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Una conversazione con Carlo Marini (2^ parte) – I doppiaggi di Terminator, Platoon, La rivincita dei nerds, Il caso Moro

Foto di Carlo Marini, doppiatore e direttore di doppiaggio

Carlo Marini, l’intervistato

Ma il mio Terminator… me l’hai distrutto!” esordisce al telefono Carlo Marini, direttore di doppiaggio, dopo aver letto il mio articolo sull’adattamento del film, articolo che intitolai molto poco diplomaticamente “Terminator (1984) – Si poteva fare di meglio“. Faccio notare a Carlo che le mie lamentele erano rivolte quasi unicamente al lavoro del dialoghista (come quasi sempre accade in questo blog), non al suo lavoro di direzione del doppiaggio, né alla scelta degli interpreti su cui non ho mai avuto da ridire (eccezion fatta per Glauco Onorato su Schwarzenegger, con le motivazioni già esposte nell’articolo) e la telefonata si conclude con l’invito di Carlo a recensire altri dei film su cui ha lavorato. Cosa che prometto di fare, non solo per curiosità personale ma anche per i miei lettori, perché c’è una filmografia interessantissima nel catalogo dei film il cui doppiaggio fu diretto da Marini, ad oggi poco noto. Proprio sui retroscena del suo ruolo di direttore di doppiaggio, Carlo condivide con me altre storie inedite e aneddoti.

Questo avveniva, mi vergogno quasi a scriverlo, oltre due anni fa, forse tre. A volte la vita, il lavoro, la famiglia, ci tengono impegnati e il tempo corre più velocemente del previsto. Quello che sembra un batter d’occhio ad un trentenne, può avere un peso ben diverso per un sessantenne.

Carlo è morto il 5 gennaio 2019, all’età di mio padre, lasciandomi un bagaglio di aneddoti che mi sono stati raccontati in una serie di nostre interviste a telefono e poi un incontro dal vivo su suo invito che dire indimenticabile è dir poco. Definire Carlo un “personaggio” è riduttivo, sicuramente è stata una figura controversa nel mondo del doppiaggio per motivi che posso solo immaginare leggendo tra le righe dei suoi aneddoti (e molti li ho dovuti/voluti censurare per varie ragioni), probabilmente più piacevole da conoscere come intervistato che come collega, ma non si può negare che abbia avuto un posto nella storia del doppiaggio italiano, anche se poco documentato o ricordato. Se non fosse stato per il nipote non avremmo neanche saputo del suo decesso.
Mi ha sempre chiesto scherzosamente se queste interviste avrei finito di pubblicarle mentre era ancora in vita. In sua memoria mi sono impegnato a finire di narrarle su questo blog e così riprendo da dove avevo lasciato e senza alterare niente, mantenendo anche le mie tradizionali vignette come se non se ne fosse mai andato.

Evit

Nella prima parte dell’intervista avevamo lasciato Carlo Marini poco dopo la scomparsa nel 1980 di Emilio Cigoli, suo mentore e figura imperante nel mondo del doppiaggio. Dai primi anni ’80 Marini stesso, con la sua azienda, era in piena attività come direttore di doppiaggio, lavorando sia su film di spessore artistico e intellettuale (gran parte oggi dimenticati) sia su film di maggior successo commerciale, titoli del calibro di Platoon (1986). Ed è proprio dai titoli più celebri che voglio cominciare.

Terminator, gli “inventati”, Platoon

Come già accennato, tra i lavori più noti di Marini c’è la direzione del doppiaggio di Terminator (uscito in Italia ai primi di gennaio del 1985) di cui Carlo ricorda prima di tutto una difficile ricerca di una voce adatta per la protagonista Sarah Connor (Linda Hamilton) che ha portato l’esordiente Daniela De Silva ad ottenere la parte. Carlo inizia la sua storia con questa frase: “c‘ha una faccia strana quell’attrice“. Le storie di Carlo iniziano sempre in medias res.

Linda Hamilton in Terminator nel ruolo di cameriera, la collega che le parla dice in una vignetta: dice c'hai la faccia strana

Carlo: C’ha una faccia strana quell’attrice… stavo impazzendo perché non riuscivo a metterci nessuna voce di quelle che conoscevo, impazzivo proprio. C’era una ragazza [Daniela De Silva] che era venuta tre o quattro volte a seguire il doppiaggio e le dissi “sentiamo un attimo la voce tua su questa qua” e lei “ma io non l’ho mai fatto, il doppiaggio” – “Ma te lo dico io! Voglio sentire un attimo… cerca di andare a sync il più possibile e non ti preoccupare, voglio solo sentire”. Questa prende, apre bocca… ed era PER-FET-TA!

Evit: L’ho sempre trovata molto azzeccata sul personaggio. Non ho mai pensato per un momento che potesse essere una doppiatrice alle prime armi.

Carlo: No! Non alle primealla prima! Purtroppo ha fatto solo quello di film. Insomma le dissi “lo fai tu!”. All’epoca avevo la forza per dirigere, ci tenevo, quindi riuscivo a coinvolgere molto i doppiatori, avevo ancora la forza per crearli da zero e portarli avanti, erano degli “inventati”.
In uno di questi lavori ricordo che un venerdì sera dovetti partire per Venezia, lasciai in fretta lo studio e la doppiatrice non se ne accorse… e fa buona la prima, e fa buona la seconda, poi ancora tre, quattro, cinque, sei, sette incisioni, otto incisioni… VENTI INCISIONI! Alla ventunesima dice [Carlo imita una voce stanca e disperata] “com’era?” e il fonico “ma, non lo so, Marini è da 24 ore che è andato via”. Erano le sette e venti erano, dico, roba da… va be’, e quindi anche Daniela era un’altra “inventata”.
Un altro con cui ho dovuto faticarci molto è il mio amico Claudio De Davide che mi avevano messo su Christopher Walken in La Zona Morta e forse all’epoca non era ancora pronto per quel ruolo ma sono riuscito a portarcelo comunque e mi sembra che il risultato finale ne sia la prova. Poi l’ho sentito qualche anno dopo ed era migliorato molto.

Evit: mi sembra di capire che fossi molto esigente nei confronti dei tuoi doppiatori, specialmente con quelli con ruoli da protagonista.

Carlo: Molto esigente! Franca De Stradis mi disse che con Il diario di Edith (1983), dove doppiava la protagonista, era giusto che l’avessi diretta così come ho fatto ma che l’avevo fatta finire in analisi, dallo psicologo. Se guardi il film poi capirai perché.
Come doppiatore io molte cose le sapevo fare per via di Cigoli [Carlo si lancia in un’altra perfetta imitazione di Cigoli] “maaaaa… cosa succederebbe se non rispettassi più la legge, lo hai già fatto?”, come puoi sentire era una recitazione antica che non era più facilmente accostabile con quella di certi nuovi doppiatori. Comunque nelle cose più difficili da articolare Cigoli se ne usciva sempre con un “ci batta dentro Marini”. Tra le tante cose poi mi ha insegnato come aprire, come chiudere, come abbassare la voce, la respirazione, tutto insomma… Cigoli è stato veramente un maestro per me. Poi, dopo, sai, i doppiatori lo prendevano in giro perché intanto il panorama era cambiato, erano cambiati gli attori. Doppiatori come Amendola, che hanno fatto cose bellissime ma che all’epoca di Cigoli potevano fare al massimo qualche caratterista, Amendola avrebbe mai potuto doppiare Paul Newman o Marlon Brando?

Evit: Erano nuovi doppiatori per un nuovo tipo di attori…

Carlo: Nuovi attori, diversi, non più bellissimi e quindi sono cambiate anche le voci… ma per molti anni il primo attore è sempre rimasto primo attore, come lo sono stato io, Malaspina, Renzo Stacchi… cioè con una voce non caratteristica, una voce pulita che non riconosci subito. Alle volte non mi riconosco manco io!

Daniela De Silva nel film Il caso Moro, 1986

Daniela De Silva nel film Il caso Moro (1986)

L’ingaggio di Glauco Onorato per la voce del Terminator

Carlo: Parlando di voci, insomma, in Terminator non ti è piaciuta tanto la voce di Glauco [NdA: Carlo fa riferimento al mio articolo su Terminator, poi gli viene subito in mente un altro aneddoto]… ah, te ne racconto un’altra, di quando ho dovuto chiamare il povero Glauco Onorato per il doppiaggio di Terminator. Gli dissi: “Glauco, senti, ci serve un protagonista”. [Carlo imita Glauco] “Mbè io sempre fatti i protagonisti, sa’, mica…” e io “Glauco, l’unica cosa è che è un film un po’ strano. Insomma, questo protagonista c’ha solo sei anelli.”. [Imitando Glauco] “Che cazzo dici!? Un protagonista co’ sei anelli??? Ma che, sei diventato matto a Marini! T’ha dato de testa er cervello”. Gli dissi “guarda però non ti preoccupare, io non è che ti pago solo per i sei anelli, ti do una cifra adeguata al personaggio”, e una certa cifra gli ho dato, ora non mi ricordo quanto ma era consistente, e lui mi fa “ah, vabbè, vabbè, allora vengo”. Da quel momento in poi mi ha sempre ringraziato, diceva di me: “io devo a lui che mi ha dato questi due anelli veri e quattro erano proprio tutti… effettati, però lo devo a lui se c’ho sempre fatto un sacco, se ho chiesto sempre un sacco de sordi”. Questo per dirti di Glauco su Terminator.

E qualcuno all’epoca cominciava già a volere le voci dei doppiatori uguali a quelle degli attori americani, con lo stesso timbro di voce. Ci potevi mettere un cane, che abbaiava proprio, con una voce che non gli stava tanto bene, con una voce che lo stesso attore americano direbbe “mamma mia che voce brutta che c’ho”… ma se aveva lo stesso timbro allora andava bene. A quel punto mi sono molto amareggiato. Adesso poi è quasi impossibile perché dicono “sai, ci sono i dischi ora [NdA: i DVD] dove sono presenti sia l’inglese che l’italiano e non si devono sentire differenze”… ma che cazzo te ne frega?! Tu senti l’italiano, poi senti l’inglese, se ti piace di più l’inglese te lo senti in inglese e ti ciucci la voce sua vera… io ti propongo una voce forse più giusta per l’orecchio nostro.

Evit: Una delle interferenze dall’estero che più gravano sui doppiaggi moderni sono le interpretazioni fotocopia.

Carlo: Tanti attori americani sono mooolto bravi eh, devo dire che se riesci a stargli appresso… però l’inglese è proprio un’altra lingua, un modo di recitare diverso, come anche il francese [imita comicamente il francese con voce nasale misto a pernacchie], c’hanno un altro modo. Gli inglesi, e soprattutto gli americani, hanno quel … [Carlo si lancia in un’altra comica imitazione del suono della lingua inglese] WAAAhhh-Waah-Weh-weh! Tu non so se hai visto Platoon.

Evit: Sì.

Carlo: Ecco, quello l’ho diretto io e c’avevo Oliver Stone vicino, per tre turni, è stato lì attaccato a me in sei metri quadri di stanzetta e a lui gli è andata anche bene, perché ad altri… ah, a proposito, avrai da ridire senz’altro sull’adattamento di Platoon.

Evit: Veramente, no. [rido] Anzi, forse un giorno dovrei parlarne sul blog.

Carlo: Te lo chiedo perché quello che dicevano gli attori nel film in inglese spesso divergeva molto dal doppiato, perché quella originale era roba da andare in galera: “bocchinaro demmerda”, “tu madre la deve pigliare nel culo da tu’ zio”… roba così.

Evit: È comprensibile un’alterazione delle parolacce nell’adattamento italiano, in America, così come in altri paesi, la percezione di ciò che volgare è ben diversa dalla nostra… se si dovesse tradurre alla lettera tutto si avrebbe anche una differente percezione di espressioni, che magari risulterebbero esageratamente offensive per un italiano mentre invece gli americani non le trovano poi così esagerate.

Carlo: eh, lo so, però tu capisci che questi… vai a dire “fagli male” e invece quello in lingua originale diceva “rompigli il culo”, “fagli un culo come una cosa”, dicevano cose così… oppure “Ho-Chi-Min…” ora non mi ricordo [NdA: la frase che Carlo non ricordava esattamente o che non ha avuto il coraggio di terminare era Ho-Chi-Min succhia i cazzi ai morti (“sucks dead dick”) che l’adattamento italiano traduceva con Ho-Chi-Min è un rotto in culo].
Lì ho dovuto alzare l’età un po’ di tutti perché ragazzi di vent’anni non c’erano. L’ho dovuto doppiare persino io [NdA: Carlo dava la voce a Chris Pedersen]… pensa che l’ho dovuto finire di doppiare alle quattro e mezza… e a mezzanotte è andato al cinema!

Evit: Accidenti!

Carlo: E quindi figurati!

[Platoon uscì in Italia il 13 marzo 1987. Fonte IMDb]

2014 Beijing International Film Festival - Director Oliver Stone Interview

Oliver Stone

Le voci di Marini, Edward – mani di forbice

Carlo: Poi ho doppiato William Hurt in Gorky Park, Michael Cain in Vestito per Uccidere di Brian De Palma, anche quello un cult movie. Michael Caine l’ho doppiato altre volte, spesso in realtà, tranne in Quarto Protocollo dove non l’ho doppiato perché in quel film dirigevo il doppiaggio e l’ho dato ad un altro, stupidamente.

Evit: È difficile dirigere e doppiare allo stesso tempo?

Carlo: Non è quello il problema, è che in queste situazioni se facevo contemporaneamente il direttore, poi doppiavo una piccola parte e interpretavo pure il protagonista poi si lamentavano che mi stessi accaparrando un po’ troppi ruoli (e stipendi). Che poi io ho sempre avuto un senso di autocritica, sapevo se la mia voce sarebbe potuta stare dietro a quella di un attore, l’accordo di Do con la voce lo facevo tutto e, non so se tu sai qualcosa di musica…

Evit: sì, ho studiato pianoforte.

Carlo: allora capirai che fare direttore e anche il doppiatore può andar bene finché l’attore da doppiare rimane entro l’accordo di Do ma se con la voce devi fare una settima allora lì devi essere diretto da qualcuno. Al Pacino ad esempio non ha un accordo preciso, non fa “do-mi-sol” manco a morire, ha tutte settime, sbalza continuamente.

Evit: Non immaginavo che nel doppiaggio si pensasse alla voce anche in questi termini.

Carlo: No, no, questo lo faccio io. Questo discorso lo facevo io e non lo sentirai fare da nessun altro.

Al Pacino in Angels in America dove era doppiato da Carlo Marini

Al Pacino in Angels in America (2003) dove era doppiato da Carlo Marini

Chiedo a Carlo qualcosa in merito alla scelta dei titoli italiani, prendendo ad esempio Interceptor, per capire chi sceglie i titoli per la distribuzione italiana e come funzionino i dietro le quinte:

Ma guarda, [i dietro le quinte della distribuzione] non li conosce nessuno alla fine. All’epoca, per “Interceptor” mi chiamarono per doppiare e basta. Anche dopo, da direttore di doppiaggio, non ero io che suggerivo i titoli, al massimo li può suggerire l’adattatore. Qualcuno richiede di proporre tre titoli italiani ma questo sui filmetti, invece sui film grossi dove alle spalle ci sono la Warner, la Fox, la Columbia… lì decidono tutto loro.

Essendo in tema di titoli, faccio notare a Carlo un errore tremendo nella titolazione di un film da lui diretto, Edward – Mani di forbice (l’errore è nelle forbici che non esistono al singolare).
Il titolo che gli hanno dato è Edward mani di “forbice”? – chiede un po’ incredulo Carlo – …cioè al singolare, non al plurale? Ma pensa tu… ma come fai caso a queste cose? -. Sono nato curioso indagatore ma anche rompiballe.

Johnny Depp in Edward mani di forbice

Evit: Ti ricordi qualcosa di “Edward – Mani di forbice”?

Carlo: Beh, quello è un film stupendo… sì, ricordo Johnny Depp e il suo doppiatore (Fabrizio Manfredi). Edward anche in italiano aveva una voce stupenda, un’umanità fantastica… perché ci azzeccavo nella scelta degli interpreti. E la Romagnoli sulla presentatrice Avon, non era fantastica? Anche lei aveva fatto mooooolto poco, qualche brusio, qualche cosa così. La prima cosa grossa l’ha fatta con me in Edward Mani di forbici… e per me ci stava, non mi dire niente perché ci stava da Dio! Ta-tan ta-tan ta-tà! [Carlo imita la gaiezza dell’interpretazione della Romagnoli.]

Evit: Si tratta di uno di quei film che non sento di dover guardare in inglese e questo è un mio grande complimento. Un ottimo lavoro.

Prima di procedere, Carlo dispensa un consiglio d’essai:

Comunque vediti Cuore di vetro di Herzog, non te lo puoi perdere. È un altro di cui ho diretto il doppiaggio. Nel film gli attori erano in stato di ipnosi, Herzog li ha fatti ipnotizzare e li ha mandati sul set. La voce del narratore è la mia, quella di Hias. I miei doppiatori non li feci ipnotizzare ma adesso non ricordo cosa congegnai all’epoca per doppiare quei personaggi. Qualcosa feci di sicuro.

La Rivincita dei Nerds, Il caso Moro, aneddoti

Cast del film La Rivincita dei nerds nel quale il doppiatore Fabrizio Mazzotta doppiava il più piccolo del gruppo

Il nostro amico Fabrizio Mazzotta era il piccolo “nerd” in prima fila al centro, proprio davanti al “dottor Mark Green” (Anthony Edwards).

Evit: Ti ricordi la direzione del doppiaggio di La Rivincita dei Nerds?

Carlo: L’uno e il due.

Evit: Hai diretto anche il secondo?

Carlo: Sì, sì, anche il due. Il terzo no.

Evit: Non sapevo neanche ci fosse un terzo. Ti ricordi come mai la scelta di lasciare la parola “nerds” nell’adattamento e quindi nel titolo? Adesso è un vocabolo molto più conosciuto ma all’epoca era probabilmente la prima volta che lo sentivamo in Italia.

Carlo: questo era coso, un bravissimo adattatore della Fox, lo faceva… era un adattatore famoso, li faceva quasi tutti lui. In realtà erano due adattatori, anzi tre, compresi che due erano fratelli, uno molto bravo, l’altro bravo solo perché si chiamava come il fratello… purtroppo ora non me li ricordo.

Evit: Li scegliesti tu gli interpreti?

Carlo: Nei Nerds? Non ricordo. Ricordo che c’era Glauco (Onorato) su John Goodman, l’allenatore, poi c’era Fabrizio Mazzotta e Massimo Corizza, anche lì c’è un aneddoto tutto da ridere… comunque con i Nerds ci siamo divertiti, c’era pure Maurizio Mattioli che faceva “AAAAAAHRRR”, il personaggio Ogre.

Il personaggio di Ogre nel film La rivincita dei Nerds, doppiato da Maurizio Mattioli

Informazione inedita: era Maurizio Mattioli ad urlare NEEEEEEERDS!!! Non lo troverete scritto altrove.

Carlo: Ti posso raccontare un aneddoto su Maurizio Mattioli durante il doppiaggio su un film italiano di Giuseppe Ferrara, Il caso Moro (1986). La scena è questa: Fono Roma, scena di due macchine, quella di Moro e quella dietro, cadaveri a terra, cadaveri dentro, quasi si sentiva la polvere da sparo anche dalla pellicola; organizziamo il brusio, tu ti prendi quel poliziotto là, io mi prendo quello, una ragazza si prende quella vecchietta là, etc… [Carlo imita i cosiddetti brusii] “Ho sentito degli spari”, “largo, largo! Per favore, fate largo!”, poi in un momento in cui altri parlavano si sente Maurizio Mattioli che fa “e state indietro! Non è successo niente!” – faccio fermare l’anello – “ferma, ferma! Ah, Mauri’! Ma come non è successo niente!? La storia d’Italia! Hanno ammazzato uno che voleva fare il compromesso storico coi comunisti e tu dici non è successo niente?”

Evit: Sembra una battuta di un film parodistico.

Carlo: …Cinque morti lì per terra! Moro venne rapito, non volava una mosca a Roma quando avvenne… “Non è successo niente!” [ride]. Va be’, niente, la Rivincita dei Nerds, bellissimo!

È curioso notare come Daniela De Silva, la voce che Marini scelse per la protagonista di Terminator, aveva invece un ruolo di attrice proprio nel film Il caso Moro dove interpreta Maria Fida Moro.

Scena di Una pallottola spuntata quando Leslie Nielsen dice che non c'è niente da vedere mentre dietro di lui esplode tutto

Il caso Moro (1986)

(Continua con una terza e ultima parte)

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

18 Comments

  • Federico

    6 Febbraio 2019 at 20:24

    Grazie per questa seconda parte, interessantissima anche per chi, come me, non è addentro ad alcune tematiche del doppiaggio. Ma l’ho letta comunque tutta d’un fiato!
    PS Ti ho conosciuto, tempo fa, anzitutto per questo blog (sebbene io non vi scriva mai). E ti dirò che mi mancava il leggervi qualche bel nuovo articolo. Beh… oggi son stato ripagato dell’attesa!

    Rispondi
    • Evit

      7 Febbraio 2019 at 07:45

      Grazie mille per i complimenti e l’affetto dimostrato, l’anno passato è stato un po’ difficile per quanto riguarda la stesura di articoli, spero di darvi più soddisfazione nel 2019.

      Rispondi
  • Antonio L.

    6 Febbraio 2019 at 23:16

    Giuro di non aver mai letto niente di più interessante e coinvolgente non tanto sul doppiaggio in sé, ma su tutto il mondo che gli gira intorno. C’è la verità e l’onestà di chi non si sente superiore agli altri ma sa di svolgere un compito importante verso l’opera e verso il pubblico. Una sfilza di aneddoti preziosi e di storie che non immaginavo (anche se quel mondo è tanto cambiato oggi). Mi dispiace non aver avuto l’onore di conoscere il maestro Carlo Marini, se non attraverso i suoi lavori. Tu lo sai Evit quanto aspettavo questa intervista e quanto te l’abbia chiesto più volte quando abbiamo parlato, quindi ancora grazie!

    Rispondi
    • Evit

      7 Febbraio 2019 at 07:52

      Grazie Antonio, l’attesa è stata ripagata allora, racconterò ancora di Carlo per chi non ha potuto conoscerne le storie, se ti può consolare posso dirti che mi ha raccontato quasi tutto ciò che ricordava però chissà in futuro cos’altro gli sarebbe potuto venire in mente.

      Rispondi
  • Andrea87

    6 Febbraio 2019 at 23:50

    gran bella seconda parte 😀

    spero anche di sentire qualche stralcio audio (quelle pubblicabili, ovvio!) in cui si sente Marini imitare questo e quel collega xD

    Rispondi
  • Paolo "Pisolo" Ciaravino

    7 Febbraio 2019 at 07:30

    Sarebbe stato molto bello se aveste fatto delle video interviste, per poter sentire le imitazioni 😊. Comunque tutto molto coinvolgente e interessante. Peccato si concluderà con la terza parte perché sarebbe fantastico averne ancora.

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  • Emi9

    7 Febbraio 2019 at 16:05

    Bravissimo come sempre, Evit! Queste interviste sono davvero preziosissime, e purtroppo irripetibili. Dovrebbero far parte di un archivio di storia del cinema: le info che si trovano qui non sono reperibili da nessun’altra parte.

    Rispondi
    • Evit

      8 Febbraio 2019 at 10:48

      Emi, ti ringrazio per le tue parole, andare alle fonti e raccontare storie inedite prima che scompaia la memoria storica di certe informazioni mi sempre stato a cuore, anche agli altri doppiatori che ho intervistato ho sempre fatto domande inedite per scoprire cose nuove che non si possano trovare in dozzine di altre interviste (che ascolto per sapere cosa NON chiedere di nuovo).
      Del resto non si arriva alla prima pagina di risultati su Google riciclando cose copiate altrove 😉
      Sono sicuro che gli storici dell’argomento apprezzeranno il mio contributo.

      Rispondi
  • Matt

    8 Febbraio 2019 at 19:35

    Certo che era proprio un gran personaggio Carlo Marini, ricordo che già da quando lessi la prima parte mi affascinò molto il suo modo così particolare di raccontare la sua storia. Un gran peccato che se ne sia andato così presto, davvero. Un grazie a te Evit, che come sempre ci doni queste cose apparentemente insignificanti ma che per noi appassionati sono una vera manna. Come hanno detto gli altri, “quello che si trova su questo blog, non lo trovi da nessun’ altra parte”

    Rispondi
    • Evit

      12 Febbraio 2019 at 16:29

      Dal modo di narrare i suoi anni di attività nel mondo del doppiaggio era palese che nessuno gli aveva mai fatto un’intervista prima di me (me lo ha confermato lui stesso), da quel punto di vista è stata più dura per me il ricostruire alcuni elementi, riferimenti e dettagli, non a caso sono stati articoli molto travagliati, non sono come le interviste di Maldesi a cui chiedevano sempre le stesse cose e aveva avuto tempo di ricostruirle e saldarle nella memoria. Su alcuni aneddoti con Carlo ci siamo ritornati anche più volte man mano che, ripensandoci, gli tornavano in mente altri dettagli. Se non lo avessi mai contattato tante delle cose qui contenute non le avremmo mai sapute.

      Rispondi
  • Matt

    11 Febbraio 2019 at 12:49

    Eh, è proprio un dispiacere che se ne sia andato. Fin da quando lessi la prima parte ormai qualche anno fa ( *sigh* già 3 anni 🙁 ) l’ho sempre trovato un uomo quasi criptico in certo senso, sarebbe stato bello approfondire ancora di più la sua figura, sia professionale che umana. Attendo con trepidazione la terza parte, ormai mi sono troppo interessato ai suoi aneddoti

    Rispondi
    • Evit

      12 Febbraio 2019 at 16:18

      Penso che grazie a queste interviste, anche al netto delle tante storie che ho dovuto censurare, sia possibile capire molto più di Marini, umanamente e professionalmente, di quanto non sia possibile fare per gran parte degli altri professionisti che su tanti argomenti non si sbottonano mai (e mai lo faranno) perché ancora hanno amici, colleghi e conoscenti nel settore. Carlo era un po’ una mosca bianca, una descrizione così “diretta” di quel mondo sarà difficile averla da chiunque altro. Almeno per quanto riguarda il periodo in cui ci lavorò lui.

      Rispondi
  • SAM

    9 Settembre 2019 at 10:31

    “Adesso poi è quasi impossibile perché dicono “sai, ci sono i dischi ora [NdA: i DVD] dove sono presenti sia l’inglese che l’italiano e non si devono sentire differenze”… ma che cazzo te ne frega?! Tu senti l’italiano, poi senti l’inglese, se ti piace di più l’inglese te lo senti in inglese e ti ciucci la voce sua vera… io ti propongo una voce forse più giusta per l’orecchio nostro.”
    Parole da incorniciare !
    Basta con questo scimmiottare le voci originali, che spesso possono essere ridicole ( io quando sento Schwarzenegger in originale mi sono detto “ma come cacchio a fatto ad avere successo uno con una voce così ridicola ?”)
    Non sono d’ accordo invece sull’ edulcorare le parolacce in film come Platoon ( che , a parte che non le trovi così offensive, tanto sono esagerate …. ma poi , ti disturba sentire “succhia cazzi ai morti” e vedere giovani massacrati dalle bombe no ?).
    Che in USA poi le parolacce sono considerate volgarissime , tanto che in tv poi ci mettono i BEEP che qui da noi per i film non fanno .
    Che cmq io, da bambino , ricordavo gli adattamenti dei film italiani degli anni 80 molti più volgari di quanto mi capita a risentirli oggi .
    Capita solo a me ?

    Rispondi
    • Evit

      12 Settembre 2019 at 00:58

      C’era un periodo d’oro tra fine anni ’80 e inizi ’90 dove evidentemente “faceva ridere” far dire le peggio parolacce ai bambini anche in film destinati a loro, se vai vedi la mia recensione su Mamma ho riperso l’aereo noterai che ho messo in evidenza di come Kevin nel doppiaggio italiano dica “fottuto”, una cosa che oggi non si sognerebbero mai di fargli dire. Stessa cosa con le prime stagioni dei Simpson che cascavano negli stessi anni.

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