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  • [Italian credits] La zona morta (1983)

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    Continuo a presentare la titolazione italiana dei film tratti da romanzi di Stephen King. Dopo Shining (1980) e Cose preziose (1993), questa settimana è il turno de La zona morta (The Dead Zone, 1983) di David Cronenberg.
    Per una recensione del film rimando al blog La Bara Volante, all’interno del suo ciclo dedicato al regista.
    Tratto dal romanzo omonimo del 1979 (in Italia, Sperling & Kupfer 1981), il film arriva sugli schermi italiani il 6 settembre 1984 e inizia la sua vita in home video – in data imprecisata – grazie a VHS targate Multivision e Skorpion, passando addirittura in Laserdisc RCS. Dal 2002 inizia ad essere ristampato in DVD e nel novembre 2014 la Pulp Video lo porta in DVD e Blu-ray.
    I titoli italiani che riporto qui sotto non provengono da nessuna di queste fonti: a sorpresa provengono da una trasmissione sulla Pay-TV StudioUniversal, che ha mandato in onda la pellicola italiana.

    Nota di Evit: la direzione del doppiaggio di questo film, come confermato dalle immagini qui sotto, è del nostro affezionato Carlo Marini. La ditta, la F.C.M. di Marini, e i dialoghi di Letizia Miller ci portano praticamente la stessa squadra di doppiaggio di Terminator. Con Carlo parlammo del doppiaggio della Zona Morta e di Terminator nella famosa intervista.

    Titoli di testa

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  • [Italian credits] Cose preziose (1993)

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    Dopo Shining (1980), ecco questa settimana i titoli italiani dimenticati di un altro film tratto da un romanzo di Stephen King: Cose preziose (Needful Things, 1993) diretto da Fraser C. Heston.
    L’edizione di riferimento è una VHS Cecchi Gori purtroppo senza data. Il film arriva nei cinema italiani il 1° aprile 1994 e vi resta fino all’autunno, mentre il “Torino Sette” del 17 febbraio 1995 lo riporta al secondo posto delle videocassette più noleggiate della settimana: la VHS che ho recuperato è un’edizione in vendita quindi di poco posteriore.
    Il primo passaggio televisivo noto di Cose preziose è lunedì 6 maggio 1996 in prima serata su Italia1, che è probabilmente la prima volta che l’ho visto.
    Lo splendido romanzo del 1991 di King – di cui ho già parlato – finisce nelle mani capaci di W.D. Richter, il cui nome forse non fa squillare alcun campanello ma che è un autore di quelli da ricordare: basti dire che ha firmato la sceneggiatura di Terrore dallo spazio profondo (Invasion of the Body Snatchers, 1978), Brubaker (1980) ed ha messo la penna anche in quella di Grosso guaio a Chinatown (1986). Non pago, nel 1984 ha tentato anche la carriera registica con il sottovalutato Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione.

    Omaggio scopiazzante da Matheson

    King da sempre considera il grande Richard Matheson un maestro, e a pensar bene possiamo dire che forse ha voluto omaggiarlo inserendo nella storia di Cose preziose uno smaccato scopiazzamento di un racconto di Matheson: The Distributor, apparso nel marzo shocklibrodel 1958 su “Playboy” e arrivato in Italia per la prima volta come Il dispensatore, nell’antologia “Shock” (Mondadori 1984) con traduzione di Giuseppe Lippi. Maurizio Nati lo ritraduce come Il nuovo vicino di casa per l’antologia “Incubo a seimila metri” (Fanucci 2003).
    In questo racconto Matheson ci presenta un nuovo arrivato nel quartiere che fa subito amicizia con il vicinato, ma subito capiamo che qualcosa non va quando questi comincia uno strano gioco: ruba un oggetto da una casa per metterlo in un’altra, così che i due proprietari litighino. Con furti, maldicenze e pettegolezzi in pratica il nuovo arrivato fa esplodere il quartiere prima di trasferirsi in un altro… ed è esattamente il “metodo” che Leland Gaunt utilizza nella storia!

    Titoli di testa

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  • [Italian credits] Shining (1980)

    shining_aQuesta settimana presentiamo i crediti italiani dimenticati di un film che definire di culto sarebbe davvero riduttivo. Un film discusso, controverso, amato ma anche odiato (soprattutto da Stephen King): ecco dunque i rarissimi crediti italiani di Shining (The Shining, 1980) di Stanley Kubrick.
    Presentato a Los Angeles il 23 maggio 1980, il film accende la curiosità degli italiani e già il 1° giugno successivo l’autorevole giornalista Furio Colombo – futuro direttore de “L’Unità” – dedica alla pellicola un lungo editoriale sul quotidiano “La Stampa”, pieno di lodi sperticate.
    Abbondantemente anticipato da critiche entusiastiche, il film arriva sui nostri schermi il 22 dicembre 1980. La Warner Home Video lo riversa in VHS nel 1985 (non è chiara la data di arrivo nelle nostre videoteche) e nel gennaio 1989 arriva in Italia la ristampa economica nella celebre collana “Gli Scudi”.

    Jack il noioso

    allworkUna delle sequenze diventate iconiche di questo film è quando Wendy (Shelley Duvall) scopre che suo marito Jack (Jack Nicholson) ha sì lavorato per molto tempo ad un romanzo, ma in realtà non ha fatto altro che riempire centinaia di pagine con una sola scritta: un vecchio proverbio che recita «All work and no play makes Jack a dull boy» (alla lettera: “Solo lavoro e niente gioco rende Jack un ragazzo noioso”).
    Quello di Jack Torrance è uno pseudobiblion, un “libro falso” inventato per esigenze narrative, ma spesso c’è chi ha voluto rendere reale qualcosa che non lo è mai stato: ecco dunque più volte affacciarsi operazioni in cui degli editori mettono in vendita il libro All Work and No Play Makes Jack a Dull Boy, firmato ovviamente da Jack Torrance.
    shining_simpsonsUna celebre rielaborazione di tutta la scena la si trova in The Shinning, primo segmento dell’episodio “La paura fa novanta V” (6×06, 30 ottobre 1994) della celebre serie televisiva di animazione “I Simpson“.
    I questa dichiarata parodia del film di Kubrick il foglio nella macchina da scrivere è bianco, perché Homer/Jack ha scritto sulle pareti di casa: «No TV and no beer make Homer go crazy», niente TV e niente birra fanno uscire pazzo il personaggio noto per abusare di entrambi.
    Un richiamo più sottile ma non meno stretto lo troviamo in un recente film horror di basso livello, Fertile Ground (2011) di Adam Gierasch. Invece di un albergo abbiamo una casa isolata in cui si ritirano a vivere i due personaggi protagonisti, marito e moglie, e dove per tutta la durata del film l’uomo dice di star dipingendo, passando molto tempo nello studio. Alla fine la moglie si decide ad entrare e scopre che lo studio è pieno di tele completamente bianche: anche se non ci sono scritte, lo stesso è un omaggio dichiarato ad una scena ormai entrata di prepotenza nella storia del cinema.

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    Un grazie ad Antonio L.e ad Evit per aver fornito queste immagini.
    L.

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  • TITOLI ITALIOTI (25^ puntata) – Horrore!

    E’ un po’ di tempo che non mi dedico ai titoli italioti eh? Lo so, vi sono mancati. Ebbene riecco l’ennesimo episodio di questa rubrica e parliamo nuovamente di film dell’orrore… anzi, titoli dell’orrore! 😉
    No, scherzavo, questi non sono tanto male ma la battuta scontata era quasi d’obbligo.
    Body Bags (1993) –> Body Bags – Corpi estranei

    Non ho mai capito bene perché abbiano distribuito questo film con questo strano nome che preserva il titolo originale (per altro incomprensibile per chi non conosce l’inglese, cosa abbastanza comune nel ’93) e aggiunge un sottotitolo che c’entra poco con la trama: “corpi estranei”.
    Il film è un horror a tre episodi presentati dal regista John Carpenter nelle vesti di un “ospite” dell’obitorio, un po’ come lo scheletrino de’ I Racconti della Cripta. Il primo episodio è uno “Scream” ante litteram, il secondo parla di un miracoloso trattamento anti calvizie (che ovviamente sfocia nell’orrido) e il terzo con Mark Hamill (ex-Luke Skywalker di Guerre Stellari) che riceve un occhio nuovo dopo un incidente, l’incoveniente è che l’occhio trapiantato apparteneva ad un assassino e così Mark Hamill comincia a vedere la realtà con gli occhi di un serial killer. Insomma, se il “corpi estranei” potrebbe incastrare nel terzo episodio (e volendo anche nel secondo), con il primo non c’entra una mazza. Se poi volevano fare un doppio senso un po’ ironico tra “corpi” inteso come oggetti (estranei) e “corpi” inteso come cadaveri… lo trovo da sbadiglio.
    Per la cronaca i “body bags” sono i sacchi di plastica con cui vengono trasportati i cadaveri all’obitorio. Non credo ci sia una parola italiana specifica per indicarli. Forse “Body bags – sacchi di plastica” (o qualcosa di simile) avrebbe potuto funzionare e sarebbe stato certamente meglio di “corpi estranei”.
    Plan 9 from Outer Space (1959) –> Piano 9 da un altro spazio
    Mi viene in mente il cosiddetto “oltrespazio” di cui si parlava in Ghostbusters. Da un altro Spazio? Ma quanti Spazi esistono? Per definizione è uno.
    Vabbè dai, perdoniamoli, era pur sempre la fine degli anni ’50! Mi viene solo il dubbio però che abbiano tradotto “outer” come “altro”, il che sarebbe un’interpretazione per somiglianza, decisamente errata. Gli americani dicono spesso “outer space” che in realtà è traducibile semplicemente come “spazio”. Infatti, in inglese, quell’outer da una valenza ancora più fantascientifica ma in realtà non vuol dire niente di più del semplice spazio “extraterrestre”.

    Terror House (1972) –> A cena con la signora omicidi

    Ne parlai in una chicca quotidiana… andatevela a leggere. Carino il titolo italiano, purtroppo il film non è all’altezza delle aspettative. Un buon titolo sprecato su un film mediocre.
    Waxwork 2 – Lost in time (1992) –> Waxwork 2 – Bentornati al museo delle cere

    A dir la verità in questo film non c’è nessun museo delle cere (al contrario del primo “Waxwork”) quindi non si capisce bene perché in italiano si dia un “bentornati”. Il film anzi è ben diverso dal primo e in qualche modo può ricordare alla lontana più L’Armata delle Tenebre che un generico horror che si svolge in un museo delle cere (forse è solo la presenza di Bruce Campbell che fa scattare questo collegamento). Difatti non è neanche propriamente un horror ma forse è meglio classificabile come appartenente al genere fantastico e persino della commedia. Curioso come sia impossibile da reperire in italiano (ricordo che lo vidi in videocassetta negli anni ’90), forse uno dei cosiddetti “doppiaggi regionali”, definizione che di solito è sinonimo di “irrecuperabile”. Meglio del primo film, per quanto mi ricordi.
    Secondo WikipediaIl film è conosciuto in Italia anche con i sottotitoli Scomparsi nel tempo, Illusione infernale e Persi nel Tempo” (in realtà era il primo Waxwork ad avere anche il titolo di “Illusione infernale” ma lo sappiamo che Wikipedia non è infallibile). E’ evidente che nominare il museo delle cere era un po’ illusorio per il pubblico e non mi sorprende che abbia avuto altri titoli alternativi. Sempre su Wikipedia è presente anche una critica italiana al film, segno che comunque non sono il solo al mondo ad averlo visto doppiato! Negli anni ’90 lo si poteva trovare a noleggio (e forse passava pure su Italia1) ma non so se è mai stato pubblicato in “home video”.
    Maximum Overdrive (1986) –> Brivido

    La storia di questo film è tratta da un racconto breve di Stephen King chiamato in italiano “Camion” (“Trucks” in originale) e parla di una misteriosa forza aliena che muove qualsiasi macchina sulla terra (dal tostapane ai camion) con lo scopo di uccidere tutti gli umani così da potersi appropriare del pianeta. I protagonisti si rifugiano in un autogrill assediati da tir assetati di sangue che non li lasciano andar via. Se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi  poiché non sono una cima in motori d’auto, il titolo in inglese fa riferimento appunto ai motori (l’overdrive dovrebbe essere un dispositivo legato al cambio delle marce). Seppur sia per me un po’ dubbio il significato del titolo originale, quello del titolo italiano è quanto di mai più “random” (casuale) potevano inventarsi… “Brivido”! Un titolo che volendo si adatta praticamente a qualsiasi film horror o anche thriller! Non è neanche un film che dà tanti brividi a dir la verità; invece è a metà tra l’avventura e l’horror ma di horror ha davvero poco (eccetto alcune scene truculente ma girate in maniera così esagerata da essere comiche per gli standard moderni); personalmente lo considero un film di avventura/thriller con un tocco di fantascienza. In italiano… Brivido, brr!
    (una piccola curiosità, in questo film recita Yeardley Smith, l’attrice che da la voce americana a Lisa Simpson)
    Termino l’articolo con qualcosa di più moderno che ho visto di recente in TV…
    P2 (2007) –> -2 Livello del terrore

    E’ ovvio che lasciare in italiano il titolo “P2” poteva far pensare ad un film sulla massoneria e in ogni caso sarebbe stato poco indicativo; del resto anche in inglese è un titolo poco memorabile (come il film stesso). Oltre al cambio di P2 in -2, anche l’aggiunta di un sottotitolo si rende necessaria e giustificata, difatti con la parola “livello” del sottotitolo si piò capire oltre ogni ragionevole dubbio che quel “-2” non faccia parte di un’operazione matematica ma del piano “-2” (così come in Italia è indicato sulla pulsantiera degli ascensori). Quindi si tratta di un semplice ed efficace adattamento culturale, non c’è da urlare “bastaaaaaaaaaaaa!” in questo caso.

  • Adattamenti… necessari (1): Here’s Johnny di Shining e Hitler in Ghostbusters

    Credo che il titolo di questo articolo non abbia bisogno di molte spiegazioni. È facile accanirsi contro gli adattamenti e il doppiaggio italiano facendo di ogni erba un fascio e ne ho letti di commenti sulla rete dove i miei connazionali si lamentavano dell’alterazione dei dialoghi originali. Molte di queste lamentele erano lecite e giustificatissime. Non mancano però anche i commenti fini a sé stessi di gente apparentemente più impegnata a stilare liste che a proporre critiche sensate.
    Perchò ho deciso di presentarvi alcune scelte di adattamento che potrebbero far lamentare alcuni ma che ritengo siano state necessarie e che abbiano una ragion d’essere. Credo che potrei farne una nuova rubrica visto che di adattamenti italiani “necessari” ce ne sono a bizzeffe. Oggi mi limito a due casi:

    SHINING: Here’s Johnny! Ma chi è Johnny?

    Here's Johnny! Frase di Jack Nicholson in Shining, in italiano è diventata sono il lupo cattivo
    Nella scena in cui Jack Nicholson (nei panni di Jack Torrance) prende ad accettate la porta dietro alla quale si nascondono moglie e figlio, viene pronunciata una frase molto celebre in America “here’s Johnny!” (traducibile come “ecco a voi Johnny!” e a breve scoprirete perché).
    In italiano Nicholson dice invece “sono il lupo cattivo“. Ora, di primo acchito qualcuno potrebbe lamentarsi di questa scelta ma è davvero il caso di farlo? Perché Nicholson, che nel film si chiama Jack, si presenta come Johnny? Chi è questo Johnny?

    Here’s Johnny” deriva da un programma televisivo americano “The Tonight Show” presentato da un certo Johnny Carson che divenne celebre per il tormentone “here’s Johnny!” che lo introduceva. Questo show andò in onda per ben 30 anni (!) avendo un impatto culturale notevole sugli statunitensi, un po’ come il nostro “allegria!” di Mike Bongiorno. È ovvio che in nessun altro paese avrebbe senso tradurre “here’s Johnny” alla lettera (gran parte dei cittadini britannici ne ignorarono il significato per molti anni prima dell’avvento di internet) e tutto sommato il riferimento al “lupo cattivo” in italiano è un’ottima scelta di traduzione visto che nella stessa scena si fa riferimento alla fiaba dei tre porcellini e a Cappuccetto Rosso (anche se quest’ultima è presente solo italiano, in inglese si parla solo della fiaba dei porcellini).

    Considerate anche che chi adattava i film di Kubrick in italiano non era certo l’ultimo venuto (un certo Aragno e un certo Maldesi di cui ho già parlato nel mio blog un paio di volte). Insomma, prima di lamentarsi di un adattamento è bene chiedersi se avrebbe avuto senso una traduzione alla lettera che nessuno in Italia avrebbe compreso.

    GHOSTBUSTERS: J. Edgar Hoover o Hitler?

    J. Edgar Hoover e Hitler messi a confronto con l'uomo della pubblicità dei Marshmallow dal film Ghostbusters
    Nelle scene finali del film una divinità sumera Gozer offre agli acchiappafantasmi di scegliere la forma del mostro che li avrebbe distrutti (Dan Aykroyd sceglierà poi il Marshmallow Man). Prima di tale infausta scelta Bill Murray (nei panni di Peter Venkman) ne approfitta per una battuta satirica:

    Gozer: Choose! Choose the form of the Destructor!
    Peter: Whoa! I get it, I get it. Very cute! Whatever we think of – if we think of J. Edgar Hoover, J. Edgar Hoover will appear and destroy us, okay?

    In italiano:

    Gozer: Scegliete, scegliete la forma del distruggitore!
    Peter: Oh! oh, ho capito ho capito, hoho molto carino. A qualunque cosa pensiamo, se pensiamo ad Adolfo Hitler, Hitler appare e ci distrugge chiaro?

    J. Edgar Hoover è stato il fautore dell’FBI ed il suo primo direttore, forse lo risentirete nominare spesso perché ne hanno fatto un film con Di Caprio di recente. Abusò del suo potere per castigare dissidenti politici, attivisti per i diritti civili e presunti comunisti, accumulò informazioni diffamanti da usare contro avversari politici e ovviamente non volle mai dimettersi dalla sua poltrona (direttore dal ’24 al ’72!); diversi presidenti degli Stati Uniti considerarono l’estromissione di Hoover ma vi rinunciarono per paura di essere infangati (vi suona familiare questo genere di comportamento?). Pensate che ostacolò persino la carriera di molti agenti dell’FBI per gelosìa, nonostante i loro incredibili meriti.

    Nel 1984, anno dei Ghostbusters, Hoover se lo ricordavano ancora in molti, era stato protagonista di quasi cinquant’anni di storia americana. In Italia però il nome era pressoché sconosciuto, è per questo che, dovendo scegliere un’alternativa valida alla frase di Bill Murray su chi temere in caso di un suo ritorno, mi sembra lecita la scelta di Hitler… inoltre suona anche come una cosa che avrebbe realmente potuto dire un americano in tale situazione.

    L’adattamento da Hoover a Hitler è più che giustificato, manca di satira politica (che noi non avremmo comunque compreso) ma ha un suo impatto immediato… che è alla fin fine l’obiettivo dell’adattamento. Perché i film non si traducono solo alla lettera, vanno anche adattati.