• STAR WARS Episodio II (2002) – Toccateci tutto ma non R2!

    vignetta introduttiva con Anakin che promette di recensire l'adattamento di tutti i film di Star Wars inclusi prequel, sequel e originali

    Con la mia maratona Star Wars come Lucas comanda”, comprendente videocommenti ai film e articoli sull’adattamento italiano della saga più famosa di Gesù, eravamo rimasti a George Lucas che in un fine settimana scrive da solo e in fretta e furia quella che sarà la sceneggiatura di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.

    Se il primo episodio era stato scritto in fretta e furia, all’ultimo momento prima della data di inizio delle riprese, questo episodio II non è certo da meno.

    La seconda gravidanza isterica di George Lucas

    George Lucas che scrive la sceneggiatura di Star Wars Episodio II L'attacco dei cloni su un quaderno

    Nella gravidanza isterica (o pseudociesi) una donna crede di essere incinta malgrado non sia avvenuto un reale concepimento. Nella gravidanza isterica di George Lucas, George ha creduto di essere il creatore di un nuovo episodio di Star Wars nonostante non abbia mai concepito una reale sceneggiatura.

    Su Wikipedia è ben riassunto il secondo travagliato parto immaginario di Lucas (ho controllato le fonti, è tutto vero):

    Nel marzo 2000, appena tre mesi prima dell’inizio delle riprese, Lucas riuscì a completare una bozza preliminare dell’Episodio II. Il regista continuò poi a lavorarci su, producendo una prima ed una seconda bozza definitive [NdA: cosa ci sarà di “definitivo” in una seconda BOZZA che poi ne richiede una terza? Boh. Qui qualcuno su Wikipedia non sa tradurre l’inglese]. Per avere un aiuto con la terza bozza, che sarebbe poi diventata la sceneggiatura vera e propria, Lucas chiamò Jonathan Hales, che aveva scritto per lui diversi episodi della serie televisiva Le avventure del giovane Indiana Jones, ma aveva limitata esperienza di scrittura di film cinematografici. Lo script finale fu completato solo una settimana prima dell’inizio delle riprese.

    Quando si dice partire col piede giusto. Potremmo sorprenderci davvero di trovarci dentro le peggiori frasi da telenovelas inserite in scene di gente seduta in salottini vuoti? Quella definizione di “space opera” non è mai stata più vicina a “soap opera” prima di episodio II. Chissà chi di loro (Lucas o Hales) avrà scritto “tu mi sei entrata nell’anima… che si tortura per te!” oppure ha messo in bocca al generale Yoda perle di strategia militare come “concentrate tutto il fuoco sull’astronave più vicina“. Lawrence Kasdan, sceneggiatore della trilogia classica, era troppo impegnato per tornare a lavoro sui nuovi episodi della saga oppure non voleva avere niente a che fare con Lucas e i suoi prequel?

    Geroge Lucas intervistato

    George Lucas che racconta balle… spaziali.

    È Kasdan stesso che riconferma ciò che avevo già raccontato per Episodio I, cioè che George non ha mai avuto una storia per tutta la saga come invece va raccontando in giro, a stento aveva 15 paginette di appunti scritte nel 1976 riguardanti il passato dei personaggi e che poi ha deciso di ignorare completamente quando è andato a scrivere i prequel. In un’intervista, Kasdan riassume con poche frasi la figura di George, Grande Procrastinatore, e le sue —è proprio il caso di dire— leggendarie sceneggiature prequel che nelle interviste di fine anni ’90 diceva di stare scrivendo già dal 1994, mentre nei documentari autocelebrativi degli anni 2000 queste quattro paginette diventano addirittura una saga di 12 film già scritta per intero da prima di girare Guerre stellari nel 1976! (leggende che sento già dal 1999, prima che uscisse Episodio I al cinema). Qui a Firenze uno come Lucas lo avremmo subito soprannominato i’ bomba. La dura realtà dei fatti è che a due settimane dall’inizio delle riprese Lucas non ha ancora finito di scrivere un bel niente (niente che si possa portare davanti ad una cinepresa almeno) e si affida a sceneggiatori televisivi per aiutarlo, perché i veri professionisti, suppongo, non vogliono averci niente a che fare.

    Riguardo ai prequel, infatti, il 30 maggio 2018, Kasdan al New York Times dichiarò [e qui ve lo traduco]:

    Volevo andare avanti. Stavo girando molti film e lo facevo regolarmente. Negli anni seguenti ci sono state molte volte in cui George mi ha chiesto di essere coinvolto in tutti e tre i prequel. Mi diceva: “Ehi, ti piacerebbe scrivere questa o quella cosa?”. Gli dissi: “George, ma le riprese non iniziano tra due settimane in Australia?” e lui: “Sì, ma non è troppo tardi“.
    Ero alla prima proiezione di “La minaccia fantasma” ed era così diverso [dai precedenti film] che non sapevo davvero cosa pensare al riguardo. Non aveva alcun legame, secondo me, con quello che avevamo creato.
    Mentre lo guardi pensi: aspetta, come? Ma che c’entra?

    George Lucas insieme a Christopher Lee sul set di Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni, vignetta sul copione ancora da scrivere

    Dove eravamo rimasti con il doppiaggio italiano della saga?

    La storia della nascita di La minaccia fantasma narrata in quel mio primo articolo era semplicemente un prologo per arrivare poi all’analisi completa del suo adattamento italiano, forse il più indegno di tutta la saga, strapieno di errori di traduzione, mancati riferimenti e scelte linguistiche dubbie. Sarà un caso che al momento di doppiare Episodio II questo non sia stato assegnato agli stessi di Episodio I? O meglio, cambia la società di doppiaggio, cambia il direttore di doppiaggio, cambia il dialoghista, restano invariati invece i doppiatori. Chissà che vorrà dire!

    Il sito antoniogenna.net riporta tra le curiosità di Episodio I questo stralcio.

    Il doppiaggio italiano ha suscitato molte polemiche, soprattutto per alcuni errori di traduzione. Nel gennaio 2002 è stata persino organizzata una petizione per richiedere una cura maggiore per l’episodio successivo.

    Sebbene non sia citata la fonte dell’informazione (e quando mai!), il riferimento è ad una petizione del 12 dicembre 2001 avallata da Cloud City Italian Star Wars Fan Club e Guerre Stellari.Net. La pagina web per la petizione non esiste più ma potete trovare una copia del testo originale su Internet Archive [un grazie a chi nei commenti mi ha aiutato a ripescarla]. I fan se ne sono lamentati, e anche duramente, sottolineando che gli appassionati e persino gli spettatori occasionali hanno trovato imperdonabili i gravissimi errori in lingua italiana presenti nel doppiaggio, indegni di un adattamento professionale. L’adattamento di Episodio I ha problemi innegabili, addirittura nella pronuncia dei nomi… alla faccia dei doppiaggi moderni che dovrebbero essere iper-controllati dal committente estero! In quel caso Fox o Lucasfilm evidentemente erano completamente assenti oppure troppo impegnati nell’imporre il ritorno ai codici originali dei robot R2D2 e C3PO (fu-C1P8 e fu-D3BO), tanto da non esprimere dubbi quando il senatore Palpatine veniva chiamato “Pàlpatain” in italiano, invece del corretto “Pàlpatin”, né quando Jar Jar si esprimeva in europanto che mischia in modo insensato inglese, spagnolo e francese. Ma per tutto questo e molto altro si rimanda all’articolo su Episodio I.

     

    L’adattamento italiano di Star Wars Episodio II

    R2D2 che vola a razzo in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Con questo doppiaggio si vola

    Come se l’è cavata questo secondo episodio con il suo adattamento italiano? Meglio. Molto, molto meglio. La direzione e dialoghi vengono dati adesso a professionisti distinti (già questo un buon segno): Claudio Sorrentino come direttore del doppiaggio, Mauro Trentini dialoghista [scomparso pochi anni dopo, nel 2006], e se paragonato alla qualità delle traduzioni degli episodi più recenti, quelli in mano alla Disney per intenderci, ci sarebbe quasi da urlare al miracolo per questa versione italiana di Episodio II. Nonostante la qualità alta però, degli appunti da fare ci sono.

    Voci robotiche, quanto ci piacciono!

    L’assassino in subappalto, ovvero l’alieno mutaforma ingaggiato per assassinare la senatrice Amidala, in italiano parla in maniera quasi robotica, spezzata, elemento inesistente in lingua originale e che per un breve momento dà al film quel gusto da doppiaggio commissionato nell’Europa dell’est. Una cosa simile l’avevamo vista proprio su Boba Fett nel film L’impero colpisce ancora (1980), al suo personaggio era stata data, senza un vero valido motivo, una voce robotica. Era il primo anno degli ’80, Boba Fett era interamente mascherato e quindi, per quanto ne sappiamo, poteva anche essere un robot, o un cyborg; in più all’epoca il doppiaggio aveva libertà creative oggi impensabili. Se la scelta di una voce robotica completamente inventata è criticabile in un film del 1980, è del tutto inaccettabile in un film del 2002, e paradossale in un doppiaggio dove la regola numero uno è “tutto deve essere come Lucas(film) comanda”. Oh, però i nomi dei robot sono tornati ad essere quelli originali, vuoi mettere?

    Assassina in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Ti conosco, mascherina!

    La pronuncia dei nomi

    Nella scena in cui il conte Dooku fa visita a Obi Wan imprigionato in un campo magnetico abbiamo questa sua frase (la trascrivo così com’è pronunciata):

    È un gran peccato che le nostre strade non si siano mai incontrate, Obi Wan. Quai Guun parlava sempre con molta stima di te.

    Non sappiamo chi sia questo nuovo cavaliere Jedi, Qui-Goon, mai sentito prima, ma ricorda molto quel Qui-Gon interpretato da Liam Neeson in Episodio I! Sono ironico, si tratta ovviamente proprio di Qui-Gon, che nel precedente episodio era pronunciato correttamente come Quaigòn. Certo che per essere una serie che ci tiene a riportare i nomi dei robot ai nativi R2-D2 e C-3PO anche a costo dell’incoerenza con gli altri (precedenti) film, il controllo qualità è barzellettistico. I robot devono tornare ad avere i codici originali, ma la pronuncia dei nomi rimane al gusto personale dei doppiatori? È chiaro che non sto dando la colpa né ai doppiatori né al direttore di doppiaggio, le sviste capitano. Fa solo sorridere tanta fissazione sull’adattamento dei nomi (Han/Jan, R2-D2/C1-P8, Leia/Leila…), da parte della Lucasfilm e dei nuovi fan della serie, quando poi nessuno si preoccupa di tutto il resto.

    In Episodio I c’era “Palpatain“, adesso c’è “Quai Guun“. Non ci possiamo aspettare che i doppiatori, professionisti che nel corso della loro carriera forniscono la propria voce a centinaia, che dico, migliaia di film(!), abbiano la stessa attenzione maniacale che potrebbero avere i fan di Star Wars, ma i supervisori Fox/Lucasfilm che fanno, dormono? Dove sono quando c’è davvero bisogno di loro? [Ironie e frecciatine a parte, quella di “Palpatain” in Episodio I era un errore “sistemico”, tutti i personaggi lo chiamavano così quindi è evidente che non si tratta della svista di un singolo doppiatore in una singola battuta (come invece è Qui-Guun), bensì di un’imposizione di chi ne ha diretto il doppiaggio e una scelta deliberata di inventarsi una pronuncia inedita, quindi di ben altra gravità per un’analisi come la mia e, scherzi a parte, è bene dare il giusto peso alle giuste cose.]

    Per finire di prendere un po’ in giro il conte Dooku, è sempre Dooku che in quella scena parla del pianeta “Gìonosis” ma poi quando nomina i suoi abitanti li chiama geonosiani. Il pianeta Geonosis in inglese si pronuncia “gìonosis”, è vero, ma in italiano che senso ha questa pronuncia estera quando poi gli abitanti sono (correttamente) chiamati geonosiani? Boh.

    Piccola nota aggiuntiva: potremmo contestare che il nome della regina Jamillia venga pronunciato dal capitano Typho come “Jamilla” (a 8 minuti e 28 secondi di film, segnalatomi da Giovanni De Bonis, autore su Star Wars Libri & Comics ed esperto del mondo di Star Wars) ma a dir la verità viene pronunciato così anche in inglese, quindi possiamo supporre che in sala doppiaggio andassero più dietro alla pronuncia originale che al nome scritto sul copione. Quindi diciamo… errore sulla carta.
    Un po’ meno comprensibile il fatto che il cacciatore di taglie Jango Fett venga chiamato “gengo” da Obi Wan e non “giango”, visto che non è “gengo” neanche in inglese, quindi perché dovrebbe esserlo in italiano? A maggior ragione vista la sua italica origine (quel Django di Corbucci).

    Spaccacervelli e altri trucchi grammaticali Jedi

    Scena degli spaccacervelli da Star Wars Episodio II

    – Vuoi comprare dei spaccacervelli?
    – Tu non vuoi vendermi dei spaccacervelli.
    – Io non voglio venderti dei spaccacervelli.

    Molto carino quel “death sticks” (letteralmente “bastoncini della morte”) adattato in “spaccacervelli“, un qualche tipo di droga che viene offerta a Obi Wan sotto forma di bastoncini fosforescenti… la grande domanda qui è perché, sia lo spacciatore sia Obi Wan, debbano dire dei spaccacervelli e non degli spaccacervelli? Può sembrare una cosa da poco ma la grammatica italiana esige che si usi “degli” in questo caso e mi sembra anche più faticoso e innaturale dire “dei spacca-“, così come risulterebbe più faticoso e innaturale dire “dei squali”. Poco importa che la parola composta finisca con “-cervelli” e che normalmente diremmo “dei cervelli”, la scelta tra dei e degli viene determinata dalle prime lettere della parola successiva a “degli”, nel nostro caso quel “sp” di “spacca-“.

    Tiriamo fuori la grammatica per bambini (c’è anche Garfield illustrato, vi piacerà):

    Illustrazione di GarfieldUN, DEI, DEGLI: si usa un davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante (un bambino, un gatto, un triangolo, …) o per vocale (un amico, un insetto, un oste, …).
    Davanti alle consonanti il plurale corrispondente è dei (dei bambini, dei gatti, …), mentre davanti alle vocali è degli (degli amici, degli osti, …).

    UNO, DEGLI: si usa uno davanti ai nomi maschili comincianti con s impura [NdA cioè una s che precede un’altra consonante], z, x, pn,ps, gn, sc. i semiconsonante (uno screzio, uno zufolo, …). Il corrispondente plurale è degli (degli screzi, degli zufoli, …).

    Spaccacervelli è una parola composta maschile che inizia con s impura, quindi si deve dire “degli spaccacervelli” e non “dei spaccacervelli.

    Un’ulteriore considerazione: la parola italiana sceglie di perdere il riferimento al contenitore di questo stupefacente (quei bastoncini della morte, death sticks del testo originale) e punta piuttosto sul nome dello stupefacente contenuto in essi, lo spaccacervelli, non avrebbe più senso fargli dire “vuoi comprare dello spaccacervelli? / Tu non vuoi vendermi dello spaccacervelli. / Io non voglio venderti dello spaccacervelli“. Volendo poteva essere anche al femminile dando per sottinteso che ci si riferisca ad una droga chiamata spaccacervelli, la spaccacervelli. È una delle tante soluzioni possibili, tutte valide tranne “i spaccacervelli”, che non si può proprio sentire.

    Una curiosità sullo spacciatore di spaccacervelli che ci viene ancora una volta da Giovanni De Bonis, esperto dell’universo di Star Wars: il nome ufficiale dello spacciatore (mai pronunciato nel film per fortuna) è Sleazebaggano, dall’espressione americana di “sleazebag”, cioè un debosciato o depravato, di solito anche intrallazzone. Uno di quei nomi scemissimi che popolano l’universo espanso di Star Wars, come del resto lo sono anche i “death sticks”. Per intenderci, è come se in italiano lo avessero chiamato “Intrallazzonio”. Proprio dei testi aulici!
    Spaccacervelli è un ottimo adattamento, sembra effettivamente il nome di una droga pur rimanendo allo stesso livello di semplicità dei “bastoncini della morte” e se vi lamentate di questo nell’adattamento di Episodio II vi siete proprio bevuti dei spaccacervelli. Ma vedete come suona male!?

    Spaccacervelli tradotto da Death Sticks nel film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    A proposito di strane cose offerte a Obi Wan, nella tavola calda di Dexter Jettster la cameriera robot offre a Obi Wan un boccale di “ardis”, o almeno così pare di sentire nella versione italiana, mentre in lingua inglese si parla di “Jawa juice“, succo di Jawa. Non so se a Coruscant spremano i poveri Jawa visti su Tatooine così da farne un succo o si tratta semplicemente di una ricetta Jawa (ovviamente scherzo, è la seconda che ho detto), e quella del boccale di “ardis” potrebbe sembrare un’invenzione bella e buona del copione italiano finché non scopriamo su Wookiepedia che “Jawa juice” è anche chiamato “Ardees“, apparso per la prima volta con questo nome ben 13 anni dopo l’uscita del film, sul libro Star Wars: Absolutely Everything You Need to Know (DK Children, 2015), così almeno sostengono persone sicuramente più esperte di me. Quindi il nome Ardees era certamente nel copione originale, poi cambiato per gli americani in “succo Jawa” durante le incisioni post-produzione ma lasciato inalterato per i copioni di doppiaggi esteri, o perlomeno quello italiano. La mia è una supposizione ma non vedo altre spiegazioni.

    Passando ai gingilli, nel film abbiamo un dardo introdotto prima genericamente come “dardo avvelenato” (toxic dart) e successivamente identificato con più precisione come “saberdardo di Kamino“. Saberdart in inglese è una parola composta (saber+dart) che fa pensare a un dardo con lame incorporate. Che sia un “dardo con lame” risulta evidente anche a occhio nudo, il film lo mostra chiaramente per ben due volte.
    “Saber” in inglese vuol dire sciabola ma nella mente di Lucas chiaramente non è una parola da prendere alla lettera visto che la “lightsaber”, la sciabola laser, non è nemmeno una spada curva, né il dardo è in qualche modo associato ad una “spada” propriamente detta. Se a Lucas piace il suono di una parola la usa anche se non ha molto senso, questa è una cosa ben nota agli americani già dai tempi di THX-1138 dove nei dialoghi compare un “wookie” senza che questo già intendesse un gigantesco cane alieno che pilota navi da carico, e nel suo universo stellare “saber” è l’equivalente di “lama”, per estensione questo diventa anche l’equivalente di “spada” (nel caso delle spade laser).  Sull’argomento ritornerò in occasione di Episodio IV.
    In italiano “saberdart” è stato tradotto a metà, lasciando “saber” in inglese (che in italiano non significa niente) ma traducendo “dardo”. Quindi per il copione italiano è essenzialmente un “coso-dardo di Kamino”, mentre in lingua originale entrambe le parole hanno senso immediato. Immagino che non si fosse riuscito a trovare un valido equivalente che traducesse anche “saber” (lama-dardo? Forse già pensate ad un lama che sputa un dardo. O, ancora più buffo, “spadadardo”) e ci teniamo questo curioso misto inglese-italiano. Poteva andarci peggio, poteva essere una “droide armata” .

    Vignetta sul saberdardo di Kamino da Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    Le cose positive: il rispetto dei riferimenti

    Dopo un Episodio I adattato ignorando qualsiasi riferimento ai precedenti film (tanto da far sparire persino la parola “iperguida” che qualunque appassionato conosce, o frasi come “ho un gran brutto presentimento”) è un piacere ritrovare l’attenzione per i piccoli dettagli nei dialoghi di Episodio II.

    Power couplings” ad esempio è una parola esistente nella saga già da L’impero colpisce ancora e torna ad essere tradotta per coerenza come “giunti di potenza“, così com’era comparsa nel doppiaggio di Impero. In Episodio I invece era un altro dei tantissimi riferimenti alla vecchia saga completamente ignorato dall’adattamento italiano che lo traduceva arbitrariamente come “accoppiatore di energia” (e forse questo dettaglio mi era anche sfuggito quando ho scritto l’articolo su Episodio I).

    Ritorna anche radiofaro come traduzione di homing beacon. Dettagli oggi non scontati visto che si tende a non tradurre più niente (esemplare il blaster lasciato in inglese nei nuovi film della Disney)

    C3PO e i vaporatori di condensa

    Vaporatori di condensa nello sfondo

    C’è un caso però dove forse si poteva fare un passettino in più (e qui vado a spaccare il proverbiale capello). Quando Watto rivela ad Anakin di aver venduto la madre anni addietro dice “io venduta a estrattore di umidità di nome Lars“, in originale “I sold her to a moisture farmer named Lars“.
    Con “farmer” stiamo parlando del lavoro da “contadino” che abbiamo già incontrato in Guerre stellari nel 1977, dove lo Owen Lars, lo zio di Luke, estraeva condensa (quindi acqua) usando quelli che chiamava “moisture vaporators” e che nell’adattamento italiano erano stati tradotti come “vaporatori di condensa” (“Quello di cui ho bisogno è un droide che conosca il linguaggio binario dei vaporatori di condensa“, da Guerre stellari, 1977). È chiaro che sarebbe molto strano tradurre quel “farmer” alla lettera trasformandolo in “contadino di condensa”, sembrerebbe un contadino di una città chiamata Condensa, né ha senso “contadino” in generale perché l’acqua non si coltiva né si alleva, e l’idea di usare “estrattore” come equivalente di farmer è particolarmente azzeccata visto che il primo significato di “estrattore” è proprio: “Chi è addetto a lavori o operazioni di estrazione (minerali o prodotti chimici, alimentari, ecc.)” (fonte Treccani).

    Per avere un legame con i già noti “vaporatori di condensa” però, avremmo forse preferito “estrattore di condensa“. “Estrattore di umidità” non è sbagliato, è ciò che fanno questi “vaporatori di condensa” nell’universo di Guerre stellari, però un rimando più diretto al primo adattamento del ’77 sarebbe stato ideale. Del resto il personaggio che parla è animato in computer-grafica quindi i problemi con il labiale sono irrilevanti.
    Dopo si parlerà di “funghi che crescono sui vaporatori” quindi non penso che quel “vaporatori di condensa” del 1977 fosse ignoto come riferimento.

    Come dicevo, stavo a spaccare il capello e niente toglie da tutto il resto!

    yoda che combatte contro Dooku dal film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni, la vignetta legge un adattamento che fa i salti mortali

    Potrebbe sembrare un errore o almeno un’incongruenza C3PO (ex-D3BO) che chiama Anakin “signorino Ani” (“Master Ani“, in originale) invece di “padron Ani”, cioè così com’era stato “padron Luke” in Guerre stellari del 1977, ma l’uso di “signorino” è altrettanto storico e accurato perché fa riferimento a L’impero colpisce ancora dove, appunto, compariva anche il simpatico “signorino Luke”. Del resto, a quel punto della storia, Luke non era neanche più il suo legittimo proprietario, così come non lo è Anakin adesso che C3PO appartiene ai Lars. Infatti la frase successiva è “Padron Owen?” (Master Owen? in inglese), ed è intuibile la distinzione tra legittimi proprietari e tutti gli altri. Il copione italiano in questo senso è molto più chiaro di quello originale.

    Errato invece Episodio I (e quando mai!) che usava “mastro Anakin“, ovviamente un altro dei tanti errori di traduzione di quell’adattamento in quanto l’appellativo mastro (definizione Treccani) non era usato né per sottolineare la qualifica professionale del piccolo Anakin né come “titolo generico di rispetto riferito a persone di media condizione” (Anakin era uno schiavo!). È uno dei piccoli dettagli che forse mi erano anche sfuggiti nell’articolo su La minaccia fantasma, che invece si riconferma l’adattamento peggiore di tutta la serie.

    Jar Jar Binks in Star Wars Epsiodio II l'attacco dei cloni

    Sì, ce l’ho con te Jar Jar!

    Ovviamente giustissimo che si parli di “cloni” e non di “quoti” in questo Star Wars Ep. II L’attacco dei cloni, dal momento che con Episodio II quei cloni hanno assunto un significato tangibile. Non si creda dunque che io non abbia alcuna critica all’adattamento italiano del capostipite del 1977. Ma anche questa storia è per un’altra volta.

    Le cose positive: i dialoghi

    Considerati gli esempi di bei dialoghi come questi (e non sono ironico), mai tradotti alla lettera, attenti quanto basta al labiale ma anche al significato…

    • We live in a real world. Come back to it Non viviamo nel mondo dei sogni. Guarda in faccia la realtà.
    • Is she dead yet? È morta o non è morta?
    • Now I am complete Ora mi sento appagata.
    • You’re impossibly outnumbered Siete pochi, vi schiacceremo. / I don’t think so. Dovrai ricrederti.

    …ci tengo a sottolineare che, al netto delle “annotazioni” (in molti casi chiamarli “errori” sarebbe un’esagerazione) elencate in questo articolo, non solo l’adattamento risulta estremamente curato nella resa italiana, ma anche la direzione dei doppiatori e le loro stesse interpretazioni diventano un valore aggiunto per il film (tranne la voce robotica dell’assassino, quella è scema); un esempio tra tutti lo abbiamo nella celeberrima scena del “Non mi piace la sabbia. È granulosa e ruvida, e irrita la pelle” che risulta molto meno ridicola recitata in italiano. Il testo è identico, ma i doppiatori (Francesco Pezzulli in questo caso specifico) la “vendono” molto meglio di quanto non faccia Hayden Christensen nella sua lingua nativa. Opinione personale.

    Vignetta della scena della sabbia in Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

     

    Conclusione

    Forse dieci anni fa sarei stato più duro nei confronti di questo adattamento ma sapendo che oggigiorno, nei nuovi film di Star Wars della Disney (e purtroppo non solo in quelli), molti dialoghi suonano spesso come terribili traslitterazioni dirette fatte da chi non riesce proprio a creare dialoghi che sembrino nati in lingua italiana, come posso non dare punti di merito in più ad Episodio II quando, ascoltandolo, ci ritroviamo davanti ad un testo con dialoghi naturali, invisibili, creati da qualcuno che lo fa di professione? E non indugerò sull’argomento direttori di doppiaggio che si improvvisano traduttori/dialoghisti (oggi pratica fin troppo comune), perché certamente non riguarda questo film.

    Tornando a Episodio II e concludendo, è curiosa la scelta di riadattare solo parte dei nomi: se i robot Ciunopiotto e Ditrebiò devono tornare alla loro versione originale di R2-D2 e C-3PO senza se e senza ma, perché così vuole Lucas, va bene invece ripescare “sprinter” come traduzione italiana di “speeder” ? È importante capire la logica di un adattamento, peccato che questa logica dopo il 1983 sia cambiata da film a film, per le ragioni più diverse. Una cosa la possiamo supporre però: se non fosse stato per quel disastroso, irrispettoso e, francamente ignorante adattamento di Episodio I, adattato come se prima non fosse mai esistito alcun Guerre stellari, alcun L’impero colpisce ancora o Il ritorno dello Jedi (questi sì con un loro coerente adattamento italiano), non ci saremmo certo ritrovati con un Episodio II che eredita suo malgrado nomi diversi per i droidi, in forte contrasto con un rispetto quasi assoluto di tutti gli altri riferimenti “storici” (incluso sprinter per speeder)… e come poteva non farlo a questo punto? La strada nel 2002 era ormai aperta ad una serie di incongruenze mai sanate [è stato tentato con Episodio III ma Lucasfilm disse di no], anzi, esasperate poi con i sequel Disney.

    Tra le tante, ancora non è chiaro perché Ciubecca sia rimasto sempre Ciubecca e non Chewbacca, pronunciato “ciubàca”, (sia chiaro, la mia è solo una provocazione, la pronuncia all’americana in un film in italiano non ha mai molto senso) ma siamo ancora all’Episodio II e il tappeto ambulante più amabile della galassia ancora non è comparso nella serie prequel. Ricomparirà per mettersi in imbarazzo solo con Episodio III ma questa è una storia per un’altra volta.

    Jedi che combattono con spade laser nel film Star Wars Episodio II l'attacco dei cloni

    e ora botte da orbi da Jedi nella sezione commenti!

     


    In attesa dell’articolo sull’adattamento di Episodio III (magari se ne riparla per l’anno prossimo, troppi prequel tutti insieme fanno male), vi lascio con l’episodio della nostra serie di svago cinematografico “i videocommentatori” che raccoglie i commenti tra me e l’amico di visione (Petar) durante Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni. Non c’entrano niente con il doppiaggio ma fanno parte dell’auto-imposta tortura maratona “Star Wars come Lucas comanda” dove andiamo alla scoperta di tutti i film di Star Wars nell’ultima versione autorizzata da Lucas. Quella rispettosa della visione del creatore, finché al creatore non gli viene in mente di cambiarla ancora.

  • 2001: Un’astronave spuntata nello spazio… aridaje col silicio!

    Leslie Nielsen star child da 2001 un'astronave spuntata nello spazio

    Leslie Nielsen: un nome, una garanzia. Almeno lo è stato fino alla prima metà degli anni ‘90. La carriera dell’attore canadese, come molti sanno, è iniziata in maniera serissima con film come Il pianeta proibito (1956), e dopo esser diventato volto noto al pubblico americano per drammi e soap opera, il film L’aereo più pazzo del mondo (1980) cambiò per sempre la sua carriera e il modo in cui oggi percepiamo il suo personaggio.
    La felice collaborazione con i fratelli Zucker continuò per qualche annetto ma ben presto il loro filone giunse al termine. Questo non impedì, però, ad altri registi di utilizzare(/abusare di) Nielsen in film comici con il preciso scopo di scopiazzare, a volte anche spudoratamente (come nel caso qui in analisi), i film de La pallottola spuntata (ma più spesso Hot Shots!), nel vano tentativo di replicarne il successo.

    Tra i tentativi più tristi in assoluto c’è il film canadese 2001: Un’astronave spuntata nello spazio di Allan A. Goldstein, l’acclamato regista di… Il giustiziere della notte 5. Dopo un giro di festival iniziato nell’ottobre del 2000, Un’astronave spuntata riesce ad arrivare negli Stati Uniti soltanto in DVD, a marzo 2002; e in Italia soltanto nel 2008, direttamente in TV. Già questo un segno di altissima qualità!

    Titolo italiano 2001 un'astronave spuntata nello spazio, in originale 2001 a space travesty

     

    2001: Un’astronave spuntata in canna 33 e lascia spiare part deux

    Immediatamente dal titolo italiota ecco l’ammiccamento allo spettatore, con quello “spuntata” che ci sta proprio come il ketchup sugli spaghetti. Il titolo originale è 2001: A Space Travesty, ovvero una farsa spaziale. Mai titolo fu più adatto.
    Richiamo spudorato davvero quello del titolo italiota, ma sempre meglio delle Filippine dove (IMDb dice) arriva come “Il figlio della pallottola spuntata”. E non a caso! Il film ce la mette davvero tutta a cercare di farci credere che stiamo guardando un film della serie della pallottola spuntata, fin dai primi minuti che iniziano con una narrazione fuori campo del personaggio di Nielsen (vestito col costume di Frank Drebin, il suo personaggio in Una pallottola spuntata), e una negoziazione con dei sequestratori.

    Qui spezzo una lancia, una sola, a favore del doppiaggio di questo film: il bravissimo Adalberto Maria Merli dà la voce a Leslie Nielsen. Non è Sergio Rossi, ma è molto adatto al volto. A dire il vero un talento sprecato su questo filmaccio.
    Il nome del personaggio principale, nella versione originale, è Richard “Dick” Dix, e il cognome è omofono di “dicks”, ovvero “CAZZI” (e Dick Dix è come Cazzo Cazzi. Non guardate me, questo è il livello di commedia), quindi altra piccola lode, e l’ultima, al doppiaggio italiano, è la trovata di chiamarlo Dick Hudson, ovvero DIC AZZO(n), che quando chiamato per cognome fa semplicemente ‘AZZOn (“è così, vero? “Azzon”? O ha dimenticato una “c”?”, il film, tristemente, non manca di sottolineare la gag del nome, tanto era riuscita! Sigh.).

    L’adattamento italiano che neanche ci prova

    copertina DVD di 2001 a space travesty

    DVD QUOTE: “Il film che non piacerà a nessuno”

    Ecco, a partire da qui, ed elogiato ciò che c’era da elogiare, è letteralmente impossibile parlare in termini positivi del film o del suo adattamento italiano. Detto in due parole, la pellicola è imbarazzante e volgare, ma soprattutto completamente “a caso”. Forse il peggiore film con Leslie Nielsen mai visto, secondo solo a Riposseduta del 1990 (altro adattamento italiano terrificante, magari in futuro ne parlerà il nostro Evit). “Astronave spuntata” è confusionario, senza senso, con gag che vanno avanti all’infinito senza mai tirare fuori una risata dallo spettatore, il quale aspetta con dolore il termine di questi 99 minuti di tortura.

    L’adattamento italiano, curato da Mario Cordova e realizzato dalla Multimedia Network, non riesce a salvare questa poveracciata, e non ci prova nemmeno!
    L’esempio più lampante di “non ci hanno neanche provato” lo abbiamo quando sullo schermo arriva il personaggio di Ezio Greggio (sorpresa, co-produttore!). Greggio interpreta un Capitano della polizia di nome Valentino Di Pasquale, questo il suo nome nella versione originale (con tanto di cognome pronunciato alla napoletana, pasc-quale, per farlo capire meglio agli americani). Nel doppiaggio italiano (in cui, come sempre, Greggio si doppia da sé… e a modo suo) si presenta invece come Valentino Fumagalli, e inizia subito una supercazzola in dialetto lombardo che nessuno al di sotto di Mantova sarà in grado di comprendere. Dopo questa scena il doppiaggio si dimentica del Fumagalli, ritornando a chiamarlo Di Pasquale come se niente fosse.

    Uno svarione che non è sfuggito a nessuno di quel centinaio scarso di persone che in Italia hanno visto il film, difatti è l’unica curiosità che viene riportata ovunque. E qui ci sento proprio lo zampino pesante di Greggio che (plausibilmente) si inventa battute in sala doppiaggio, con dei “pirla” e dei “testa” messi a caso nel resto del film ogni volta che compare il suo “Di Pasquale”, senza farsi mancare “O’ mia bela Madunina” cantata ben due volte, di cui una da DARTH MAUL (oh, yes! Proprio lui). Lo stesso Darth Maul dice anche “forza Milan!” perché ha la faccia dipinta… rossonero.

    Parodia di Darth Maul in 2001 un'astronave spuntata nello spazio

    C’è da dire anche che nella versione originale Darth Maul fa il verso a Sammy Davis Jr (morto nel 1990) senza alcuna ragione, quindi quale versione fa più schifo? A voi l’ardua sentenza.

    Questo momento rende “l’astronave spuntata” l’unica vera parodia cinematografica dei prequel di Star Wars (anche se per pochi fugaci secondi), ma arrivata in Italia con nove anni di ritardo. Non che Episodio 1 avesse bisogno di parodie, ma lasciamo perdere.

    Valeva davvero la pena di far la gag di Greggio che parla in dialetto brianzolo se poi lo stesso film se ne dimentica neanche 5 minuti dopo? I neri di L’aereo più pazzo del mondo non dimenticavano di parlare napoletano nelle scene successive del film (se ne dimenticheranno solo nel secondo film ma questa storia è per un’altra volta).
    È solo la punta di un iceberg di monnezza. Si dice in brianzolo “monnezza”?

    Errori storici

    Veniamo all’errore più classico di tutti, quasi un marchio di fabbrica – si potrebbe dire – delle traduzioni fatte male, tanto che non ci si crede che nel 2008 potesse ancora arrivare alle nostre orecchie. Sto parlando dell’amatissimo silicio che diventa silicone, e già ci sentiamo a casa! Per altro ripetuto più volte all’inizio del film e apparentemente parte essenziale della trama, almeno finché il film non si dimentica di aver bisogno di una trama.

    Homer Simpson che dice sifilone mi pare, invece di silicone

    Questo svarione sul silicio è come un buon vino e qui questo delicato rosso acquista ulteriori note di incompetenza quando vediamo Leslie Nielsen che, come parte di una gag, soffia via della sabbia da alcuni oggetti sul set… il silicio per l’appunto! E lo fa per ben due volte nella stessa scena. Non c’era nessuna scusa per sbagliare questa traduzione e non ne è risultata neanche una battuta sulle tette rifatte al silicone, che sembrava quasi arrivare. Così come non arriva mai quella del “ménage à trois”, visto che la protagonista femminile si chiama (senza particolare motivo) Menage, Cassandra Menage. Ma questa è una colpa da attribuire agli sceneggiatori americani, il nome infatti non se l’è inventato il doppiaggio italiano. E in questo frangente ci vediamo tristi scopiazzature di un film di più ampio successo, Austin Powers (1997 il primo, 1999 il secondo), che aveva le sue Ivona Pompilova e Annabella Fagina, come qui abbiamo la signorina Granbel Passer (Yetta Pussel in inglese). Già da questo esempio è chiaro che “l’astronave spuntata”, non riesce neanche a copiare bene.

    Cercando di ricalcare la formula dei film parodistici, anche “l’astronave spuntata” ogni tanto si ricorda che in una parodia bisogna fare il verso ai film del momento così come facevano gli Hot Shots! e i loro terribili imitatori. Solo che “del momento” c’è assai poco qui. Ad esempio, il film perde tempo facendo il verso ad una famosa scena di True Lies, con 6-7 anni di ritardo. In ritardo è anche su Atto di forza (1990) di cui ci mette l’arrivo sulla base lunare, per non parlare di Mr. Crocodile Dundee, di ben 14 anni prima, e ovviamente 2001: Odissea nello spazio (1968). Non contento, il film arriva addirittura ad emulare sfacciatamente una gag da Una pallottola spuntata (di 12 anni prima). Potete chiamarli omaggi se vi fa sentire meglio con voi stessi, tra questi ci mettiamo anche la musica “d’amore” presa direttamente da L’aereo più pazzo del mondo.
    Queste cosiddette parodie e i rimandi durano però solo il tempo di chiedersi “ma perché stanno parodiando questo adesso?”.

    Testa di Leslie Nielsen tra un paio di gambe, scena dal film 2001 un'astronave spuntata nello spazioQuando non “parodieggia”, il film “stronzeggia”, ed è anche peggio. Le gag create appositamente per questo film vanno dalla defecatio a gravità zero proprio dopo il valzer di Strauss (povero Kubrick!), a una discesa in ascensore con distorsioni facciali generate al computer che il mio falegname etc, etc… fino ad arrivare a gag che oggi andrebbero addirittura spiegate, come quella che ruota intorno ad un esame dermatologico per identificare le voglie sul pene del presidente “Klinton” così da distinguerlo dal suo clone. Klinton è palesemente Bill Clinton, già non più in carica quando il film è cominciato ad uscire nel mondo nel 2001, e la visita dermatologica era uno dei tanti dettagli del processo in cui era coinvolta anche Monica Lewinsky.

    Se quello delle voglie era già un riferimento datato nell’America post-torri gemelle, figuriamoci all’uscita italiana nel 2008! Questa gag è resa ancora più confusionaria da insert di donne in filmati di repertorio in bianco e nero che urlano disperate ogni volta che si parla della pelle del Presidente. Il montaggio analoggico di questo film mi ha completamente sconvolto.

    A questo punto ritengo che gli autori del film abbiano preso l’altro significato della parola “gag” in inglese: quello di “conato di vomito”. È anche difficile tenere il conto dei tantissimi momenti inutili o assurdi come la presenza del monolite di 2001 che volteggia nello spazio tanto per giustificare il titolo del film: del resto simili dettagli tendono a sfuggire quando il cervello è intasato di domande come: PERCHÉ QUESTA SCENA COI TIROLESI DURA COSÌ TANTO???

    Clandestini alieni, il Piper Club e la grammatica un po’ così…

    L’adattamento italiano era l’unica cosa che avrebbe potuto risollevare (di poco) questo film, eppure fa il minimo indispensabile (come biasimarli!?), anzi, come già detto, a volte non ci prova neanche. Oltre al già menzionato silicio che diventa silicone (e lo sentirete tante volte nei primi 20 minuti!), ci sono battute che avrebbero dovuto essere reinventate completamente e invece vengono riportate quasi alla lettera in italiano, come quella degli “alieni”.

    Capo – “La signorina Menage si occupa delle relazioni fra umani e alieni.”
    Nielsen – “Una specie di agenzia matrimoniale.”
    Capo – “No, supervisiona i nostri delicati rapporti con gli alieni.”
    Nielsen – “Oh, non c’è niente di delicato, servono più uomini, soprattutto al confine messicano.”
    Capo – “Hudson! Sto parlando di altri alieni.”
    Nielsen – “Aah, altri alieni! Certo, certo….. Quelli provenienti dallo spazio?”

    Se non lo aveste già letto in altri articoli precedenti, per gli americani “illegal aliens” vuol dire “immigrati irregolari”, con particolare riferimento ai centro- e sud-americani ovviamente. Il binomio alieni = immigrati è una di quelle associazioni che in lingua italiana non abbiamo mai avuto, né importato, quindi gag del genere per essere tali dovrebbero essere necessariamente stravolte, come ci insegna Aliens – Scontro finale (1986), altrimenti non hanno alcun senso:

    In originale:
    Hudson: “Somebody said “alien” she thought they said “illegal alien” and signed up!”
    In italiano:
    Hudson: “qualcuno ha detto “salviamo i coloni“, lei ha capito “vi diamo i coglioni” e si è arruolata subito”

    In Howard e il destino del mondo (1986) “illegal alien” diventava invece “alieno non autorizzato”, come capo di imputazione all’arresto del papero alieno. Considerando il tono del film direi che se la siano cavata bene.

    Proseguiamo con gli errori di adattamento. Il riferimento ad un modellino dell’aeroplano Piper J-3 Cub diventa nei dialoghi italiani il modellino della famosa discoteca Piper Club di Roma. Voglio credere che sia stato un cambiamento intenzionale e non dall’aver preso fischi per fiaschi.

    in originale: Doctor, the next time you’re on Earth I’ll show you the Piper Cub model plane that I made.

    doppiaggio: Dottore, la prossima volta che verrà sulla Terra le mostrerò il modellino del Piper Club che ho fatto.

    E non ci sono possibili fraintendimenti di sorta, perché Cub è pronunciato “cab” da Nielsen, mentre il suo doppiatore Merli dice chiaramente “cléb”, intendendo quindi un locale.

    La battuta italiana sembra essere più logica, dopotutto era la risposta di Nielsen alla visione di un complesso modellino della base lunare Vegan, quindi una costruzione per un’altra costruzione, ma per essere appunto una battuta, non dovrebbe essere “più logica”! In originale, alla vista di un elaborato modellino dell’intera base lunare, Nielsen si proponeva di mostrargli in cambio qualcosa di molto meno impressionante, il modellino più popolare e quindi più banale messo in commercio negli Stati Uniti, classica battuta “nonsense” alla Leslie Nielsen. In italiano avrebbe dovuto dire qualcosa come: “Dottore, la prossima volta che verrà sulla Terra le mostrerò un aeroplanino che ho fatto io”.

    Leslie Nielsen in 2001 un'astronave spuntata nello spazio

    C’è confusione anche sul nome della base lunare “Vegan” (altro nome-gag che non va da nessuna parte) quando i personaggi ogni tanto se ne escono con frasi come “vuol dire che il presidente è prigioniero su Vegan” oppure “ogni cosa eretta su Vegan ha bisogno della mia approvazione”. Uno spettatore distratto potrebbe pensare che si tratti di un pianeta chiamato Vegan. Avrebbero dovuto dire “è prigioniero qui a Vegan” così come faceva (ehi, tiriamolo fuori!) il doppiaggio di 2001: Odissea nello spazio quando nominava la base lunare di Clavius (“ultimamente sono accadute delle cose stranissime a Clavius.”, “hanno negato il permesso di un atterraggio di emergenza a Clavius.”, “Qualunque sia il motivo del suo viaggio a Clavius”). Dettagli? Chiedetelo a Evit, che guardava distrattamente il film in diretta TV insieme a me e fino alla fine ha creduto che la trama si svolgesse su un pianeta chiamato Vegan invece che sulla Luna.

    Mettiamoci pure qualche congiuntivo non pervenuto (“sono convinto che il presidente è qui“) e un bel “formerly” tradotto come “formalmente” invece che “precedentemente” (altro classico false friend) ed è chiaro che il copione avrebbe avuto bisogno di una revisione in più, a dir poco. Anche se il film non se la merita.

    È LUI O NON È LUI? Purtroppo è lui

    Leslie Nielsen e Ezio Greggio

    Che dire di Greggio? L’abbiamo visto recitare (o provarci, almeno) in altri frangenti, no? È, per fargli un complimento, estremamente limitato come attore, e questo film fa uso di lui molto meno di quanto farebbe credere la guida TV, che lo elenca come secondo nome tra gli attori protagonisti dopo Leslie Nielsen. Il suo stile recitativo è unico nel suo genere, in inglese a momenti è appena comprensibile per via del pesante accento mentre in italiano la recitazione è resa ancora più legnosa dal fatto che si doppia da solo. Come se non bastasse, ai fini della trama le sue scene sono completamente inutili! Si potrebbe benissimo tagliarle ed assegnare l’unica battuta importante al personaggio del Tenente Shitzu (sì, come il cane… lasciamo perdere) e il film sarebbe risultato certamente più snello e scorrevole.

    Vedendo le scene in cui si ritrova da solo a recitare con Leslie Nielsen capiamo che alla fine sono state scritte proprio con lo scopo di essere scene in cui recita con il suo idolo, e nient’altro. La più inutile? Quella in cui Di Pasquale/Fumagalli, sedicente maestro dei travestimenti, prepara una maschera aliena per Hudson, che egli non metterà MAI! La più appagante? Quella in cui Di Pasquale si ritrova suo malgrado dentro un gabinetto con un alieno che espleta i suoi bisogni corporali una volta ogni anno.
    La scena che invece non avremmo mai voluto vedere? Quella del (presunto) pompino che Ezio Greggio riceve dalla bionda di turno. Tranquilli, era solo la schiuma del caffelatte, però quella scena è ora marchiata a fuoco nel mio cervello.

    Quando il film si chiamava “travestiti nello spazio”… secondo Greggio

    Per finire sull’argomento: l’utente Giovanni Mario Domenico Andria (sulla pagina Facebook del blog) ricordava che in fase di riprese Ezio Greggio facesse riferimento al film chiamandolo “2001: travestiti nello spazio”, forse credendo per davvero che “travesty” si traduca come “travestiti”? Qui uno stralcio da un articolo di Repubblica del 20 febbraio 1999 che conferma tutto! E si vocifera che andava dicendolo anche in TV.

    ogni anno lascio “Striscia la notizia” dopo il festival di Sanremo e vado in America a fare un film. Tra poco ci torno, ma questa volta solo come attore. Sarò accanto a Leslie Nielsen in una parodia del cinema fantascientifico intitolata “2001: travestiti nello spazio“.

    da Mel, un complice quasi perfetto, Repubblica 20/02/1999

     

     

    In conclusione, doppiaggio con un adattamento realizzato in maniera abbastanza superficiale per un film assolutamente da dimenticare, quindi nulla di valore è andato perso. Viste le imitazioni di personaggi a caso, che nel film in lingua originale si sprecano, direi che una visione in inglese risulterebbe ancora più confusionaria e, ancora una volta, inutile. Ma non temete, se siete fan di Leslie Nielsen non mancheranno altre occasioni per riscattare il suo buon nome anche qui su Doppiaggi italioti. Per il momento vi è toccato questo. Ringraziate Mediaset che programma ‘sti filmacci e suscita curiosità malsane. “Ehi, questo film con Leslie Nielsen non l’ho mai visto, né mai sentito nominare!” sono sempre parole che precedono il disastro.

    Verdetto finale sul film: 1 scorreggia a gravità zero su 5 e premio speciale al doppiaggio italiano per aver rimosso almeno un peto dal missaggio audio.

     

    vignetta sulla traduzione di 2001 un'astronave spuntata nello spazio

  • Il ritorno dei morti viventi (1985)… un doppiaggio senza cerveeello!

    artwork Return of the living dead 1985

    Nel 1985 il New York Times lo descrisse come una pungente commedia punk (“mordant punk comedy”), dall’altra parte dell’Atlantico, lo storico del cinema Mario Guidorizzi, senza apprezzare la palese ironia del film, lo descriverà invece come “Squallido seguito del film di Romero: ripugnante, repellente, cannibalistico, volgare, scemo“. Per me invece che lo vidi da una registrazione televisiva del 1990, Il ritorno dei morti viventi di Dan O’Bannon era e rimane il film horror più divertente mai realizzato.

    In Italia viene distribuito dalla Titanus nel aprile 1985 (primo paese al mondo!) con una piccola differenza: alla distribuzione non ne percepiscono o forse semplicemente non ne apprezzano il tono ironico, magari credendolo davvero un seguito del film di Romero, un horror “serio” insomma. Via dunque la locandina comica (di cui vedete un ritaglio all’inizio dell’articolo) in favore di una molto più seriosa (e anonima) e via anche il cartello iniziale che sostiene che tutti gli eventi rappresentati in questo film sono fatti reali e con “i veri nomi di vere persone e di vere organizzazioni“.

    cartello iniziale dai titoli di Il ritorno dei morti viventi 1985

    La veramente vera storia

    Il primo fotogramma del film è quindi un cartello parodistico che farebbe ridere anche oggi, ma è assente nella versione cinematografica italiana di cui potete avere testimonianza soltanto in formato VHS e nelle prime trasmissioni di Italia 1. Questa mancanza di ironia italica si riflette anche nella scomparsa dell’espressione (mondialmente famosa in lingua inglese) “braaaaains!” (cervelli!) che i morti viventi del film esclamano alla vista di esseri umani. Volutamente comico, volutamente ignorato nella versione italiana. Il Blu-Ray italiano va a sottotitolare questi momenti, il che è anche più strano visto che nella traccia audio italiana gli zombi sono muti, quindi chi non conosce la versione originale sarà certamente perplesso nel veder apparire la scritta “cervelli” sotto ad uno zombi che non parla.

    Braaains gioco per cellulari

    Un videogioco tra migliaia

    Una piccola nota su questo braaains! (ceerveeeelli!): nel mondo anglosassone è diventato un vero e proprio tormentone, ricorrente nella cultura popolare, si ritrova infatti in cartoni animati, videogiochi e anche altri film… al punto che in molti consumatori oggi ne vengono esposti ancor prima di aver visto il film, e su Internet i più giovani si chiedono da dove origini questo “braaaains!” che ritrovano praticamente in bocca agli zombi di qualsiasi prodotto di consumo.
    L’origine è questa, questo gioiello comico/horror intitolato Il ritorno dei morti viventi, del 1985.

    E purtroppo in italiano questa espressione “brains!” è completamente assente. Gli zombi non lo dicono. Nella traccia audio italiana si può sentire “braaains” (in inglese) soltanto nella scena in cui gli zombi assaltano i paramedici, ma per puro caso, perché rimasto come “rumore” di scena insieme alle urla delle vittime, ma in tutti gli altri casi gli zombi in italiano emettono solo suoni che, suppongo, in fase di missaggio audio, avrebbero dovuto essere accompagnati dal nostro equivalente: “cerveeeeeelli!”. A questa mancanza fa riferimento il titolo del mio articolo, non alla qualità del doppiaggio in generale che invece è ottima.

     

    L’adattamento italiano

    Il ritorno dei morti viventi è un doppiaggio C.D.C. del 1985 quindi ci sono dialoghi che si preoccupano più di sembrare naturali che di essere fedeli alla lettera. E questo è un bene. Se il punk chiamato “Suicidio” (“Suicide” in inglese) si offendeva quando veniva appellato come “spooky” (= spaventoso o inquietante) per via del suo look “estremo”, in italiano invece gli dicevano che è “un cesso“. E come lo dicono nel film fa ancora più ridere, il labiale è perfetto.

    I ragazzi punk in una scena dal film Il ritorno dei morti viventi 1985

    How come you guys come ’round only when you need a ride someplace?
    – Come mai vi fate vivi solo quando avete bisogno di un passaggio?

    ‘Cause you one spooky motherfucker, Suicide.
    Perché per il resto sei un cesso, Suicidio.

    La battuta ritorna poco dopo:

    Nessuno che mi capisce, lo sai? Mi faccio un mazzo tanto per tutti voi e che cosa mi si dice? “Sei un cesso”. Ma vaffanculo, capito? Vaffanculo!
    A me piaci, cesso.

    Quanto sarebbe stato di minor impatto un “perché fai spavento, Sudicio”. Doppiato oggi poi avremmo sentito qualcosa di insensato tipo “fai un fottuto spavento”, tradotto cioè in lingua doppiaggese.

    Non mancano poi cose come “I was kidding” che diventa “ma che, gli rode il culo?“. Sono messe in bocca ai ragazzi “punk” ovviamente. Nel film ogni personaggio parla con il proprio lessico e non sembrano scritti tutti dalla stessa persona; anche questa è una cosa non scontata di questi tempi.
    A volte le battute italiane sono anche più inventive, come all’arrivo dei ragazzi nel cimitero abbandonato e pieno di sporcizia dove in lingua originale uno dei punk dice all’altro this looks like your pad (sembra casa tua) e l’altro gli risponde I heard that! (ti ho sentito!), mentre nel doppiaggio italiano la risposta è “no, questa è meglio!“. Oppure in frasi banali come “a girl like you and a guy like me” (cioè “una ragazza come te con un ragazzo come me…”) che in italiano si fanno più creative:  “Un confettino come te e un mandrillaccio come me” (seguita dalla risposta “buttati al fiume!”).

    Una scena dal film Il ritorno dei morti viventi 1985

    Uno sfigato un mandrillaccio e il confettino

    I soprannomi dei ragazzi sono in parte tradotti e in parte lasciati in inglese. “Suicide” in italiano diventa “Suicidio” e anche “Scuz” è stato alterato, nel film in italiano viene nominato una sola volta e sembra che lo chiamino Coss, o forse Cosz (non piaceva il suono di “Scosz”? Impossibile saperlo). “Trash” e “Spider” rimangono così anche in italiano, probabilmente perché parole facilmente riconoscibili/comprensibili anche nella nostra lingua. Nomina speciale: il colonnello Orazio Glover (Horace Glover in originale, ovviamente). Così lo chiama la moglie quando una telefonata li sveglia nel bel mezzo della notte: “Orazio, che succede?.”

    Le battute migliori in lingua originale

    Sebbene non ci sia alcun errore nell’adattamento italiano ed eventuali differenze siano da imputare solo alla ricerca del labiale o dell’efficacia delle battute, ci sono delle frasi che adoro nella versione originale in inglese e che purtroppo non risultano altrettanto memorabili in italiano, ma questo succede per qualsiasi film.

    Una di queste arriva dopo la fuga di gas che resuscita i morti quando Freddy, il ragazzo neo-assunto nel magazzino di forniture medicali, dà dello stronzo al suo capo Frank per aver causato la fuoriuscita di gas che li ha investiti:

    I personaggi di Frank e Freddie in una scena del film Il ritorno dei morti viventi 1985

    Freddy e Frank

    originale
    Stupid asshole!
    Watch your tongue, boy, if you like this job! (bada a come parli, ragazzo se ci tieni a questo lavoro!)
    LIKE THIS JOB?!? (se ci tengo?!?)

    doppiaggio
    Brutto stronzo!
    Bada a come parli, ragazzo, sennò ti spacco la testa.
    È tutta colpa tua!

    Un’altra battuta più divertente in inglese (e assente in italiano) è meta-cinematografica:

    doppiaggio:
    Ma in quel film quando gli spaccavano la testa morivano.
    Sì, nel film andava in questo modo.
    Ma questo non vuole morire!
    Continua a muoversi!

    In inglese finiva con comico “you mean the movie lied?!“, cioè “vuoi dire che il film mentiva?!”, che potrebbe essere resa in maniera naturale con un “allora il film mentiva!”. Del resto si sa, i film non mentono mai. 😉
    Sono tutte battute che troverete tradotte nei sottotitoli e che compaiono anche sui titoli di coda, quando queste scene vengono riproposte a fine film come una sorta di selezione tra le più divertenti.

    Altre piccole differenze nel copione italiano

    Il “give me the bone saw” (= prendimi il seghetto per ossa), che chiude una scena lasciando presagire cosa avrebbero fatto dell’irrequieto cadavere, diventa un “adesso ci penso io“. A loro discolpa, la frase è brevissima ed è su un primissimo piano, sicuramente il tempo e il labiale qui hanno influito. In realtà questa piccola omissione funziona anche meglio quando scopriamo solo nella scena successiva che il cadavere adesso si trova in tanti piccoli sacchetti di plastica che si dimenano, inizialmente spacciati per “gatti idrofobi” (rabid weasels, donnole idrofobe in originale) quando presentati a Ernie, l’amico imbalsamatore.

    Personaggio dell'imbalsamatore Ernie Kaltenbrunner (Don Calfa), dal film Il ritorno dei morti viventi 1985

    Che???

    Un po’ meno comprensibile è la frase dell’imbalsamatore che in italiano chiede se corre dei rischi a lasciargli usare il suo forno crematorio per sbarazzarsi dei pezzi del cadavere. In inglese in realtà chiedeva cosa ci avrebbe guadagnato lui a farglielo usare. Il resto della frase prosegue nello stesso modo e il senso rimane sottinteso quando dopo l’imbalsamatore ribadirà più volte del grosso favore che gli deve, ma cambia un po’ la psicologia del personaggio (e anche la reazione degli altri a quel “e io cosa ci guadagno?”). Chiaro che stiamo parlando di sfumature ma c’è da dire una cosa sul personaggio dell’imbalsamatore interpretato dall’attore Don Calfa, sebbene non venga detto chiaramente nel film, tanti indizi sembrano suggerire che sia un ex-nazista nascostosi in America: ha una pistola Luger sempre al fianco e la punta su chiunque gli arrivi alle spalle, opera un forno crematorio (volutamente creato in modo da ricordare quelli di Auschwitz, ammette candidamente il regista nel commento audio al film), si chiama Ernie Kaltenbrunner e in una scena in cui osserva la pioggia fuori dalla finestra dice “It’s coming down like einen getrunken soldat” (“viene giù come einen getrunken soldat”, cioè come un soldato ubriaco), una frase il cui significato gli americani possono anche intuire (getrunken è vicino a drunken) ma che gli italiani a digiuno di tedesco non avrebbero inteso, quindi è stata rimossa in cambio di un più regolare (ma sinistro) “Sta diluviando. Che strano, è cambiato il tempo“.
    Era la pioggia innescata dai fumi della cremazione del cadavere, quello rianimato dal gas militare che nel film è la causa di tutti i guai. Nome in codice: “Triossina 204” (“2-4-5 Trioxin”, in originale).

    Una scena celebre di questo film è quella dello zombi che dopo aver mangiato il cervello di due poliziotti ne richiede altri per radio con una frase cult per i fan di lingua inglese: “send more cops“. In italiano diventa, ovviamente, “mandate rinforzi“, ma anche qui viene meno un po’ di ironia del linguaggio comicamente semplificato dei morti viventi: buoni i poliziotti, mandatene altri; essenzialmente questo è il senso che passa in inglese. In una scena precedente infatti, un altro morto vivente dalla radio dell’ambulanza aveva già usato una formula identica: send more paramedics, resa bene in italiano con “servono altri infermieri”.

    send more cops, send more paramedics, from Return of the Living Dead 1985

    send more paramedics / send more cops

    Chiudo con una piccola differenza di nessuna importanza: quando si parla di dissolvere un cadavere in inglese nominano “aqua regia” che in italiano diventa “vetriolo”. Che io sappia non sono la stessa cosa, ma immagino che “vetriolo” suonasse più familiare, così come suonavano più familiari i gatti idrofobi al posto delle donnole idrofobe. In più, il pubblico italiano probabilmente l’avrebbe scambiata per acquaragia, che è un’altra cosa. Insomma, l’immediatezza e la comprensibilità hanno chiaramente la priorità in questo adattamento.

    Queste sono tutte le piccole differenze tra il copione originale e quello italiano. Le ho volute elencare per completezza, aiutato dal fatto di conoscere questo film a memoria, ma non è mia intenzione far passare l’idea che quello italiano sia un brutto adattamento, tutt’altro, ci sono un paio di battute che non passano in italiano, è vero, ma l’adattamento nel complesso è fenomenale, e così il doppiaggio. Renato Mori tra tutti sembra fatto per il personaggio di Frank.

    Cast di doppiaggio di Il ritorno dei morti viventi

    La lista di doppiatori del film Il ritorno dei morti viventi dal sito Antonio Genna

    dal sito antoniogenna.net

    doppiatori già precedentemente identificati

    Cesare Barbetti: Burt Wilson
    Renato Mori: Frank
    Giorgio Lopez: Ernie Kaltenbrunner
    Massimo Giuliani: Freddy
    Sandro Acerbo: Chuck
    Piero Tiberi: Spider
    Isabella Pasanisi: “Trash”
    Carlo Cosolo: sergente Dan Jefferson dell’artiglieria mobile
    Angelo Nicotra: “Suicidio”
    Silvio Anselmo: lo zombi alla radio che dice “Okay centrale, servono altri infermieri”

    Oltre a confermare questi doppiatori già in precedenza riconosciuti, sono andato oltre per identificare altre voci del film doppiato in italiano.

    doppiatori mai identificati prima d’ora

    Con l’aiuto di alcuni collaboratori abituali del blog (il nostro Leo e Francesco “Orecchiofino” Finarolli) ci siamo messi ad ascoltare ogni singola voce di questo film (ve l’ho detto che adoro questo film, no?), arrivando così a colmare (per la prima volta in assoluto) molte delle lacune riguardanti il cast di doppiatori, anche per quei personaggi che hanno letteralmente una o due battute e che dal 1985 ad oggi non erano stati mai identificati. Ed eccoveli in esclusiva con tanto di attribuzione su chi le ha riconosciute, come è giusto che sia:

    Silvia Tognoloni Tina (riconosciuta da Finarolli)
    Stefanella Marrama
    – Casey (riconosciuta da Finarolli)
    Enrico Di Troia – “Scuz” o “Coss” in italiano (confermato da Giacomo nei commenti)
    Alessandro Rossi
    – paramedico con la barba (riconosciuto da Evit)
    Teo Bellia – il paramedico senza barba (riconosciuto da Leo)
    Silvio Anselmo – Poliziotto alla radio nella prima pattuglia (riconosciuto da Finarolli)
    Claudio Fattoretto – poliziotto con i baffi al volante della pattuglia (riconosciuto da Finarolli)
    Gianni Marzocchi – il colonnello Orazio Glover (riconosciuto da Leo)
    Isa Bellini – Ether, la moglie del colonnello (riconosciuto da Finarolli)
    Sergio Matteucci – il capitano di polizia alla radio sotto la pioggia prima dell’ondata zombi (riconosciuto dal lettore Giacomo, nei commenti)
    Silvio Anselmo
    – il centralinista militare da Wichita (riconosciuto da Leo)
    Roberto Pedicini – l’operatore di Denver a cui viene inoltrata la chiamata (suggerito da “Vasquez” nei commenti)
    Miranda Bonansea (forse) – torso parlante della donna zombi (suggerito da Giacomo e “Weird Ed” nei commenti)
    Franco Aloisi – La voce al megafono dell’elicottero della polizia (rarissima voce riconosciuta da Paolo D’Alessandro, nei commenti)

    doppiatori ancora non identificati

    Rimangono dubbi su chi doppi gli altri personaggi, mancano infatti all’appello il torso della donna zombi (una voce probabilmente impossibile da riconoscere al 100% perché eccessivamente “effettata”, però se ci volete provare, ecco anche per lei il video), la centralinista della polizia e la voce maschile che risponde alla pattuglia via radio.

    Se vorrete cimentarvi nel riconoscimento dei doppiatori, fateci sapere nei commenti chi pensate che possano essere, se abbiamo modo di confermarli li aggiungerò all’elenco.

    Questi invece sono i cartelli dai titoli di coda della versione cinematografica italiana (da VHS “Creazioni Home Video e gli stessi passati su Italia1):

     

    I titoli vengono dalla prima VHS “Creazioni Home Video” e potete trovarli per intero insieme a tante succose curiosità sul film in questo precedente articolo firmato dall’amico blogger Lucius Etruscus: [Italian credits] Il ritorno dei morti viventi (1985).

    direttore del doppiaggio

    Giorgio Piazza

    dialoghi

    Curiosa nota sui dialoghi, nella pellicola sono attribuiti ad un James Alexander (parente di Jane Alexander forse?) mentre sull’archivio SIAE l’adattamento è accreditato invece ad Alberto Piferi. Forse il primo ne ha realizzato la traduzione mentre il secondo l’adattamento? Non so in che misura entrambi abbiano contribuito ma il lavoro finale è stato ottimo.

    E questo è tutto quello che si sa al momento dei doppiatori, direttori e dialoghisti coinvolti nel doppiaggio di Il ritorno dei morti viventi. A questo punto non posso che aggiungere il mio affettuoso meme diretto ai lettori che sono anche contributori del sito antoniogenna.net e che, dopo aver letto i risultati delle mie ricerche, corrono (giustamente) a segnalare i nuovi dati.

    Scena da "Quei bravi ragazzi" con vignetta che legge "adeso va' ad aggiornare il Genna, che manca roba" in riferimento al sito antoniogenna.net

    Certo non guasterebbe se venissero citate anche le fonti ogni tanto, una pratica molto apprezzata ma raramente applicata. Wikipediani ce l’ho soprattutto con voi.

     

    La versione cinematografica italiana

    Titolo di apertura di Il ritorno dei morti viventi 1985 da pellicola italiana

    Oltre alla scomparsa del cartello iniziale sulla “veramente vera storia” che il film dovrebbe rappresentare, la Titanus porta Il ritorno dei morti viventi nelle sale cinematografiche italiane anche con una scena finale leggermente diversa, dalla quale viene tagliata per intero la parte dello scheletro che emerge dalla tomba (anche questo molto comico a vedersi) sostituendogli un brusco fermo immagine su una delle croci del cimitero, è su questa e non sullo scheletro che partono i titoli di coda dello Studio Mafera. Il perché di questa modifica non mi è chiaro ma lo posso intuire: dopo il fermo immagine sullo scheletrino che esce dalla tomba, i titoli di coda americani scorrevano poi sopra ad una raccolta dei momenti più divertenti del film (con tanto di dialoghi), che non solo è un modo inusuale di chiudere un horror ma ne sottolinea anche una volontà di far ridere fino alla fine, addirittura sui titoli di coda. “Far ridere in un horror? Che è ‘sta stramberia? Togliere tutto! E poi costa di più ricreare tutte quelle sequenze di cui non abbiamo una copia senza scritte, un tradizionale sfondo nero e titolazione in bianco costano meno“. E così fu.

    scheletro finale dei titoli di coda di Il ritorno dei morti viventi (1985)

    It’s party time!

    Con un Blu-Ray italiano basato visivamente sulla versione americana del film e che prende invece l’audio italiano dalla nostra versione cinematografica (senza le scene sui titoli di coda), finisce che i titoli di coda presentino scene recitate in inglese, un nuovo strambo effetto collaterale dell’home video italiano che fa un copia-incolla tra video e audio senza pensarci su più di tanto. Nel Blu-Ray queste scene sui titoli di coda sono sottotitolate in italiano e tali sottotitoli traducono fedelmente ciò che gli attori dicono in inglese senza curarsi dell’adattamento italiano, quindi alcune battute differiscono, aggiungendo così anche un effetto “ma io questa battuta non me la ricordo”. Prendiamolo come un invito a vederlo anche in lingua originale, va’!

    Per concludere sulle differenze con la versione cinematografica italiana, ho trovato una piccola differenza audio nella scena in cui Burt, il proprietario magazzino, va a bussare alla porta delle pompe funebri dirimpetto: nella traccia audio italiana mancano i suoi colpi sulla porta (che l’imbalsamatore non sente a causa della musica che stava ascoltando in cuffia), sembra così che Burt entri come un ladro, senza bussare. Nell’audio americano invece il toc-toc alla porta è chiarissimo mentre in italiano manca completamente, probabilmente sfuggito in fase di sonorizzazione (o rimosso volontariamente? Boh).

    Locandina italiana del film Il ritorno dei morti viventi 1985

    La locandina italiana “no fun allowed” dove la morte ti trasforma in zebra

     

    L’edizione home video italiana è “un cesso” (ma nessuno se n’è accorto)

    Il Blu-Ray italiano della Midnight Factory porta la stessa versione già uscita in America per la Shout Factory, che è effettivamente la versione migliore e “definitiva” di questo film: stesso il master video (come potete notare da questo mio contributo al sito Caps-a-holic) e stessi i corposi contenuti speciali, documentari, interviste e chi più ne ha…! Inoltre, e per fortuna, nel nostro caso la traccia italiana rimane quella cinematografica, non essendo stata vittima dei rimaneggiamenti che invece hanno afflitto la colonna sonora americana dai primi anni 2000. Nella traccia audio in inglese infatti sono cambiate un paio di canzoni per questioni di diritti, sono cambiati anche degli effetti sonori e hanno ridoppiato le voci dei morti viventi. L’unica testimonianza del missaggio audio americano del 1985 si trova in un Blu-Ray britannico della Second Sight, e l’audio in quel caso è ricavato da un collage di varie fonti (non tutte in alta qualità). Unica vera pecca della versione britannica con traccia audio in inglese originale è la qualità video, molto inferiore.

    Blu-Ray di Il ritorno dei morti viventi, edizione limitata della Midnight Factory

    Copertine a caso Part Deux

    L’edizione Blu-Ray italiana se non altro ha un audio italiano che non è mai stato vittima di revisioni ed è, dal punto di vista video, il meglio che si possa desiderare, ma la nostra fortuna termina qui. Sul costoso Blu-Ray in edizione limitata della Midnight Factory (Koch Media), a livello tecnico la traccia italiana è stravolta in modo catastrofico, cosa che ovviamente non ha notato nessun esperto italiano del settore, dato che tutte le recensioni tecnicheggianti che si trovano in giro non ne fanno assolutamente parola e mi viene da chiedere se ascoltino veramente (e per intero) i film che recensiscono (e chissà che non corrano ad aggiungere qualche nota dopo questo articolo, me lo auguro).

    Prima di addentrarmi nell’argomento, che sfocerà anche nel tecnico, voglio sottolineare questo: che non se ne accorga l’acquirente qualunque è normale. Che sia invece elogiato dagli esperti… no.

    L’origine della traccia audio italiana usata nel Blu-Ray della Midnight è quasi certamente la MGM stessa, che detiene i diritti del film. La stessa traccia audio italiana, infatti, la MGM l’aveva già usata per il DVD uscito nel nostro paese il 23 febbraio 2005. Ebbene, ad un confronto diretto tra tracce audio contenute nel Blu-Ray è possibile osservare che l’audio italiano del Blu-Ray non ha la stessa tonalità dell’audio originale in inglese, una cosa particolarmente evidente sulle canzoni durante le quali, se con il telecomando cambiate dalla traccia inglese a quella italiana, sentirete che quest’ultima si abbassa di tono, è meno acuta, come se rallentasse.
    Non solo, la traccia italiana si mangia anche le parole!

    Cosa è successo? Da troppi anni, troppe mani incompetenti. Per spiegarvi qual è il problema con l’audio del Blu-Ray italiano, e quindi cosa sia successo, devo fare una premessa un po’ tecnica sulla “velocità” dei film.

    L’origine di tutti i guai: il DVD della MGM

    vignetta sull'edizione home video di Il ritorno dei morti viventi, analizzata da Evit di Doppiaggi italioti

    Possiamo datare l’origine di tutti i mali della traccia italiana al 2005 quando la MGM realizza il DVD europeo contenente le tracce audio inglese, italiana e spagnola. In Europa i DVD, così come le VHS (e tutt’ora anche le trasmissioni televisive), sono legati al sistema televisivo in PAL e viaggiano a 25 fotogrammi al secondo (25 FPS), un po’ più veloce rispetto ai 24 FPS delle pellicole cinematografiche e dei Blu-Ray. Per tutta la vita insomma, in VHS, in DVD e ancora oggi in TV, avete sentito le voci dei doppiatori e anche le canzoni della colonna sonora dei film velocizzate del 4% e con un tono più acuto. Ve ne accorgereste immediatamente mettendo a confronto la fanfara di inizio di Guerre stellari presente sul DVD con quella del CD della colonna sonora oppure con il Blu-Ray (che ovviamente vanno alla velocità giusta), la musica nel DVD risulta più acuta proprio perché accelerata ma, tranne gli audiofili e gli appassionati di musica con un buon orecchio, pochi sono gli spettatori che si accorgerebbero di questa accelerazione. Ciononostante è tra le cose che gli americani più detestano dei DVD europei.

    So che potrebbe sembrare che vi abbia appena fatto una supercazzola di tecnicismi audiovisivi, ma se mettiamo a diretto confronto il formato americano NTSC (pressoché equivalente a quello cinematografico di 24 FPS) e il formato europeo PAL a 25 FPS che troviamo in televisione, VHS e DVD, la differenza di quel misero 4% diventa evidente anche all’orecchio meno raffinato.

     

    Lo sentite ora come stuzzica, e brematura anche?

    E se la versione PAL (25 FPS) vi sembra più familiare è perché siamo abituati ai formati VHS e/o DVD europei, cioè con film che non solo vanno un po’ più veloce del normale ma sono anche più acuti. La tonalità e la velocità audio del sistema PAL non sono però le stesse che avreste sentito al cinema. I film per il cinema vengono sempre doppiati a 24 fotogrammi al secondo, lo standard cinematografico in tutto il mondo.

    Nei primi anni 2000 alcune aziende (prima tra tutte la MGM) pubblicarono in Europa dei film in DVD che vanno alla obbligatoria velocità PAL di 25 fotogrammi al secondo, ma con un tono (pitch) modificato digitalmente per essere quello corretto, da cinema. Quindi il suono in questi DVD andava sì più veloce del 4% ma senza essere anche più acuto (se il concetto vi è poco familiare immaginate le avvertenze nelle pubblicità dei farmaci, il parlato finale va velocissimo perché è accelerato, ma senza effetto Chipmunks, perché viene “aggiustato” per preservare il “tono”). Questi DVD sembrano essere stati rari casi isolati, anche se non posso dirvelo con certezza assoluta perché manca una vera documentazione in merito, pochi hanno l’orecchio abbastanza fine, un catalogo DVD abbastanza ampio e, diciamocelo, l’interesse per stilare un elenco di questi titoli.Copertina DVD MGM del film Il ritorno dei morti viventi 1985 Tra i DVD PAL con tono “corretto” abbiamo avuto: Il signore degli anelli (edizione Regno Unito), Rocky IV (DVD della MGM, come segnalatoci dal lettore Antonio L. De Tomaso) e, indovinate un po’… Il ritorno dei morti viventi (DVD sempre della MGM).

    Questi titoli in DVD, ribadisco, hanno la peculiarità di essere accelerati secondo i dettami del sistema PAL, ma corretti nel tono, che risulta essere lo stesso di quello cinematografico. Di per sé uno sforzo anche apprezzabile ma essendo una pratica inusuale, direi anzi anomala, rispetto a tutti gli altri DVD venduti in Europa (che invece sono sia accelerati in velocità sia più acuti nel tono), ha portato ad uno dei due grossi problemi audio del Blu-Ray di Il ritorno dei morti viventi pubblicato dalla Midnight Factory.

    I danni aggiuntivi della Midnight Factory

    Alla Midnight Factory devono aver preso la traccia italiana che la MGM aveva già usato per il DVD senza neanche ascoltarla una sola volta, sono quindi cascati nell’automatismo del rallentare la traccia audio del 4% in velocità e in tonalità, pensando così di portarlo ai valori giusti, quelli “cinema”. Così facendo hanno sì riportato l’audio alla velocità giusta (da 25 a 24 FPS) ma hanno abbassato anche la tonalità che invece era già corretta, rendendola più grave del normale. A questa tonalità, una delle voci più profonde in Italia, Alessandro Rossi (la voce del paramedico con la barba), sembra egli stesso uno zombi. Sto esagerando, ma non più di tanto.
    Lo stesso problema (mi segnala sempre il lettore Antonio) si trova nel Blu-Ray di Rocky IV. Velocità giusta, tono sbagliato.

    Alla Midnight, avrebbero dovuto rallentare l’audio PAL del 4% mantenendo invece il “pitch” (tono) invariato. E questione di fare un click in più con il mouse, non è che ci vuole chissà quale genio o strumentazione avanzata, ma questo vorrebbe dire far attenzione al prodotto finale. Invece nessuno si è accorto di niente, nessuno ha notato che, così facendo, la traccia italiana ha canzoni che “sembrano più lente” e che le voci risultano “più profonde”. Da dove arriva la risata gracchiante di Renato Mori, dall’oltretomba?

    Sottolineo che questo non è un problema della MGM, è la Midnight Factory a non aver fatto i dovuti controlli. Bastavano pochi secondi per mettere a confronto la traccia americana con quella italiana in un segmento del film con musica. La differenza di tono nelle canzoni a quel punto la sentirebbe anche un sordo, così come l’avete sentita voi nell’esempio di Guerre stellari di prima. Ma evidentemente nel settore sono troppo abituati a “fai click qui, CONVERTI e manda 1500 copie in stampa”, questo perché nel 99% delle volte, è vero, basta fare solo quello.

    Questo è un Blu-Ray che su Amazon vendono a 40 euro.

    Tanto lo so che c’è chi mi dirà, “beh, io non lo sento, a me non da fastidio”. Si chiama razionalizzazione post-acquisto. La psicologia ha già previsto il vostro commento, ve lo potete risparmiare. Il tono errato del film può tranquillamente essere non notato dallo spettatore qualsiasi, ma che non lo abbiano notato gli addetti ai lavori (e poi “esperti” recensori di prodotti home video di lusso) è assai più grave. Ed è ancora più grave che sia arrivato in commercio così, quando bastava un click in più in fase di creazione per evitarlo.

    Se l’errore sul tono della traccia italiana non vi turba, forse l’altro grande problema potrebbe farlo.

    zombi che richiede altri fonici, vignetta ricavata usando una scena del film Il ritorno dei morti viventi

     

    Danni ereditati della MGM: gli attori si mangiano le parole, noi le mani

    Come se non bastasse, oltre alla traccia audio italiana del Blu-Ray che va alla velocità giusta ma con tono sbagliato, cioè con voci più profonde (gravi) di quelle che avreste sentito al cinema, ci ha già pensato mamma MGM ad includere nuovi problemi. In troppi punti la traccia italiana si mangia le parole! Anche in questo caso torniamo alla loro traccia audio di inizi 2000, sempre quella, ‘a malament.

    Da quando esiste il formato DVD, esistono le grandi aziende di distribuzione che dei doppiaggi se ne battono proprio il cazzo. È parte integrante della storia dell’home video. Nei loro software da decine di migliaia di dollari mettono le tracce audio una sull’altra e con un click le allineano basandosi sopratutto sull’aggancio e sulla fine delle battute. È tutto il più possibile automatizzato perché farlo a mano e farlo bene costa tempo ed è una discreta fatica. È così che nascono i DVD e i Blu-Ray con pezzi di frasi mancanti. Il ritorno dei morti viventi è uno di questi, già dal primo DVD.

    Oggi le battute doppiate per i film e per le serie TV devono rispettare rigidamente i tempi delle battute originali, non per un qualche tipo fedeltà artistica ma semplicemente perché semplifica enormemente il lavoro di missaggio audio di tutte le tracce internazionali. Gli addetti ai lavori che nascono professionalmente in questo sistema moderno, non possono che finire per commettere errori quando poi si ritrovano a sincronizzare con questo metodo anche le tracce audio italiane di film doppiati nei decenni precedenti al 2000, quando i direttori di doppiaggio potevano sfruttare controcampi o attori di spalle per finire una battuta che in italiano risulta necessariamente più lunga di quella originale.

    È così che ci siamo ritrovati con DVD di Terminator (guarda caso MGM pure lui), Batman (della Warner), insieme a svariati film della Disney… tutti con buchi audio, pezzi di frasi o intere battute mancanti, e audio non perfettamente in sincrono con il labiale… perché l’allineamento dell’audio non viene fatto a mano, controllando minuto per minuto, ma tramite software che automatizza l’allineamento delle tracce basandosi sui tempi delle battute della traccia audio originale, e siccome questi lavori li fanno a Londra o negli Stati Uniti, non si accorgono nemmeno se alcune parole vengono fuori “smozzicate”… e probabilmente in molti casi neanche gliene frega molto. Loro seguono il manuale, la battuta dura così? Al massimo velocizziamo quella italiana per farcela stare nei tempi di quella inglese. Abbiamo da sfornare 200 titoli l’anno, mica possiamo rallentare tutto per ‘na mezza battuta, no? Certo, nella grande mole di lavoro che devono svolgere le aziende distributrici per portarci il film in home video, a loro sembrerà una cosa da niente, mentre l’utente finale potrebbe incazzarsi notevolmente o comunque percepirlo per quello che è, un prodotto fatto senza cura. Spendete e zitti!

    In questo scenario, il premio “Not my job” del 2005 può tranquillamente andare all’addetto MGM che deve aver fatto un taglia-e-cuci impressionante per far combaciare la traccia italiana con quella inglese. E così nella traccia italiana di Il ritorno dei morti viventi ci perdiamo dei piccoli pezzi per strada che nelle versioni VHS e televisiva erano perfettamente integri, ad esempio parlo del salto di audio che sentiamo nella scena dei punk nel cimitero:

    Suicidio e Trash, personaggi di Il ritorno dei morti viventi 1985

    Suicidio: Nessuno che mi capisce, lo sai? Mi f/cio un mazzo così per tutti voi e che cosa mi si dice… “sei un cesso”.

    Oppure quando l’imbalsamatore dice:

    Se qsti sono gatti idrofobi, dai retta a me, portali al comune.

    O ancora quando il ragazzo portoricano chiede aiuto ai compagni per bloccare una porta:

    Ma dove scappate, venite qui! Aiutatemi con la porta, br’ti stronzi!

    Questi sono alcuni dei casi più lampanti ma la traccia audio italiana è piena di sillabe “smozzate”.

    Questa stessa traccia audio del DVD MGM del 2005 la ritroviamo nel Blu-Ray italiano del 2018 che la Midnight Factory vende a 40 euro. Quella era la traccia che MGM ha dato alla Midnight Factory, e quella hanno usato. Quindi nel Blu-Ray non solo ci becchiamo un audio italiano alla tonalità errata, ma è anche piena di piccoli salti generati da un software di inizi 2000.

    40 euro.

    Oltre a questo, c’è anche da dire che molti momenti del film non sono neanche bene in sincrono, non solo per via del furioso taglia e cuci che ci dev’essere stato, ma anche perché chiaramente chi ci ha lavorato (ai tempi del DVD) non aveva riferimenti su come era sincronizzata la traccia italiana originariamente. Io come riferimento ho la VHS che è un riversamento diretto da pellicola cinematografica italiana e posso confermarvi che una volta portato l’audio alla velocità giusta (da quella PAL della VHS alla velocità del Blu-Ray) la traccia va in sincronia che è una bellezza, discostandosi frequentemente da quella ufficiale del Blu-Ray della Midnight Factory che invece va continuamente fuori sincrono.

    Ad esempio tra le prime scene la frase “quel Burt, che tipo!” nel DVD/Blu-Ray arriva 1-2 secondi dopo perché hanno usato come riferimento il parlato della traccia americana dove la battuta inizia effettivamente dopo. Per poterlo fare, hanno raddoppiato il suono di passi dell’inquadratura precedente e si sono mangiati del silenzio che invece viene dopo. Nessuno se ne accorgerà perché i personaggi che parlano non sono troppo vicini alla cinepresa ma se guardate il labiale con più attenzione vi accorgerete che qualcosa non quadra. Uno o due secondi di ritardo sembrano poco sulla carta ma sono un’enormità sul labiale e non è certo l’unica scena che ne soffre, tante sono quelle che non vanno perfettamente in sincrono.

    Pensate ai professionisti (doppiatori, il direttore di doppiaggio, i fonici dello studio di doppiaggio, etc, etc…) che nel 1985, quando non esistevano computer e software per automatizzare la sincronia, hanno passato ore e ore per creare un labiale perfetto per poi vederlo macellato così, oggi, in home video.

    Lo vendono a 40 euro.

    Scena dal film Il ritorno dei morti viventi 1985

    CANAGLIE!!! (semi-cit.)


    I seguiti e nota finale

    Il ritorno dei morti viventi ha avuto un indegno seguito, Il ritorno dei morti viventi 2. Chi mi conosce personalmente sa che quel film non va mai nominato in mia presenza, non se ne parla, non se ne riconosce la sua esistenza. Come disse Alberto Farinanon fa ridere, non fa paura, è soltanto una cosa deprimente” e io concordo. Tanto ho amato il primo quanto ho odiato il secondo, impossibile ricreare la magia e il giusto bilanciamento tra horror e commedia che era il primo film di O’Bannon. L’unico pregio che gli posso concedere è che il doppiaggio italiano riporta al microfono il cast del primo film (sempre dello studio CDC), dando una qualche continuità “sonora” al precedente. Nel 1994 c’è stato anche un Il ritorno dei morti viventi 3 (di Brian Yuzna), anche questo presentato per la prima volta al mondo… in Italia(!), al “Dylan Dog Horror Fest” (così dice IMDb), presumibilmente in lingua inglese, e poi scomparso (almeno a quanto mi risulta) fino ad un mercoledì 25 aprile 2001 alle ore 22:55, quando passò su  TMC (il canale sostituito poi da La7), e almeno una seconda volta su Rai Movie. Nel 2008 arriva in DVD pubblicato dalla Eagle, con un ridoppiaggio peggiorativo (qui un confronto grazie sempre al nostro Finarolli).
    Entrambi i film sono esistiti per breve tempo in DVD ma ormai sono soltanto dei costosi fuori catalogo. In breve, l’intera serie ha avuto una vita sfortunata nell’home video italiano.

    Tralasciando i seguiti fuori stampa (che comunque come film lasciano il tempo che trovano), le edizioni home video italiane del primo Ritorno dei morti viventi rimangono tutte problematiche, l’unica con un audio veramente completo è quella in VHS ma purtroppo ha il limite di un audio non Hi-Fi con un forte rumore di fondo che affoga alcuni effetti sonori, mentre le successive incarnazioni digitali, per quanto partano da un master molto più pulito, presentano tutte degli odiosi buchi non riparabili a posteriori. Un film del genere necessiterebbe di un serio lavoro di recupero audio, che non può venire né dai precedenti disastri di inizi 2000 della MGM, né tanto meno da una VHS, ma da un ritorno al materiale in pellicola, così da cancellare 20 anni di accumulata incompetenza.
    Ma dopotutto, perché i distributori home video dovrebbero fare tanta fatica e spendere tanti soldi quando le recensioni del cofanetto Blu-Ray sono già entusiastiche ovunque? In sostanza ce lo ritroveremo storpiato per sempre. Il tono dell’audio potrebbero sistemarlo facilmente ma le sillabe mancanti non torneranno più.

    Del film non ho voluto svelare le gag e le battute migliori, ce ne sono tante e le adoro tutte, mi sono dovuto trattenere. A chi non lo ha mai visto lascio il gusto di scoprirlo per la prima volta; a chi non lo vede da tanti anni, è giunta l’ora di una riscoperta. A prescindere dalla mia valutazione tecnica sui difetti delle edizioni home video italiane (che comunque probabilmente non noterete), la versione italiana di questo film è fenomenale, il cast di doppiatori perfetto, l’adattamento splendido (e non so chi ringraziare, se Piferi o Alexander!). Eventuali differenze come la mancanza dell’espressione “cervelli!” o qualche battuta non pervenuta e le tante piccole cose nominate nella mia analisi, sono derubricabili a semplici “curiosità”, non intaccano la godibilità del film in italiano. A chi conosce bene l’inglese ovviamente ne consiglio anche una visione in lingua per quelle poche cose in più e per capire l’origine di molti elementi tuttora ricorrenti nella cultura popolare.