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  • Interceptor (Mad Max, 1979) – Intercettatemi Mad Max

    buona la mela sana la pera
    Togliamoci subito di torno l’argomento titolo! Ne parlai brevemente (ma esaurientemente) agli esordi di questo blog, più di tre anni fa, nell’articolo TITOLI ITALIOTI: La serie di Mad Max (Interceptor), il titolo italiano prende il nome dall’automobile che guida Max. Oggi parliamo del film… vale la pena guardarselo in lingua originale? Come sono doppiaggio e adattamento italiano? Risponderò a questa e ed altre domande.

    L’inglese australiano e il ridoppiaggio americano

    La cosa più stramba di guardarsi Mad Max in lingua originale è certamente l’accento australiano che per molti (me incluso) è così inusuale da rendere la visione in lingua originale un’esperienza molto alienante. Direte voi: vabbè Evit ma noi siamo italiani, ovvio che ci sentiamo alienati, è normale. L’accento australiano era alienante persino per gli americani a quanto pare, dato che, nel 1980, la casa distributrice, la Warner ritenne indispensabile farlo RIDOPPIARE da attori americani (sì, avete letto correttamente, ridoppiare), alterando molto dello slang e dei termini locali come “Oi!” che diventava “Hey!“, perché “Oi!” non è abbastanza awanagana.

    I cittadini statunitensi non avrebbero mai visto la versione in lingua “originale” del film fino all’uscita dello stesso in DVD nel 2000, vent’anni dopo, Pensate un po’! Vi lascio solo immaginare il livello qualitativo del ridoppiaggio americano (noto solo per il suo “comedy value“, ovvero per il “fattore comico” non intenzionale), considerando che gli americani non doppiano mai niente e quando lo fanno, come con l’animazione giapponese, questi prodotti risultano così pessimamente recitati che qualsiasi statunitense amante degli anime vive secondo il motto: “solo lingua originale con sottotitoli in inglese, please“. Noi invece abbiamo ancora bravi attori di teatro e persino delle scuole di doppiaggio di tutto rispetto, pensa che stronzi (semi-cit.).

    Apocalisse domani… quando ci saranno più soldi

    Strade del futuro nel film Interceptor (Mad Max)

    Attenzione ragazzi, siamo nel futuro post-apocalittico! Lo dicono i cartelli.

    Il primo film della serie Mad Max soffre di un budget così risicato che dovrete lavorare di fantasia per comprendere che si tratta di un film post-apocalittico e non semplicemente di un’eccentrica versione australiana di Hazzard dove i poliziotti vestono in pelle nera e si divertono a correre dietro a dei teppisti sulle autostrade del deserto australiano, a bordo di vecchie automobili pompatissime. Pensate, il budget era così risicato che alcune comparse venivano pagate a suon di familiari di Peroni gelate, e molti degli oggetti di scena (come i cartelli pubblicitari e le insegne) venivano “rubati” all’alba, dall’esterno di veri negozi, e rimessi al loro posto prima dell’apertura, ad insaputa degli esercenti locali.

    Locandina italiana di Interceptor - Mad MaxIl film è figlio della crisi petrolifera del 1973 e solo nel seguente Interceptor – Il guerriero della strada si parlerà di un conflitto nucleare che, ci narra Mario Milita (nonno Simpson), è avvenuto cronologicamente tra il primo e il secondo film. Fosse stato per il regista, egli avrebbe inserito la storia del conflitto nucleare anche nel primo film, ma non c’erano i soldi per ricreare i costumi e le ambientazioni tipiche del filone post-apocalittico. La tematica della scarsità di carburante è tuttavia preservata dal primo all’ultimo capitolo della serie e nel terzo film si accenna persino ad energie alternative come unica via di salvezza per l’umanità. Vi ho già detto che adoro la serie di Mad Max?

    Vista la grande attenzione del film verso le automobili, chi lo ha distribuito in Italia deve aver pensato che il protagonista fosse non tanto Mel Gibson, all’epoca sconosciuto persino in America (figuriamoci in Italia), bensì la sua automobile da inseguimento, la “Interceptor“. Una scelta poco lungimirante vista la piega che avrebbe preso la trama nei successivi film: nel secondo la sfasciano nella prima mezz’ora, nel terzo film è solo un rottame trainato da cavalli… quindi praticamente l’auto del titolo italiano scompare dalle scene relativamente presto, questo diventerà un problema soltanto nel secondo film. Per l’Italia del 1980 era un titolo stiloso perfetto.

    Interceptor è un film strano. Sulla carta è un film di vendetta (revenge movie), ma è fuori dai canoni dei filoni a cui fa capo. Non è sufficientemente “fantascientifico” da essere palesemente un film post-apocalittico, eppure lo è, le indicazioni in merito sono velate, mooolto velate. Non ha neanche la struttura tipica dei film di vendetta americani, difatti l’antagonista non è neppure l’ultimo ad essere ucciso. Inoltre, il mondo rappresentato è così lontano dalla nostra cultura di base che risulta difficile distinguere quanto sia finzione fantascientifica e quanto invece possa ricadere nella normalità della vita delle piccole comunità rurali australiane. Per quanto ne so io dell’Australia (e per quanto ne sapevamo tutti noi nel 1979), poteva anche darsi che nell’arida campagna australiana vi fossero realmente delle prepotenti bande di motociclisti a fare il bello e il cattivo tempo! [Direte voi “eh, esagerato!” eppure tra le curiosità del film possiamo leggere che una vera banda di motociclisti, i Vigilantes, erano stati assunti per il film. Un po’ come furono assunte delle vere gang di strada per il film “I guerrieri della notte“] Ma qui a Doppiaggi italioti parliamo di adattamento. Parliamo dunque di adattamento iniziando da…

    Le alterazioni degne di nota nell’adattamento italiano

    Il doppiaggi italiano di questo film, per quanto ben recitato, soffre di alcune scelte un po’ stravaganti nell’adattamento. Ecco alcune alterazioni degne di nota:

    L’auto da inseguimento supercarburata

    V8 supercarburata

    Il film inizia con un folle e la sua compagna, membri di una gang, che hanno rubato un’auto da inseguimento della polizia. In una comunicazione via radio sentiamo in lingua originale:

    What’s he driving?
    That’s what hurts. It’s one of our V8s. Pursuit Special on methane. Super hot!

    Questa frase diventa:

    Che macchina ha?
    Qui sta la fregatura. Una nostra V8 veloce, supercarburata per inseguimento di emergenza.

    Questa delle V8 supercarburate la sentirete spesso durante tutto il film, pur non derivando da nessuna parola in particolare del copione originale. L’hanno aggiunta solo perché fa figo. Potrebbe essere la traduzione molto libera di quel “super hot!“. Per quanto poco ne sappia io, supercarburato non vuol dire assolutamente niente nel campo dei motori. Però fa figo, lo ammetto.

    Via dell’Anarchia… all’incrocio con piazza Libertà

    Anarchie Road, Mad Max Interceptor. Tradotto come via dell'anarchia

    We’re about half a mile off Anarchie Road. You’ll see him any minute now. Siamo a un chilometro da Via dell’Anarchia. Dovreste avvistarlo tra poco.

    La mia reazione ovviamente…

    Reazione alla traduzione di via dell'anarchia in Interceptor Mad Max
    Curioso che abbiano tradotto “Anarchie Road” (pronunciato ovviamente come “Anarchy road”) direttamente come “via dell’Anarchia” ma non credo che si possa considerare un vero e proprio errore di traduzione! Sto scherzando… riprendete i monocoli che vi sono caduti. VIA DELL’ANARCHIA??? CANAGLIE!

    Seguendo la trama ci rendiamo conto che il governo australiano ha perso completamente il controllo dell’area in cui si svolge la storia (del resto dell’Australia e del mondo non ci è dato sapere) e solo un gruppo di poliziotti, spericolati e molto “al limite della legge”, cerca di arginare la dilagante piaga delle bande di motociclisti che in quelle zone spadroneggiano. Ha senso all’interno della trama che la strada sia stata ribattezzata “Anarchie Road” ma non ha molto senso sentirla tradotta in italiano, in quanto solitamente i nomi delle strade non si traducono (a meno che non si tratti di un fantasy). Fosse stato un “nomignolo” informale avrei capito e avallato questa scelta di adattamento, ma lo vediamo scritto persino su un cartello stradale!

    I nomi? Li cambiamo tutti!

    Scena di Interceptor dove Nightrider chiama Toecutter come Teocotter

    INGLESE: Do you see me, Toecutter?
    ITALIANO: Dove sei TEO-COTTER!?

    e qualche momento più tardi…

    Lo sa TEOCOTTER chi sono io? Io sono il Night Rider!
    (in originale: The Toecutter… he knows who I am. I am the Nightrider!)

    Sentire per credere. “Toecutter” è il soprannome del crudele capo banda di questi motociclisti nomadi, letteralmente significa “tagliatore di dita dei piedi” il quale, per estensione, potremmo ribattezzare “tagliapiedi”. In ogni caso è rimasto in inglese per scelta di chi ha adattato i dialoghi e va bene così, ma almeno pronunciatemelo bene! Chi è Teo-cotter? L’elicottero di Teo, il teocottero? Più tardi anche Mad Max dirà “tu e io dovremo fare un discorsetto su Teocotter“. È chiaro che ci dev’essere stato un tentativo di italianizzare un po’ quel nome per renderlo meno ostico alle nostre orecchie italiote (“tò-càrher” non il più immediato dei nomi da comprendere per l’orecchio italiano). Tanto valeva tradurlo con il mio “Tagliapiedi” e farla finita con queste vie di mezzo dove si tiene il soprannome originale (perché di soprannome si parla, quindi traducibile con un suo equivalente italiano) ma lo si pronuncia in maniera più chiara, alterandone parte delle lettere. Un discreto abominio.

    Ma torniamo un attimo alla scena di prima:

    The Nightrider, that is his name. Il Night Rider, questo è il nome dell'eroe della notte.

    Inglese: The Nightrider, that is his name.
    Italiano: Il Night Rider, questo è il nome dell’eroe della notte.

    Il pazzo drogato al volante continua a canzonare i poliziotti via radio urlando:

    Nightrider che canzona i poliziotti

    (non udibile) Night Rider! L’eroe della notte, che passa alla velocità della paura! Statemi a sentire tutti… Sono io il Night Rider, l’eroe della notte. Sono una macchina suicida che ha fatto il pieno. Mi sentite bronzi? Mi sentite piedipiatti?

    In originale I am the Nightrider, cruising at the speed of fright! (non udibile)… I am the Nightrider and I ain’t never coming back! I’m a fuel-injected suicide machine! Do you hear me, pigs? Do you hear me, Bronze?

    Lo so che state per zompare al collo per quel “Night Rider” lasciato in inglese, ma rileggete bene la frase che avevo elencato prima, diceva “The Toecutter… he knows who I am“, ovvero “il Tagliapiedi” (da me ribattezzato). È chiaro che Nightrider e Toecutter sono soprannomi che si sono dati i membri di questa gang di teppisti come evidenziato anche da un telegiornale che (solo in originale, non riportato nel doppiaggio) diceva:

    Montazano, who called himself the Nightrider, …“.
    (traduzione: Montazano, che si faceva chiamare il Night Rider)

    Per capirci, tradotto alla lettera Nightrider significherebbe “colui che guida (la moto) nella notte”, un “motociclista della notte”. È comprensibile il perché non sia stato tradotto così, sembra un nome molto scemo e anche una scelta bizzarra. In inglese “rider” è usato per definire chi va a cavallo (cavaliere), in bicicletta (ciclista) e in motocicletta (motociclista) e da non confondere con “raider” (incursore, raziatore, predone), quindi in inglese quel “Night Rider” suona proprio come un “cavaliere della notte”. Possiamo forse capire come siano arrivati a quel “eroe della notte” nei dialoghi italiani, che è un’ottima idea per adattare Nightrider in questo caso.

    Il dialoghista (o forse il direttore di doppiaggio stesso, poi rivelatoci essere nientemeno che Emilio Cigoli) evidentemente scelse di lasciare questi soprannomi in lingua originale, una scelta lecita ma un po’ buffa quando poi nello stesso film mi traducono “Anarchie Road” come “via dell’Anarchia”; posso solo dire che almeno sui soprannomi sono stati coerenti… o quasi, come vedrete dopo. Se solo fossero almeno pronunciati bene!

    Un altro soprannome pronunciato a caso infatti è “Mudguts” (pronuncia originale “madgats”) il quale viene pronunciato (leggete le vocali all’italiana): Mudgut. “Mudguts” secondo il blog Becoming Aussie è un sinonimo di diarrea nello slang australiano, così era soprannominato il membro più mingherlino della gang di motociclisti. Pur non conoscendo lo slang australiano, la parola è comprensibile ai parlanti inglese in quanto composta da “mud” (fango) e guts (intestino/budella). Un altro membro della gang, Cundalini, diventa poi Cundilini e persino il cognome di Max, Rockatansky, lo sentiamo pronunciato Rockatesky dal capo della polizia… ma che gli avranno fatto di male quei nomi? Ma non è finita qui. Si continua con Bubba Zanetti, chiamato Bubba Zanovich in italiano, e “Johnny the Boy” che diventa “Johnny il ragazzo“. Ma come, avete lasciato tutti gli altri soprannomi in inglese ma “the boy” era da tradurre? Posso anche accettarlo, ma attenetevi alle vostre stesse regole!

    Il dialetto australiano… che comunque non capirete mai

    Un vantaggio della traccia italiana è che quasi tutti i dialoghi, specialmente quelli via radio, sono ben udibili. Cosa che non avviene sulla traccia australiana originale in cui spesso i rumori dei motori, della natura o la musica (insomma qualsiasi cosa) disturbano lo spettatore non permettendogli di udire bene, o affatto, molti dei dialoghi. Di questo se n’erano lamentati anche gli americani quando nel 2002 scoprirono che la traccia originale, pur essendo migliore dal punto di vista recitativo, aveva questo difettuccio (chiamatelo da niente!).

    Ma anche mettendo i sottotitoli potreste avere dei problemi di comprensione davanti a frasi come questa…

    Due poliziotti all'inseguimento in Interceptor Mad Max

    Understand this. That scag and his floozy, they’re gonna die!

    Ovvero: “sia chiaro: quel drogato e la sua puttana moriranno!” ma reso in maniera più divertente in italiano da:

    Sia chiara una cosa. Quell’aborto e quella mignotta devono morire!

    Capite dunque che non sempre basta “conoscere l’inglese” per potersi guardare film “in lingua originale”. Se non avete vissuto in Australia troverete difficili i dialoghi originali di Mad Max in ogni caso.

    In Australia non si bestemmia

    Come al solito poi, le frasi un po’ ambigue risultano essere sempre il parto di dialoghisti nostrani che si allontanano dal testo originale, rendendo dubbie certe reazioni o certi scambi di battute. In questo caso un poliziotto urla al collega di fargli posto alla guida:

    Una scena con i due poliziotti, uno dice all'altro: tu spadroneggi sempre

    – E allora togliti dalle palle!
    – Tu spadroneggi sempre. Io non voglio avere a che fare con te.

    Perché dovrebbe rispondere “non voglio avere a che fare con te”? La frase non ha molto senso nel contesto e suona fuori posto. In originale infatti recitava altro:

    – For Christ’s sake, shove over!
    – You’re blaspheming again. I don’t have to work with a blasphemer.

    Ovvero: “Cristo Santo, spostati!” / “Stai bestemmiando di nuovo. Non voglio lavorare con un bestemmiatore“. Da bestemmiatore passa a prepotente e ci può anche stare ma il botta e risposta suona innaturale. Difficile comprendere le motivazioni di questa piccola alterazione.

    Errori umani

    In tantissimi film doppiati possiamo trovare alterazioni che non sono dovute a scelte del direttore o del dialoghista, bensì a semplici errori nel processo di traduzione/adattamento/doppiaggio, e qui a Doppiaggi italioti, sappiamo che errare è umano, quindi perdoniamo le seguenti pecche:

    1) L’uomo del ministero degli interni in giacca, cravatta e soprabito da samurai parla di Max con il capitano di polizia:

    l'uomo del ministero (vestito da samurai)

    Originale: Your top pursuit man wants to quit the road and we have to seduce him with candy? People don’t believe in heroes anymore.

    Doppiato: Tu sei il più bravo di tutti ma vuoi andartene e me tocca sedurre quel moccioso con roba del genere. La gente agli eroi non ci crede più ormai.

    L’errore è probabilmente a monte, una svista. L’uomo del ministero avrebbe dovuto dire (riferendosi a Max e non al capo della polizia): “È il più bravo di tutti ma vuole andarsene e a noi tocca sedurlo con roba del genere?

    2) Un altro errore è:

    borgata gerusalemme

    Originale: We have incident at Wee Jerusalem.
    Doppiato: Segnalazione di rissa a via Gerusalemme.

    Purtroppo qui non si parla di una “via” bensì di un minuscolo centro urbano chiamato “Piccola Gerusalemme” che, essendo un nome di città, poteva anche rimanere “Wee Jerusalem” (“wee” è sinonimo di “little”, piccolo) e ancora una volta nomi geografici sono stati tradotti. Ad aggiungere stranezze arriva una frase successiva dove la stessa voce alla radio parla di “borgata Gerusalemme”. La traduzione con il termine borgata può essere fraintesa oggi pensando alle borgate dei grandi centri urbani, ma è assolutamente giusta! Il suo primo significato sul dizionario Treccani è infatti il seguente:

    borgata s. f. [der. di borgo]. – 1. Centro abitato di piccole dimensioni (di norma allungato ai lati d’una strada o riunito a un incontro di strade), connesso con zone a base economica essenzialmente rurale, di cui costituisce il centro di raccolta più o meno elementare.

    “Borgata” definisce alla perfezione quell’agglomerato urbano comune nell’Australia rurale, quindi è chiaro che stato capito il senso della battuta originale. Ma perché allora prima si parlava di “via” Gerusalemme? Borgata Gerusalemme era su via Gerusalemme? Possibile. Rimane però la domanda già posta in precedenza: perché tradurre Jerusalem visto che è il nome di una cittadina? Perché tradurre i nomi geografici ma non i soprannomi?

    Fa niente, capita a tutti di fare errori. Io vi perdono

    scena da Schindler's list in cui Ralph Finnes fa il gesto del perdono

    Altre considerazioni sull’adattamento italiano

    Mel Gibson in Interceptor si mangia cotognata e miele

    Cotognata e miele” era davvero nella versione doppiata, al posto di “peanut butter and honey” (ovvero burro d’arachidi e miele). Adesso mi è venuta voglia di cotognata.

    In generale il film denota un livello di adattamento italiano di alta qualità tipico dell’epoca, dove anche gli attori-doppiatori secondari sono bravi attori, dove le voci sono ben associate ai volti (Carlo Marini è azzeccatissimo sul Mel Gibson degli esordi) e dove i testi non sono pedissequamente tradotti! Al contrario, venivano reinterpretati dove necessario (ciò che poi si chiama “a-dat-ta-mén-to”).
    Per farvi un esempio la battuta:

    You’d better send a meat truck. Charlie’s been hurt bad

    (ovvero: “è meglio che mandiate il furgone della carne”)

    diventa in italiano

    mandate un’ambulanza subito, Charlie è stato ferito gravemente

    dimostrando che gli adattattori, all’epoca, avevano inteso il significato della battuta e, invece di tradurre alla lettera quel “furgone della carne“, hanno giustamente usato la parola “ambulanza“. Non mi sorprenderebbe se oggi giorno una battuta simile possa essere tradotta come “camion della carne“, con il supervisor che ordina “lasciate tutto alla lettera! TUTTO!” e con i traduttori che pensano “boh, dice così, lasciamolo così“.

    Curiosità: la battuta del furgone della carne origina dall’esperienza maturata dal regista nei suoi anni da studente di medicina, quando vedeva molte vittime di incidenti stradali arrivare senza molta speranza all’ospedale, diciamo che arrivavano perlopiù “a pezzi”.

    Un’altra battuta ben resa è l’ironica “odio le armi”:

    “I hate guns!”.
    “Ahh! Aborro i fucili!”.

    Qualsiasi adattamento che contiene la parola “aborro” è automaticamente buono. Tra l’altro, il linguaggio, a volte ricercato, usato dall’antagonista “Teocotter” nel doppiaggio italiano è più che corretto sul personaggio. In lingua originale, infatti, l’attore che lo interpreta (Hugh Keays-Byrne) ne dà un’interpretazione molto teatrale portando nel film quella che era la sua esperienza maturata in anni di spettacoli teatrali per la Royal Shakespeare Company. Anche in lingua originale (inglese australiano) dunque il personaggio si esprime in modo teatrale e questo è reso bene da momenti come “aborro i fucili” che oggi diventerebbero automaticamente “io odio le armi”.

    Considerazioni finali: meglio in italiano o in inglese?

    Vale la pena dunque vederselo in lingua originale? Secondo me… no! OK, via dell’Anarchia è abbastanza scema come scelta ma lo slang australiano è piuttosto oscuro anche ai madrelingua di altre parti del globo, inoltre molti dei dialoghi si perdono, affogati dalla musica o dagli effetti sonori. Ad esempio, gran parte delle scene con il “Nightrider” sono quasi incomprensibili in lingua originale, sempre per via dei dialoghi affogati da musica e suoni; al contrario i dialoghi italiani sono sempre chiari e piuttosto memorabili.

    Quindi, a meno che non stiate preparando una tesi sulla cinematografia australiana, non vedo perché complicarsi la vita ascoltandosi un film che solo sulla carta è in inglese, ma di cui non capirete molto. Se poi, per motivi tutti vostri, sapete già che in australiano “barbie” non è una bambola della Mattel, bensì il “barbecue”, e se sapete anche cosa significhino “scags” e “floozies”, allora questo film in lingua originale potrebbe fare per voi. E dunque non venitemi a dire “ma Evit, non hai ancora imparato che in originale è sempre meglio!?“.

    Figlio di Mad Max che gioca con la pistola
    Infine, come accennavo prima, la scelta dei doppiatori è stata, come è da aspettarsi, adeguata all’aspetto dei personaggi. In particolare Toecutter, in “australiano”, non ha una voce particolarmente minacciosa, nonostante l’aspetto da violento selvaggio e il corpo da vespasiano. Anzi, in originale suona più come una checca isterica (e forse la cosa è voluta). L’unica cosa che forse rimane un peccato è che non siano stati tradotti i soprannomi dei motociclisti nomadi, fosse stato per me avrei tradotto quelli in italiano, mentre avrei lasciato in inglese le varie “roads” e i nomi delle città.

    Ecco una pratica tabella di tutti i nomi alterati (e di cosa avrei proposto io in alternativa):

    Nome o soprannome in inglese

    Nome pronunciato in italianoAdattamento dei soprannomi
    (proposto)
    Max RockatanskyMax Rockatesky
    “Toecutter”“Teocotter”“Tagliapiedi”
    “Nightrider”“Nightrider” / “Eroe della notte”“Eroe della notte”
    Bubba ZanettiBubba Zanovich
    Johnny “the Boy”Johnny “il ragazzo”
    “Mudguts”“Mudgut”
    (vocali lette all’italiana)
    Un sinonimo colloquale qualsiasi di “diarrea”
    CundaliniCundilini

     

    Reazione di Toecutter ai nomi alterati

  • Captain America 2: rompiamoci i coglioni insieme!

    L'arresto di Captain America
    INTRODUZIONE
    Qui a Doppiaggi Italioti il film Captain America 2 sta diventando un po’ l’emblema dei brutti doppiaggi degli ultimi anni, in parte per la stronzaggine di lasciare quel “Captain” non tradotto (causa tra l’altro di molti sputi in faccia al momento della pronuncia) e in parte per l’eccesso di termini che sono stati sciaguratamente lasciati in lingua originale. A molti, questo TERZO articolo potrà sembrare un vile accanimento su di un film che dopotutto è destinato ad essere dimenticato tra meno di un mese e forse lo è un accanimento… anzi nessun forse, è un accanimento a tutti gli effetti! Ne voglio punire uno per educarne tanti. Questo film rappresenta tutto ciò che non si dovrebbe fare con un adattamento italiano. Capito Disney Character Voices International Inc.? Capito Dubbing Brothers Inc.? Capito Marco Guadagno? A chi di voi dovrei rivolgermi?
    PREMESSA
    Nei film doppiati lo spettatore italiano non dovrebbe mai avere coscienza, neanche per un solo istante, di quale sia la lingua parlata dai personaggi. I concetti dovrebbero arrivare direttamente al cervello dando così l’illusione di sentire ciò che i personaggi di un altro paese dicono, pur non conoscendo la loro lingua. Questo non vale solo per l’Italia, se gli americani si guardano Schindler’s List sentiranno i personaggi che parlano inglese ma lo spettatore sa inconsciamente che i veri protagonisti avranno parlato polacco nella realtà. Nei doppiaggi fatti bene vi arrivano al cervello solamente i concetti, così come arrivano al pubblico parlante altre lingue in altre parti del mondo. Tutta questa fine illusione crolla quando si riempie il film di termini anglosassoni tanto inutili quanto fugaci, ci si perde a pensare “cos’è che ha appena detto?” oppure “e che significa questa parola?”. L’effetto è quello di una supercazzola alla Amici Miei: ti disorienta, fai finta di aver capito e vai avanti col tarapia tapioco.
    Mi spiego ancora meglio: pensate ad un qualsiasi film della vostra infanzia, prendo come esempio il target di quelli nati negli anni ’70-’80. Avrete quasi certamente visto La Storia Infinita e ricorderete il Fortunadrago. Quando il Fortunadrago si presenta come tale, non è che pensate “ah già, siamo in presenza di un film doppiato perché in tedesco il nome vero è Glücksdrachen“. Invece questo è esattamente ciò che accade in Captain America 2 (e molti altri film moderni) dove viene deciso di non tradurre alcuni termini, un esempio è quello della frase “Non mi avevi detto che era un Pararescue“. Questa frase è l’equivalente, nella Storia Fantastica, di sentire il Fortunadrago che dice “avere un Glücksdrachen con te è il solo modo di andare in missione, andrà tutto bene, non arrenderti e la fortuna verrà da te“.
    TUTTO CIO’ CHE TU FA È MALE
    Come abbiamo visto nei precedenti due articoli (Captain America 2: brrr… l’inverno dell’italiano e Captain America: non ci resta che piangere) questo film pecca nel suo adattamento italiano sotto ogni punto di vista, si salvano soltanto le interpretazioni dei doppiatori professionisti ma buone voci su un copione di merda finiscono soltanto per essere sprecate. Facciamo la spunta dei problemi prima di passare alle minuzie che non avevo trattato nei precedenti articoli:

    • Titolo lasciato in inglese
      Captain America
      c’è
    • Sottotitolo lasciato in inglese
      The Winter Soldier (che il 99% degli italiani pronunceranno così come lo vedono scritto)
      c’è
    • Rango militare lasciato in inglese
      “Captain” che sentiamo anche nei dialoghi italiani
      c’è
    • Parole lasciate in inglese nonostante ne esista una nota traduzione italiana
      Carrier al posto di portaerei
      c’è
    • Parole lasciate in inglese senza lo sforzo di trovare una traduzione italiana
      “Non mi avevi detto che era un pararescue
      c’è
    • Sigle anglosassoni non spiegate
      Come “bomba EMP”.
      c’è
    • Riferimenti alla cultura americana per noi sconosciuti
      il suggerimento scherzoso di iscriversi all’Ultimate Fighting.
      c’è
    • Incoerenza nella scelta tra termini inglesi e italiani
      A volte si parla di Capitano a volte di Captain.
      c’è

    TUTTI I PROBLEMI DI QUESTO ADATTAMENTO
    In questo ultimo articolo voglio proprio eviscerare l’adattamento di questo film una volta per tutte e dunque ecco a voi tutte le minuzie che non vi avevo detto sul doppiaggio italiano di Captain America: The Winter Soldier… e poi basta, non se ne parla più! Lo prometto. Per l’occasione mi prodigherò persino in suggerimenti per un adattamento migliore.
    I deboli di intelletto, i neo-snob italioti e gli impazienti si fermino qui e non leggano oltre. Per tutti gli altri… iniziamo:
    Tarapia tapioco, o scherziamo?
    ______________________
    Doppiaggio ufficiale:

    Captain America: In quale unità stai?
    Anthony Mackie: cinquattottesima pararescue.

    Le prima di tante supercazzole presenti nel film [la sua pronuncia è “pàra-rèschiu”]. Sparata poi in questo modo c’è da chiedersi se noi italiani dovremmo conoscere e capire questa parola? È certo che in molti non saprebbero neanche come scriverla. Già potete immaginarvi il pensiero di colui che adatta quando si viene a trovare davanti alla compagnia “Pararescue” dell’aviazione americana: “è il nome proprio di un corpo militare, va lasciato così“. Il problema è che, a differenza dei Marines, nessuno in Italia lo ha mai sentito nominare prima, ecco quindi che viene a crearsi inutile confusione dove l’orecchio italiano percepisce “pàra-” ma non lo intende come diminutivo di “paracadutisti” come farebbero gli americani, bensì come sinonimo di “pseudo-“. La parola “rescue” poi non è nota a nessuno a meno che non appia scritta, forse. Ecco dunque il mio suggerimento per un adattamento più comprensibile (in questo caso un suggerimento vale l’altro, basta che ci si faccia capire)
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: In quale unità stai?
    Anthony Mackie: cinquattottesima aerosoccorritore.

    Avete visto? C’è una traduzione persino di “pararescue”. Passiamo oltre…
    ______________________
    Doppiaggio ufficiale:

    Captain America: Che cosa fai?
    Scarlett Johansson: Un backup dell’hard drive. Sempre meglio avere delle copie.

    Vi ricordate che Captain America è stato scongelato di recente dagli anni ’40? Il capitano potrà sicuramente comprendere backup perché in inglese è un termine comune ma l’illusione svanisce quando lo sentiamo anche nei dialoghi doppiati in italiano. Per noi backup è un termine molto recente, copia o copia di salvataggio avrebbe risolto l’inghippo, invece no, meglio tenere sempre a mente che state guardando un film dove le voci sono state sostituite nella vostra lingua in uno studio di registrazione. Addio magia del cinema.
    Hard drive è anche peggio! Per anni questo componente è stato conosciuto come disco rigido, solo successivamente è divenuto noto nella sua abbreviazione anglosassone hard disk (da “hard disk drive” o HDD). Troppo inglese in troppe poche parole e rivolte alla persona sbagliata, ovvero uno che fino all’altro ieri combatteva contro i nazisti negli anni ’40 e gli spettatori che, in teoria, non dovrebero rendersi conto che il film è stato tradotto e doppiato (per i motivi spiegati nella premessa).
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: Che cosa fai?
    Scarlett Johansson: Una copia di tutti i dati. Sempre meglio andare sul sicuro.

    ______________________
    Doppiaggio ufficiale:

    Samuel L. Jackson: Questo è il progetto Insight. Tre helicarrier di nuova generazione sincronizzati con una rete di satelliti da rilevamento.

    Primo problema: dalle casse audio esce la parola insight e la mente italiana sente inside. Già qui sarebbe stato ideale tradurre/adattare il nome del progetto Insight dato che non si tratta di nessun progetto realmente esistente e quindi non ha necessità di rimanere in inglese.
    Il secondo problema sono gli helicarrier. Fino a “heli” ci arriviamo, del resto viene dal greco ἕλιξ [helix] che vuol dire spira, spirale, e lo troviamo in parole come “elicottero”. Carrier invece è la portaerei, termine fin troppo noto in italiano. Vi suona male “eliportaerei“? A me suona peggio “helicarrier“, guarda un po’! E vi garantisco che sentirete la parola “carrier” dozzine e dozzine di volte.
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Samuel L. Jackson: Questo è il progetto Insight. Tre eliportaerei di nuova generazione sincronizzate con una rete di satelliti da rilevamento.

    (ho lasciato il nome del progetto Insight come in orignale ma, come dicevo, sarebbe ideale un suo adattamento.)
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    Doppiaggio ufficiale:

    Samuel L. Jackson: e credo che tu non potrai non rispettare il programma, Capitano.

    Ah, quando volete voi lo chiamate Capitano, in altri momenti invece è Captain? CANAGLIE!
    Doppiaggio ufficiale:

    Un simbolo per la nazione, un eroe per il mondo. La storia di Captain America è fatta di onore, coraggio e sacrificio.

    Questo è uno degli altri momenti. La regola generale, se di regola si può parlare, è che quando viene nominato come “personaggio/simbolo” allora è “Captain America”. Se ci si riferisce soltanto all’effettivo rango di Steve Rogers allora può essere tranquillamente “capitano“. L’idea più stronza mai sentita da tanti anni a questa parte.
    Basta supercazzole
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    Doppiaggio ufficiale:

    Anthony Mackie: tu vorresti congedarti?
    Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    Anthony Mackie: Ultimate Fighting?

    E gli spettatori italiani dissero: “eh? cosa?”
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Anthony Mackie: tu vorresti congedarti?
    Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    Anthony Mackie: Wrestling?

    E gli spettatori italiani avrebbero almeno sorriso, i più avventurosi si sarebbero lanciati in adattamenti ancora più spinti tipo “lotta greco-romana” (sempre con in testa l’obiettivo di strappare una risata) ma Wrestling è già un buon compromesso. Invece ci becchiamo l’ennesima supercazzola, l’Ultimate Fighting. Il tempo che ci mettete per trovarla su Wikipedia e l’effetto della battuta è già svanito. Questo argomento è già stato sviluppato in un precedente articolo.
    ______________________
    Doppiaggio ufficiale:

    Voce computer: Sistema di propulsione offline.

    “…va bene, dai Evit, adesso esageri! “Off-line” fa parte anche dell’italiano”. Indubbiamente! È che a questo punto del film sono già così saturo di inglese inutile che anche offline mi infastidisce un po’. Fosse stato il solo termine anglosassone del film non avrei battuto ciglio. Invece adesso già pondero su alternative come “sistema di propulsione disattivo“. Quale significato profondo avrebbe stravolto un “disattivo” al posto di “offline”? Nessuno. Nessuno, cazzo!
    (Difatti nella versione ispanica era desactivados)
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: …siamo precipitati in un dirupo. Riuscì a salvarlo ma il soldato d’inverno era là.

    Ah quindi il Captain America del titolo rimane in inglese anche nei dialoghi mentre il Winter Soldier viene tradotto? Andiamo bene!
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: Il drive ha un reindirizzamento “livello 6”.

    Dedicato ai non-più-giovani: nel film ci si riferiva ad una banalissima “memory stick” o “penna USB”. Il termine italiano che traduce “drive” è “unità di memoria di massa”. Ovviamente, dato che “drive” è un termine importato dall’inglese e sempre più comune nella nostra lingua, direi che non è di uso improprio in questo caso, ma vista la esuberante abbondanza di termini in inglese durante l’intero film direi che si poteva optare per un approccio più nazionalistico. Quindi mi da fastidio anche drive perché si tratta dell’ennesimo caso di: “usiamo l’inglese che tanto anche in italiano si dice drive, c’è scritto su uichipidia, e poi è più cool“. Più in là nel film il Capitano Rogers dirà “cosa c’è sul drive?“. Forse sul drive c’è il dizionario inglese-italiano/italiano-inglese che avevate lasciato a casa!

    Scarlett Johansson: Lancio un programma tracer. L’ha sviluppato lo SHIELD per rintracciare dei software infetti ostili. Perciò se non riusciamo a leggere il file forse possiamo scoprire da dove è venuto.

    A tracer la vena sulla mia fronte potrebbe scoppiare quindi lo ignoro (la prima volta al cinema manco l’avevo sentita questa parola, l’ennesima supercazzola). Passiamo invece a software e file. Lo so, lo so, lo so! Sono termini ben noti anche in italiano ma l’abuso di inglese nel resto della pellicola rende fastidioso persino questi! Inoltre mi sarei aspettato una qualche battuta di Captain America (questo dalla sceneggiatura originale, non certo dai doppiatori) dove si evidenziava come egli non capisse niente di tutto questo gergo moderno, un po’ come John McLane in Die Hard 2 si trovava in difficoltà persino dinnanzi ad un Fax (data: 1990). Invece niente, possibilità comiche sprecate perché altrimenti i bimbiminkia di tutto il mondo non potrebbero identificarsi con il protagonista. Ma questo esula dal tema dell’adattamento italiano, ritorniamo a noi.
    Basta inglesismi inutili!
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson davanti ad un vecchio monitor di computer: vogliamo giocare? …Lo dicevano in un film molto popolare.
    Captain America: Lo so, l’ho visto.

    I traduttori evidentemente non lo hanno rivisto. L’allusione era a Wargames – Giochi di guerra (1983) e la battuta non era “vogliamo giocare?” bensì “vogliamo fare una partita?“. Ho controllato il labiale e ci poteva anche stare. Sospetto semplicemente che non abbiano capito quale film venisse citato in quella scena, ma la citazione di Pulp Fiction non l’hanno mancata, quella no.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: non mi avevi detto che era un pararescue.

    Per i motivi detti sopra e in un predecente articolo il mio doppiaggio/adattamento suggerito è:

    Scarlett Johansson: non mi avevi detto che era un aerosoccorritore.

    (mi piace anche aviosoccorritore, fate vobis)
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    Doppiaggio ufficiale:

    Captain America: Useremo lui per bypassare le scansioni DNA e accederemo agli helicarrier.

    Che fine hanno fatto termini come “eludere” ed “aggirare”? Specialmente quando non si parla né di un circuito elettrico (in quel caso parleremmo di una “derivazione” al posto di “bypass”) né di una sostituzione di un tratto di vaso sanguigno (bypass è noto soltanto in ambito medico praticamente). Inoltre quello “scansioni DNA” mi sembra troppo una traduzione diretta di “DNA scans”.
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: Useremo lui per eludere le scansioni DNA e accederemo alle eliportaerei.

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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: ho visto l’operazione, il cuore non batteva più.
    UOMO MISTERIOSO: Tetrodotoxin B, rallenta il battito fino a uno al minuto.

    Sapete, traduttori, la tetrodotossina è molto nota in medicina e in particolare in fisiologia. Detta così mi ricorda il fantomatico “Trioxin gas” del Ritorno dei Morti Viventi… Ah no, aspettate, perché persino quello era tradotto in italiano (come Triossina)! E pensare che quella era una sostanza immaginaria. Quindi perché non tradurla? Perché il supervisor americano avrà detto ai traduttori/doppiatori “awanagana, questa me la lasci alla americà“.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Donna qualsiasi: quando gli helicarrier raggiungeranno quota 900 metri, si triangoleranno con i satelliti Insight e diventeranno dei carri armati volanti.
    Samuel L. Jackson: dobbiamo intercettare quei carrier e rimpiazzare i loro blade server di targeting con i nostri.
    Donna qualsiasi: uno o due non basteranno, dobbiamo collegare tutti e tre i carrier perché funzioni.
    Samuel L. Jackson: dobbiamo neutralizzare tutti quelli a bordo dei carrier, inserire questi blade server e forse, dico forse, riusciremo a salvare…

    wat?

    Visto cosa avete combinato a lasciare tutti questi termini in inglese? Carrier, blade server, targeting… tutte queste parole anglosassoni in un’unica frase, sparate a mitraglietta sul pubblico italiota TA-TA-TA-TA-TA!!! Ma vi siete bevuti il cervello?
    Come dissi nella prima recensione, questa parte del film fu così veloce e piena di supercazzole in inglese che persino sul momento fu difficile fare il punto di ciò che era stato detto solo pochi secondi prima.
    Inoltre, da quando in quando targeting rimane all’inglese invece di essere tradotto in “puntamento”? Ma chi è che il responsabile (anzi l’irresponsabile) di queste scelte? Non voglio credere che sia Marco Guadagno, non voglio proprio crederlo! Qui c’è lo zampino pesante, anzi la zampa d’orso bruno marsicano di qualche supervisor americano che impone delle scelte insensate in sala di doppiaggio. Ma dategli un calcio in culo quando vi chiedono di recitare una frase dove su 5 parole 3 sono in inglese!
    [La frase originale era: we need to breach those carriers and replace their targeting blades with our own.]
    Eccovi dunque il mio doppiaggio/adattamento suggerito:

    Samuel L. Jackson: dobbiamo penetrare in quelle portaerei e rimpiazzare le loro unità di puntamento con le nostre.

    Ditemi se questa frase non vi sembra di più umana comprensione, pur senza detrarre niente dal significato originale della frase.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Uomo: molto presto un’arma radiologica distruggerà Mosca o una bomba EMP friggerà Chicago [EMP letto all’inglese, ovvero I-EM-PI]

    Dovremmo sapere cosa sia una bomba i-em-pi? Ve lo spiego io ma non dovrei perché questo è compito degli adattatori… la bomba EMP sarebbe una “bomba elettromagnetica” o “a impulso elettromagnetico” (dall’inglese ElectroMagnetic Pulse o in breve E.M.P. appunto).
    Vediamo cosa dicevano in Matrix (1999) di questo genere di dispositivo…

    TANK: Tutto spento. I.E.M. armato. E pronto.
    NEO: I.E.M.?
    TRINITY: Impulsi elettromagnetici. Distruggono ogni circuito elettrico nell'onda d'urto. L'unica arma che abbiamo contro le macchine.

    Tutto chiaro Trinity, grazie. Erano tempi in cui ancora si adattavano i dialoghi dei film per un pubblico italiano.
    ______________________
    Doppiaggio ufficiale:

    Uomo: siamo a 900 metri. Prossimità link satellitare.

    Oh davvero? Link satellitare? Collegamento satellitare è un termine vetusto? Avrete capito che a questo punto tutto ciò che è stato lasciato in inglese mi fa innervosire. Sapete tra l’altro cosa dicevano in inglese al posto di “prossimità link satellitare”? Dicevano “Satellite coming on-line now“, quindi questa parola “link” non c’era neanche nel copione originale. Si sostituisce inglese con inglese adesso? È l’inglese per il gusto dell’inglese? Qui sta il problema principale del film, un uso assolutamente smodato della lingua inglese che si intromette in un copione tradotto nell’ottica che se una cosa la dici in inglese fa più tendenza. Questa ingiustificabile filosofia di adattamento dovrebbe essere assolutamente bandita.
    Mi sono dimenticato di citare il caso del taccuino dove appare Vasco Rossi, i mondiali di calcio e le finali di Formula 1… i curiosi troveranno tutti questi scabrosi dettagli nel mio precedente articolo. Per quanto mi riguarda ho terminato con Captain America e con il suo non-adattamento… se alcuni miei punti di vista vi sono sembrati esagerati è perché questo film è esasperante a sentirsi, con i loro blade server e i loro carrier, e i Captain che a volte sono capitani altre volte no, i winter soldier, i tracer… (respiro profondo). Consideratelo uno sfogo di parte e niente di più.
    Adesso attendiamo Avengers 2 che, sono sicuro, non ci deluderà… purtroppo.

  • TITOLI ITALIOTI: Noah cioè Noè

    Noah
    Che ci sia un piano ben strutturato per far passare i supereroi nei cinema italiani con il loro nome inglese (Spider-man, Captain America, The Avengers, etc…) sembra essere cosa ormai consolidata. L’effetto di questi titoli lasciati in inglese (e lasciati in inglese sono spesso anche i nomi che sentiamo nel doppiaggio, disgraziatamente) è estraniante per lo spettatore italiano che l’inglese non lo sa.
    I neo-snob italioti in parte apprezzano il sentirsi vomitati addosso una valanga di vocaboli, lasciati in inglese forse per questioni di marketing (o perché in inglese è più cool), in parte però disprezzano il doppiaggio in sé, vivendo così in un mondo tutto loro dove gli piacerebbe che i film fossero sempre in lingua originale ma sottotitolati, altrimenti non capirebbero niente. (Nota: non sapere l’inglese è lecito, dire di saperlo quando invece non lo si sa è da capre ignoranti)
    I pochi che l’inglese lo sanno anche troppo bene, soffrono per gli improvvisi cambi di registro dove all’interno di una frase compare, in modo del tutto arbitrario, una parola in inglese laddove non se l’aspettavano minimamente; questo provoca un tilt di pochi millisecondi, quanto basta per far fallire l’illusione del doppiaggio ed estraendoli completamente dall’esperienza cinematografica. [è chiaro di cosa parlo?]
    Il resto degli italiani subisce e basta, senza sapere bene perché. Perché al cinema esce un film che parla di Noè e si chiama Noah? La risposta, tanto semplice quanto insensata, è questa: perché in inglese il film si chiama “Noah”, testoni!
    La stupidità di lasciare i titoli dei film sempre e comunque in inglese è palese quando poi una giornalista del TG1 ci presenta questo film chiamandolo “Noà”, a dimostrazione che è inutile lasciare i titoli in inglese se poi la gente comune non sa neanche come pronunciarli. Per vostra curiosità personale Noah si legge “nòa” e non “noà”.
    Resta da vedere se anche nel film doppiato avranno l’ardire di chiamare il personaggio con il nome di NOAH! In tal caso ne sentirete riparlare in questo blog.
    PICCOLA CURIOSITA’
    Luca Ward non doppia Russell Crowe nel film (nonostante lo abbia doppiato nel trailer); a detta sua non c’entra né la Universal, né lui, né Russell Crowe, ma qualche intrigo di palazzo qui in Italia. C’è anche da dire che come voce del drago nel film Lo Hobbit: La desolazione di Smaug Luca Ward era riuscito solo a metà, l’altra metà era mal recitata, amatoriale quasi… quindi boh, godetevi Russell Crowe con la voce di Fabrizio Pucci per ora. Luca Ward si sta adagiando troppo sugli allori, del resto il Gladiatore era pur sempre 14 anni fa e L.A. Confidential ben 17 anni fa!
     

  • TITOLI ITALIOTI: La serie di "Bruce Lee"

    Sapevo che questa “meme” un giorno sarebbe tornata utile…


    La distribuzione internazionale dei film di arti marziali dall’oriente è rObA dA pAZzi! Difatti sono impazzito nello scrivere questo articolo e se trovate degli errori ve li tenete perché non lo voglio più rivedere questo argomento che tra l’altro mi fu richiesto anni e anni fa (scusa il ritardo ma era veramente un tema palloso). Pensate che mi sono anche avvalso di un foglio Excel per capirci qualcosa. Tra un po’ tiravo fuori una lavagna alla Ritorno al Futuro. Anche la mia testa, come quella di Jackie Chan nell’immagine quassù, è piena di esclamativi “FUCK!”.
    L’uscita nei paesi “occidentali” (non solo l’Italia) è sempre stata soggetta alla moda passeggera e alla fantasia dei distributori, ottenendo un effetto estraniante nello spettatore che, confuso dai titoli, può affidarsi unicamente alle raccomandazioni di amici esperti in materia o, in decenni più recenti, alle informazioni depositate su internet. All’epoca dovevi solo andare al cinema e nella maggior parte dei casi venir fregato da titoli truffaldini.
    Nella lista di Bruce Lee qui stilata per voi troverete l’anno di uscita a Hong Kong (con titolo “internazionale”) seguìto dal titolo italiano e l’anno di uscita in Italia. Al contrario delle mie solite lamentele sui titoli italioti qui non mi lamento tanto della mancata o errata traduzione dall’inglese perché non avrebbe  molto senso in questo caso, trattandosi di film orientali. Quindi godetevi semplicemente le perle di fantasia dei distributori nostrani e la tempistica delle uscite cinematografiche che hanno portato a paradossi del tipo “il primo film della serie esce come sequel“:
    1971 – Fists of Fury/ The Big BossIl Furore della Cina Colpisce Ancora (uscita italiana: giugno 1973)
    Il furore dalla Cina colpisce ancora
    Come potete immaginare leggendone il titolo, questo film è uscito in Italia solo dopo il successo internazionale e italiano del suo seguito, ovvero…
    1972 – Fist of Fury/The Chinese ConnectionDalla Cina con Furore (uscita italiana: maggio 1973)
    Dalla Cina con furore
    Capostipite di una serie inesistente dato che “Dalla Cina con Furore” e “Il Furore dalla Cina colpisce ancora” hanno in origine titoli diversi, trame diverse, personaggi diversi… insomma sono film non legati tra di loro. Questa è la pellicola che in Italia ha spalancato le porte ai film di Bruce Lee. Per vostra curiosità, il titolo americano The Chinese Connection deriva dal film Il Braccio Violento della Legge che in inglese si chiama The French Connection. Viene da pensare quali simili titoli avrebbero avuto il coraggio di sfornare in Italia negli anni ’70… forse qualcosa del tipo “il braccio violento di Chen“.
    1972 – Way of the DragonL’Urlo di Chen Terrorizza Anche l’Occidente (uscita italiana: dicembre 1973-gennaio 1974)
    L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente
    Questo titolo continua una serie (inesistente) basata su un certo personaggio  “Chen” che porta terrore ovunque urlando. Apparentemente, in Italia, tutti i personaggi di Bruce Lee erano chiamati “Chen”, come se adesso rinominassimo tutti i personaggi di Harrison Ford “Indiana Jones“. Avremmo dunque cose tipo La frusta di Indiana Jones terrorizza anche la galassia per Guerre Stellari.
    Per vostra informazione esiste anche un “L’urlo di Chen terrorizza tutti i continenti” dove, come ha scritto qualcuno sul forum Filmbrutti, non c’è nessun Chen, nessun urlo e nessun continente. E’ ambientato invece nel solito medioevo orientale (ovvero probabilmente il 1700) e vi lascio con la trama descritta dall’utente barbarians89 del suddetto forum:

    Trama….. . . . (????) Due fricchettoni (tra cui uno vestito di rosa che va in giro a combattere con solo una frusta!) cercano un bandito che era appena stato fatto evadere, per farsi dire dove aveva nascosto il suo tesoro.
    Ovviamente i duelli sono infarciti di acrobazie inutili… salti di 9 metri toccando per terra con la punta del piede… insomma tutto ciò che ci rende felici e che ci fa dire questo è un FILMBRUTTO!
    Consigliato per l’autopunizione..

    1973 – Fist of Unicorn/Bruce Lee and IIl Vendicatore dalle Mani d’Acciaio (uscita italiana imprecisata: 1973-1975)
    Il vendicatore dalla mani d'acciaio
    Il bello di questo film è che Bruce Lee appare in una sola scena, come comparsa ed era pure un errore. Lee in quel film era semplicemente il coreografo delle sequenze d’azione, un giorno per sbaglio è finito nell’inquadratura e così adesso ci ritroviamo Bruce Lee sulla copertina di molti DVD. Il film in realtà è dell’amico di infanzia di Bruce Lee, uno dal nome d’arte “Unicorn Chan“. Non avrebbe avuto senso associarlo alla serie “L’urlo di Chen…” visto che siamo qui a imbrogliare gli spettatori? La locandina italiana inganna sin dalla prima frase: “RITORNA BRUCE LEE”! Ritorna, sì, ma come maestro coreografo.
    1973 – Enter the DragonI 3 dell’Operazione Drago (uscita italiana: gennaio 1974)
    enter the dragon / i tre dell'operazione drago
    Se conoscete la trama del film saprete allora che il titolo italiano è un buon titolo e si adatta perfettamente al film. Difatti la trama ruota intorno a tre personaggi (uno di questi è Bruce Lee) che giocano a fare James Bond ed hanno il compito di infiltrarsi nell’isola-fortezza del “Dr. Male” di turno con la scusa di un torneo internazionale di arti marziali, in questo modo sono garantiti allo spettatore i tanto agognati sganascioni mentre vengono a fondersi il genere spionaggio alla 007 con il cinema di Hong Kong. Ha tutte le ragioni insomma per chiamarsi “Operazione Drago”, difatti all’epoca andava di moda intitolare i film del genere spionaggio con la parola “operazione”.
    Questi fin’ora elencati sono i film che realmente hanno avuto Bruce Lee come attore (se vogliamo ignorare quello in cui appare per un secondo, tra la folla), fino a questo punto ho evitato tutti quei titoli che invece sfruttano materiale di repertorio rubato ad altri film. Per evitare che anche la vostra testa si riempia di FUCK come quella di Jackie Chan vi ho fatto questo riassuntino (cliccate per ingrandire):
    film di bruce lee
    Film post-mortem
    Dopo la morte di Lee nel luglio del 1973 è iniziato lo sfruttamento del suo nome (e/o della sua immagine) per dozzine e dozzine di pellicole fino agli anni ’90, in taluni casi utilizzando anche materiale di repertorio. Era del resto un decennio in cui si poteva questo ed altro!
    Vi cito alcuni titoli:
    1976 – Exit the Dragon, Enter the TigerEsce il drago, entra la tigre (uscita italiana: 1979)
    Entra Pierino, esce Gastone. Brutto il titolo e brutto il film. Vi ricorda per caso “La tigre e il dragone” (2000), che in inglese era Crouching tiger, hidden dragon? A me no. Star del film: un certo Bruce Li.
    1978 – Game of DeathL’Ultimo Combattimento di Chen
    C’è proprio una passione tutta italiana nel dare una sensazione di “fine” ai titoli, con l’aggiunta del fatidico “ultimo” (!) o “finale” (!!!). D’altra parte è anche comprensibile dato che Bruce Lee era già morto nel 1973 e questo “Game of Death” venne creato usando gli spezzoni che Lee aveva cominciato a girare già prima di Operazione Drago. La continuità di questa pellicola, se di continuità si può parlare, è “garantita” da:
    1) un attore che sostituisce Bruce Lee ma che non gli assomiglia per niente (e indossa sempre occhiali da sole per arginare il problema);
    2) dal riciclo di scene prese da altri film di Bruce Lee (e persino riprese del vero funerale di Lee, scelta di dubbio gusto);
    3) dal ridoppiaggio di battute delle scene riciclate (questo per fortuna non si nota grazie al doppiaggio);
    4) da effetti speciali anni ’50… ehm, ’70.
    La parola “garantita“, come avrete inteso, è chiusa tra molte virgolette perché ovviamente le scene dove non appare il vero Bruce Lee sono palesi.

    Curiosità: in questo film Bruce Lee indossa la famosa tuta gialla con strisce nere, riportata poi alla notorietà tra le nuove generazioni grazie a Kill Bill.
    1981 – Game of Death 2L’Ultima Sfida di Bruce Lee
    Questa ricorda molto “L’Ultima Pazzia di Mel Brooks” (titolo originale: Silent Movie) in cui l’attore diventa più importante del film stesso. Un’altra spiegazione è che ormai “Bruce Lee” era diventato un titolo onorario, alla stregua di “Cesare” o di “Khan”. Anche qui vengono usate controfigure e spezzoni di altri film fino alla morte del personaggio; da quel momento il fratello (del personaggio) prende le redini della storia, comodo no? Non so perché dovrebbe quindi chiamarsi l’ultima sfida di Bruce Lee ma è certo che avrebbero avuto problemi nel chiamarlo “L’ultimo combattimento di Chen 2” per non cadere in titoli alla Ennio Annio come “Il veramente ultimo combattimento di Chen”. Il film non ha niente a che vedere con il precedente “Game of Death” e anche in inglese è propinato come sequel (apocrifo) pur di venderlo agli appassionati. A questo punto io lo avrei chiamato “Il fratello più furbo di Bruce Lee“.
    Dato che ormai in Italia il nome di Bruce Lee era sinonimo di arti marziali, negli anni ’70 i distributori non si sono fatti scrupoli a ficcarcelo come il prezzemolo in moltissime altre pellicole di Hong Kong (di solito le più scadenti o invendibili) e così abbiamo avuto:
    L’Emulo di Bruce Lee (Killer in the Dark, 1973) – questo addirittura non è neanche un film di arti marziali vero e proprio, bensì sembra essere un thriller in salsa “giallo” come anche il titolo internazionale suggerisce “Killer in the dark”.
    Bruce Lee Superdrago, uscito in Italia nel 1977 (Bruce Lee, Superdragon, 1976). Star del film un certo Bruce Le, attore protagonista di numerose altre pellicole intitolate “Bruce Lee qualcosa” e che sono proseguite durante tutti gli anni ’80 pur avendo perso qualsiasi contatto con il tarapia tapioco, ehm volevo dire con il vero Bruce Lee (nonostante le locandine continuassero a suggerire diversamente).
    Il precedente titolo fa pendant con Bruce Lee Supercampione, del 1976 e uscito in Italia solo in anni recenti, credo. Ma a questo punto posso dirvi che ho l’espressione fissa di Jackie Chan dell’immagine iniziale; questo è stato l’articolo più pesante che sia mai stato costretto a scrivere. Quindi concludo con Il Colpo Maestro di Bruce Lee (1979), senza Bruce Lee ovviamente, dove…

    … la trama sfiora la pazzia pura!
    Due combattenti del kung-fu (tanto per cambiare) durante un combattimento vengono amputati rispettivamente uno delle braccia l’altro delle gambe. Fin qui quasi nulla di strano se non per il fatto che i due, fatto incredibile, si mettono uno sulle spalle dell’altro e si uniscono tipo transformer per combattere i nemici che hanno causato la perdita dei loro arti! Pazzia pura!

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  • Locandine all’Amatriciana (24) – Fuori in 60 secondi

    Gone in 60 seconds
    Nel 1974 usciva negli Stati Uniti “Gone in 60 seconds“, un film d’azione a grana grossa che Tarantino omaggia continuamente senza che a nessuno importi molto.
    In Italia lo stesso film sarebbe stato distribuito con un titolo che più italiota non si può: “Rollercar – sessanta secondi e vai!” e notate che il punto esclamativo fa parte del titolo, non lo aggiungo io per enfasi.
    Il film ebbe due seguiti inediti in Italia:
    The Junkman (1982) e il meta-film Deadline Auto Theft (1983) che fu essenzialmente realizzato con i ritagli dei precedenti due film in una sorta di “sulle ombre della Pantera Rosa” su quattro ruote. Sono film quasi fatti in casa, in cui molti degli attori non erano neanche attori professionisti (poliziotti, pompieri, sindaco etc… tutti interpretavano loro stessi). La copertina italiana come al solito è da capolavoro come tutti i poster italiani dell’epoca: un’esplosione fumettistica di pura azione concentrata, titolo a caratteri cubitali e l’inevitabile donna seminuda.
    rollercar_sessanta_secondi_e_vai
    Perché non li fanno più così i poster?
    Il remake del 2000, definito da Tarantino “quella cagata con Angelina Jolie!” (citazione di un personaggio di Grindhouse – A prova di morte), fu più appropriatamente intitolato “Fuori in 60 secondi” tuttavia facendo venire meno il legame con l’originale; mi domando se avrebbe funzionato altrettanto bene un titolo tipo “60 secondi e vai!” (con elisione di quel curioso rollercar). Non mi è neanche chiaro cosa potesse significare “rollercar” per gli italiani negli anni 70, forse un equivalente di “macchina autoscontro”? L’impatto culturale di Rollerball uscito solo un anno prima (1974) ha forse influito sulla scelta del titolo? Dubito che sia rimasto nessuno in vita che potrebbe rispondere a queste domande.
    A proposito della citazione da Grindhouse, purtoppo per Tarantino la battuta potrebbe facilmente ricadere sul suo stesso film; infatti potrei tranquillamente definire “Grindhouse – A prova di morte” come “quella cagata di Tarantino” che infatti considero un pessimo film. Pur capendone le origini, le citazioni, gli omaggi e lo stile… rimane a mio parere la peggior pellicola diretta da Quentin.

  • Captain America 2: brrr… l'inverno dell'italiano

     

    Poster "italiano"

    Il poster “italiano” del film


    Primo problema: il titolo.
    Vi ricordate quando tre anni fa parlai dell’oscenità di lasciare “Captain” in inglese sia nel titolo che nei dialoghi del film? Ce ne fu di cui lamentarsi all’epoca ma pensai che perlomeno il sottotitolo era stato tradotto in italiano da “first avenger” a “primo vendicatore”. Almeno qualcosa di italiano c’era nel titolo! Quello accadeva nel primo film.
    Captain America: The first avenger –> Captain America – Il primo vendicatore
    Captain America: The winter soldier –> Captain America – The winter soldier
    Con il secondo film si perde anche la continuità con il sottotitolo, adesso lasciato in inglese pure quello. I DVD/Bluray di questi due film avranno proprio un bell’aspetto sugli scaffali degli appassionati!
    In un mondo ideale, anzi negli anni ’80, lo avrebbero certamente intitolato “Capitan America e il soldato d’inverno“, ma siamo nel 2014 e i bimbiminkia poi se ne lamenterebbero sui social media. In inglese è più cool. Poi vanno a Londra con Ryanair e non sanno ordinare una Coca Cola, ma procediamo…

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    Secondo problema: ci risiamo con l’inglese ovunque!
    Nick Fury all'ospedale
    Sono al cinema con la mia partner Christine (nome di fantasia, la privacy inglese è sacra a Giove). Christine è una ragazza britannica, ormai capisce la nostra lingua abbastanza bene da non avere troppi problemi a vedersi film al cinema in italiano, inoltre le piace il doppiaggio italiano in generale e se la trama si complica troppo a livello linguistico le spiego brevemente cosa sta succedendo e il film prosegue senza problemi (praticamente l’opposto dell’esperienza di Leo Ortolani). Nei primi 20 minuti del film avviene la nostra prima interazione che non fosse a base di “cara, passami il paninazzo salsiccia-e-cime di rapa” oppure “vuoi che ti passi degli anacardi?” (perché io vado al cinema come ad uno stravagante picnic):

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO:
    – Tu vorresti congedarti?
    – No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    ]

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO: Ultimate Fighting?]
    crunch cr…
    Evit: che ha detto?
    Christine: ultimate fighting.
    crunch… crunch…
    Evit: Christì… ma cos’è l’ultimate fighting?
    Christine: è tipo cage fighting.
    Evit: eh?
    Christine: immagina il wrestling, ma per davvero, in un gabbione.
    Evit: Ah, come nel film Virtuality con Russel Crowe?
    Christine: What film???
    Evit: Virtua…ehm Virtuosity.
    Christine: Mai sentito. Zitto che non mi fai capire niente, mangiati i pop corn and shut up!
    crunch, crunch…
    crunch, crunch…
    Evit (tra sé e sé): dopo me lo cerco su Wikipedia.
    crunch, crunch…

    In questa epoca lo spettatore medio italiano deve affidarsi alla presenza di uno straniero vicino a sé per capire i riferimenti che vengono vomitati in lingua inglese. OK, lo so che ci sarà qualche espertone di combattimento che mi verrà a dire “ma Evit… ma come? Tu quoque? Non sai cos’è l’Ultimate Fighting Championship? E’ un famosissimo evento sportivo trasmesso in tutto il m… etc“. Sì sì, adesso lo so anche io, grazie a Wikipedia. Il problema sta proprio qui! La battuta si perde perché il riferimento è poco noto al pubblico italiano in generale.
    Spiego la scena: Capitàn America riflette sulla possibilità di abbandonare il suo “lavoro” ma ha dubbi riguardo a che cos’altro potrebbe fare nella vita. Con la risposta “datti all’Ultimate Fighting” in pratica gli viene suggerito (per scherzo) di dedicarsi alla carriera di lottatore professionista. Tutto qui. Anche se avesse detto wrestling, per quanto errato rispetto alla frase originale, avrebbe portato a termine la battuta. Invece no, lasciate “ultimate fighting” che mio padre ultrasessantenne sicuramente capirà al volo.
    Del resto si chiama adattamento proprio perché si dovrebbero adattare riferimenti culturali in modo che le frasi abbiano lo stesso impatto nel pubblico italiano così come in quello americano pur senza stravolgere la battuta originale. Nel 2014 non c’è più bisogno di adattare niente a quanto pare, tanto ve lo cercate su wikipedia in diretta, sul vostro cellulare. Portatevi l’iPad al cinema, così leggete anche meglio. Ignorante tu, Evit, a non sapere cosa sia l’Ultimte Fighting.
    Me tapino!
    Chi avesse lamentele in merito (e ci sono in giro quelli che dicono “e ringrazia che te lo doppiano pure, Evit, non dovrebbero fare manco quello! Almeno così lasciano i riferimenti originali. Ignorante chi non li capisce. Solo in Italia stiamo messi così! Va che in Olanda sottotitolano tutto e tutti conoscono l’inglese!“) si vada a guardare Demolition Man in inglese quando Stallone va a mangiare da “Taco Bell”. Oh, scusate, dimenticavo… non conoscete “Taco Bell”!? Fa niente! Neanche la regina Elisabetta lo conosceva, infatti nel Regno Unito (e in altri paesi europei) se lo sono fatti doppiare con una battuta alternativa in cui si parla di “Pizza Hut” (battuta poi tradotta così anche in italiano, con tanto di Ferruccio Amendola che aggiunge “me la faccio volentieri una bella capricciosa” e noi italiani ce la ridiamo di gusto esattamente come gli americani con la loro versione). Se Demolition Man fosse stato tradotto adesso, nel 2014, avreste certamente udito il riferimento (non adattato) a “Taco Bell” e avreste quasi potuto percepire l’adattatore ai dialoghi che da dietro lo schermo vi fa l’occhiolino come a dire, sottovoce, “raga, siamo nel 2014… andatevelo a cercare su wicchipedia! Così dopo non mi devo sentire le lamentele dei marmocchi che se lo vedono in DVD e vanno sui forum a piangere dicendo che la battuta originale non era così e che li dovrebbero impiccare quelli che adattano i film in italiano“.
    Buon Dio, sono finito a parlare di Demolition Man. Ritorniamo a noi
    Pararescue
    Non avrete mica pensato che i termini in inglese si limitassero a “Captain” e all’Ultimate Fighting Championship… oh come siete ingenui!

    [DALLO SCHERMO: Non mi avevi detto che era un pararescue.]
    Christine: Un che?
    Evit: ha detto “un pararescue”.
    Christine: e che cos’è?
    Evit: immagino qualche reparto di paracadutisti che operano nelle operazioni di soccorso. Sono sicuro che wikipedia ci illuminerà… aspetta che guardo, ah ecco! GUARDA!
    Christine: Shhhhhh! E spegni ‘sto coso che dai fastidio agli altri!

    Il film prosegue con i soliti “Captain” alternato a “capitano”, sempre per ricordarci che siamo in mano a scelte linguistiche decise negli States e poi ad un certo punto mi è piombata addosso una scarica di inglese che non può non strappare lo spettatore fuori dall’esperienza cinematografica. Era una cosa del tipo:

    [DALLO SCHERMO: blade server… blà blà blà… carrier… blà blà blà… bersagli insight…]
    Christine: Blade server? Eh? Per un attimo mi sono dimenticata di stare guardando un film in italiano. Cos’erano tutte quelle parole inglesi una dopo l’altra?
    Evit: Mi hanno perso ad helicarrier. (che poi era la portaerei volante, ma lasciamo perdere.)

    Ho capito solo successivamente che “insight” si riferiva al nome di un certo progetto facente parte della trama anche se non viene mai presentato formalmente allo spettatore, il “progetto insight“, anzi scusate, in un attimo di defaiance stavo quasi per sostituirmi agli adattatori, il “project insight“. L’ho capito dopo ma solo perché appariva scritto fugacemente su un monitor, nel film. Riguardo alla lista di termini anglosassoni potrei sbagliarmi su alcuni, perché nel giro di pochi secondi ne sono stati sparati così tanti che un po’ confusione era inevitabilmente subentrata. Frustrato torno a guardare il film sperando di potermelo godere in pace senza dover sentire altre inutili nefandezze e per fortuna, per lungo tempo, questo non accade (salvo i soliti “Captain, aiutaci tu!“, in forte contrasto con altre frasi tipo “chiedetelo al Capitano!“)… poi verso la fine, quando stavo per rilassarmi, speranzoso che non ci sarebbero state altre parole in inglese… BOOM!]

    [DALLO SCHERMO: Una bomba EMP]
    Evit si alza dalla poltrona: QUESTA LA SO!!!
    Christine: Shhhhhhhhh!!!!!!! E siediti!
    Evit: EMP! Questa la so! L’hanno spiegata nel film Matrix.

    Nel 1999 ancora le spiegavano le sigle inglesi.

    _______________

    Concludiamo…
    Ebbene queste erano tutte le frasi non tradotte del film “Captain America 2 – La vendetta“, no scusate “Captain America – Il soldato d’inverno“… no, scusate ancora “Captain America – The winter soldier” ecco! Titolo che ovviamente nel trailer italiano per la televisione viene pronunciato in maniera maccheronica: “SOLDIER” invece di “SOLGER” (ˈsōl-jər); a riconferma che dovrebbero tradurli e basta che tanto poi non sanno neanche pronunciarli.
    Siamo molto lontani dai livelli di Pacific Rim, ma il problema persiste. Se distribuite i film in italiano, adattateli pure in italiano, altrimenti lasciateli in inglese e sottotitolateli per gli appassionati della lettura. Le vie di mezzo non funzionano.
    Riguardo la trama del film non voglio assolutamente dirvi niente, il rischio spoiler è troppo alto. Siamo molti passi avanti rispetto a quella patacca mostruosa e cartonesca del primo film con un nemico che usciva direttamente da I Dominatori dell’Universo, anche se purtroppo non mancano le scopiazzature da dozzine di altre pellicole e serie tv.
    Visivamente abbiamo scene che ricordano Brazil, Atto di Forza, Capitan Harlock, Eagle Eye, la serie televisiva Lost, Mission Impossible, etc. Poi abbiamo una trama rubata a piene mani dalla serie Person of Interest, per dirne una. Vuol dire che è un brutto film? Assolutamente no, l’antipasto in attesa di “Avengers 2” (altro titolo che poteva tranquillamente diventare “I Vendicatori“) è più che digeribile, il suo adattamento potrebbe rimanervi incastrato tra i denti però.
    Coincidenze?

  • I paesi che si affacciano sul Pacifico… (Pacific Rim)

    pacific rim

    NOT ACTUAL POSTER


    OK, titolatori italiani… Che diavolo è il “Pacific Rim”? Avete gettato completamente la spugna? Non ci date nemmeno un sottotitolo tipo “robottoni contro mostri”? Esigo un qualcosa di italiano in un titolo così generico e così anonimo alle orecchie italiote!
    Pacific Rim - Poster italiano
    Letteralmente “anello del Pacifico”, Pacific Rim si riferisce ai paesi che si affacciano su questo oceano e che nel film erano vittime di titanici mostri alieni che li vi apparivano grazie ad un portale inter-dimensionale denominato “la breccia”.
    Ma basta con le spiegazioni e diciamo cosa non va con questa pellicola: il film vomita continuamente parole anglosassoni senza motivo tormentando le mie povere orecchie! Quasi come se gli adattatori avessero gettato completamente la spugna, esattamente come i titolatori!
    Dai primi 5 minuti del film, non scherzo:

    -Scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci, quello che chiamiamo drift.
    Attivare il drop, signor Choi.
    Drop attivato signore. Marshal Pentecost a rapporto.
    Pronti per il drop
    Rilascio per il drop
    Gipsy Danger, pronti per il drop.

    Drop drop drop
    [drop significa semplicemente “lancio” in gergo militare, deriva dal fatto che la capsula con i piloti dei robot venisse letteralmente “sganciata” all’interno della testa del robot]

    Gypsy Danger, qui parla il Marshal Stacker Pentecoste.

    e poi ancora Marshal qui e Marshal lì… Ma Marshal è un nome o un titolo? Inizialmente mi veniva da pensare ad un nome visto che era in inglese, solo successivamente si capisce che si tratta del grado militare visto che dicono “il Marshal” e che, tra parentesi, in italiano non significa “maresciallo” bensì “comandante in capo” (o Generale). Purtroppo questo grado detto in inglese viene ripetuto continuamente durante tutto il film, tanto per ricordarci che siamo in presenza di una pellicola tradotta nello stile di questo decennio. Questa pagina web conferma ciò che ho supposto, cioè che “Marshal” è proprio il grado militare del personaggio [“Stacker Pentecost was a Marshal in the Pan Pacific Defense Corps“].
    Marshal” non è il suo nome! Perché dunque me lo lasciate in inglese come avete fatto con Captain America? Canaglie!!! Cos’è questa nuova moda di non tradurre i ranghi militari? Vogliamo ri-titolare “Salvate il private Ryan“?
    marshal
    L’adattamento di questo film è di Fabrizio Manfredi che conoscevo meglio come doppiatore (Fry in Futurama è uno dei suoi tanti personaggi), ma non per lavori di adattamento. Posso solo sperare che l’inutile persistenza di termini inglesi non tradotti sia stata un imposizione dall’alto e non una sua scelta.
    I termini in inglese purtroppo non finiscono qui, ne manca ancora uno alla lista: quando uno scienziato, dopo essersi connesso al cervello di uno dei mostri, scopre che questi sono stati inviati da creature aliene che hanno creato quei mostri ad hoc per distruggere l’umanità, suddetto scienziato esordisce con:

    Questi esseri, questi master sono dei colonizzatori.

    I creatori dei mostri sono subito definiti come “master“!? Cosa sono, dei master universitari? Questa parola non viene mai più pronunciata per il resto del film, era troppo chiedere che venisse tradotta/adattata? Perché tutto è in inglese, anche le cose stupide? Perché queste insensate imposizioni sugli adattamenti italiani? (per presunte che siano, non voglio credere che un adattatore italiano “scelga” di lasciare termini banali in inglese)
    Drift” è l’unico termine che avrei accettato in inglese poiché si riferisce ad un elemento della trama inventato ed è subito spiegato in maniera piuttosto chiara “E scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci. Quello che chiamavamo drift.” e poi “ll drift… Due piloti mescolano le menti attraverso i ricordi con il corpo di una macchina gigante“.
    Un termine in inglese sì, può andare anche bene, ma a dozzine no! Ripetuti poi fino alla nausea.
    Nausea da eccesso di inglese
    In breve, una traduzione da bocciare. Non si può sentire “Marshal” invece di “Generale” ogni due minuti, né “drop” ripetuto un milione di volte nei primi 10 minuti del film. Adesso che mi sono sfogato vado a “dropparmi” sul divano, “drifto” tra i cuscini e vaffanculo!
    Maresciallo Rocca

  • Titolo scemo d'aprile (April Fool's Day)


    Buon primo aprile! Come tradizione di questo blog anche quest’anno non ci saranno pesci d’aprile. Invece ne approfitto per accennare al film del 1986 “April Fool’s Day” intitolato giustamente in italiano “Pesce d’aprile“. Come tutti i film horror semisconosciuti degli anni ’80 dalle buone premesse ma dai mediocri risultati (5.9/10 su imdb.com), anche di questo film ne è stato realizzato un rifacimento post-2000, dalle cattive premesse e dagli indegni risultati. Nel 2008 infatti esce, direttamente per DVD, “Scherzo Letale“.
    [se non avete mai sentito parlare di “Pesce d’Aprile” è perché non è mai stato doppiato all’epoca ma soltanto per l’uscita DVD]
    Quindi abbiamo:
    APRIL FOOL’S DAY (1986) –> PESCE D’APRILE
    APRIL FOOL’S DAY (2008) –> SCHERZO LETALE

    Mentre vi sconsiglio caldamente di ricercare “Scherzo Letale” (pur non avendolo mai visto ma il suo voto su imdb.com per me è già un biglietto da visita: 3.7/10), consiglio di guardarvi almeno una volta nella vita “Pesce d’aprile”, se non altro per la presenza carismatica di Thomas F. Wilson (il Biff Tannen di Ritorno al Futuro) e per il gusto di una trama che fino all’ultima scena vi lascia soltanto “indovinare” se gli omicidi siano veri oppure se siano solo parte di un complicato pesce d’aprile a scapito della protagonista. Un “murder mystery” palesemente anni ’80.

  • Taken 2 – la vendetta di "io vi troverò"

    Quando ho visto il trailer del seguito di “Io Vi Troverò” non ho creduto ai miei occhi e alle mie orecchie. Taken – La Vendetta, che è quasi una presa di giro visto che non molto tempo fa avevamo istituito una gara ad inventare i titoli più scemi e una delle formule più comuni (dai tempi di Rambo) è quella di aggiungere “la vendetta” in coda a qualsiasi titolo.

    Per chi non sapesse le cose stanno così:
    il primo film si chiama in originale “Taken” (potremmo tradurlo con un “rapita”) e fu intitolato “Io vi troverò“, discutibile ma ammetto molto più memorabile di “taken”, “rapita” o “taken – rapita”.

    C’era da aspettarsi dunque un “Io vi troverò 2” o altre formule simili (vi immaginate “io vi ritroverò“? Seguìto da “vi troverò di nuovo” e “io vi troverò sempre!“), invece hanno optato per il titolo originale “taken” e ci hanno aggiunto “la vendetta“.
    TAKEN –> IO VI TROVERO’
    TAKEN 2 –> TAKEN – LA VENDETTA
    Una soluzione a dir poco ridicola visto che chi va a vedere “Taken – La Vendetta” senza informarsi prima non può sapere che si tratti di un sequel di “Io vi troverò“. E il cofanetto dvd come sarà? IO VI TROVERO’ e affianco TAKEN – LA VENDETTA? Bello, già me lo vedo. Forse hanno già pensato di rititolare il primo film come TAKEN – IO VI TROVERO’? La cosa diventa quasi barzellettistica.
    Ma che gli passa per la testa?
    Tra l’altro spesso è anche riportato come “TAKEN 2 – LA VENDETTA”, quasi come se esistesse in italiano un primo Taken… certo c’è sempre la serie “Taken” prodotta da Spielberg. Allora se uno va al cinema senza sapere niente potrebbe pensare che si tratti di una vendetta aliena con una trama legata alla serie TV? Esaspero la situazione ma solo per renderci conto di quanto sia stronzo un titolo simile.
    Comunque il primo film era puro intrattenimento violento con un Liam Neeson nelle vesti di un personaggio che sembra essere scritto apposta per Steven Seagal, spero che il seguito sia all’altezza.

  • TITOLI ITALIOTI (29^ PUNTATA) – La trilogia della porta… senza porte


    Di recente il canale televisivo IRIS ha trasmesso il film “Il Treno” (1989). Un film dal sapore europeo (difatti una co-produzione Italia-Jugoslavia-USA) e così strampalato che me lo sono visto fino in fondo (andando poi a letto dopo le 2 di notte) soltanto per la curiosità di vedere come poteva mai andare a finire. Un gruppo di giovini in visita nei balcani si ritrovano bloccati all’interno di un inarrestabile treno a vapore posseduto. E’ il diavolo che ci ha messo la coda e vuole possedere la solita vergine per generare l’anticristo… per fare ciò intraprende il piano diabolico più complicato del mondo, ovvero la trasporta coattamente via treno fino ad un cimitero in una palude dove una setta satanica è pronta ad eseguire il rituale ad hoc.
    Se la trama di primo acchito può sembrare interessante non vi illudete, il film è una palla tremenda ed è montato in modo artisticheggiante in cui il 60% delle riprese mostrano il treno a vapore in viaggio sui binari e, nel mezzo di tutto ciò, vengono gettate lì lì un paio di scene “gore” proprie dell’horror all’italiana e probabilmente le uniche che il budget risicato potesse permettere (giusto per garantirgli lo status di “film horror”), il resto dei soldi saranno stati spesi per l’affitto del treno a vapore e per l’acquisto di qualche modellino. Gli attori secondo me erano stagisti non retribuiti, molte comparse invece erano contadini raccattati dalle campagne serbe circostanti.
    Durante il film vi erano anche delle scene in serbo che non sono state sottotitolate per la trasmissione televisiva (proprio come successe per Quel Maledetto Treno Blindato) ma il senso si capiva lo stesso: due o tre persone in una sala di controllo con decine di monitor senza segnale video rappresentavano “il governo” che cerca di fermare il treno a tutti i costi. Prima ordinano di togliere i binari per farlo deragliare ma il treno posseduto se ne fotte di simili trucchi e procede nella sua corsa non curante. Allora dalla sala comando viene ordinato di far intervenire l’esercito che si presenta con due camion merci e un’autocisterna (evidentemente il budget non ha consentito l’affitto di camion che rassomigliassero quelli dell’esercito, manco una mimetica, niente) e la loro unica idea geniale è quella di piazzare i suddetti camion sul tracciato del treno… si sorprenderanno nel vederli esplodere senza tuttavia aver fermato il treno. Chissà che cosa si aspettavano. L’autista certo sembrava sorpreso nel realizzare all’ultimo momento che il suo gesto avrebbe avuto delle conseguenze.
    In fine c’è il sacrificio di un civile, la salvezza viene dalla classe operaia come nei più bei film socialisti: un vecchio macchinista è vittima un faccia a faccia [CORREZIONE: a quanto pare non è andata proprio così, la prima visione era molto distratta] tra la sua locomotiva diesel e lo sferragliante malefico treno a vapore così mettendo fine (mi pare) alla corsa ferroviaria più improbabile del mondo. Non poteva scendere e lasciare che la sua locomotiva procedesse da sola? No, nei paesi socialisti tutti devono rendersi utili!
    Da quel momento la trama compie un salto pindarico che ci porta in un cimitero pieno di cliché, nebbia e streghe slave. Il diavolo avrà quello che desidera?
    Detto questo, credo che me lo rivedrò appena possibile perché mi voglio proprio male.
    Se mi sono messo a raccontare tutto ciò è solo per condividere con voi alcune impressioni su tale oscuro film e anche per parlare del titolo. Difatti dato che il titolo mi sembrava troppo strano per essere vero sono andato a farmi la mia ricerchina e ho scoperto che il suo titolo originale è in realtà “Beyond the Door III” e che “Il Treno” è il titolo che invece passa in TV. Mi domando quindi a quale porta si riferisca visto che nel film c’è solo un treno come protagonista indiscusso, quindi mi cerco gli altri titoli della serie scoprendo che:
    Beyond the Door –> Chi Sei? (anche noto come “La cosa è tra noi“)
    Beyond the Door II –> Schock (ma con un titolo provvisorio di “Al 33 di Via Orologio fa sempre freddo“)
    Beyond the Door III –> Il Treno
    Tenete conto che si tratta di tutti film praticamente italiani con cast e fondi internazionali, quindi in realtà reputo i titoli italiani come “veri titoli” e i loro corrispettivi in inglese come “titoli anglioti” (al posto del solito “italioti”).
    E’ ovvio che si tratta di uno dei tantissimi casi in cui a film horror diversi viene affibbiato un nome comune facendo finta che si tratti di una serie. In questo caso i titoli italiani sono molto più sensati del loro corrispettivo internazionale. Ancora più sensati sono quelli del Regno Unito dove “Il Treno” è intitolato più appropriatamente “Death Train” e “Chi sei?” come “The Devil Within Her”.
    Non perdetevi le recensioni dei lettori pubblicate sul sito del Davinotti… alcune sono delle perle.