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  • Doppiaggi perduti – Fritz il gatto (1971)

    Locandina italiana di Fritz il gatto

    Fritz il gatto, anche noto come Fritz il pornogatto, è per molti appassionati l’emblema dei danni che può fare un direttore di doppiaggio a cui viene lasciata massima libertà creativa di sconvolgere l’opera che dirige. So che qualcuno di voi sta già annuendo ed è inutile dirvi che tali stravolgimenti in realtà sarebbero spesso da imputare alla distribuzione italiana e non necessariamente a chi adatta e dirige il doppiaggio ma poco importa, il risultato finale è ciò che conta e Fritz il gatto è considerato, a ragione, uno dei peggiori adattamenti italiani mai realizzati, con un pesante uso di dialetti nostrani in sostituzione dello slang americano e battute alterate che stravolgono lo scopo stesso dell’opera, dal nominare Mike Bongiorno (già sentito in Flash Gordon) al lamentarsi dell’IVA.

    Ma se vi dicessi che la “versione dialettale” tanto aborrita di cui tutti si lamentano non è altro che un ridoppiaggio?

    Locandina pubblicitaria italiana di Fritz il gatto (1972), distribuzione Medusa

    Un ridoppiaggio “d’epoca”

    Quello di Fritz il gatto sembrerebbe essere un caso più unico che raro nella storia del doppiaggio italiano. Chi lo vide alla sua uscita, nel 1972, testimonia un doppiaggio ben diverso, fedele alle intenzioni del regista Ralph Bakshi, senza dialetti e con il titolare protagonista doppiato da Giancarlo Giannini, come lo stesso Giannini confermò nel 2009 in un’intervista a La7 nel programma Niente di personale (al momento non più reperibile). Questo doppiaggio “normale” non fu mai più udito dal 1972.

    Infatti, già nel 1973, quando la versione che definiremo “normale” ancora girava per le sale italiane, alla stampa arrivavano le prime segnalazioni di un nuovo doppiaggio demenziale che abbandonava la denuncia e qualsiasi parvenza di impegno sociale in cambio di un uso spropositato dei dialetti italiani e battute italiote mirate evidentemente ad un pubblico meno intellettuale.

    Riporto qui un trafiletto de’ “L’Unità” del 1 febbraio 1973 dove il giornalista che si firma “g. f. p.” fa un preciso resoconto di ciò che stava accadendo alla distribuzione di Fritz il gatto sulla base di un’indagine del critico cinematografico Vittorio Albano de’ “L’Ora” di Palermo:

     

    Per « Fritz il gatto » versione manipolata

    Dalla nostra redazione
    PALERMO, 31

    Della edizione italiana di Fritz il gatto, il lungometraggio a disegni animati dello americano Ralph Bakshi, circolano sul mercato due diverse e praticamente opposte versioni: l’una (adoperata per le prime visioni) che ricalca correttamente la colonna sonora originale, rispettando l’ironia del velleitario inventore del cosiddetto « pornogatto »; e l’altra invece (rifilata al circuito secondario) che stravolge completamente il senso del film e appiattisce ogni cosa a livello dei peggiori sottoprodotti cinematografici, offendendo ogni criterio di buon gusto.

    L’esistenza di due differenti doppiaggi – evidentemente realizzati dalla casa distributrice per giocare la carta « culturale » senza precludersi la possibilità più grossolana di imporre a settori di pubblico relegati in una sorta di lager del sottosviluppo mentale – è stata accertata dal critico cinematografico dell’Ora di Palermo, Vittorio Albano, sulla base della segnalazione di un lettore. Albano ha quindi effettuato un sommario raffronto tra le due colonne sonore, traendone una impressionante ed emblematica misura della opera di travisamento, di mistificazione e mercificazione clandestina del distributore su Fritz il gatto.

    Nella edizione originale (e nel doppiaggio numero uno) il personaggio di Bakshi è una sorta di «contestatore » che nei bassifondi di New York viaggia attraverso droga e conflitti razziali, antisemitismo e violenza poliziesca, ipocrisie e mistificazioni in un universo assurdo e decadente che, secondo l’autore, costringe inevitabilmente alla evasione, all’erotismo appunto come fuga.

    Nel doppiaggio numero due tutto questo sparisce (quindi via, ad esempio, tutte le battute più pungenti di Nixon, sul problema negro, sulle altre scottanti realtà USA), tutto tranne il sesso naturalmente, che viene condito di qualunquismo, di razzismo, di incredibili volgarità « comiche ». Così, i membri del Black Power sono trasformati in immigrati meridionali che si lamentano per l’IVA («che non è la Zanicchi, come la Vanoni non è l’Ornella »!), i poliziotti parlano in siciliano o in napoletano, la gatta-ragazza di Fritz è una piemontese nostalgica di Torino, la prostituta negra parla in emiliano, una cavalla in calore parla come Sofia Loren stile « pizzaiola », (e quando lo amante la sevizia, lei sbotta in un: « Carletto, abbiamo rotto i… ponti »), eccetera.

    Insomma, a prescindere dal valore dell’originario Fritz come di qualsiasi altro film, c’è proprio da chiedersi con Vittorio Albano « in che modo gli autori di cinema vengano tutelati in Italia, se un intellettuale qual è Ralph Bakshi, velleitario finché si vuole, ma con pieno diritto di esprimere le proprie opinioni, può passare tranquillamente per un autentico imbecille »

    g. f. p.

    Le ragioni (presunte) del doppiaggio dialettale

    Quando negli uffici del distributore Medusa si sono trovati Fritz il gatto tra le mani qualcuno avrà sudato freddo; essere il primo cartone per adulti garantiva di non poter attingere al salvadanaio e alle paghette dei marmocchi, quindi a chi venderlo… e come? Gli spettatori italiani maggiorenni di quel periodo storico erano divisi in due gruppi agli antipodi: gli intellettualoidi e i gonzi. Il guaio è che generalmente un gruppo ignorava i film destinati all’altro e ciò voleva dire previsioni di guadagni ulteriormente dimezzati.

    Chissà chi avrà avuto l’idea geniale (se spuntasse fuori il nome vorrei stringergli la mano) di creare da subito due versioni diverse per soddisfare il maggior numero di spettatori italiani; due doppiaggi, uno destinato agli intellettuali, l’altro per gonzi!

    Un’idea diabolica e persino comprensibile per l’epoca, solo che a noi, ai posteri, è arrivata solo la versione per gonzi!

    Scena dal film Fritz il gatto, l'orgia degli animali nel bagno

    Cosa sappiamo sul primo doppiaggio di Fritz il gatto?

    Della versione “normale”, destinata al pubblico intellettualoide degli anni ’70, si sa ben poco ma alcune cose possiamo supporle con cognizione di causa. Certa è la presenza di Giancarlo Giannini che all’epoca lavorava con la C.V.D., la stessa società di doppiaggio in cui lavoravano anche Mario Maldesi, Fede Arnaud e Oreste Lionello. Purtroppo oggi rimangono in vita pochissime persone che nel 1972-73 lavoravano per la CVD.

    In un articolo intitolato La radicalizzazione di Fritz il gatto (The radicalization of Fritz The Cat, Den of the Geek, 2016) l’autore Tony Sokol scrive:

    c’è un aspetto di Fritz che mi ricorda Mimì in Mimì metallurgico ferito nell’onore, uscito lo stesso anno, il 1972, e diretto da Lina Wertmüller dove Mimì, interpretato da Giancarlo Giannini, si imbatte nella rivolusione ma ne esce corrotto.

    Che un personaggio doppiato da Giannini possa ricordare il personaggio interpretato in un altro film… quando si dice le coincidenze!

    Riguardo all’adattamento, in base alle reazioni riportate anche dalla stampa possiamo dire con assoluta certezza che la prima versione non facesse uso di dialetti alla ricerca di effetto comico spicciolo e che fosse quindi più fedele alle intenzioni originali del regista.

    Al momento non ci sono prove dell’esistenza di versioni home video con questo doppiaggio.

    Dove si trova adesso il doppiaggio originale di Fritz il gatto?

    Tutte le riedizioni note di Fritz il gatto hanno il doppiaggio dialettale. Lo ritroviamo nella prima VHS Domovideo (databile marzo 1988), lo ritroviamo nella ristampa cinematografica del settembre 1994, quando tornò al cinema per il 25° anniversario con lo slogan “il ritorno del pornogatto” insieme ad un nuovo visto censura (non più VM18 ma abbassato a VM14), idem nella VHS datata dicembre 1995 della RCS che fa uso della locandina del 1994.

    Del doppiaggio originale possiamo supporre che in qualche garage privato si stiano decomponendo le ultime rara copie in formato 35 mm di quelle prime visioni del 1972-1973 destinate ad un pubblico meno volgare. Non so se esistono riduzioni 16 mm e Super8 per questo film, se esistono può sempre darsi che siano state fatte a partire dalla seconda versione, quella dialettale.

    Foto di una pellicola cinematografica deteriorata

    Probabile situazione attuale dell’originale Fritz il gatto

    È possibile che Medusa conservi un master della colonna sonora con doppiaggio originale nei propri archivi, ma più probabilmente è stato tutto gettato nel fuoco o è marcito. Mi dispiace concludere gli articoli con queste note di pessimismo ma le probabilità che esista ancora da qualche parte in buono stato di conservazione sono onestamente basse e non voglio darvi illusioni. Se volete assillare Medusa affinché le vada a cercare ditegli pure chi vi manda.

    La versione per gonzi

    Il doppiaggio dialettale di Fritz il gatto le spara grosse da subito quando, nel primo minuto di film, in cima ad un grattacielo di New York sentiamo questo scambio di battute tra un operaio barese ed uno toscano:

    Scena di apertura di Fritz il gatto con degli operai in pausa pranzo
    – Sai chi è arrivato dall’Europa? Ti ricordi Romeo, il gatto del Colosseo? Adesso si fa chiamare “il gatto Fritz”.
    – Ma cosa tu mi racconti?

    Invero, cosa mai ci stanno raccontando!? Vien da sé che Fritz parla in romano (con la voce di Oreste Lionello) e non so quanto seriamente fosse lanciato quel riferimento a Gli aristogatti – che potremmo quasi additare come istigatore di malsane trovate, avendo sdoganato l’idea che un gatto che parla romano possa far colpo sull’immaginario collettivo italiano (dell’uso dei dialetti ne’ Gli aristogatti ne abbiamo già parlato). Ogni altro personaggio newyorchese di Fritz il gatto è proposto in chiave italica, sfruttando tutti i dialetti esistenti con la scusa di aver spostato la trama a Little Italy e non più ad Harlem. Ma i dialetti non sono il vero problema.

     

    Scena di Fritz il gatto, poliziotti maiali che si avvicinano alla folla

    Il problema è l’adattamento “comico” che punta a far ridere con quel genere di battute disarmanti da comici dilettanti. Perché, dopo tutto, il Fritz the cat originale di comicità non ne ha poi tanta, o per lo meno niente che vada oltre il farci sghignazzare in specifici momenti. Magari può far ridere (internamente) che i poliziotti siano letteralmente dei maiali, proprio negli anni in cui venivano chiamati “pigs” dai sessantottini americani, oppure possono far ridere delle singole battute, ma in generale i dialoghi di Fritz the cat non mirano mai a strappare alcuna facile risata. Di prettamente “comico” non ha nulla.

    La versione per gonzi di Fritz il gatto invece decide di sfruttare le immagini che scorrono su schermo per creare un prodotto tutto ad uso e consumo del Bagaglino, così a tutti gli effetti diventa “il film animato del Bagaglino” perché l’adattamento sembra essere scritto dagli stessi autori di quel gruppo comico (presumibilmente Lionello stesso), un esperimento che poi verrà ripetuto pochi anni dopo per il film Monty Python e il Sacro Graal, già tristemente famoso proprio per il suo copione, adatto più alle routine “comiche” italiane di terz’ordine che ai rinomati comici inglesi.

    Fritz il gatto corvo che fa un facepalm

    il “facepalm” che ci accompagnerà per tutto il film

    Se non vi foste ancora convinti che Fritz sia in realtà Romeo il gatto del Colosseo degli Aristogatti, il doppiaggio dialettale ce lo ribadisce una seconda volta quando Fritz, in un fuori campo, intona uno stornello

    Lassateme passa’ / io so’ un Romeo / Sto qua perché me stava / pe crolla’ sopra er Colosseo

    La vera trama (in breve)

    Nella versione originale, Fritz è uno studente universitario in una New York della metà degli anni ’60 che, invece di studiare, preferisce spassarsela con droghe leggere e ragazze. Le sue peripezie da bianco privilegiato alla ricerca (mai molto sincera) di una qualsiasi causa sociale da combattere lo portano a indurre una rivolta ad Harlem e ad essere coinvolto in un’azione terroristica ad opera di sadici criminali neonazisti.

    La trama gonza

    Romeo, il gatto del Colosseo del film Gli Aristogatti, 50 anni dopo aver conosciuto la gatta Duchessa a Parigi, è sbarcato a New York dove si fa chiamare Fritz. È visibilmente invecchiato perché adesso il suo pelo si è ingrigito e non più arancione, ma riesce comunque a spacciarsi per uno studente universitario e fa strage di pollastrelle ingenue. Non sappiamo perché, ma negli oltre 50 anni che sono passati dagli eventi degli Aristogatti gli umani sono stati sostituiti dagli animali, che adesso lavorano in tutti gli strati della società – ma questi sono dettagli intuibili dalla battuta di apertura e mai esplorati veramente nel film.

    Scena da Fritz il pornogatto, Fritz in macchina con la fidanzata torineseNelle sue avventure da studente svogliato, Fritz si rende conto di aver speso troppo per una prostituta e va ad incitare una sanguinosa rivolta per chiedere l’abbassamento dei prezzi delle prestazioni sessuali e la riapertura dei casini. Per scappare dagli sbirri che lo cercano, la fidanzata torinese gli propone di tornare in Italia (in automobile) promettendogli un posto alla FIAT ma Fritz fugge dalle sue responsabilità e, facendo l’autostop, finisce in una gang di motociclisti nazisti (ex-SS con tanto di accento teutonico che più ovvio non si può), questi useranno Fritz per un atto terroristico che consiste nel piazzare dei botti di capodanno in una centrale elettrica per farla saltare. Al risveglio in ospedale viene visitato da tutte le sue ex con le quali inizia un’orgia. Potremmo considerarla quasi una scena parallela al finale di Arancia Meccanica se Malcom McDowell cominciasse improvvisamente a strillare come Gene Wilder in Frankenstein Junior.

    L’adattamento gonzo

    Sentir parlare di “scioperi, scioperi, scioperi” nelle prime battute del film potrebbe dare l’illusione che con l’adattamento italiano di Fritz il gatto si vogliano contestualizzare i dialoghi alla situazione nostrana di inizi anni ‘70, il problema è che non basta dire “scioperi” per rendere i dialoghi intellettuali.

    Il film, in lingua originale, apre in realtà con il monologo di un operaio (una registrazione “vera” catturata dalla strada dal mangianastri di Bakshi) che si lamenta di come sia inutile educare i propri figli alla vecchia maniera visto che alla fine la figlia ti si presenta comunque a casa con “un tizio”. Il pensiero semplice di un uomo qualunque che in italiano viene sostituito da un logorroico tentativo di ironizzare sul fatto che la notizia dei tanti scioperi è data da un programma che si chiama “Italia che lavora”. Cioè si va a cambiare le parole semplici dell’uomo comune, non sofisticato, in battute certamente artefatte ma più pedestri del discorso originale che quantomeno sembrava essere genuino. In altre parole la vera mediocrità dell’uomo della strada diventa l’accidentale mediocrità del comico “impegnato”.

    Il target, dal film originale all’adattamento dialettale, è cambiato radicalmente, se il target è l’italiano medio che ride alle battute del Bagaglino.

    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz al bar

    “Secondo me i vaffa si sprecheranno”

    La triste realtà è che i dialoghi italiani di Fritz il gatto fanno leva sulle peggiori banalità di cui il popolo disquisiva al bar dopo aver sentito di sfuggita il telegiornale. L’impegno politico in gran parte dei casi si limita a nominare più volte Settembre Nero, che in realtà serve da scusa solo per sottolineare la bruttezza di Golda Meir (per ben due volte) e far ridere il popolo dei baretti. Una donna brutta, ahah, che risate! Da qui a “culona inchiavabile” di berlusconiana memoria è proprio un attimo.

    Tanto per rimanere su discorsi ad alta levatura, Fritz non si fida della pillola anticoncezionale (“vedi a fidasse della pillola?”) e poi, attaccato al culo di una donna, canta…

    “tuppe tuppe marescia’, arapite so’ n’amico”

    Scena da Fritz il gatto, Fritz attaccato al culo di una donna gigante

    Questo per farci capire la finezza dell’adattamento italiano che cerca (e sottolineo cerca!) di far ridere in ogni singola battuta, aggiungendone di inedite e fuori campo anche quando in originale non ci sono dialoghi.
    Ebbene, se farci ridere è lo scopo dell’adattamento italiano, esploriamo tutte le battute di Fritz il gatto per verificare quanto sia efficiente nel farlo. Se non lo faccio io in questo blog, non lo farà mai nessun altro. E quindi…

    La dubbia comicità del Bagaglino

    Le battute (completamente inventate di sana pianta) del doppiaggio dialettale di Fritz il gatto si possono dividere in due grandi categorie: quelle del tipo “non state ridendo?” e quelle del tipo “ma perché!?” ed eccovi le migliori. (Vi ricordo che sono battute inventate di sana pianta.)

     

    Scena di Fritz il gatto con poliziotti maiali che salgono le scale

    – Fai le scale!
    – Do, re, mi, fa…
    – E non fare lo spiritoso!

    Non state ridendo?


    Scena dal film Fritz il gatto, un personaggio parla con accento siciliano elogiando l'hashish

    Evviva l’hashish! Evviva la Shishilia! (con cadenza siciliana)

    Non state ridendo?


    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz spara al cesso dopo aver rubato la pistola al poliziotto

    Ho fatto centro! Ho fatto centro! Che sur-cesso!

    Non state ridendo?


    Scena dal film Fritz il gatto, Fritz in sinagoga si nasconde nella barba di un rabbino

    Vuoi vede’ che so’ carabinieri? Si travestono sempre!

    Ma perché?


    Scena dal film Fritz il gatto, i poliziotti maiali in una sinagoga

    Scena dei poliziotti in una sinagoga

    Trattali bene, questi sono clienti.

    Ma perché?


    scena dell'incendio all'università

    – Oh, qua s’è incendiato tutto. Quanto me dispiace… che m’è annato a fuoco pure l’indirizzo della casa squillo. Mejo chiamare li pompieri. Pronto?
    – Pronto! (sempre Lionello, con accento “napoletano”)
    – 
    Accorete prontamente.
    – 
    Adesso non abbiamo macchine.
    – Allora mandate qualcuno che c’ha freddo.

    Non state ridendo?

    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, discorso al bar tra due corvi

    Io non posso mollare questa città… perché non riesco ad attraversare la strada.

    Mi sa che abbiamo trovato l’autore delle battute del Cucciolone.

    il gatto, Fritz in viaggio in auto con la fidanzata

    Soli come uno scaracchio su un tombino.

    La famosa solitudine degli scaracchi sui tombini (?). Mah.

    Scena violenta della mucca pestata a sangue
    Vieni dalla tua Sofia […] Carletto, guarda che a questo punto abbiamo rotto… i ponti.

    Il riferimento è a Carlo Ponti, produttore cinematografico sposato con Sofia Loren. Ma perché?

    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, battute del Bagaglino sulla FIAT

    Quando me ne sono venuto via dall’Italia, la FIAT era in crisi. E sapete perché? Perché dalla catena di montaggio era uscita una macchina uguale alla precedente.

    Arriva dopo un po’ ma comunque non fa ridere. Non state ridendo?

    Scena di Fritz il gatto, corvi che discutono al bar

    Tu lo sai perché mettono tanti semafori? Perché hanno capito che con i semafori è l’unico modo per aumentare il verde in città.

    Questa non la accetterebbero neanche per il Cucciolone.

    Scena di Fritz il gatto, corvi al bar

    – Ma te, scusa, hai capito la faccenda dell’IVA?
    – Che dici dell’IVA?
    – In CU-alche maniera sarà la diminuzione
    – In CU-alche maniera sarà l’INCU-l’aumento
    – Ma ci sarà qualcuno che ha capito la faccenda dell’IVA?
    – Un sistema facilissimo. Mi’ zio c’è morto.
    – In fatto de tasse io ho capito solo che l’IVA non è la Zanicchi… e l’Ornella non è la Vanoni.
    – 
    Ma che vuol dire IVA?
    – Secondo me iva…
    – Imposta sul valore aggiunto.
    – Secondo me iva…
    – Imposta sul valore aggiunto?
    – E ME FATE FINI’??? Secondo me… i vaffa se sprecheranno!

     

    Se non l’avete ancora capito, nel 1972 l’IVA era l’argomento caldo del momento, preda di facili battute, perché era stata appena introdotta! L’Unione Europea l’aveva suggerita in sostituzione della precedente e più complessa IGE anche se l’IVA è stata percepita come più ingiusta dal popolino. E l’autore dell’adattamento di Fritz il gatto era così compiaciuto da queste battute da bar che neanche quattro anni dopo le ripropose anche nel copione di Monty Python e il Sacro Graal.

    Estratto dal copione italiano di Monty Python e il Sacro Graal, battuta sull'IVA

    E si suppone che l’autore sia proprio Oreste Lionello che in questi copioni riciclava il materiale dei suoi sketch comici del cabaret e ne era tanto affezionato che dal ‘72 ha continuato a riproporli per più di una decade visto che nel 1983 al programma “Al Paradise” ancora ritornava la medesima battuta:

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    Più IVA. Che IVA? I va’ a morì ammazzati li devi mettere in conto

    Quand’è che il troppo è troppo?

    Ma torniamo al nostro adattamento per gonzi che inventa battute su battute mettendo completamente da parte il copione originale ed è così afflitto da horror vacui che, anche quando non ci sono dialoghi, la traccia italiana ne vomita in continuazione. Facessero mai ridere, ne avremmo guadagnato qualcosa, ma è un copione pe’ fa’ ridere i gonzi e quindi giù di battute su donne brutte e froci. E come te sbagli?

    ‘Ndo stanno le femmine? Non è che poi arriva un frocio? Aò, mica voglio infrocia’ un frocio.

    L’epifania rivoluzionaria post-canna che Fritz ha durante il rapporto sessuale con una prostituta di colore viene sostituita da Lionello con un…

    il gatto Fritz ha un'epifania mentre fa sesso con una prostituta
    Oh! Ora che me ricordo… a’mo pagato un sacco de sordi per ‘sta budellona.

    Che classe quando la satira politica sui borghesi che si fanno prendere da smanie rivoluzionarie del momento cede il passo al denigrare le prostitute che si fanno pagare più di ciò che valgono! Ma ai gonzi fa ridere. E così invece di unirsi alla causa “nera” come nella trama originale, la rivolta del Fritz gonzo ruota intorno al prezzo delle prestazioni:

    il gatto Fritz sul tetto di un'automobile incita la folla a rivoltarsi
    Rivolta! Rivolta! Popolo, basta con le battone da 120 a botta, e così che s’arza il costo de la vita. Qui come s’arza il pesce cresce la carne. Alla rivolta! Rivoluzione! Aprimo le case e chiudemo li marciapiedi. È ora de finlla di mantene’ i papponi. So’ loro che succhiano il sangue a ‘ste povere creature, alle mignotte. Essi sono mignatte, le mignatte delle mignotte!

    Che sia un copione moderno e all’avanguardia ce lo ricorda anche la canzone del coro Cetra quando canta “tutte uguali queste donne, al momento di incastrarti sono sempre pronte a farti la promessa più solenne, ma poi quando hai detto sì, vedi che non è così. Tutte uguali queste donne, per avere da te tutto ti mentiscono di brutto, queste figlie di N.N., ma poi quando hai detto oui, cambian da così a così, ma poi quando hai detto ja hai finito di campa’, ma poi quando hai detto OK sono cavoletti tuoi”.

    Scena da Fritz il gatto, cavalla Sofia viene pestata a sangue

    U Maronna miiij!

    Quando la donna di un membro della gang di terroristi neo-nazisti viene pestata a sangue dal suo compagno e dagli altri membri della gang, la crudezza della scena (sangue a fiotti) viene smorzata dall’accento napoletano, e le offese originali rivolte alla gang sull’essere froci nazisti e omosessuali repressi (mentre loro la colpiscono a suon di catene di ferro) diventano “ricchione fallito”, “fetentone” e “voi non sapete come si tratta una donna”.
    Questo non è adattamento, è istupidimento.

    A questa scena segue Fritz/Lionello che canta (fuori campo) “fior di mimosa, si lui te mena nun fa’ a scontrosa. Tanto vedrai che prima o poi te sposa” per rincuorare la donna picchiata a sangue… e quando le mette una giacca sulle spalle per non farle prendere freddo non perde occasione (sempre e solo in italiano) per commentare sulla sua stazza: “mettiti ‘sta giacchetta. Ammazza che spalle! E quanto porta, 84?”. La cosa che rende gravi queste battute è che non hanno alcun corrispettivo in inglese, sono letteralmente aggiunte in momenti privi di dialoghi dell’originale. Dalle battute aggiunte è evidente la destinazione del prodotto, sono sicuro che molti gonzi hanno riso alla ridicolizzazione della donna corpulenta pestata a sangue. Porta la taglia 84 e il ragazzo l’ha menata…

    Scena dal film Quei bravi ragazzi dove il protagonista Ray Liotta ride in maniera esageratamente finta

    Quando sul finale Fritz viene sfruttato per piazzare una bomba e salta per aria, all’ospedale dove viene ricoverato lo va a trovare la napoletana di prima che parla dell’annosa questione dei “botti” a Napoli.

    Insomma, questo film doppiato l’ho passato a setaccio ma di comicità non ne ho trovata. Le battute che ho riportato qui non sono che la punta dell’iceberg perché i dialoghi italiani in realtà sparano una cazzata al minuto, l’ho cronometrato facendone poi la media su un campione di minuti, è un vero record!

    Doc Brown dal film Ritorno al futuro che guarda l'orologio e dice: bontà divina, una cazzata al minuto

    Doppiatori italiani di Fritz il gatto

    Il cast di doppiaggio della versione dialettale di Fritz il pornogatto è scarsamente documentato (neanche una scheda sui principali siti enciclopedici sul doppiaggio) quindi abbiamo approfittato dell’occasione per confermare quel poco che era già noto da Wikipedia (4 voci) e per espandere la lista degli interpreti. Questa fin’ora è la scheda più completa mai realizzata sul doppiaggio di questo film. Non ringraziateci tutti insieme.

    Oreste Lionello: Fritz il gatto

    Solvejg D’Assunta: prostituta (Big Bertha)

    Giampiero Albertini: Ambrogio (Duke)

    Renato Turi: poliziotto #1

    Vittorio Di Prima: agente Nicolino (Ralph)

    Claudio Capone: pappone di Bertha (Sonny)

    Isa Di Marzio: corva che parla dell’IVA

    Renato Cortesi: rabbino orbo/ “mandrillo” (formichiere) / “Carletto” (Blu il coniglio)

    Willy Moser: corvo magro nel bar

    Se volete segnalarci altri interpreti saremo felici di verificarli per voi, se possibile. Intanto adesso potete correre ad aggiornare Antonio Genna.

    Conclusione

    Che questo film animato sia stato usato come mezzo per riciclare battutine e battutacce destinate al cabaret del Bagaglino è cosa ben più grave della semplice scelta stilistica di adoperare i dialetti italiani. Fritz il gatto e Monty Python e il Sacro Graal sono una pietra tombale su Oreste Lionello come dialoghista e adattatore (sempre che si tratti effettivamente di lavori suoi) che certo non intacca la sua meritata fama di interprete (tanti sono stati gli elogi a Lionello come doppiatore su questo blog) ma spinge a domandarsi: quali altri danni non documentati avrà fatto? I primi sospetti erano già venuti dalle tante scelte bislacche nel copione italiano di Ghostbusters II e sono certo che abbia curato anche adattamenti “normali” ma se ne stanno accumulando troppi di tragici a suo nome.

    Curioso poi che lo stesso Oreste Lionello si sospetti possa essere stato il dialoghista per entrambe le versioni, quindi sia del doppiaggio dialettale sia di quello “ufficiale”, come sospettano alcuni doppiatori che ho contattato alla ricerca di maggiori informazioni su questo film. Questa rimane al momento una mera supposizione.

    Non ci sono mezzi modi per dirlo, Fritz il gatto va visto esclusivamente in lingua originale, se proprio vi interessa (di per sé non è proprio un capolavoro) perché il suo secondo doppiaggio, l’unico arrivato fino a noi, ci porta un film completamente diverso che ha solo le immagini in comune, nient’altro, e che al massimo potrei consigliare come un film di incoraggiamento per comici in erba, così che anche i peggiori possano dire: perfino io posso fare meglio di Fritz il gatto!

     

    Joker che dice: ho dato un nome al mio dolore... e il nome è Oreste. Battuta alterata dal film Batman 1989

    Ringraziamenti

    Per le ricerche voglio ringraziare Francesco Finarolli (cinefilo e studioso di cinema), Leo (collaboratore di questo blog), Anton Giulio Castagna (direttore di doppiaggio), Melina Martello (doppiatrice e direttrice di doppiaggio), Antonio Luca De Tomaso (collezionista), Mauro Ferrari (collezionista).

  • Il pì-che…??? BATMAN (1989) – La guida visiva al doppiaggio perfetto

    Batman 1989
    Batman! Un film che adoro in italiano e di cui ne tesserò le lodi, così, perché posso… ma prima…
    UN PREAMBOLO LUNGHISSIMO
    Nel 1984 il direttore di doppiaggio Mario Maldesi perse il suo collaboratore di lunga data, Roberto De Leonardis, il quale, per decenni, aveva adattato i dialoghi dall’inglese all’italiano, regalandoci lavori di classe così ben fatti da risultare difficile anche soltanto indovinare le battute originali in inglese. Sì perché, come mi è capitato di spiegare di recente, quando, nel sentire le frasi di un film doppiato, risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarli per il pubblico italiano.
    Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

    È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.

    …ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?
    La frase originale era:

    Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.

    e se dovessimo immaginarla tradotta oggi, nel 2014, allo stesso modo in cui doppiano cose brutte come Captain America 2, avreste certamente udito cose tipo:

    È la lightsaber di tuo padre. Questa è l’arma di un cavaliere Jedi. Non è brutta o imprecisa come un blaster.

    Roberto De Leonardis, a mio parere, ha creato, dal dopoguerra agli anni ’80,un vero e proprio standard qualitativo nell’adattamento italiano che è anche facilmente verificabile da tutti coloro che sanno un po’ di inglese con questo mio…
    TEST DI QUALITA’ DELL’ADATTAMENTO:

    Istruzioni: provate a ritradurre in inglese frasi particolari del film doppiato (non avendolo mai sentito in lingua originale)! Se la frase ritradotta in inglese risulta poi essere molto vicina o addirittura identica alla frase originale vuol dire che il lavoro di adattamento fa schifo!

    Con questo facile test, anche voi che sapete poco di doppiaggio o di adattamento come me, potrete valutare la qualità di quest’ultimo grazie a quello che si potrebbe definire “retroingegneria dell’adattamento“.
    De Leonardis era così bravo che è difficile (se non impossibile) immaginare le battute originali sentendo “lupo ululà, castello ululì” oppure “Brutto idiota, presuntuoso, strapezzente e cafone!“. Alcuni dei suoi adattamenti li ho già esplorati in passato come per Alien, Arancia Meccanica, la trilogia di Guerre Stellari (questa adattata insieme a Maldesi), Frankenstein Junior (anche questo insieme a Maldesi) ma il suo repertorio completo, dai cartoni Disney alla lista di film su cui ha lavorato è veramente lunga e variegata.
    Nel 1984, all’età di 71 anni, De Leonardis purtroppo viene a mancare lasciando un vuoto che però Maldesi, fortunatamente, riesce a colmare subito “unendosi” a Sergio Jacquier, sceneggiatore, traduttore e dialoghista meno noto alle orecchie del grande pubblico. Nonostante il suo cognome francese, Jacquier è un mio compaesano. Di soli 10 anni più giovane di De Leonardis, Jacquier si trasferisce a Roma dove si dedica alla traduzione e all’adattamento di film stranieri (era l’adattatore fisso di Woody Allen) e ci regala, negli anni ’80, alcuni tra gli adattamenti più divertenti e memorabili come Ghostbusters – Acchiappafantasmi (sia il primo che il secondo film), altri li trovate elencati qui. Voglio solo ricordare, tra i tanti, Aliens – Scontro finale (da me in parte criticato per un paio di scelte di traduzione un po’ confusionarie), Danko (immortalato dalla battuta “– Danko. – Nato stanco“) e Dracula – Morto e contento (con perle tipo “-Lei è Nosferatu. – Lucy era sarda?“) e infine Batman!
    Alla fine ci siamo arrivati. Batman!

    La locandina si presenta da sola.

    La locandina si presenta da sola.


    BATMAN – IN ITALIANO È PIU’ MEGLIO!
    L’unico Batman che mi piace veramente, quello del 1989, con l’unico Joker che su schermo funziona, Nicholson, con l’unica voce che su Nicholson funziona, quella di Giancarlo Giannini. Infatti voglio ribadire come qualsiasi battuta del Joker in questo film sia più divertente e/o memorabile in italiano grazie proprio a Giannini -e alla sua risata (quasi tutte le risate di Nicholson sono rimpiazzate da quelle di Giancarlo, a differenza di molti altri film dove spesso lasciano l’audio originale)- ma è il film nel suo complesso ad essere leggermente migliorato dal doppiaggio, grazie anche ad un cast di professionisti assolutamente formidabile. Purtroppo per voi, miei affezionati lettori, questo non sarà un articolo di critica con vignette spassose ma di elogio, mi dispiace.
    Vediamo insieme, in ordine cronologico, tanti momenti lievemente migliorati in italiano. Vi presento la guida visiva alle battute italiane di Batman (riportate nella didascalia sotto ciascuna immagine) che sono meglio delle originali (o almeno in pari):
    Con l’American Express ti ci pulisci…
    American Express... non uscire di casa senza. Ti ci pulisci il culo!

    Doppiaggio: American Express… “non uscire di casa senza”.
    Ti ci pulisci il culo!


    La prima sequenza del film vede due ladri di strada derubare una famigliola che si era persa tra i vicoli malfamati di Gotham. Dopo l’aggressione i due furfanti sono su un tetto a spartirsi il bottino quando uno tira fuori dal portafoglio appena rubato una carta di credito e dice:

    American Express card. “Don’t leave home without it”… hey, get out of here!

    Il doppiaggio italitano recita:

    La carta American Express. “Non uscite di casa senza”… ti ci pulisci il culo!

    Credo che l’intenzione fosse quella di dire al suo partner “non ci pensare neanche”, appena l’altro fa per prendererla. Non a caso i sottotitoli del Bluray (che traducono il testo inglese) riportano “ehi, giù le mani!“.
    Non è chiaro in realtà se lo faccia perché effettivamente non avrebbero potuto usufruire della carta (inutilizzabile se il proprietario ne denuncia il furto) oppure, più probabilmente, perché uno dei due non voleva condividere con l’altro parte del bottino. In ogni caso la risposta “ti ci pulisci il culo” risulta più divertente e memorabile di un generico “ma fammi il piacere!“/”te lo scordi!“.
    Il pi…che?
    il pi-che?
    Incredibile come alcune piccole battute che ricordo da quando ero giovane risultino invece assolutamente immemorabili e piatte in inglese. Uno dei due malviventi racconta di essere preoccupato dopo quello che è successo ad un loro conoscente, tale Johnny Gobbs:

    – Johnny Gobbs era fatto ed è volato da un tetto, va bene? Capirai, che perdita.
    – Non è quello che ho sentito io. È stato il pipistrello.
    – Il pi-che???

    È ovvio che si tratta di un accorgimento dato che sarebbe stato difficile far entrare la frase “il pipistrello” al posto di “the bat”. Questi accorgimenti creativi, in mano a Jaquier-Maldesi, diventavano un occasione creativa per aggiungere battute memorabili.
    Si bevono… COSA?

    Bevono lo Sturamel

    Doppiaggio: Bevono lo “Sturanex”


    Poco dopo vediamo Eckhardt, il tenente corrotto della polizia di Gotham, sulla scena del crimine mentre dei paramedici portano via i due delinquenti appena malmenati Batman. Alla domanda di un collega che gli chiede come mai tutti i criminali di Gotham descrivono lo stesso mostro alato tipo pipistrello, lui risponde:

    They’re drinking Drano

    Nel doppiaggio italiano:

    Bevono lo Sturanex

    Non è chiara l’origine di questo Sturanex, che fosse un prodotto veramente in vendita in Italia all’epoca oppure più probabilmente un nome di fantasia coerente con il nome di altri prodotti chimici immaginari citati nel film come lo “Smilex” del Joker? Questo non ci è dato sapere ma, in ogni caso, il Drano della battuta originale è un prodotto tutt’ora molto comune negli Stati Uniti, l’equivalente del nostro “idraulico liquido”; i sottotitoli del Bluray lo traducono con “trielina“, sostanza molto tossica, al bando dagli anni ’70.

    Nota: All’utente “Luke” va il premio per aver riconosciuto la parola pronunciata, difatti il personaggio doppiato da Ennio Coltorti purtroppo si trascina molto le parole, come del resto esige il suo personaggio.

    Spinelli per pipistrelli

    Spinelli per pipistrelli

    Doppiaggio: Questi due hanno preso spinelli per pipistrelli


    Mentre l’ambulanza porta via i due ladri malmenati da Batman, il giornalista Knox domanda a Eckhardt se si tratta di un altro avvistamento del pipistrello, al che il poliziotto risponde ironicamente:

    Sorry Knox, these two slipped on a banana peel.

    Ovvero, “scusa Knox, questi due sono scivolati su una buccia di banana. Il doppiaggio italiano recita più creativamente:

    Scusa Knox, questi due hanno preso spinelli per pipistrelli.

    Anche qui trovo più divertente la battuta nostrana.
    Sono io… tette di zucchero

    Sei tu, tette di zucchero?

    Doppiaggio: Sei tu, tette di zucchero?


    Non credo che abbia bisogno di spiegazioni. Da lì origina il nomignolo della mia ragazza che, ovviamente, apprezza la citazione.
    Le risate di Giannini

    Eheheh!


    Come avevo già detto, Giannini in questo film ci mette tutto se stesso, doppiando persino le risate di Nicholson e migliorando ancora di più il personaggio del Joker dandogli una stravagante teatralità ed una risata contagiosa che in inglese semplicemente non esistono o non sono equiparabili. Nicholson non esagera abbastanza nella sua recitazione per avere la faccia che ha. Paradossalmente risulta più credibile nel suo personaggio con la voce di Giannini.
    La scena sopra è solo un piccolissimo esempio che rappresenta ciò che sto cercando di dire. Al ritorno a casa di “tette di zucchero” Nicholson è seduto sul divano a bere un drink e le dice “tesoro, non crederai mai a quello che mi è successo oggi“, la donna sviene alla sua vista e Joker si fa una risatina prima di bere un sorso del suo drink… risatina che ancora oggi, nel 2014, ripeto quando se ne presenta l’occasione. In inglese questa risatina a stento si sente… in originale manca sempre qualcosa!
    Rotelli… il mafioso corso
    Rotelli
    Questa è una parte del film che mi ha sempre dato qualche grattacapo da quando lo vidi in inglese. Nel doppiaggio italiano questo personaggio viene chiamato solamente Antoine e parla con un pesante accento francese, nessun dubbio fin qui.
    I dubbi vengono quando andiamo a sentire i dialoghi originali dove, tra l’altro, il personaggio della foto non ha accenti. Nicholson prima lo chiama Tony, poi Rotelli (cognome) e, una volta sola, Antoine.
    Beh, Antoine...

    Doppiaggio: Be’, Antoine…


    Antoine si scalda per un nonnulla!

    Doppiaggio: Antoine si scalda per un nonnulla!


    Prima eri una tigre di carta Antoine...

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine…


    Parto dal presupposto che il suo cognome sia Rotelli e che il suo personaggio sia quello di un capo della criminalità organizzata di Gotham, negli Stati Uniti… automaticamente viene da pensare che sia un mafioso italo-americano di nome Tony Rotelli oppure, originariamente, Antonio Rotelli. Quell’Antoine, detto una sola volta da Joker dopo averlo fatto fuori, spiazza ma finisce per dare il nome al personaggio che troverete ovunque riportato come “Antoine Rotelli”. Questo secondo me è un errore che si trascina dal 1989 e a seguire vi elencherò le mie argomentazioni:
    1) Nel copione originale il nome era Carmine Rotelli. Il nome è stato cambiato all’ultimo momento. Chiaramente, almeno in origine, il personaggio era un mafioso italo-americano.
    2) Non si è mai sentito di un mafioso franco-italiano in America, in ogni caso sembra una scelta troppo curiosa per la sceneggiatura di un personaggio che appare sullo schermo per un minuto, massimo due, insieme ad altri mafiosi italo-americani.
    3) Nicholson potrebbe averlo chiamato Antoine solo a dispetto (lo chiama così solo dopo averlo fritto).
    4) Nicholson, leggendo la battuta sul copione, potrebbe aver scambiato “Antonio” per “Antoine” (la differenza è solo nella posizione della “i”) e lo ha chiamato così, Tim Burton poi potrebbe aver deciso di lasciare la scena così com’era vista la poca importanza del nome.
    Qualunque sia la verità, in Italiano, Jaquier lo ha trasformato in un personaggio ancora più macchiettistico, con pesante accento francese e che viene chiamato soltanto “Antoine” (mai Tony, né Rotelli) per semplificare le cose e, in questo modo, rendendo la scena ancora più comica.
    Altre battute celebri di questa scena sono…
    Oh ma che stretta calorosa!

    Doppiaggio: Oh, ma che stretta calorosa!


    I sottotitoli italiani hanno invece tradotto la battuta originale in “questo fa scintille!
    Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata!

    Doppiaggio: Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata!


    Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei... carta carbone!

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei…
    …carta carbone!


    Al posto di:

    sei un feroce bastardo, Rotelli. Sono contento che tu sia morto

    Jacquier ci delizia con un’altra perla che rimarrà memorabile per molti italiani praticamente a vita:

    prima eri una tigre di carta, Antoine, e adesso sei… CARTA CARBONE! Ahahaha

    e Bob, ricorda... tu sei il mio numero uno... UNO!

    Doppiaggio: e Bob, ricorda… tu sei il mio numero uno… UNO!


    Zio Grock (da qualcuno udito come “Zio Brock”)

    Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Brock.

    Doppiaggio: Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Grock.


    In inglese, Joker, prima di uccidere il suo avversario, dice “Ciao, Vinnie. Sono io, tuo zio Bingo” (seguìto da “è ora di saldare il conto“). Anche a chi ha sottotitolato il Bluray evidentemente era sfuggito l’eventuale riferimento culturale, così come era sfuggito a me, visto che hanno tradotto questa frase semplicemente come “Ciao, Vinnie. Sorpresa!“.
    In italiano Bingo (tipico nome da clown nella cultura anglosassone) viene cambiato in Grock e si riferisce ad un famoso circense svizzero.

    [Sempre l’utente “Luke”, nei commenti, ha scritto che il nome pronunciato da Giannini è Grock (non Brock) e ne ha spiegato il riferimento.]

    Gesù marimba!

    Mi punge la vezza

    Doppiaggio: Mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting.


    Quando, nella vita, potrete trovare occasione di dire “mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting“? Non tanto per il “fotting” quanto per il “mi punge vaghezza”. La stessa scena si apre con l’espressione di sorpresa “Gesù marimba!” quando il Joker posa gli occhi su Vicki Vale.
    La pubblicità del Joker
    gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza

    Doppiaggio: gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza


    In italiano viene aggiunto un tocco di ironia molto sottile. La frase originale era “non hanno scartato l’abuso di droga” (come ipotesi della causa di morte di due modelle). In italiano invece è stato alterata la frase inserendo una battuta umoristica: “non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza“… come se una crisi di astinenza possa portare a questo:
    modelle
    A questa scena seguono:
    la pubblicità pirata del Joker che, grazie alla sua marca di prodotti, porta “il ghigno, il ghigno e il righigno“…
    però con la nuova marca Joker torna il ghigno... il ghigno... e il righigno

    Doppiaggio: però con la nuova marca Joker torna il ghigno… il ghigno… e il righigno


    …le valutazioni artistiche del Joker…
    cacca... cacca... cacca...

    Doppiaggio: cacca… cacca… cacca…


    …e gli scherzi da burlone…
    mi strucco aiutatemi mi strucco

    Doppiaggio: Mi strucco! Aiutatemi, mi strucco!


    …che, come potete vedere, in inglese era “mi sto sciogliendo!” (dopo che gli era stata gettata dell’acqua in faccia). Trovo più gradevole l’alterazione italiana che ignora il riferimento al film Il Mago di Oz, in Italia assai meno noto, amato e conosciuto di quanto lo sia negli Stati Uniti; per altro, prima di rivederlo, ricordavo erroneamente che la battuta fosse “mi sciolgo!” quindi è andata comunque a segno nonostante l’alterazione comica.
    Le persone normali fanno colazione nel tinello
    tu sai che una persona normale si alza... ...scende nel tinello... ...fa colazione

    Doppiaggio: tu sai che una persona normale si alza…
    …scende nel tinello…
    …fa colazione…


    Per coloro i quali non mangiano nel tinello perché non sanno cos’è…

    TINELLO: Ambiente prossimo alla cucina e con essa comunicante, o apposito spazio della cucina stessa, adibito alla consumazione dei pasti e utilizzato anche come soggiorno, arredato per lo più in stile rustico o con mobili semplici e funzionali: mangiare in (o nel) tinello.
    (Treccani)

    L’ultima volta che avete sentito “tinello” in un doppiaggio italiano? Appunto, nel 1989.

    bambino cattivo, malerba, fa del male

    Doppiaggio: …bambino cattivo, malerba, fa del male


    …e l’ultima volta che avete sentito “malerba” in un doppiaggio italiano? Appunto.
    Nei sottotitoli hanno tradotto “bad seed” come “seme cattivo“, alla lettera. Cani.
    Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio

    Doppiaggio: Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?


    Forse la frase più memorabile del film, seguita dalla battuta…
    mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro (...là dove sei in veste di rabarbaro)

    Doppiaggio: mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro
    (…laddove sei in veste di rabarbaro)


    Non solo hanno riportato il gioco di parole a base di rabarbaro, ma lo hanno anche migliorato, facendolo diventare un vero e proprio scioglilingua.
    Modi di dire italioti
    tu e io soli in singolar tenzone

    Doppiaggio: tu e io soli, in singolar tenzone


    Nella sottotitolatura inglese c’è stato un errore perché il Joker dice “mano e mano”, non “mano a mano”, ma effettivamente il termine giusto è “mano a mano” e non deriva dall’italiano come il mio titolo vi ha suggerito, bensì dallo spagnolo. La traduzione è ben fatta, niente da aggiungere qui.
    Vola vola vola... topo uccello

    Doppiaggio: Vola vola vola… topo uccello


    Questa piccola battuta del Joker dall’alto di un elicottero detta per schernire Batman è forse la più rappresentativa della qualità del lavoro di adattamento del duo Jaquier-Maldesi per questo film.
    In lingua originale, infatti, si tratta dell’ennesimo richiamo alla cultura americana dove “Into the air, Junior Birdman!” è una canzone popolare che viene cantata per prendere in giro i piloti inesperti (Junior Birdman of America era un’associazione di aeromodellisti del 1934); nel film “All’inferno e ritorno” (1955) alcuni soldati di fanteria canzonano gli aviatori cantandogli questa “Into the air Junior Birndman!“, all’epoca molto popolare (sono andato a controllare il doppiaggio italiano di quella scena e mi dispiace dirvi che l’hanno lasciata in inglese, quindi in Italia nel 1955 nessuno avrà capito che fosse una canzonatura, bensì avranno pensato all’ennesimo “musicarello”).
    Come rendere la canzonatura in italiano? Semplice, trovando una canzone che si riferisse al “volo”… e quindi invece di “lu cardille” ci hanno messo “topo uccello“, storpiandola comicamente. Tanto di cappello!
     Altre scene/battute che mi piacciono (non necessariamente migliori in italiano, solo memorabili):
    strippa strippa strippa, money money money

    Doppiaggio: strippa strippa strippa, money money money

    “Hubba hubba hubba, money money money”

    (nota: hubba non appare nei sottotitoli) che diventa in italiano:

    “strippa strippa strippa, money money money”

    Bob? Pistola

    Bob? Pistola


    Cara, condurti io devo per tempo al tempio


    (Nella prossima scena Batman e Vicki Vale sono appesi al cornicione e il Joker da sopra li schernisce con varie battute:)

    Doppiaggio: Ehi, bat-mancato!


    Doppiaggio: Vi saluto, cascamorti!


    La battuta intera era:

    “It’s time to retire. Feel free to drop in”

    Doppiata come:

    “È ora di ritirarsi. Vi saluto, cascamorti!”.

    Sottotitolata in italiano come: “È ora di ritirarsi, fate pure un salto da me“.
    Credo che non si possa battere il “vi saluto, cascamorti” (altra battuta abusata da me per anni senza che nessuno la capisse).

    Doppiaggio: Qualche volta va a finire che mi ammazzo


    Conclusione, ultime osservazioni e curiosità
    E così finisce la mia guida visiva alle frasi del film rese alla perfezione (o migliorate) in italiano. Questo è un film che guardo esclusivamente in italiano perché nella sua lingua originale lo trovo meno interessante, vengono meno certe battute che per me sono dei veri capisaldi (grazie Sergio Jaquier e certamente anche Maldesi). Non c’è niente per cui valga la pena di fare lo sforzo di guardarselo in inglese se non si è a proprio agio con la lingua, non vi perdete assolutamente niente.
    Il personaggio di Joker in inglese ha un impatto leggermente diverso, non è che Giannini sia veramente molto più bravo di Nicholson come ho provocatoriamente detto in precedenza, sono semplicemente due interpretazioni leggermente diverse ma tra le due preferisco quella che dà Giannini, da pazzo euforico! La sua risata è contagiosa ed è sempre esagerata, come del resto il personaggio richiede, inoltre, tutte le sue frasi sono recitate perfettamente con una teatralità comica che può venire solo da un attore che ha tanto teatro alle spalle. In inglese è semplicemente Nicholson che fa Nicholson, quindi o siete abituati al suo modo di recitare o potreste trovarlo “sottotono”. La mia “partner” britannica (grande apprezzatrice di Giannini, tra l’altro) mi faceva notare come in lingua originale il suo personaggio dia perfettamente l’idea di uno psicopatico pericoloso proprio per il suo modo relativamente “contenuto” di recitare che potrebbe ricordare più un serpente che un pagliaccio. In italiano, in confronto, la recitazione di Giannini forse risulta leggermente più cartonesca ma io credo che questo giovi al personaggio; difatti sappiamo già dalle sue azioni che Joker è uno psicopatico schizzato, se ci si aggiunge una recitazione teatrale ed eccessiva si arriva al coronamento di un personaggio.
    Giancarlo
    Una parola su altri doppiatori
    Paila Pavese è assolutamente perfetta nel ruolo di Vicki Vale, riuscendo, come sempre, nella caratterizzazione della “damigella in pericolo” (un po’ come la sua “Marion Ravenwood” in I Predatori dell’Arca Perduta). Peccato che non le diano più molti ruoli, immagino sia sempre molto impegnata a teatro. Luca Biagini è ottimo come Batman… ma potrei andare avanti così a lungo, sono infatti tutti ottime scelte; tra i vari nomi famosi del doppiaggio abbiamo, sul Commissario Gordon, nientepopodimenoché Silvio Spaccesi (già sentito nei panni di Yoda della vecchia trilogia, l’eremita Abelardo in Frankenstein Junior, lo scrittore in Arancia Meccanica), abbiamo poi, sul giornalista Knox, Stefano De Sando (voce attuale di De Niro ma qualcuno potrebbe ricordarlo come il Prof. Alan Grant in Jurassic Park) e poi… e poi basta, inutile continuare ad elencarli, ogni singolo doppiatore in questo film è famoso e memorabile per altri ruoli e quindi consiglio ai curiosi di questo argomento di dare un’occhiata al sito di Antonio Genna; peccato solo che manchi in lista il doppiatore di Bob, la cui gracchiante voce, ad oggi, non è stata ancora identificata.
    Sul sito sopra menzionato troverete anche una curiosità:

    • Il trailer del film fu diretto da Mario Maldesi per la Kamoti Cinematografica e doppiato una mattina di maggio 1989 alla Intarnational Recording. Le voci dei personaggi principali, esclusa quella del protagonista, Batman, furono diverse da quelle poi utilizzate nel film. Al trailer partecipò attivamente con una piccola caratterizzazione anche lo stesso direttore Maldesi. Il film promozionato per tutta l’estate, uscì nelle sale a metà ottobre dello stesso anno ed ottenne un grandissimo successo di pubblico.
      Ecco le voci del trailer:
      Bruce Wayne – Luca Biagini
      Joker – Ennio Coltorti
      Vicki Vale – Cinzia De Carolis
      Alexander Knox – Stefano Pietrosanto-Valli

    Un’ultima curiosità ve la aggiungo io. Il doppiatore di Alfred cambia dal primo al secondo film… io non me n’ero mai accorto, ma c’è anche da dire che il secondo è già meno gradito e raramente lo guardo in TV. I fan della trilogia di Sergio Leone apprezzeranno di scoprire chi doppia il primo Alfred.
    NOTA GRAVE SUL BLURAY
    L’unica pecca del Bluray è che proprio sul finale troviamo una frase tronca: Il signor Wayne mi ha detto di dirle che potrebbe tardare un… Che fine gli avete fatto fare a po’ ? Mi ricorda quelle storie sui DVD della Disney (era il Re Leone?) dove c’erano parti mancanti sui finali delle frasi, per via dei lavori sul sonoro che fanno all’estero, con orecchie estere. Merdacce.

  • 5 attori americani che la voce dei nostri doppiatori se la sognano…

    Titolo esagerato e un po’ provocatorio, lo so. Parto a bomba, poi spiego via via…
    BOOM!

    1) Eddie Murphy – Tonino Accolla

    Murphy - Accolla

    Eddie Murphy è bravo anche in lingua originale ma ha sempre dato l’impressione che mancasse di qualcosa di essenziale, risultando spesso sottotono. Ciò che gli manca in inglese è la risata di Tonino Accolla!
    Questa non è solo l’opinione di un italiano che è cresciuto guardando film in italiano, si vocifera infatti che fosse addirittura opinione dello stesso Murphy, il quale, in un’intervista televisiva, disse: “in Italia c’è un doppiatore che è più bravo di me“. Questa citazione prendetela con le pinze perché non sono riuscito ancora a trovare l’intervista in questione e mi rifaccio semplicemente a ciò che Accolla raccontava nelle sue interviste, lo stesso Accolla però proclamava anche che Eddie Murphy avesse alterato la sua risata dopo averla sentita doppiata in Italiano. Queste affermazioni (moooolto difficili da verificare e mi trattengo dal dire altro in merito) purtroppo lasciano il tempo che trovano ma rimane indubbio il talento di Tonino ed è bene ricordare come in Italia abbiamo avuto la fortuna, anzi il privilegio, di un abbinamento attore-doppiatore che ha finito per esaltare l’impatto comico di Eddie Murphy verso il pubblico nostrano degli anni ’80 e ’90, migliorando una caratteristica che già in originale era stranota ed apprezzata, la risata.
    Non mi credete? Andatevi a vedere una qualsiasi clip intitolata “Eddie Murphy’s laugh” e venitemi a dire se non vi delude almeno un pochino!

    ______________

    2) Steven Seagal – Michele Gammino


    L’inespressività di Seagal e la sua voce monocorde sono quasi proverbiali nel mondo anglosassone ed occasione di numerose prese di giro che fluttuano su internet da ben prima della creazione di YouTube [memorabili sono gli episodi a cartoni dello Steven Seagal Show di Ken McIntyre]. In Italia per fortuna la cosa è stata “sistemata” da Michele Gammino che aggiunge spessore e carattere (perbacco persino espressività!) ai personaggi del sensei Seagal e in generale gli dona una vasta gamma di emozioni che semplicemente non esistono in origine. È come doppiare un armadio e dargli carisma, non è cosa facile. Comunque diciamocelo, Gammino riesce ad “aggiustare” tutti con la sua voce da eroe. Non a caso è la voce ufficiale di Harrison Ford, salvo recenti e assurde eccezioni dovute forse al mondo delle raccomandazioni.
    Da quando Seagal ha smesso di fare film decenti (parliamo all’incirca dal 2000 in poi, con il film “Ferite Mortali” che si trova a cavallo tra vecchie glorie e futura carriera da benzinaio) anche Gammino ne ha abbandonato il doppiaggio (a parte qualche inatteso ritorno) lasciando spazio ad una sfilza di doppiatori casuali, quasi alla stregua di un qualsiasi attore di serie B poco noto… il che, devo dire, rispecchia perfettamente la decadenza del sensei e dei suoi film direct-to-DVD girati nell’Europa dell’est.
    Gammino è ritornato su Seagal per Machete (2010), l’unico cameo degno di nota nel periodo post-Ferite Mortali, per regalarci la voce che merita su un personaggio che merita. È bene e giusto lasciare tutti gli altri dimenticabili film al primo doppiatore che capita per puro caso nello studio di registrazione in quel momento… andrebbe bene anche il garzone del bar “da Sergio” che porta il caffé al direttore di doppiaggio. Potete andare a scomodare Gammino solo quando strettamente necessario, non c’è bisogno di sciuparlo su pellicole ammiscate cu nente.

    ______________

    3) Jack Nicholson – Giancarlo Giannini


    Qui potrei perdere di credibilità per alcuni ma rimango saldo su questo punto e voglio reiterarlo: nonostante Nicholson sia un ottimo attore e famoso nel mondo per le sue interpretazioni, alle orecchie del pubblico italiano purtroppo la sua voce originale risulta assai poco espressiva se rapportata all’interpretazione che ne ha fatto spesso Giannini; basti pensare al Joker di Nicholson nel film Batman (1989) che in inglese è incredibilmente… deludente, scusate l’assenza di altri aggettivi, al contrario di Giannini che con la sua risata rauca e gli sbalzi di tono completa alla perfezione la pazzia esilarante del personaggio psicopatico… e fa anche ridere. Joker-col-freno-a-mano di Nicholson invece no. In inglese il Joker è no-io-so! L’ho detto! Per quanto riguarda un’altra “giancarlata”, ovvero il Nicholson in Shining, vi ricordo semplicemente di una certa lettera di congratulazioni che Kubrick inviò a Giannini per il lavoro svolto e non dico altro. La voce di Giannini spesso migliora Nicholson come attore, è il suo doppiatore numero uno, UNO! [cit. da Batman]
    Adesso potete mandarmi il plotone di esecuzione a casa!
    [PS ciò che rendeva Batman più divertente in italiano era anche il lessico molto ricercato di fine anni ’80 del duo Maldesi-Jacquier, ma senza Giannini, con una recitazione fotocopia di quella originale, il prodotto avrebbe avuto un impatto minore a mio parere.]

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    4) Woody Allen – Oreste Lionello


    Lionello era uno di quei doppiatori che trasformava tutto ciò che recitava in oro colato, come già ebbi modo di dire nell’articolo su Frankenstein Junior. Cosa dire in merito… semplicemente che il Woody Allen doppiato da Lionello è più divertente di Woody Allen stesso! La sua tradizionale parlantina nevrotica è resa meglio da Oreste. L’ho detto!
    Ma lo ha detto lo stesso Woody Allen quando in passato, nonostante egli non sia mai stato un fan del doppiaggio, ha più volte elogiato Lionello ringraziandolo di aver aiutato la sua fama in Italia, come del resto si può capire da questa intervista (da me tradotta) dove alla domanda “cosa pensa del doppiaggio?” Woody Allen ha risposto:

    It’s a mixed blessing, I don’t like dubbing at all. Americans are not used to dubbing. We grew up without dubbing and so it’s always very, very strange to us and I am very much against it,
    [Il doppiaggio] è un’arma a doppio taglio, non mi piace affatto. Gli americani non ci sono abituati. Siamo cresciuti senza e di conseguenza ci sembra molto molto strano. Ne sono fortemente contrario.
    Whenever I send my films out to European countries I always try to get the prints subtitled if I can but I’m met with resistance because the countries are just not used to subtitles“.
    Ogniqualvolta che mando i miei film in Europa chiedo che ne facciano copie sottotitolate se possibile ma incontro sempre una forte resistenza perché in quei paesi non sono abituati ai sottotitoli.
    Now, having said this I would say that the man who dubbed me for years in Italy, now deceased, made me into a hero… it was his voice and everybody liked me. I don’t know for sure if they had heard my own voice they would have been that responsive to me“.
    Detto questo, devo ammettere che l’uomo che per anni mi ha doppiato in italiano, adesso deceduto [Oreste Lionello], mi ha trasformato in un eroe… la voce era sua eppure la gente apprezzava me. Non sono sicuro che mi avrebbero accolto altrettanto caldamente se avessero sentito la mia vera voce.
    I might have been good anyway, but there is no guarantee of it, so, you know, that’s how I feel. I consider myself lucky that I was dubbed even though I don’t like the process“.
    Forse avrei avuto lo stesso successo ma non è detto, quindi, questo è ciò che penso. Mi considero fortunato ad essere stato doppiato anche se il doppiaggio di per sé non mi piace.

    Non so cosa pensi Woody Allen della sua nuova voce, ovvero Leo Gullotta. Suppongo che non gliene freghi assolutamente niente, ormai è comunque famoso e ha la sua schiera di fan. Leo Gullotta ad ogni modo si è dimostrato un sostituto niente male che riesce a fare almeno una fotocopia di Allen, forse non aggiungerà altro ai suoi personaggi ma è almeno alla pari. Forse non tutti sanno che la sua carriera da doppiatore è lunga e costellata di memorabili perle anche se si tende a ricordarlo solo per i suoi personaggi in drag del Bagaglino e per la pubblicità dei Condorelli.

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    5) Robert De Niro – Ferruccio Amendola

    robert-de-niro-ferruccio-amendola
    C’è chi ritiene che Robert De Niro sia una scarpa di attore. Lascio il giudizio ad altri, è tuttavia innegabile che con il cambio di millennio e dopo una carriera di tutto rispetto fatta di ruoli ben selezionati per le proprie capacità, “Bobby” abbia deciso che nella vita di un attore ci sono cose molto più importanti della scelta attenta dei ruoli e delle sceneggiature, come ad esempio l’università dei figli, il mantenimento della moglie, la piscina nuova, le rate del mutuo sulle ville etc… e così ha cominciato ad accettare praticamente qualsiasi ruolo gli venisse offerto, spesso in commedie, a detta sua “per divertirsi”, a detta mia per portare a casa la pagnotta finché lo continuano ad ingaggiare. Chi non lo farebbe alla sua età? Sono felice per lui.
    Negli anni d’oro (che più o meno terminano tra Terapia e pallottole e Ti Presento i miei) abbiamo conosciuto De Niro attraverso la voce di Ferruccio Amendola e diciamo che nessuno si è mai lamentato di quanto De Niro sia infinitamente più bravo in lingua originale, nonostante l’avvento del DVD abbia consentito a tutti un confronto diretto. Infatti non lo è. Amendola lo ha sempre doppiato alla perfezione riportando nella nostra lingua un’equivalente interpretazione. Anzi ha persino reso celebri frasi che in inglese così celebri poi non sono, come ad esempio:

    You’re nothing but a lot of talk and a badge.

    Chiedetela ad un americano qualsiasi e vedrete che in pochi la identificherebbero subito. Provate invece a recitare ad un italiano la seguente frase e molte più persone vi diranno di averla almeno già sentita:

    Sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo!

    Avrei di che lamentarmi riguardo la voce di Amendola su certi attori come Al Pacino (specialmente in Scarface), ma su De Niro è sempre stato un abbinamento perfetto che spesso ha giovato all’attore. Degno sostituto di Amendola è stato Stefano De Sando che non solo rispecchia piuttosto bene la voce ormai senile di De Niro ma sa essere anche divertente, caratteristica molto importante negli anni del “tramonto” professionale dedicato alle commediole. Se Showtime fa ridere è solo grazie a De Sando. A ripensarci è praticamente lo stesso destino beffardo che è capitato a Seagal, ridottosi a fare film per pagare gli alimenti a Kelly LeBrock (scherzo, me lo sto inventando. Gli servono per il trapianto di capelli), solo che Seagal ha un senso dell’umorismo tutto suo e nelle commedie non sa e non può riciclarsi, così continua a far tirare calci alle sue controfigure fornendo il proprio volto sudato per fugaci primi piani. Così come per Seagal, anche per De Niro, con il cambio di millennio, è avvenuto un cambio di qualità (in negativo) ed un cambio di voce (per una ragione o per un’altra).

    De Niro nella sua classica

    De Niro nella sua classica “faccia piangente”


    Finisco su De Niro citando il grande comico non intenzionale Gianni Morandi: “lei è stato anche un grande regista oltre che un grande attore, ha lavorato con i più grandi registi del mondo… potrebbe dire come ha fatto a fare questo spogliarello?”
    CONCLUSIONE… era ora!
    È curioso come tutti questi attori americani siano noti nel mondo anglosassone, nel bene e nel male, proprio per la particolarità delle loro voci. Nella mia lista ho spaziato dalle scelte ovvie, come l’armadio a due ante Steven Seagal che in originale praticamente non recita, a scelte meno ovvie come Jack Nicholson, quindi da un esempio esagerato in cui la recitazione deve essere interamente aggiunta dal doppiatore ad uno in cui il doppiatore migliora il prodotto originale solamente di un tantino, magari anche solo per una risata meglio eseguita (come il caso di Accolla su Eddie Murphy).
    Se vi vengono in mente altri abbinamenti attore-doppiatore che hanno giovato all’attore scriveteli nei commenti, se trovo roba buona magari ne faccio un “PART DEUX”. Questo è tanto per ricordare che non sempre il doppiaggio sciupa una grande interpretazione originale come spesso si crede, c’è sempre la speranza che ogni tanto la possa anche migliorare o almeno proporne una valida “copia”.

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    SE NON VI È BASTATO, C’È SEMPRE LA SECONDA PARTE:

    ALTRI 5 ATTORI MIGLIORATI DAI DOPPIATORI ITALIANI

  • Adattamenti… necessari (1): Here’s Johnny di Shining e Hitler in Ghostbusters

    Credo che il titolo di questo articolo non abbia bisogno di molte spiegazioni. È facile accanirsi contro gli adattamenti e il doppiaggio italiano facendo di ogni erba un fascio e ne ho letti di commenti sulla rete dove i miei connazionali si lamentavano dell’alterazione dei dialoghi originali. Molte di queste lamentele erano lecite e giustificatissime. Non mancano però anche i commenti fini a sé stessi di gente apparentemente più impegnata a stilare liste che a proporre critiche sensate.
    Perchò ho deciso di presentarvi alcune scelte di adattamento che potrebbero far lamentare alcuni ma che ritengo siano state necessarie e che abbiano una ragion d’essere. Credo che potrei farne una nuova rubrica visto che di adattamenti italiani “necessari” ce ne sono a bizzeffe. Oggi mi limito a due casi:

    SHINING: Here’s Johnny! Ma chi è Johnny?

    Here's Johnny! Frase di Jack Nicholson in Shining, in italiano è diventata sono il lupo cattivo
    Nella scena in cui Jack Nicholson (nei panni di Jack Torrance) prende ad accettate la porta dietro alla quale si nascondono moglie e figlio, viene pronunciata una frase molto celebre in America “here’s Johnny!” (traducibile come “ecco a voi Johnny!” e a breve scoprirete perché).
    In italiano Nicholson dice invece “sono il lupo cattivo“. Ora, di primo acchito qualcuno potrebbe lamentarsi di questa scelta ma è davvero il caso di farlo? Perché Nicholson, che nel film si chiama Jack, si presenta come Johnny? Chi è questo Johnny?

    Here’s Johnny” deriva da un programma televisivo americano “The Tonight Show” presentato da un certo Johnny Carson che divenne celebre per il tormentone “here’s Johnny!” che lo introduceva. Questo show andò in onda per ben 30 anni (!) avendo un impatto culturale notevole sugli statunitensi, un po’ come il nostro “allegria!” di Mike Bongiorno. È ovvio che in nessun altro paese avrebbe senso tradurre “here’s Johnny” alla lettera (gran parte dei cittadini britannici ne ignorarono il significato per molti anni prima dell’avvento di internet) e tutto sommato il riferimento al “lupo cattivo” in italiano è un’ottima scelta di traduzione visto che nella stessa scena si fa riferimento alla fiaba dei tre porcellini e a Cappuccetto Rosso (anche se quest’ultima è presente solo italiano, in inglese si parla solo della fiaba dei porcellini).

    Considerate anche che chi adattava i film di Kubrick in italiano non era certo l’ultimo venuto (un certo Aragno e un certo Maldesi di cui ho già parlato nel mio blog un paio di volte). Insomma, prima di lamentarsi di un adattamento è bene chiedersi se avrebbe avuto senso una traduzione alla lettera che nessuno in Italia avrebbe compreso.

    GHOSTBUSTERS: J. Edgar Hoover o Hitler?

    J. Edgar Hoover e Hitler messi a confronto con l'uomo della pubblicità dei Marshmallow dal film Ghostbusters
    Nelle scene finali del film una divinità sumera Gozer offre agli acchiappafantasmi di scegliere la forma del mostro che li avrebbe distrutti (Dan Aykroyd sceglierà poi il Marshmallow Man). Prima di tale infausta scelta Bill Murray (nei panni di Peter Venkman) ne approfitta per una battuta satirica:

    Gozer: Choose! Choose the form of the Destructor!
    Peter: Whoa! I get it, I get it. Very cute! Whatever we think of – if we think of J. Edgar Hoover, J. Edgar Hoover will appear and destroy us, okay?

    In italiano:

    Gozer: Scegliete, scegliete la forma del distruggitore!
    Peter: Oh! oh, ho capito ho capito, hoho molto carino. A qualunque cosa pensiamo, se pensiamo ad Adolfo Hitler, Hitler appare e ci distrugge chiaro?

    J. Edgar Hoover è stato il fautore dell’FBI ed il suo primo direttore, forse lo risentirete nominare spesso perché ne hanno fatto un film con Di Caprio di recente. Abusò del suo potere per castigare dissidenti politici, attivisti per i diritti civili e presunti comunisti, accumulò informazioni diffamanti da usare contro avversari politici e ovviamente non volle mai dimettersi dalla sua poltrona (direttore dal ’24 al ’72!); diversi presidenti degli Stati Uniti considerarono l’estromissione di Hoover ma vi rinunciarono per paura di essere infangati (vi suona familiare questo genere di comportamento?). Pensate che ostacolò persino la carriera di molti agenti dell’FBI per gelosìa, nonostante i loro incredibili meriti.

    Nel 1984, anno dei Ghostbusters, Hoover se lo ricordavano ancora in molti, era stato protagonista di quasi cinquant’anni di storia americana. In Italia però il nome era pressoché sconosciuto, è per questo che, dovendo scegliere un’alternativa valida alla frase di Bill Murray su chi temere in caso di un suo ritorno, mi sembra lecita la scelta di Hitler… inoltre suona anche come una cosa che avrebbe realmente potuto dire un americano in tale situazione.

    L’adattamento da Hoover a Hitler è più che giustificato, manca di satira politica (che noi non avremmo comunque compreso) ma ha un suo impatto immediato… che è alla fin fine l’obiettivo dell’adattamento. Perché i film non si traducono solo alla lettera, vanno anche adattati.

  • QUEL DIAVOLO DI GIANNINI !


    Seppur la buonanima di Ferruccio Amendola abbia caratterizzato con la sua voce la maggiorparte degli attori americani con discendenze italiane (Stallone, De Niro, Al Pacino etc…), il doppiatore di Al Pacino che io preferisco e adoro è Giancarlo Giannini. Potrei darvi mille spiegazioni sul perchè ma suggerisco semplicemente di guardare L’Avvocato del Diavolo per capire quanto sia azzeccata la scelta di Giannini. Inoltre, a differenza di Amendola, Giannini ha anche il pregio di cambiare molto lo stile della sua voce tra un personaggio doppiato ed un’altro e mi ci è voluto un po’ per realizzare che la voce del Joker nel film Batman (1989) fosse la stessa usata per molti ruoli di Pacino. Una piccola curiosità da notare: il nuovo Joker del film Il Cavaliere Oscuro è stato doppiato dal figlio di Giannini e curiosamente trovo che l’interpretazione del figlio di Giannini sia più vicina a quella di Nicholson del Batman del 1989 che a quella del fu Heath Ledger che in realtà non mi è piaciuta affatto; ancora una volta, sia padre che figlio hanno migliorato il prodotto originale.
    Giannini non è spesso considerato nell’Olimpo dei doppiatori italiani famosi, forse si è più propensi a ricordarlo come attore, ma dovrebbe essere seriamente riscoperto.
    Ecco alcuni degli attori/film da lui resi memorabili:
    –        Jack Nicholson in Shining, ruolo per cui si dice che Kubrick stesso abbia inviato una lettera di congratulazioni a Giannini per l’ottimo doppiaggio svolto (!), e Batman nell’insuperabile ruolo del Joker, tanto che risulta più divertente e pazzo nella versione italiana che con la voce originale di Nicholson.
    –        Mel Gibson nell’Amleto (nel ruolo del giovane Amleto), l’unico film tratto da Shakespeare che guardo con piacere, un’interpretazione vocale che solo ad un attore vero come Giannini sarebbe potuta riuscire così bene.
    –        Al Pacino nel film L’Avvocato Del Diavolo (nel ruolo di Satana in persona, una voce e una recitazione praticamente equiparabile all’originale), “Scient of a Woman – Profumo di Donna” (nel ruolo del colonnello non vedente).
    Se solo Scarface avesse avuto la fortuna di Giannini come doppiatore sono sicuro che Giancarlo si sarebbe prodigato nel provare ad imitare quel curioso accento cubano che ha Pacino nel film. Purtroppo in italiano questa rilevante caratteristica è stata perduta con Amendola che invece ha prestato una voce normale senza uscire dai ranghi e senza neanche tentare ad un minimo accento “latino”. Il film in italiano, seppur memorabile (in quanto buon film), deficita gravemente sotto questo punto di vista.
    Spero che Giannini continui a doppiare Al Pacino anche in futuro e, caro Giancarlo, ti ringrazio a nome di molti per i favolosi doppiaggi che regali a noi italioti, rendendo alla perfezione le interpretazioni originali quando non migliorandole!