Interceptor (Mad Max, 1979) – Intercettatemi Mad Max

buona la mela sana la pera
Togliamoci subito di torno l’argomento titolo! Ne parlai brevemente (ma esaurientemente) agli esordi di questo blog, più di tre anni fa, nell’articolo TITOLI ITALIOTI: La serie di Mad Max (Interceptor), il titolo italiano prende il nome dall’automobile che guida Max. Oggi parliamo del film… vale la pena guardarselo in lingua originale? Come sono doppiaggio e adattamento italiano? Risponderò a questa e ed altre domande.

L’inglese australiano e il ridoppiaggio americano

La cosa più stramba di guardarsi Mad Max in lingua originale è certamente l’accento australiano che per molti (me incluso) è così inusuale da rendere la visione in lingua originale un’esperienza molto alienante. Direte voi: vabbè Evit ma noi siamo italiani, ovvio che ci sentiamo alienati, è normale. L’accento australiano era alienante persino per gli americani a quanto pare, dato che, nel 1980, la casa distributrice, la Warner ritenne indispensabile farlo RIDOPPIARE da attori americani (sì, avete letto correttamente, ridoppiare), alterando molto dello slang e dei termini locali come “Oi!” che diventava “Hey!“, perché “Oi!” non è abbastanza awanagana.

I cittadini statunitensi non avrebbero mai visto la versione in lingua “originale” del film fino all’uscita dello stesso in DVD nel 2000, vent’anni dopo, Pensate un po’! Vi lascio solo immaginare il livello qualitativo del ridoppiaggio americano (noto solo per il suo “comedy value“, ovvero per il “fattore comico” non intenzionale), considerando che gli americani non doppiano mai niente e quando lo fanno, come con l’animazione giapponese, questi prodotti risultano così pessimamente recitati che qualsiasi statunitense amante degli anime vive secondo il motto: “solo lingua originale con sottotitoli in inglese, please“. Noi invece abbiamo ancora bravi attori di teatro e persino delle scuole di doppiaggio di tutto rispetto, pensa che stronzi (semi-cit.).

Apocalisse domani… quando ci saranno più soldi

Strade del futuro nel film Interceptor (Mad Max)

Attenzione ragazzi, siamo nel futuro post-apocalittico! Lo dicono i cartelli.

Il primo film della serie Mad Max soffre di un budget così risicato che dovrete lavorare di fantasia per comprendere che si tratta di un film post-apocalittico e non semplicemente di un’eccentrica versione australiana di Hazzard dove i poliziotti vestono in pelle nera e si divertono a correre dietro a dei teppisti sulle autostrade del deserto australiano, a bordo di vecchie automobili pompatissime. Pensate, il budget era così risicato che alcune comparse venivano pagate a suon di familiari di Peroni gelate, e molti degli oggetti di scena (come i cartelli pubblicitari e le insegne) venivano “rubati” all’alba, dall’esterno di veri negozi, e rimessi al loro posto prima dell’apertura, ad insaputa degli esercenti locali.

Locandina italiana di Interceptor - Mad MaxIl film è figlio della crisi petrolifera del 1973 e solo nel seguente Interceptor – Il guerriero della strada si parlerà di un conflitto nucleare che, ci narra Mario Milita (nonno Simpson), è avvenuto cronologicamente tra il primo e il secondo film. Fosse stato per il regista, egli avrebbe inserito la storia del conflitto nucleare anche nel primo film, ma non c’erano i soldi per ricreare i costumi e le ambientazioni tipiche del filone post-apocalittico. La tematica della scarsità di carburante è tuttavia preservata dal primo all’ultimo capitolo della serie e nel terzo film si accenna persino ad energie alternative come unica via di salvezza per l’umanità. Vi ho già detto che adoro la serie di Mad Max?

Vista la grande attenzione del film verso le automobili, chi lo ha distribuito in Italia deve aver pensato che il protagonista fosse non tanto Mel Gibson, all’epoca sconosciuto persino in America (figuriamoci in Italia), bensì la sua automobile da inseguimento, la “Interceptor“. Una scelta poco lungimirante vista la piega che avrebbe preso la trama nei successivi film: nel secondo la sfasciano nella prima mezz’ora, nel terzo film è solo un rottame trainato da cavalli… quindi praticamente l’auto del titolo italiano scompare dalle scene relativamente presto, questo diventerà un problema soltanto nel secondo film. Per l’Italia del 1980 era un titolo stiloso perfetto.

Interceptor è un film strano. Sulla carta è un film di vendetta (revenge movie), ma è fuori dai canoni dei filoni a cui fa capo. Non è sufficientemente “fantascientifico” da essere palesemente un film post-apocalittico, eppure lo è, le indicazioni in merito sono velate, mooolto velate. Non ha neanche la struttura tipica dei film di vendetta americani, difatti l’antagonista non è neppure l’ultimo ad essere ucciso. Inoltre, il mondo rappresentato è così lontano dalla nostra cultura di base che risulta difficile distinguere quanto sia finzione fantascientifica e quanto invece possa ricadere nella normalità della vita delle piccole comunità rurali australiane. Per quanto ne so io dell’Australia (e per quanto ne sapevamo tutti noi nel 1979), poteva anche darsi che nell’arida campagna australiana vi fossero realmente delle prepotenti bande di motociclisti a fare il bello e il cattivo tempo! [Direte voi “eh, esagerato!” eppure tra le curiosità del film possiamo leggere che una vera banda di motociclisti, i Vigilantes, erano stati assunti per il film. Un po’ come furono assunte delle vere gang di strada per il film “I guerrieri della notte“] Ma qui a Doppiaggi italioti parliamo di adattamento. Parliamo dunque di adattamento iniziando da…

Le alterazioni degne di nota nell’adattamento italiano

Il doppiaggi italiano di questo film, per quanto ben recitato, soffre di alcune scelte un po’ stravaganti nell’adattamento. Ecco alcune alterazioni degne di nota:

L’auto da inseguimento supercarburata

V8 supercarburata

Il film inizia con un folle e la sua compagna, membri di una gang, che hanno rubato un’auto da inseguimento della polizia. In una comunicazione via radio sentiamo in lingua originale:

What’s he driving?
That’s what hurts. It’s one of our V8s. Pursuit Special on methane. Super hot!

Questa frase diventa:

Che macchina ha?
Qui sta la fregatura. Una nostra V8 veloce, supercarburata per inseguimento di emergenza.

Questa delle V8 supercarburate la sentirete spesso durante tutto il film, pur non derivando da nessuna parola in particolare del copione originale. L’hanno aggiunta solo perché fa figo. Potrebbe essere la traduzione molto libera di quel “super hot!“. Per quanto poco ne sappia io, supercarburato non vuol dire assolutamente niente nel campo dei motori. Però fa figo, lo ammetto.

Via dell’Anarchia… all’incrocio con piazza Libertà

Anarchie Road, Mad Max Interceptor. Tradotto come via dell'anarchia

We’re about half a mile off Anarchie Road. You’ll see him any minute now. Siamo a un chilometro da Via dell’Anarchia. Dovreste avvistarlo tra poco.

La mia reazione ovviamente…

Reazione alla traduzione di via dell'anarchia in Interceptor Mad Max
Curioso che abbiano tradotto “Anarchie Road” (pronunciato ovviamente come “Anarchy road”) direttamente come “via dell’Anarchia” ma non credo che si possa considerare un vero e proprio errore di traduzione! Sto scherzando… riprendete i monocoli che vi sono caduti. VIA DELL’ANARCHIA??? CANAGLIE!

Seguendo la trama ci rendiamo conto che il governo australiano ha perso completamente il controllo dell’area in cui si svolge la storia (del resto dell’Australia e del mondo non ci è dato sapere) e solo un gruppo di poliziotti, spericolati e molto “al limite della legge”, cerca di arginare la dilagante piaga delle bande di motociclisti che in quelle zone spadroneggiano. Ha senso all’interno della trama che la strada sia stata ribattezzata “Anarchie Road” ma non ha molto senso sentirla tradotta in italiano, in quanto solitamente i nomi delle strade non si traducono (a meno che non si tratti di un fantasy). Fosse stato un “nomignolo” informale avrei capito e avallato questa scelta di adattamento, ma lo vediamo scritto persino su un cartello stradale!

I nomi? Li cambiamo tutti!

Scena di Interceptor dove Nightrider chiama Toecutter come Teocotter

INGLESE: Do you see me, Toecutter?
ITALIANO: Dove sei TEO-COTTER!?

e qualche momento più tardi…

Lo sa TEOCOTTER chi sono io? Io sono il Night Rider!
(in originale: The Toecutter… he knows who I am. I am the Nightrider!)

Sentire per credere. “Toecutter” è il soprannome del crudele capo banda di questi motociclisti nomadi, letteralmente significa “tagliatore di dita dei piedi” il quale, per estensione, potremmo ribattezzare “tagliapiedi”. In ogni caso è rimasto in inglese per scelta di chi ha adattato i dialoghi e va bene così, ma almeno pronunciatemelo bene! Chi è Teo-cotter? L’elicottero di Teo, il teocottero? Più tardi anche Mad Max dirà “tu e io dovremo fare un discorsetto su Teocotter“. È chiaro che ci dev’essere stato un tentativo di italianizzare un po’ quel nome per renderlo meno ostico alle nostre orecchie italiote (“tò-càrher” non il più immediato dei nomi da comprendere per l’orecchio italiano). Tanto valeva tradurlo con il mio “Tagliapiedi” e farla finita con queste vie di mezzo dove si tiene il soprannome originale (perché di soprannome si parla, quindi traducibile con un suo equivalente italiano) ma lo si pronuncia in maniera più chiara, alterandone parte delle lettere. Un discreto abominio.

Ma torniamo un attimo alla scena di prima:

The Nightrider, that is his name. Il Night Rider, questo è il nome dell'eroe della notte.

Inglese: The Nightrider, that is his name.
Italiano: Il Night Rider, questo è il nome dell’eroe della notte.

Il pazzo drogato al volante continua a canzonare i poliziotti via radio urlando:

Nightrider che canzona i poliziotti

(non udibile) Night Rider! L’eroe della notte, che passa alla velocità della paura! Statemi a sentire tutti… Sono io il Night Rider, l’eroe della notte. Sono una macchina suicida che ha fatto il pieno. Mi sentite bronzi? Mi sentite piedipiatti?

In originale I am the Nightrider, cruising at the speed of fright! (non udibile)… I am the Nightrider and I ain’t never coming back! I’m a fuel-injected suicide machine! Do you hear me, pigs? Do you hear me, Bronze?

Lo so che state per zompare al collo per quel “Night Rider” lasciato in inglese, ma rileggete bene la frase che avevo elencato prima, diceva “The Toecutter… he knows who I am“, ovvero “il Tagliapiedi” (da me ribattezzato). È chiaro che Nightrider e Toecutter sono soprannomi che si sono dati i membri di questa gang di teppisti come evidenziato anche da un telegiornale che (solo in originale, non riportato nel doppiaggio) diceva:

Montazano, who called himself the Nightrider, …“.
(traduzione: Montazano, che si faceva chiamare il Night Rider)

Per capirci, tradotto alla lettera Nightrider significherebbe “colui che guida (la moto) nella notte”, un “motociclista della notte”. È comprensibile il perché non sia stato tradotto così, sembra un nome molto scemo e anche una scelta bizzarra. In inglese “rider” è usato per definire chi va a cavallo (cavaliere), in bicicletta (ciclista) e in motocicletta (motociclista) e da non confondere con “raider” (incursore, raziatore, predone), quindi in inglese quel “Night Rider” suona proprio come un “cavaliere della notte”. Possiamo forse capire come siano arrivati a quel “eroe della notte” nei dialoghi italiani, che è un’ottima idea per adattare Nightrider in questo caso.

Il dialoghista (o forse il direttore di doppiaggio stesso, poi rivelatoci essere nientemeno che Emilio Cigoli) evidentemente scelse di lasciare questi soprannomi in lingua originale, una scelta lecita ma un po’ buffa quando poi nello stesso film mi traducono “Anarchie Road” come “via dell’Anarchia”; posso solo dire che almeno sui soprannomi sono stati coerenti… o quasi, come vedrete dopo. Se solo fossero almeno pronunciati bene!

Un altro soprannome pronunciato a caso infatti è “Mudguts” (pronuncia originale “madgats”) il quale viene pronunciato (leggete le vocali all’italiana): Mudgut. “Mudguts” secondo il blog Becoming Aussie è un sinonimo di diarrea nello slang australiano, così era soprannominato il membro più mingherlino della gang di motociclisti. Pur non conoscendo lo slang australiano, la parola è comprensibile ai parlanti inglese in quanto composta da “mud” (fango) e guts (intestino/budella). Un altro membro della gang, Cundalini, diventa poi Cundilini e persino il cognome di Max, Rockatansky, lo sentiamo pronunciato Rockatesky dal capo della polizia… ma che gli avranno fatto di male quei nomi? Ma non è finita qui. Si continua con Bubba Zanetti, chiamato Bubba Zanovich in italiano, e “Johnny the Boy” che diventa “Johnny il ragazzo“. Ma come, avete lasciato tutti gli altri soprannomi in inglese ma “the boy” era da tradurre? Posso anche accettarlo, ma attenetevi alle vostre stesse regole!

Il dialetto australiano… che comunque non capirete mai

Un vantaggio della traccia italiana è che quasi tutti i dialoghi, specialmente quelli via radio, sono ben udibili. Cosa che non avviene sulla traccia australiana originale in cui spesso i rumori dei motori, della natura o la musica (insomma qualsiasi cosa) disturbano lo spettatore non permettendogli di udire bene, o affatto, molti dei dialoghi. Di questo se n’erano lamentati anche gli americani quando nel 2002 scoprirono che la traccia originale, pur essendo migliore dal punto di vista recitativo, aveva questo difettuccio (chiamatelo da niente!).

Ma anche mettendo i sottotitoli potreste avere dei problemi di comprensione davanti a frasi come questa…

Due poliziotti all'inseguimento in Interceptor Mad Max

Understand this. That scag and his floozy, they’re gonna die!

Ovvero: “sia chiaro: quel drogato e la sua puttana moriranno!” ma reso in maniera più divertente in italiano da:

Sia chiara una cosa. Quell’aborto e quella mignotta devono morire!

Capite dunque che non sempre basta “conoscere l’inglese” per potersi guardare film “in lingua originale”. Se non avete vissuto in Australia troverete difficili i dialoghi originali di Mad Max in ogni caso.

In Australia non si bestemmia

Come al solito poi, le frasi un po’ ambigue risultano essere sempre il parto di dialoghisti nostrani che si allontanano dal testo originale, rendendo dubbie certe reazioni o certi scambi di battute. In questo caso un poliziotto urla al collega di fargli posto alla guida:

Una scena con i due poliziotti, uno dice all'altro: tu spadroneggi sempre

– E allora togliti dalle palle!
– Tu spadroneggi sempre. Io non voglio avere a che fare con te.

Perché dovrebbe rispondere “non voglio avere a che fare con te”? La frase non ha molto senso nel contesto e suona fuori posto. In originale infatti recitava altro:

– For Christ’s sake, shove over!
– You’re blaspheming again. I don’t have to work with a blasphemer.

Ovvero: “Cristo Santo, spostati!” / “Stai bestemmiando di nuovo. Non voglio lavorare con un bestemmiatore“. Da bestemmiatore passa a prepotente e ci può anche stare ma il botta e risposta suona innaturale. Difficile comprendere le motivazioni di questa piccola alterazione.

Errori umani

In tantissimi film doppiati possiamo trovare alterazioni che non sono dovute a scelte del direttore o del dialoghista, bensì a semplici errori nel processo di traduzione/adattamento/doppiaggio, e qui a Doppiaggi italioti, sappiamo che errare è umano, quindi perdoniamo le seguenti pecche:

1) L’uomo del ministero degli interni in giacca, cravatta e soprabito da samurai parla di Max con il capitano di polizia:

l'uomo del ministero (vestito da samurai)

Originale: Your top pursuit man wants to quit the road and we have to seduce him with candy? People don’t believe in heroes anymore.

Doppiato: Tu sei il più bravo di tutti ma vuoi andartene e me tocca sedurre quel moccioso con roba del genere. La gente agli eroi non ci crede più ormai.

L’errore è probabilmente a monte, una svista. L’uomo del ministero avrebbe dovuto dire (riferendosi a Max e non al capo della polizia): “È il più bravo di tutti ma vuole andarsene e a noi tocca sedurlo con roba del genere?

2) Un altro errore è:

borgata gerusalemme

Originale: We have incident at Wee Jerusalem.
Doppiato: Segnalazione di rissa a via Gerusalemme.

Purtroppo qui non si parla di una “via” bensì di un minuscolo centro urbano chiamato “Piccola Gerusalemme” che, essendo un nome di città, poteva anche rimanere “Wee Jerusalem” (“wee” è sinonimo di “little”, piccolo) e ancora una volta nomi geografici sono stati tradotti. Ad aggiungere stranezze arriva una frase successiva dove la stessa voce alla radio parla di “borgata Gerusalemme”. La traduzione con il termine borgata può essere fraintesa oggi pensando alle borgate dei grandi centri urbani, ma è assolutamente giusta! Il suo primo significato sul dizionario Treccani è infatti il seguente:

borgata s. f. [der. di borgo]. – 1. Centro abitato di piccole dimensioni (di norma allungato ai lati d’una strada o riunito a un incontro di strade), connesso con zone a base economica essenzialmente rurale, di cui costituisce il centro di raccolta più o meno elementare.

“Borgata” definisce alla perfezione quell’agglomerato urbano comune nell’Australia rurale, quindi è chiaro che stato capito il senso della battuta originale. Ma perché allora prima si parlava di “via” Gerusalemme? Borgata Gerusalemme era su via Gerusalemme? Possibile. Rimane però la domanda già posta in precedenza: perché tradurre Jerusalem visto che è il nome di una cittadina? Perché tradurre i nomi geografici ma non i soprannomi?

Fa niente, capita a tutti di fare errori. Io vi perdono

scena da Schindler's list in cui Ralph Finnes fa il gesto del perdono

Altre considerazioni sull’adattamento italiano

Mel Gibson in Interceptor si mangia cotognata e miele

Cotognata e miele” era davvero nella versione doppiata, al posto di “peanut butter and honey” (ovvero burro d’arachidi e miele). Adesso mi è venuta voglia di cotognata.

In generale il film denota un livello di adattamento italiano di alta qualità tipico dell’epoca, dove anche gli attori-doppiatori secondari sono bravi attori, dove le voci sono ben associate ai volti (Carlo Marini è azzeccatissimo sul Mel Gibson degli esordi) e dove i testi non sono pedissequamente tradotti! Al contrario, venivano reinterpretati dove necessario (ciò che poi si chiama “a-dat-ta-mén-to”).
Per farvi un esempio la battuta:

You’d better send a meat truck. Charlie’s been hurt bad

(ovvero: “è meglio che mandiate il furgone della carne”)

diventa in italiano

mandate un’ambulanza subito, Charlie è stato ferito gravemente

dimostrando che gli adattattori, all’epoca, avevano inteso il significato della battuta e, invece di tradurre alla lettera quel “furgone della carne“, hanno giustamente usato la parola “ambulanza“. Non mi sorprenderebbe se oggi giorno una battuta simile possa essere tradotta come “camion della carne“, con il supervisor che ordina “lasciate tutto alla lettera! TUTTO!” e con i traduttori che pensano “boh, dice così, lasciamolo così“.

Curiosità: la battuta del furgone della carne origina dall’esperienza maturata dal regista nei suoi anni da studente di medicina, quando vedeva molte vittime di incidenti stradali arrivare senza molta speranza all’ospedale, diciamo che arrivavano perlopiù “a pezzi”.

Un’altra battuta ben resa è l’ironica “odio le armi”:

“I hate guns!”.
“Ahh! Aborro i fucili!”.

Qualsiasi adattamento che contiene la parola “aborro” è automaticamente buono. Tra l’altro, il linguaggio, a volte ricercato, usato dall’antagonista “Teocotter” nel doppiaggio italiano è più che corretto sul personaggio. In lingua originale, infatti, l’attore che lo interpreta (Hugh Keays-Byrne) ne dà un’interpretazione molto teatrale portando nel film quella che era la sua esperienza maturata in anni di spettacoli teatrali per la Royal Shakespeare Company. Anche in lingua originale (inglese australiano) dunque il personaggio si esprime in modo teatrale e questo è reso bene da momenti come “aborro i fucili” che oggi diventerebbero automaticamente “io odio le armi”.

Considerazioni finali: meglio in italiano o in inglese?

Vale la pena dunque vederselo in lingua originale? Secondo me… no! OK, via dell’Anarchia è abbastanza scema come scelta ma lo slang australiano è piuttosto oscuro anche ai madrelingua di altre parti del globo, inoltre molti dei dialoghi si perdono, affogati dalla musica o dagli effetti sonori. Ad esempio, gran parte delle scene con il “Nightrider” sono quasi incomprensibili in lingua originale, sempre per via dei dialoghi affogati da musica e suoni; al contrario i dialoghi italiani sono sempre chiari e piuttosto memorabili.

Quindi, a meno che non stiate preparando una tesi sulla cinematografia australiana, non vedo perché complicarsi la vita ascoltandosi un film che solo sulla carta è in inglese, ma di cui non capirete molto. Se poi, per motivi tutti vostri, sapete già che in australiano “barbie” non è una bambola della Mattel, bensì il “barbecue”, e se sapete anche cosa significhino “scags” e “floozies”, allora questo film in lingua originale potrebbe fare per voi. E dunque non venitemi a dire “ma Evit, non hai ancora imparato che in originale è sempre meglio!?“.

Figlio di Mad Max che gioca con la pistola
Infine, come accennavo prima, la scelta dei doppiatori è stata, come è da aspettarsi, adeguata all’aspetto dei personaggi. In particolare Toecutter, in “australiano”, non ha una voce particolarmente minacciosa, nonostante l’aspetto da violento selvaggio e il corpo da vespasiano. Anzi, in originale suona più come una checca isterica (e forse la cosa è voluta). L’unica cosa che forse rimane un peccato è che non siano stati tradotti i soprannomi dei motociclisti nomadi, fosse stato per me avrei tradotto quelli in italiano, mentre avrei lasciato in inglese le varie “roads” e i nomi delle città.

Ecco una pratica tabella di tutti i nomi alterati (e di cosa avrei proposto io in alternativa):

Nome o soprannome in inglese

Nome pronunciato in italiano Adattamento dei soprannomi
(proposto)
Max Rockatansky Max Rockatesky
“Toecutter” “Teocotter” “Tagliapiedi”
“Nightrider” “Nightrider” / “Eroe della notte” “Eroe della notte”
Bubba Zanetti Bubba Zanovich
Johnny “the Boy” Johnny “il ragazzo”
“Mudguts” “Mudgut”
(vocali lette all’italiana)
Un sinonimo colloquale qualsiasi di “diarrea”
Cundalini Cundilini

 

Reazione di Toecutter ai nomi alterati

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

12 Comments

  • Matt

    7 Maggio 2015 at 13:31

    COME ???? Qui c’è scritto “Mel Colm-Cille Gerard Gibson OA (Peekskill, 3 gennaio 1956) è un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.” fonte Wikipedia

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    • Evit

      17 Maggio 2015 at 14:35

      È vero, la famiglia si era trasferita dagli Stati Uniti all’Australia quando lui era giovane. Poco cambia, nei suoi primi film ha un marcato accento australiano proprio perché alla fine ha vissuto lì gran parte della sua giovinezza, vita prima di diventare un attore noto anche negli Stati Uniti.

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  • Gabriele

    13 Maggio 2015 at 04:28

    Secondo me tu però hai scritto questo articolo su un film del 1979 con la mentalità di 30 anni dopo. Premesso che, PER ME, ma ormai la mia è un’opinione minoritaria (qualcuno dirà per fortuna), bisognerebbe tornare a doppiare come si faceva nella vecchia scuola di Emilio Cigoli, Renato Turi, Massimo Turci, Glauco Onorato ecc. sia nell’impostazione che negli adattamenti che lasciavano quasi nulla “in lingua”, anche perché c’è sempre una traduzione disponibile, basta solo impegnarsi minimamente a cercarla e che sia valida ed orecchiabile. Poi dipende da orecchio ad orecchio, io francamente preferisco Via dell’Anarchia ad Anarchy Road almeno quanto preferisco che nei film a New York mi parlino di quinta Strada e non di quinta avenue, o perché no, five avenue già che ci siamo. Ecco, fatta questa lunga premessa, ritengo a posteriori non si possano criticare le scelte artistiche fatte in un’epoca diversa, altrimenti potremmo metterci a giudicare tutto il passato con il metro presente, e non è mai una buona idea.

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    • Evit

      13 Maggio 2015 at 06:26

      Il passato non è certo esente da critiche solo perché passato, se leggi la recensione di Interceptor 2 noterai invece molti elogi, ed era sempre diretto da Cigoli, quindi come nella tradizione di questo blog, i casi vanno visti singolarmente, ma non con gli occhi della nostalgia sennò si rischia di ricadere nei discorso del tipo il pane era più buono una volta.
      Non credo che quinta strada sia sullo stesso piano di Anarchy Road, ma, a parte questo, cosa hai trovato nell’articolo che reputi una critica che non avrei potuto fare 30 anni fa? Non so da quanto mi segui ma sono ben noto anche per dare il giusto peso a certi dettagli considerando anche il periodo in cui furono tradotti e adattati. Se mi lamento di Anarchy road è perché poi nello stesso film trovo altri vocaboli e nomi non tradotti, e questa è per me una mancanza di coerenza nell’adattamento, e lo sarebbe oggi come 30 anni fa.
      PS una parentesi sulla “5a strada” a New York (che ribadisco non trovo affatto strana rispetto ad Anarchy Road tradotta): a New York ci sono sia “avenues” che “streets”, le prime verticali e le seconde orizzontali sul reticolo stradale, quindi con il termine “quinta strada” cosa si dovrebbe intendere? Perché esistono sia una 5th Avenue che una 5th Street e le due non sono sinonimi.

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    • Leo

      17 Maggio 2015 at 01:00

      Se posso agganciarmi a questo che hai scritto, Gabriele:
      “Ecco, fatta questa lunga premessa, ritengo a posteriori non si possano criticare le scelte artistiche fatte in un’epoca diversa, altrimenti potremmo metterci a giudicare tutto il passato con il metro presente, e non è mai una buona idea.”
      Secondo me è possibile (oltre che giusto) criticare delle scelte artistiche fatte in un’altra epoca, perché i metri di paragone ci sono, sono le proprie conoscenze, e le altre opere. Con questo voglio dire che, parlando di film per esempio, hai un ampio pentolone dal quale attingere, e con le dovute conoscenze linguistiche è possibile saggiare e saggiare, ed arrivare a capire come è fatto un buon adattamento, e come è fatto un adattamento meno buono.
      Per esempio, puoi usare come metro i testi di Roberto De Leonardis, da molti considerati la crema dell’arte dell’adattamento. In questi, degna di nota è la naturalezza con la quale i dialoghi fluiscono, e anche quando si ricorre a “invenzioni” si tratta spesso e volentieri di felici scelte poetiche che riescono a portare il significato della parola originale, del senso del discorso.
      Quando invece, come nel caso di “Interceptor”, abbiamo per esempio dei personaggi che hanno un soprannome, questo esiste per un motivo, che per quanto superfluo possa sembrare, c’è: un soprannome aggiunge gusto a un personaggio, aggiunge dimensione. Attenzione, parlo senza aver visto il film, quindi se sbaglio mi “corrigerete”. Se il personaggio di “Mudguts” è un tipo magro, evidentemente il soprannome vuole evidenziare la spiritosaggine di chi gli sta accanto che lo apostrofa per quello che non è, un ciccione. “Toecutter” evidentemente è un tale selvaggio che è stato visto in precedenza torturare qualcuno mutilandogli le dita dei piedi. Questa a me, senza aver visto il film, sembra una informazione importante che ha una grande immediatezza, nel presentarti immediatamente il personaggio. È chiaro che poi i dialoghi parleranno ulteriormente del cattivo, ci diranno chi è e che cosa ha fatto e che cosa vuole, ma se me lo chiami già “il mutilatore” conservi lo spirito del film originale!
      Se tu mi fornisci, nei dialoghi, dei soprannomi tradotti, hai reso servizio al film perché questa dimensione, questa immediata identificazione per mezzo di un “nickname”, è stata mantenuta.
      E’ come ostinarsi a chiamare Eolo col nome originale di Sneezy, o magari chiamarlo rozzamente “Starnutolo”, quando con un nome appropriato come Eolo capisci facilmente al primo starnuto che tipo è. Sempre ammesso che a scuola insegnino ancora chi fosse Eolo, ne dubito.

      Rispondi
  • Gabriele

    16 Maggio 2015 at 20:49

    Dubito avresti fatto le stesse critiche per due motivi, il primo, esiziale, perché non c’eri, o se c’eri, suppongo, non eri ancora nell’età adatta, e comunque non ci sarebbe stata una piattaforma pubblica come internet, a solo riviste di settore dove pochi privilegiati potevano dire la propria con la speranza di essere letti; il secondo che anche escludendo tutto ciò era la ‘temperie’ culturale ad essere diversa. Non dico che anche allora non ci fossero sostenitori ad esempio dei soli sottotitoli, o perché no, anche senza questi ultimi nella visione dei film non italiani.
    Sostengo però senza tema di smentita che costoro fossero largamente minoritari e quasi del tutto privi di seguito. Oggi le cose sono diverse, e le situazioni si sono, apparentemente, ribaltate. Ma se dovessi fare una modestissima riflessione sociologica potrei dire che in molte cose è accaduto questo e forse è tipico e dico una cosa scontata che nelle società umane che di alcune tendenze ci siano solo i germi apparentemente innocui in un’epoca che divengono totalmente dominanti in un’altra.
    Non voglio qui sostenere il vecchio adagio del si stava meglio quando si stava peggio, semplicemente questa è la mia preferenza artistica, estetica anzi, e poco importa se ciò appare arretrato, nostalgico e privo di prospettiva perché mi richiamo ad un passato ormai definitivamente tramontato.

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    • Evit

      16 Maggio 2015 at 21:08

      In qualsiasi adattamento, vecchio e nuovo, si deve esigere una coerenza interna che in questo film specifico spesso manca… Non so da quanto tempo leggi il mio blog ma sono noto per criticare in maniera equa, anche considerando l’epoca in cui furono adattati e doppiati.
      Sull’articolo di Terminator, Carlo Marini stesso ammise che tutto ciò che avevo scritto era vero e ben argomentato sebbene gli dispiacque un po’ che gli avessi criticato il film da lui diretto nel doppiaggio, poi mi invitò ad analizzare altri suoi lavori riconoscendo una capacità critica basata su argomentazioni concrete (sebbene condita da ironia quando possibile a scopo di intrattenimento). Considerando inoltre che ho dimostrato tutto il mio apprezzamento per il secondo Interceptor per come è stato adattato “alla vecchia maniera” (senza però misti incoerenti tra alcuni nomi lasciati in inglese e pronunciati male insieme ad altri tradotti, come accadeva nel primo), ribadisco che forse scrivi questo senza conoscere me ed il mio blog veramente bene e forse manca a te un senso critico scevro da influssi nostalgici che possono solo essere deleteri in questo campo di interesse (la critica agli adattamenti di tutti i tempi).

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