Adattare un film scemo: The Predator (2018)

Doppiaggio e adattamento di The Predator (2018)

Ad una recente rivisitatina di The Predator di Shane Black, ho fatto un grande sforzo mnemonico per cercare di ricordare se lo avessi visto addirittura al cinema, ma esistono dei miei post sui social che, sì, dimostrano senza ombra di dubbio che ci sono stato. Di solito questo non sarebbe un buon segno, ma mentirei se vi dicessi che il nuovo capitolo della saga non mi ha divertito. Per un motivo o per un altro ormai sono arrivato alla terza visione e, pur ammettendo che non si tratta di un film memorabile, né particolarmente intelligente, non mi sento di detestarlo, né mi diverte meno ogni porca volta che me lo vado a rivedere (cit.). Fa già ridere il solo fatto che esista.

Ammetto però che nel formulare questa opinione sul film potrebbe aver influito anche un mio gusto perverso. Infatti il 16 ottobre 2018 andai al cinema già sapendo che questo The Predator (uscito nel resto del mondo già un mese prima!) aveva fatto incazzare fan e appassionati in tutto il mondo, e deluso gli altri. Quindi ogni scemenza presente nel film mi portava a ridere internamente di chi, nell’anno del Signore 2018, aveva addirittura delle aspettative per un seguito di Predator. Per aiutarvi a bollarmi come nemico pubblico, forse dovrei anche ammettere, qui e ora, che Predator 2 è il mio film preferito della serie, soprattutto nella sua versione italiana con Paolo Buglioni come voce del protagonista. È quello che riguardo più spesso e più volentieri. Il primo Predator (1987) lo riguardo se mi capita in TV mentre Predators del 2010 l’ho visto una volta sola e non lo rivedrò mai più finché campo, non so neanche chi lo abbia diretto, forse un software della 20th Century Fox. Non era brutto, semplicemente non era di alcun interesse. Per me, s’intende. Ma ai fan piace tanto, sembra.

Quindi potete immaginare le mie aspettative davanti a poster con uno slogan come questo:

locandina italiana del film The Predator (2018)

Lo slogan pubblicitario più spaventoso del mondo: “darà ai fan ciò che vogliono

The Predator del 2018 altalena tra il serio e il comico, e secondo me dovrebbe essere un caso di studio perché non fa ridere quando vorrebbe far ridere… e proprio per questo fa ridere. Mi seguite? Bene. Va visto con lo spirito giusto, insomma. È l’effetto che avremmo se un film degli anni ’80 venisse girato e presentato oggi, con sceneggiatori e regista ignari del fatto che intanto siano passati 40 anni da quel decennio e il linguaggio del cinema (e anche le aspettative del pubblico) sono cambiate, tornare indietro è impossibile, come dimostra anche il fatto che la locomotiva dei Lumière non ci fa più scappare dalla sala cinematografica.

Le visioni cinematografiche per me sono sempre l’occasione per saggiare anche l’adattamento ovviamente, e se The Predator (2018) ha fatto incazzare tutti gli spettatori per via del suo umorismo (a tratti sembra una parodia dei precedenti), come se la sarà cavata con il doppiaggio?

Armiamoci e partiamo alla sua esplorazione.

Predator su un blindato, scena tagliata dal film The Predator (2018)

 

L’adattamento di The Predator (2018)

In un confronto diretto tra testo originale e battute doppiate potrebbe subito saltare all’occhio che la versione italiana non è una traduzione alla lettera, non ha paura a cambiare le battute mantenendone il senso e lo spirito, e gran parte di queste alterazioni sono sensate. Se seguite questo blog da qualche tempo avrete già capito che questa è cosa buona. Se la battuta “fucking you up is their idea of tourism” (letteralmente: “farci il culo è la loro idea di turismo”) diventa “e spaccarci il culo è il loro sport preferito“, ci possiamo sentire subito il sapore di un buon adattamento. E da quand’è che non sentivate un “porca troia!” in un doppiaggio italiano? (“Holy shit!” in originale). Il film ce ne regala ben due. Certo, un’espressione misogina che oggi può far storcere il naso, ma indubbiamente vicina ai doppiaggi degli anni ’80 anche sul piano linguistico, e quindi in linea con il gusto del copione di Shane Black, che, come il pesce ratto, può piacere o può non piacere. Il doppiaggio italiano di The Predator, insomma, è fedele alle intenzioni del copione originale, che vi piaccia o no.

Le parolacce sono sempre un buon punto di partenza per valutare un adattamento e in questo film di certo non mancano, sempre naturali e mai sembrano traduzioni troppo dirette, dal “maledetti stronzi” che traduce semplicemente un “fucking” messo in mezzo ad una frase, al “avete rotto il cazzo alla famiglia sbagliata” (“you fucked with the wrong family”). E tante altre ce ne sono.

La maledizione dei buoni adattamenti è che sono invisibili, quindi è anche difficile fare liste di battute ben riuscite e renderle anche interessanti, quindi mi limiterò ad un paio di casi sui quali voglio aggiungere una qualche nota.

Il predator combatte, una scena del film The Predator (2018)

Te li do io gli anni ’80!

Dialoghi anni ’80

Alla domanda “che cazzo è quello, capitano?” (what the fuck is that, Cap?), il protagonista risponde:

Originale: It’s above our pay grade.

Doppiaggio: Non siamo pagati abbastanza per questo.

La battuta originale sarebbe più strettamente un “è al di sopra delle nostre competenze”, che non ha proprio la stessa sfumatura ma, dopotutto, chi lo direbbe mai in italiano? La versione italiana “non siamo pagati abbastanza per questo” ci è familiare e sa molto di anni ’80. Alzi la mano chi non ha pensato almeno per un attimo al “sono troppo vecchio per queste stronzate” di armaletaliana memoria! Una frase scritta da Shane Black (autore di Arma letale, 1987), resa popolare proprio da Danny Glover, protagonista anche di Predator 2 (di cui un giorno dovrò assolutamente parlare). Quante connessioni attinenti in una sola battuta! Per tutto ciò che ha a che fare con Shane Black, che possiamo tranquillamente dire essere uno dei creatori del cinema anni ’80, vi consiglio caldamente la rubrica del blog La bara volante di Cassidy che ne ha esplorato la carriera in questa serie di articoli.

Se le battute non fanno ridere, è colpa del doppiaggio?

Sono certo che ad una prima visione qualche spettatore italiano avrà ingiustamente accusato il doppiaggio di aver portato battute non particolarmente divertenti o efficaci. Del resto il pensiero che viene a tutti oggi è: forse era più divertente in inglese, perché dare automaticamente colpa al doppiaggio senza vedere il film in originale è ormai lo sport nazionale. Invece ad un confronto diretto è chiaro che sono stati tenuti con estrema eleganza anche gli stessi giochi di parole. Un esempio tra tutti lo troviamo nei dialoghi di presentazione sull’autobus, quando un “Maker” (Creatore) diventa “make her” (me la faccio) o, più precisamente, quando “before your Maker” (= davanti/dinanzi al Signore) viene trasformato goliardicamente in “before I make her” (= prima di farmela), sottolineato da un volgare fischio finale e un movimento del bacino.

Originale
When you’re standing at attention before your Maker
I always stand at attention before I make her.

Doppiaggio
Quando sarai sull’attenti davanti al Signore
Sono sempre sull’attenti davanti alle signore.

Se comunque non vi ha fatto particolarmente ridere… non è certo colpa dell’adattamento italiano.
Il film comunque non manca di battute effettivamente spassose, ogni tanto ce la fa a strappare una risata.

Sapeva dire anche baule, Aurelia, aiuola e Palaia…

Essere in grado di capire qualcosa

Per quanto abbia elogiato una traduzione non diretta del testo originale in favore di una maggiore naturalezza, il testo non manca di classici (la conio qui ed ora) “doppiaggesismi” che tradiscono traduzioni un po’ più artificiose. Come spesso capita, alcune vengono da esigenze di labiale o dei tempi della battuta, altre forse potevano godere di un’alternativa più efficace. E capisco che qui sto per spaccare il pelo in quattro, ma senza molto togliere al resto dell’opera.

Quando la madre propone al figlio una scelta tra due maschere da indossare durante la notte di Halloween, il bambino si preoccupa dei bulli:

I ragazzi, ecco… loro saranno in grado di capirlo.
Capire cosa?
Che sono io.

La frase che suona un po’ artificiosa è quella che contiene il “saranno in grado di” che, a naso, direi che si tratta del classico “will be able to”+verbo, cioè semplicemente il modo in cui in inglese si costruisce il futuro di “can” (potere), da non tradurre letteralmente come “essere in grado di”. In realtà il “can” in questi casi non si traduce nemmeno.
Non molto sorprendentemente scopro che la frase originale era la seguente:

The guys will… they will still be able to see. / See what? / That it’s me.

Bene tradurre “see” (vedere) come “capire”, ma non era più naturale dire “i ragazzi lo capiranno lo stesso“? Cito un sito che riporta questo stralcio di grammatica inglese: “Canè utilizzato [anche] con i verbi di percezione. In questo caso spesso non viene tradotto in italiano. (es. Can you hear that noise? / Lo senti quel rumore?). “Riuscire” o “essere in grado di” hanno invece sfumature diverse.

Non è neanche una battuta che necessita del labiale perché chi la dice è praticamente di spalle.

I ragazzi… lo capiranno lo stesso. / Capire cosa? / Che sono io.

L’unica ragione che, intuisco, giustifichi una tale scelta è la ricerca di una risposta concordante: in questa scena, la risposta “capire cosa?” ha un labiale fin troppo visibile che non dà spazio ad un “capiranno cosa?”, né a un più semplice “che cosa?”. Ma ritengo che sia più naturale sentire “Lo capiranno lo stesso. / Capire cosa?”, invece di forzare un “saranno in grado di capirlo” che sa proprio di doppiaggese, cioè una di quelle frasi che sentiamo nei film doppiati ma che nessun italiano userebbe in quella stessa situazione, men che mai un bambino.
Mi rendo conto che si tratta di un tipo di frasi che per pubblico passano pressoché inosservate, un po’ perché comunque “si capisce lo stesso” e un po’ perché si tratta di quel tipo di frasi già familiari a molti, le hanno sentite migliaia di altre volte nei doppiaggi moderni finché non sono diventate “invisibili”. Ma questo tipo di espressioni sono tra i difetti principali di gran parte dei doppiaggi di questa era, in cui è più importante la durata di una battuta che la naturalezza delle frasi, anche se queste sono dette di spalle.

Siete in grado di capirlo? 😉

 

“Uccide le persone, così puoi fare il postino”. Eh? cosa???

The Predator 2018, scena del postino

All’inizio del film, il postino consegna tutta la posta arretrata a casa del protagonista, gli apre la porta il figlio autistico con il quale instaura il seguente dialogo:

I pagamenti della sua casella postale sono scaduti. Dipartimento della Difesa. Lavora per il governo, giusto?
1-1-3-B-3-V-W-3. (originale: “MOS 1B3VW3“)
– ???
Il suo incarico militare. (originale: “Military designation“)
Ah!
Uccide le persone… così puoi fare il postino. (originale: “He kills people… so you can be a mailman“)

Quest’ultima frase può lasciare confusi ad un primo ascolto. È una di quelle frasi patriottiche molto americane dove si dà a intendere che il duro lavoro dei soldati in guerra permette ai civili in America di condurre una vita pacifica nel loro paese. Purtroppo, una traduzione diretta, per quanto comprensibile sulla carta, lascerà sempre perplessi ad un primo ascolto perché non è un genere di frase con la quale abbiamo familiarità. Nessuno in Italia direbbe mai “mio padre combatte in Afghanistan, così puoi fare il postino”, le due porzioni della frase non cascano automaticamente in una sequenza logica, ed è difficile capirne il senso vista la rapidità della battuta. Forse andava ripensata un po’. Anche la sola aggiunta di un semplice “tu” (così TU puoi fare il postino) avrebbe forse portato qualche perplessità in meno. Facendo un giro nei forum di Wordreference.com ho notato che un utente indiano (che l’inglese lo conosce ma non ha familiarità con i modi di esprimersi degli americani) si chiedeva addirittura cosa significasse la frase originale in inglese, sentita appunto in questo film.

Nell’articolo intitolato The Predator’s Biggest Flaw Is That It Thinks It’s a Comedy (titolo traducibile come: “Il difetto più grande di The Predator è che si crede una commedia” ) pubblicato su Vulture.com, l’autore dimostra come questa scena, che si conclude con la frase “così puoi fare il postino” dopo una pausa significativa, sia chiaramente progettata come gag comica, con tanto di battuta finale messa lì per far sghignazzare il pubblico. Sembra però che abbia fallito nei suoi intenti persino nei confronti dello spettatore americano che ha familiarità con questa espressione. In sala infatti sembra che non abbia reagito nessuno.

E allora posso forse prendermela con il doppiaggio se il film in italiano ottiene il medesimo non-effetto? Nell’adattare un film che semplicemente non funziona e non raggiunge i suoi intenti, o si reinventa tutto (e giù questioni etiche sul doppiaggio che non dovrebbe “inventare” niente!) oppure si ottiene esattamente quello che abbiamo visto anche nelle sale italiane. Scene che lasciano punti interrogativi, spettatori perplessi. “Cosa? Ma che vuol dire”. Boh. Magari faceva ridere in inglese. Purtroppo no.

Però “così tu puoi fare il postino” l’avrebbe resa almeno più comprensibile, secondo me. Non che il film sia completamente privo di battute efficaci, lungi dall’affermare questo.

Passando ad una frase potenzialmente fraintesa…

Scena dello psicologo dal film The Predator (2018)

Lo psicologo che interroga il nostro protagonista, sfogliando un fascicolo, dice:

So che lei passa la maggior parte del suo tempo in missione, lontano da sua moglie e da suo figlio.

In inglese sembrerebbe essere una frase di significato opposto:

You spend most of your time now in-country… estranged from your wife and son?

Che per adattarvela direttamente in italiano potrei tradurla così: “So che adesso passa la maggior parte del suo tempo in patria…  ed è separato da sua moglie”. Ho omesso “figlio” perché a questo punto del film abbiamo già visto che il figlio vive con la moglie, ma ancora non sapevamo che moglie e marito erano separati. Ci viene rivelato solo in questo momento, molto prima di vederlo tornare a casa, dove la moglie infatti gli dirà che non dovrebbe trovarsi lì (“Ehi, questa non è più la tua casa!”). Capisco che possano esserci esigenze di labiale e di tempi, molte volte queste sono l’origine di alterazioni quasi obbligate ma, essendo lo spettatore lontano dai dietro le quinte dell’adattamento, viene sempre da domandarsi se sia stata effettivamente compresa la frase originale al momento della traduzione.

Le piacerebbe incontrare un Predator?

Il film The Predator (2018) gode nell’abbattere la famosa quarta parete, ammiccando più volte agli spettatori, con scelte che sono sicuro avranno lasciato perplesso più di uno spettatore. Una di queste colpisce quando per la prima volta nella saga cinematografica di Predator, qualcuno li chiama letteralmente “Predator”, e non con la p minuscola per definire questa razza aliena come generici predatori! No, no… dicono proprio “il Predator”, “un Predator”, con la P maiuscola e il simbolo ™ alla fine. Che è un po’ come se nel film Tremors, qualcuno chiamasse i mostri “Tremors”. Non so se mi spiego. È il tipo di ammiccamento che in un certo modo è presente anche in Ghostbusters II, dove il nuovo logo degli acchiappafantasmi è lo stesso fantasma della locandina del film che fa il “due” con le dita della mano. Siamo a quel genere di stranezza.

le piacerebbe incontrare un predator? Scena dal film The Predator (2018)

originale: Would you like to meet a Predator?

doppiaggio: Le piacerebbe incontrare un “Predator”?

il che fa doppiamente strano in italiano, dove il nome rimane (giustamente e soprattutto giustificatamente) in lingua inglese: “Predator”. A differenza del simbolo dei Ghostbusters o di altri esempi simili, qui lo sceneggiatore Shane Black se la gioca meglio nel creare una spiegazione del perché la razza viene chiamata Predator anche NEL film, giustificandolo quindi nel film stesso, e la spiegazione funziona anche per la versione italiana. Quindi è cosa buona.

Traeger: Avrà parecchie domande.

Dott.ssa Casey Brackett: Solo due veramentePerché lo chiamate “il Predator”? (Why do you call it “the Predator”?)

T: Ehm, un soprannome. (It’s a nickname)
Sa’, i dati ci dicono che traccia le sue prede. Sfrutta le loro debolezze. Sembra che… be’, si diverta. Come un gioco.

B: Non è un predatore, caccia per sport. (that’s not a predator, that’s a sports hunter)

T: Scusi?

B: Un predatore uccide le sue prede per sopravvivere, ma quello che descrive è un pescatore di branzini.
(A predator kills its prey to survive. I mean, what you’re describing is more like a bass fisherman).

T: Beh, è già deciso. “Predator” è più figo, giusto, cazzo? Già.
(Well, we took a vote. “Predator” is cooler, right? Fuck, yeah.)

Colleghi in coro: Sì.

[Per intenderci il “bass fisherman” è il pescatore sportivo che si fa la foto con il pesce catturato. Molto divertente quella del “cacciatore di branzini“]

Trovo che sia una spiegazione più che degna e che funzioni molto bene anche in italiano: lo hanno soprannominato “Predator” perché è più figo, cazzo! Non penso che abbiamo bisogno di sapere altro. Che poi, se ci pensate, è anche il motivo per il quale hanno lasciato il titolo originale nel 1987, quando c’era il fascino delle parole inglesi che finiscono per -TOR, solitamente associati a film di fantascienza/horror e con Terminator probabile apripista (uscito nel 1985 in Italia). Predator in particolare è ancora più comprensibile, gli manca solo una “e” per essere “predatore”, ma preserva quel fascino fanta-horror dei titoli in inglese che finiscono per -or.

Insomma, nel 2018 come nel 1987, chiamarlo “Predator” è più figo, cazzo.

I riferimenti ai precedenti film

Sei un bel mostro schifoso. / You’re one beautiful motherfucker.

La protagonista fa il verso allo Schwarzenegger che nel primo film diceva “you’re one… ugly motherfucker!” con il suo accento austriaco, e che in italiano diventò “mio Dio! Sei un mostro schifoso!“. Quella di appellare l’alieno con “ugly motherfucker” possiamo dire a questo punto che sia una pratica legata indissolubilmente alla serie di Predator. Se in Predators (2010) qualcuno diceva “What an ugly face you have!” solo in riferimento alla battuta di Schwarzy, in Predator 2 (1990) la battuta era ripresa pari-pari dal primo (omaggio per i fan), anche se in italiano era diventata “brutto figlio di puttana!” e quindi per anni non ho mai sospettato che fossero legate in alcun modo. In questo senso, The Predator del 2018 con il suo “Sei un bel mostro schifoso” fa meglio di Predator 2 nel citare le sue fonti e nel fare i suoi ammiccamenti… almeno quando può farlo. E non sempre può.

Sto parlando ovviamente di un’altra battuta di Schwarzenegger dal primo Predator del 1987, il celebre (in lingua originale) “GET TO THE CHOPPA!” (“get to the chopper”, cioè “raggiungi l’elicottero”, ma pronunciato alla Schwarzy), battuta divenuta celebre più per il modo in cui viene urlata dall’attore austriaco che per il suo reale messaggio. Nel primo film questa frase era urlata dal protagonista ferito per esortare la donna a raggiungere l’elicottero e mettersi in salvo. Nella versione italiana la battuta “Run! Go! Get to the choppa!” diventa “Scappa! Corri all’elicottero! Scappa!“. Il labiale di “scappa” su “choppa” è assolutamente perfetto, sebbene non particolarmente memorabile, e se ci pensate, non poteva proprio esserlo. In The Predator (2018) Shane Black ha riutilizzato questa battuta “get to the chopper” ma con riferimento ad un altro tipo di veicolo, un tipo di motocicletta chiamata proprio “chopper” (quella di Easy Rider per intenderci). È chiaro che questo riferimento auto-ironico non era possibile preservarlo in alcun modo.

Scena delle motociclette choppers in The predator (2018)

“Get to the choppers!” è diventato semplicemente “Andiamo alle moto!“. Non si poteva usare né la parola elicottero, né tanto meno “scappa!”. Di meglio, insomma, non si poteva fare. Nessuno ha mai detto che la traduzione non abbia i suoi limiti. Anche questa voleva essere una gag, un po’ tristarella onestamente. Non è che ci siamo persi chissà quale grande omaggio.

C’è anche un bel “contatto!” urlato ripetutamente durante lo scontro nella foresta, un’espressione che sicuramente Shane Black ha messo lì come rimando alla famosa scena della devastazione di un intero angolo di giungla nel Predator del 1987, in questa scena Bill Duke avvistava il Predator e urlava “contatto!” prima di radere al suolo la foresta con la sua mitragliatrice a canne rotanti. Certo, “contatto” fa parte di un gergo militare che ritroviamo in milioni di altri film e sicuramente lo avrebbero tradotto in questo modo anche senza preoccuparsi dell’accuratezza dei riferimenti a precedenti film, ma visto il livello generale, dubito che sia un caso fortuito. “Contact” vuol dire che un bersaglio è stato avvistato e ci si prepara ad attaccarlo. In entrambi i film (1987 e 2018) infatti viene urlato dopo aver avvistato l’alieno e prima di mettere mano al grilletto. Insomma, il doppiaggio italiano di The Predator 2018 è accurato anche nelle piccole cose e non si perde neanche i riferimenti più invisibili.

Il “Predator Killer”

Il predator killer, scena da The Predator 2018

Tutto bello insomma, almeno fino alla battuta finale, quando una misteriosa capsula, contenente un dono dei Predator buoni all’umanità, comincia ad aprirsi per rivelare il contenuto.

– Quindi questo è il suo regalo per il genere umano? […] Rory, cosa c’è in quella capsula?

– Oh, wow! Oh, cavolo! Ha un nome!

– Un nome, che nome?

– Io… credo che lo chiameresti… il Predator killer.

Se uno spettatore italiano guarda un film in lingua italiana è lecito pensare che interpreterà le battute del film in quella stessa lingua, una lingua dove “killer” è un sinonimo comune per assassino e dove il significato di “Predator” ci è già stato spiegato (anche se questo fosse il primo film della saga che vediamo e fossimo entrati ad occhi chiusi in sala senza guardare il titolo sul poster), quindi un “Predator killer” non può che essere interpretato come un “Predator assassino”, un nome molto pleonastico visto che durante tutto il film i predator non hanno fatto che uccidere persone. Del resto, “Predator killer” come altro potremmo interpretarlo? Se in italiano diciamo uno squalo killer, parliamo di uno squalo che ha ucciso esseri umani, cioè uno squalo “assassino”. È un uso fin troppo familiare, come ci conferma anche la Treccani: “Nel linguaggio giornalistico, anche con funzione appositiva, chi o che provoca la morte, assassino: in Africa la malaria è un killer spietato; squalo, zanzara killer.“.

Senza farla troppo lunga, la battuta originale era proprio “I guess you’d call it… the Predator Killer!” che tradotto vuol dire letteralmente “il killer di Predator“. Già subito chiaro, no? Italiano e inglese dopotutto invertono la posizione dell’aggettivo, non possiamo dire “squalo killer” e pensare che si tratti di un “killer di squali”. Questa è grammatica inglese di base. E allora posso dirlo…? Posso dire quanto sarebbe stato più appropriato, più immediato e comunque in linea con il film, se avesse detto:

Io… credo che lo chiameresti… l’ammazza-predator.

Semplice, applicabile a qualsiasi cosa possa uscire dalla capsula, sia esso un’arma, un animale, un essere umano, maschio o femmina. “Il Predator Killer” è un errore bello e buono che poteva facilmente essere evitato.

Predator che punta il dito, dal film The Predator 2018

Visto il resto del copione, non mi sento di dare la colpa a chi si è occupato dei dialoghi, qui ci sento tantissimo lo zampino della supervisione della Fox che probabilmente esige che certi nomi rimangano in inglese per una qualche ragione di marketing, come del resto era sicuramente successo anche con Independence Day: Rigenerazione dove trovavamo navi “harvester” e una regina “harvester”… Ma che vor di’? Mbò, è un nome come n’artro! Sicuramente un marchio registrato e quindi dichiarato immodificabile; la mia è una supposizione ma sembra essere quasi un modus operandi della Fox, visto che questo genere di scelte le ritroviamo in qualsiasi loro titolo facente parte di un “franchise”.

Qualcuno alla Fox potrebbe dirmi che Predator Killer è un nome “tra virgolette”, quindi rimane in originale, cioè scritto così: Lo chiameresti, il “Predator-Killer”. Beh, scusate se ad una prima visione non ho sentito il suono del trattino o delle virgolette! Chissà che suono fa il marchio “™”? Ricorda molto la droide-armata di Star Wars – Episodio I: La minaccia fantasma, che era un film adattato in modo tragicomico (già esplorato nella mia recensione). La Fox evidentemente ci tiene tanto ai marchi registrati, non sia mai che un dialoghista di un paese estero li adatti valutando il contesto del film e non i copyright! Ci fosse mai un seguito, un fumetto o un videogioco, dove torna questo nome “Predator killer”, il consumatore lo potrà così riconoscere all’istante, in qualunque paese del mondo. Questo genere di ragionamento ha però senso soltanto negli uffici del marketing, durante la visione del film invece lascia solo confusi e disorientati. Ancora più ironico il fatto che, molto probabilmente, questo The Predator non avrà alcun seguito diretto, visto che la direzione presa da Shane Black non è piaciuta praticamente a nessuno ed ha recuperato appena il doppio del budget speso per girare il film, che in termini di Hollywood vuol dire un non-successo.

Se in alcuni casi, traduttori improvvisati necessitano di una supervisione capace, questo chiaramente non era il caso di The Predator, in cui i dialoghi generalmente godono di una traduzione attenta, ma sono le imposizioni dall’alto che introducono l’unico errore veramente degno di nota, ed è meglio che queste logiche da marketing applicato all’arte restassero fuori dalla sala di doppiaggio. Se poi è stata una scelta voluta e non imposta, che vi devo dire, “Predator-killer” è una scemenza!

La lingua dei predator

Prima di concludere non posso non nominare la presenza di alcuni momenti che per me sono stati a dir poco stranianti. Questi arrivano ogni qual volta i predator comunicano tra loro e noi vediamo dei “sottotitoli” nella loro lingua a ideogrammi, che vengono poi tradotti nella nostra.

Qui un esempio che viene dalla pellicola in versione americana.

la lingua dei predator tradotta nei sottotitoli di The Predator 2018

L’effetto di per sé è già abbastanza strano, è la prima volta che vediamo dei sottotitoli al linguaggio degli alieni in un film di Predator, e che per di più si traducono da soli mantenendo il colore e lo stile, come se ci fosse un dispositivo alieno che li traduce per noi seduti in sala. Che dire… è certamente una scelta curiosa che va contro molti canoni del linguaggio cinematografico e potrei farci un articolo intero solo per spiegare perché secondo me sono una scelta stravagante (tranquilli, non lo farò). Ad aggiungere un effetto ancora più straniante è il fatto che al cinema, in Italia, questi si traducevano, ovviamente, in italiano. Troppi cortocircuiti nella mia testa. Spero di non essere stato il solo ad averli trovati un tantino strani. Il classico “bianco e centrato”, che fine ha fatto?

Do per scontato che la versione italiana del film non la vedremo mai più, quindi sul Blu-Ray (correggetemi se non è così) ci saranno questi sottotitoli arancioni su schermo che si traducono da soli in lingua inglese, e poi sotto, al centro, la traduzione italiana degli stessi. Un eccesso di testo. Vogliamo metterci pure un libro di testo che scorre a fianco del film?

Conclusione

Per quanto sia stato fatto un lavoro più che decente sull’adattamento italiano di questo The Predator, purtroppo non c’è modo di trasformare la merda in oro, i limiti del copione italiano sono gli stessi del copione originale, di cui la versione italiana fa una fedele trasposizione. Qualche frase poco chiara qui e là è possibile incontrarla (piccole cose, non sono stato neanche a nominarle) ma in generale sembra esserci stata molta attenzione nel rendere i dialoghi il più possibile naturali, dialoghi che denotano una vera comprensione del testo ed un attento rispetto dei riferimenti al film del 1987, ove possibile. Sarà contento l’amico Lucius del blog Il Zinefilo che nella sua recensione, arrivata in anticipo di un mese sull’uscita italiana, temeva che il doppiaggio potesse non essere all’altezza. Per fortuna si è dimostrato più rispettoso di molti altri.

Peccato che sul finale si siano intromesse figure che impropriamente chiamerò “quelli del marketing” della Fox, con le loro regole su quali nomi debbano rimanere “in inglese”, perché il “Predator killer” è l’unica battuta che stona con tutto il resto. Per favore, sistematela, non fateci sentire “il Predator Killer” e dateci piuttosto “l’ammazza-Predator” che ci meritiamo. Shane Black apprezzerebbe sicuramente.

Pollice in su all'adattamento italiano e al doppiaggio di The Predator 2018

 

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

32 Comments

  • Cassidy

    13 Maggio 2020 at 22:50

    Avevo pensato ad un “anti-Predator” ma la tua idea è migliore, se il film si fosse concluso parlando di un “Ammazza Predator” avrei fatto Wooaa come Keanu Reeves in “Bill & Ted”, invece il Predator Killer é una scelta da sbadiglio. Grazie per la precisazione sulla battuta del postino e per la citazione! Il film è un’occasione mancata che ho già rivisto anche io tre volte, battendo comunque in numero di ripassi “Predators”. Cheers!

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    • Evit

      14 Maggio 2020 at 01:16

      Infatti poi tornando a rileggere la tua recensione (e anche quella di Lucius) mi pare di capire che abbiamo vissuto esperienze simili. È scemo? Sì. Fa ridere? Sì. Poteva essere migliore? Sì. Ah e non ho nemmeno parlato della trama e del film in sé altrimenti poi scrivevo un romanzo.
      Comunque la tua esplorazione di Shane Black è tra i bellissimi di ReteCassidy

      Rispondi
  • Antonio L.

    14 Maggio 2020 at 02:02

    Il tuo articolo in fondo rivela che l’adattatore, o comunque qualcuno a lui molto vicino, ha riguardato i film precedenti per mantenere una certa coerenza nel testo e non perdersi le citazioni. Questa è una cosa molto buona in questi tempi frettolosi, per evitare le scempiaggini come “Destinazione morte nera” o “Non è la luna”, ricordi?

    Rispondi
  • Lucius Etruscus

    14 Maggio 2020 at 08:17

    Se questo fosse stato un “vero” film alla Shane Black, avrei riso anch’io, invece la terza (o quarta) caduta di Black, che dal settembre 2018 è scomparso nel nulla e nessuno ne sa più niente, davvero non fa ridere, semplicemente perché non è un suo film. Shane Black aveva scritto una sorta “The Last Boy Scout” con al posto di Bruce Willis un manipolo di umani spiantati e al posto di Damon Wayans un gruppo di Predator spiantati: umani e alieni in pace armata contro il super-alieno-cattivo. Spari, cazzeggio, battute inter-specie, carri armati ed esplosioni. Tutti si sfregano le mani e la Neca si sbriga a creare il figurino del Predator con la divisa militare umana che farà impazzire il mondo. Poi il disastro: la Fox vuole un film per bambini, quindi ecco il cane rasta tenero e cuccioloso come un pinguino del Madagascar. L’attrice protagonista a metà riprese denuncia il collega perché ha saputo che anni prima ha rimorchiato una nei social, e via nel cesso mezzo film con l’altra metà da riscrivere. Aggiungi che Shane Black non è un regista e sbaglia tutto il finale, da rigirare al volo, ed ecco che non c’è proprio nulla da ridere. Se dice bene c’è un nuovo franchise col ragazzino autistico e l’armatura Predator. Peccato perché che la delusione è stata così tanta che niente, ma proprio niente del film è entrato nell’immaginario dei fan, sebbene i nuovi fumetti di Predator cerchino di rifarsi alla grafica del flim. Addirittura il romanzo-prequel della Titan, che forse ho letto solo io, è mille volte superiore e fa capire quanto la sceneggiatura di questo film sia niente.

    “Meet a Predator” è il tipico umorismo di Shane Black ma mi piace vederci anche un attacco a tutti quei fan che chiamano i Predator “Yautja” solo perché l’hanno letto su Wikipedia: la Fox non ha mai riconosciuto quel termine apocrifo inventato da una scrittrice nel 1994 e mai tenuto in seria considerazione prima della pagina Wikipedia negli anni Dieci del Duemila. Oggi TUTTI li chiamano Yautja, e così Black li sfotte ricordando che Predator è più figo 😛

    “beautiful motherfucker” e “get to the choppers” Black poteva evitarseli, perché è tutto ciò che rimane di fantomatici e ventilati collegamenti con l’originale del 1987: tutto qua? Nelle conferenze stampa aveva promesso un film con lo stile dell’originale, non battutine che lo sfottessero.

    D’accordissimo coi nomi-marchi registrati, la Fox era lì che vendeva diritti per far stampare il figurino del Predator Killer e voleva che tutti sapessero il nome. Tranquilla, Fox, il film è andato così male che i relativi figurini non se li stra-copre nessuno 😀

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    • Evit

      14 Maggio 2020 at 10:23

      Ti ringrazio per l’intervento, Lucius. È un ottimo riassunto di cosa sia andato storto e purtroppo l’articolo era già troppo lungo per esplorare anche il film che non è stato.
      Io temo che il film che stavano girando Black fosse ancora più scemo, le immagini dei predator in pieno giorno a cavallo di un blindato avranno giustamente fatto cacare sotto i markettari della Fox che hanno chiesto qualcosa di più… ortodosso, così rendendo il film scemo solo a metà. Di certo una mancata occasione. Io volevo vedere il film scemo al 100%, non al 20%, quindi più divertente, ancora più spaccone… e niente. Abbiamo avuto questo. A qualche battuta si ride.

      Una volta c’erano le versioni romanzate del film per darci questo genere di soddisfazioni, adesso manco quelle. Mi piacerebbe poter leggere la versione di Shane Black.

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      • Lucius Etruscus

        14 Maggio 2020 at 11:49

        Se i problemi fossero sorti in sala montaggio avremmo la novelization “ricca”, con scene poi assenti nel film, invece il dramma si è svolto già durante le riprese quindi purtroppo il romanzo-novelization del film – ovviamente inedita in Italia – è canonico, a parte qualche scena “estesa”.
        Una volta firmato (con il sangue) con la Disney non si può più parlare, Shane Black è tenuto segregato in una cantina insieme a cane-rasta e alle finte Ripley e Newt studiate per i finali alternativi: non sapremo nulla del suo vero Predator finché fra qualche anno cercherà per la quarta volta di ritornare in piedi e comincerà a concedere interviste. Ma se sarà ancora sotto contratto Disney, avrà la bocca cucita.

      • Evit

        14 Maggio 2020 at 11:54

        è molto indicativa questa frase nella tua recensione

        Non mi ero reso conto quanto non mi fosse piaciuto il film finché non ho iniziato a leggerne il romanzo

        Ahah, ottima recensione Lucius, ora però ci devi una vera rivisitazione del film, che quell’articolo senza spoiler pubblicato a settembre non basta a soddisfare la nostra voglia di retroscena alieni!
        Chissà se Shane Black lavorerà mai più a qualcosa dopo questo mezzo flop. In alcune interviste mi è sembrato un cane bastonato. La Disney non perdona

      • Lucius Etruscus

        14 Maggio 2020 at 12:41

        E pensare che si era appena risollevato, con “The Nice Guys” sembrava essere tornato in pista, ma niente: l’ultimo boyscout di Hollywood non ce la fa a rimanere sull’onda, deve sempre cadere…

      • Lucius Etruscus

        14 Maggio 2020 at 14:28

        Nel romanzo-prequel del film l’autore fa i compiti per bene e ti piacerebbe, visto che ami Predator 2: uno dei ruoli importanti è il figlio dell’agente Gary Busey del secondo film, che in “The Predator” (2018) si vede per tre secondi, malgrado l’attore si sia fatto tutto il giro promozionale (a non dire niente).
        Dal film di Black non sappiamo nulla di chi sia quella gente guidata dal nero e perché già conoscano il Predator, invece il romanzo-prequel spiega come dall’avvistamento della Los Angeles del 1997 quella squadra abbia saputo sfruttare la tecnologia rubata ai Predator: sai che grazie ad essa… sono nati i DVD? 😀
        Scherzi a parte, tutti quelli “intorno” al film hanno fatto le mosse giuste… solo il film ha sbagliato!

      • Lucius Etruscus

        14 Maggio 2020 at 14:54

        Hunters and Hunted” non è uno di quei romanzi che ti appassionano, ma ti permette di capire chi siano quei pupazzoni inutili che vediamo nel film di Black senza alcuna spiegazione 😛
        E poi ci sono parentesi imbarazzanti col Predator che si lamenta di come gli umani stiano rovinando il pianeta: gli stanno rovinando la riserva di caccia 😀

      • Evit

        14 Maggio 2020 at 14:57

        ahah, beh di quello nel film c’è anche troppo, una mezza frase buttata lì era già di troppo. Mi riferisco a quando entrano in argomento “cambiamenti climatici”. Di questo film comunque parlerei molto, nel bene e nel male, non posso dire la stessa cosa di Predators (2010) o… Covenant. 😀

      • Lucius Etruscus

        14 Maggio 2020 at 15:13

        Su Covenant va speso solo un silenzio luttuoso. “Predators” invece ti consiglio una nuova visione, sia perché la regia di Nimród Antal è spettacolare (i suoi film di solito hanno trame così così ma una regia solidissima, anche se Predators gli ha fottuto la carriera) sia perché al confronto con produzioni più recenti merita un minimo di rivalutazione. E’ il meglio che un film del genere può fare in tempi di cinema in stato putrescente, e con tutti i suoi difetti comunque è fedele allo stile venatorio che una storia di Predator dovrebbe avere. Shane Black invece va per cacchi suoi e si inventa la qualunque: se avesse fatto “Pippator” con un mostro con tre nasi non sarebbe cambiata una virgola della trama. “The Predator” non ha nulla, neanche un fotogramma che possa giustificare un suo fantomatico legame con l’universo del personaggio: “Predators” lo rispetta fedelmente, quindi è più onesto.
        Sulla scelta del cast siamo d’accordo, hanno sbagliato su tutta la linea, ma a livello di storia rispetta il rapporto preda-predatore e si diverte a cambiare terreno di caccia. Può piacere o meno, ma è un film di Predator: quello di Black no.

  • Giovanni De Bonis

    14 Maggio 2020 at 10:03

    Sarebbe stata praticabile una soluzione del tipo:
    “Uccide le persone. Tu invece fai il postino.”
    Giocando principalmente sullo scherno nei confronti della mansione del portalettere ed eliminando il riferimento al patriottismo americano?

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    • Evit

      14 Maggio 2020 at 10:12

      Qualcosa del genere, sì, tanto era cattivella pure la battuta generale, quindi tanto vale…! Purtroppo immagino che alterazioni simili non siano neanche consentite.

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  • Andrea87

    14 Maggio 2020 at 15:52

    Evit, ieri pubblichi questo post, oggi Sky On Demand mi presenta il film da scaricare (fatto! Stasera lo vedrò!)

    per la serie: i ferragnez ti fanno una sega!

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  • Gabriele Segapeli

    14 Maggio 2020 at 17:53

    Si, avevo sentito anch’io che la pre produzione è stata un disastro, per cui ho preferito non vederlo (anche perché ho visto solo una volta il primo)… Peccato, Nice Guys era una bombetta, e Iron Man 3 tolta qualche cavolata è uno dei film di supereroi Marvel che mi divertono di più (anche perché per l’occasione si sono ricordati di fare un film e non un episodio appendice del loro grande disegno).
    A me Covenant tutto sommato non dispiace, trovo molto peggio quel filmaccio di Prometheus.
    E si, Disney (ma in generale Hollywood) non perdona: Black temo finirà insieme a Michael Mann nel dimenticatoio dei registi che hanno fatto flop.

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  • Felson

    16 Maggio 2020 at 20:15

    “potrei farci un articolo intero solo per spiegare perché secondo me sono una scelta stravagante (tranquilli, non lo farò).”
    Ma no, fallo! È super interessante!

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  • Fabio

    18 Maggio 2020 at 01:53

    In difesa di Shane Black e Fred Dekker, il film uscito nelle sale non rispecchia pienamente il loro intento iniziale, né la loro sceneggiatura, che era ben più sfaccettata e complessa, e presentava un ulteriore personaggio in più, interpretato da Edward James Olmos. Perché sì, la versione voluta da Black è stata girata, ma non ne è mai stata completata la post-produzione (e quindi gli effetti visivi — e ovviamente nessuno sborserà mai i soldi necessari per ripristinare la versione originale).
    Purtroppo i dirigenti della 20th Century Fox cominciarono a farsela sotto quando finirono sul web delle immagini dal set che raffiguravano due Predator emissari, e la tossicissima fanbase (grazie, geni!) ha cominciato a fare il solito piagnucoloso giochetto dell’indignazione. Tutto ciò ha portato alla seconda metà del film completamente mozzata e rigirata, con del materiale che aveva poco a che fare con la trama principale, soltanto per arrivare ad una rassicurante (quanto frettolosa) caccia nei boschi. Grazie ai soliti leoni da tastiera rompipalle ( è permesso dirlo su questo blog?) ci siamo persi Edward James Olmos, l’Area 51, due Predator emissari (con tanto di “guerra civile” aliena), Predator ibridi e mutanti, e un inseguimento cazzutissimo in carro armato (di cui si può intravedere qualche fotogramma in uno dei trailer iniziali).

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    • Evit

      18 Maggio 2020 at 10:55

      “Rompipalle”? Certo che si può dire in questo blog. 😀
      Quando ci troviamo davanti a casi simili ovviamente non possiamo che chiederci “chissà come sarebbe stato?”, purtroppo non possiamo dare automaticamente per migliore la versione del film che poi non è stata, del resto nelle parti rimaste, quelle non rigirate, c’è già abbastanza materiale per poter dire che Shane Black e Fred Dekker si sono un po’ rincoglioniti, ma certamente sarei stato curioso di vedere quella piuttosto.

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  • Fabio

    18 Maggio 2020 at 12:02

    C’è da dire che a me la prima metà del film piace molto, e che la sceneggiatura (che ho letto) è a mio parere nettamente superiore (perché ha un senso, segue un filo logico e racconta una storia sui Predator e il loro pianeta). Poi se i fan vogliono vedere sempre lo stesso film (il primo, che io adoro, sia chiaro) in una confezione diversa… facciano pure… ma questo atteggiamento da “prendiamo in mano Hollywood e mandiamo in palla i dirigenti affinché facciano a pezzi il lavoro di registi e sceneggiatori, e una volta che ci siamo insultiamo il cast e la troupe sui social media” io non lo tollero. Neanche un po’.

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    • Evit

      18 Maggio 2020 at 12:08

      Anche io volevo di più della prima parte, certe sottotrame sono state tagliate con l’accetta, il problema del i fan vogliono vedere sempre lo stesso film è il mio problema con Predators del 2010. Ormai Predator 2 mi aveva abituato all’idea che un film di predator può non svolgersi in una foresta

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  • Fabio

    18 Maggio 2020 at 12:23

    Concordo. “Predators”, pur essendo godibile e ben diretto, alla fine rimane una scialba fotocopia dell’originale. E quel poco che c’è di nuovo viene soltanto accennato, e mai sfruttato. Persino i personaggi ricalcano quelli del film di McTiernan.
    “Predator 2”, invece, è un seguito sottovalutato. Se la mancanza di Arnold Schwarzenegger e il contesto possono inizialmente far storcere il naso, e anche se la trama singhiozza un tantino prima di ingranare la marcia, man mano che la pellicola procede diventa sempre più rocambolesca e divertente, concludendosi in maniera molto soddisfacente.

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