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  • La questione Laurel & Hardy

    All’appassionato non far sapere… quant’è buona l’opinione di Leo con le pere

    L’arrivo online (pochi giorni fa) del trailer del film di imminente uscita, Stan & Ollie di Jon S. Baird, non può che risvegliare curiosità legittime su come questo film verrà doppiato in italiano ed è quindi giunta l’ora di parlare di un argomento che mi sembra a questo punto inevitabile.

    Questo film biografico su Laurel & Hardy ha come protagonisti Steve Coogan e John C. Reilly, entrambi detentori di candidature all’Oscar, e verrà presentato in anteprima al BFI Film Festival questo 21 ottobre. Uscirà poi ufficialmente nei cinema britannici a partire dall’11 gennaio 2019. Al momento in cui si scrive questo articolo non si sa nulla di una eventuale uscita italiana, ma si ipotizza al più tardi una proiezione primaverile.

    Stanlio e Ollio nell’immaginario collettivo italiano

    La coppia comica per eccellenza ha una presenza ancora forte nell’immaginario collettivo nostrano e in gran parte è dovuta ai memorabili doppiaggi storici, interpretazioni fortemente caratterizzate da un accento inglese/americano. La storia di queste versioni è ampiamente documentata ed è possibile saggiare alcuni dei doppiaggi arrivati fino a noi grazie a questo filmato antologico sulla storia delle voci di Stanlio e Ollio, estratto da un documentario del 2002 curato da Benedetto “Enciclopedia” Gemma dell’Oasi 165 dei “Figli Del Deserto”, la società internazionale dedita all’apprezzamento di L&H.

    [youtube https://www.youtube.com/watch?v=4f_AVjtGZEU?rel=0&showinfo=0]

    Gli accenti di Stanlio e Ollio nacquero quando, agli albori del sonoro, non era stato ancora inventato il doppiaggio. La nascente industria cinematografica era già attentissima ai mercati stranieri e, non volendo perdere vendite in quei paesi (finita l’era muta non bastava più cambiare le didascalie!), escogitò uno stratagemma: girare lo stesso film più volte in lingue diverse. A seconda dei casi potevano rimanere fissi i protagonisti e cambiare soltanto i comprimari, in altri frangenti si sceglieva di sostituire tutto il cast con attori che parlassero bene la lingua di destinazione, quello che è successo con Dracula del 1931, dove gli stessi set venivano usati di giorno per girare il film in inglese con Bela Lugosi e, nottetempo, la sua versione spagnola con Carlos Villarìas.

    Due scene a confronto di Dracula (1931) nella sua versione americana con Bela Lugosi e la versione in spagnolo

    Stesso film, stessi set, attori e lingue diverse

    Nel caso invece che gli interpreti americani rimanessero gli stessi, questi dovevano leggere da lavagne poste fuori campo sopra cui venivano scritte foneticamente le battute in lingua straniera. Ciò vuol dire che gli attori leggevano frasi scritte approssimativamente “come si dovevano leggere”, senza conoscere la lingua e quindi senza sapere veramente ciò che dicevano, scena per scena.
    Così fu infatti per Laurel & Hardy, che girarono tra il 1930 e il 1931 le versioni “fonetiche” di alcuni cortometraggi (nonché un lungometraggio) in spagnolo, tedesco, francese… e italiano.

    Ecco un esempio tratto dalla versione ri-girata in spagnolo (ed espansa) di Chickens Come Home (1931), intitolata Politiquerìas dove è possibile vedere Oliver Hardy che recita in spagnolo.

    [youtube https://www.youtube.com/watch?v=qIODS_dkYBo?rel=0]

    Sono certo che anche quelli di voi non ferratissimi in spagnolo avranno notato il forte accento americano. Ebbene, immaginate dunque che qualcosa di molto simile fu ciò che si poteva sentire nei cinema del Bel Paese quando uscì da noi la versione ri-girata per il mercato italiano del loro primo lungometraggio, Pardon Us (1931), qui intitolata Muraglie.
    Sì, immaginate e basta! Ad oggi questa versione “alternativa” del film è considerata perduta. Stesso destino è presunto per Ladroni, versione italiana del corto Night Owls (1930).

    Il resto, per usare un cliché già vecchio ai tempi di Gutenberg, è storia. L’accento straniero fece ridere gli italiani che videro Muraglie, e qualche anno dopo arrivò il doppiaggio e con esso il film Fra’ Diavolo nel quale, per la prima volta i loro personaggi vengono chiamati “Stanlio” e “Ollio”, sensatamente direi, perché la storia era ambientata proprio in Italia. Da allora Laurel & Hardy vennero sempre doppiati con accento straniero e si chiamarono sempre Stanlio e Ollio, anche se l’ambientazione non era più italiana.

    Per approfondimenti sulla storia delle voci italiane, rimandiamo a questi due ottimi articoli: Introduzione alla storia delle voci di Stanlio e Ollio (di Andrea Ciaffaroni, 2012) e La vera storia delle voci italiane di Stan Laurel e Oliver Hardy (di Antonio Costa Barbè, 2000).

    La pratica del doppiaggio con accento straniero si è estesa perfino ai film in cui Oliver Hardy recitava senza Laurel e il personaggio non era per niente (nella versione originale del film in questione) quello di “Ollie”; non solo dando la voce e l’accento buffo di Sordi a un personaggio che non li richiedeva, ma arrivando anche a chiamarlo “Ollio” e a stravolgere completamente il copione, come nel caso del film Zenobia (1939) poi ri-titolato per il mercato italiano Ollio, sposo mattacchione (nel quale gli dà la voce Carlo Croccolo). Un vecchio caso di titolo italiota e sequel apocrifo!

    Locandina italiana del film Zenobia (1939), intitolato in italiano come Ollio sposo mattacchione

    In questo film Hardy interpreta il dottor Henry Tibbett, medico condotto in una commedia ambientata ai tempi della guerra civile americana. La distribuzione italiana ha pensato bene di chiamarlo Ollio Hardy, di affiancargli una moglie che parla come Stanlio e di inserire la foto dell’amico magro nell’album di famiglia. Ah, e non dimentichiamo gli schiavi neri ghe barlano gozì, badrone, che in un doppiaggio del dopoguerra erano ancora considerati cosa normale.

    Nel film Il ritorno del kentuckiano (1949) poi si è voluti affiancare “Ollio” addirittura a John Wayne, quando in realtà il personaggio interpretato da Oliver Hardy si chiamava semplicemente “Willie”. Ormai Oliver Hardy e il suo personaggio “Ollio” erano un’entità unica e inseparabile… in Italia.

    Il doppiaggio “buffo” per tradizione è continuato fino ai giorni nostri quando, in ultimo, Mediaset richiamò nel 2008 il duo Ariani e Garinei, che aveva già prestato le voci ai S&O negli anni ’80, per doppiare il film I maestri di ballo (1943), il cui doppiaggio storico è andato perduto.

    Qui vorrei tirare una riga immaginaria con la matita. Perché è arrivato il momento di parlare della eventuale uscita italiana di questo tanto atteso film biografico su Laurel & Hardy, un progetto dalla lunga gestazione che finalmente sta vedendo la luce. Inutile dire che tutti i fan e gli appassionati sono in attesa e fiduciosi, vista la risposa ampiamente positiva al trailer. Resta l’incognita italica dell’adattamento e del doppiaggio i quali, qualunque sarà la direzione intrapresa, si porteranno dietro non pochi problemi.

    Stan & Ollie (2018) coming soon poster

    Stanlio e Ollio nel film biografico del 2018

    Chi conosce le voci originali di Laurel e Hardy può constatare con piacere che Coogan e Reilly, a giudicare dal trailer, hanno fatto un eccellente lavoro di ricalco vocale.
    Il film, da quello che si sa già, parlerà del periodo finale della loro carriera di coppia e della loro relazione personale lontano dalle cineprese. Nell’ottobre del 1953 Stan Laurel e Oliver Hardy si imbarcano in quello che sarà il loro terzo e ultimo tour teatrale nel Regno Unito, terminato bruscamente a causa di un improvviso malore di Hardy nel maggio del 1954.

    Una pellicola biografica, dunque, che si suppone drammatizzerà, romanzerà e dipingerà, magari con qualche libertà artistica, la vicenda umana di due persone veramente vissute. Ci si aspetta momenti in cui si sorride, ma lungi dunque dal voler essere una commedia “slapstick”.

    Cosa aspettarci dalla versione italiana di questo film?

    Tutto ciò che si sa, per il momento, è che la distribuzione sarà di Lucky Red (secondo il sito Mymovies) quindi si deve presumere per forza di cose che il titolo “tradotto” che troviamo su IMDb (Stanlio e Ollio) sia venuto da loro ma altri dettagli su una versione italiana non sono pervenuti, tutti i siti di informazione hanno semplicemente riportato il trailer (al momento soltanto in inglese, senza sottotitoli) facendo poi un copia&incolla di notizie generali sul film e ripetendo ciò che già sappiamo.

    Non ci è dato di sapere a questo punto se il titolo italiano sia definitivo o provvisorio, messo lì intanto per battere un po’ il tamburo e svegliare chi potrebbe essere interessato all’uscita del film. Non ci è dato neanche di sapere, ancora, che linea prenderà l’adattamento dei dialoghi e il doppiaggio, e dunque se anche in questo film biografico faranno capolino i vecchi accenti “buffi”, anche solo per le scene in costume.

    Immagine dal film Stan and Ollie (2018), Stanlio e Ollio in posa

    Opinione di chi scrive è che sarebbero assolutamente fuori posto in un film come questo, rappresentano ormai un anacronismo, una tradizione della quale non tutti ricordano l’origine e che ormai si è ridotta a una catena di imitazioni dell’attore che lo ha preceduto, sempre più sbiadite. E, ad ogni modo, sarebbero un madornale errore di tono all’interno di quello che, a tutti gli effetti, vuole essere comunque un film “serio”. Allo stesso tempo c’è il problema della nostalgia che in Italia è legata indissolubilmente al doppiaggio con voci buffe.

    Chiunque concorderà con il fatto che non potranno farli parlare in modo macchiettistico anche nelle scene “fuori dal set”, ma c’è sempre la possibilità che li doppino con i familiari accenti inglesi nelle scene in cui Coogan & Reilly sono “nel personaggio”. Non è una prospettiva così lontana perché ancora oggi, come è stato rimarcato spesso su questo stesso blog, quando si vuol indicare un cambio di codice, la risposta più veloce e semplice per il doppiaggio italiano è usare un accento, che sia esso straniero o regionale. Vedasi per esempio il controverso caso de Il concerto di Radu Mihăileanu: un film che nasce bilingue, parlato sia in francese che in russo. La maggior parte degli interpreti parla appunto in russo, e i comprimari in francese. Allora per quale ragione si è dato l’italiano standard ai francesi, e l’italiano accentato in russo ai russi? Forse la spiegazione sta nel fatto che i russi in questo film rappresenterebbero “gli stranieri” in Francia e quindi il codice vorrebbe indicare “l’altro”, ma resta il fatto che il risultato sia grottesco perché questa operazione è stata fatta nel 2009 e non in piena guerra fredda con gli ufficiali sovietici che domandano a Totò se è veramente lui l’ammiraglio Canarinis.

    È forse giunta l’ora di scrollarci di dosso queste abitudini? Sarà ormai superato il trovare “buffo” l’accento straniero di una persona che si sforza di parlare nella nostra lingua?

    Stan & Ollie, poster del film su Stanlio e Ollio, in uscita nel 2018

    L’opinione fuori dal coro

    Chi scrive ha imparato la lingua inglese grazie, in primo luogo, proprio a Stan & Ollie, avendo avuto la curiosità, più di dieci anni addietro, di andarmi a cercare i loro film in lingua originale. Imparando l’inglese ho imparato ad amare questa coppia comica che, come tanti della mia generazione, avevo comunque conosciuto in televisione, in film doppiati in italiano e spesso attraverso copie super tagliuzzate, sbiadite, col contrasto a mille o magari colorate male al computer; e voglio che sia chiaro, apprezzo i doppiaggi italiani dei loro film… ne apprezzo molti ma non tutti (quelli anni ’80 in particolare sono di un trash puro quindi chi ama Stanlio e Ollio in italiano dovrebbe sempre specificare esattamente quali film include nella sua lista di adattamenti da difendere). Conoscendoli più approfonditamente in lingua originale però ho compreso che effettivamente non avrebbero bisogno di questi accenti per essere divertenti, erano due “clown” che facevano uso (venendo dal cinema muto) principalmente del linguaggio fisico.

    A proposito dei doppiaggi anni ’80 di Stanlio e Ollio, se il nostro amato Evit scoprisse la qualità degli adattamenti anni ’80 firmati da un tale Guido Leoni, fautore di molti infausti adattamenti televisivi “italioti” (La tata è uno dei suoi, ma anche Pappa e ciccia), potrebbe dare un nuovo nome al suo dolore.

    Il fatto che le loro voci originali abbiano funzionato è stata la loro salvezza a cavallo tra il 1928 e il 1930 perché tanti loro colleghi non riuscirono a fare il salto al sonoro. In lingua originale ci hanno dato tantissime battute memorabili, ma resta il fatto che Stan & Ollie possono essere visti anche senza il sonoro e fanno cascare lo stesso giù il teatro dalle risate!

    Provate però a proporre a un fan italiano di Stanlio e Ollio di sentirli doppiati “normali”. Vi dirà che nessuno li vuole così o al peggio vi chiamerà “stupìdi”.
    E posso anche capirlo, so benissimo di essere un fan atipico, una voce fuori dal coro tra gli appassionati del duo comico, in minoranza, specie perché realizzare nuovi (ulteriori) doppiaggi delle vecchie comiche con il pretesto di doppiarli “normali” sarebbe sempre una operazione bislacca vista l’età di questi film. D’accordo, lasciamo in pace i doppiaggi storici (e magari impegniamoci a preservarli e restaurarli ove ancora possibile) ma, per quanto riguarda il nuovo film, direi che quella dell’accento “buffo” è una tradizione che possiamo lasciarci alle spalle, e salutare con un bell’arrivedorci!

    John C. Riley nei panni di Oliver Hardi che saluta con un arrivedorci. Photo by Joan Wakeham/REX/Shutterstock (8595101y) John C Reilly 'Stan and Ollie' on set filming, Bristol, UK - 10 Apr 2017

  • Videocommento a "Terminators 2" (1987)

    Era finito tra i film citati in un episodio della serie “titoli italioti” quando parlai dei sequel fasulli di Terminator ma non l’avevo mai visto prima d’ora… The Time Guardian, spacciato in Italia come Terminators 2! Sì, ci siamo voluti fare del male.
    Generalmente non guardo filmacci di infima fattura volontariamente ma, essendo capitatami una copia VHS per le mani, l’ho proposta a Petar per la nostra rubrica su YouTube “i videocommentatori”. Spero che questo episodio non vi invoglierà a ricercarlo.
    Ecco dunque i nostri volti sparaflesciati dalla visione di questo TERMINATORS 2!
    copertinaBlog489
    Come al solito, fate click sull’immagine per vedere l’episodio (dura circa 15 minuti).

  • TITOLI ITALIOTI: Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco

    Nel 1977, oltre a Guerre stellari, in Italia arrivò un altro prodotto americano, la serie televisiva Happy Days… e fu subito successo. Proprio questo successo spinse i distributori italiani ad abusare dei propri poteri per vendere un film qualsiasi spacciandolo per un film legato alla serie.

    I padroni di Flatbush? Mmh, no. Meglio HAPPY DAYS - BEGINS

    “I padroni di Flatbush”? Mmh, no. Meglio “HAPPY DAYS – BEGINS”


    È il caso di The Lords of Flatbush, del 1974, nel cui cast compare Sylvester Stallone e Henry Winkler (l’attore che interpreta Fonzie in Happy Days) e che fu distribuito in Italia solo nel 1979 dalla Impegno Reak con il titolo di Happy Days – La Banda dei Fiori di Pesco. E di impegno ce ne sarà voluto veramente poco per inventarsi un titolo simile.
    HAPPY DAYS - IL FILM

    HAPPY DAYS – IL FILM… ma anche no.

    Happy Days, il primo titolo italiota

    Il film parla di una gang di scansafatiche italo-americani di fine anni ’50, uno dei membri di questa banda è il personaggio interpretato da Henry Winkler, si chiama Butchey Weinstein ma nel film doppiato in italiano (leggo su Wikipedia) ha un soprannome molto particolare, sicuramente una pura coincidenza eh… il suo soprannome è Fonzie! Come se fosse un “prequel” della nota serie televisiva per famiglie. The Lords of Flatbush in realtà uscì in America dopo la prima stagione di Happy Days. In Italia venne doppiato invece soltanto dopo il successo della suddetta serie. La locandina stessa sottolinea la presenza di Fonzie con lo slogan “Fonzie vi dice…“, con il quale Fonzie, in maniera pietosa, implora il pubblico italiano di andare a vedersi questo film (“veniteci a vedere”).
    Inoltre, per giustificare l’esistenza di tale titolo, sul finale il narratore dice “Happy days, amici. Happy days!“, anche se da come è recitato non è chiaro se sia un augurio per il futuro o una descrizione nostalgica dei giorni passati. Forse non lo sapevano neanche loro, ma da qualche parte dovevano dirlo questo “happy days”. Una presa di culo finale per lo spettatore italiota che aveva ormai pagato il biglietto ed era rimasto seduto fino alla fine del film nonostante avesse già capito che non si trattava di un antefatto della serie televisiva, bensì di una becera mossa commerciale per staccare biglietti.
    provaci
    A questo punto mi domando se il “fiori di pesco” del titolo (traduzione di “Flatbush”, un area di Brooklyn a New York) non faccia riferimento alla canzone di Battisti (“Fiori rosa di pesco”), un successo di qualche anno prima (1970)… così, tanto per riuscire a vendere ancora meglio un prodotto altrimenti quasi invendibile.
    Questa strategia commerciale ha fatto fesso persino il mio critico cinematografico preferito, Mereghetti, il quale lo descrisse come la prima volta di Winkler nei panni di Fonzie

    Happy Days la banda dei fiori di pesco, recensione dal dizionario dei film Mereghetti

    C’è cascato pure il Mereghetti


    Non avendo visto il film per intero non saprei dirvi se il doppiaggio faccia mai riferimento ai “fiori di pesco” del titolo. Sarebbe veramente inusuale se avessero tradotto in italiano il nome di un quartiere di Brooklyn… ma non sarebbe neanche la prima volta.

    Il secondo titolo italiota

    Probabilmente vergognatisi di quel primo fallimentare tentativo di imbrogliare i fan italiani della serie Happy Days, dal 1984 in poi, il film viene rilasciato nuovamente da altre case di distribuzione non meno sfacciate (Taurus Cinematografica, Capitol International Video, Columbia Tristar Home Video) che lo adottarono con un nuovo titolo “Brooklyn Graffiti” e nelle nuove locandine fecero leva più sulla presenza di Stallone (nel frattempo diventato super star) che sulla presenza di Fonzie.
    Adesso infatti non è più “Fonzie vi dice…” bensì “Sylvester Stallone vi dice…“.

    Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay)

    Locandina datata 1984 (immagine rubata da eBay). Qualcuno ha dimenticato di mettere uno spazio dopo la virgola di “giovani” e ne ha messo uno di troppo tra “risse” e il punto esclamativo.


    Il titolo è un ovvio richiamo ad American Graffiti di George Lucas ed è più adeguato, perlomeno. Anche questo film, infatti, appartiene a quel filone esploso negli anni ’70 che faceva leva sulla nostalgia di fine anni ’50 perché coincideva proprio con gli anni in cui erano adolescenti gli sceneggiatori del tempo. American Graffiti e Grease forse sono i prodotti più memorabili di un filone molto abusato in quegli anni. L’Italia, in ritardo cronico, arriva a questo filone soltanto diversi anni più tardi con pallonate tipo Sapore di mare (1983) di Vanzina che, se vi interessa sapere, sembra essere arrivato anche all’estero con titoli quali Time for loving (USA) e Gelati und Amore (Germania). Quale sia stata poi l’effettiva distribuzione è difficile da verificare.
    Sylvester Stallone, quasi scritto nelle stesse dimensioni del titolo

    “Sylvester Stallone”, quasi scritto delle stesse dimensioni del titolo

    Piccola curiosità da Antoniogenna.net: Flavio Bucci ha doppiato Stallone in questo film. Lo stesso aveva già doppiato Travolta in Grease e La Febbre del Sabato Sera (almeno nei loro doppiaggi originali) ed era anche il doppiatore di un personaggio secondario della serie Happy Days, Potsie.

    Piccola curiosità aggiuntiva da Wikipedia: Stallone fu pagato in t-shirt per recitare in questo film.

     

    Titolo italiota bonus: I ragazzi di Happy Days

    sweater-girls-movie-poster

    Operazione simile fu compiuta per Sweater Girls (1978) che ricevette il titolo di I Ragazzi di “Happy Days” o, per essere più precisi, il titolo intero sarebbe I ragazzi di “Happy Days”: le ragazze pullover (ma con la seconda parte del titolo scritta in caratteri minuscoli tipo contratto di Willy Wonka), incentrato su un gruppo di ragazze adolescenti che formano un club chiamato The Sweater Girls, “le ragazze in pullover” appunto, con l’obiettivo di preservare la propria verginità. Unico nesso con “Happy Days”, l’ambientazione nostalgia-anni ’50.
    i ragazzi di happy days
    Quando nel poster italiano trovate scritto “HAPPY DAYS” a caratteri cubitali e trovate la raffigurazione, in primo piano, di un ragazzo giacca di pelle-e-capelli alla Fonzie (per giunta a cavallo di una motocicletta!), potete stare tranquilli… è la distribuzione italiana che sta cercando di buttarvelo in culo. Quasi come tutti i film di Bruce Lee che nel titolo italiano avevano Bruce Lee, nel poster italiano avevano Bruce Lee ma nel film non c’era Bruce Lee.

    L’origine del personaggio di Fonzie

    Concludo con una curiosità sul personaggio di Fonzie visto che Sylvester Stallone sostiene che Henry Winkler abbia alterato il personaggio di Fonzie in Happy Days imitando sempre di più lo stile che aveva invece il personaggio di Stallone in The Lords of Flatbush. Ciò significa che, ad un certo punto della sua carriera, Stallone possa aver visto la foto Henry Winlker vestito da Fonzie in una guida televisiva ed aver esclamato…
    io già un paio di anni fa in The Lords of Flatbush interpretavo un personaggio molto ma molto simile. Il look della giacca di pelle, modestamente, prima di lui ce lo avuto io…
    stallone1(semi-cit.)
     

  • TITOLI ITALIOTI: La serie di "Bruce Lee"

    Sapevo che questa “meme” un giorno sarebbe tornata utile…


    La distribuzione internazionale dei film di arti marziali dall’oriente è rObA dA pAZzi! Difatti sono impazzito nello scrivere questo articolo e se trovate degli errori ve li tenete perché non lo voglio più rivedere questo argomento che tra l’altro mi fu richiesto anni e anni fa (scusa il ritardo ma era veramente un tema palloso). Pensate che mi sono anche avvalso di un foglio Excel per capirci qualcosa. Tra un po’ tiravo fuori una lavagna alla Ritorno al Futuro. Anche la mia testa, come quella di Jackie Chan nell’immagine quassù, è piena di esclamativi “FUCK!”.
    L’uscita nei paesi “occidentali” (non solo l’Italia) è sempre stata soggetta alla moda passeggera e alla fantasia dei distributori, ottenendo un effetto estraniante nello spettatore che, confuso dai titoli, può affidarsi unicamente alle raccomandazioni di amici esperti in materia o, in decenni più recenti, alle informazioni depositate su internet. All’epoca dovevi solo andare al cinema e nella maggior parte dei casi venir fregato da titoli truffaldini.
    Nella lista di Bruce Lee qui stilata per voi troverete l’anno di uscita a Hong Kong (con titolo “internazionale”) seguìto dal titolo italiano e l’anno di uscita in Italia. Al contrario delle mie solite lamentele sui titoli italioti qui non mi lamento tanto della mancata o errata traduzione dall’inglese perché non avrebbe  molto senso in questo caso, trattandosi di film orientali. Quindi godetevi semplicemente le perle di fantasia dei distributori nostrani e la tempistica delle uscite cinematografiche che hanno portato a paradossi del tipo “il primo film della serie esce come sequel“:
    1971 – Fists of Fury/ The Big BossIl Furore della Cina Colpisce Ancora (uscita italiana: giugno 1973)
    Il furore dalla Cina colpisce ancora
    Come potete immaginare leggendone il titolo, questo film è uscito in Italia solo dopo il successo internazionale e italiano del suo seguito, ovvero…
    1972 – Fist of Fury/The Chinese ConnectionDalla Cina con Furore (uscita italiana: maggio 1973)
    Dalla Cina con furore
    Capostipite di una serie inesistente dato che “Dalla Cina con Furore” e “Il Furore dalla Cina colpisce ancora” hanno in origine titoli diversi, trame diverse, personaggi diversi… insomma sono film non legati tra di loro. Questa è la pellicola che in Italia ha spalancato le porte ai film di Bruce Lee. Per vostra curiosità, il titolo americano The Chinese Connection deriva dal film Il Braccio Violento della Legge che in inglese si chiama The French Connection. Viene da pensare quali simili titoli avrebbero avuto il coraggio di sfornare in Italia negli anni ’70… forse qualcosa del tipo “il braccio violento di Chen“.
    1972 – Way of the DragonL’Urlo di Chen Terrorizza Anche l’Occidente (uscita italiana: dicembre 1973-gennaio 1974)
    L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente
    Questo titolo continua una serie (inesistente) basata su un certo personaggio  “Chen” che porta terrore ovunque urlando. Apparentemente, in Italia, tutti i personaggi di Bruce Lee erano chiamati “Chen”, come se adesso rinominassimo tutti i personaggi di Harrison Ford “Indiana Jones“. Avremmo dunque cose tipo La frusta di Indiana Jones terrorizza anche la galassia per Guerre Stellari.
    Per vostra informazione esiste anche un “L’urlo di Chen terrorizza tutti i continenti” dove, come ha scritto qualcuno sul forum Filmbrutti, non c’è nessun Chen, nessun urlo e nessun continente. E’ ambientato invece nel solito medioevo orientale (ovvero probabilmente il 1700) e vi lascio con la trama descritta dall’utente barbarians89 del suddetto forum:

    Trama….. . . . (????) Due fricchettoni (tra cui uno vestito di rosa che va in giro a combattere con solo una frusta!) cercano un bandito che era appena stato fatto evadere, per farsi dire dove aveva nascosto il suo tesoro.
    Ovviamente i duelli sono infarciti di acrobazie inutili… salti di 9 metri toccando per terra con la punta del piede… insomma tutto ciò che ci rende felici e che ci fa dire questo è un FILMBRUTTO!
    Consigliato per l’autopunizione..

    1973 – Fist of Unicorn/Bruce Lee and IIl Vendicatore dalle Mani d’Acciaio (uscita italiana imprecisata: 1973-1975)
    Il vendicatore dalla mani d'acciaio
    Il bello di questo film è che Bruce Lee appare in una sola scena, come comparsa ed era pure un errore. Lee in quel film era semplicemente il coreografo delle sequenze d’azione, un giorno per sbaglio è finito nell’inquadratura e così adesso ci ritroviamo Bruce Lee sulla copertina di molti DVD. Il film in realtà è dell’amico di infanzia di Bruce Lee, uno dal nome d’arte “Unicorn Chan“. Non avrebbe avuto senso associarlo alla serie “L’urlo di Chen…” visto che siamo qui a imbrogliare gli spettatori? La locandina italiana inganna sin dalla prima frase: “RITORNA BRUCE LEE”! Ritorna, sì, ma come maestro coreografo.
    1973 – Enter the DragonI 3 dell’Operazione Drago (uscita italiana: gennaio 1974)
    enter the dragon / i tre dell'operazione drago
    Se conoscete la trama del film saprete allora che il titolo italiano è un buon titolo e si adatta perfettamente al film. Difatti la trama ruota intorno a tre personaggi (uno di questi è Bruce Lee) che giocano a fare James Bond ed hanno il compito di infiltrarsi nell’isola-fortezza del “Dr. Male” di turno con la scusa di un torneo internazionale di arti marziali, in questo modo sono garantiti allo spettatore i tanto agognati sganascioni mentre vengono a fondersi il genere spionaggio alla 007 con il cinema di Hong Kong. Ha tutte le ragioni insomma per chiamarsi “Operazione Drago”, difatti all’epoca andava di moda intitolare i film del genere spionaggio con la parola “operazione”.
    Questi fin’ora elencati sono i film che realmente hanno avuto Bruce Lee come attore (se vogliamo ignorare quello in cui appare per un secondo, tra la folla), fino a questo punto ho evitato tutti quei titoli che invece sfruttano materiale di repertorio rubato ad altri film. Per evitare che anche la vostra testa si riempia di FUCK come quella di Jackie Chan vi ho fatto questo riassuntino (cliccate per ingrandire):
    film di bruce lee
    Film post-mortem
    Dopo la morte di Lee nel luglio del 1973 è iniziato lo sfruttamento del suo nome (e/o della sua immagine) per dozzine e dozzine di pellicole fino agli anni ’90, in taluni casi utilizzando anche materiale di repertorio. Era del resto un decennio in cui si poteva questo ed altro!
    Vi cito alcuni titoli:
    1976 – Exit the Dragon, Enter the TigerEsce il drago, entra la tigre (uscita italiana: 1979)
    Entra Pierino, esce Gastone. Brutto il titolo e brutto il film. Vi ricorda per caso “La tigre e il dragone” (2000), che in inglese era Crouching tiger, hidden dragon? A me no. Star del film: un certo Bruce Li.
    1978 – Game of DeathL’Ultimo Combattimento di Chen
    C’è proprio una passione tutta italiana nel dare una sensazione di “fine” ai titoli, con l’aggiunta del fatidico “ultimo” (!) o “finale” (!!!). D’altra parte è anche comprensibile dato che Bruce Lee era già morto nel 1973 e questo “Game of Death” venne creato usando gli spezzoni che Lee aveva cominciato a girare già prima di Operazione Drago. La continuità di questa pellicola, se di continuità si può parlare, è “garantita” da:
    1) un attore che sostituisce Bruce Lee ma che non gli assomiglia per niente (e indossa sempre occhiali da sole per arginare il problema);
    2) dal riciclo di scene prese da altri film di Bruce Lee (e persino riprese del vero funerale di Lee, scelta di dubbio gusto);
    3) dal ridoppiaggio di battute delle scene riciclate (questo per fortuna non si nota grazie al doppiaggio);
    4) da effetti speciali anni ’50… ehm, ’70.
    La parola “garantita“, come avrete inteso, è chiusa tra molte virgolette perché ovviamente le scene dove non appare il vero Bruce Lee sono palesi.

    Curiosità: in questo film Bruce Lee indossa la famosa tuta gialla con strisce nere, riportata poi alla notorietà tra le nuove generazioni grazie a Kill Bill.
    1981 – Game of Death 2L’Ultima Sfida di Bruce Lee
    Questa ricorda molto “L’Ultima Pazzia di Mel Brooks” (titolo originale: Silent Movie) in cui l’attore diventa più importante del film stesso. Un’altra spiegazione è che ormai “Bruce Lee” era diventato un titolo onorario, alla stregua di “Cesare” o di “Khan”. Anche qui vengono usate controfigure e spezzoni di altri film fino alla morte del personaggio; da quel momento il fratello (del personaggio) prende le redini della storia, comodo no? Non so perché dovrebbe quindi chiamarsi l’ultima sfida di Bruce Lee ma è certo che avrebbero avuto problemi nel chiamarlo “L’ultimo combattimento di Chen 2” per non cadere in titoli alla Ennio Annio come “Il veramente ultimo combattimento di Chen”. Il film non ha niente a che vedere con il precedente “Game of Death” e anche in inglese è propinato come sequel (apocrifo) pur di venderlo agli appassionati. A questo punto io lo avrei chiamato “Il fratello più furbo di Bruce Lee“.
    Dato che ormai in Italia il nome di Bruce Lee era sinonimo di arti marziali, negli anni ’70 i distributori non si sono fatti scrupoli a ficcarcelo come il prezzemolo in moltissime altre pellicole di Hong Kong (di solito le più scadenti o invendibili) e così abbiamo avuto:
    L’Emulo di Bruce Lee (Killer in the Dark, 1973) – questo addirittura non è neanche un film di arti marziali vero e proprio, bensì sembra essere un thriller in salsa “giallo” come anche il titolo internazionale suggerisce “Killer in the dark”.
    Bruce Lee Superdrago, uscito in Italia nel 1977 (Bruce Lee, Superdragon, 1976). Star del film un certo Bruce Le, attore protagonista di numerose altre pellicole intitolate “Bruce Lee qualcosa” e che sono proseguite durante tutti gli anni ’80 pur avendo perso qualsiasi contatto con il tarapia tapioco, ehm volevo dire con il vero Bruce Lee (nonostante le locandine continuassero a suggerire diversamente).
    Il precedente titolo fa pendant con Bruce Lee Supercampione, del 1976 e uscito in Italia solo in anni recenti, credo. Ma a questo punto posso dirvi che ho l’espressione fissa di Jackie Chan dell’immagine iniziale; questo è stato l’articolo più pesante che sia mai stato costretto a scrivere. Quindi concludo con Il Colpo Maestro di Bruce Lee (1979), senza Bruce Lee ovviamente, dove…

    … la trama sfiora la pazzia pura!
    Due combattenti del kung-fu (tanto per cambiare) durante un combattimento vengono amputati rispettivamente uno delle braccia l’altro delle gambe. Fin qui quasi nulla di strano se non per il fatto che i due, fatto incredibile, si mettono uno sulle spalle dell’altro e si uniscono tipo transformer per combattere i nemici che hanno causato la perdita dei loro arti! Pazzia pura!

    ______________________________

  • TITOLI ITALIOTI (28^ PUNTATA) – Sequel Fasulli V – Terminatormania


    In passato avevo accennato ad alcuni titoli contenenti la parola “terminator” che veniva usata solo per far cassa sui successi altrui. Per puro caso sono incappato nell’ennesimo film sconosciutissimo e dal titolo truffaldino, TERMINATOR DALL’INFERNO, e così ho deciso di dedicare un intero articoletto ai vari sequel apocrifi di Terminator. Ma vediamo prima questo Terminator dell’inferno: è un film messicano del 1994 che ha per titolo originale “El Hombre de Blanco” e ovviamente non ha niente a che fare con i “terminator” di Cameron. Parla di un assassino vestito di bianco dai connotati sovrannaturali (ovvero che non sembra essere possibile uccidere). Questo è quello che sono riuscito a capire leggendo qualche trama quà e là. La distribuzione italiana di questo film è avvenuta via VHS a cura dell’italiota Number One Video e sappiate che qualcuno ne vende una copia su ebay per 30 euro + 7 euro di raccomandata (mi raccomando correte a comprarlo!).
    Riassumiamo un po’ questi vari Terminator allora. Eccetto i canonici primi due film…

    • Terminator (1984, USA. Titolo originale: The Terminator)

    …in ordine cronologico abbiamo avuto anche:

    • Terminators 2 (1987, Australia. Titolo originale: The Time Guardian)
    • Terminator II (1990, Italia)
      Anche noto in America come Aliens 2, Alienators o Shocking Dark (“shocking title” piuttosto!). L’autore di questo ennesimo filmaccio indicibile è il solito (fu-)Bruno Mattei noto nel genere trash per i suoi vari “exploitation movies”, ovvero film che vorrebbero imitare famose pellicole americane o almeno campare sulla loro fama con la minor spesa. Mattei ha diretto “capolavori” come: Fauci Crudeli – Cruel Jaws (titolo ispirato a Jaws, ovvero Lo Squalo), Robotwar – Robot da guerra (un mix di Robocop e Predator), e la serie Strike Commando (ispirati ai vari Rambo). Vi potete immaginare di che cosa sia un misto questo “alienators”. In questo caso però l’imitazione è più su Aliens che Terminator.
      Vi consiglio due brevi recensioni: la prima nella sezione “So bad it’s good” del sito Alexvisani e la seconda su Film per pochi (favoloso il titolo del blog).
    • Terminator dall’Inferno (1994, Mexico. Titolo originale: El Hombre De Blanco)

      In proposito vi riporto la trama da MyMovies:
      Una madre e la sua bambina sono inseguite da un misterioso assassino vestito di bianco spietato e invulnerabile. La premessa fa pensare al soprannaturale, e il finale (molto telefonato) sembra confermare che ci si trovi su un piano metafisico, anche se in verità che cosa succeda alla fine non è molto chiaro neppure a chi sia rimasto sveglio per tutto il film. Come non è chiaro a che cosa alluda la ponderosa frase finale che riguarda la morte che non se ne va mai via a mani vuote. Succede poco e molto lentamente. Se esiste il tempo soggettivo, questo film dura molto di più dell’ora e venti effettiva. Cardona jr stiracchia lo spunto in modo intollerabile, ma lo mette in scena con competenza. Naturalmente, Terminator non c’entra nulla
      .
    • Cyborg Terminator 2 (1995, USA. Titolo originale: Nemesis 2: Nebula)
      Già ne parlai in passato (vedi link), anche qui la trama è fortemente scopiazzata da Terminator (con sprazzi di Predator).

    INFINE

    • Non contenente la parola “Terminator” ma pur sempre ITALIANISSIMO c’è Vendetta dal Futuro (1986), o “Mani di Pietra”, che è una copia di Terminator molto più di quanto non lo siano vari altri film con la parola “terminator” nel titolo (pur sempre rimanendo lontano anni luce da qualsiasi cosa mai prodotta da Cameron).

    Una nota curiosa, il film Terminator Woman (1993, USA), che non ha a che fare con un robot ma semplicemente con una “donna letale”; in Italia è stato distribuito con vari titoli: Double Target (in VHS) e Un testimone da proteggere o Uno scomodo ostacolo (in televisione) . Nessuno di questi però ha la tanto ambita parola “terminator” quasi a ribadire ai distributori esteri che i sequel apocrifi sono solo cosa nostra. 😉
    All’estero in realtà non sono da meno con questi titoli contenenti la parola Terminator, difatti esiste: Lady Terminator (1985), Russian Terminator (1989), Terminator Woman (1993) di cui parlavo un attimo fa, Alien Terminator (1995) e altri. Con l’eccezione di Terminator Woman non credo che gli altri abbiano mai avuto una distribuzione italiana, ma qui lo dico e qui lo nego.
    Alla ricerca di immagini ho trovato anche questa lista che a saperlo prima mi avrebbe risparmiato molto tempo. Dateci un’occhiata perché contiene anche clip video dai vari film.

  • Karate Kid – La leggenda non continua affatto


    A proposito di sequel apocrifi e titoli italioti… qui le rubriche mi si intrecciano sempre più! Difatti mi era totalmente sfuggito il titolo con il quale The Karate Kid (2010), remake dell’omonimo film del 1984, è stato distribuito in Italia: scopro solo ora che il titolo italiota è The Karate Kid – La leggenda continua.
    Il titolo italiano, come spesso accade, cerca di legarlo ai precedenti come se fosse un nuovo capitolo della serie quando in realtà è semplicemente un remake.
    Per chi era in giro negli anni ’80, forse vi ricorderete che all’epoca il primo film della serie uscì con il titolo Karate kid – Per vincere domani. Difatti tutti ancora lo ricordano come “Karate kid” (senza il “the” che lo precede).
    Quindi abbiamo:
    The Karate Kid (1984) –> Karate Kid – Per vincere domani
    The Karate Kid II (1986) –> Karate Kid II
    The Karate Kid III (1989) –> Karate Kid III – la sfida finale
    in Italia le sfide e gli scontri sono sempre finali (salvo ripensamenti dei produttori ovviamente)
    The Next Karate Kid (1994) –> Karate Kid IV
    che fregatura questo film. Già qui il titolo italiano era un po’ a fregatura, difatti non conoscendo il titolo originale in Italia nessuno si sarebbe aspettato il cambio del protagonista. “Il nuovo karate kid” sarebbe stato un titolo più appropriato ma forse una brutta scelta dal punto di vista commerciale, nessun affezionato difatti vuole qualcosa di nuovo una volta arrivati al quarto capitolo di una serie. E’ come dire “Il nuovo Indiana Jones” e ritrovarsi Shia LeBouef che sostituisce Harrison Ford… idee che al solo pensiero fanno rabbrividire.
    The Karate Kid (2010) –> The Karate Kid – La leggenda continua
    ma come? Adesso gli lasciate l’articolo determinativo inglese? Al quinto film? Le solite sciatterie per risparmiare sul merchandising. Tanto nessuno si comprerà mai niente con il nome di questo film inciso sopra.
    Vedo che c’è un The Karate Kid 2 (remake dell’originale secondo film presumo) che uscirà nel 2013. Mi domando come lo chiameranno… The Karate Kid – A volte ritornano?

  • TITOLI ITALIOTI (22^ PUNTATA) – Prom Night


    Rieccoci con l’ennesimo appuntamento dedicato ai titoli italioti. In questo 22° episodio ufficiale (di ufficiosi ce ne sono tanti, basta cliccare sul link rubrica titoli italioti per scoprirli tutti) parliamo della sconosciuta saga di Prom Night che è più estesa e complessa di quanto vorrei che sia. Questa volta parto a ritroso, ovvero dal più recente “remake” che è stato intitolato “Che la fine abbia inizio”:
    Prom Night –> Che la fine abbia inizio (2008)
    non difficile da confondere in italiano con Prom Night (1980) dato che il suo titolo italiano è: “Non Entrate in Quella Casa“. Eppure il “Prom Night” del 2008 è un remake di quello del 1980. Non si sarebbe dovuto chiamare per lo meno allo stesso modo?
    E’ da quel dannato “Non aprite quella porta” (The Texas Chainsaw Massacre) che questi “non aprite” continuano a tormentarci! Solo negli anni ’90 decisero che era ora di piantarla.
    Entrambi i film, originale e remake, sono molto mediocri (votati su IMDb.com con 5.1/10 per il film del 1980 e un osceno 3.7/10 per il remake del 2008); almeno quello del 1980 aveva Jamie Lee Curtis e Leslie Nielsen!
    Nel 1987 uscì anche un sequel di Prom Night chiamato “Prom Night II” (anche noto come Prom Night II: Hello Mary Lou), seguìto nel ’90 da “Prom Night III: The Last Kiss“; in italiano intitolati rispettivamente “Prom Night II: Il Ritorno” e “Prom Night III: L’Ultimo Bacio” (no, non quello di Muccino).
    Per legare insieme “Non Entrate in Quella Casa” con i successivi “Prom Night II” e III, l’uscita in videocassetta del primo film fu ribattezzata ad arte con il titolo “Prom Night: Non entrate in quella casa“.
    Il quarto però (si c’è anche un quarto!) si slega nuovamente dalla serie, essendo il titolo originale “Prom Night IV: Deliver Us from Evil” ed il titolo italiano: “Discesa All’Inferno” (senza riferimenti alla serie “prom night” e confusionario visto che lo stesso titolo era già stato usato per un film con Sophie Marceau chiamato Descente aux enfers). L’omonimia col film della Marceau ha confuso difatti il sito Mymovies che descrive la trama di Prom Night ma elenca regista, attori e locandina del film francese.
    In realtà ha senso che questo quarto episodio sia stato proposto agli italiani con titolo diverso in quanto già in origine era un film a se stante che probabilmente fu intitolato Prom Night IV soltanto per venderlo meglio sul mercato americano.
    Per riassumere:
    Prom Night –> Non entrate in quella casa (1980)
    intitolato solo in videocassetta Prom Night: Non entrate in quella casa e da notare anche la scritta “Più terrificante di HALLOWEEN“… ahah ma per piacere! Prom night rasenta il soporifero!
     
    Prom Night II –> Prom Night II: Il ritorno (1987)

     
    Prom Night III: The last kiss –> Prom Night III: L’ultimo bacio (1990)

    Prom Night IV: Deliver us from Evil –> Discesa all’inferno (1992)
     (locandina italiana introvabile, forse è solo passato in TV)
    Prom Night (remake) –> Che la fine abbia inizio (2008)

    Con questo remake del 2008 speriamo che l’inizio abbia invece una fine e che la serie si trascini menomata ad un arresto completo prima di rischiare di addormentare una nuova generazione di spettatori.

  • Guardando la TV… (Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio)

    Mentre mi guardo l’ennesimo passaggio televisivo di Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio non posso che stringere i denti nell’udire cose come “bombardieri stealth” pronunciato BOMBARDIERI STILT (ripetuto più volte durante il film). Ahh, quella sana insipienza dell’inglese degli anni ’90, quanto mi manca! Oggi si sente di peggio ed è meno giustificato.

    Parlando di Terminator 2 mi viene in mente un altro titolo, quello di The Time Guardian del 1987, film australiano intitolato in Italia “TERMINATORS 2“… senza vergogna alcuna. Eccovi le copertine italiane:


    VHS di Terminators 2

    Una curiosità: in questo film c’è anche Carrie Fisher (la principessa Leila di Guerre Stellari)

    Per altri titoli simil-Terminator leggetevi questo precedente post.

  • IL TITOLO PIU’ PAZZO DEL MONDO È…

    Tempo fa avevo proposto la votazione su quale fosse per i miei lettori il titolo più pazzo del mondo della seguente scelta di titoli italioti (leggi qui il precedente post a riguardo):

    Ebbene il vincitore del premio “TITOLO PIU’ PAZZO DEL MONDO” è… anzi sono:

    PORKY’S QUESTI PAZZI PAZZI PORCELLONI

    a pari merito con

    LA BANCA DEL SEME PIU’ PAZZA DEL MONDO


    Grazie a chi ha votato. Speriamo di avere più partecipazione al prossimo sondaggio.

  • La Gang dell'Arancia Meccanica

    Una curiosità che mi sono dimenticato di aggiungere in coda al precedente articolo su Arancia Meccanica è l’esistenza di un film chiamato “Çirkin dünya” (tradotto con google translation “The Ugly World“). E’ un film turco del 1974 distribuito in Italia con un titolo quanto mai fuorviante “La Gang dell’Arancia Meccanica“; fossi stato nei panni di Kubrick mi sarei fatto in quattro per assicurare alla giustizia i colpevoli di questo titolo.
    La trama potrebbe ricordare alla lontana qualche scena da Arancia Meccanica, ma molto molto alla lontana! Praticamente non c’entra niente e anzi ricorda più film del tipo Non Violentate Jennifer e L’Ultima Casa a Sinistra.
    In inglese è conosciuto appunto con il titolo di “Ugly World” o “Last House in Instanbul”. Letteralmente “ugly world” è il mondo brutto, da intendersi come marcio, lercio, brutale, cattivo, pieno di brutta gente, insomma ci siamo capiti.
    Questa la trama presa da Cinematografo.it
    Un chirurgo di Istambul si vede piombare, nella villa in cui vive con la moglie Selma e il figlioletto Murad, tre delinquenti sfuggiti alla polizia dopo una notte di delitti commessi per divertimento. Fallito un tentativo di liberarsi di loro – che si sono installati da padroni nell’abitazione – con una fuga notturna, il giorno dopo il medico si reca con lo Scorpione, capo del criminale terzetto, a ritirare in banca i soldi che i banditi pretendono per andarsene. In loro assenza, i complidi dello Scorpione violentano Selma e uccidono Murad. La donna impazzisce e il marito, lanciatosi contro i malviventi, viene ammazzato. I tre finiscono egualmente in galere, per uscirne qualche anno dopo: ritrovato il senno in seguito a uno shock, Selma li affronta, pistola in pugno: giustizia è fatta.

    Persino i caratteri del titolo cercano di illudere lo spettatore italiota suggerendone un qualche legame con il capolavoro di Kubrick.