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1997: Fuga da New York – Jena, non Snake. Psicologia di un nome

JenaPlissken
Ho già parlato di 1997: Fuga da New York, nel lontano 2011, in un articoletto che, tutto sommato, era molto più completo e a trecentosessanta gradi di molti altri dello stesso periodo e in cui le osservazioni più salienti furono riportate in maniera sintetica… il dono della sintesi, questo sconosciuto. Tale articolo è ancora valido e molto adatto al lettore occasionale privo di pazienza, quello abituato a leggere soltanto vuoti acchiappa-click condivisi su Facebook. Oggi invece parliamo in maniera poco sintetica dell’adattamento italiano del film in tutte le sue minuziose finezze, negli errori e nei pregi. Insomma, il solito approfondimento la solita rottura di balle come se ne vedono già da molti anni su questo blog.

Ma prima, partiamo con l’offendere dozzine di potenziali lettori! Come diceva il dottor Frankenstein in Frankenstein Jr.: si va?

Quando si parla dell’adattamento di Fuga da New York, l’unico argomento che emerge è seeeeempre il solito: il nome del protagonista nella versione doppiata è diverso dall’originale e blablabla…

blahblahblah
Per fortuna il film non è popolare come, diciamo, Guerre stellari, quindi è più infrequente incappare in qualcuno che tira fuori l’argomento “Snake è meglio di Jena“, nonostante questa alterazione sia ben più sostanziosa rispetto a, diciamo, Fener Vader. Ma, come vedrete, è molto più motivata.

I più arditi tra i detrattori del doppiaggio in generale lo additeranno certamente come uno dei tanti esempi di alterazione che conferma la loro idea maturata su internet secondo la quale il doppiaggio dovrebbe essere abolito domani mattina per tutti oppure, se proprio deve esistere, che sia almeno una copia diretta dei dialoghi stranieri, con tanto di costruzione grammaticale estera e vocaboli non tradotti. Nell’era in cui anche la lingua è diventata, come tutto il resto, un’opinione e in cui al grido di “così si parla oggi, aggiornatevi!” si giustifica la propria ignoranza radicalizzata all’interno di forum e pagine Facebook ricolme di mentalità adolescenziale, capisco come anche la trasformazione di Snake in Jena possa diventare per qualcuno l’ennesima riprova del fallimento del doppiaggio, proprio come accade nel complottismo dove qualsiasi dichiarazione “ufficiale” diventa una riprova di accordi segreti tra il governo ed extraterrestri.
Se invece siete curiosi di capire perché Jena ha più senso di Snake in italiano, procedete pure con la lettura.

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Se mi slegate inizio il mio approfondimento

 
Psicologia di un (sopran)nome

Gli appassionati più accaniti di John Carpenter forse sapranno che il nome del personaggio deriva da un qualche bullo di scuola che conosceva un amico di Carpenter, un bullo che si faceva chiamare “Snake”, viveva a Cleveland e aveva un tatuaggio a forma di serpente… una storia del genere. simpsons-snakeChiedendo che fine avesse fatto Snake, qualcuno poteva tranquillamente rispondere “credevo fosse morto” e, anche se questa battuta origina da un film con John Wayne, supponiamo che si applicasse benissimo anche a quello Snake di Cleveland, una sorta di mito di periferia. Da qui nascono le basi di un personaggio che praticamente si è scritto da solo e spero che il vero Snake di Cleveland fosse ancora vivo nel 1981 per apprezzare il contributo fondamentale che i suoi troppi pochi anni di scuola hanno portato al cinema mondiale, prima della sfavillante carriera da benzinaio.

“Snake” nella cultura americana è un tipico soprannome da criminale ed uno statunitense non dubiterebbe di ciò per un istante.

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“Snake” (e varianti) nella cultura americana

La scelta di Iena al posto di Snake nell’adattamento italiano si rivela forse tra le più riuscite della storia del doppiaggio. Non solo per via del labiale PERFETTO (dato che il movimento delle labbra è assolutamente identico nella pronuncia dei due nomi) ma anche perché è servita a consolidare istantaneamente l’epicità di un personaggio in cui è prima il (sopran)nome, più che le sue azioni, a farci capire la cosiddetta “psicologia del personaggio” e a dargli spessore. A breve capirete come e perché.

Serpenti americani e serpenti italiani

L’uso del “serpente” come soprannome è fortemente evocativo nella cultura anglosassone e in particolare quella americana: indica una persona pericolosa, sempre pronta a pugnalarti alle spalle per tornaconto personale e di cui di conseguenza ci si può fidare poco. È il tipico soprannome da criminale che si addice bene anche al nostro Plissken e, sebbene molti dizionari indichino un’equivalenza con il nostro “serpe”, in questo caso, come vedremo, non è un opzione praticabile.
L’alterazione (anzi, l’adattamento) di “Snake” in italiano diventa una necessità quando si vuole ottenere un equiparabile impatto culturale in una lingua diversa da quella originale. Infatti, se volessimo immaginare l’ipotetico caso di una traduzione più alla lettera per “Snake”, ci scontreremmo con due situazioni problematiche.

La prima è quella di movimenti labiali impraticabili come nel caso di “cobra”. Tra le alternative possibili, Cobra ovviamente porta con sé l’invidiabile vantaggio di giustificare quel tatuaggio addominale che vediamo al protagonista durante lo scontro gladiatorio a torso nudo. Una scelta di adattamento su cui puntò la Corea a quanto pare ma è un’opzione che funziona soltanto sulla carta, difatti se ai coreani non importa molto di ricreare un labiale plausibile che “illuda” lo spettatore, in Italia invece questo è sempre stato fondamentale per rendere credibile l’illusione del doppiaggio, perché di illusione si tratta e quando si slega troppo ce ne accorgiamo subito.

cobra
La seconda situazione problematica è quella di “serpe”, ovvero una parola che si avvicina sufficientemente a “Snake” sia per significato sia per lunghezza (entrambe parole brevi che iniziano per esse ed indicano dei crotali) e quindi apparentemente la scelta ideale ma, ahimè, del tutto inadeguata nel caso specifico.
In italiano, infatti, “serpe” suggerisce una persona malvagia e subdola, che trama alle spalle, capace di fare del male nascondendosi sotto un’apparente gentilezza (questa è la definizione di “serpe” nel suo senso figurato, idem per “vipera”), ovvero l’esatto opposto di Plissken che non fa mai finta di essere gentile e non lo nasconde di certo (cit. “non me ne frega un cazzo del vostro Presidente“) ma allo stesso tempo sappiamo che non è una persona malvagia, dietro la sua aria da duro prova molta più compassione di quanta ne potranno mai provare i suoi carcerieri e meno che mai il Presidente. Loro sì infidi e subdoli, delle vere serpi!

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Citazione che rispunta sempre fuori durante le elezioni presidenziali americane

Quindi abbiamo un “cobra” che non sta bene sul labiale ed un “serpe” che però è ben diverso dalle intenzioni di quello “snake” del copione americano ma che, soprattutto, non c’entra assolutamente niente con il nostro eroe! Plissken non è un personaggio di Beautiful.

Sono sicuro che avranno anche tentato un “chiamami Serpente” come del resto hanno fatto anche gli spagnoli (“chiamame Serpiente“) ma nella nostra cultura italica non sembra un soprannome realisticamente proponibile per un personaggio simile. Sottolineo quello che dicevo prima, ovvero che “Snake”, nel cinema e nella televisione, è un soprannome tipico del criminale americano, se vogliamo anche un po’ cliché, probabilmente anni ’40-’50, i film con cui è cresciuto Carpenter. In Italia però “Serpente” non è culturalmente equivalente a “Snake” e se negli Stati Uniti (e suppongo nei paesi di lingua spagnola) qualcuno può farsi chiamare Serpente ed apparire immediatamente “figo”, non si può dire che questo avvenga altrettanto facilmente anche da noi.
L’intuizione di chi ha adattato, e che trovo molto azzeccata, è stata quella di spostare l’attenzione su un animale differente, con un labiale proponibile anche sui primi piani e che fosse comunque adeguato al personaggio.

Anche se il “iena” della soluzione adottata in italiano non porta lo stesso identico significato che “snake” ha per gli americani, gli si avvicina comunque moltissimo e, cosa basilare, descrive accuratamente il personaggio: una persona di cui non fidarsi e con cui non è bene abbassare mai la guardia perché si approfitterebbe subito di un momento di debolezza dell’avversario, una vera carogna insomma… questo sempre dal punto di vista delle autorità o, come dicono gli americani, “the Man!“.

Un nome che si presenta da solo

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Il livello di epicità del personaggio alla sua apparizione viene superato pochi istanti dopo, quando sentiamo come si fa chiamare.

La scelta di “iena” in sostituzione di Snake è, come scelta di adattamento, molto più lontana di quanto Fener lo fosse da Vader in Guerre stellari ma allo stesso tempo è anche più giustificata, dal momento che il cambiamento non è da ricercare in un volersi allontanare da un nome immaginario dal suono anglosassone troppo reminiscente di una tazza del cesso. In questo caso invece si tratta a tutti gli effetti di un soprannome con un suo preciso (ed evocativo) significato che contribuisce in maniera sostanziale al film nel suo insieme e quindi è importante che “arrivi” a tutti gli spettatori italiani così come in inglese arriva a tutti gli spettatori del mondo anglosassone.

Qualcuno si sarà già posto la fatidica domanda… e lasciarlo “Snake” anche in italiano?

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In 1997: Fuga da New York, un film dove tutti i criminali hanno un soprannome con cui sono conosciuti nell’ambiente (o che hanno assunto una volta in carcere) – menzione d’onore per Mente (Brain), il Tassista (Cabbie) e il Duca (the Duke) – anche Plissken possiede il suo: Jena (Snake). Non veniamo mai a conoscenza del vero nome di Snake ma dubito che quelle iniziali lette da Lee Van Cleef sulla scheda del detenuto, “S. D. Plissken“, stiano per “Snake Delano Plissken”. Che mamma Plissken abbia potuto fare un tale sgarbo da chiamarlo davvero Snake alla nascita? Non è molto plausibile.

La prima risposta di Plissken è, infatti, “call me Snake” (chiamami Jena, in italiano), perché non vuole essere associato al suo vero “nome” da ex-eroe di guerra, una guerra combattuta per un paese per il quale non vale più la pena combattere, non da quando si è trasformato in una distopia fascista. È un governo con il quale Plissken non vuole aver più niente a che fare. Preferisce essere chiamato con il suo soprannome da criminale perché, in un paese simile, essere contro lo Stato è un atto di eroismo, non di tradimento.
Poche parole e abbiamo già capito quasi tutto del suo personaggio. Queste poche battute sono già degne di essere insegnate in tutti i corsi di sceneggiatura.

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“soprannome”

Durante tutto il film, Hauk (Lee Van Cleef) continua a chiamarlo “Plissken” come farebbe con uno qualsiasi dei suoi soldati/sottoposti, così da ricordargli costantemente chi è che comanda. Solo sul finale, quando Hauk vuole offrire a Jena un lavoro, lo appella finalmente con il suo soprannome preferito, Snake(/Jena). Non è altro che un viscido tentativo di distensione per convincerlo ad accettare un nuovo lavoro per quelle stesse autorità che Plissken disprezza (“the Man”). Jena però mostra il suo rifiuto chiudendo la gag del nome con un “mi chiamo Plissken” così da distanziarsi dai tentativi di finta amicizia dell’Alto Commissario Hauk. Un’esclamazione che potrebbe essere tranquillamente letta come un “non ci penso neanche” o qualcosa di ancor più diretto e più volgare.

Quindi la storia del nome fa un cerchio dove Plissken inizialmente chiede di essere chiamato con il suo soprannome per mantenere le distanze dal suo passato da eroe al servizio del suo paese e dall’autorità da lui ora disconosciuta (cit. “Presidente di cosa?“) e poi finisce per chiedere di essere chiamato per cognome per il medesimo motivo.

Un “chiamami Snake” lasciato così in italiano avrebbe rotto questo sottile meccanismo psicologico dato che lo spettatore italiano sarebbe stato indotto a considerare “Snake” come un nome proprio di una lingua straniera, non più come un palese soprannome dunque, e tutto il gioco tra il “chiamami con il mio soprannome da criminale/chiamami con il mio vero nome” sarebbe stato vanificato in una gag per molti inafferrabile e nella quale il protagonista inizialmente vuole essere chiamato per nome proprio e successivamente per cognome, senza una ragione specifica. Scelta che risulterebbe insensata nella trama stessa: perché mai, infatti, Plissken dovrebbe desiderare una certa informalità iniziale con i suoi carcerieri chiedendo di essere chiamato per nome proprio?
Per questo motivo Snake non è rimasto Snake in italiano. È un soprannome che svolge una propria e importante funzione narrativa e introduttiva al personaggio. È un soprannome che deve essere adattato per portare allo spettatore italiano gli stessi sottintesi che arrivano allo spettatore americano. E non solo! Nello stesso film, come ho già detto, ci sono altri personaggi che, come spesso capita tra criminali e detenuti, hanno un loro soprannome che è stato italianizzato (e di cui nessuno si è mai lamentato, a riprova che gran parte di queste lamentele derivano da pensieri maturati a posteriori, FUORI dalla visione del film e non sono mai contestualizzate), quindi dare a Snake un corrispettivo italiano non è che una logica conseguenza di un adattamento fatto con una buona dose di coerenza interna. Ve li ricordate gli adattamenti con una coerenza logica interna? No? Lo so, i troppi Captain America™ e i vari Django Unchained hanno fatto danni alle orecchie e alla mente.

Rimane un solo dubbio sul soprannome…

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Evit che vi inocula il dubbio. Tac!

Perché “Jena” scritto con la i lunga alla Pirandello?

La prima indicazione su come si debba scrivere il nome del personaggio la troviamo nelle recensioni pubblicate sui giornali italiani del 1982, si suppone che derivi dal “press kit” fornito all’anteprima stampa. Si tratta indubbiamente di una scelta stilistica deliberata da parte di chi ha adattato il film, ma perché? La risposta semplice: è italiano!

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la I e la J condividono gran parte della loro storia, prima di essere distinte in due lettere diverse […] La lettera J faceva parte dell’alfabeto italiano, ma cadde quasi completamente in disuso fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.
In italiano pochissime parole vengono tutt’ora scritte utilizzando la J (jella, jena, jota, juta, fidejussione ecc.), oltre a un certo numero di nomi propri di persona o di luogo (Jacopo, Jannacci, Jesolo ecc.)

Da: storia della J

Se ignoriamo ciò che è venuto dopo (romanzi, fumetti, il suo seguito a Los Angeles) e ci concentriamo solo sul film così come uscì all’epoca, l’unica indicazione sulla grafia del nome poteva venire unicamente dal “cartello” sui doppiatori nei titoli di coda del film, una cosa però IMPOSSIBILE da trovare tranne che su pellicola italiana in 35mm!
Tuttavia sono riuscito a trovarvi anche questo riferimento visivo. Tiè! Beccatevi questa rarissima esclusiva, anzi, questo vero e proprio miracolo dato che non è mai apparso né in VHS, né in televisione ma solo al cinema!

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Correte ad aggiornare il Genna va’! Ché mancano nomi.

Purtroppo, come potete vedere, non solo manca il nome di Plissken, ma il cognome ha uno spelling diverso, mancando di una “s”. E anche qui è difficile stabilire a posteriori se si sia trattato di un refuso o se effettivamente nell’adattamento italiano Snake Plissken sia diventato Jena Plisken, con una sola esse. Sarebbe curioso adesso trovare uno dei copioni che veniva dato ai doppiatori, così da verificare quale nome fosse annotato lì ma… un altro miracolo non è stato possibile. Qualcuno chiami Carlo Valli, magari ce l’ha ancora e lo usa occasionalmente come sottobicchiere.

L’impatto culturale del nome “Jena”

Cito parte di un articolo del 15 settembre 1982 dove si parla proprio dei nomi italiani:

La frase che sgrana a mezza bocca sul finire di 1997: Fuga da New York è già diventata famosa come una di Clint o uno champagne d’annata di James Bond. ‘Chiamami Plissken’ dice, finalmente libero, al poliziotto Van Cleef; e noi ci ricordiamo che appena un’ora prima, all’inizio del film, questo nerboruto criminale scampato alla prima guerra atomica, e ridotto a numero carcerario, aveva ghignato in faccia a un secondino ‘chiamami Jena‘. In ogni caso, Jena è un gran bel nome per un eroe che si presenta in canottiera nera, pantaloni mimetici, scarponi militari, capelli lunghi e benda sull’occhio. Se ci fate caso, sono azzeccati anche i nomi di tutti gli altri eroi di celluloide che il cinema d’oltre oceano ci ha regalato in quest’ultimo anno.

Lode a Sergio Jacquier (di cui già parlai negli articoli su Aliens – Scontro finale e Batman, oltre che in questo piccolo “trafiletto”) e alla donna che ne diresse il doppiaggio: Fede Arnaud. Costoro ci hanno deliziato con dialoghi tanto memorabili quanto lo erano quelli originali per il pubblico anglosassone perché, diciamocelo, i film di Carpenter sono resi epici all’80% proprio dai dialoghi (la sola battuta “Hai pilotato il Gullfire su Leningrado“, ispirando lo scrittore William Gibson, ha letteralmente portato alla creazione dell’intero genere della fantascienza cyberpunk. Oh, da una sola mezza frase di poca importanza buttata lì si arriva fino a Matrix, mica cazzi!) ed il compito dell’adattamento è quello di trasporre tali dialoghi in modo che siano altrettanto memorabili quando vengono localizzati in altre lingue. E Fuga da NY ha dialoghi memorabilissimi in italiano così come in lingua inglese, a partire dal “nome” stesso di Jena, la cui notorietà è stata consolidata da subito, come abbiamo visto da quell’articolo del 1982 (ed è rimasta indiscussa per decenni a venire), fino alle singole battute, tutte citabili e che funzionano in qualunque lingua decidiate di guardare il film.

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In questa foto rubata altrove troviamo Mauro Di Francesco che si fa chiamare Jena nel film “Il Ras del Quartiere” (1983)

Nel panorama europeo, siamo stati uno dei pochi paesi in cui chi si occupò del doppiaggio intuì che proprio di soprannomi si trattava (Snake, Brain, the Duke, etc…), per questo motivo Snake (serpente) è stato italianizzato in un animale che si potesse adattare al personaggio di Plissken e che funzionasse bene sul labiale anche nei primissimi piani (nel nostro caso una iena), lasciando che il tatuaggio addominale (un cobra) diventasse soltanto l’ennesimo addobbo stilistico come lo sono la benda sull’occhio e la giacca di pelle consunta; una “perdita” che però non detrae niente dall’epicità personaggio.

In Francia optarono per un adattamento misto e meno coerente: Snake, Brain e gli altri soprannomi rimasero tutti in inglese tranne le Duc. In Germania dell’Ovest invece optarono (non inaspettatamente) per una americanizzazione totale, lasciando tutti i soprannomi inalterati sebbene il titolo tedesco del film sia Die Klapperschlange (“il serpente a sonagli”). La Spagna ha il suo Serpiente ma durante la lotta gladiatoria non si sono curati di doppiare i cori che inneggiano a “Snake! Snake! Snake!”. Tenete presente che stiamo pur sempre parlando di un film essenzialmente a basso costo distribuito in maniera indipendente e l’unico paese in cui i film indipendenti venivano doppiati con la stessa cura di quelli più blasonati era proprio l’Italia degli anni ’80.

Insomma, a posteriori è molto facile lagnarsi su internet al grido di “perché Jena e non Snake? Doppiaggi italiani infami!” e chi non ha capito le ragioni di questo adattamento, quelle che ho spiegato prima, si merita di ritrovare “Snake” nel doppiaggio dell’immancabile rifacimento senz’anima (remake) che si suppone arriverà nel 2017.
Per fortuna il periodo d’oro del doppiaggio italiano è capitato quasi esattamente in concomitanza del periodo d’oro del cinema americano moderno, il meglio sembra che sia già stato dato da entrambi! Quindi, per quanto mi riguarda, nel remake possono anche metterci Snake, Brain, Cabbie e The Duke con tanto di articolo determinativo in inglese. Fate del vostro peggio, poco importa, tanto è un remake! E mi raccomando, che Maggie non sia più la squinzia di Mente, bensì la “squeeze” di Brain. Si parla così oggi, vero Captain America 2?

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Un altro celeberrimo “Brain” (“il Prof”, in italiano)


L’adattamento italiano di Fuga da New York

Entriamo dunque nel merito della versione italiana di Sergio Jacquier e della nostra Fede Arnaud, fondatrice della famosa Cine Video Doppiatori (CVD) – donna talentuosa ma dall’oscuro e mai rinnegato passato [link] – e parliamo dell’adattamento! Ecco una bella lista di errori e presunti errori. Lo so, sono ore che la aspettavate.

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Il volo in aliante

Durante la discesa su New York, dopo una brusca virata con l’aliante, Plissken dice:

Originale: It’s been a while.
Doppiato: Erano anni che non vedevo New York.

escape_from_new_york_wireframeNella battuta originale però, Plissken non si riferisce al fatto di non aver visitato New York da tanto tempo, bensì al non aver pilotato da tanto tempo. Anche perché non ha mai avuto molto senso dire che non vedeva New York da anni, visto che Plissken fino a quel momento aveva osservato la città principalmente attraverso una rappresentazione stilizzata sugli schermi del computer di bordo. Tuttavia, l’alterazione onestamente non è così rilevante e c’è da chiedersi quanto fosse intenzionale.
new-yorkQui permettetemi una sottile osservazione; anche se si trattasse di una svista di chi ha tradotto i dialoghi originali (il che è possibilissimo a partire da quel generico “it’s been a while”, cioè “è passato un po’ di tempo”), il nominare New York, dicendo che erano anni che non la vedeva, pone l’attenzione proprio sull’aspetto della città, propriamente post-apocalittico, non illuminata, in totale rovina e con le strade vuote… cioè l’esatto opposto di ciò che nell’immaginario di tutti è la città di New York. Questo aiuta lo spettatore ad immedesimarsi ancor di più con il protagonista che si trova spaesato alla vista di una New York ben diversa da quella che tutti immaginano o ricordano. Quindi, se di svista si tratta, non ha poi influito molto; anzi, a suo modo funziona perfettamente nel contesto di quella scena.

La rasatura del presidente

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Se ho fornito una giustificazione postuma per la storia dell’aliante, non c’è giustificazione che tenga per la seconda svista nell’adattamento del film.
Quando sul finale il Presidente degli Stati Uniti si sta facendo truccare e radere, vede Plissken che si avvicina e dice in inglese “it’s all right!“. Sta parlando a qualche guardia del corpo fuori campo che probabilmente si sarebbe mossa per fermare l’avvicinarsi di qualsiasi persona non autorizzata; tradotto per chi non sa l’inglese sarebbe alla lettera “è tutto a posto”, ma traducibile nel contesto come “lasciatelo passare”. In italiano questa battuta è stata scambiata per un apprezzamento del taglio della barba o sul trucco, diventando quindi un “mmh, così va bene“.
Potremmo sempre sospettare una scelta voluta in fase di doppiaggio in quanto “lasciatelo passare” sarebbe risultato troppo lungo sul labiale di “it’s all right” ma, vista la vicinanza tra “it’s all right” ed il nostro “così va bene” mi viene facile pensare che si fosse trattato di una svista bella e buona. Anche in questo caso, per fortuna, non incide per niente sul film, anzi, probabilmente non la avevate mai notata prima.

Un Presidente americano… britannico(?)

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Parlando sempre del Presidente, Donald Pleasance, in lingua originale questo personaggio ha un accento britannico che non viene mai giustificato nel film e che lascia interdetti molti spettatori americani. Questo ovviamente non avviene in lingua italiana dove il Presidente parla un italiano “standard”, togliendoci così da qualsiasi impiccio sulla credibilità del personaggio. La spiegazione di quell’accento britannico la fornì Carpenter anni dopo in un’intervista; egli infatti aveva immaginato il personaggio di Donald Pleasance come il figlio illegittimo della Margaret Thatcher (e il padre si presume fosse Ronald Regan, ovviamente!).

Ho letto che anche Donald Pleasance diede una sua versione della storia, inventandosi che dopo la guerra tra USA e Unione Sovietica, l’Inghilterra thatcheriana aveva approfittato dell’indebolimento statunitense per soggiogare nuovamente gli americani e farli ritornare allo status di colonia britannica. Questa visione è smentita da Carpenter che ovviamente aveva dato all’attore britannico Pleasance quel ruolo unicamente perché apprezzava la bravura di Pleasance come attore, non perché necessitasse di un attore britannico a tutti i costi, l’idea del figlio illegittimo della Thatcher è stata nient’altro che una giustificazione a posteriori; un po’ come il fossato illogico di Jurassic Park che appare e scompare… sta lì soltanto perché Spielberg voleva che ci fosse una parete da scalare a tutti i costi. Punto e basta.

In italiano mai avremmo sospettato tante seghe mentali derivate dal solo modo di parlare del Presidente, eppure gli americani se le sono fatte. Detto da me poi!

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Il logo alternativo di Doppiaggi italioti

Il cabarè dei prigionieri

Nel teatrino improvvisato che vediamo nella città-prigione di New York assistiamo ad una recita molto gaia dei detenuti che cantano una canzone spassosa chiamata “Everyone’s coming to New York” ma che purtroppo non fu adattata in italiano e non sentiamo mai per intero (sebbene sia possibile da recuperare nella colonna sonora del film). È un ottimo esempio di “world building”, ovvero tutti quei piccoli dettagli inseriti di sfuggita in un film ma che ne espandono la trama, rendendo più credibile il mondo che ci viene presentato. Un po’ un peccato per chi non sa l’inglese perché la canzone è piuttosto comica.
Solo nel Blu-Ray italiano la canzone è sottotitolata per la prima volta nella storia, difatti non lo è mai stata in precedenza, né al cinema né in VHS e DVD. Sulla qualità della traduzione però… mmh-mmh, nzomma eh.
Per cultura vi copio qui il testo originale (anni fa lo avevo anche adattato in italiano per svago ma non riesco proprio a ritrovare il documento).

Shoot a cop, with a gun, the Big Apple is plenty of fun!
Stab a priest, with a fork, and you’ll spend your vacation in New York.
Rob a bank, take a truck, you can get here by stealing a buck.
This is bliss, it’s a lark! Buddy, everyone’s coming to New York!
No more Yankees, strike the word from your ears.
Spin the roulette, there’s no more opera at the Met.
This is hell, this is fate, but now this is your world and it’s great!
So rejoice, pop a cork, buddy, everyone’s coming to New York!

Lascio a voi il gusto di tradurlo con Google Translate, la qualità non sarà troppo lontana da quella dei sottotitoli in commercio.

Proprio questa scena dello spettacolo teatrale dei prigionieri è legata indirettamente ad un altro errore sicuramente a monte del processo di traduzione quando il tassista, giunto in soccorso di Jena, dice di trovarsi in quei brutti paraggi solo perché era venuto ad assistere allo spettacolo, quello dei prigionieri che cantavano e ballavano, perché quella roba era una rarità nel carcere di New York.

Usually I’m not down around here myself, but I wanted to catch that show.
This stuff is like gold around here, you know.

Il problema è che la seconda frase la dice mentre sta per lanciare una molotov e proprio in un periodo storico segnato dalle crisi petrolifere (non dimenticate che Mad Max era negli stessi anni), così la frase è stata mal interpretata e la sua seconda battuta diventa “Questa vale come oro qui, caro.“, con ovvio riferimento alla bottiglia di benzina e non più allo spettacolo a cui aveva assistito. Avrebbe dovuto dire qualcosa del tipo “roba simile è una rarità da queste parti, sai?”. L’errore è facilmente comprensibile perché anche in inglese può essere interpretata come riferita alla bottiglia di benzina, ma dal contesto è facile capire che così non sia.

The “Man”

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The Man sent him in here / Hauk l’ha mandato qui

Come accennavo prima, nel film ricorre spesso il termine “the Man”, un termine inventato negli anni ’60, figlio delle proteste studentesche e della generazione hippie, che è diventato parte del gergo americano ed era ancora molto in uso negli anni ’80. In italiano corrisponde al nostro “il sistema”, come quando si dice “ribellati al sistema” o “abbasso il sistema” (down with the Man!). The Man è la generica autorità che opprime le libertà individuali del cittadino americano e si estende a varie figure autoritarie fino al proprio datore di lavoro dal momento che in qualche modo fa parte anch’egli del “sistema” che opprime l’uomo comune.

Ricordate la canzone Proud Mary di CCR/Tina Turner? “Left a good job in the city, working for the Man every night and day…“. In quel caso the Man è traducibile in italiano come “il capo” o anche meglio con “il padrone” (parola che già implica una condizione di subalternità sociale). Uno che lavora per il governo invece lavora per “il sistema”, “il potere” o per dei generici “loro”: “lavori per loro adesso?” (you work for the Man now?).

Questo per far capire che non c’è un modo univoco ed ovvio di tradurre “the Man”, dipende da… – dai che ormai lo avete capito tutti – diciamolo in coro: dipende dal contesto! Bravi.

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Down with the Man!

Non è difficile capire perché “the Man” si è dunque trasformato nel meno generico – ma più istantaneamente comprensibile – “Hauk” nella frase Hauk l’ha mandato qui. Hauk, cioè l’Alto commissario che aveva inviato Jena a New York per salvare il Presidente e che era il diretto rappresentante dell’odiata autorità e il capo delle operazioni. Il personaggio di Mente lo cita due volte e tutto sommato la battuta funziona, è diretta e non sbagliatissima di per sé, ma i detenuti avevano mai visto Hauk o sapevano di lui? Perché questo cambierebbe un po’ le cose.

Come spettatori vediamo Hauk in capo alle operazioni ma ricorderete che lui è lì soltanto per la faccenda del velivolo non identificato (poi scopertosi essere l’Air Force One) che si dirigeva verso lo spazio aereo di New York e il suo titolo, “Alto commissario”, indica una persona investita di speciali funzioni, che quindi non si occupa regolarmente del penitenziario di New York, né tanto meno dell’accoglienza detenuti (tra l’altro un ottimo adattamento di “Police Commissioner” che tradotto alla lettera come “commissario di Polizia” sarebbe stato invece un errore madornale).

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Io credo che i detenuti non sapessero dell’esistenza di Hauk e, sebbene comprenda la ragione del cambiamento da “the Man” a “Hauk”, non penso abbia moltissimo senso all’interno della trama. Forse un “lo hanno mandato loro” non si abbinava altrettanto bene ma sarebbe stato più logico. Poi magari mi sbaglio e Hauk era stranoto tra la popolazione carceraria di New York, in tal caso “the Man=Hauk” va benissimo.

Piccole osservazioni

Il labiale sul Presidente è forse quello che funziona meno, sarà per il modo in cui Donald Pleasance muove la bocca oppure perché a furia di lavorare alla sincronizzazione dell’audio per la preservazione italiana di questo film ho osservato la sua bocca molto più approfonditamente di quanto farebbe un generico spettatore. Visto il livello eccelso sugli altri personaggi, penso sia proprio l’inevitabile conseguenza di un modo di muovere le labbra da parte dell’attore, non è il primo film in cui il labiale di Pleasance doppiato in italiano mi convince poco.

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Nel combattimento al Madison Square Garden sentiamo la folla che acclama “JENA! JENA! JENA!” ma di sottofondo è facilmente udibile “SNAKE! SNAKE! SNAKE!”, evidentemente gli americani non avevano fornito alla ditta di doppiaggio una traccia audio pulita e senza le voci della folla (forse supponendo, a torto, che nessuno all’estero avrebbe alterato il nome del protagonista oppure, molto più probabilmente, per risparmiare sui costi). C’è da considerare però che nessun italiano nel 1981 avrebbe potuto sospettare il vero nome di Plissken e quando l’orecchio non si aspetta di sentire “Snake” non ce lo sente di sicuro, al massimo viene percepita come una strana eco. [Nel doppiaggio spagnolo, dove neanche si sono curati di sostituire “Serpiente!” ai cori, dubito che gli espectadores del 1981 possano aver colto che i criminali inneggiassero al nostro protagonista dopo la sua vittoria contro il gigante]. Sono quei momenti in cui aver familiarità con l’inglese detrae dalla visione del film in lingua italiana (come accadeva in Mamma ho perso l’aereo quando Kevin urla “I’m free!”).

A proposito di iene, non avete provato un brivido quando in Hateful Eight doppiato in italiano vi siete ritrovati con questa battuta che nel nostro paese diventa inavvertitamente anche una citazione?

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Mi aspettavo quasi che Kurt Russell si girasse verso gli spettatori per lanciare una strizzatina d’occhio, ma solo sulla pellicola italiana.

Il restauro storico di Doppiaggi Italioti

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Scusate la filigrana

Da diversi anni ormai sono impegnato nella preservazione storica dei film così come si presentavano agli spettatori che li videro al cinema per la prima volta. In tutto questo tempo mi è capitato di incontrare altri malati come me che condividono la medesima passione, quella di poter scoprire o riscoprire i film così come arrivarono al cinema, con i titoli tradotti in italiano, il missaggio audio dell’epoca etc… ma in un formato moderno, in alta definizione se possibile. Tra questi mi si è presentato un tale Roberto (che mai finirò di ringraziare) il quale mi disse di avere una videocassetta pirata d’epoca riversata direttamente da pellicola 35mm. efny_cart1Grazie a questo raro cimelio è arrivata fino a noi una testimonianza di come il film apparisse al cinema in Italia e su questo riferimento si basa la mia opera di ricostruzione della versione cinematografica italiana originale in alta definizione, un lavoro certosino che non solo restaura i titoli tradotti ma ricrea l’intera esperienza cinematografica con tracce audio italiana, inglese (e anche tedesca) nel loro missaggio stereo originale (vi ricordo che nel 1981 non esisteva il 5.1), qui presentate alla massima qualità disponibile.

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i lavori certosini

Gran parte del tempo è stato destinato a sistemare tremendi errori presenti sui Blu-Ray disponibili in commercio, centinaia di ore spese su “poche” sequenze di fotogrammi come avevo già accennato in questa intervista.

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Quelli con monitor sufficientemente luminosi potranno notare una linea blu verticale nell’ovale giallo che ho inserito a sinistra. Questa affliggeva l’intera sequenza ed è stata rimossa con molta, moltissssssssima pazienza, fotogramma per fotogramma.

Come tutte i progetti di preservazione storica in cui il gruppo di Doppiaggi Italioti si cimenta (parlo al plurale perché sono opere che coinvolgono necessariamente più collaboratori anche se il grosso del lavoro poi viene svolto da una sola persona, in questo caso me), anche questo è dedicato esclusivamente ai possessori di copia originale in alta definizione del film, di cui questo disco rappresenta nient’altro che una copia privata con una copertina più bella (sempre di mia creazione e basata sul poster originale).
È dedicato a chi vuole rivivere l’esperienza cinematografica del 1981, ai cultori che hanno piccole fissazioni come quella di esigere un missaggio audio storico inalterato, colori il più possibile fedeli alla pellicola 35mm, la grana originale… cosette così che mi rendo conto non sono per tutti ma del resto neanche questo blog lo è.

copertina-custodia-provvisoria

La copertina che sarà. È ancora in lavorazione ma siamo lì.

Il nostro Blu-Ray di preservazione storico-culturale sarà disponibile relativamente breve e ne riparlerò in questo stesso blog e sulla nostra pagina Facebook, dove avrò modo di andare più nei dettagli e mostrare molte più immagini e tutti i difetti che ho dovuto correggere.


Un desiderio finale

Di questo film esiste un’intera sequenza di apertura, tagliata poi dal montaggio finale, in cui Jena ed un suo complice rapinano una banca, ciò che poi conduce alla cattura del nostro protagonista. È una scena molto significativa che mostra tutta l’umanità di Jena quando decide di lasciarsi catturare pur di non abbandonare un amico. Da anni la si trova in molte edizioni home video estere e non dubito che un giorno sarà presente anche su future edizioni Blu-Ray italiane, interamente restaurata. Il mio desiderio è che la facciano doppiare a Carlo Valli prima che sia troppo tardi… Capisc’a me!

E da Evit di Doppiaggi italioti

questo-e-tutto
____________
Letture consigliate
-La recensione completa di Cassidy del blog La Bara Volante.
-L’articolo di Priscilla Page (in inglese): The Criminal Heroes Of ESCAPE FROM NEW YORK And THE WARRIORS
-L’articolo (uno dei tanti) sull’importanza di questo film per la fantascienza cyberpunk (in inglese): “You flew the Gullfire over Leningrad…” Observations about a recurring motif in Cyberpunk media
Per rimanere in tema Carpenter: il mio precedente articolo sull’adattamento italiano di La cosa: Cosa? L’adattamento e il doppiaggio di La cosa (1982)
-Tutti i ritagli di giornale italiani del 1981 su Italian Pulp Movie Poster.


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Ex-docente, blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film. Ora dialoghista per studi di doppiaggio.

123 Commenti

  • Leo

    11 Dicembre 2016 alle 09:54

    Snake Delano ahahahahaha Evit’s back baby 😀 😀 😀
    Mi fai venire voglia di provare a giocare con la canzone dei detenuti, ora butto giù qualcosa…

    Rispondi
    • Leo

      13 Dicembre 2016 alle 17:44

      CANZONE DEI DETENUTI
      “A uno sbirro, spara un po’, quanto è bella la nostra città
      sventra un prete, ma che shock, e farai una vacanza qui a New York!
      ruba un’auto, o un panino, ci vuol poco per giungere qua
      ma che spasso, ma che shock, vogliono tutti venire qui a New York!
      Basta baseball, è bruciato lo stadio
      tira i dadi, al Metropolitan giochiam!
      che casino, che bazaar, ma ci siamo e perdio ci restiam!
      versa il vino, ma che shock, vogliono tutti venire qui a New York!”

      Rispondi
  • Lucius Etruscus

    11 Dicembre 2016 alle 11:20

    Splendido splendente! Pezzo che rimarrà negli annali, e quando la civiltà sarà finita un qualche Plissken del futuro lo ritroverà… e si farà chiamare Jena! O magari Jake… cioè Jena + Snake 😀
    P.S.
    “Una jena in cassaforte” è un mio cult personale. è così pieno di idee (sprecate) che mi stupisco come mai non venga considerato uno dei diamanti grezzi del noir italiano. Qualche Natale fa mi sono divertito a rielaborarlo dichiaratamente per uno dei miei racconti di Marlowe 😛

    Rispondi
  • Spirit Takuro (@SpirtTakuro)

    11 Dicembre 2016 alle 12:45

    Grande articolo, come sempre! Vi seguo da tempo (dalla preservazione di guerre stellari), ma per uno dei miei film preferiti non potevo non commentare, anche perché potrei dare un piccolo contributo! Mi spiego: anche io mi diletto nella ricostruzione delle copertine delle edizioni home video e delle locandine dei film, grazie potenti mezzi tecnologici (photoshop) e il caso vuole che abbia ricreato la locandina, però americana, di fuga da new york e di distretto tredici, con tanto di crediti. Se può esservi utile, ovviamente! ( http://indexenos.deviantart.com/art/Escape-From-New-York-MPR-216811087?q=Indexenos%2F17370641&qo=22 e http://indexenos.deviantart.com/art/Assault-on-Precinct-13-MPR-426649474?q=Indexenos%2F17370641&qo=12 )
    PS a proposito di articoli determinativi inglesi. Nella seconda stagione della serie di Netfilx Daredevil, il personaggio noto in italia come il punitore è chiamato The Punisher, con tanto di articolo.

    Rispondi
  • Napoleone Wilson

    11 Dicembre 2016 alle 13:06

    Ai tempi ho scoperto “doppiaggi italioti” proprio con il mitico articolo “Chiamami serpente!”.
    Ti volevo segnalare una perla dell’adattamento e fare una domanda: quando il tassista arriva in soccorso di Jena, dopo il lancio della molotov dice: “ahhh Jena Plissken sul mio taxi, se lo sapesse la mia vecchia!”. In originale la frase è “Snake Plissken in my cab… oh wait till i tell Eddie!”.
    Per me è una frase incomprensibile, non mi sembra che ci sia nessun personaggio con quel nome nel film; è forse un modo di dire inglese/newyorkese?

    Rispondi
    • Evit

      11 Dicembre 2016 alle 13:41

      Ciao Napoleone Wilson, come sempre, complimenti per la scelta del nickname!
      Hai fatto bene a ricordarmi di Eddie, in realtà mi ero dimenticato di inserirlo nell’articolo. Qui posso semplicemente fare delle supposizioni perché è una frase aperta ad interpretazione (in inglese).
      Certamente “Eddie” non è nessun personaggio che vediamo nel film, è uno di quegli elementi di “world building” di cui parlavo nell’articolo e che serve a costruire un personaggio, quello del tassista, e che suggerisce inconsciamente che il personaggio abbia una sua vita privata, amici e affetti che non vediamo mai ma ce li possiamo immaginare.
      Che io sappia non è un modo di dire newyorkese, l’ho sempre presa come un abbreviativo di un nome femminile (forse ebreo, Edwina, cose così), ma può darsi anche che sia semplicemente un suo amico a cui non vedeva l’ora di raccontare la storia (ricordi i tassisti in “Taxi Driver” e tutte le baggianate che si raccontavano riuniti al bar?).
      Il tassista è di quei personaggi che straparla senza neanche rendersi conto se l’interlocutore riesca ad afferrare tutti i riferimenti, ahimè di persone così ce ne sono anche troppe.
      Moglie o amico che sia in inglese, mi piace molto la frase italiana “la mia vecchia”, ad indicare una moglie con cui è sposato da tanto tempo. Se il tassista ha deciso di rimanere volutamente a New York, possiamo supporre che la moglie possa essere rimasta insieme a lui per dovere coniugale, oppure che abbia trovato nuovi affetti lì, nella Grande Mela. Del resto sappiamo che le donne non mancavano.

      Rispondi
  • Paolo Ciaravino

    11 Dicembre 2016 alle 14:38

    Per una volta mi permetto, dall’alto di un ç@%%0, di essere in disaccordo. A mio modestissimo parere, Serpe avrebbe funzionato perfettamente, l’ho sempre pensato. Il significato figurato dei due termini non è poi molto distante, considerato che la jena, o iena che dir si voglia, è un animale che si nutre di carogne fregate ad altri predatori. Il mio Treccani parla di “persona crudele, abiettamente feroce e aggressiva”, dunque, a mio avviso, sufficientemente carico di negatività da non essere troppo diverso da serpe che però, lo ammetto, possiede una sfumatura in un certo senso peggiore, trattandosi per lo più di “persona infida”.
    Poi un appunto: Proud Mary è dei Creedence Clearwater Revival, la Turner ne fece una cover ;-).

    Rispondi
  • Napoleone Wilson

    11 Dicembre 2016 alle 15:11

    Grazie per la risposta e ottima disamina come sempre!
    Ora che ci penso, il personaggio di Buscemi in Fuga da Los Angeles si chiama proprio Eddie; capace sia l’ennesimo riferimento al tassista che Carpenter ha inserito, in fondo Eddie Mappa dei Divi è proprio il suo corrispettivo nel sequel/remake.
    P.S. hai mai pensato per il futuro un articolo sull’adattamento di Fuga da Los Angeles? 🙂

    Rispondi
    • Evit

      11 Dicembre 2016 alle 15:15

      Probabilmente in futuro parlerò anche di Fuga da Los Angeles sebbene non ricordo al momento particolari degni di nota della versione italiana. In quel caso Carlo Valli non doppiava ma dirigeva soltanto e direi che ha trovato una voce adatta che lo sostituisse.
      Mi piace molto l’idea che Eddie della mappa dei divi possa essere un amico del “Tassista” ahah

      Rispondi
  • Christian

    12 Dicembre 2016 alle 09:33

    Da tempo non commentavo sul tuo blog, ma questa volta devo farlo perché post come questo sono davvero eccezionali, e dovrebbero essere letti da tutti coloro che lavorano oggi ai (non-)adattamenti dei film in Italia.
    A proposito delle sviste nel doppiaggio di questo leggendario film, comunque, mi rimane un dubbio: proprio all’inizio, la voce narrante (non so se presente solo nella versione apparsa in tv o se c’era anche al cinema) recita “L’indice di criminalità raggiunge il 400 per cento”. Si tratta di un errore, vero? Dovrebbe essere “cresce del 400 per cento”…

    Rispondi
    • Evit

      12 Dicembre 2016 alle 09:45

      Ciao Christian, ti ringrazio dei complimenti. La voce narrante all’inizio c’è sempre stata e la scritta tradotta in italiano che apparve al cinema (e che ritornerà grazie alla mia preservazione italiana) riporta le stesse parole della narrazione doppiata.
      In teoria sì, direi che sarebbe meglio “cresce”, ma dato che matematicamente non sappiamo cosa sia questo “indice” di criminalità e come questo venga calcolato, ci puoi mettere qualsiasi cosa in realtà.

      Rispondi
  • Cassidy

    12 Dicembre 2016 alle 18:16

    Meraviglioso! Applausi a scena aperta 😉 In effetti nessuno si lamenta mai di “Il presidente é scappato, lo ha preso MENTE” intanto mi prenoto per una copia del blu ray che sarà, gran lavoro complimenti. Cheers! Ps Grazie per la citazione 😉

    Rispondi
  • Mahatma K. B.

    14 Dicembre 2016 alle 03:35

    Articolo straordinario per un film straordinario.
    Non conoscevo la storia all’origine del nome Snake e una cosa mi ha incuriosito: ho vissuto due anni a Cleveland e ho conosciuto un tizio il cui soprannome era proprio Snake. C’e’ da dire che negli USA e’ un soprannome piuttosto comune (ne conosco uno pure qui a Columbus), ma mi piace pensare di essere incappato nel “vero” Plissken.
    Un saluto e tanti tanti complimenti.

    Rispondi
    • Mahatma K. B.

      14 Dicembre 2016 alle 03:40

      P.S. Mi e’ appena venuto in mente che un altro bullo di Cleveland ha dato il suo nome ad un altro celebre personaggio cinematografico: mi riferisco a Freddy Kruger, incubo del giovane Wes Craven.

      Rispondi
  • Francesco

    14 Dicembre 2016 alle 15:48

    Davvero un’ottimo articolo! Credo sia scontato dire che non vedo l’ora di vedere la vostra preservazione! solo una domanda: in che formato verrà distribuita?

    Rispondi
  • Napoleone Wilson

    15 Dicembre 2016 alle 13:24

    Ciao, ripensandoci invece il film ci fa capire bene che Hauk non è li solo in via eccezionale per la faccenda del jet:
    ha un suo ufficio con tanto di “diplomi” appesi alla parete e pistolina nel cassetto, che esamina nell’attesa che gli venga portato Jena all’inizio del film;
    dichiara apertamente: “questa è la mia prigione e do io gli ordini”, quando litiga con l’omino con le bretelle che vorrebbe intervenire visto che Jena non comunica più con la base essendo stato tramortito dal Duca.

    Rispondi
    • Evit

      15 Dicembre 2016 alle 14:25

      Quello con le bretelle era il vero direttore della prigione (il quale sosteneva di poter revocare gli ordini di Hauk ma si caca sotto quando Hauk gli risponde di provarci).
      Effettivamente potrebbe essere proprio così, anche in virtù dell’ufficio privato come mi fai notare. In tal caso l’adattamento italiano ha anche meno problemi di quanto sospettassi, come del resto avevo lasciato intendere. The Man=Hauk rimane una scelta valida dunque.

      Rispondi
  • catoblepag

    17 Dicembre 2016 alle 22:07

    Fantastico articolo e incredibile lavoro per la versione restaurata! Complimenti Evit, sapevo della tua passione per la ricerca di simili perle ma non immaginavo che avessi una tale dimestichezza con l’editing video (personalmente me la cavo nel muxare audio, anche in 5.1, ma appena mi trovo a combattere con codec e conversioni di video in alta definizione getto la spugna… è un incubo).
    Per quanto riguarda Donald Pleasance… nell’episodio di Colombo “L’uomo dell’anno” Oreste Lionello fa un capolavoro (a volte mi riguardo l’episodio solo per sentire la sua intepretazione), ma si nota i salti mortali che fa per stare al passo col labiale dell’attore inglese!
    P.S. Una nota finale che non c’entra con l’articolo: di recente sono riuscito a procurarmi una vhs piuttosto vecchia di Aliens, non ho ancora potuto controllare ma sembra precedente all’edizione rimasterizzata THX… il che mi da una speranza di trovare l’ululato di Hudson (dopo “siete sull’ascensore per l’inferno… in discesa!”) ancora doppiato da Stefano De Sando. Incrocio le dita, nel caso ti interessasse proverò a rippare l’audio.

    Rispondi
    • Evit

      18 Dicembre 2016 alle 01:02

      Mi interessa eccome!!! Tienimi informato su Aliens. Se poi vuoi una mano per digitalizzare l’audio ti posso guidare io. Sarà molto importante!
      Ti ringrazio per i complimenti, con i restauri si fa quel che si può 😉
      Questo in particolare era alla mia portata ma ha richiesto tanto lavoro per cose apparentemente minori. In Germania di recente hanno fatto una cosa simile a livello ufficiale e sono felice di poter dire che il mio lavoro risulta migliore di quello fatto a livello professionale (dove comunque hanno scadenze e tempi da rispettare quindi li capisco).
      Su Pleasance allora non sono solo io ad aver notato una storica difficoltà per i doppiatori nel seguire il labiale!

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      18 Dicembre 2016 alle 09:01

      Ecco, uno si organizza la domenica su come preparare gli infiniti post della settimana entrante, poi legge un post del genere… e tutto salta! Perché ora devo andare a prendere le mie VHS di Aliens (prima e dopo il THX), controllare “l’uluato di Hudson”, farci un bel post sopra per il mio blog alieno e ringraziare un altro dei mitici lettori di Evit ^_^
      Peraltro in questi giorni ho iniziato l’opera di schedatura per il futuro “Archivio delle edizioni aliene in home video” sfruttando alcune perle che ho trovato a due soldi su eBay, così da avere finalmente una visione d’insieme della produzione nostrana. Ma soprattutto per vedere se ho dei buchi nella mia collezione 😛

      Rispondi
  • catoblepag

    18 Dicembre 2016 alle 16:35

    Ecco lo spezzone incriminato appena rippato in AC3 (l’ho già convertito a 24.976 fps nel caso qualcuno lo volesse muxare). Lo strano passaggio della voce di Hudson sul canale sinistro poco prima dell’urlo potrebbe essere un missaggio voluto, non un difetto della traccia – mi pare di ricordarlo anche nelle uscite recenti.
    http://www.mediafire.com/file/i7hfgpro85ttljs/ululato_hudson_de_sando_24.976fps.ac3
    Auuuuuhhh! 😀
    Adesso voglio rippare tutto l’audio del film, è davvero in condizioni eccellenti

    Rispondi
    • Evit

      18 Dicembre 2016 alle 16:43

      Quanto mi mancava! Un tuffo nella nostalgia proprio!
      Hai modo di acquisire l’audio VHS in wave tramite cavi audio (rosso e bianco) che attacchi alla tuo ingresso audio del PC? Se non comprimi l’audio è meglio. Visto che stai a ripparlo è meglio assicurarsi di averlo alla massima qualità che poi è più facile dopo da maneggiare per eventuali progetti di preservazione.

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      18 Dicembre 2016 alle 16:49

      Io per ora sto preservando le VHS in digitale tramite scarter, così da studiare eventuali differenze nelle varie edizioni: il secondo passaggio sarà preservare l’audio delle varie cassette mediante cavetti, e lì verrò a bussarti per un corso accelerato ^_^

      Rispondi
    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 16:57

      Per ora sto passando dal misero programma di acquisizione video (Showbiz) che mi permette solo di salvare video e audio assieme in mpeg2, da lì ho estratto la traccia audio con Audacity. Ovviamente registrare solo l’audio in wave sarebbe ancora più facile, devo solo trovare un adattatore RCA-jack piccolo e collegare direttamente all’ingresso audio del PC.
      Come direbbe Hudson, “ok… mi ci metto”. ^_^
      In una nota non strettamente legata, ti informo che un altro nastro acquistato lo stesso giorno in quel mercatino dell’usato è l’edizione de La Cosa della CiC, anch’essa in ottime condizioni e con i titoli originali italiani 😉 So che un altro lettore del blog l’aveva trovata, ma non sono aggiornato sulla faccenda (alla fine l’aveva rippata o ti interessa ancora?)

      Rispondi
      • Evit

        18 Dicembre 2016 alle 17:07

        Intanto l’ho trovata anche io quella della Cosa, o meglio, l’ho comprata su eBay, ma ti ringrazio. È sempre bene averne di riserva, ci fossero dei salti di audio!

    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 17:29

      Eheh, ottimo Evit, meglio così (la mia schedina USB di acquisizione video probabilmente non avrebbe fatto un gran lavoro, penso che tu sia attrezzato un po’ meglio). 😉
      Ho appena controllato il mio terzo ritrovamento in quel mercatino, l’edizione Silver&Gold di Alien (forse Lucius ha anche quella), ma la parte video è deludente: titoli di testa in inglese e orribile pan&scan. Tanto per Alien c’è già stato il miracolo dei titoli italiani (su La7, mi pare?) che hai documentato sul blog, ho comprato la VHS solo per bieco collezionismo.

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      18 Dicembre 2016 alle 17:34

      Quella Silver&Gold devo averla comprata tempo fa in qualche offertona su ebay, perché me la sono ritrovata mettendo a posto l’archivio alieno senza ricordarmene! 😛
      Da Evit ho imparato che la Fox non ama la localizzazione italiana e infatti tutto ciò che ho di suo non ha neanche l’ombra di crediti italiani.
      Ormai sono un drogato che registra a casaccio su canali televisivi in attesa di beccare rare edizioni italiane: finora già due chicche mi sono sfuggite di mane facendomi sbattere la testa. Perché il meglio passa sempre quando NON stai registrando???

      Rispondi
      • Evit

        18 Dicembre 2016 alle 17:36

        L’unica eccezione Fox fu con Guerre Stellari per ovvi motivi, ma anche lì andavano a risparmio in quanto trasferirono solo i titoli di inizio da 35mm italiano, il resto del film non ha neanche i sottotitoli sugli alieni (niente Greedo, niente Jabba… e bravo chi lo capisce) e i titoli di coda sono in inglese, perché spendere quando puoi prendere il master americano e riversarlo in italiano?

    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 17:42

      Mi hai letto nel pensiero, stavo giusto controllando adesso: i titoli sono in inglese MA c’è la sovrimpressione “Scontro finale” a caratteri cubitali sotto il titolo principale. Difficile dire se si tratti di un’aggiunta digitale per la VHS, la pessima qualità video non aiuta… devo dire però che il font usato ricorda molto quello della locandina. Chissà!
      Ecco lo spezzone appena rippato in mpeg2 (chiedo scusa per il formato inutilmente ingombrante)
      http://www.mediafire.com/file/3a17nae110oihli/Titoli_A_-_scontro_finale.mpg

      Rispondi
      • Evit

        18 Dicembre 2016 alle 17:50

        No, no, quello è il tipico titolo da titolatrice elettronica (probabilmente qualche Amiga o simili, non pensare a niente di sofisticato) che hanno usato per la VHS. In realtà ho visto cose simili dalla FOX in cui appunto apparivano queste scritte in sovrimpressione unicamente sul titolo (e a volte un cartello sui doppiatori dopo la fine del film) ma sono uniche della versione in videocassetta. Per la roba Fox ci vuole la pellicola 35mm per capire come cavolo appariva all’epoca.
        Grazie per il file!

    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 18:39

      Di nulla! In effetti era troppo brutto e appiccicato per essere qualcosa di più di una sovrimpressione digitale… In questo momento sto rippando l’audio di Aliens via jack e farò un’analisi accurata delle differenze di missaggio, non è escluso che ci siano altre chicche oltre all’ululato di Hudson; poi fammi sapere come passarti il file .wav stereo completo, pensavo di usare Dropbox, mandandoti il link via mail. P.S. Mi spiace per aver fatto deragliare la sezione commenti di Fuga da New York, se necessario continuiamo nell’articolo su Aliens ^_^

      Rispondi
    • Lucius Etruscus

      18 Dicembre 2016 alle 19:03

      Grazie della citazione, e Catoblepag: quando e se vuoi, sei invitato a scrivere per il mio blog “30 anni di Aliens” 😉 Oppure, come Evit, anche solo a sollevare questioni stuzzicanti da andare a ricercare…

      Rispondi
    • catoblepag

      20 Dicembre 2016 alle 16:49

      Perfetto, sto inviando adesso. Ho cercato di registrarlo con un volume d’uscita moderato, perchè non avesse dei picchi eccessivi nelle scene più rumorose (fammi sapere che ne pensi)… purtroppo alcune sibilanti gracchiano comunque un po’, l’ho notato nella scena in cui Ripley confronta Burke in privato.

      Rispondi
    • catoblepag

      20 Dicembre 2016 alle 18:16

      Inviato, attendo una tua conferma dello scaricamento. Una nota a margine: ho notato che lo strano passaggio sul canale destro a metà frase di “siete sull’ascensore per l’inferno… in discesa” è un problema audio, non una scelta di missaggio, ma qui viene il bello! Probabilmente non si tratta di un difetto della mia vhs, ma di un vecchio errore di missaggio. Guarda caso, il passaggio al canale avviene sulla “s” di ascensore; nei mix THX recenti c’è un altro problema, non un passaggio di canale ma un calo di volume (anche questo immotivato)… guarda caso, sulla “s” di ascensore! Quasi sicuramente chi ha corretto quel difetto di missaggio anni fa non ha fatto un buon lavoro, ed ecco spiegato il problema di volume (presente a tutt’oggi, anche nella versione Bluray del film).

      Rispondi
      • Evit

        22 Dicembre 2016 alle 00:08

        Ho scaricato il file, molto bene! Direi che potevi mettere anche un 6db in più in input, mi pare che il picco massimo della tua traccia sia sui -11db, comunque meglio più basso che sforare. Ahh quanto mi mancava quel missaggio, ti ringrazio tanto per avermelo inviato.

    • catoblepag

      22 Dicembre 2016 alle 01:38

      Figurati, sono contento di aver contribuito in qualche modo! 😉 Temevo di essere stato un po’ conservativo col volume, ma se pensi che sia accettabile, meglio così. Ti avviso che la traccia è a 25fps, così come usciva dal videoregistratore.

      Rispondi
  • catoblepag

    18 Dicembre 2016 alle 16:38

    Porc, per qualche ragione mi ha tagliato l’inizio del commento… comunque avevo scritto che la mia vhs è proprio la Silver&Gold di Lucius, comprata in un mercatino dell’usato e praticamente nuova (non credo sia mai entrata in un videoregistratore) 😉 Gaudio e giubilo, l’ululato è presente!

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    • Lucius Etruscus

      18 Dicembre 2016 alle 16:46

      Stamattina ho confrontato le copie del film che ho in casa: VHS 1990, DVD 1999, DVD 2003 (theatrical ed estesa) e Blu-ray 2014 (theatrical ed estesa). Stasera spulcio la VHS 1998 (quella che promette il THX!) prima di scrivere il mio pezzo per il blog, in cui ti ringrazierò per la dritta 😉
      Intanto ad orecchio (anche se il mio orecchio vale davvero poco), mi sembra che l’urlo di Hudson non sia doppiato perché risulta identico in entrambe le lingue, e questo fa sì che mentre la scena è fluida nella versione inglese appare “strana” in quella italiana, semplicemente perché – come il «Turbulence» pronunciato da Ripley nelle recenti versioni del primo film – è una frase che si fonde con il rombo di sottofondo e il doppiaggio italiano la lascia “ammischiata”.
      Mentre nella VHS è buono, nel DVD 1999 già l’urlo si mischia troppo con il rombo del motore: con il DVD 2003 e poi il Blu-ray, aumentando cioè la precisione del mixaggio audio, il grido si sente meglio perché ben separato dal rombo ma sempre NON doppiato, quindi in ogni caso è un audio diverso dalla battuta sull’ascensore per l’inferno.
      Ah, la mia copia Blu-ray (“Alien Anthology”) non si sa perché ma come terza lingua… ha il thailandese!!! Vi giuro che la battuta di Hudson in lingua thai è un capolavoro 😀

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    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 17:01

      Se non l’hai ancora fatto ascolta lo spezzone che ho postato più sopra, è proprio quello doppiato ed è molto differente dall’originale 😉 De Sando l’ha interpretato come un ululato da lupo, mentre quello americano è il classico woo-hoo da yankee.

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    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 19:00

      P.S. Lucius, ne approfitto per farti i complimenti per il blog: non lo conoscevo e oggi l’ho spulciato con grande interesse, direi che ho trovato un fanatico della saga di Alien più fanatico di me!

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  • Lucius Etruscus

    18 Dicembre 2016 alle 19:00

    Ho catturato l’audio delle varie edizioni per poterlo sentire bene, ed è incredibile: solo nella VHS del 1990 (e plausibilmente in quella precedente, la prima italiana) si sente Hudson ululare! Già dalla VHS del 1998, con l’audio in THX, l’ululato scompare per lasciare spazio al grido da cowboy originale. In pratica il riversamento in THX ha smangiucchiato quel doppiaggio italiano che si fondeva troppo con i rumori di fondo, tipo appunto il «Turbulence» di Ripley nel primo film. (Come racconto nel post che Evit mi ha stuzzicato a scrivere.)

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    • Evit

      18 Dicembre 2016 alle 19:04

      Io ve lo dico, le versioni THX sono fenomenali in lingua originale ma una vera tragedia quando poi sbarcarono qui in Italia, dovendo lavorare con quello che gli capitava tra le mani (spesso vecchi nastri in mono da cercare di infilare nel missaggio nuovo). Leo mi diceva che nella versione THX di Guerre Stellari rimanevano (per l’orecchio molto attento) le voci originali come eco di sottofondo a quelle doppiate in italiano. Se la VHS è rimasterizzata in THX, evitate. Invece che “meditate”, lì c’è da dire “evitate, gente, evitate!”.

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      • Lucius Etruscus

        18 Dicembre 2016 alle 19:06

        Il problema è che quella VHS del 1998 è stata poi riversata in DVD nel 1999, per “Alien Legacy”, così i difetti dell’audio italiano sono stati tutti conservati fino al Blu-ray!
        Esattamente come Alien, anche la versione italiana di Aliens è più completa nelle VHS pre-THX!

      • Evit

        18 Dicembre 2016 alle 19:12

        Il master di partenza è sempre quello, quello rifatto con certificazione THX e prima stampato su VHS e poi pochi anni dopo su DVD. Per questo, qualsiasi sia il supporto, bisogna sempre cercare una versione precedente al bollino THX che implica comunque un nuovo rimaneggiamento

    • catoblepag

      18 Dicembre 2016 alle 19:22

      E pensare che non ascoltavo l’ululato originale da… 20 anni, o giù di lì? Il mio nastro registrato da Italia 1 è sparito da secoli e anch’io avevo comprato l’edizione THX della vhs (tra l’altro quella versione ha dei dislivelli di volume terribili, quando l’APC sfonda il muro del nido o gli alieni esplodono sotto il fuoco di Drake e Vasquez si rischia di distruggere le casse del televisore). Per fortuna quando un film ti colpisce così tanto, specialmente da piccolo, la mente registra i dialoghi come se fossero una musica… potevo mandare quell’urlo in replay nella mia testa come se fosse un nastro, identico a come l’ho ritrovato oggi.
      Molto bello l’articolo su “turbulence”, era un’altra delle cose che mi infastidivano nel nuovo mix di Alien (sarebbe da correggere in una nuova traccia ri-muxata).

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      • Lucius Etruscus

        18 Dicembre 2016 alle 19:46

        Ho confrontato anche l’edizione francese del DVD 1999 (lì l’ululato di Hudson rimane doppiato!) e i dislivelli audio sono assurdi: in pratica le parole francesi si sentono a malapena, perse in una traccia audio di sottofondo urlata all’eccesso!
        Quando un giorno Evit si metterà a creare un super-remix-audio, ne avrà da lavorare 😀

      • Evit

        18 Dicembre 2016 alle 19:54

        Ahah, con me cascate male ragazzi, lo sapete che sono un preservazionista… i 5.1 di film anni ’80 nati in stereo non mi interessano particolarmente. Il colpaccio sarebbe trovare la pellicola 35mm da digitalizzare, inclusa la traccia ottica stereo, così come venne presentata al cinema.
        Sarebbe anche difficile aggiustare un multi traccia non avendo i file d’archivio di partenza su cui hanno lavorato per creare il nuovo mix

  • Enrico Bulleri

    24 Aprile 2017 alle 10:07

    Grande svisceramento, utile e interessante come pochi, su di un film sul quale e’ oramai anche molto difficile, visto che ci sono stati spesi sopra letteralmente, i classici “fiumi d’inchiostro”. E pure scritto bene e in forma agile, divertente, e mai “pedante/accademica”. Complimenti.

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  • Merlok

    27 Settembre 2017 alle 03:00

    Ciao Evit, innanzitutto come sempre complimenti per i tuoi articoli. Volevo sapere se nella vostra ricostruzione della versione italiana di “1997” avevate pure inserito il cartello dell’intervallo (suppongo che nella VHS pirata ci sia). Volevo pure chiederti in che modo di preciso poter usufruire delle vostre ricostruzioni. Se lo avevi già scritto altrove ti chiedo scusa in anticipo :D. Grazie 1000 in anticipo e complimenti ancora!

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    • Evit

      27 Settembre 2017 alle 09:17

      Ciao, grazie per i complimenti. I cartelli dell’intervallo non li inseriamo mai, è stata una decisione ponderata presa agli inizi ed un’ottima domanda da parte tua. Spesso sono cartelli molto generici ma quando ne troviamo di particolari li salviamo e li inseriamo come contenuto extra nel disco BD-ROM. In questo caso non hanno necessitato di essere ricostruiti.
      I progetti di preservazione delle versioni cinematografiche italiane che portiamo avanti per passione sono disponibili solo in copia fisica (disco Blu Ray in questo caso) e sono destinati ai possessori di una copia originale del film in questione. Al più presto ti scriverò un e-mail per maggiori informazioni.

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    • Evit

      25 Aprile 2018 alle 14:28

      Questo non è detto nel film, anche se è nel copione o nelle versioni a fumetti o romanzate (tutte comunque successive) io mi affido solo a ciò che sentiamo nei dialoghi.

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  • Fabio Russo

    2 Marzo 2019 alle 14:18

    Ti segnalo che “S. D.” NON SONO le iniziali di Plissken (che in Fuga da LA scopriamo chiamarsi “Bob”, ossia Robert), ma l’abbreviazione di “Self Declared”, ossia “il se dicente Plissken”. Evidentemente in futuro non servono documenti, per arruolarsi…

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    • Evit

      2 Marzo 2019 alle 15:45

      Una supposizione curiosa ma che non affermerei con la tua stessa certezza. Quello che immagini tu non è un uso abituale di “self-declared” nel mondo anglosassone (“autoproclamato” è una traduzione più adeguata all’uso che ne fanno in lingua inglese, concettualmente diverso da sedicente). Si può dire di un ruolo più che di un nome. Ancora meno usuale è vederlo o sentirlo abbreviato. In mancanza di altri dati, rimane più plausibile che S.D. siano le iniziali del nome o al massimo di un suo “ruolo” (tra l’altro self-declared è un’unica parola composta che difficilmente in inglese abbrevierebbero con un punto dopo la S di “self”, in questa lista di acronimi ad esempio neanche esiste). Che nel secondo film si scopre chiamarsi Robert fa testo soltanto dal 1996 in poi, non all’uscita di questo film.

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  • Fabi0

    20 Aprile 2020 alle 12:15

    Evit, innanzitutto voglio esprimere la immensa stima per il lavoro di restauro, MA… quella linea blu non è altro che un lens flare (che, sì, possono spesso essere bluastri) dovuto al formato e le lenti anamorfiche utilizzate da John Carpenter e il direttore della fotografia, e pertanto parte integrante delle scelte stilistiche di fotografia, e DA LASCIARE intatta.

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    • Evit

      20 Aprile 2020 alle 13:09

      Sì poi ho identificato che è un lens flare e l’ho lasciato così com’è, in questa versione appariva un po’ innaturale da farmi credere che fosse un difetto a posteriori ma poi l’ho rivisto anche in VHS e DVD. Non avevo aggiornato l’articolo ma il lens flare è intatto ?

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  • Fabi0

    20 Aprile 2020 alle 14:23

    Grazie (per l’attenzione ai dettagli)!

    Effettivament a volte i lens flare si verificano in maniera stranissima.

    Per anni ho creduto che a un certo punto la pellicola di “Die Hard – Duri a morire” fosse danneggiata, perché in una scena (sulla nave, verso il finale) l’estremità inferiore risultava “appannata” da una strana nebbia. Soltanto dopo ho capito che si trattava di un riflesso di luce dovuto all’anamorfico, che si può vedere anche in numerosi altri film (mi vengono in mente “Speed”, “Arma letale 3”, ma non solo ovviamente)

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    • Evit

      20 Aprile 2020 alle 15:43

      In alcuni film sono bellissimi i lens flare (nel primo Die Hard poi sono usati volutamente e fanno quasi parte della narrativa del film), in altri invece sono quasi un difetto inevitabile perché assumono caratteristiche o forme inattese, ci farò caso a quello del terzo Die Hard, ora che me lo dici. Questo in 1997 temo che abbia subito delle modifiche nel riversamento della Shout per il Blu-Ray per questo lo avevo mal interpretato inizialmente.

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  • Fabi0

    20 Aprile 2020 alle 17:54

    Devo dire che non ho molta stima di come la Shout Factory gestisca la maggior parte dei master (gli preferisco di parecchio la Arrow in tal proposito), con filtri di riduzione grana e quant’altro. Inoltre ho notato di recente, in alcuni casi, una tendenza eccessiva ad accontentare gli “esperti da forum”, quelli che si arrabbiano quando i colori non sono come nelle versioni VHS e DVD, ma che ignorano che all’epoca la colorimetria doveva essere adattata per soddisfare le esigenze dettate dalla bassa qualità e risoluzione, e che molto spesso la colorimetria e contrasti di remaster più recenti sono più fedeli alla pellicola originale rispetto a quele vecchie edizioni (vedi ad esempio il recente remaster 4K del “Batman” di Tim Burton , a una prima occhiata straniante, ma se lo si paragona alle immagini della versione 35MM si nota che è la versione più fedele all’originale mai uscita finora — lo stesso non si può dire del nuovo mix audio, però).
    In tal proposito ti consiglierei di buttare un occhio al recente remaster 4K della Studio Canal di “1997: Fuga da New York”.
    Io invece ho imparato ad apprezzare ed amare i lens flare anche nelle sue forme più bizzarre.

    P.S.: Spero che la Shout Factory non abbia fatto cavolate con il loro remaster 4K di “Fuga da Los Angeles”, seguito che, effetti visivi a parte , è da apprezzare se lo si approccia come una variazione farsesca e sovversiva dell’originale (un po’ come il “Gremlins 2” di Joe Dante, pur non raggiungendo quei livelli).

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    • Evit

      20 Aprile 2020 alle 20:45

      Diciamo che la Shout toppa molte più volte della Arrow che invece dà sempre molta fiducia, così come altre piccole case magari meno note in Italia (Vinegar Syndrome ad esempio, vorrei lavorare per loro ahah!). La Shout ogni tanto ci azzecca, altre volte lascia un po’ a desiderare e i prezzi sono generalmente troppo alti (ormai sono fissi sui $30 dollari a edizione, che non cala mai sotto i $19). La Warner dal punto di vista video sta facendo un sacco di belle cose, come Matrix in 4k con i colori vicini a quelli cinematografici (mai avrei sognato che avrebbe azzardato tanto!). Alla fine glieli compro solo per quel motivo, sul comparto audio della Warner stendiamo un velo pietoso ahahah.
      Nel caso di 1997 preferisco comunque la versione Shout per via dei colori (quali siano più fedeli è difficile a dirsi non avendo il 35mm ma Studiocanal sembra non avere veri bianchi) e di un fotogramma più grande (che invece è “croppato” da Studiocanal).
      Anche io sto aspettando con gioia Fuga da Los Angeles! Per ora rimandato causa virus, e sappiamo già che non avrà (purtroppo) un commento audio al film, però di vederlo in alta definizione sono molto curioso.

      Rispondi
  • Fabi0

    21 Aprile 2020 alle 13:01

    Ho presente anche la Vinegar.
    Il mio sogno, invece , sarebbe quello di fondare una società home video indipendente italiana sulla falsariga della Arrow. Abbiamo la Koch Media/Midnight Factory, che si sta rivelando essere la più affidabile sul mercato italiana… ma non basta.
    C’è un enorme buco nel mercato home video italiano, perché i nostri editori non hanno capito che per sopravvivere bisognerebbe innanzittutto avvicinare gli appassionati, disposti a spendere soldi anche in Italia — se c’è la qualità.

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    • Evit

      21 Aprile 2020 alle 13:06

      Temo che ci siano grandi ostacoli dati dalla burocrazia, dalle questioni dei diritti (che con le tracce audio doppiate assumono forme sempre diverse) e anche alla grandezza del mercato di destinazione. Ma concordo con te, sarebbe bello avere una Vinegar Syndrome italiana o un’azienda che comunque colmi, con serietà ed esperienza, queste voragini tutte italiane del settore home video. È una vergogna ad esempio che non ci siano molti film in Blu-Ray nonostante sappiamo che sono stati restaurati in alta definizione (Fantozzi ad esempio, così come tantissimi altri), ma ovviamente mettiamoci dentro anche i tanti film doppiati e poi scomparsi per sempre.

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  • Fabi0

    21 Aprile 2020 alle 13:04

    P.S.: Il comparto audio purtroppo è una grande pecca in generale, con i dialoghi italiani spesso copiati e incollati senza la minima cura o senso della misura sulla traccia originale. Per non parlare delle numerosi frasi che si sono perse per strada, e il fatto che la presenza di una traccia italiana non compressa in molti casi rimane un sogno.

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  • Fabi0

    21 Aprile 2020 alle 14:08

    Concordo assolutamente. Per non parlare del fatto che gli altri paesi si prendono più cura del nostro cinema di noi. Vedi l’edizione blu-ray inglese curatissima di “Nuovo cinema paradiso” della Arrow, il blu-ray tedesco della StudioCanal de “Lo sceicco bianco” con master 4K… e tanti altri. Per non parlare del cinema di genere e altro ancora.

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    • Evit

      21 Aprile 2020 alle 15:18

      Sì, maremma impestata, ho edizioni estere assurde per quanto curate, di film che qui esistono solo in DVD e da vecchi master! Dagli USA ho dovuto comprare il Blu Ray di Il mostro di Benigni, che su Blu-Ray.com ha avuto il massimo delle stelline nella sezione video della recensione. E commento audio di un critico americano

      Rispondi
  • Fabi0

    22 Aprile 2020 alle 00:01

    Ho appena visto gli screen, e ho dovuto prendere lo straccio per raccogliere la bava a terra. Nulla da fare, da noi dormono. Sarebbe stata l’occasione per la CG Entertainment di editare un film italiano di grande richiamo ancora inedito in HD, e con un master del genere. Devo procurarmi anche io un lettore multiregione, così rallento finalmente la crescita dei capelli bianchi.

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  • fsociety

    22 Aprile 2021 alle 21:55

    Bello per carità..ma resta il fatto che a distanza di anni in cui mi guardo tutto in originale Jena non lo riesco a sentire. Rientro fare a coloro che il doppiaggio (anche ben fatto) vada abolito.

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    • Evit

      24 Aprile 2021 alle 11:17

      Molto bene. Ognuno è libero di guardarsi i film come preferisce. Per fortuna da più di 20 anni è possibile selezionare la lingua originale con un semplice tasto del telecomando, senza dover abolire niente.
      Ciao

      Rispondi
      • fsociety

        7 Luglio 2021 alle 13:55

        No, non è una fortuna. Ci sarà un motivo se l’Italia è fra i paesi in cui le lingue straniere (in particolar modo l’inglese) è parlato poco e male. Abolire il doppiaggio non dico che renda tutti poliglotti ma aiuterebbe molto nella comprensione. Se invece lasci la doppia opzione la maggior parte userà la versione doppiata perchè è più facile.
        Ciao

      • Evit

        7 Luglio 2021 alle 14:38

        “Ci sarà un motivo”, sì c’è e il motivo non è quello che pensi tu. Questa leggenda del “se guardiamo cose sottotitolate saremo più bravi con le lingue straniere” è una leggenda metropolitana già sfatata dai linguisti. Gli americani appassionati di animazione giapponese da sempre guardano tutto in lingua giapponese sottotitolata in inglese e non hanno imparato di certo il giapponese, all’opposto i tedeschi guardano tutto doppiato in tedesco e comunque sanno l’inglese meglio di noi. Quindi quello che sembra sensato a parole non ha nessuna riprova nei fatti. La sola passiva visione in lingua originale aiuta poco e niente. Togliere la scelta per obbligare tutti i cittadini italiani a guardare film in lingua originale secondo convinzioni personali e leggende metropolitane è un abuso e basta ed è anche “abilista”, perché escluderebbe dal cinema e dalla TV chiunque abbia problemi di visione o di lettura rapida, miopi, dislessici e via dicendo. Non sono tutti ventenni e trentenni con gli occhi buoni che guardano la TV e vanno al cinema. E chi pensa “quelli si fottano” sbaglia in partenza.
        Chi può (e ha l’interesse) cercherà sempre il prodotto in lingua originale e non c’è niente di sbagliato in questo, se abbinato allo studio della lingua è un ottimo ausilio all’apprendimento, sono il primo a invogliare tutti a scoprire il film in lingua originale quando ne hanno la possibilità. Privare gli altri di questa scelta invece è sbagliato su più livelli, è elitario, è abilista, è superficiale.

  • Rado il

    13 Luglio 2021 alle 11:33

    MI diverte ricordare che dalle parti di mio padre (Slovenia) si diceva che nell’allora Iugoslavia non si doppiasse nulla ricorrendo ai sottotitoli per… colpa della Bosnia, dove nessuno andava a scuola e quindi erano così costretti a recarvisici per imparare a leggere e capire cosa dicevano nei film stranieri. Praticamente il motivo opposto. ?

    Rispondi
  • coach

    13 Luglio 2021 alle 12:47

    Quoto il discorso di Evit in toto, da quando hanno inventato i dvd abbiamo avuto la libera scelta della lingua per rendere tutti più contenti, e invece no, c’è sempre qualche estremista che deve dire la sua…

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  • Maurizio

    26 Aprile 2024 alle 23:42

    Bravo, complimenti! Non avevo mai letto un’analisi sui doppiaggi; e benché alcune cose le abbia dedotte guardando il film, altre mi hanno aperto a una lettura inaspettata.

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