• Home
  • Tag Archives:  Claudio Razzi
  • Doppiaggi perduti – Elvis il re del rock (1979) di John Carpenter

    Elvis il re del rock di John Carpenter, locandina italiana del film

    Purtroppo ritorna una rubrica che vorrei non esistesse, quella dei doppiaggi perduti e questa volta parliamo di Elvis – il re del rock, un film di John Carpenter con Kurt Russell nei panni del Re… un altro doppiaggio di cui si sono perse le tracce.

    Un recupero promesso, un’occasione mancata

    All’inizio di marzo 2019 l’azienda Terminal Video annunciava, a cura della misteriosa ditta catanese Sinister Film, l’uscita imminente di Elvis il re del rock in DVD con audio italiano, notizia riportata anche dal sito Il seme della follia, il blog italiano dedicato al cinema di John Carpenter, dove viene scritto:

    annuncio Terminal Video Sinister Film su Elvis il re del rock in DVD con doppiaggio italiano

    “Non si conoscono dettagli particolari sull’uscita, a parte che sarà in formato 4:3 e che includerà anche la lingua italiana in Dolby Digital 2.0 e vi saranno presenti anche i sottotitoli.”

    Tralasciando la lunga (e lecita quanto volete) diatriba sul fatto che molti distributori italiani continuino a pubblicare film soltanto in formato DVD (questo film all’estero esiste in Blu-Ray dal 2010), l’annuncio ha comunque fatto emozionare non solo i fan italiani del Re ma anche quelli di Carpenter e gli appassionati di doppiaggio, perché non è cosa di tutti i giorni che un doppiaggio italiano considerato a tutti gli effetti scomparso dalla faccia della terra venga portato in home video, così… senza che nessuno lo abbia neanche richiesto.

    Il 10 aprile 2019 è sempre il blog Il seme della follia, in contatto diretto con la distribuzione Terminal, a rendere noti quelli che saranno i dettagli finali che troveremo nell’agognato DVD in uscita il 24 aprile (posticipato al 30 aprile e poi uscito il 7 maggio anche su Amazon): audio solo in lingua inglese con sottotitoli in italiano. La modica cifra? €14,99. Cioè stiamo parlando dei sottotitoli in italiano più costosi di sempre.

    Foto del DVD italiano di Elvis il re del rock

    Foto da Thrauma.it

    Cosa sappiamo del doppiaggio perduto di Elvis il re del rock?

    Del doppiaggio di questo film non sappiamo praticamente niente, né l’identità di alcun doppiatore che possa aver partecipato al doppiaggio storico, né la cooperativa che potrebbe averci lavorato (C.D.? CVD? Royfilm? SAS? SEDIF? DEFIS? Boh!), questa era almeno la situazione fino a poco tempo fa! È grazie ad un lettore di questo blog (Mr.Nic detto a”Lao”) che abbiamo potuto scoprire qualcosina di più! Difatti, è nella biografia del direttore di doppiaggio Carlo Baccarini (redatta da Gerardo Di Cola, studioso della storia del doppiaggio) che troviamo questo film, all’anno 1979.

    Filmografia del direttore di doppiaggio Carlo Baccarini, redatta da Gerardo Di Cola

    La data film ricade nell’era dei doppiaggi di qualità, e Baccarini era direttore di una delle migliori cooperative di doppiaggio in circolazione, la CVD! Inoltre, l’archivio della SIAE dà Claudio Razzi all’adattamento dei dialoghi, un’accoppiata quella Razzi-Baccarini tipica dei doppiaggi della C.V.D. (già nota alle cronache di Doppiaggi Italioti)! In base a questi dati non è difficile immaginare l’identità dei doppiatori che possono aver fornito la loro voce per il doppiaggio di questo film. Ma rimaniamo solo su ciò di cui abbiamo conferma certa: l’identità del direttore del doppiaggio Carlo Baccarini, l’adattamento dialoghi di Claudio Razzi e i dati ufficiali sull’arrivo di questo film in Italia.

    L’uscita cinematografica

    Ritaglio di giornale dell'uscita cinematografica di Elvis il re del rock, di John Carpenter con Kurt Russell

    Il 2 giugno 1979 Elvis il re del rock ottiene il nullaosta per la distribuzione cinematografica e viene portato in sala dalla P.A.C. – Produzioni Atlas Consorziate. La durata? Il sito Italiataglia riporta 2806 metri di pellicola accertati, equivalente ad una durata di 1 ora 42 minuti e corrispondente alla durata di quella che viene chiamata “la versione europea” del film, che infatti troviamo riportata su IMDb nella lista delle varie versioni segnalate:

    2 hr 30 min (150 min)
    2 hr 43 min (163 min) (1988 video release) (UK)
    1 hr 45 min (105 min) (theatrical) (West Germany)
    2 hr 50 min (170 min) (BluRay)

    In Europa arrivò al cinema in versione ridotta e il suo doppiaggio italiano del 1979, se ancora esiste da qualche parte, potrebbe andare a coprire soltanto le scene presenti in quella versione “corta”. Quindi, rispetto alla versione estesa presente nei Blu-Ray esteri, rimarrebbero senza doppiaggio la bellezza di 70 minuti di film. Per il mercato italiano sarebbe sensato avere due versioni, quella cinematografica europea con doppiaggio italiano storico e quella estesa con colonna sonora americana e sottotitoli italiani (o addirittura con un nuovo doppiaggio fatto ad hoc?), ma per il consumatore italiano avere uscite in home video “sensate” è un’utopia.

    Una delle proiezioni in pellicola 35mm di cui ho trovato traccia è avvenuta in un’arena estiva al Circo Massimo, lunedì 23 agosto 1982, proiettato su uno schermo di 30 metri davanti a 7000 posti a sedere.

    Ritaglio di giornale, cartellone delle proiezioni cinematografiche al Circo Massimo, nell'estate del 1982

    Dagli archivi dell’Unità

    ALTRE PROIEZIONI IN SALA

    • Martedì 19 ottobre 1982, all’Instabile di Genova
    • Lunedì 23 giugno 1997 inizia a Sanremo una rassegna di film su Elvis e viene proiettato anche questo (non si sa bene in che data)
    • Venerdì 1° maggio 1998 viene proiettato alle 20.00 al “Verdi” di Candelo in una rassegna di musical
    • Giovedì 30 aprile 1998 viene proiettato alle 20.00 al “Verdi” di Candelo in una rassegna di musical
    • Martedì 23 novembre 1999 rientra nel palinsesto del 17° Torino Film Festival e viene proiettato quel giorno alle 22.15

    Nel 1999 ancora girava per le sale in 35mm quindi di certo la pellicola è presente in qualche cineteca o in mano a qualche collezionista.
    Queste informazioni vengono dall’archivio storico di La Stampa, consultato dal mio collaboratore Lucius Etruscus, autore del sito IPMP – Italian Pulp Movie Posters.

    Fotobusta del film Elvis il re del rock 1979

    Fotobusta del film

    In televisione?

    Rarissimi i passaggi televisivi con ben poche tracce comprovate, ho dovuto fare affidamento alla memoria di alcuni esperti, primo tra tutti Enrico Bulleri, storico e critico cinematografico ma anche carpenteriano e collezionista da competizione, il quale ricorda rarissime (almeno due) apparizioni televisive a partire dal 1984:

    A me risulta che nel 1984, durante gli Europei di calcio di Francia ’84, la RAI lo programmò la prima volta in TV, se non erro era la versione cinema europea di circa 110′, doppiata. Questa versione cinematografica “corta” ricomparve nel 1992 con il doppiaggio storico del ’79 sul canale Cinquestelle-Teleregione che trasmetteva film e sceneggiati del magazzino Rai.
    La versione lunga americana di Elvis il re del rock si trova sottotitolata in italiano dal 2004 o, se non ricordo male, addirittura ridoppiata ma con un doppiaggio scadente fatto negli anni 2000, quando lo programmò Sky.

    Enrico Bulleri

    Da una consultazione dei palinsesti di quel periodo non risulta alcun passaggio RAI ma non era inusuale che motivi vari la programmazione pubblicata sulle guide TV con una settimana di anticipo saltasse e possano averlo programmato al volo, in sostituzione di altro.

    Per quanto riguarda il passaggio su Sky, l’idea che possa esistere un ridoppiaggio del 2000 mi fa rabbrividire ed emozionare allo stesso tempo, se esiste davvero lo vorrei sentire per puro masochismo. Ma dei tanti film “riempi-palinsesto” scaraventati su Sky negli anni 2000 e doppiati al volo per l’occasione, ne sono arrivati pochissimi alle nostre orecchie.

    In data Martedì 4 agosto 1987, pomeriggio di Canale 5, compare nei palinsesti un semplice titolo “Elvis”, descritto proprio come quello di Carpenter con Kurt Russell e Shelley Winters. Questo potrebbe essere un errore della guida TV, è sì andato in onda un Elvis ma non QUEL Elvis (che infatti manca del sottotitolo “il re del rock”). Dall’anagrafica della Mediaset non risulta essere mai passato per le reti del biscione e la loro anagrafica è più affidabile di una guida TV che vede Elvis in programma e copia-incolla la descrizione trovata su qualche dizionario.

    In videocassetta VHS???

    Se i passaggi televisivi di Elvis il re del rock hanno poche conferme, quando andiamo a parlare di questo film in VHS entriamo in una dimensione di pura leggenda. In merito corrono voci incontrollate pazzesche: secondo alcuni, il film è esistito in formato VHS per il noleggio. È quanto sostiene Andrea Grandra, altro collezionista extraordinaire, che ricorda di averlo noleggiato nel 1995.

    Io noleggiai la VHS quando avevo 11, al Blockbuster sotto casa. Era doppiato, stessa versione che davano sulle reti private regionali, era l’anno che Pino Farinotti pubblicò il suo dizionario del cinema in collaborazione con Blockbuster. Per ogni film veniva assegnato un pallino o un triangolino, il pallino significava che il film era in catalogo sia per la vendita che per il noleggio, il triangolino solo per il noleggio. Elvis era con il triangolino, andai alla Blockbuster ed effettivamente c’era per il noleggio… Ho il ricordo di lui in ospedale e del finale con il fermo immagine mentre canta in un concerto, con annesse scritte che riassumono la prematura morte.

    Andrea Grandra

    Anche questa informazione non dovrebbe essere difficile da verificare. L’unico dizionario Farinotti a cui ho avuto accesso è datato 2001 e in questa versione non presenta alcun pallino o triangolino, resta da verificare l’edizione del 1995.

    Elvis il re del rock sul dizionario di film Farinotti del 2001

    Elvis il re del rock sul dizionario di film Farinotti del 2001

    In compenso questa ricerca mi ha fatto scoprire l’esistenza di un film italiano chiamato Elvjs & Mariljn, del 1998!

    “Lui è blugaro e assomiglia a Elvis, lei rumena ed è la confrogigura di Marilyn. Vincono un concorso di sosia e la possibilità di esibirsi in un locale di Riccione.”

    Questa sola introduzione mi basta, lo voglio vedere!

    Copertina VHS del film Elvjs & Merilijn di Armando Manni

    Voglio il Blu-Ray di questo

    Possiamo supporre che la Sinister Film che ha portato questo film in DVD in Italia non abbia mai avuto accesso al doppiaggio italiano altrimenti lo avrebbero certamente incluso. Forse i primi annunci erano dovuti al fatto che si aspettavano di poterlo trovare per poi rimanere delusi, loro come noi. Immagino che sia andata così.

    Dove si trova il doppiaggio italiano di Elvis il Re del rock?

    Pellicola 35mm affetta da sindrome acetica, foto da National Film Preservation Foundation

    Effetti della sindrome acetica su pellicola 35mm che perde di flessibilità e comincia a sfaldarsi.

    Collezionisti (o addirittura qualche cineteca) potrebbero essere in possesso di copie in pellicola 35mm sopravvissute alle proiezioni cinematografiche, non è improbabile che qualcuna rispunti fuori un giorno e anche se la pellicola fosse virata tutta sul rosso, la traccia ottica sarebbe comunque utilizzabile. Il problema con le pellicole però rimarrà sempre la sindrome acetica, un processo di deterioramento così definito per il forte odore di aceto emanato dalle pellicole affette. Questa può colpire qualsiasi pellicola in triacetato, specialmente quelle che sono state conservate male, all’umido. Una volta iniziato, il processo è inarrestabile e porta alla completa distruzione della pellicola, a quel punto anche l’audio ottico sarebbe irrecuperabile.

    Un’altra possibile ubicazione di una copia doppiata del film sono gli archivi RAI dove il film potrebbe essere conservato in pellicola e quasi certamente anche in riversamenti su nastro magnetico U-Matic, ma non per questo è detto che sia facilmente reperibile e nemmeno è detto che Sinister o altri possano averci accesso né richiedere una copia, gli archivi RAI del resto non sono una biblioteca pubblica da cui chiunque può attingere quel che vuole a proprio uso e consumo. Non dimentichiamo inoltre che negli anni ’80 alla RAI c’è stato un mega trasloco (altro che programma sul canale Dmax!) con tanto di materiale buttato via a quintali nei cassonetti di via Teulada (shh, non lo dite all’AMA!).

    Per scrupolo ho fatto controllare negli archivi Mediaset (lì abbiamo delle nostre talpe) e non ce n’è traccia. Del resto, come ci racconta Enrico Bulleri, il film sembra essere passato solo per la RAI e per canali regionali che attingevano dai suoi archivi, mai da Mediaset.

    Custodia di una videocassetta blockbuster

    Se il film è mai stato effettivamente disponibile in videocassetta VHS per il noleggio a Blockbuster, quella copia potremmo non rivederla mai più perché, al contrario delle videoteche private, Blockbuster non era solita vendere sotto banco i propri titoli nel caso di chiusura dell’attività, solitamente le buttava via e basta. E Blockbuster, dopo una lenta agonia, ha dichiarato fallimento nel 2013 quindi non abbiamo comunque modo di verificare con loro. [Addendum: mi dicono che Blockbuster effettivamente vendeva le sue VHS, a maggior ragione se quella di Elvis non è mai spuntata fuori è probabile che non sia mai esistita ma rimaniamo in attesa di ulteriori prove per l’una o l’altra teoria. Al momento la VHS di Elvis rimane una leggenda non verificata.]

    Sembra proprio che, così come è successo ad Elvis dopo la sua morte, molti affermino di averne avvistato il doppiaggio da qualche parte. Speriamo che una di queste storie si riveli essere vera e che porti al suo ritrovamento. Per ora l’unica cosa certa è l’arrivo al cinema, in pellicola è esistito di certo.

    Non ci resta che piangere i sottotitoli

    Vari formati video a confronto DVD, 720p, 1080p, 2k e 4k

    Insomma, ancora una volta, una triste storia di un doppiaggio che chissà se risentiremo mai, di una versione europea che chissà se rivedremo mai. Ed è anche l’ennesima triste storia della distribuzione italiana costellata di scelte infelici come pubblicare in formato DVD film restaurati in 4k, agli stessi prezzi del Blu-Ray e senza audio italiano, anche considerato che i sottotitoli italiani già esistono da almeno quindici anni (gratuitamente) sul sito opensubtitles.org.

    Ecco il link diretto per scaricare direttamente i sottotitoli italiani di Elvis il re del rock.


    Anche se Carpenter si dice abbia ripudiato questo film prodotto per la televisione americana (una storia raccontata sul blog La Bara Volante e gli esperti di Carpenter su questo dissentono), rimane un film più che decente, talmente decente che ha travalicato il medium televisivo per arrivare fino al cinema, sia negli Stati Uniti che in Europa (Duel di Spielberg vi dice niente?). Certamente non un prodotto che meritava di scomparire per sempre dal panorama italiano dopo pochi anni di proiezioni cinematografiche. Speriamo un giorno di rivederlo, anzi, risentirlo.

    Scena del film Men in black dove Tommy Lee Jones dice che Elvis non è morto, è tornato a casa. Però si è portato dietro il doppiaggio

  • Videocommento a Trancers (1984) e alcune note sul titolo e sul doppiaggio

    Vi avevo promesso dei contenuti tappabuchi per il periodo estivo ed ecco il prossimo, un nuovo episodio della serie “i videocommentatori” che pubblichiamo su YouTube. In questo episodio, io e il mio compagno di visioni brutte, Petar, ci siamo visti Trancers (titolo originale Ninja III – The Domination), uno dei film più pazzi prodotti della Cannon di Golan-Globus.

     

    Due parole sul titolo e sul doppiaggio di Trancers

    Come molti dei film della Cannon, anche questo Trancers ha un doppiaggio curato dal fu Claudio Razzi, già noto per scelte di adattamento piuttosto disastrose (THX-1138 e Space Vampires sono tra le sue vittime più note da queste parti) e sempre arricchite dal suo dipendente preferito, Claudio Capone, che ovviamente trova posto anche nel doppiaggio di questo film.

    Dal punto di vista dell’adattamento, per fortuna, non troviamo drammi degni di questo blog, perché con film non fantascientifici Razzi se la cavava abbastanza decentemente, l’unico elemento inconsueto che è forse quel “campo da golf comunale” (che in America non trova proprio corrispettivi) e poi, ovviamente, l’invenzione del titolo Trancers!

    Non so quanto questa sia attribuibile a Razzi stesso ma l’alterazione dei titoli dà poco fastidio quando almeno si degnano di giustificarla all’interno del film, come per fortuna è avvenuto in questo caso. Difatti la narrazione apre proprio con la necessaria spiegazione del titolo italiano, dove “trancers” è il nome usato per descrivere una speciale setta di guerrieri ninja immortali che possono essere uccisi solo da altri trancers (e implicitamente si capisce che hanno anche la capacità di trasferirsi in altre persone qualora questi siano fisicamente uccisi da chiunque non sia un ninja come loro).

    “Trancer” era un termine abbastanza di moda all’epoca e deriva ovviamente dalla “trance“, lo stato psicofisiologico, che in quegli anni andava di moda associare anche allo spiritismo. In breve, trancer, stava ad indicare un individuo capace di trasferire se stesso nel corpo di qualcun altro. La trama verte proprio intorno a questo e trovo che il titolo italiano sia anche più adatto di quello originale. Difatti, il titolo americano non ha mai avuto molto senso per il pubblico statunitense in quanto non esiste nessun film chiamato semplicemente Ninja né tanto meno è mai esistito un Ninja II, bensì si tratta di un successore spirituale di altri due film a tema ninja della Cannon di Golan-Globus:
    enter the ninjaNinja_la_furia_umana_83
    L’Invincibile Ninja (Enter the Ninja, 1981) con Franco Nero, diretto da Menahem Golan stesso, e Ninja la furia umana (Revenge of the Ninja, 1983), dello stesso regista di Trancers.
    Lo stesso sottotitolo, the domination, non è chiaro a cosa voglia far riferimento… la dominazione di cosa? Una domanda che si sono posti ironicamente anche i ragazzi di Redlettermedia nell’episodio della serie “Best of the Worst” in cui compariva questo film (se capite l’inglese e vi piacciono i “film brutti”, vi consiglio caldamente di seguire l’intera serie).
    Indubbiamente avrebbe avuto più senso un Ninja III – The Possession, vista l’evidente ispirazione (per non dire “plagio”) dei film a base di possessioni demoniache (in particolare L’esorcista) ma, come tutti i film Cannon, anche questo non prende ispirazione da un solo film, piuttosto fa un mix inedito di vari successi di quel periodo, di generi più disparati (in questo caso Flashdance, L’esorcista e Poltergeist sembrano gli ingredienti principali).

    Se volete saperne di più della Cannon Films e del loro pazzo modo di produrre film, vi consiglio caldamente il documentario intitolato Electric Boogaloo: The Wild, Untold Story of Cannon Films, che potrete sicuramente trovare sottotitolato in qualche sito pirata di vostra preferenza. Solitamente sarei l’ultima persona al mondo a consigliare di rivolgervi alla pirateria ma purtroppo se non sapete l’inglese e necessitate di sottotitoli in italiano, al momento non c’è altro modo di vedere quello che secondo me è uno dei documentari sul cinema più interessanti mai realizzati, insieme a Jodorowsy’s Dune. Quando uscirà anche in italiano vi assicuro che vi consiglierò un acquisto legale, per ora non ci sono altre vie.

    Non posso non consigliarvi anche la lettura delle spassose recensioni di questi film sul blog Malastrana VHS di Andrea Lanza:

    Oggi sono in vena di consigli quindi aggiungo anche una lettura consigliata, un saggio essenziale (dal costo irrisorio di 0,99 euro) del blogger italiano Lucius Etruscus dedicato ai Ninja, tra cinema e realtà: NINJA – Un mito cine-letterario.
    Buona visione e buona lettura a tutti.

    enter the ninja2

  • Space girls senza sottana (Space Vampires, 1985)

    Mathilda-May
    Adesso che ho la vostra completa attenzione, parliamo dell’adattamento di questo film.
    Nel 1985 esce il film più ambizioso della Cannon Group, Lifeforce, da noi intitolato Space Vampires, e per una volta non è un nome inventato dalla distribuzione italiana ma si tratta del titolo provvisorio americano che originava a sua volta dal romanzo da cui è tratto, “The Space Vampires”. Sicuramente in Italia fu mantenuto quel titolo perché comprensibilmente molto evocativo.
    Come nella più tipica tradizione della Cannon, questo film raffazzona più generi insieme e si lancia in palesi scopiazzature di pellicole più famose, così creando un misto inedito: la fantascienza si fonde all’erotico, al vampiresco, allo zombesco, al catastrofico, e chi più ne ha…; tanto per dire, ad un inizio alla Alien seguono scene da Notte dei morti viventi e una trama da Dracula, ma i riferimenti si perdono.
    Se non sapete cosa sia la Cannon Group, vi consiglio caldamente di recuperare in qualche modo il documentario intitolato Electric Boogaloo: The Wild, Untold Story of Cannon Films.
    Data la poca notorietà di Space Vampires, sento di dovervi raccontare un minimo di trama.
    lifeforce2
    Trama: un gruppo di astronauti scopre un’enorme nave aliena nascosta nella coda della cometa di Halley. Al suo interno si trovano delle bare di cristallo contenenti tre bellissimi umanoidi (uno è Mathilda May e gli altri sono due inutili maschi) che, ahinoi, si scopriranno essere dei vampiri spaziali che prima ti seducono e poi succhiano l’energia vitale (la “lifeforce” del titolo americano) riducendo la vittima ad una mummia che a sua volta sarà costretta a succhiare energia da altri esseri umani per evitare l’auto-distruzione. Riportati sulla terra comincia a spargersi l’infezione e ben presto la città Londra diviene vittima di orde di questi vampiri-zombi-mummie (stiamo parlando di un film della Cannon, quindi anche i mostri sono un misto di almeno 3 generi diversi!) e, in maniera poco chiara, la trama culmina nel momento in cui la cometa è più vicina alla Terra, con l’astronave aliena a perpendicolo su Londra nell’atto di risucchiare energia vitale a tutti i suoi cittadini snob, così da fare il pieno di “vita” e ripartire alla volta di nuovi pianeti. Ce la faranno i nostri eroi a fermare la vampiressa e il suo crudele succhia-succhia galattico?

    Come nella più classica delle tradizioni italiane, persino la locandina vi sciupa il finale

    Come nella più classica delle tradizioni italiane, persino la locandina vi sciupa il finale


    Un film che consiglio a tutti gli appassionati di fantascienza di serie B e se non sono gli iconici seni della vampiressa a convincervi, QUESTA colonna sonora dovrebbe riuscirci (ascoltatela mentre vi leggete il resto dell’articolo). Se vi suona familiare ma non avete mai visto il film, forse è perché avete giocato a Baldur’s Gate che ne faceva ampio uso.
    Ovviamente l’uscita italiana in DVD e Bluray di questo film riporta tutti i cartelli in inglese, così ho recuperato una copia VHS di Space Vampires con titoli e cartelli in italiano scoprendo informazioni sul suo doppiaggio non note sulla rete, come ad esempio:
    space vampires 1 space vampires 2
    Se a queste ci aggiungete anche queste informazioni recuperabili su internet.

    Claudio Capone: colonnello Tom Carlsen (Steve Railsback)
    Cristiana Lionello: “space girl” (Mathilda May)
    Renato Cortesi: colonnello Colin Caine (Peter Firth)
    Marcello Tusco: Dr. Hans Fallada (Frank Finlay)
    —(vedi sotto)—: dottor Armstrong (Patrick Stewart)
    Pietro Biondi: dottor Bukovsky (Michael Gothard)
    Vittorio Congia: Sir Percy Heseltine (Aubrey Morris)
    Solvejg D’assunta: Ellen Donaldson (Nancy Paul)
    Alvise Battain: il primo ministro (Peter Porteous)
    Federico Neri: giornalista BBC (John Edmunds)

    [e ci aggiungo pure un giovane Luca Dal Fabbro che ho riconosciuto, e Luca me lo ha confermato, in un paio di frasi di un anonimo dipendente della NASA; inoltre correggo Sergio Di Giulio che trovate segnalato ovunque come voce del dottor Armstrong (Patrick Stewart); non è Sergio Di Giulio ma palesemente Gianni Bonagura. Beccatevi ‘sto bonus!]
    …vi ritroverete per le mani abbastanza materiale per aggiornare la poverissima scheda presente su antoniogenna.net. Ma torniamo a noi.
    La presenza di Carlo Baccarini come direttore di doppiaggio ci preoccupa relativamente poco (per via della sua lunga carriera alla CVD di cui era vice-presidente, socio fondatore e chi più ne ha…), la mia vera preoccupazione sta in Claudio Razzi alla -GULP!- edizione italiana. Non me ne voglia la figlia, Claudia, anche lei del mestiere, ma parliamo dello stesso Claudio Razzi che negli anni ’70 curò l’edizione italiana di L’Uomo che fuggì dal futuro. Tale adattamento, per chi non se lo ricordasse, era semplicemente agghiacciante, forse complice anche lo stile del film e il linguaggio finto-tecnico portato all’eccesso da George Lucas ma insomma, un vero peccato per i doppiatori, quelli sì bravi, che prestarono le proprie voci in un prodotto adattato in maniera inadeguata. Per coloro che non ricordano o non hanno voglia di rileggere il mio antichissimo articolo in merito, vi basti sapere che nel film L’Uomo che fuggì dal futuro la scritta “FOETUS” (feto) che appariva su un monitor fu riportata come un nome proprio di persona, Foetus per l’appunto. Tipico nome, no? In un mondo dove tutti si chiamano con una sigla di tre lettere e quattro cifre (es. THX-1138), all’improvviso spunta un nuovo nascituro chiamato Foetus. A genius!
    space-vampires-claudio-razzi489jpg
    Scusate la digressione, era tanto per dire che già dal primo minuto di titoli si potrebbero presagire tragedie nell’adattamento e, sebbene si possano trovare alcuni momenti criticabili (di cui vi parlerò, o’ se ve ne parlerò), per fortuna il danno è piuttosto contenuto e il film doppiato si mantiene su standard tipici dell’epoca, con tanto di Claudio Capone che potreste ricordare come voce di Luke Skywalker in Guerre Stellari, ma sicuramente lo conoscerete come voce narrante dei documentari di Superquark (e purtroppo scomparso nel 2008).
    Solo che in Superquark non avete mai sentito Capone dire la frase “si sta tirando su la sottana”.
    space vampires la sottana
    Pensavo che dicessimo sottana solo a Firenze… Ma veniamo ai danni.
    Ho come l’impressione che in Claudio Razzi (o in chi per lui) ci fosse una infatuazione per la lingua inglese che ogni tanto travalicava il buon senso. C’era difatti un tempo in cui in Italia si lasciavano parole in inglese solo perché era “figo” farlo, non perché glielo imponesse qualcuno dall’alto come avviene adesso. Negli anni ’80 specialmente, la cultura americana faceva pesantemente capolino con molte parole che cominciavano ad essere non dico di uso comune ma comunque di significato ben noto (la stessa cultura del tempo avrebbe partorito i “paninari” del programma “Drive In”).
    Quando però queste parole fanno capolino nel doppiaggio, ovvero in quel sistema di adattamento culturale basato sulla precaria illusione che gli attori sullo schermo stiano parlando una lingua diversa ma, come per magia, a noi comprensibile, si rischia l’infrangere dell’illusione e, per estensione, si rischia il fallimento del doppiaggio, fosse anche momentaneamente.

    Esagero?

    mathilda may

    Sempre!

    L’esempio più lampante in questo film è quello del personaggio della vampiressa che tutti nel film doppiato chiamano “space girl“. Inizialmente lascia un po’ sorpresi, poi ci si fa l’abitudine e in frasi come Penso che quell’essere, quella “space girl”, abbia sottratto forza vitale alla guardia sembra QUASI che vada bene. Poi ce ne sono altre in cui tale scelta lessicale funziona decisamente a sfavore: Non è un essere umano ma una space girl!
    Avrebbe senso se all’interno del film sentissimo magari qualche giornalista darle questo nomignolo (visto che la trama si svolge a Londra), invece iniziano tutti da subito a chiamarla così, senza motivo apparente; e più il film procede più diviene chiaro che non si tratta di un nomignolo, bensì del nome americano che qualcuno ha pensato potesse essere “figo” lasciare in originale. Per carità, per essere comprensibile è comprensibile, anche per gli italiani del 1985, ma grazie tante per averci infranto l’illusione del doppiaggio. Fosse solo per quei pochi momenti.
    Un altro indizio su come l’inglese sia usato un po’ perché “fa figo” (e non perché lo si conosca veramente) ci viene dalla cometa di Halley, che nel film sentiamo pronunciata due o tre volte come “cometa di Hèley” o, in alternativa, “hèllei”. Sicuramente nel 1985 se ne parlava molto e non vedo come fossero possibili simili sviste ma a quanto pare tutto è possibile.
    Ma non è tutto qui, il meglio me lo tengo per il finale.

    “Non mi rovinate l’animatronic che dopo serve a O’Bannon per il suo Ritorno dei Morti Viventi!”

    BREVE NOTA SULL’EDIZIONE LOCALIZZATA IN ITALIANO

    La versione italiana fa un uso molto creativo delle scene iniziali allo scopo di inserire i cartelli localizzati in italiano al minimo costo possibile, così viene tagliato un dettagliato prologo in favore di una semplice e riduttiva descrizione scritta (che può anche andar bene, per carità).

    prologo space vampires

    “La navetta spaziale Churchill vola verso l’infinito” deriva dalla frase “The H.M.S. ChurchiII, outward bound.”


    Vengono tagliati anche i titoli iniziali, che avevano la superficie di una cometa in movimento come sfondo, in favore di un più economico titolo su fondo nero e lo spostamento di tutti i cartelli in concomitanza delle prime sequenze del film, così distraendo un po’ lo spettatore dalla parte più fantascientifica del film.
    Ecco la sequenza dei titoli italiani per i cultori dell’argomento, per gli altri… scorrete al prossimo punto.
    fate click per ingrandire

    fate click per ingrandire

    ____________________________________

    space vampires giornalista
    Sebbene abbia visto questo film quasi esclusivamente in italiano, è stato facile sospettare che questa frase, detta da un conduttore del telegiornale, sia brutalmente inventata:

    Come tutti ricorderanno, la cometa di “Hèllei” viene considerata premonitrice di guerra e di disgrazia. Non per niente gli antichi romani le avevano dato il nome di “disaster”, e i romani di astronomia se ne intendevano.

    Quest’ultima frase di chiusura sembra adeguata ad uno dei sardonici telegiornali del film RoboCop più che ad un immaginario telegiornale della BBC. Difatti la frase originale non aveva un simile umorismo:

    Our viewers may be interested to know that comets were once considered to be harbingers of Evil and one of the earliest words for comets was “disaster”, which in Latin means “evil star”.

    La frase originale si chiudeva dunque con:che in latino significa astro malevolo“. Non vedo perché infilarci una battuta “e i romani di astronomia se ne intendevano” che in un film simile lascia un po’ interdetti.

    Belli gli effetti speciali, ma ho ancora problemi a digerire il principio di conservazione dell’energia vitale


    Infine, la frase che si porta a casa il premio Doppiaggi Italioti è la voce di una trasmissione radio che recita:

    In un ultimo tentativo di impedire la diffusione della malattia, che è stata denominata “Intergalactic Pest“, è entrata in vigore la legge marziale”.

    lifeforce patrick stewart

    Tenetelo stretto! Non si capisce nemmeno se Evit stia ridendo o urlando di disperazione.


    Mettendo in secondo piano il fatto che questa frase sia stata quasi interamente inventata e non ha un corrispettivo nei dialoghi originali, quella di Intergalactic Pest è da ribaltarsi dalle risate! A maggior ragione perché inventata di sana pianta.
    Il dialogo originale accennava alla parola “plague” che significa appunto “peste”, ma il vocabolo inglese “pest” si dice di insetti infestanti o al massimo significa “peste” in senso figurato, come quando si dice a un bambino “sei una peste!”. Quindi il nome della malattia diffusasi tra gli umani sulla Terra può ricordare più un pappatacio intergalattico che una piaga venuta dallo spazio per trasformare gli uomini in vampiri-zombi-mummie. Cioè, si sono persino sforzati per mettere parole inglesi (sbagliate) che manco c’erano in originale. Vuol dire proprio andarsele a cercare.
    Adesso potete andarvi a vedere il film.
    pappataci