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  • Locandine all’Amatriciana (13) – Full Monty


    Per chi ancora non sapesse perché “Full Monty – Squattrinati organizzati” (titolo originale: The Full Monty) si chiami così ve lo spiego io: “The full monty” è un espressione britannica informale che indica l’interezza di un servizio. The full monty può essere una colazione completa per esempio. Nel film si riferivano al fatto di denudarsi “completamente”, di mostrare “il corredo intero”, “tutto il pacco”… e così nasce il mio titolo provocante, che, ricordo al lettore non abituale a cui non sono noti gli scopi della mia rubrica Locandine all’Amatriciana, vuol essere non una traduzione del tipo “come si sarebbe dovuto chiamare” ma piuttosto un adattamento ironico che porta solo a riflettere sul concetto di lasciare i titoli inglesi a tutti i costi, specie quando questi non fanno parte del bagaglio linguistico dell’italiano medio e quindi risultano incomprensibili ai più.
    Adesso sapete cosa vuol dire “full monty” anche se rimane il dubbio sul perché abbiano lasciato tale titolo in italiano (omettendo tra l’altro il “the”). Evidentemente “servizio completo” come titolo non funzionava bene ma di certo “full monty” è ancora meno indicativo, in questo caso il sottotitolo (squattrinati organizzati) è stato essenziale al successo del film in terra italica.

  • Titoli italioti two: electric boogaloo


    Leonardo mi chiama ad un orario improponibile e mi chiede “sai cos’è l’electric boogaloo?“. E io assonnato gli rispondo: “ma perché la notte non ti guardi siti pornografici come fanno tutti gli esseri normali alla tua età?“. No, scherzo, la mia vera risposta è stata “mavafanculo!“.
    Grazie a Leo non solo vengo a scoprire l’esistenza di due film mai sentiti nominare prima (e non a caso) ma anche di un internet meme che ignoravo totalmente… ma andiamo in ordine.
    Nel 1984-1985 uscivano due film:
    Breakin’ tradotto in italiano come Breakdance

    (da notare la qualità sempre superiore delle locandine italiane)

    … e Breakin’ 2: electric boogaloo intitolato in Italia Breakin’ electric boogaloo

    Breakdance è un alterazione comprensibile per il mercato italiano, non solo ci fa capire che parla di ballo (la breakdance appunto) ma non escluderei neanche che si voglia appigliare al successo di Flashdance dell’anno precendente (1983), pessimo film ma dal titolo molto celebre.
    Il titolo del secondo film (Breakin’) lascia invece un po’ esterrefatti. Mi domando quanto fosse effettivamente comprensibile per gli italiani che quel Breakin’ potesse trattarsi di un seguito di Breakdance. Ancora meno comprensibile sarà stato per il pubblico nostrano quel sottotitolo “electric boogaloo”. “Electric boogaloo” potrebbe essere tradotto al volo come “ballo elettrico” ma in realtà è da lasciare in lingua originale in quanto trattasi di uno stile di ballo che Wikipedia definisce come “stile americano conosciuto anche come Electric Boogie, danza funk e hip hop con movimenti robotici, scosse e onde“, uno stile di ballo creato alla fine degli anni ’70 dal gruppo chiamato “Electric Boogaloos“.
    Certo è che potevano almeno chiamare questo secondo film: “Breakdance 2: Electric boogaloo“, avrebbe avuto molto più senso.
    Ah, se ve lo state domandando… no, non sono dei bei film, tutt’altro.

    Ciò che ha scatenato un fenomeno internettiano (di cui a breve vi parlo) è stato probabilmente la stranezza (anche in inglese) di questo sottotitolo associato ad un pessimo film(/sequel) e soprattutto che si legge in rima (“two” fa rima con “boogaloo”, tubugalu).
    Il fenomeno
    Nel mondo anglosassone online si usa “electric boogaloo” (vedi link per la definizione su Urban Dictionary che qui riporto in sintesi) come appendice al titolo di un film usata per indicare in maniera sprezzante l’idea di un possibile sequel oppure di un brutto sequel esistente.
    Per esempio potreste dire con sarcasmo: “cosa faranno adesso, Titanic 2: electric boogaloo?”. Oppure potremmo fare riferimento ad Aliens Vs. Predator 2 (noto per essere uno schifoso sequel) chiamandolo Aliens Vs. Predator 2: electric boogaloo. Nel primo caso indicate disprezzo verso l’idea di un possibile sequel di Titanic. Nel secondo caso invece indicate il vostro disprezzo verso un pessimo sequel realmente esistente quale Aliens Vs. Predator 2 (che a mio parere è il peggior film esistente con il termine “alien” al suo interno, sì anche peggio di Alien – Sulla Terra).
    Una possibile versione italiana?
    Dato che sia io che Leonardo stiamo sempre a pensare cose del tipo “come potrebbe essere reso in italiano?”, subito gli ho chiesto quale secondo lui potrebbe essere un corrispettivo italiano che possa adattare questa “meme” anglosassone e che quindi consista di un aggiunta invariabile che si adatti a qualsiasi titolo e che faccia riferimento ad un film reale del passato. La nostra soluzione è stata quella di usare parte del titolo de’ Il Secondo Tragico Fantozzi.
    Facciamo questo esperimento e vediamo se funziona. Questi sono alcuni titoli che ci sono venuti in mente (versione anglosassone –> versione italiana):

    • Armageddon 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Armageddon
    • Schindler’s List 2: Electric boogaloo –> La seconda tragica lista di Schindler
    • Titanic 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Titanic
    • Highlander 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Highlander
    • Jurassic Park 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Jurassic Park
    • Speed 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Speed
    • Matrix 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Matrix

    ed infine

    • Forrest Gump 2: Electric boogaloo –> Il secondo tragico Forrest Gump

    possibilmente seguito da Forrest Gump 3: Cioccolatini sempre più amari
    Se vi vengono in mente altri pessimi sequel (reali o immaginari) aggiungete pure la vostra personale versione nei commenti seguendo la semplice regola di anteporre “il secondo tragico…” al titolo del primo film della serie.

  • Locandine all’Amatriciana (9) – Cowboys & Aliens


    Le ragioni per cui questo film è stupido le ho già spiegate in questo articolo, oggi ne faccio semplicemente la Locandina all’Amatriciana.
    Nel caso mi fossi dimenticato di dirvi perché il titolo lasciato in inglese è anch’esso stupido eccovi la spiegazione: il titolo originale si rifà al gioco di una generazione fa chiamato “cowboys and indians”, in Italia conosciuto come “indiani e cowboy” dove i ragazzini, imitando quei western noiosi pre-Sergio Leone dove gli indiani erano cattivi e i vaccari erano gli eroi, si sparavano a vicenda con pistole immaginarie e cavalcavano manici di scopa per cavalli. Avrebbe avuto senso tradurlo come “alieni e cowboy” (mi raccomando le parole straniere non vogliono il plurale) ma noooooo lasciamo tutto in inglese.
    Io presumo che la scelta di lasciaralo in inglese sia venuta da gente che non conosce bene l’inglese.

  • TITOLI ITALIOTI (28^ PUNTATA) – Sequel Fasulli V – Terminatormania


    In passato avevo accennato ad alcuni titoli contenenti la parola “terminator” che veniva usata solo per far cassa sui successi altrui. Per puro caso sono incappato nell’ennesimo film sconosciutissimo e dal titolo truffaldino, TERMINATOR DALL’INFERNO, e così ho deciso di dedicare un intero articoletto ai vari sequel apocrifi di Terminator. Ma vediamo prima questo Terminator dell’inferno: è un film messicano del 1994 che ha per titolo originale “El Hombre de Blanco” e ovviamente non ha niente a che fare con i “terminator” di Cameron. Parla di un assassino vestito di bianco dai connotati sovrannaturali (ovvero che non sembra essere possibile uccidere). Questo è quello che sono riuscito a capire leggendo qualche trama quà e là. La distribuzione italiana di questo film è avvenuta via VHS a cura dell’italiota Number One Video e sappiate che qualcuno ne vende una copia su ebay per 30 euro + 7 euro di raccomandata (mi raccomando correte a comprarlo!).
    Riassumiamo un po’ questi vari Terminator allora. Eccetto i canonici primi due film…

    • Terminator (1984, USA. Titolo originale: The Terminator)

    …in ordine cronologico abbiamo avuto anche:

    • Terminators 2 (1987, Australia. Titolo originale: The Time Guardian)
    • Terminator II (1990, Italia)
      Anche noto in America come Aliens 2, Alienators o Shocking Dark (“shocking title” piuttosto!). L’autore di questo ennesimo filmaccio indicibile è il solito (fu-)Bruno Mattei noto nel genere trash per i suoi vari “exploitation movies”, ovvero film che vorrebbero imitare famose pellicole americane o almeno campare sulla loro fama con la minor spesa. Mattei ha diretto “capolavori” come: Fauci Crudeli – Cruel Jaws (titolo ispirato a Jaws, ovvero Lo Squalo), Robotwar – Robot da guerra (un mix di Robocop e Predator), e la serie Strike Commando (ispirati ai vari Rambo). Vi potete immaginare di che cosa sia un misto questo “alienators”. In questo caso però l’imitazione è più su Aliens che Terminator.
      Vi consiglio due brevi recensioni: la prima nella sezione “So bad it’s good” del sito Alexvisani e la seconda su Film per pochi (favoloso il titolo del blog).
    • Terminator dall’Inferno (1994, Mexico. Titolo originale: El Hombre De Blanco)

      In proposito vi riporto la trama da MyMovies:
      Una madre e la sua bambina sono inseguite da un misterioso assassino vestito di bianco spietato e invulnerabile. La premessa fa pensare al soprannaturale, e il finale (molto telefonato) sembra confermare che ci si trovi su un piano metafisico, anche se in verità che cosa succeda alla fine non è molto chiaro neppure a chi sia rimasto sveglio per tutto il film. Come non è chiaro a che cosa alluda la ponderosa frase finale che riguarda la morte che non se ne va mai via a mani vuote. Succede poco e molto lentamente. Se esiste il tempo soggettivo, questo film dura molto di più dell’ora e venti effettiva. Cardona jr stiracchia lo spunto in modo intollerabile, ma lo mette in scena con competenza. Naturalmente, Terminator non c’entra nulla
      .
    • Cyborg Terminator 2 (1995, USA. Titolo originale: Nemesis 2: Nebula)
      Già ne parlai in passato (vedi link), anche qui la trama è fortemente scopiazzata da Terminator (con sprazzi di Predator).

    INFINE

    • Non contenente la parola “Terminator” ma pur sempre ITALIANISSIMO c’è Vendetta dal Futuro (1986), o “Mani di Pietra”, che è una copia di Terminator molto più di quanto non lo siano vari altri film con la parola “terminator” nel titolo (pur sempre rimanendo lontano anni luce da qualsiasi cosa mai prodotta da Cameron).

    Una nota curiosa, il film Terminator Woman (1993, USA), che non ha a che fare con un robot ma semplicemente con una “donna letale”; in Italia è stato distribuito con vari titoli: Double Target (in VHS) e Un testimone da proteggere o Uno scomodo ostacolo (in televisione) . Nessuno di questi però ha la tanto ambita parola “terminator” quasi a ribadire ai distributori esteri che i sequel apocrifi sono solo cosa nostra. 😉
    All’estero in realtà non sono da meno con questi titoli contenenti la parola Terminator, difatti esiste: Lady Terminator (1985), Russian Terminator (1989), Terminator Woman (1993) di cui parlavo un attimo fa, Alien Terminator (1995) e altri. Con l’eccezione di Terminator Woman non credo che gli altri abbiano mai avuto una distribuzione italiana, ma qui lo dico e qui lo nego.
    Alla ricerca di immagini ho trovato anche questa lista che a saperlo prima mi avrebbe risparmiato molto tempo. Dateci un’occhiata perché contiene anche clip video dai vari film.

  • TITOLI ITALIOTI (27^ puntata) – So cosa hai fatto… schifo!


    Rieccoci con un vecchio appuntamento, quello delle serie rese confuse dalla titolazione italiana, questa volta con “So cosa hai fatto…
    I know what you did last summer (1997) -> So cosa hai fatto
    I still know what you did last summer (1998) -> Incubo finale
    I’ll Always Know What You Did Last Summer (2006) -> Leggenda mortale

    Ho notato questa serie di recente, difatti conoscevo soltanto il primo film, So cosa hai fatto, e avevo sentito dell’esistenza di un secondo episodio dal titolo molto anonimo. Qualche giorno fa vedo sulla programmazione televisiva un film intitolato “Leggenda mortale” e il titolo non mi dice assolutamente niente (cosa strana e generalmente un brutto segno!), scopro che si tratta del terzo capitolo della trilogia dell’assassino in cerata da pescatore, una serie difficile da seguire in Italia vista la titolazione casuale. Tra l’altro non hanno ancora capito che appena usano la parola “finale” è automatico che ne facciano altri seguiti inferiori (vedi Aliens – Scontro Finale!), inoltre “Incubo Finale” sembra più un titolo da Freddy Krueger e non ricorda affatto il titolo del primo film, ancor meno lo ricorda il terzo “Leggenda mortale”.

    A proposito di Nightmare, dopo il plurivisitato articolo sulle canzoncine di Freddy Krueger, mi sono reso conto di non aver mai riportato i titoli dell’intera serie Nightmare (eppure ero sicuro di averlo fatto!) e quindi ne approfitto ed eccoveli qui, non che ci sia niente di mirabolante:
    A Nightmare on Elm Street (1984) -> Nightmare – Dal profondo della notte
    Già accennai a questo titolo qui e qui.
    A Nightmare on Elm Street 2: Freddy’s Revenge (1985) -> Nightmare 2: La rivincita
    La rivincita di chi??
    A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors (1987) -> Nightmare 3: I guerrieri del sogno
    A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master
    (1988) -> Nightmare 4: Il non risveglio
    Carino questo titolo italiano, peccato il film sia pessimo.
    A Nightmare on Elm Street: The Dream Child (1989) -> Nightmare 5: Il mito
    Ormai era diventato un vero “mito”.
    Freddy’s Dead – The Final Nightmare (1991) -> Nightmare 6: La fine
    Più sintetico di così si muore!
    New Nightmare (1994) -> Nightmare – Nuovo incubo
    A Nightmare on Elm Street (2010) -> Nightmare
    Scompare “dal profondo della notte”… coerenza zero.
    Ritornando al “so cosa hai fatto”, mentre cercavo immagini da google sono incappato in un dettagliato e interessante (oltre che divertente) articolo sul blog I 400 Calci che ben evidenzia le differenze tra il romanzo originale e quel filmetto “so cosa hai fatto”, per chi volesse approfondire lo consiglio caldamente. Vien da se che il romanzo in Italia fu pubblicato solamente dopo l’uscita del film nonostante fosse un libro del 1973!

  • Quei maledetti sottotitoli mancanti


    In questi ultimi mesi mi è capitato spesso di incappare sul canale RaiMovie nel film Quel Maledetto Treno Blindato (1978) di Enzo Castellari, film di guerra made in Italy che, per chi non lo sapesse, è servito da ispirazione per il titolo di Bastardi Senza Gloria di Tarantino. Difatti il titolo internazionale del film di Castellari era proprio “The Inglorious Bastards“, Tarantino lo ha leggermente modificato aggiungendoci errori grammaticali (Inglourious Basterds).
    Una curiosità: il sito imdb.com riporta moltissimi altri titoli con cui questo film è conosciuto negli Stati Uniti: Counterfeit Commandos, Deadly Mission, G.I. Bro, Hell’s Heroes, Dirty 7. A proposito, per gli appassionati della tematica c’è un articolo dedicato proprio ai titoli italiani tradotti in inglese.

    “G.I. Bro” posso supporre fosse dedicato al pubblico afro-americano dato che sulla copertina compare solo Fred Williamson con lo slogan che dice letteralmente “se sei un crucco, lui ti farà fuori” (quasi a suggerire che l’attore di colore ritratto in copertina fosse il solo protagonista). Su “Hell’s Heroes” invece si può fare confusione. Difatti quel titolo si riferisce anche a Eroi dell’Inferno (1987), altro film italiano questa volta sul Vietnam, che in America è stato distribuito come Inglorious Bastards 2: Hell’s Heroes (o Hell Heroes) cercando disperatamente e inutilmente di non farlo passare inosservato. Le uniche cose che questo film ha in comune con Quel Maledetto Treno Blindato sono:
    1) l’essere un film italiano che cerca di sfruttare il successo commerciale dei film di guerra americani (entrambi in ritardo cronico, realizzati quando i generi “seconda guerra mondiale” e “vietnam” rispettivamente erano già passati di moda o sul tramontare)
    2) la presenza di Fred Williamson nel cast.

    Un’altra curiosità è che alcuni attori del “Treno Blindato” sono presenti anche in molti altri film prodotti o diretti da Tarantino: Bo Svenson era sia in Kill Bill che in Bastardi Senza Gloria di Tarantino. Fred Williamson (l’unico attore di colore in Quel Maledetto Treno Blindato) aveva un ruolo piccolo ma memorabile nel film Dal Tramonto All’Alba come reduce del Vietnam. Persino il regista, Castellari, fa la sua comparsa nei Bastardi Senza Gloria.
    Inoltre abbiamo Mauro Vestri celebre agli italiani per il suo ruolo nel film Il Secondo Tragico Fantozzi e che nel Treno Blindato interpreta un partigiano francese:

    Curiosità a parte, cito questo film anche nella rubrica “chicche quotidiane” per lamentarmi della mancanza di sottotitoli nelle parti parlate in tedesco. Dato che queste si dilungano per un bel po’ e sembrano contenere elementi della trama ho quasi il timore che qualcuno a RaiMovie si sia semplicemente dimenticato di aggiungere i sottotitoli. Sospetto che abbiano semplicemente acquistato il film in DVD ed è probabile che queste scene nel DVD non contenessero i sottotitoli “storici”. Difatti la qualità video è troppo elevata per essere un film del 1978 tirato fuori dagli archivi RAI, in tal caso sono sicuro che avremmo visto i soliti sottotitoli enormi in colore giallo tipici dell’epoca (qualcuno che ce l’ha in VHS me lo può confermare?). Io che il tedesco purtroppo non lo conosco mi trovo a domandarmi “che diavolo staranno dicendo?”.
    Infine, mi fa sorridere questa citazione dal sito di Rai Movie che dice “Film di enorme successo internazionale che ha ispirato Quentin Tarantino per Inglorius Bastard“, si come no! Difatti lo conoscevano in molti questo film prima che ne parlasse Tarantino. Film di “enorme successo” internazionale… ma fateci il piacere! Poi hanno pure commesso errori nello scrivere il titolo in inglese… per l’ennesima volta mi domando chi sia il tizio (o tizi) che, a digiuno di film e di inglese, lavora ai contenuti online di RaiMovie?

  • Questioni spinose…


    Di recente ho visto il trailer per The Raven, film con John Cusack il cui titolo origina da un racconto di Edgar Allan Poe (anzi una poesia se non ricordo male). Come ormai sono solito fare di questi tempi mi sono subito chiesto perché non l’avessero intitolato “Il Corvo” come la poesia di Poe è intitolata in italiano… poi mi è subito sopraggiunta un’epifania: c’è già quell’altro di “corvo”!

    mmh…. a volte bisogna proprio scendere a compromessi.
    Ma un “The Raven – Il Corvo” no? I miei genitori non sanno cosa sia un “raven”, come possono dunque interessarsi al film leggendo solo il titolo sul giornale? Va bene, lasciamo perdere. Per i curiosi eccovi una lista di differenze (in inglese, scusate) tra “raven” e “crow” che in italiano sono entrambi tradotti come “corvo”. Dovrei chiedere ad uno zoologo come si traduce questa differenza in italiano, cornacchia / corvo forse? Certo un titolo come “La Cornacchia” non si addice a nessuno dei due film, al massimo è da film comico. Ah… compromessi, compromessi!

  • TITOLI ITALIOTI (26^ puntata) – Fantascemenza Part Deux


    Rieccoci ad un’altra puntata della rubrica titoli italioti, ancora una volta incentrata sui film di fantascienza. Se volete leggere il precedente episodio di “fantascemenza” potete trovarlo qui. Nonostante l’ironica “vignetta” d’apertura questa volta sono stato molto meno critico del solito, lo so, mi sto ammorbidendo. Comunque tra film noti e i meno noti eccovi altri titoli italioti personalmente selezionati per voi:
    Fortress (1992) –> 2013 – La Fortezza

    Come dissi una volta, in Italia è, anzi era, tradizione aggiungere al titolo un anno del futuro. Questa è stata tradizione comune dagli anni ’60 fino agli anni ’90! Se al titolo non era premessa una data futuristica non eravamo contenti. Difatti, l’anno (spesso si trattava di poco prima o poco dopo il fatidico 2000), è sempre stato usato per indicare il genere fantascientifico. Suddetta abitudine viene in alcuni casi usata anche nei titoli inglesi ma mai è stata tanto prolifica quanto in Italia.
    Come al solito divago e ancora non ho detto niente riguardo 2013 – La Fortezza. Che dire… la data futuristica (almeno fino all’anno prossimo) era, diciamo, necessaria. Un titolo come “La Fortezza” da solo non sarebbe stato indicativa per il pubblico italiano che, ammettiamolo, nella stragrande maggioranza dei casi non si interessa di cinema e se lo fa si interessa solo in maniera superficiale (questo lo dico senza alcun disprezzo ma come dato di fatto), quindi un titolo deve già poter indicare il genere agli italiani così da permettere una rapida scelta del film senza doversi informare troppo, abitudine molto pratica. Ben vengano dunque queste alterazioni titolistiche, alla fine hanno un loro scopo e riescono nel loro intento (nel Regno Unito per esempio questo film non è noto come in Italia e io do la colpa proprio all’assenza del “2013” nel titolo).
    L’unica cosa “italiota” di questo titolo è il fatto che il film si svolga nel 2017 e non nel 2013, anche se devo ammettere non ricordo alcun momento del film in cui viene dichiarata una data specifica quindi qualche giustificazione ce l’hanno.

    E’ curioso come il titolo italiano del suo ignominioso seguito, Fortress 2 (2000), si sia invece allontanato da quello del primo film con un anonimo “La fortezza: segregati nello spazio” che non suggerisce né che ne sia un seguito di 2013 – La Fortezza né che i due film siano in qualche modo legati tra loro (eccetto per la faccia di Lambert in copertina). Sottotitolo apparte, che può anche essere accettabile, sicuramente avrebbe avuto più senso un titolo come “La Fortezza 2” oppure “2020 – La Fortezza 2” (il film mi pare si svolga 7 anni dopo).
    Virtuosity (1995) –> Virtuality

    Credo che questo sia uno dei rari titoli “italiani” (nonostante faccia uso dell’inglese) ad avere più senso di quello originale! Banale ma attinente. Credo anche di essere uno dei pochi al mondo che se lo guarda ogni volta che passa in TV nel periodo estivo. A Russell Crowe si addice la parte del cattivo. Da notare la frase di lancio anche in questo caso più azzeccata in italiano “La realtà virtuale non è più un gioco” al posto di “La giustizia ha bisogno di un nuovo programma“.
    DeepStar Six (1989) –> Creatura degli Abissi

    Simile a Leviathan (entrambi del 1989) ma di qualità nettamente inferiore. L’ennesimo tardivo sfruttamento del concetto di Alien, ben dieci anni dopo il film di Ridley Scott. Per anni ho confuso i due film (Leviathan e Creatura degli Abissi) per colpa di questo generico titolo che potrebbe valere per entrambi. Inoltre la scelta di traduzione del titolo secondo me doveva essere inversa, ovvero avrebbero fatto meglio a tradurre Leviatano e lasciare DeepStar Six in inglese, questo perché nel primo il nome “Leviathan” (pronunciato “levaiatan” anche nel doppiaggio) è il nome di una nave russa che gli americani trovano sul fondo del mare, dato che tale nome era in cirillico e viene tradotto a voce non capisco perché abbiano optato per dirlo all’inglese “levaiatan”. Nel secondo caso, “DeepStar Six”, si tratta del nome della stazione sottomarina dove si svolgono gli eventi, per tanto potevano lasciarla non tradotta anche se possiamo ammettere che “Creatura degli abissi” sia un titolo molto più immediato.

    Entrambi sono da non confondere con Alien degli Abissi, sempre del 1989, la solita vaccata italiana mirata a fare soldi facili fallendo miseramente come sempre. Anche qui da non confondersi con La Cosa degli Abissi (The Rift, 1990) di produzione USA/Spagna, anche questo una boiata pazzesca.
    Gattaca (1997) –> Gattaca – La porta dell’universo

    Sono passati molti anni da quando vidi questo film ma non ricordo alcuna porta dell’universo. Si, il film parla anche di una missione spaziale a cui il protagonista vuole partecipare ma secondo me i distributori hanno meschinamente cercato di sfruttare l’immenso successo di Stargate di pochi anni prima; difatti “la porta dell’universo” a stento riguarda Gattaca e come sottotitolo è del tutto futile. Insomma in Gattaca – La porta dell’universo non c’è alcuna porta dell’universo come in Pandorum – L’Universo parallelo non c’era alcun universo parallelo, o almeno cosi mi dicono quelli che hanno visto il film. In realtà su Wikipedia viene spiegato che “Il titolo del film si riferisce ad una condizione psicologica a cui sono soggetti gli astronauti che viaggiano nello spazio profondo“. In Portogallo hanno un titolo identico: Pandorum – Universo Paralelo. Ammetto che possa essere un po’ fuorviante.
    Una nota sul titolo di Gattaca: GATTACA deriva da una combinazione “leggibile” di sigle di basi azotate che compongono il DNA. Questo l’ho letto su Wikipedia altrimenti non ci sarei mai arrivato, infatti nel 1997 mi domandavo che cavolo significasse il titolo e che cosa avesse a che fare col film. Una scelta quanto mai infelice per gli italiani ai quali il titolo al massimo può solo ricordare qualcosa che si avvicina ad un felino. Magari in qualche dialetto regionale “gattaca” vuol dire proprio “gattaccia”. Che Uma Thurman fosse la “gattaca” del titolo? La domanda nel 1997, ovvero prima di Wikipedia, era lecita. A causa del titolo per anni non mi interessai mai a questo Gattaca… a riprova che i titoli hanno la lo importanza culturale e governano la scelta di interessarsi o meno ad un film.
    The Fly (1958) –> L’Esperimento del Dottor K

    Difficile capire che La Mosca di Cronenberg del 1986 sia un remake di questo film, purtroppo il titolo italiano (L’Esperimento del Dottor K) è molto meno esplicito dell’originale (The Fly) seppur devo ammettere rimanga piuttosto accattivante e tipico dell’era in cui fu girato.
    Il seguito, The Return of the Fly (1959), ha mantenuto se non altro la sua forma italiana venendosi a chiamare La Vendetta del Dottor K. I riferimenti vengono tuttavia a mancare nel terzo capitolo della serie Curse of the Fly (1965) che abbandona il “dottor K” in favore di una traduzione tardivamente attinente: La Maledizione della Mosca; a questo punto sarebbe stato meglio una maledizione del Dottor K.
    E’ un titolo italiota perché nella trama del film non si parla di nessun Dottor K, lo scienziato in questione si chiama invece Andrè Delambre.

  • Ipotetica discussione nell'Italia del futuro

    Una conversazione immaginata in un Italia dove è stata ipoteticamente abolita la traduzione di TUTTI i titoli stranieri, come alcuni estremisti del caso vorrebbero; vediamo se potrebbe funzionare:
    – L’hai visto Män som hatar kvinnor?
    – No ma ne parlano tutti, com’era?
    – Mmh, insomma.
    – So che c’è anche un sequel… mi pare si chiami Flickan som lekte med elden.
    – Ah già, nah mi è bastato il primo. Ci sarebbe anche Luftslottet som sprängdes ma non mi interessa.
    – Ho sentito che hanno fatto un remake americano di Män som hatar kvinnor. Si chiama The Girl with the Dragon Tattoo. Ti rendi conto?
    – Figurati, era meglio lasciare il titolo originale, questi americani stanno sempre a cambiare i titoli!
    – Si infatti. Che altri film ti piacciono?
    – Mi è piaciuta molto la rivisitazione di Macbeth che ha fatto Kurosawa, Kumonosu-jō, però di norma preferisco film molto più commerciali come Die unendliche Geschichte.
    – Beh quello lo conoscono tutti dai. Per rimanere in Asia a me è piaciuto molto il famoso Wo hu cang long.
    – Anche quello era abbastanza commerciale, io invece ho comprato di recente Der Untergang, il film che parla degli ultimi giorni di Hitler, mi hanno detto essere un bel film.
    – Non è proprio il mio genere. Io vado per le commedie americane, la mia preferita è Death Becomes Her.
    – E che significa?
    – “La morte diventa lei”, credo.
    – Giusto.
    – Meno male che i titoli li lasciano in lingua originale, te li immagini tradotti?
    – Aborro la sola idea.
    – Va bene, adesso torno a guardare la TV, c’è un horror chiamato P2, chissà di che parla. Ciao.

  • TITOLI ITALIOTI (25^ puntata) – Horrore!

    È un po’ di tempo che non mi dedico ai titoli italioti, eh? Lo so, vi sono mancati. Ebbene riecco l’ennesimo episodio di questa rubrica e parliamo nuovamente di film dell’orrore, anzi, titoli dell’orrore!
    In realtà questi non sono tanto male, ma la battuta scontata era quasi d’obbligo.

    Body Bags (1993) ⇒ Body Bags – Corpi estranei

    Locandina italiana e inglese di Body Bags corpi estranei 1993 di John Carpenter
    Non ho mai capito bene perché abbiano distribuito questo film con questo strano nome che preserva il titolo originale (per altro incomprensibile per chi non conosce l’inglese, cosa abbastanza comune nel ’93) e aggiunge un sottotitolo che c’entra poco con la trama: “corpi estranei”.

    Il film è un horror a tre episodi presentati dal regista John Carpenter nelle vesti di un “ospite” dell’obitorio, un po’ come lo scheletrino de’ I racconti della cripta. Il primo episodio di questa antologia è uno “Scream” ante litteram, il secondo parla di un miracoloso trattamento anti calvizie (che ovviamente sfocia nell’orrido) e il terzo con Mark Hamill (ex-Luke Skywalker di Guerre stellari) che riceve un occhio nuovo dopo un incidente, l’inconveniente è che l’occhio trapiantato apparteneva ad un assassino e così Mark Hamill comincia a vedere la realtà con gli occhi di un serial killer che si impossessa di lui. Insomma, se il “corpi estranei” potrebbe incastrare con il secondo e con il terzo episodio, con il primo invece non c’entra una mazza. Evidentemente c’è stata la volontà di fare un doppio senso tra “corpi” inteso come oggetti (estranei) e “corpi” inteso come cadaveri… che lascia un po’ il tempo che trova.

    Per la cronaca i “body bags” sono i sacchi di plastica con i quali vengono trasportati i cadaveri all’obitorio. Mi suggeriscono nei commenti che si traducono come “sacchi da cadavere”, o anche “sacche per cadaveri”, ed evidentemente queste definizioni come sottotitoli non hanno convinto il distributore italiano. Credo che “Body Bags – Sacchi da cadavere” o “Body Bags – Sacche per cadaveri” avrebbero potuto funzionare tranquillamente e sarebbe stato certamente più sensato di “corpi estranei”. [NdA: Grazie a Giuseppe Benincasa per la traduzione dei sacchi]

    Plan 9 from Outer Space (1959) ⇒ Piano 9 da un altro spazio

    Locandina di Plan 9 from outer space, in Italia intitolato Piano 9 da un altro spazioMi viene in mente il cosiddetto “oltrespazio” di cui si parlava in Ghostbusters. “Da un altro spazio”? Ma quanti spazi esistono? Per definizione è solo uno.
    E il titolo italiano non arriva neanche dagli anni ’50, il film in Italia è arrivato soltanto in VHS (sottotitolato) ma non è chiaro quando sia comparso questo “Piano 9 da un altro spazio”, a stento possiamo considerarlo come una traduzione “ufficiale” perché, benché venga riportata in vari siti come Comingsoon e FilmTV, in realtà non ho trovato altre tracce della sua esistenza (forse da qualche trasmissione televisiva?). Il Mereghetti – Dizionario dei film 2000 lo riporta con il suo titolo originale. Quindi il dubbio resta… chi lo ha tradotto in quel modo?

    Riguardo al titolo stesso, ho il forte sospetto che abbiano tradotto “outer” come “altro”, il che sarebbe un’interpretazione per somiglianza, decisamente errata. Gli americani dicono spesso “outer space” che in realtà è traducibile semplicemente come “spazio” o, come andava di moda dire nella fantascienza tradotta, l’oltrespazio. Infatti, in inglese, quell’outer dà una valenza ancora più fantascientifica che indica un origine molto distante dalla Terra, ma in realtà non vuol dire niente di più del semplice spazio “extraterrestre”.

    Terror House (1972) ⇒ A cena con la signora omicidi

    Locandina del film A cena con la signora omicidi (1972) Un apprezzamento per questo titolo italiano, molto carino e riuscito meglio del film stesso, che purtroppo non è all’altezza delle aspettative.

    No, non è il seguito di La signora ammazzatutti. A cena con la signora omicidi è un film del 1972 conosciuto in America con molti titoli (e già questo è un pessimo segno): Terror HouseTerror at the Red Wolf InnTerror on the MenuClub Dead… e chi più ne ha! Da non confondere con Terror House che invece è il titolo americano per Quella villa in fondo al parco, film italiano del 1988 (uno di quelli con la casa di Psycho in copertina).

    Il film è pressoché sconosciuto, e non a caso. Il titolo italiota funziona meglio di tutti gli svariati altri titoli “originali” indicando chiaramente una commedia nera. Un buon titolo sprecato su un film mediocre.

    Waxwork 2 – Lost in time (1992) ⇒ Waxwork 2 – Bentornati al museo delle cere

    Titoli di apertura di Waxwork 2 lost in time
    Il bello questo film, seguito di Waxwork – Benvenuti al museo delle cere [dove il museo delle cere ESPLODEVA sul finale], è che non c’è nessun museo delle cere, quindi non si capisce bene perché in italiano ci sia un “bentornati”. Il film anzi è ben diverso dal primo e in qualche modo può ricordare alla lontana più L’armata delle tenebre rispetto ad un generico horror che si svolge in un museo delle cere (o forse è solo la presenza di Bruce Campbell che fa scattare questo collegamento). Non è neanche propriamente un horror, ma forse è meglio classificabile come appartenente al genere fantastico e persino della commedia. Per anni è stato impossibile da reperire in italiano e ne ricordavo soltanto una visione in videocassetta registrata dalla TV negli anni ’90. Lo ricordo con più affetto del primo film.

    Bruce Campbell in Waxwork 2Secondo WikipediaIl film è conosciuto in Italia anche con i sottotitoli Scomparsi nel tempo, Illusione infernale e Persi nel tempo” (in realtà era il primo Waxwork ad avere anche il titolo di “Illusione infernale”, ma lo sappiamo che Wikipedia non è infallibile). È evidente che nominare il museo delle cere era un po’ illusorio per il pubblico e non mi sorprende che abbia avuto altri titoli alternativi. Sempre su Wikipedia è presente anche una critica italiana al film, segno che comunque non sono il solo al mondo ad averlo visto doppiato! Negli anni ’90 lo si poteva trovare a noleggio (e forse passava pure su Italia1), ma non sono assolutamente certo che sia mai stato pubblicato in home video.

    Maximum Overdrive (1986) ⇒ Brivido

    Locandina italiana di Brivido di Stephen King, in originale Maximum Overdrive
    La storia di questo film è tratta da un racconto breve di Stephen King chiamato in italiano “Camion” (“Trucks” in originale) e parla di una misteriosa forza aliena che muove qualsiasi macchina sulla terra (dal tostapane ai camion per l’appunto) con lo scopo di uccidere tutti gli umani, così da consentire agli alieni di appropriarsi del pianeta. Nel film, i protagonisti si rifugiano in un autogrill assediati da tir assetati di sangue che non li lasciano andar via.

    Se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi poiché non sono una cima in motori d’auto, il titolo in inglese fa riferimento appunto ai motori (l’overdrive dovrebbe essere un dispositivo legato al cambio delle marce).Seppur sia per me un po’ dubbio il significato del titolo originale, quello del titolo italiano è quanto di mai più random potevano inventarsi… “Brivido”! Un titolo che volendo si adatta praticamente a qualsiasi film horror o anche thriller! Non è neanche un film che dà poi tanti brividi a dir la verità; piuttosto è a metà tra l’avventura e l’horror ma di horror ha davvero poco (eccetto alcune scene truculente ma girate in maniera così esagerata da essere comiche per gli standard moderni); personalmente lo considero un film di avventura/thriller con un tocco di fantascienza. In italiano… Brivido, brr!
    Una piccola curiosità, in questo film recita Yeardley Smith, l’attrice che da la voce americana a Lisa Simpson)

    Termino l’articolo con qualcosa di più moderno che ho visto di recente in TV…

    P2 (2007) ⇒ -2 Livello del terrore

    Locandina di P2, in italiano -2 livello del terrore
    È ovvio che lasciare in italiano il titolo “P2” poteva far pensare ad un film sulla massoneria italiana e in ogni caso sarebbe stato poco indicativo, del resto anche in inglese è un titolo poco memorabile (come il film stesso). Oltre al cambio di “P2” in “-2”, anche l’aggiunta di un sottotitolo si rende necessaria e giustificata; difatti con la parola “livello” del sottotitolo si può capire oltre ogni ragionevole dubbio che quel “-2” non faccia parte di un’operazione matematica ma del piano “-2” (così come in Italia è indicato sulla pulsantiera degli ascensori). Quindi si tratta di un semplice ed efficace adattamento culturale, non c’è da urlare “bastaaaaaaaaaaaa!” in questo caso. Un buon titolo.