Arancia Meccanica, fior fiore del doppiaggio

Scena dal film Arancia Meccanica, i drughi sull'auto da corsa Durango 95
Non credo esista opera scritta in inglese di più difficile traduzione di Arancia meccanica. Il solo fatto che la fruibilità del film (e del libro) sia eguale in italiano come in inglese è a dimostrazione delle elevatissime potenzialità presenti nel nostro paese. Posso in tutta franchezza dichiarare che Arancia meccanica è un vero rappresentante dell’eccellenza italiana nell’adattamento dei dialoghi, nella recitazione e nella traduzione. Già il libro offrì una sfida probabilmente unica nel suo genere, tradurre uno slang futuristico comprensibile solo per associazione di idee ed immagini mentali. L’adattamento italiano di concetti reconditi e di un dialogo intriso di neologismi frammisti a vocaboli dal russo e dal dialetto londinese “cockney” è semplicemente un’impresa senza pari; un tale sforzo lo si poteva soltanto sperare dai professionisti degli anni ’60 e ’70.

Arancia meccanica, un doppiaggio molto karasciò

Un esempio che voglio riportare è l’espressione “real horrorshow” tradotto come “molto karascov”. Entrambi le frasi (nella cultura inglese e italiana rispettivamente) portano alla mente lo stesso concetto, “qualcosa di molto piacevole” (se avessero lasciato horrorshow anche in italiano si avrebbe avuto l’effetto opposto, l’idea di qualcosa di negativo).

L’espressione deriva dal nadsat, la lingua inventata dall’autore Anthony Burgess e usata dai personaggi del suo romanzo, contenente termini ed espressioni in parte inventate e in parte prese dal russo ma con grafie e pronunce inglesi. Così la parola russa khorosho (buono) diventa in inglese horrorshow e in italiano “karasciò”. In entrambi i casi si tratta di una storpiatura della stessa parola russa, tradurlo direttamente dall’inglese non avrebbe avuto senso e da questo punto di vista il dialoghista italiano (Roberto De Leonardis) ha lavorato molto meglio del traduttore del libro che aveva trasfromato horrorshow in cinebrivido, per quanto affascinante come parola di certo è molto lontana dal reale motivo dietro l’uso di horrorshow. Da questo semplice esempio si capisce che gli autori italiani (il trio Aragno all’edizione italiana, De Leonardis ai dialoghi e Maldesi alla direzione del doppiaggio) siano andati all’origine delle singole parole e non si siano fermati ad una semplice traduzione.

Titoli di coda di Arancia meccanica da VHS, in cui si legge Riccardo Aragno, dialoghi di Roberto De Leonardis, diretto da Mario Maldesi

Dalla VHS di Arancia Meccanica, cartelli poi scomparsi dal DVD in poi

Il “dolce su e giù” invece che “the old in-out in-out” (riferito al rapporto sessuale e inteso come abbreviazione di “the good old in-out”, cioè il buon vecchio su e giù) è un altro piccolissimo esempio. “Il vecchio dentro e fuori” non sarebbe stato altrettanto efficace in italiano, comprensibile forse ma non immediato come in-out è per la lingua inglese.

Pochi in realtà sono gli adattamenti dello slang, la maggior parte dei termini (specie quelli russi) sono mantenuti tali e quali anche nel doppiaggio italiano. Tutto questo lo dobbiamo al grande Riccardo Aragno (1915-2003), curatore di tutti gli adattamenti italiani dei film di Kubrick, al dialoghista Roberto De Leonardis e agli attori di teatro, diretti da Mario Maldesi, che prestarono la loro voce per il doppiaggio del film.

Malcom McDowel che ispeziona il vino prima di berlo, da una scena del film Arancia meccanica
Quando voglio guardare Arancia Meccanica sono sempre indeciso se metterlo in inglese o in italiano. La scelta è a suo modo equivalente e alcune frasi sono addirittura più memorabili in italiano, cito ad esempio soltanto “SON BUONI ALMENO???” che chi ha visto il film ricorderà sicuramente (vedi immagine sopra) e in generale tutti i dialoghi del personaggio dello scrittore, doppiato da Silvio Spaccesi (già doppiatore di Yoda e del cieco in Frankenstein Junior, ma per me memorabile anche per il suo ruolo del mago imbroglione nel film Pacco, doppio pacco e contropaccotto).

Un peccato però che i graffiti sui muri non abbiano (almeno nel mio DVD) la traduzione sottotitolata. Uno in particolare mi ha fatto sempre ridere: quello che recita “IF IT MOVES KISS IT” riferendosi al pene disegnato sulla figura di un anziano (ironia anglosassone da graffiti, ma forse anche tradotta non farebbe ridere gli italiani).

Brigadieri inglesi?

Dopo tanto elogi, non sarei me stesso se non avessi qualcosa da far notare. Una sciocchezza in realtà ma che mi fa sempre sorridere. Nel finale, quando la personalità politica viene a trovare il protagonista all’ospedale chiede all’agente di guardia di uscire un momento.

Just wait outside for a moment, officer
Per favore vuole aspettare fuori, brigadiere?

La cosa che può far ridere oggi è l’uso della parola “brigadiere” invece di un più generico “agente”, cioè di una carica che suona assai poco britannica. Forse nel 1971 il ruolo del piantone in ospedale era riservato esclusivamente ai brigadieri? La scelta non è neanche giustificata dal labiale in quanto i personaggi sono ben lontani dalla cinepresa, quindi ci dev’essere una spiegazione che forse sfugge alle orecchie moderne. Una risposta ce la dà la voce relativa a “Brigadiere” su Wikipedia:

Fino al 1992 il grado di brigadiere era in uso anche nel disciolto Corpo degli agenti di custodia (ora Corpo di polizia penitenziaria), e fino al 1981 era in uso nel Corpo delle guardie di pubblica sicurezza (ora Polizia di Stato); attualmente i due corpi civili usano la corrispondente qualifica di sovrintendente.

Nel 1971 quindi “brigadiere” indicava esattamente il ruolo del personaggio a cui viene chiesto di uscire dalla stanza di ospedale dove piantonava Alex.

Anche quello che poteva sembrare un piccolo errore della versione italiana si rivela invece essere l’ennesima riconferma della cura con la quale è stato adattato il film nella nostra lingua. Certo, sentito oggi quel “brigadiere” lascia un attimo interdetti ma se quest’unica battuta è invecchiata maluccio ma non è certo per colpa degli adattatori. Potrebbe quindi sembrare ma non si tratta di traduzione italiota, Arancia meccanica con il suo doppiaggio rimane un esempio di eccellenza.

VOTO DOPPIAGGIO: 10 !

Personaggio dello scrittore dal film Arancia meccanica, in preda a una crisi

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

46 Comments

  • utente anonimo

    15 Giugno 2011 at 18:56

    Ammetto candidamente di non aver compreso "real horrorshow" e "molto karaskov"…anzi, a dirla tutta, mi sfugge proprio il significato recondito di karaskov
    "old in-out in-out": oddio, il "dolce su e giù" in italiano non è proprio figurativamente la stessa cosa (mica devi per forza… essere uno sopra e l'altra sotto o viceversa ) però è un'ottima versione (considerando che si doveva giocare per mobosillabi).
    Silvio Spaccesi: per carità, nulla da eccepire sulla sua bravura, però a sentire la sua voce mi viene sempre in mente o lui o Patsy, il che in certi film non è che sia il massimo…
    Piuttosto, sugli adattamenti in italiano dei film di Kubrick: io non ho mai capito perché il proverbio ossessivamente dattiloscritto da Nicholson in "Shining" – che in originale suona come "solo lavoro e niente divertimento rendono Giacomo un tristo figuro (fra l'altro si perde pure il senso di una parodia dei Simpson)" – sia stato (pare su scelta dello stesso regista)  "tradotto" in "Il mattino ha l'oro in bocca".

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  • Evit

    15 Giugno 2011 at 20:13

    Karascov è in riferimento al termine russo khorosho che se non erro vuol dire "molto bene"/"molto buono". In inglese invece il termine horrorshow invita a un'altro tipo di associazione di idee ma che portano sempre allo stesso significato.
    Questi concetti comunque si comprendono soprattutto dal contesto quindi ti consiglio di rivedere il film, in italiano o inglese come preferisci.
    Su wiki c' una bella lista di parole dal Nadsat http://it.wikipedia.org/wiki/Nadsat
    (manca horrorshow/karascov)
    Per "il mattino ha l'oro in bocca" in Shining, Kubrick stesso decise diverse opzioni per diversi paesi (sicuramente suggerito da Riccardo Aragno per quella italiana) , quindi rispetto la scelta del "maestro", in quel caso la traduzione italiota è voluta dall'autore.
    Difatti, sempre su wikipedia, puoi trovare le scelte alternative per la Germania "Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi", per la Spagna "Anche se ti alzi più presto, non farà giorno prima" e per la Francia "Un «Tieni» vale più di due «Avrai»".

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  • utente anonimo

    16 Giugno 2011 at 14:51

    Riguardo al proverbio, anzi ai proverbi di Shining, ricordo che lessi che Kubrick fece scegliere (o scelse personalmente) dei proverbi che avessero comunque qualcosa a che fare con il film.
    Quello tedesco, "Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi", sembra un'incitazione che Jack fa a se stesso, all'affrettarsi a "correggere" suo figlio. Anche il nostro sembra ribadire lo stesso concetto, e inoltre riporta due elementi chiave nel film: Tony e il colore giallo (in questo caso l'oro).
    Si parla di qualcosa in bocca (e Tony vive nella bocca di Danny), e l'oro ricorda la "Gold Room", la sala da ballo nella quale Jack parla con il barista Lloyd. Secondo me Kubrick si deve essere accorto di queste fortunate coincidenze, che danno un sapore leggermente diverso al film in ogni lingua.
    Non credo che Stanley Kubrick facesse niente a caso, basta notare la palette del film, dominata dal rosso e dal giallo. Non potrete più fare a meno di notare quei due colori! Tra l'altro ho letto degli articoli che ricollegano questi colori a un messaggio di sottofondo del film, riguardo il bicentennale senso di colpa dell'uomo bianco americano per lo sterminio dei pellerossa. Basti pensare che si parla di "fardello dell'uomo bianco" e di un antico cimitero indiano sul quale è costruito l'Overlook…
    Leo

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  • utente anonimo

    16 Giugno 2011 at 18:23

    Leo, messa così allora capisco la "ratio" della scelta dei proverbi. Io avevo sempre pensato che fossero stati scelti in base all'identità di "morale": effettivamente il nostro ed il tedesco hanno quasi lo stesso significato, che invece si allontana da quello originale.
    Rado il Figo

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  • Alicesue

    23 Giugno 2011 at 12:34

    WOW. Sono decisamente contraria ai doppiaggi, ormai: una volta che scopri la differenza tra l'originale ed una versione adattata, è chiaro che si preferisca l'originale. Ma non avevo mai trovato un sito che ne parlasse apertamente e in modo dettagliato.
    Mi spulcio il blog, anche se non ricordo ormai più le versioni doppiate ma magari mi faccio dei giri su youtube per notare le differenze. Bella idea davvero.

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  • Evit

    23 Giugno 2011 at 12:44

    Con questo blog ho deciso di colmare il vuoto di un argomento che fino ad oggi era relegato a singoli "thread" di forum vari. Grazie per i complimenti, spero che troverai i contenuti di tuo gradimento.
    Ciao

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  • Alicesue

    23 Giugno 2011 at 12:47

    Ho letto la storia della guerra dei quoti (l'avevo rimossa! Ricordi infantili) e THX (vergognonso… per fortuna non l'ho mai visto in italiano) e Rocky (di cui ho un bel ricordo ma Stallone mi piace così tanto che preferisco comunque avere la sua voce)… non commenterò ovunque, tanto il mio apporto sarebbe abbastanza monotono, ma davvero splendido. 

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  • Evit

    23 Giugno 2011 at 12:54

    Grazie ancora. Comunque se ti senti di commentare qualcosa in particolare fa pure, a me non può far che piacere. Molti dei miei assidui lettori spesso postano suggerimenti o dettagli che mi sono sfuggiti ma non è necessario ai fini di un commento aggiungere o apportare niente di nuovo… anzi!
    😉 buon divertimento

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  • Mario Moscati

    12 Gennaio 2014 at 16:55

    Per chi volesse saperne di più sul doppiaggio, sul gergo e sui dialoghi del film (e poi moltissimo altro ancora) suggerisco il libro “Arancia Meccanica quarant’anni ma non li dimostra”, che si può trovare all’indirizzo
    [INDIRIZZO RIMOSSO IN SEGUITO A RICHIESTA INSISTENTE DA PARTE DELL’AUTORE]. e nelle Librerie Feltrinelli di tutta Italia, oppure al sito [INDIRIZZO RIMOSSO IN SEGUITO A RICHIESTA INSISTENTE DA PARTE DELL’AUTORE]

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    • Evit

      12 Gennaio 2014 at 17:24

      Apprezzo l’autopromozione. Adesso però non spammarmi il blog dovunque appaia la parola “Arancia Meccanica”.
      Mi hai scritto pure nei commenti all’articolo sul film “La Gang Dell’Arancia Meccanica” concludendo col dire che “comunque è un film turco”. Ma non mi dire? Vuol dire che manco l’hai letto quell’articolo. Commento RIMOSSO!
      Insomma questo commento qui te lo lascio perché sono vagamente interessato al tuo libro, non abusare di questa possibilità. Grazie

      Rispondi
  • Mario Moscati

    21 Gennaio 2014 at 12:48

    Scusa, ma evidentemente l’articolo sul film “La gang dell’arancia meccanica” l’avevo letto frettolosamente, o avevo saltato le prime righe, e mi era sfuggito il particolare. Circa il mio libro, invece, mi è piaciuto il tuo generoso “vagamente”.

    Rispondi
  • Mario Moscati

    21 Gennaio 2014 at 14:48

    Scusa ancora, ma ciò ripensato. I tuoi modi, infatti, anche se mi sono permesso di segnalare un mio libro e nel mio commento ho fatto un errore, non avendo letto bene il tuo cosiddetto “articolo”, mi sono apparsi molto sgarbati e da maleducato. Per cui, dato che di te, delle minchiate che dici, del tuo blog del menga e, leggo adesso, del tuo referendum qualunquista, non me ne frega un accidente, ti chiedo di rimuovermi del tutto. E impara a scrivere.

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    • Leo

      21 Gennaio 2014 at 15:13

      No, per favore, non andar via! Continua a spammare, sei divertente! Vogliamo tutti sentire l’opinione di un borioso, caramelloso damerino che ha scritto un libro, intima di imparare a scrivere e poi afferma “ciò ripensato”. Siamo interessati al pensiero di un tale che viene a casa nostra a farsi pubblicità e poi insultare il padrone di casa.
      Davvero.

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  • Mario Moscati

    21 Gennaio 2014 at 15:48

    No, veramente il borioso sei tu, che non tolleri che chi commenta i tuoi cosiddetti articoli, commetta un errore e, da professorone qual credi di essere, fai il gradasso dicendo “Ma non mi dire? Vuol dire che manco l’hai letto l’articolo” (il tono del doppiaggio te lo lascio immaginare) e poi alza la voce per dire “Commento RIMOSSO!”, per farti capire che ti ha dato una bacchettata sulle mani, il professorone… Caro il mio squisito padrone di casa, io non ero venuto per insultarti, tutt’altro. Ma invece proprio per questi tuoi commenti mi sono sentito io insultato, e quindi ciò (era per facilitarti la lettura) ripensato. Ma chi te l’ha imparato “caramelloso damerino”?

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  • Mario Moscati

    21 Gennaio 2014 at 18:25

    Ah, cavolo, ma siete in due. Me ne accorgo adesso. Un duo di “signori”, maleducati, presuntuosi e arroganti che ne spara a destra e a manca, e pure anche a casaccio: vedi “se la canta e se la suona”, come se dalla vostra parte non “cantaste e suonaste”, e poi anche con “coda di paglia”, che, casomai, si adatterebbe più a voi, considerato che siete stati voi ad aver iniziato a trattar male una persona che era venuta con tutt’altre intenzioni. Il sarcasmo, perdonatemi l’espressione, non vi si confà, miei cari…

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    • Leo

      21 Gennaio 2014 at 19:27

      Aspetta, secondo me qui c’è un comico sotto mentite spoglie. Chiunque sia è divertentissimo, non ridevo così da un po’! 😀 Se resti qui a scrivere articoli di satira ti diamo un posto fisso (non pagato) sul blog! Vero Evit? Non vorrei parlare per te, sia chiaro, la mia è solo una proposta.
      Certo, potrei sbagliarmi. L’alternativa sarebbe che si tratta di un essere senza alcun senso dell’umorismo, che non ha idea di dove si trova, nè di come leggere o trattare con la gente. Ma non voglio credere che esistano.
      Caro Moscati, dare dei maleducati a noi non serve a niente, quando lei si nasconde dietro “persona venuta con tutt’altre intenzioni”. E’ chiaro che lei non appartiene al mondo del web, altrimenti saprebbe bene che farsi pubblicità non richiesta e cieca (i.e. come farebbe un attacchino che appiccica manifesti dove gli viene prima) nel modo adottato da lei, è cosa alquanto sgradita e considerata (pensate) cattive maniere! In un mezzo di comunicazione quale è Internet, dove la parola scritta costituisce una parte notevole dei contenuti, ciò che fa lei in alcuni posti è considerata offesa “bannabile”. Le è stata data l’opportunita di esprimersi, badi bene, perché i commenti su un blog non sono sempre da considerarsi cosa scontata, e lei ne ha approfittato per dimostrarsi ignorante e, ribadisco, pieno d’aria. Se lei si sente insultato la colpa è solo sua, ci pensi bene.
      Noi qui se ce la “cantiamo e suoniamo” è perché facciamo divertissement, forniamo qualche commento spiritoso e a volte un po’ d’informazione. Ci scusi se non andiamo in giro a promuoverci ad oltranza, non abbiamo niente da vendere, noi.

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  • Mario Moscati

    22 Gennaio 2014 at 12:06

    Sì, è vero, non sarò molto esperto del mondo del web, ma ciò non toglie che mi si debba trattare a pesci in faccia o con saccente sarcasmo. Bastava dire semplicemente che la segnalazione non era gradita o fuori luogo (vi informo che ci sono anche modi educati per dire le cose), la si toglieva, e tutto finiva lì. Non era necessario fare un commento maleducato, arrogante e presuntuoso (è chiaro che, oltre a credervi dei fenomeni solo per il motivo che fate ‘sto blog, non conoscete le buone maniere). E poi, pensate un po’, a me sembrava di fare una segnalazione che poteva essere gradita, e non per vendere “a oltranza” (ma a oltranza de che?). E comunque anche voi vi vendete, non siate ipocriti. Quanto alla comicità, leggendo quest’ultima vostra, devo ammettere che pure voi non scherzate (d’altronde, a vostro dire, fate divertissement e commenti spiritosi), specialmente quando chi scrive si rivolge all’altro dicendo in modo ammiccante “Vero Evit? Non vorrei parlare per te”. A me, questo fatto dell’aver chiamato in causa l’altro per sentirsi approvato e spalleggiato, mi è sembrato degno di una vera e propria coppia comica. Probabilmente siete i nuovi Gianni e Pinotto del web.

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    • Evit

      22 Gennaio 2014 at 12:54

      Il solo fatto che comunque io le abbia lasciato il commento con link al suo libro è prova che comunque, come da me già espresso, la cosa mi interessava vagamente. Caro signor Moscati lei si è offeso persino per l’uso della parola “vagamente”. Cosa dovevo dirle… Che adoravo il libro persino prima di averlo letto o almeno sfogliato? Forse lei è abituato ad una cerchia di amici che si complimentano con lei continuamente, non può aspettarsi cose simili dal primo blog trovato su google dove corre a farsi della pubblicità in qualsiasi pagina compaia la chiave di ricerca “arancia meccanica”. Come le è già stato spiegato da chi probabilmente è più giovane di lei (e tuttavia educato a sufficienza da non scadere nell’uso assolutamente gratuito di vocaboli tipo “menga”, “minchiate”, etc), l’autopromozione sui blog è generalmente pratica non accetta e avrei automaticamente lasciato nella cartella spam i suoi commenti pubblicitari se nonché in questo caso io fossi onestamente incuriosito dal titolo del libro. Solo le ho chiesto, seppur con un pizzico di ironia che contraddistingue me e il mio blog, di non abusare di questa possibilità. Alla fine lei parla di educazione ma chi è scaduto in un linguaggio puerile e immotivato è soltanto lei. Viene a farsi pubblicità irrispettosamente (pubblicando link ovunque potesse e senza neanche aver dimostrato di aver letto il contenuto, quindi per pura e cieca auto promozione) e si lamenta se è accolto con un po’ di ironia, non apprezzando neanche il fatto che comunque io dopotutto le abbia lasciato il link. Mi lasci dire che alla fine è lei che vuole vendere qualcosa e che sta dando spettacolo di se stesso dimostrando di non conoscere i moderni mezzi di comunicazione, le maniere ad essi correlate e, se posso dirlo, dimostrando anche una pochezza che autori professionisti non hanno.

      Rispondi
    • Leo

      22 Gennaio 2014 at 13:10

      Moscati, qui nessuno l’ha presa a pesci in faccia, né tantomeno è stato maleducato con lei. Queste sono tutte cose che sono successe nella sua testa, sulla quale noi non abbiamo nessuna giurisdizione, lei è libero di pensarla come le pare. La prego però di non accusarci di essere stati maleducati, perché non è vero. Il commento che ha scaturito questa discussione, come qualunque cosa troverà su internet, andava preso con un minimo di umorismo. Se poi lei si sente l’Onorevole Trombetta, non è certo colpa nostra.
      E menomale che questo blog del menga pieno di minchiate non gli interessava.
      Riguardo al commento su Gianni e Pinotto, spero di no, a me personalmente non piacciono.

      Rispondi
  • Mario Moscati

    22 Gennaio 2014 at 15:09

    No, non me la sono presa per il “vagamente”. E riprendere questo vuol dire che, purtroppo, non avete ancora capito bene la questione (perché evidentemente non avete cognizione di cos’è l’educazione e anche le buone maniere), ma io non ho la capacità di intervenire all’interno delle vostre teste, come voi non l’avete con la mia. Ma quello a cui si fa appello in questi casi, è la capacità di ragionare, non di condizionare le teste altrui. E allora, visto che vi ostinate a non capire (ma credo che lo facciate ottusamente per partito preso), cercherò di spiegarvelo con più precisione, sperando finalmente di far breccia nelle vostre menti (ma non vorrei peccare di presunzione), che però, molte volte, mi sono sembrate bloccate dalla spocchia di saperla molto lunga. Gianni (o Pinotto, scegliete voi) mi ha così accolto: «Apprezzo l’autopromozione. Adesso però non spammarmi il blog dovunque appaia la parola “Arancia Meccanica”. Mi hai scritto pure nei commenti all’articolo sul film “La Gang Dell’Arancia Meccanica” concludendo col dire che “comunque è un film turco”. Ma non mi dire? Vuol dire che manco l’hai letto quell’articolo. Commento RIMOSSO! Insomma questo commento qui te lo lascio perché sono vagamente interessato al tuo libro, non abusare di questa possibilità. Grazie». A parte che, intravedere dell’ironia in questo commento, è arduo (ma, evidentemente, vi ispirate a quella di Gianni e Pinotto), anche perché l’unica cosa che emerge è, per l’appunto, il sarcasmo supponente della frase “Ma non mi dire? Vuol dire che manco l’hai letto quell’articolo”. Senza contare il fatto che poi mi ha urlato in faccia, come un maestrino che vuol punire lo scolaro, “Commento RIMOSSO!”. E queste due cose ve le avevo già segnalate in precedenza, ma evidentemente per ricorrere al “vagamente” (che nel mio caso avevo sì ripreso ironicamente) o non avete letto bene i miei precedenti commenti o, è più probabile, li avete letti frettolosamente per correre subito, accecati dalla vostra boria, a rincarare la dose, pensando bene di farlo coerentemente col vostro stile, oh la la, del divertissement. Per non parlare poi del minaccioso “Adesso però non spammarmi il blog ovunque… ecc. ecc.”, come se io ti avessi già spalmato (pardon, spammato) non so dove, e dell’intimidatorio “non abusare di questa possibilita”. Dov’è l’ironia? Se queste vostre frasi voi le ritenete ironiche, il fatto che vi abbia accostato a Gianni e PInotto, non è poi così tanto peregrino.

    Rispondi
  • Antonio L.

    19 Marzo 2015 at 13:59

    [IMG]http://i61.tinypic.com/kd9yrc.jpg[/IMG]
    Ho fatto una foto alla sinossi della VHS in mio possesso, mi domando se chi ha scritto abbia davvero visto il film, volevo condividere con voi questa perla.

    Rispondi
    • Evit

      19 Marzo 2015 at 18:53

      Bontà divina! Hai appena trovato uno zuccherino. Leggevo, leggevo e mi domandavo cosa ci avevi trovato di tanto sbagliato (a parte quella del giocatore di cricket all’inizio)…
      Sul finale poi assistiamo all’inventiva di chi immagina cose OLTRE la trama. Molto divertente, lo sfrutterò certamente in futuro.
      Sebbene lo spettatore possa supporre che Alex venga impiegato in un lavoro simile, come già era successo ai suoi ex compari, il pensiero erotico finale di Alex è da molti considerato il segno che la guarigione da lui proclamata sia vera, non una battuta ironica finale. Non so dunque se avrebbe molto senso che venga assunto in polizia DOPO la “guarigione”.
      Nel finale (che Kubrick non aveva letto) del romanzo, l’editore fece aggiungere a Burgess un “happy ending”. In questo capitolo finale veniamo a sapere che Alex è impiegato in un negozio di dischi mi pare.

      Rispondi
  • Salvatore

    5 Novembre 2015 at 15:09

    Hey ciao, complimenti per il sito!
    Purtroppo non ti so dire il momento esatto del film, né la citazione giusta, ma ricordo bene che ad un certo punto Alex dice qualcosa come “mi sono fatto un ceppo” intendendo che aveva dormito, quindi come puoi avere già capito lui si riferiva all’idioma “sleep like a log” che da noi diventa ghiro, non ceppo. Mi dispiace non saperti dire il pezzo esatto però.

    Rispondi
    • Evit

      5 Novembre 2015 at 16:23

      Mmmh, sebbene non lo veda da tanto tempo, non ricordo affatto questa frase e dubito che esista, te la sarai immaginata. Difatti non c’è nessun “log” nei trascritti del copione in inglese, quindi anche se avessero usato l’espressione “come un ceppo”, non sarebbe stata una svista nella traduzione dell’espressione idiomatica inglese ma una conscia scelta di adattamento per arricchire lo slang usato nel film.
      Comunque, se potessi verificarla allora ne potremmo discutere.
      Ti ringrazio per i complimenti. Se vuoi scoprire altre recensioni sugli adattamenti dai un’occhiata a questa lista https://doppiaggiitalioti.wordpress.com/indice-delle-recensioni-su-adattamenti-e-doppiaggi/

      Rispondi
      • Salvatore

        5 Novembre 2015 at 17:07

        Mi scuso, ho scritto il commento con la foga di voler annunciare la notiziona, il mondo del doppiaggio mi appassiona, io i film li guardo preferibilmente in inglese e molto spesso quando guardo un film in inglese che magari conosco particolarmente bene in italiano trovo sempre qualche errorino. In questo caso l’errore che ho detto esiste davvero… Ma nel libro di Anthony Burgess! Non nel film! Mi è venuto in mente solo dopo che hai risposto. Scusa ancora!

      • Evit

        5 Novembre 2015 at 17:11

        Infatti mi stavo chiedendo se non ti riferissi al libro. Ahimè quello lo lessi ancora più indietro nel tempo (circa 10 anni fa!).
        Ti do il benvenuto in questo luogo per appassionati. Come disse il blogger “Cassidy” di La Bara Volante:
        “Se siete tra quelli che dicono “Il doppiaggio Italiano è il migliore del mondo” o se come me cercate di evitarlo il più possibile, qui trovate Evit, che quando parla di doppiaggio dice le cose giuste, non le panzanate o le frasi fatte da “italioti”!”
        Quindi piacere di conoscerti, molti dei miei lettori condividono il tuo stesso approccio al mondo del cinema doppiato. Buona esplorazione!

  • crudel1o

    19 Aprile 2019 at 22:40

    Piccola segnalazione: nel romanzo italiano (tra l’altro intitolato “Un’Arancia a Orologeria”) “horrorshow” è reso con “cinebrivido”, che secondo me è veramente una resa splendida… per il romanzo. Applicata nelle frasi del film al posto di “karascov” non mi fa lo stesso effetto. Però nel romanzo, per come era usato soprattutto in funzione di aggettivo, secondo me era strepitoso.

    Rispondi
    • Evit

      20 Aprile 2019 at 12:52

      Ricordo quella del cinebrivido! Come hai suggerito tu stesso, alcune cose che funzionano benissimo su carta potrebbero non avere lo stesso impatto su film, da questo punto di vista Arancia Meccanica è un caso molto curioso perché ci dà un’idea dei tanti possibili modi diversi in cui si poteva adattare un testo (libro o copione) di difficile adattamento. Su pellicola certamente c’è un problema aggiuntivo di avere frasi o parole della stessa lunghezza e che possano entrare sul labiale. Ora mi hai fatto venire la voglia di rileggerlo, lo lessi quando avevo 16 anni e mi piacque tanto quanto il film, mi sono sempre promesso di rivisitarlo ma avendo costantemente una montagna di libri in attesa di essere letti per la prima volta è rimasto in seconda fila sullo scaffale

      Rispondi
      • crudel1o

        21 Aprile 2019 at 11:42

        Occacchio, leggendo https://it.wikipedia.org/wiki/Nadsat , mi sono accorto di una cosa: “horrorshow” è, come dire, l’ “adattamento fonetico inglese” di хорошо, cioè “koroshò”. Io pensavo che l’assonanza fosse casuale. Primo perché sembra un vero e proprio neologismo inglese composto (a differenza di altri termini ispirati dal russo del romanzo/film). E secondo perché nel film in italiano avevano optato per la pronuncia “karashò” (inventata evidentemente solo perché suona meglio a un orecchio italiano), che mi aveva completamente sviato. C’eri cascato anche tu?

        Vabé, cmq “cinebrivido” è il più bel vocabolo della storia, altro che “saudade” e “schadenfreude” 🙂

      • Evit

        21 Aprile 2019 at 11:52

        Non ci avevo fatto caso, o me ne sarò più probabilmente dimenticato 😄, prima o poi dovrò farne un’analisi accurata. Quindi in realtà la soluzione del film doppiato è più accurata perché va all’origine del termine, anche in italiano modificando leggermente (vocali diverse). Il linguaggio in questo film è affascinante sia in inglese che in italiano.

      • crudel1o

        21 Aprile 2019 at 12:20

        Chissà, forse al team di doppiaggio era stato fornito una specie di “manuale del Nadsat” con dettagli etimologici. Conoscendo l'”ansia da prestazione” di Kubrick potrebbe anche essere… O forse semplicemente è che una volta i team di doppiaggio erano di una professionalità pazzesca e basta. Oggi secondo me prenderebbero “horrorshow” e lo tradurrebbero con un altro vocabolo inglese che suona superfighissimo tipo “supercool”.

        “La Durango 95 filava molto supercool” XD

        Che ne dici di un bell’articolo “Se Arancia Meccanica venisse doppiato oggi” con tutte le frasi più celebri doppiate “alla maniera del 2019”? 😀

      • Evit

        21 Aprile 2019 at 13:29

        Beh parliamo di Kubrick, del suo uomo di fiducia Aragno, De Leonardis e Maldesi. Quindi niente era lasciato al caso! Di certo avranno avuto indicazioni in merito.

        Mi fa venire i brividi pensare come potrebbe essere adattato oggi.

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