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  • [Italian credits] Il sospetto (1941)

    Titolazione italiana di Il Sospetto, di Alfred Hitchcock. Fotogramma del titolo

    Pago con estremo ritardo una parte del debito di riconoscenza che ho con Matt, lettore del blog che mi ha inviato all’inizio dell’anno degli splendidi cartelli italiani da vari film: per non limitarmi alla semplice esposizione delle immagini e per spendere qualche parola sui film inviati da Matt, mi sembra il caso di partire con Il sospetto (Suspicion, 1941) di Alfred Hitchcock.


    Origini, produzione e distribuzione di Il Sospetto

    Wanger, Hitch e Grant

    Il 1941 è l’anno dei destini.

    Nel 1935 la RKO ha acquistato i diritti di un romanzo noir che il celebre giallista Anthony Berkeley Cox ha scritto firmandosi con lo pseudonimo Francis Iles: Before the Fact (1932). Da anni ogni tentativo di realizzare qualcosa con quel libro è andato a vuoto e ormai il progetto è destinato a giacere impolverato in una scrivania della casa produttrice. Nel 1941 lo raccoglie il produttore Walter Wanger, il quale è sicuro che solo un regista come Alfred Hitchcock possa portarlo sul grande schermo.

    Copertina della biografia di Cary Grant chiamata Before the factIl regista britannico ha appena finito il suo terzo film in America – Rebecca, la prima moglie (1940) – ed è distrutto, fisicamente per l’impegno gravoso ma soprattutto psicologicamente: ha passato la maggior parte del suo tempo a fare a botte col produttore David O. Selznick, che gli ha imposto così tante scelte di sceneggiatura indigeste che alla fine Hitchcock, anche dopo la secchiata di Premi Oscar (compreso quello come miglior regista), disconoscerà sempre Rebecca, considerandolo un film di Selznick. È ormai assuefatto alla benzedrina e ha disperatamente bisogno di soldi: Walter Wanger gliene offre parecchi per lavorare al suo progetto RKO ed “Hitch” accetta al volo.

    Dopo il destino del romanzo e il destino del regista, è la volta del destino di Cary Grant, che sta per dare l’addio al cinema: è amato dal pubblico e ha guadagnato bei soldi, ma il disprezzo dell’Academy lo ferisce nel profondo ed è convinto che i ruoli di spessore siano affidati sempre ad altri. Basta, ha deciso di farla finita… ma quando arriva la notizia che c’è possibilità di lavorare con quel regista britannico cicciottello di cui tutti parlano, Cary ci ripensa ed entra nel progetto chiamato Suspicion, le cui riprese iniziano il 10 febbraio 1941, per finire… chissà…

    Il Destino generale ha fatto sì che tutti i singoli destini di queste persone si incontrassero per fare il film, ma ha anche provveduto a renderlo loro il più doloroso possibile.


    Con lei/lui fino all’inferno

    Estenuato dalla lavorazione di Rebecca, la cui trama era stata massacrata in ogni modo, Hitchcock è pronto a non mollare la presa con Suspicion perché sa che il suo “trucco” non funzionerà. Perché il regista ha giocato “sporco” e non sa quanto reggerà questo bluff

    Copertina originale del libro Before the fact, di Francis Iles, 1965Il problema è che lo splendido romanzo originale è un noir britannico di quel genere particolare che io amo chiamare “Con lei fino all’inferno”, dal titolo italiano di un duro romanzo del 1965 di Elliot Chaze. Un genere in cui un protagonista maschio – non me ne vogliano le lettrici, ma il noir è storicamente maschio, almeno fino alla metà del Novecento – si invaghisce di una donna fatale, bella e pericolosa, la quale lo spinge in un gorgo criminale senza uscita, in una speranza d’amore sempre infranta. Il maschio è disposto a tutto e si danna l’anima, finendo o in carcere o al camposanto.

    Berkeley Cox/Francis Iles prende questo tema classico e, con un guizzo di creatività da lodare, lo ribalta: stavolta è una donna a ritrovarsi spinta dall’amore disperato nei confronti dell’uomo sbagliato: un mascalzone amorale, un gaudente squattrinato e truffatore che la porta con sé all’inferno. La protagonista non è cattiva, ma essendo innamorata di un uomo malvagio che cerca fino all’ultimo di “salvare” finisce per subirne in pieno il destino fatale.
    Copertina del romanzo Il Sospetto, di Francis Iles, numero 355 della collana i classici del giallo Mondadori, 1980Tutto questo è assolutamente infilmabile: per i dirigenti della RKO non una sola singola parola del romanzo di Iles può essere portata su schermo. Perché allora quei geni hanno comprato i diritti del romanzo? Perché acquistare una storia che la morale impedisce categoricamente di portare su grande schermo? Perché questo è il cinema: prende i buoni romanzi e le buone storie solo per il semplice gusto di distruggerli e annientarli.

    Non so per quale motivo il romanzo in questione sia rimasto inedito in Italia per decenni, ma l’unica sua edizione risale al 1980, quando viene presentato in edicola come numero 355 della collana “I Classici del Giallo Mondadori”, che teoricamente è una serie dedicata alle ristampe ma che spesso e volentieri ha presentato inediti. Ovviamente la copertina di Oliviero Berni ritrae alcuni celebri fotogrammi del film di Hitchcock che diano una vaga parvenza di thriller ad una storia che ne è totalmente priva: il film è una commediola romantica, il romanzo è un noir.


    Il bluff di Hitch

    Cary Grant e Joan Fontaine nel film Il sospetto di Alfred HitchcockHitchcock ci è già passato con Rebecca, sa benissimo che i produttori non accetteranno mai di prendere un’affermata star comica come il Cary Grant dell’epoca e renderlo un infame, uno spregevole individuo che forse sta pianificando l’omicidio della moglie, schiava d’amore per lui, al fine di ereditare ingenti capitali da sperperare in scommesse ed amanti. Quindi cosa fa Hitch? Il biografo Donald Spoto ha presentato le note che il regista ha consegnato ai produttori, in cui si diceva che il film racconta di una donna che vive in un suo mondo di fantasia: ecco il “trucco”.

    Facendo credere alla RKO che il film avrà tutt’altro stile rispetto al romanzo – cioè sarà una commedia sentimentale dove la protagonista si convince che il marito voglia ucciderla, ma è tutta una sua personale fantasia – spera che lo lascino stare così che lui possa girare il film come vuole. Invece non funziona, e gli avvoltoi planano: durante lunghi e interminabili mesi di riprese, la trama cambia e cambia… e cambia ancora. E per ogni fotogramma girato se ne cancellano due, che non vanno più bene.


    Una lavorazione disastrosa

    Cary Grant nel film Il sospetto, famosa scena del bicchiere di latteLa protagonista Joan Fontaine si ammala per lo stress e bisogna interrompere le riprese, intanto si sfora il budget e ancora non si conosce il destino del personaggio di Cary Grant: è colpevole o no? Si girano scene alternative, si monta e si rimonta, prima Grant è un assassino, poi no, poi sì, poi no. Poi, alla fine… succede l’impensabile. Sull’orlo della cancellazione del progetto, la RKO fa un tentativo disperato: prende il girato e… cancella tutti i fotogrammi dov’è presente Cary Grant! Ad un allibito Hitchcok presentano un incomprensibile film di 55 minuti con una donna che immagina non si sa più cosa.

    Con la morte nel cuore, Hitchcock si arrende e promette allo studio che trasformerà un durissimo e tesissimo noir in una commediola da cinema parrocchiale: gira così la raffazzonata scena della corsa in auto, dove Grant sembra che voglia uccidere la moglie ma in realtà vuole salvarla, in un patchwork di trame alternative sovrapposte che lasciano il film dolorante se non addirittura morente.

    Nella sua biografia, No Bed of Roses (1978), Joan Fontaine racconta che sono stati girati due finali, uno con Grant assassino e uno no: gli spettatori delle proiezioni di prova optarono per la seconda opzione.


    Conseguenze

    Locandina italiana di Il sospetto, di Alfred Hitchcock riproposta come poster del DVD Sony-RKOAlla sua uscita in sala, il 14 novembre 1941, Suspicion è un successo, guadagna tantissimo – si parla di circa 4 milioni di dollari dell’epoca contro un costo di un solo milione – la Fontaine vince un altro Oscar e per tutti è un lancio di carriera. Ma fisicamente e moralmente è un massacro. E la Academy ha di nuovo ignorato Grant.

    Le riprese sono appena finite quando, il 18 agosto 1941 (ci racconta il biografo Marc Eliot), Cary Grant rifiuta il ruolo protagonista ne Il signore resta a pranzo (1942), fa al volo le valigie e senza dire niente a nessuno parte per Città del Messico. Quando glielo domanderanno, dirà che aveva un disperato bisogno di riposo.

    La Fontaine si imbarca da sola sulla S.S. Mariposa diretta ad una crociera fra Hawaii, Samoa e Tahiti.


    La versione di Joan

    Nel maggio del 1941 Fontaine scrive ad un amico: «Ho appena finito il mio primo film dopo Rebecca. Abbiamo lavorato per sei mesi al costo di un milione e 250 mila dollari e ancora non abbiamo finito. Dovrà essere buono!»

    Copertina dell'autobiografia di Joan Fontaine intitolata No Bed of RosesJoan ha solo parole di elogio per il suo co-protagonista, ma in realtà non mancano le stoccatine. Quando sul set un fotografo di scena scattò loro una foto che Joan reputò fatta male, Grant subito la zittì, dicendole che faceva quel lavoro da 18 anni e non aveva bisogno di consigli da lei. Al che la donna gli ricordò che lei era nel cinema da 35 anni: non ebbe risposta.

    Secondo la Fontaine l’errore di Grant è stato di non rendersi conto che la vera protagonista del film era la donna, non l’uomo: lui era il cattivo della storia, ma Grant se ne rese conto solo a metà delle riprese. Questo, unito al vizio di Hitchcok di mettere zizzania fra gli attori, sempre secondo la Fontaine, creò una distanza fra i due, che in realtà già di loro non sembrano molto uniti.


    L’arrivo in Italia

    Sulle future videocassette italiane c’è scritto che il film ha ricevuto il visto censura del nostro Paese il 30 novembre 1945, ma il documento del Ministero dello Spettacolo dell’epoca è datato 12 maggio 1946, in una copia richiesta nel 1974 presentata da ItaliaTaglia.it.
    Visto censura del Ministero dello Spettacolo per il film Il sospetto, datato 1945Ecco la deliziosa sinossi così come è stata presentata all’epoca della commissione presieduta dal ministro Vincenzo Calvino:

    «Gianni Esgart, sventato fannullone di bell’aspetto e di modi cortesi si è conquistato la simpatia di Lina Mecludi ragazza ingenua vissuta ed educata in un piccolo villaggio. Il temperamento di Gianni vince le reticenze di Lina e i due fuggono per sposarsi all’insaputa del padre della ragazza. Poco dopo la giovane sposa viene a conoscenza degli imbrogli finanziari nei quali si trova il marito e teme che egli possa commettere qualche atto insano. Per la devozione che sente per il marito e per il suo amore decide di offrirgli un eroico perdono.
    L’aspetto d’esteriore calma nei personaggi maschera un cupo risentimento, ma, attraverso episodi di grande drammaticità, Lina riesce a convincere Gianni a cominciare una nuova vita convinti l’uno e l’altro del loro amore.»

    Ritaglio di giornale dell'uscita del film Il sospetto, al cinema LuxIl 29 aprile 1961 viene presentato nelle sale italiane con il titolo Suspicion e come «nuova edizione», quindi c’è da immaginare una precedente uscita in sala, come testimoniato dalle molte locandine cinematografiche dell’epoca vendute su eBay: se però l’ha fatto è stato talmente “sotto tono” che non sembra aver lasciato tracce.
    Da notare che sebbene oggi molti siano convinti che gli italiani nell’èra pre-internet fossero totalmente ignoranti di inglese – tanto perché il razzismo culturale è sport nazionale italiano – il film nel 1961 è stato presentato con il titolo originale, visto che gli italiani l’inglese l’hanno sempre conosciuto bene.

    Con il titolo Il sospetto viene presentato in prima serata dal primo canale nazionale (quello che sarebbe diventato Rai1) l’8 febbraio 1966.

    Conosce una vivacissima vita in VHS, ristampato più e più volte (soprattutto da minuscole case, senza data e spesso senza firma): una delle ultime ristampe è all’interno della collana “I grandi capolavori del brivido” (1994) di DeAgostini.
    Presentato in DVD da Sony e RKO nel novembre 2005 e poi nell’ottobre 2012 da Cecchi Gori e Profondo Rosso, la Dynit Rko lo ristampa dal 21 gennaio 2015.


    Pseudobiblia

    Sia nel romanzo originale che nel film il personaggio di Cary Grant è un forte lettore, e ad un certo punto ci viene anche presentata una romanziera di successo che darà alla trama la spinta necessaria: la donna infatti ha “scoperto” un ingrediente da cucina che, se usato in certe dosi precise, è un veleno mortale impossibile da identificare nell’autopsia. Ovviamente l’ingrediente non viene mai citato e l’idea serve solo per aggiungere un ulteriore “sospetto” alla protagonista che il suo amatissimo Johnny ora abbia lo strumento perfetto per farla fuori.

    Scena dal film Il Sospetto dove vediamo il retro di un libro giallo intitolato La morte ha il cuore caldo, dell'autrice Isobel Sedbusk

    La pseudo-romanziera Sedbusk

    Sia nel romanzo che nel film viene citato uno pseudobiblion dell’autrice (perché, malgrado ciò che potete leggere in Rete, il singolare di pseudobiblia NON è assolutamente pseudobiblium…)

    La terribile signorina Sedbusk parlava di omicidi. E, come il solito, ne parlava con enfasi, battendo perfino il pugno sul tavolo. […]
    — Certo, nella società attuale, per ammazzare qualcuno ci vuole un coraggio che pochi hanno — proseguì impavida la signorina Sedbusk rivolta al maggiore Scargill. — Non so se avete letto il mio libro La morte ha il cuore caldo.
    Il maggiore Scargill assunte un’aria colpevole. — Nnno, non credo.
    L’autrice non ebbe difficoltà a perdonarlo. — Non importa, l’ho citato perché è lì che ho esposto la mia teoria.

    Scena dal film Il Sospetto dove vediamo la copertina di un giallo intitolato La morte ha il cuore caldo, dell'autrice Isobel Sedbusk

    L’edizione filmica dello pseudobiblion

    Come si vede, nel romanzo – tradotto dalla storica Luciana Crepax – la romanziera Sedbusk cita il proprio giallo La morte ha il cuore caldo, contenente pericolose idee che la protagonista teme saranno utilizzate dal suo amato Johnny, mentre nel film l’autrice (interpretata da Auriol Lee) ha scritto un libro dal titolo diverso, non citato a voce e quindi non tradotto in italiano: Murder on the Footbridge (“Omicidio sulla passerella”), ovviamente una trovata da far combaciare con la scena in cui si ha l’impressione che Johnny stia per uccidere la moglie proprio su una passerella.


    I titoli italiani di Il sospetto

    Titoli di testa

    Fotogramma dei titoli di testa in italiano del film Il sospetto, leggono Gary Grant e Joan Fontaine in

    Fotogramma dei titoli di testa in italiano del film Il sospetto con il titolo del film

    Fotogramma dei titoli di testa in italiano del film Il sospetto, leggono con Sir CEDRIC HARDWICKE, NIGEL BRUCE, Dame MAY WHITTY

    Fotogramma dei titoli di testa in italiano del film Il sospetto, leggono Adattamento di S. Raphaelson, Y. Harrison, A. Reville, dal romanzo BEFORE THE FACT di FRANCIS ILES

    Fotogramma dei titoli di testa in italiano del film Il sospetto, leggono Musica di FRANZ VAXMANN

    Fotogramma dei titoli di testa in italiano del film Il sospetto, leggono regia di ALFRED HITCHCOCK


    Scritte interne

    Il film vanta un numero considerevole di lettere, telegrammi, missive, appunti, biglietti, ricevute e quant’altro, tanto da sembrare più un film da leggere che da vedere. Matt mi ha inviato una selezione di splendidi cartelli italiani, ricreati dalla distribuzione nostrana dell’epoca, che mi piace confrontare con l’originale.


    Titoli di coda

    L.

    P.S.
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  • [Italian credits] Io ti salverò (1945)

     
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    Anche questa settimana devo ringraziare Antonio Luca De Tomaso per aver inviato la titolazione italiana di un grande classico del cinema: Io ti salverò (Spellbound, 1945) di Alfred Hitchcock.
    I crediti provengono dalla collana di VHS “Le Bellissime” (1991) de L’Espresso Cinema.
    io-ti-salveroIl film è ispirato al romanzo The House of Dr. Edwardes (1927) di Frances Beeding (pseudonimo collettivo usato da Hilary St. George Saunders per i thriller scritti con John Palmer), giunto Italia solamente nel 2015 grazie a Il Saggiatore. Il romanzo è la storia drammatica di uno psicopatico portato in manicomio dove però anche alcuni medici sono pazzi: probabilmente tra i progenitori dell’abusato genere “Chi è il vero matto?” usato da infiniti film e purtroppo attivo ancora oggi.
    Una curiosità riguardo al coinvolgimento dell’attore protagonista ce la racconta il saggio biografico Gregory Peck (The Films of Gregory Peck, 1984) di John Griggs (Gremese Editore 1984):

    Quando si accorse che quasi tutte le principali case di produzione cinematografica stavano cercando di accaparrarsi Gregory Peck, David O. Selznick, l’uomo che gli aveva opposto il primo rifiuto a Hollywood, riconsiderò il suo gesto e decise di offrire egli stesso un ingaggio alla nuova celebrità. Anni dopo, Katharine Brown, che per prima aveva sottoposto Gregory Peck all’attenzione di David O. Selznick, osservò che l’autore «era costato al produttore circa quattro volte la somma che avrebbe pagato all’inizio».
    Il leggendario Selznick, che contava tra i suoi maggiori successi cinematografici Pranzo alle otto, David Copperfield, Le due città, È nata una stella, Via col vento, Intermezzo, Rebecca, la prima moglie, raramente badava a spese pur di ottenere ciò che desiderava; perciò non perse tempo e per il suo nuovo film giallo ingaggiò due grandi attori. Il film, diretto da un maestro del “thriller”, riguardava un argomento che stava molto a cuore al produttore. Infatti Selznick si era sottoposto per lungo periodo a una terapia psicanalitica che gli era stata d’immenso aiuto. In conseguenza di quest’esperienza positiva, divenne egli stesso un convinto patrocinatore dell’analisi e decise di dividere la sua scoperta con gli appassionati di cinema, sperando di far giungere alle orecchie di tutto il mondo le straordinarie qualità terapeutiche di questa branca relativamente nuova della medicina. Da questo desiderio nacque Io ti salverò.

    (traduzione di Franca Perugia)

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    da “La Stampa”, 3 novembre 1948

    Titoli di testa

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    Lettere

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    Titoli di coda

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    L.
    P.S.
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  • [Italian credits] Notorious (1946)

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    Dopo il Natale in bianco e nero, anche questa Epifania rimaniamo nella sezione Classici con i crediti italiani di un grande film di culto: Notorious. L’amante perduta (Notorious, 1946) di Alfred Hitchcock.

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    VHS De Agostini 1993


    I lettori di questo blog non sono solo ben informati, ma anche generosi: ringrazio dunque Antonio Luca De Tomaso per aver inviato le schermate che potete ammirare in questa pagina.
    Presentato a New York il 15 agosto 1946 e arrivato sugli schermi italiani il 30 ottobre del 1947 – nella grafia Notorious (L’amante perduta) – il film è tra i più celebri di Hitchcock ed ha conosciuto una vasta distribuzione italiana in home video: dalle VHS (Deltavideo, Skema, AVO Film, Mondadori Video, Eden Video, San Paolo Audiovisivi, DeAgostini, Gruppo Editoriale Bramante, Tecnedit, Skorpion) al laserdisc, dal DVD (Quadrifoglio, A&R Productions, Rai Cinema, Ermitage Cinema) al Blu-ray (Studio 4k).
    Sicuramente ci saranno altre edizioni che sfuggono a questo elenco, comunque i crediti italiani qui presentati risalgono all’edizione in VHS DeAgostini 1993.
    da "La Stampa", 30 ottobre 1947

    da “La Stampa”, 30 ottobre 1947

    La lettera

    Intorno ai 38 minuti, nel film vediamo una lettera con un nome: l’edizione italiana, com’era usanza dell’epoca, inserisce la versione italiana del nome, mentre quella originale si può intravvedere quando la telecamera si sposta velocemente.
    Come si può vedere dalle immagini qui sotto, la pellicola italiana in pratica appone un foglio bianco sulla scena, senza ricreare le ombre che si possono vedere nell’immagine originale.

    Il doppiaggio

    Le informazioni sono estrapolate dal sito di Antonio Genna.

    Personaggio Attore Doppiatore
    Devlin Cary Grant Gualtiero De Angelis
    Alicia Huberman Ingrid Bergman Lydia Simoneschi
    Alexander Sebastian Claude Rains Amilcare Pettinelli

    Titoli di testa

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    Titoli di coda

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    L.
    P.S.
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  • TITOLI ITALIOTI (23^ puntata) – Hitchcockate

    Dopo lunga… lunghissima attesa ecco finalmente il completamento di questo episodio della rubrica titoli italioti dedicato ai film di Hitchcock. In ordine cronologico vi presenterò alcuni dei suoi film con i titoli italiani comparati a quelli originali come è ormai consuetudine per questa mia rubrica. Spero dunque che vi piaccia questa piccola rassegna.

    Inizio subito con i titoli italiani che a me piacciono meno o nei quali ho comunque trovato qualche piccola magagna di cui voglio lagnarmi:

    Stage Fright (1950) ⇒ Paura in palcoscenico

    Una traduzione migliore sarebbe stata “paura da palcoscenico” (o “panico da palcoscenico”, proprio questo vuol dire “stage fright”). È ovvio che il titolo inglese gioca sul doppio senso e spero soltanto che il cambiamento di “da” con “in” sia voluto e non casuale. Pignoleria mia? E vabbè concedetemelo!

    Strangers on a train (1951) ⇒ Delitto per delitto – L’altro uomo

     

    Ho sempre trovato stravagante la scelta di dare a questo film un doppio titolo italiano. Originariamente il film fu distribuito come “L’altro uomo“, titolo non all’altezza dell’originale, né tanto meno del film stesso. Una nuova versione del film (in cui sono state aggiunte scene originariamente censurate), disponibile in DVD, ha portato invece ad un nuovo titolo: Delitto per delitto – L’altro uomo.

    Devono aver deciso di lasciare l’altro uomo come sottotitolo per non fare confusione con la precedente distribuzione del film ma trovo che “Delitto per delitto” fosse già sufficiente di per se. È segno comunque che evidentemente, col senno di poi, devono aver capito che “l’altro uomo” era un titolo piuttosto inadatto.

    Il titolo originale, Strangers on a train, significa semplicemente “sconosciuti su un treno” ma “delitto per delitto” mi sembra proprio una bella trovata (per capirlo bisogna ovviamente aver visto il film), peccato sciuparlo con inutili aggiunte. Dubito che molti si sarebbero lamentati del cambio radicale di titolo visto che quel “l’altro uomo” non ha mai avuto senso.

    Dial M for Murder (1954) ⇒ Il delitto perfetto

    Qualcuno su Wikipedia ha spiegato questo titolo meglio di quanto possa fare io, eccovene dunque un estratto:

    Un telefono nero è la prima inquadratura del film. Poi i titoli di testa scorrono su un disco telefonico molto grande, fatto costruire appositamente da Hitchcock: spicca il tasto 6 dove compare al posto del gruppo di lettere MNO un’unica M rossa: è l’anticipo della telefonata del marito, segnale atteso dal sicario per ucciderne la moglie, ed è una doppia allusione al nome del quartiere londinese “Maida Vale” dove si trova la casa dei protagonisti e alla parola “Murder”, assassinio. L’immagine traduce letteralmente il titolo inglese Dial M for Murder che in italiano può corrispondere a “telefonata per un omicidio“.

    Non posso che concordare con l’affermazione che il titolo in italiano potrebbe corrispondere a “Telefonata per un omicidio“. Chiunque lo abbia pensato dovrebbe lavorare alla distribuzione cinematografica italiana, possibilmente andando a sostituire gente che intitola “Prom Night” come “Che la fine abbia inizio” (vedi qui).

    • Curiosamente il remake del 1998 si intitola A perfect murder (in italiano Delitto perfetto con un articolo determinativo in meno rispetto a quello originale). Per coincidenza dunque il titolo italiano del ’54 e quello del remake quasi coincidono.
    • Curiosità numero due: il film fu uno dei primi tentativi di 3D con lenti polarizzate ma venne proiettato prevalentemente in 2D. Ebbe successo in 3D soltanto quando questa tecnologia venne riproposta negli anni ’80.
    • Curiosità numero tre: gran parte delle locandine italiane riportano il titolo “delitto perfetto” mentre “il delitto perfetto” l’ho trovato in una sola locandina italiana (nell’immagine a destra). Il titolo ufficiale rimane comunque “il delitto perfetto”.
    • In un episodio di Halloween dei Simpson viene meno la citazione a Hitchcock nella storia intitolata “Digita Z per Zombi”, ovvio rimando a “Dial M for Murder”.

    The wrong man (1956) ⇒ Il ladro

    Non condivido questa scelta italiota, “il ladro” è troppo generico, non mi avrebbe mai invogliato ad andare al cinema. Se non si voleva optare per “l’uomo sbagliato” allora “Scambio di persona” sarebbe stato un titolo altrettanto valido e peraltro molto hitchcokiano. Da notare la locandina originale in cui Henry Fonda sembra un po’ disperato (come un uomo innocente scambiato per un ladro) mentre la locandina italiana riflette invece il nostro titolo mostrando un Henry Fonda che si gira per vedere chi gli ha poggiato una mano sulla spalla in stile “ti ho riconosciuto mascherina!”.

    Vertigo (1958) ⇒ La donna che visse due volte

    Essendo stato introdotto a molti dei film di Hitchcock in primis in lingua inglese, per molti anni ho conosciuto soltanto il titolo originale di questo “Vertigo” (ovvero “vertigine” o “vertigini”). Onestamente non so cosa pensare di questa donna che visse due volte. È molto misterioso e certamente fa un riferimento alla trama anche se personalmente non ci vado matto.

    Originariamente si sarebbe dovuto chiamare From among the dead (titolo del romanzo da cui è tratto D’entre les morts) e il libro in Italia fu pubblicato solo dopo l’uscita del film e intitolato La donna che visse due volte. Una dozzina d’anni prima era uscito il film Laura che fu intitolato “Vertigine” in italiano ed è possibile che volessero evitare confusioni con quello e con molti altri titoli simili, negli stessi anni infatti c’era anche “Marjorie Morningstar” con Gene Kelly che fu intitolato Vertigine. Lo stesso titolo veniva dato anche a “Puttin’ on the Riz” con Fred Astaire di cui abbiamo una parodia in Frankenstein Junior). Sono tutte supposizioni ovviamente, potevano anche pensare “ce ne sono tanti di “Vertigine”, uno più uno meno…!”. Il motivo di questo titolo è dunque molto dibattuto.

    Di questo (e di altri film di Hitchcock) ne fa un’ottima parodia il film di Mel Brooks Alta Tensione (High Anxiety, 1977) che personalmente trovo essere una delle commedie più divertenti di Brooks anche se tra le meno note al grande pubblico. Ricevette anche l’apprezzamento di Hitchcock stesso.

    Psycho (1960) ⇒ Psyco

    Quell’acca in meno… vuoi mettere! Ma la ipsilon rimane, un titolo italianizzato soltanto a metà. Non perdetevi tante altre chicche su Psycho in questo vecchio post.

    Altri titoli italiani alterati degni di nota

    Il peccato di Lady Considine (Under capricorn, 1949), Notorious – L’amante perduta (Notorious, 1946) la cui aggiunta di un sottotitolo “non mi garba”, lasciare il titolo originale poteva essere una valida opzione, o anche soltanto “l’amante perduta”. Io ti salverò (Spellbound, 1945), a proposito devo rivelare il mio odio per i titoli che iniziano con “io ti…”. Corrispondente 17 (Foreign correspondent, 1940) un titolo molto italiota che condividiamo con la Francia, non mi è noto se il numero 17 fosse realmente nel film ma sembra tanto un’italianata basata sull’inconscio timore verso il numero 17 (che nei paesi anglosassoni è invece legato al numero 13). Amore e mistero (Secret agent, 1939) e i famosi 39 scalini (39 steps) conosciuto come Il club dei 39 ed intitolato I 39 scalini soltanto nei remake del ’53 e del ’78.

    L’utente Watkin ci ricorda anche del titolo alterato più fuorviante di tutti:

    Hai dimenticato il titolo hitcockiano più scandaloso! “Torn Curtain”, ovvero la cortina (di ferro) infranta: il film parla di due scienziati americani che riescono a oltrepassare la cortina di ferro sovietica, rubare dei segreti scientifici e tornare indietro… e in italiano è diventato “Il sipario strappato”, senza che ci sia nessun sipario o teatro nel film.

    I titoli alterati in meglio

    Più accettabili sono invece le variazioni su questi altri titoli:

    The Ring (1927) –> Vinci per me!
    titolo che trovo molto bello ed evocativo in italiano. Pollice in su.

    Champagne (1928) –> Tabarin di lusso
    un titolo che per il livello culturale d’oggi richiede il dizionario per essere compreso. Tutto sommato il titolo originale poteva funzionare bene anche in Italia ma voglio “premiare” l’inventiva.

    Lifeboat (1944) –> Prigionieri dell’oceano
    Una traduzione pedissequa (“scialuppa di salvataggio”) probabilmente non sarebbe stata altrettanto accattivante. Vada per i “prigionieri dell’oceano”.

    Rope (1948) –> Nodo alla gola
    Anche qui una traduzione diretta del titolo inglese sarebbe stata molto poco significativa (“fune”). Il titolo italiano non è neanche campato in aria dato che il film inizia letteralmente con un “nodo alla gola”, ovvero un omicidio commesso con una fune (la “rope” del titolo inglese) stretta al collo. Direi che sia più che adatto come traduzione.

    Rear Window (1954) –> La finestra sul cortile
    Difficile convincere la gente che la finestra era semplicemente “sul retro” ma visto che nel film la finestra dà effettivamente su un cortile interno trovo che l’alterazione sia pienamente giustificata ed è oramai così radicata nelle orecchie italiane che qualsiasi altra variazione risulterebbe orribile.
    Esiste anche un remake di questo film datato 1998 con Daryl Hannah e Christopher Reeve che ricordo essere un film molto mediocre in cui più che godersi la trama si provava soltanto molta pena per il povero Reeve ormai ridotto ad interpretare se stesso. Il titolo del remake rimase anche in italiano “La finestra sul cortile” a differenza dei remake degli anni 2000 per i quali invece tendono ad inventarsi nuovi titoli che spesso nemmeno ricordano il film originale.

    The trouble with Harry (1955) –> La congiura degli innocenti
    Qual è dunque il problema di Harry? Il problema di Harry è che è morto e tutti sembrano avere idee diverse su cosa farne del cadavere. Il titolo italiano è una valida alternativa… alla luce della trama.

    North by North-West (1959) –> Intrigo internazionale
    Lo ammetto, questo titolo ha molto più senso in italiano. Si potrebbe al massimo obiettare che sia un po’ troppo banale e dozzinale ma è certamente “immediato”. L’origine del titolo originale pare che sia da ricercare in una citazione di Shakespeare quando Amleto dice:

    I am only mad north by northwest. When the wind is southerly I know a hawk from a handsaw.

    In italiano si trova tradotto come:

    Io non sono pazzo che a nord-nord-ovest; quando il vento è dal sud, io conosco un falco da un airone.

    Quindi volendo essere fedeli al citazionismo si sarebbe potuto chiamare Nord Nord-Ovest. Un titolo che, come ho scritto, ha molto poco senso. Funzionerà in inglese forse ma non in italiano, non tutti i titoli possono avere traduzioni dirette, checché se ne dica.

  • Quei nomi italioti… Una storia di nomi alterati per il doppiaggio italiano

    Non è infrequente che nella traduzione dall’inglese all’italiano il nome di alcuni personaggi possa essere alterato. La ragione è da ricercare prevalentemente in quella cultura italiana un po’ nazionalistica, retaggio di inizi novecento e protrattasi fino alla fine degli anni ’70 e primi anni ’80, in cui non era insolito adattare non solo il linguaggio ma anche il nome dei personaggi in modo da renderli più pronunciabili e/o memorabili ad un pubblico quasi completamente a digiuno di inglese.

    Seppur questa abitudine stia andando a scomparire (talvolta per andare all’esatto opposto con un uso del’inglese a sproposito e in maniera eccessiva), resiste tenacemente in molte serie televisive e nei cartoni giapponesi, anche se per motivi diversi. Qui vediamo difatti la creatività adattata al lucro. Spesso per vendere meglio una serie televisiva in Italia se ne cambiano trama, personaggi, religione, riferimenti e quant’altro (si! Sto parlando del caso “La Tata” su cui un giorno ritornerò).

    Fin ora ho parlato di questo argomento soltanto “en passant” ma ecco un post ad hoc. Riporto alcuni esempi di cambiamento di nome che ho in mente:

    Alterazione dei nomi nei Simpson

    Moe diventa Boe costringendo continuamente a sostituire l’insegna del suo bar nella versione italiana.
    Nomi alterati che invece non mi disturbano più di tanto sono:
    il commissario Winchester (in inglese Wiggum, originato dal cognome della madre di Matt Groening), la Prof.ssa Kaprapall (geniale alterazione dell’originale Krabappel che in realtà non fa riferimento né a capre né a “palle”, quindi decisamente più divertente in italiano. Carino l’accostamento di “capra” e “palla” usato per un’insegnante. Un nome direi quasi dickensiano). Spada, Secco Jones e Patata (originariamente Dolph, Jimbo Jones e Kearny. In italiano al posto dei nomi gli sono stati dati dei soprannomi che si adattano bene ai personaggi, Patata ha la testa rasata, Secco è allampanato e Spada, immagino perché ha l’aspetto di un fighetto)
    Otto Disc (in originale “Otto Mann“. Ha un suo senso che si chiami Otto Disc quindi il suo nome in italiano non mi dispiace)

    A meno che non mi sia dimenticato qualcuno non dovrebbero esserci altri nomi alterati. Quindi il danno si limita solo a Boe tutto sommato. Per altro vedi mio precedente post Simpson Pro e Contro

    Alterazione dei nomi nella saga di Alien

    Il nome del personaggio interpretato da Sigourney Weaver, “Ripley” viene pronunciato “RàIPLEI” nel primo Alien, per poi riprendre la sua forma consueta di “RìPLI”. Questi eccessi di pronunce inglesi sono sempre molto balzani e fastidiosi, come quelli che pronunciano “Predator” come predèitor. Le inconsistenze nella pronuncia dei nomi tra il primo e il secondo film non si limitano a questo, difatti in Aliens – Scontro finale quando Ripley parla del defunto Kane in italiano il nome è pronunciato Krane (letto “crein” invece che “chein”), se non lo ripetesse due volte di fila lo si noterebbe a stento!

    Visto che siamo in tema fantascienza, ritorno brevemente sulla pronuncia di “predator”: è su youtube che ho sentito alcuni italioti pronunciare “Predator” come predèitor. ERRORE!!! In originale lo si pronuncia esattamente come è scritto. Altrimenti perché non pronunciare Alien come alàien? Scusate se mi ci impunto ma mi fanno innervosire quelli che fanno recensioni in italiano facendo finta d’essere colti ed esperti nell’uso dell’inglese riempiendoci di inutili parole anglosassoni per darsi un qualche spessore e poi cascano come pere cotte su cose così banali. Basta guardarsi un trailer di uno dei tanti film di Predator per accertarsi della pronuncia se proprio ci tenete tanto. Forse dire semplicemente “predator” sembrava troppo… “italiano”?

    Nomi alterati nella saga di Harry Potter

    Se l’alterazione di certi nomi e cognomi può far sollevare un sopracciglio di disappunto a coloro che hanno letto i libri di questa saga in inglese, è chiaro che queste scelte sono proprio da ricondurre al pubblico di destinazione di questi libri (vi ricordo che erano nati come libri per bambini) e in realtà nell’argomento dell’italianizzazione di alcuni di questi nomi non mi ci immischio nemmeno. Tra scelte azzeccate e altre molto meno, questo è il link Traduzione_in_italiano_di_Harry_Potter su Wikipedia (ora non più disponibile ma ancora visionabile su Internet Archives), dove potrete trovare la lista “nomi originali vs. nomi italiani” insieme ad altre infelici scelte di traduzione.

    Inoltre non trascurate la voce “Harry Potter” sulla nonciclopedia che, oltre a dare un’immaginaria traduzione del nome di Harry Potter (Arrigo Giacomo detto er Pentolaio, nome d’arte di Enrico Vasaio per gli amici Harry James Potter), indirettamente dà un’idea di quanto siamo stati fortunati che i personaggi principali non abbiano ricevuto la stessa italianizzazione dei cognomi toccata invece a tutti gli altri personaggi. Una possibilità tutt’altro che remota!

    Nomi alterati in Ghostbusters 2

    Nel film “Ghostbusters” il personaggio di Bill Murrey, Venkman, viene pronunciato “Venkman” nel primo film e “Vinkman” nel secondo. In inglese “Venkman” si pronuncia così come si scrive.
    Quella di Ghostbusters II non è l’unica peculiarità di pronuncia. Nello stesso film il nome della nave Titanic invece che “taitanic” (all’inglese) oppure “titànic” (all’italiana) viene detto con la C finale pronunciata come in Greenwich o John Malkovich. Diventa così “tìtani-č” con l’accento sulla prima i ad aggravare il tutto (tra le varie pronunce possibili, sicuramente la più balzana!). Considerato il significato originale di “TITANICA” la pronuncia all’italiana dello sfortunato transatlantico non può che finire con una C pronunciata come come in “picnic”. Se dire “titanič” non è proprio un errore (perché contemplato da qualche dizionario), è sicuramente tra le pronunce meno usuali.

    Nomi alterati ne’ La Famiglia Addams

    Il personaggio più amato di sempre è certamente “Mano” che in inglese non si chiama “Hand” ma “Thing” (Cosa). Il che ha creato qualche conflitto con un altro personaggio, il Cugino Coso (o Cugino It, originariamente Cousin Itt). Onestamente trovo più divertente e appropriato il nome di “Mano” rispetto a “Cosa”. Nel film “Il Silenzio dei Prosciutti” il piede che esce dalla scatola a imitazione di Mano degli Addams viene chiamato in inglese “Smelly Thing” e in italiano “Piede puzzolente“, mantenendo la battuta in riferimento agli Addams in entrambe le lingue. A proposito c’è da dire che il Silenzio dei Prosciutti ha pressappoco le stesse battute sia in inglese che in italiano e lo so che lo odiano tutti quel film ma come parodia di Psycho secondo me è la migliore  con la scena più memorabile di tutte le parodie di Hitchcock: l’omicidio dell’investigatore privato che cade dalle scale per un infinità di tempo.

    Alterazione dei nomi in Psycho (1960)

    Rimanendo in tema di Hitchcock, la celebre vittima uccisa sotto la doccia si chiama Marion e la pronuncia in inglese è Màrion anche se in italiano il nome è pronunciato Mariòn. Immagino che la paura dei traduttori fosse quella che all’orecchio degli spettatori italioti quel Màrion potesse suonare troppo come Mario (tipico nome da idraulico coi baffi), il che sarebbe risultato alquanto spiacevole. Col senno di poi, però, quel Mariòn suona un po’ sciocco.

    Alterazione dei nomi nei film di Arma Letale

    Nella serie Arma Letale il nome del personaggio di Danny Glover, il sergente Murtaugh, viene pronunciato “martaf” nel primo film e “martag” nei seguenti tre. Il problema è che in inglese la pronuncia, come spesso accade, risulta molto ambigua in quanto viene pronunciato come “marta’ ” (con finale tronco). Che non si siano accordati sulla pronuncia italiana tra il primo e i seguenti film è tuttavia fastidioso.

    I nomi alterati di Ritorno al Futuro

    In Ritorno al Futuro, come già mi pare di aver detto (e come è ormai stranoto a TUTTI), Marty McFly assume l’alias di “Levi Strauss” anche se in originale era Calvin Klein (marca evidentemente non molto nota in Italia all’epoca). Lo aggiungo in questa lista perché a tutti gli effetti “Levi Strauss” è in qualche modo un personaggio del film.

    C’è un mio breve post su Ritorno al Futuro in questo stesso blog (seguite questo link).

    L’ispettore Callaghan

    nella quale, come ho già detto qui, il cognome del protagonista è stato alterato da Callahan in Callaghan per favorirne la pronuncia italiana. Negli anni ’70 veniva data molta attenzione alla pronuncia, per facilitare la comprensione di un pubblico italiano non abituato a nomi stranieri. Solo tre anni prima di Harry Callahan/Callaghan, nel film Disney Un maggiolino tutto matto (The Love Bug, 1968), i doppiatori avevano grossi problemi nel pronunciare il cognome Douglas, che oggi invece daremmo per scontato.

    Nomi alterati nella vecchia saga di Guerre Stellari

    Vi stavate chiedendo perchè non la nominavo, eh? Beh credo che tutto quello che ci sia da dire sulle alterazioni dei nomi di questa saga sia già stato ampiamente trattato in questo articolo del sito di guerrestellari.net (leggete questo link una volta per tutte!). Anche io accennai qualcosa a riguardo nel mio primo post su questo blog. Per concludere e farla breve, concordo praticamente in pieno con le osservazioni di Lorenzo Frati.

    A tutti gli italioti adolescenti che vengono a conoscenza di Guerre stellari guardandosi prima gli episodi I, II e III e che corrono sui forum a scrivere che “Ian Solo” in realtà era originariamente “Han Solo” (!!!!!!!!!!), come se questo fosse il crimine peggiore mai commesso nella storia dei doppiaggi in italiano, vi invito a leggere quell’articolo di Lorenzo Frati che illustra bene il motivo dietro l’italianizzazione di alcuni nomi. Poi chiedete a papà di farvi vedere i vecchi Guerre stellari (in inglese o in italiano, come preferite) e infine buttate i nuovi episodi che non sono buoni manco come sottobicchieri.

    Nomi alterati in Via col vento

    Non posso non citare il caso “Via col vento” che uscì in Italia con molti doppiaggi (forse un giorno gli dedicherò un articolo a posta) ma che certamente il primo rimase tra i più memorabili con nomi italianizzati alla maniera fascista (ma pratica nota da molto prima di Mussolini) come già lo furono personaggi del calibro di Giulio Verne (Jules Verne), Carlo Linneo (Carl von Linné) e Tommaso Moro (Thomas Moore). È mio dovere far notare che è proprio questa “filosofia” che diede il via al doppiaggio.

    Ad ogni modo in Via Col Vento abbiamo “Charles Hamilton” che diventa “Carlo Hamilton“, “Frank Kennedy” diventò “Franco Kennedy” e “Lydia Wilkes” che fu chiamta “India” (alé! Viva la fantasia). Ultimo ma certamente non meno importante, Scarlett O’Hara che diventò immancabilmente e memorabilmente “Rossella O’Hara“!

    Successivi ridoppiaggi riportarono ad una traduzione più fedele e soprattutto con i nomi originali, tutti eccetto quello di Rossella, ormai diventata troppo famosa con quel nome… e francamente ce ne infischiamo, purché non si sentano cose come Franco Kennedy e Carlo Hamilton altrimenti voglio anche il presidente degli Stati Uniti Giovanni Fitzgeraldo Kennedy, la moglie Giacomina Kennedy e la presunta amante Marilina Monroe!