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Lei ha mai visto un vampiro? L’adattamento italiano di Vampires (1998) di John Carpenter

Vignetta di apertura sulla recensione del doppiaggio di Vampires di John Carpenter: regola numero uno, non lasciate i film in mano alla Cecchi Gori

Non ricordo come e quando sentii parlare per la prima volta di Vampires di John Carpenter, ma la sua versione DVD della Cecchi Gori rimarrà in eterno nella mia memoria per una caratteristica detestabile: quella della traccia audio inglese selezionabile solo insieme ai sottotitoli in italiano, e niente sottotitoli in inglese. Per coloro che, come me nei primi anni del 2000, arricchivano lo studio dell’inglese con la visione di film in lingua originale, questo genere di DVD erano ad un livello di inutilità secondo solo ai DVD senza la traccia audio inglese.

Nel 2018, dopo 20 anni e a grande richiesta di pubblico (me incluso), la Cecchi Gori è ritornata a pubblicare questo film, stavolta in formato Blu-Ray che (e a questo punto non so se ridere o piangere) presenta lo stesso identico problema, ovvero non ha i sottotitoli in inglese (quanto costerà aggiungerli? Ve li faccio io gratis, cazzo!), né si può scegliere la traccia audio a piacimento semplicemente premendo un tasto del telecomando, no! Nel 2019??? Che sono questi lussi sfrenati da consumatori viziati! La scelta (da effettuare esclusivamente dal menu principale interrompendo così la visione del film) è solo tra “italiano con o senza sottotitoli in italiano” e “inglese con o senza sottotitoli in italiano”.

Per fortuna nei 20 anni trascorsi da quel primo DVD il mio inglese è migliorato, un pelo eh, quanto basta da potersene fregare dell’assenza di sottotitoli in inglese, ascoltarlo con orecchie da bilingue e mettere finalmente a confronto la versione italiana con quella originale. I sottotitoli in inglese sarebbero stati comunque comodi per alcuni “screengrab” da includere in questo articolo ma grazie di niente, Cecchi Gori!

Come ne è uscito Vampires da questo confronto? Bene, ma non benissimo. In pochi (pochissimi) momenti inaspettati infatti il film doppiato prende strade tutte sue, in compenso le interpretazioni rimangono da primo premio e in generale rimane forse un po’ più godibile dell’originale.

John Carpenter's Vampires. Fotogramma del titolo del film Vampires di John Carpenter

Un cognome, una garanzia.

Il peso dei dialoghi nei film di Carpenter

Come scrissi nell’articolo sull’adattamento italiano di 1997: Fuga da New York, nei film di John Carpenter il budget è spesso limitato ma l’immaginazione rimane sconfinata grazie alla cosa più economica dell’intero processo di produzione cinematografica, una cosa che invece viene spesso spesso considerata di secondaria importanza: la sceneggiatura.
Frasi buttate lì, come l’accenno ad una “brigata europea” di altri cacciatori di vampiri, ci fanno pensare a chissà quali altre possibili avventure che, di sicuro, in mano a gentaccia come i markettari della Disney sarebbero sufficienti per pianificare un vastissimo “cinematic Universe” di 40 film privi di trama, come dimostrato da Star Wars e altri. Con Carpenter invece siamo piuttosto ai livelli degli esordi di George Lucas, quando i soldi erano scarsi e venivano nominate en passant cose tipo le “guerre dei Quoti“, che non avevano certo bisogno di essere mostrate né esplorate, perché era chiaro che servivano solo per condire la storia di sfondo, così da portare la mente dello spettatore ben oltre quei 10 m² di un tugurio tunisino.

Stessa cosa con Vampires, in mano a persone meno capaci sarebbe stato fin troppo chiaro che la scelta di girarlo nel deserto e in villaggi desolati serviva a nascondere il fatto che non ci fossero i soldi per fare molto altro. Quelli bravi invece, in mancanza di soldi, investono in qualche battuta in più che possa espandere il mondo che vediamo e che magari dia piccoli indizi sulla trama che deve ancora svolgersi.

Tutta questa magia deriva spesso da poche battute e semplici frasi, quasi invisibili ad una prima visione, e appena cambi qualcosa di queste piccole frasi magiche hai già smontato interi pezzi di film senza rendertene conto. Un esempio (per fortuna ce ne sono pochissimi) ci viene dai primi minuti del film, quando il protagonista Jack Crowe (James Woods) ci spiega le regole della sua squadra di ammazzavampiri.

Foto sul set del film Vampires di John Carpenter. James Woods nei panni di Jack Crowe con la sua squadra di cacciatori di vampiri

Le regole di casa Crowe

Le regole pleonastiche di Jack Crowe

 

Regola numero 5: Se trovate il covo e trovate il maestro, state attenti perché è pericoloso.

Se la regola numero cinque è essenzialmente uno stai attento perché il maestro dei vampiri è pericoloso, non vedo l’ora di sentire le altre! È chiaro che c’è qualcosa che non va in questa frase. Per quanto bene la interpreti Francesco Pannofino, niente può nascondere che si tratta di una frase scema e non sorprende scoprire che in inglese sia tutt’altro:

Rule number 5: If you find the nest, you find the master. Usually he won’t leave it on its own.

La regola numero cinque originale dice quindi: “se trovate il covo, trovate anche il maestro. Di solito non se ne allontana mai da solo“. Sembra una cosa da poco ma in realtà ci fornisce un indizio per interpretare una scena successiva: quando il maestro non viene trovato nel covo insieme ai suoi vampiri (chiamati goons in inglese, cioè scagnozzi) e vediamo che ha evitato la retata perché riposava a debita distanza, anche noi non professionisti della caccia ai vampiri possiamo intuire che la squadra si trova davanti ad un maestro speciale, che non si comporta come gli altri visti finora dal gruppo di “giustizieri” (slayers).

Davanti a questa situazione Jack Crowe è giustamente perplesso perché contraddice la regola n°5 che non stabiliva di stare genericamente attenti, ma che insieme ad un covo di vampiri si trova solitamente anche un maestro. In italiano invece rimane solo un ridondante “state attenti” (ma va?!), che è il tipico “non correre papà” che piace tanto in Italia, ce lo ritroviamo in dialoghi a caso già dal 1969, durante la famosa diretta RAI dell’allunaggio.
Eppure bastava togliere una “e” per sistemare l’impiastro e mantenere la “magia”: se trovate il covo, trovate il maestro. State attenti perché è pericoloso.

A volte basta veramente poco per non dire scemenze.

Scena dal film Vampires di John Carpenter in cui i cacciatori di vampiri stanno per fare irruzione nel covo, nella vignetta il leader dice al gruppo: regola numero 6, non correte con le forbici in mano

 

Testine per pompini

Vampires, diciamocelo, non è il film ideale da guardare insieme a vostra madre. Al me adolescente nell’anno 2000 era venuta questa brutta idea di coinvolgere genitore 1 non solo perché quello era l’anno del nostro primo lettore DVD (e quindi ogni nuovo film in questo formato era percepito come una gioia dei sensi da mostrare a parenti e amici), ma anche perché alla stessa erano già piaciuti Fog, Essi vivono, e non dispiaciuti 1997: Fuga da New York, Fuga da Los Angeles, La cosa, Starman, Pericolo in agguato, praticamente l’intera filmografia di Carpenter. Ma bastano pochi minuti di Vampires e senti già di aver commesso un errore madornale perché è proprio in quei minuti lì che iniziano i vari “puttana qui, puttana lì”. Sempre negli stessi minuti passano su schermo vari squartamenti ben più truculenti della media carpenteriana e morsi di vampiri che portano a orgasmi.

Il “bello” è che ciò che sentiamo nel doppiaggio non è che una versione in alcuni casi edulcorata. Infatti credo che guardandolo in italiano non si abbia una chiara idea di quanto siano volgari i membri della banda di cacciatori di vampiri di Jack Crowe.

Scena da Vampires di Carpenter, James Woods prima di impalare una vampiressa dice: open wide, baby.

Jack Crowe dice alla vampiressa di spalancare bene (la bocca) prima di arpionarla, con abbondanza di doppio senso. In italiano è stato cambiato in “fatti sotto!”, probabilmente “apri bene” sarebbe stata una dubbia espressione mentre in inglese è immediata: è quello che dicono dentisti e pervertiti.

Certo, li vediamo ubriacarsi e fare baldoria con delle prostitute in un motel a spese del Vaticano, ma la loro bassezza intellettuale la saggiamo a pieno in alcuni momenti specifici, ad esempio quando i due protagonisti (James Woods e Daniel Baldwin) rapiscono una delle suddette prostitute (la Sheryl Lee di Twin Peaks) che era stata morsa dal maestro Valek e non ci risparmiano un’abbondanza di frasi in cui si fa riferimento a “questa” o “quella puttana” e a volte “troia”, per variare un po’. Fortunatamente in italiano sono stati calati un po’ i toni in accordo con la nostra percezione della volgarità (culturalmente molto diversa da quella degli statunitensi, inutile negarlo) e se l’eccesso di ceffoni che si becca “quella puttana” rimangono una scelta narrativa, per lo meno nella versione italiana quella puttana viene chiamata “quella puttana” un po’ meno spesso. Se avete trovato sgradevole il mio eccesso di “quella puttana”, allora apprezzerete di certo la riduzione di volgarità nel doppiaggio italiano di Vampires, che non è una forma di censura bensì è parte essenziale dell’adattamento culturale, tappa fondamentale prima del doppiaggio vero e proprio.

Scena dal film Vampires di John Carpenter, Montoya (Daniel Baldwin) vicino ad una pila di scheletri carbonizzati

In questo contesto troviamo una battuta del cacciatore di vampiri Montoya (Daniel Baldwin) che tira fuori un cranio carbonizzato e fumante dalla pila di vampiri esplosi al sole e dice al prete:

Nothing like a little head, eh, Padre?

In italiano…

Le piace la testina arrosto, Padre?

Tradotto alla lettera (mai tradurre alla lettera!) verrebbe fuori un “niente di meglio di una piccola testa”, ma è una frase che non ha alcun senso. Head oltre che per “testa” è usato in inglese anche per esprimere una volgarità, infatti la traduzione corretta di quella frase sarebbe “niente di meglio di un (bel) pompino”, che in italiano avrebbe ancora meno senso nel contesto. L’intenzione di Montoya era quella di sfottere il prete, già disgustato alla vista dei corpi carbonizzati, con un’allusione sessuale, la stessa strategia che userà il protagonista con il successivo prete. Questo fa capire già dai primissimi dialoghi che i nostri protagonisti al soldo del Vaticano sono così abituati alle peggiori atrocità da scherzarci su, ma ci dice qualcosa anche sulla loro intolleranza nei confronti dell’autorità, una caratteristica di tutti i “buoni” di Carpenter. Quante cose si capiscono da dei “semplici” dialoghi, eh?

Con lo sfottò della “testina arrosto” si perde il sottotesto ma fa ridere lo stesso, se non altro. È dopotutto una testa carbonizzata quella che mette in mostra compiaciuto. Chissà che non si potesse giocare su un “lavoro di testa” o simili, e chissà se i tempi della battuta lo avrebbero consentito, anche quello è spesso decisivo nelle scelte di adattamento.

Con questo ho sottolineato alcune delle cose che potreste perdervi guardando il film solo in italiano; in questo blog però non parlo solo di ciò che potreste non notare nella versione doppiata in italiano, ma anche di ciò che risulta migliore nel nostro doppiaggio, e questo ci porta al prossimo argomento.

 

Adattare la memorabilità

 

Daniel Baldwin che dice: e Montoya va, nel film Vampires di John Carpenter

-- Vai, Montoya!
-- E Montoya va!

La voce di Montoya (Daniel Baldwin) è di Vittorio De Angelis che nella sua carriera sembra aver doppiato tutti e tre i fratelli Baldwin. È lui che ci regala la prima battuta che tutti i fan italiani del film riconoscono (“e Montoya va!”), che a vederla semplicemente scritta senza aver visto il film potrebbe dire poco ma, sarà per come è costruita (Montoya che parla di sé in terza persona), sarà per com’è recitata (Vittorio De Angelis non è nuovo alla commedia essendo stato anche la voce di Robin Hood un uomo in calzamaglia e il personaggio di Joey nella serie Friends), insomma sarà come sarà ma è quella battuta che fa subito amare il personaggio e stabilisce il tono del film.

E se vi dicessi invece che una delle battute più memorabili di questo film è semplicemente data dalla parola “muori” ripetuta dieci volte in rapida successione? Anche da questo esempio è palese che trascrivere le battute del doppiaggio italiano di James Woods ha poco senso, perché non sono le battute in sé ad essere memorabili quanto piuttosto il modo in cui vengono recitate dal suo doppiatore, Francesco Pannofino che, con quella voce un po’ roca, si abbina benissimo al personaggio del nostro cacciatore di vampiri in jeans, t-shirt nera e giacchetta in pelle, tra lo spietato e lo sfottitore. È perfetta.

Ehi, sta’ attento! Guardami! Muori! Muori! E Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Ah, era duro a morire questo figlio di puttana, mamma mia!”.

Non mi sorprende che anche Cassidy, l’autore del blog La bara volante, abbia inserito proprio questa come citazione di chiusura del suo articolo Vampires (1998): Il buono, il Baldwin e il Vampiro, senza introdurla, né spiegarla. È bella così com’è. Il nostro inusuale e per niente politically correct eroe crociato Jack Crowe mena preti, mena le donne, mena gli amici, mena tutti! E mentre lo fa dice frasi memorabili. Risultano memorabili e divertenti anche in italiano perché chi si è occupato dei dialoghi (tale Pompilio Bisogni. Chi è? Mai sentito prima. Uniche sue tracce in serie TV doppiate dalla RAI. Da ringraziare.) si è assicurato che questi funzionassero. Una cosa possibile soltanto quando il committente non impone traduzioni alla lettera o tempi di lavorazione incompatibili con un lavoro che, in fin dei conti, è artistico.
Lo guardi in italiano e i dialoghi semplicemente funzionano, non c’è miglior complimento per un adattamento.
(La direzione è di Michele Gammino, quindi i complimenti vanno anche a lui.)

Anche nei momenti in cui i dialoghi si discostano dall’originale, questi rimangono verosimili e sembrano tutte cose che potrebbe dire davvero quel personaggio in quella specifica situazione, alcune alterazioni sono funzionali a battute che devono far ridere anche in italiano. Il solo fatto che qualcuno si sia preoccupato di questo ci rincuora.

Scena del film Vampires di John Carpenter dove James Woods chiede al prete se ha avuto un'erezione

-- Padre, permette una domanda? Quando prima l’ho presa a calci… ha avuto un’erezione?
-- Come ha detto?
-- Eh? Le ha fatto piacere? Ci ha provato gusto? Avanti, me lo dica.

Da notare l’espressione “give you wood” per dire “ti ha provocato un’erezione”, il legno in inglese è un suo sinonimo gergale.

La battuta ritornerà in chiusura. Una chiusura degna dei migliori film con una coppia spaiata di protagonisti: gli eroi che si allontanano continuando a fare battute tra loro, e poi titoli di coda.

-- Voglio farle una domanda, quando stamattina ha impalato quella vampira, ha avuto un’erezione?
-- Non glielo dico.
-- Mi scusi?
-- È un segreto!
-- Come?
-- Era… molto più di un’erezione.
-- Non esageri, padre. Non esageri.
[musica di chiusura]

“Linguaggio!”… non disse la versione italiana

Chi andasse a controllare la versione originale (non negli inesistenti sottotitoli Cecchigori, ovvio) noterebbe sicuramente una battuta differente, in inglese il prete fa riferimento alla sua erezione (“wood”) definendone la durezza come “mogano”, “teak”, etc… (trasformati nella frase italiana “molto più di un’erezione”), la novella spigliatezza di padre Adam spiazza Jack Crowe il quale gli risponde: “language, Padre! Language!“. Entrambi stanno usando battute stabilite in precedenza (sia “language!” sia la domanda sull’erezione venivano da precedenti conflitti, ora evidentemente risolti), mentre in italiano viene inventato un nuovo scambio di battute. Ma non è il caso di ricorrere agli usuali cinque o sei punti esclamativi di sdegno, né lanciare anatemi sul doppiaggio in generale. Chi ha adattato il copione in italiano ha semplicemente scelto di far appello alla stessa battuta dell’erezione e di ignorarne un’altra (quella sull’invito alla moderazione del linguaggio) che in italiano infatti è assente.

Quel “language!” emergeva a metà film, quando il giovane padre Adam, all’ennesimo “fuck you!” di Jack Crowe, gli chiede di moderare il linguaggio con un comico “language!”. Comico perché è un modo di esprimersi usato per sgridare i bambini che dicono parolacce o che rispondono male, sicuramente un rimprovero da catechismo (“Sunday school” per gli americani), ci mostra che il nuovo prete imposto al gruppo di cacciatori di vampiri non aveva ancora capito con chi aveva a che fare. Per farglielo capire meglio, Jack Crowe gli ripete quella sua esclamazione “linguaggio!” prima di pestarlo con la cornetta del telefono.

Qui c’è la scena a confronto. Nei sottotitoli il dialogo in inglese, nelle didascalie i dialoghi doppiati:

E qui il trascritto a confronto per vedere dove sparisce quel “language!” di rimprovero:

doppiaggio italiano
in originale
traduzione diretta
Padre: Dobbiamo eseguire gli ordini, signor Crowe.Padre: We have orders to follow.Padre: abbiamo degli ordini da seguire.
Jack: Io me ne frego.Jack:  Fuck you, Padre.Jack:  Fanculo, Padre.
Padre: Le ricordo, signor Crowe, che se lei non rispetta gli ordini dovrò chiamare il cardinale Alba.Padre: Language! If you’re not going to follow orders, I’ll call Cardinal Alba.Padre: Linguaggio! Se non rispetta gli ordini dovrò chiamare il cardinale Alba.
[Il prete va al telefono e comincia a comporre un numero. Jack Crowe si avvicina con molta tranquillità, prende la cornetta dalle sue mani.]
Jack: Permette? Ascolti.Jack:  Excuse me. Language.Jack: Permette? Linguaggio.
[lo colpisce in faccia con la cornetta del telefono]
Jack: Allora, stabiliamo una cosa… se non le va bene me lo dica.Jack: Let’s have a chat about language. See if this syntax worksJack: Facciamo un discorsino sul linguaggio. Vediamo se questa sintassi funziona…

La battuta sul linguaggio, per quanto divertente a vederla scritta in una traduzione diretta, probabilmente è stata alterata perché non funzionava altrettanto bene nel doppiaggio, un doppiaggio moderno l’avrebbe invece tradotta alla lettera come ho fatto io, pur rischiando di farci ritrovare con dialoghi un po’ goffi.

In lingua originale la riappacificazione finale tra i due protagonisti, Jack Crowe e padre Adam, passa dunque dal ripescare quell’espressione “linguaggio!”, mentre nel copione italiano viene sostituita da un altrettanto efficace “molto più di un’erezione. / Non esageri, padre, non esageri“, che è ugualmente divertente e rispecchia perfettamente il personaggio.

L’intero copione italiano, se preso frase per frase, si discosta spesso da quello originale, ma è difficile trovare battute che non portino comunque un significato equivalente, la stessa essenza. I cambiamenti non sono tali da alterare la trama, la comprensione della trama, o i personaggi… per quanto, a volte, sembra allontanarsi più del necessario. È chiaramente un copione che si preoccupa prima di tutto di funzionare in italiano e, salvo per quel “non correre papà” in apertura del film e pochissime altre cose così irrilevanti che non sono stato neanche a prenderle in considerazione, il film non ha errori veramente degni di tale nome, solo scelte di adattamento, per lo più discrete.

Valek, il vampiro di Vampires di John Carpenter

Quel singolo errore!!!

Lei ha mai visto un vampiro? Per prima cosa sono doppiati bene…

Mi sento dunque di concludere con un complimento ad un doppiaggio il quale, nonostante alcune comprensibili differenze e poche sviste, rimane comunque più citabile (e Montoya va!), un pochino meno volgare (e tanto comunque ne resta!), dialogato in modo “naturale” e che, dopotutto, fa ridere là dove deve far ridere… se non è questo il segno di un buon doppiaggio, non so proprio cosa lo sia. Lode anche a Francesco Pannofino, penso di non averlo mai apprezzato tanto come l’ho apprezzato in questo film, e infatti vi lascio con il “suo” discorso sui vampiri, cioè il discorsetto che sembra fatto a posta per poterlo mettere nel trailer per le sale cinematografiche. Il film Blade, anche lui del 1998, ne aveva uno simile, ma Vampires è uscito nelle sale americane qualche mese prima, quindi reputo Jack Crowe di John Carpenter il primo vero caso di protagonista che stabilisce le regole del gioco smontando il mito dei vampiri romantici che in quegli anni era più vivo che mai (Dracula di Coppola è del ’92, Intervista col vampiro del ’94).

Lei ha mai visto un vampiro? Per prima cosa non sono romantici, chiaro? Non assomigliano affatto a un branco di transessuali che se ne vanno in giro in abito da sera a tentare di rimorchiare tutti quelli che incontrano, con un falso accento europeo. Dimentichi quello che ha visto al cinema. Non diventano pipistrelli, le croci non servono a niente. L’aglio? Vuole provare con l’aglio? Si metta una treccia d’aglio intorno al collo e quei vigliacchi le arrivano alle spalle e glielo mettono allegramente a quel posto mentre intanto le succhiano il sangue senza cannuccia.
Non dormono in bare di lusso foderate di seta. Vuole ammazzarne uno? Gli pianti un paletto di legno direttamente in mezzo al cuore.”

Il trailer la fa più breve.


Altre recensioni carpenteriane su questo blog:

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

30 Comments

  • Gerliotti

    9 Febbraio 2020 at 12:42

    Ottimo articolo, pure quando vuoi fare i complimenti non manchi mai di scassare le palle come da tradizione <3
    Tra l'altro lo sai che è uno dei pochi di Carpenter che non ho mai visto per intero? Mi tocca rimediare.

    Rispondi
    • Evit

      9 Febbraio 2020 at 12:46

      Nooooo, che mi dici! Da vedere. È carino, non un capolavoro ma carino, soprattutto quando hai 16 anni, ahaha! Anche se so che ti guardi film solo in lingua originale, questo lo consiglio in italiano come prima visione.

      Grazie per lo scassaballe, best compliment ever. ❤️

      Rispondi
  • Riccardo

    9 Febbraio 2020 at 18:28

    Siccome oggi c’ho la lancetta del volgarometro a 100, riguardo la battuta “Nothing like a little head, eh, Padre?” tradotta come “Le piace la testina arrosto, Padre?”, per conservare almeno il senso della battutaccia e il riferimento sessuale, io avrei proposto un “Bella testina di cazzo, eh Padre?”.

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  • duepizze

    10 Febbraio 2020 at 13:45

    Ciao,
    Coincidenza vuole che anche io sia sposato con una scozzese. Entrambi lavoriamo come traduttori e siamo appassionati di cinema. Il tuo blog l’ho trovato cercando articoli buffi su quei due film buffi noti come Prometheus e Alien: Covenant.
    Sono quasi sempre d’accordo con quello che dici anche se, come si dice volgarmente, qui ci facciamo tutti i pompini a vicenda. Predichi, predichiamo, ai convertiti e ci facciamo risate insieme.

    Il problema di agenti terzi che influenzano le traduzioni e il lavoro dei traduttori/doppiatori è un fenomeno che affligge ogni settore, non solo il cinema. In particolare, mi vengono in mente i fumetti giapponesi (“Non sono fumetti, sono manga! — interviene presto il lettore inorridito) dove i lettori stessi hanno fatto guerre per anni perché fosse mantenuto anche in Italia il senso di lettura al rovescio, da destra verso sinistra. Una cosa che non ha senso. Per non parlare poi di quando esprimendosi in italiano, qualche personaggio chiama un altro “tizio-san”.

    Però, il tuo blog mi sta facendo venire voglia di guardare alcuni film in italiano, cosa che ho quasi sempre evitato. Uno che mi viene in mente è ‘Unbreakable’, dove il discorso finale del personaggio di Samuel L. Jackson ha un’intensità in italiano che viene del tutto a mancare nella versione inglese, per quanto l’attore sia bravo. Purtroppo, sono episodi rari e nel caso dei film orientali, temo sia ancora più raro.

    Rispondi
    • Evit

      10 Febbraio 2020 at 15:36

      Ciao duepizze, ti ringrazio per l’apprezzamento, a maggior ragione venendo da qualcuno che lavora nel settore, per di più coniugato scozzese! Tradurre non è la professione che mi paga le bollette, anche se linguisti e traduttori finiscono prima o poi per trovare questo blog e la cosa mi lusinga. Non che non abbia tradotto in passato, ma so che mi verrebbe l’ansia per le tempistiche, il “ci serve subito, fatto bene e a poco” è una filastrocca troppo comune nel settore. Qui mi sono ritagliato il mio spazio dove parlo di quello che voglio nei tempi che voglio. I miei articoli sono intrattenimento indubbiamente di nicchia, con stroncature ma anche elogi lì dove sono necessari, ma in ogni caso è importante saperci sempre ridere sopra, anche quando si tratta di argomenti così settoriali… quando poi c’è di mezzo Prometheus o Alien Covenant, non ci resta altro che ridere, altrimenti dovremmo piangere e basta, non tanto per l’adattamento quanto per i film in sé. Li abbiamo derisi anche in video se è per questo!

      Unbreakable non lo vedo da quando uscì in DVD, non mi era piaciuto molto. Se ricapita in TV farò caso questo finale ma per il blog solitamente mi limito all’analisi dell’adattamento e delle traduzioni, è raro che parli di recitazione dei doppiatori (salvo rari casi), nonostante il nome del blog abbia la parola “doppiaggi”. “Adattamenti italioti” purtroppo non suonava altrettanto bene 😉

      Comunque se riesco a far apprezzare il doppiaggio là dove merita, è sempre un piccolo successo. Del resto si critica ciò che si ama. Evviva i pompini a vicenda!

      Rispondi
  • Gabriele Segapeli

    10 Febbraio 2020 at 15:26

    Articolo interessante. Concordo pienamente sul discorso iniziale delle sceneggiature: per me ogni sceneggiatore dovrebbe tatuarsi sulla mano la scritta “show, don’t tell”. Un esempio degli ultimi anni è Mad Max Fury Road: qualunque mestierante di Hollywood avrebbe mostrato in flashback o fatto parlare esplicitamente del passato militare di Immortan Joe per aprire la strada a qualche prequel, Miller invece fa un’inquadratura di un paio di medaglie sulla sua armatura e ci spiega perfettamente un personaggio e il suo mondo senza dover essere prolisso.
    Purtroppo lo spettatore moderno vuole che tutto gli venga detto esplicitamente a grandi lettere, vedasi il flop de I Morti non Muoiono, film molto Carpenteriano e senza spiegoni inutili che ovviamente è stato odiato da tutti quelli che poi magari andavano a guardarsi lo spin off su Spiderman definendolo un bellissimo film!
    L’esempio di Guerre Stellari calza a pennello, cosí come quello di Suburra: dopo il bellissimo film di Sollima, i cui personaggi erano interessati proprio per quei dettagli che rendevano interessanti i personaggi, hanno dovuto fare una serie prequel che spiegasse tutto lo spiegabile, rendendolo noioso.

    Rispondi
    • Evit

      10 Febbraio 2020 at 17:09

      Grazie Gabriele. Di Miller ce ne sono pochi al mondo, le “sceneggiature spiegone” invece abbondano. Basti ripensare ad Alien che con la nave aliena lasciava addirittura dei misteri che stuzzicavano l’immaginazione (e il confronto tra i fan) ma rimanevano tali, di sfondo. Poi arriva Prometheus e tiè, tutto spiegato e tutto stupido. Adesso sono addirittura i nostri creatori, lo scheletro visto non era uno scheletro ma una tuta che nascondeva un volto umanoide… ma va, va! Lindeloff dovrebbe essere ostracizzato da Hollywood. Un’ordinanza del tribunale deve vietargli di avvicinarsi a più di 100 metri da una tastiera o da una penna.

      Rispondi
  • duepizze

    10 Febbraio 2020 at 16:39

    Hai ragione. Avevo letto in un altro articolo, credo fosse quello su The Martian, di come giustamente tu ti limiti a criticare le scelte di doppiaggio/adattamento e non la recitazione o la voce dell’attore.
    Per curiosità sono andato subito su youtube a riascoltare il finale di Unbreakable nelle due lingue e l’adattamento per me è fatto benissimo. L’unico leggero cambio di significato è quando Samuel L. Jackson dice “in a comic, you know how you can tell who the archvillain is going to be?” mentre in italiano diventa “nei fumetti lo sai come si fa capire qual è il cattivo più temibile?”.
    Invece, mi viene da sorridere pensando che se fosse tradotto oggi, la frase finale “i bambini mi chiamavano l’Uomo di Vetro” sarebbe probabilmente stata lasciata “mi chiamavano Mr Glass”.

    Rispondi
    • Evit

      10 Febbraio 2020 at 17:03

      Mr Glass in un adattamento moderno lasciato in mano a certe persone diventava SICUUUUUUUUUUUUUUUURO Mr Glass! Con tanto di popolino che su Facebook la giustificherebbe come una scelta sensata e benvenuta, così, a gusto personale.

      Rispondi
  • Lucius Etruscus

    10 Febbraio 2020 at 17:39

    Nei primi Duemila firmai una petizione internazionale per avere dalla Fox la versione estesa di “Alien 3” o comunque più scene di quelle viste al cinema, e nel 2003 il sogno è stato realizzato: le petizioni filmiche funzionano! ^_^
    Una curiosità, se uno che si chiama Woods ti parla di wood… è una doppia erezione? 😀

    Rispondi
    • Evit

      10 Febbraio 2020 at 17:55

      Un must. L’esperto alieno è Lucius, io sono un appassionato che però fa finta di njente, hai visto mai che qualcuno mi possa giudicare per amare a suo modo anche Alien 3 e divertirsi col 4. Metti che un giorno mi candido in politica e qualcuno scopre gli altarini! “È vero che lei ha comprato Alien la clonazione addirittura in VHS appena uscita, per la bellezza di 34.900 lire, nonostante lo avesse già visto al cinema?”

      Rispondi
      • Lucius Etruscus

        10 Febbraio 2020 at 17:58

        ahahha certi scheletri vanno tenuti ben chiusi nell’armadio 😀
        Scherzi a parte, ho visto Covenant di domenica e il lunedì dopo Rai4 ha rimandato “Resurrection”: mi è sembrato un capolavoro senza tempo!!!
        Pensa che all’epoca ho avuto per le mani la cassetta pirata di Resurrection: che rabbia non averla conservata, magari c’erano i titoli italiani originali…

      • Lucius Etruscus

        10 Febbraio 2020 at 18:03

        Chissà però se sono “veri”, se cioè sono quelli proiettati in sala o rifatti a mano come quelli che passano su altri canali.
        Come hai visto oggi ho presentato i titoli del Covenant trasmesso dalla RAI – proprio durante il Festival di Sanremo per non sprecare film veri! – e si vedeva che le scritte italiane non erano perfette: in originale le lettere scompaiono e quell’effetto di dissolvenza a volte viene un po’ male con le scritte italiane.
        Purtroppo non ricordo se anche al cinema c’era questa discrepanza…

      • Evit

        10 Febbraio 2020 at 18:08

        Bisogna mettere a confronto con la versione USA, comunque a me sembravano veri, quelle scene con titoli hanno anche una qualità diversa rispetto al resto del film. Penso che la Fox abbia passato alla Rai recenti scansioni dei titoli di inizio e coda di tutta la saga aliena, quelli di Alien erano assolutamente originali, immagino anche i successivi.

        Ovviamente, mai dire mai! Se avessimo una copia cinema pirata ci sarebbe la conferma decisiva. Vedi a buttare via le VHS? Quanto eravamo fessi.

  • duepizze

    10 Febbraio 2020 at 18:03

    Avevo già letto la tua recensione Lucius 🙂 E anche io ero uno di quelli con la videocassetta di Alien La Clonazione. Io e i miei amici abbiamo fantasticato per anni sulla creatura morta alla guida dell’astronave, su da quale pianeta agli angoli dell’universo venisse quel carico di uova e poi… Prometheus.
    Anche Alien la Clonazione partiva da presupposti stupidi. Ricordo la frase di uno dei militari “ha sterminato la razza”, ma come? C’è un universo intero da esplorare, quelle uova non sono mica cresciute lì come funghi e invece no: “cloniamo” (e usiamo Ripley, ovvio). L’enorme differenza però è che La Clonazione non si prendeva sul serio, Prometheus invece, ah!

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  • Riccardo

    10 Febbraio 2020 at 18:20

    Ricordo quando ho visto il primo teaser di Prometheus, nell’ormai lontano 2012, rimanendoci a bocca aperta. Ambientazioni, atmosfere, scenografie, design, fotografia e sonoro, tutto magnifico e gustosamente ibridato con lo stile del primo capitolo, pareva un capolavoro annunciato. Tra l’altro, uno dei primi a sfoderare l’intero arsenale di effetti sonori poi diventati uno standard nel montaggio dei trailer e battezzati con i vari “braaam”, “boom”, “woosh”, “siren” ecc.
    Il trailer rimane un capolavoro del genere, il film si rivelò ahimè il micidiale polpettone che sappiamo.

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  • SAM

    11 Febbraio 2020 at 22:19

    “Fortunatamente in italiano sono stati calati un po’ i toni in accordo con la nostra percezione della volgarità (culturalmente molto diversa da quella degli statunitensi, inutile negarlo)”
    Qui vorrei sfatare un equivoco che persiste da troppo tempo : gli americani non sono più tolleranti alla volgarità, di noi , tutt’ altro.
    Sono degli scialbi bigotti i cui è vietato pure dire “seno” in alcuni stati .
    Il fatto è che da loro il cinema non è influenzato dalla tv : non si preoccupano di dire parolacce , perché tanto sanno che in tv ( rigorosamente a pagamento) ci saranno i “beep” ogni volta che verrà esclamata un oscenità.
    Da noi i beep non si usano, e si ammorbidiscono da subito i dialoghi in previsione di un futuro passaggio tv.
    Non a caso, da noi in tv trasmettono vecchi film degli anni 70 volgarissimi ( quando il nostro cinema era ancora autonomo dagli altri media ) e nessuno dice nulla ( e che in USA dubito trasmetterebbero al pomeriggio come facciamo noi !)

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    • Evit

      13 Febbraio 2020 at 16:08

      Non ho ancora incontrato alcun caso di film di decenni passati dove si possa sospettare che il doppiaggio cinematografico si sia autocensurato a priori in previsione di futuri passaggi televisivi, a meno che non fossero doppiaggi Rai. È la prima volta che ne sento parlare. Curiosamente il prossimo articolo tratterà anche di questo.

      Non confondiamo il bigottismo di facciata, pubblico, televisivo (che poi esiste anche in Italia), con l’uso reale. Il fatto che censurino le parolacce in TV non vuol dire automaticamente che adulti e adolescenti non le dicano, non bevono alcolici prima dei 21 anni, dopo non vuol dire che nessuno avrà problemi di alcolismo. L’abbondare di parolacce in alcuni film americani (sebbene meno variegate di quelle italiane) è percepito molto meno di quanto lo sarebbe in italiano. Noi ancora non ci fottiamo le madri, né lo diciamo in continuazione, film o vita reale che sia. Riportare certi dialoghi scurrili, così come sono, senza un adattamento culturale necessario, porterebbe ad un impatto diverso delle stesse battute, che è una cosa che il doppiaggio deve evitare. Lo capiamo quando “bitch” viene erroneamente tradotto come “puttana”, invece di “stronza”. Puttana è molto più forte di stronza, e non da usare altrettanto alla leggera in italiano. Starebbe in bocca a personaggi completamente diversi.

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  • SAM

    14 Febbraio 2020 at 11:22

    Ma ti ripeto, in USA censurano le parolacce con i “beep” , quindi non hanno problemi a dire volgarità in un film , perché tanto verranno censurate in tv ( insieme al video).
    Loro hanno una commissione censoria che controlla tutto quello che deve andare in tv (film, cartoni, reality ecc…) e decidono cosa va tagliato o meno.
    Questo per loro aveva anche il duplice effetto di far contenti i moralisti, e incentivare il noleggio e la vendita delle VHS, dove c’era la versione integrale ( non è un caso che da loro sono nati giganti come Blockbuster)
    In Italia non esiste nulla del genere ( non tiratemi fuori il Moige, che non controlla nulla e fa altro che aspettare che qualcuno gli segnali questo o quello ), e quindi si fanno censure preventive ( chi cacchio sta poi a riguardarsi il film per segnare le parolacce da tagliare ?)
    Anche perché i nostri distributori sono legati o alla Rai, o alla Mediaset ( Medusa , e un tempo CecchiGori , prima di comprarsi TMC . )
    Se non hai mai sentito di questa cosa dell’ autocensura per i passaggi in tv, è perché la gente non sa come funzionano queste cose.
    D’altronde accade da decenni con gli anime ( dove le aziende home Video facevano la doppia versione audio TV/integrale ) e pure con cartoni come i Griffin ( dove Mediaset manda a casaccio la versione ammorbidita e quella integrale come gli gira. )
    Con i film hanno solo cominciato molto prima.

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    • Evit

      14 Febbraio 2020 at 11:58

      Se non hai mai sentito di questa cosa dell’ autocensura per i passaggi in tv, è perché la gente non sa come funzionano queste cose.

      Quale sarebbe il meccanismo che c’è dietro? Chi lo imporrebbe? Se hai dei casi in mente, dei titoli, date, qualche citazione di addetti al doppiaggio da portare… sono curioso di sentirle. Altrimenti potrai capire che rimane come una delle tante cose dette da qualcuno su internet. Il “si sa, è così” lascia un po’ il tempo che trova.

      La percezione della moralità è semplicemente diversa da paese a paese, così l’uso delle volgarità, esige di essere adattata per portare lo stesso effetto. In Italia siamo solo più fortunati di altri per quanto riguarda il linguaggio permesso nei film trasmessi in TV, ma da qui a dire che in Italia c’è una censura preventiva su tutti i film quando vengono doppiati per il cinema, sistematica, di cui nessuno ha mai sentito parlare nemmeno di sfuggita… mi lascia un attimo perplesso.

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  • duepizze

    14 Febbraio 2020 at 11:42

    Aggiungo la mia.
    Sono d’accordo con SAM, per lo più. Gli americani sono così costipati dalla loro ipocrisia e autocensura che quando finalmente hanno il permesso di fare un film col rating ‘R’, si sfogano. E’ come nelle nazioni in cui l’alcool è così proibito fino a una certa età che poi quando arrivano a 21 iniziano a bere come spugne.
    L’uso delle parolacce in un certo genere di film e di telefilm è così eccessivo e ridicolo che a me fa solo ridere.

    Ma il cinema americano moderno è soprattutto dominato da film PG-13, film per bambini. Film d’Azione, Commedie e persino Horror, se andate a controllare hanno il rating PG-13. Vi sembra di vedere mostri, assassini e violenza, ma se fate attenzione non si vede una goccia di sangue, non si vede un seno (di cui gli americani hanno paura), non si vede un taglio, uno squarcio. Per proteggere i bambini! E, visto che siamo in un sito che parla di adattamento, è esemplare il fatto che quando un americano usa la parola “children” parla indistintamente sia del bimbo di 5 anni che di una ragazza di 17. I bambini vanno protetti.

    Aggiungo però una correzione all’intervento di SAM.
    La commissione censoria del cinema americano non è una legge e non è nemmeno obbligatoria. La censura è autoimposta volontariamente, si propone il film alla MPAA che dà il visto con l’età. Alle case cinematografiche non frega niente della trama o della realizzazione — ed io da tanti anni propongo l’idea che il cinema non è arte — ma soltanto fare soldi. E se vuoi fare soldi devi permettere a più gente possibile di andare al cinema, magari i genitori con i figli, dunque serve il PG-13. E non siamo in Italia dove se due 15enni vanno a vedersi Dracula di Coppola al cinema passano dritto e nessuno si scandalizza. Lì ti fermerebbe prima il bigliettaio, se il bigliettaio è distratto ti ferma l’usciere, se l’usciere è distratto ti ferma la signora di 50 anni seduta nella fila dietro di te che poi chiama la polizia.
    C’è persino una regola che la parola FUCK può essere nominata solo una volta in tutto il film per avere il visto PG-13, e mai con un significato sessuale.

    Ma allora, direte voi, se non è obbligatoria, perché tanti film, anche horror, si sottopongono a questa censura? Infatti esistono alcuni film che non hanno ‘rating’ ma il problema è che poi le sale cinematografiche si rifiutano di proiettarli, non sanno cosa aspettarsi dal film, le famiglie avrebbero dubbi ad andare a vedere un film con i figli se nessuno ha controllato per loro che non ci sia sesso droga o rock’n’roll. Si perdono soldi.

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  • SAM

    14 Febbraio 2020 at 19:44

    La censura americana è obbligatoria IN TV : tutte le tv hanno un divieto su cosa possono dire/fare/baciare ( a seconda della fascia oraria) e a cui nessuno è escluso : non come in Italia, dove le tv vanno a propria discrezione, dove magari vediamo censurati chessò, i pokemon su Italia 1 , e Ken il Guerriero integrale su Italia 7.
    La Mediaset censura i dialoghi di tutti i telefilm e cartoni che doppia : vi basta guardare un qualsiasi loro doppiaggio per scoprirlo.
    Dato che censura dialoghi ” forti ” nei telefilm ( e a volte, pure il video , come accaduto con Buffy ), volete che non faccia altrettanto nei film Medusa, che tanto sanno già che andranno in tv ?
    E che anche gli altri distributori non si adeguino perché chi paga adeguatamente per i fondamentali passaggi tv sono Rai e Mediaset ?
    Su quale logica , alla luce dei fatti, ciò non è credibile ?
    Altrimenti , perché un distributore dovrebbe togliere le parolacce ( o più innocui doppi sensi) , da film vietati ai bambini e rivolti a un pubblico pagante in sala ?
    Ovviamente perché si fa tutto per il dopo, esattamente come le varie commedie all’ italiana degli ultimi 20 anni, che stanno attente a quelle che dicono/fanno per il futuro passaggio tv.
    Anche le aziende che doppiavano anime integrali in vhs, facevano le doppie versioni con audio censurato per venderle in tv ( peccato non si facessero doppie versioni anche per i film !)
    Ricordo il caso relativamente recente di Kick ASS : il trailer vedeva una censura audio con Hit Girl che diceva “è un grosso cactus gigante” invece di “è un grosso cazzo gigante “.
    Il dialogo integrale, però , c’era almeno nel film vero e proprio .
    Questo per farvi capire come la tv influenza eccome i doppiaggi italiani.
    Ci sono poi casi assurdi all’ inverso, tipo le prime puntate de i Simpson che avevano parolacce assenti nell’ edizione originale : le misero perché in Italia, prima ancora che arrivasse il cartone, si era fatto la fama di prodotto “scandaloso”, e Mediaset cercò di rincarare la dose, aggiungendo volgarità per giustificare l’orario da seconda serata.
    Inutile dire che fu una boita, e infatti le parolacce furono tolte dagli episodi successi quando si decise di trasmetterlo a mezzogiorno : in compenso, le puntate con le parolacce non furono più replicate per anni per colpa delle stesse.
    Liberi di crederci o meno, ma è così è.
    E non è vero che gli americani sono più tolleranti alla volgarità di noi, visto che appunto, hanno una censura più pesante della nostra,e che in tv , loro l’esorcista integrale il prima serata non lo hanno mai visto di certo ( su una tv in chiaro, per di più)

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  • alessandro

    16 Febbraio 2020 at 17:13

    «Rule number 5: If you find the nest, you find the master. Usually he won’t leave it on its own.
    La regola numero cinque originale dice quindi: “se trovate il covo, trovate anche il maestro. Di solito non se ne allontana mai”»
    Non dovrebbe essere: «Di solito non se ne allontana mai da solo»?

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    • Evit

      16 Febbraio 2020 at 17:15

      Sì, esattamente così l’avevo tradotta originariamente, poi accorciata in successive riletture dimenticandomi del perché 😄 ma sì, non se ne allontana mai da solo è la traduzione corretta. L’ho reinserita, grazie.

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