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  • Tutte le curiosità sul doppiaggio della vecchia saga di Guerre Stellari


    Siete tra quelli che si lamentano che in italiano Darth Vader è stato cambiato in Dart Fener? Allora distogliete subitaneamente il vostro sguardo da questo articolo! Il cambiamento di Darth Vader in Dart Fener non è un errore di traduzione, si tratta invece di “adattamento coi fiocchi”. Ma in questo articolo non vi parlerò del lavoro di adattamento di Guerre Stellari che, salvo pochissime eccezioni, trovo ottimo, come del resto ho già espresso in passato.
    Voglio invece condividere con voi una serie di curiosità, generalmente poco note, riguardo al doppiaggio e all’adattamento della saga di Guerre Stellari che, insieme a molte altre curiosità generali, ritroverete nel disco bonus del progetto di preservazione della trilogia originale attualmente in lavorazione. Godetevi dunque queste chicche in anteprima.

    GUERRE STELLARI (1977)

    Lo scrittore nell’ombra

    La “novellizzazione” del film (ovvero l’adattamento del film nella forma di romanzo), pubblicata in Italia nel 1978 da Oscar Mondadori, fu scritta da Alan Dean Foster nonostante la firma sulla copertina sia del megalomane George Lucas.
    L’adattamento italiano del romanzo differisce per molti versi da quello del film: vengono mantenuti per esempio i nomi originali dei personaggi mentre altri tipi di nomi (navi, civiltà etc…) hanno traduzioni alternative come ad esempio “sand people” che nel film veniva tradotto come “sabbipodi” e nel libro come “insabbiati” oppure traduzioni superflue come la nave di Ian Solo che nel libro si chiama “Falcone Millennario” (doppia elle, doppia enne). Non sto scherzando, ho il libro alla mano! Ma di questo avevo già parlato in dettaglio in questo precedente articolo.

    Guerre Stellari

    Le dita che compaiono nella foto sono proprio le mie, come mio è il libro.


    Un modesto inizio

    1976

    Salve, sono la star di un nuovo film dove interpreto un contadino


     
    Convention 1976

    La scritta “FILMS SUPER 8” e il cartello NO SMOKING ci ricordano che siamo negli anni ’70


    Al Comic-con di San Diego nel 1976 uno sconosciuto Mark Hamill ed un modesto tavolino con volantini e qualche spilla pubblicizzavano un film in arrivo l’anno seguente, un film chiamato “Star Wars“. Il logo che appariva sulle spille era ancora provvisorio ed in uno stile anni ’30, come il Flash Gordon a cui si ispirava, così come provvisrio era il poster in vendita al banco. Il poster era opera dall’artista Howard Chaykin.
    Anche in Italia abbiamo avuto delle locandine preliminari con il titolo provvisorio di “Guerre delle stelle” (un po’ come il titolo che ha poi assunto in Francia). Ne avevo una rara foto, purtroppo perduta nei meandri dei miei hard disk, quindi lascio quest’ultima informazione come leggenda non verificata.


    Che lo sforzo sia con voi

    Spaceballs
    Esistono tanti ridoppiaggi comici di questo film. Tra i più famosi in Italia (e forse l’unico ben riuscito) c’è Star Whores di CarlettoFX, fondatore della band GemBoy, e i piccoli spezzoni comici dei Nido del Cuculo. Tra le parodie cinematografiche ricordiamo inoltre il film di Mel Brooks “Balle spaziali” (Spaceballs, 1987) nel quale “la Forza” viene ribattezzata “lo Sforzo”, adattando splendidamente l’originale “the Schwartz”.


    Un gruppo di doppiaggio di tutto rispetto

    Tu ridoppi me? TU… RIDOPPI… ME?


    L’adattamento italiano è stato curato da Roberto De Leonardis, mentre il doppiaggio è stato diretto da Mario Maldesi. Le scene aggiunte per l’edizione speciale del 1997, invece, sono state doppiate sotto la direzione di Tonino Accolla.
    Nelle scene aggiunte del ’97 Stefano Satta Flores (deceduto nel 1985) è stato sostituito da Angelo Maggi per Ian Solo mentre Francesco Prando ha sostituito Claudio Capone su Luke Skywalker nonostante Capone fosse ancora vivo e attivo nel 1997.
    Tutte le scene sottotitolate (quelle di Jabba nel primo e terzo film e quelle del cacciatore di taglie Greedo) sono state ritradotte da capo e non riportano le stesse frasi della prima versione uscita al cinema. È facile notare infatti come le risposte di Ian Solo non corrispondano bene alle frasi sottotitolate del cacciatore di taglie e la traduzione per Jabba nel Ritorno dello Jedi è molto più banale, mancando di parole come immaginoso.


    Pronto, ma chi parla?

    Caramellina? Qui “chiodo arrugginito”…

    Nel film sono presenti alcuni errori di doppiaggio, durante l’attacco alla Morte Nera, il personaggio di Davish Krail (Oro Cinque, dei Caccia Ala-Y) è stato scambiato per Garven Dreis (il Capo Rosso dei Caccia Ala-X) e quindi doppiato da Vittorio Congia. Ad un certo punto Krail si rivolge a Dreis affermando di essere “Capo Rosso” e chiamando l’altro “Oro 9”. Quest’ultimo si ritrova ad avere così un altro doppiatore, dopodiché, quando il personaggio di Krail viene tolto di scena, Garven Dreis ritorna a parlare con la voce di Congia (e riafferma a sua volta di essere “Capo Rosso”). Altro errore è stato quello di affidare a due doppiatori diversi il doppiaggio di Jon Vander, il Capo Oro dei Caccia Ala-Y: il primo doppiatore non è noto, mentre il secondo è Sergio Di Giulio, che doppia solo le ultime tre battute del personaggio.

    (Dal sito Antonio Genna)

    Questi errori sono giustificabili dal fatto che, in inglese, alle comunicazioni radio tra i vari caccia è stato aggiunto un disturbo audio tanto caro a Lucas (e molto utilizzato anche nel suo L’Uomo che Fuggì dal Futuro). L’effetto fu ottenuto registrando le conversazioni attraverso radio a onde corte, questo disturbo intenzionale purtroppo non rende sempre ben riconoscibile la voce dei vari interlocutori.
    Nel doppiaggio italiano manca questo effetto sonoro (sostituito probabilmente da una generica “mano sulla bocca”) che quasi sicuramente è all’origine della confusione nel doppiaggio di alcuni attori.


    Sottotitoli problematici

    Sottotitoli originali

    “Miodddddio, negli anni ’70 non sapevano come tradurre l’inglese!!1!! Devo correre a lamentarmene su Bloopers.it”

    Un altro dettaglio che potrebbe essere scambiato per un errore di traduzione compare nella pellicola italiana del 1977 dove Greedo parla di “ogni Bounty Killer della galassia”. Bounty Killer non significa altro che cacciatore di taglie, esiste nel dizionario italiano ed appartiene al lessico cinematografico (e dei fumetti) del genere western. Dato che Guerre Stellari è stato più volte definito come “un western nello spazio” si può intuire il perché di questa scelta. In inglese i sottotitoli leggevano “every bounty hunter in the galaxy“. Strano ma vero, nell’Italia degli anni ’70 dove in pochi conoscevano l’inglese un “bounty hunter” era noto proprio come “Bounty Killer”, come dimostrato per esempio dal titolo di un libro “Se sei vivo, spara! Storie di pistoleri, banditi e bounty killers nel western all’italiana (1942-1998) di Gianfranco Casadio (Angelo Longo Editore, 2008) o da questo cartone animato, oppure ancora da questa copertina di Zagor n°325.
    Questo a dimostrazione che anche ciò che potrebbe sembrare un umano errore dell’inarrivabile Roberto De Leonardis poi alla fine non si rivela mai tale (aspettate solo di leggere l’ultima curiosità in questo articolo e capirete a cosa alludo). Insomma, un altro presunto errore sfatato ancor prima che potesse emergere su siti come Bloopers.it (in pochi hanno visto o ricordano la pellicola originale).
    La traduzione dei sottotitoli fu alterata in tutte le successive riedizioni di Guerre Stellari tranne che nella videocassetta del 1995 dove i sottotitoli non compaiono affatto! Nell’edizione speciale del 1997 invece la nuova traduzione dei sottotitoli non combacia perfettamente con le risposte di Ian Solo.

    [Nota: l’immagine usata sopra proviene dal nostro progetto di preservazione della versione cinematografica di Guerre Stellari in HD, bella vero?]


    Guerre stellari l’audiolibro

    Guerre stellari. La storia, le musiche e le foto originali del film. L’audiolibro in formato 45 giri abbinato ad un book illustrato (Buena Vista, 1980)
    © Foto Cristina Caudano

    Nel gennaio 1980 la Disney (Buena Vista) produsse un audiolibro in formato 45 giri sulla scia del successo della trilogia. Il disco era abbinato ad un libretto con 24 pagine illustrate e riguardanti la trama del film. Il doppiaggio italiano fu affidato però ad una diversa società di doppiaggio, la DEFIS, e da qui i dialoghi furono completamente riadattati (ma non i nomi dei personaggi) e il cast vocale cambiato: Claudio Sorrentino su Luke Skywalker, Mario Bardella su Lord Fener, Laura Gianoli sulla principessa Leila, Dario Penne su Ian Solo (che curiosamente aveva già doppiato Lando Calrissian nel film L’Impero Colpisce Ancora) e infine Antonio Colonnello come voce narrante.


    Guerre stellari: lo show televisivo

    SWHS (2)
    Nel 1978 fu prodotto uno show per la televisione intitolato The Star Wars Holiday Special.
    Questo spettacolino, trasmesso negli Stati Uniti per la prima e unica volta il 17 novembre 1978 dall’emittente statunitense CBS, non è mai stato distribuito in nessun formato e le uniche copie disponibili sono quelle registrate da quell’unica messa in onda. Inutile dire che una cosa così rara non è mai neanche arrivata in Italia.
    La storia principale del film vede come protagonista Ciubecca e Ian Solo in visita su Kashyyyk, pianeta natale di Ciubecca, per celebrare il “Life Day” ovvero “la giornata della vita”, una sorta di “Natale spaziale”. Lo show introduce per la prima volta tre membri della famiglia di Ciubecca (suo padre Attichitcuk, la moglie Mallatobuck o Malla e il figlio Lumpawarrump o Lumpy) e contiene inoltre diversi elementi televisivi, inclusi siparietti comici, canzoni, balli coreografati e uno spezzone animato nel quale viene introdotto per la prima volta il famoso personaggio di Boba Fett.

     Boba Fett Boba Fett

    Uno spettacolo insomma che potrebbe ricordare lo special di natale che giravano nel film S.O.S. Fantasmi con Bill Murray.
    Lucas ha finito con l’odiare questo prodotto televisivo, tanto che è possibile vederlo solo attraverso copie amatoriali registrate all’epoca ed ha affermato che, se solo potesse, distruggerebbe tutte quelle che sono ancora in circolazione.
    Uno sketch comico realizzato per il blog Redlettermedia.com mostra George Lucas (interpretato da Rich Evans) che ad una convention del 2011 acquista tutte le copie dell’Holiday Special per poi distruggerle sistematicamente.

    L’IMPERO COLPISCE ANCORA

    Il piano B di Lucas

    La Gemma di Kaiburr
    Oltre a scrivere la “novellizzazione” di Guerre Stellari, Alan Dean Foster fu allo stesso tempo incaricato di scrivere un secondo romanzo da sfruttare per un eventuale seguito a basso costo di Guerre Stellari, nel caso quest’ultimo fosse andato male al botteghino; tuttavia, alla pubblicazione del libro nel 1978, il successo mondiale del film era già evidente e così la trama del libro fu abbandonata in favore del seguito non a basso costo che piaceva a Lucas.
    La trama del libro si concentra principalmente su Luke e Leila alla ricerca di un cristallo che incrementa i poteri della Forza. Ian Solo e Ciubecca sono soltanto nominati ma non compaiono nella storia, difatti i due pirati spaziali erano originariamente solo personaggi secondari. Le ambientazioni contemplate nella storia erano molto limitate per poter mantenere il budget ai minimi termini e avrebbero previsto il riutilizzo di materiale avanzato dal primo film. Alcuni elementi della storia inoltre si rifanno a concetti di Lucas in seguito abbandonati (come i cristalli che amplificano la Forza) ma ripresi successivamente nel cosiddetto “universo espanso” che comprende i videogiochi, fumetti e romanzi derivativi.


    Il cacciatore senza nome


    Ci avete mai fatto caso? Nel L’Impero Colpisce Ancora nessuno chiama mai il cacciatore di taglie Boba Fett per nome. Si fa riferimento a lui soltanto come “cacciatore di taglie”. Inoltre in molte scene in italiano sembra avere una voce quasi robotica, caratteristica mai presente in inglese. Una caratteristica che nella nostra lingua aumentava inutilmente il mistero sull’identità di questo personaggio… dovevamo forse credere che fosse un robot?


    Tanti interpreti… un solo personaggio

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    La voce dell’imperatore appartiene all’attore teatrale Clive Revill; il volto, invece, pur coperto da una maschera, è di Elaine Baker, la moglie di un truccatore (come a dire “prendete la prima persona qualsiasi che si trova in sala”).
    Successivamente, nel Ritorno dello Jedi, l’attore scozzese Ian McDiarmid fornì sia la voce (in italiano doppiato da Alvise Battain) che il volto dell’imperatore e ritornò al suo ruolo anche per i “prequel”.
    In italiano la voce dell’ologramma dell’imperatore ne’ L’Impero colpisce ancora si suppone appartenere al doppiatore Roberto Villa e successivamente sostituita, nella versione “ritoccata” del 2004, da Carlo Reali che intanto aveva dato la propria voce a Ian McDiarmid nei primi due prequel.
    Dico “si suppone” perché il nome del doppiatore dell’ologramma dell’imperatore non compare da nessuna parte, ho dunque chiesto ad orecchie esperte. Un ringraziamento per aver riconosciuto Roberto Villa va a “Swann” del blog dvdessential.it. Non troverete questa informazione altrove! È un’esclusiva di doppiaggiitailoti, se la riportate altrove aggiungeteci alle citazioni.

    Riassumendo cronologicamente, nel ruolo dell’imperatore abbiamo:
    Impero Colpisce Ancora (1980)
    Clive Revill (voce)… Roberto Villa (voce italiana)
    Il Ritorno dello Jedi (1983)
    Ian McDiarmid (attore e voce)… Alvise Battain (voce italiana)
    Episodio I (1999)
    Ian McDiarmid (come senat. Palpatine)… Carlo Reali (voce italiana)
    Ian McDiarmid (come Darth Sidious)… Gianni Bonagura (voce italiana)
    [in Italia ci piace dare da mangiare a più persone]
    Episodio II (2002)
    Ian McDiarmid… Carlo Reali (voce italiana sia di Palpatine che di Darth Sidious)
    Impero Colpisce Ancora (scena alternativa dal 2004, in DVD e Bluray)
    Clive Revill (voce)… Claudio Reali (voce italiana)
    Episodio III (2005)
    Ian McDiarmid… Francesco Vairano (voce italiana)


    IL RITORNO DELLO JEDI

    Grammatica Jedi

    Solo per questo episodio è stato cambiato, per questioni di sonorità, l’utilizzo dell’articolo con cui ci si riferisce ai Cavalieri Jedi. Ad esempio “un Jedi” è diventato “uno Jedi”, e anche il titolo del film è passato dall’essere “Il ritorno del Jedi” a “Il ritorno dello Jedi”.

    (Da Antonio Genna)


    Ai bambini piaceranno…

    Non si sa cosa sia peggio… la capigliatura anni ’80 su un infante oppure gli occhi sgranati del pupazzo


    Il successo di Il Ritorno dello Jedi e dei personaggi introdotti nel film, gli Ewok, tra gli spettatori più piccoli ha dato vita a due opere televisive derivative (spin-off) di scarso successo:
    LavventuradegliEwoks

    Ogni allusione al poster del cartone del Signore degli Anelli è puramente casuale


    L’Avventura degli Ewoks (The Ewoks Adventure, USA, 1984)
    e
    Il Ritorno degli Ewoks (Ewoks: The Battle for Endor, USA, 1985)
    Entrambi sono ambientati sulla luna boscosa di Endor, dove si era svolto in larga parte il terzo film della trilogia originale, e sono collocati cronologicamente tra L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Esiste anche una serie a cartoni animati chiamata semplicemente “Ewoks” trasmessa da Rete 4 nel 1987 e pubblicata anche in VHS.


    Un adattamento di classe

    …e, di punto in bianco, Lando Calrissian disse: “sparate a punto in bianco!”


    Durante l’attacco alla Morte Nera Lando Calrissian ordina di sparare sulle astronavi imperiali “a punto in bianco“:

    Sì ho detto più vicino! Accorciate le distanze e sparate sulle torpediniere stellari a punto in bianco.
    (Originale: Yes! I said closer! Move as close as you can and engage those Star Destroyers at point-blank range.)

    Questa battuta è spesso considerata un esempio di cattiva traduzione poiché confusa con il gergale “di punto in bianco” che invece significa “all’improvviso” e non “a distanza ravvicinata”.
    A punto in bianco”, nel gergo militare della balistica, significa proprio a distanza così ravvicinata da non essere necessario prendere la mira, ovvero a bruciapelo. (Fonte Treccani)

    Galeoni che sparano a punto in bianco


    Proprio quando pensavate di aver trovato un errore grave di traduzione ecco che De Leonardis e Maldesi vi cagano in testa… e mi riferisco a colui o coloro che hanno segnalato questo presunto errore sul sito Bloopers.it e ai cani che hanno riportato questa informazione senza le verifiche del caso. Volete raccontarla proprio a De Leonardis che prima di diventare adattatore aveva studiato all’Accademia Navale per seguire le orme del padre ammiraglio? C’è da sparargli a punto in bianco a questi qui!

    roberto de leonardis

  • I predatori dell’arca perduta (1981)… e ridoppiaggio (2008)

    Vignetta introduttiva, scena dal film i predatori dell'arca perduta all'apertura dell'arca dell'alleanza piena di sabbia
    In passato ho parlato a spizzichi e bocconi di I predatori dell’arca perduta che, non vi nascondo, è uno dei miei preferiti in assoluto. Credo che sia giunta l’ora di imbarcarmi in un riepilogo delle precedenti puntate e aggiungere nuovi dettagli relativi a questo film, al suo doppiaggio e al suo ridoppiaggio.

    Il doppiaggio italiano dei Predatori dell’Arca Perduta

    In un primo articolo, molto tempo fa avevo fatto notare alcune discordanze audio tra la traccia italiana e quella inglese del film I predatori dell’arca perduta. In particolare l’assenza di alcuni suoni (il fischio di Belloq nelle prime scene del film e la risata di Toht, l’agente nazista vestito di nero, mentre seppelliscono vivi i protagonisti), questi mancano sia nella versione VHS che in quella che passa in televisione (Rai). Il fischio è stato ripristinato nell’edizione DVD (ripresa dal missaggio audio americano) ma la risata del malvagio Toht rimane assente dalla scena in cui seppelliscono vivi Indiana Jones e Marion nel “pozzo delle anime”.

    Belloq fischia ai nativi sud americani, nel film i predatori dell'arca perduta Risata di Toth, il nazista nel film i predatori dell'arca perduta

    In un secondo articolo avevo analizzato la questione della celebre battuta “Adios, imbecille!” che in inglese non è così ovvia. Sembra che Ford dica “Adios, sapito” che potrebbe sia essere un errore di pronuncia del nome del personaggio, Satipo (da copione), oppure che volesse dire “stupido“. Le argomentazioni pro e contro le due teorie (entrambe molto valide) sono reperibili nell’articolo intitolato Adios stupido, ehm, Sapito, ehm Satipo insieme al video della scena incriminata. Sappiate che in inglese il dibattito va avanti da anni, c’è chi ci sente stupido, altri ci sentono sapido. De gustibus! Io preferisco comunque “imbecille” (e quindi il suo corrispettivo “stupido“) perché è una chiusura perfetta in linea con il personaggio delineato da Ford nel primo film della serie.

    Indiana Jones dice Adios imbecille a Satipo ma i sottotitoli leggono soltanto Adios.
    Con l’eccezione di questi punti già discussi c’è ben poco da dire sul doppiaggio originale, il solito lavoro di fino dei professionisti del doppiaggio degli anni ’80. Non ci sono differenze memorabili né importanti. Solo dettagli ininfluenti come il “cattivo” Belloq che viene chiamato per nome (René) dal nostro protagonista da un certo punto del film in poi, a dimostrazione che sono diventati quasi vecchi “amici”, in italiano rimane noto come Belloq per tutto il film. Perché complicare le cose, giusto?

    Il ridoppiaggio di Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta

    Vediamo ora l’unica cosa che mi rimane da discutere, il ridoppiaggio di questo film. Eh già, perché anche la serie di Indiana Jones è stata “vittima” del ridoppiaggio. Pino Insegno è la nuova voce di Indiana Jones, ormai questa storia la sapete in molti (e in questo video troverete varie clip a confronto). La prima volta che ne sentii parlare mi dissi che erano solo paranoie internettiane e come tutti mi sono domandato “come si fa a ridoppiare Indiana Jones?”. Poi un dì a casa d’altri vedo sulla programmazione Sky I predatori dell’arca perduta, wow – penso – il mio film preferito! Incuriosito dalla blasonata alta definizione mi misi a vederlo, il risultato sono state due ore di torcibudella, perché mentre si ascoltano i nuovi dialoghi (su quel “nuovi” ci ritorniamo tra un attimo) possono venire in mente soltanto Rain Man e la reazione dello scrittore in Arancia Meccanica.

    Sul fatto che siano “nuovi” dialoghi poi c’è da fare una precisazione che poi è l’unica vera accusa che si può fare a questo prodotto, cioè che nel ridoppiaggio rimangono le stesse battute del doppiaggio originale, ma recitate da altri doppiatori. È proprio dalla scelta dei doppiatori che fa pensare che il nuovo cast sia stato pensato per offrire il minor impatto possibile perché alcune voci ricordano molto da vicino quelle dei loro predecessori, quasi come se alla Paramount sperassero che nessuno ci avrebbe fatto caso. Anche il modo di recitare spesso si avvicina a quello del primo doppiaggio e mi domando se in cuffia non avessero il vecchio doppiaggio invece della traccia in inglese. Quindi è evidente che il nuovo doppiaggio non sia motivato da un miglioramento dei dialoghi ma, suppongo, solo dall’esigenza tecnica di passare ad una nuova traccia multicanale 5.1 rimasterizzata, superando quella in semplice stereofonia degli anni ’80. Questo risponde alla lecita domanda perché hanno ridoppiato Indiana Jones?

    Invariate sono dunque battute come “adios, imbecille” (in originale “adios, Sapito”) e potremmo forse obiettare che poteva essere l’occasione giusta per sistemare un paio di cosette del primo doppiaggio ma chiaramente non era questo lo scopo del ridoppiaggio perché i nuovi dialoghi sono solo un copia e incolla di quelli storici, però con nuove voci.

    Non è un ridoppiaggio pessimo, è soltanto inutile.

    L’adattamento e i doppiatori originali

    La discussione sul ridoppiaggio mi porta a dei dovuti complimenti all’adattamento e al doppiaggio di questo storico film: difatti abbiamo un adattamento dei dialoghi da parte di Alberto Piferi e un doppiaggio dove non solo Gammino fa uno splendido lavoro nel dare la voce a Harrison Ford (che in alcuni casi risulta anche più espressiva dell’originale) ma anche gli altri personaggi del film hanno voci quanto mai azzeccate e splendidamente interpretate. Sallah (doppiato da Renato Mori) è gracchiante come l’originale, Marion (Paila Pavese) sa essere petulante come l’originale, Toth (Sergio Fiorentini) è viscido come quello originale, Belloq (Sandro Iovino, famoso ormai per la voce del Signor Burns nei Simpson) è antipatico quanto l’originale anche se in italiano manca completamente di quel poco di accento francese che aveva originariamente, nel film doppiato difatti sappiamo che è francese solo perché ce lo dicono nel film (l’attore comunque è inglese ed è anche persona molto garbata e modesta, l’ho incontrato di persona un paio d’anni fa). Infatti beccatevi sta foto:

    Belloq e Indiana Jones nel film i predatori dell'arca perduta

    L'autore Evit e l'attore Paul Freeman

    Le tre voci di “Marion” (Karen Allen)

    Nei “Predatori”, Karen Allen è stata doppiata originariamente da Paila Pavese, poi per il ridoppiaggio 2008 la sua voce passa a Chiara Colizzi (riconoscibile al pubblico come voce di Kate Winslet, Uma Thurman e Nicole Kidman).
    Quando nel 2009 hanno distribuito Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo a chi delle due avranno affidato la voce di Karen Allen secondo voi? A nessuna delle due! È andata ad una terza doppiatrice, Chiara Salerno. Non è compito mio stabilire chi di loro abbia fatto un lavoro migliore ma certo mi sarebbe piaciuto molto risentire Paila Pavese su Karen Allen, se il film non ignora che siano passati molti anni dal primo film, perché dovrebbe il doppiaggio?

    IN CONCLUSIONE

    A breve uscirà (se non è già uscito) il cofanetto con i tre… ehm, quattro film in Blu-Ray. Ancora non è chiaro quale doppiaggio ci troveremo all’interno ma suppongo che la Paramount abbia capito che la gente li potrebbe venire a stanare con i forconi se nella traccia audio ci ritroviamo soltanto con la versione neo-doppiata. Loro confermano che saranno presenti entrambe le tracce audio ma ovviamente è una promessa, quindi possiamo solo sperare che la mantengano.
    Questa situazione del nuovo doppiaggio è ancor più ridicola se considerassimo un cofanetto con i primi tre film doppiati da Pino Insegno (nuova voce) e poi un Indiana Jones 4 invece doppiato da Gammino (prima voce di Indy)! Oppure possiamo presumere che avrebbero fatto ridoppiare a Insegno persino il quarto capitolo a neanche quattro anni dall’uscita cinematografica? Sarebbe stato il ridoppiaggio più veloce della storia dei ridoppiaggi!
    Indovinate chi c’è dietro queste geniali pensate? Ma George Lucas, è ovvio! Un megalomane a parer mio più fortunato che capace (sì, l’ho detto una volta per tutte!), che vorrebbe mettere bocca in campi che non gli competono, primo tra tutti l’adattamento e il doppiaggio in altre lingue! Si faccia una vagonata di CAZZI SUOI e la smetta di attentare anche alle nostre versioni dei film! Che ne sa lui di che cosa sia un buon doppiaggio, lui che non sa manco più cosa sia un buon film?

    George Lucas e Harrison Ford sul set di I predatori dell'Arca Perduta con vignetta di Ford che legge: sei proprio un sapito, George

  • Benvenuti a Zombieland

    Oggi vi parlo di Bevenuti a Zombieland (titolo originale: Zombieland) commedia horror che mi ha piacevolmente sorpreso. La trama parla di un protagonista “mezzo fesso” che si unisce ad una macchietta ed insieme viaggiano attraverso gli Stati Uniti d’America (ormai allo sbando dopo la solita infezione zombi) alla ricerca di un twinkie.
    Avendo visto il film in inglese la curiosità era troppa per non correre a verificare l’adattamento italiano:
    Le voci italiane
    La scelta dei doppiatori è stata più che adeguata e scusate se è poco, di questi tempi non è cosa ovvia. Manlio De Angelis come voce di Bill Murray è, parere personale, semplicemente perfetto. Tra l’altro De Angelis aveva doppiato Murray egregiamente in un film che adoro, S.O.S. Fantasmi (Scrooged), quindi era un abbinamento già testato con successo. Dopo tutto Oreste Rizzini (voce di Murray nei Ghostbusters) è dal 2008 che non c’è più e in qualche modo ci dobbiamo accontentare. De Angelis ne è un degno sostituto.
    [vorrei ricordare che Manlio De Angelis era anche la voce dello sceriffo nel film Lo Squalo, Joe Pesci in Quei Bravi Ragazzi, e tantissimi altri ruoli memorabili oltre che direttore di doppiaggio]
    Anche l’adattamento è stato fatto in maniera discreta con battute memorabili anche in italiano: ad esempio dopo aver trovato una Hummer con tante armi automatiche nel sedile posteriore il nostro tamarro esclama “grazie a Dio! Nel gippone del texano cafone abbiamo trovato un bel cannone“. La battuta originale era meno creativa seppur memorabile: “thank God for rednecks!!! This is a really big truck and these are really big guns” (grazie Dio per aver creato i bifolchi! … il resto traducetevelo da soli 😉 ). Fa piacere vedere che negli adattamenti moderni c’è ancora chi si sforza d’essere creativo.

    Twinkie, snowball e Valentino Rossi
    Nel film vengono nominati un paio di prodotti dolciari americani, twinkie e sno ball. All’inizio ho provato sollievo nel sentire i loro nomi originali perché, si sa, in ambiti alimentari si finisce spesso per sentirne di tutti i colori… ma ben presto mi sono reso conto del grave errore commesso. Ad un certo punto del film vediamo infatti una scena presa dal film Ghostbusters, quando Egon spiega l’entità del pericolo fantasma con l’ausilio di un twinkie. Nel doppiaggio di Ghostbusters, questo “twinkie” fu tradotto giustamente come “plum cake” ed è celebre la battuta “un bel plum cake!” (“that’s a big twinkie!”). In questo film hanno dovuto ridoppiare tale battuta con “un gran bel twinkie!”. Ora, cari non-fan degli acchiappafantasmi, ridoppiare battute così celebri e familiari è piuttosto grave ma mi rendo conto che probabilmente non avessero l’autorizzazione ad utilizzare estratti audio dal film Ghostbusters in italiano. A questo punto avrei preferito che durante l’intero film la ricerca dei twinkie fosse stata adattata in italiano come “la ricerca dei plum cake” perché diciamocelo chiaramente, ‘sti twinkie non sono altro che merendine spugnose ripiene di crema che hanno l’aspetto di un plum cake e se mia madre ne vede uno penserebbe che sia un plum cake. Alla fin fine anche “sno ball” poteva essere tradotto come “palla di neve”, nella scena è chiaro che ci si riferisce alla merendina (tra l’altro nel Regno Unito si chiamano proprio “snowballs”). Insomma mi è sembrata una forzatura lasciare simili prodotti in lingua originale perché comunque ci si sente un po’ spaesati nel sentirli nominare, tanto vale tradurli come “plum cake” e “palle di neve”… e bon!

    Non mi innervosirei tanto verso queste merendine non-tradotte se poi nello stesso film non sentissi “Evil Knievil” adattato come “Valentino“. Non solo il confronto non sussiste ma, se mi hai lasciato “twinkie” e “sno ball” in inglese per mantenerne la contestualizzazione culturale, poi non mi puoi andare ad alterare un riferimento ad un famoso motociclista stuntman degli anni ’60-’70 traducendolo come “Valentino (Rossi)”. Che senso ha una battuta simile? Siamo ai livelli di “Mike Bongiorno” citato in Flash Gordon. Dovremmo forse pensare che un americano nominerebbe Valentino Rossi, chiamandolo solo per nome, tanto è famoso negli Stati Uniti? Se un americano dice Valentino pensa allo stilista e basta.
    Infine, il titolo Zombieland adattato come Benvenuti a Zombieland funziona, a me piace. Un film molto divertente la cui unica pecca nell’adattamento italiano è limitata ad un paio di battute, tutto sommato un buon prodotto.

  • Non tutti sanno che…


    Forse non tutti si sono accorti che… quel nome Liù Bosisio nei titoli di coda italiani dei Simpson è proprio lei, l’attrice che interpretò la prima (e unica) Pina in Fantozzi e nel Secondo Tragico Fantozzi. Lo so, era anche in Superfantozzi ma, lo ammetto sfacciatamente, non l’ho mai visto per intero e poco mi interessa. Gli unici film della serie che contano sono i primi due.
    Non solo Bosisio dà la voce a Marge Simpson (in maniera anche più espressiva dell’originale), alle sue sorelle gemelle e alla madre mi pare, ma è anche persona poliedrica: prima attrice di teatro, poi una parentesi di cinema (per altro con alcuni dei “maestri”) e ancora doppiatrice, scrittrice, artista… insomma quel personaggio in Fantozzi è solo la punta di un iceberg che certamente lei non sopporterà più di sentirselo nominare e non la biasimo. Per altro l’abbandono prima che la serie di Villaggio diventasse ridicola e dozzinale la rende ai miei occhi ancora più ammirevole.
    E’ grazie a persone così capaci che in Italia possiamo avere doppiaggi di classe che non hanno niente da invidiare alle voci originali. In questo caso mi permetto di dire, persino più brava di Julie Kavner, ecco, l’ho detto! Non riesco ad immaginare i mal di gola che si possano prendere a doppiare Marge Simpson.
    Una piccola curiosità riguardo al Superfantozzi che mi vanto di non aver mai visto per intero: nella prima parte del film ci sono delle scene ambientate nella preistoria, ebbene in una di queste potrete sentire un verso gutturale della Bosisio che è identico al “mmh!” delle sorelle di Marge. Eccetto che per questo raro spezzone è difficile altrimenti immaginare che la stessa attrice famosa per le prime pellicole di Paolo Villaggio sia la stessa che da la voce ad alcuni personaggi dei Simpson.
    Questo era un mio piccolissimo apprezzamento per Liù Bosisio. Per il resto vi consiglio di dare un’occhiata al suo sito web molto simpatico con tanto di menù “vocali” (non so come altro descriverli).
    Un mio affezionato saluto a lei. Spero che non se la prenda se ho usato una foto tratta da Fantozzi (1975).

  • Adattamenti… necessari (1): Here’s Johnny di Shining e Hitler in Ghostbusters

    Credo che il titolo di questo articolo non abbia bisogno di molte spiegazioni. È facile accanirsi contro gli adattamenti e il doppiaggio italiano facendo di ogni erba un fascio e ne ho letti di commenti sulla rete dove i miei connazionali si lamentavano dell’alterazione dei dialoghi originali. Molte di queste lamentele erano lecite e giustificatissime. Non mancano però anche i commenti fini a sé stessi di gente apparentemente più impegnata a stilare liste che a proporre critiche sensate.
    Perchò ho deciso di presentarvi alcune scelte di adattamento che potrebbero far lamentare alcuni ma che ritengo siano state necessarie e che abbiano una ragion d’essere. Credo che potrei farne una nuova rubrica visto che di adattamenti italiani “necessari” ce ne sono a bizzeffe. Oggi mi limito a due casi:

    SHINING: Here’s Johnny! Ma chi è Johnny?

    Here's Johnny! Frase di Jack Nicholson in Shining, in italiano è diventata sono il lupo cattivo
    Nella scena in cui Jack Nicholson (nei panni di Jack Torrance) prende ad accettate la porta dietro alla quale si nascondono moglie e figlio, viene pronunciata una frase molto celebre in America “here’s Johnny!” (traducibile come “ecco a voi Johnny!” e a breve scoprirete perché).
    In italiano Nicholson dice invece “sono il lupo cattivo“. Ora, di primo acchito qualcuno potrebbe lamentarsi di questa scelta ma è davvero il caso di farlo? Perché Nicholson, che nel film si chiama Jack, si presenta come Johnny? Chi è questo Johnny?

    Here’s Johnny” deriva da un programma televisivo americano “The Tonight Show” presentato da un certo Johnny Carson che divenne celebre per il tormentone “here’s Johnny!” che lo introduceva. Questo show andò in onda per ben 30 anni (!) avendo un impatto culturale notevole sugli statunitensi, un po’ come il nostro “allegria!” di Mike Bongiorno. È ovvio che in nessun altro paese avrebbe senso tradurre “here’s Johnny” alla lettera (gran parte dei cittadini britannici ne ignorarono il significato per molti anni prima dell’avvento di internet) e tutto sommato il riferimento al “lupo cattivo” in italiano è un’ottima scelta di traduzione visto che nella stessa scena si fa riferimento alla fiaba dei tre porcellini e a Cappuccetto Rosso (anche se quest’ultima è presente solo italiano, in inglese si parla solo della fiaba dei porcellini).

    Considerate anche che chi adattava i film di Kubrick in italiano non era certo l’ultimo venuto (un certo Aragno e un certo Maldesi di cui ho già parlato nel mio blog un paio di volte). Insomma, prima di lamentarsi di un adattamento è bene chiedersi se avrebbe avuto senso una traduzione alla lettera che nessuno in Italia avrebbe compreso.

    GHOSTBUSTERS: J. Edgar Hoover o Hitler?

    J. Edgar Hoover e Hitler messi a confronto con l'uomo della pubblicità dei Marshmallow dal film Ghostbusters
    Nelle scene finali del film una divinità sumera Gozer offre agli acchiappafantasmi di scegliere la forma del mostro che li avrebbe distrutti (Dan Aykroyd sceglierà poi il Marshmallow Man). Prima di tale infausta scelta Bill Murray (nei panni di Peter Venkman) ne approfitta per una battuta satirica:

    Gozer: Choose! Choose the form of the Destructor!
    Peter: Whoa! I get it, I get it. Very cute! Whatever we think of – if we think of J. Edgar Hoover, J. Edgar Hoover will appear and destroy us, okay?

    In italiano:

    Gozer: Scegliete, scegliete la forma del distruggitore!
    Peter: Oh! oh, ho capito ho capito, hoho molto carino. A qualunque cosa pensiamo, se pensiamo ad Adolfo Hitler, Hitler appare e ci distrugge chiaro?

    J. Edgar Hoover è stato il fautore dell’FBI ed il suo primo direttore, forse lo risentirete nominare spesso perché ne hanno fatto un film con Di Caprio di recente. Abusò del suo potere per castigare dissidenti politici, attivisti per i diritti civili e presunti comunisti, accumulò informazioni diffamanti da usare contro avversari politici e ovviamente non volle mai dimettersi dalla sua poltrona (direttore dal ’24 al ’72!); diversi presidenti degli Stati Uniti considerarono l’estromissione di Hoover ma vi rinunciarono per paura di essere infangati (vi suona familiare questo genere di comportamento?). Pensate che ostacolò persino la carriera di molti agenti dell’FBI per gelosìa, nonostante i loro incredibili meriti.

    Nel 1984, anno dei Ghostbusters, Hoover se lo ricordavano ancora in molti, era stato protagonista di quasi cinquant’anni di storia americana. In Italia però il nome era pressoché sconosciuto, è per questo che, dovendo scegliere un’alternativa valida alla frase di Bill Murray su chi temere in caso di un suo ritorno, mi sembra lecita la scelta di Hitler… inoltre suona anche come una cosa che avrebbe realmente potuto dire un americano in tale situazione.

    L’adattamento da Hoover a Hitler è più che giustificato, manca di satira politica (che noi non avremmo comunque compreso) ma ha un suo impatto immediato… che è alla fin fine l’obiettivo dell’adattamento. Perché i film non si traducono solo alla lettera, vanno anche adattati.

  • Si può fare! Frankenstein Junior ci insegna ad esigere di più dal doppiaggio italiano


    Se mi chiedessero un esempio di film ben doppiato e rappresentativo dell’alta qualità a cui l’Italia può aspirare non potrei che rispondervi Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974) di Mel Brooks il cui adattamento e doppiaggio a cura di Mario Maldesi non solo è brillante come tutti gli adattamenti di Maldesi ma le battute sembrano così azzeccate in italiano che in alcuni casi sono addirittura più divertenti o meglio recitate delle originali (e in tutti gli altri casi sono di pari qualità). Non è un caso che in Italia questo film abbia un numero di appassionati non indifferente e che sia stato l’unico (per quanto ne so) ad avere un’edizione DVD dedicata specificatamente ai fan italiani, la Frankenstein Junior Italian Fans Edition, sebbene io aborra l’idea di mettere il titolo in inglese per un edizione dedicata proprio ai fan italiani (che ironia!).

    Vi cito la traduzione di alcune, poche, battute-esempio:

    What knockers!
    Mai visti due così!

    con doppio senso sia verso i giganteschi batacchi del portone, sia verso i seni prosperosi dell’assistente (knocker difatti vuol dire batacchio ma il plurale, knockers, è più comunemente usato per indicare seni prosperosi).

    Persino la celebre battuta “lupo ulu-là, castello ulu-lì” per quanto non esattamente in pari con il gioco lessicale di werewolf -> where wolf -> there wolf, è pur sempre un coraggioso e astuto adattamento che mantiene persino il “there” (il in ulu) giocando più sul nonsense che sul gioco di pronunce (impossibile da rendere in italiano) ma cavandosela comunque egregiamente; difatti credo che sia una delle frasi più celebri per i fan italiani del film.

    Per chi non ha familiarità con l’inglese, la battuta originale si basa sulla somiglianza di pronuncia tra la parola werewolf (lupo mannaro) e “where wolf?” (traducibile con “dov’è lupo?”, detto alla tedesca) alla quale Igor risponde: “there. There wolf, there castle” (che se volessimo tradurre sempre mantenendo il costrutto finto-tedesco verrebbe qualcosa tipo: “lì. Lupo essere lì, castello essere là”).

    – Damn your eyes!
    – Too late. (indicando gli occhi protrudenti)
    che in italiano diventa…
    – Ma questo è un malocchio!
    – E questo no?

    Quest’ultima battuta è persino più divertente in italiano che in inglese. Quando mi capita di vedere il film in inglese questa è la battuta di cui sento più la mancanza.
    In inglese sarebbe qualcosa tipo: “maledetti gli occhi tuoi!” / “troppo tardi“.

    L’adattamento è così curato che persino quando Frau Blücher chiede al barone se necessita di qualcosa da bere prima di andare a dormire, la scelta di bevande è stata leggermente alterata per mantenere riferimenti noti al pubblico. In inglese c’era un brandy, poi del warm milk (latte caldo) e infine Ovaltine (prodotto molto popolare in America, praticamente identico al Nesquik). In italiano invece venivano offerti: brandy, una buona camomilla e infine orzata con latte.

    L’alterazione da latte caldo a camomilla è certamente dettata dall’abitudine più tradizionalmente italiana della camomilla (praticamente sconosciuta nei paesi anglosassoni in cui è più comune il latte caldo prima di andare a dormire), inoltre il movimento della bocca per dire “warm” (wooom) è quasi identico a quello che facciamo per dire “buon”. L’Ovaltine invece non era così noto in Italia anche se suppongo che l’idea dell’orzata con latte venga dal fatto che l’Ovaltine avesse come ingrediente principale l’estratto di malto (il nome italiano difatti è Ovomaltina). Avrebbe potuto dire “Ovomaltina” o “Nesquik con latte” ma nel 1974 il Nesquik era stato solo da poco introdotto (1971) e dubito che godesse già di una diffusa notorietà. Non so neanche se l’Ovomaltina svizzera fosse arrivata in Italia nel 1974. Insomma queste alterazioni sono più che comprensibili e, anzi, direi necessarie.

    Il successo del film non è dovuto soltanto al riuscitissimo adattamento ma anche alla scelta dei doppiatori, eccezionali dal primo all’ultimo. In primis Oreste Lionello (nei panni di Gene Wilder) che fa ridere anche a prescindere dal contenuto delle sue battute e ben si associa al volto di Wilder; il formidabile labiale è attestato da quel “si può fare“, una frase che sembra emergere direttamente dalla bocca di Wilder, tanto che molti si domandano quale possa essere la battuta originale. Si può fare nella versione inglese è it could work!.

    Il povero Lionello è morto nel 2009 lasciando sguarnito Woody Allen di cui era doppiatore ufficiale ma facendoci anche rimpiangere quelle strillanti performance che rendevano Wilder ancor più divertente in alcuni dei suoi film; chi ricorda ancora lo stizzato “porca puttana!” di Wilder nel film Wagons lits con omicidi (Silver Streak, 1976)? E il primo “nano-nano” di Robin Williams in Mork & Mindy? Oppure la logorrea di Rick Moranis nei film dei Ghostbusters? Vi confido che un mio desiderio segreto è quello di riuscire ad imitare Oreste Lionello soltanto per poter usare le sue celebri frasi in ambiti quotidiani (specialmente il “si… può… fa-re!” di Frankenstein Junior). Non è da tutti saper far ridere con il solo modo di pronunciare le parole.

    Silvio Spaccesi che doppia Gene Hackman è un altro degno di nota. Con il suo personaggio dell’eremita cieco, Abelardo (Harold in inglese), ispira ilarità al solo sentirlo recitare.
    Persino la mia ragazza, cittadina del Regno Unito, che è molto affezionata al film originale, trova che i dialoghi italiani siano all’altezza, con parole e frasi altrettanto memorabili (“sigari?“).

    La morale è che adattamenti e doppiaggi di qualità possono e DEVONO esser fatti.

    Frankenstein Junior ci insegna che non solo è possibile rendere a pieno un film straniero grazie ad un lavoro di adattamento e doppiaggio ben fatto, ma che lo si può persino migliorare in determinati punti (come dimostrato dalla battuta del malocchio).

    Paradossalmente il mio unico dubbio rimane sulla scelta del titolo Frankenstein Junior (essendo l’originale Young Frankenstein) ma non avendone di migliori da proporre non me ne lamento! Essendo “junior” una parola più comune nel mondo anglosassone che in quello italico ho sempre pensato che Frankenstein Junior fosse proprio il titolo originale. La prima volta che lo dissi alla mia ragazza lei spalancò gli occhi e ancora oggi ride di tale curioso titolo! Quindi penso che alla fin fine la scelta del titolo italiano abbia funzionato: se fa ridere… funziona, no?

  • Alina Moradei veste in giallo

    Alina Moradei dà la voce al personaggio di Jessica Fletcher nella serie “La Signora in Giallo” ed ogni volta che sentite la sua voce provenire dal televisore immediatamente pensate che sia l’ennesima puntata a base di uxoricidio, oppure di omicidio fatto passare per suicidio, per poi magari scoprire che è tutt’altra cosa, un film o un’altra serie tv. La sua lista di doppiaggi è difatti innumerevole (anche se di solito usata solo per un certo tipo di personaggi).
    Oramai la voce della Moradei è automaticamente associata alla più grande ficcanaso della storia della televisione, un tempo tanto amata dagli italiani durante l’ora di pranzo e oggi giorno, a buon ragione, beatamente ignorata (è dal ’96 che è in replica!).
    Proprio per questa univoca associazione, è più difficile per noi riconoscerci in quei film in cui Angela Lansbury non parla con la voce della Moradei! Che questo sia un bene o un male lo lascio decidere a voi.
    Diciamocelo, la Signora in Giallo non sarebbe la Signora in Giallo senza quella voce da simpatica iettatrice! Già ve la sentite nelle orecchie appena vedete il volto della Lansbury.

    Alina Moradei

    POST SCRIPTUM
    So che qualcuno dirà nei commenti “…a proposito, il titolo originale era Murder, she wrote… etc etc”. Sappiate che già ne accennai qui… e il titolo significa semplicemente “‘Omicidio!‘, scrisse”, titolo ispirato al film della serie di Miss Marple: Murder, she said‘ (“Omicidio!” esclamò) che in Italia è noto come Assassinio sul treno dato che il film inizia proprio con un omicidio su un treno di cui Miss Marple è testimone. Un film molto carino, bianco e nero e molto british. Ve lo consiglio per un sabato pomeriggio di pioggia.

     

  • Chicche quotidiane (4) – Il più bel complimento al doppiaggio italiano

    Lettera di Stanley Kubrick a Riccardo Aragno.

    Dear Riccardo, The story about the Clockwork Orange dubbing is a complete nonsense. I have always used the Italian dub as an example of how good a dubbing can be. My best to you and Mario. Stanley“.
    Caro Riccardo, la storia riguardante il doppiaggio di Arancia Meccanica non ha senso. Ho sempre menzionato il doppiaggio italiano come esempio di quanto può essere ben fatto un doppiaggio. I miei migliori saluti a te e a Mario. Stanley” (lettera autografa del 10 aprile 1996, pubblicata su Ciak, Luglio 1999).
    Consiglio vivamente a tutti gli interessati di visitare quel favoloso sito che è Archivio Kubrick dove troverete di tutto e di più. Splendida è la loro raccolta di corrispondenza privata e testimonianze, con tanto di storia di Maldesi e Aragno, i due grandi che si celavano dietro i doppiaggi dei film di Kubrick.

  • Paolo Buglioni ci fa venire i tremori

    Il 1990 è stato un anno caratterizzato da diverse memorabili uscite cinematografiche… Pretty woman, Mamma ho perso l’aereo, Quei bravi ragazzi, Edward – mani di forbice, Ghost – Fantasma, Atto di forza, Caccia a Ottobre Rosso e molti mooooolti altri. E’ curioso notare come tutti presentassero un doppiaggio italiano con i fiocchi, a un livello che oggi ci possiamo solo sognare… tra i migliori doppiaggi di quell’anno c’è quel piccolo capolavoro di Tremors.

    Lo so che “ufficialmente” (ovvero secondo IMDb che, si sa, non sempre ha ragione) il titolo italiano è Tremors – Tremori ma io c’ero nel 1990 e nessuno lo ha mai chiamato “Tremori“, era semplicemente conosciuto come “Tremors“. La parola originale era immediatamente appetibile così da rendere un suo eventuale sottotitolo… inutile. Ad avvalore la mia tesi c’è anche il Mereghetti che difatti lo riporta come Tremors e basta. Anche nelle locandine italiane e nelle VHS dell’epoca non sembra esserci traccia di questo sottotitolo italiotia, tremori. Chissà da dove se lo sono tirati fuori.
    Comunque, titolo a parte, perchè considero questo film come un esempio di buon di doppiaggio? Di solito raramente mi sbilancio nell’elogiare i doppiaggi, difatti sono solito considerarli automaticamente di ottima qualità salvo le eccezioni di cui parlo in questo blog… quindi per dire “buon doppiaggio” se lo devono proprio meritare (vedi l’insuperabile doppiaggio di Arancia Meccanica). Ebbene mi è capitato il mese scorso di rivedere questo film in inglese durante il mio abituale soggiorno nel Regno Unito, alla fine della visione mi ritrovo a pensare: “mi ricordavo battute più divertenti “.

    La coppia che scoppia

    La coppia Fred Ward & Kevin Bacon indubbiamente funziona e aggiunge una buona dose di commedia al film ma nella versione doppiata gli scambi di battute tra i due diventano ancor più divertenti per il modo in cui sono recitati. Dietro il microfono infatti abbiamo un grande Loris Loddi per la voce di Kevin Bacon ed un’eccezionale Paolo Buglioni che doppia Fred Ward.
    Paolo Buglioni ha il dono raro di riuscire a rendere divertenti le frasi più blande, per esempio una sua battuta di Danny Glover in Predator 2 mi ha sempre fatto ridere anche se di per sé non era niente di speciale (mi riferisco in particolare alla scena sul tetto quando dei piccioni, per la seconda volta, spaventano il protagonista. Se la ritrovo la pubblico).
    Voglio ricordare Buglioni anche per altri film come la voce: John Cleese nel film Monty Python – Il Senso della Vita, la voce dell’ispettore nel film di Benigni Il Mostro, Basil l’investigatopo e tanti altri cartoni animati (era anche una delle varie voci di Gargamella nei Puffi) oltre che al gorilla della pubblicità del Crodino.
    Sandro Iovino invece dà la voce a Michael Gross che interpreta il patito per le armi, purtroppo sostituito in Tremors 2: Aftershocks da Franco Zucca, una scelta a me non molto gradita, la sua voce mi ricorda troppi film inglesi (Timothy Spall di Segreti e Bugie, Tom Wilkinson di RocknRolla e Shakespeare in love oppure Pete Postlethwaite in Grazie, signora Thatcher!). Un bravissimo doppiatore ma non adatto al ruolo. Ho scoperto che anche i successivi film della serie Tremors hanno avuto un regolare cambio di doppiatore per lo stesso personaggio ma ammetto di non saperne molto. Amo il primo film, sopporto il secondo e non mi sono mai azzardato a guardare i seguiti in cui, mi hanno detto, vengono introdotte nuove abilità dei “mostri” come il lancio di merde infuocate… no no, io mi fermo al primo film grazie!

    L’origine del nome

    Degna di nota è l’origine del nome dei mostri: i graboid. Difatti questo era il nome che il negoziante asiatico aveva dato alle creature, inventandoselo al volo e scegliendolo tra i tanti come il più orecchiabile. Il fatto che fosse di pura invenzione (e anche un po’ sciocco) fu percepito correttamente dai doppiatori che tradussero la parola graboid come “agguantatori”. La cosa ridicola è che nel secondo film (e da quando ho capito anche nella serie tv e nei successivi film) sembra che graboid sia diventato il nome “ufficiale” di questi mostri, tanto che i doppiatori italiani furono costretti a mantenere il nome in inglese (“graboid”), sostituendo così il precedente “agguantatori”.
    In italiano dunque non si capisce da dove derivi questo nome.
    Per avere un po’ di riferimenti eccovi i dialoghi dai primi due film:
    In una scena del primo film il negoziante Walter Chang e un ragazzo sono alle prese con la scelta di un nome per i mostri:
    Ragazzo: Suck-oids
    Walter: -oids, -oids! I like that! …Snakeoids!
    In italiano invece che il suffisso “-oidi” si è optato per “sauri”:
    Ragazzo: i succhiasauri
    Walter: -sauri, -sauri, mi piace! … Rettilosauri!
    In una scena successiva Walter dà un altro suggerimento:
    Walter: “That’s what they’re like… grab-oid, that’s it, “Graboid”. […] We’re gonna be sorry if we don’t give it a name”
    In italiano invece di optare per agguantoidi (o agguantosauri se volessimo rimanere fedeli alla scelta del suffisso “sauri”), graboid viene tradotto come agguantatori:
    Walter: “Ecco ho trovato, “Agguantatori” ! Suona bene. “Agguantatori” ! […] ci pentiremo se non gli daremo un nome
    All’inizio di Tremors II: Aftershocks viene stabilito che “graboid” è il nome usato sopravvissuti del primo film per descrivere le creature sotterranee (probabilmente in onore del fu-Walter Chang morto dopo avergli dato tale ridicolo nome):
    Ortega: “Per ora siamo riusciti solo a stabilire che sono stati uccisi da una specie di grossi animali sotterranei”
    Earl: “I graboid”
    Grady: “Ah-ha! Gliel’ho detto che li chiamano così!”
    A prescindere da scelte di doppiaggio, nel primo film i mostri non avevano un nome ufficiale, ma per motivi di mercato glien’è stato affibbiato uno ed è questo uno dei tanti motivi perchè il secondo film non mi piace molto e anche perchè non guarderò mai i seguiti né tantomeno la serie TV.

    Nota finale

    Vi lascio con una clip video contenente alcuni degli scambi di battute più divertenti (tenete in mente che in inglese erano sì divertenti ma in italiano lo sono ancora di più). Nel finale potrete anche sentire la voce di Iovino (doppiatore di Mr. Burns dei Simpson). Perdonate lievi difetti di sincronizzazione nel primo spezzone, non è stato facile convertire queste clip.

    http://www.youtube.com/watch?v=kL7CZDRYy3M?hl=it&fs=1

  • Beetlejuice – Spiritello porcello

    So che vi aspettate che io parli del titolo invece no, voglio parlare del doppiaggio e di un paio di scene di questa divertente commedia anni ’80 che mi riporta indietro di un po’ di anni (e di conseguenza effetto nostalgia!).
    Ebbene questo film appartiene a quel periodo che io definisco “di quando i film venivano doppiati quasi sempre bene”. L’interpretazione “spumeggiante” di Michael Keaton nei panni del bioesorcista Beetlejuice viene resa alla perfezione dal poliedrico Carlo Reali (per me anche memorabile per il doppiaggio del pagliaccio di IT ), stesso timbro di voce e stessa energia, inoltre alcune scene (come spesso accadeva per i film comici doppiati in quegli anni) sono rese più divertenti dal doppiaggio stesso. Un esempio lo troviamo nella scena sala d’attesa dell’aldilà dove un uomo morto carbonizzato offre una sigaretta ad Alec Baldwin. Mentre in inglese l’uomo carbonizzato ha una voce assolutamente normale e il dialogo recita:
    You want a cigarette? –No, thank you. –I’m trying to cut down myself
    (http://www.youtube.com/watch?v=_ogoh0xM6sw)
    …in italiano la stessa scena è resa spassosa dalla scelta di dare una voce più comica (da cartonesco fumatore incallito) all’uomo carbonizzato. Il dialogo italiano recita:
    Una sigaretta?  –No, grazie. –Le offro, così fumo di meno!
    (http://www.youtube.com/watch?v=djzFWESslXc [2.49])
    Da notare sempre nella stessa scena anche la frase successiva:
    -Is this what happens when you die?
    -This is what happens when you die. That is what happens when he dies. And that is what happens when they die (indicando delle prostitute nella sala d’attesa)
    che in italiano aggiunge un tocco di comicità in più
    -E’ questo che capita quando uno muore?
    -E’ questo che capita quando lei muore e quello quando lui muore e quello quando muoiono las putanas.
    Il film è pieno di divertenti aggiunte e, nel complesso, veramente poche battute originali risultano meno divertenti in italiano (difatti al momento non ne ricordo alcuna).
    Infine, di questo film è certamente da notare (ai fini del mio blog) la battuta “Things seem pretty quiet here.You should thank God you didn’t die in Italy che in italiano diventaSembra abbastanza tranquillo qui (riferendosi alla casa). Siete fortunati a non essere morti in Uganda”. Presumo che lo stereotipo italiano sia quello di case affollate e chiassose stile bassi napoletani, per la versione doppiata hanno ricercato un corrispettivo nel terzo mondo. Sebbene leggermente offensivo, io credo che avrebbero potuto lasciare la battuta originale almeno potevamo avere un’idea di cosa pensano di noi gli americani.

    VOTO DOPPIAGGIO: 9