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  • [VIDEO] Non comprate quel biglietto #19: "Alien: Covenant"

    Per coloro che seguono le nostre discussioni di svago cinematografico, è arrivato il nuovo episodio della rubrica non comprate quel biglietto, oggi dedicata ad Alien: Covenant.
    copertina
    Dell’adattamento e del doppiaggio italiano di Covenant invece ho già parlato nel mio ultimo articolo Alien Covenant e gli idiotismi della traduzione italiana moderna.
    Altri articoli e recensioni “aliene”:
    Alien (1979) – L’alieno è siliconato (articolo sull’adattamento italiano di Alien)
    Aliens – scontro finale (1986) (articolo sull’adattamento italiano di Aliens)
    Videocommento a PROMETHEUS  (dalla nostra serie  “i videocommentatori”)
    Alien Covenant – La recensione nuclearizzata (recesione del film sul blog Il ZinefiloViaggi nel cinema di serie Z)
    e per chi sa leggere l’inglese, questa splendida e comica disamina del film dal blog Cinewipe che vi consiglio caldamente:
    Alien: Covenant review – An ungodly hybrid

  • "Alien: Covenant" e gli idiotismi della traduzione italiana moderna

    alien-covenant1

    Cari lettori…

    Quando un nuovo film di Alien girato da Ridley Scott si rivela essere la più grande stronzata da quando l’uomo inventò l’alieno[*], puoi solo sperare che il doppiaggio italiano lo deturpi in maniera ridicola, così da farsi due risate almeno su questo blog. Invece no, il disappunto con Alien: Covenant è totalizzante: la versione italiana non fa schifo. Hanno fatto un buon lavoro.
    .
    C’è soltanto un piccolo particolare…
    Colombo
    .
    È vero, di inglesismi stupidi o inutili non ce ne sono in Alien: Covenant, ad esempio non si parla mai di “airlock” bensì ritornano le vecchie care (e familiari) “camere stagne” e vi assicuro che di questi tempi il non sentire certe parole in un doppiaggio italiano è un autentico sollievo. Da qualche anno infatti sembra che la parola airlock abbia cominciato a farsi strada nel doppiaggese (quell’italiano che sentiamo solo nei film doppiati ma che nessun concittadino userebbe mai nella vita reale) senza però un valido motivo. Se i blaster dell’adattamento italiano dei nuovi Star Wars possono rifarsi ad un linguaggio presente tra i videogiocatori e che quindi qualcuno troverà familiare (e di quanto sia triste e culturalmente abietto ne ho già parlato fin troppo in passato), non si può certo dire che “airlock” sia tra le parole straniere attualmente in uso nella cultura popolare del momento. Eppure, con le giustificazioni più varie, airlock si sta insinuando sempre più spesso (e più insidiosamente) nel cinema doppiato senza alcuno sforzo per renderlo comprensibile a tutti (Interstellar e The Martian rei convinti e, più di recente, anche Life non è stato da meno nonostante il resto del film fosse adattato perfettamente).

    Già nel 2014 introducevo Interstellar con questa vignetta che mi pare adatta all’occasione:
    alien-vignetta

    aliens-vignetta

    …come non disse mai nessuno nella saga di Alien.


    Il mio commento sotto quelle vignette continua ad essere valido: la saga di Alien, Covenant incluso, rimane priva di “airlock” per il momento… per fortuna! La parola “airlock” non porta con sé nessun concetto ignoto o inesprimibile in lingua italiana e se l’equivalente italiano risultasse troppo lungo per il labiale di certe scene vuol dire che bisogna fare qualche salto mortale in più. Se sono riusciti ad infilarci un equivalente nostrano per 70 anni, non vedo come improvvisamente possa diventare un problema insormontabile del doppiaggio italiano, tanto da dover lasciare la parola in inglese. Ma va be’, “airlock” non c’era nei dialoghi doppiati di Covenant. [*Piccolo applauso*]

    Idiotismi alieni

    La versione italiana di Covenant, per quanto nel suo complesso ottima (quindi valutate la mia critica con il dovuto peso) purtroppo non è esente da strascichi di esigenze aziendali moderne, quelle che impongono un’inventiva pari a zero da parte dei dialoghisti e, per l’amor di Dio, di non azzardarsi mai ad adattare niente. Il testo originale è sacro e inviolabile, anche a costo di tradurlo alla lettera e quindi, paradossalmente, anche a costo di renderlo meno comprensibile in italiano.
    E qui voglio puntare il dito su eventuali figure estere che supervisionano i doppiaggi italiani perché quando sentiamo questa frase della buonanotte “non farti mordere dai ragni“, il bilingue che è in me si domanda se possano realmente aver avuto il coraggio di tradurre alla lettera il detto “don’t let the bed bugs bite” (letteralmente: non farti mordere dalle cimici dei letti) che nel mondo anglosassone è una frase rituale della buonanotte, in rima (la frase intera è: Goodnight/Sleep tight, don’t let the bed bugs bite) e che in Italia ha equivalenza solo con “buonanotte e sogni d’oro”, cioè la nostra tipica frase da coperte rimboccate. Diversa concettualmente? Certo che sì, origina da una cultura diversa dalla nostra! Non possiamo certo aspettarci di poter ricavare l’italiano ritraducendo alla lettera una lingua estera. Poco importa che abbiano cambiato il parassita di riferimento (ragni invece di cimici. Quali ragni? Quelli rossi domestici con cui abbiamo più familiarità qui in Italia?), la frase è comunque tradotta alla lettera ed è insensata. Punto.
    Con questo esempio appare molto evidente il limite della traduzione letterale, tanto amata dai supervisori americani al doppiaggio e da alcuni ignoranti che popolano il web. In inglese si tratta di una frase di rito che come tale viene percepita dal pubblico anglosassone, il personaggio di Michael Fassbender la usa per dare la buonanotte e non sta realmente consigliando alla protagonista di non farsi mordere dalle cimici del letto durante il sonno, né tanto meno da ragni. Le espressioni idiomatiche di solito funzionano proprio così.

    idiomatismo definizione

    Ve la stampate sul muro, per favore?


    Trasporre questa frase in maniera letterale vuol dire ribaltare la percezione della stessa. Per il pubblico italiano infatti non può che risultare come uno stravagante consiglio che sbuca letteralmente dal nulla (non farti mordere dai ragni? Che c’entrano i ragni? QUALI RAGNI?), di certo non è una frase che può essere percepita dal pubblico italiano come una tipica buonanotte.
    Già ce lo vedo il supervisore americano che inorridisce quando scopre che le “cimici del letto” possano diventare “sogni d’oro” in italiano. Giammai! Ed ecco dunque che traducendo alla lettera in modo da rispettare la (sacra) fonte si è stravolto lo scopo della frase originale, ottenendo l’effetto opposto.

    Se qualcuno venisse dirmi che in inglese l’androide-Fassbender stava facendo un velato riferimento ai mostri che si attaccano alla faccia per impiantare embrioni alieni (noti tra i fan come “facehuggers“) si aspetti un mio ceffone, virtuale.
    Una traduzione più accettabile di “goodnight, don’t let the bed bugs bite” sarebbe potuta essere “dormi bene e non fare brutti sogni” (altra frase plausibile nel contesto), non certo “non farti mordere dai ragni”, a meno che non si voglia alienare il pubblico italiano. ALIEN-are, capito? ALIEN-… capito? [*Flauto a coulisse*]

    alien-covenant2__________________________

    Mater è morta, stronzo.

    L’aderire a tutti i costi alle fonti non di rado manda a puttane la continuità con altri film della stessa saga. Lo abbiamo visto con tutti i nuovi Guerre Stellari e lo troviamo anche qui, sebbene limitato ad una singola scelta: il computer di bordo adesso si chiama Mother (come in inglese) e non più Mater come accadeva nella versione doppiata di Alien.

    mater

    eh già.


    Poco male se la discontinuità nell’adattamento si limitasse ad un singolo caso ma forse si sono dimenticati che in Alien – La clonazione (Alien: resurrection, 1997) il computer di bordo, Father, era stato adattato in Pater (“Pater è morto, stronzo” cit.), una scelta di Tonino Accolla che era rispettosa dell’adattamento del primo film e dei fan, dava coerenza al tutto. Ah, la coerenza… [*Silenzio*].
    A proposito di coerenza, una brevissima nota sul titolo dato da Scott a questo seguito di Prometheus. Per chi non avesse visto il film, il titolo rimane in inglese perché “Covenant” è il nome della nave presente nel film, esattamente come accadeva in Prometheus, solo che lì non veniva preceduto dal marchio registrato “Alien”. Speriamo che alla fine della nuova trilogia quel rincoglionito di Scott non andrà a ri-titolare tutti i film così da avere “Alien: Prometheus”, “Alien: Covenant”, “Alien: Nostromo”, “Alien: Sulaco”, etc… fine della parentesi sul titolo (che niente ha a che vedere con l’adattamento italiano).
    Per farla breve, Mother e la buonanotte aracnoidea mi puzzano di imposizione dall’alto ma posso soltanto tirare ad indovinare.

    Tutto qui? Solo due errori, Evit? Be’, che io ricordi, sì. Se vogliamo proprio andare a scavare, potrei anche aggiungere che la pronuncia del cognome di Robinson Crusoe (“un Crusoe, per intenderci” cit.) è la prima volta che la sento dire all’inglese (Crùso… /’kruzo/) e, per carità, è tecnicamente corretta ma certamente non la più familiare per il pubblico italiano. Crusoe è sempre stato pronunciato in moltissimi modi, da Crusò a Crusoè con più varianti della ricetta per la pastiera napoletana. Teoricamente parlando potremmo sostenere che, essendo britannici sia l’autore sia il personaggio, la cosa più corretta da fare sarebbe quella di pronunciarlo all’inglese (Crùso) e se tale romanzo fosse stato scritto l’anno scorso vi darei pienamente ragione. Ma con personaggi entrati nella cultura italiana da qualche secolo è un po’ più difficile fregarsene, perché dovremmo anche ignorare lo storico adattamento italiano che da 217 anni (prima edizione italiana è del 1800) lo vede nominato come Robinson Crusoè (pronuncia: /robinˈsɔŋ kruzoˈɛ*/), come ci ricorda anche la voce del dizionario di ortografia e di pronunzia della Rai. Chi siamo noi per ignorare oltre 200 anni di pronuncia italianizzata? È dunque un errore? Non esattamente ma quando sento “un crùso, per intenderci“, da italiano con 217 anni di Crusò/Crusoè alle spalle, diciamo che rimango spiazzato per un ventiquattresimo di secondo.
    Mi piace immaginare il robot David (che si era studiato tutte le lingue del mondo) come una sorta di talebano della letteratura con momentanei slanci di estro filologico che solo in pochi possono apprezzare.
    (Come suggeritomi dal lettore “Napoleone Wilson”, a voler essere estremamente pignoli, in Italia in genere se si vuole fare un paragone con il personaggio di Defoe si usa direttamente il nome proprio Robinson. Sarebbe stato più chiaro e immediato che dire “un crùso”.)

    Nazi vs grammar nazi


    Solo due-tre errori allora? Per coloro che valutano la qualità di un adattamento soltanto come una somma algebrica, sì, solo due-tre errori in tutto, per il resto si trattava di un adattamento quasi invisibile, ovvero il massimo complimento che si possa fare ad un adattamento. Io però spero di fornirvi altri metri di giudizio e spunti di riflessione in merito ad elementi sui quali molti sorvolano pericolosamente. Vedere una traduzione letterale di “don’t let the bed bugs bite” nel 2017 fa più male al cuore di un silicon che nel 1979 viene tradotto ingenuamente come silicone invece che come silicio (vedi Alien (1979) – L’alieno è siliconato), ma sono certo che non rifletta il livello di bravura o le mancanze del dialoghista di turno, piuttosto un modo di fare comune da parte dei committenti che mettono bocca in quella che alla fine continua ad essere una vera e propria arte, la traduzione.
    L’ossessione della fedeltà al testo originale da parte dei supervisor talvolta è così estrema e dettata da tale ignoranza che porta ad insensate traslitterazioni di frasi idiomatiche. Nel mondo della traduzione non c’è niente di più grave.
    Se passasse l’idea che dopotutto non si tratta poi di chissà quale reato linguistico, magari presto o tardi cominceremo anche a tagliare gli angoli per risparmiare, a perdere la nave, a sedere sullo steccato, a prendere le cose con un pizzico di sale e ad attraversare i ponti. Perché questa è la strada intrapresa dal doppiaggio italiano: traduzioni dirette e termini inutilmente lasciati in inglese perché tanto… che fa?
    Se poi si dovesse trattare davvero di un errore umano commesso dal traduttore o dal dialoghista mi sentirei molto più sollevato.
    Alien-Covenant3

    Disse Ridley Scott in livornese parlando della saga.


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    Se volete una recensione del film e non solo del suo adattamento, vi rimando all’autorevole articolo del blogger Lucius Etruscus. Non dimenticate anche la nostra discussione pre-film
    copertina2017_3
    …e il nostro episodio della serie “non comprate quel biglietto
    copertina

  • #AlienDay 26/4 (o 4/26?)


    Il reparto vendite della 20th Century Fox ha decretato che oggi è la giornata mondiale della saga di Alien, o #AlienDay (se vi chiedete “ma perché oggi?” ve lo spiego nei commenti dato che si tratta di una cosa così scema da non necessitare di ulteriore spazio o approfondimenti. Suggerimento: riguarda la data di oggi scritta all’americana), e per festeggiarla ci anticipano che nel prossimo Alien 5 il regista Blomkamp (Chappie, Elysium) stuprerà anche il personaggio di Newt (because fuck Alien3!).
    Per festeggiare insieme a Doppiaggi Italioti vi invito a scoprire (o riscoprire) i miei articoli sugli adattamenti italiani di Alien (-> Alien (1979) – L’alieno è siliconato) e di Aliens (-> Aliens – scontro finale (1986)) e per l’occasione vi ricordo che spariamo scemenze anche su Twitter (@doppita) e, controvoglia, persino su Facebook.
    Quindi buona giornata mondiale di Alien che serve ad alimentare la campagna pubblicitaria delle prossime porcate, ehm, capolavori indiscussi di Scott e Blomkamp.

  • Videocommento a PROMETHEUS

    In occasione delle feste abbiamo recuperato il film brutto più natalizio che ci è venuto in mente: Prometheus di Ridley Scott! (nel film compare un albero di Natale a giustificare questa scelta).
    Questo è l’ennesimo video della serie “i videocommentatori” che pubblichiamo su YouTube, un’attività a tempo perso che esula dagli scopi di questo blog di critica all’adattamento e al doppiaggio italiano.
    Click sull’immagine sotto per vedere l’episodio.
    Buone feste a tutti!
     
    poster489

  • Alien (1979) – L'alieno è siliconato


    Silicon” (silicio) per silicone e “nitrogen” (azoto) per nitrogeno sono due tra gli esempi più classici di “falsi amici” e di errori di traduzione ed entrambi sono presenti nel film Alien del 1979!
    Adesso che ho attirato l’attenzione dei più lagnosi di voi, vediamo nel complesso com’è l’adattamento italiano di Alien, quali magagne e quali pregi contiene. Considerate questo come un “prequel” del precedente articolo sull’adattamento di Aliens – Scontro finale.
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    La pronuncia del nome “Riply”

    L’errore di adattamento più grave di questo film è probabilmente la pronuncia errata del cognome della protagonista, Ripley; infatti questa, durante l’intero film, viene chiamata RÀIPLI invece di RÌPLI. Chissà quale fosse la ragione di questa modifica italiota, forse “ripli” non suonava abbastanza americano? Questa malfatta è stata corretta in tutti i film successivi lasciando quindi il capostipite della serie come unico caso strano a sé stante. Ma cosa gli era venuto in mente?
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    Il caro vecchio nitrogeno e il tanto amato silicone

    Alieni siliconati
    Ebbene sì, in questo film abbiamo uno di quei famosi esempi di errori di traduzione:
    NITROGEN -> NITROGENO
    L’errore sta nel fatto che “nitrogen” si traduce con azoto, come già dissi in questo precedente articolo, anche se ormai “lo sanno anche i gatti per la strada” (qui cito una mia vecchia professoressa e i suoi balzani modi di dire). La cosa curiosa è che in questo film chi parla di nitrogeno è proprio l’ufficiale scientifico il quale, alla domanda “hai l’analisi dell’atmosfera?“, risponde:
    -“It’s almost primordial. There is inert nitrogen, high concentration of carbon dioxide crystals, methane…

    -“È quasi primordiale. È nitrogeno inerte, con un’alta concentrazione di cristalli di ossido di carbonio, metano…”
    Il bello è che in una scena successiva lo stesso ufficiale scientifico ci propone l’ennesimo errore classico e molto lamentato da chi spesso si lagna del doppiaggio italiano in generale:
    SILICON -> SILICONE
    Citazione: “Ha la strana abitudine di disfarsi delle sue cellule e rimpiazzarle con silicone polarizzato“.
    In questa scena in particolare non c’era neanche l’esigenza del rispettare un labiale in quanto non si tratta di un primo piano e in più la bocca a stento si muove. Insomma non ci sono scuse e lo dichiaro quindi un errore bello e buono. Lo stesso vale per “nitrogeno” che nel labiale comunque non combacia con “nitrogen” quindi non vi era alcuna esigenza di forzare l’italiano con arcaicismi da alchemia medievale.

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    Mother, il computer parlante

    l'amore di Mater
    Una delle tante cose memorabili di Alien è la voce del computer di bordo chiamato “Mother” che si rifiutava meschinamente di rivelare a Ripley il disgraziato piano che la Compagnia aveva in mente per recuperare l’alieno (faccio toppo spoileraggio? Andiamo ragazzi, questo film ha quasi quarant’anni!). Il suo secco “non computa” era qualcosa di più di una semplice risposta computerizzata, c’è vera e propria malizia nella voce di Mother la quale, non volendo rispondere alle domande di Ripley, si nasconde dietro un gergo informatico, “non computa“! In inglese Mother non parla e quelle scene in lingua originale sono semplicemente… ARIDE! Ecco, l’ho detto.
    Un dettaglio spesso ignorato è che il nome del computer di bordo Mother è stato in realtà adattato in italiano, perlomeno da quanto si evince dai dialoghi. Il suo nome in italiano è difatti Mater. Ha senso, no?
    Del resto lo trovate scritto anche nei titoli di coda localizzati in italiano, ma assenti nelle versioni home video. (aggiunta del 28/07/14)
    mater
    Un’ulteriore curiosità è che “Mother” è in realtà il nomignolo che l’equipaggio della Nostromo ha dato al computer di bordo “MU-TH-UR 6000”, il nome originale si può notare in questa scena del film (un po’ scura lo so):
    MU TH UR serie 6000
    L’equivalente in italiano potrebbe essere qualcosa tipo “MA-TH-ER 6000”, tanto per intenderci. Inoltre, nel quarto film della saga sentiremo che il nome del computer di bordo è “FATHER”, adattato in italiano come “PATER”; per quanto questo sia concettualmente stupido e improbabile, come stupido e improbabile è il quarto film in generale, se non altro chi ha lavorato alla versione italiana del film ha avuto la decenza (non affatto scontata) di mantenere il nesso con l’adattamento del primo film. Quindi un applauso a chi ha adattato il quarto film.
    Ritornando in tema, quella di dare una voce ai computer è stato per anni un trucchetto utilizzato nell’adattamento italiano per evitare di dover sostituire le scritte che apparivano su schermo poiché spesso di difficile riproduzione, specialmente negli anni ’70 quando anche delle semplici parole su schermo di computer erano considerate “effetti speciali”. L’effetto apportato dall’aggiunta di una voce (robotica e immancabilmente femminile) è solitamente migliorativo, il computer ha molta più personalità se “parla“. Siamo nel 2014 e i computer comunemente ancora non parlano. La cosa che più si avvicina a Mater è Siri e Siri è ancora anni luce da Mater.
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    Errori… spaziali?

    Reticuli

    I’ve found it, just short of Zeta II Reticuli.
    Trovato. Vicino a Zeta due sul Reticolo
    Zeta II Reticuli si riferisce al nome di un sistema stellare binario (dove Zeta² è una delle due stelle) nella costellazione australe del “Reticolo”, in latino “Reticulum”. Secondo la declinazione latina “Reticuli” è genitivo e quindi significherebbe “del reticolo”. Il pianeta su cui si svolge la prima parte del film si trova dunque vicino alla stella Z² della costellazione del Reticolo. Quindi la traduzione corretta sarebbe dovuta essere “Trovato. Vicino a Zeta 2 del Reticolo” (invece che “Zeta due sul Reticolo“).
    Nonostante questo errore venga spesso nominato dagli appassionati, direi che potrebbe anche essere perdonato. Infatti dobbiamo considerare che…
    1) Nel 1979 non c’erano strumenti come Wikipedia a portata di mano quindi se qualcuno al momento della traduzione non fosse stato prontissimo in astronomia lo potrei anche capire.
    2) Anche “sul reticolo” può essere inteso come “sul(lla costellazione del) Reticolo” e quindi non è tanto un errore di traduzione quanto un’eccessiva abbreviazione a scapito della comprensione della frase (cosa che è accaduta in maniera moooolto più grave in Aliens – Scontro finale). In base a ciò che dicono in italiano si potrebbe fraintendere e pensare che si tratti di una posizione precisa sul reticolo che appare sullo schermo della navigatrice (si vede difatti un “reticolo” sullo schermo proprio mentre la navigatrice ne parla).
    Insomma non c’è da accanirsi più di tanto su questa benedetta stella Z II sulla costellazione del Reticolo (o in breve “Z due sul Reticolo”), se avessero detto “KV456 su Orione” si sarebbe capito di cosa parlava, oppure no?
    _
    my lucky star
    Parlando di “stelle”… sul finale del film, quando Ripley si lega alla sedia per aprire il portello e risucchiare l’alieno nello spazio, nella versione originale la sentiamo cantare “You are my lucky star” imitando Gene Kelly e Debbie Raynolds dal film Singin’ in the rain (1952). Non tutti sanno che la canzone origina da un musicarello americano ancora più vecchio chiamato Follie di Broadway 1936 (1935). In italiano tale canzone era stata tradotta all’epoca come “Stella mia” (versi originali di A. Freed, versi italiani di A. Bracchi, musica di N. H. Brown) che purtroppo non sono riuscito a trovare per voi. In italiano, probabilmente per un problema di sonoro (difatti quelle parole sono coperte spesso da getti di vapore ed altri effetti forse non interamente rimpiazzabili in fase di doppiaggio) i versi della canzone sono rimasti in lingua originale e per giunta a stento si riescono a sentire, perlomeno nella versione DVD in mio possesso. Sarebbe stato carino se li avessero tradotti perché così come sono, ovvero scarsamente intelligibili, possono essere scambiati solo per espressioni di affanno della protagonista e poco altro.
    Visto il riferimento ai musical di Broadway questa gag di Mel Brooks nel film Balle Spaziali ha improvvisamente più senso che mai:
    ragtime alien
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    Localizzazione italiana
    Che fine ha fatto la localizzazione italiana? Dall’uscita del DVD si pensava che la versione localizzata in italiano fosse persa per sempre. Nella versione che venne proiettata nei cinema italiani le descrizioni della Nostromo e del suo equipaggio all’inizio del film erano interamente tradotte nella nostra lingua, così come i titoli di coda. Tale versione del film esiste solo in pellicola 35mm e non è mai arrivata in home video sebbene, MIRACOLO DEI MIRACOLI,  ogni tanto la si vede passare sul canale TV “Cielo”, come dimostrato da questa immagine:
    nostromo
    Invece in tutte le versioni VHS/DVD/Bluray viene mantenuta la scritta originale in inglese con buona pace di chi l’inglese non lo sa:
    Descrizione d'apertura
    … e chi lo sa poco ma dice di saperlo poi magari pensa che “mineral ore” sia “oro minerale” e si domanderà forse cosa possa mai essere un “towing vehicle”, forse un veicolo “a torre”?
    Non nascondo che progetto in futuro di restaurare questi titoli italiani, in HD, perché sono appassioanto di preservazione storica!
    ________
    In conclusione
    L’adattamento italiano di Alien è in generale egregio se siete disposti ad ignorare alcuni dei piccoli dettagli che vi ho elencato. Cosa potreste perdervi a guardarvelo in italiano invece che in inglese dunque? Beh, gli appassionati delle voci originali sappiano che la ciurma della Nostromo è composta sia da americani che da inglesi, questo significa che in italiano ovviamente vengono meno i variegati accenti; la recitazione di John Hurt in particolare è abbastanza memorabile nonostante egli sopravviva nel film solo per la prima mezz’ora (scusate per questo ennesimo spoiler in ritardo di quarant’anni).
    Inoltre le orecchie più attente avranno forse notato che in italiano il capitano Dallas parla proprio come Harrison Ford nella trilogia di Guerre Stellari, si tratta difatti di Stefano Satta Flores che a quei tempi dava la voce ad alcuni personaggi cinematografici riflettendo perfettamente il carisma delle interpretazioni originali, è un peccato che Satta Flores non abbia doppiato molto di più prima della sua prematura scomparsa nel 1985.
    Insomma se riuscite a superare il trauma di una protagonista chiamata RAIPLI invece di RIPLI, qualche silicone al posto del silicio e qualche elemento di Nicolas Flamel al posto dell’azoto… direi che è tutto OK! Anzi in italiano c’è addirittura il vantaggio di sentire la voce di Mater, il computer, che in inglese compare solo alla fine del film durante il conto alla rovescia per l’autodistruzione. In italiano dunque Mater è un personaggio vero e proprio, con una sua personalità che in inglese semplicemente manca. Insomma il doppiaggio di questo film còmputa e lo consiglio ai più!
    Finisco con la solita copertina che non c’entra niente con niente…
    Freud
  • Aliens – scontro finale (1986)

    Kane
    È cosa poco nota che l’adattamento di questo film soffra, in alcuni (pochi) momenti, di scelte non ben ponderate dove il significato di certe battute risulta chiaro solo con il copione originale alla mano. In questo articolo analizzerò l’adattamento italiano di Aliens – Scontro finale per filo e per segno. Pronti? Via!

    Guardia costiera galattica

    There goes our salvage
    Iniziamo col botto: la primissima battuta di questo film è tradotta male!
    Vediamo la navicella di Ripley alla deriva che viene abbordata da una nave più grande. Strumenti robotici sondano l’interno della navicella mostrandoci che Ripley è ancora ibernata nel tubo criogeno. Entra dunque una squadra di umani a constatare che la nostra protagonista risulta essere ancora viva ed il loro “leader” esclama:

    Well, there goes our salvage, guys.”

    (Traducibile come: “beh, possiamo dire addio al nostro recupero“)
    Nel doppiaggio italiano è stato invece tradotto con la frase:

    …e anche questo salvataggio è fatto“.

    Perché la frase italiana non funziona?

    Per come è messa, lo spettatore è portato a pensare che i salvatori di Ripley appartengano ad una sorta di guardacoste dello spazio che salva i naufraghi alla deriva. Hanno appena salvato l’ennesimo naufrago perso nello spazio, giusto? Così viene da pensare sentendo “e anche questo salvataggio è fatto“!
    In inglese non ci sono dubbi invece, si tratta di una squadra che recupera per profitto relitti abbandonati nello spazio profondo [nell’universo immaginario della serie di Alien vige una sorta di legge marittima e le (astro)navi abbandonate sono di chi le ritrova]. Il fatto che Ripley sia ancora viva dentro il suo tubo criogeno significa che la squadra di recupero non potrà appropriarsi legalmente del relitto e che la loro operazione li ha lasciati a mani vuote per questa volta. C’è del disappunto nelle parole del “leader” della squadra di recupero quando recita la sua battuta.
    In italiano invece c’è un tono di soddisfazione “e anche questo salvataggio è fatto!”.
    Avranno confuso “salvage” con salvataggio? “Salvage” è il relitto da recuperare, più precisamente è “il recupero del relitto” stesso e che, purtroppo per loro, è andato a farsi benedire perché, trovando una persona ancora viva a bordo della nave, significa che non ne potranno reclamare la proprietà. Forse la frase era troppo breve per permettersi di dire altro? Difficoltoso far passare il significato originale in poche parole (la battuta dura infatti mezzo secondo)? Chissà.
    Nella scena successiva verrà rivelato alla protagonista, Ripley, che è stata molto fortunata ad essere stata ritrovata da una “squadra di salvataggio” (“deep salvage team” in originale), forse squadra di “recupero” sarebbe stato più appropriato ma oramai lo spettatore italiano pensa agli eroi della guardia costiera spaziale e perlomeno sono stati coerenti nell’adattamento, il che è sempre cosa da elogiare.

    Questi momenti ambigui lasciano un po’ sorpresi considerando chi ha lavorato a questa pellicola:

    DIALOGHI ITALIANI: SERGIO JACQUIER
    DIREZIONE DEL DOPPIAGGIO: MARIO MALDESI

    Posso solo immaginare che siano stati limitati dalla eccessiva brevità di molti dei termini anglosassoni… deep salvage team non può essere tradotto altrettanto brevemente quando già solo con il termine  “deep” si intende “spazio profondo”, tanto per intenderci.
    Sia chiaro, sono scelte che non alterano la trama in minima parte ma visto che sono qui a fare una dettagliata lista delle alterazioni del doppiaggio di questo film consentitemi di lasciarmi andare alla minuziosità.

    Kane o Krane?

    Il defunto Kane
    Quando Ripley parla del defunto Kane (personaggio del primo film interpretato da John Hurt), in italiano il nome è pronunciato “Krane” e letto quindi “crein” invece che “chein”, se non lo ripetesse due volte di fila non ci avrei neanche fatto caso:

    Krane, un membro dell’equipaggio… Krane che entrò in quella nave disse di aver visto migliaia di uova là, migliaia!

    Ma è solo una piccola svista della eccellente doppiatrice di Sigourney Weaver, oppure no? Il nome viene ripetuto errato anche successivamente, in una sequenza completamente diversa del film, quando Ripley racconta la sua storia ai Marines e dice:

    Krane sembrava rimesso“.

    Ma chi è ‘sto Krane? Che ci sia stato un errore di battitura a monte del processo di traduzione? Una volta o due l’errore può scappare, ma TRE VOLTE vuol dire che qualcuno lo ha trascritto male sul copione destinato alla doppiatrice. Purtroppo dubito che qualcuno ne possegga ancora una copia per verificare l’ipotesi del refuso.
    Kane

    Testolina di lisca… per non dire altro!

    il gatto Jonesy
    In italiano, prima di imbarcarsi nella pericolosa avventura che la riporterà sul pianeta alieno, Ripley dice al suo gatto:

    e tu, testolina di lisca… tu resti qui.”

    Una frase che strappa una risata di tenerezza fin quando non andate a sentire la battuta originale:

    and you, you little shit-head, you’re staying here.”

    Chiamare il proprio gatto “testolina di merda” strappa una risata, ma di altro genere. È come se avesse detto “e tu merdina… tu resti qui”. Il gatto la guarda con un’indifferenza che solo i gatti possono sfoderare contro gli umani che li prendono in giro.

    Ripley la drammatica

    Vasquez
    Durante l’incontro con i Marines coloniali, Ripley descrive la sua esperienza con la creatura aliena ma il discorso si dilunga portandola ad essere emotiva, allora la macho-soldatessa sudamericana del gruppo la interrompe:

    Escucia muchacha, io ho bisogno de sapere solo una cosa… Donde esta!

    Al che Ripley, con espressione greve, le dice: “spero che tu ce la faccia, con tutto il cuore“.
    Ho sempre pensato che questa risposta fosse un po’ esagerata da parte di Ripley, come a dire “spero che tu ce la faccia a sopravvivere”. Per altro tale frase sarebbe anche fuori luogo, perché dovrebbe sperarlo con tutto il cuore dato che non le conosce nemmeno queste persone (i marines)? Mai mi sarei sognato che la frase significasse altro! Difatti scoprendo poi il film in lingua originale, molti anni dopo, ho capito il significato inteso di questa risposta. In inglese:

    Vasquez: “Look man, I only need to know one thing… Where they are!
    Ripley: “I hope you’re right, I really do”

    Tanto per intenderci la risposta di Ripley significa “spero che tu abbia ragione, lo spero davvero”. E per “aver ragione” intendeva “aver ragione sulla facilità con cui i Marines credono di poter affrontare gli alieni”.
    La frase italiana va dunque reinterpretata alla luce di questo dettaglio e significa in pratica “spero che tu ce la faccia (…a fare ciò che hai appena detto di poter fare con tanta facilità)”. Non proprio una frase immediatamente comprensibile se non alla luce del copione originale. Forse l’avremmo capita meglio con qualcosa tipo “spero che sia così semplice”.

    Vasquez, aliena o immigrata clandestina?

    Nella stessa scena dello “spero che tu ce la faccia” c’è una battuta molto celebre e molto citata nel mondo anglosassone in cui il soldato semplice Hudson sfotte Vasquez; in inglese lo sfottò ricade sulle sue origini “clandestine”, in italiano invece sulla sua poca femminilità:

    Hudson: “Somebody said “alien” she thought they said “illegal alien” and signed up!
    Vasquez: “Fuck you, man!

    In italiano:

    Hudson: “qualcuno ha detto “salviamo i coloni“, lei ha capito “vi diamo i coglioni” e si è arruolata subito“.
    Vasquez: “Fatte fottere, amigo!

    In questo caso si tratta di un ottimo adattamento e di un cambiamento giustificatissimo. Negli Stati Uniti illegal alien” significa “immigrato clandestino quindi, secondo lo sfottò di Hudson, Vasquez aveva sentito la parola “alien” nella pubblicità per l’arruolamento nei Marines e, pensando che si riferisse a lei in quanto clandestina, si era arruolata subito (presumibilmente per ottenere la cittadinanza americana, cosa che accadeva normalmente nella guerra di Corea e Vietnam).
    In italiano si mantiene la rima e si cambia necessariamente la battuta. Bravo Maldesi, le battute ti riuscivano sempre bene (Frankenstein Junior docet).
    StopIllegalAlienInvasionBanner(1)

    Bishop, androide a sorpresa ma non più di tanto

    Bishop
    L’androide Bishop (Lance Henriksen) rivela la sua identità non umana solo dopo essersi accidentalmente tagliato con un coltello, lo scorrimento del freudiano sangue bianco allerta Ripley della sua identità. Se non fosse stato per questo incidente, il pubblico, così come Ripley, non avrebbe avuto altri indizzi per scoprirlo. Agli italiani però piace la pappa pronta e al posto di una voce calda e “umana” come quella che Bishop ha originariamente (a suggerire la natura benevola del personaggio), con il doppiaggio italiano abbiamo invece una fredda voce “metallica” perché, si sa, in Italia niente fa più “robot” di una bella voce metallica o, in alternativa, di una bella recitazione robotica come quella di Boba Fett nell’Impero Colpisce Ancora.

    “On-line” negli anni ’80

    informatica degli anni '80
    Durante la sortita dei Marines coloniali nel “nido” alieno sentiamo il controllo missione dire “su linea” come traduzione di “on-line”. Mi sento sciocco e anagraficamente vecchio a doverlo specificare ma questo non è un errore come alcuni credono. Negli anni ’80 e fino agli inizi del 2000 non era insolito sentire tradotti termini informatici che oggi giorno passano direttamente in inglese. Pensate che agli inizi dell’era informatica “domestica” la situazione era quasi opposta, si usava l’italiano a sproposito con traduzioni sconsiderate come “direttorio” per “directory“.

    I punti di forza dell’adattamento italiano

    Dopo le poche lamentele un po’ di elogi. Il film doppiato non manca di brillare in diversi momenti:

    Glauco Onorato doppia il sergente dei Marines

    Glauco Onorato
    Glauco era di quei doppiatori che riusciva a rendere divertente qualsiasi personaggio per il solo modo di recitare. Non a caso ha reso memorabili e ha contribuito alla fama di attori come Bud Spencer in innumerevoli film e Danny Glover in Arma Letale con il suo celebre “ehi Riggs!“. Qualsiasi battuta lui doppiasse diventava automaticamente divertente e la sua interpretazione del sergente in Aliens non è da meno. È curioso come ad Onorato venissero puntualmente assegnati attori di colore: Mister T in Rocky 3, Danny Glover in Arma Letale, Bill Duke in Due nel mirino, Fred Williamson in Dal Tramonto All’Alba, poi ancora Sidney Poitier, O.J. Simpson (sì sì, il famoso O. J. Simpson… ), Yaphet Kotto in 007 e tanti, tanti altri attori di colore.
    Un altro doppiatore da complimentoni è Stefano De Sando che dà la voce al caporale Hudson (Bill Paxton) caratterizzandolo in maniera altrettanto memorabile di quanto lo fosse in originale, quasi tutte le sue battute sono spassose parimenti alle frasi originali.

    Qualche battuta di Aliens risulta più divertente in italiano

    Come ad esempio:

    Sergente Apone
    Hudson: “ehi sergente, ti cadono le labbra a fumare quelli” (riferito ai sigari)

    Che in inglese era:

    Hey Sarge! You’ll get lip cancer smoking those!”

    Il “cancro al labbro” fa meno ridere rispetto al “ti cadono le labbra”, la nostra infatti è una battuta molto affine alla cultura linguistica italiana dove la caduta di parti del corpo, di medievale memoria, suscita automaticamente ilarità.
    Successivamente, il sergente (di Glauco Onorato) urla: “scattare, scattare, scattare… Ahhh, assolutamente belve! In gabbia belve!” (aprendo la porta del blindato per far entrare i soldati) che in inglese era “absolutely badasses! Let’s pack them in.“. L’espressione impacchettiamoli (“let’s pack them in”) non continua la battuta che lo precede come accade invece in italiano. Mi è sempre piaciuta quella della gabbia per belve, merito ovviamente dei ritocchi di Jaquier ai dialoghi e di Onorato al doppiaggio del sergente.
    Game-Over-Man-Game-Over
    Ce ne sono molte altre di battute che fanno sorridere un pochino di più in italiano e altre che invece sono meno memorabili di quelle originali nel mondo anglosassone (“game over, man!” è certamente più celebre del nostro “fine dei giochi!“, culturalmente parlando), ma in generale rimane il fatto che l’intero film goda di un buon adattamento e di un buon doppiaggio.

    Ripley la dura di comprendonio

    Ease down!
    Dopo l’eroico salvataggio dei Marines da parte di Ripley, il caporale Hicks chiede a Ripley di fermre il blindato, ormai distrutto, ripetendo ben quattro volte la frase “ease down!” (tradotto nel film in italiano con “rallenta!“). Il dialogo in inglese mi è sempre sembrato ridondante mentre in italiano è stato “aggiustato” in questo modo:

    Ease down! – Su rallenta per favore
    Ease down! – Rallenta
    Ease down! – (muto)
    Ease down! – (muto)

    Negli ultimi due “ease down!” il caporale è o di spalle o di profilo ma si può comunque notare il labiale. Comprendo l’alterazione del dialogo e anche le frasi omesse poiché in originale fa un po’ ridere che la stessa richiesta sia ripetuta quattro volte senza variazione di formula… lo so che c’era tensione e probabilmente rispecchia ciò che accadrebbe anche nella realtà ma in un film funziona un po’ meno. Ce lo vedo Michael Biehn che legge il copione e guarda Cameron incuriosito: “devo dirglielo QUATTRO volte di rallentare?”.
    Facendo una piccola parentesi che c’entra poco col doppiaggio… da eroe degli anni ’80, Michael Biehn adesso sembra un senza tetto che arrotonda la pensione firmando autografi alle convention di fantascienza, alle quali si presenta non di rado ubriaco e di mal umore. Avrà ricevuto un pugno da Mario Brega che lo ha rispedito a fare il gelataro a New York? Non mi sorprenderebbe di vederlo al Lucca Comics tra pochi anni.

    Alieni fotti-madre!

    aliens commodore64
    Ricordate il mio articolo sulle traduzioni italiane della parolaccia “motherfucker“? No? Andatevelo a rileggere (Quelle parole intraducibili). Nella famosa sequenza di questo film dove gli alieni irrompono nella stanza dal controsoffito, il soldato Hudson apre il fuoco urlando “die motherfucker, die!!!“, tradotto in “crepa maledetto!” (si può dire che se non altro hanno mantenuto la “m” iniziale). Se avete letto il mio articolo sulla parola intraducibile sapete come la penso in merito: sono traduzioni non solo necessarie ma persino benvenute e che richiedono di essere “adattate” caso per caso e qui il “maledetto” al posto di “motherfucker” ci sta benissimo, non è una traduzione diretta ma ne coglie perfettamente e funzionalmente l’intenzione “finale”.
    Allo stesso modo è stata tradotta la celebre battuta di Ripley la quale, quando affronta la regina, dice:

    Get away from her… you BITCH!

    Nonostante la difficoltà di un labiale spietato, questa frase è stata sostituita in maniera magistrale da:

    Stai lontana da lei… MALEDETTA!

    In questo caso il labiale, necessariamente imperfetto, ha lo strano effetto di intensificare l’espressività dell’esclamazione in italiano, dove Ripley infatti sembra così infuriata da urlare “maledetta” aprendo la bocca poche volte ma mostrando molto i denti. Quando questo genere di “operazione” nel doppiaggio funziona, funziona alla grande. Un esempio simile è il “merda!” alla fine del film Io e Zio Buck dove John Candy in realtà dice “shit!” ma il labiale è così differente da diventare quasi parte di un’espressione comica facciale.

    Il titolo (e il sottotitolo) italiano

    Poster VHS
    Finiti gli elogi, concludo con una considerazione sul titolo italiano Aliens – Scontro finale. Apprezzo che i titolisti italiani all’epoca abbiano immaginato che questo capolavoro potesse essere il capitolo ultimo della serie (infatti, come continuare la serie se i protagonisti hanno nuclearizzato un area “pari allo stato del Nebraska”, giusto?) ma non avevano fatto i conti con l’avidità di Hollywood che ha inutilmente proseguito una serie che poteva tranquillamente fermarsi in grande stile con il film di James Cameron invece di propinarci seguiti discutibilmente brutti e film derivativi anche peggiori.
    Per me questo secondo film è davvero lo scontro “finale”, i capitoli successivi li considero al pari di un esercizio di immaginazione (Alien3) o non li considero affatto (Alien: La Clonazione). In merito al titolo di questo secondo capitolo vi rimando ad una vecchia puntata di “titoli italioti” dove era stato definito “poco lungimirante” e concludo con una vignetta che, come spesso accade da queste parti, non ha a che vedere con niente di quello che è stato detto…
    ma è un malocchio questo

  • Prometheus – il dopo sbornia


    Innanzitutto una domanda: avete già letto la mia recensione del film che pubblicai a giugno? No? Ciò che dissi in quella sede è ancora valido, c’è solo da aggiungere qualcosina in più, alcune considerazioni che emergono dopo una seconda e terza visione e che riguardano la trama. Se non avete ancora letto quella recensione correte a farlo adesso perché qualcuno l’ha addirittura definita…

    😉
    Invece il domandone dell’anno che in molti mi pongono è: allora, com’era Prometheus?
    Di solito non rispondo, rido beffardo e cambio argomento. Vedrete che anche in questa sede non risponderò personalmente. E’ come se qualcuno mi chiedesse “perché non credi in Dio?”… io penso “da dove incominciare?”.
    Dire che è un brutto film sarebbe una menzogna. Dire che è un film bellissimo sarebbe anche questa una menzogna. La verità sta nel mezzo, è bello e brutto allo stesso tempo (in merito a questo tema non perdetevi questa perla: PROMETHEUS Vs IL CONTE DI MONTECRISTO sul blog Nerds’ Revenge). Il brutto non è così brutto da sciupare completamente il bello e il bello non è così bello da nascondere efficacemente il brutto. Si apprezzano determinate cose, si soffre per altre.
    Il problema è la trama ovviamente (vi avevo detto nella mia famosa recensione che la trama sarebbe tornata a tormentarmi… e infatti). Parlerei per ore lamentandomi della trama quindi con un’astuta mossa padronale evito di perdere tempo e vi lascio con l’email che il mio amico Fibrizio mi inviò dopo aver visto il film e nella quale espresse molto bene (o almeno in maniera più sintetica di quanto farei io) lo stato delle cose:

    Alla fine ieri sera sono andato a vedere Prometheus alla modica cifra di 6,20€ e non era nemmeno in 3D (ed era mercoledì! alla faccia dello sconto).
    Alcune cose mi sono piaciute molto e visivamente era molto bello. Vedendolo certe critiche alla fine le ho trovate un po’ forzate, tipo il finto-vecchio-Weyland che non era piaciuto ai più, mentre non ci stava così male, anzi! Chissà che cure ossessive si era fatto per arrivare ad avere quell’aspetto orrendo (tant’è che sembrava tanto un Berlusconi del futuro, pieno di soldi e senza voglia di andarsene). Alla fine persino il geologo-abbestia poteva passare, si vede che nel futuro la geologia è roba per figli-di-papà strafatti che sono interessati solo ai soldi (o all’oro magari).
    Purtroppo però la trama faceva acqua da tutte le parti e il fatto che ci fosse un tema a cui indottrinarci la rendeva insopportabile (e varrebbe per qualsiasi tema, anche se non fosse stato religioso), acuendo così il senso critico.
    In tutto e per tutto mi ricordava Contact: tutte le domande che ti sorgono sono sarcastiche e poche sono di autentica curiosità, e poi c’era questo mal riuscito tema della fede, reiterato fino al ridicolo.
    Un vero peccato, perché altre idee erano stupende (ma è anche vero che discendono direttamente da Alien, per cui nulla di nuovo all’orizzonte): tipo le astronavi aliene, le loro tute e la tecnologia aliena (il flauto per manovrare la nave era fascinoso a dir poco), e perfino il Voldemort-culturista dell’inizio era bellino (si erano sacrificati per diffondere la vita, e poi in stile Ra [cit. Stargate] hanno deciso di distruggerla? Insomma qui il tema sarebbe ricchissimo di domande, peccato che nel film nessuno se ne preoccupi).
    Infine la conclusione m’era parsa un po’ tirata via, tanto che lascia proprio l’amaro in bocca.
    Per fortuna è costato “solo” 6,20€…

    =================================

    Rimane comunque un film che si lascia guardare (me lo sono pur visto tre volte e lo rivedrò certamente in futuro), esteticamente affascinante e indubbiamente un nuovo punto di riferimento per il cinema di fantascienza sotto molti punti di vista. Insomma non è Battleship! Tantissime idee erano buone, molte altre seppur interessanti sono state sprecate purtroppo. Se solo avesse avuto dei migliori sceneggiatori sarebbe stato una nuova pietra miliare di Ridley Scott, invece rimane soltanto l’impressione di un’occasione mancata per un film che poteva essere un vero capolavoro.
    Un’ultima considerazione scritta qualche settimana addietro e che non c’entra niente… mentre qui Prometheus è al cinema, nel Regno Unito esce il Blu-ray con una cofanata di scene aggiuntive (inclusi una versione alternativa dell’inizio ed un finale esteso)… bello no? E pensare che io ancora non l’ho visto in italiano.

  • Prometheus – La recensione italiota


    Un’imprevista partenza per il Regno Unito. Prenoto i biglietti all’ultimo secondo, la mattina dopo mi trovo già sull’aereo Ryanair, assonnato. C’era qualcosa che dovevo assolutamente fare approfittando di questo viaggio, penso, ma non mi viene in mente niente, troppo sonno. Il volo ritarda 30 minuti perché in Italia gli aeroporti internazionali sono alla mercè delle esercitazioni militari, ma non fa niente, già dormivo mentre la gente sbraitava “è mezz’ora che aspettiamo! Almeno fateci sapere cosa succede!“. Mi sveglio in volo 45 minuti dopo e come in una scena da Mamma Ho Perso L’Aereo urlo una sola parola: PROMETHEUS!!!
    L’inattesa sosta nel Regno Unito si è rivelata, da questo punto di vista, incredibilmente vantaggiosa. Vedere Promesseus senza dover aspettare fino al 19 Ottobre. La fortuna è a quanto pare dalla mia parte, infatti proprio il giorno dopo dal mio arrivo, Promesseus viene proiettato anche in 2D nei cinema della città dove mi trovo. Fin’ora era soltanto in 3D. Dato che aborro il 3D, attendo un interminabile giorno prima di potermi godere il film al cinema e ieri finalmente eccomi seduto lì nella poltrona. Mando un messaggio al mio amico Fibrottolo per dirgli che sta per iniziare il film e farlo schiattare di invidia. Lui dal caldo-umido a 32° del suo ufficio mi manda una maledizione egizia e mi augura una buona visione.
    Il film inizia e finisce senza che mi domandi mai “ma che ore sono?“, non c’è tempo di farsi simili domande mentre fantascienza pura ti viene vomitata in faccia da Ridley Scott. Esco dalla sala soddisfattissimo, già ero al corrente del “finale aperto” e delle polemiche sulle domande senza una risposta… dopo aver visto l’intera serie di Lost questo era davvero niente a confronto.
    Promesseus si confronta male con Alien: Alien è un horror puro con ambientazione fantascientifica. Questo è invece un film di fantascienza pura con alcune, poche, note di horror. Un’ottima scelta secondo me. Pura fantascienza come lo era quella di Mass Effect nel campo videoludico. Il sottoscritto ha apprezzato enormemente.
    Cercherò dunque di parlare di Promesseus senza dare spoiler, quei poverini che se lo vedranno solo ad ottobre hanno già tanto di cui soffrire (per gli spoiler potete leggervi la recensione dei 400 Calci).

    UN FILM MOLTO CRITICATO

    Molti si aspettavano un Alien e ho letto molte critiche riguardo Promesseus prima ancora di vedermelo (evitando gli spoiler accuratamente). Sapevo già cosa aspettarmi più o meno. Tutte le critiche che ho letto sono ahimé fondate anche se questo non toglie dalla bellezza del film:
    , tantissime domande sono lasciate al promesso sequel (e speriamo se ne occupi Scott, altrimenti siamo del gatto)
    , non si capiscono bene le motivazioni di alcuni personaggi
    , i mostri sono troppi e dalle troppe incomprensibili evoluzioni
    , alcuni personaggi sono male ideati e un po’ ridicoli
    Più in dettaglio: abbiamo un geologo che ha l’aspetto di uno “squatter”, testa rasata su un lato con decorazioni alla Blade, temperamento costantemente incazzato, faccia da ceffo che non vorresti incontrare di notte per strada. Gli mancava solo una bottiglia di birra in mano (con dito indice al posto del tappo) e un cane con collare borchiato al guinzaglio. Pensi subito che si tratti di bassa manovalanza, magari un mercenario che segue la spedizione “solo per soldi” (sue testuali parole), invece si scopre a metà film che questo personaggio dovrebbe essere un geologo. Un geologo???
    Il geologo-punk esordisce dicendo ad uno sfigato con gli occhiali (il figlio di Timohty Spall che si presenta come biologo) che non si trova lì per fare amicizia ma unicamente per i soldi. Dopo si unisce alla squadra esplorativa con aria sempre incazzata, vorrebbe persino portarsi dietro un lanciafiamme ma la protagonista, senza alcuna autorità di comando, gli ordina di non portarlo e lui non lo porta. Sicuri che questo non doveva essere un soldato nel copione originale? Forse nel futuro geologia si studia solo nelle accademie militari o negli istituti di recupero per tossico-dipendenti? Mah, boh!
    La squadra trova un complesso alieno formidabile contenente anche tanti cadaveri alieni di 2000 anni fa (ma preservati benissimo), persino un ignorante ne sarebbe almeno incuriosito… ma non il rabbioso geologo-punk, no, lui si incazza perché lui studia rocce e non ci sono rocce da studiare, se ne vuole tornare sulla nave perché evidentemente si sta annoiando a morte all’interno di un complesso alieno inaudito, anzi, in-visto.
    Vi ricordate in Lost i personaggi che non sembravano interessati assolutamente ai misteri dell’isola?
    Ragazzi c’è un complesso sotterraneo su quest’isola dove non ci aspettavamo di trovare altro che palme!
    – Si? E chissenefrega, io sono un uomo di scienza e la curiosità non fa parte della mia professione
    .
    Invece io sono un uomo di fede, quindi sono curioso e indagatore per definizione!
    I personaggi creati dallo stesso autore di Lost si sentono subito e puzzano di merda. I soliti scienziati privi di curiosità verso l’ignoto (Jack il dottore in Lost aveva questa funzione) contro gli uomini di fede che invece sono curiosi e indagatori, vogliono scoprire tutto lo scopribile (Locke in Lost aveva questa funzione)… roba da ignoranti, da farci rimpiangere i personaggi di Emmerich.
    La cosa ancor più incredibile è che il biologo in cerca di amicizia LO SEGUE!!!! Fate un respiro forte e riflettete… il biologo (respiro)… dopo aver visto cadaveri alieni che non analizza nemmeno -questo è compito per un’archeologa piena di fede cristiana- (respiro)… decide di tornarsene sull’astronave insieme al geologo-punk. Il biologo (respiro)… non sembra avere alcun interesse professionale… (respiro) verso i corpi alieni… nessuno! NESSUNO!!! (iperventilazione)
    A questo punto già sai che due personaggi creati così male non possono che essere carne da macello come nei più classici “slasher movies” alla Venerdì 13. Difatti molto presto accade che mentre gli altri tornano di fretta alla nave per una sopraggiunta tempesta, i due si trovano bloccati nel pauroso complesso alieno (vi ricorda Stargate? A me si). Incappano ben presto in un alieno gigeriano uscito da una melma nera (alla X-Files) e la morte non tarda ad arrivare, specie perché il biologo vuole far amicizia con l’essere da lui definito “simil-rettile”, questo tanto per ricordarci che lui è un biologo della domenica. Entrambi muoiono in maniera atroce e gigeriana (=cose infilate in bocca) anche se senza farci troppa impressione. Liberatici di questi due pseudo-personaggi, il film può tornare finalmente su standard un po’ più alti.

    Poi c’erano due co-piloti che vediamo praticamente solo alla fine e il cui sacrificio lascia un po’ perplessi visto che li abbiamo notati solo a 3 minuti dai titoli di coda.
    Parlando di personaggi ridicoli, concludo con Guy Pearce invecchiato cosmeticamente che mi ha subito ricordato Biff Tannen in Ritorno al Futuro Parte II.
    E’ evidente che lo rivedremo in qualche flashback nei prossimi capitoli della pre-saga, altrimenti non avrebbe senso la sua presenza.

    LE MIE CRITICHE

    Troppi personaggi. All’inizio del film la nave Prometheus viene descritta come vascello da esplorazione con 17 membri di equipaggio. WOW ho pensato, come faremo a ricordarceli tutti? Speravo in una provvidenziale morte della metà di loro nei primi 10 minuti del film (alla Alien3), invece no, fino alla fine vediamo personaggi secondari apparire su schermo e viene da pensare “chi era quello?” e di conseguenza “perché dovremmo interessarci al loro destino?” (la stessa domanda che mi ponevo ogni cinque secondi ne’ La Cosa). Dimenticatevi i memorabili personaggi della saga di Alien, qui non mi ricordo nemmeno il nome della protagonista, figuriamoci!
    Ok alcuni personaggi ERANO memorabili: il capitano di colore, Charlize Theron (ormai diventata una MIMF), la protagonista archeologa e il suo collega/amante, l’ambiguo androide David  e… basta! Su 17 solo 5 erano memorabili. Ovviamente c’è anche il geologo-punk e il biologo della domenica, che erano memorabili ma non per motivi buoni.

    L’accento di una donna. Ok questo non lo sentirete nel film doppiato per fortuna (+1 punto al doppiaggio dei film) ma un personaggio aveva un accento della periferia di Glasgow inutilmente marcato (non un accetto genericamente scozzese). L’effetto era orrendo persino, anzi, soprattutto per la mia ragazza scozzese ed impoveriva il film. Vi immaginate un ipotetico film di fantascienza italiano a budget altissimo e attori di un certo calibro dove il medico di bordo parla con accento sardo? Non sarebbe fuori luogo? Non farebbe incazzare persino i sardi? E se parlasse come Di Pietro? O come il santone che porta la parola di Quelo?

    Prevedibilità. Grazie anche al dannatissimo trailer, denso di scene prese dall’ultima mezz’ora del film, la trama è stata almeno per me piuttosto prevedibile più che si andava avanti col film. Nessun colpo di scena lascia veramente esterrefatti.

    Alcuni aspetti scientifici. Cercherò di non tediarvi con le mie obiezioni di natura scientifica, vi dico solo che abbiamo una macchina-bara per la chirurgia alla quale voi dite cosa vi volete fare, entrate nella bara e la macchina esegue l’operazione con minimo uso di anestesia (quella ve la fate voi come optional, non è fornita nel pacchetto). La macchina era sperimentale e non ancora progettata per le donne, nonostante ciò la protagonista riesce a farsi fare un cesareo, dicendo al computer di “aprire e togliere il corpo estraneo in area addominale”… semplice no? NO! L’allegro chirurgo spruzza una minima dose di disinfettante, taglia la pancia, cala un gancio all’interno e fa la sua pesca miracolosa… fosse stato un uomo (come la macchina supponeva) si sarebbe dovuto almeno sollevare il grande omento, spostare un po’ di intestino tenue, estrarre il corpo. Qui siamo invece in presenza di un’operazione immaginata da chi di chirugia non sa niente: un taglio, e la mano meccanica estrae il tutto… come tirare fuori un oggetto da un sacco e ricucire il sacco. Ci sarebbe da obiettare che una macchina solo programmata per il genere maschile potrebbe potenzialmente identificare l’intero utero come corpo estraneo. Perché infatti avrebbe dovuto tagliare la sua parete ed estrarre qualcosa dal suo interno se non sa nemmeno che cosa sia l’utero? Le macchine non improvvisano di certo. Invece no, tira fuori il feto alieno e la protagonista strappa il cordone ombelicale, non lo spezza, lo tira proprio via “a strappo”… incurante dei gravi rischi di una simile procedura. Si sono dimenticati anche della placenta, credo le sia rimasta dentro… forse se l’è ritrovata dopo nelle mutande e non ce l’hanno mostrato, chi sa? La mano maschile in questa sceneggiatura è qui palese.
    Una graffettatura esterna poi ha risolto tutto il resto (ma si, lasciamolo aperto questo utero, oppure ricuciamolo insieme alla pelle).

    “Favoloso” poi l’aspetto del DNA, roba che nemmeno in Resident Evil. Ci sono anche baggianate come la datazione al carbonio-14, un DNA immutabile nei secoli come vorrebbero i creazionisti… ma per fortuna sono tutti elementi molto rapidi, un brivido momentaneo che magari tornerà a tormentarmi più che ci penso, per ora non ci penso.

    LE MIE CONTRO-CRITICHE

    Il film è indubbiamente un’esperienza cinematografica incredibile, il giorno dopo ancora ci pensi e cerchi di capire il significato di molte sequenze. Mai viene da pensare “guarda tutta quella CGI”, MAI! Siamo nel 2012 e riscopriamo che i film possono essere girati ancora in luoghi reali. Tutte realistico, credibile e affascinante… eccetto i mostri, sì, quelli non mi hanno stupito molto. Ci sono molte domande insolute che ovviamente attendono uno (o forse due) sequel e speriamo vivamente che non si tratti di un finale alla Lost che lascia tutti delusi e incazzati. Nel frattempo ci godiamo l’atmosfera, attendiamo curiosi gli sviluppi, facciamo qualche supposizione.
    E’ stato detto che il film ruba idee da molte altre pellicole, questo era vero anche per il primo Alien che era stato fatto in questo modo volutamente. La cosa mi ha disturbato poco.
    I fan accaniti di Alien si sono lamentati di quanto poco “Alien” ci fosse in questo film, solo pochi accenni. Ma da Sir Ridley Scott cosa vi aspettavate, una cosa ritrita come Alien3?

    Ah ve l’ho detto che Ridley se ne fotte dei vari Alien Vs. Predator e invece omaggia Aliens di Cameron? Grande Scott!

    Incredibile come Ridley sia capace di realizzare un film allo stesso tempo prevedibile, con alcuni personaggi stupidi eppure di puro intrattenimento e bello a vedersi!

    IL DOPPIAGGIO ITALIOTA

    Ovviamente ancora non so niente del doppiaggio italiano, vi posso dire che gli alieni precedentemente noti col nomignolo di “Space Jokeys” (ovvero “Piloti dello spazio”, secondo la vecchia accezione del termine “jockey”)  vengono chiamati “engineers” (ingegneri), l’astronave è la Prometheus (che venga tradotta? Speriamo di no, non avrebbe senso)… c’è anche una lettura dell’atmosfera del pianeta contenente “azoto”, avranno il coraggio di tradurre nitrogen come nitrogeno così come fecero per il primo Alien?
    Sono tutti quesiti che verranno risolti solo il 19 Ottobre, data della disgraziata uscita italiana di questo film. Ne riparleremo poi.

  • Locandine all’Amatriciana (5) – Prometheus

    Questa è una puntata di “locandine all’Amatriciana” un po’ particolare, dove non mi lamento tanto del titolo lasciato in inglese (a quanto mi è parso di capire è il nome della nave con cui viaggiano per cui ci sarebbe poco da tradurre) quanto dello slittamento distributivo che porterà questo film nelle sale italiane solo il 19 ottobre. Per questo il titolo è cambiato in…

    … PROMESSESUS, ovvero il film che ci promettono ma che non arriva mai.
    ___________________
    Slogan all’Amatricana: IN ITALY NO ONE WILL SEE YOU SCREAM.