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  • Si può fare! Frankenstein Junior ci insegna ad esigere di più dal doppiaggio italiano


    Se mi chiedessero un esempio di film ben doppiato e rappresentativo dell’alta qualità a cui l’Italia può aspirare non potrei che rispondervi Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974) di Mel Brooks il cui adattamento e doppiaggio a cura di Mario Maldesi non solo è brillante come tutti gli adattamenti di Maldesi ma le battute sembrano così azzeccate in italiano che in alcuni casi sono addirittura più divertenti o meglio recitate delle originali (e in tutti gli altri casi sono di pari qualità). Non è un caso che in Italia questo film abbia un numero di appassionati non indifferente e che sia stato l’unico (per quanto ne so) ad avere un’edizione DVD dedicata specificatamente ai fan italiani, la Frankenstein Junior Italian Fans Edition, sebbene io aborra l’idea di mettere il titolo in inglese per un edizione dedicata proprio ai fan italiani (che ironia!).

    Vi cito la traduzione di alcune, poche, battute-esempio:

    What knockers!
    Mai visti due così!

    con doppio senso sia verso i giganteschi batacchi del portone, sia verso i seni prosperosi dell’assistente (knocker difatti vuol dire batacchio ma il plurale, knockers, è più comunemente usato per indicare seni prosperosi).

    Persino la celebre battuta “lupo ulu-là, castello ulu-lì” per quanto non esattamente in pari con il gioco lessicale di werewolf -> where wolf -> there wolf, è pur sempre un coraggioso e astuto adattamento che mantiene persino il “there” (il in ulu) giocando più sul nonsense che sul gioco di pronunce (impossibile da rendere in italiano) ma cavandosela comunque egregiamente; difatti credo che sia una delle frasi più celebri per i fan italiani del film.

    Per chi non ha familiarità con l’inglese, la battuta originale si basa sulla somiglianza di pronuncia tra la parola werewolf (lupo mannaro) e “where wolf?” (traducibile con “dov’è lupo?”, detto alla tedesca) alla quale Igor risponde: “there. There wolf, there castle” (che se volessimo tradurre sempre mantenendo il costrutto finto-tedesco verrebbe qualcosa tipo: “lì. Lupo essere lì, castello essere là”).

    – Damn your eyes!
    – Too late. (indicando gli occhi protrudenti)
    che in italiano diventa…
    – Ma questo è un malocchio!
    – E questo no?

    Quest’ultima battuta è persino più divertente in italiano che in inglese. Quando mi capita di vedere il film in inglese questa è la battuta di cui sento più la mancanza.
    In inglese sarebbe qualcosa tipo: “maledetti gli occhi tuoi!” / “troppo tardi“.

    L’adattamento è così curato che persino quando Frau Blücher chiede al barone se necessita di qualcosa da bere prima di andare a dormire, la scelta di bevande è stata leggermente alterata per mantenere riferimenti noti al pubblico. In inglese c’era un brandy, poi del warm milk (latte caldo) e infine Ovaltine (prodotto molto popolare in America, praticamente identico al Nesquik). In italiano invece venivano offerti: brandy, una buona camomilla e infine orzata con latte.

    L’alterazione da latte caldo a camomilla è certamente dettata dall’abitudine più tradizionalmente italiana della camomilla (praticamente sconosciuta nei paesi anglosassoni in cui è più comune il latte caldo prima di andare a dormire), inoltre il movimento della bocca per dire “warm” (wooom) è quasi identico a quello che facciamo per dire “buon”. L’Ovaltine invece non era così noto in Italia anche se suppongo che l’idea dell’orzata con latte venga dal fatto che l’Ovaltine avesse come ingrediente principale l’estratto di malto (il nome italiano difatti è Ovomaltina). Avrebbe potuto dire “Ovomaltina” o “Nesquik con latte” ma nel 1974 il Nesquik era stato solo da poco introdotto (1971) e dubito che godesse già di una diffusa notorietà. Non so neanche se l’Ovomaltina svizzera fosse arrivata in Italia nel 1974. Insomma queste alterazioni sono più che comprensibili e, anzi, direi necessarie.

    Il successo del film non è dovuto soltanto al riuscitissimo adattamento ma anche alla scelta dei doppiatori, eccezionali dal primo all’ultimo. In primis Oreste Lionello (nei panni di Gene Wilder) che fa ridere anche a prescindere dal contenuto delle sue battute e ben si associa al volto di Wilder; il formidabile labiale è attestato da quel “si può fare“, una frase che sembra emergere direttamente dalla bocca di Wilder, tanto che molti si domandano quale possa essere la battuta originale. Si può fare nella versione inglese è it could work!.

    Il povero Lionello è morto nel 2009 lasciando sguarnito Woody Allen di cui era doppiatore ufficiale ma facendoci anche rimpiangere quelle strillanti performance che rendevano Wilder ancor più divertente in alcuni dei suoi film; chi ricorda ancora lo stizzato “porca puttana!” di Wilder nel film Wagons lits con omicidi (Silver Streak, 1976)? E il primo “nano-nano” di Robin Williams in Mork & Mindy? Oppure la logorrea di Rick Moranis nei film dei Ghostbusters? Vi confido che un mio desiderio segreto è quello di riuscire ad imitare Oreste Lionello soltanto per poter usare le sue celebri frasi in ambiti quotidiani (specialmente il “si… può… fa-re!” di Frankenstein Junior). Non è da tutti saper far ridere con il solo modo di pronunciare le parole.

    Silvio Spaccesi che doppia Gene Hackman è un altro degno di nota. Con il suo personaggio dell’eremita cieco, Abelardo (Harold in inglese), ispira ilarità al solo sentirlo recitare.
    Persino la mia ragazza, cittadina del Regno Unito, che è molto affezionata al film originale, trova che i dialoghi italiani siano all’altezza, con parole e frasi altrettanto memorabili (“sigari?“).

    La morale è che adattamenti e doppiaggi di qualità possono e DEVONO esser fatti.

    Frankenstein Junior ci insegna che non solo è possibile rendere a pieno un film straniero grazie ad un lavoro di adattamento e doppiaggio ben fatto, ma che lo si può persino migliorare in determinati punti (come dimostrato dalla battuta del malocchio).

    Paradossalmente il mio unico dubbio rimane sulla scelta del titolo Frankenstein Junior (essendo l’originale Young Frankenstein) ma non avendone di migliori da proporre non me ne lamento! Essendo “junior” una parola più comune nel mondo anglosassone che in quello italico ho sempre pensato che Frankenstein Junior fosse proprio il titolo originale. La prima volta che lo dissi alla mia ragazza lei spalancò gli occhi e ancora oggi ride di tale curioso titolo! Quindi penso che alla fin fine la scelta del titolo italiano abbia funzionato: se fa ridere… funziona, no?

  • Per favore, mai più titoli che iniziano con "Per favore"!


    Per favore non toccate le vecchiette (originale: The producers) potrebbe scioccare molti come scelta di titolazione ma andando a rivedere alcuni precedenti nella storia dei titoli italiani si potrebber addirittura arrivare alla conclusione che… ce lo potevamo proprio aspettare un titolo del genere.
    Difatti negli anni 60/70 sembrava andare discretamente di moda titolare commedie con la formula del “per favore, etc…“. Ma da dove origina questo fastidioso abitué? Rivediamo insieme la cronologia di alcuni film pre- e post-Mel Brooks per chiarire come tale titolo non fosse proprio “a caso”.
    Elencati cronologicamente (in riferimento all’uscita cinematografica in Italia quando possibile)
    (Per favore) Non mangiate le margherite (1960)
    Titolo originale “Please Don’t Eat the Daisies“, considerato da me il capostipite spirituale che ha ispirato i titolatori italiani. Difatti, l’idea che una commedia possa avere un titolo spiritoso se comincia con “per favore non” ha forse il suo seme in questo film… ma sono speculazioni personali e soprattutto a posteriori, quindi questa prendetela con le pinze.
    Per favore non toccate le modelle (1960)
    Titolo originale: “Ich zähle täglich meine Sorgen“. Secondo una banale traduzione di google il titolo sembra voler dire “Conto le mie preoccupazioni giornaliere”.
    A quanto pare si tratta di un musical/commedia, un presagio per il film di Mel Brooks in questione.
    Per favore non toccate le palline (1961)
    Titolo originale: “The Honeymoon Machine“. Dopo aver letto la trama di questo film resto allibito nei confronti del titolo italiano. Evidentemente la formula del “per favore non…” cominciava a consolidarsi.
    Per favore chiudete le persiane (1965)
    Titolo originale: “Les bons vivants“. Non cade precisamente nella categoria del “non fate questo o quello” ma si aggiunge comunque ai “per favore“.
    Per favore, non mordermi sul collo (1967)
    Titolo originale: Dance of the Vampires ma anche conosciuto come The Fearless Vampire Killers o Pardon Me, But Your Teeth Are in My Neck.
    Un titolo simile al nostro lo ha adottato il Portogallo. È chiaro che per una commedia del genere un titolo “per favore” sta più che bene, il problema è che proprio “grazie” al successo di questo film di Polanski, adesso la strada era completamente spianata per il per favore di tutti i per favori, ovvero…
    Per favore, non toccate le vecchiette (uscito in Italia nel 1971)
    …su cui già scrissi in passato (leggi). Speravamo fosse l’ultimo “per favore”, a tardiva conclusione di una comicità titolistica anni ’60 e invece avremmo avuto anche alcuni sporadici, tristi, casi anche negli anni ’80 tra i quali nominerò soltanto…
    Per favore, ammazzatemi mia moglie (1986)
    commedia con Danny DeVito di Abrahams & Zucker (creatori di L’Aereo più pazzo del mondo e simili) dal titolo originale: Ruthless People.
    In conclusione, questo dannato “per favore, non…” ce lo siamo sorbiti per tutti gli anni ’60 e se Mel Brook non fosse diventato famoso con successivi film nessuno si sarebbe scioccato di quel “per favore non toccate le vecchiette“, così come ci infischiamo di quei “per favore non toccate le palline” o “le modelle“.
    Con questo excursus negli anni ’60 spero di aver reso più chiare le possibili ragioni di quel titolo che di primo acchito sembra un po’ campato in aria ma che ai fini pubblicitari ha funzionato per decenni, indicando con facilità il genere commedia allo spettatore italiano. Non lo giustifico affatto, ma visto nel contesto possiamo indovinare quale fosse la molla che abbia spinto (sciaguratamente) i distributori italiani a formulare un “per favore non…“.

  • TITOLI ITALIOTI (5^ PUNTATA): Film di Mel Brooks


    The Producers -> Per favore, non toccate le vecchiette (1968)

    Certo “I produttori” non avrebbe dato alcuna indicazione al pubblico italiano circa il contenuto del film ma la scelta italiota del titolo lascia un po’ stupiti. Il titolo italiano è probabilmente l’alterazione in chiave comica di “(Per favore) Non mangiate le margherite” (Please Don’t Eat the Daisies) del 1960 anche se non ho trovato alcuna conferma di ciò, lo posso solo supporre.
    Un film del 2005 ispirato all’omonimo musical “The Producers” è stato intitolato “The Producers – Una gaia commedia neonazista”, così rendendo ancora più dubbio il collegamento con il primo film di Mel Brooks che in italiano continua a chiamarsi “Per favore, non toccate le vecchiette”.

    Blazing Saddles -> Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974)

    Selle pazze” sarebbe stata un ottima traduzione per questo titolo di Mel Brooks? Indubbiamente “mezzogiorno e mezzo di fuoco” indica immediatamente che si tratta una parodia dei film western e a tutti gli effetti non esiste titolo più immediato che possa descrivere il film, bisogna dargliene credito. “Mezzo giorno di fuoco” è il principale film western (ma certamente non il solo) di cui viene fatta la parodia in Blazing Saddles, quindi non stona neanche troppo. Alterazione un po’ stravagante dunque ma certamente efficace.

    Silent Movie -> L’ultima follia di Mel Brooks (1976)

    L’unica follia qui è quella di coloro che hanno dato questo stupido titolo italiota. Sembra anticipare qualche gag dello stesso Mel Brooks: “hai visto l’ultima follia di Mel Brooks? No, Mel Brooks ha fatto un nuovo film? E come si chiama? L’ultima follia di Mel Brooks!” (ricordate il dialogo di La pazza storia del mondo in cui Mel Brooks invoca Gesù davanti a Gesù stesso?)
    “Film muto” (traduzione diretta del titolo originale) evidentemente non avrebbe attirato la stessa attenzione ma inventarsi un titolo così assurdo è una cosa che lascia a bocca aperta, addirittura con il nome del regista nel titolo (cosa credo inaudita). Quando dico il titolo italiano alla mia fidanzata britannica, lei mi ride sempre in faccia e mi dice “strano che non lo abbiano intitolato Il film di Mel Brooks più pazzo del mondo’ !”, il che ci porta al prossimo titolo…

    History of the World: Part 1 -> La pazza storia del mondo (1981)

    In Italia all’epoca andava molto di moda titolare film comico-demenziali come “pazzi”. Gli esempi più noti sono quelli nella formula del “qualcosa… più pazzo del mondo”. Era subito indice di demenzialità, fosse quel “qualcosa” un aereo, una storia, un’ospedale, un treno o un aereo ancora più pazzo! Il titolo in inglese non è da meno però, suggerendo ironicamente la possibilità di successivi sequel… che mai vennero. Una gag titolistica che dal 1981 “trolla” gli spettatori americani: chiunque abbia visto il film si sarà chiesto almeno una volta nella vita “c’è anche una seconda parte?”.

    Robin Hood: Men in Tights (1993) -> Robin Hood – Un uomo in calzamaglia

    Perché in italiano gli uomini in calzamaglia siano stati trasformati al singolare è curioso ma poco interessante. Però è un’alterazione del titolo e non posso non inserirla in questa lista.


    Finisce qui la mia trafila di titoli di Mel Brooks; ho elencato solo quelli ovviamente più stravaganti, molti altri furono tradotti bene. È un peccato per quei film storpiati ab eternum da scelte di mercato degli anni ’60 e ’70, a quanto pare le decadi peggiori per la scelta di titoli da parte dei distributori.