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  • Grosso guaio a Schifohamish. Il doppiaggio Netflix “fatto in casa” di L’altra metà (2020)

    Cartellone della cittadina di Squahamish dal flim L'altra metà (2020)

    Benvenuti a Squahamish, dove la gente è doppiata male

    Il 1 maggio compare su Netflix il film L’altra metà (The half of it, 2020), una reinterpretazione del Cyrano de Bergerac in salsa adolescenziale con una variante inedita, l’avere un protagonista di sesso femminile (Ellie, ragazzina nerd snobbata da tutti) al posto di un Cyrano maschio. Così, come nella commedia del 1897, la nostra Cyrano, aiuta l’amico impacciato (qui Paul, compagno di scuola che gioca nella squadra di football) a conquistare una ragazza, Aster, grazie ad una serie di lettere che possano far innamorare questa ragazza popolare in cerca di una via di fuga intellettuale. L’innamoramento epistolare scatterà invece tra le due ragazze. Sì, è uno di quei film impietosamente etichettati “LGBT”, quindi, omofobi, state alla larga.

    A parte la reinterpretazione del Cyrano de Bergerac, L’altra metà è dopotutto uno dei tanti racconti di formazione dalle premesse forse un po’ trite, come quella gli adolescenti americani in attesa di andare al college per fuggire da una piccola città di provincia, Squahamish (o come dicevano a scherzo nel film Schifohamish), e forse questo film di Alice Wu non rimarrà nella storia del cinema, né rimarrà troppo a lungo nella memoria degli spettatori, ma di certo non si meritava niente di male. Arriva invece con un doppiaggio da subito lamentato, giustamente ridicolizzato e spernacchiato, ben al di sotto degli standard di decenza. E subito la memoria torna al recente caso di Summer ’84, sempre doppiato nel 2020. Ma che è quest’anno?!

    Reazione del pubblico su Twitter al doppiaggio di L'altra metà 2020

    Netflix, al contrario di alcuni distributori nostrani (LuckyRed ce l’ho con te), non è sordo alle lamentele del pubblico e il 14 maggio quel primo doppiaggio viene sostituito da un nuovo doppiaggio italiano, questa volta professionale. Un ridoppiaggio sostitutivo per cancellare la memoria di quel primo disastro che, mi dispiace per Netflix, non è andato perduto per sempre ma rimane conservato nei miei archivi, memento dell’ennesimo tentativo americano di prendere in mano le redini di un mestiere che richiede una professionalità che spesso diamo per scontata e che certamente non si può improvvisare. Non basta essere attori decenti per essere anche doppiatori decenti.

    Su questo blog (non lo dirò mai abbastanza) è raro che mi metta a parlare o a giudicare la qualità delle interpretazioni. La traduzione di audiovisivi e l’adattamento linguistico sono gli argomenti di mia competenza, non la recitazione. E ci sono tanti doppiaggi, tra quelli televisivi e quelli dell’home video, che personalmente reputo mediocri o che non reggono il confronto con quelli più “cinematografici”, ma salvo rari casi questi argomenti non trovano grande spazio su questo blog, perché si tratta comunque di doppiaggi professionali e l’argomento “questo doppiatore è più bravo di quest’altro” è materia da forum di appassionati, se non da salotto, e lì possono rimanere per quanto mi riguarda.
    Tuttavia, questo è uno dei rari casi in cui mi trovo a infrangere la regola non scritta. Con il primo doppiaggio di L’altra metà, così come con il doppiaggio di quel Summer of ’84, già recensito, ci immergiamo purtroppo nel regno del dilettantesco e non ci vuole un esperto per poterlo affermare.

    Anche questa volta lascio che delle clip dal film parlino da sole. Il video dura una quindicina di minuti e raccoglie alcune delle parti “migliori”.

    Concorderete che peggio di così c’è solo un rutto nel microfono. Un’iperbole? Mica tanto. Sentire questo genere di cose è svilente per i professionisti del settore, per gli spettatori e anche per le persone coinvolte (potrei mai prendermela con un lavoratore che accetta un ingaggio per tirare a campare? Certo che no!). Il problema è nella testolina dei distributori americani che ancora oggi, nel 2020, credono che sia pensabile doppiare film a casina loro, spendendo il meno possibile. Basta prendere gente che sa parlare italiano, no? Che ci vuole. È successo esattamente ciò che accadeva nei primi tempi della storia del doppiaggio e ancora oggi ogni tanto ci provano, con i risultati appena sentiti. Cos’è quest’anno, un qualche anniversario della nascita del doppiaggio italiano? Netflix voleva celebrarlo così?

    Reazione del pubblico su Twitter al doppiaggio di L'altra metà 2020

     

    Il cast del primo doppiaggio Netflix

    Una breve ricerca sui nomi che comparivano nei cartelli finali della prima versione è stata una tappa obbligata per cercare di sbrogliare la matassa del “che cosa è successo con questo doppiaggio?”. I nomi dei doppiatori comparivano nei cartelli di coda del film, questo fino all’arrivo del secondo doppiaggio, quello definitivo, che ovviamente ha portato alla sostituzione anche dei cartelli finali. Qui riporto i nomi del primo cast di doppiatori, con una breve descrizione basata su informazioni pubbliche e liberamente accessibili, quali pagine Linkedin, profili di agenzie di casting e pagine IMDb. Noterete forse un filo conduttore che li lega tutti:

    Chi sono i doppiatori

    • Ellie Chu è Iaeli Anselmo, di Roma, attrice, in produzioni americane almeno dal 2017, attualmente vive e lavora a Los Angeles.
    • Il nostro Paul Munsky è Roberto Aurelio Cerletti, musicista, batterista, vive e lavora a Los Angeles. Non ho trovato informazioni biografiche ma suppongo che sia italiano anche lui, o forse lo sono i genitori? In questo sito potete sentire anche delle clip audio in tre lingue diverse: French, German e Italian (“le strade di Pariggi e di Giggibbuffon si separano dopo una sola staggione…“).
    • Aster Flores è Daria Sarmientos, italiana, nata e cresciuta a Milano, presente in produzioni USA almeno dal 2017, attualmente vive e lavora a Los Angeles.
    • Edwin Chu è Andrea Iaia, suppongo questo Andrea Iaia, attore italiano.
    • Trig Carson è Francesco Capussela, altro attore italiano che vive e lavora a Los Angeles.
    • il Diacono Flores è Peter Arpesella, attore italiano, di Bologna, lavora da una vita a Los Angeles (ed era comparso anche in Le Mans ’66 – La grande sfida ad interpretare un membro dello staff Ferrari).
    • La professoressa Geselchap è Barbara Magnolfi, attrice italiana, vista anche in Suspiria di Dario Argento. Ultimi lavori attivi in produzioni americane. A giudicare dal suo profilo Instagram vive in California e fa anche “voice over“.
    • Solange è Enrica Manni, di Sondrio, attrice, vive e lavora a Los Angeles almeno dal 2015.
    • Amber è Denise Faro, cantante e attrice italiana, compare in produzioni a Los Angeles almeno dal 2015.

    Nel cast aggiuntivo troviamo inoltre:

    Max Pregoni, altro attore con agente a Los Angeles; Gaia Passaler di Milano, anche lei attrice che lavora da anni a Los Angeles;  Gabriele Martinelli, nato a Napoli e trasferitosi da adolescente in America, anche lui lavora come attore a Los Angeles; Massimiliano Frongia, italiano, con produzioni internazionali in curriculum. Per finire: la direzione del doppiaggio è di Gabriele Di Sazio, italiano, regista, con alcuni corti all’attivo, girati indovinate dove? Los Angeles.

    Doppiaggio e sonorizzazione a cura della Igloo Music Corporation, di Burbank, una contea di Los Angeles. È una delle aziende del programma di post-produzione NP3 di Netflix in cui è classificata con un bollino “argento” (silver) ma considerata idonea soltanto per la lingua inglese (nello specifico “inglese americano”) secondo il sito di Netflix.

    igloo music partner post produzione Netflix

    Avete già trovato il filo conduttore? Il cast è composto da italiani che vivono e lavorano nella città di Los Angeles. Quello di L’altra metà è un doppiaggio americano realizzato utilizzando attori italiani che Netflix aveva a disposizione in zona, con l’aggiunta di un musicista (che spero si sia almeno fatto qualche risata a doppiare Paul) ed un regista, che in inglese si dice director, quindi a Netflix avranno pensato vabbè, director, dubbing director… è a stessa cos’!
    Sono assolutamente certo che siano tutti dei veri professionisti nel loro campo, a prima vista il loro CV lo dimostra senza ombra di dubbio (Cerletti ad esempio è percussionista per Disney, Fox e altre aziende famose), e anche se molti di loro lavorano regolarmente con la propria voce in quanto attori, chiaramente non sono doppiatori professionisti. Nessun professionista direbbe mai “Poll, ma ti ci stai sposando co’ a spazzatura?” (voce fuori campo in romanesco che chiama Paul, a esattamente 1 ora e 57 minuti). Fa ridere ma fa anche piangere.

    Signorina silvani che dice ah, anche doppiatore. Variante del meme ah anche poeta. Dal film Fantozzi 1975

    Che non si offendano dunque gli attori menzionati, del resto anche tanti attori italiani bravissimi e famosissimi non sono poi così bravi in sala di doppiaggio, quando devono andare a ricreare emozioni altrui o addirittura le proprie. Aggiungiamo a questo il fatto che i doppiatori della prima versione italiana di L’altra metà, di fatto, non erano diretti, e che le voci da abbinare ai personaggi siano state scelte seguendo un criterio essenzialmente “geografico”, questo è il quadro. Di quel cast, l’unica persona con un curriculum attivo nel mondo del doppiaggio sembra essere la dialoghista Carolina Quitadamo. La direzione delle voci invece è virtualmente inesistente! Da qualche “hey” pronunciato all’americana (invece di “ehi”), a vari errori di pronuncia incluso un “tu” detto “tiù”, tipo Stanlio e Ollio… e buona la prima! Anche quegli attori che sono stati bravini al microfono ogni tanto pronunciano frasi o recitano in modi che un direttore di doppiaggio professionista non approverebbe neanche con una pistola puntata alla testa.

    Ad esempio quando la protagonista (Ellie) legge ad alta voce la lettera scritta dal ragazzo imbranato (Paul) sentiamo:

    “Dicono che sia il più carino della mia famiglia, cioè, lo pensa mia nonna… che è morta adesso.”

    Qui non c’è nessun errore di adattamento, ancora una volta è il doppiaggio che fa danno. L’errore è nel modo in cui questa frase viene recitata [più precisamente nell’appoggiatura, mi suggerisce Mauro Stoppa, conduttore radiofonico, esperto sull’argomento recitazione], infatti nel primo doppiaggio la ragazza sembra dire che la nonna sia morta in questo momento, cioè mentre legge la lettera (o meglio, mentre Paul la scriveva), cosa che ovviamente non ha alcun senso (“who is dead now” in originale, cioè la nonna “che ora è morta”). Come cambia radicalmente la stessa frase nel secondo doppiaggio! Il copione infatti rimane identico ma si capisce chiaramente dal mondo in cui viene recitata (cioè appoggiando non più su “adesso” come nel primo doppiaggio ma su “è morta”) che la nonna invece è già morta in un non ben determinato passato. Il confronto tra un doppiaggio professionale, “diretto”, e uno “arrangiato” non può che essere impietoso in questi casi.

    Facce sbalordite degli attori nel film L'altra metà (2020)

    La reazione del pubblico italiano

    Il cast del ridoppiaggio

    Per completezza riporto anche il cast del secondo doppiaggio Netflix, effettuato dalla VSI Rome, un’altra azienda della lista Netflix, anche loro con bollino “silver”, evidentemente c’è silver e silver. I cartelli finali di questo nuovo doppiaggio sono solo due, quindi l’elenco riportato con personaggi e loro corrispettivi doppiatori è limitato.

     

    Direzione del doppiaggio: Maura Cenciarelli
    Assistente al doppiaggio: Francesca Vichi
    Dialoghi: Carolina Quintadamo

    Ellie Chu: Emanuela Ionica
    Paul Munsky: Marco Briglione
    Aster Flores: Erika Necci
    Edwin Chu: Emilio Barchiesi
    Trig Carson: Manuel Meli
    Diacono Flores: Sergio Lucchetti

     

    L’adattamento italiano di L’altra metà

    Tesoro? Taco Time. Un dialogo dal primo doppiaggio del film L'altra metà, 2020, Netflix

    “Tesoro? Taco time!”

    L’adattamento è in generale decente ma non manca di momenti in cui avrebbe giovato una revisione in più, oppure la supervisione competente di figure normalmente presenti (e non a caso!) in un doppiaggio professionale ma che sicuramente gli americani potrebbero vedere come ridondanti, inutili costi in più.
    Molti dei casi elencati qui di seguito sono stati poi corretti con il secondo doppiaggio. Quasi tutti almeno.

    Non è questo il caso di Liberal Arts diventato “arti liberali” (“Sta lontana dalle arti liberali“) invece di scienze umanistiche/materie umanistiche/”lettere e filosofia”/studi umanistici, la scelta è vasta prima di buttarsi su un “arti liberali”, sconosciute al pubblico di lingua italiana, a meno che in America non abbiano piani di studi di stampo medievale.

    Da wikipedia: Arti liberali era l’espressione con la quale, durante il Medioevo, s’intendeva il curriculum di studi seguito dai chierici prima di accedere agli studi universitari. Più in generale le arti liberali erano quelle attività dov’era necessario un lavoro prettamente intellettuale, a fronte delle “arti meccaniche” che richiedevano lo sforzo fisico.

    Questo “arti liberali” è rimasto anche nel secondo doppiaggio, quello “correttivo”. Ma cosa studiano nei college americani? Andiamo avanti.

    Il padre richiama l’attenzione della figlia dicendo: “Tesoro? Taco time!” (e io posso dire “cazzo”?). Nel secondo doppiaggio questa battuta è stata trasformata giustamente in “Tesoro? È l’ora dei tacos“, a riprova che dopotutto i tempi delle battute non sono un limite così invalicabile se poi deve costringere a lasciare delle frasi in inglese (solo perché cool?). Cos’è che esprime esattamente “taco time” che non esprime anche la frase “è l’ora dei tacos”? E chi direbbe “taco time” in italiano? Perché il film… è doppiato in italiano, no?
    [NdA: che poi dovrebbe dire che è l’ora dei taco, non dei tacos, perché parole importate rimangono sempre al singolare in italiano, ma lasciamo perdere]

    Scena dal film L'altra metà del 2020, in cui la panna montata spray Readdi-wip diventa nel doppiaggio italiano una panna commerciale invece che industriale

    All’appuntamento a base di patatine e frappè, Paul il sempliciotto non sa cosa dire e così esclama: “They use Reddi-whip” (cioè “Usano la Reddi-whip”, una marca di panna montata spray). Nel primo doppiaggio italiano questo diventa:

    È una panna commerciale.

    Buona la decisione di abbandonare una marca, ignota in Italia (altre note anche da noi invece sono rimaste)… ma che cavolo è una “panna commerciale“? Voleva una panna spray… di pregio? O forse una panna con qualità artistiche? Insomma ‘sta panna è ‘na commercialata, non ci sono più le panne di una volta.
    Il secondo doppiaggio parla più correttamente di una panna industriale.

    Nessun copione viene sfornato perfetto, per carità, e piccole rifiniture arrivano sempre in fase di revisione da parte di un supervisore competente, o anche in fase di doppiaggio, al microfono, sotto suggerimenti di attori o del direttore del doppiaggio. Questo almeno è ciò che avviene o che può avvenire in una normale filiera del doppiaggio audiovisivo, ma evidentemente viene meno in un doppiaggio arrangiato alla meno peggio a Los Angeles, quando si ha a che fare principalmente con persone che non hanno esperienze specifiche nel settore. È logico poi trovare anche nel copione piccoli errori o frasi poco chiare, che nessuno ha avuto l’ardire di “aggiustare”.

    Un’altra frase poco chiara arriva all’inizio, quando Paul, riceve la prima lettera di risposta e la fa leggere alla sua “ghostwriter” Ellie:

    Lettera di Aster: “Anche a me piace Wim Wenders, non l’avrei copiato però.”

    Paul: Chi è Wim Wenders? E perché l’hai copiato?

    Ellie: Non l’ho copiato.

    Paul: Sì che l’hai copiato, l’ho pure cercato!

    Ditemi voi… cosa può aver cercato Paul? Ha forse cercato chi sia Wim Wenders? Direi di no, perché all’inizio chiede “chi è?”. Forse ha cercato la frase o citazione copiata? In tal caso non dovrebbe dire “cercata”, al femminile? Capirlo da questo testo è impossibile. Il secondo doppiaggio cerca di attenuare l’effetto e cambia in “Sì che l’hai copiato, l’ho cercato!“. Ancora però non si capisce cosa abbia cercato. Ok, l’italiano evidentemente non ci viene in aiuto.

    In lingua originale la parola usata è “plagiarized” lì dove il testo italiano parla di “copiare”, la battuta gioca sul fatto che Paul è un sempliciotto ignorante e non conosce un parolone come PLAGIARIZED. È quella la parola di cui Paul aveva cercato il significato. Purtroppo il nostro “copiare” non è così inarrivabile e nessuno in italiano avrebbe dubbi sul suo significato, quindi è impossibile pensare che quel “l’ho cercato” voglia dire “ho cercato il significato della parola copiare“, né si lega ad altri elementi del dialogo. Cosa abbia cercato, in italiano non si capisce. Questa frase andava cambiata leggermente. Insomma, rifiniture. Il copione aveva bisogno solo di qualche aggiustatina in più, impossibile quando risparmi così tanto che ci sono più assistenti al doppiaggio che doppiatori.

    Diamo la colpa al COVID-19?

    messaggio di Netflix sul ritardo nei doppiaggi per via del coronavirus

    Netflix ha cercato di cancellare la memoria di quel primo doppiaggio eliminando dai propri profili social qualsiasi post che parlasse del film, così da far sparire anche la cornucopia di infamate che, a buon ragione, riempivano la sottostante area commenti. In loro difesa, poi il film lo hanno fatto doppiare una seconda volta e in tempi rapidissimi (del resto il copione è rimasto quasi lo stesso). C’è da chiedersi dunque: non si poteva avere un doppiaggio decente da subito? Tante serie sono ancora in attesa di doppiaggio, con episodi disponibili soltanto sottotitolati, che fretta c’era di sfornare questo film con un doppiaggio così imbarazzante?

    Reazione del pubblico su Twitter al doppiaggio di L'altra metà 2020

    Certo possiamo dare la colpa al COVID-19 e al blocco delle attività, ma se è stato possibile farlo doppiare in Italia una settimana dopo, quella del virus è davvero una scusa valida? O piuttosto è stata l’occasione per riproporre una vecchia abitudine americana, quella di cercare di doppiare in proprio i film, per risparmiare sui costi di post-produzione… come se doppiare in italiano volesse dire semplicemente “far parlare gli attori in italiano”.

    Insomma, bella scusa quella del virus, sembrava quasi plausibile! Certo che agli occhi di un distributore americano il pubblico italiano sembrerà una manica di sofisticati snob a cui non va mai bene niente e che rompono i coglioni su cose che a loro sembrano fatte pure bene. Chi doppia sono italiani, no? So’ pure attori! Che volete deppiù?!
    Pensa che stronzi che siamo, a esigere doppiaggi recitati bene, in maniera “invisibile” e che rappresentino correttamente il prodotto originale. Siamo proprio stronzi.

     

    Meme di aldo giovanni e giacomo non sono doppiatori professionisti, sono presi dalla strada

  • Summer of ’84 arriva doppiato… malissimo, ma Rai4 si scusa e poi lo ridoppia

    locandina del film Summer of 84 con vignetta che dice dev'essere l'estate del famoso sciopero dei doppiatori

    In questo blog di solito non parlo mai delle voci del doppiaggio, preferendo l’argomento adattamento linguistico di cui sono competente, ma certo fa strano trovarsi in prima visione TV su un canale Rai un film del 2018, Summer of ’84, che fa sollevare persone da ogni luogo d’Italia per lamentarsi di un doppiaggio definito da molti “amatoriale”… per non dire di peggio. È ciò che è avvenuto il 10 febbraio 2020 durante la sua prima TV italiana.

    Il doppiaggio di Summer of ’84 – Che diavolo è successo?

    La recitazione da parte di molti membri del cast di doppiaggio di questo film, inutile negarlo, non è a un livello che dovrebbe essere consentito in televisione, ma neanche ricorda i doppiaggi rumeni che sono comparsi in passato su Netflix ad esempio, piuttosto siamo ai livelli di adolescenti che per passione si dilettano su YouTube a doppiare scene di film famosi: alcune battute sono passabili, altre sono terribilmente amatoriali. È brutto da dire di chi magari è agli inizi e si affaccia a questo mestiere ma da osservatore esterno del doppiaggio vedo un grosso problema all’orizzonte quando società di doppiaggio che sfornano prodotti da far storcere il naso anche allo spettatore qualunque ottengono lavori dalla Rai, e che questa poi ne consenta la messa in onda. Una situazione allarmante in un’Italia dove i doppiaggi vengono fatti all’insegna del risparmio sempre più estremo. Perché pagare 100 quando qualcuno dice di poterlo fare a 10? Forse una risposta a questa domanda potrebbe essere: magari per non avere spettatori che da casa pensano “lo facevo meglio io”.

    commenti sulla pagina Facebook di Rai 4 in risposta alla messa in onda di Summer of '84

    Un doppiaggio commissionato da Rai4

    In occasione del Lucca Comics & Games 2019, la Rai stessa annunciava un’anteprima nazionale del film Summer of ’84:

    Anche quest’anno, Rai4 è a Lucca Comics & Games […] L’Area Movie del popolarissimo festival ospiterà l’anteprima nazionale del film Summer of ’84, una novità esclusiva del palinsesto Rai4 2020. Appuntamento a ingresso libero, fino a esaurimento posti, venerdì 1° novembre alle 18.00, presso il cinema Centrale. Scritta da Matt Leslie e Stephen J. Smith, e diretta a tre mani da François Simard e dai fratelli Anouk e Yoann-Karl Whissell, Summer of ’84 è una scatenata black comedy, che traspone il soggetto del grande classico La finestra sul cortile su uno sfondo anni ’80, sicuramente caro al pubblico di Lucca: una spericolata sintesi tra Hitchcock e I Goonies, che attinge a piene mani dall’immaginario nostalgico di Steven Spielberg, come da quello a tinte forti di John Carpenter.

    Ufficio stampa Rai

    Sorvolando sulla definizione di black comedy usata completamente a caso, posso intuire che al cinema lo abbiano visto in pochi, vista la concorrenza che c’era al Lucca Comics in quella giornata e nello stesso orario.

    Anteprima nazionale di Summer of '84 al Lucca Comics and Games

    Da un lato Gualtiero Cannarsi che presenta qualcosa da lui adattato e la gente italica ormai va ad assistere a queste presentazioni anche solo per la curiosità di vedere con i propri occhi il personaggio, dall’altra il convegno “di menare” del blog i400calci. Insomma, di scuse per non andare a vedere Summer of ’84 ce n’erano tante quel fatidico venerdì 1° novembre. Il resto dei siti che riportano la notizia non hanno fatto che copiare-e-incollare il comunicato stampa Rai quindi non è stato facile trovare traccia di qualcuno che lo abbia visto per davvero, ma nei commenti a un articolo a tema pubblicato sul blog Moz o’clock, scopro che in occasione della proiezione lucchese il film è arrivato al cinema in lingua originale sottotitolato in italiano. Mi rincuora sapere che questo doppiaggio non abbia mai visto una sala cinematografica.

    In un altro comunicato del sito della Rai, datato 19 novembre e intitolato Wonderland racconta Lucca Comics & Games, pochissime parole sono spese sul film, si conferma semplicemente che “Rai4 ha portato a Lucca il film Summer of ’84, una novità esclusiva del palinsesto Rai4 2020”. Non è né un film di Netflix, né è arrivato precedentemente su altri canali italiani, quindi è più che lecito ritenere Rai4 pienamente responsabile della distribuzione e del doppiaggio di Summer of ’84, poco importa chi abbia effettivamente eseguito il doppiaggio.

    commenti sui social del canale Rai4 dopo la trasmissione di Summer of '84 doppiata in italiano

     

    Le scuse di Rai 4 e la promessa di un ridoppiaggio

    Certo, la rete Rai4 si è scusata e ha dichiarato che avrebbe considerato di farlo ridoppiare per le future messe in onda, ma il perché sia andato in onda un prodotto di simile qualità in primo luogo rimane comunque un mistero. Questo doppiaggio sub-professionale andava benissimo così a Rai4 solo finché non sono arrivate le prime lamentele? Eppure qualcuno deve averlo ascoltato prima di mandarlo in onda.
    Che un ridoppiaggio possa effettivamente arrivare in futuro è tutto da vedere e terremo le orecchie attente in occasione delle prossime messe in onda. Io intanto ho registrato il film come testimonianza di un doppiaggio che potrebbe scomparire per sempre.

    Non ci è dato sapere quale società di doppiaggio abbia lavorato al film perché, come sempre, Rai 4 taglia di brutto i titoli di coda, né hanno voluto rispondere a questa domanda tramite i canali social dove sono comunque attivi. Quindi ovviamente non si sa niente sui doppiatori e su chi abbia lavorato al film e forse è meglio così, non avere nomi rende il mio lavoro di analisi del suo adattamento molto più facile, e quante ce n’è da dire sull’adattamento italiano di questo film!

     

    Fischi per fiaschi: l’adattamento italiano di Summer of ’84

    Se il doppiaggio di Summer of ’84 non passa inosservato, potrebbero invece passare inosservate alcune dubbie scelte di traduzione e di adattamento che non sono sfuggite a me. Dico “alcune” ma in realtà è quasi l’intero copione (tra errori gravi e di poco conto) e qui lo analizzo in dettaglio, come d’abitudine su questo blog. Mettetevi comodi, ci vorrà un po’. Delle gustose clip dal film doppiato in italiano faranno da intermezzo tra un argomento e un altro.

    Primi minuti, primi errori

    Si parte subito dai primi minuti con una cosa abbastanza tipica, la frase I’m an amateur photographer, tradotta come sono un fotografo amatoriale, invece di “fotografo dilettante”. Mi direte: ma come, “fotografo amatoriale” si dice! È vero, oggi si dice anche “fotografo amatoriale”, è una di quelle espressioni che originano dall’inglese e che si sono diffuse nel nostro paese in virtù di una loro facile comprensione (un fotografo dilettante potrà certamente essere anche “amatore” di questo hobby), ma cose come fotografo amatoriale restano comunque calchi dall’inglese, che potrebbero passare nel caso di un film ambientato nel presente e doppiato oggi, ma non proprio le più adatte da ritrovare nel doppiaggio di un film ambientato nel 1984, come dimostrato da questo grafico sull’incidenza delle due definizioni. Questa mostra come “fotografo amatoriale” sia comparso in Italia essenzialmente solo dagli anni ’90 e 2000, e comunque la sua presenza è poco significativa rispetto al più usuale “fotografo dilettante”.

    google ngram viewer, grafico a confronto per le parole fotografo amatoriale e fotografo dilettante

    Chi ha lavorato ai testi di questo film dunque è un adattatore amatoriale o un adattatore dilettante? Oggi si possono certamente usare entrambi i termini, ai posteri l’ardua sentenza.

    La frase immediatamente successiva in realtà è la più interessante poiché cambia senza un vero motivo il contenuto del discorso tra il protagonista adolescente e il suo vicino di casa che si sospetterà essere un serial killer di bambini. Questa alterazione è cosa un po’ strana di questi tempi, quando la fedeltà assoluta al testo originale è considerata uno standard verso cui puntare (con i pregi e difetti che ne conseguono).

    dialoghi originali
    doppiaggio italiano
    Sig. Mackey: So I’m an amateur photographer. Sono un fotografo amatoriale.
    Davey: Yeah, it’s cool. I’m sort of an amateur videographer, so I get it. Oh, figo. Anche io sono un fotografo amatoriale.
    Sig. Mackey: Just like the old man. Abbiamo qualcosa in comune.

     

    Nei dialoghi originali, il ragazzo, Davey, invece di dilettarsi con le macchine fotografiche, si diletta con le videocamere, uno strumento che sul finale diventerà elemento chiave nella trama. Non è dunque egli stesso un fotografo “amatoriale” come dice il doppiaggio italiano, bensì ha la passione della videocamera, proprio come suo padre (“just like the old man”) che, scopriremo presto, lavora come cameraman. Non hanno qualcosa in comune come dice in italiano. E temo che a monte ci sia stata un’incomprensione su quel “old man”, forse chi ha tradotto pensava che il signor Mackey si stesse riferendo a se stesso, cioè come dire “proprio come me”. Partendo da questa incomprensione, non è difficile che una pareidolia (illusione uditiva) possa aver fatto credere al traduttore di aver sentito davvero la parola “photographer” al posto di “videographer”, così da dare un senso al resto della frase.

    Da quella che era una battuta che giustifica o anticipa cose che vedremo successivamente nel film (una videocamera professionale che comparirà più avanti in mano ai ragazzini, il padre con il furgone da giornalista etc…), è diventata invece la tipica versione italica all’insegna del ma sì, facciamogli dire qualcosa che poi non avrà alcuna conseguenza o riscontro futuro nella trama! I dialoghi di questo film non sono da Oscar ma neanche così inutili.

    I casi sono due: sturarsi le orecchie o familiarizzare meglio con la lingua inglese. Se fosse l’unico errore del genere non lo avrei neanche nominato, purtroppo non si tratta di un caso isolato. È la punta dell’iceberg.

     

    Fraintendimenti e limitata conoscenza dell’inglese

    In molti altri dialoghi del film vengono omesse informazioni in maniera apparentemente arbitraria. Come ad esempio la domanda “lanes tomorrow?” cioè “domani bowling?” che nel film doppiato diventa un più semplice “ci vediamo domani?” e i successivi riferimenti alla sala da bowling vengono rimossi di conseguenza. Ora, l’alterazione non è da punire automaticamente, ma deve avere il suo senso, una sua necessità. Di tutti gli esempi accennati in questo articolo, di esigenze non ne ho trovate. Difficile giustificarle con il labiale degli attori perché in questo film non c’è un’abbondanza di primi piani ed è girato prevalentemente in ambienti con scarsa illuminazione. Come è possibile saggiare dalle clip in questo articolo del resto, è evidente che le voci risultano completamente scollate dai personaggi in ogni caso, quindi anche eventuali scuse di labiale e tempi della battuta lasciano proprio il tempo che trovano. Viene da pensare che alcuni dialoghi non siano stati proprio capiti.

    Il doppiaggio di una qualità discutibile sta diventando il secondo dei nostri problemi, la traduzione e l’adattamento mostrano lacune ancor più gravi. Per esempio, prendiamo in analisi i dialoghi di questo (apparentemente semplice) scambio di battute dove il figlio deve ripulire i bidoni della spazzatura:

    [NdA: La mia traduzione diretta potrebbe essere più lunga del necessario ma è per far capire il senso della battuta originale anche a chi non conosce l’inglese, così da poter confrontare quanto sia cambiata nella versione doppiata.]

    dialoghi in inglese
    traduzione diretta
    doppiaggio italiano
    Can you at least make mom double- bag her meatloaf next time? It smells like werewolf crap. Almeno potresti dire alla mamma di usare un doppio sacchetto con il polpettone? Puzza di escremento di licantropo Potreste chiudere bene la spazzatura la prossima volta? C’è una puzza tremenda.
    Well, if you would have remembered to put the cinder blocks back on the garbage cans like I told you, we wouldn’t have this mess. Be’, se ti fossi ricordato di mettere i blocchetti di cemento sopra i secchi dell’immondizia come ti avevo detto, non avremmo questo casino. Be’, se la mamma l’avesse coperta bene, questo casino non sarebbe successo.
    I hate raccoons. You should do an exclusive, get pest control in here. I could film it Detesto i procioni. Dovresti farci un servizio, chiamare il controllo animali. Potrei filmarlo io. Odio i procioni. Dovresti fare un servizio per sterminarli. Posso filmarti io.

     

    Vada l’abbandono di cose puerili come la cacca di lupo mannaro, che sono ridicole pure in inglese, ma qui il padre dà la colpa alla mamma perché non aveva coperto bene la spazzatura invece di dare, come fa in inglese, la colpa al figlio per essersi dimenticato di mettere dei mattoni di cemento sui bidoni della spazzatura così da evitare che i procioni li rovesciassero. Lo so che in Italia non abbiamo esperienza diretta con i procioni che rovesciano i bidoni dell’immondizia ma la situazione ci è già familiare da almeno 50 anni di film americani.

    Cast del film Summer of 84

    Sento odore di Topexan in questa stanza

    A volte è la stranezza di una frase che ci può far sospettare una traduzione fuori luogo. Quando i ragazzi giocano a nascondino (in inglese giocano a “manhunt”, cioè caccia all’uomo, ma pur sempre nascondino è) ritroviamo questa battuta.

    He’s close. I can practically smell the Noxell on him.

    Sento che è vicino, sento il suo profumo schifoso.

    Noxell non è un profumo ma un prodotto antibrufoli, crema o sapone che vogliate chiamarlo. Qualcosa come “È vicino. Sento l’odore del suo sapone antibrufoli” avrebbe avuto più senso, senza ovviamente dover nominare un prodotto a noi ignoto come il Noxell e senza usarne uno chiaramente troppo italiano come il Topexan. Del resto quale adolescente si profuma? Al massimo poteva parlare di deodorante, ma non sarebbe stato comunque la giusta traduzione. Siamo solo al minuto 5.

    Scena dal film Summer of '84

    L’estate Super8 dei ragazzi di Stranger Things alla finestra sul cortile del ’84

    Ci sono poi ragazzini che scompaiono in Hazelton e in Freeport, ma queste sono città, non aree geografiche, quindi dovrebbero essere scomparsi a Hazelton o a Freeport, non in Hazelton o in Freeport. Direste mai che sono scomparsi dei ragazzi in Roma, o in Torino? Queste sono carenze in italiano, non in inglese.

    Scambiare “sculacciate” per “seghe”

    Devo tornare a casa altrimenti scoppia la terza guerra mondiale.
    Buona idea, altrimenti mi prendo due scappellotti in testa.
    Siete degli animali.

    Perché vengono accusati di essere animali per volersene andare a casa? Perché ovviamente la frase degli scappellotti in testa è completamente inventata, probabilmente per un’incomprensione della frase in inglese in cui l’adolescente dichiarava la sua intenzione di tornare a casa per masturbarsi. Il modo in cui viene detto in inglese è con una battuta a doppio senso come solo gli adolescenti dei film possono inventarsi:

    I’m gonna go make a withdrawal from the spank bank.

    Cioè, vado a fare un prelievo dalla “spank bank”. Spanking è sinonimo di masturbarsi, e “spank bank” è un repertorio mentale di immagini pornografiche (i ragazzi fino a quel momento stavano proprio guardando delle riviste pornografiche), ma se andate sul dizionario troverete la definizione “sculacciare”. Quindi invece di capirne il modo di dire, è stato interpretato come un “prelievo dalla banca degli scapaccioni”, cioè che il ragazzo sapeva che avrebbe preso le botte una volta tornato a casa.

    Potevano esserci molti modi di rendere questa frase, a patto di capire che cosa volesse dire in origine. Queste sono carenze proprio nella conoscenza dell’inglese, e non parlo della conoscenza grammaticale della lingua, parlo del suo vero uso nella cultura americana (già diversa ad esempio da quella britannica). Il lavoro del traduttore e adattatore non si improvvisa solo perché si pensa di “sapere l’inglese”.

    Anche quando osservano la vicina di casa che si denuda alla finestra, uno dei ragazzi dice “bank it and spank it, boys”. Cioè invita gli amici a memorizzare per… uso futuro. ‘Sti ragazzi non è che siano proprio delle promesse della società civile, eh.

    cast di Summer of '84

    Nel 1984 “w la figa”, nel 2020 chiederanno “foto piedini” alle ragazzine su FB

     

    Ho accennato prima a tante ingiustificate omissioni e al gioco “manhunt” a cui i ragazzi giocano di notte, nascondendosi tra i cespugli delle case del quartiere. Questa è una cosa che capireste guardandolo però in inglese, perché in italiano quasi tutti i riferimenti a questo gioco notturno sono omessi dal doppiaggio, che non li nomina proprio. Infatti non si capisce che ci facciano sempre in giro di notte con le torce in mano. Al punto che, quando il protagonista usa quella del gioco a nascondino come scusa dopo essere stato pizzicato fuori la finestra del vicino, in italiano sembra una scusa un po’ strana e improbabile. Nel film in inglese è chiaro che tutti i ragazzi del quartiere ci giocassero costantemente. Il piano per incastrare il vicino poi, “Operation Manhunt”, diventerà in italiano “Operazione incastra Mackey” (dal cognome del vicino). Quel “manhunt” proprio non piaceva.

     

    Quando Google Translate è l’opzione migliore…

    Quando il serial killer invia la prima lettera alla stampa firmandosi come l’assassino di Cape May (the Cape May Slayer), in TV annunciano che

    Questo squilibrato si è assunto la responsabilità per la morte di 13 ragazzi e due adulti

    (in originale: claiming responsibility for the deaths of at least 13 teenaged boys along with two adults)

    il termine usato (“si è assunto la responsabilità”) sembra un po’ inconsueto. Quanto sarebbe stato più naturale usare “sostiene di essere il responsabile della morte di…” o quello ancora più comune nel giornalismo: “ha rivendicato…”. A volte basta così poco per passare da dialoghi invisibili a dialoghi che invece si fanno notare per i motivi più sbagliati o che lasciano una sensazione strana, come di non aver capito.

    Anche Google Translate concorda e traduce claiming come rivendicando.

    testo tradotto con google translate

    Google Translate non è più la barzelletta dei primi tempi, valuta anche il contesto. Che è più di quanto hanno fatto le persone che hanno tradotto questo film. Quando Google Translate fa meglio di te, una domandina me la farei.

     

    Rosso, rossiccio, o roscio?

    Nel film troviamo che la parola “ginger” (dispregiativo usato per definire persone dai capelli rossi) è stato tradotto come “rossiccio” per differenziarlo da “redheads” che invece è stato tradotto (correttamente) come “i rossi”. Sebbene ogni regione avrà sicuramente il suo modo di parlar male di persone dai capelli rossi, c’è un modo offensivo di farlo che accomuna tutta l’Italia: pel di carota, dal romanzo breve di Jules Renard (prima edizione italiana 1915) che ha lasciato il solco nella cultura popolare ed ha avuto trasposizioni cinematografiche, tra cinema, televisione e teatro, praticamente in ogni decennio dalla sua pubblicazione fino agli anni 2000. Negli anni ’80 ancora se ne parlava e ricordo anche io che negli anni ’80 ci veniva fatto leggere a scuola. Pel di carota è esattamente come avremmo tradotto ginger all’epoca.

    Invece il doppiaggio di Summer of ’84 ci propone questo “rossiccio“, che vuol dire “tendente al rosso” quindi lo si può dire della barba al massimo, o di un oggetto di una tonalità di rosso non ben definita (un libro con una copertina rossiccia, cit. Treccani), non di una persona che ha effettivamente i capelli rossi. Certo potremmo nasconderci dietro un inventato linguaggio giovanile… magari quei ragazzi di quel posto dicevano così anche se non completamente corretto o sensato (lo sono mai i nomignoli dispregiativi?) e magari qualcuno ci dirà “dalle mie parti si dice”, ma il “ginger” usato nei diaoghi originali non è una parola inventata, reinterpretata, o ricercata, è un termine (purtroppo per i rossi) molto comune, riconoscibile in tutti i paesi di lingua inglese, banale quasi nella sua cattiveria. Quindi nel tradurlo o si opta per un semplice “rosso” o “pel di carota”. Invece ci becchiamo “il rossiccio scomparso”.

    foto del bambino scomparso sul cartone del latte, scena dal film doppiato in italiano Summer of ''84

    er roscio

     

    Perdersi TUTTI i riferimenti di cultura pop anni ’80, ma proprio tutti eh!

    La prossima piacerà molto ai fanatici di Star Wars! In una scena del film, i ragazzi stanno parlando del film Il ritorno dello Jedi e hanno opinioni avverse sull’intelligenza degli ewoks (fino al 1999 sono stati la lamentela più grande tra i fan, prima che arrivasse Episodio I):

    originale: You think a bunch of glorified Care Bears in hoods could take down the Empire?
    doppiaggio: Pensi davvero che gli orsetti del cuore possono combattere l’Impero?

    originale: They are aliens and they’re highly intelligent! I mean, did you see how fast that one learned to drive a speeder bike, and then ditch it without even being spotted? – Whatever, dude.
    doppiagio: Sono degli alieni e sono super intelligenti, ma non hai visto come hanno imparato velocemente ad andare in bicicletta per poi scomparire, eh? – Chi se ne frega!

    I ragazzi fanno riferimento alla scena in cui gli ewoks rubano ai soldati imperiali uno dei loro “motosprinter” (questa la traduzione di “speederbike” nel doppiaggio de’ Il ritorno dello Jedi).

    Speederbike pilotato da un Ewoks, scena dal film Il ritorno dello Jedi

    Chiaramente non una bicicletta. Chi ha lavorato al copione è arrivato facilmente a tradurre Care Bears come Orsetti del cuore ma non ha catturato il senso del discorso. Era un riferimento di cultura popolare che andava oltre le competenze del traduttore evidentemente. Peccato. Altri riferimenti di cultura pop (essenziali in questi film che rivangano gli anni ’80) che vengono abbandonati, a questo punto, penso, perché non compresi. Forse pensavano davvero che i ragazzi stessero parlando degli Orsetti del cuore.

    Una traduzione corretta poteva essere questa:

    Pensi davvero che quella specie di Orsetti del cuore possano sconfiggere l’Impero?
    Sono alieni, e super intelligenti! Ricordi quello che ha imparato subito a pilotare un motosprinter e poi se n’è sbarazzato senza farsi vedere? – Sì, vabbè.

    Chi ha visto il Ritorno dello Jedi sa di cosa parlano, la frase adesso ha senso, sembra scritta in italiano, ed è della stessa lunghezza di quella originale, ma soprattutto non include orsetti del cuore che “imparano ad andare in bicicletta”. Sento il suono del palmo delle vostre mani mentre vi colpite la fronte.

    Summer of '84 una scena del film

    ZITTO che fai più bella figura!

    Continuiamo con i riferimenti perduti? Quando uno dei ragazzi sospetta che l’assassino abbia un “lair”, una parola usata per indicare un nascondiglio segreto da cattivo di James Bond, l’amico scettico lo prende in giro per la scelta di quella parola:

    Forse ha, che ne so, un nascondiglio segreto da qualche parte?
    Un nascondiglio? Cos’è, un militare d’assalto?

    Nascondiglio segreto… militare d’assalto. Mmh… Non ha alcun senso logico! Infatti in inglese non era un militare d’assalto bensì Cobra Commander, cioè il cattivo della serie G.I. Joe e da noi tradotto come “Comandante Cobra”.

    He could have, uh, like a lair or something. Somewhere.
    A lair? He’s Cobra Commander now?

    Cobra Commander o comandante cobra, dal cartone di G.I. Joe

    Zittite subito quei ragazzi!

    È vero, è vero, G.I. Joe in Italia è arrivato solo nell’ottobre 1987, anni dopo rispetto al 1984 in cui è ambientato il film, quindi scartarla o meno come citazione perché anacronistica rispetto al pubblico italiano è opinabile. Ma che c’entra “un militare d’assalto”? Questa scelta mi fa pensare all’ennesimo fraintendimento, ci hanno letto un qualche tipo di “commando” ed ecco che viene tradotto i militari d’assalto. Se non si voleva puntare per Cobra Commander, la scelta sarebbe dovuta ricadere certamente su qualche personaggio popolare all’epoca noto per possedere un nascondiglio segreto… questo si poteva esprimere ad esempio con la frase “Nascondiglio? Chi è, un cattivo di James Bond?”, vi piace? I dialoghi di solito dovrebbero avere anche un senso, no? Boh.

    Dopo che Stranger Things e prodotti simili ci hanno fatto un quadro falsato degli anni ’80, con fintissime ricostruzioni nostalgiche che ripescano solo quello che vogliono loro, potrebbe non sembrare, ma James Bond in quegli anni era una presenza importante nella cultura popolare (5 film solo in quel decennio), di grande attrattiva soprattutto per i ragazzi, ed era l’unico personaggio veramente noto a tutti per avere cattivi in basi segrete (lair, in inglese). Quindi se non era il caso di usare un anacronistico Comandante Cobra, Bond rimaneva l’unica alternativa. Che cazzo c’entra un militare d’assalto?

    Vi piacciono i riferimenti culturali? Che dire di quanto propongono di farsi i pop corn e guardare, e vi giuro che lo dicono per davvero, Racconti ravvicinati al posto di Incontri ravvicinati? Si parla ovviamente del film Incontri ravvicinati del terzo tipo, cioè uno dei film di Spielberg più famosi all’epoca (Close Encounters of the Third Kind, 1977). Poteva essere anche stato un lapsus del doppiatore ma il bello è che in sala di registrazione nessun altro se n’è reso conto. Buona la prima.

    Vicino poliziotto nel film Summer of '84

    Tranquilli, la polizia del doppiaggio è qui

    La rimozione dei riferimenti anni ’80 da questo film sembra essere quasi sistematica. Quando il protagonista dice agli amici che la sera precedente, Nikki, la vicina per la quale prova attrazione, è venuta a bussare alla sua porta, uno di loro risponde incredulo:

    There is a parallel universe with butt-fucking Wookies where Nikki showed up at your house last night.

    Letteralmente: “esiste un universo parallelo popolato da wookie inchiappettatori, dove Nikki si è presentata a casa tua ieri notte“. E cosa ci arriva invece dal doppiaggio del film?

    C’è un universo parallelo dove magicamente Nikki ti viene a bussare alla porta?

    Ancora una volta si abbandonano i riferimenti di cultura pop, i wookie sono una razza aliena ben nota a chiunque abbia visto anche una mezza volta un film di Star Wars. L’uso della parola “magicamente” al posto di “wookie che inchiappettano” fa intuire che il senso generale della battuta sia stato compreso, cioè quello di incredulità espressa con l’idea di un universo parallelo impossibile, e potremmo anche supporre che in questo caso ci fosse un limite imposto dai tempi della battuta, ma non solo viene meno un certo linguaggio scurrile dei ragazzi (che comunque rimane nei limiti dell’adolescenziale), continuano a non comparire i riferimenti “anni ’80” che tanto piacciono agli autori di questo genere di film. Fosse solo questo il caso di omissione, poco male, non sarebbe neanche da sottolineare, ma qui manca tutto!

    E Guerre stellari niente, e G.I. Joe niente, e i film di Spielberg niente… qui le cose sono due, o chi ha tradotto/adattato non ha mai visto un film in vita sua, oppure era parecchio sordo. In ogni caso non si doveva trovare lì a fare questo lavoro, di sicuro non per questo film intriso di nostalgia anni ’80 e riferimenti pop.

    vecchio usciere sordo dal film Le dodici fatiche di Asterix

    Il dialoghista del film

    Non mi sorprendo per niente quando poi un “però non voglio guardare L’isola di Gilligan” (“but I’m not watching Gilligan’s Island”) diventa “ma scelgo io cosa guardare”.

     

    Censura preventiva?

    Ho anche il lieve sospetto che l’adattamento di questo film possa aver subito una sorta di censura preventiva. Essendo un prodotto destinato a Mamma Rai, forse i dialoghi sono stati pensati per un pubblico di prima serata? Non solo per l’omissione del riferimento ai wookie sodomiti, ma anche per tante altre piccole battute “alleggerite” come ad esempio:

    in originale: We catch this fucker and become heroes.
    (traduzione: “becchiamo il bastardo e diventiamo degli eroi.”)

    doppiaggio: Lo becchiamo sul fatto e diventiamo degli eroi.

    E non mi parlate di tentativi aderenza al labiale che mi metto a ridere.

    Altro esempio:

    in originale: He has dinner alone every night at 8:30- ish, then probably wanks it, and cries himself to sleep. Loser.
    (traduzione: Ogni sera cena da solo intorno alle 8:30, poi probabilmente si fa una sega e si addormenta piangendo. Sfigato.)

    doppiaggio: Cena sempre intorno alle 8:30, per poi andare a dormire da solo. Che sfigato.

    E scomparso il riferimento alla masturbazione. Tempi ristretti della battuta? Forse, chissà.
    Oppure quando protagonista sul walkie-talkie esclama: “Guys, shit! He switched cars.” e questo diventa “Ragazzi, ci siete? Ha cambiato macchina”.
    Il mio è solo un sospetto personale rinforzato soltanto da tanti micro-esempi, ma comunque personale, prendetelo con le pinze. Era anche una scusa per inserire altre differenze tra versione originale e versione doppiata.

     

    Non sapere né l’inglese, né l’italiano

    In italiano la frase “avevamo finito la merenda” vuol dire inequivocabilmente: avevamo finito di fare merenda. Nel film viene usata come traduzione di “we ran out of snacks”, che invece vuol dire che erano finiti gli spuntini o le merendine, era finito ciò con cui fare merenda. È la scusa che i ragazzi usano con un poliziotto loro conoscente quando questo li ferma alla guida di un’auto (senza patente).

    in originale:
    Does your mother know you stole her car?
    No. We, uh, we were just borrowing it. We ran out of snacks and she was asleep so I just-

    doppiaggio:
    Hai rubato la macchina a tua madre?
    No, avevamo finito la merenda e mamma sta dormendo, e per non svegliarla abbiamo-

    In italiano sta letteralmente dicendo un’altra cosa, anche se immagino che cercava di essere una traduzione fedele. Ma chi è che dice “ho finito la merenda” per intendere dire che ha finito “cose” con cui fare uno spuntino/una merenda? Questo film doppiato in italiano è costantemente assurdo. Vi propongo una mia traduzione che mi auspico vi suoni un po’ più naturale:

    Tua madre sa che le hai rubato l’auto?
    No. L’abbiamo presa solo in prestito. Avevamo finito le merendine e lei dormiva, così ab-

    Non contenti, il poliziotto gli dice di avere le mani legate. Davanti a un’affermazione simile si presume che lo avrebbe punito in qualche modo, seppur controvoglia perché le loro famiglie si conoscono. Invece il poliziotto li lascia andare, questo perché la sua frase “ho le mani legate, sai?” non è la giusta traduzione di “You got me in quite a bind” che invece è traducibile come “mi metti in seria difficoltà”.

    La frase che segue in italiano rinforza l’idea che il poliziotto non avrebbe chiuso un occhio:

    Come faccio a chiudere un occhio, per poi incontrare tua madre in chiesa la domenica?

    mentre in inglese è tutto l’opposto

    I just can’t bust you because ’cause then how am I gonna look your mother in the eye at church?

    (traduzione: non posso arrestarti perché poi in chiesa con che coraggio potrei guardare tua madre negli occhi?)

    Quel “mani legate” dell’inizio deve aver sviato la comprensione dell’intera conversazione (bind vuol dire legare ma in a bind è un modo di dire). Non un grave delitto al film ma comunque è rappresentativo della qualità del lavoro di traduzione. Gran parte di questo dialogo avviene poi senza vedere la bocca di chi lo pronuncia, quindi le scuse stanno a zero. Qui o non si conoscono i modi di dire della lingua inglese, o non si conosce il significato di quelli italiani. Non so cosa sia peggio. Manco avessimo a portata di click un patrimonio di dizionari facilmente accessibili e gratuiti per verificare qualsiasi informazione in 0,38 secondi…

    Ah, vi piacciono le traduzioni a caso? Che ne dite di “Alla centrale sono tutti nel panico“. Non proprio qualcosa che vorreste sentir dire a un poliziotto. Infatti non lo diceva. In inglese dice che al municipio (town hall) sono tutti nel panico, non alla centrale di polizia.

    vecchio usciere sordo dal film Le dodici fatiche di Asterix

    Incominciate a seccarmi col vostro porto

    Situazione simile (dire l’opposto nel doppiaggio italiano) quando il presunto serial killer dice al protagonista:

    Capisco. È lo stesso motivo per il quale sono entrato in polizia. […] Vuoi aiutare gli altri, è fantastico. Ma devo dirti che le tue prove verso di me non avevano senso. Sei bravo però con queste cose.

    In originale non gli diceva che le sue prove non avevano senso, non esattamente almeno. Diceva che avevano senso, se prese fuori contesto:

    I get it. That’s the whole reason I became a cop […] you wanna help, and that’s great. And I’ll admit that the stuff that you thought was proof looks pretty bad out of context. You got a pretty good brain for this kind of work.

    Una frase che io avrei tradotto così:

    Capisco. È lo stesso motivo per il quale sono entrato in polizia. […] Vuoi aiutare gli altri, è fantastico. E ammetto che le tue prove sembravano schiaccianti, se prese fuori contesto. Hai la stoffa per questo genere di lavoro.

     

    Dialoghi al limite del comprensibile

    Il film ne è costellato, e molti non sono neanche abbastanza significativi da riportarli qui altrimenti questo articolo da pamphlet fa il salto a tesi di laurea. Ne riporto soltanto alcuni dunque, uno di questi è della serie “motivare gli amici con minacce incomprensibili”:

    e allora… se dicessi a Eats che gli hai rubato il giornalino?

    Ma che giornalino? Dialoghi per niente chiari. In originale era:

    What if I told Eats about that Hustler magazine we have, that you stole?

    (traduzione: e se dicessi a Eats di quel Hustler che abbiamo e che tu gli hai rubato?)

    Ahhh, una rivista pornografica! Ora è chiaro. Poteva essere facilmente trasformato in “quel Playboy” o una più generica “rivista porno”. Ma lo sanno cos’è un “giornalino”? Facciamo una verifica su internet, ci vogliono 0,38 secondi…

    definizione di giornalino dal sito della treccani

    Forse volevano dire “giornaletto”?

    Altri momenti “cringe”, come dicono i giovani (cioè momenti imbarazzanti), non mancano ma direi che l’umiliazione possa fermarsi qui. Concludiamo.

    Ve lo buco ‘sto doppiaggio

    La sensazione che si ha, sia sentendo il doppiaggio sia analizzando l’adattamento dei dialoghi di questo Summer of ’84, è quella di un lavoro approssimativo, amatoriale, anzi, dilettantesco, ma solo perché, essendo un prodotto audiovisivo, viene automatico confrontarlo mentalmente con migliaia di altri prodotti dello stesso tipo. In realtà è della stessa identica qualità che potevamo ritrovare nei videogiochi doppiati in italiano negli anni ’90, quelli dove traduttori e doppiatori, po’racci, dovevano lavorare senza un prodotto finito davanti, spesso traducendo e doppiando senza conoscere bene il contesto. Erano tutti doppiaggi bolognesi e milanesi e, suppongo che lo sia anche questo. Torinese al massimo, ma non dei migliori.

    Il film è uscito in America nel 2018, non mi possono certo dire che siano stati costretti a doppiarlo come si doppiano i film della Marvel, con soltanto la bocca dell’attore visibile e tutto il resto oscurato. Né ci potranno mai pienamente convincere che con tempi anche strettissimi non si possa capire che Close Encounters sia Incontri ravvicinati di Spielberg, non è un riferimento così ricercato da dover necessitare tempo extra per fare ricerca.

    L’adattamento dei dialoghi di Summer of ’84 è tanto problematico quanto la recitazione di molti dei suoi doppiatori.

    Pochi dialoghi hanno traduzioni veramente azzeccate e poche sono le interpretazioni che si salvano per intero (il presunto assassino per esempio non sbaglia una frase e tiro a indovinare che sia anche il direttore di doppiaggio, l’unico che sembra avere della vera esperienza dietro al microfono). È insomma un disastro su tutti i fronti questa versione italiana di Summer of ’84.

    Tutto male-male male, dunque? No ovviamente, ma è la prima volta che, invece di pescare singoli errori da un copione altrimenti ottimo, mi tocca fare il contrario. In questo caso sorprendono le frasi non sbagliate. Per esempio mi è piaciuto che alcune espressioni americane fossero per una volta contestualizzate. Un “Oh, fuck!” che ad esempio mi diventa “che figura di merda” in un momento contestualmente adatto è il genere di alterazione benvenuta, che raramente oggi troviamo nei doppiaggi di alto livello, dove si preferisce invece un diretto “oh, cazzo!”, e così tutte le imprecazioni si riducono a “cazzo” e “merda”, dimenticandoci che, in quanto a parolacce e offendere il prossimo, in Italia non siamo secondi a nessuno. Nel doppiaggio italiano si sta perdendo ad esempio “coglione”, perché gli americani non hanno un diretto corrispondente, visto che “asshole” diventa sempre e inderogabilmente “stronzo”. Ma questa è un’altra storia.

    il serial killer in Summer of '84

    Se la ride perché è l’unico doppiato decentemente, noi invece “piagnamo”

    Visto il numero esiguo di “cose fatte bene” potremmo anche sospettare che siano venute bene per puro caso. Statisticamente non puoi topparle proprio tutte, anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. Malissimo per Rai4 però, la pessima figura e la vergogna non devono ricadere su chi, in maniera molto coraggiosa, spavalda direi quasi, si propone come società di doppiaggio pur non potendone dimostrare competenze e professionalità dei propri collaboratori, ma alla Rai che commissiona a un’azienda simile un doppiaggio che si rivela poi essere ciò che è stato descritto in questo articolo… e nonostante tutto decide che tutto sommato è di qualità accettabile per una messa in onda!?

    Per aver voluto risparmiare dal principio, adesso finiranno per doverlo far doppiare una seconda volta, doppia spesa per lo stesso film, quindi dove sta veramente il vantaggio risparmiare sempre al massimo? Se a Napoli si dice che il risparmio non è mai un guadagno, qui a Firenze, vista questa loro furbata di dubbio vantaggio economico,  si potrebbe quasi dire che Rai4 con questo film l’ha fatto i’guadagno d’i’ Licache lo pigliava in culo per pagarsi la fica.

    Scena dal film Summer of '84 dove si invita a seppellire il doppiaggio

     


    Aggiornamento 3/9/20: il nuovo doppiaggio Rai ruba il mio adattamento

    In data 3 settembre 2020 il canale Rai4 ha trasmesso nuovamente il film Summer of ’84 con il promesso nuovo doppiaggio professionale. A mio modesto parere il nuovo cast di doppiatori assegnati ai personaggi adulti non è proprio ideale, dalle voci sembrano coetanei dei loro stessi figli… ma almeno sanno recitare. E che sorpresa! Non si tratta solo di un nuovo doppiaggio ma anche di un nuovo adattamento riparatore che palesemente fa tesoro delle osservazioni riportate in questo articolo e include anche alcune delle mie correzioni, PAROLA-PER-PAROLA.

    Ne cito alcune: Ginger tradotto come Pel di carota, dire di aver “finito le merendine“, l’intera frase “non posso arrestarti perché poi in chiesa con che coraggio potrei guardare tua madre negli occhi?” (che omette solo “in chiesa” per stare nei tempi della battuta), ma anche l’esatta frase “Pensi davvero che quella specie di Orsetti del cuore possano sconfiggere l’Impero?” (seguìto però da un “motospider” detto al posto della corretta parola “motosprinter”, errore di trascrizione?) sono tutte traduzioni già proposte da me lo scorso febbraio. Anche altre frasi risultano identiche a quelle suggerite nel mio articolo ma sono così generiche che chiunque con una conoscenza dell’inglese le avrebbe tradotte allo stesso modo.

    old man yells at cloud meme da i simpsonLe soluzioni linguistiche e le frasi identiche (o quasi) adottate dal nuovo doppiaggio di Summer of ’84 sono dunque tutte coincidenze dovute semplicemente a una corretta e indipendente traduzione del testo originale? Come no, infatti chi non tradurrebbe “Cobra Commander” come “James Bond“? “Chi è, un cattivo di James Bond?” era l’adattamento che avevo immaginato io e che ritroviamo identico nel nuovo doppiaggio. La mia era una proposta alternativa a quel “Cobra Commander” dei dialoghi in inglese, un mio omaggio a un tipo di adattamento che oggi certamente non si fa più.

    Sono contento che alcune delle mie proposte siano piaciute, tanto da finire in un doppiaggio Rai, e per quanto questo sia un buon servizio al film, lasciatemi dire che è una mossa un po’ bassa da parte di un collega dialoghista che non ha avuto il tatto di contattarmi. Sì, anche io sono dialoghista da un po’ di tempo a questa parte, e forse per aziende molto più rinomate di quelle che usa Rai4, ecco, l’ho detto. Bastava anche un informale: “oh, ci piace la tua soluzione, abbiamo deciso di usarla”, ma ben volentieri! Temevano che gli avrei chiesto un compenso? Tanto lo so che in Rai4 l’hanno letto tutti questo mio articolo.

    Cast del ridoppiaggio di Summer of ’84

    L’identità della nuova squadra di doppiaggio è stata nascosta ancora una volta tagliando immediatamente i titoli di coda per mandare la pubblicità, ma a Doppiaggi italioti abbiamo le nostre fonti (vogliono rimanere anonime) che ci comunicano il seguente cast di doppiaggio per la seconda versione italiana di Summer of ’84 andata su Rai4 per la prima volta il 3 settembre 2020:

    Doppiatori:
    Mosè Singh – Davey (Graham Verchere)
    Ezio Vivolo – Tommy “Eats” (Judah Lewis)
    Simone Lupinacci – Curtis (Cory Gruter-Andrew)
    Simone Marzola – Woody (Caleb Emery)

    Direzione doppiaggio: Simone Marzola
    Studio: Arkadia di Firenze

    Insomma me l’hanno fatto sotto casa. Ora vediamo come anche questa informazione verrà “rubata” dal mio blog senza ringraziamenti. Continuano a rimanere ignote le voci del primo doppiaggio di cui non sappiamo assolutamente niente. Io intanto metto in curriculum: “consulenza adattamento dialoghi per film Summer of ’84“, mica no. Dimostratemi che non è vero!

     

    Rai4 ridoppiaggio di Summer of 84 adattamento rubato a doppiaggi italioti

  • Doppiaggi perduti – Fritz il gatto (1971)

    Locandina italiana di Fritz il gatto

    Fritz il gatto, anche noto come Fritz il pornogatto, è per molti appassionati l’emblema dei danni che può fare un direttore di doppiaggio a cui viene lasciata massima libertà creativa di sconvolgere l’opera che dirige. So che qualcuno di voi sta già annuendo ed è inutile dirvi che tali stravolgimenti in realtà sarebbero spesso da imputare alla distribuzione italiana e non necessariamente a chi adatta e dirige il doppiaggio ma poco importa, il risultato finale è ciò che conta e Fritz il gatto è considerato, a ragione, uno dei peggiori adattamenti italiani mai realizzati, con un pesante uso di dialetti nostrani in sostituzione dello slang americano e battute alterate che stravolgono lo scopo stesso dell’opera, dal nominare Mike Bongiorno (già sentito in Flash Gordon) al lamentarsi dell’IVA.

    Ma se vi dicessi che la “versione dialettale” tanto aborrita di cui tutti si lamentano non è altro che un ridoppiaggio?

    Un ridoppiaggio “d’epoca”

    Locandina pubblicitaria italiana di Fritz il gatto (1972), distribuzione Medusa

    Quello di Fritz il gatto sembrerebbe essere un caso più unico che raro nella storia del doppiaggio italiano. Chi lo vide alla sua uscita, nel 1972, testimonia un doppiaggio ben diverso, fedele alle intenzioni del regista Ralph Bakshi, senza dialetti e con il titolare protagonista doppiato da Giancarlo Giannini, come lo stesso Giannini confermò nel 2009 in un’intervista a La7 nel programma Niente di personale (al momento non più reperibile). Questo doppiaggio “normale” non fu mai più udito dal 1972.

    Infatti, già nel 1973, quando la versione che definiremo “normale” ancora girava per le sale italiane, alla stampa arrivavano le prime segnalazioni di un nuovo doppiaggio demenziale che abbandonava la denuncia e qualsiasi parvenza di impegno sociale in cambio di un uso spropositato dei dialetti italiani e battute italiote mirate evidentemente ad un pubblico meno intellettuale.

    Riporto qui un trafiletto de’ “L’Unità” del 1 febbraio 1973 dove il giornalista che si firma “g. f. p.” fa un preciso resoconto di ciò che stava accadendo alla distribuzione di Fritz il gatto sulla base di un’indagine del critico cinematografico Vittorio Albano de’ “L’Ora” di Palermo:

     

    Per « Fritz il gatto » versione manipolata

    Dalla nostra redazione
    PALERMO, 31

    Della edizione italiana di Fritz il gatto, il lungometraggio a disegni animati dello americano Ralph Bakshi, circolano sul mercato due diverse e praticamente opposte versioni: l’una (adoperata per le prime visioni) che ricalca correttamente la colonna sonora originale, rispettando l’ironia del velleitario inventore del cosiddetto « pornogatto »; e l’altra invece (rifilata al circuito secondario) che stravolge completamente il senso del film e appiattisce ogni cosa a livello dei peggiori sottoprodotti cinematografici, offendendo ogni criterio di buon gusto.

    L’esistenza di due differenti doppiaggi – evidentemente realizzati dalla casa distributrice per giocare la carta « culturale » senza precludersi la possibilità più grossolana di imporre a settori di pubblico relegati in una sorta di lager del sottosviluppo mentale – è stata accertata dal critico cinematografico dell’Ora di Palermo, Vittorio Albano, sulla base della segnalazione di un lettore. Albano ha quindi effettuato un sommario raffronto tra le due colonne sonore, traendone una impressionante ed emblematica misura della opera di travisamento, di mistificazione e mercificazione clandestina del distributore su Fritz il gatto.

    Nella edizione originale (e nel doppiaggio numero uno) il personaggio di Bakshi è una sorta di «contestatore » che nei bassifondi di New York viaggia attraverso droga e conflitti razziali, antisemitismo e violenza poliziesca, ipocrisie e mistificazioni in un universo assurdo e decadente che, secondo l’autore, costringe inevitabilmente alla evasione, all’erotismo appunto come fuga.

    Nel doppiaggio numero due tutto questo sparisce (quindi via, ad esempio, tutte le battute più pungenti di Nixon, sul problema negro, sulle altre scottanti realtà USA), tutto tranne il sesso naturalmente, che viene condito di qualunquismo, di razzismo, di incredibili volgarità « comiche ». Così, i membri del Black Power sono trasformati in immigrati meridionali che si lamentano per l’IVA («che non è la Zanicchi, come la Vanoni non è l’Ornella »!), i poliziotti parlano in siciliano o in napoletano, la gatta-ragazza di Fritz è una piemontese nostalgica di Torino, la prostituta negra parla in emiliano, una cavalla in calore parla come Sofia Loren stile « pizzaiola », (e quando lo amante la sevizia, lei sbotta in un: « Carletto, abbiamo rotto i… ponti »), eccetera.

    Insomma, a prescindere dal valore dell’originario Fritz come di qualsiasi altro film, c’è proprio da chiedersi con Vittorio Albano « in che modo gli autori di cinema vengano tutelati in Italia, se un intellettuale qual è Ralph Bakshi, velleitario finché si vuole, ma con pieno diritto di esprimere le proprie opinioni, può passare tranquillamente per un autentico imbecille »

    g. f. p.

    Le ragioni (presunte) del doppiaggio dialettale

    Quando negli uffici del distributore Medusa si sono trovati Fritz il gatto tra le mani qualcuno avrà sudato freddo; essere il primo cartone per adulti garantiva di non poter attingere al salvadanaio e alle paghette dei marmocchi, quindi a chi venderlo… e come? Gli spettatori italiani maggiorenni di quel periodo storico erano divisi in due gruppi agli antipodi: gli intellettualoidi e i gonzi. Il guaio è che generalmente un gruppo ignorava i film destinati all’altro e ciò voleva dire previsioni di guadagni ulteriormente dimezzati.

    Chissà chi avrà avuto l’idea geniale (se spuntasse fuori il nome vorrei stringergli la mano) di creare da subito due versioni diverse per soddisfare il maggior numero di spettatori italiani; due doppiaggi, uno destinato agli intellettuali, l’altro per gonzi!

    Un’idea diabolica e persino comprensibile per l’epoca, solo che a noi, ai posteri, è arrivata solo la versione per gonzi!

    Scena dal film Fritz il gatto, l'orgia degli animali nel bagno

    Cosa sappiamo sul primo doppiaggio di Fritz il gatto?

    Della versione “normale”, destinata al pubblico intellettualoide degli anni ’70, si sa ben poco ma alcune cose possiamo supporle con cognizione di causa. Certa è la presenza di Giancarlo Giannini che all’epoca lavorava con la C.V.D., la stessa società di doppiaggio in cui lavoravano anche Mario Maldesi, Fede Arnaud e Oreste Lionello. Purtroppo oggi rimangono in vita pochissime persone che nel 1972-73 lavoravano per la CVD.

    In un articolo intitolato La radicalizzazione di Fritz il gatto (The radicalization of Fritz The Cat, Den of the Geek, 2016) l’autore Tony Sokol scrive:

    c’è un aspetto di Fritz che mi ricorda Mimì in Mimì metallurgico ferito nell’onore, uscito lo stesso anno, il 1972, e diretto da Lina Wertmüller dove Mimì, interpretato da Giancarlo Giannini, si imbatte nella rivolusione ma ne esce corrotto.

    Che un personaggio doppiato da Giannini possa ricordare il personaggio interpretato in un altro film… quando si dice le coincidenze!

    Riguardo all’adattamento, in base alle reazioni riportate anche dalla stampa possiamo dire con assoluta certezza che la prima versione non facesse uso di dialetti alla ricerca di effetto comico spicciolo e che fosse quindi più fedele alle intenzioni originali del regista.

    Al momento non ci sono prove dell’esistenza di versioni home video con questo doppiaggio.

    Dove si trova adesso il doppiaggio originale di Fritz il gatto?

    Tutte le riedizioni note di Fritz il gatto hanno il doppiaggio dialettale. Lo ritroviamo nella prima VHS Domovideo (databile marzo 1988), lo ritroviamo nella ristampa cinematografica del settembre 1994, quando tornò al cinema per il 25° anniversario con lo slogan “il ritorno del pornogatto” insieme ad un nuovo visto censura (non più VM18 ma abbassato a VM14), idem nella VHS datata dicembre 1995 della RCS che fa uso della locandina del 1994.

    Del doppiaggio originale possiamo supporre che in qualche garage privato si stiano decomponendo le ultime rara copie in formato 35 mm di quelle prime visioni del 1972-1973 destinate ad un pubblico meno volgare. Non so se esistono riduzioni 16 mm e Super8 per questo film, se esistono può sempre darsi che siano state fatte a partire dalla seconda versione, quella dialettale.

    Foto di una pellicola cinematografica deteriorata

    Probabile situazione attuale dell’originale Fritz il gatto

    È possibile che Medusa conservi un master della colonna sonora con doppiaggio originale nei propri archivi, ma più probabilmente è stato tutto gettato nel fuoco o è marcito. Mi dispiace concludere gli articoli con queste note di pessimismo ma le probabilità che esista ancora da qualche parte in buono stato di conservazione sono onestamente basse e non voglio darvi illusioni. Se volete assillare Medusa affinché le vada a cercare ditegli pure chi vi manda.

    La versione per gonzi

    Il doppiaggio dialettale di Fritz il gatto le spara grosse da subito quando, nel primo minuto di film, in cima ad un grattacielo di New York sentiamo questo scambio di battute tra un operaio barese ed uno toscano:

    Scena di apertura di Fritz il gatto con degli operai in pausa pranzo
    – Sai chi è arrivato dall’Europa? Ti ricordi Romeo, il gatto del Colosseo? Adesso si fa chiamare “il gatto Fritz”.
    – Ma cosa tu mi racconti?

    Invero, cosa mai ci stanno raccontando!? Vien da sé che Fritz parla in romano (con la voce di Oreste Lionello) e non so quanto seriamente fosse lanciato quel riferimento a Gli aristogatti – che potremmo quasi additare come istigatore di malsane trovate, avendo sdoganato l’idea che un gatto che parla romano possa far colpo sull’immaginario collettivo italiano (dell’uso dei dialetti ne’ Gli aristogatti ne abbiamo già parlato). Ogni altro personaggio newyorchese di Fritz il gatto è proposto in chiave italica, sfruttando tutti i dialetti esistenti con la scusa di aver spostato la trama a Little Italy e non più ad Harlem. Ma i dialetti non sono il vero problema.

     

    Scena di Fritz il gatto, poliziotti maiali che si avvicinano alla folla

    Il problema è l’adattamento “comico” che punta a far ridere con quel genere di battute disarmanti da comici dilettanti. Perché, dopo tutto, il Fritz the cat originale di comicità non ne ha poi tanta, o per lo meno niente che vada oltre il farci sghignazzare in specifici momenti. Magari può far ridere (internamente) che i poliziotti siano letteralmente dei maiali, proprio negli anni in cui venivano chiamati “pigs” dai sessantottini americani, oppure possono far ridere delle singole battute, ma in generale i dialoghi di Fritz the cat non mirano mai a strappare alcuna facile risata. Di prettamente “comico” non ha nulla.

    La versione per gonzi di Fritz il gatto invece decide di sfruttare le immagini che scorrono su schermo per creare un prodotto tutto ad uso e consumo del Bagaglino, così a tutti gli effetti diventa “il film animato del Bagaglino” perché l’adattamento sembra essere scritto dagli stessi autori di quel gruppo comico (presumibilmente Lionello stesso), un esperimento che poi verrà ripetuto pochi anni dopo per il film Monty Python e il Sacro Graal, già tristemente famoso proprio per il suo copione, adatto più alle routine “comiche” italiane di terz’ordine che ai rinomati comici inglesi.

    Fritz il gatto corvo che fa un facepalm

    il “facepalm” che ci accompagnerà per tutto il film

    Se non vi foste ancora convinti che Fritz sia in realtà Romeo il gatto del Colosseo degli Aristogatti, il doppiaggio dialettale ce lo ribadisce una seconda volta quando Fritz, in un fuori campo, intona uno stornello

    Lassateme passa’ / io so’ un Romeo / Sto qua perché me stava / pe crolla’ sopra er Colosseo

    La vera trama (in breve)

    Nella versione originale, Fritz è uno studente universitario in una New York della metà degli anni ’60 che, invece di studiare, preferisce spassarsela con droghe leggere e ragazze. Le sue peripezie da bianco privilegiato alla ricerca (mai molto sincera) di una qualsiasi causa sociale da combattere lo portano a indurre una rivolta ad Harlem e ad essere coinvolto in un’azione terroristica ad opera di sadici criminali neonazisti.

    La trama gonza

    Romeo, il gatto del Colosseo del film Gli Aristogatti, 50 anni dopo aver conosciuto la gatta Duchessa a Parigi, è sbarcato a New York dove si fa chiamare Fritz. È visibilmente invecchiato perché adesso il suo pelo si è ingrigito e non più arancione, ma riesce comunque a spacciarsi per uno studente universitario e fa strage di pollastrelle ingenue. Non sappiamo perché, ma negli oltre 50 anni che sono passati dagli eventi degli Aristogatti gli umani sono stati sostituiti dagli animali, che adesso lavorano in tutti gli strati della società – ma questi sono dettagli intuibili dalla battuta di apertura e mai esplorati veramente nel film.

    Scena da Fritz il pornogatto, Fritz in macchina con la fidanzata torineseNelle sue avventure da studente svogliato, Fritz si rende conto di aver speso troppo per una prostituta e va ad incitare una sanguinosa rivolta per chiedere l’abbassamento dei prezzi delle prestazioni sessuali e la riapertura dei casini. Per scappare dagli sbirri che lo cercano, la fidanzata torinese gli propone di tornare in Italia (in automobile) promettendogli un posto alla FIAT ma Fritz fugge dalle sue responsabilità e, facendo l’autostop, finisce in una gang di motociclisti nazisti (ex-SS con tanto di accento teutonico che più ovvio non si può), questi useranno Fritz per un atto terroristico che consiste nel piazzare dei botti di capodanno in una centrale elettrica per farla saltare. Al risveglio in ospedale viene visitato da tutte le sue ex con le quali inizia un’orgia. Potremmo considerarla quasi una scena parallela al finale di Arancia Meccanica se Malcom McDowell cominciasse improvvisamente a strillare come Gene Wilder in Frankenstein Junior.

    L’adattamento gonzo

    Sentir parlare di “scioperi, scioperi, scioperi” nelle prime battute del film potrebbe dare l’illusione che con l’adattamento italiano di Fritz il gatto si vogliano contestualizzare i dialoghi alla situazione nostrana di inizi anni ‘70, il problema è che non basta dire “scioperi” per rendere i dialoghi intellettuali.

    Il film, in lingua originale, apre in realtà con il monologo di un operaio (una registrazione “vera” catturata dalla strada dal mangianastri di Bakshi) che si lamenta di come sia inutile educare i propri figli alla vecchia maniera visto che alla fine la figlia ti si presenta comunque a casa con “un tizio”. Il pensiero semplice di un uomo qualunque che in italiano viene sostituito da un logorroico tentativo di ironizzare sul fatto che la notizia dei tanti scioperi è data da un programma che si chiama “Italia che lavora”. Cioè si va a cambiare le parole semplici dell’uomo comune, non sofisticato, in battute certamente artefatte ma più pedestri del discorso originale che quantomeno sembrava essere genuino. In altre parole la vera mediocrità dell’uomo della strada diventa l’accidentale mediocrità del comico “impegnato”.

    Il target, dal film originale all’adattamento dialettale, è cambiato radicalmente, se il target è l’italiano medio che ride alle battute del Bagaglino.

    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz al bar

    “Secondo me i vaffa si sprecheranno”

    La triste realtà è che i dialoghi italiani di Fritz il gatto fanno leva sulle peggiori banalità di cui il popolo disquisiva al bar dopo aver sentito di sfuggita il telegiornale. L’impegno politico in gran parte dei casi si limita a nominare più volte Settembre Nero, che in realtà serve da scusa solo per sottolineare la bruttezza di Golda Meir (per ben due volte) e far ridere il popolo dei baretti. Una donna brutta, ahah, che risate! Da qui a “culona inchiavabile” di berlusconiana memoria è proprio un attimo.

    Tanto per rimanere su discorsi ad alta levatura, Fritz non si fida della pillola anticoncezionale (“vedi a fidasse della pillola?”) e poi, attaccato al culo di una donna, canta…

    “tuppe tuppe marescia’, arapite so’ n’amico”

    Scena da Fritz il gatto, Fritz attaccato al culo di una donna gigante

    Questo per farci capire la finezza dell’adattamento italiano che cerca (e sottolineo cerca!) di far ridere in ogni singola battuta, aggiungendone di inedite e fuori campo anche quando in originale non ci sono dialoghi.
    Ebbene, se farci ridere è lo scopo dell’adattamento italiano, esploriamo tutte le battute di Fritz il gatto per verificare quanto sia efficiente nel farlo. Se non lo faccio io in questo blog, non lo farà mai nessun altro. E quindi…

    La dubbia comicità del Bagaglino

    Le battute (completamente inventate di sana pianta) del doppiaggio dialettale di Fritz il gatto si possono dividere in due grandi categorie: quelle del tipo “non state ridendo?” e quelle del tipo “ma perché!?” ed eccovi le migliori. (Vi ricordo che sono battute inventate di sana pianta.)

     

    Scena di Fritz il gatto con poliziotti maiali che salgono le scale

    – Fai le scale!
    – Do, re, mi, fa…
    – E non fare lo spiritoso!

    Non state ridendo?


    Scena dal film Fritz il gatto, un personaggio parla con accento siciliano elogiando l'hashish

    Evviva l’hashish! Evviva la Shishilia! (con cadenza siciliana)

    Non state ridendo?


    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, il gatto Fritz spara al cesso dopo aver rubato la pistola al poliziotto

    Ho fatto centro! Ho fatto centro! Che sur-cesso!

    Non state ridendo?


    Scena dal film Fritz il gatto, Fritz in sinagoga si nasconde nella barba di un rabbino

    Vuoi vede’ che so’ carabinieri? Si travestono sempre!

    Ma perché?


    Scena dal film Fritz il gatto, i poliziotti maiali in una sinagoga

    Scena dei poliziotti in una sinagoga

    Trattali bene, questi sono clienti.

    Ma perché?


    scena dell'incendio all'università

    – Oh, qua s’è incendiato tutto. Quanto me dispiace… che m’è annato a fuoco pure l’indirizzo della casa squillo. Mejo chiamare li pompieri. Pronto?
    – Pronto! (sempre Lionello, con accento “napoletano”)
    -- 
    Accorete prontamente.
    -- 
    Adesso non abbiamo macchine.
    – Allora mandate qualcuno che c’ha freddo.

    Non state ridendo?

    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, discorso al bar tra due corvi

    Io non posso mollare questa città… perché non riesco ad attraversare la strada.

    Mi sa che abbiamo trovato l’autore delle battute del Cucciolone.

    il gatto, Fritz in viaggio in auto con la fidanzata

    Soli come uno scaracchio su un tombino.

    La famosa solitudine degli scaracchi sui tombini (?). Mah.

    Scena violenta della mucca pestata a sangue
    Vieni dalla tua Sofia […] Carletto, guarda che a questo punto abbiamo rotto… i ponti.

    Il riferimento è a Carlo Ponti, produttore cinematografico sposato con Sofia Loren. Ma perché?

    Scena di Fritz il gatto con doppiaggio dialettale, battute del Bagaglino sulla FIAT

    Quando me ne sono venuto via dall’Italia, la FIAT era in crisi. E sapete perché? Perché dalla catena di montaggio era uscita una macchina uguale alla precedente.

    Arriva dopo un po’ ma comunque non fa ridere. Non state ridendo?

    Scena di Fritz il gatto, corvi che discutono al bar

    Tu lo sai perché mettono tanti semafori? Perché hanno capito che con i semafori è l’unico modo per aumentare il verde in città.

    Questa non la accetterebbero neanche per il Cucciolone.

    Scena di Fritz il gatto, corvi al bar

    – Ma te, scusa, hai capito la faccenda dell’IVA?
    – Che dici dell’IVA?
    – In CU-alche maniera sarà la diminuzione
    – In CU-alche maniera sarà l’INCU-l’aumento
    – Ma ci sarà qualcuno che ha capito la faccenda dell’IVA?
    – Un sistema facilissimo. Mi’ zio c’è morto.
    – In fatto de tasse io ho capito solo che l’IVA non è la Zanicchi… e l’Ornella non è la Vanoni.
    -- 
    Ma che vuol dire IVA?
    – Secondo me iva…
    – Imposta sul valore aggiunto.
    – Secondo me iva…
    – Imposta sul valore aggiunto?
    – E ME FATE FINI’??? Secondo me… i vaffa se sprecheranno!

     

    Se non l’avete ancora capito, nel 1972 l’IVA era l’argomento caldo del momento, preda di facili battute, perché era stata appena introdotta! L’Unione Europea l’aveva suggerita in sostituzione della precedente e più complessa IGE anche se l’IVA è stata percepita come più ingiusta dal popolino. E l’autore dell’adattamento di Fritz il gatto era così compiaciuto da queste battute da bar che neanche quattro anni dopo le ripropose anche nel copione di Monty Python e il Sacro Graal.

    Estratto dal copione italiano di Monty Python e il Sacro Graal, battuta sull'IVA

    E si suppone che l’autore sia proprio Oreste Lionello che in questi copioni riciclava il materiale dei suoi sketch comici del cabaret e ne era tanto affezionato che dal ‘72 ha continuato a riproporli per più di una decade visto che nel 1983 al programma “Al Paradise” ancora ritornava la medesima battuta:

    Più IVA. Che IVA? I va’ a morì ammazzati li devi mettere in conto

    Quand’è che il troppo è troppo?

    Ma torniamo al nostro adattamento per gonzi che inventa battute su battute mettendo completamente da parte il copione originale ed è così afflitto da horror vacui che, anche quando non ci sono dialoghi, la traccia italiana ne vomita in continuazione. Facessero mai ridere, ne avremmo guadagnato qualcosa, ma è un copione pe’ fa’ ridere i gonzi e quindi giù di battute su donne brutte e froci. E come te sbagli?

    ‘Ndo stanno le femmine? Non è che poi arriva un frocio? Aò, mica voglio infrocia’ un frocio.

    L’epifania rivoluzionaria post-canna che Fritz ha durante il rapporto sessuale con una prostituta di colore viene sostituita da Lionello con un…

    il gatto Fritz ha un'epifania mentre fa sesso con una prostituta
    Oh! Ora che me ricordo… a’mo pagato un sacco de sordi per ‘sta budellona.

    Che classe quando la satira politica sui borghesi che si fanno prendere da smanie rivoluzionarie del momento cede il passo al denigrare le prostitute che si fanno pagare più di ciò che valgono! Ma ai gonzi fa ridere. E così invece di unirsi alla causa “nera” come nella trama originale, la rivolta del Fritz gonzo ruota intorno al prezzo delle prestazioni:

    il gatto Fritz sul tetto di un'automobile incita la folla a rivoltarsi
    Rivolta! Rivolta! Popolo, basta con le battone da 120 a botta, e così che s’arza il costo de la vita. Qui come s’arza il pesce cresce la carne. Alla rivolta! Rivoluzione! Aprimo le case e chiudemo li marciapiedi. È ora de finlla di mantene’ i papponi. So’ loro che succhiano il sangue a ‘ste povere creature, alle mignotte. Essi sono mignatte, le mignatte delle mignotte!

    Che sia un copione moderno e all’avanguardia ce lo ricorda anche la canzone del coro Cetra quando canta “tutte uguali queste donne, al momento di incastrarti sono sempre pronte a farti la promessa più solenne, ma poi quando hai detto sì, vedi che non è così. Tutte uguali queste donne, per avere da te tutto ti mentiscono di brutto, queste figlie di N.N., ma poi quando hai detto oui, cambian da così a così, ma poi quando hai detto ja hai finito di campa’, ma poi quando hai detto OK sono cavoletti tuoi”.

    Scena da Fritz il gatto, cavalla Sofia viene pestata a sangue

    U Maronna miiij!

    Quando la donna di un membro della gang di terroristi neo-nazisti viene pestata a sangue dal suo compagno e dagli altri membri della gang, la crudezza della scena (sangue a fiotti) viene smorzata dall’accento napoletano, e le offese originali rivolte alla gang sull’essere froci nazisti e omosessuali repressi (mentre loro la colpiscono a suon di catene di ferro) diventano “ricchione fallito”, “fetentone” e “voi non sapete come si tratta una donna”.
    Questo non è adattamento, è istupidimento.

    A questa scena segue Fritz/Lionello che canta (fuori campo) “fior di mimosa, si lui te mena nun fa’ a scontrosa. Tanto vedrai che prima o poi te sposa” per rincuorare la donna picchiata a sangue… e quando le mette una giacca sulle spalle per non farle prendere freddo non perde occasione (sempre e solo in italiano) per commentare sulla sua stazza: “mettiti ‘sta giacchetta. Ammazza che spalle! E quanto porta, 84?”. La cosa che rende gravi queste battute è che non hanno alcun corrispettivo in inglese, sono letteralmente aggiunte in momenti privi di dialoghi dell’originale. Dalle battute aggiunte è evidente la destinazione del prodotto, sono sicuro che molti gonzi hanno riso alla ridicolizzazione della donna corpulenta pestata a sangue. Porta la taglia 84 e il ragazzo l’ha menata…

    Scena dal film Quei bravi ragazzi dove il protagonista Ray Liotta ride in maniera esageratamente finta

    Quando sul finale Fritz viene sfruttato per piazzare una bomba e salta per aria, all’ospedale dove viene ricoverato lo va a trovare la napoletana di prima che parla dell’annosa questione dei “botti” a Napoli.

    Insomma, questo film doppiato l’ho passato a setaccio ma di comicità non ne ho trovata. Le battute che ho riportato qui non sono che la punta dell’iceberg perché i dialoghi italiani in realtà sparano una cazzata al minuto, l’ho cronometrato facendone poi la media su un campione di minuti, è un vero record!

    Doc Brown dal film Ritorno al futuro che guarda l'orologio e dice: bontà divina, una cazzata al minuto

    Doppiatori italiani di Fritz il gatto

    Il cast di doppiaggio della versione dialettale di Fritz il pornogatto è scarsamente documentato (neanche una scheda sui principali siti enciclopedici sul doppiaggio) quindi abbiamo approfittato dell’occasione per confermare quel poco che era già noto da Wikipedia (4 voci) e per espandere la lista degli interpreti. Questa fin’ora è la scheda più completa mai realizzata sul doppiaggio di questo film. Non ringraziateci tutti insieme.

    Oreste Lionello: Fritz il gatto

    Solvejg D’Assunta: prostituta (Big Bertha)

    Giampiero Albertini: Ambrogio (Duke)

    Renato Turi: poliziotto #1

    Vittorio Di Prima: agente Nicolino (Ralph)

    Claudio Capone: pappone di Bertha (Sonny)

    Isa Di Marzio: corva che parla dell’IVA

    Renato Cortesi: rabbino orbo/ “mandrillo” (formichiere) / “Carletto” (Blu il coniglio)

    Willy Moser: corvo magro nel bar

    Se volete segnalarci altri interpreti saremo felici di verificarli per voi, se possibile. Intanto adesso potete correre ad aggiornare la scheda sul sito Antonio Genna.

    Conclusione

    Che questo film animato sia stato usato come mezzo per riciclare battutine e battutacce destinate al cabaret del Bagaglino è cosa ben più grave della semplice scelta stilistica di adoperare i dialetti italiani. Fritz il gatto e Monty Python e il Sacro Graal sono una pietra tombale su Oreste Lionello come dialoghista e adattatore (sempre che si tratti effettivamente di lavori suoi) che certo non intacca la sua meritata fama di interprete (tanti sono stati gli elogi a Lionello come doppiatore su questo blog) ma spinge a domandarsi: quali altri danni non documentati avrà fatto? I primi sospetti erano già venuti dalle tante scelte bislacche nel copione italiano di Ghostbusters II e sono certo che abbia curato anche adattamenti “normali” ma se ne stanno accumulando troppi di tragici a suo nome.

    Curioso poi che lo stesso Oreste Lionello si sospetti possa essere stato il dialoghista per entrambe le versioni, quindi sia del doppiaggio dialettale sia di quello “ufficiale”, come sospettano alcuni doppiatori che ho contattato alla ricerca di maggiori informazioni su questo film. Questa rimane al momento una mera supposizione.

    Non ci sono mezzi modi per dirlo, Fritz il gatto va visto esclusivamente in lingua originale, se proprio vi interessa (di per sé non è proprio un capolavoro) perché il suo secondo doppiaggio, l’unico arrivato fino a noi, ci porta un film completamente diverso che ha solo le immagini in comune, nient’altro, e che al massimo potrei consigliare come un film di incoraggiamento per comici in erba, così che anche i peggiori possano dire: perfino io posso fare meglio di Fritz il gatto!

     

    Joker che dice: ho dato un nome al mio dolore... e il nome è Oreste. Battuta alterata dal film Batman 1989

    Ringraziamenti

    Per le ricerche voglio ringraziare Francesco Finarolli (cinefilo e studioso di cinema), Leo (collaboratore di questo blog), Anton Giulio Castagna (direttore di doppiaggio), Melina Martello (doppiatrice e direttrice di doppiaggio), Antonio Luca De Tomaso (collezionista), Mauro Ferrari (collezionista).

  • Testimonianze sui cambiamenti audio in Full Metal Jacket


    In tempi recenti ho parlato di Full Metal Jacket e di quella frase alterata sul finale (oltre alla nota storia della canzone di Topolino). Successivamente sono incappato, per puro caso, in altri documenti inerenti l’argomento e che mi piacerebbe riportare qui per approfondire il tema.
    Per gli interessati, riporto prima un estratto da un intervista esclusiva con Mario Maldesi a cura di Filippo Ulivieri per Archivio Kubrick datata 1 Giugno 2002:

    Anche in Full Metal Jacket, nelle scene finali, esistono differenze nella traduzione: la battuta “fottuta dedizione al dovere, la dedizione dei duri”, non trova una corrispondenza nel dialogo inglese. Come mai ci fu questo cambiamento nella versione italiana?
    E’ passato molto tempo, tuttavia è un tipo di osservazione a cui non posso dare una risposta logica, perché devo sentire in quel momento cosa mi comunica la scena, la situazione. Se io sto a guardare la traduzione letterale vuol dire allora che il film non vale niente, non mi sta comunicando nulla. Non sto segnando con la matita rossa un compito, io sto vedendo un film che mi deve comunicare la violenza della guerra, l’assurdità, la follia dell’uomo; se quello che mi comunica è giusto, io non bado più a queste cose.

    Nella versione originale inglese ci sono due battute: prima della voce di Animal Mother che dice “hardcore man”, un altro marine, Rafterman, dice “we’ll have to put you up for the Congressional Medal of… ugly!” ossia all’incirca “adesso ti iscriviamo alla medaglia dei bruti”.
    Tu avresti mai detto “adesso ti iscriviamo alla medaglia dei bruti”? Il pubblico italiano non avrebbe capito, sono espressioni non nostre, va trovata una frase che ne restituisca il senso e che suoni naturale per l’orecchio italiano. Il lavoro di doppiaggio è pieno di queste cose, per via delle frasi idiomatiche, per i doppi sensi che non corrispondono affatto all’italiano. Ad esempio, in Shining Jack scrive “All work and no play makes jack a dull boy”: la relativa traduzione italiana non vuol dire nulla, allora Riccardo suggerì di mettere la frase “Il mattino ha l’oro in bocca”. Analogamente in francese hanno detto un’altra cosa, nessuno ha tradotto quella frase letteralmente, perché letteralmente non vuol dire nulla. Si deve trovare quello che si chiama “l’effetto equivalente”. Nel caso appena detto di Shining, si doveva restituire la confusione mentale del personaggio, perché quella è la sostanza, non è la parola in sé che va preservata. Nella traduzione di un film, dalla lingua e la cultura di partenza alla lingua e cultura di arrivo, io spesso mi trovo di fronte al problema di cosa privilegiare, se un’aderenza alla lingua e la cultura di origine attuando un trasferimento speculare, oppure se tenere più in considerazione la lingua e la cultura di arrivo, che è quella che dovrà fruire del mio lavoro. Per evitare fraintendimenti e confusioni, io scelgo di privilegiare quasi sempre la lingua e la cultura di arrivo.
    In generale, comunque, non sono questioni da porsi. Capisco che il DVD dia sollecitazioni in questo senso, ma non è un’osservazione corretta. La traduzione dei film di Kubrick sono stupende, perfette nella sostanza, perché sono fatte da un grande, da Riccardo Aragno, che oltre essere di madre lingua inglese è un uomo coltissimo e uno scrittore raffinatissimo. Non è casuale la sua scelta, il lavoro che ha fatto su Arancia Meccanica è geniale: quello smembrare le parole, usare i russismi, mescolare le desinenze, è una cosa difficilissima, anche perché si deve andare a sync con la bocca e con la gestualità del personaggio. In generale puoi fare un’osservazione per vedere se la sostanza di un dialogo è stata rispettata, ma non si dovrebbe trattare di un’analisi a posteriori: il momento di approvazione o di disapprovazione è lì, quando si sta vedendo il film al cinema, nel momento in cui si fruisce l’opera; è lì che il film tradotto ha successo o non ha successo. E’ chiaro che ti devi prendere delle libertà perché prima di tutto va tradotta la sostanza. La forma va rispettata nei limiti del possibile: non si traducono le parole, devo tradurre il pensiero, cosa c’è sotto alle parole e magari anche la duplicità di questo pensiero, la sua ambiguità.

    Parliamo dei DVD della nuova Stanley Kubrick Collection. Lei è stato contattato per il restauro delle tracce audio italiane?
    No, hanno fatto tutto con i master che ho spedito a Londra dal 1971 al ’99. Non hanno chiamato né me né Riccardo Aragno.

    Le colonne sonore italiane dei DVD presentano alcune differenze rispetto alle vecchie versioni in VHS che derivavano dalle copie in pellicola per le sale. In Full Metal Jacket la traccia italiana presenta ad una traduzione più letterale delle battute inglesi e nel finale la canzone del Mickey Mouse Club non è più in italiano. Come mai? Di chi è questa voce italiana che pronuncia le nuove battute? La riconosce?
    No, assolutamente. Mi sembra una voce qualunque, una voce che hanno rifatto adesso. Non so quando hanno fatto il lavoro sui DVD, però mi chiedo perché abbiano cambiato così il film, senza la canzone del Club di Topolino in italiano: se Kubrick mi aveva chiesto di tradurre la canzone di Topolino, non vedo perché adesso devono tenerla in inglese. E’ un’operazione orrenda e riprovevole, un fatto unico, pazzesco direi. C’è un signore che si è permesso di correggere l’opera approvata da Kubrick in sua assenza. Non si tratta di stabilire se la frase attuale è migliore o peggiore di quella vecchia, è un’altra cosa ed è un’operazione assurda e scorretta.

    Un’altra differenza della versione in DVD nei film è che sono stati eliminati i credit del doppiaggio che erano presenti nei titoli di coda dei film. Probabilmente la causa sta nell’aver fatto un’unica versione video per il mercato europeo, corredata da varie colonne audio.
    In Francia sono sicuro che i credit del doppiaggio ci sono anche nel DVD. Si tratta di una cosa che accade solo in Italia, non si sa per quale ragione, forse per ignoranza. E’ come sopprimere la memoria storica di un fatto: secondo questa tendenza non si deve sapere tra 50 anni chi ha fatto cosa. La soppressione della memoria non ha giustificazioni, tanto più in un DVD dove lo spazio per le informazioni è tantissimo: se anche non è stato possibile mettere i credit di doppiaggio in coda al video come avviene al cinema, era fattibilissimo mettere queste informazioni a parte, anche come testo. Sarebbe normale: si hanno informazioni su chi è l’aiuto del cameriere, su chi accende le luci e simili e non si sa chi ha curato le versioni straniere. E’ una grave mancanza, anche perché si tratta di grandi attori e attrici. Personalmente proprio non capisco perché non si deve sapere, e non dico oggi ma tra 20 anni o 50, perché non si deve sapere che Giannini ha doppiato Ryan O’Neal in Barry Lyndon. Comunque è una tendenza generalizzata, non capita solo con i DVD, anche col VHS tentano di fare questa soppressione della memoria, mettendo i credit in un’edizione e nelle successive no. Non c’è una ragione plausibile se non quella della volontà di non far sapere. E ripeto, accade solo in Italia.

    Aggiungo un’altra testimonianza di Daniela Catelli (dal suo blog Ciak, si trema) che in data 19 Settembre 2013 saluta il fu-Maldesi con un affettuoso messaggio. Questa è la parte del messaggio dove, tra l’altro, viene toccato l’argomento Full Metal Jacket:

    [parlando di Maldesi] Ricordo di avergli parlato della lunga intervista fatta all’amico, autista e factotum di Kubrick, Emilio D’Alessandro, dal quale lui stesso mi aveva indirizzato. In quell’occasione, mi disse quanto era amareggiato dal comportamento di Jan Harlan, cognato di Kubrick, che nelle riedizioni dei dvd aveva tolto tutti quei meravigliosi dettagli che il regista pretendeva e per cui amava tanto i doppiaggi italiani.
    […]
    Scomparso Kubrick, Harlan è diventato il curatore della sua memoria e si è affrettato a togliere dai dvd le cose che lui amava tanto e su cui l’adattatore dei dialoghi Riccardo Aragno e Mario avevano tanto faticato: via le scritte tradotte in italiano, via “il mattino ha l’oro in bocca” da Shining, via la bellissima “Marcia di Topolino” nel finale di Full Metal Jacket, via – per gelosia e spirito di rivalsa, come i collaboratori italiani ritengono – i credits di chi ha reso giustizia a questi film meravigliosi, in un oltraggio non solo a loro ma soprattutto al genio di Kubrick.

  • Full Metal Jacket… con quella frase alterata da spararsi in bocca!

    Due cose mi hanno scioccato questa estate: il mio primo taglio di capelli “estremo” e il venire a scoprire che Full Metal Jacket ha una frase alterata sul finale della versione DVD/Blu-Ray.
    Mentre al taglio di capelli mi sono abituato da subito (pur essendo sempre stato un capellone quasi tutta la mia vita), all’alterazione di Full Metal Jacket non mi abituerò mai.

    Tutto è cominciato qualche giorno fa, quando mi chiama un mio affezionato lettore in questo blog (è la prima telefonata di un fan. Lo sportello al pubblico di Doppiaggi italioti per disagi linguistici è di prossima apertura, non temete) e tra le tante cose viene fuori Full Metal Jacket. La discussione procede pressappoco così:

    Evit: “Anto’, fa caldo, …che mi racconti?”
    Antonio: “sai che nella versione DVD hanno cambiato una frase sul finale di Full Metal Jacket?
    Antonio: “…Evit? Mi senti?”
    Altra voce: “Pronto? Scusa, sono la ragazza di Evit, è svenuto, devo riattaccare per chiamare la guardia medica”.
    TU-TU-TU-TU-TU

    Sapevo già che la marcia di Topolino (che troviamo cantata in italiano nella versione cinematografica e in quella su VHS), dal 2001 in poi, è stata rimpiazzata con la traccia americana che canta “Mickey Mouse” grazie alla rimasterizzazione di merda che la Warner ci ha propinato con il primo DVD (e anche nel più recente Blu-Ray), sapendo che comunque i suoi incassi li farà.
    Aò… e che fine hanno fatto le versioni localizzate europee? Sono state fanculate… ehm, cioè sono solo in mano ai fan che hanno avuto la lungimiranza di conservare il film in videocassetta.

    La cosa più sconvolgente, ancora più della marcia di Topolino in inglese, è l’alterazione di una singola battuta:

     

    Vi riporto ciò che si trova anche scritto su Archiviokubrick.it (un sito veramente fenomenale, tra l’altro. Un vero punto di riferimento):

    Nella scena in cui Joker uccide il cecchino, la battuta italiana della VHS “fottuta dedizione al dovere, la dedizione dei duri” è stata cambiata nel DVD con “adesso sei un duro Joker, adesso sei veramente un duro” che traduce più letteralmente la battuta inglese “hardcore man, fucking hardcore“. Maldesi non ha riconosciuto come sua questa battuta, di cui resta sconosciuta la paternità.

    Di madre ignota piuttosto, altro che di sconosciuta paternità! Questa bastardata sembra fatta apposta per farmi scoppiare la vena sulla fronte.

    Allora, da dove iniziare? Iniziamo dall’inizio. Chi si è permesso di alterare i dialoghi originali di Riccardo Aragno e l’opera di direzione del doppiaggio di Mario Maldesi? Entrambi persone di fiducia di Kubrick, numerosi documenti lo provano. Quelli di Archivio Kubrick sono stati anche troppo magnanimi quando hanno scritto:

    traduce più letteralmente la battuta inglese “hardcore man, fucking hardcore”

    Ma non traduce alla lettera manco per il cazzo! Nessuna offesa ai grandi dell’Archivio Kubrick, è con questa ritraduzione che mi arrabbio. Infatti “Adesso sei un duro Joker, adesso sei veramente un duro” è completamente inventata e sbagliata. Va ben oltre lo sbagliato! Va ad inserire una spiegazione per idioti laddove questa non è mai esistita! Vi ricordate infatti quando, durante l’addestramento, Joker narra che l’esercito voleva dei duri?

    Il corpo dei Marines non vuole dei robot. Il corpo dei Marines vuole dei killer. Il corpo dei Marines mira a creare uomini indistruttibili… uomini senza paura.

    Joker, chiaramente non è un duro. Si fa assegnare alla sezione giornalistica dell’esercito, non è abbastanza stupido da fiondarsi in prima linea e non è stato disumanizzato dall’addestramento del Sergente Hartman come molti altri, porta una spilla della pace e stuzzica i suoi superiori (che superiori gli sono solo di grado, non certo di intelletto), per l’intero film mantiene pressoché inalterata la sua “innocenza”, non avendo mai ammazzato nessuno (a distanza ravvicinata). Sul finale, la situazione lo obbliga a freddare un cecchino vietcong, una ragazzina già ferita e agonizzante a terra che implora di essere uccisa.
    È chiaro che l’uccisione del cecchino decreta il suo passaggio a “vero soldato”, a “duro”, come aveva detto poco prima l’amico Rafterman.

    Chi dice “fottuta dedizione al dovere” e perché?

    Dopo l’uccisione del cecchino, Kubrick fa dire ad un soldato non inquadrato “Hardcore, man. Fucking hardcore” (in lingua originale) che, per farvi capire veramente il significato, potrei tradurre al volo e molto liberamente come “Fantastico! Fantastico, cazzo!” (quel hardcore indica qualcosa di “intenso”). Non dico che avrebbe dovuto essere tradotta così, nel mio blog cerco sempre di far capire il senso a chi l’inglese magari non lo sa o non lo sa da bilingue, anche a costo di semplificare al massimo.

    Possiamo tranquillamente supporre che la frase “fucking hard core!” sia riferita all’esperienza dell’uccisione a distanza ravvicinata del cecchino, un’esperienza intensa che decreta la fine dell’innocenza del soldato Joker. Che le parole vengano da un compagno d’armi non inquadrato nella scena e non da Joker stesso lo come conferma, almeno per la versione originale, anche l’autore Julian Rice nel suo libro Kubrick’s Hope: Discovering Optimism from 2001 to Eyes Wide Shut (2008) quando scrive:

    When Joker shoots the sniper and another marine says “Hard core, man. Fucking hard core”…
    (quando il soldato Joker spara al ceccino e un altro marine dice “Hard core, man. Fucking hard core”…)

    Anche in italiano la voce è di un altro marine e non quella di Mattia Sbragia (doppiatore di Joker), in più si sente anche lo stesso effetto di eco che avevamo sentito nei dialoghi poco prima. Quindi questa affermazione non avviene nella testa di Joker ma da qualcuno in quella stessa stanza, qualcuno che non vediamo inquadrato ma che non è né “Animal”, doppiato in italiano da Luca Ward, né Rafterman, doppiato da Massimo Rossi. La sceneggiatura (accessibile sempre dal sito archiviokubrick) dice che si tratta del soldato Dolon, interpretato da Gary Landon Mills e doppiato, riporta il sito antoniogenna, da Mauro Magliozzi. Lo stesso che poco prima chiedeva cosa stesse dicendo il cecchino agonizzante.

    Soldato Dolon in Full Metal Jacket, colui che dice fottuta dedizione al dovere

    Dolon

    Perché la parola “hardcore”? Il linguaggio usato dal soldato è quello pornografico, come sottolineato da Randy Rasmussen, autore del libro Stanley Kubrick: Seven Films Analyzed (2001):

    “In Marine-speak, astonishment and admiration can be expressed in language commonly associated with pornography. Most of Joker’s comrades realize that he has faced and overcome one of the most obscene challenges of combat”

    (traduzione mia)
    “Nel gergo usato dai Marines, lo stupore e l’ammirazione può essere espressa con un linguaggio comunemente associato alla pornografia. I compagni del soldato Joker si rendono conto che egli ha appena affrontato e vinto una delle sfide più oscene della guerra.”

    Che Aragno si fosse preso le sue libertà stilistiche nel trasformarlo in “fottuta dedizione al dovere, la dedizione dei duri” lo ammetto… e lo apprezzo, persino. La sua è una frase plausibile per un compagno di squadra di Joker in quella situazione, cioè quella di Joker che aveva il “dovere” di uccidere il cecchino agonizzante, di finirla e risparmiarle inutili sofferenze. Da lì la battuta sulla “dedizione al dovere” e, allo stesso tempo, Joker può essere finalmente considerato dai suoi commilitoni “un duro” a tutti gli effetti.

    La frase italiana del doppiaggio cinematografico suggerisce il passaggio a “duro” di Joker, sì, ma non così palesemente come nella frase ridoppiata nel 2002: “Sei un duro, Joker. Adesso sei un duro“. Questo non è un messaggio, è una martellata in testa allo spettatore! E non è per niente fedele a quella originale.

    Testimonianze sui cambiamenti audio in Full Metal Jacket

    Successivamente alla stesura di questo articolo sono incappato in altri documenti inerenti l’argomento, testimonianze dirette che qui riporto per approfondire il tema. Il primo è un estratto da un intervista esclusiva con Mario Maldesi a cura di Filippo Ulivieri per Archivio Kubrick datata 1 Giugno 2002:

    Anche in Full Metal Jacket, nelle scene finali, esistono differenze nella traduzione: la battuta “fottuta dedizione al dovere, la dedizione dei duri”, non trova una corrispondenza nel dialogo inglese. Come mai ci fu questo cambiamento nella versione italiana?
    E’ passato molto tempo, tuttavia è un tipo di osservazione a cui non posso dare una risposta logica, perché devo sentire in quel momento cosa mi comunica la scena, la situazione. Se io sto a guardare la traduzione letterale vuol dire allora che il film non vale niente, non mi sta comunicando nulla. Non sto segnando con la matita rossa un compito, io sto vedendo un film che mi deve comunicare la violenza della guerra, l’assurdità, la follia dell’uomo; se quello che mi comunica è giusto, io non bado più a queste cose.

    Nella versione originale inglese ci sono due battute: prima della voce di Animal Mother che dice “hardcore man”, un altro marine, Rafterman, dice “we’ll have to put you up for the Congressional Medal of… ugly!” ossia all’incirca “adesso ti iscriviamo alla medaglia dei bruti”.
    Tu avresti mai detto “adesso ti iscriviamo alla medaglia dei bruti”? Il pubblico italiano non avrebbe capito, sono espressioni non nostre, va trovata una frase che ne restituisca il senso e che suoni naturale per l’orecchio italiano. Il lavoro di doppiaggio è pieno di queste cose, per via delle frasi idiomatiche, per i doppi sensi che non corrispondono affatto all’italiano. Ad esempio, in Shining Jack scrive “All work and no play makes jack a dull boy”: la relativa traduzione italiana non vuol dire nulla, allora Riccardo suggerì di mettere la frase “Il mattino ha l’oro in bocca”. Analogamente in francese hanno detto un’altra cosa, nessuno ha tradotto quella frase letteralmente, perché letteralmente non vuol dire nulla. Si deve trovare quello che si chiama “l’effetto equivalente”. Nel caso appena detto di Shining, si doveva restituire la confusione mentale del personaggio, perché quella è la sostanza, non è la parola in sé che va preservata. Nella traduzione di un film, dalla lingua e la cultura di partenza alla lingua e cultura di arrivo, io spesso mi trovo di fronte al problema di cosa privilegiare, se un’aderenza alla lingua e la cultura di origine attuando un trasferimento speculare, oppure se tenere più in considerazione la lingua e la cultura di arrivo, che è quella che dovrà fruire del mio lavoro. Per evitare fraintendimenti e confusioni, io scelgo di privilegiare quasi sempre la lingua e la cultura di arrivo.
    In generale, comunque, non sono questioni da porsi. Capisco che il DVD dia sollecitazioni in questo senso, ma non è un’osservazione corretta. La traduzione dei film di Kubrick sono stupende, perfette nella sostanza, perché sono fatte da un grande, da Riccardo Aragno, che oltre essere di madre lingua inglese è un uomo coltissimo e uno scrittore raffinatissimo. Non è casuale la sua scelta, il lavoro che ha fatto su Arancia Meccanica è geniale: quello smembrare le parole, usare i russismi, mescolare le desinenze, è una cosa difficilissima, anche perché si deve andare a sync con la bocca e con la gestualità del personaggio. In generale puoi fare un’osservazione per vedere se la sostanza di un dialogo è stata rispettata, ma non si dovrebbe trattare di un’analisi a posteriori: il momento di approvazione o di disapprovazione è lì, quando si sta vedendo il film al cinema, nel momento in cui si fruisce l’opera; è lì che il film tradotto ha successo o non ha successo. E’ chiaro che ti devi prendere delle libertà perché prima di tutto va tradotta la sostanza. La forma va rispettata nei limiti del possibile: non si traducono le parole, devo tradurre il pensiero, cosa c’è sotto alle parole e magari anche la duplicità di questo pensiero, la sua ambiguità.

    Parliamo dei DVD della nuova Stanley Kubrick Collection. Lei è stato contattato per il restauro delle tracce audio italiane?
    No, hanno fatto tutto con i master che ho spedito a Londra dal 1971 al ’99. Non hanno chiamato né me né Riccardo Aragno.

    Le colonne sonore italiane dei DVD presentano alcune differenze rispetto alle vecchie versioni in VHS che derivavano dalle copie in pellicola per le sale. In Full Metal Jacket la traccia italiana presenta ad una traduzione più letterale delle battute inglesi e nel finale la canzone del Mickey Mouse Club non è più in italiano. Come mai? Di chi è questa voce italiana che pronuncia le nuove battute? La riconosce?
    No, assolutamente. Mi sembra una voce qualunque, una voce che hanno rifatto adesso. Non so quando hanno fatto il lavoro sui DVD, però mi chiedo perché abbiano cambiato così il film, senza la canzone del Club di Topolino in italiano: se Kubrick mi aveva chiesto di tradurre la canzone di Topolino, non vedo perché adesso devono tenerla in inglese. E’ un’operazione orrenda e riprovevole, un fatto unico, pazzesco direi. C’è un signore che si è permesso di correggere l’opera approvata da Kubrick in sua assenza. Non si tratta di stabilire se la frase attuale è migliore o peggiore di quella vecchia, è un’altra cosa ed è un’operazione assurda e scorretta.

    Un’altra differenza della versione in DVD nei film è che sono stati eliminati i credit del doppiaggio che erano presenti nei titoli di coda dei film. Probabilmente la causa sta nell’aver fatto un’unica versione video per il mercato europeo, corredata da varie colonne audio.
    In Francia sono sicuro che i credit del doppiaggio ci sono anche nel DVD. Si tratta di una cosa che accade solo in Italia, non si sa per quale ragione, forse per ignoranza. E’ come sopprimere la memoria storica di un fatto: secondo questa tendenza non si deve sapere tra 50 anni chi ha fatto cosa. La soppressione della memoria non ha giustificazioni, tanto più in un DVD dove lo spazio per le informazioni è tantissimo: se anche non è stato possibile mettere i credit di doppiaggio in coda al video come avviene al cinema, era fattibilissimo mettere queste informazioni a parte, anche come testo. Sarebbe normale: si hanno informazioni su chi è l’aiuto del cameriere, su chi accende le luci e simili e non si sa chi ha curato le versioni straniere. E’ una grave mancanza, anche perché si tratta di grandi attori e attrici. Personalmente proprio non capisco perché non si deve sapere, e non dico oggi ma tra 20 anni o 50, perché non si deve sapere che Giannini ha doppiato Ryan O’Neal in Barry Lyndon. Comunque è una tendenza generalizzata, non capita solo con i DVD, anche col VHS tentano di fare questa soppressione della memoria, mettendo i credit in un’edizione e nelle successive no. Non c’è una ragione plausibile se non quella della volontà di non far sapere. E ripeto, accade solo in Italia.

    Un’altra testimonianza ci arriva dal blog Ciak, si trema di Daniela Catelli (critico cinematografico) che in data 19 Settembre 2013 saluta il fu-Maldesi con un affettuoso messaggio. Questa è la parte del messaggio dove, tra l’altro, viene toccato l’argomento Full Metal Jacket:

    [parlando di Maldesi] Ricordo di avergli parlato della lunga intervista fatta all’amico, autista e factotum di Kubrick, Emilio D’Alessandro, dal quale lui stesso mi aveva indirizzato. In quell’occasione, mi disse quanto era amareggiato dal comportamento di Jan Harlan, cognato di Kubrick, che nelle riedizioni dei dvd aveva tolto tutti quei meravigliosi dettagli che il regista pretendeva e per cui amava tanto i doppiaggi italiani.
    […]
    Scomparso Kubrick, Harlan è diventato il curatore della sua memoria e si è affrettato a togliere dai dvd le cose che lui amava tanto e su cui l’adattatore dei dialoghi Riccardo Aragno e Mario avevano tanto faticato: via le scritte tradotte in italiano, via “il mattino ha l’oro in bocca” da Shining, via la bellissima “Marcia di Topolino” nel finale di Full Metal Jacket, via – per gelosia e spirito di rivalsa, come i collaboratori italiani ritengono – i credits di chi ha reso giustizia a questi film meravigliosi, in un oltraggio non solo a loro ma soprattutto al genio di Kubrick.

     

    “Sei un duro, Joker. Adesso sei un duro”

    Ciò che Kubrick non ha mai fatto è di imboccare lo spettatore-poppante con una frase superflua che spieghi chiaramente ciò che tutti avevano comunque già capito: “adesso sei un duro, Joker“. Kubrick non sarebbe mai stato così diretto e ridondante. Questo film non è Prometheus di Ridley Scott!

    Siccome è un ridoppiaggio moderno, spariscono anche cose come l’effetto eco sulla voce e quindi l’audio nuovo della versione DVD/Blu-Ray potrebbe davvero far pensare che quella frase sia un pensiero del soldato Joker che dice a se stesso di essere un duro. E poi ancora… chi è stato a ridoppiare quel pezzo? Non ho un orecchio molto buono a riconoscere i doppiatori ma non sono neanche sicuro che si tratti di un doppiatore presente nel film all’epoca (e ora invecchiato). Chi cazzo è stato?

    vignetta sui cambiamenti audio nel doppiaggio italiano di Full Metal Jacket

    La nuova frase, ricorda quasi la narrazione svogliata aggiunta su Blade Runner, anzi, ancora meglio, ricorda la serie The Wonder Years (“Blue Jeans” in italiano) dove il protagonista, da adulto, narra (con la voce di Mino Caprio, l’attuale Peter Griffin) le sue vicissitudini adolescenziali e dove in ogni episodio c’era una lezione di vita! Perché quella nuova battuta non l’avete fatta ridoppiare a Mino Caprio già che c’eravate? Bastardi!

    Mi domando chi si sia arrogato il diritto non solo di cambiare una battuta doppiata, ma bensì di alterare profondamente il senso della frase, aggiungendoci pensieri faciloni ad interpretazione rapida, per aiutare un pubblico ritenuto altrimenti troppo stupido per capire il significato della scena per conto proprio. Non siamo tutti idioti come quelli che lavorano alle riedizioni di questi film! I film li capiamo già bene da soli, grazie tante.

    Full Metal Jacket The Wonder Years

     

  • I predatori dell’arca perduta (1981)… e ridoppiaggio (2008)

    Vignetta introduttiva, scena dal film i predatori dell'arca perduta all'apertura dell'arca dell'alleanza piena di sabbia
    In passato ho parlato a spizzichi e bocconi di I predatori dell’arca perduta che, non vi nascondo, è uno dei miei preferiti in assoluto. Credo che sia giunta l’ora di imbarcarmi in un riepilogo delle precedenti puntate e aggiungere nuovi dettagli relativi a questo film, al suo doppiaggio e al suo ridoppiaggio.

    Il doppiaggio italiano dei Predatori dell’Arca Perduta

    In un primo articolo, molto tempo fa avevo fatto notare alcune discordanze audio tra la traccia italiana e quella inglese del film I predatori dell’arca perduta. In particolare l’assenza di alcuni suoni (il fischio di Belloq nelle prime scene del film e la risata di Toht, l’agente nazista vestito di nero, mentre seppelliscono vivi i protagonisti), questi mancano sia nella versione VHS che in quella che passa in televisione (Rai). Il fischio è stato ripristinato nell’edizione DVD (ripresa dal missaggio audio americano) ma la risata del malvagio Toht rimane assente dalla scena in cui seppelliscono vivi Indiana Jones e Marion nel “pozzo delle anime”.

    Belloq fischia ai nativi sud americani, nel film i predatori dell'arca perduta Risata di Toth, il nazista nel film i predatori dell'arca perduta

    In un secondo articolo avevo analizzato la questione della celebre battuta “Adios, imbecille!” che in inglese non è così ovvia. Sembra che Ford dica “Adios, sapito” che potrebbe sia essere un errore di pronuncia del nome del personaggio, Satipo (da copione), oppure che volesse dire “stupido“. Le argomentazioni pro e contro le due teorie (entrambe molto valide) sono reperibili nell’articolo intitolato Adios stupido, ehm, Sapito, ehm Satipo insieme al video della scena incriminata. Sappiate che in inglese il dibattito va avanti da anni, c’è chi ci sente stupido, altri ci sentono sapido. De gustibus! Io preferisco comunque “imbecille” (e quindi il suo corrispettivo “stupido“) perché è una chiusura perfetta in linea con il personaggio delineato da Ford nel primo film della serie.

    Indiana Jones dice Adios imbecille a Satipo ma i sottotitoli leggono soltanto Adios.
    Con l’eccezione di questi punti già discussi c’è ben poco da dire sul doppiaggio originale, il solito lavoro di fino dei professionisti del doppiaggio degli anni ’80. Non ci sono differenze memorabili né importanti. Solo dettagli ininfluenti come il “cattivo” Belloq che viene chiamato per nome (René) dal nostro protagonista da un certo punto del film in poi, a dimostrazione che sono diventati quasi vecchi “amici”, in italiano rimane noto come Belloq per tutto il film. Perché complicare le cose, giusto?

    Il ridoppiaggio di Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta

    Vediamo ora l’unica cosa che mi rimane da discutere, il ridoppiaggio di questo film. Eh già, perché anche la serie di Indiana Jones è stata “vittima” del ridoppiaggio. Pino Insegno è la nuova voce di Indiana Jones, ormai questa storia la sapete in molti (e in questo video troverete varie clip a confronto). La prima volta che ne sentii parlare mi dissi che erano solo paranoie internettiane e come tutti mi sono domandato “come si fa a ridoppiare Indiana Jones?”. Poi un dì a casa d’altri vedo sulla programmazione Sky I predatori dell’arca perduta, wow – penso – il mio film preferito! Incuriosito dalla blasonata alta definizione mi misi a vederlo, il risultato sono state due ore di torcibudella, perché mentre si ascoltano i nuovi dialoghi (su quel “nuovi” ci ritorniamo tra un attimo) possono venire in mente soltanto Rain Man e la reazione dello scrittore in Arancia Meccanica.

    Sul fatto che siano “nuovi” dialoghi poi c’è da fare una precisazione che poi è l’unica vera accusa che si può fare a questo prodotto, cioè che nel ridoppiaggio rimangono le stesse battute del doppiaggio originale, ma recitate da altri doppiatori. È proprio dalla scelta dei doppiatori che fa pensare che il nuovo cast sia stato pensato per offrire il minor impatto possibile perché alcune voci ricordano molto da vicino quelle dei loro predecessori, quasi come se alla Paramount sperassero che nessuno ci avrebbe fatto caso. Anche il modo di recitare spesso si avvicina a quello del primo doppiaggio e mi domando se in cuffia non avessero il vecchio doppiaggio invece della traccia in inglese. Quindi è evidente che il nuovo doppiaggio non sia motivato da un miglioramento dei dialoghi ma, suppongo, solo dall’esigenza tecnica di passare ad una nuova traccia multicanale 5.1 rimasterizzata, superando quella in semplice stereofonia degli anni ’80. Questo risponde alla lecita domanda perché hanno ridoppiato Indiana Jones?

    Invariate sono dunque battute come “adios, imbecille” (in originale “adios, Sapito”) e potremmo forse obiettare che poteva essere l’occasione giusta per sistemare un paio di cosette del primo doppiaggio ma chiaramente non era questo lo scopo del ridoppiaggio perché i nuovi dialoghi sono solo un copia e incolla di quelli storici, però con nuove voci.

    Non è un ridoppiaggio pessimo, è soltanto inutile.

    L’adattamento e i doppiatori originali

    La discussione sul ridoppiaggio mi porta a dei dovuti complimenti all’adattamento e al doppiaggio di questo storico film: difatti abbiamo un adattamento dei dialoghi da parte di Alberto Piferi e un doppiaggio dove non solo Gammino fa uno splendido lavoro nel dare la voce a Harrison Ford (che in alcuni casi risulta anche più espressiva dell’originale) ma anche gli altri personaggi del film hanno voci quanto mai azzeccate e splendidamente interpretate. Sallah (doppiato da Renato Mori) è gracchiante come l’originale, Marion (Paila Pavese) sa essere petulante come l’originale, Toth (Sergio Fiorentini) è viscido come quello originale, Belloq (Sandro Iovino, famoso ormai per la voce del Signor Burns nei Simpson) è antipatico quanto l’originale anche se in italiano manca completamente di quel poco di accento francese che aveva originariamente, nel film doppiato difatti sappiamo che è francese solo perché ce lo dicono nel film (l’attore comunque è inglese ed è anche persona molto garbata e modesta, l’ho incontrato di persona un paio d’anni fa). Infatti beccatevi sta foto:

    Belloq e Indiana Jones nel film i predatori dell'arca perduta

    L'autore Evit e l'attore Paul Freeman

    Le tre voci di “Marion” (Karen Allen)

    Nei “Predatori”, Karen Allen è stata doppiata originariamente da Paila Pavese, poi per il ridoppiaggio 2008 la sua voce passa a Chiara Colizzi (riconoscibile al pubblico come voce di Kate Winslet, Uma Thurman e Nicole Kidman).
    Quando nel 2009 hanno distribuito Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo a chi delle due avranno affidato la voce di Karen Allen secondo voi? A nessuna delle due! È andata ad una terza doppiatrice, Chiara Salerno. Non è compito mio stabilire chi di loro abbia fatto un lavoro migliore ma certo mi sarebbe piaciuto molto risentire Paila Pavese su Karen Allen, se il film non ignora che siano passati molti anni dal primo film, perché dovrebbe il doppiaggio?

    IN CONCLUSIONE

    A breve uscirà (se non è già uscito) il cofanetto con i tre… ehm, quattro film in Blu-Ray. Ancora non è chiaro quale doppiaggio ci troveremo all’interno ma suppongo che la Paramount abbia capito che la gente li potrebbe venire a stanare con i forconi se nella traccia audio ci ritroviamo soltanto con la versione neo-doppiata. Loro confermano che saranno presenti entrambe le tracce audio ma ovviamente è una promessa, quindi possiamo solo sperare che la mantengano.
    Questa situazione del nuovo doppiaggio è ancor più ridicola se considerassimo un cofanetto con i primi tre film doppiati da Pino Insegno (nuova voce) e poi un Indiana Jones 4 invece doppiato da Gammino (prima voce di Indy)! Oppure possiamo presumere che avrebbero fatto ridoppiare a Insegno persino il quarto capitolo a neanche quattro anni dall’uscita cinematografica? Sarebbe stato il ridoppiaggio più veloce della storia dei ridoppiaggi!
    Indovinate chi c’è dietro queste geniali pensate? Ma George Lucas, è ovvio! Un megalomane a parer mio più fortunato che capace (sì, l’ho detto una volta per tutte!), che vorrebbe mettere bocca in campi che non gli competono, primo tra tutti l’adattamento e il doppiaggio in altre lingue! Si faccia una vagonata di CAZZI SUOI e la smetta di attentare anche alle nostre versioni dei film! Che ne sa lui di che cosa sia un buon doppiaggio, lui che non sa manco più cosa sia un buon film?

    George Lucas e Harrison Ford sul set di I predatori dell'Arca Perduta con vignetta di Ford che legge: sei proprio un sapito, George

  • Cercasi voce per Bail Organa (Star Wars Episodio III)


    Qualche settimana fa vi ho proposto un’intervista con il curatore della versione italiana di “Star Wars: Revisited“. In tale occasione gli proposi l’idea di realizzare il ridoppiaggio di una certa scena nel finale di Episodio III dove originariamente fu pianificato di inserire una battuta inedita che avrebbe spiegato il cambio di matricola dei due droidi (da R2-D2 e C3PO a C1-P8 e D3BO) tra la nuova e la vecchia trilogia. Dato che questo non avvenne mai a causa del cambio di direttore di doppiaggio dissi a Luke che sarebbe stato curioso ridoppiare “privatamente” questa scena in maniera da ottenere ciò che purtroppo non fu mai realizzato ufficialmente.
    E così Luke lancia un piccolissimo casting per la voce di Bail Organa. Si tratterà doppiare una sola scena quindi è un impegno molto piccolo. Si  cercano, però, voci adatte per questo tipo di personaggio, magari che  somiglino il più possibile a quella di Saverio Indrio, il doppiatore  originale di Organa.
    Di seguito trovate il video dove potrete vedere la scena in questione con il doppiaggio originale seguito dall’adattamento di “Luke”che gli ha dato una voce provvisoria in attesa di trovare  qualcuno di più adatto.

    LINK AL VIDEO

    I provini in formato audio vanno inviati a Luke a questo indirizzo: tyranus@tiscali.it

  • "Monty Python e il Santo Graal" CASTING PER I DOPPIATORI

    [aggiornamento qui]

    E’ aperto il casting per il “fandub” di Monty Python and the Holy Grail (1974) che Leonardo sta organizzando (per saperne di più su questo progetto leggi qui). Vorrei ricordare ancora una volta che si chiama “fandub” ma è lungi dall’essere un progetto amatoriale. L’obiettivo è produrre un doppiaggio che non ha niente da invidiare a doppiaggi “ufficiali” proprio per sopperire all’inesistenza di una reale versione italiana di questo film.

    RUOLI DISPONIBILI
    (nota: ciascuno di voi può provare anche più ruoli, non c’è un limite. I nomi cancellati sono già stati assegnati)

    RUOLI MASCHILI

    Graham Chapman
    Ruoli di John Cleese (–> video)
    Ruoli di Eric Idle
    Ruoli di Terry Gilliam
    Ruoli di Terry Jones
    Ruoli di Michael Palin

    Ruoli minori
    Neil Innes – Menestrello di Sir Robin (–> video)
    Tom Raeburn – Guardia che mangia la mela (–> video)
    John Young – Celebre storico
    Roy Forge Smith – Ispettore di polizia (–> video)
    Julian Doyle – Poliziotto con megafono (–> video)

    RUOLI FEMMINILI

    Connie Booth – La strega (–> video a 0.45′)
    Bee Duffell – Vecchia megera (–> video)
    Carol Cleveland – Spinella / Dingo (–> video)
    Avril Stewart – Dottoressa Porcellina (–> video)
    Rita Davies – Moglie dello storico (–> video)
    Richieste anche voci per le ragazze del castello (–> video)

    _

    ISTRUZIONI PER PARTECIPARE AL CASTING
    Il compito è piuttosto semplice: guardatevi i video su youtube relativi all’attore o attrice in cui volete provare a cimentarvi (potete provarne anche più di uno, non c’è un limite); ascoltate la voce originale e leggete la battuta tradotta che dovrete recitare. Appena ritenete d’esser pronti aprite un banale programma di registrazione audio (come quello incluso in Windows) e registrate la vostra battuta. Il sincrono al momento non è importantissimo, l’importante è l’interpretazione. Salvate il file audio e inviatelo a Leonardo (holyfandub @ gmail . com).
    [Nota: il doppiaggio vero e proprio richiederà software un po’ più affidabili del registratore di Windows, ad esempio Audacity che è scaricabile gratuitamente. Per il provino tuttavia il registratore di Windows è più che sufficiente.]
    COSA SERVE AVERE?

    • Un microfono
    • Un po’ d’orecchio in modo da poter imitare al meglio lo stile dell’attore doppiato (interpretazioni personali sono accette purchè “attinenti”… ad esempio se l’attore aveva un accento fiero e deciso non dategli la voce da Rana Kermit).

    COSA NON SERVE?

    • non serve che conosciate la lingua inglese, le battute sono già state tradotte.
    • non serve saper tradurre, il copione è già pronto e deve solo essere letto.
    • non serve essere un fan del film né averlo mai visto, basta aver voglia di doppiare.

    PS: non perdetevi il “promo” del progetto realizzato da Leonardo video.

  • Monty Python and the Quest for the Holy Fandub


    Molti di voi ricorderanno uno dei miei primi post in cui accennavo all’orripilante doppiaggio del film Monty Python (Monty Python and the Holy Grail, 1974) che subì l’ignobile e immeritato adattamento a base di dialetti regionali e l’alterazione di moltissime battute in favore di basse volgarità da Bagaglino (difatti proprio agli attori del Bagaglino vennero offerti ruoli da doppiatore):
    Voglio darvi solo un piccolo assaggio delle alterazioni di questo film:
    Un becchino e un suo “cliente” vedono passare Re Artù…
    CLIENTE: Who’s that then? (e quello chi è?)
    BECCHINO: I don’t know, must be a king (non saprei, dev’essere un re)
    CLIENTE: Why? (perché?)
    BECCHINO: He hasn’t got shit all over him (perchè non è ricoperto di merda)
    tradotta come:
    CLIENTE: E quello chi è?
    BECCHINO: E’ un re.
    CLIENTE: E come si capisce?
    BECCHINO: Perchè i re passano.
    C’è proprio da dire con sarcasmo: era una battuta?
    Il mio amico Leonardo (di cui leggerete tra poco) ha commentato giustamente che menzionare che il Re sia l’unico a non esser ricoperto di merda è perfettamente in tono con l’atmosfera e ha una certa veridicità storica, completamente appiattita dall’assurda semplicità pierinesca della battuta di Bombolo.
    In un’altra scena la narrazione dello storico viene interrotta dalla decapitazione dello stesso e la moglie disperata urla “Greg!“. In italiano la donna urla: “Indro! Era venuta così bene!

    Indro Montanelli (?)

    Le cialtronate non finiscono qui, difatti abbiamo anche riferimenti a temi “sociali” come quando viene chiesta la tessera del sindacato a Sir Robin per esempio. Dedicherò in futuro un ben più esteso e particolareggiato articolo sull’adattamento italiano di questo film come già feci per Flash Gordon e La Nave Fantasma.
    Per adesso voglio portare alla vostra attenzione un ambizioso progetto ormai in cantiere da molti anni: un ridoppiaggio che renda giustizia a questa memorabile pellicola dei Monty Python.
    Il fautore di questo progetto di preservazione è un mio carissimo lettore e fan sfegatato dei Monty Python, Leonardo; egli ha ponderato a lungo un ridoppiaggio che rimanga fedele al suo spirito originale, perchè diciamocelo… questo film in italiano è INGUARDABILE (anzi, inascoltabile). Leonardo è un formidabile traduttore e adattatore “che si è fatto da sé” e che mi ha aiutato immensamente con la sottotitolazione di L’Uomo che Fuggì dal Futuro (come revisore) e a cui ho chiesto consiglio per alcuni dialoghi del Secondo Tragico Fantozzi. Leo ha il talento necessario e la mente abbastanza malata per riuscire in questa erculea impresa; non saprei immaginare persona più adatta. Quando poi mi ha inviato il suo copione del film interamente tradotto e adattato (canzoni in rima incluse!) mi sono reso conto dell’amore che ci ha messo nella preparazione di questo ridoppiaggio.
    Ha quindi ufficialmente inizio…

    Il passo successivo è il casting dei doppiatori che curerà Leonardo stesso. Pertanto, se vorrete partecipare, o’ voi sconosciuti talenti che fin ora vi siete solo divertiti a doppiare in privato, questa è la vostra occasione.
    Ci tengo a precisare che nonostante il progetto sia classificato come “fan-made”, ci sarà assai poco di amatoriale; Leonardo difatti è molto pignolo (come me del resto) e so per certo che niente sarà lasciato al caso.
    A breve pubblicherò l’annuncio vero e proprio del casting (la cosiddetta “casting call“) dove darò tutte le indicazioni del caso e dettagli vari. L’idea di fondo è di assegnare tante voci quanti sono gli attori nel film, quindi saranno disponibili piccoli e grandi ruoli.
    Non dovrete conoscere la lingua inglese perchè Leonardo ha già i dialoghi da recitare pronti e non è necessario essere fan del film in questione per partecipare.
    E’ un opera no-profit con il solo scopo di permettere il salvataggio di questa pellicola con un “fandub” (doppiaggio ad opera di fan) che aderisca il più possibile allo stile buffonescamente cavalleresco dei comici britannici.
    Se volete far sentire la vostra voce, questa è l’occasione giusta!
    (Maggiori dettagli su come partecipare cliccando qui!)

  • Videoconfronto di Classe 1999

    Adesso che ho un canale youtube a disposizione ho cominciato a caricarci alcuni spezzoni di film con vecchio e nuovo doppiaggio a confronto. Avevo già parlato del film Classe 1999 e di come il nuovo doppiaggio aveva appiattito la recitazione a livello da videogioco (ormai tutti i nuovi doppiaggi mi sembrano fatti con voci da videogioco!). Eccovi dunque alcuni spezzoni messi a confronto:
    Il nuovo insegnante di storia. Si comincia!
    http://www.youtube.com/watch?v=wsIl9xPUphw
    A parere mio i nuovi dialoghi hanno molto meno senso in italiano e la scena del ragazzo che dice “fanculo” purtroppo viene a mancare, mi faceva sempre ridere nell’originale.
    La scena a cui accennavo qui in cui, nel ridoppiaggio, viene poco professionalmente adottato il detto milanese “bigiare la scuola“:
    http://www.youtube.com/watch?v=jfKeJCbE8-g
    L’ora di educazione fisica. Da notare le vecchie battute in confronto alle nuove.
    http://www.youtube.com/watch?v=jf3dnpTxnrw