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  • Doppiaggi perduti – Elvis il re del rock (1979) di John Carpenter

    Elvis il re del rock di John Carpenter, locandina italiana del film

    Purtroppo ritorna una rubrica che vorrei non esistesse, quella dei doppiaggi perduti e questa volta parliamo di Elvis – il re del rock, un film di John Carpenter con Kurt Russell nei panni del Re… un altro doppiaggio di cui si sono perse le tracce.

    Un recupero promesso, un’occasione mancata

    All’inizio di marzo 2019 l’azienda Terminal Video annunciava, a cura della misteriosa ditta catanese Sinister Film, l’uscita imminente di Elvis il re del rock in DVD con audio italiano, notizia riportata anche dal sito Il seme della follia, il blog italiano dedicato al cinema di John Carpenter, dove viene scritto:

    annuncio Terminal Video Sinister Film su Elvis il re del rock in DVD con doppiaggio italiano

    “Non si conoscono dettagli particolari sull’uscita, a parte che sarà in formato 4:3 e che includerà anche la lingua italiana in Dolby Digital 2.0 e vi saranno presenti anche i sottotitoli.”

    Tralasciando la lunga (e lecita quanto volete) diatriba sul fatto che molti distributori italiani continuino a pubblicare film soltanto in formato DVD (questo film all’estero esiste in Blu-Ray dal 2010), l’annuncio ha comunque fatto emozionare non solo i fan italiani del Re ma anche quelli di Carpenter e gli appassionati di doppiaggio, perché non è cosa di tutti i giorni che un doppiaggio italiano considerato a tutti gli effetti scomparso dalla faccia della terra venga portato in home video, così… senza che nessuno lo abbia neanche richiesto.

    Il 10 aprile 2019 è sempre il blog Il seme della follia, in contatto diretto con la distribuzione Terminal, a rendere noti quelli che saranno i dettagli finali che troveremo nell’agognato DVD in uscita il 24 aprile (posticipato al 30 aprile e poi uscito il 7 maggio anche su Amazon): audio solo in lingua inglese con sottotitoli in italiano. La modica cifra? €14,99. Cioè stiamo parlando dei sottotitoli in italiano più costosi di sempre.

    Foto del DVD italiano di Elvis il re del rock

    Foto da Thrauma.it

    Cosa sappiamo del doppiaggio perduto di Elvis il re del rock?

    Del doppiaggio di questo film non sappiamo praticamente niente, né l’identità di alcun doppiatore che possa aver partecipato al doppiaggio storico, né la cooperativa che potrebbe averci lavorato (C.D.? CVD? Royfilm? SAS? SEDIF? DEFIS? Boh!), questa era almeno la situazione fino a poco tempo fa! È grazie ad un lettore di questo blog (Mr.Nic detto a”Lao”) che abbiamo potuto scoprire qualcosina di più! Difatti, è nella biografia del direttore di doppiaggio Carlo Baccarini (redatta da Gerardo Di Cola, studioso della storia del doppiaggio) che troviamo questo film, all’anno 1979.

    Filmografia del direttore di doppiaggio Carlo Baccarini, redatta da Gerardo Di Cola

    La data film ricade nell’era dei doppiaggi di qualità, e Baccarini era direttore di una delle migliori cooperative di doppiaggio in circolazione, la CVD! In base a questi dati non è difficile immaginare l’identità dei doppiatori che possono aver fornito la loro voce per il doppiaggio di questo film. Ma rimaniamo solo su ciò di cui abbiamo conferma certa: l’identità del direttore del doppiaggio Carlo Baccarini e i dati ufficiali sull’arrivo di questo film in Italia.

    L’uscita cinematografica

    Ritaglio di giornale dell'uscita cinematografica di Elvis il re del rock, di John Carpenter con Kurt Russell

    Il 2 giugno 1979 Elvis il re del rock ottiene il nullaosta per la distribuzione cinematografica e viene portato in sala dalla P.A.C. – Produzioni Atlas Consorziate. La durata? Il sito Italiataglia riporta 2806 metri di pellicola accertati, equivalente ad una durata di 1 ora 42 minuti e corrispondente alla durata di quella che viene chiamata “la versione europea” del film, che infatti troviamo riportata su IMDb nella lista delle varie versioni segnalate:

    2 hr 30 min (150 min)
    2 hr 43 min (163 min) (1988 video release) (UK)
    1 hr 45 min (105 min) (theatrical) (West Germany)
    2 hr 50 min (170 min) (BluRay)

    In Europa arrivò al cinema in versione ridotta e il suo doppiaggio italiano del 1979, se ancora esiste da qualche parte, potrebbe andare a coprire soltanto le scene presenti in quella versione “corta”. Quindi, rispetto alla versione estesa presente nei Blu-Ray esteri, rimarrebbero senza doppiaggio la bellezza di 70 minuti di film. Per il mercato italiano sarebbe sensato avere due versioni, quella cinematografica europea con doppiaggio italiano storico e quella estesa con colonna sonora americana e sottotitoli italiani (o addirittura con un nuovo doppiaggio fatto ad hoc?), ma per il consumatore italiano avere uscite in home video “sensate” è un’utopia.

    Una delle proiezioni in pellicola 35mm di cui ho trovato traccia è avvenuta in un’arena estiva al Circo Massimo, lunedì 23 agosto 1982, proiettato su uno schermo di 30 metri davanti a 7000 posti a sedere.

    Ritaglio di giornale, cartellone delle proiezioni cinematografiche al Circo Massimo, nell'estate del 1982

    Dagli archivi dell’Unità

    ALTRE PROIEZIONI IN SALA

    • Martedì 19 ottobre 1982, all’Instabile di Genova
    • Lunedì 23 giugno 1997 inizia a Sanremo una rassegna di film su Elvis e viene proiettato anche questo (non si sa bene in che data)
    • Venerdì 1° maggio 1998 viene proiettato alle 20.00 al “Verdi” di Candelo in una rassegna di musical
    • Giovedì 30 aprile 1998 viene proiettato alle 20.00 al “Verdi” di Candelo in una rassegna di musical
    • Martedì 23 novembre 1999 rientra nel palinsesto del 17° Torino Film Festival e viene proiettato quel giorno alle 22.15

    Nel 1999 ancora girava per le sale in 35mm quindi di certo la pellicola è presente in qualche cineteca o in mano a qualche collezionista.
    Queste informazioni vengono dall’archivio storico di La Stampa, consultato dal mio collaboratore Lucius Etruscus, autore del sito IPMP – Italian Pulp Movie Posters.

    Fotobusta del film Elvis il re del rock 1979

    Fotobusta del film

    In televisione?

    Rarissimi i passaggi televisivi con ben poche tracce comprovate, ho dovuto fare affidamento alla memoria di alcuni esperti, primo tra tutti Enrico Bulleri, storico e critico cinematografico ma anche carpenteriano e collezionista da competizione, il quale ricorda rarissime (almeno due) apparizioni televisive a partire dal 1984:

    A me risulta che nel 1984, durante gli Europei di calcio di Francia ’84, la RAI lo programmò la prima volta in TV, se non erro era la versione cinema europea di circa 110′, doppiata. Questa versione cinematografica “corta” ricomparve nel 1992 con il doppiaggio storico del ’79 sul canale Cinquestelle-Teleregione che trasmetteva film e sceneggiati del magazzino Rai.
    La versione lunga americana di Elvis il re del rock si trova sottotitolata in italiano dal 2004 o, se non ricordo male, addirittura ridoppiata ma con un doppiaggio scadente fatto negli anni 2000, quando lo programmò Sky.

    Enrico Bulleri

    Da una consultazione dei palinsesti di quel periodo non risulta alcun passaggio RAI ma non era inusuale che motivi vari la programmazione pubblicata sulle guide TV con una settimana di anticipo saltasse e possano averlo programmato al volo, in sostituzione di altro.

    Per quanto riguarda il passaggio su Sky, l’idea che possa esistere un ridoppiaggio del 2000 mi fa rabbrividire ed emozionare allo stesso tempo, se esiste davvero lo vorrei sentire per puro masochismo. Ma dei tanti film “riempi-palinsesto” scaraventati su Sky negli anni 2000 e doppiati al volo per l’occasione, ne sono arrivati pochissimi alle nostre orecchie.

    In data Martedì 4 agosto 1987, pomeriggio di Canale 5, compare nei palinsesti un semplice titolo “Elvis”, descritto proprio come quello di Carpenter con Kurt Russell e Shelley Winters. Questo potrebbe essere un errore della guida TV, è sì andato in onda un Elvis ma non QUEL Elvis (che infatti manca del sottotitolo “il re del rock”). Dall’anagrafica della Mediaset non risulta essere mai passato per le reti del biscione e la loro anagrafica è più affidabile di una guida TV che vede Elvis in programma e copia-incolla la descrizione trovata su qualche dizionario.

    In videocassetta VHS???

    Se i passaggi televisivi di Elvis il re del rock hanno poche conferme, quando andiamo a parlare di questo film in VHS entriamo in una dimensione di pura leggenda. In merito corrono voci incontrollate pazzesche: secondo alcuni, il film è esistito in formato VHS per il noleggio. È quanto sostiene Andrea Grandra, altro collezionista extraordinaire, che ricorda di averlo noleggiato nel 1995.

    Io noleggiai la VHS quando avevo 11, al Blockbuster sotto casa. Era doppiato, stessa versione che davano sulle reti private regionali, era l’anno che Pino Farinotti pubblicò il suo dizionario del cinema in collaborazione con Blockbuster. Per ogni film veniva assegnato un pallino o un triangolino, il pallino significava che il film era in catalogo sia per la vendita che per il noleggio, il triangolino solo per il noleggio. Elvis era con il triangolino, andai alla Blockbuster ed effettivamente c’era per il noleggio… Ho il ricordo di lui in ospedale e del finale con il fermo immagine mentre canta in un concerto, con annesse scritte che riassumono la prematura morte.

    Andrea Grandra

    Anche questa informazione non dovrebbe essere difficile da verificare. L’unico dizionario Farinotti a cui ho avuto accesso è datato 2001 e in questa versione non presenta alcun pallino o triangolino, resta da verificare l’edizione del 1995.

    Elvis il re del rock sul dizionario di film Farinotti del 2001

    Elvis il re del rock sul dizionario di film Farinotti del 2001

    In compenso questa ricerca mi ha fatto scoprire l’esistenza di un film italiano chiamato Elvjs & Mariljn, del 1998!

    “Lui è blugaro e assomiglia a Elvis, lei rumena ed è la confrogigura di Marilyn. Vincono un concorso di sosia e la possibilità di esibirsi in un locale di Riccione.”

    Questa sola introduzione mi basta, lo voglio vedere!

    Copertina VHS del film Elvjs & Merilijn di Armando Manni

    Voglio il Blu-Ray di questo

    Possiamo supporre che la Sinister Film che ha portato questo film in DVD in Italia non abbia mai avuto accesso al doppiaggio italiano altrimenti lo avrebbero certamente incluso. Forse i primi annunci erano dovuti al fatto che si aspettavano di poterlo trovare per poi rimanere delusi, loro come noi. Immagino che sia andata così.

    Dove si trova il doppiaggio italiano di Elvis il Re del rock?

    Pellicola 35mm affetta da sindrome acetica, foto da National Film Preservation Foundation

    Effetti della sindrome acetica su pellicola 35mm che perde di flessibilità e comincia a sfaldarsi.

    Collezionisti (o addirittura qualche cineteca) potrebbero essere in possesso di copie in pellicola 35mm sopravvissute alle proiezioni cinematografiche, non è improbabile che qualcuna rispunti fuori un giorno e anche se la pellicola fosse virata tutta sul rosso, la traccia ottica sarebbe comunque utilizzabile. Il problema con le pellicole però rimarrà sempre la sindrome acetica, un processo di deterioramento così definito per il forte odore di aceto emanato dalle pellicole affette. Questa può colpire qualsiasi pellicola in triacetato, specialmente quelle che sono state conservate male, all’umido. Una volta iniziato, il processo è inarrestabile e porta alla completa distruzione della pellicola, a quel punto anche l’audio ottico sarebbe irrecuperabile.

    Un’altra possibile ubicazione di una copia doppiata del film sono gli archivi RAI dove il film potrebbe essere conservato in pellicola e quasi certamente anche in riversamenti su nastro magnetico U-Matic, ma non per questo è detto che sia facilmente reperibile e nemmeno è detto che Sinister o altri possano averci accesso né richiedere una copia, gli archivi RAI del resto non sono una biblioteca pubblica da cui chiunque può attingere quel che vuole a proprio uso e consumo. Non dimentichiamo inoltre che negli anni ’80 alla RAI c’è stato un mega trasloco (altro che programma sul canale Dmax!) con tanto di materiale buttato via a quintali nei cassonetti di via Teulada (shh, non lo dite all’AMA!).

    Per scrupolo ho fatto controllare negli archivi Mediaset (lì abbiamo delle nostre talpe) e non ce n’è traccia. Del resto, come ci racconta Enrico Bulleri, il film sembra essere passato solo per la RAI e per canali regionali che attingevano dai suoi archivi, mai da Mediaset.

    Custodia di una videocassetta blockbuster

    Se il film è mai stato effettivamente disponibile in videocassetta VHS per il noleggio a Blockbuster, quella copia potremmo non rivederla mai più perché, al contrario delle videoteche private, Blockbuster non era solita vendere sotto banco i propri titoli nel caso di chiusura dell’attività, solitamente le buttava via e basta. E Blockbuster, dopo una lenta agonia, ha dichiarato fallimento nel 2013 quindi non abbiamo comunque modo di verificare con loro. [Addendum: mi dicono che Blockbuster effettivamente vendeva le sue VHS, a maggior ragione se quella di Elvis non è mai spuntata fuori è probabile che non sia mai esistita ma rimaniamo in attesa di ulteriori prove per l’una o l’altra teoria. Al momento la VHS di Elvis rimane una leggenda non verificata.]

    Sembra proprio che, così come è successo ad Elvis dopo la sua morte, molti affermino di averne avvistato il doppiaggio da qualche parte. Speriamo che una di queste storie si riveli essere vera e che porti al suo ritrovamento. Per ora l’unica cosa certa è l’arrivo al cinema, in pellicola è esistito di certo.

    Non ci resta che piangere i sottotitoli

    Vari formati video a confronto DVD, 720p, 1080p, 2k e 4k

    Insomma, ancora una volta, una triste storia di un doppiaggio che chissà se risentiremo mai, di una versione europea che chissà se rivedremo mai. Ed è anche l’ennesima triste storia della distribuzione italiana costellata di scelte infelici come pubblicare in formato DVD film restaurati in 4k, agli stessi prezzi del Blu-Ray e senza audio italiano, anche considerato che i sottotitoli italiani già esistono da almeno quindici anni (gratuitamente) sul sito opensubtitles.org.

    Ecco il link diretto per scaricare direttamente i sottotitoli italiani di Elvis il re del rock.


    Anche se Carpenter si dice abbia ripudiato questo film prodotto per la televisione americana (una storia raccontata sul blog La Bara Volante e gli esperti di Carpenter su questo dissentono), rimane un film più che decente, talmente decente che ha travalicato il medium televisivo per arrivare fino al cinema, sia negli Stati Uniti che in Europa (Duel di Spielberg vi dice niente?). Certamente non un prodotto che meritava di scomparire per sempre dal panorama italiano dopo pochi anni di proiezioni cinematografiche. Speriamo un giorno di rivederlo, anzi, risentirlo.

    Scena del film Men in black dove Tommy Lee Jones dice che Elvis non è morto, è tornato a casa. Però si è portato dietro il doppiaggio

  • Fi-Pi-Li horror festival – 22-25 aprile 2017

    FIPILI2017
    A Livorno dal 22 al 25 aprile si terrà la 6ª edizione del Fi-Pi-Li horror festival, evento cine-letterario dell’horror e del fantastico al quale sono stato invitato. Sarò presente tra gli ospiti della giornata di domenica 23 aprile durante la quale Il Seme della Follia – il fan club dedicato all’opera del maestro dell’orrore John Carpenter – insieme allo staff del FIPILI Horror Festival, organizzerà il primo raduno nazionale dei suoi fan italiani.
    Durante la giornata verrà proiettato il primo cortometraggio di Carpenter – Captain Voyeur, girato nel 1969 e ritrovato negli archivi dell’Università di Cinema di Los Angeles solo nel 2011 – e ci sarà anche un’altra proiezione a sorpresa.
    Se volete venire a salutarci saremo lì anche per i corti in concorso.
    Tra gli ospiti della giornata, speciale rilevanza avrà l’ultimo dei videotecari, Federico Frusciante, noto su YouTube per le sue recensioni di critica cinematografica e per le approfondite monografie sui registi (qui una delle mie preferite su George Romero).

    Frusciante489 Un Frusciante visibilmente emozionato dal farsi la foto con me.

    Alcuni orari di domenica 23 aprile ai quali sarò certamente presente:
    11.00 – 1° raduno nazionale dei fan di Carpenter, ritrovo e presentazione degli eventi.
    17:45 – Conversazione/analisi su Fuga da New York con Evit.
    19:30 – “L’angolo del Frusciante” su John Carpenter con proiezione del cortometraggio Captain Voyeur.
    Troverete il programma intero qui.
    Nella stessa giornata sarà presente anche il creatore di effetti speciali Sergio Stivaletti che gli amanti di un certo genere di film magari potrebbero non riconoscere per nome ma sicuramente per i titoli: Demoni, Vendetta dal futuro, Dellamore Dellamorte, Nirvana… fino a Dracula 3D (!), la lista è veramente senza fine, a tratti epica.
    Non posso parlarvi di altri ospiti speciali presenti al festival perché non sono stati ancora resi ufficialmente noti quindi rimando solo alla sezione “news” del loro sito www.fipilihorrorfestival.it.
    Vista la giornata carpenteriana del 23 aprile, voglio ricordarvi anche i miei articoli di approfondimento sull’adattamento e doppiaggio di due suoi film:

    1997: Fuga da New York – Jena, non Snake. Psicologia di un nome

    Cosa? L’adattamento e il doppiaggio di “La Cosa” (1982)

  • 1997: Fuga da New York – Jena, non Snake. Psicologia di un nome

    JenaPlissken
    Ho già parlato di 1997: Fuga da New York, nel lontano 2011, in un articoletto che, tutto sommato, era molto più completo e a trecentosessanta gradi di molti altri dello stesso periodo e in cui le osservazioni più salienti furono riportate in maniera sintetica… il dono della sintesi, questo sconosciuto. Tale articolo è ancora valido e molto adatto al lettore occasionale privo di pazienza, quello abituato a leggere soltanto vuoti acchiappa-click condivisi su Facebook. Oggi invece parliamo in maniera poco sintetica dell’adattamento italiano del film in tutte le sue minuziose finezze, negli errori e nei pregi. Insomma, il solito approfondimento la solita rottura di balle come se ne vedono già da molti anni su questo blog.

    Ma prima, partiamo con l’offendere dozzine di potenziali lettori! Come diceva il dottor Frankenstein in Frankenstein Jr.: si va?

    Quando si parla dell’adattamento di Fuga da New York, l’unico argomento che emerge è seeeeempre il solito: il nome del protagonista nella versione doppiata è diverso dall’originale e blablabla…

    blahblahblah
    Per fortuna il film non è popolare come, diciamo, Guerre Stellari, quindi è più infrequente incappare in qualcuno che tira fuori l’argomento “Snake è meglio di Jena“, nonostante questa alterazione sia ben più sostanziosa rispetto a, diciamo, Fener Vader. Ma, come vedrete, è molto più motivata.

    I più arditi tra i detrattori del doppiaggio in generale lo additeranno certamente come uno dei tanti esempi di alterazione che conferma la loro idea maturata su internet secondo la quale il doppiaggio dovrebbe essere abolito domani mattina per tutti oppure, se proprio deve esistere, che sia almeno una copia diretta dei dialoghi stranieri, con tanto di costruzione grammaticale estera e vocaboli non tradotti. Nell’era in cui anche la lingua è diventata, come tutto il resto, un’opinione e in cui al grido di “così si parla oggi, aggiornatevi!” si giustifica la propria ignoranza radicalizzata all’interno di forum e pagine Facebook ricolme di menti adolescenti, anche la trasformazione di Snake in Jena capisco che possa diventare per qualcuno l’ennesima riprova del fallimento del doppiaggio, proprio come accade nel complottismo dove qualsiasi dichiarazione “ufficiale” diventa una riprova di accordi segreti tra il governo ed extraterrestri.
    Se invece siete curiosi di capire perché Jena ha più senso di Snake in italiano, procedete pure con la lettura.

    slegate

    Se mi slegate inizio il mio approfondimento

     
    Psicologia di un (sopran)nome

    Gli appassionati più accaniti di Carpenter forse sapranno che il nome del personaggio deriva da un qualche bullo di scuola che conosceva un amico di Carpenter, un bullo che si faceva chiamare “Snake”, viveva a Cleveland ed aveva un tatuaggio a forma di serpente… una storia del genere. simpsons-snakeChiedendo che fine avesse fatto Snake, qualcuno poteva tranquillamente rispondere “credevo fosse morto” e, anche se questa battuta origina da un film con John Wayne, supponiamo che si applicasse benissimo anche a quel Snake di Cleveland, una sorta di mito di periferia. Da qui nascono le basi di un personaggio che praticamente si è scritto da solo e spero che il vero Snake di Cleveland sia ancora vivo per apprezzare il contributo fondamentale che i suoi pochi anni di scuola hanno portato al cinema mondiale, prima della sfavillante carriera da benzinaio.

    “Snake” nella cultura americana è un tipico soprannome da criminale ed uno statunitense non dubiterebbe di ciò per un istante.

    snakes1

    “Snake” (e varianti) nella cultura americana

    La scelta di Iena al posto di Snake nell’adattamento italiano si rivela forse tra le più riuscite della storia del doppiaggio. Non solo per via del labiale PERFETTO (dato che il movimento delle labbra è assolutamente identico nella pronuncia dei due nomi) ma anche perché è servita a consolidare istantaneamente l’epicità di un personaggio in cui è prima il (sopran)nome, più che le sue azioni, a farci capire la cosiddetta “psicologia del personaggio” e a dargli spessore. A breve capirete come e perché.

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    Serpenti americani e serpenti italiani

    L’uso del “serpente” come soprannome è fortemente evocativo nella cultura anglosassone e in particolare quella americana: indica una persona pericolosa, sempre pronta a pugnalarti alle spalle per tornaconto personale e di cui di conseguenza ci si può fidare poco. È il tipico soprannome da criminale che si addice bene anche al nostro Plissken e, sebbene molti dizionari indichino un’equivalenza con il nostro “serpe”, in questo caso, come vedremo, non è un opzione praticabile.
    L’alterazione (anzi, l’adattamento) di “Snake” in italiano diventa una necessità quando si vuole ottenere un equiparabile impatto culturale in una lingua diversa da quella originale. Infatti, se volessimo immaginare l’ipotetico caso di una traduzione più alla lettera per “Snake”, ci scontreremmo con due situazioni problematiche.

    La prima è quella di movimenti labiali impraticabili come nel caso di “cobra”. Tra le alternative possibili, Cobra ovviamente porta con sé l’invidiabile vantaggio di giustificare quel tatuaggio addominale che vediamo al protagonista durante lo scontro gladiatorio a torso nudo. Una scelta di adattamento su cui puntò la Corea a quanto pare ma è un’opzione che funziona soltanto sulla carta, difatti se ai coreani non importa molto di ricreare un labiale plausibile che “illuda” lo spettatore, in Italia invece questo è sempre stato fondamentale per rendere credibile l’illusione del doppiaggio, perché di illusione si tratta… e quando si slega troppo ce ne accorgiamo subito (questo vale anche per i film italiani).

    cobra
    La seconda situazione problematica è quella di “serpe”, ovvero una parola che si avvicina sufficientemente a “Snake” sia per significato che per lunghezza (entrambe parole brevi che iniziano per esse ed indicano dei crotali) e quindi apparentemente la scelta ideale ma, ahimè, del tutto inadeguata nel caso specifico.
    In italiano, infatti, “serpe” suggerisce una persona malvagia e subdola, che trama alle spalle, capace di fare del male nascondendosi sotto un’apparente gentilezza (questa è la definizione di “serpe” nel suo senso figurato, idem per “vipera”), ovvero l’esatto opposto di Plissken che non fa mai finta di essere gentile e non lo nasconde di certo (cit. “non me ne frega un cazzo del vostro Presidente“) ma allo stesso tempo sappiamo che non è una persona malvagia, dietro la sua aria da duro prova molta più compassione di quanta ne potranno mai provare i suoi carcerieri e meno che mai il Presidente… loro sì infidi e subdoli, delle vere serpi!

    snake_plissken

    Citazione che rispunta sempre fuori durante le elezioni presidenziali americane

    Quindi abbiamo un “cobra” che non sta bene sul labiale ed un “serpe” che però è ben diverso dalle intenzioni di quello “snake” del copione americano ma che, soprattutto, non c’entra assolutamente niente con il nostro eroe! Plissken non è un personaggio di Beautiful.
    Sono sicuro che avranno anche tentato un “chiamami Serpente” come del resto hanno fatto anche gli spagnoli (“chiamame Serpiente“) ma nella nostra cultura italica non sembra un soprannome realisticamente proponibile per un personaggio simile. Sottolineo quello che dicevo prima, ovvero che “Snake”, nel cinema e nella televisione, è un soprannome tipico del criminale americano, se vogliamo anche un po’ cliché. In Italia però “Serpente” non è culturalmente equivalente a “Snake” e se negli Stati Uniti (e suppongo nei paesi di lingua spagnola) qualcuno può farsi chiamare Serpente ed apparire immediatamente “figo”, non si può dire che questo avvenga altrettanto facilmente anche da noi.
    L’intuizione di chi ha adattato, e che trovo molto azzeccata, è stata quella di spostare l’attenzione su un animale differente, con un labiale proponibile anche sui primi piani e che fosse comunque adeguato al personaggio.
    Anche se il “iena” della soluzione adottata in italiano non porta lo stesso identico significato che “snake” ha per gli americani, gli si avvicina comunque moltissimo e, cosa basilare, descrive accuratamente il personaggio: una persona di cui non fidarsi e con cui non è bene abbassare mai la guardia perché si approfitterebbe subito di un momento di debolezza dell’avversario, una vera carogna insomma… questo sempre dal punto di vista delle autorità o, come dicono gli americani, “the Man!“.

    Un nome che si presenta da solo

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    Il livello di epicità del personaggio alla sua apparizione viene superato pochi istanti dopo, quando sentiamo come si fa chiamare.

    La scelta di “iena” in sostituzione di Snake è, come scelta di adattamento, molto più lontana di quanto Fener lo fosse da Vader in Guerre Stellari ma allo stesso tempo è anche più giustificata, dal momento che il cambiamento non è da ricercare in un volersi allontanare da un nome immaginario dal suono anglosassone troppo reminiscente di una tazza del cesso. In questo caso invece si tratta a tutti gli effetti di un soprannome con un suo preciso (ed evocativo) significato che contribuisce in maniera sostanziale al film nel suo insieme e quindi è importante che “arrivi” a tutti gli spettatori italiani così come in inglese arriva a tutti gli spettatori del mondo anglosassone.

    Qualcuno si sarà già posto la fatidica domanda… e lasciarlo “Snake” anche in italiano?

    fuga-da-new-york-mazzate
    In 1997: Fuga da New York, un film dove tutti i criminali hanno un soprannome con cui sono conosciuti nell’ambiente (o che hanno assunto una volta in carcere) – menzione d’onore per Mente (Brain), il Tassista (Cabbie) e il Duca (the Duke) – anche Plissken possiede il suo: Jena (Snake). Non veniamo mai a conoscenza del vero nome di Snake ma dubito che quelle iniziali lette da Lee Van Cleef sulla scheda del detenuto, “S. D. Plissken“, stiano per “Snake Delano Plissken”. Che mamma Plissken abbia potuto fare un tale sgarbo da chiamarlo davvero Snake alla nascita? Non è molto plausibile.
    La prima risposta di Plissken è, infatti, “call me Snake” (chiamami Jena, in italiano), perché non vuole essere associato al suo vero “nome” da ex-eroe di guerra, una guerra combattuta per un paese per il quale non vale più la pena combattere da quando si è trasformato in una distopia fascista, un governo con il quale Plissken non vuole aver più niente a che fare. Egli preferisce essere chiamato con il suo soprannome da criminale perché, in un paese simile, essere contro lo Stato è un atto di eroismo, non di tradimento.
    Poche parole e abbiamo già capito quasi tutto del suo personaggio. Queste poche battute sono già degne di essere insegnate in tutti i corsi di sceneggiatura.

    snake-nickname

    “soprannome”

    Durante tutto il film, Hauk (Lee Van Cleef) continua a chiamarlo “Plissken” come farebbe con uno qualsiasi dei suoi soldati/sottoposti così da ricordargli costantemente chi è che comanda. Solo sul finale, quando vuole offrirgli un lavoro, Hauk lo appella finalmente con il suo soprannome preferito, Snake(/Jena). Non è altro che un viscido tentativo di distensione per convincerlo ad accettare un futuro lavoro per quelle stesse autorità che Plissken disprezza (“the Man”). Jena però mostra il suo rifiuto chiudendo la gag del nome con un “mi chiamo Plissken” così da distanziarsi dai tentativi di finta amicizia dell’Alto Commissario Hauk. Un’esclamazione che potrebbe essere tranquillamente letta come un “non ci penso neanche” o qualcosa di ancor più diretto e più volgare.
    Quindi la storia del nome fa un cerchio dove Plissken inizialmente chiede di essere chiamato con il suo soprannome per mantenere le distanze dal suo passato da eroe al servizio del suo paese e dall’autorità da lui ora disconosciuta (cit. “Presidente di cosa?“) e poi finisce per chiedere di essere chiamato per cognome per il medesimo motivo.
    Un “chiamami Snake” lasciato così in italiano avrebbe rotto questo sottile meccanismo psicologico dato che lo spettatore italiano sarebbe stato indotto a considerare “Snake” come un nome proprio di una lingua straniera, non più come un palese soprannome dunque, e tutto il gioco tra il “chiamami con il mio soprannome da criminale/chiamami con il mio vero nome” sarebbe stato vanificato in una gag per molti inafferrabile e nella quale il protagonista inizialmente vuole essere chiamato per nome proprio e successivamente per cognome, senza una ragione specifica. Scelta che risulterebbe insensata nella trama stessa… perché mai, infatti, Plissken dovrebbe desiderare una certa informalità iniziale con i suoi carcerieri chiedendo di essere chiamato per nome proprio?
    Per questo motivo Snake non è rimasto Snake in italiano. È un soprannome che svolge una propria e importante funzione narrativa e introduttiva al personaggio. È un soprannome che deve essere adattato per portare allo spettatore italiano gli stessi sottintesi che arrivano allo spettatore americano. E non solo! Nello stesso film, come ho già detto, ci sono altri personaggi che, come spesso capita tra criminali e detenuti, hanno un loro soprannome che è stato italianizzato (e di cui nessuno si è mai lamentato, a riprova che gran parte di queste lamentele derivano da pensieri maturati a posteriori, FUORI dalla visione di un film e non sono mai contestualizzate), quindi dare a Snake un corrispettivo italiano non è che una logica conseguenza di un adattamento fatto con una buona dose di coerenza interna. Ve li ricordate gli adattamenti con una coerenza logica interna? No? Lo so, i troppi Captain America™ e i vari Django Unchained hanno fatto danni alle orecchie e alla mente.
    Rimane un solo dubbio sul soprannome…

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    Evit che vi inocula il dubbio

    …perché “Jena” scritto con la i lunga alla Pirandello?
    La prima indicazione su come si scriva il nome del personaggio la troviamo nelle recensioni pubblicate sui giornali italiani del 1982, si suppone che fosse dunque riportato in tal modo sul “press kit” fornito all’anteprima stampa. Si tratta indubbiamente di una scelta stilistica deliberata da parte di chi ha adattato il film, ma perché? La risposta semplice: è italiano!
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    la I e la J condividono gran parte della loro storia, prima di essere distinte in due lettere diverse […] La lettera J faceva parte dell’alfabeto italiano, ma cadde quasi completamente in disuso fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
    In italiano pochissime parole vengono tutt’ora scritte utilizzando la J (jella, jena, jota, juta, fidejussione ecc.), oltre a un certo numero di nomi propri di persona o di luogo (Jacopo, Jannacci, Jesolo ecc.)

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    Se ignoriamo ciò che è venuto dopo (romanzi, fumetti, il suo seguito a Los Angeles) e ci concentriamo solo sul film così come uscì all’epoca, l’unica indicazione sulla grafia del nome poteva venire unicamente dal “cartello” sui doppiatori nei titoli di coda del film, una cosa però IMPOSSIBILE da trovare tranne che su pellicola italiana in 35mm!
    Tuttavia sono riuscito a trovarvi anche questo riferimento visivo. Tiè! Beccatevi questa rarissima esclusiva, anzi, questo vero e proprio miracolo dato che non è mai apparso né in VHS, né in televisione ma solo al cinema!

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    Correte ad aggiornare il Genna va’!

    Purtroppo, come potete vedere, non solo manca il nome di Plissken, ma il cognome ha uno spelling diverso, mancando di una “s”. E anche qui è difficile stabilire a posteriori se si fosse trattato di un refuso o se effettivamente nell’adattamento italiano Snake Plissken fosse diventato Jena Plisken, con una sola esse. Sarebbe curioso adesso trovare uno dei copioni che veniva dato ai doppiatori così da verificare quale nome fosse annotato lì ma… un altro miracolo non è stato possibile. Qualcuno chiami Carlo Valli, magari ce l’ha ancora e lo usa occasionalmente come sottobicchiere.

    L’impatto culturale del nome “Jena”

    Cito parte di un articolo del 15 settembre 1982 dove si parla proprio dei nomi italiani:

    La frase che sgrana a mezza bocca sul finire di 1997: Fuga da New York è già diventata famosa come una di Clint o uno champagne d’annata di James Bond. ‘Chiamami Plissken’ dice, finalmente libero, al poliziotto Van Cleef; e noi ci ricordiamo che appena un’ora prima, all’inizio del film, questo nerboruto criminale scampato alla prima guerra atomica, e ridotto a numero carcerario, aveva ghignato in faccia a un secondino ‘chiamami Jena‘. In ogni caso, Jena è un gran bel nome per un eroe che si presenta in canottiera nera, pantaloni mimetici, scarponi militari, capelli lunghi e benda sull’occhio. Se ci fate caso, sono azzeccati anche i nomi di tutti gli altri eroi di celluloide che il cinema d’oltre oceano ci ha regalato in quest’ultimo anno.

    Lode a Sergio Jacquier (di cui già parlai negli articoli su Aliens – Scontro finale e Batman, oltre che in questo piccolo “trafiletto”) e alla donna che ne diresse il doppiaggio: Fede Arnaud. Costoro ci hanno deliziato con dialoghi tanto memorabili quanto lo erano quelli originali per il pubblico anglosassone perché, diciamocelo, i film di Carpenter sono resi epici all’80% proprio dai dialoghi (la sola battuta “Hai pilotato il Gullfire su Leningrado“, ispirando lo scrittore William Gibson, ha letteralmente portato alla creazione dell’intero genere della fantascienza cyberpunk. Oh, da una sola mezza frase di poca importanza buttata lì si arriva fino a Matrix, mica cazzi!) ed è compito dell’adattamento quello di trasporre tali dialoghi in modo che siano altrettanto memorabili quando vengono localizzati in altre lingue… e Fuga da NY ha dialoghi memorabilissimi in italiano così come in lingua inglese, a partire dal “nome” stesso di Jena, la cui notorietà è stata consolidata da subito, come abbiamo visto da quell’articolo del 1982 (ed è rimasta indiscussa per decenni a venire), fino alle singole battute, tutte citabili e che funzionano in qualunque lingua decidiate di guardare il film.

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    In questa foto rubata altrove troviamo Mauro Di Francesco che si fa chiamare Jena nel film “Il Ras del Quartiere” (1983)

    Nel panorama europeo, siamo stati uno dei pochi paesi in cui chi ne curò il doppiaggio intuì che proprio di soprannomi si trattava (Snake, Brain, the Duke, etc…), per questo motivo Snake (serpente) è stato italianizzato in un animale che si potesse adattare al personaggio di Plissken e che funzionasse bene sul labiale anche nei primissimi piani (nel nostro caso una iena), lasciando che il tatuaggio addominale (un cobra) diventasse soltanto l’ennesimo addobbo stilistico come lo sono la benda sull’occhio e la giacca di pelle consunta; una “perdita” che però non detrae niente dall’epicità personaggio.

    In Francia optarono per un adattamento misto e meno coerente: Snake, Brain e gli altri soprannomi rimasero tutti in inglese tranne le Duc. In Germania dell’Ovest invece optarono (non inaspettatamente) per una americanizzazione totale, lasciando tutti i soprannomi inalterati sebbene il titolo tedesco del film sia Die Klapperschlange (“il serpente a sonagli”). La Spagna ha il suo Serpiente ma durante la lotta gladiatoria non si sono curati di doppiare i cori che inneggiano a “Snake! Snake! Snake!”. Tenete presente che stiamo pur sempre parlando di un film essenzialmente a basso costo distribuito in maniera indipendente e l’unico paese in cui i film indipendenti venivano doppiati con la stessa cura di quelli più blasonati era proprio l’Italia degli anni ’80.

    Insomma, a posteriori è molto facile lagnarsi su internet al grido di “perché Jena e non Snake? Doppiaggi italiani infami!” e chi non ha capito le ragioni di questo adattamento, quelle che ho spiegato prima, si merita di ritrovare “Snake” nel doppiaggio dell’immancabile rifacimento senz’anima (remake) che si suppone arriverà nel 2017.
    Per fortuna il periodo d’oro del doppiaggio italiano è capitato quasi esattamente in concomitanza del periodo d’oro del cinema americano moderno, il meglio sembra che sia già stato dato da entrambi! Quindi, per quanto mi riguarda, nel remake possono anche metterci Snake, Brain, Cabbie e The Duke con tanto di articolo determinativo in inglese. Fate del vostro peggio, poco importa… tanto è un remake! E mi raccomando, che Maggie non sia più la squinzia di Mente, bensì la “squeeze” di Brain. Si parla così oggi, vero Captain America 2?

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    Un altro celeberrimo “Brain”


    L’adattamento italiano di Fuga da New York

    Entriamo dunque nel merito della versione italiana di Sergio Jacquier e della nostra Fede Arnaud, fondatrice della famosa Cine Video Doppiatori (CVD) – donna talentuosa ma dall’oscuro e mai rinnegato passato [link] – e parliamo dell’adattamento! Ecco una bella lista di errori e presunti errori. Lo so, sono ore che la aspettavate.

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    Il volo in aliante

    Durante la discesa su New York, dopo una brusca virata con l’aliante, Plissken dice:

    Originale: It’s been a while.
    Doppiato: Erano anni che non vedevo New York.

    escape_from_new_york_wireframeOriginariamente però, egli non si riferisce al fatto di non aver visitato New York da tanto tempo, bensì al non aver pilotato da tanto tempo. Anche perché non ha mai avuto molto senso dire che non vedeva New York da anni, visto che Plissken fino a quel momento aveva osservato la città principalmente attraverso una rappresentazione stilizzata sugli schermi del computer di bordo. Tuttavia, l’alterazione onestamente non è così rilevante e c’è da chiedersi quanto fosse intenzionale.
    new-yorkQui permettetemi una sottile osservazione; anche se si trattasse di una svista di chi ha tradotto i dialoghi originali (il che è possibilissimo a partire da quel generico “it’s been a while”, cioè “è passato un po’ di tempo”), il nominare New York, dicendo che erano anni che non la vedeva, pone l’attenzione proprio sull’aspetto della città, propriamente post-apocalittico, non illuminato, in totale rovina e con le strade vuote… cioè l’esatto opposto di ciò che nell’immaginario di tutti è la città di New York. Questo aiuta lo spettatore ad immedesimarsi ancor di più con il protagonista che si trova spaesato alla vista di una New York ben diversa da quella che tutti immaginano o ricordano. Quindi, se di svista si tratta, non ha poi influito molto; anzi, a suo modo funziona perfettamente nel contesto di quella scena.

    La rasatura del presidente

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    Se ho fornito una giustificazione postuma per la storia dell’aliante, non c’è giustificazione che tenga per la seconda svista nell’adattamento del film.
    Quando sul finale il Presidente degli Stati Uniti si sta facendo truccare e radere la barba, vede Plissken che si avvicina e dice in inglese “it’s all right!“. Sta parlando a qualche guardia del corpo fuori campo che probabilmente si sarebbe mossa per fermare l’avvicinarsi di qualsiasi persona non autorizzata; tradotto per chi non sa l’inglese sarebbe alla lettera “è tutto a posto”, ma traducibile nel contesto come “lasciatelo passare”. In italiano questa battuta è stata scambiata per un apprezzamento del taglio della barba o sul trucco, diventando quindi un “mh, così va bene“.
    Potremmo sempre sospettare una scelta voluta in fase di doppiaggio in quanto “lasciatelo passare” sarebbe risultato troppo lungo sul labiale di “it’s all right” ma, vista la vicinanza tra “it’s all right” ed il nostro “così va bene” mi viene facile pensare che si fosse trattato di una svista bella e buona. Anche in questo caso, per fortuna, non incide per niente sul film, anzi, probabilmente non l’avevate mai notata prima.

    Un Presidente americano… britannico(?)

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    Parlando sempre del Presidente, Donald Pleasance, in lingua originale questo personaggio ha un accento britannico che non viene mai giustificato nel film e che lascia interdetti molti spettatori americani. Questo ovviamente non avviene in lingua italiana dove il Presidente parla un italiano “standard”, togliendoci così da qualsiasi impiccio sulla credibilità del personaggio. La spiegazione di quell’accento britannico la fornì Carpenter anni dopo in un’intervista; egli infatti aveva immaginato il personaggio di Donald Pleasance come il figlio illegittimo della Margaret Thatcher (e il padre si presume fosse Ronald Regan, ovviamente!).
    Ho letto che anche Donald Pleasance diede una sua versione della storia, inventandosi che dopo la guerra tra USA e Unione Sovietica, l’Inghilterra thatcheriana aveva approfittato dell’indebolimento statunitense per soggiogare nuovamente gli americani e farli ritornare allo status di colonia britannica. Questa visione è smentita da Carpenter che ovviamente aveva dato all’attore britannico Pleasance quel ruolo unicamente perché apprezzava la bravura di Pleasance come attore, non perché necessitasse di un attore britannico a tutti i costi, l’idea del figlio illegittimo della Thatcher è stata nient’altro che una giustificazione a posteriori; un po’ come il fossato illogico di Jurassic Park che appare e scompare… sta lì soltanto perché Spielberg voleva che ci fosse una parete da scalare a tutti i costi. Punto e basta.
    In italiano mai avremmo sospettato tante seghe mentali derivate dal solo modo di parlare del Presidente, eppure gli americani se le sono fatte. Detto da me poi!

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    Il logo alternativo di Doppiaggi Italioti

    Il cabarè dei prigionieri

    Nel teatrino improvvisato che vediamo nella città-prigione di New York assistiamo ad una recita molto gaia dei detenuti che cantano una canzone spassosa chiamata “Everyone’s coming to New York” ma che purtroppo non fu adattata in italiano e non sentiamo mai per intero sebbene sia possibile da recuperare nella colonna sonora del film. È un ottimo esempio di “world building”, ovvero tutti quei piccoli dettagli inseriti di sfuggita in un film ma che ne espandono la trama, rendendo più credibile il mondo che ci viene presentato. Un po’ un peccato per chi non sa l’inglese perché la canzone è piuttosto comica.
    Solo nel Blu-Ray italiano la canzone è sottotitolata per la prima volta nella storia, difatti non lo è mai stata in precedenza, né al cinema né in VHS e DVD. Sulla qualità della traduzione però… mmh-mmh, nzomma.
    Per cultura vi copio qui il testo originale (anni fa lo avevo anche adattato in italiano per svago ma non riesco proprio a ritrovare il documento).

    Shoot a cop, with a gun, the Big Apple is plenty of fun!
    Stab a priest, with a fork, and you’ll spend your vacation in New York.
    Rob a bank, take a truck, you can get here by stealing a buck.
    This is bliss, it’s a lark! Buddy, everyone’s coming to New York!
    No more Yankees, strike the word from your ears.
    Spin the roulette, there’s no more opera at the Met.
    This is hell, this is fate, but now this is your world and it’s great!
    So rejoice, pop a cork, buddy, everyone’s coming to New York!

    Lascio a voi il gusto di tradurlo con Google Translate, la qualità non sarà troppo lontana da quella dei sottotitoli in commercio.

    Proprio questa scena dello spettacolo teatrale dei prigionieri è legata indirettamente ad un altro errore sicuramente a monte del processo di traduzione quando il tassista, giunto in soccorso di Jena, dice di trovarsi in quei brutti paraggi solo perché era venuto ad assistere allo spettacolo, quello dei prigionieri che cantavano e ballavano, perché quella roba era una rarità nel carcere di New York.

    Usually I’m not down around here myself, but I wanted to catch that show.
    This stuff is like gold around here, you know.

    Il problema è che la seconda frase la dice mentre sta per lanciare una molotov e proprio in un periodo storico segnato dalle crisi petrolifere (non dimenticate che Mad Max era negli stessi anni), così la frase è stata mal interpretata e la sua seconda battuta diventa “Questa vale come oro qui, caro.“, con ovvio riferimento alla bottiglia di benzina e non più allo spettacolo a cui aveva assistito. Avrebbe dovuto dire qualcosa del tipo “roba simile è una rarità da queste parti, sai?”. L’errore è facilmente comprensibile perché anche in inglese può essere interpretata come riferita alla bottiglia di benzina, ma dal contesto è facile capire che così non sia.

    The “Man”

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    The Man sent him in here / Hauk l’ha mandato qui

    Come accennavo prima, nel film ricorre spesso il termine “the Man”, un termine inventato negli anni ’60, figlio delle proteste studentesche e della generazione hippie, che è diventato parte del gergo americano ed era ancora molto in uso negli anni ’80. In italiano corrisponde al nostro “il sistema”, come quando si dice “ribellati al sistema” o “abbasso il sistema” (down with the Man). The Man è la generica autorità che opprime le libertà individuali del cittadino americano e si estende a varie figure autoritarie fino al proprio datore di lavoro dal momento che in qualche modo fa parte anch’egli del “sistema” che opprime l’uomo comune.
    Ricordate la canzone Proud Mary di CCR/Tina Turner? “Left a good job in the city, working for the Man every night and day…“. In quel caso the Man è traducibile in italiano come “il capo” o anche meglio con “il padrone” (parola che già implica una condizione di subalternità sociale). Uno che lavora per il governo invece lavora per “il sistema”, “il potere” o per dei generici “loro”: “lavori per loro adesso?” (you work for the Man now?).
    Questo per far capire che non c’è un modo univoco ed ovvio di tradurre “the Man”, dipende da… dai che ormai lo avete capito tutti… [in coro] dipende dal contesto.

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    Down with the Man!

    Non è difficile capire perché “the Man” si è dunque trasformato nel meno generico (ma più istantaneamente comprensibile) “Hauk”, l’Alto commissario che aveva inviato Jena a New York per salvare il Presidente e che era il diretto rappresentante dell’odiata autorità e il capo delle operazioni. Il personaggio di Mente lo cita due volte e tutto sommato la battuta funziona, è diretta e non sbagliatissima di per sé ma… i detenuti avevano mai visto Hauk o sapevano di lui? Perché questo cambierebbe un po’ le cose.

    Come spettatori vediamo Hauk in capo alle operazioni ma ricorderete che lui è lì soltanto per via della faccenda del velivolo non identificato (poi scopertosi essere l’Air Force One) che si dirigeva verso lo spazio aereo di New York e il suo titolo, “Alto commissario”, indica una persona investita di speciali funzioni che quindi non si occupa regolarmente del penitenziario di New York, né tanto meno dell’accoglienza detenuti (tra l’altro un ottimo adattamento di “Police Commissioner” che tradotto alla lettera come “commissario di Polizia” sarebbe stato invece un errore madornale).

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    Io credo che i detenuti non sapessero dell’esistenza di Hauk e, sebbene comprenda la ragione del cambiamento da “the Man” a “Hauk”, non penso abbia moltissimo senso all’interno della trama. Forse un “lo hanno mandato loro” non si abbinava altrettanto bene ma sarebbe stato più logico. Poi magari mi sbaglio e Hauk era stranoto tra la popolazione carceraria di New York, in tal caso “the Man=Hauk” va benissimo.

    Piccole osservazioni

    Il labiale sul Presidente è forse quello che funziona meno, sarà per il modo in cui Donald Pleasance muove la bocca oppure perché a furia di lavorare alla sincronizzazione dell’audio per la preservazione italiana di questo film ho osservato la sua bocca molto più approfonditamente di quanto farebbe un generico spettatore. Visto il livello eccelso sugli altri personaggi, penso sia proprio l’inevitabile conseguenza di un modo di muovere le labbra da parte dell’attore, non è il primo film in cui il labiale di Pleasance doppiato in italiano mi convince poco.

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    Nel combattimento al Madison Square Garden sentiamo la folla che acclama “JENA! JENA! JENA!” ma di sottofondo è facilmente udibile “SNAKE! SNAKE! SNAKE!”, evidentemente gli americani non avevano fornito alla ditta di doppiaggio una traccia audio pulita e senza le voci della folla (forse supponendo, a torto, che nessuno all’estero avrebbe alterato il nome del protagonista oppure, molto più probabilmente, per risparmiare sui costi). C’è da considerare però che nessun italiano nel 1981 avrebbe potuto sospettare il vero nome di Plissken e quando l’orecchio non si aspetta di sentire “Snake” non ce lo sente di sicuro, al massimo viene percepita come una strana eco. [Nel doppiaggio spagnolo, dove neanche si sono curati di sostituire “Serpiente!” ai cori, dubito che gli espectadores del 1981 possano aver colto che i criminali inneggiassero al nostro protagonista dopo la sua vittoria contro il gigante]. Sono quei momenti in cui aver familiarità con l’inglese detrae dalla visione del film in lingua italiana (come accadeva in Mamma ho perso l’aereo quando Kevin urla “I’m free!”).

    A proposito di iene, non avete provato un brivido quando in Hateful Eight doppiato in italiano vi siete ritrovati con questa battuta che nel nostro paese diventa inavvertitamente anche una citazione?

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    Mi aspettavo quasi che Kurt Russell si girasse verso gli spettatori per lanciare una strizzatina d’occhio… ma solo sulla pellicola italiana.

    Il restauro storico di Doppiaggi Italioti

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    Scusate la filigrana

    Da diversi anni ormai sono impegnato nella preservazione storica dei film così come si presentavano agli spettatori che li videro al cinema per la prima volta. In tutto questo tempo mi è capitato di incontrare altri malati come me che condividono la medesima passione, quella di poter scoprire o riscoprire i film così come arrivarono al cinema, con i titoli tradotti in italiano, il missaggio audio dell’epoca etc… ma in un formato moderno, in alta definizione se possibile. Tra questi mi si è presentato un tale Roberto (che mai finirò di ringraziare) il quale mi disse di avere una videocassetta pirata d’epoca riversata direttamente da pellicola 35mm. efny_cart1Grazie a questo raro cimelio è arrivata fino a noi una testimonianza di come il film apparisse al cinema in Italia e su questo riferimento si basa la mia opera di ricostruzione della versione cinematografica italiana originale in alta definizione, un lavoro certosino che non solo restaura i titoli tradotti ma ricrea l’intera esperienza cinematografica con tracce audio italiana, inglese (e anche tedesca) nel loro missaggio stereo originale (vi ricordo che nel 1981 non esisteva il 5.1), qui presentate alla massima qualità disponibile.

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    i lavori certosini

    Gran parte del tempo è stato destinato a sistemare tremendi errori presenti sui Blu-Ray disponibili in commercio, centinaia di ore spese su “poche” sequenze di fotogrammi come avevo già accennato in questa intervista.

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    Quelli con monitor sufficientemente luminosi potranno notare una linea blu verticale nell’ovale giallo che ho inserito a sinistra. Questa affliggeva l’intera sequenza ed è stata rimossa con molta, moltissssssssima pazienza, fotogramma per fotogramma.

    Come tutte i progetti di preservazione storica in cui il gruppo di Doppiaggi Italioti si cimenta (parlo al plurale perché sono opere che coinvolgono necessariamente più collaboratori anche se il grosso del lavoro poi viene svolto da una sola persona, in questo caso me), anche questo è dedicato esclusivamente ai possessori di copia originale in alta definizione del film, di cui questo disco rappresenta nient’altro che una copia privata con una copertina più bella (sempre di mia creazione e basata sul poster originale).
    È dedicato a chi vuole rivivere l’esperienza cinematografica del 1981, ai cultori che hanno piccole fissazioni come quella di esigere un missaggio audio storico inalterato, colori il più possibile fedeli alla pellicola 35mm, la grana originale… cosette così che mi rendo conto non sono per tutti ma del resto neanche questo blog lo è.

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    La copertina che sarà. È ancora in lavorazione ma siamo lì.

    Il nostro Blu-Ray di preservazione storico-culturale sarà disponibile relativamente breve e ne riparlerò in questo stesso blog e sulla nostra pagina Facebook, dove avrò modo di andare più nei dettagli e mostrare molte più immagini e tutti i difetti che ho dovuto correggere.


    Un desiderio finale

    Di questo film esiste un’intera sequenza di apertura, tagliata poi dal montaggio finale, in cui Jena ed un suo complice rapinano una banca, ciò che poi conduce alla cattura del nostro protagonista. È una scena molto significativa che mostra tutta l’umanità di Jena quando decide di lasciarsi catturare pur di non abbandonare un amico. Da anni la si trova in molte edizioni home video estere e non dubito che un giorno sarà presente anche su future edizioni Blu-Ray italiane, interamente restaurata. Il mio desiderio è che la facciano doppiare a Carlo Valli prima che sia troppo tardi… Capisc’a me!

    E da Evit di Doppiaggi Italioti

    questo-e-tutto
    ____________
    Letture consigliate
    -La recensione completa di Cassidy del blog La Bara Volante.
    -L’articolo di Priscilla Page (in inglese): The Criminal Heroes Of ESCAPE FROM NEW YORK And THE WARRIORS
    -L’articolo (uno dei tanti) sull’importanza di questo film per la fantascienza cyberpunk (in inglese): “You flew the Gullfire over Leningrad…” Observations about a recurring motif in Cyberpunk media
    Per rimanere in tema Carpenter: il mio precedente articolo sull’adattamento italiano di La Cosa: Cosa? L’adattamento e il doppiaggio di La Cosa (1982)
    -Tutti i ritagli di giornale italiani del 1981 su Italian Pulp Movie Poster.

  • Cosa? L'adattamento e il doppiaggio di "La Cosa" (1982)

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    C’è poco da dire su La Cosa di John Carpenter, è il film horror/thriller/fantascienza definitivo che, come tanti altri film di culto di quel periodo, all’uscita non ebbe il successo sperato ma si rifece ampiamente in home video entrando giustamente nella storia della cinematografia mondiale. Secondo gli autori, il motivo del suo insuccesso al botteghino fu attribuibile alla concomitante uscita di quel mese: E.T. – L’extraterrestre. A mio modesto parere la vera ragione è che la gente non si merita njente!

    L’edizione italiana a cura della C.D.C. rispecchia la qualità di doppiaggio di quegli anni, regalandoci una versione del film che, dal punto di vista della recitazione, è equivalente all’originale e ben adattata, con dialoghi che non sono mai una semplice traslitterazione delle frasi originali, bensì risultano lievemente alterati pur preservandone fedelmente le intenzioni (nella maggior parte dei casi almeno). In breve, ci potete trovare tutto ciò che rientra nella definizione di (buon) “adattamento”, motivo per cui ero in dubbio se scrivere o meno un articolo in merito, ma ho pensato che fosse una buona scusa per rivedermi il film per la trecentesima volta, quindi…

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    Non ho più la VHS per farvi dono del titolo in italiano all’inizio del film (se mai c’è stato… io lo ricordo)

    Allora vediamo di tirare fuori qualcosa degno di nota. Questo è il mio compitino a casa sull’adattamento di La Cosa, iniziamo con i pregi, ovvero i doppiatori.

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    I PREGI DEGNI DI NOTA

    The Thing - sei un lurido baro

    Sei un lurido baro.

    Michele Gammino sul protagonista Kurt Russell ha un’infallibile voce da eroe e per fortuna non ricorda altre sue più celebri interpretazioni (Harrison Ford ad esempio), il segno di una grande professionalità ed esperienza, ma questo non ci sorprende visto che parliamo di Michele Gammino… negli anni ’80.
    Questa fu la prima e ultima volta in cui Gammino doppiò Kurt Russell. In questo film lo trovo adeguato soprattutto per la voce “stanca” che dà a Russell, il cui personaggio (MacReady), durante lo svolgimento della trama, non dorme per più di due giorni.

    NOTA PER I DOPPIATOMANI: Il doppiatore più frequente su Kurt Russell (almeno dagli anni ’90 in poi) è stato Francesco Pannofino, ma era Carlo Valli a doppiarlo in altri due film di Carpenter: 1997: Fuga da New York e Grosso Guaio a Chinatown. Prima degli anni ’90 Russell non ha mai avuto un doppiatore che si potesse definire “fisso”.

    Il resto del cast di doppiatori è altrettanto memorabile come spesso accadeva in quel periodo della storia del doppiaggio:
    Renato Mori, la storica voce di Morgan Freeman ma anche di John Rhys-Davies, ovvero il Sallah di Indiana Jones e il nano Gimli del Signore degli Anelli o ancora, Robert Shaw, il Quint di Lo Squalo… tanti ne ha fattiMauro Gravina che forse ricorderete come Dan Aykroyd in Una Poltrona Per Due; Sergio Rossi, la voce italiana più celebre del fu-Leslie Nielsen e anche dello Sean Connery più identico all’originale mai sentito (in The Rock! Cliccare per credere).

    [Nota: chi ancora possiede La Cosa in VHS lo imploro di scrivermelo nei commenti, sono curioso di sapere chi ne ha diretto il doppiaggio, la traduzione, e soprattutto non vedo la scritta iniziale in italiano da una quindicina d’anni!]

    In questo film sentiamo anche la voce inconfondibile di Tonino Accolla (Homer Simpson, Eddie Murphy) che fa un ottimo lavoro sul personaggio di Windows sebbene debba lamentarmi di una scena (che non posso farvi vedere per non incappare in copyright su youtube) in cui -SPOILER!- la cosa gli morde la testa avvolgendola completamente e, mentre la tiene stretta tra le fauci, comincia a sbattere il corpo del povero Windows su e giù a ripetizione. In questa particolare scena penso che l’urlo di Accolla fosse troppo sguaiato e a bocca aperta per essere l’urlo uno che ha l’intera testa chiusa nella bocca di un mostro. Un piccolo momento che tira lo spettatore fuori dall’esperienza del film, seppur momentaneamente. Anche in lingua inglese l’urlo straziante della vittima si sente chiaramente, ma non raggiunge mai i livelli da “Eddie Murphy terrorizzato sulle montagne russe”.

    Con questa specie di introduzione tra il complimento e la lamentela, come solo io sono solito fare, passiamo agli errori.

    LE ALTERAZIONI DEGNE DI NOTA

    Il dottor Bottai

    Iniziamo con le cose più banali: il dottor Copper che diventa dottor Cooper (letto “cuper”) in italiano. Perché? Boh. Sembrerebbe una di quelle scelte fatta perché “suona meglio”, come l’ispettore Callaghan al posto dell’originale Callahan. Non ci sconvolge l’esistenza di tale alterazione, né sorprende più di tanto vista l’epoca.
    Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

    Blair, il razzo umano

    The Thing - Blair

    Quando questi tre trovano il corpo bruciato di un tale Fuchs, Windows raccoglie un razzo segnalatore trovato a terra (anche noto come “bengala” in italiano) ed esclama “Flare! Maybe he tried to burn it“, ovvero “Un razzo! Forse (Fuchs) ha tentato di bruciare la cosa“. L’assenza di un chiaro soggetto in questa frase e la somiglianza di pronuncia tra Blair e flare sono quasi certamente alla base dell’errore (umano) in fase di traduzione, dove la frase si è trasformata in:

    Blair! Forse voleva bruciare la cosa.

    Quindi “flare” (razzo segnalatore, pronunciato “fler”) è stato scambiato per il nome del dottore, “Blair” (pronunciato “bler”), che in quel momento era rinchiuso in un capanno esterno e al quale avevano appena fatto visita. Questa frase un po’ stramba implica che Blair possa essere la cosa, che si sia liberato e che abbia aggredito Fuchs il quale, nel tentativo di uccidere la cosa, sia finito per bruciarsi da solo.
    Questa alterazione cambia veramente il significato della frase? Non molto. Da entrambe risulta che Fuchs abbia provato a bruciare la cosa finendo bruciato a sua volta, solo che nella frase italiana Blair viene accusato di essere la cosa (il che ci può anche stare visto il clima di sfiducia che già si respirava tra i membri del gruppo) ma ovviamente deriva solo da uno sciocco errore, quindi lo spettatore italiano potrebbe domandarsi come gli sia venuto in mente a Windows di chiamare in causa Blair di punto in bianco.
    Poco male, l’errore viene arginato dalla frase successiva di MacReady (Kurt Russell) che propone una teoria più valida, così scartando quella di Windows completamente: Forse si è dato fuoco da solo prima che la cosa lo raggiungesse.
    Quindi che sia stato accusato Blair o meno di essere la cosa non ha conseguenze logiche nella trama per fortuna, dato che si trattava di una teoria buttata lì e subito scartata.
    Salvati in calcio d’angolo.

    TheThingTorcia

    Dialogo poco chiaro in italiano

    Dicevo all’inizio dell’articolo che quasi tutti i dialoghi sono ben adattati, ovvero non ripropongono banali translitterazioni delle frasi originali bensì una loro versione spesso alterata affinché possano funzionare anche in lingua italiana, pur mantenendone il significato originale.
    Se ho specificato quasi è solo per via di alcuni momenti dove questo lecito lavoro di adattamento non ha portato ad una migliore comprensione in italiano, bensì confonde un pochino lo spettatore. Apprezzo la creatività fin quando questa serve lo scopo di farci capire i dialoghi; quando questi però non sono chiari, vuol dire che in quel momento l’adattamento ha fallito nei suoi intenti.
    Prendiamo questo discorso ad esempio [NOTA: per ogni battuta, la prima frase che riporto sarà quella del doppiaggio, la seconda frase (in inglese) sarà quella originale e tra parentesi trovate la mia traduzione della frase inglese laddove le due precedenti differiscano troppo]:

    No, non possiamo far niente.
    Nothing we can do about that.

    Ah, sì certo. Io faccio un giro.
    Yes, there is. I wanna go up.
    (e invece sì, io ci vado)

    Con questo tempo? – Bennings?
    In this weather? – Bennings?

    Il vento potrebbe diventare un po’ ballerino
    Winds are gonna let up a tad next couple of hours
    (Il vento diminuirà un pochino nelle prossime due ore)

    Ballerino?
    A tad?
    (Un pochino?)

    Sì, insomma, potrebbe cambiare direzione. È meglio levarsi il pensiero comunque.
    Can’t condone much myself, but it is a short haul
    (Non consiglierei di andarci, ma (del resto) il tragitto è breve)

    Non si può mai sapere
    An hour there, an hour back
    (Un’ora ad andare, una a tornare)

    Come appare evidente, la versione italiana ha tradotto molto più liberamente, cosa che è sempre apprezzabile tranne quando avviene a scapito della comprensione. Difatti trovo che le battute italiane in questa scena siano un po’ troppo criptiche rispetto alle originali e di non immediata comprensione. Il dottore che esordisce con un io faccio un giro, come se stesse per portare il cane a pisciare, mentre l’implicazione è che voglia andare in elicottero al campo norvegese (I wanna go up). Credo che il mio “io ci vado” (o “ci vado io”) sia già più comprensibile di un “io faccio un giro” ed è tanto breve quanto “I wanna go up”.
    Non mi disturba quella del vento ballerino, sebbene sia esattamente l’opposto di quello che dicono in inglese (ovvero che il vento sarebbe migliorato un po’), ma mi perdo quando il meteorologo usa la frase è meglio levarsi il pensiero comunque, non si può mai sapere in sostituzione dell’originale (“il tragitto è breve, un’ora ad andare e una a tornare”). Non si può “mai sapere” cosa? Lo so che si ricollega ad una frase molto antecedente sulla possibile sorte degli scienziati al campo norvegese, ma insomma, il significato è intuibile ma non affatto immediato, specialmente ad una prima visione.

    TheThingDog

    Parliamo comunque di un film dove vengono usati vocaboli come abbacinamento (magistrale traduzione di whiteout), quindi simili dettagli non intaccano di certo il mio godimento nel vedermi il film in italiano, ma sono degni di nota.

    Anche la matematica va “adattata”, eh!

    The Thing 27 ore

    Blair legge: “L’intera popolazione mondiale verrà contagiata a cominciare da 27 ore da dopo il primo contatto.”

    Ma quali 27 ore? L’ultima frase su schermo sarebbe dovuta essere: a cominciare da 27 MILA ore. In inglese, infatti, la virgola identifica le migliaia mentre il punto identifica i decimali! L’esatto opposto che in Italia, dove 1.000 è mille (in realtà il punto dovrebbe andare in alto ma spesso viene usato il normale punto per praticità) e dove 1,000 equivale a uno virgola zero zero zero. Sono convenzioni abbastanza basilari che ciascun traduttore dovrebbe avere sempre ben presenti. Un altro sospetto che sarebbe dovuto venire al traduttore si doveva basare sul fatto che nessuno conta le ore considerando uno scarto millesimale, dovremmo sospettare che il computer potesse fare delle statistiche con una sensibilità dello +/-0,001 ore (ovvero +/-3,6 secondi)? …E che per puro caso il tempo stimato in ore equivalesse ad una cifra intera?
    Nel film in inglese, la cosa avrebbe infettato l’intera popolazione mondiale in 27 mila ore, ovvero poco più di 3 anni. Una stima ben più realistica rispetto ad UN GIORNO E TRE ORE che è alquanto improbabile! Se avete visto il film saprete che in un giorno la cosa infetta sì e no 3 persone, al massimo!

    I resti spermatici del dottor Blair?

    The thing - resti spermatici

    C’è ancora un’attività in questi resti spermatici.

    Ora, forse sono io ad essere malizioso ma in quella frase sento proprio le parole “resti spermatici”. Non è chiaro di quali resti spermatici parli. Ditemi che ho sentito male io. In inglese parla di resti bruciati, letteralmente.

    Lo stesso Blair, dopo, dirà questa serie di frasi

    The Thing - quella cosa vuole diventare come noi

    Quella cosa vuole diventare come noi.


    The Thing - Le sue cellule si diffondono

    Le sue cellule si diffondono…


    The Thing - potrebbero imitare qualunque essere sulla faccia della terra

    …potrebbero imitare qualunque essere sulla faccia della terra.


    The Thing - io non voglio farmi trasformare in chissà che

    Io non voglio farmi trasformare in chissà che!

    La preoccupazione del dottore è più umanitaria in lingua originale, dato che dice chiaramente che se una sola cellula di quella cosa riuscisse a scappare dal campo base, quell’essere potrebbe imitare qualsiasi cosa sulla faccia della Terra e sarebbe inarrestabile. In Italiano invece il dottore è palesemente alterato al pensiero di essere trasformato egli stesso nella cosa ed il suo non voglio essere trasformato in chissà che! direi che non ha molto senso nel contesto di ciò che Blair ha visto fino a quel momento (sebbene sia interpretato in maniera magistrale dal doppiatore Renato Mori che gli aggiunge una vena anche un po’ comica a mio parere). Difatti, in quel momento di pazzia, Blair sembra ancora più fuori di testa in italiano di quanto non lo sia già in inglese… oppure Blair aveva semplicemente già visto il finale del film senza dircelo e parlava con cognizione di causa.

    TheThing_reazione2

    Evit quando sente errori di traduzione

    La scena forse più involontariamente comica in italiano è quella del divanetto (anche qui, ALLARME SPOILER!), quando Palmer si rivela essere la cosa e si libera dal divanetto dove era legato insieme agli altri, deformandosi mostruosamente. In inglese, i protagonisti legati accanto a lui si dimenano urlando frasi incomprensibili e ogni tanto si sente un “get me outta here!”, giustamente tradotto come “liberaci, Mac!” (e alternato a degli altrettanto ottimi “ma che cazzo fai, Mac? Liberaci!”).
    In italiano la scena del divanetto è diventata inavvertitamente comica dal momento in cui si è deciso di rendere più chiare e ben udibili le lamentele, ricorrendo al più classico dei classici del doppiaggio italiano: inventarsi dialoghi di sottofondo altrimenti inesistenti!
    Il risultato è questo: mentre in originale gli attori non dicono quasi niente di intelligibile oltre al sopramenzionato “get me outta here!”, in italiano i doppiatori si lanciano in una serie di commenti pleonastici, quasi in stile tutto il calcio minuto per minuto, dando a MacReady i più inutili suggerimenti che, tra l’altro, MacReady già era in procinto di mettere in atto e c’è in realtà così poco tempo tra il suggerimento e l’esecuzione che non può non venire il dubbio di stare ascoltando frasi inventate quasi sul momento e infilate malamente, ove possibile:

    NON TI FERMARE! FINISCILO! FINISCILO! (mentre MacReady già si sta occupando di bruciare il mostro)
    SPINGILO FUORI! (mentre il mostro già si avviava da solo all’uscita, per sfuggire al lanciafiamme)
    FALLO SALTARE MAC, FALLO SALTARE! – DISTRUGGILO! – TIRAGLI UNA BOMBA! TIRAGLI UNA BOMBA! (e MacReady tira della dinamite al mostro)

    (Se fosse stata una recensione video gli avrei messo subito la clip di Anna Longhi che esclama “seh, mettece pure ‘na bbomba”)

    Nessuna di queste frasi è udibile in inglese! L’idea di far saltare il mostro con la dinamite è di MacReady stesso, non gli è stata suggerita, ma la più clamorosa rimane tuttavia quella di MacReady che non spinge fuori il mostro sotto suggerimento altrui, bensì era il mostro stesso ad essere già in procinto di uscire dall’edificio per mettersi in salvo.

    LE BATTUTE PIÙ MEMORABILI IN ORIGINALE

    TheThingShot

    Nauls, vuoi abbassare quel fracasso? Sto cercando di dormire, ho avuto una giornataccia.
    Nauls, will you turn that crap down? I’m trying to get some sleep, I was shot today.

    Mi ha sempre fatto sorridere la giustificazione originale di Bennings usata per la richiesta di abbassare il volume della musica (“oggi mi hanno sparato“); in italiano è altrettanto divertente (sulla carta) dato che chi ha ricevuto una pallottola sicuramente non avrà passato una bella giornata, ma a quel punto del film, onestamente, allo spettatore difficilmente potrà tornare subito alla mente il fatto che chi sta parlando abbia ricevuto una pallottola, anche perché fa riferimento ad una giornata dove gran parte di loro avevano apparentemente rischiato di venir sparati, quindi lo spettatore difficilmente farà il collegamento ad una prima visione. In inglese la battuta era molto più diretta: oggi mi hanno sparato!
    L’unica giustificazione che voglio dare alla frase italiana è che il labiale di quella battuta è perfetto! Quindi non sono mai alterazioni totalmente ingiustificate.

    Dopo la frase su come i compagni avessero organizzato un bel linciaggio per MacReady, quest’ultimo dice…

    The Thing - Per principio

    Vi dovrei togliere tutti di mezzo, figli di puttana.
    I might just have to put an end to you on general principles, Nauls
    (Dovrei farti fuori anche solo per principio, Nauls)

    Ho sempre trovato divertente quel on general principles (per principio!). Inutile sottolineare come in originale si riferisse solo a Nauls e non a tutto il gruppo ma la battuta funziona lo stesso, era evidente che fossero tutti responsabili del tentato linciaggio, non soltanto Nauls che li aveva istigati per primo. Da quel punto di vista, la frase, trovo che funzioni meglio in italiano.

    The Thing - fucking kidding me

    Porca puttana, ma come è possibile?

    “You gotta be fucking kidding”, letteralmente “mi prendi per il culo”, ma in realtà difficilmente troverete una traduzione migliore di quella presente nella versione doppiata. Come bilingue devo ammettere che non c’è espressione idiomatica equivalente in lingua italiana che riporti in un solo colpo l’intero significato e la comicità implicita nella battuta in inglese. Difatti la traduzione che ne fecero nel 1982 è tecnicamente perfetta in questo senso: con la prima parte (porca puttana) viene espressa la sorpresa con l’ausilio di una parolaccia (in parallelo al “fucking” della battuta originale), con la seconda parte (ma come è possibile?) viene espressa l’incredulità di chi parla. Manca solo il fattore comico insito nella frase originale, per questo è nella lista delle battute più memorabili in inglese, non per altro. In italiano di meglio non si poteva ottenere.

    LA BOMBA FINALE

    TheThingUFO

    Chi mi conosce lo sa che tengo sempre la parte migliore per ultima! Ebbene, quando MacReady chiede a Norris, il geologo, da quanto tempo fosse sepolta l’astronave ritrovata nei ghiacci dell’Antartide, Norris gli risponde:

    Well, the backscatter effect‘s been bringin’ things up from way down around here for a long time.

    Che tradurrò per il momento, in maniera piuttosto diretta, in questo modo: “Beh, per moltissimo tempo l’effetto di backscattering ha spinto verso la superficie cose sepolte molto in profondità”.

    TheThingBackScatter

    Con effetto “backscatter Nauls si riferiva al termine abbastanza generico che descrive in fisica il comportamento delle onde (siano esse sonore, della luce, etc) quando queste vengono riflesse o deviate. L’effetto di “backscattering” osservato nell’ottica per la luce si osserva anche in geologia per le onde sismiche, e sono proprio le onde sismiche a cui si riferisce Nauls quando sostiene che l’effetto di backscatter avrebbe spinto verso la superficie cose sepolte da tanto tempo nelle profondità del ghiaccio antartico.
    Complice probabilmente la mancanza di internet e di Wikipedia nel 1982, nel doppiaggio italiano ci ritroviamo con questa curiosa (quanto incomprensibile) traduzione:

    Beh, l’effetto di qualche esplosione atomica può aver spinto verso la superficie cose che erano sepolte lì da lunghissimo tempo.

    Considerato che il film è ambientato in Antartide e che tale continente non ha mai visto esplosioni atomiche, mi domando come delle esplosioni atomiche possano aver riportato verso la superficie cose sepolte nel ghiaccio da migliaia di anni. Infatti non c’è neanche da domandarselo: erano gli anni ’80, mettevi una bomba atomica in un qualsiasi discorso e lo spettatore italiano avrebbe comunque annuito mentalmente.

    L’ideale sarebbe stata una battuta così tradotta (ve la propongo in stile “traduzione anni ’80”):

    Beh, l’effetto di scosse telluriche può aver spinto verso la superficie cose che erano sepolte lì da lunghissimo tempo.

    Adesso la frase è chiara anche in italiano, no?

    Evit quando trova errori di traduzione

    Evit quando trova errori di traduzione

    ___________________

    Conclusione

    Concludo dicendo che un film del genere sarebbe difficile da doppiare oggi con lo stile di doppiaggio che va di moda adesso, ovvero dove gran parte delle voci si assomigliano e risultano quasi indistinguibili le une dalle altre: un po’ per la quantità di neo-doppiatori ben impostati ma dalle voci anonime, un po’ anche per colpa della scarsità di tempo destinato al doppiaggio che impedisce al direttore di familiarizzare con i personaggi del film.
    Molte scene chiave di questo film hanno personaggi imbacuccati nei giacconi da clima polare e, nonostante ciò, non si ha mai un dubbio su chi stia proferendo parola, perché ogni personaggio è caratterizzato in maniera molto diversa e tutti sono facilmente distinguibili l’uno dall’altro.
    L’esempio di quello che verrebbe fuori oggi giorno su un film simile ce l’abbiamo e si chiama La Cosa ma è del 2011, un film dove vi sfido a riconoscere quale personaggio stia parlando se non gli vedete muovere la bocca in primo piano.

    Perdoniamogli dunque quel backscatter effect che diventa l’effetto di qualche esplosione atomica e quel flare scambiato per Blair. I dialoghi, se alterati, sono quasi sempre in favore di una maggiore naturalezza, un concetto che oggi giorno è difficile anche far capire a chi non ha orecchie per intendere.

    Adesso andatevi a rivedere La Cosa e, se non l’avete mai visto, recuperatelo. È un film perfetto.

    TheThingFinale

  • Locandine all’amatriciana (26) – Halloween

    Halloween
    Un po’ all’ultimo secondo ma eccovi la locandina delle feste!
    Piccola curiosità, nel film è stato quasi commovente sentir nominare la festa di “Ognissanti”, si sente che è un doppiaggio vecchio stile. Peccato che Rai Movie ieri abbia trasmesso questo film in maniera ignobile, schiacciatissimo grazie ad un widescreen fasullo. Bleah!
    Buona vigilia di Ognissanti a tutti!

  • Cosa? La merda rosa (aggiornamento su La Cosa)

    Forse vi ricordete che mi ero lamentato dell’incredibile rimando di cinque mesi sull’uscita italiana del film La Cosa (The Thing, 2011) che in Italia dovrebbe uscire il 4 maggio. Come appassionato del film di Carpenter (La Cosa del 1982), di cui questo film è un prequel, non vedevo l’ora di andarmelo a vedere ma ahimé queste scelte commerciali italiane hanno fatto sì che uscisse prima in DVD all’estero piuttosto che in Italia al cinema. Potendomi guardare il film in lingua me ne sono fregato di attendere la versione italiana e mi sono “goduto” questa “cosa”.

    Ebbene, adesso capisco perché lo vogliano spacciare come un’uscita estiva. Il film è alla stregua di Jason X, o Freddy vs. Jason, un horror per teenager dai gusti cinematografici ancora in maturazione. Una regia da telenovelas che fa rimpiangere i veri registi (tutti i dialoghi erano accompagnati dalla poco fantasiosa soluzione della doppia telecamera statica fissata su ciascun volto alternatamente, l’ABC della regia), i dialoghi completamente da cestinare (se non erano tipo “stai bene? Si sto bene, tu tutto bene? Si, tutto bene” allora erano del tipo “cazzo! Oh mio Dio!“), i personaggi uno più dimenticabile dell’altro (tra l’altro si assomigliavano pure ed erano vestiti in maniera identica, non è mai chiaro chi mancasse all’appello o chi fosse appena morto), l’assenza di un protagonista carismatico o di qualsiasi cosa che rassomigliasse vagamente ad un protagonista, una marea di cliché (incluso il mostro onnipotente che si riduce a far volare in aria la protagonista invece di ucciderla subito così da darle tempo e modo di scappare, una soluzione utilizzata anche da Voldemort nell’ultimo Harry Potter), forzature della trama che poi non combaciano con il film del 1982… tutto concorre al tracollo di un film che avevo SPERATO fosse almeno decente!

    E’ evidente che il regista e lo sceneggiatore di questo film non hanno la minima idea sul perché la La Cosa del 1982 sia un bel film e perché invece la loro è una bidonata di mediocrità cinematografica.

    Se siete in cerca di un horror estivo, alla stregua degli slasher-movie come Halloween 20 Anni Dopo e Jason X, questo film non deluderà. Coloro a cui piace il buon cinema possono tranquillamente evitarsi questo polpettone immaturo.

  • TITOLI ITALIOTI (25^ puntata) – Horrore!

    E’ un po’ di tempo che non mi dedico ai titoli italioti eh? Lo so, vi sono mancati. Ebbene riecco l’ennesimo episodio di questa rubrica e parliamo nuovamente di film dell’orrore… anzi, titoli dell’orrore! 😉
    No, scherzavo, questi non sono tanto male ma la battuta scontata era quasi d’obbligo.
    Body Bags (1993) –> Body Bags – Corpi estranei

    Non ho mai capito bene perché abbiano distribuito questo film con questo strano nome che preserva il titolo originale (per altro incomprensibile per chi non conosce l’inglese, cosa abbastanza comune nel ’93) e aggiunge un sottotitolo che c’entra poco con la trama: “corpi estranei”.
    Il film è un horror a tre episodi presentati dal regista John Carpenter nelle vesti di un “ospite” dell’obitorio, un po’ come lo scheletrino de’ I Racconti della Cripta. Il primo episodio è uno “Scream” ante litteram, il secondo parla di un miracoloso trattamento anti calvizie (che ovviamente sfocia nell’orrido) e il terzo con Mark Hamill (ex-Luke Skywalker di Guerre Stellari) che riceve un occhio nuovo dopo un incidente, l’incoveniente è che l’occhio trapiantato apparteneva ad un assassino e così Mark Hamill comincia a vedere la realtà con gli occhi di un serial killer. Insomma, se il “corpi estranei” potrebbe incastrare nel terzo episodio (e volendo anche nel secondo), con il primo non c’entra una mazza. Se poi volevano fare un doppio senso un po’ ironico tra “corpi” inteso come oggetti (estranei) e “corpi” inteso come cadaveri… lo trovo da sbadiglio.
    Per la cronaca i “body bags” sono i sacchi di plastica con cui vengono trasportati i cadaveri all’obitorio. Non credo ci sia una parola italiana specifica per indicarli. Forse “Body bags – sacchi di plastica” (o qualcosa di simile) avrebbe potuto funzionare e sarebbe stato certamente meglio di “corpi estranei”.
    Plan 9 from Outer Space (1959) –> Piano 9 da un altro spazio
    Mi viene in mente il cosiddetto “oltrespazio” di cui si parlava in Ghostbusters. Da un altro Spazio? Ma quanti Spazi esistono? Per definizione è uno.
    Vabbè dai, perdoniamoli, era pur sempre la fine degli anni ’50! Mi viene solo il dubbio però che abbiano tradotto “outer” come “altro”, il che sarebbe un’interpretazione per somiglianza, decisamente errata. Gli americani dicono spesso “outer space” che in realtà è traducibile semplicemente come “spazio”. Infatti, in inglese, quell’outer da una valenza ancora più fantascientifica ma in realtà non vuol dire niente di più del semplice spazio “extraterrestre”.

    Terror House (1972) –> A cena con la signora omicidi

    Ne parlai in una chicca quotidiana… andatevela a leggere. Carino il titolo italiano, purtroppo il film non è all’altezza delle aspettative. Un buon titolo sprecato su un film mediocre.
    Waxwork 2 – Lost in time (1992) –> Waxwork 2 – Bentornati al museo delle cere

    A dir la verità in questo film non c’è nessun museo delle cere (al contrario del primo “Waxwork”) quindi non si capisce bene perché in italiano si dia un “bentornati”. Il film anzi è ben diverso dal primo e in qualche modo può ricordare alla lontana più L’Armata delle Tenebre che un generico horror che si svolge in un museo delle cere (forse è solo la presenza di Bruce Campbell che fa scattare questo collegamento). Difatti non è neanche propriamente un horror ma forse è meglio classificabile come appartenente al genere fantastico e persino della commedia. Curioso come sia impossibile da reperire in italiano (ricordo che lo vidi in videocassetta negli anni ’90), forse uno dei cosiddetti “doppiaggi regionali”, definizione che di solito è sinonimo di “irrecuperabile”. Meglio del primo film, per quanto mi ricordi.
    Secondo WikipediaIl film è conosciuto in Italia anche con i sottotitoli Scomparsi nel tempo, Illusione infernale e Persi nel Tempo” (in realtà era il primo Waxwork ad avere anche il titolo di “Illusione infernale” ma lo sappiamo che Wikipedia non è infallibile). E’ evidente che nominare il museo delle cere era un po’ illusorio per il pubblico e non mi sorprende che abbia avuto altri titoli alternativi. Sempre su Wikipedia è presente anche una critica italiana al film, segno che comunque non sono il solo al mondo ad averlo visto doppiato! Negli anni ’90 lo si poteva trovare a noleggio (e forse passava pure su Italia1) ma non so se è mai stato pubblicato in “home video”.
    Maximum Overdrive (1986) –> Brivido

    La storia di questo film è tratta da un racconto breve di Stephen King chiamato in italiano “Camion” (“Trucks” in originale) e parla di una misteriosa forza aliena che muove qualsiasi macchina sulla terra (dal tostapane ai camion) con lo scopo di uccidere tutti gli umani così da potersi appropriare del pianeta. I protagonisti si rifugiano in un autogrill assediati da tir assetati di sangue che non li lasciano andar via. Se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi  poiché non sono una cima in motori d’auto, il titolo in inglese fa riferimento appunto ai motori (l’overdrive dovrebbe essere un dispositivo legato al cambio delle marce). Seppur sia per me un po’ dubbio il significato del titolo originale, quello del titolo italiano è quanto di mai più “random” (casuale) potevano inventarsi… “Brivido”! Un titolo che volendo si adatta praticamente a qualsiasi film horror o anche thriller! Non è neanche un film che dà tanti brividi a dir la verità; invece è a metà tra l’avventura e l’horror ma di horror ha davvero poco (eccetto alcune scene truculente ma girate in maniera così esagerata da essere comiche per gli standard moderni); personalmente lo considero un film di avventura/thriller con un tocco di fantascienza. In italiano… Brivido, brr!
    (una piccola curiosità, in questo film recita Yeardley Smith, l’attrice che da la voce americana a Lisa Simpson)
    Termino l’articolo con qualcosa di più moderno che ho visto di recente in TV…
    P2 (2007) –> -2 Livello del terrore

    E’ ovvio che lasciare in italiano il titolo “P2” poteva far pensare ad un film sulla massoneria e in ogni caso sarebbe stato poco indicativo; del resto anche in inglese è un titolo poco memorabile (come il film stesso). Oltre al cambio di P2 in -2, anche l’aggiunta di un sottotitolo si rende necessaria e giustificata, difatti con la parola “livello” del sottotitolo si piò capire oltre ogni ragionevole dubbio che quel “-2” non faccia parte di un’operazione matematica ma del piano “-2” (così come in Italia è indicato sulla pulsantiera degli ascensori). Quindi si tratta di un semplice ed efficace adattamento culturale, non c’è da urlare “bastaaaaaaaaaaaa!” in questo caso.

  • Cosa? La Cosa… italianamente rimandata


    La settimana scorsa sono stato a Dublino e ho visto la pubblicità del film The Thing (La Cosa), prequel dell’omonimo film del 1982 di John Carpenter. Essendo un discreto fan de’ La Cosa non stavo più nella pelle quando lessi che sarebbe uscito il 2 dicembre.
    Il film in questione era già stato presentato in molti paesi a partire da ottobre ma l’Italia era rimasta relegata al 2 dicembre insieme ad altri (tra cui il Regno Unito).
    Visto il poster italiano mi preparavo domani ad andare al cinema a spendere il solito piccolo patrimonio di ~16.000 Lire (~8 Euro) e invece scopro che l’uscita è stata rimandata di… 5 giorni? 5 settimane? Ma no… 5 MESI!
    Sul sito ufficiale si legge difatti 4 MAGGIO 2012. Un film che si svolge in Antartide presentato alle porte dell’estate invece che in inverno… mah!
    Non ci è dato sapere il motivo di tale scelta, scelta per altro dell’ultimo momento visto che i poster ancora riportano il 2 dicembre.
    Allora dico… mi andrò a vedere Tin-tin! Ne parlano tutti così bene! Scopro che nella mia città non c’è. Me lo sono perso oppure ancora non è uscito? Non ci capisco più niente.
    Alla fine questa tanto attesa “Cosa” si rivelerà una boiata pazzesca, ci scommetto!

  • La saga di "Ognissanti" – buon Halloween a tutti


    Halloween -> Halloween: la notte delle streghe (1978)
    Classico sottotitolo all’italiana. Niente da obiettare sulla scelta di lasciare “Halloween” in inglese, visto che probabilmente nel 1978 non tutti conoscevano la parola, e poi perché si tratta di celebrazioni molto diverse tra la cultura italiana e quella americana della fine degli anni ’70. C’è da notare però che all’interno del film il doppiaggio fa riferimento al 31 di ottobre come “Ognissanti”.
    Direi che sia stata un’ottima scelta quella di lasciare titolo originale con l’aggiunta di un sottotitolo indicativo. Conoscendo i nostri polli della distribuzione, sarebbe potuto diventare qualcosa di generico come “Notte di terrore” o cose simili… quindi, la titolazione qui è stata niente male.
    Halloween II -> Il Signore della Morte (1981)
    questa seconda parte venne intitolata “Halloween II – Il Signore della Notte” solo successivamente ma il suo primo titolo era semplicemente “Il Signore della Morte“, il che è anche sciocco visto che la trama riprende esattamente da dove il primo film aveva lasciato (è come avere il secondo film di Rocky intitolato “Il Signore della Boxe” senza riferimenti al primo). Michael Myers dunque sarebbe il Signore della Morte? Mah, sembra una cosa un po’ campata in aria che non fa riferimento a nessun elemento del film… qualsiasi film con assassino potrebbe intitolarsi così. Per chi non lo sapesse, fino al secondo episodio Michael Myers era un nemico molto forte ma non soprannaturale, è semplicemente un lunatico scappato dal manicomio che va in cerca di nuove vittime.

     
    Halloween III: Season of the Witch -> Halloween III: Il signore della notte (1982)
    Non ho capito se l’intenzione qui era quella di fare un’allusione al precedente titolo italiota, della serie “dopo il signore della morte, quello della notte“, ad ogni modo il titolo italiano di questo terzo capitolo ha ancor meno a che vedere con la trama del film. Il sottotitolo originale “season of the witch” ha ovviamente molto più senso in relazione alla trama.
    Halloween III è l’unico a non avere Michael Myers come assassino. Difatti in questo caso si parla di una setta discendente dai druidi di Stonhenge che ogni mille anni, nel giorno coincidente con la festa di Ognissanti, fa strage di bambini per ridurre la popolazione mondiale (questo è quanto ricordo, l’ultima volta che l’ho visto era il 1996). Perché manca Michael Myers? Halloween non nasce come una serie, l’idea iniziale era quella di introdurre un nuovo “mostro” ad ogni nuovo capitolo della saga di Halloween; difatti, come dicevo prima, Halloween II riprende esattamente da dove il primo aveva lasciato, concludendo così la storia di Myers (che infatti muore alla fine di questo film) lasciando aperta la strada a nuove trame. Nel frattempo però Myers era diventato un nemico troppo celebre e il pubblico non apprezzò il cambio di “mostro” del terzo film così dal IV in poi ritorna Myers finendo per diventare la parodia di se stesso. Il suo sequel è infatti:
    Halloween 4: The Return of Michael Myers -> Halloween 4 – il ritorno di Michael Myers (1988)
    il primo della serie a diventare effettivamente uno “slasher movie” con un nemico completamente soprannaturale che ritornerà sempre finché ci sarà un ritorno monetario al botteghino. John Carpenter ritira la sua partecipazione dopo che gli rifiutano la sua idea su come proseguire il mito di Michael Myers. Il risultato è stato pessimo, cinematograficamente parlando.

    Nella serie Halloween seguono poi un film peggiore dell’altro:

    Halloween 5: The Revenge of Michael Myers -> Halloween 5 (1989)
    Halloween: The Curse of Michael Myers -> Halloween 6: La maledizione di Michael Myers (1995)
    Halloween H20: 20 Years Later -> Halloween 20 anni dopo (1998) [questo segna il ritorno di Jamie Lee Curtis che evidentemente non aveva di meglio da fare quell’anno]
    Halloween: Resurrection –> Halloween: la resurrezione (2002)
    E infine, più recentemente, nell’epoca dei remake, reboot, riscempi etc… Rob Zombie (all’anagrafe Robert Bartleh Cummings), fresco di ben due (!) film, viene incaricato di riavviare la serie e realizza:
    Halloween (2007), noto in italiano come Halloween: The Beginning (non siamo l’unico paese che ha adottato questa formula ma siamo certamente l’unico ad averla proposta interamente in lingua inglese) e Halloween II (2009) a cui non viene associato nessun sottitotolo e sfoggia 4,9/10 su IMDb ed un punteggio metascore di 35/100. Magari è il segno che è ora di smettere di proporre rifacimenti dei classici di Carpenter.

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    Buon Halloween a tutti. Se volete festeggiare guardandovi qualche film di questa serie sparatevi Halloween: la notte delle streghe (1978) e Il signore della morte (1981) ma evitate accuratemente gli altri. Ok voglio essere blasfemo e consigliarvi anche il Halloween III: il signore dela notte che ai fan di Myers non piace affatto (per l’assenza del celeberrimo assassino mascherato) ma come horror non è malaccio, anzi, è migliore del secondo e di tutti i successivi… sempre che non disprezziate gli horror in cui le vittime sono i bambini le cui teste vengono sciolte e trasformate in serpenti e insetti… MUAHAHAHA !

    Buona visione e buone feste