in originale anche io, mi hai messo la curiosità. Certo che un bel ridoppiaggio con Sorrentino e Vairano, diretto da Vairano fa gola…

    Rispondi
    • Evit

      30 Agosto 2014 alle 17:11

      Più che altro è pregno di nozioni accumulate negli anni per via di una fissazione verso questo film. Ma grazie del complimento.
      Allora ditemi cosa ve ne pare del film in inglese quando l’avrete visto, questo è un invito rivolto a chiunque di voi si appresti a farlo.
      Un ridoppiaggio con interpreti giusti non sarebbe niente di più che una semplice curiosità personale perché anche se i due protagonisti da te citati facessero un ottimo lavoro ci sarebbe sicuramente un contorno di doppiatori piatti (per poca bravura o perché gli viene richiesto di esserlo). Qualcuno mi aveva proposto anche un doppiaggio con sostituzione di un singolo personaggio o due ma è una cosa che difficilmente le case distributrici accettano di fare (perché dovrebbero non solo pagare i diritti della vecchia traccia ma anche spendere per una nuova) ed in ogni caso sarebbe un peccato vanificare il lavoro storico (per altro eccellente) di Foschi e Pedicini.
      Resta certo la curiosità e vi prometto che se mai incontrerò questi due doppiatori gli farò registrare qualche frase celebre da montare su clip video così da soddisfare questo sfizio.

      Rispondi
  • Antonio L.

    30 Agosto 2014 alle 18:34

    Quanto lo invidio per queste conoscenze, i doppiatori sono gli attori più grandi di tutti! Dico sul serio. Fin da bambino ho sempre voluto conoscere Tonino Accolla, ora so che non sarà mai più possibile ma forse nella mia vita ne conoscerò altri, è uno dei miei sogni. Hanno permesso a tanti bellissimi film di essere apprezzati anche da me, pessimo conoscitore delle lingue straniere o comunque infante troppo piccolo per apprezzare un film in originale. Grazie doppiatori italiani, siete i migliori!
    P.s.: chiedo scusa, mi dovevo sfogare 🙂 e questo è il posto migliore dove farlo!

    Rispondi
  • Ace Sventura

    30 Agosto 2014 alle 18:40

    ho rivisto il film in lingua originale un paio di settimane fa.
    Voci dell’assistente di volo e interfono aereoporto: incomprensibili per me.
    Argaile incomprensibile.
    Dicono veramente Gennero? non mi sembra.
    Rickman è bravissimo.
    “Fuckin’California” e Yppiekiekeikekekiaeki fan ridere molto.
    Cover 2 on 2 mi ha fatto ridere perchè vanno a caso.
    Ma l’autoblindo quanto cazzo ci mette ad arrivare; ma soprattutto chi è l’idiota patentato (ahah) che lo guida?

    Rispondi
    • Evit

      30 Agosto 2014 alle 18:45

      Leggono “Gennaro” sul copione e dicono “Gennero”, questi americani.
      L’autoblindo si blocca da solo schiantandosi sulla ringhiera ancora prima che gli sparino i terroristi, ahahah. È l’ennesimo elemento per dimostrare l’incompetenza di quelli “fuori”.

      Rispondi
  • Luke

    31 Agosto 2014 alle 01:20

    Evit, i 62 secondi aggiunti sono presenti nell’ultima edizione distribuita in Blu Ray, quella con la copertina bianca giusto? Io ho la prima edizione, quella del 2007, e lì non ci sono.

    Rispondi
    • Evit

      31 Agosto 2014 alle 01:21

      Si, sono nella seconda edizione
      Bluray. Credo ci fossero anche nell’edizione speciale in DVD ma solo come contenuti extra accessibili dal secondo disco, ed erano sottotitolati, non ridoppiati, non ancora.

      Rispondi
  • Luke

    31 Agosto 2014 alle 01:27

    Aaaarghhhh!!! Adesso mi dovrò comprare anche questa! XD
    Comunque sì, ti confermo che la scena era presente come contenuto extra nell’edizione dvd a doppio disco, con sottotitoli.
    Sai per caso se ci sono scene aggiunte anche nelle ultime edizioni di “58 minuti per morire” e “Die Hard – Vivere o morire”, entrambi con la copertina bianca?

    Rispondi
    • Evit

      31 Agosto 2014 alle 01:33

      Di questi altri non so, mi dispiace. Sono solo esperto di Trappola di cristallo ??
      Se adesso ti dovrai comprare anche questa ennesima versione stai messo peggio di me ahah! Anche io ai tempi dei DVD comprai prima quella standard e poi quando uscì la versione 2 DVD dovetti acquistare anche quella!
      Comunque, per le scene aggiunte, doppiaggio a parte (che fa sempre piacere avere) non sono contento che non siano riusciti a “colorare” quell’inquadratura con l’agente speciale Johnson e il palazzo di sfondo che, esattamente come nella scena che avevo già visto in DVD nel 2003, permane in bianco e nero ed è abbastanza stupido vedere una cosa simile in un film Bluray!
      È uno stacco visivo troppo netto, anche i rumori di sottofondo cambiano, secondo me potevano lavorarci un po’ di più. L’hanno fatta come l’avrebbe potuto fare un qualsiasi fan.

      Rispondi
  • Luke

    31 Agosto 2014 alle 01:39

    Ok, grazie mille per le informazioni! Sono un fan di questo film anch’io, però non sapevo proprio nulla di questa versione estesa. Nonostante la qualità delle scene, da come me le hai descritte, mi sa che nei prossimi giorni il mio portafoglio peserà un pochino di meno e mi ritroverò con un doppione sullo scaffale. XD

    Rispondi
  • Fabio

    10 Novembre 2014 alle 22:28

    Ciao Evit,
    il post su ‘Trappola di cristallo’ (IL film d’azione!! High five!) devo ancora leggerlo per bene ed interamente. Mi limito su quel poco che ho letto riguardante il titolo.
    Se da una parte condivido l’odio per Cecchi Gori (pienamente: sto ancora pregando quotidianamente tutte le Divinità, orientali ed occidentali, che film come Die Hard 3 e Se7en tornino alle rispettive major, in questo caso Fox e Warner), dall’altra c’è da dire che per quanto riguarda la titolazione del terzo capitolo hanno seguito l’originale. Se a ‘Die Hard’ è seguito ‘Die Hard 2’ (con in alcuni casi l’aggiunta del sottotitolo ‘Die Harder’, riguardo quest’ultimo sono indecisi anche in patria), il terzo è semplicemente ‘Die Hard with a Veangeance’. Al quale poi sono seguiti (nei miei incubi) ‘Live Free or Die Hard’ e ‘A Good Day to Die Hard’.
    Un altro aneddoto ESCLUSIVO sulla titolazione del primo film. Mi sono chiesto molto anche io quale fosse l’effettiva causa di ‘Trappola di cristallo’ e ‘A un passo dall’inferno (Trappola di cristallo)’ ed un giorno trovai il mio Santo Graal negli archivi di alcuni giornali nostrani. Avevo intenzione di conservare l’informazione per un mio ipotetico sito o blog, ma siccome
    1) Dubito mi metterò mai a creare un sito/blog
    2) Tu e il tuo blog mi state assai simpatici
    – ecco perchè esistono questi due titoli.
    ‘Trappola di cristallo’ uscì nelle sale italiane a settembre / ottobre (ora non ricordo precisamente) 1988. Il film fu però largamente snobbato dal pubblico italiano, e così la Fox ha riproposto (secondo me facendolo passare per un nuovo film) il film con un titolo diverso, ‘A un passo dall’inferno (Trappola di cristallo)’, a giugno del 1989 (l’hanno persino fatto passare nuovamente al visto censura, infatti il visto su alcune edizioni home video è datato giugno 1989).

    Rispondi
    • Evit

      10 Novembre 2014 alle 22:31

      Ti ringrazio per le informazioni Fabio, le aggiungerò all’articolo dandoti credito. Vai a memoria oppure hai conservato i ritagli di giornale?
      Goditi il resto dell’articolo 😉

      Rispondi
  • Fabio

    11 Novembre 2014 alle 01:49

    Risposta tempestiva!
    In questo momento sto andando a memoria, ma gli articoli si trovano proprio online, anche se in questo momento dovrei ricordarmi quale fosse precisamente il giornale (forse l’Unità?). Mi ci farò un giro un qualche pomeriggio in cui ho taaanto tempo da perdere e salverò gli screen!
    P.S.: Non vorrei ricordare male, ma la versione estesa del film (con le scene inedite doppiate) era già presente nell’edizione speciale 2 dischi in Dvd. Ti potrò dire con certezza venerdì, ora non ho l’ed. a portata di mano.

    Rispondi
    • Evit

      12 Novembre 2014 alle 11:58

      Se mi potessi trovare l’estratto di queste informazioni sarei felicissimo di aggiungerle all’articolo prima che queste informazioni vengano perdute nel tempo.
      Nella prima versione edizione speciale 2 DVD la scena aggiunta era presente non doppiata negli “extra”. Forse non era neanche sottotitolata, non ricordo esattamente. Credo che l’abbiano doppiata per il Bluray. Vado a memoria perché vendetti il mio DVD anni fa

      Rispondi
  • Fabio

    11 Novembre 2014 alle 01:58

    P.P.S.: A leggere l’articolo ci avrò messo 2, 3 ore. Motivo? Mi incantavo con gli screenshot del film. Bellissima la fotografia di Jan De Bont al servizio della regia magistrale di John McTiernan (per me UN MITO, e un regista da studiare per come cattura ed incastra le inquadrature – da notare: la macchina da presa è quasi sempre in movimento, in un modo o nell’altro, e inquadrature in movimento vengono seguite da altre ancora in movimento – cosa che non era molto comune ad Hollywood all’epoca, e che introdussero proprio lui e Paul Verhoeven).

    Rispondi
    • Evit

      12 Novembre 2014 alle 12:00

      Concordo pienamente, questo è un film pieno di virtuosismi dove la fotografia è da premio oscar per ogni angolo e inquadratura. Ovviamente lo nota solo chi ha un occhio per queste cose, nell’articolo non ho voluto rompere le scatole su quanto io ami ogni singola posizione della telecamera in questo film.

      Rispondi
  • Fabio

    18 Novembre 2014 alle 00:45

    Proprio come McClane… NON SONO MORTO!
    E ho con me i ritagli di giornale de l’Unità (da archiviostorico.unita.it):
    Il primo è di venerdì, 30 settembre 1988 (che, deduco – anche dal fatto che cronologicamente parlando è il primo articolo in assoluto disponibile sul film nell’archivio e che in alto alla pagina vi è il titolo “Sugli schermi il nuovo Tinto Brass e ‘Trappola di cristallo'” – sia anche la data d’uscita del film):
    http://i58.tinypic.com/2ebcn4p.png
    …contenente una recensione abbastanza triste della pellicola.
    E il secondo invece è l’articolo che riguarda la riproposizione del film nelle sale con il nuovo titolo. Datato sabato, 26 agosto 1989 (anche in questo caso facendo un giro nell’archivio trovo assai probabile che il film sia uscito quello stesso fine settimana, venerdì 25):
    http://i61.tinypic.com/347tbph.png
    Inoltre una piccola chicca. Un banner pubblicitario di “Trappola di cristallo”, con alcuni stralci di recensioni tratte da il Corrire della Sera, Il Resto del Carino e Il Messaggero:
    http://i59.tinypic.com/5ebkw5.png
    P.S.: Ho anche dato un’occhiata alla mia edizione Dvd (che è l’edizione speciale 2 dischi del 2002, con la confezione in digipak) e confermo che la versione estesa E’ presente (e non solo le scene tagliate negli extra), e le scene aggiunte SONO DOPPIATE. Per accedervi nel menù principale selezionare
    -> Contenuti Speciali
    -> Versione Estesa
    -> Inizio Versione Estesa
    …e buona visione (per inciso, preferisco guardare la versione cinematografica).

    Rispondi
    • Evit

      18 Novembre 2014 alle 01:04

      Anche io preferisco quella cinematografica se non solo per il fatto che lo stacco qualitativo è troppo evidente nelle scene tagliate, inoltre rallentano un po’ il ritmo.
      Hai trovato vero oro in quei ritagli. Vedo il solito Crespi dell’unità che spara cazzate, mi hai appena dato materiale anche per la rubrica “Critica alla critica”. Ovviamente ti menzionerò.
      Ti ringrazio per il contributo e nuovamente benvenuto nella famiglia di Doppiaggi Italioti.

      Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 15:36

      Grazie. Riguardo la tua richiesta purtroppo non posseggo i diritti per farlo e rischierei inutilmente qualche sanzione al mio canale YouTube.
      Anche se in passato ho pubblicato spezzoni della durata di pochi secondi per la rubrica “frammenti di doppiaggio”, adesso cerco di limitare al minimo questa pratica, difatti ho anche smesso di pubblicare tale rubrica perché l’impegno nello scrivere i brevi articoli viene poi vanificato dai blocchi su youtube per motivi di copyright. È un vero peccato ma appoggiandomi a YouTube non ho altra scelta per il momento.

      Rispondi
  • Matt

    5 Aprile 2015 alle 20:12

    Non preoccuparti era solo una curiosità (proverò a chiedere al mio videotecaro di fiducia!)
    P.S Ho dimenticato di scrivere nel precedente commento che guardando il film mi sono accorto che quando i terroristi sparano all’autoblindo quello che spara dice:-I see him!-
    In italiano viene lasciato inspiegabilmente in inglese! Possibile che sia un problema del mio Dvd?
    Ciao e grazie ancora ,Matt.

    Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 20:28

      Non lo vedo in VHS da 10 anni ma credo ci fosse già, anzi, mi pareva di averlo menzionato nella lista di frasi non doppiate… Forse l’ho tralasciata, ma vedo dalla tua osservazione che sei anche tu un discreto fan del film.

      Rispondi
  • Matt

    5 Aprile 2015 alle 20:49

    Si, mi piacciono molto i film di Die Hard . E sicuramente non sono un fan come te,diciamo che sono soprattutto attento! ! Ma visto che hai menzionato Inferno di Cristallo nell’articolo che mi dici di quel ridoppiaggio maledetto che ha UCCISO il doppiaggio d’epoca, infangandolo con delle orribili voci!
    Sempre Ciao ,Matt

    Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 21:10

      Di quel film ho solo memorie di infanzia che sono più visive che auditive. Vale la pena un confronto? Vista l’epoca suppongo che l’avranno doppiato in stile anni ’50!

      Rispondi
  • Matt

    5 Aprile 2015 alle 21:39

    Sinceramente il confronto lo vale! Per attori carismatici come Paul Newman e Steve McQueen ,ci volevano delle voci adatte, che tenessero il passo e invece hanno toppato di brutto! E poi è un effetto stralunante non vederli doppiati dai loro doppiatori storici!

    Rispondi
  • Elwood

    28 Novembre 2015 alle 21:32

    Ciao Evit, seguo il tuo blog costantemente da quando l’ho scoperto un anno fa: complimenti per la tua passione e cultura! E, naturalmente, appartengo anch’io alla schiera di innamorati a prima vista di Trappola di cristallo 😀
    Conosciamo già i meriti di questo film e lo stesso articolo è più che esaustivo, tuttavia mi sono sempre posto una domanda: come mai è stato scelto proprio Roberto Pedicini per doppiare Bruce Willis?
    Ho avuto la fortuna di incontrare Maldesi (buonanima) mentre redigevo la tesi di laurea, e Pedicini in quei rapidi scorci ai Romics o uscendo dalle assistenze in sala. Pedicini campione di cazzeggio, tra parentesi! Ma quei momenti erano troppo rapidi/limitati dall’emozione per poter fare una domanda del genere, ammesso che se ne ricordassero dopo oltre vent’anni.
    Ricordo che sul forum di Genna Willis veniva citato fra gli attori più “sputtanati” in quanto ha avuto oltre una quindicina di doppiatori, ed è curioso che proprio Pedicini non sia ritornato, escludendo il flash de La colazione dei campioni. La mia modesta opinione, dopo anni, sarebbe orientata verso un’assegnazione fissa ad Angelo Maggi, ma la storia ci ha comunque regalato questa saga che oggi – finalmente? – sembra vertere verso Claudio Sorrentino.
    Tu conosci qualche dettaglio in proposito? Gli stessi Mario Cordova (protagonista dell’intera contemporanea serie di Moonlighting) o Marco Mete (la voce cinematografica di Willis più persistente negli anni 90) non sarebbero potuti essere adatti/provinati o altri scherzi vari?
    Mi fermo qui perché ho già scritto una bibbia, intanto grazie per l’attenzione! 😀
    Elwood

    Rispondi
    • Evit

      30 Novembre 2015 alle 01:13

      Ciao Elwood, piacere di conoscerti, ma forse abbiamo già scambiato qualche commento in passato?
      Posso dirti di non conoscere i dietro le quinte del doppiaggio di Die Hard, ahimé non ho neanche avuto la fortuna di incontrare Maldesi, da anni mi riproponevo di contattarlo e poi è venuto a mancare e non ce n’è stata più la possibilità. Certamente se mi capiterà di parlare con quel pirata di Pedicini gli chiederò che memoria ha di quell’esperienza.
      Ci tengo a precisare che non sono a favore delle “voci fisse” a priori, quindi che Sorrentino sia assicurato su Willis non è detto che rassicuri me. Non so se lo hai già letto nel mio blog, ma esiste in qualche archivio Fox un doppiaggio del quarto film con Pucci su Willis, scelto da Mazzotta in veste di direttore di doppiaggio. Sarei molto curioso di sentirlo ma non credo sia facilmente accessibile a meno che non si hanno amici agli archivi Fox.

      Rispondi
    • Elwood

      30 Novembre 2015 alle 21:51

      E’ la prima volta che ti scrivo di persona, forse qualcun altro ha già usato il nick Elwood?…
      Sì, avevo letto del doppiaggio con Pucci, mi pare per delle linee aeree, ma personalmente trovo il quarto Die Hard meno appassionante degli altri, per cui è una cosa che si ferma alla semplice curiosità per sentire le differenze.
      Anzi, ho trovato un po’ troppo elementare che il cattivo del quarto film avesse la stessa voce di Zeus del terzo, mentre il nerd del quarto ritorna nel quinto come voce di Jack McClane.
      Non per qualcosa contro Luca Ward e Francesco Pezzulli (tutt’altro), ma puoi immaginare, ha quel vago sapore di riciclaggio in economia…

      Rispondi
    • Evit

      30 Novembre 2015 alle 22:01

      Allora, se è la prima volta, ti do il benvenuto!
      Ti dirò, non ho fatto neanche troppo caso alle voci del quarto e del quinto perché, come dici tu, sono molto meno appassionanti: è opinione personale che il quarto sia del tutto inutile e che sappia molto poco di Die Hard, con Sorrentino che dà una voce che ricorda molto più il classico Mel Gibson che il suo precedente Bruce Willis; il quinto film poi è da galera, inguardabile anche come generico film d’azione (non a caso se ne vede qualche fotogramma nell’introduzione di ciascun episodio della mia serie su youtube “non comprate quel biglietto”)
      Del quarto sarei stato curioso di sentire Pucci su Willis. Chiesi di questo doppiaggio a Mazzotta l’anno scorso https://youtu.be/Bsfkxgro6pI

      Rispondi
  • SAM

    24 Agosto 2018 alle 23:13

    Purtroppo è vero : nella lingua giapponese , ” ge” e “gi” si pronunciano come avessero l’accA , mentre “ghe” e ” ghi ” e come se non l’avessero.
    Lo stesso accade con “ce” e ci”
    E non ti dico quanti orrori d doppiaggio negli anime nel pronunciare i vari nomi, quasi sempre sbagliati ( accade ancora oggi, e pure per editori specializzati come Dynit o Yamato ) .
    Troppo difficile ascoltare i doppiaggi nipponici e ripetere le pronunce.
    Non è che hai dedicato qualche articolo sugli orriori dei doppiaggi anime ?
    Blog molto interessante, complimenti.

    Rispondi
    • Evit

      25 Agosto 2018 alle 00:01

      Una certa italianizzazione dei nomi esteri posso capirla, si fa per qualsiasi lingua estera, non mi aspetto per esempio gli stessi accenti, però cose come la pronuncia delle consonanti mi sembra il minimo, basterebbe fare un attimo di attenzione, la stessa traccia americana sarebbe stata un ottimo punto di partenza in questo caso.
      Non conoscendo la lingua giapponese (eppure dovrei cominciare a studiare qualcosa per fare onore al mio 0,3% di DNA giapponese!) non mi sono mai occupato di doppiaggi di anime perché non avrei gli strumenti per valutarne l’adattamento, sebbene in certi casi già noti agli appassionati non ci sarebbe neanche bisogno di un confronto con l’originale, basterebbe verificare l’italiano.
      Un giorno potrei parlarne ma temo molto i fanatici che gravitano intorno a quel mondo, già Star Wars me ne porta fin troppi ahah! Per ora mi limito a ciò che conosco bene, il cinema di lingua inglese.
      Grazie per i complimenti, spero che troverai altri articoli di tuo gusto

      Rispondi
  • Fabi0

    18 Aprile 2020 alle 12:28

    In realtà il “bubi” di Ellis ha perfettamente senso, in quanto in tedesco è sinonimo di “ragazzino”, termine efficacissimo per percularsi ironicamente tra amici. Motivo per cui non solo è un adattamento azzeccato (in quanto Hans e C. sono apparentemente tedeschi), ma anche perfettamente in linea con il personaggio arrogante ed eccessivamente espansivo di Ellis.

    Rispondi
    • Evit

      18 Aprile 2020 alle 12:35

      Grazie F, mi hai risolto uno dei pochi dubbi rimasti! Aggiungo all’articolo se non ti dispiace, ti ho citato come Fabio ma preferisci in altro modo fammi sapere.

      Rispondi
  • rinoceronteobeso

    26 Dicembre 2020 alle 11:21

    È Natale: Iris ce lo fa rivedere tre volte questa settimana.
    Figata.

    Solo che a me Foschi è sempre piaciuto _molto_ di più di Vairano su Rickman.
    Vairano in Harry Potter tende a sibilare e rendere un Piton con molto meno testosterone in corpo.
    Foschi riproduce meglio quel modo di parlare da tigre appena leggermente irritata di Rickman.

    BUON NATALE!

    Rispondi
  • Giuliano

    9 Novembre 2021 alle 12:13

    Comunque, non so se sia stato giá detto di la foto del sig. Akagi che compare sul monitor é la stessa usata durante il funerale del capo di una gang cinese nel film Grosso guaio a Chinatown

    Rispondi
  • Alex

    23 Febbraio 2024 alle 00:33

    ma che cavolate scrivi??? lo sai che il Buby che viene detto nel film, non ha nulla a che vedere con quello che scrivi tu??? Buby è un diminutivo, un nomignolo che usano i tedeschi affettuosamente fra amici!!!!

    Rispondi
  • Daniele Manno

    10 Marzo 2024 alle 02:31

    Segnalo un’inezia: la seconda volta che lo nomini, il nome di battesimo di Pucci da Fabrizio passa a Francesco (complice probabilmente il fatto che nel testo menzioni più volte anche Francesco Vairano).

    Rispondi

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