La questione Laurel & Hardy

All’appassionato non far sapere… quant’è buona l’opinione di Leo con le pere

L’arrivo online (pochi giorni fa) del trailer del film di imminente uscita, Stan & Ollie di Jon S. Baird, non può che risvegliare curiosità legittime su come questo film verrà doppiato in italiano ed è quindi giunta l’ora di parlare di un argomento che mi sembra a questo punto inevitabile.

Questo film biografico su Laurel & Hardy ha come protagonisti Steve Coogan e John C. Reilly, entrambi detentori di candidature all’Oscar, e verrà presentato in anteprima al BFI Film Festival questo 21 ottobre. Uscirà poi ufficialmente nei cinema britannici a partire dall’11 gennaio 2019. Al momento in cui si scrive questo articolo non si sa nulla di una eventuale uscita italiana, ma si ipotizza al più tardi una proiezione primaverile.

Stanlio e Ollio nell’immaginario collettivo italiano

La coppia comica per eccellenza ha una presenza ancora forte nell’immaginario collettivo nostrano e in gran parte è dovuta ai memorabili doppiaggi storici, interpretazioni fortemente caratterizzate da un accento inglese/americano. La storia di queste versioni è ampiamente documentata ed è possibile saggiare alcuni dei doppiaggi arrivati fino a noi grazie a questo filmato antologico sulla storia delle voci di Stanlio e Ollio, estratto da un documentario del 2002 curato da Benedetto “Enciclopedia” Gemma dell’Oasi 165 dei “Figli Del Deserto”, la società internazionale dedita all’apprezzamento di L&H.

Gli accenti di Stanlio e Ollio nacquero quando, agli albori del sonoro, non era stato ancora inventato il doppiaggio. La nascente industria cinematografica era già attentissima ai mercati stranieri e, non volendo perdere vendite in quei paesi (finita l’era muta non bastava più cambiare le didascalie!), escogitò uno stratagemma: girare lo stesso film più volte in lingue diverse. A seconda dei casi potevano rimanere fissi i protagonisti e cambiare soltanto i comprimari, in altri frangenti si sceglieva di sostituire tutto il cast con attori che parlassero bene la lingua di destinazione, quello che è successo con Dracula del 1931, dove gli stessi set venivano usati di giorno per girare il film in inglese con Bela Lugosi e, nottetempo, la sua versione spagnola con Carlos Villarìas.

Due scene a confronto di Dracula (1931) nella sua versione americana con Bela Lugosi e la versione in spagnolo

Stesso film, stessi set, attori e lingue diverse

Nel caso invece che gli interpreti americani rimanessero gli stessi, questi dovevano leggere da lavagne poste fuori campo sopra cui venivano scritte foneticamente le battute in lingua straniera. Ciò vuol dire che gli attori leggevano frasi scritte approssimativamente “come si dovevano leggere”, senza conoscere la lingua e quindi senza sapere veramente ciò che dicevano, scena per scena.
Così fu infatti per Laurel & Hardy, che girarono tra il 1930 e il 1931 le versioni “fonetiche” di alcuni cortometraggi (nonché un lungometraggio) in spagnolo, tedesco, francese… e italiano.

Ecco un esempio tratto dalla versione ri-girata in spagnolo (ed espansa) di Chickens Come Home (1931), intitolata Politiquerìas dove è possibile vedere Oliver Hardy che recita in spagnolo.

Sono certo che anche quelli di voi non ferratissimi in spagnolo avranno notato il forte accento americano. Ebbene, immaginate dunque che qualcosa di molto simile fu ciò che si poteva sentire nei cinema del Bel Paese quando uscì da noi la versione ri-girata per il mercato italiano del loro primo lungometraggio, Pardon Us (1931), qui intitolata Muraglie.
Sì, immaginate e basta! Ad oggi questa versione “alternativa” del film è considerata perduta. Stesso destino è presunto per Ladroni, versione italiana del corto Night Owls (1930).

Il resto, per usare un cliché già vecchio ai tempi di Gutenberg, è storia. L’accento straniero fece ridere gli italiani che videro Muraglie, e qualche anno dopo arrivò il doppiaggio e con esso il film Fra’ Diavolo nel quale, per la prima volta i loro personaggi vengono chiamati “Stanlio” e “Ollio”, sensatamente direi, perché la storia era ambientata proprio in Italia. Da allora Laurel & Hardy vennero sempre doppiati con accento straniero e si chiamarono sempre Stanlio e Ollio, anche se l’ambientazione non era più italiana.

Per approfondimenti sulla storia delle voci italiane, rimandiamo a questi due ottimi articoli: Introduzione alla storia delle voci di Stanlio e Ollio (di Andrea Ciaffaroni, 2012) e La vera storia delle voci italiane di Stan Laurel e Oliver Hardy (di Antonio Costa Barbè, 2000).

La pratica del doppiaggio con accento straniero si è estesa perfino ai film in cui Oliver Hardy recitava senza Laurel e il personaggio non era per niente (nella versione originale del film in questione) quello di “Ollie”; non solo dando la voce e l’accento buffo di Sordi a un personaggio che non li richiedeva, ma arrivando anche a chiamarlo “Ollio” e a stravolgere completamente il copione, come nel caso del film Zenobia (1939) poi ri-titolato per il mercato italiano Ollio, sposo mattacchione (nel quale gli dà la voce Carlo Croccolo). Un vecchio caso di titolo italiota e sequel apocrifo!

Locandina italiana del film Zenobia (1939), intitolato in italiano come Ollio sposo mattacchione

In questo film Hardy interpreta il dottor Henry Tibbett, medico condotto in una commedia ambientata ai tempi della guerra civile americana. La distribuzione italiana ha pensato bene di chiamarlo Ollio Hardy, di affiancargli una moglie che parla come Stanlio e di inserire la foto dell’amico magro nell’album di famiglia. Ah, e non dimentichiamo gli schiavi neri ghe barlano gozì, badrone, che in un doppiaggio del dopoguerra erano ancora considerati cosa normale.

Nel film Il ritorno del kentuckiano (1949) poi si è voluti affiancare “Ollio” addirittura a John Wayne, quando in realtà il personaggio interpretato da Oliver Hardy si chiamava semplicemente “Willie”. Ormai Oliver Hardy e il suo personaggio “Ollio” erano un’entità unica e inseparabile… in Italia.

Il doppiaggio “buffo” per tradizione è continuato fino ai giorni nostri quando, in ultimo, Mediaset richiamò nel 2008 il duo Ariani e Garinei, che aveva già prestato le voci ai S&O negli anni ’80, per doppiare il film I maestri di ballo (1943), il cui doppiaggio storico è andato perduto.

Qui vorrei tirare una riga immaginaria con la matita. Perché è arrivato il momento di parlare della eventuale uscita italiana di questo tanto atteso film biografico su Laurel & Hardy, un progetto dalla lunga gestazione che finalmente sta vedendo la luce. Inutile dire che tutti i fan e gli appassionati sono in attesa e fiduciosi, vista la risposta ampiamente positiva al trailer. Resta l’incognita italica dell’adattamento e del doppiaggio i quali, qualunque sarà la direzione intrapresa, si porteranno dietro non pochi problemi.

Stan & Ollie (2018) coming soon poster

Stanlio e Ollio nel film biografico del 2018

Chi conosce le voci originali di Laurel e Hardy può constatare con piacere che Coogan e Reilly, a giudicare dal trailer, hanno fatto un eccellente lavoro di ricalco vocale.
Il film, da quello che si sa già, parlerà del periodo finale della loro carriera di coppia e della loro relazione personale lontano dalle cineprese. Nell’ottobre del 1953 Stan Laurel e Oliver Hardy si imbarcano in quello che sarà il loro terzo e ultimo tour teatrale nel Regno Unito, terminato bruscamente a causa di un improvviso malore di Hardy nel maggio del 1954.

Una pellicola biografica, dunque, che si suppone drammatizzerà, romanzerà e dipingerà, magari con qualche libertà artistica, la vicenda umana di due persone veramente vissute. Ci si aspetta momenti in cui si sorride, ma lungi dunque dal voler essere una commedia “slapstick”.

Cosa aspettarci dalla versione italiana di questo film?

Tutto ciò che si sa, per il momento, è che la distribuzione sarà di Lucky Red (secondo il sito Mymovies) quindi si deve presumere per forza di cose che il titolo “tradotto” che troviamo su IMDb (Stanlio e Ollio) sia venuto da loro ma altri dettagli su una versione italiana non sono pervenuti, tutti i siti di informazione hanno semplicemente riportato il trailer (al momento soltanto in inglese, senza sottotitoli) facendo poi un copia&incolla di notizie generali sul film e ripetendo ciò che già sappiamo.

Non ci è dato di sapere a questo punto se il titolo italiano sia definitivo o provvisorio, messo lì intanto per battere un po’ il tamburo e svegliare chi potrebbe essere interessato all’uscita del film. Non ci è dato neanche di sapere, ancora, che linea prenderà l’adattamento dei dialoghi e il doppiaggio, e dunque se anche in questo film biografico faranno capolino i vecchi accenti “buffi”, anche solo per le scene in costume.

Immagine dal film Stan and Ollie (2018), Stanlio e Ollio in posa

Opinione di chi scrive è che sarebbero assolutamente fuori posto in un film come questo, rappresentano ormai un anacronismo, una tradizione della quale non tutti ricordano l’origine e che ormai si è ridotta a una catena di imitazioni dell’attore che lo ha preceduto, sempre più sbiadite. E, ad ogni modo, sarebbero un madornale errore di tono all’interno di quello che, a tutti gli effetti, vuole essere comunque un film “serio”. Allo stesso tempo c’è il problema della nostalgia che in Italia è legata indissolubilmente al doppiaggio con voci buffe.

Chiunque concorderà con il fatto che non potranno farli parlare in modo macchiettistico anche nelle scene “fuori dal set”, ma c’è sempre la possibilità che li doppino con i familiari accenti inglesi nelle scene in cui Coogan & Reilly sono “nel personaggio”. Non è una prospettiva così lontana perché ancora oggi, come è stato rimarcato spesso su questo stesso blog, quando si vuol indicare un cambio di codice, la risposta più veloce e semplice per il doppiaggio italiano è usare un accento, che sia esso straniero o regionale. Vedasi per esempio il controverso caso de Il concerto di Radu Mihăileanu: un film che nasce bilingue, parlato sia in francese che in russo. La maggior parte degli interpreti parla appunto in russo, e i comprimari in francese. Allora per quale ragione si è dato l’italiano standard ai francesi, e l’italiano accentato in russo ai russi? Forse la spiegazione sta nel fatto che i russi in questo film rappresenterebbero “gli stranieri” in Francia e quindi il codice vorrebbe indicare “l’altro”, ma resta il fatto che il risultato sia grottesco perché questa operazione è stata fatta nel 2009 e non in piena guerra fredda con gli ufficiali sovietici che domandano a Totò se è veramente lui l’ammiraglio Canarinis.

È forse giunta l’ora di scrollarci di dosso queste abitudini? Sarà ormai superato il trovare “buffo” l’accento straniero di una persona che si sforza di parlare nella nostra lingua?

Stan & Ollie, poster del film su Stanlio e Ollio, in uscita nel 2018

L’opinione fuori dal coro

Chi scrive ha imparato la lingua inglese grazie, in primo luogo, proprio a Stan & Ollie, avendo avuto la curiosità, più di dieci anni addietro, di andarmi a cercare i loro film in lingua originale. Imparando l’inglese ho imparato ad amare questa coppia comica che, come tanti della mia generazione, avevo comunque conosciuto in televisione, in film doppiati in italiano e spesso attraverso copie super tagliuzzate, sbiadite, col contrasto a mille o magari colorate male al computer; e voglio che sia chiaro, apprezzo i doppiaggi italiani dei loro film… ne apprezzo molti ma non tutti (quelli anni ’80 in particolare sono di un trash puro quindi chi ama Stanlio e Ollio in italiano dovrebbe sempre specificare esattamente quali film include nella sua lista di adattamenti da difendere). Conoscendoli più approfonditamente in lingua originale però ho compreso che effettivamente non avrebbero bisogno di questi accenti per essere divertenti, erano due “clown” che facevano uso (venendo dal cinema muto) principalmente del linguaggio fisico.

A proposito dei doppiaggi anni ’80 di Stanlio e Ollio, se il nostro amato Evit scoprisse la qualità degli adattamenti anni ’80 firmati da un tale Guido Leoni, fautore di molti infausti adattamenti televisivi “italioti” (La tata è uno dei suoi, ma anche Pappa e ciccia), potrebbe dare un nuovo nome al suo dolore.

Il fatto che le loro voci originali abbiano funzionato è stata la loro salvezza a cavallo tra il 1928 e il 1930 perché tanti loro colleghi non riuscirono a fare il salto al sonoro. In lingua originale ci hanno dato tantissime battute memorabili, ma resta il fatto che Stan & Ollie possono essere visti anche senza il sonoro e fanno cascare lo stesso giù il teatro dalle risate!

Provate però a proporre a un fan italiano di Stanlio e Ollio di sentirli doppiati “normali”. Vi dirà che nessuno li vuole così o al peggio vi chiamerà “stupìdi”.
E posso anche capirlo, so benissimo di essere un fan atipico, una voce fuori dal coro tra gli appassionati del duo comico, in minoranza, specie perché realizzare nuovi (ulteriori) doppiaggi delle vecchie comiche con il pretesto di doppiarli “normali” sarebbe sempre una operazione bislacca vista l’età di questi film. D’accordo, lasciamo in pace i doppiaggi storici (e magari impegniamoci a preservarli e restaurarli ove ancora possibile) ma, per quanto riguarda il nuovo film, direi che quella dell’accento “buffo” è una tradizione che possiamo lasciarci alle spalle, e salutare con un bell’arrivedorci!

John C. Riley nei panni di Oliver Hardi che saluta con un arrivedorci. Photo by Joan Wakeham/REX/Shutterstock (8595101y) John C Reilly 'Stan and Ollie' on set filming, Bristol, UK - 10 Apr 2017


Scopri di più da Doppiaggi italioti

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Consulente e supporto tecnico per Doppiaggi italioti. Profondo conoscitore del mondo dello spettacolo e della cultura popolare americana e britannica. Una volta l'anno scrive un articolo speciale per il blog oltre a contribuire ai nostri restauri audio e video

41 Commenti

  • Andrea87

    22 Settembre 2018 alle 18:19

    per me decideranno “giustamente” di farli parlare normali, tranne nelle scene sul set, dove avranno il loro caratteristico accento italiota.

    Anche perchè, ma quanto è memorabile (IMHO più che in originale) la battuta de “I figli del deserto” “siamo come due piselli in un baccello. BA-CCE-LLO!”??? Penso che sia LA battuta per antonomasia, capace di far ridere anche senza il contesto (in questo momento sto ridendo al solo ripensarla!)

    Rispondi
    • Evit

      22 Settembre 2018 alle 18:23

      Che quella parlata sia comica per molti non ci sono dubbi. È probabile che la scelta di adattamento sarà proprio quella anche se leggo che Leo sarebbe più felice per un “nuovo inizio”. Io, come autore del blog non mi esprimo. Lascio la parola agli appassionati e attendo con curiosità di vedere cosa avranno scelto di fare. Una scelta certo non facile in ogni caso

      Rispondi
    • Matt

      22 Settembre 2018 alle 18:30

      Concordo. Credo che la scelta migliore sarebbe far parlare le maschere, Stanlio e Ollio con gli accenti con cui tutti abbiamo imparato ad apprezzarli, e dare delle voci normali quando non sono in “scena”. Il problema resta più che altro trovare dei doppiatori in grado di rendere bene le voci dall’accento italiota.

      Rispondi
  • Luke

    22 Settembre 2018 alle 18:31

    Anch’io penso che utilizzeranno l’accento italiota per le scene sul set.
    E ipotizzo anche una coppia di doppiatori d’eccellenza: Massimo Lopez (Reilly) e Tullio Solenghi (Coogan)

    Rispondi
    • Paolo "Pisolo" Ciaravino

      24 Settembre 2018 alle 15:00

      Mi unisco al coro di chi vorrebbe una parlata normale per i due “attori” e una italiota per i “personaggi”. Lopez e Solnghi sarebbero bravissimi per i personaggi ma mi chiedo se lo sarebbero altrettanto per gli attori.

      Rispondi
  • Lucius Etruscus

    22 Settembre 2018 alle 18:33

    Pezzo, meraviglioso: complimenti ^_^
    Mi hai fatto venir voglia di rispolverare le mie vecchie VHS di Stanlio e Ollio, solo che le ho registrate dalla TV negli anni ’80…
    Su RaiMovie mandano in continuazione (spesso di notte) loro cortometraggi: sai se vale la pena registrarli? Malgrado sia Rai non mi sembrano tratti dai loro vecchi archivi…

    Rispondi
    • Evit

      18 Ottobre 2018 alle 14:50

      La comunità di appassionati di S&O è così attenta che difficilmente potrebbe essere sorpresa da passaggi televisivi inediti. Se la RAI trovasse qualcosa di creduto perso penso scatterebbero degli allarmi tipo contraerea in tutte le città. Però dalle VHS anni ’80 chi sa… di sicuro ci saranno ottime pubblicità di intermezzo 😉

      Rispondi
    • Leo

      18 Ottobre 2018 alle 16:26

      Grazie dei complimenti Lucius!
      Voglio dirigere la tua attenzione verso Raiplay:
      https://www.raiplay.it/programmi/stanlioeollio-ladroni/
      https://www.raiplay.it/programmi/stanlioeollioifiglideldeserto/
      sembrano esserci diversi cortometraggi (sia sonori che muti) nonché lungometraggi in archivio.
      Io non sono in grado di accedere, ma i film ci sono.

      pssst: anche per chi non ha un account è molto semplice recuperare il materiale… non chiedetemi come altrimenti mamma Rai si arrabbia! LOL

      Rispondi
      • Lucius Etruscus

        18 Ottobre 2018 alle 16:31

        Ti ringrazio. Neanch’io riesco a superare gli alti standard richiesti da RaiPlay (cosa che mi fa scendere ancora di più la stima per la Rai, anche se sembrava impossibile) ma visto che RaiMovie usa i corti L&H come riempitivo quasi costante mi chiedevo se valesse la pena starli a rincorrere. Una volta un loro corto senza cartelli italiani a sorpresa ha sfoggiato una scritta italiana, addirittura ricreando lo sfondo di vetro su cui era apposta. Per questo chiedevo se ci fossero notizie di “chicche” da cercare: vedo però che il sistema di controllo e segnalazione funziona bene, quindi non mi preoccupo ^_^

  • Nick Parisi

    22 Settembre 2018 alle 23:42

    Pezzo fantastico, complimentissimi! Ho parlato anche io spesso del Dracula con Villarias che fino a qualche decennio fa veniva considerato perduto (fortunatamente ne è stata ritrovata una copia) pensa che Lupita Tovar l’interprete femminile è morta solo recentemente (nel 2016) e veniva considerata una vera e propria icona dai latinos. Ho parlato anche di “Fra Diavolo”, più che altro in merito alla tragica e misteriosa morte di Thelma Todd.
    Quindi piacere di conoscerti!
    In quanto al doppiaggio del film penso anche io utilizzeranno un doppiaggio italiota.
    Ciao

    Rispondi
    • Evit

      18 Ottobre 2018 alle 14:52

      La versione “latina” di Dracula è fortunatamente contenuta nel Blu Ray della Universal ed è davvero speciale! Incredibile che ancora si possano ritrovare simili gioielli e il restauro che hanno fatto è stato fenomenale. Se solo tutti i film potessero ricevere simili trattamenti.

      Rispondi
    • Leo

      18 Ottobre 2018 alle 16:12

      Grazie per i complimenti!
      La bella e brava Thelma fece una brutta fine ahimé, un peccato (a posteriori) che il produttore Roach abbia voluto tagliare le scene in cui compariva ne “La Ragazza Di Boemia”, l’ultimo film girato insieme ai Nostri.

      Rispondi
  • kasabake

    23 Settembre 2018 alle 10:31

    È già da un po’ di tempo che ho cominciato a seguire il tuo blog, avendolo mesi or sono scoperto mentre leggevo articoli su alcuni blog che ti citavano: essendo da sempre appassionato di cinema e tv, so bene quanta importanza abbia sia la traduzione dei dialoghi e dei voiceover, sia della recitazione tenuta durante un doppiaggio (abitudine in cui troppo spesso lo spettatore italiano medio si è impigrito, considerandolo l’unico modo possibile per vedere un’opera filmica, scartando aprioristicamente l’uso dei sottotitoli con audio in lingua originale) e non sono poche le volte in cui io stesso mi sono scagliato contro veri orrori compiuti dai nostri adattatori, su ordine dei distributori, ma questo tuo ultimo articolo, ancor più degli altri che ho letto, è davvero superbo!
    Grazie anche alla scelta di un titolo presente sulla bocca di ogni appassionato, ma sopratutto per merito del tuo abituale (ma qui molto più misurato che altrove) modo di procedere criticamente, circumnavigando in modo esaustivo tutta la fenomenologia del doppiaggio del duo artistico, hai creato un articolo godibilissimo, sempre per palati già predisposti alla lettura di argomentazioni tridimensionali e non piatti, ma più godibile e semplice di altri tuoi pezzi.
    Un articolo che meriterebbe, in un mondo giusto, la colonna di un editoriale di un grande quotidiano o almeno la dignità del riquadro principale delle pagine della cultura.
    Orgoglioso e felice di essere tuo follower!

    Rispondi
    • Evit

      18 Ottobre 2018 alle 14:59

      Ti ringrazio molto per i complimenti a me e al blog ma in questo caso i complimenti vanno tutti a Leo che ha pensato e scritto questo articolo come “special guest”, essendo lui un appassionato del duo comico di cui io so poco o niente eccetto quei ritagli che ogni tanto passano in RAI.
      Chiaramente un articolo degno della linea editoriale di questo blog quindi non mi sorprende che possa esserti sfuggita la firma.

      Felice di averti come lettore 😉

      Rispondi
  • Shahriar Pucci

    24 Settembre 2018 alle 10:19

    Io penso che non ha senzo non mettere l’accento buffo ai nostri eroi perché i personaggi devono avere la loro originalità! Sto progettando anche i cartoni di Stanlio e OLLIO in Cinemascope
    A me piace troppo il doppiaggio storico del duo Garineri Ariani perché è il più divertente di tutti quindi se devono lavorare devono lavorare bene e risvegliarsi non facendo le cose superficialmente come altri che manco ci pensano ed esaminano bene i loro lavori ma comunque auguro che arrivi 1 trailer italiano con il doppiaggio buffo in stile garineri ariani

    Rispondi
  • Gabriele Segapeli

    1 Ottobre 2018 alle 16:10

    Anch’io sono abbastanza convinto che li faranno parlare normale fuori dal set e con la loro parlata nei film. Per la questione dei nomi invece credo che non sentiremo mai Stanlio e Olio ma solo Stan e Ollie.

    P.S: Comunque ora voglio un film su Abbot e Costello, li si che ci divertiremo con un titolo che recita “Gianni e Pinotto”!

    Rispondi
    • Evit

      18 Ottobre 2018 alle 15:06

      Sentirli chiamare Stan e Ollie sarebbe strano abbinato alla parlata storica “da Stanlio e Ollio”. Non vorrei davvero essere in colui o colei che ha dovuto adattare questo film! Ahah
      Gianni e Pinotto porterebbero problemi molto simili ma penso in Italia non ne siano arrivati molti e non hanno lo stesso impatto culturale di L&H. Però sarebbe un casino pure in quel caso, qualunque cosa scelgano di fare.

      Rispondi
    • Leo

      18 Ottobre 2018 alle 16:08

      Sentirli chiamare Stan e Ollie sarebbe strano abbinato alla parlata storica “da Stanlio e Ollio”.

      Eppure, oso obiettare, se andate a sentire il doppiaggio de “I Figli Del Deserto” con Sordi & Zambuto, sì tra di loro si chiamano Stanlio e Ollio, ma le mogli li chiamano (che scelta curiosa!) Stan e Ollie.
      Quindi potremmo dire che un tentativo è stato fatto, evidentemente non ha attecchito.

      Un film su Abbott & Costello è stato fatto (credo esclusivamente televisivo) con Harvey Korman & Buddy Hackett, si chiama appunto “Bud & Lou”. Non penso sia arrivato in Italia ma non si può mai sapere.

      Rispondi
  • Nicola Giove

    7 Ottobre 2018 alle 19:24

    Ciao Evit e Leo! Ho avuto la certezza che avreste affrontato la questione del doppiaggio di questo film, appena ne ho visto il trailer. Mi sono posto i medesimi interrogativi. Secondo me la scelta migliore sarebbe doppiare questo film alla “Stanlio ed Ollio (ooh, sstupììdo!) solo nelle scene delle riprese, mentre i dialoghi dei momenti di tutti i giorni dovrebbero essere normali. Spero che scelgano Massimo Lopez per doppiare Hardy, sa imitare in maniera impressionante la voce di Ollio/Sordi esattamente come quella dei doppiaggi delle pellicole degli anni ’30.

    Rispondi
    • Evit

      18 Ottobre 2018 alle 15:10

      Potrebbe essere un po’ strano vederli “entrare” nel personaggio che parla un italiano alla maniera inglese solo quando partono le cineprese. Cioè sarebbe strano per un film biografico e anche se sembra la scelta più sensata, dopo aver letto l’articolo di Leo comincio a concordare con lui, quell’accento diverrebbe meta-biografico.
      In ogni caso, chiunque l’abbia adattato è nei guai perché gli italiani sono incontentabili, ahah!

      Rispondi
  • Antonio L.

    16 Ottobre 2018 alle 23:36

    Nessuno di voi sta pensando quadrimensionalmente, e forse vi risulta difficile! Scherzo, siamo nel 2018 e ormai inquietanti eminenze grigie affollano le sale di doppiaggio, preposti direttamente dai produttori del film: i supervisorS!!! (la s finale è d’obbligo, giusto Evit?!? :p ) Non credo che permetteranno al direttore di farli parlare con gli accenti buffi, in nessuna circostanza. Per quanto mi riguarda sono completamente d’accordo con Leo, stiamo parlando di un film biografico e non di una comica, i tempi sono cambiati e per quanto sarebbe “carino” per un nostalgico come me sentirli parlare con il loro inconfondibile accento americano, non sarebbe la scelta giusta per un film del genere. Io del resto sono quello che vorrebbe sentire Via col vento con il doppiaggio nuovo di Mario Maldesi (senza i negri che parlare infinito perché essere negri, abbunto), e quindi forse sono un po’ di parte, ma penso che il doppiaggio “comico” rovinerebbe l’atmosfera e le intenzioni del film, anche se utilizzato solo per per le scene in teatro. Del resto, sembrerebbe che Stanlio e ollio vengano posseduti dai loro doppiatori proprio in quelle scene, e la cosa distrarrebbe dalla sospensione dell’incredulità che il doppiaggio deve cercare di mantenere.

    Per quanto riguarda il film Il Concerto, pare che sia stato il regista stesso a pretendere quella scellerata scelta di doppiaggio, e fu lo stesso direttore del doppiaggio Alessandro Rossi (hasta la vista baby) a raccontarlo sul sito Asinc.

    Rispondi
  • Rado il Figo

    17 Ottobre 2018 alle 11:59

    Ma tu pensa: quando ho saputo del film via “prossimamente” mi ero posto la domanda… contraria: “Chissà quale sarà l’impatto in Italia a sentirli parlare normalmente?”. 🙂

    Rispondi
  • Napoleone Wilson

    1 Novembre 2018 alle 13:49

    Anche se non è attinente al post lo scrivo qui che siamo in ambito Laurel&Hardy. Il film “I diavoli volanti” ha il titolo originale “The flying deuces”.
    La traduzione letterale può essere corretta, ma nel titolo originale secondo me c’è l’intenzione di giocare con la frase “The flying aces”, sostituendo agli “assi” i “due” nel contesto delle carte, dei dadi. Come dire “i due di picche volanti”.
    Che ne pensate?

    Rispondi
  • PaoPal

    6 Novembre 2018 alle 14:16

    Non vedo che problema dovrebbe esserci nel doppiarli normalmente “nella vita” e con gli accenti “sul set”: risulterebbero semplicemente due attori che usano caratterizzazioni particolari per i loro personaggi, punto.

    Rispondi
    • PaoPal

      10 Novembre 2018 alle 00:24

      Un sacco di film biografici si prendono libertà direttamente sugli eventi narrati, questo non sarebbe neanche un grande stravolgimento. Se poi teniamo conto dell’origine delle caratterizzazioni, si può considerare una “licenza poetica”.

      Rispondi
    • Evit

      30 Marzo 2019 alle 22:50

      Visto, visto! Ancora non si sono sciolti i dubbi sul doppiaggio delle scene in cui entrano nel personaggio quindi la curiosità continua!

      Rispondi
  • Rado il Figo

    2 Aprile 2019 alle 11:12

    Però nel finale del trailer Laurel commenta “certo che sì” proprio colla vocina “da film” ; quindi credo che faranno proprio “voce normale” – fuori dalle scene e “voce accentata” quando sono in scena

    Rispondi
    • Leo

      3 Aprile 2019 alle 02:21

      Ah! Quella versione del trailer non l’avevo vista, avevo beccato solo quella su YouTube, in cui “certo che sì” non c’è.
      È fatta, allora.
      Tutto a un tratto non mi dispiace così tanto che nell’unico cinema (multisala, tra l’altro) della mia città non ci sarà.
      Mi risparmia di andarlo a cercare altrove. L’ho già visto, scaricato non appena è stato disponibile, in inglese.
      Complimenti Lucky Red!
      Non sono sorpreso, non sono neanche seccato, solo un po’ deluso.
      So benissimo di essere una minoranza, ma non mi importa. A ciascuno il suo, si dice. Mi auguro che chi andrà a vedere il film in italiano (e vediamo quale sarà l’incasso perché comunque mi sembra che come pubblicità ne abbia ricevuta davvero poca, anche per un film indipendente e così “di nicchia”) tragga lo stesso piacere, le stesse emozioni che ho provato io vedendolo in inglese.
      L’ho detto e l’ho scritto mesi fa prima di vedere il film, e lo confermo dopo averlo visto: l’aggiunta di accenti stranieri, nella mia umilissima opinione, è nel migliore dei casi inutile e nel peggiore addirittura controproducente.
      Come dovrebbe essere già chiaro, questo è un biopic, un film “serio”, e nonostante qualche sorriso qua e là non è certamente una farsa. Ribadisco che questa operazione nostalgia degli accenti, per me, non ha senso.

      Rispondi
      • Rado il Figo

        4 Aprile 2019 alle 12:38

        Devo dire che c’è uno scenario che mi frulla in mente sul tema, basato (molto labilmente, sia chiaro) proprio sul fatto che nei due trailer da mi visti (quelli riportati nel presente pezzo), quando Stanlio e Ollio sono impiegati “in scena” (a teatro) non parlano mai e vi sono solo gli sketch con rumori e risate del pubblico, ed anche quando ballano con alle spalle proiettato un villaggio western (dovrebbe essere la pellicola “Allegri Vagabondi”).
        Potrebbe essere che, per l’appunto, sia così in tutto il film in tali contesti, per cui la voce accentata di Laurel si riduce a un brevissimo “cammeo vocale” presente solo nell’edizione italiana (o in quelle estere, dove i due comici erano doppiati in tal modo).

  • David Pellegrini

    10 Maggio 2019 alle 15:05

    Visto il film la settimana scorsa, mi è piaciuto molto anche perché non conoscevo la storia e l’epilogo della coppia comica. Anzi, pensavo che non fossero così amici fuori dal palcoscenico!
    Oltre al fatto che gli somigliano tantissimo, i due attori a mio avviso li interpretano anche molto bene…
    Ho apprezzato anche il fatto che non li abbiano troppo caricati in italiano con una imitazione del nostro doppiaggio “storico” facendoli magari risultare stupidi!

    Rispondi
  • Francesco Borseti

    24 Maggio 2024 alle 14:47

    Ciao Napoleone, ho trovato un tuo post di eoni fa grazie al quale ho scoperto che tu fosti uno dei pochi a registrare “TERRORE AD AMITYVILLE PARK” nell’estate del 1989 da Italia 1! Io sto cercando una copia proprio di quella versione da TV… Se vorrai, se puoi aiutarmi nella mia ricerca, il mio indirizzo e-mail è: f.borseti1981@gmail.com Troveremo poi il modo in cui potrò sdebitarmi per il disturbo 🙂 Grazie.

    Rispondi

Rispondi