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  • La questione Laurel & Hardy

    All’appassionato non far sapere… quant’è buona l’opinione di Leo con le pere

    L’arrivo online (pochi giorni fa) del trailer del film di imminente uscita, Stan & Ollie di Jon S. Baird, non può che risvegliare curiosità legittime su come questo film verrà doppiato in italiano ed è quindi giunta l’ora di parlare di un argomento che mi sembra a questo punto inevitabile.

    Questo film biografico su Laurel & Hardy ha come protagonisti Steve Coogan e John C. Reilly, entrambi detentori di candidature all’Oscar, e verrà presentato in anteprima al BFI Film Festival questo 21 ottobre. Uscirà poi ufficialmente nei cinema britannici a partire dall’11 gennaio 2019. Al momento in cui si scrive questo articolo non si sa nulla di una eventuale uscita italiana, ma si ipotizza al più tardi una proiezione primaverile.

    Stanlio e Ollio nell’immaginario collettivo italiano

    La coppia comica per eccellenza ha una presenza ancora forte nell’immaginario collettivo nostrano e in gran parte è dovuta ai memorabili doppiaggi storici, interpretazioni fortemente caratterizzate da un accento inglese/americano. La storia di queste versioni è ampiamente documentata ed è possibile saggiare alcuni dei doppiaggi arrivati fino a noi grazie a questo filmato antologico sulla storia delle voci di Stanlio e Ollio, estratto da un documentario del 2002 curato da Benedetto “Enciclopedia” Gemma dell’Oasi 165 dei “Figli Del Deserto”, la società internazionale dedita all’apprezzamento di L&H.

    Gli accenti di Stanlio e Ollio nacquero quando, agli albori del sonoro, non era stato ancora inventato il doppiaggio. La nascente industria cinematografica era già attentissima ai mercati stranieri e, non volendo perdere vendite in quei paesi (finita l’era muta non bastava più cambiare le didascalie!), escogitò uno stratagemma: girare lo stesso film più volte in lingue diverse. A seconda dei casi potevano rimanere fissi i protagonisti e cambiare soltanto i comprimari, in altri frangenti si sceglieva di sostituire tutto il cast con attori che parlassero bene la lingua di destinazione, quello che è successo con Dracula del 1931, dove gli stessi set venivano usati di giorno per girare il film in inglese con Bela Lugosi e, nottetempo, la sua versione spagnola con Carlos Villarìas.

    Due scene a confronto di Dracula (1931) nella sua versione americana con Bela Lugosi e la versione in spagnolo

    Stesso film, stessi set, attori e lingue diverse

    Nel caso invece che gli interpreti americani rimanessero gli stessi, questi dovevano leggere da lavagne poste fuori campo sopra cui venivano scritte foneticamente le battute in lingua straniera. Ciò vuol dire che gli attori leggevano frasi scritte approssimativamente “come si dovevano leggere”, senza conoscere la lingua e quindi senza sapere veramente ciò che dicevano, scena per scena.
    Così fu infatti per Laurel & Hardy, che girarono tra il 1930 e il 1931 le versioni “fonetiche” di alcuni cortometraggi (nonché un lungometraggio) in spagnolo, tedesco, francese… e italiano.

    Ecco un esempio tratto dalla versione ri-girata in spagnolo (ed espansa) di Chickens Come Home (1931), intitolata Politiquerìas dove è possibile vedere Oliver Hardy che recita in spagnolo.

    Sono certo che anche quelli di voi non ferratissimi in spagnolo avranno notato il forte accento americano. Ebbene, immaginate dunque che qualcosa di molto simile fu ciò che si poteva sentire nei cinema del Bel Paese quando uscì da noi la versione ri-girata per il mercato italiano del loro primo lungometraggio, Pardon Us (1931), qui intitolata Muraglie.
    Sì, immaginate e basta! Ad oggi questa versione “alternativa” del film è considerata perduta. Stesso destino è presunto per Ladroni, versione italiana del corto Night Owls (1930).

    Il resto, per usare un cliché già vecchio ai tempi di Gutenberg, è storia. L’accento straniero fece ridere gli italiani che videro Muraglie, e qualche anno dopo arrivò il doppiaggio e con esso il film Fra’ Diavolo nel quale, per la prima volta i loro personaggi vengono chiamati “Stanlio” e “Ollio”, sensatamente direi, perché la storia era ambientata proprio in Italia. Da allora Laurel & Hardy vennero sempre doppiati con accento straniero e si chiamarono sempre Stanlio e Ollio, anche se l’ambientazione non era più italiana.

    Per approfondimenti sulla storia delle voci italiane, rimandiamo a questi due ottimi articoli: Introduzione alla storia delle voci di Stanlio e Ollio (di Andrea Ciaffaroni, 2012) e La vera storia delle voci italiane di Stan Laurel e Oliver Hardy (di Antonio Costa Barbè, 2000).

    La pratica del doppiaggio con accento straniero si è estesa perfino ai film in cui Oliver Hardy recitava senza Laurel e il personaggio non era per niente (nella versione originale del film in questione) quello di “Ollie”; non solo dando la voce e l’accento buffo di Sordi a un personaggio che non li richiedeva, ma arrivando anche a chiamarlo “Ollio” e a stravolgere completamente il copione, come nel caso del film Zenobia (1939) poi ri-titolato per il mercato italiano Ollio, sposo mattacchione (nel quale gli dà la voce Carlo Croccolo). Un vecchio caso di titolo italiota e sequel apocrifo!

    Locandina italiana del film Zenobia (1939), intitolato in italiano come Ollio sposo mattacchione

    In questo film Hardy interpreta il dottor Henry Tibbett, medico condotto in una commedia ambientata ai tempi della guerra civile americana. La distribuzione italiana ha pensato bene di chiamarlo Ollio Hardy, di affiancargli una moglie che parla come Stanlio e di inserire la foto dell’amico magro nell’album di famiglia. Ah, e non dimentichiamo gli schiavi neri ghe barlano gozì, badrone, che in un doppiaggio del dopoguerra erano ancora considerati cosa normale.

    Nel film Il ritorno del kentuckiano (1949) poi si è voluti affiancare “Ollio” addirittura a John Wayne, quando in realtà il personaggio interpretato da Oliver Hardy si chiamava semplicemente “Willie”. Ormai Oliver Hardy e il suo personaggio “Ollio” erano un’entità unica e inseparabile… in Italia.

    Il doppiaggio “buffo” per tradizione è continuato fino ai giorni nostri quando, in ultimo, Mediaset richiamò nel 2008 il duo Ariani e Garinei, che aveva già prestato le voci ai S&O negli anni ’80, per doppiare il film I maestri di ballo (1943), il cui doppiaggio storico è andato perduto.

    Qui vorrei tirare una riga immaginaria con la matita. Perché è arrivato il momento di parlare della eventuale uscita italiana di questo tanto atteso film biografico su Laurel & Hardy, un progetto dalla lunga gestazione che finalmente sta vedendo la luce. Inutile dire che tutti i fan e gli appassionati sono in attesa e fiduciosi, vista la risposa ampiamente positiva al trailer. Resta l’incognita italica dell’adattamento e del doppiaggio i quali, qualunque sarà la direzione intrapresa, si porteranno dietro non pochi problemi.

    Stan & Ollie (2018) coming soon poster

    Stanlio e Ollio nel film biografico del 2018

    Chi conosce le voci originali di Laurel e Hardy può constatare con piacere che Coogan e Reilly, a giudicare dal trailer, hanno fatto un eccellente lavoro di ricalco vocale.
    Il film, da quello che si sa già, parlerà del periodo finale della loro carriera di coppia e della loro relazione personale lontano dalle cineprese. Nell’ottobre del 1953 Stan Laurel e Oliver Hardy si imbarcano in quello che sarà il loro terzo e ultimo tour teatrale nel Regno Unito, terminato bruscamente a causa di un improvviso malore di Hardy nel maggio del 1954.

    Una pellicola biografica, dunque, che si suppone drammatizzerà, romanzerà e dipingerà, magari con qualche libertà artistica, la vicenda umana di due persone veramente vissute. Ci si aspetta momenti in cui si sorride, ma lungi dunque dal voler essere una commedia “slapstick”.

    Cosa aspettarci dalla versione italiana di questo film?

    Tutto ciò che si sa, per il momento, è che la distribuzione sarà di Lucky Red (secondo il sito Mymovies) quindi si deve presumere per forza di cose che il titolo “tradotto” che troviamo su IMDb (Stanlio e Ollio) sia venuto da loro ma altri dettagli su una versione italiana non sono pervenuti, tutti i siti di informazione hanno semplicemente riportato il trailer (al momento soltanto in inglese, senza sottotitoli) facendo poi un copia&incolla di notizie generali sul film e ripetendo ciò che già sappiamo.

    Non ci è dato di sapere a questo punto se il titolo italiano sia definitivo o provvisorio, messo lì intanto per battere un po’ il tamburo e svegliare chi potrebbe essere interessato all’uscita del film. Non ci è dato neanche di sapere, ancora, che linea prenderà l’adattamento dei dialoghi e il doppiaggio, e dunque se anche in questo film biografico faranno capolino i vecchi accenti “buffi”, anche solo per le scene in costume.

    Immagine dal film Stan and Ollie (2018), Stanlio e Ollio in posa

    Opinione di chi scrive è che sarebbero assolutamente fuori posto in un film come questo, rappresentano ormai un anacronismo, una tradizione della quale non tutti ricordano l’origine e che ormai si è ridotta a una catena di imitazioni dell’attore che lo ha preceduto, sempre più sbiadite. E, ad ogni modo, sarebbero un madornale errore di tono all’interno di quello che, a tutti gli effetti, vuole essere comunque un film “serio”. Allo stesso tempo c’è il problema della nostalgia che in Italia è legata indissolubilmente al doppiaggio con voci buffe.

    Chiunque concorderà con il fatto che non potranno farli parlare in modo macchiettistico anche nelle scene “fuori dal set”, ma c’è sempre la possibilità che li doppino con i familiari accenti inglesi nelle scene in cui Coogan & Reilly sono “nel personaggio”. Non è una prospettiva così lontana perché ancora oggi, come è stato rimarcato spesso su questo stesso blog, quando si vuol indicare un cambio di codice, la risposta più veloce e semplice per il doppiaggio italiano è usare un accento, che sia esso straniero o regionale. Vedasi per esempio il controverso caso de Il concerto di Radu Mihăileanu: un film che nasce bilingue, parlato sia in francese che in russo. La maggior parte degli interpreti parla appunto in russo, e i comprimari in francese. Allora per quale ragione si è dato l’italiano standard ai francesi, e l’italiano accentato in russo ai russi? Forse la spiegazione sta nel fatto che i russi in questo film rappresenterebbero “gli stranieri” in Francia e quindi il codice vorrebbe indicare “l’altro”, ma resta il fatto che il risultato sia grottesco perché questa operazione è stata fatta nel 2009 e non in piena guerra fredda con gli ufficiali sovietici che domandano a Totò se è veramente lui l’ammiraglio Canarinis.

    È forse giunta l’ora di scrollarci di dosso queste abitudini? Sarà ormai superato il trovare “buffo” l’accento straniero di una persona che si sforza di parlare nella nostra lingua?

    Stan & Ollie, poster del film su Stanlio e Ollio, in uscita nel 2018

    L’opinione fuori dal coro

    Chi scrive ha imparato la lingua inglese grazie, in primo luogo, proprio a Stan & Ollie, avendo avuto la curiosità, più di dieci anni addietro, di andarmi a cercare i loro film in lingua originale. Imparando l’inglese ho imparato ad amare questa coppia comica che, come tanti della mia generazione, avevo comunque conosciuto in televisione, in film doppiati in italiano e spesso attraverso copie super tagliuzzate, sbiadite, col contrasto a mille o magari colorate male al computer; e voglio che sia chiaro, apprezzo i doppiaggi italiani dei loro film… ne apprezzo molti ma non tutti (quelli anni ’80 in particolare sono di un trash puro quindi chi ama Stanlio e Ollio in italiano dovrebbe sempre specificare esattamente quali film include nella sua lista di adattamenti da difendere). Conoscendoli più approfonditamente in lingua originale però ho compreso che effettivamente non avrebbero bisogno di questi accenti per essere divertenti, erano due “clown” che facevano uso (venendo dal cinema muto) principalmente del linguaggio fisico.

    A proposito dei doppiaggi anni ’80 di Stanlio e Ollio, se il nostro amato Evit scoprisse la qualità degli adattamenti anni ’80 firmati da un tale Guido Leoni, fautore di molti infausti adattamenti televisivi “italioti” (La tata è uno dei suoi, ma anche Pappa e ciccia), potrebbe dare un nuovo nome al suo dolore.

    Il fatto che le loro voci originali abbiano funzionato è stata la loro salvezza a cavallo tra il 1928 e il 1930 perché tanti loro colleghi non riuscirono a fare il salto al sonoro. In lingua originale ci hanno dato tantissime battute memorabili, ma resta il fatto che Stan & Ollie possono essere visti anche senza il sonoro e fanno cascare lo stesso giù il teatro dalle risate!

    Provate però a proporre a un fan italiano di Stanlio e Ollio di sentirli doppiati “normali”. Vi dirà che nessuno li vuole così o al peggio vi chiamerà “stupìdi”.
    E posso anche capirlo, so benissimo di essere un fan atipico, una voce fuori dal coro tra gli appassionati del duo comico, in minoranza, specie perché realizzare nuovi (ulteriori) doppiaggi delle vecchie comiche con il pretesto di doppiarli “normali” sarebbe sempre una operazione bislacca vista l’età di questi film. D’accordo, lasciamo in pace i doppiaggi storici (e magari impegniamoci a preservarli e restaurarli ove ancora possibile) ma, per quanto riguarda il nuovo film, direi che quella dell’accento “buffo” è una tradizione che possiamo lasciarci alle spalle, e salutare con un bell’arrivedorci!

    John C. Riley nei panni di Oliver Hardi che saluta con un arrivedorci. Photo by Joan Wakeham/REX/Shutterstock (8595101y) John C Reilly 'Stan and Ollie' on set filming, Bristol, UK - 10 Apr 2017

  • Romics 2014 e video intervista a Fabrizio Mazzotta

    Romics
    Romics 2014. Con la possibilità di intervistare il doppiatore Fabrizio Mazzotta, Evit si è fatto coraggio e si è gettato per voi in quella bolgia infernale chiamata “Romics di sabato” (il “Romics di domenica” è invece soprannominato “K-19“) con l’ottimismo di chi partecipa per la prima volta a questo evento… per uscirne poi sudato, esausto, onestamente un po’ atterrito e con lo spaesamento di chi partecipa per la prima volta a questo evento, ma ciononostante molto contento per l’esito di questo viaggio. Sono riuscito ad incontrare Fabrizio Mazzotta.

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    Con una pistola puntata alla testa (fuori campo) Mazzotta sponsorizza Doppiaggi Italioti. 😉


    Già la mezz’ora di fila all’entrata mi aveva ricordato di quanto io sia completamente ignorante di serie “anime” giapponesi, essendo circondato da costumi a me così oscuri che quasi mi commuovo quando in fila accanto a me noto uno vestito da Seneca Crane di Hunger Games… e non è un buon segno. Il mio bagaglio culturale nel campo dell’animazione giapponese si ferma a Akira, Ghost in the Shell e ai cartoni della mia infanzia. Inoltre il mio abbigliamento casual, la fotocamera da hipster appesa al collo e lo zainetto minimal contribuiscono al mio estraniamento dall’universo che mi circonda (qualcuno mi scambierà anche per un organizzatore) fatto di regazzini vestiti nei modi più disparati… da che cartone verrà quel costume lì? Quel cavaliere è un generico crociato o sarà una replica fedele di qualche personaggio videoludico? Guarda, una bambina vestita da protagonista di Hunger Games, che carina… e ce n’è un’altra… e un’altra un po’ più in là… e un’altra ancora. Adesso ho capito chi, oltre a me, si è visto Hunger Games al cinema decretandone un successo che avevo ritenuto inaspettato nel 2012… i regazzini.
    Ritenendo i vestiti della folla intorno a me indegni delle mie foto, ho rivolto l’obiettivo su un cacciuttiello, anche lui lì in fila.
    Canino romics 2

    Ritraimi come una delle tue ragazze francesi

    Non essendo mai stato al Romics prima d’ora ed avendo solo visto il Lucca Comics, realizzato con bei gazebo nel centro storico della città, mi lascio sorprendere un po’ dallo stile “futuro distopico” della struttura fieristica romana… pilastri in cemento che sorreggono un lungo cavalcavia (penso “ma dove l’hanno messa questa fiera, sotto a un’autostrada?“), che si rivela essere semplicemente una passerella sopraelevata.
    Ai lati del cavalcavia pedonale si trovano dei capannoni tipo hangar aeroportuali (sicuramente riciclati, grazie a furbissimi appalti, dal vicino aeroporto) che fungono da “padiglioni” e tra un capannone e un altro oscuri anfratti diventano subito bivacchi per mangiatori-di-panini-fatti-dalla-mamma e per gli occasionali fumatori adolescenziali di spinelli, di quelli che fanno un tiro, la posizionano in verticale davanti agli occhi e ne osservano la cima fumante con sguardo sofico.
    Molto presto gli angoli al di sotto del cavalcavia si riempiono di cartacce e rifiuti vari ricordando uno scenario da Blade Runner, mancavano solo i neon e la pioggia… ed essendo questo un luogo anche per appassionati di film, direi la trasformazione degli ambienti esterni a “futuro decadente” abbia giovato all’evento.

    Un gruppo di regazzini accoglie i nuovi arrivati aggirandosi minacciosamente al di sotto del cavalcavia con maschere molto convincenti che replicano quelle viste nel film Anarchia – La notte del giudizio. “Maschere molto ben fatte ma siete cretini“, penso tra me e me, perché nessuno dovrebbe mai commemorare quell’orchite hollywoodiana chiamata “The Purge 2 – Anarchy“, una vera e propria purga di fascinema.

    Roberto Diso della Bonelli Editore

    Roberto Diso della Bonelli Editore

    Nei padiglioni alle 12:00 c’è tanta gente ma sono ancora visitabili, li percorro tutti, osservando i vari stand, scattando qualche rara foto. Una scelta saggia, quella di visitare tutti i padiglioni subito, dato che, solo un paio d’ore dopo, la folla sarebbe stata tale da impedire l’accesso a determinate aree.

    Stampante 3D all'opera

    Stampante 3D all’opera


    Fumettari che presentano il loro libro. Quello in maglietta rossa è "Sio" del canale YouTube "Scottecs"

    Fumettari che presentano il loro libro. Quello in maglietta rossa è “Sio” del canale YouTube “Scottecs”

    Comincio a vedere qualche costume decente, tratti da film un po’ più noti… l’illusione però si spezza quando si sentono delle elfe del Signore degli Anelli parlare romanesco e che, più che altro, mi ricordano dell’esistenza quel capolavoro blasfemo che è “Signore dei Piselli” dei Raminkia.
    Spero di incontrare almeno un Giudice Dredd per fargli ripetere qualcuna delle frasi pacchiane di quel film ed assicurarmi così una spassosa clip da mettere su YouTube ma niente da fare, solo assassini e altri personaggi di serie videoludiche abusatissime.

    Se deve fidà! Sta bbacchetta maggica è 'a meglio le dico

    Se deve fida’! Stabbacchetta maggica è ‘a meglio le dico

    Vado verso i banchetti dedicati alle serie cinematografiche con cui ho più familiarità… Ghostbusters, Guerre Stellari, Batman e altri… tanti sono gli zombi ma non è chiaro a quale film/serie appartengano, il mercato ne è ormai saturo, sono generici zombi. Carina l’area arredata in stile apocalisse zombi dell’associazione “Doom Valley”… Ah, vi avevo detto che c’erano anche degli ZOMBI!?

    Doom Valley

    Associazione “Doom Valley”… bella foto “dinamica”

    Allo stand di Ghostbusters Italia noto con rammarico che solo il giorno prima era passato Massimo Foschi (voce celebre di Dart Fener), un’occasione mancata! Anche il mio amico doppiatore Edoardo Stoppacciaro doveva essere a quello stand nei giorni della fiera ma alla fine non è potuto venire.
    Grazie ad un aggancio avrei dovuto incontrare persino Marco Mete ma, poveraccio, esausto dalla direzione del doppiaggio di Interstellar (che doveva finire a velocità interstellar) non ha avuto la forza di venire e si è dato per malato.
    Visto che sono allo stand di Ghostbusters, mi improvviso cavia umana e cerco di indovinare la carta astraendomi il più possibile…

    ... un po' di linee ondulate?

    … un po’ di linee ondulate?

    Incrocio poi qualche Indiana Jones, un anziano Obi Wan, qualche Lara Croft, altre protagoniste di Hunger Games e noto, quasi per caso, l’auto “KITT” della serie Supercar parcheggiata in un angolino un po’ anonimo. Rifuggo infine verso l’esterno per una boccata d’aria e per azzannare uno dei miei panini portati da casa perché sono taccagno e non voglio spendere nemmeno un centesimo da quei cravattari dei venditori di cibarie alla fiera.

    Obi Wan per hobby

    Obi Wan per hobby

    KITT

    KITT

    Ogni tanto si sentono grandi schiamazzi di folle urlanti, alcuni gruppi di regazzini scattano come dei centometristi verso direzioni ignote, un commerciante vicino a me esclama “sarà er solito iutuber“. Scopro solo sulla via di casa che in quel giorno c’era anche il caro Alberto Pagnotta ma, anche a volerlo, credo non sarei mai riuscito ad incontrarlo senza l’ausilio di una mietitrebbiatrice per farmi strada tra i suoi fan adolescenti. Per fortuna ci eravamo già incontrati a Empoli qualche mese fa, in un ambito molto più rilassato e non ebefrenico.

    Cantori di Westeros

    (questa foto non mi appartiene)

    Rientrando noto lo stand de’ Il Trono di Spade e mi piacerebbe farmi una foto sull’omonimo trono (come avevo già fatto a Empoli) ma si è formata una calca oscena e, accanto a me, un romano di quarant’anni (se non più) si emoziona come un bambinone esclamando caciaronamente e con un tatto da zappatore: “Aò guarda! Ce sta pure er nanetto!“.

    Uno dei padiglioni

    Uno dei padiglioni

    La folla aumenta gradualmente e comincia a diventare arduo muoversi all’interno dei padiglioni; in uno di questi sento il tanfo di qualche fetentissimo cibo asiatico di produzione industriale che vendono sempre in queste occasioni (approfittando delle nippo-voglie adolescenziali) e non mi sorprende scoprire che in quello stesso giorno sono stati ricoverati 28 ragazzi per intossicazione alimentare… A’ rega’, er giapponese se magna nei ristoranti, non da quei paninari che vi vendono robaccia avanzata dal Lucca Comics dell’anno scorso!
    Mia madre il giorno dopo sente la notizia al telegiornale e per un secondo si preoccupa ma poi si ricorda che suo figlio in queste occasioni è super taccagno e che non avrà speso un centesimo alla fiera oltre al biglietto di ingresso.
    Aveva ragione.

    folla

    masse isteriche

    Verso le 16 la folla cresce a dismisura e presto diventa spaventosa come quella di M – Il Mostro di Düsseldorf; la rete telefonica mobile, già da metà giornata messa a dura prova, collassa definitivamente dando agli adolescenti un assaggio dei primi anni ’90. Pochi fortunati utenti Vodafone godono (addirittura) di una minima copertura internet e diventano subito prede di amici disperati. Perdere di vista l’amico con cui si è venuti al Romics vuol dire tornare a casa da soli. “Vado un momento a cercare Tizio” diventano le ultime parole sentite da molti.
    In questa confusione totale temo che non riuscirò ad incontrare Mazzotta con il quale mi ero dato un generico appuntamento e l’ultimo messaggio ricevuto prima del collasso della rete mobile era stato “sono ancora a casa, tra poco parto“.
    Per puro caso lo trovo più tardi mentre ero alla ricerca di un’altra persona. Ci salutiamo con affetto nonostante non ci fossimo mai visti o incontrati prima e, con la scusa dell’intervista, Mazzotta e io ci dileguiamo trovando una miracolosa stanza-rifugio vuota e meno rumorosa… e a questo punto mi improvviso intervistatore.

    Ebbene questa è l’intervista in esclusiva per Doppiaggi Italioti, seguìta dal suo saluto per tutti voi, lettori carissimi. Vi ricordo che entrambi i video sono disponibili in HD, nonostante la penosa conversione di YouTube.

    intervista mazzotta

    “Clicca” sull’immagine

    Ringrazio ancora Fabrizio per la sua gentilezza e cordialità e vi lascio con il suo personale saluto a tutti voi, lettori di questo blog. Tutte le altre foto che ho scattato all’evento le troverete sulla pagina Facebook di Doppiaggi Italioti.

    mazzotta saluto

    “Clicca” sull’immagine

  • Classe 1999 – doppiaggio e ridoppiaggio

    Bambino del film Classe 1999 che fa il gesto del dito medio. La vignetta legge: al nuovo doppiaggio... tiè!
    Class of 1999, originariamente chiamato 1999 – terrore in classe e poi più fedelmene Classe 1999, è una sorta di sequel spirituale e molto autoironico di Classe 1984 dello stesso regista Mark L. Lester. In questo film, che inizia in stile Fuga da New York e termina in stile Terminator, la criminalità minorile è cresciuta a dismisura e le scuole sono diventate zone smilitarizzate in mano alle gang (non è chiaro chi o cosa obblighi i giovani delinquenti ad andare a scuola ma la premessa non è da prendere proprio sul serio). Per risolvere il problema il Ministero dell’Istruzione e Difesa lancia un programma pilota per rimpiazzare i docenti con dei robot travestiti da insegnanti. Viene fuori che i robot sono difettosi (già precedentemente scartati dall’esercito) ed ingaggeranno una guerra contro gli studenti (non prima però di averne ucciso qualcuno in maniera sempre molto… curiosa).
    Il film è poco pretenzioso e delinea un futuro assai deprimente… cosa che personalmente adoro. Sì, sono un fan della fantascienza a basso costo. Forse qualcuno si ricorderà che passava spesso su TMC (ve la ricordate? Poi sostituita da La7). Dal cambio con La7 il film è scomparso dalla televisione italiana per poi ricomparire in DVD. Tutto OK dunque? Manco per sogno. Come molti altri titoli, è stato ahimè ridoppiato. In meglio? Manco per sogno!
    Con la nuova versione si introduce anche un nuovo livello di bassezza nella qualità del doppiaggio italiano che speravo davvero di non dover sentire mai. Voci milanesi che vorrebbero spacciarsi senza accenti ma che poi cadono in dialettismi regionali incomprensibili nella maggior parte d’Italia come “bigiare la scuola“. Se lo avessero doppiato a Roma allo stesso modo cosa dovevano dire, “fare sega a scuola“? E “fare forca” se lo doppiavano a Firenze?
    Il nuovo doppiaggio inoltre, con le sue voci isolatissime e con pochissime voci di fondo anche in scene affollate, dà proprio l’impressione di essere stato eseguito in uno studio di registrazione, una percezione che lo spettatore non dovrebbe mai avere! Quindi si ha il peggior effetto possibile, quello di esser coscienti di stare guardando un film doppiato in sala di registrazione, ovvero il fallimento della ragion d’essere del doppiaggio stesso che, ripeto, non dovrebbe mai essere coscientemente percepito.
    Ci sono doppiaggi amatoriali su youtube di qualità nettamente superiore a questa che invece non supera mai il livello “telenovela sudamericana di Rete4”, nei momenti migliori.
    Il vecchio doppiaggio ovviamente non era così. Tante piccole cose danno spessore ad un doppiaggio eseguito a regola d’arte. Prima di tutto le voci di fondo! Difatti nelle scene di massa il nuovo doppiaggio sfoggia soltanto due o tre voci dei personaggi dialoganti, il resto intorno è muto o quasi. Nella versione cinematografica si sentivano svariati commenti degli altri studenti come è ovvio che sia (tra l’altro davano anche piccole indicazioni utili alla comprensione della trama e non stonavano con il film in generale, la creatività italiana TALVOLTA aiuta il film e sottolineo “talvolta”).
    Questo mi sembra un punto chiave che può apparire poco importante ma che fa una grandissima differenza.
    Vogliamo parlare dei dialoghi? Parliamo dei dialoghi… quelli del nuovo doppiaggio sono dialoghi che non hanno sempre senso, sicuramente lo avevano in inglese ma qualcosa è stato perduto nella traduzione quasi scolastica e senza fantasia. Le frasi assai poco memorabili poi sono peggiorate da interpretazioni pulite ma piatte, alcune senza emozioni. Se gli dovessi dare un voto da scuola media questo ridoppiaggio si beccherebbe un “gravemente insufficiente”!
    Com’era dunque il vecchio doppiaggio? Beh questo è uno di quei casi dove il doppiaggio italiano migliora il film con battute divertenti e recitazioni memorabili (spesso migliori di quelle originali) ma che soprattutto hanno senso nel contesto e non pedisseque traduzioni dall’inglese lanciate a caso. Il fatto è che non vi accorgerete mai di quanto fosse buono il vecchio doppiaggio fin quando non avrete ascoltato il nuovo.
    Ma non credete a me, ascoltate con le vostre orecchie guardandovi alcuni piccoli pezzi del film con doppiaggi a confronto.

    Il nuovo insegnante di storia


    Bigiare la scuola

    L’ora di educazione fisica

    La sequenza più indicativa secondo me è quella della rissa in classe nella quale l’attore che interpreta il robo-professore di storia ruba completamente la scena (nel doppiaggio originale) con battute anche divertenti. La nuova versione ha una traduzione più fedele al copione originale ma quello che dice ha sempre molto meno senso, i dialoghi sono meno naturali (oltre che meno divertenti e memorabili), sebbene la voce scelta sia adeguata al contrario di molti altri personaggi.
    Bene, spero di non avervi tediato con questa filippica contro il nuovo doppiaggio di un film sconosciuto ai più. Era da tempo che volevo parlare di questo film perché quando lo rividi in DVD percepii subito che qualcosa non andava, lo ricordavo semplicemente più spassoso, con battute più memorabili. Poi vado a leggere sulla lista di film ridoppiati et voilà, mistero risolto. Ci rimasi malissimo, con il nuovo doppiaggio il film è semplicemente piatto e immemorabile, mancando di tutto quel poco che lo rendeva interessante. Per fortuna la vecchia versione è ancora recuperabile (non facilmente… ma è recuperabile) e se non avete mai visto questo film ma siete vagamente interessati a vederlo dopo la lettura di questo mio pamphlet, NON GUARDATE ASSOLUTAMENTE LA NUOVA VERSIONE perché vi rovinerebbe completamente il film, per sempre!
    Da notare la solita locandina italiana che è tipicamente più interessante del film stesso. Gli italiani in quanto a locandine non li batte nessuno.
    locandina italiana del film Classe 1999
    Mi sento di segnalare questa recensione sul sito Il cinemaniaco che forse descrive il film in maniera più interessante di quanto abbia fatto io stesso, del resto le mie trame sono solo un incipit per poi passare a parlare di doppiaggi.


    Per finire, ecco alcuni possibili effetti collaterali che possono insorgere dalla visione di Classe 1999 ridoppiato:

    Si va dalla sorpresa, dall’indifferenza e dalla confusione…


    alla nausea…

    all’autoflagellazione

    alla lotta armata…

    ai tentativi di suicidio…

    all’autodistruzione…

    …e, in casi estremi, alla morte.