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  • La trilogia del dollaro di Sergio Leone? Meglio guardarsela in italiano

    Christine (partner di Evit) proclama improvvisamente: “Evit, ci vediamo i western di Sergio Leone?“.
    Evit si commuove. “Ma certo!” – e corre a mettere il primo film.
    Christine dopo un po’: “ma non ce l’hai in inglese?
    Evit:

    Clint Eastwood che digrigna i denti e dice: in inglese non esistono

    Spesso sentiamo dire “i film, meglio in originale“, che “i sospiri degli attori americani sono mejo recitati dei sospiri doppiati” oppure cose tipo “vuoi mettere, sentire la veramente vera voce dell’attore americano?“, quando non si scade poi nei falsi miti che all’estero è tutto migliore (“in Italia siamo nel medioevo. Nel nord europa invece…“) e le solite cose già sentite milioni di volte…

    Mario Brega che fa il segno delle corna
    …poi tiri fuori nel discorso la trilogia del dollaro di Sergio Leone e qualsiasi teoria su cui si basano i soliti generici pregiudizi immaturi contro il doppiaggio crolla dalle fondamenta e diventa indifendibile (rivelando spesso un infondato fondamentalismo dei sostenitori).
    Infatti, nonostante gli attori principali di questi tre film siano americani, guardarsi la trilogia del dollaro di Sergio Leone in lingua inglese non ha alcun senso ed è anzi deleteria per lo spettatore, come vedremo a breve. Provo pietà e compassione per gli americani che non possono godersi questi film in italiano. Li amano tantissimo eppure, per una volta lasciatemelo dire, non possono goderseli appieno.

    I film di Sergio Leone ci ricordano sempre che la magia del cinema si compie solamente a film ultimato e, per “ultimato”, intendo dire inclusivo di adattamento e doppiaggio. Poco importa quale lingua parlino gli attori sul set, bensì importa il risultato finale alle orecchie dello spettatore, le emozioni che ne derivano. Questo è un messaggio che può arrivare solo da registi veramente capaci come lo erano Leone e Kubrick, i quali davano eguale importanza alle versioni internazionali dei propri film già a partire dalla fase di pre-produzione e non soltanto come un ripensamento dell’ultimo momento o delegandoli senza importanza a chiunque si offra di produrne una versione estera con il maggior risparmio di denaro.

    Sergio Leone dà consigli a Clint Eastwood sul set di Per un pugno di dollari. Nella vignetta che ironizza sul doppiaggio Leone dice: tu parla, parla. Parla come te pare, tanto ti aggiustiamo in italiano.
    Ma, mentre Kubrick si avvaleva di De Leonardis/Maldesi per le sue versioni italiane, sfruttando la ben rodata macchina del doppiaggio italiano negli anni ’60, le versioni in inglese dei primi film di Leone, seppur ben adattate, si sono scontrate con tanti problemi come ad esempio l’incapacità degli americani di fare un buon lavoro di doppiaggio e tanti altri di cui parlerò.
    Vediamo dunque i motivi per i quali guardarsi la trilogia del dollaro in inglese ha poco senso!


    Attori che doppiano se stessi

    Come tutti i film italiani dell’epoca, anche questi erano girati senza suono, vuol dire che Eastwood and friends sono dovuti tornare in sala di registrazione a doppiare se stessi. Doppiare, in generale, è una capacità in più che non tutti gli attori del cinema posseggono (le “guest star” italiane nella serie I Simpson dovrebbero darvene una vaga idea, voci totalmente su un altro piano rispetto a chi doppia di professione, oppure le fiction italiane a confronto con i film doppiati). Difatti per doppiare se stessi bisogna saper ricreare l’emozione che da attori avevate espresso sul set… in questo caso però mentre si è davanti ad un leggio, al buio, concentrati ad azzeccare i tempi giusti e magari s’è pure scassato il condizionatore (situazioni vere da sala doppiaggio, non mi invento niente).
    Non tutti lo sanno fare e spesso i risultati sono un po’ piatti. È il caso di Eastwood che, sebbene avesse già qualcosa sul curriculum, era alle prime armi come protagonista, e non aveva certo esperienza di doppiaggio. Per fortuna il suo personaggio era stato studiato ad hoc: parla poco e in maniera piatta. Così nessuno se n’è veramente mai accorto. Eli Wallach (il “brutto” del Buono, il brutto e il cattivo) si salva alla grande perché era un attore fenomenale, Lee Van Cleef rimane passabile, Gian Maria Volontè (in inglese) è di un’atrocità senza pari.

    Vignetta da Per un pugno di dollari: il mio mulo saprebbe doppiarvi meglio
    Quindi la recitazione degli attori americani in questi film di Leone, una recitazione che molti potrebbero definire “reale” o “vera”, non è altro che un prodotto registrato a posteriori in uno studio e non in presa diretta sul set. Per questo non ha senso parlare di “lingua originale” in un film di Leone, si parla invece di versione doppiata in italiano e versione doppiata in inglese… e se le mettiamo a confronto, quella doppiata in inglese ha moltissimi difetti.


    Alcune scene sono state doppiate in inglese solo dopo quarant’anni!

    Nel caso de’ Il buono il brutto e il cattivo, gli americani hanno sempre visto una versione ridotta, in cui mancavano certe scene. Queste scene sono state reinserite solo per l’edizione DVD del 2004 (ora disponibili anche su Blu-Ray) e doppiate ex novo perché all’epoca non ebbero la lungimiranza di doppiare l’intera pellicola. Questo vuol dire che gli americani, attualmente, si “godono” una versione del film dove, nelle scene aggiunte, i personaggi hanno voci incredibilmente invecchiate (se gli attori erano ancora vivi per doppiare se stessi), oppure completamente nuove nel caso dei personaggi doppiati da imitatori degli attori deceduti.
    In questi casi le voci non solo soltanto nuove, sono palesemente nuove… sono tragicamente nuove!

    Copertina del Blu Ray di Il buono, il brutto e il cattivo, con aggiunta la scritta: edizione restaurata con voci completamente nuove


    Se sono doppiati a posteriori sia in inglese che in italiano, allora non è meglio scegliere il doppiaggio americano che include le “vere” voci degli attori? Cosa cambia?

    Cambia il fatto che in america i doppiatori fanno generalmente schifo perché non c’è una grande esperienza/storia/scuola. Non è una questione di “il mio paese è meglio del tuo”, perché negli Stati Uniti fanno bene tante altre cose, ma il doppiaggio non è una di queste e sono loro i primi ad ammetterlo.

    Nota: pensate ad esempio ai film di animazione americani che non hanno dei doppiatori”, bensì dei “voice actors“, ovvero interpreti vocali che recitano al microfono le loro battute e dalle quali poi i disegnatori sono in grado di far vivere i personaggi animati dotandoli di un accurato labiale e movimenti espressivi. Il lavoro di questi interpreti vocali è giustamente lodato, perché sanno creare delle performance a volte superiori (a livello recitativo ed espressivo) rispetto ai colleghi attori. Ma non sono doppiatori di post-produzione.
    I pochi prodotti doppiati disponibili sul mercato statunitense (classicamente i cartoni giapponesi) sono snobbati dagli stessi americani che preferiscono a quel punto la versione sottotitolata piuttosto che sentirsi le voci del calibro di un dipendente delle ferrovie che vi prenota un posto in treno da dietro lo sportello della biglietteria. Esagero, ma non troppo.

    Il risultato finale (nel doppiaggio americano) è un film con gli attori principali interpretati quasi decentemente (almeno quelli che hanno saputo ridoppiare se stessi passabilmente) mentre tutti quelli di contorno sono dei cagnacci che in Italia potrebbero solo passare lo straccio per terra in sala di doppiaggio, oppure hanno modi di recitare piuttosto strani per gli americani, con voci tipiche da trasmissioni radiofoniche o interpreti di audiolibri.
    Per non parlare poi della quasi totale mancanza di sincronia labiale di molti personaggi, cosa che nella traccia americana assume connotati tragici, distraendo spesso lo spettatore, il quale penserà di aver acquistato una copia difettata del film.

    Scena da Per un pugno di dollari, pistolero che sputa prima di prepararsi ad uno scontro a fuoco. La vignetta legge: sputo d'autore

    20 anni di teatro dietro a quello scaracchio

    Al contrario, nel nostro paese, il doppiaggio di questi film è stato fatto non solo con cura di particolari, ma anche in un decennio dove il doppiaggio era ancora una vera e propria arte più che un mestiere. Quindi anche il rumore di uno scaracchio era certamente creato da qualche incredibile attore con anni di teatro alle spalle. Puah!

    Non solo!

    Come spesso accadeva all’epoca, in sala di doppiaggio in Italia si aggiungevano battute originariamente non in copione, al solo scopo di migliorare il prodotto finale, perché alla fine è solo il prodotto finale che conta quando si giudica un film, non le intenzioni. Prendiamo ad esempio questa battuta di Eastwood, la cui risposta del fuorilegge è assente nella versione americana:

    Scena da Per qualche dollaro in più, Eastwood chiede di scegliere vivo o morto e dei pistoleri alle sue spalle rispondono: sceglie vivo, buffone

    Nella versione americana manca completamente la battuta “sceglie vivo, buffone“.

    Aggiungiamoci poi il dramma di Gian Maria Volonté che non spiccicava una parola di inglese e si è doppiato per la traccia americana con l’ausilio di trascrizioni fonetiche (così almeno dice Wikipedia), il risultato ahimè è piuttosto tragico nella maggior parte delle sue battute e se dovessi scegliere tra un teatrale Nando Gazzolo che doppia Volonté in italiano ed un quasi incomprensibile Gian Maria Volonté che doppia sé stesso in inglese, indovinate chi preferirò?
    Questo non toglie niente a Volonté come attore, rimane un fantastico attore italiano, ma in italiano. Anche il più grande attore avrà difficoltà a dimostrare le proprie capacità se costretto a recitare in una lingua a lui sconosciuta. Sempre che si tratti di Volonté! Qualcuno ha posto dubbi su chi doppi effettivamente Volonté e per ora ci dobbiamo accontentare soltanto di resoconti tramandati fino ad arrivare su Wikipedia e difficilmente verificabili oggi. Chiunque sia a doppiare, la sua recitazione in inglese rimane pessima e il pesante accento non è giustificabile forse con l’origine ispanica del personaggio perché siamo anni luce da come si doppiava Eli Wallach nel Buono, il brutto e il cattivo, che pure era un personaggio messicano.
    Joseph Egger nei panni di Profeta, nel film Per qualche dollaro in piùAnche Joseph Egger (il “Piripero” del primo film, il “Profeta” nel secondo), in italiano è assolutamente eccezionale, divertente al solo sentirlo parlare. Chi lo ha doppiato in inglese, invece, credo non abbia mai sentito parlare di sincronia labiale, il suo doppiatore non riusciva ad “ingarrare un tempo giusto manco a spararlo. Nella scena dei “dannati treni” non sembra neanche che le parole escano dalla sua bocca.
    La sua voce italiana è data dal padre del sopracitato Nando Gazzolo, tale Lauro Gazzolo, anche lui tra i membri della CDC, che all’epoca era il punto di riferimento del doppiaggio italiano. Nessun personaggio, insomma, è stato trascurato in fase di doppiaggio italiano e se pensate che mettere padre e figlio nel doppiaggio dello stesso film sia un’operazione tipicamente italiana dovreste ricredervi, sono entrambi così azzeccati nei loro ruoli che l’accusa di raccomandazione familiare è semplicemente impensabile.

    Gian Maria Volonté in Per qualche dollaro in più, sfida l'avversario con un orologio a carillon. La vignetta dice: quando faccio partire l'anello, cerca di andare a tempo... se ci riesci!
    Quindi per via di doppiatori americani diversamente competenti, la traccia in inglese di tutti e tre i film ha molte meno frasi memorabili. Gli americani infatti citano spesso il terzo film, Il buono il brutto e il cattivo, e qualche battuta dal primo mentre, in italiano, le frasi che rimangono impresse sono molte, molte di più, da qualsiasi film della trilogia. Questo è un vantaggio apportato da un buon doppiaggio.

    Mi sarebbe piaciuto caricare sul mio canale alcune clip ma non vorrei seccature con YouTube. Basta che vi cercate qualsiasi scena con Gian Maria Volontè doppiato da Nando Gazzolo per avere un’idea. Specialmente quella della parabola in “Per qualche dollaro in più”. Poi andatevi a cercare le stesse scene in lingua inglese e venitemelo a raccontare.
    Qui trovate la scena della parabola in inglese e in italiano (attenzione, i link potrebbero non durare in eterno).

    Scena dal film Per qualche dollaro in più, una vittima viene tenuta per i capelli davanti ad un orologio. Vignetta dice: lo vedi che la battuta parte prima?


    Un copione nato in italiano

    I copioni di questi film erano sempre scritti in italiano (da Sergio Donati, anche se mai accreditato) ed adattati in inglese e ci tengo a precisare che sono stati adattati in inglese benissimo perché molte battute funzionano ugualmente in entrambe le lingue… pur sempre con tutti i limiti del caso. Vediamo dunque il limite del caso, passando direttamente alla scena ESEMPLARE!
    Gli americani non sanno che l’ultima battuta in Il buono, il brutto e il cattivo combacia perfettamente con la colonna sonora di Ennio Morricone, un trucchetto che rende ancora più divertente la scena finale del film ma che ha meno senso in inglese.
    Mi riferisco a quando Tuco, sul finale, esclama:

    Scena finale del film Il buono, il brutto e il cattivo, quando Eli Wallach urla: Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-

    Scena in italiano (fate click per vederla)

    Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-****

    Da qui il pezzo di Ennio Morricone si lega alla “A” della parolaccia interrotta, proseguendola comicamente.
    Che questa scena fosse già stata ideata in questo modo, a priori, da Leone o che sia stata creata in post-produzione poco importa. Ciò che importa ai fini di questo articolo è che in inglese la battuta non si lega altrettanto bene alla colonna sonora e viene meno l’effetto comico. Il pezzo musicale suona piuttosto come un banale bip di censura, orchestrato.

    Scena finale del film Il buono, il brutto e il cattivo, quando Eli Wallach urla: Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-

    Scena in inglese (fate click per vederla)

    Hey Blondie! You know what you are? Just a dirty son of a…***

    Per aggiungere ingiuria al popolo anglofono, il labiale di quella scena, così in primo piano, funziona molto meglio (perfettamente direi) nella traccia italiana che in quella americana perché quel “hijo de puta” pronunciato da Eli Wallach mal si adatta alla battuta in inglese.
    Sulla carta posso capire come volessero unire l’urlo tarzaniano, con cui inizia il pezzo di Morricone, alla “a” di “son-of-a“, ma questo sembra aver funzionato soltanto sulla carta. Nessun madrelingua inglese ha mai percepito che il pezzo di Morricone “proseguisse”, o in qualche modo si “legasse”, alla battuta “son-of-a…“; la scena in inglese risulta moderatamente divertente solo dal contesto, così come potrebbe risultare divertente una qualsiasi brusca interruzione o un bip di censura su una nota parolaccia.


    CONCLUSIONE

    Non pensavate che ci sarei arrivato, eh? Dunque cosa rende questi film degni di essere visti in inglese esattamente? L’interpretazione non in presa diretta dei protagonisti e le scadenti voci dei personaggi di contorno? Le battute adattate dal copione italiano e che, in un caso specifico, “sciupano” un finale perfetto oppure che risultano sottotono? Le scene restaurate con voci in inglese palesemente diverse da quelle nel resto della pellicola? Una sincronia labiale in alcuni casi così sconnessa da distrarre lo spettatore? Attori italiani che doppiano sé stessi in un inglese incomprensibile?
    Purtroppo non riesco a trovare una buona ragione per consigliarvene la visione in inglese, semplicemente non ne trarreste alcun beneficio. Per questi principali motivi, secondo me, la visione in lingua inglese di questi tre film non ha alcun senso! Del resto queste opere di Leone non hanno una “lingua originale” in quanto nascono essenzialmente muti, e gli americani non sono in grado di fare un doppiaggio qualitativamente all’altezza del film.
    Se non concordate, attaccatevi!

    Scena di Il buono, il brutto e il cattivo. Eli Wallach guarda il cappio che lo aspetta


    Nota a piè di pagina: i nomi “americanati”

    Una cosa che fa infuriare dai forum americani (e che poi capita di ritrovare nelle pagine enciclopediche tradotte dall’inglese all’italiano) è la questione del nome del protagonista. Il protagonista non ha un nome e solo perché il vecchietto nel primo film lo chiama “Joe” (nome generico che si da agli americani, come “the average Joe“, ovvero “l’uomo qualunque”) non vuol dire che quello sia il suo “vero” nome. Né tanto meno lo è “manco“, vocabolo spagnolo equivalente al nostro “monco“, il nomignolo che aveva il personaggio di Eastwood quando faceva finta di essere storpio per avere un vantaggio sui nemici. È soltanto un soprannome, non il suo vero nome. Burini americani!
    Sono gli stessi che chiamano Leone: liòn, lione o lioni. Se sentite qualche un “esperto” di cinema storpiare il nome di Leone, fategli un favore e correggetelo.

  • Il grande Lebowski – l’ultimo dei grandi doppiaggi

    Il giornalista cinematografico Michele Traversa, italiano ma residente a Los Angeles, ha continuato a tartassarmi di piacevoli e-mail nelle quali ha dimostrato di essere una possibile risorsa per Doppiaggi Italioti e così ne ho approfittato subito chiedendogli di scrivermi una di quelle “cose” di cui parlava nelle sue e-mail, ma in formato articolo. Ed ecco la prima collaborazione “professionale”.
    L’autore si fa chiamare Michael soltanto perché altrimenti in Ammeriga lo chiamano Michelle col rischio poi di non buscare più donne durante i festini selvaggi di Hollywood. Perché mi piace immaginarmelo così il caro Michael, tra una premìere e un’altra, seduto a Starbucks con un “latte” in tazza grande mentre scrive recensioni di film che in Italia vedremo solo dopo sei mesi ed in attesa del quotidiano invito ad un party di neo-ricchi.
    Questa è la sua recensione di Il Grande Lebowski, perché ci tenevo tanto che condividesse con voi ciò che io stesso avrei voluto scrivere da tanto tempo… solo che non sarei mai riuscito ad essere altrettanto sintetico, come è chiaro da questa introduzione.
    Le vignette esprimono il mio sentimento personale.

    Evit

    Scena del film Il grande Lebowski con Jeff Bridges in estasi, la vignetta dice: lo hanno adattato come si deve.
    Il Grande Lebowski è stato l’ultimo doppiaggio ancora al pari con gli ottimi lavori degli anni ‘70 / ’80… ed eravamo nel 1998! Proprio nel pieno declino qualitativo del doppiaggio italiano spunta questa perla “retrò”. Il film è diventato un classico, è uno dei film più citati negli Stati Uniti e ci sarà un perché. Non era facile renderlo altrettanto memorabile in italiano. A parer mio il lavoro sull’adattamento dei dialoghi e sul doppiaggio è pari a quello di Arancia Meccanica, ecco l’ho detto!

    Drugo, Drughetto o Drugantibus

    Io sono Drugo, è così che deve chiamarmi, capito? O se preferisce Drughetto oppure Drugantibus oppure Drughino, se è di quelli che mettono il diminutivo ad ogni costo…

    Gif animata di una scena del film Il grande Lebowski, Jeff Bridges che dice: I'm the Dude, man.
    A qualcuno ha dato fastidio che The Dude diventasse Drugo, la rete è piena di lamentele in merito. Forse perché per sempre legati all’uso dell’appellativo in Arancia Meccanica, forse perché speravano in una traduzione più fedele, pedante. E come avrebbero dovuto chiamarlo? Tipo? Tizio? Non avrebbe fatto ridere neanche i polli. Ah si, lo dovevano chiamare Dudo (come in Easy Rider). Infatti già allora Jack Nicholson chiedeva: “e cos’è un Dudo? Un ballo?”.
    Come avrebbe detto Totò: ma mi faccia il piacere!

    Sono il solo da queste parti, meme dal film Il grande Lebowski con John Goodman che carica la pistola e dice sono il solo da queste parti a cui piaccia Drugo come traduzione di Dude?

    Un signor adattamento

    La cosa particolare de Il Grande Lebowski, ciò che reputo davvero un colpo di genio, è il fatto che spesso l’adattamento dica una cosa di significato diametralmente opposto per ottenere lo stesso effetto. Per esempio:

    “Duder or El Duderino, if you’re not into the whole brevity thing

    Una frase letteralmente traducibile come: “o il Duderino, se non sei il tipo da abbreviativi” che è stata invece tradotta come:

    “Drughino, se è di quelli che mettono il diminutivo ad ogni costo”.

    In inglese il diminutivo al signor Lebowski non piace, in italiano gli piace un sacco. Oppure:

    Scena dal film Il grande Lebowski, Philip Seymour Hoffman parla con Jeff Bridges

    “Racially he’s pretty cool?”

    traducibile come “non si fa problemi di razze eh?“, che diventa nel doppiaggio italiano:

    “Lui del razzismo se ne sbatte, mmm?”

    Il concetto viene ribaltato, ma la sostanza non cambia. Poi ancora:

    “Look, we all know who is at fault here”

    traducibile come “Guarda, sappiamo tutti di chi è la colpa” che invece diventa:

    “Guarda, lo sappiamo tutti da che parte sta la ragione”.

    Loro, gli americani, a puntare il dito sul colpevole, noi a farci belli di aver ragione. Geniale!

    Donny interpretato da Steve Buscemi che canta: sono il tricheco, nel film Il grande Lebowski
    Poi ci sono degli accorgimenti culturali sottili e necessari che dimostrano quanta attenzione sia stata dedicata al lavoro. Ce ne fosse un briciolo di questa passione negli adattamenti moderni. Durante una delle partite al bowling, Donny, il personaggio di Steve Buscemi, capisce una cosa per un’altra e continua ad interrompere il discorso sperando che qualcuno gli dia un po’ di soddisfazione. Così continua a ripetere/cantare “I am the Walrus”, che in italiano diventa “Obladì, obladà”. Entrambe sono canzoni dei Beatles, ma con I am the Walrus nessuno in Italia avrebbe capito che Donny alludeva a John Lennon. Obladì obladà invece la conoscono tutti, dai novantenni ai bambini di due anni. Si tratta, signore e signori, di un adattamento eccellente, che non traduce alla lettera e che trova equivalenti altrettanto efficaci e divertenti, senza snaturare il testo di partenza.

    Sono il solo da queste parti, meme dal film Il grande Lebowski con John Goodman che carica la pistola e dice sono il solo da queste parti che abbia a cuore la localizzazione delle battute?
    Qualcuno lo saprà già, qualcuno forse non lo ha mai notato, ma Drugo si esprime con delle frasi ripetute per sentito dire. Per esempio, sente alla tv il presidente Bush dichiarare: “This aggression will not stand”, “Questa aggressione non può essere tollerata”. Poco dopo usa la stessa espressione a colloquio con il signore Lebowski aggiungendo in coda il suo colloquiale “man!“. Walter poi gli dice: “She kidnapped herself”, “Si è rapita da sola”, ed ecco che Drugo la prende come verità assoluta, la fa sua, e la ripropone alla prima occasione.
    Era fondamentale, in fase di adattamento, trovare il giusto modo per rendere queste frasi, al fine di trasmettere il modo di Drugo di assorbire ciò che lo circonda. Obiettivo centrato! Chi c’è dietro a questo minuzioso lavoro? L’Immenso Carlo Valli. In suo onore andiamo a vedere alcune di queste frasi, entrate nel lessico americano e che, nella loro traduzione, hanno reso il film quell’oggetto di culto che è oggi:

    • “You are entering a world of pain” / “Stai per entrare in una valle di lacrime”.
    • “Shut the fuck up, Donny” / “Zitto e vaffanculo, Donny”.

    Meme dal film Il grande Lebowski con John Goodman con pistola in mano che dice in inglese: shut the fuck up Donnie, you're out of your element

    • “The bag man”/ “Il postino”, quando devono consegnare la valigetta con il denaro per il riscatto.

    …e forse la più bella di tutte, praticamente intraducibile:

    • “Sometimes you eat the bar, and sometimes, well, he eats you” / “A volte sei tu che mangi l’orso, e altre volte è l’orso che mangia te”.

    In America ancora si chiedono cosa volesse dire Sam Elliott con quel “bar”. E, no, non dice “bear”, dice proprio “bar”.
    sono il solo - Valli
    In breve, un adattamento magistrale, eco dei lavori di fino di 30-40 anni fa e che è riuscito nel non facile intento di rendere in pieno la memorabilità di dialoghi che, in lingua originale, sono già entrati a far parte della cultura popolare americana.

  • Frammenti di doppiaggio (13) – Robocop (1987)

    Chi mi segue da almeno qualche mese sa già qual è la mia scena preferita del film RoboCop doppiato in italiano. È una scena che avevo già condiviso facendo un confronto con la ben più piatta versione originale… una scena da Oscar del doppiaggio per via del labiale impeccabile e per la spassosità della battuta che la mette molte spanne sopra l’originale:

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video


    Dietro il microfono c’era Luciano De Ambrosis, classe 1938. Ringraziamo De Ambrosis per questo momento indimenticabile. 😉

    SCENA BONUS

    Gianni Marzocchi che si incazza…
    boddicker
     

  • Frammenti di doppiaggio (12) – Wagon-lits con omicidi

    In questo film che in pochi ricordano c’è una battuta di Wilder doppiato da Oreste Lionello che fu il tormentone della mia giovinezza, forse il mio primo tormentone in assoluto della mia vita: lo stizzato “porca puttana!” di Wilder-Lionello ogni volta che Wilder veniva gettato giù dal treno. La prima scena è anche la più divertente ma dato che nel film ce ne sono ben tre, vi ho fatto una piccola compilation dei “porca puttana”!
    silver streak
    La battuta originale nella prima (e più memorabile) scena era:
    Goddamnit! Son of a bitch!
    laddove “goddamnit!” è stato sostituito dagli urletti stizzati ed il “son of a bitch!” ovviamente venne sostituito da “porca di puttana!“. Le successive due scene saranno solamente fatte di son of a bitch!/porca di puttana!.
    In inglese nessuno ricorda questa battuta; più che altro per i parlanti inglese è memorabile l’idea comica di Wilder che viene ripetutamente gettato giù dal treno.
    In italiano, grazie a Lionello e alla sua interpretazione, quella battuta diventa un vero e proprio tormentone, tanto che, mentre lavoravo a questo video a casa dei miei, mio padre lo sente da lontano e dice “ma quello è Gene Wilder in Wagon-lits? (risate) non lo sento da una vita!“.
    Chapeau!

  • Trappola di Cristallo (Die Hard, 1988) – Quaranta piani di splendido doppiaggio

    intro-die-hard
    “Trappola di Cristallo” è probabilmente il film d’azione perfetto: un protagonista ordinario (nel quale tutti si possono identificare) che si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato, intrappolato in un grattacielo in mano ai terroristi e, all’esterno, solo forze dell’ordine incapaci! Spetta a lui risolvere la situazione per riuscire a salvare sua moglie ma, dato che è un protagonista ordinario, ad ogni scontro si ritrova sempre ad un passo dalla morte. La battuta pronta e una dose di sbruffonaggine completano il personaggio di John McClane.
    Questo è tra i miei film d’azione preferiti e, forse, potrei azzardare a dire che sia addirittura il primo della lista! Se io fossi un regista di film d’azione vorrei aver girato questo film. Insomma avrete capito che sono particolarmente affezionato a “Trappola di Cristallo“.
    Una domanda ormai comune tra alcuni lettori di questo blog è la seguente: “Evit, te lo guardi in inglese o in italiano?“. Be’, da quando uscì in DVD nel lontano 2002 non l’ho più visto in italiano se non nei rari passaggi televisivi. Cos’ha di brutto la versione italiana? Niente, è solo che mi sono affezionato alla versione in lingua originale dalla primissima visione… talvolta capita! Tuttavia non denigrerei il doppiaggio italiano, tutto il contrario… ci sono molte parti del film che ritengo necessitino il cambio di lingua con il telecomando del lettore DVD, così da godersi certe battute doppiate.
    Cari miei, questa sarà una di quelle analisi abbastanza neutrali e senza troppo livore 😉, quindi preparate i cuscini e la copertina perché si parla dell’adattamento di Trappola di Cristallo… o almeno di tutto ciò che io reputo degno di essere citato.

    MUORI DURO – Una storia di titolisti indecisi

    Come da tradizione, partiamo parlando del titolo perché questo film ha più titoli del Re d’Italia:
    Titolo uno…Prima locandina italiana del film Die Hard del 1988, mostra il titolo originale A un passo dall'inferno e tra parentesi Trappola di cristalloA un passo dall’inferno e tra parentesi “trappola di cristallo”, stampato sull’immagine più anonima che potevano trovare e che sembra essere stata fotocopiata trecento volte! Questo fu, presumibilmente, il titolo provvisorio adottato durante la campagna pubblicitaria del 1988-89 e poi ripensato all’ultimo momento. Difatti il secondo titolo, adottato per il “vero” poster cinematografico, fu semplicemente Trappola di cristallo.

    Locandina italiana di Trappola di cristallo, Die Hard, 1988. Slogan del film: 40 piani di autentica avventura
    La mia supposizione è che i due titoli italiani volessero fare un richiamo intenzionale al popolare film catastrofico degli anni ’70 “L’inferno di cristallo” (The Towering Inferno, 1974), un film al quale Die Hard del resto presta alcuni omaggi. A riconferma di ciò, il Morandini accusò proprio il titolo d’essere fuorviante:

    “Il titolo originale ‘Die Hard’ è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è uno stringato avvincente film d’azione.” (Laura e Morando Morandini, Telesette)

    Anche il secondo film, al momento dell’uscita cinematografica, ebbe un titolo molto differente da quello originale. Era noto come 58 minuti per morire e sulla locandina, come sottotitolo, aveva anche: “Die Harder” (scritto molto piccolo e largamente ignorato).
    Niente legava i due titoli. Non a caso il dizionario Mereghetti descrive “58 minuti per morire” come:

    Seguito di “Trappola di Cristallo” con lo stesso protagonista.

    Con le uscite in VHS (a partire dal 1990-1991) e con l’aggiunta di un terzo capitolo alla serie, i distributori italiani hanno pensato bene di dare una qualche continuità ai tre titoli facendogli precedere la dicitura “Die Hard” e così, per l’home video, abbiamo il nostro terzo (e ultimo?) titolo: Die Hard – Trappola di cristallo.

    Copertina VHS del film Die Hard Trappola di cristallo
    Nessun’altro paese al mondo ha così tanti titoli alternativi per “Die Hard”, è un record italiota molto duro a morire. Personalmente trovo giusta la scelta di aggiungere la dicitura “Die Hard” all’inizio di ogni capitolo della serie; purtroppo però, la continuità postuma di “Die Hard – Trappola di cristallo” e “Die Hard 2 – 58 minuti per morire” è un po’ interrotta dalla titolazione di casa CecchiGori che, invece di chiamare il terzo capitolo “Die Hard 3 – sottotitolo italiano” ha optato per una via di mezzo fuori dai ranghi, ovvero “Die Hard – Duri a morire“, un titolo che ho sempre trovato ridondante (“die hard” è un gioco di parole traducibile appunto come “duro a morire”) e che non da l’idea di essere un terzo episodio, bensì un capostipite.
    Per sistemare la cosa sarebbe bastata l’aggiunta del numero “3” sulla copertina dell’edizione home video! Invece, così facendo, CecchiGori ha creato un precedente che porterà i successivi episodi a chiamarsi semplicemente “Die Hard – qualcosa qualcosa“, e così adios alla pratica numerazione… ma sappiamo che CecchiGori fa sempre le cose a cazzo. Pensate che ancora oggi, nel 2014, ha il coraggio di pubblicare il Bluray di Die Hard 3 riciclando la stessa copertina oscena che produssero nel 1995 con Microsoft Paint.
    Scusate, ho perso il filo… è che CecchiGori mi fa sempre uscire fuori dai gangheri! Ah, si…

    ADATTAMENTO, ERRORI E ALTRE CURIOSITÀ

    Vediamo dunque l’adattamento italiano, tra scelte di doppiaggio, un po’ di errori e qualche pregio, in ordine cronologico come le troverete nel film (più o meno).

    Niente “Merry Christmas” per noi

    Nella prima scena del film, John McClane (Bruce Willis) è su un aeroplano. In inglese sentiamo la voce di un assistente di volo che da il benvenuto a Los Angeles e augura a tutti un buon Natale. Al termine di questa frase, parte la musica natalizia drammatica a base di sonaglini da slitta di Babbo Natale che sentiremo anche in altre parti del film.
    Nella traccia audio italiana quella frase di benvenuto è completamente assente rendendo così dubbiosa la scelta della musica natalizia; solo qualche scena più tardi capiremo che è Natale.

    buon natale

    Questa frase la troverete in lingua italiana soltanto nei sottotitoli del DVD/Bluray che traducono direttamente quelli inglesi.

    Gennarì, bella di zio, come ti chiami?

    Gli americani e le loro pronunce! Succede che la moglie di John McClane faccia di cognome “Gennaro”, o almeno così appare scritto nei titoli di coda.
    gennaro titoli
    Anche all’inizio del film vediamo lo stesso cognome su uno schermo touch-screen ma, come per magia (o meglio, per errore di qualcuno agli effetti speciali), il nome cambia dopo la selezione.

    Scena dal film Die Hard in cui lo schermo inquadrato mostra un nome diverso, Gennaro diventa Gennero quando McClane preme il bottone
    Poco dopo ritroviamo lo stesso nome (Gennero) sulla porta dell’ufficio

    L'insegna sulla porta di Holly Gennaro legge H. M. Gennero
    Non è ben chiaro quale sia il nome vero e quale quello errato. A mio modestissimo parere “Gennaro” sarà stato il nome vero e, siccome gli americani lo pronunciano “Gennero”, immagino che qualcuno, durante l’allestimento del set, avrà detto: “Alan! Com’era il nome da mettere sulla porta?“, “Gennaro (pronunciato all’americana), vuoi che ti faccia lo spelling?“, “no grazie“, “sicuro?” “si, si, a posto così… G-E-N-N-E-…“.
    Credo che lo stesso sospetto sia venuto anche al direttore di doppiaggio Maldesi che nel film doppiato in italiano ha fatto pronunciare tale cognome sempre come “Gennaro”. Nessun aiuto giunge dal copione originale sul quale tale nome appare scritto in entrambi i modi purtroppo. Ma, se può essere di qualche importanza, nel romanzo da cui è tratto il film si parla ovviamente di…

    Foto di una pagina del romanzo dove il nome è Miss Gennaro
    Sì, perché ho anche il libro da cui è tratto il film, sia in inglese che in italiano… vi avevo accennato che adoro il primo Die Hard?

    Copertina italiana e copertina inglese del romanzo di Roderick Thorp, Nulla è eterno Joe (in inglese: nothing lasts forever) su cui è basato il film Trappola di cristallo
    Quindi, sì, non facciamoci illusioni, il cognome è Gennaro, solo che le troppe pronunce awanagana si sono intromesse nel “dietro le quinte” generando così sottotitoli, schermate di computer e nomi su porte che riportano erroneamente “Gennero”.

    Il personaggio di Holly Gennaro in piedi davanti alla porta che riporta l'insegna Gennero

    ‘tacci loro!

    Takaghi, Takagi o Akagi?

    Un altro nome, per così dire, problematico è quello del presidente della Nakatomi, Takagi, che in lingua originale viene pronunciato come “takaghi” mentre nel doppiaggio italiano viene pronunciato così come si scrive, con la g dolce. Tra le due, la pronuncia errata, mi dispiace dirlo, è proprio quella italiana… se vogliamo dar retta a queste indicazioni di grammatica giapponese:

    G” è sempre dura, come “Ghiro”
    Es. “Tochigi = tocighi. Non tokigi!

    Piccola curiosità aggiuntiva sul nome: in molti si domandano (e lo citano pure come errore!) perché sul computer compaia il nome “Akagi” quando il nome sappiamo essere “Takagi”. La risposta è molto semplice: quello non è il suo nome, bensì è la sua password per accedere al caveau. Ciò è anche confermato dal commento audio al film ma senza perdere tempo a cercare spiegazioni nei contenuti extra dei DVD (che uno può avere come più non avere) vediamo la scena con i nostri occhi…

    Computer che mostra la scritta Akagi
    Osservando bene, vediamo su schermo la scheda personale di Takagi in cui viene mostrata la biografia del padre. Si presume che sia il padre perché, prima di tutto, la foto non è quella dell’attore che interpreta Takagi, inoltre si può leggere “military record: assigned aircraft carrier Akagi“, ovvero “servizio militare: assegnato alla portaerei Akagi nel luglio del 1940“. Alan Rickman ci aveva rivelato all’inizio del film che Takagi era nato nel 1937, un po’ giovane per imbarcarsi nel 1940 su una portaerei… quindi il tizio che compare sullo schermo del computer altro non può essere che il padre di Takagi.
    [Altra curiosità aggiuntiva: la portaerei Akagi era una nave realmente esistente che fu usata dai giapponesi nell’attacco a Pearl Harbor. Nel film è la seconda volta che viene citato questo evento.]

    Nella scena in questione vediamo dunque i terroristi che, non avendo ottenuto la password del caveau dal presidente Takagi, provavano a inserire tutte le parole chiave possibili e immaginabili, estrapolandole dalla sua biografia e da quella della sua famiglia. Gli hacker nel 1988!

    Il direttore della Nakatomi, Takagi, affiancato allo schermo del computer che mostra al scritta Akagi
    Capisco che molti, vedendo quel “AKAGI” lampeggiare su schermo, abbiano pensato che fosse il nome scritto male del presidente Takagi… ma avete visto che la foto è di una persona diversa dall’attore??? E, più che altro, non avrete davvero creduto che il presidente di una potente multinazionale giapponese usasse il suo cognome come password!? Sarebbe la password più stupida dai tempi di Balle Spaziali!

    password

    Dettagli senza tempo

    Chi dice che gli adattamenti italiani peggiorino sempre i prodotti finali? Quando sentiamo il presidente della Nakatomi che fa la battuta “Pearl Harbor non è servita… e vi battiamo nell’elettronica” ci troviamo di fronte all’adattamento della frase “Pearl Harbor didn’t work out, so we got you with tape decks” che sarebbe divenuta molto presto obsoleta se l’avessero tradotta direttamente come “Pearl Harbor non è servita, così vi battiamo con i mangianastri“.

    Italiani doppiati educatamente

    cornuto
    Frase originale:

    Marco: A sinistra dai, a sinistra dietro l’angolo.
    Uli: This way?
    Marco: On the left! On the left! A sinistra, cazzo! Dietro l’angolo, dai!

    Il terrorista “Marco” era interpretato dall’attore di soap americane Lorenzo Caccialanza di Cologno Monzese. L’accento del nord è facilmente percepibile ma viene sostituito da un italiano pulitissimo di Fabrizio Pucci che recita:

    Marco: svelto dai, a sinistra. Dietro l’angolo
    Uli: di qua?
    Marco: A sinistra! A sinistra! Dietro l’angolo, dai!

    Lasciarlo in originale (in un film dove tutti parlano perfettamente) avrebbe stonato per le orecchie italiane, generando uno strano momento in stile “Alex l’ariete” e strappandovi fuori dall’illusione del doppiaggio.
    Strano che non gli abbiano dato il solito accento americapoletano per farci capire che si tratta un “italiano” in un film doppiato.
    Riguardo al “cazzo” mancante non ho niente da dire, l’espressività del doppiatore Francesco Pucci evidentemente non aveva bisogno di esclamazioni volgari rafforzative.

    Le cene davanti alla TV

    tv-dinner

    A cosa pensa per davvero John McClane quando parla di cene davanti alla TV

    Mentre John McClane striscia nei condotti di aerazione esclama:

    Mi ricorda tanto le cene davanti alla TV.

    Questa frase in italiano non ha mai avuto molto senso. Perché strisciare in un condotto di aerazione dovrebbe ricordargli le cene davanti alla TV? La frase originale era:

    I know what a TV dinner feels like.

    Ovvero: adesso so cosa prova un “TV dinner”.
    Ora, i “TV dinner” sono semplicemente delle vaschette multicompartimentate contenenti pasti precotti pronti per essere scaldati al forno/microonde, nacquero negli anni ’50 come pasto da scaldare velocemente e da portarsi davanti alla TV (che solitamente era in salotto, non in cucina dove si mangia). Il cibo all’interno è molto compattato, da qui il riferimento al “sentirsi come un pasto precotto” di John McClane, costretto all’interno di una conduttura di alluminio.

    Tv dinner

    TV dinner

    L’equivalente italiano sarebbe potuto essere, anzi, DOVEVA essere: “adesso so cosa prova una sardina in scatola“. Purtroppo credo che sia mancata, a monte, la comprensione di cosa fosse un “TV dinner”, credo.
    Difatti mi suggerisce un lettore che la battuta italiana può essere intesa (e forse proprio questa era l’intenzione) come continuazione di quella precedente “Vieni in California, vedrai che bello, ci divertiremo da matti.”. Come a dire che gli era stato prospettato un tranquillo Natale in famiglia ed invece si ritrova in un fottuto condotto d’areazione.

    È possibile che chi ha tradotto non sapesse cosa fossero i “TV dinner” ed abbia pensato alle “cene davanti alla TV”, cioè una promessa di relax familiare da legare al precedente invito a venire in California. Per espandere bene la battuta precedente però sarebbe stato meglio qualcosa del tipo “mi ricorda proprio il cenone” detto con sarcasmo (visto che l’invito era natalizio) oppure “mi ricorda proprio le cene in famiglia”… abbandonando quel riferimento alla TV perché, onestamente, a me questa battuta delle “cene davanti alla TV” rimaneva sfuggevole anche molto prima di conoscere la battuta originale. Per gli italiani la TV nelle orecchie mentre si mangia è una triste realtà quotidiana che non si collega automaticamente ad un’idea di relax familiare.

    È uno di quei casi in cui “si poteva fare un po’ meglio”, sia che si scegliesse un adattamento più fedele sia che si decidesse di andare nella direzione opposta, più creativa, dell’inventarsi una nuova battuta che si lega ad una precedente. [grazie a Davide Serra]

    Esclamazioni che sembrano bestemmie

    gesu

    Una scena che mi ha sempre fatto ridere in inglese è l’esclamazione “Jesus H. Christ!” del poliziotto di Otto sotto un tetto, mentre gli sparano addosso con l’artiglieria pesante. Quando ero più giovane e ancora non conoscevo bene molte espressioni americane mi domandavo cosa potesse voler dire quella “H.” (maiuscola e puntata) posta tra “Jesus” e “Christ”, quasi ad abbreviare un nome. Ho poi scoperto che sta per “Holy” (Santo)… ma ancora oggi mi piace pensare che Gesù Cristo per gli americani possa avere un insospettabile secondo nome… non so, Harold o Henry.

    “YIPPEE YA-YEH, PEZZO DI MERDA”

    yippee

    Hans: Sei uno dei tanti americani che hanno visto troppi film di avventure? Un orfano di una cultura in rovina che crede di essere uno sceriffo, John Wayne, o Rambo?
    McClane: Sono sempre stato un grande ammiratore di Roy Rogers, mi piacevano le sue giacche coi lustrini.
    Hans: Credi sul serio di avere qualche speranza, povero cowboy?
    McClane: Yippee ya-yeh, pezzo di merda.

    Frequente domanda italiota (da leggere con voce petulante): perché “yippee ki-yay” è stato cambiato in “yippee ya-yeh“? Risposta veloce: Perché al doppiaggio c’era Mario Maldesi e sicuramente l’avrà reputata una valida scelta di adattamento linguistico, perché dubitarne? Per gli italiani suona meglio yippee ya-yay, parola di Maldesi!
    La domanda più interessante è invece: cosa vuol dire “yippee ki-yay“?
    È un espressione derivante dalla cultura americana sviluppatasi negli anni ’40-’50 intorno al mito dei cowboy, solitamente è usata come espressione di gioia e deriva dai versi che facevano i mandriani per interagire con i loro animali. Ce lo spiega lo stesso Maldesi quando fa dire a Hans “qual è quel verso tipico dei cowboy…?” (al posto di “What was it you said to me before…?“, cioè “com’era quella cosa che mi avevi detto prima…?“).

    Questo “verso tipico” lo troviamo nel ritornello della canzone “I’m an old cowhand” cantata nel 1943 da Roy Rogers che recita per l’appunto “yippie ay-yo ka-yay“. Il riferimento di McClane era appunto al già citato Roy Rogers.
    Aggiungo un’altra curiosità, troviamo un’altra traccia di questa espressione nella canzone Ghost Rider in the Sky cantata nel 1948 da Burl Ives; il ritornello recita “yippee ay-yoh, yippee ay-yeh” (tra l’altro senza la “k” in questo caso). Questa canzone deriva da una famosa marcia ottocentesca chiamata “When Johnny comes marching home” divenuta popolare anche grazie a tantissimi film di Hollywood… tra i quali figura, guarda caso, Die Hard 3 (di cui è il tema principale!).

    La curiosità forse più interessante è che la frase in questione (“yippee ki-yay, motherfucker“) era stata improvvisata sul momento. In un intervista del 2013 alla domanda “avresti mai pensato, all’epoca, che quella tua battuta sarebbe rimasta famosa per oltre 25 anni?” Bruce Willis risponde:

    “I have to tell you, it was a throwaway. I was just trying to crack up the crew and I never thought it was going to be allowed to stay in the film.”

    Traduco liberamente: Pensa che era buttata là. L’avevo detta solo per far ridere la gente sul set, non pensavo che poi l’avrebbero tenuta nel film.
    happy trails
    Un altro riferimento a Roy Rogers compare nel finale quando McClane spara al cattivo, soffia sulla canna della pistola e dice “Happy trails, Hans“. Happy trails vuol dire esattamente ciò che hanno tradotto nel doppiaggio italiano, ovvero “fai buon viaggio” ed era la canzone di chiusura del The Roy Rogers Show.
    Come vedete, siamo nelle mani di Maldesi che la sapeva lunga la canzone e la sapeva anche cantare.

    In formazione di copertura

    two-by-two
    Durante l’irruzione della polizia, Theo, il tecnico del gruppo, segue i movimenti della squadra d’assalto descrivendoli in “standard two-by-two cover formation” (ovvero in formazione standard di copertura “a due a due); questo dettaglio è errato perché gli agenti di polizia si avvicinano senza comporre alcuna formazione (e questo errore è anche citato in vari siti americani) ma in italiano la battuta viene cambiata più semplicemente in “in formazione di copertura” (senza “a due a due”), quindi in italiano c’è un errore in meno. Un punto in più per la versione doppiata.

    Geronimo, pezzo di merda!

    geronimo

    Sottotitoli DVD

    Geronimo, motherfucker!” è stato alterato in “con i miei saluti, pezzo di merda” che è carino e memorabile ma non ha lo stesso impatto comico. “Geronimo” poteva rimanere e sarebbe stato ugualmente divertente.
    “Geronimo!” è ciò che dal 1940 urlano i paracadutisti americani prima di lanciarsi. È stato suggerito che l’origine sia da ricercare in un’omonima canzone, molto popolare a quel tempo, che i paracadutisti adottarono sostituendola all’urlo di battaglia “Currahee!”.
    In Die Hard, John McClane la esclama prima di gettare dell’esplosivo C4 giù per la tromba dell’ascensore.

    “Hans… bubi!”

    hans bubi

    Hans… bubby! I’m your White Night!” è traducibile come “Hans… bello mio! Sono il tuo salvatore!” o “Hans… tesoro! Sono il tuo salvatore!“.

    In italiano invece la battuta recita “Hans, bubi! Sono il tuo salvatore!” e per me che conosco soltanto italiano e inglese non ha alcun senso. Perché “bubi”? In italiano “bubi” ha un unico corrispondente nel nome di un popolo africano. Dubito che c’entri qualcosa. A portare luce nell’ombra della mia ignoranza di altre lingue, un lettore, Fabio, nei commenti mi fa notare che bubi è tedesco, sta per “ragazzino”, da context-reverso possiamo vedere che in alcuni casi si traduce proprio come “tesoro”, “dolcezza”, “amato”, etc…; insomma sembrerebbe proprio un equivalente di quel “bello mio” che suggerivo come traduzione dell’inglese “bubby”. Poco prima Ellis si era fatto portare dal capo dei terroristi “europei” proprio esclamando “Sprechen sie Deutsch?”, quindi al momento giusto gli hanno fatto usare (solo nella versione italiana) un’altra espressione tedesca. Molto carino.

    La famosa puntualità delle aperture a tempo

    timelock

    Hans: Sono quelli dell’FBI. Daranno l’ordine di togliere la corrente all’edificio. Tutto puntuale come un orologio.
    Theo: o un’apertura a tempo!

    Le battute originali erano “regular as clockwork“, “…or a time lock!“.
    In italiano risulta più esile il nesso logico che porta Theo a pensare ad una “apertura a tempo” dalla frase “tutto puntuale come un orologio“, ma ci si può stare. Di meglio non si poteva fare.

    “Nein, questo è mio”

    nein

    Sottotitoli DVD

    La frase “nein, this is mine!” viene lasciata in lingua originale, spacciandola per tedesco. In realtà avrebbe dovuto dire “nein, questo è mio” (o anche solo “questo è mio“). Lo stacco dal doppiato di Massimo Foschi alla voce originale di Alan Rickman è così improvviso e le due voci sono così diverse che ad una prima visione si potrebbe avere il dubbio su chi abbia pronunciato quella frase (nell’inquadratura non compare colui che la pronuncia sebbene si possa indovinare per esclusione).
    Purtroppo il film è pieno di scene in cui si possono udire nettamente le voci originali, specialmente in momenti come Alan Rickman che canticchia nell’ascensore, molti dei gemiti di Bruce Willis, le urla sguaiate della moglie sul finale e tantissimi altri.

    urla sguaiate

    urla sguaiate

    La frase più “italiana” del film

    ginnasio

    Agente Speciale Johnson: Yee-hah! Just like fucking Saigon, eh, Slick?
    Agente Johnson: I was in Junior High, dickhead.

    Agente Speciale Johnson: Aaaah-ha! Sembra di essere tornati a Saigon, eh, volpina?
    Agente Johnson: Io andavo ancora al ginnasio, testa di cazzo.

    Inizialmente considerai un errore quello di tradurre “junior high” (l’equivalente americano delle nostre “scuole medie”) come “ginnasio” (che nella mia esperienza si riferisce ai primi due anni di classico) ma c’è da considerare che Maldesi si riferiva ovviamente alla sua esperienza personale, di quando aveva lui 12-13 anni e il ginnasio comprendeva anche le scuole medie… quindi non facciamogliela pesare. Per “ginnasio” si intendevano i cinque anni dopo le elementari che poi, più tardi, si sarebbero trasformati in tre anni di “scuole medie” (unificate) e i due restanti furono accorpati alle “scuole superiori” (il ginnasio del liceo classico).
    Tuttavia suona strano sentire un americano che parla di “ginnasio” e già nel 1988 la battuta era invecchiata prematuramente.

     

    Alcune delle frasi più belle in italiano

    ammazza quel maiale

    “Ammazza quel maiale!”

    “Ammazza quel maiale!”
    (“Nail that sucker!”)

    maledetto porco

    “O’ maledetto porco. Ti ammazzo… poi ti cucino… e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!”
    (“You motherfucker, I’m gonna kill you! I’m gonna fuckin’ cook you, and I’m gonna fuckin’ eat you!”)

     

    I doppiatori di Trappola di cristallo

    Roberto Pedicini su Bruce Willis (una strana scelta oggi giorno) si è rivelato adattissimo al ruolo e, in molte scene, ritengo che sia anche più bravo del Bruce Willis originale. I suoi momenti “esasperati” sono comici al punto giusto da regalarci tante frasi memorabili e non stona neanche più di tanto come voce giovanile dell’attore. Dall’interpretazione di Pedicini, il passaggio a Claudio Sorrentino (che doppierà Willis da Die Hard 3) non è traumatico come invece lo è stato quello a Oreste Rizzini che lo doppiava discutibilmente in Die Hard 2 (con tutto il rispetto per Rizzini, che amo in tanti altri ruoli, ma la sua voce ha letteralmente rovinato il secondo film).
    Non dimentichiamoci poi che la frase più divertente del film è detta proprio da Pedicini: “o’ maledetto porco, ti ammazzo, poi ti cucino e poi ti mangio! E POI TI MANGIO!“. Tale frase risulta più memorabile in italiano e occasione di qualche rewind di troppo.

    ti cucino e poi ti mangio
    Personalmente avrei fatto sempre ritornare Pedicini sui successivi Die Hard (o almeno sul secondo), in ogni caso Claudio Sorrentino ha fatto uno splendido lavoro nel terzo film, pur rischiando di ricordarci un po’ troppo il suo Mel Gibson di Arma Letale.
    Sul debuttante attore britannico Alan Rickman (che interpreta il cattivo principale, Hans Gruber) abbiamo Massimo Foschi, famoso per la sua voce di Darth Fener in Guerre Stellari. Detto questo spero di non avervi rovinato la visione di Die Hard durante la quale immaginerete ogni battuta di Alan Rickman come se fosse pronunciata da Fener.
    Come al solito Foschi riesce a dare un’ottima caratterizzazione da “cattivo” ed è davvero eccezionale… purtroppo i momenti in cui sentiamo la voce originale di Alan Rickman (negli stacchi in tedesco) la differenza è troppo netta, tanto che in certi momenti (quando parla ma non è inquadrato) risulta difficile credere che sia lo stesso personaggio a parlare. Avrebbero dovuto prestare più attenzione in fase di doppiaggio a questi stacchi o, ancora meglio, avrebbero dovuto far improvvisare un po’ di tedesco a Foschi, tanto non è che Alan Rickman sapesse parlare tedesco visto che in Germania lo hanno ridoppiato perché, a detta loro, non se poteva proprio senti’.
    Il 1988 non era ancora il periodo di Francesco Vairano (che ha doppiato Rickman nei film di Harry Potter nei panni del Professor “Severus Piton”) e, devo dire la verità, è un vero peccato perché, nonostante Rickman offra interpretazioni quasi sempre inarrivabili in lingua italiana (mancando queste dell’accendo britannico che lo caratterizza), trovo che Vairano sappia imitarlo alla perfezione e sarebbe stato azzeccatissimo in questo ruolo. Sarei curioso di sentire una sua interpretazione di questo personaggio… ma non diamo adito a tentativi di ridoppiaggio, sono solo curiosità personali!

    Hans
    Riguardo all’accento di Alan Rickman, sul sito Antonio Genna viene riferito che, in lingua originale, l’accento tedesco di Hans viene perso nella scena in cui si trova faccia a faccia con il protagonista e che, al contrario, in italiano Hans parla sempre senza accento.
    Devo farvi notare invece che tutto ciò è semplicemente errato. Difatti l’accento originale di Hans Gruber è un accento britannico (quello proprio di Alan Rickman) e non tedesco! L’accento britannico nel cinema americano è usato da sempre per dare un senso di elitarietà e/o di arroganza al cattivo di turno (non a caso gli ufficiali imperiali in Guerre Stellari erano tutti interpretati da attori inglesi mentre i ribelli erano tutti americani). La giustificazione di questo accento britannico in bocca ad un personaggio tedesco è forse da ricercare nella storia stessa del personaggio, il quale dichiara di aver ricevuto un’educazione classica e di vestire a Londra, suggerendo che possa aver studiato a Oxford (o Londra stessa) perché di buona famiglia.

    alan rickman

    [PIANGE IN TEDESCO]

    Sempre sulla stessa pagina web sopra citata viene sostenuto che: “nella versione italiana tale differenza (di accenti) non viene resa, ma non c’è un cambio di adattamento del dialogo: come in originale, McClane si prende gioco dell’accento usato da Gruber.” ma anche questo è errato. Il “cambio di adattamento del dialogo” sulla battuta dell’accento “da televisione” c’è. C’è eccome!
    Frase originale:

    McClane: That’s pretty tricky with that accent. You oughta be on fucking TV with that accent.

    (Traduzione: “Non è stato facile con quell’accento. Dovresti essere in televisione con quell’accento.“)
    Il riferimento è al finto accento americano che Hans aveva interpretato ritrovandosi davanti a McClane, fingendo di essere uno degli ostaggi. Il suo “americano” era pulito (forse anche troppo perfetto) e degno di un presentatore televisivo. La battuta sul copione originale infatti era: “È stato difficile (scoprirti) con quell’accento. Scommetto che potresti imitare Ed Sullivan” (“That was tricky, with the accent. I bet you do a great Ed Sullivan.”).
    La battuta doppiata è decisamente diversa:

    McClane: ma chi vuoi imbrogliare col tuo tedesco, avresti successo in televisione con quell’accento?

    Nella versione doppiata, il riferimento cambia: non più all’imitazione di un impeccabile accento americano (che ovviamente noi nel doppiaggio italiano non possiamo sentire), bensì alle precedenti scene in cui Hans parlava tedesco. Con la seconda frase McClane insinua che Hans non potrebbe avere mai successo sulla TV americana parlando tedesco.

    jolly
    Per finire l’argomento “doppiatori”, il premio “Doppiatore Jolly” va a Fabrizio Pucci con ben tre ruoli accreditati (il tizio sull’aereo all’inizio del film; Marco, il terrorista italiano; il presentatore del telegiornale Harvey Johnson). Tra un po’ gli facevano anche doppiare la tosse di Mr. Quaggott.

    Ridoppiaggio delle scene aggiuntive

    estesa

    L’edizione speciale in Blu-Ray contiene una scena estesa (62 secondi) al momento in cui l’FBI stacca la corrente. Le scene aggiunte, già presenti dall’edizione speciale del DVD del 2002 (ma solo in lingua originale come contenuti extra), sono state reinserite nel film e doppiate ex-novo. È improprio parlare di ridoppiaggio visto che non erano mai state doppiate prima e aggiungo che sembrerebbero doppiate dagli stessi doppiatori originali ma sono così poche battute che non saprei dirlo con esattezza.
    Di sicuro abbiamo Massimo Foschi che ritorna su Alan Rickman e solo la sua voce si amalgama benissimo al resto del film (ma Foschi oggi ha ancora la stessa voce che aveva nel 1988? È un mostro!); chi doppia invece l’operatore Theo è molto diverso, non so se è cambiato il doppiatore ma se è lo stesso dell’epoca allora la sua interpretazione non è sufficientemente simile a quella del 1988.
    In generale, tutte le nuove battute sembrano assai piatte e stonano in un film doppiato nel 1988 quando la reinterpretazione (e non la banale fotocopia) delle battute originali era cosa comune e, direi, necessaria. Comunque si tratta di poche battute in totale, un problema veramente da poco.

    shish


    NOTE FINALI

    Come in tutti gli adattamenti su cui ha lavorato Maldesi, anche in Die Hard sentiamo battute ed espressioni che ci suonano naturali e che sembrano essere nate in lingua italiana, segno di un ottimo lavoro di adattamento. Tutte le eventuali alterazioni dei dialoghi originali sono giustificabili (non le ho neanche elencate in dettaglio perché sarebbe stato superfluo) e tutti gli interpreti che hanno partecipato al doppiaggio erano all’altezza del compito.
    Perché allora me lo guardo sempre in inglese? Semplicemente perché adoro molte battute per via della loro memorabile espressività. Mi riferisco a qualsiasi battuta di Alan Rickman (una delle più famose nel mondo anglosassone è “shoot the glass“, non particolarmente memorabile in italiano), ma ce ne sono molte altre: il furioso “I want blood!” (“voglio il suo sangue!” in italiano), la moglie che risponde “tell that to Takagi” (“raccontalo a Takagi”) e l’ordine di irruzione dell’ispettore capo spaccone “kick ass!” (“dateci dentro” in italiano)… la lista potrebbe davvero andare avanti in eterno e ovviamente è una preferenza del tutto soggettiva, dategli quindi il giusto peso.

    Oggettivamente, invece, l’intero film è adattato benissimo ed ha tante battute memorabili anche in italiano, qualcuna persino meglio riuscita della controparte originale! Quindi per chi conosce bene l’inglese consiglio di godersi, almeno una volta, il film in lingua originale. Per quelli che non possono, c’è ancora tanto da apprezzare nella versione doppiata che si rivela essere adattata quasi alla perfezione e con voci adeguate. Un privilegio di cui il seguito, Die Hard 2, purtroppo non ha goduto.

  • Interceptor (Mad Max, 1979) – Intercettatemi Mad Max

    buona la mela sana la pera
    Togliamoci subito di torno l’argomento titolo! Ne parlai brevemente (ma esaurientemente) agli esordi di questo blog, più di tre anni fa, nell’articolo TITOLI ITALIOTI: La serie di Mad Max (Interceptor), il titolo italiano prende il nome dall’automobile che guida Max. Oggi parliamo del film… vale la pena guardarselo in lingua originale? Come sono doppiaggio e adattamento italiano? Risponderò a questa e ed altre domande.

    L’inglese australiano e il ridoppiaggio americano

    La cosa più stramba di guardarsi Mad Max in lingua originale è certamente l’accento australiano che per molti (me incluso) è così inusuale da rendere la visione in lingua originale un’esperienza molto alienante. Direte voi: vabbè Evit ma noi siamo italiani, ovvio che ci sentiamo alienati, è normale. L’accento australiano era alienante persino per gli americani a quanto pare, dato che, nel 1980, la casa distributrice, la Warner ritenne indispensabile farlo RIDOPPIARE da attori americani (sì, avete letto correttamente, ridoppiare), alterando molto dello slang e dei termini locali come “Oi!” che diventava “Hey!“, perché “Oi!” non è abbastanza awanagana.

    I cittadini statunitensi non avrebbero mai visto la versione in lingua “originale” del film fino all’uscita dello stesso in DVD nel 2000, vent’anni dopo, Pensate un po’! Vi lascio solo immaginare il livello qualitativo del ridoppiaggio americano (noto solo per il suo “comedy value“, ovvero per il “fattore comico” non intenzionale), considerando che gli americani non doppiano mai niente e quando lo fanno, come con l’animazione giapponese, questi prodotti risultano così pessimamente recitati che qualsiasi statunitense amante degli anime vive secondo il motto: “solo lingua originale con sottotitoli in inglese, please“. Noi invece abbiamo ancora bravi attori di teatro e persino delle scuole di doppiaggio di tutto rispetto, pensa che stronzi (semi-cit.).

    Apocalisse domani… quando ci saranno più soldi

    Strade del futuro nel film Interceptor (Mad Max)

    Attenzione ragazzi, siamo nel futuro post-apocalittico! Lo dicono i cartelli.

    Il primo film della serie Mad Max soffre di un budget così risicato che dovrete lavorare di fantasia per comprendere che si tratta di un film post-apocalittico e non semplicemente di un’eccentrica versione australiana di Hazzard dove i poliziotti vestono in pelle nera e si divertono a correre dietro a dei teppisti sulle autostrade del deserto australiano, a bordo di vecchie automobili pompatissime. Pensate, il budget era così risicato che alcune comparse venivano pagate a suon di familiari di Peroni gelate, e molti degli oggetti di scena (come i cartelli pubblicitari e le insegne) venivano “rubati” all’alba, dall’esterno di veri negozi, e rimessi al loro posto prima dell’apertura, ad insaputa degli esercenti locali.

    Locandina italiana di Interceptor - Mad MaxIl film è figlio della crisi petrolifera del 1973 e solo nel seguente Interceptor – Il guerriero della strada si parlerà di un conflitto nucleare che, ci narra Mario Milita (nonno Simpson), è avvenuto cronologicamente tra il primo e il secondo film. Fosse stato per il regista, egli avrebbe inserito la storia del conflitto nucleare anche nel primo film, ma non c’erano i soldi per ricreare i costumi e le ambientazioni tipiche del filone post-apocalittico. La tematica della scarsità di carburante è tuttavia preservata dal primo all’ultimo capitolo della serie e nel terzo film si accenna persino ad energie alternative come unica via di salvezza per l’umanità. Vi ho già detto che adoro la serie di Mad Max?

    Vista la grande attenzione del film verso le automobili, chi lo ha distribuito in Italia deve aver pensato che il protagonista fosse non tanto Mel Gibson, all’epoca sconosciuto persino in America (figuriamoci in Italia), bensì la sua automobile da inseguimento, la “Interceptor“. Una scelta poco lungimirante vista la piega che avrebbe preso la trama nei successivi film: nel secondo la sfasciano nella prima mezz’ora, nel terzo film è solo un rottame trainato da cavalli… quindi praticamente l’auto del titolo italiano scompare dalle scene relativamente presto, questo diventerà un problema soltanto nel secondo film. Per l’Italia del 1980 era un titolo stiloso perfetto.

    Interceptor è un film strano. Sulla carta è un film di vendetta (revenge movie), ma è fuori dai canoni dei filoni a cui fa capo. Non è sufficientemente “fantascientifico” da essere palesemente un film post-apocalittico, eppure lo è, le indicazioni in merito sono velate, mooolto velate. Non ha neanche la struttura tipica dei film di vendetta americani, difatti l’antagonista non è neppure l’ultimo ad essere ucciso. Inoltre, il mondo rappresentato è così lontano dalla nostra cultura di base che risulta difficile distinguere quanto sia finzione fantascientifica e quanto invece possa ricadere nella normalità della vita delle piccole comunità rurali australiane. Per quanto ne so io dell’Australia (e per quanto ne sapevamo tutti noi nel 1979), poteva anche darsi che nell’arida campagna australiana vi fossero realmente delle prepotenti bande di motociclisti a fare il bello e il cattivo tempo! [Direte voi “eh, esagerato!” eppure tra le curiosità del film possiamo leggere che una vera banda di motociclisti, i Vigilantes, erano stati assunti per il film. Un po’ come furono assunte delle vere gang di strada per il film “I guerrieri della notte“] Ma qui a Doppiaggi italioti parliamo di adattamento. Parliamo dunque di adattamento iniziando da…

    Le alterazioni degne di nota nell’adattamento italiano

    Il doppiaggi italiano di questo film, per quanto ben recitato, soffre di alcune scelte un po’ stravaganti nell’adattamento. Ecco alcune alterazioni degne di nota:

    L’auto da inseguimento supercarburata

    V8 supercarburata

    Il film inizia con un folle e la sua compagna, membri di una gang, che hanno rubato un’auto da inseguimento della polizia. In una comunicazione via radio sentiamo in lingua originale:

    What’s he driving?
    That’s what hurts. It’s one of our V8s. Pursuit Special on methane. Super hot!

    Questa frase diventa:

    Che macchina ha?
    Qui sta la fregatura. Una nostra V8 veloce, supercarburata per inseguimento di emergenza.

    Questa delle V8 supercarburate la sentirete spesso durante tutto il film, pur non derivando da nessuna parola in particolare del copione originale. L’hanno aggiunta solo perché fa figo. Potrebbe essere la traduzione molto libera di quel “super hot!“. Per quanto poco ne sappia io, supercarburato non vuol dire assolutamente niente nel campo dei motori. Però fa figo, lo ammetto.

    Via dell’Anarchia… all’incrocio con piazza Libertà

    Anarchie Road, Mad Max Interceptor. Tradotto come via dell'anarchia

    We’re about half a mile off Anarchie Road. You’ll see him any minute now. Siamo a un chilometro da Via dell’Anarchia. Dovreste avvistarlo tra poco.

    La mia reazione ovviamente…

    Reazione alla traduzione di via dell'anarchia in Interceptor Mad Max
    Curioso che abbiano tradotto “Anarchie Road” (pronunciato ovviamente come “Anarchy road”) direttamente come “via dell’Anarchia” ma non credo che si possa considerare un vero e proprio errore di traduzione! Sto scherzando… riprendete i monocoli che vi sono caduti. VIA DELL’ANARCHIA??? CANAGLIE!

    Seguendo la trama ci rendiamo conto che il governo australiano ha perso completamente il controllo dell’area in cui si svolge la storia (del resto dell’Australia e del mondo non ci è dato sapere) e solo un gruppo di poliziotti, spericolati e molto “al limite della legge”, cerca di arginare la dilagante piaga delle bande di motociclisti che in quelle zone spadroneggiano. Ha senso all’interno della trama che la strada sia stata ribattezzata “Anarchie Road” ma non ha molto senso sentirla tradotta in italiano, in quanto solitamente i nomi delle strade non si traducono (a meno che non si tratti di un fantasy). Fosse stato un “nomignolo” informale avrei capito e avallato questa scelta di adattamento, ma lo vediamo scritto persino su un cartello stradale!

    I nomi? Li cambiamo tutti!

    Scena di Interceptor dove Nightrider chiama Toecutter come Teocotter

    INGLESE: Do you see me, Toecutter?
    ITALIANO: Dove sei TEO-COTTER!?

    e qualche momento più tardi…

    Lo sa TEOCOTTER chi sono io? Io sono il Night Rider!
    (in originale: The Toecutter… he knows who I am. I am the Nightrider!)

    Sentire per credere. “Toecutter” è il soprannome del crudele capo banda di questi motociclisti nomadi, letteralmente significa “tagliatore di dita dei piedi” il quale, per estensione, potremmo ribattezzare “tagliapiedi”. In ogni caso è rimasto in inglese per scelta di chi ha adattato i dialoghi e va bene così, ma almeno pronunciatemelo bene! Chi è Teo-cotter? L’elicottero di Teo, il teocottero? Più tardi anche Mad Max dirà “tu e io dovremo fare un discorsetto su Teocotter“. È chiaro che ci dev’essere stato un tentativo di italianizzare un po’ quel nome per renderlo meno ostico alle nostre orecchie italiote (“tò-càrher” non il più immediato dei nomi da comprendere per l’orecchio italiano). Tanto valeva tradurlo con il mio “Tagliapiedi” e farla finita con queste vie di mezzo dove si tiene il soprannome originale (perché di soprannome si parla, quindi traducibile con un suo equivalente italiano) ma lo si pronuncia in maniera più chiara, alterandone parte delle lettere. Un discreto abominio.

    Ma torniamo un attimo alla scena di prima:

    The Nightrider, that is his name. Il Night Rider, questo è il nome dell'eroe della notte.

    Inglese: The Nightrider, that is his name.
    Italiano: Il Night Rider, questo è il nome dell’eroe della notte.

    Il pazzo drogato al volante continua a canzonare i poliziotti via radio urlando:

    Nightrider che canzona i poliziotti

    (non udibile) Night Rider! L’eroe della notte, che passa alla velocità della paura! Statemi a sentire tutti… Sono io il Night Rider, l’eroe della notte. Sono una macchina suicida che ha fatto il pieno. Mi sentite bronzi? Mi sentite piedipiatti?

    In originale I am the Nightrider, cruising at the speed of fright! (non udibile)… I am the Nightrider and I ain’t never coming back! I’m a fuel-injected suicide machine! Do you hear me, pigs? Do you hear me, Bronze?

    Lo so che state per zompare al collo per quel “Night Rider” lasciato in inglese, ma rileggete bene la frase che avevo elencato prima, diceva “The Toecutter… he knows who I am“, ovvero “il Tagliapiedi” (da me ribattezzato). È chiaro che Nightrider e Toecutter sono soprannomi che si sono dati i membri di questa gang di teppisti come evidenziato anche da un telegiornale che (solo in originale, non riportato nel doppiaggio) diceva:

    Montazano, who called himself the Nightrider, …“.
    (traduzione: Montazano, che si faceva chiamare il Night Rider)

    Per capirci, tradotto alla lettera Nightrider significherebbe “colui che guida (la moto) nella notte”, un “motociclista della notte”. È comprensibile il perché non sia stato tradotto così, sembra un nome molto scemo e anche una scelta bizzarra. In inglese “rider” è usato per definire chi va a cavallo (cavaliere), in bicicletta (ciclista) e in motocicletta (motociclista) e da non confondere con “raider” (incursore, raziatore, predone), quindi in inglese quel “Night Rider” suona proprio come un “cavaliere della notte”. Possiamo forse capire come siano arrivati a quel “eroe della notte” nei dialoghi italiani, che è un’ottima idea per adattare Nightrider in questo caso.

    Il dialoghista (o forse il direttore di doppiaggio stesso, poi rivelatoci essere nientemeno che Emilio Cigoli) evidentemente scelse di lasciare questi soprannomi in lingua originale, una scelta lecita ma un po’ buffa quando poi nello stesso film mi traducono “Anarchie Road” come “via dell’Anarchia”; posso solo dire che almeno sui soprannomi sono stati coerenti… o quasi, come vedrete dopo. Se solo fossero almeno pronunciati bene!

    Un altro soprannome pronunciato a caso infatti è “Mudguts” (pronuncia originale “madgats”) il quale viene pronunciato (leggete le vocali all’italiana): Mudgut. “Mudguts” secondo il blog Becoming Aussie è un sinonimo di diarrea nello slang australiano, così era soprannominato il membro più mingherlino della gang di motociclisti. Pur non conoscendo lo slang australiano, la parola è comprensibile ai parlanti inglese in quanto composta da “mud” (fango) e guts (intestino/budella). Un altro membro della gang, Cundalini, diventa poi Cundilini e persino il cognome di Max, Rockatansky, lo sentiamo pronunciato Rockatesky dal capo della polizia… ma che gli avranno fatto di male quei nomi? Ma non è finita qui. Si continua con Bubba Zanetti, chiamato Bubba Zanovich in italiano, e “Johnny the Boy” che diventa “Johnny il ragazzo“. Ma come, avete lasciato tutti gli altri soprannomi in inglese ma “the boy” era da tradurre? Posso anche accettarlo, ma attenetevi alle vostre stesse regole!

    Il dialetto australiano… che comunque non capirete mai

    Un vantaggio della traccia italiana è che quasi tutti i dialoghi, specialmente quelli via radio, sono ben udibili. Cosa che non avviene sulla traccia australiana originale in cui spesso i rumori dei motori, della natura o la musica (insomma qualsiasi cosa) disturbano lo spettatore non permettendogli di udire bene, o affatto, molti dei dialoghi. Di questo se n’erano lamentati anche gli americani quando nel 2002 scoprirono che la traccia originale, pur essendo migliore dal punto di vista recitativo, aveva questo difettuccio (chiamatelo da niente!).

    Ma anche mettendo i sottotitoli potreste avere dei problemi di comprensione davanti a frasi come questa…

    Due poliziotti all'inseguimento in Interceptor Mad Max

    Understand this. That scag and his floozy, they’re gonna die!

    Ovvero: “sia chiaro: quel drogato e la sua puttana moriranno!” ma reso in maniera più divertente in italiano da:

    Sia chiara una cosa. Quell’aborto e quella mignotta devono morire!

    Capite dunque che non sempre basta “conoscere l’inglese” per potersi guardare film “in lingua originale”. Se non avete vissuto in Australia troverete difficili i dialoghi originali di Mad Max in ogni caso.

    In Australia non si bestemmia

    Come al solito poi, le frasi un po’ ambigue risultano essere sempre il parto di dialoghisti nostrani che si allontanano dal testo originale, rendendo dubbie certe reazioni o certi scambi di battute. In questo caso un poliziotto urla al collega di fargli posto alla guida:

    Una scena con i due poliziotti, uno dice all'altro: tu spadroneggi sempre

    – E allora togliti dalle palle!
    – Tu spadroneggi sempre. Io non voglio avere a che fare con te.

    Perché dovrebbe rispondere “non voglio avere a che fare con te”? La frase non ha molto senso nel contesto e suona fuori posto. In originale infatti recitava altro:

    – For Christ’s sake, shove over!
    – You’re blaspheming again. I don’t have to work with a blasphemer.

    Ovvero: “Cristo Santo, spostati!” / “Stai bestemmiando di nuovo. Non voglio lavorare con un bestemmiatore“. Da bestemmiatore passa a prepotente e ci può anche stare ma il botta e risposta suona innaturale. Difficile comprendere le motivazioni di questa piccola alterazione.

    Errori umani

    In tantissimi film doppiati possiamo trovare alterazioni che non sono dovute a scelte del direttore o del dialoghista, bensì a semplici errori nel processo di traduzione/adattamento/doppiaggio, e qui a Doppiaggi italioti, sappiamo che errare è umano, quindi perdoniamo le seguenti pecche:

    1) L’uomo del ministero degli interni in giacca, cravatta e soprabito da samurai parla di Max con il capitano di polizia:

    l'uomo del ministero (vestito da samurai)

    Originale: Your top pursuit man wants to quit the road and we have to seduce him with candy? People don’t believe in heroes anymore.

    Doppiato: Tu sei il più bravo di tutti ma vuoi andartene e me tocca sedurre quel moccioso con roba del genere. La gente agli eroi non ci crede più ormai.

    L’errore è probabilmente a monte, una svista. L’uomo del ministero avrebbe dovuto dire (riferendosi a Max e non al capo della polizia): “È il più bravo di tutti ma vuole andarsene e a noi tocca sedurlo con roba del genere?

    2) Un altro errore è:

    borgata gerusalemme

    Originale: We have incident at Wee Jerusalem.
    Doppiato: Segnalazione di rissa a via Gerusalemme.

    Purtroppo qui non si parla di una “via” bensì di un minuscolo centro urbano chiamato “Piccola Gerusalemme” che, essendo un nome di città, poteva anche rimanere “Wee Jerusalem” (“wee” è sinonimo di “little”, piccolo) e ancora una volta nomi geografici sono stati tradotti. Ad aggiungere stranezze arriva una frase successiva dove la stessa voce alla radio parla di “borgata Gerusalemme”. La traduzione con il termine borgata può essere fraintesa oggi pensando alle borgate dei grandi centri urbani, ma è assolutamente giusta! Il suo primo significato sul dizionario Treccani è infatti il seguente:

    borgata s. f. [der. di borgo]. – 1. Centro abitato di piccole dimensioni (di norma allungato ai lati d’una strada o riunito a un incontro di strade), connesso con zone a base economica essenzialmente rurale, di cui costituisce il centro di raccolta più o meno elementare.

    “Borgata” definisce alla perfezione quell’agglomerato urbano comune nell’Australia rurale, quindi è chiaro che stato capito il senso della battuta originale. Ma perché allora prima si parlava di “via” Gerusalemme? Borgata Gerusalemme era su via Gerusalemme? Possibile. Rimane però la domanda già posta in precedenza: perché tradurre Jerusalem visto che è il nome di una cittadina? Perché tradurre i nomi geografici ma non i soprannomi?

    Fa niente, capita a tutti di fare errori. Io vi perdono

    scena da Schindler's list in cui Ralph Finnes fa il gesto del perdono

    Altre considerazioni sull’adattamento italiano

    Mel Gibson in Interceptor si mangia cotognata e miele

    Cotognata e miele” era davvero nella versione doppiata, al posto di “peanut butter and honey” (ovvero burro d’arachidi e miele). Adesso mi è venuta voglia di cotognata.

    In generale il film denota un livello di adattamento italiano di alta qualità tipico dell’epoca, dove anche gli attori-doppiatori secondari sono bravi attori, dove le voci sono ben associate ai volti (Carlo Marini è azzeccatissimo sul Mel Gibson degli esordi) e dove i testi non sono pedissequamente tradotti! Al contrario, venivano reinterpretati dove necessario (ciò che poi si chiama “a-dat-ta-mén-to”).
    Per farvi un esempio la battuta:

    You’d better send a meat truck. Charlie’s been hurt bad

    (ovvero: “è meglio che mandiate il furgone della carne”)

    diventa in italiano

    mandate un’ambulanza subito, Charlie è stato ferito gravemente

    dimostrando che gli adattattori, all’epoca, avevano inteso il significato della battuta e, invece di tradurre alla lettera quel “furgone della carne“, hanno giustamente usato la parola “ambulanza“. Non mi sorprenderebbe se oggi giorno una battuta simile possa essere tradotta come “camion della carne“, con il supervisor che ordina “lasciate tutto alla lettera! TUTTO!” e con i traduttori che pensano “boh, dice così, lasciamolo così“.

    Curiosità: la battuta del furgone della carne origina dall’esperienza maturata dal regista nei suoi anni da studente di medicina, quando vedeva molte vittime di incidenti stradali arrivare senza molta speranza all’ospedale, diciamo che arrivavano perlopiù “a pezzi”.

    Un’altra battuta ben resa è l’ironica “odio le armi”:

    “I hate guns!”.
    “Ahh! Aborro i fucili!”.

    Qualsiasi adattamento che contiene la parola “aborro” è automaticamente buono. Tra l’altro, il linguaggio, a volte ricercato, usato dall’antagonista “Teocotter” nel doppiaggio italiano è più che corretto sul personaggio. In lingua originale, infatti, l’attore che lo interpreta (Hugh Keays-Byrne) ne dà un’interpretazione molto teatrale portando nel film quella che era la sua esperienza maturata in anni di spettacoli teatrali per la Royal Shakespeare Company. Anche in lingua originale (inglese australiano) dunque il personaggio si esprime in modo teatrale e questo è reso bene da momenti come “aborro i fucili” che oggi diventerebbero automaticamente “io odio le armi”.

    Considerazioni finali: meglio in italiano o in inglese?

    Vale la pena dunque vederselo in lingua originale? Secondo me… no! OK, via dell’Anarchia è abbastanza scema come scelta ma lo slang australiano è piuttosto oscuro anche ai madrelingua di altre parti del globo, inoltre molti dei dialoghi si perdono, affogati dalla musica o dagli effetti sonori. Ad esempio, gran parte delle scene con il “Nightrider” sono quasi incomprensibili in lingua originale, sempre per via dei dialoghi affogati da musica e suoni; al contrario i dialoghi italiani sono sempre chiari e piuttosto memorabili.

    Quindi, a meno che non stiate preparando una tesi sulla cinematografia australiana, non vedo perché complicarsi la vita ascoltandosi un film che solo sulla carta è in inglese, ma di cui non capirete molto. Se poi, per motivi tutti vostri, sapete già che in australiano “barbie” non è una bambola della Mattel, bensì il “barbecue”, e se sapete anche cosa significhino “scags” e “floozies”, allora questo film in lingua originale potrebbe fare per voi. E dunque non venitemi a dire “ma Evit, non hai ancora imparato che in originale è sempre meglio!?“.

    Figlio di Mad Max che gioca con la pistola
    Infine, come accennavo prima, la scelta dei doppiatori è stata, come è da aspettarsi, adeguata all’aspetto dei personaggi. In particolare Toecutter, in “australiano”, non ha una voce particolarmente minacciosa, nonostante l’aspetto da violento selvaggio e il corpo da vespasiano. Anzi, in originale suona più come una checca isterica (e forse la cosa è voluta). L’unica cosa che forse rimane un peccato è che non siano stati tradotti i soprannomi dei motociclisti nomadi, fosse stato per me avrei tradotto quelli in italiano, mentre avrei lasciato in inglese le varie “roads” e i nomi delle città.

    Ecco una pratica tabella di tutti i nomi alterati (e di cosa avrei proposto io in alternativa):

    Nome o soprannome in inglese

    Nome pronunciato in italiano Adattamento dei soprannomi
    (proposto)
    Max Rockatansky Max Rockatesky
    “Toecutter” “Teocotter” “Tagliapiedi”
    “Nightrider” “Nightrider” / “Eroe della notte” “Eroe della notte”
    Bubba Zanetti Bubba Zanovich
    Johnny “the Boy” Johnny “il ragazzo”
    “Mudguts” “Mudgut”
    (vocali lette all’italiana)
    Un sinonimo colloquale qualsiasi di “diarrea”
    Cundalini Cundilini

     

    Reazione di Toecutter ai nomi alterati

  • Robocop 2 (1990) – La salute pubblica ha un nuovo paladino

    Robocop 2
    In un precedente articolo vi avevo raccontato di quanto fosse eccellente l’adattamento del primo film di RoboCop, dove eventuali alterazioni dalle frasi originali erano da imputare unicamente ad una ricerca molto attenta della sincronia labiale, che in quel film infatti brillava di luce propria! Nonostante ciò, il doppiaggio italiano non mancava di magagne, in primis la pronuncia del nome “Murphy”, prevalentemente e fastidiosamente pronunciato come MERFI, anche se poi ciascun doppiatore si lanciava in interpretazioni tutte personali, quindi nello stesso film sentivamo MERFI ma anche MARFI e “Murphy” pronunciato correttamente all’inglese. La mancanza di coerenza interna allo stesso film è molto peggio della mancanza di coerenza tra film diversi della stessa serie.

    Corretti i vecchi errori

    Il secondo film della serie è adattato persino meglio, difatti sono state corrette alcune delle problematiche emerse dal doppiaggio del primo RoboCop, una grande prova di auto-critica da parte della compagnia di doppiaggio! Non è mai troppo tardi per migliorare. Gli errori più lampanti che sono stati corretti dal primo adattamento sono i seguenti:

    • La OCP non è più chiamata “Prodotti dei Consumatori OMNI” come avveniva nel primo film ma per fortuna viene citata con il suo nome originale “Omni Consumer Products” come è logico che sia (da quando in qua si traducono i nomi di aziende americane, pur se immaginarie?).
    • Non ci sono più alterazioni dei nomi come era avvenuto nel primo film per il cattivo Boddicker (diventato “Baddigher” in italiano).
    • Anche “Murphy” viene finalmente pronunciato all’americana, come è giusto che sia. Non più “merfi” a vocali ben scandite dunque, come nella sciagurata frase di chiusura che nel precedente film vi tirava uno schiaffo sulle orecchie prima dei titoli di coda.

    Battute migliorate

    Anche in questo secondo film, così come accadeva nell’adattamento del primo, troviamo i soliti dialoghi alterati per rispettare il labiale, pur mantenendo il senso della frase e spesso migliorandone l’impatto sul pubblico (del resto è questo che vuol dire “adattamento”). La naturalezza che trovavamo nel primo film infatti è mantenuta anche qui. Alcuni esempi:

    Non si spara ai ragazzini, poliziotto. Scena da RoboCop 2

    “Non si spara ai ragazzini, poliziotto!”

    Il ragazzino criminale che dice a RoboCop:

    Can’t you shoot a kid, can you, fucker?

    letteralmente “non puoi sparare a un ragazzino, vero, stronzo?” ma che diventa:

    Non si spara ai ragazzini, poliziotto!

    Questa è una frase che, accompagnata da un colpo calibro .45 in testa, fa scattare in RoboCop la memoria di suo figlio che gli dice “spara forte papà” durante un allenamento di baseball. In originale era “throw it home, dad!” che, per quanto ne capisca di baseball, dovrebbe essere “falla finire fuoricampo, papà!” ma, per estensione, anche “tira forte” va bene in questo caso (se la tiri molto forte potrebbe finire fuori campo a vantaggio di chi batte la palla). È quel ritocco di cambiare “tira” con “spara”, interpretabile come un plausibile modo di dire adolescenziale, che raffina la scena.

    Quindi, dopo aver sentito un bambino che dice “non si spara ai ragazzini” (e un colpo in testa), a RoboCop torna alla memoria suo figlio grazie a un nesso (la parola “spara“) che troviamo solo in italiano.
    Altri adattamenti ben riusciti sono:

    Il moccioso viene con me!

    “Il moccioso viene con me!”

    The baby’s coming with me!
    Il moccioso viene con me!

    Ma anche il sindaco disperato che minaccia di portare in tribunale il presidente della OCP:

    Scena del sindaco in Robocop 2

    We will sue your asses!
    Give it your best shot.
    Fuck you! You old, senile bastard!

    Letteralmente: “Vi porteremo in tribunale! / Faccia del suo meglio / “affanculo! Vecchio bastardo rimbambito!
    Ma tradotto con più colore e più memorabilmente come:

    Ci rivedremo in tribunale!
    Non le impedisco di sognare.
    Vaffanculo! Stupido vecchio rimbambito!

    Poi ancora, RoboCop impartisce una “lezione” ai bambini-teppisti dopo che la OCP ha fatto al robopoliziotto il lavaggio del cervello…

    Bambini arrestati da Robocop nel film Robocop 2

    “(pensate a mamma e papa) voi fate sanguinare il loro cuore”

    Al posto di “che tipo di lezione gli state dando?” (traduzione letterale) abbiamo un ben più rincoglionito e ben più riuscito “voi fate sanguinare il loro cuore“, una frase degna della famiglia Flanders (e seguita da “e ora un consiglio dietetico…“).

    consigli dietetici di Robocop, buona la pera, sana la mela

    No, non era questo il consiglio dietetico impartito da RoboCop ma non ho saputo resistere.

    Sempre riguardo i ragazzi…

    Robocop che chiede Non dovreste essere a scuola?

    “Non dovreste essere a scuola?”

    Una traduzione fatta oggi, nel 2014 avrebbe quasi certamente visto una traduzione alla lettera del tipo “oggi non è un giorno di scuola?“.

    Torniamo un momento indietro, all’arrivo sulla scena di un crimine dove il ladro apre il fuoco su RoboCop e collega…

    Scena da Robocop 2, Lewis si fa scudo con Robocop

    “Avanti, arrestalo!”

    Sconvolgente che in inglese la collega dica a RoboCop di “farlo fuori” (take him out). Preferisco la frase italiana “avanti, arrestalo!“. Questi piedipiatti di Detroit hanno il grilletto un po’ troppo facile.

    Al ritorno di RoboCop e partner alla stazione di polizia, i colleghi in sciopero se la prendono con loro…

    Sciopero dei poliziotti in Robocop 2

    “Te la faremo pagare, sei uno sporco crumiro!”

    Al posto di una frase traducibile liberamente come “Il sindacato si segna i nomi, questa non ce la dimentichiamo!” (riferito a RoboCop e collega che vanno a lavoro nonostante lo sciopero della polizia) abbiamo un “Te la faremo pagare, sei uno sporco crumiro“, tra l’altro riferita soltanto a RoboCop, non alla collega, la quale in realtà penso fosse la principale accusata… dubito possano farla pagare a RoboCop in alcun modo. Ciò non toglie il fatto che anche RoboCop sia uno sporco crumiro. Una battuta molto divertente.

    Quando sul finale i dirigenti della OCP pianificano di far ricadere le colpe sulla psicologa arrivista che aveva messo in moto il fallimentare progetto “RoboCop 2”, il vice-presidente dice che il capro espiatorio potrebbe essere…

    Robocop 2 una donna dalla dubbia moralità

    “una donna dalla dubbia moralità… che ha tradito la nostra fiducia”

    Quella della “donna dalla dubbia moralità” batte di gran lunga la “donna che non fa gioco di squadra” (ovvero che operava per conto suo, fuori dagli schemi della OCP).

    Ma la battuta alterata più sfiziosa deve ancora arrivare! Dopo l’uccisione di molti innocenti, per colpa di Robo-Cain (sfuggito al controllo della OCP), si profila uno scenario di denunce senza fine per la compagnia. Il presidente ordina subito di preparare il migliore ufficio stampa che hanno a disposizione. In italiano invece dice…

    Presidente della OCP in RoboCop 2

    “dobbiamo comprare la stampa al più presto!”

    Dobbiamo comprare la stampa al più presto!“. Com’è che queste battute re-inventate in Italia, prese nel contesto del film, hanno anche più senso di quelle originali? Che gli adattatori abbiano capito il film meglio degli sceneggiatori stessi? Lo so, sono provocatorio ma adoro questi adattamenti ben fatti.

    I dialoghi meno riusciti

    Purtroppo anche questo film non manca di scelte più discutibili. Poche per la verità ma ci sono! Cose come:

    Robocop che dice ripensaci

    “Sei in arresto, verme!”

    Think it over, creep.

    Sei in arresto, verme.
    (e spara subito al fuggitivo che non si arrende)

    Non sarei “Evit di Doppiaggi italioti” se non cominciassi una filippica su una frasina apparentemente innocua.

    Nella precedente recensione avevamo visto che RoboCop, nel primo film, chiamava “creep” (verme) uno stupratore; la frase era precisamente “your move, creep” diventata poi, per esigenze di labiale e di impatto della battuta, “non ti muovere, scemo“. Personalmente, ho ben voluto questa alterazione che funziona nel labiale e faceva anche ridere.

    Nel secondo film, una delle prime frasi di RoboCop è appunto “think it over, creep” (letteralmente: “pensaci bene, verme!“). Il problema è che avrebbero dovuto mantenere lo “scemo” al posto di “creep” per preservare la continuità dal primo film e farci capire che a RoboCop piace ripetere questa specifica battuta.
    Cambiandola, però, nessuno in Italia può fare il collegamento con la frase del primo film. Peccato! Avrei decisamente preferito il ritorno del “pensaci bene, scemo“.

    Ci sono poi alcune frasi che lasciano molti dubbi quando vengono udite in italiano e, non sorprendentemente, si scoprono poi essere frasi alterate (male) in fase di adattamento o di doppiaggio.
    Ad esempio…

    Poliziotto corrotto in Robocop 2

    “Vicino al fiume, dentro la vecchia fabbrica!”

    Il “River Rouge” è riferito all’omonimo fiume di Detroit; la sua alterazione in “vicino al fiume” quindi va benissimo. È “la vecchia fabbrica” ad essere una frase stupida. Il primo pensiero che viene in mente infatti è questo: basta quella vaga indicazione per trovare un luogo specifico di una grande città? Riformulo la domanda: vicino al fiume di una metropoli industriale fatiscente come la Detroit del film esiste davvero un’unica e inconfondibile, “vecchia fabbrica“?
    La risposta è no, questa frase esiste solo in italiano. In inglese, il poliziotto corrotto fa invece riferimento ad una fabbrica in particolare, quella del trattamento dei liquami (sludge plant).

    L’alterazione ancora una volta è stata fatta sicuramente per rispettare il labiale e la brevità della battuta, o almeno così sembra, però ha poco senso in italiano, a meno che sul fiume “Rouge” di Detroit non esista effettivamente UNA SOLA “vecchia fabbrica”, ben nota a tutti gli abitanti del luogo.
    La morale è, se una frase puzza, andatevela a controllare in originale (se possibile).

    Un’altra battuta sospetta in italiano riguarda il presidente della OCP che tira fuori un cilindrone di droga (la “Nuke”) dichiarando che si tratta di una quantità sufficiente per 100 dosi e forse più. Questa battuta non ha molto senso dato che ciascuna dose di “Nuke” era contenuta in piccolissime fialette monodose di collirio e dubito che un cilindro così grande potesse contenere Nuke solo per 100 dosi.

    Presidente della OCP che tiene in mano la droga Nuke

    “…contiene Nuke per cento dosi e forse più.”

    Come potete vedere la battuta originale era “contiene abbastanza Nuke per rendere dipendenti gli abitanti di un intero isolato“, altro che 100 misere dosi. In italiano potremmo affermare che il Vecchio non fosse molto forte in materia di droga, vivendo nella sua torre d’avorio, al centesimo piano del grattacielo OCP.

    Le “direttive primarie” cambiano da un film all’altro

    Le direttive primarie (“prime directives”) di RoboCop sono sempre le stesse:

    1. SERVE THE PUBLIC TRUST
    2. PROTECT THE INNOCENT
    3. UPHOLD THE LAW

    …solo che cambiano continuamente quando vengono enunciate nel doppiaggio italiano. Nel primo film avevamo sentito:


    Bob Morton: Quali sono i tuoi obiettivi?


    RoboCop:
    1. L’ordine pubblico totale.
    2. Proteggere gli innocenti.
    3. Far rispettare la legge.

    L’unico dei tre degno di nota è certamente quell’ordine pubblico totale! Qualcuno poteva forse sospettare che RoboCop mirasse ad un ordine pubblico soltanto parziale? In realtà quel “totale” andava a sopperire al labiale della parola “trust” (nella scena vediamo un primo piano di RoboCop che parla), ciò non toglie però che l’effetto lievemente comico rimane quando sentiamo gli assolutismi italioti di RoboCop.

    Nel secondo film, RoboCop vede su schermo le sue direttive e in italiano ce le legge per aiutare la nostra comprensione (grazie Robo, nel 1990 in pochi conoscevano l’inglese o almeno non facevano finta di saperlo come accade oggi):
    Direttive primarie 2

    “Direttive primarie…
    Servire la salute pubblica.
    Proteggere gli innocenti.
    Difendere la legge.

    Tenendo a mente che in questo caso non c’era alcun labiale da rispettare, mi sorgono alcune domande:
    RoboCop serve anche la Salute Pubblica? Davvero? Vuol dire che ha il compito di: “tutelare la salute collettiva, intervenendo nella prevenzione delle malattie infettive diffusive, nonché dei fattori di rischio connessi con l’inquinamento ambientale o presenti negli ambienti di vita“?

    Molto interessante, non lo avrei mai sospettato! Curioso che ciò che è racchiuso in questa definizione sarà esattamente quello che, ad un certo punto del film, gli programmeranno gli stronzi della OCP per degradare la sua immagine pubblica.

    Anche il “difendere la legge” in fondo non ha poi molto senso, a meno che non faccia parte di un modo di parlare del 1990 che ho dimenticato. Da che mondo e mondo, i poliziotti fanno “rispettare” la legge, non la “difendono”, quello al massimo è compito dei politici.
    La prima traduzione delle tre direttive era decisamente la più azzeccata, pur con quella cosa divertente dell’ordine pubblico TOTALE che, come ho detto, era giustificato dalla necessita di una sincronia con il labiale. Nel secondo film non ci sono scuse, non c’erano necessità di labiale nella scena delle direttive quindi “salute pubblica” e “difesa della legge” se le sono tirate fuori dal deretano.

    Robocop 2 Fumare uccide, grazie per aver smesso.

    – Thank you for not smoking.
    – Fumare uccide, grazie per aver smesso.

    Interpreti italiani

    Il cast di doppiaggio di RoboCop 2 è molto simile a quello del primo film. Oltre alle voci dei personaggi principali, di cui sono pressoché invariati gli interpreti, c’è forse da notare che i doppiatori “secondari” (quelli bravi che nel primo RoboCop avevano dato voce a personaggi molto poco importanti o micro-ruoli) siano tornati a riempire gli spazi vuoti. La ditta di doppiaggio è chiaramente la stessa (la C.D.C.) e suppongo che i membri, anche famosi come Gammino, fungessero come una sorta di “jolly”, o un tappabuchi, venendogli affibbiato qualsiasi ruolo rimasto disponibile. In questo caso Michele Gammino (che nel primo film interpretava un negoziante con pochissime righe di dialogo) dà la voce ad un avvocato della OCP.

    Ahimè Sergio Rossi non ritorna sul “Sergente” del distretto di polizia, sostituito da Fabrizio Pucci e, in ogni caso, il “Sergente” appare molto meno di quanto facesse nel primo film.

    Aggiunte azzeccate

    Anche in questo caso, come ho fatto per il primo RoboCop, chiudo l’articolo con una scena migliorata in italiano perché ci tengo a non lasciare una brutta impressione riguardo a questo adattamento. Difatti RoboCop 2 è adattato decisamente meglio del primo, soltanto che risulta meno memorabile perché sono le battute originali stesse ad essere meno memorabili. Ebbene, questa scena non sarà al livello di “hai finito di rompere il cazzo, Bob” ma aggiunge sicuramente qualcosa in più!
    Tenete presente che il “Robo-Cain” non parla mai, terrorizza solo con la sua mole corazzata e mastodontica e per il cervello psicopatico che lo governa. Soltanto sul finale (e solamente in italiano) Cain si apre ad un’unica parola, sforzata, quasi come il mostro di Frankenstein degli horror classici…

    Nu…uuke! Nu..uuuke!

    La droga Nuke da Robocop 2

    “Nu…uuke! Nu..uuuke!”

    La parlata del mostro è così inattesa per lo spettatore che subito puzza di aggiunta italiana per migliorare una scena finale ad alta tensione e che, tra l’altro, ben si accompagna ai tanti effetti cartoneschi che abbiamo visto e sentito fino a quel momento: la caduta del robot da un palazzo di 100 piani con suono alla Wile E. Coyote, il cazzottone estensibile come uno dei martelli ACME di Roger Rabbit, il flauto a coulisse che accompagna una momentanea sconfitta del robottone… ebbene, i doppiatori ci hanno visto bene, dopo tutti questi effetti comici, volutamente inseriti, “far parlare il mostro” sul finale, come un cliché alla Frankenstein (ma più in stile Frankenstein Junior), va benone! Hanno capito tutto e sono riusciti nell’intento. Bravi!

    Robocop che impugna il cervello di RoboCain


    Così termina la mia serie di articoli sull’adattamento italiano dei film di RoboCop! Spero che abbiano spinto qualcuno ad andarsi a rivedere questi capolavori che sono rimasti troppo a lungo nel dimenticatoio. Inoltre ho ben pochi motivi per suggerirvi di vederveli in lingua originale, anzi, il primo RoboCop (1987) senza quel “hai finito di rompere il cazzo, bob” non è proprio la stessa cosa, per non parlare del Frankenstein-Cain che mugola “Nuke! Nuke!” nel secondo film.

    A seconda dei gusti personali potrebbe piacere il primo ma non il secondo, o vice versa. Io sono di bocca buona e mi piacciono entrambi per motivi diversi. Riguardo al recente rifacimento (RoboCop, 2014), dal punto di vista dell’adattamento c’è da dire veramente poco quindi direi che con questa serie ho veramente finito.

    Vignetta finale da RoboCop 2

    TO BE CONTINUED?

  • Tutti gli sketch di "me lo compro io per un dollaro!" (da RoboCop)

    Nel precedente articolo sull’adattamento italiano di RoboCop ho parlato tanto dello sketch “I’d buy  that for a dollar” dimenticandomi tuttavia di pubblicare una clip italiana dello stesso. Sono “défaillances” che capitano dopo aver lavorato troppo a lungo allo stesso articolo! Per farmi perdonare, non ho inserito solo la scena più famosa ma vi delizierò con una vera e propria raccolta di tutti gli “I’d buy  that for a dollar” in italiano.
    Data la facile reperibilità della versione in inglese (basta cercare su YouTube), non ho realizzato un vero e proprio video-confronto tra la versione originale e quella italiana, ma ho lasciato comunque i sottotitoli in inglese.
    Cliccate sull’immagine per vedere il video:
    uuuuuh... queste me le comprerei IO per un dollaro!
    Sembra che la voce di Bixby Snyder sia di Romano Ghini” (grazie Luke)

  • Robocop (1987) – Una recensione piena di parolacce


    Inutile che cominci a parlarvi di RoboCop descrivendone l’impatto culturale, le sue metafore, le curiosità e tutto ciò che viene ormai snocciolato dal 1987 ad oggi da parte di critici cinematografici e appassionati vari. Vi dirò soltanto che è un vero film di culto degli anni ’80, ancora oggi largamente apprezzabile e per molti versi profetico.

    Personalmente, non vedevo i film di RoboCop da quando ero moooolto più giovane e ricordavo di averli adorati all’epoca ma poi, dopo la metà degli anni ’90, non li ho più rivisti fino ad un mese fa. Contro ogni mia aspettativa li ho ritrovati migliori di quanto mi ricordassi e di quanto mi aspettassi.
    Sono affezionato anche al secondo film, nonostante i suoi momenti cartoneschi (i fan della serie si dividono su questo film, chi lo ama e chi invece accetta solo il primo), ma non ho avuto il coraggio di rivedere il terzo film né la serie TV, quindi ignorerò questi ultimi per ora e vi parlerò dell’adattamento italiano del primo RoboCop.

    L’uscita del recente rifacimento, infatti, mi ha stimolato a rivedere i primi due film per poi affrontare il nuovo a denti stretti (a denti stretti perché mi aspettavo un disastro). Già, perché dal 2014 hanno “resettato” la serie proponendo un “remake” del primo film! Com’è il nuovo RoboCop, vi starete chiedendo? Sorprendentemente ben fatto… nonostante vi abbia spinto a pensare l’opposto con la vignetta di apertura. Per alcune cose, piccole trovate, persino migliore dell’originale (pur piazzandosi tranquillamente tra “l’anonimato più totale” e il “per niente memorabile”)! Non avrei mai immaginato di potermi spingere a dire tanto. Non so come abbiano risposto pubblico e critica al remake ma so che per molti il mio complimento a “RoboCop 2014” sarà una bestemmia! Eh be’… ‘sti cazzi.


    Ma parliamo di RoboCop del 1987 di Paul Verhoeven… partendo dal titolo.

     

    Il falso titolo italiano: RoboCop – Il futuro della legge

    Titolo di apertura di RoboCop del 1987

    Secondo i siti web IMDb e Wicchipidia (che sicuramente si rifà alle informazioni trovate su IMDb) il titolo italiano del primo RoboCop sarebbe ufficialmente: RoboCop – Il Futuro della Legge.

    *Pausa riflessione*

    Voi negli anni ’90 lo avete mai sentito con questo “sottotitolo“? Nemmeno io. Difatti non è un sottotitolo, bensì un semplice slogan stampato sulla locandina del film e scambiato, a posteriori, come facente parte del titolo. L’errore, quasi sicuramente, origina dal fatto che lo slogan sia stato messo così vicino al titolo da sembrare, effettivamente, parte di esso ed è evidente che di errore si tratta quando andiamo a vedere l’identica locandina americana, il cui motto è appunto: “The future of Law Enforcement“.

    Robocop (1987) Locandina italiana e locandina originale a confronto
    Il motto in questione, tra l’altro, è una citazione dal film stesso, origina da una frase che nel doppiaggio italiano è stata tradotta come “il futuro dell’applicazione della legge“. A conferma di ciò che dico, cioè che il titolo italiano non ha mai incluso “il futuro della legge” c’è il sito ItaliaTaglia.com dove sono consultabili i visti censura di tutti i film arrivati al cinema, incluso il titolo ovviamente, lì potrete trovare conferma che il titolo italiano ufficiale è semplicemente “RoboCop”, senza futuri.
    Cari disinformati di IMDb e cari pappagalli che scrivete su Wikipedia, già che ci siamo, perché non lo ri-titoliamo così…

    RoboCop – Il Futuro della Legge… Parte uomo, parte macchina, tutto poliziotto

    Sembra un titolo anni ’70 che potrebbe ricordare un po’ Cyborg anno 2087 metà uomo metà macchina… programmato per uccidere.

    Adattatemi tutto, ma non il mio Breil

    Telegiornale dal film Robocop del 1987

    Nei primi minuti del film, la multinazionale O.C.P. ci viene presentata durante un telegiornale:

    il sindacato di polizia accusa il “Prodotti dei Consumatori Omni“, l’OCP, l’azienda che recentemente…

    la frase originale era…

    Police union leaders blame “Omni Consumer Products“, OCP, the firm which recently…

    Sebbene io apprezzi sempre gli sforzi di adattamento che venivano proposti fino agli anni ’90, trovo che tradurre “Omni Consumer Products”, ovvero il nome di un’immaginaria azienda multinazionale, sia non solo una scelta discutibile (dovremmo davvero credere che una mega corporazione americana abbia un nome in italiano? Sarebbe come tradurre “Burger King”) ma anche controproducente dato che, per capirla, potrebbe essere necessario un bel “rewind” (impossibile al cinema), tanto era veloce nell’enunciazione da parte del giornalista! La prima cosa che la mente dello spettatore capisce nel sentire quella frase è che “il sindacato di polizia accusa i prodotti dei consumatori (?)” e poi una lista di altre parole apparentemente slegate – omniocpl’azienda…!

    Nel secondo film, al telegiornale dicono “Vogliono forzare la mano alla “Omni Consumer Products”, la OCP“. Questa è una traduzione non solo corretta ma anche più comprensibile.

    Una scelta di adattamento che invece apprezzo e che non vedrete mai più (perché adesso va di moda il “tutto-in-inglese! Tutto-in-inglese!“) è il nome del robot ED-209 che, in inglese, viene presentato come “Enforcement Droid series 2-0-9“, mentre in italiano è stato adattato in “Elemento Droide serie 2-0-9“. In tempi come i nostri, dove persino Capitàn America viene chiamato CAPTEIN AMERICA per rispettare il nome originale, questi piccoli dettagli da adattamento anni ’80 fanno quasi commuovere.

    NUK'EM

    “NUCLEARIZZALI!”… Un gioco per famiglie! (non è una citazione dal film)

    Cose che in italiano non capirete

    Sebbene in molti non siano destinati a capire l’ironia di certe pubblicità che compaiono in RoboCop, come ad esempio la reclame dell’automobile SUX 6000 che vanta consumi da 3,5 km per litro e che in inglese si legge “sucks” (ovvero “fa schifo“), c’è ancora tanto da apprezzare nel doppiaggio italiano dei primi due film della serie. Questi, infatti, sono così pieni zeppi di satira e ironia che, anche perdendosi alcuni riferimenti e battute, se ne può ancora apprezzare tranquillamente il resto senza che l’impatto culturale del film nel suo complesso ne venga edulcorato.

    Ma, invece di elencare quel che c’è di buono nella versione doppiata di RoboCop (e ce n’è tanto), mi imbarcherò in una piccola lista di cose che probabilmente non avete capito in italiano e, posso preannunciarvi già da adesso, finirò l’articolo con un solo, unico, lampante, incontrovertibile e inoppugnabile motivo per il quale, nonostante piccoli difetti, questo film (in italiano) è superiore alla versione in lingua originale… ebbene sì! Tutto ciò esclusivamente per una scena sola. Ma non andate a sciuparvi il finale come avete fatto con l’ultimo libro di Harry Potter. arrivateci per gradi.

    Questa è una lista di piccole cose che potrebbero esservi sfuggite:

    1) Stronzo, di nome e di fatto
    Uno dei “cattivi” del primo RoboCop è Richard Jones, il vice-presidente della OCP, che tutti chiamano con il suo abbreviativo, “Dick” Jones (in inglese Richard diventa Dick, così come a Napoli il nome Raffaele viene abbreviato in “Lello”). Questo abbreviativo è sempre stato fonte di ironia per gli americani in quanto “dick” vuol dire anche “cazzo”, come nell’offesa “testa di cazzo” (dick-head).

    Basti pensare ad una battuta abbastanza memorabile nei dialoghi originali di “Die Hard 2” dove la moglie del protagonista si rivolge con ironia all’arrogante giornalista “Dick” Thornburg dicendogli: “Listen, Dick. That is your name? …Dick.“, che in inglese sa tanto di offesa e strappa una risata, diventando anche una degna citazione ed un momento molto atteso dagli americani che si riguardano il film. Il nostro “Senta Dick. È così che si chiama… Dick?” purtroppo manca di quel doppio senso che equipara l’abbreviativo di un nome ad un’offesa in stile “cazzone!”.

    Una battuta identica c’è anche in RoboCop, quando il giovane dirigente Bob Morton si confronta con Dick Jones e gli dice “il vecchio credeva che fosse abbastanza importante… Dick!
    Detto poi con questa faccia da schiaffi:

    Cazzone!

    Bob Morton che da del “cazzone” al signor “DICK” Jones

    Dick Jones (la cui foto è a seguire) è memorabile proprio per questo suo nome. Nessuno ricorda il vero nome dell’attore! Dal 1987 lui è conosciuto come “Dick Jones”, lo stronzone Jones, e ritornerà pochi anni più tardi in un altro film di Paul Verhoeven, Atto di forza, in un ruolo quasi identico, quello dello stronzone.

    2) Se il caldo non vi piace…
    Sempre Dick Jones compare in un’intervista televisiva dove risponde alle accuse rivolte all’OCP da parte del sindacato di polizia dopo la morte di alcuni agenti:

    Dick Jones, personaggio di Robocop (1987)

    “Stronzone” Jones

    Chi si arruola è consapevole che vi sono alcuni rischi inerenti al lavoro svolto sul territorio. Qualsiasi poliziotto ve lo dirà… e se il caldo non vi piace non state in cucina.

    Quest’ultima battuta è risultata a me chiara solamente dopo aver ascoltato il dialogo originale: “If you can’t take the heat, stay out of the kitchen“. Si tratta di una vecchia frase idiomatica statunitense (attribuita al Presidente degli Stati Uniti Truman) il cui significato è riassumibile con un “chi non sa reggere sotto pressione, non dovrebbe trovarsi in quella posizione, ma dovrebbe togliersi dai piedi”.

    Dubito che in Italia questa battuta di Truman sia nota ai più e tanto valeva adattarla diversamente, in maniera da renderla un po’ più comprensibile, invece di tradurla alla lettera (per curiosità, l’aforisma è storicamente tradotto come “se non tolleri il calore, stai alla larga dalla cucina“). Difatti alla parola “calore” o “caldo” in Italia non associamo di certo concetti come “tensione” oppure l’essere “sotto pressione”, quindi quel “se il caldo non vi piace, non state in cucina” mi è sempre sembrata una battuta fuori contesto e senza molto senso, se avesse detto “buona la mela, sana la pera!” avrei riso ugualmente. Ancora meglio: “se non tolleri il calore, stai alla larga dal radiatore“.

    Ma in fin dei conti, sia in italiano che in inglese si ride quasi per lo stesso motivo, il sentire un importante dirigente che risponde ad una serie di gravi accuse con una frase da saggezza popolare spicciola del calibro di “chi ha il pane non ha i denti” o, nel caso dei dialoghi originali, con un aforisma storico decontestualizzato.

    Dick Jones che dice buona la mela, sana la pera
    3) La schifomobile deluxe
    Il film è celebre anche per alcune finte reclami e la più memorabile di queste è proprio quella dell’automobile SUX 6000 di cui parlavo prima. Nella pubblicità vediamo un dinosauro che sparge terrore in città finché non viene fermato dalla vista dell’auto SUX 6000 che, in realtà, solo per quella scena, viene chiamata “6000 SUX”. Il motivo di questa variazione sembra essere una voluta presa di giro nei confronti della Pontiac 6000 che all’epoca era in diretta concorrenza con la Ford Taurus, ovvero il modello della Ford utilizzato nel film per le auto della polizia di Detroit. La pubblicità “6000 SUX” è da leggere praticamente come “la 6000 fa schifo” (6000 “sucks”!). Sembra che alla General Motors, produttrice della Pontiac, non abbiano apprezzato per niente la battuta.

    Pubblicità della SUX 6000 con il dinosauro in stop-motion, dal film Robocop 1987
    Un altra cosa che in italiano forse alcuni non potranno apprezzare è l’affondo alla società americana di fine anni ’80, i cui sogni di benessere capitalista erano crollati insieme alla borsa:

    It’s back. Big is back. Because bigger is better. 6000 S-U-X, an American tradition.

    Letteralmente è traducibile come: “è tornata! La moda del “grande” è tornata. Perché più grande è meglio!“. Nella versione doppiata in italiano la pubblicità recita invece:

    È tornata. La grande è di nuovo qui! Più grande e più bella che mai. La S-U-X seimila, una tradizione americana.

    Sebbene apparentemente molto simile (e forse più in linea con ciò che uno si aspetterebbe dai dialoghi di una vera pubblicità), ritengo che la versione italiana non riesca a portare lo stesso messaggio del “grande” che torna di moda, in puro stile americano. In realtà sarebbe bastato leggere al pubblico italiano quel “8,2 miglia con un gallone” (8.2 MPG), ovvero “3,5 km con un litro“, perché l’ironia della schifomobile sta tutta lì: enorme, volgare, trinca-benzina… “una tradizione americana”!
    [Poi magari si scopre che la copia distribuita nei cinema italiani era sottotitolata e mi sono lamentato per niente]

    4) Le “Guerre Stellari” di Ronald Reagan
    Tra le notizie più divertenti del telegiornale di Detroit c’è la seguente:

    10,000 acres of wooded residential land were scorched in an instant when a laser a board of the Strategic Defence “Peace” Platform misfired during routine start-up tests

    10.000 acri di terreno boschivo in un’area residenziale sono stati oggi distrutti dal fuoco per un errore di mira di un cannone laser montato sulla piattaforma in orbita “Peace” nel corso di normali esercitazioni.

    Scudo missilisitco Guerre Stellari dal film RoboCop 1987
    La satira di questa notizia sta nel diretto riferimento al progetto “Guerre Stellari” di Ronald Reagan che, difatti, in inglese fu battezzato “Strategic Defence Initiative” (SDI) e tradotto in Italia come “iniziativa di difesa strategica“, ma più popolarmente noto con il nome “scudo spaziale”, “scudo missilistico” o, appunto, progetto “Guerre stellari“.

    L’ironia della notizia sta nel nome in codice della piattaforma appartenente allo scudo (“Peace”) e nel fatto che, per un piccolo errore durante un test, un suo cannone laser abbia distrutto una grande area della California e che tra le vittime ci fossero anche due ex-presidenti (viene facile pensare che uno dei due potesse essere proprio Ronald Reagan, ironicamente vittima della sua stessa opera). Sarà che ho le orecchie poco buone o forse che la mia copia di RoboCop sia un po’ datata e di scarsa qualità nel compartimento audio, ma onestamente quel nome in codice “Peace” (piiis) non lo avevo capito fino a quando non ho tirato fuori la versione inglese per un confronto.

    Una traduzione meglio contestualizzata forse avrebbe dovuto citare lo “scudo spaziale”, ma si sono rifatti con l’adattamento del secondo film quando viene nominato il progetto “Guerre stellari”.

    Battute non altrettanto memorabili

    Mentre alcune frasi del film sono diventate famose in Italia così come negli Stati Uniti (l’esempio più lampante è il “vivo o morto, tu verrai con me“), ce ne sono altre che purtroppo nella versione doppiata del film non hanno lasciato il segno come le originali.

    Well? Give the man a hand!
    Be’? Dategli una mano.
    (dopo aver fatto esplodere la mano di Murphy con un colpo di fucile)

    Battuta dategli una mano, dal film Robocop 1987
    …e la più famosa di tutte in assoluto!

    I’d buy that for a dollar!
    Queste me le comprerei io per un dollaro.

    Pubblicità queste me le comprerei IO per un dollaro! dal film Robocop 1987

    “uuuuuh… queste me le comprerei IO per un dollaro!”

    Sono tutte frasi che per un motivo o per un altro non hanno lasciato il segno nel pubblico italiano come le originali hanno fatto nel mondo anglosassone. La frase “I’d buy that for a dollar!” in particolare è diventata parte integrante della cultura popolare in America e sono sicuro che molti neanche si ricorderanno o sapranno da dove origina. È la sciocca battuta ad effetto (o “tormentone” che dir si voglia) che, al termine tutti i suoi sketch, ripete continuamente il protagonista di un seguitissimo, quanto decadente, show televisivo dove questa sorta di Benny Hill, circondato da prosperose ragazze, dichiara che si comprerebbe qualsiasi cosa per un dollaro.

    La versione italiana della battuta è a mio parere altrettanto divertente per il modo in cui è recitata ma non ha avuto lo stesso effetto sul pubblico nostrano, forse per il riferimento ad una valuta monetaria straniera o per via di una fraseologia culturalmente differente, difficile a dirsi. Un’immaginaria versione italiana dello stesso programma avrebbe proclamato “queste me le comprerei io per due lire!“. È una battuta che dovrebbe far pensare “ma va?!”, “e chi non lo farebbe?”.

    Bixby Snyder nello sketch televisivo di Robocop 1987

    “Mi compro anche quello per un dollaro! Ahahah”

    La stessa battuta stupida viene ripetuta da Bob Morton, uno dei dirigenti della OCP (a dimostrazione che quel programma spazzatura era visto e apprezzato davvero da qualsiasi classe sociale), quando dice ad un collega: “Mi piacerebbe tanto ma ho un impegno, un paio di modelle  vengono a casa mia, sai com’è!” e la risposta in inglese è “I’d buy that for a dollar!“, tradotta in “certo che lo so, ci puoi scommettere“.

    allora vi compro io per un dollaro! Sketch televisivo da Robocop 1987

    “allora vi compro io per un dollaro!”

    Come avrete forse capito, questo tormentone televisivo di “I’d buy that for a dollar!“, tanto amato dai cittadini della futura Detroit, sembra essere un’esclamazione un po’ goliardica usata per descrivere qualcosa di formidabile o sorprendente di cui si è testimoni, specialmente se di natura sessuale. Qualcosa che “non ci dispiacerebbe affatto avere”. Questo è un esempio suggerito dal sito Urban Dictionary: «alla fuoriuscita del seno dal costume di Janet Jackson, avvenuta sul palcoscenico, qualcuno dal pubblico avrebbe potuto esclamare “I’d buy that for a dollar!“». C’è anche chi ha sviluppato un’intera teoria sull’origine e il significato della frase in questione.

    Meme di RoboCop

    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? …Me lo comprerei io per un dollaro.

    L’esclamazione è talmente radicata nella cultura popolare americana che si sono assicurati di farne cenno anche nel remake del 2014 quando un addestratore, osservando l’iniziale lentezza di riflessi del nuovo RoboCop, esclama che non se lo comprerebbe per un dollaro (I wouldn’t buy that for a dollar!).
    Infine vi lascio con una “compilation” di tutti gli “I’d buy that for a dollar” in italiano:

    La pronuncia dei nomi

    Il primo film della serie pecca gravemente in una vecchia abitudine italica, la storpiatura accidentale dei nomi stranieri. In questo film, infatti, sembra quasi che i doppiatori stessero ancora sperimentando (mentre lo doppiavano) quale pronuncia fosse la migliore per le orecchie italiane.

    Il caso più emblematico è quello del protagonista, Alex Murphy, che diventa (perlopiù) mérfi nel primo film. Credo che la scelta della vocale “e” sia avvenuta per una questione di labiale anche se non posso esserne certo. Del resto dovevano scegliere una vocale e in questi casi una vale davvero l’altra, dato che la pronuncia americana di “Murphy” è un misto tra “merfi”, “marfi” e “murfi”. Il problema è che in alcune scene dello stesso film la sua collega lo chiama marfi. Decidetevi!

    Quella che dà più i brividi comunque è la battuta finale del film in cui RoboCop, alla frase “spari bene figliolo. Come ti chiami?“, risponde “MERFI” con una pronuncia italianissima, oggi un po’ imbarazzante.
    Sia nel primo che nel secondo film, a volte è pronunciato correttamente (all’inglese), molte altre volte è mérfi, in alcuni casi è marfi. Nel remake del 2014 se non altro viene chiamato in maniera corretta, costantemente. Che sia la prima opera buona compiuta da un “supervisor“?

    Il cattivo Clarence Boddicker viene presentato come “baddigher“. Questa è l’alterazione che più mi irrita in realtà. Suona bene, per carità, ma perché cambiare un nome che comunque sarebbe stato chiaro alle orecchie italiche in ogni caso? Che problema avranno avuto a dire “boddicher”, lo sanno solo loro! Forse non suonava abbastanza amaragano awanagana?

    I doppiatori

    Agente Lewis con un omogenizzato in mano

    Gianni Marzocchi è perfetto nei panni del cattivo Boddicker (non “baddigher”). Come urlava lui “stronzo!” non me lo dimenticherò facilmente (video qui). Marzocchi era lo stesso che in Apocalypse Now doppiava Robert Duvall e di cui è celebre la frase “mi piace l’odore del Napalm di mattina“. Ha spesso doppiato i “cattivi” in molti film (da Skeletor nei Dominatori dell’Universo a svariati personaggi della serie 007) e, per la cronaca, era anche la voce di Calboni nel primo film di Fantozzi (nei successivi film, invece, l’attore che interpretava Calboni ha doppiato se stesso).

    Alessandro Rossi, mi voglio azzardare a dire che forse, dal punto di vista della voce, è leggermente più bravo e memorabile di Peter Weller. Sarà il fattore nostalgia a influenzare la mia opinione? Può essere.

    Tutti gli altri doppiatori!
    In puro stile “doppiaggio anni ’80”, anche personaggi minori e semplici comparse hanno la voce di doppiatori di primo piano. Chi ha familiarità con i nomi dei professionisti di questo mestiere si sorprenderà nel sentire che… Michele Gammino (voce di Harrison Ford) interpreta, in RoboCop, un venditore che avrà sì e no due battute; Marco Mete (famoso come voce di Robin Williams) è l’impiegato OCP che viene smembrato in meno di un minuto dall’ED-209; Giorgio Lopez (forse lo conoscete come la voce di Danny DeVito) è un altro degli impiegati OCP che, nel primo film, ha solo un paio di battute. Poi ci sono Pino Locchi, Francesco Pannofino e tanti altri nomi celebri del settore, sempre in ruoli più o meno piccoli. Insomma la lista di talenti vocali non è limitata ai pochi attori di rilievo, bensì si estende ad ogni singola persona parlante che compare nel film. Una cosa che oggi giorno non accade più, per svariati motivi.

    Piccoli errori del doppiaggio di RoboCop (1987)

    In una scena del film il sindaco e membri della giunta comunale sono tenuti in ostaggio da un dipendente scontento del comune. Durante le trattative quest’ultimo chiede una macchina veloce e che abbia un rapporto litri-chilometri penoso (“Something […] that goes fast and gets shitty gas/mileage“). È l’emblema della decadenza della società capitalista (uno dei tanti messaggi del film) dove tutti, come poi scopriamo nel corso del film, sognano di possedere e sfoggiare la schifomobile della reclame in TV, la SUX-6000, che vantava di percorrere 3,5 km per litro in “puro stile americano”.

    In italiano questa battuta è stata forse erroneamente tradotta in “una […] velocissima e che faccia un sacco di miglia con poca benzina“. Sarebbe anche una battuta divertente: il dipendente comunale in crisi di nervi che ha fatto la follia di prendere in ostaggio il sindaco e adesso avanza richieste impossibili, ovvero un’auto sportiva veloce ma che consumi poco! Peccato che qualsiasi mia interpretazione giustificativa venga vanificata dall’immediata risposta del negoziatore: “che ne dice di una SUX-6000?“. Cioè l’esatto opposto di una macchina che percorre molte miglia con poca benzina, come abbiamo visto prima.

    Alterazioni gradevoli

    Prima di passare all’unico, solo e inconfutabile esempio che decreterà la vittoria assoluta della versione doppiata in italiano su quella originale, vi delizio con alcune piccole migliorìe che troviamo nei dialoghi nostrani:

    Omni Consumer Products, what a bunch of morons!

    che diventa, nel doppiaggio italiano:

    OCP, Oh-Che-Palle! Un branco di imbecilli!

    Poi c’è lo scambio di battute che più tardi porterà ad un alterco tra il vice-presidente Dick Jones e Bob Morton, il giovane dirigente che gli vorrebbe fare le scarpe grazie al progetto RoboCop.

    I hear that Jones was plenty pissed.
    He’s got this killer rep, but it’s a smokescreen.

    La traduzione sarebbe all’incirca: “Ho sentito che Jones era parecchio incazzato” / “Ha la reputazione del vero killer ma è tutto fumo negli occhi”. Il doppiaggio italiano però ci regala qualche sorriso in più:

    Dicono che Jones sia proprio incazzato.
    Ha la fama del vero killer, ma più che incazzato è una testa di cazzo.

    E poi…

    Where is that metallic motherfucker?
    Dov’è quel rotto in culo di latta?

    E poi ancora…

    Scena da Robocop 1987. Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Scena da Robocop 1987. Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Un adattamento dello stesso dialogo, nel 2014, avrebbe portato quasi sicuramente a dialoghi piatti del calibro di:
    “Ehi, amico. Che stai leggendo lì?” / “Sei uno studente del college o cosa?”

    E infine lei…

    LA BATTUTA CHE VINCE TUTTO!

    Una frase-tormentone che vi garantisco vi rivedrete almeno due volte. Quando lo spietato vice-presidente della OCP, “Stronzone” Jones, decide di far eliminare il suo avversario Bob Morton gli manda un video-messaggio insieme al killer che lo farà fuori. Il video-messaggio si conclude con la frase:

    I’m cashing you out, Bob

    Traducibile, nel contesto della scena, come: “Sei liquidato, Bob“. Il doppiaggio nostrano, per adattarsi ad un labiale in primo piano, visivamente chiaro e che lasciava poco spazio “di manovra”, va a cambiare completamente la battuta, trovandone una molto più divertente eppure perfetta nel contesto (come non di rado accadeva in quegli anni). La sincronia del labiale in questa scena doppiata è a dir poco perfetta… non vi dico la battuta per non rovinarvi la sorpresa, godetevi la clip video e venitemi a dire se non fa ridere molto di più in italiano, rispetto ad una eventuale “ti sto liquidando, Bob“:

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video

    Solo per questa riuscitissima battuta, ignorerò qualsiasi piccola bega dell’adattamento (che comunque erano davvero poche) e metto RoboCop nella lista dei film “migliorati dal doppiaggio in italiano” senza alcun dubbio!
    È proprio il labiale il pezzo forte dell’adattamento di RoboCop e del resto non poteva essere altrimenti, in un film in cui il protagonista espone solamente la bocca. È evidente che l’attenzione e la professionalità c’erano tutte quando hanno lavorato a questo doppiaggio, la riprova sta proprio nel fatto che ogni battuta (in particolar modo le parolacce) sembra nata in italiano e non tradotta da un’altra lingua; impossibile immaginare quale fosse l’originale senza andarsi a ricontrollare la traccia inglese.

    Questo, come già avevo detto in un recente articolo, è la riprova di un adattamento di qualità elevata, dove la maggior parte delle modifiche al testo originale sono quasi sempre giustificate da una ricerca attenta della sincronia voce-bocca che, in questo film, è lodevole. Forse anche più di molti altri degli stessi anni.

    Esempi riuscitissimi (vedere per credere) sono anche: “your move, creep” che diventa “non ti muovere, scemo“, il consiglio ai bambini “stay out of trouble” che diventa “non siate indisciplinati“, la reclame di un gioco di guerra dove il bambino dice “Pakistan is threatening my border” (cioè, “il Pakistan minaccia il mio confine”) alterata in “il Giappone sta invadendo il mio territorio” per una questione di stacco (un po’ fuori tempo dalla precedente battuta), ma soprattutto la mia preferita… “hai finito di rompere il cazzo Bob!“, laddove sembra proprio di leggere “cazzo” nel labiale in primissimo piano di “Stronzone” Jones.

    Fine. Ho finito di rompervi il cazzo con questa recensione, miei cari “Bob”! Andate a rivedervi RoboCop! Adesso siete culturalmente preparati e saprete apprezzarlo, soprattutto per il lavoro di sincronia e di adattamento al quale tanti grandi interpreti italiani hanno contribuito decenni fa (che nel mondo del doppiaggio equivalgono a secoli fa !)… quando ancora “officer” era tradotto come “agente” e non “ufficiale”.

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    me lo comprerei io per un dollaro

  • Il pì-che…??? BATMAN (1989) – La guida visiva al doppiaggio perfetto

    Vignetta sul doppiaggio di Batman 1989
    Batman! Un film che adoro in italiano e di cui ne tesserò le lodi, così, perché posso! Ma prima…

    UN PREAMBOLO LUNGHISSIMO

    Nel 1984 il direttore di doppiaggio Mario Maldesi perse il suo collaboratore di lunga data, Roberto De Leonardis, il quale, per decenni, aveva adattato i dialoghi dall’inglese all’italiano, regalandoci lavori di classe così ben fatti da risultare difficile anche soltanto indovinare le battute originali in inglese. Sì, perché quando nel sentire le frasi di un film doppiato risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese, allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarli per il pubblico italiano.
    Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

    È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.

    …ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?
    La frase originale era:

    Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.

    e se dovessimo immaginarla tradotta oggi, nel 2014, allo stesso modo in cui doppiano cose brutte come Captain America 2, avreste certamente udito cose tipo:

    È la lightsaber di tuo padre. Questa è l’arma di un cavaliere Jedi. Non è brutta o imprecisa come un blaster.

    Roberto De Leonardis, a mio parere, ha creato, dal dopoguerra agli anni ’80,un vero e proprio standard qualitativo nell’adattamento italiano che è anche facilmente verificabile da tutti coloro che sanno un po’ di inglese con questo mio TEST DI QUALITÀ DELL’ADATTAMENTO:

    Istruzioni: provate a ritradurre in inglese frasi particolari del film doppiato (non avendolo mai sentito in lingua originale)! Se la frase ritradotta in inglese risulta poi essere molto vicina o addirittura identica alla frase originale vuol dire che il lavoro di adattamento fa schifo!

    Con questo facile test, anche voi che sapete poco di doppiaggio o di adattamento come me, potrete valutare la qualità di quest’ultimo grazie a quello che si potrebbe definire “retroingegneria dell’adattamento“.
    De Leonardis era così bravo che è difficile (se non impossibile) immaginare le battute originali sentendo “lupo ululà, castello ululì” oppure “Brutto idiota, presuntuoso, strapezzente e cafone!“. Alcuni dei suoi adattamenti li ho già esplorati in passato come per Alien, Arancia meccanica, la trilogia di Guerre stellari (questa adattata insieme a Maldesi), Frankenstein Junior (anche questo insieme a Maldesi), ma il suo repertorio completo, dai cartoni Disney alla lista di film su cui ha lavorato è veramente lunga e variegata.

    Nel 1984, all’età di 71 anni, De Leonardis purtroppo viene a mancare lasciando un vuoto che però Maldesi, fortunatamente, riesce a colmare da subito “unendosi” a Sergio Jacquier, sceneggiatore, traduttore e dialoghista meno noto alle orecchie del grande pubblico. Nonostante il suo cognome francese, Jacquier è un mio compaesano, di Firenze. Di soli 10 anni più giovane di De Leonardis, Jacquier si trasferisce a Roma dove si dedica alla traduzione e all’adattamento di film stranieri (era l’adattatore fisso di Woody Allen) e ci regala, negli anni ’80, alcuni tra gli adattamenti più divertenti e memorabili come Ghostbusters – Acchiappafantasmi (sia il primo che il secondo film). Voglio solo ricordare, tra i tanti, Aliens – Scontro finale (da me in parte criticato per un paio di scelte di traduzione un po’ confusionarie), Danko (immortalato dalla battuta “– Danko. – Nato stanco“), Dracula – Morto e contento (con perle tipo “-Lei è Nosferatu. – Lucy era sarda?“) e infine… Batman!

    Alla fine ci siamo arrivati. Batman!

    Locandina di Batman 1989

    La locandina si presenta da sola.

     

    BATMAN: IN ITALIANO È PIÙ MEGLIO!

    L’unico Batman che mi piace veramente, quello del 1989, con l’unico Joker che su schermo funziona, Nicholson, con l’unica voce che su Nicholson funziona, quella di Giancarlo Giannini. Infatti voglio ribadire come qualsiasi battuta del Joker in questo film sia più divertente e/o memorabile in italiano grazie proprio a Giannini —e alla sua risata! Quasi tutte le risate di Nicholson sono rimpiazzate da quelle di Giancarlo, a differenza di molti altri film dove spesso lasciano l’audio originale— ma è il film nel suo complesso ad essere leggermente migliorato dal doppiaggio, grazie anche ad un cast di professionisti assolutamente formidabile. Purtroppo per voi, miei affezionati lettori, questo non sarà un articolo di critica con vignette spassose ma di elogio, mi dispiace.

    Vediamo insieme, in ordine cronologico, tanti momenti lievemente migliorati in italiano. Vi presento la guida visiva alle battute italiane di Batman (riportate nella didascalia sotto ciascuna immagine) che sono meglio delle originali (o almeno in pari):

    Con l’American Express ti ci pulisci…

    American Express... non uscire di casa senza. Ti ci pulisci il culo! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: American Express… “non uscire di casa senza”.
    Ti ci pulisci il culo!

    La prima sequenza del film vede due ladri di strada derubare una famigliola che si era persa tra i vicoli malfamati di Gotham. Dopo l’aggressione i due furfanti sono su un tetto a spartirsi il bottino quando uno tira fuori dal portafoglio appena rubato una carta di credito e dice:

    American Express card. “Don’t leave home without it”… hey, get out of here!

    Il doppiaggio italiano recita:

    La carta American Express. “Non uscite di casa senza”… ti ci pulisci il culo!

    Credo che l’intenzione fosse quella di dire al suo partner “non ci pensare neanche”, appena l’altro fa per prenderla. Non a caso i sottotitoli del Blu-Ray (che traducono il testo inglese) riportano “ehi, giù le mani!“.
    Non è chiaro in realtà se lo faccia perché effettivamente non avrebbero potuto usufruire della carta (inutilizzabile se il proprietario ne denuncia il furto) oppure, più probabilmente, perché uno dei due non voleva condividere con l’altro parte del bottino. In ogni caso la risposta “ti ci pulisci il culo” risulta più divertente e memorabile di un generico “ma fammi il piacere!“/”te lo scordi!“.

    Il pi…che???

    il pi-che? Battuta dal doppiaggio di Batman 1989
    Incredibile come alcune piccole battute che ricordo da quando ero giovane risultino invece assolutamente immemorabili e piatte in inglese. Uno dei due malviventi racconta di essere preoccupato dopo quello che è successo ad un loro conoscente, tale Johnny Gobbs:

    – Johnny Gobbs era fatto ed è volato da un tetto, va bene? Capirai, che perdita.
    – Non è quello che ho sentito io. È stato il pipistrello.
    – Il pi-che???

    È ovvio che si tratta di un trucco, dato che sarebbe stato difficile far entrare la frase “il pipistrello” al posto di “the bat”. Questi accorgimenti creativi, in mano a Jaquier-Maldesi, diventavano un occasione per aggiungere battute memorabili oggi probabilmente impossibili.

    Si bevono… COSA?

    Bevono lo Sturanex. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Bevono lo “Sturanex”

    Poco dopo vediamo Eckhardt, il tenente corrotto della polizia di Gotham, sulla scena del crimine mentre dei paramedici portano via i due delinquenti appena malmenati Batman. Alla domanda di un collega che gli chiede come mai tutti i criminali di Gotham descrivono lo stesso mostro alato tipo pipistrello, lui risponde:

    They’re drinking Drano

    Nel doppiaggio italiano:

    Bevono lo Sturanex

    Non è chiara l’origine di questo Sturanex, che fosse un prodotto veramente in vendita in Italia all’epoca oppure più probabilmente un nome di fantasia coerente con il nome di altri prodotti chimici immaginari citati nel film come lo “Smilex” del Joker? Questo non ci è dato sapere ma, in ogni caso, il Drano della battuta originale è un prodotto tutt’ora molto comune negli Stati Uniti, l’equivalente del nostro “idraulico liquido”; i sottotitoli del Blu-Ray lo traducono con “trielina“, sostanza molto tossica, al bando dagli anni ’70.

    Nota: All’utente “Luke” va il premio per aver riconosciuto la parola pronunciata, difatti il personaggio doppiato da Ennio Coltorti purtroppo si trascina molto le parole, come del resto esige il suo personaggio.

    Spinelli per pipistrelli

    Spinelli per pipistrelli. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Questi due hanno preso spinelli per pipistrelli

    Mentre l’ambulanza porta via i due ladri malmenati da Batman, il giornalista Knox domanda a Eckhardt se si tratta di un altro avvistamento del pipistrello, al che il poliziotto risponde ironicamente:

    Sorry Knox, these two slipped on a banana peel.

    Ovvero, “scusa Knox, questi due sono scivolati su una buccia di banana. Il doppiaggio italiano recita più creativamente:

    Scusa Knox, questi due hanno preso spinelli per pipistrelli.

    Anche qui trovo più divertente la battuta nostrana.

    Sono io… tette di zucchero

    Sei tu, tette di zucchero? Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Sei tu, tette di zucchero?

    Non credo che abbia bisogno di spiegazioni. Da oggi l’unico modo di chiamare la vostra dolce metà.

    Le risate di Giannini

    Joker che ridacchia tenendo un drink in mano. Da Batman 1989

    Eheheh!

    Come avevo già detto, Giannini in questo film ci mette tutto se stesso, doppiando persino le risate di Nicholson e migliorando ancora di più il personaggio del Joker, dandogli una stravagante teatralità ed una risata contagiosa che in inglese semplicemente non esistono o non sono equiparabili. Nicholson non esagera abbastanza nella sua recitazione per avere la faccia che ha. Paradossalmente risulta più credibile nel suo personaggio con la voce di Giannini.

    La scena sopra è solo un piccolissimo esempio che rappresenta ciò che sto cercando di dire. Al ritorno a casa di “tette di zucchero” Nicholson è seduto sul divano a bere un drink e le dice “tesoro, non crederai mai a quello che mi è successo oggi“, la donna sviene alla sua vista e Joker si fa una risatina prima di bere un sorso del suo drink… risatina che ancora oggi, nel 2014, ripeto quando se ne presenta l’occasione. In inglese questa risatina a stento si sente, in originale manca sempre qualcosa!

    Rotelli… il mafioso corso

    Antoine Tony Rotelli da Batman 1989
    Questa è una parte del film che mi ha sempre dato qualche grattacapo da quando lo vidi in inglese. Nel doppiaggio italiano questo personaggio viene chiamato solamente Antoine e parla con un pesante accento francese, nessun dubbio fin qui.
    I dubbi vengono quando andiamo a sentire i dialoghi originali dove, tra l’altro, il personaggio non ha alcun accento. Nicholson prima lo chiama Tony, poi Rotelli (cognome) e, una volta sola, Antoine.

    Beh, Antoine... Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Be’, Antoine…

    Antoine prende subito fuoco per un nonnulla! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Antoine prende subito fuoco per un nonnulla!

    Prima eri una tigre di carta Antoine... Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine…

    Parto dal presupposto che il suo cognome sia Rotelli e che il suo personaggio sia quello di un capo della criminalità organizzata di Gotham, negli Stati Uniti. Automaticamente viene da pensare che sia un mafioso italo-americano di nome Tony Rotelli oppure, originariamente, Antonio Rotelli. Quell’Antoine, detto una sola volta da Joker dopo averlo fatto fuori, spiazza ma finisce per dare il nome al personaggio che troverete ovunque riportato come “Antoine Rotelli”. Questo secondo me è un errore che si trascina dal 1989 e a seguire vi elencherò le mie argomentazioni:

    1. Nel copione originale il nome era Carmine Rotelli. Il nome è stato cambiato all’ultimo momento. Chiaramente, almeno in origine, il personaggio era un mafioso italo-americano.
    2. Non si è mai sentito di un mafioso franco-italiano in America, in ogni caso sembra una scelta troppo curiosa per la sceneggiatura di un personaggio che appare sullo schermo per un minuto insieme ad altri mafiosi italo-americani.
    3. Joker potrebbe averlo chiamato Antoine solo a dispetto (lo chiama così solo dopo averlo carbonizzato).
    4. Nicholson, leggendo la battuta sul copione, potrebbe aver scambiato “Antonio” per “Antoine” (la differenza è solo nella posizione della “i”) e lo ha chiamato così, Tim Burton poi potrebbe aver deciso di lasciare la scena così com’era vista la poca importanza del nome.

    Qualunque sia la verità, in Italiano, Jaquier lo ha trasformato in un personaggio ancora più macchiettistico, con pesante accento francese e che viene chiamato soltanto “Antoine” (mai Tony, né Rotelli) per semplificare le cose e, in questo modo, rendendo la scena ancora più comica.

    Altre battute celebri di questa scena sono…

    Oh ma che stretta calorosa! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Oh, ma che stretta calorosa!

    I sottotitoli italiani hanno invece tradotto la battuta originale in “questo fa scintille!“.

    Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata!

    Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei... carta carbone! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei…
    …carta carbone!

    Al posto di una traduzione più diretta tipo “sei un feroce bastardo, Rotelli. Sono contento che tu sia morto“, Jacquier ci delizia con un’altra perla che rimarrà memorabile per molti italiani praticamente a vita:

    prima eri una tigre di carta, Antoine, e adesso sei… CARTA CARBONE! Ahahahah

    E non dimentichiamoci mai del nostro numero uno: Bob.

    e Bob, ricorda... tu sei il mio numero uno... UNO! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: e Bob, ricorda… tu sei il mio numero uno… UNO!

    Zio Grock

    Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Grock. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Grock.

    In inglese, Joker, prima di uccidere il suo avversario, dice “Ciao, Vinnie. Sono io, tuo zio Bingo” (seguito da “è ora di saldare il conto“). Anche a chi ha sottotitolato il Blu-Ray evidentemente era sfuggito l’eventuale riferimento culturale, così come era sfuggito a me, visto che hanno tradotto questa frase semplicemente come “Ciao, Vinnie. Sorpresa!“.
    In italiano Bingo (tipico nome da clown nella cultura anglosassone) viene cambiato in Grock e si riferisce ad un famoso circense svizzero.

    [Sempre l’utente “Luke”, nei commenti, ha scritto che il nome pronunciato da Giannini è Grock (non Brock) e ne ha spiegato il riferimento.]

    Gesù marimba!

    Mi punge la vezza. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting.

    Quando, nella vita, potrete trovare occasione di dire “mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting“? Non tanto per il “fotting” che ancora compariva in film italiani anni ’90, quanto per il “mi punge vaghezza”. La stessa scena si apre con l’espressione di sorpresa “Gesù marimba!” quando il Joker posa gli occhi su Vicki Vale.

    La pubblicità del Joker

    gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza

    In italiano viene aggiunto un tocco di ironia molto sottile. La frase originale era “non hanno scartato l’abuso di droga” (come ipotesi della causa di morte di due modelle). In italiano invece è stata alterata la frase inserendo una battuta umoristica: “non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza“… come se una crisi di astinenza potesse portare a questo:
    modelle uccise dai prodotti del Joker nel film Batman 1989
    A questa scena seguono:
    la pubblicità pirata del Joker che, grazie alla sua marca di prodotti, porta “il ghigno, il ghigno e il righigno“…

    però con la nuova marca Joker torna il ghigno... il ghigno... e il righigno. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: però con la nuova marca Joker torna il ghigno… il ghigno… e il righigno

    …le valutazioni artistiche del Joker…

    cacca... cacca... cacca... Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: cacca… cacca… cacca…

    …e gli scherzi da burlone…

    mi strucco aiutatemi mi strucco. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Mi strucco! Aiutatemi, mi strucco!

    …che, come potete vedere, in inglese era “mi sto sciogliendo!” (dopo che gli era stata gettata dell’acqua in faccia). Trovo più gradevole l’alterazione italiana che ignora il riferimento al film Il mago di Oz, in Italia assai meno noto, amato e conosciuto di quanto lo sia negli Stati Uniti; per altro, prima di rivederlo, ricordavo erroneamente che la battuta fosse “mi sciolgo!” quindi è andata comunque a segno nonostante l’alterazione comica.

    Le persone normali fanno colazione nel tinello

    tu sai che una persona normale si alza... ...scende nel tinello... ...fa colazione. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: tu sai che una persona normale si alza…
    …scende nel tinello…
    …fa colazione…

    Per coloro i quali non mangiano nel tinello perché non sanno cos’è…

    TINELLO: Ambiente prossimo alla cucina e con essa comunicante, o apposito spazio della cucina stessa, adibito alla consumazione dei pasti e utilizzato anche come soggiorno, arredato per lo più in stile rustico o con mobili semplici e funzionali: mangiare in (o nel) tinello.
    (Treccani)

    L’ultima volta che avete sentito “tinello” in un doppiaggio italiano? Appunto, nel 1989.

    bambino cattivo, malerba, fa del male. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: …bambino cattivo, malerba, fa del male

    …e l’ultima volta che avete sentito “malerba” in un doppiaggio italiano? Appunto.
    Nei sottotitoli hanno tradotto “bad seed” come “seme cattivo“, alla lettera. Cani.

    Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?

    Forse la frase più memorabile del film, seguita dalla battuta…

    mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro (...là dove sei in veste di rabarbaro) Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro
    (…laddove sei in veste di rabarbaro)

    Non solo hanno riportato il gioco di parole a base di rabarbaro, ma lo hanno anche migliorato, facendolo diventare un vero e proprio scioglilingua.

    Modi di dire italioti

    tu e io soli in singolar tenzone. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: tu e io soli, in singolar tenzone

    Nella sottotitolatura inglese c’è stato un errore perché il Joker dice “mano e mano”, non “mano a mano”, ma effettivamente il termine giusto è “mano a mano” e non deriva dall’italiano come il mio titolo vi ha suggerito, bensì dallo spagnolo. La traduzione è ben fatta, niente da aggiungere qui.

    Vola vola vola... topo uccello. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Vola vola vola… topo uccello

    Questa piccola battuta del Joker dall’alto di un elicottero detta per schernire Batman è forse la più rappresentativa della qualità del lavoro di adattamento del duo Jaquier-Maldesi per questo film.
    In lingua originale, infatti, si tratta dell’ennesimo richiamo alla cultura americana dove “Into the air, Junior Birdman!” è una canzone popolare che viene cantata per prendere in giro i piloti inesperti (Junior Birdman of America era un’associazione di aeromodellisti del 1934); nel film “All’inferno e ritorno” (1955) alcuni soldati di fanteria canzonano gli aviatori cantandogli questa “Into the air Junior Birndman!“, all’epoca molto popolare (sono andato a controllare il doppiaggio italiano di quella scena e mi dispiace dirvi che l’hanno lasciata in inglese, quindi in Italia nel 1955 nessuno avrà capito che fosse una canzonatura, bensì avranno pensato all’ennesimo “musicarello”).
    Come rendere la canzonatura in italiano? Semplice, trovando una canzone che si riferisse al “volo”… e quindi invece di “lu cardille” ci hanno messo “topo uccello“, storpiandola comicamente. Tanto di cappello!

     Altre scene/battute che mi piacciono

    Non necessariamente migliori in italiano, solo memorabili.

    strippa strippa strippa, money money money. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: strippa strippa strippa, money money money

    “Hubba hubba hubba, money money money”

    (nota: hubba non appare nei sottotitoli) che diventa in italiano:

    “strippa strippa strippa, money money money”

    Bob? Pistola. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Bob? Pistola

    Cara, condurti io devo per tempo al tempio. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Cara, condurti io devo per tempo al tempio

    (Nella prossima scena Batman e Vicki Vale sono appesi al cornicione e il Joker da sopra li schernisce con varie battute:)

    Ehi, bat-mancato. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Ehi, bat-mancato!

    Vi saluto, cascamorti. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Vi saluto, cascamorti!

    La battuta intera era:

    “It’s time to retire. Feel free to drop in”

    Doppiata come:

    “È ora di ritirarsi. Vi saluto, cascamorti!”.

    Sottotitolata in italiano come: “È ora di ritirarsi, fate pure un salto da me“.
    Credo che non si possa battere il “vi saluto, cascamorti” (altra battuta abusata da me per anni senza che nessuno la capisse).

    Qualche volta va a finire che mi ammazzo. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Qualche volta va a finire che mi ammazzo

     

    Conclusione, ultime osservazioni e curiosità

    E così finisce la mia guida visiva alle frasi del film rese alla perfezione (o migliorate) in italiano. Questo è un film che guardo esclusivamente in italiano perché nella sua lingua originale lo trovo meno interessante, vengono meno certe battute che per me sono dei veri capisaldi (grazie Sergio Jaquier e certamente anche Maldesi). Non c’è niente per cui valga la pena di fare lo sforzo di guardarselo in inglese se non si è a proprio agio con la lingua, non vi perdete assolutamente niente.

    Il personaggio di Joker in inglese ha un impatto leggermente diverso, non è che Giannini sia veramente molto più bravo di Nicholson come ho provocatoriamente detto in precedenza, sono semplicemente due interpretazioni leggermente diverse ma tra le due preferisco quella che dà Giannini, da pazzo euforico! La sua risata è contagiosa ed è sempre esagerata, sopra le righe, come del resto il personaggio richiede. Inoltre, tutte le sue frasi sono recitate perfettamente con una teatralità comica che può venire solo da un attore che ha tanto teatro alle spalle. In inglese è semplicemente Nicholson che fa Nicholson, quindi o siete abituati al suo modo di recitare o potreste trovarlo “sottotono”.
    La mia “partner” britannica (grande apprezzatrice di Giannini, tra l’altro) mi faceva notare come in lingua originale il suo personaggio dia perfettamente l’idea di uno psicopatico pericoloso proprio per il suo modo relativamente “contenuto” di recitare che potrebbe ricordare più un serpente che un pagliaccio. In italiano, in confronto, la recitazione di Giannini forse risulta leggermente più cartonesca ma io credo che questo giovi al personaggio; difatti sappiamo già dalle sue azioni che Joker è uno psicopatico schizzato, se ci aggiungiamo una recitazione teatrale e sopra le righe si arriva al coronamento di un personaggio.

    Vignetta sul Joker di Giancarlo Giannini in Batman 1989
    Una parola sugli altri doppiatori

    Paila Pavese è assolutamente perfetta nel ruolo di Vicki Vale, riuscendo, come sempre, nella caratterizzazione della “damigella in pericolo” (un po’ come la sua “Marion Ravenwood” in I predatori dell’Arca perduta). Peccato che non le diano più molti ruoli, immagino sia sempre molto impegnata a teatro. Luca Biagini è ottimo come Batman… ma potrei andare avanti così a lungo, sono infatti tutti ottime scelte; tra i vari nomi famosi del doppiaggio abbiamo, sul Commissario Gordon, nientepopodimenoché Silvio Spaccesi (già sentito nei panni di Yoda della vecchia trilogia, l’eremita Abelardo in Frankenstein Junior, lo scrittore in Arancia Meccanica), abbiamo poi, sul giornalista Knox, Stefano De Sando (voce attuale di De Niro ma qualcuno potrebbe ricordarlo come il Prof. Alan Grant in Jurassic Park) e poi… e poi basta, inutile continuare ad elencarli, ogni singolo doppiatore in questo film è famoso e memorabile per altri ruoli e quindi consiglio ai curiosi di questo argomento di dare un’occhiata al cast sul sito di Antonio Genna; peccato solo che manchi in lista il doppiatore di Bob, la cui gracchiante voce, ad oggi, non è stata ancora identificata.

    Sul sito sopra menzionato troverete anche una curiosità:

    Il trailer del film fu diretto da Mario Maldesi per la Kamoti Cinematografica e doppiato una mattina di maggio 1989 alla Intarnational Recording. Le voci dei personaggi principali, esclusa quella del protagonista, Batman, furono diverse da quelle poi utilizzate nel film. Al trailer partecipò attivamente con una piccola caratterizzazione anche lo stesso direttore Maldesi. Il film promozionato per tutta l’estate, uscì nelle sale a metà ottobre dello stesso anno ed ottenne un grandissimo successo di pubblico.

    Ecco le voci del trailer:
    Bruce Wayne – Luca Biagini
    Joker – Ennio Coltorti
    Vicki Vale – Cinzia De Carolis
    Alexander Knox – Stefano Pietrosanto-Valli

    Un’ultima curiosità ve la aggiungo io. Il doppiatore di Alfred cambia dal primo al secondo film… io non me n’ero mai accorto, ma c’è anche da dire che il secondo è già meno gradito e raramente lo guardo in TV. I fan della trilogia di Sergio Leone apprezzeranno di scoprire chi doppia il primo Alfred.

    NOTA GRAVE SUL BLU-RAY DI BATMAN

    L’unica pecca del Blu-Ray è che proprio sul finale troviamo una frase tronca: Il signor Wayne mi ha detto di dirle che potrebbe tardare un… Che fine gli avete fatto fare a po’ ? Ricorda tanto una di quelle storie sui DVD della Disney (era il Re Leone?) dove c’erano parti mancanti sui finali delle frasi. Questo per colpa dei lavori sul sonoro che fanno all’estero, con orecchie estere. Merdacce.