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  • Non tutti sanno che…


    Forse non tutti si sono accorti che… quel nome Liù Bosisio nei titoli di coda italiani dei Simpson è proprio lei, l’attrice che interpretò la prima (e unica) Pina in Fantozzi e nel Secondo Tragico Fantozzi. Lo so, era anche in Superfantozzi ma, lo ammetto sfacciatamente, non l’ho mai visto per intero e poco mi interessa. Gli unici film della serie che contano sono i primi due.
    Non solo Bosisio dà la voce a Marge Simpson (in maniera anche più espressiva dell’originale), alle sue sorelle gemelle e alla madre mi pare, ma è anche persona poliedrica: prima attrice di teatro, poi una parentesi di cinema (per altro con alcuni dei “maestri”) e ancora doppiatrice, scrittrice, artista… insomma quel personaggio in Fantozzi è solo la punta di un iceberg che certamente lei non sopporterà più di sentirselo nominare e non la biasimo. Per altro l’abbandono prima che la serie di Villaggio diventasse ridicola e dozzinale la rende ai miei occhi ancora più ammirevole.
    E’ grazie a persone così capaci che in Italia possiamo avere doppiaggi di classe che non hanno niente da invidiare alle voci originali. In questo caso mi permetto di dire, persino più brava di Julie Kavner, ecco, l’ho detto! Non riesco ad immaginare i mal di gola che si possano prendere a doppiare Marge Simpson.
    Una piccola curiosità riguardo al Superfantozzi che mi vanto di non aver mai visto per intero: nella prima parte del film ci sono delle scene ambientate nella preistoria, ebbene in una di queste potrete sentire un verso gutturale della Bosisio che è identico al “mmh!” delle sorelle di Marge. Eccetto che per questo raro spezzone è difficile altrimenti immaginare che la stessa attrice famosa per le prime pellicole di Paolo Villaggio sia la stessa che da la voce ad alcuni personaggi dei Simpson.
    Questo era un mio piccolissimo apprezzamento per Liù Bosisio. Per il resto vi consiglio di dare un’occhiata al suo sito web molto simpatico con tanto di menù “vocali” (non so come altro descriverli).
    Un mio affezionato saluto a lei. Spero che non se la prenda se ho usato una foto tratta da Fantozzi (1975).

  • Boardwalk Empire manca di Luca Dal Fabbro

    Steve Buscemi cambia doppiatore nella serie Boardwalk Empire
    Per chi sta seguendo in queste settimane la serie tv Boardwalk Empire su RAI4 forse si sarà accorto della voce “anomala” che doppia Steve Buscemi. È un vero peccato che non sia stato doppiato dall’usuale Luca Dal Fabbro che ha una voce molto vicina all’originale e riesce a caratterizzare Buscemi molto similmente. Forse avranno pensato che la voce di Dal Fabbro non fosse la più adatta al personaggio del boss mafioso interpretato da Buscemi? Ma allora che dire della sua voce originale che alla fin fine è molto simile? In inglese Buscemi è forse doppiato da qualcun altro perché non possedeva una voce adatta al ruolo? Ovvio che no.
    Dato che oggigiorno solitamente sono gli americani stessi a fare i provini per il doppiaggio italiano e a selezionare le voci degli interpreti, mi viene solo da chiedere… ma che gli passava per la testa?

    Succede che alla fine mi guardo gli episodi di questa serie immaginandomi le battute di Buscemi con la voce di Dal Fabbro. Sugli altri attori non mi pronuncio anche perché sono poco noti al grande pubblico e non ne conosco le voci originali.

    Per quanto riguarda il titolo mi fa piacere che la serie abbia almeno un sottotitolo italiano (seppur approssimativo): Boardwalk Empire – L’impero del crimine. ‘Boardwalk Empire’ da solo non sarebbe stato significativo per lo spettatore italiano, quindi approvo.

    Eccetto la voce di Buscemi, un altro mio cruccio è che nella serie tradotta i personaggi si riferiscono al “boardwalk”, lasciato in inglese. Non hanno neanche tentato di tradurlo, per imposizione forse o per scelta?. Il “boardwalk” è la passeggiata in riva al mare, costruita in legno (sulla quale solitamente ci costruiscono dei luna park o comunque degli esercizi commerciali) e dove il “walk”, manco a dirlo, indica la passeggiata e “board” le tavole di legno di cui è fatta. Non mi aspettavo che venisse tradotto in maniera “diretta” ma neanche che lo lasciassero in inglese. Una cosa simile dubito che l’avremmo sentita in un doppiaggio d’epoca.

    Steve Buscemi che chiede di parlare con Luca Dal Fabbro, una vignetta fatta su una scena di Baordwalk Empire
    AGGIORNAMENTO (6 giugno 2012)
    Luca Dal Fabbro in persona scrive per precisare che la scelta di cambiare la voce italiana di Buscemi non è originata dagli Stati Uniti ma è venuta da Sonia Scotti (voce ufficiale di Whoopy Goldberg, nota per innumerevoli altri ruoli ma anche direttrice di doppiaggio) che, rivela Dal Fabbro, non lo ha neanche contattato.

  • Chicche quotidiane (12) – Voci nei Griffin


    Delle tante cose di cui potrei lamentarmi riguardo al doppiaggio dei Griffin (Family Guy) oggi ne scelgo una. Possibile che quando doppiano alcuni personaggi televisivi noti anche in Italia non si sforzino di imitare almeno la voce del personaggio? L’altro giorno ho visto l’episodio intitolato “Laggiù nel profondo sud” in cui compariva Alf (come se stesso) in un programma televisivo in cui dichiarava di aver fatto uso di stupefacenti durante l’intera terza serie di ALF. La recitazione e la voce in italiano erano completamente… normali. Ma come? Ve la siete dimenticata la voce di Alf? Qui non stiamo parlando di sconosciute star americane o di programmi televisivi mai approdati nei nostri lidi… ALF è stato un protagonista indiscusso degli anni ’90 in Italia. Nell’intera europa ha fatto persino più successo che in America dove era considerato comunque uno show minore, seppur molto noto. In Italia il personaggio era anche più divertente e memorabile grazie a Gigi Angelillo (già alla celebrità per la sua voce di Paperone de’ Paperoni)… se Angelillo non era disponibile potevate almeno imitarlo almeno un po’? Invece no, una normalissima voce. Se non avete voglia di lavorare allora ditecelo!
    Sentite l’imitazione “al volo” che mi ha inviato Leo (secondo spezzone) comparata con il doppiaggio italiano originale (primo spezzone):

    Questo tanto per confermare che avendo i giusti doppiatori si può realizzare un’imitazione molto buona senza neanche perdere troppo tempo (Leo ha improvvisato)

  • Si può fare! Frankenstein Junior ci insegna ad esigere di più dal doppiaggio italiano

    si può fare, frase di Gene Wilder nel doppiaggio italiano di Frankenstein Junior di Mel Brooks
    Se mi chiedessero un esempio di film ben doppiato e rappresentativo dell’alta qualità a cui l’Italia può aspirare non potrei che rispondervi Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974) di Mel Brooks il cui adattamento e doppiaggio a cura di Mario Maldesi non solo è brillante come tutti gli adattamenti di Maldesi (già in passato ho accennato all’adattamento di Arancia meccanica) ma le battute sembrano così azzeccate in italiano che in alcuni casi sono addirittura più divertenti o meglio recitate delle originali (e in tutti gli altri casi sono di pari qualità). Non è un caso che in Italia questo film abbia un numero di appassionati non indifferente e che sia stato l’unico (per quanto ne so) ad avere un’edizione DVD dedicata specificatamente ai fan italiani, la Frankenstein Junior Italian Fans Edition, sebbene rimanga sciocca l’idea di mettere il titolo in inglese per una edizione dedicata proprio ai fan italiani (che ironia!).

    Vi cito la traduzione di alcune, poche, battute-esempio:

    What knockers!
    Mai visti due così!

    con doppio senso sia verso i giganteschi batacchi del portone sia verso i seni prosperosi dell’assistente (knocker difatti vuol dire batacchio ma il plurale, knockers, è più comunemente usato per indicare seni prosperosi).

    Persino la celebre battuta “lupo ulu-là, castello ulu-lì” per quanto non esattamente in pari con il gioco lessicale di werewolf -> where wolf -> there wolf, è pur sempre un coraggioso e astuto adattamento che mantiene persino il “there” (il in ulu) giocando più sul nonsense che sul gioco di pronunce (impossibile da rendere in italiano) ma cavandosela comunque egregiamente; difatti credo che sia una delle frasi più celebri per i fan italiani del film.

    Per chi non ha familiarità con l’inglese, la battuta originale si basa sulla somiglianza di pronuncia tra la parola werewolf (lupo mannaro) e “where wolf?” (traducibile con “dov’è lupo?”, detto come lo direbbe un tedesco alle prime armi con la lingua italiana) alla quale Igor risponde: “there. There wolf, there castle” (che se volessimo tradurre sempre mantenendo il costrutto finto-tedesco verrebbe qualcosa tipo: “lì. Lupo essere lì, castello essere là”).

    – Damn your eyes!
    – Too late. (indicando gli occhi protrudenti)
    che in italiano diventa…
    – Ma questo è un malocchio!
    – E questo no?

    Quest’ultima battuta è persino più divertente in italiano che in inglese. Quando mi capita di vedere il film in inglese questa è la battuta di cui sento più la mancanza.
    In inglese sarebbe qualcosa tipo: “maledetti gli occhi tuoi!” / “troppo tardi” (perché sono già stati colpiti da disgrazia).

    L’adattamento è così curato che persino quando Frau Blücher chiede al barone se necessita di qualcosa da bere prima di andare a dormire, la scelta di bevande è stata leggermente alterata per mantenere riferimenti noti al pubblico italiano. In inglese c’era un brandy, poi del warm milk (latte caldo) e infine Ovaltine (prodotto molto popolare in America, praticamente identico al Nesquik). In italiano invece venivano offerti: brandy, una buona camomilla e infine orzata con latte.

    L’alterazione da latte caldo a camomilla è certamente dettata dall’abitudine più tradizionalmente italiana della camomilla (praticamente sconosciuta nei paesi anglosassoni in cui è più comune il latte caldo prima di andare a dormire), inoltre il movimento della bocca per dire “warm” (wooom) è quasi identico a quello che facciamo per dire “buon”. L’Ovaltine invece non era così noto in Italia anche se suppongo che l’idea dell’orzata con latte venga dal fatto che l’Ovaltine avesse come ingrediente principale l’estratto di malto (il nome italiano difatti è Ovomaltina). Avrebbe potuto dire “Ovomaltina” o “Nesquik con latte” ma nel 1974 il Nesquik era stato solo da poco introdotto (1971) e dubito che godesse già di una diffusa notorietà. Non so neanche se l’Ovomaltina svizzera fosse arrivata in Italia nel 1974. Insomma queste alterazioni sono più che comprensibili e anzi, direi, necessarie.

    Il successo del film non è dovuto soltanto al riuscitissimo adattamento ma anche alla scelta dei doppiatori, eccezionali dal primo all’ultimo. In primis Oreste Lionello (come voce di Gene Wilder) che fa ridere anche a prescindere dal contenuto delle sue battute e ben si associa al volto di Wilder; il formidabile labiale è attestato da quel “si può fare“, una frase che sembra emergere direttamente dalla bocca di Wilder, tanto che molti si domandano quale possa essere la battuta originale. Si può fare nella versione inglese è it could work!, cioè potrebbe funzionare.

    Il povero Lionello è morto nel 2009 lasciando sguarnito Woody Allen di cui era doppiatore ufficiale ma facendoci anche rimpiangere quelle strillanti performance che rendevano Wilder ancor più divertente in alcuni dei suoi film; chi ricorda ancora lo stizzito porca puttana! di Wilder nel film Wagons-lits con omicidi (Silver Streak, 1976)? E il primo “nano-nano” di Robin Williams in Mork & Mindy? Oppure la logorrea di Rick Moranis nei due Ghostbusters? Vi confido che un mio desiderio segreto è quello di riuscire ad imitare Oreste Lionello soltanto per poter usare le sue celebri frasi in ambiti quotidiani (specialmente il “si… può… fa-re!” di Frankenstein Junior). Non è da tutti saper far ridere con il solo modo di pronunciare le parole.

    Silvio Spaccesi che doppia Gene Hackman è un altro degno di nota. Con il suo personaggio dell’eremita cieco, Abelardo (Harold in inglese), ispira ilarità al solo sentirlo recitare.
    Persino la mia ragazza, cittadina del Regno Unito, che è molto affezionata al film originale, trova che i dialoghi italiani siano all’altezza, con parole e frasi altrettanto memorabili (“sigari?“).
    Spaccesi ha doppiato memorabilmente un altro personaggio essenzialmente comico, lo scrittore in Arancia meccanica. Ma lo ricordiamo anche per il suo Yoda nel film L’impero colpisce ancora.

    La morale è che adattamenti e doppiaggi di qualità possono e DEVONO esser fatti.

    Frankenstein Junior ci insegna che non solo è possibile rendere a pieno un film straniero grazie ad un lavoro di adattamento e doppiaggio ben fatto, ma che lo si può persino migliorare in determinati punti (come dimostrato dalla battuta del malocchio).

    Paradossalmente il mio unico dubbio rimane sulla scelta del titolo Frankenstein Junior (essendo l’originale Young Frankenstein) ma non avendone di migliori da proporre non me ne lamento! Essendo “junior” una parola più comune nel mondo anglosassone che in quello italico ho sempre pensato che Frankenstein Junior fosse proprio il titolo originale. La prima volta che lo dissi alla mia ragazza lei spalancò gli occhi e ancora oggi ride di tale curioso titolo! Quindi penso che alla fin fine la scelta del titolo italiano abbia funzionato: se fa ridere… funziona, no?

  • E tu saresti un traduttore? Qualche volta (Indiana Jones 4)


    Dopo l’articolo su Bastardi senza gloria e l’insoddisfacente doppiaggio della sua celebre scena degli italiani rivolgo brevemente la mia attenzione ad un altro film doppiato dalla stessa compagnia (la PUMAISDUE, ex Gruppo Trenta a quanto leggo su Wikipedia).
    Il film in questione è Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (che abbrevierò chiamando Indy 4 o Indiana Jones 4 perché la vita è breve e gli impegni sono tanti).
    Se il film già di per se è molto criticabile e palesemente molto distante dai canoni della trilogia di Indiana Jones (non vi nascondo che come fan di Indiana Jones io lo abbia in tutta onestà detestato dopo i primi 10 promettenti minuti), alcune piccole scelte di doppiaggio hanno se possibile contribuito ad allontanare maggiormente questa pellicola dalla vecchia trilogia.
    Voglio partire con una nota positiva però. Posso dirvi che siamo stati fortunati che Harrison Ford abbia ottenuto nuovamente la voce di Michele Gammino. Fortunati perché nel recente ridoppiaggio della trilogia con cui Sky ha “omaggiato” i fan, la nuova voce di Indy era di Pino Insegno. Questa cosa ha scatenato un vero e proprio finimondo (giustamente). Mi pare che ci sia ancora il dubbio su quale doppiaggio ritroveremo nella versione Bluray; io intanto mi tengo strettissimo il primo cofanetto DVD (che è anche esente da piccole alterazioni digitali introdotte successivamente). Scusate la digressione.
    Gammino aveva già doppiato Ford in I Predatori dell’arca perdutaL’Ultima crociata (i due capisaldi dell’intera serie) ma le nostre fortune purtroppo si sono fermate lì.
    La recitazione di Gammino in questo film secondo me lascia un po’ il tempo che trova. Non ce l’ho con lui per carità, già è un miracolo che Harrison Ford non lo abbia doppiato qualcun altro ma insomma, si poteva fare di meglio.
    Karen Allen, che ritorna nel ruolo di Marion Ravenwood (la Indy girl del primo film), non ha ricevuto lo stesso magnanimo trattamento di Ford e gli è stata affibbiata una nuova doppiatrice. Paila Pavese, perfetta come voce della Allen nei Predatori, è stata infatti sostituita per Indiana Jones 4 da Chiara Salerno, una voce più “soft” ma non riconoscibile e caratteristica come quella della Pavese.
    (Se, come mi è sembrato di leggere da qualche parte, la Paramount ha messo bocca nella scelta dei doppiatori direi che si dovrebbero fare una vagonata di ca**i loro e lasciarci la Pavese a doppiare Karen Allen.)
    L’accento russo di Emanuela Rossi mi ha convinto poco ma devo dire che anche quello di Cate Blanchett non era un gran che (anzi, a tratti anche un po’ imbarazzante), quindi niente peggioramenti qui ma certo c’era spazio per delle migliorìe, invece si è optato per un doppiaggio-fotocopia come si suol fare di questi tempi.
    Infine… ciò che mi ha più tormentato: l’unica battuta divertente del film viene annichilita nell’adattamento italiano.
    [dopo che Indy fa fuori un assalitore, il personaggio di Shia LaBeouf scopre che Indiana non è il tipico professore e gli chiede stupefatto…]
    LaBeouf: You’re a teacher?
    Ford: Part-time.
    LaBeouf: E tu saresti un professore?
    Ford: Qualche volta.
    La risposta italiana di Indy non ha senso e non fa ridere. “Qualche volta”? Come fa uno ad essere un professore solo “qualche volta”? Di tutte le possibili alternative a “part-time” il “qualche volta” penso sia tra le peggiori. “Non a tempo pieno” o “non sempre” sarebbero state già delle valide alternative che avrebbero anche permesso di mantenere un velo d’ironia soprattutto se recitate nel modo giusto.
    Da notare che nel videogioco Lego Indiana Jones c’è un livello chiamato [“Sei un insegnante?” “Part-time”]. Evidentemente chi ha tradotto il videogioco ha fortunatamente ignorato l’adattamento italiano del film. Anche qui però si tratta di una traduzione soltanto mezza riuscita. Difatti la domanda “E tu saresti un professore?” è più corretta come traduzione di “You’re a teacher?” rispetto a “Sei un insegnante?” (visto il contesto e il modo in cui veniva detto, s’intende).
    Anche quel “porca miseria, ho calcolato male!” (damn! I thought it was closer!) poteva essere adattato meglio.
    Nota finale. Ho avuto l’impressione che i dialoghi di questo film siano stati mantenuti volutamente “puliti” per favorire un pubblico anche molto giovane. Che fine hanno fatto i “brutto figlio di puttana” dei Predatori? Adesso diventa “figlio di buona donna” e persino i “damn!” diventano “porca miseria“, ovvero la denaturazione completa del personaggio di Indy; porca miseria lo dico io! C’era modo e modo per rendere questo mediocre film almeno memorabile nei dialoghi italiani, invece ho sentito solo bubbole e scempiaggini. Nessuna frase che colpisce o che rimane, niente di niente. Un lavoro di adattamento non certo all’altezza delle aspettative.

  • Alina Moradei veste in giallo

    Alina Moradei dà la voce al personaggio di Jessica Fletcher nella serie “La Signora in Giallo” ed ogni volta che sentite la sua voce provenire dal televisore immediatamente pensate che sia l’ennesima puntata a base di uxoricidio, oppure di omicidio fatto passare per suicidio, per poi magari scoprire che è tutt’altra cosa, un film o un’altra serie tv. La sua lista di doppiaggi è difatti innumerevole (anche se di solito usata solo per un certo tipo di personaggi).
    Oramai la voce della Moradei è automaticamente associata alla più grande ficcanaso della storia della televisione, un tempo tanto amata dagli italiani durante l’ora di pranzo e oggi giorno, a buon ragione, beatamente ignorata (è dal ’96 che è in replica!).
    Proprio per questa univoca associazione, è più difficile per noi riconoscerci in quei film in cui Angela Lansbury non parla con la voce della Moradei! Che questo sia un bene o un male lo lascio decidere a voi.
    Diciamocelo, la Signora in Giallo non sarebbe la Signora in Giallo senza quella voce da simpatica iettatrice! Già ve la sentite nelle orecchie appena vedete il volto della Lansbury.

    Alina Moradei

    POST SCRIPTUM
    So che qualcuno dirà nei commenti “…a proposito, il titolo originale era Murder, she wrote… etc etc”. Sappiate che già ne accennai qui… e il titolo significa semplicemente “‘Omicidio!‘, scrisse”, titolo ispirato al film della serie di Miss Marple: Murder, she said‘ (“Omicidio!” esclamò) che in Italia è noto come Assassinio sul treno dato che il film inizia proprio con un omicidio su un treno di cui Miss Marple è testimone. Un film molto carino, bianco e nero e molto british. Ve lo consiglio per un sabato pomeriggio di pioggia.

     

  • A Perfect Getaway e il suo meno perfetto adattamento


    Proprio ieri sera è avvenuto il primo passaggio televisivo (sul canale Cielo) del film A Perfect Getaway – Una perfetta via di fuga (2009). Il film lo avevo visto precedentemente in inglese ma essendo il venerdì sera un giorno molto magro per guardarsi la TV in Italia ho pensato che riguardarlo male non avrebbe fatto.
    Primo fastidio: la voce di Rossella Acerbo per un ruolo femminile non secondario.
    Sia chiaro, non ho assolutamente NIENTE contro la Acerbo ma dopo lunghi anni di Friends purtroppo associo immediatamente la sua voce al personaggio Phoebe (Lisa Kudrow) e immediatamente svanisce ogni illusione di serietà. Su dozzine di altri film in cui lei ha prestato la voce non ho niente da obiettare ma in questo particolare film mi ricordava proprio la sua interpretazione di Phoebe in Friends. Se la devo dire tutta la sua recitazione in questo film era anche un po’ eccessiva. Alcune frasi originariamente dette “a denti stretti” dal suo personaggio venivano invece urlate in italiano.
    Secondo fastidio: l’adattamento dei dialoghi.
    Pur senza niente di memorabile l’adattamento dei dialoghi era per lo più a livello standard per i giorni nostri (ovvero mediocre rispetto a quelli di 20 anni fa ma vabbé, ci sto facendo l’orecchio ormai). Tuttavia ci sono diversi momenti nel film in cui i dialoghi scadono in traduzioni assai poco ponderate.
    Abbiamo un “Jedi, out” (ovvero “qui Jedi, chiudo“, in gergo da radioamatore) che diventa “Jedi, fuori“. Che cavolo di senso ha sentire una persona al walkie-talkie che dice “fuori” ? A volte vorrei proprio morderli in testa questi che curano gli adattamenti (in stile Ugolino della Gherardesca).
    C’erano altre piccole scempiaggini che adesso non ricordo. Inutile dire che l’impressione è stata quella di un film tradotto un po’ in fretta, in stile serie televisiva. Esiste una versione sottotitolata in italiano dai fan che è adattata decisamente meglio del doppiaggio “ufficiale” e quando questo accade è proprio un brutto segno.
    Evit fuori.

  • Paolo Buglioni ci fa venire i tremori

    Il 1990 è stato un anno caratterizzato da diverse memorabili uscite cinematografiche… Pretty woman, Mamma ho perso l’aereo, Quei bravi ragazzi, Edward – mani di forbice, Ghost – Fantasma, Atto di forza, Caccia a Ottobre Rosso e molti mooooolti altri. E’ curioso notare come tutti presentassero un doppiaggio italiano con i fiocchi, a un livello che oggi ci possiamo solo sognare… tra i migliori doppiaggi di quell’anno c’è quel piccolo capolavoro di Tremors.

    Lo so che “ufficialmente” (ovvero secondo IMDb che, si sa, non sempre ha ragione) il titolo italiano è Tremors – Tremori ma io c’ero nel 1990 e nessuno lo ha mai chiamato “Tremori“, era semplicemente conosciuto come “Tremors“. La parola originale era immediatamente appetibile così da rendere un suo eventuale sottotitolo… inutile. Ad avvalore la mia tesi c’è anche il Mereghetti che difatti lo riporta come Tremors e basta. Anche nelle locandine italiane e nelle VHS dell’epoca non sembra esserci traccia di questo sottotitolo italiotia, tremori. Chissà da dove se lo sono tirati fuori.
    Comunque, titolo a parte, perchè considero questo film come un esempio di buon di doppiaggio? Di solito raramente mi sbilancio nell’elogiare i doppiaggi, difatti sono solito considerarli automaticamente di ottima qualità salvo le eccezioni di cui parlo in questo blog… quindi per dire “buon doppiaggio” se lo devono proprio meritare (vedi l’insuperabile doppiaggio di Arancia Meccanica). Ebbene mi è capitato il mese scorso di rivedere questo film in inglese durante il mio abituale soggiorno nel Regno Unito, alla fine della visione mi ritrovo a pensare: “mi ricordavo battute più divertenti “.

    La coppia che scoppia

    La coppia Fred Ward & Kevin Bacon indubbiamente funziona e aggiunge una buona dose di commedia al film ma nella versione doppiata gli scambi di battute tra i due diventano ancor più divertenti per il modo in cui sono recitati. Dietro il microfono infatti abbiamo un grande Loris Loddi per la voce di Kevin Bacon ed un’eccezionale Paolo Buglioni che doppia Fred Ward.
    Paolo Buglioni ha il dono raro di riuscire a rendere divertenti le frasi più blande, per esempio una sua battuta di Danny Glover in Predator 2 mi ha sempre fatto ridere anche se di per sé non era niente di speciale (mi riferisco in particolare alla scena sul tetto quando dei piccioni, per la seconda volta, spaventano il protagonista. Se la ritrovo la pubblico).
    Voglio ricordare Buglioni anche per altri film come la voce: John Cleese nel film Monty Python – Il Senso della Vita, la voce dell’ispettore nel film di Benigni Il Mostro, Basil l’investigatopo e tanti altri cartoni animati (era anche una delle varie voci di Gargamella nei Puffi) oltre che al gorilla della pubblicità del Crodino.
    Sandro Iovino invece dà la voce a Michael Gross che interpreta il patito per le armi, purtroppo sostituito in Tremors 2: Aftershocks da Franco Zucca, una scelta a me non molto gradita, la sua voce mi ricorda troppi film inglesi (Timothy Spall di Segreti e Bugie, Tom Wilkinson di RocknRolla e Shakespeare in love oppure Pete Postlethwaite in Grazie, signora Thatcher!). Un bravissimo doppiatore ma non adatto al ruolo. Ho scoperto che anche i successivi film della serie Tremors hanno avuto un regolare cambio di doppiatore per lo stesso personaggio ma ammetto di non saperne molto. Amo il primo film, sopporto il secondo e non mi sono mai azzardato a guardare i seguiti in cui, mi hanno detto, vengono introdotte nuove abilità dei “mostri” come il lancio di merde infuocate… no no, io mi fermo al primo film grazie!

    L’origine del nome

    Degna di nota è l’origine del nome dei mostri: i graboid. Difatti questo era il nome che il negoziante asiatico aveva dato alle creature, inventandoselo al volo e scegliendolo tra i tanti come il più orecchiabile. Il fatto che fosse di pura invenzione (e anche un po’ sciocco) fu percepito correttamente dai doppiatori che tradussero la parola graboid come “agguantatori”. La cosa ridicola è che nel secondo film (e da quando ho capito anche nella serie tv e nei successivi film) sembra che graboid sia diventato il nome “ufficiale” di questi mostri, tanto che i doppiatori italiani furono costretti a mantenere il nome in inglese (“graboid”), sostituendo così il precedente “agguantatori”.
    In italiano dunque non si capisce da dove derivi questo nome.
    Per avere un po’ di riferimenti eccovi i dialoghi dai primi due film:
    In una scena del primo film il negoziante Walter Chang e un ragazzo sono alle prese con la scelta di un nome per i mostri:
    Ragazzo: Suck-oids
    Walter: -oids, -oids! I like that! …Snakeoids!
    In italiano invece che il suffisso “-oidi” si è optato per “sauri”:
    Ragazzo: i succhiasauri
    Walter: -sauri, -sauri, mi piace! … Rettilosauri!
    In una scena successiva Walter dà un altro suggerimento:
    Walter: “That’s what they’re like… grab-oid, that’s it, “Graboid”. […] We’re gonna be sorry if we don’t give it a name”
    In italiano invece di optare per agguantoidi (o agguantosauri se volessimo rimanere fedeli alla scelta del suffisso “sauri”), graboid viene tradotto come agguantatori:
    Walter: “Ecco ho trovato, “Agguantatori” ! Suona bene. “Agguantatori” ! […] ci pentiremo se non gli daremo un nome
    All’inizio di Tremors II: Aftershocks viene stabilito che “graboid” è il nome usato sopravvissuti del primo film per descrivere le creature sotterranee (probabilmente in onore del fu-Walter Chang morto dopo avergli dato tale ridicolo nome):
    Ortega: “Per ora siamo riusciti solo a stabilire che sono stati uccisi da una specie di grossi animali sotterranei”
    Earl: “I graboid”
    Grady: “Ah-ha! Gliel’ho detto che li chiamano così!”
    A prescindere da scelte di doppiaggio, nel primo film i mostri non avevano un nome ufficiale, ma per motivi di mercato glien’è stato affibbiato uno ed è questo uno dei tanti motivi perchè il secondo film non mi piace molto e anche perchè non guarderò mai i seguiti né tantomeno la serie TV.

    Nota finale

    Vi lascio con una clip video contenente alcuni degli scambi di battute più divertenti (tenete in mente che in inglese erano sì divertenti ma in italiano lo sono ancora di più). Nel finale potrete anche sentire la voce di Iovino (doppiatore di Mr. Burns dei Simpson). Perdonate lievi difetti di sincronizzazione nel primo spezzone, non è stato facile convertire queste clip.

    http://www.youtube.com/watch?v=kL7CZDRYy3M?hl=it&fs=1

  • BENVENUTI A "ORE D'ORRORE"… DAL VIVO (Fright Night vs Ammazzavampiri)


    Ebbene si, mi sono andato a vedere questo stramaledetto Fright Night – Il Vampiro della Porta Accanto (titolo originale: Fright Night) ma cominciamo con ordine.
    Due giorni fa ho beccato in TV, qui nel Regno Unito, Fright Night (1985) conosciuto da noi con il titolo di Ammazzavampiri. Subito scatta lo scandalo per il titolo italiota direte voi; certo potevano chiamarlo Ore d’Orrore ma a me è sempre piaciuto il titolo italiano. Lo scandalo scatta invece con il remake che invece di chiamarlo nuovamente Ammazzavampiri ce lo ripropongono come Fright Night – Il Vampiro della Porta Accanto. Non solo dunque ci godiamo il titolo inglese con nessun riferimento (in italiano) al film del 1985, ma c’è anche la beffa di un sottotitolo a tutti gli effetti… scemo.

    Ammazzavampiri (Fright Night, 1985)

    Ritorniamo però al classico del 1985. Un film di cui avevo soltanto memorie dall’infanzia e che a rivederlo ho trovato migliore di quanto ricordassi, molto migliore. Non sto a raccontarvi la storia ma vi consiglio di leggervi questa recensione che è una recensione coi controcazzi.
    Dopo aver visto questo film (in inglese) in televisione sono corso (per modo di dire) a ricercarlo in italiano scoprendo un doppiaggio sorprendentemente accurato, come li sapevano fare all’epoca.
    L’unica cosa degna di nota riguardo al doppiaggio del 1985 è il soprannome dell’amico del protagonista, “Evil“, che in italiano diventa “Fiele” (scelta che trovo curiosa ma in senso positivo, sarebbe stato stupido soprannominarlo “cattivo“). Nella nuova versione (2011) torna invece ad essere “evil” pronunciato addirittura all’inglese(i-vl). Avevano forse paura che i giovani moderni non conoscessero la parola fiele?
    Il doppiaggio di Ammazzavampiri è fedele e ben fatto con un Mino Caprio perfetto nel doppiare il personaggio di “Fiele“. Molti forse ricorderanno Caprio per ben altri personaggi come Peter Griffin o la rana Kermit o anche Marv, il ladro alto e stupido di Mamma Ho Perso L’Aereo).

    Fright Night – Il Vampiro della Porta Accanto (Fright night, 2011)

    Benvenuti a “Ore d’orrore”… dal vivo!“, questa era la frase con cui il vampiro accoglieva i due protagonisti del film Ammazzavampiri. La stessa frase potrebbe introdurre il remake, ma non perché questo film faccia paura, l’orrore sta nel vedere quale mediocre remake abbiano potuto produrre per i “giovani moderni” e, per quanto mi riguarda, l’orrore sta anche nel sentire quale mediocre doppiaggio dobbiamo sorbirci di questi tempi… vere e proprie ore d’orrore. Anzi per la precisione oltre un’ora e quaranta d’orrore.
    Se non vi bastasse sapere che la sceneggiatura di questo film è stata stesa dalla stessa persona che si è fatta le ossa (per cosi dire) con le serie TV Buffy The Vampire Slayer e Angel, allora non so proprio come altro convincervi ad evitare questo ennesimo rifacimento, inutile e dimenticabile. Comunque non starò qui a fare la critica al film, io mi occupo soltanto di traduzioni e doppiaggi, difatti l’inizio del film mi aveva già dato qualche grattacapo con un linguaggio “giovanile” fuori da ogni tempo:

    “quelli dell’ultimo anno non vanno al ballo, non è cool

    Neanche usare parole inglesi è cool. Mi sembra un diversivo da quattro soldi per far capire allo spettatore che colui o colei che parla è un “giovane moderno“. Il problema è che i curatori di questi doppiaggi probabilmente hanno in mente la loro esperienza giovanile da paninari… solo che questo non è un remake di Italian Fast Food e certe parole anglosassoni messe in bocca ai giovani cosi gratuitamente suonano veramente forzate.
    Poi ho sentito discorsi di questo genere:
    STUDENTE “oh, dai, belle, che scarpe
    PROTAGONISTA “pulce
    STUDENTE “cazzo, sì!” (con voce completamente amatoriale, su youtube ho sentito imbranati con voci migliori.)
    Il dialogo originale era:
    STUDENTE “oh nice man, nice kicks
    PROTAGONISTA “puce
    STUDENTE “fuck yeah!
    Mi domandavo se pulce fosse la marca di scarpe. Poi ascoltando il dialogo originale ho capito che si riferiva al colore; difatti (lo ignoravo) esiste effettivamente il “color pulce”. Il fatto è che la parola “pulce” da sola fa pensare immediatamente a tutt’altro se non viene preceduta da “colòr“. La cosa che da più fastidio di quell’intero scambio di frasi è proprio lo studente che dice “cazzo, sì“: vorrei sapere chi è che alle scuole superiori dice “cazzo, sì!” dopo che un amico gli ha rivelato il colore specifico delle proprie scarpe alla moda, e non importa quanto le scarpe siano cool. “Fuck yeah!” non era da tradurre alla lettera, il contesto va anche preso in considerazione.
    Come al solito molti di questi doppiaggi moderni finiscono per essere a dir poco “scolastici” e per niente veritieri.
    Sempre sul “pulce” (il colore), la frase originale pronunciata da Colin Farrellwell, it takes a real man to wear, uh… puce.” passa dal lievemente divertente in inglese al lievemente ridicolo nella sua traduzione che recita: “ci vuole un vero uomo per delle scarpe… pulce” (sembrava quasi che chiamasse il ragazzo “pulce“, come il “pidocchio” di Biff Tannen in Ritorno al Futuro).
    Il linguaggio finto-giovanile purtroppo non finisce qui. Difatti ci dobbiamo ancora sorbire studenti che rispondono “yo!” all’appello in classe. Anche in inglese era “yo“. Cool ancora ancora ma da quand’è che “yo” è entrato nel vocabolario italiano? Vorrei chiedere agli insegnanti italiani se hanno mai sentito un alunno rispondere “yo!“. Tale espressione sarebbe al massimo scambiata per un “no“.
    Rossi, c’è Rossi?
    Yo!
    No? Allora segno assente.
    Altra frase fittizia dal film:
    oh, l’attrezzo ci sta per parlare” (riferendosi al compagno sfigato).
    La frase in inglese era “dude, I think it’s gonna talk to us“. Volevano evitare di usare “coso”, ho capito, ma attrezzo? Come gli è venuto in mente? Spero di aver udito male.
    Nelle frasi finali del film poi c’è un’ultima perla:
    you little shit, next time […] give me a heads-up first
    in italiano…
    sei una merdina. La prossima volta […] magari prima avverti eh?
    Una… merdina? Ma chi parla cosi? Un fratello che tormenta il fratellino più piccolo? Ma soprattutto chi traduce cosi?
    Stronzetto” è solitamente la traduzione più utilizzata per “little shit“. Non credo che un trentenne userebbe la parola “merdina“; dipende tutto dal contesto, certo, e questo non era il contesto giusto.
    Note finali:
    La voce di Farrell funziona (a differenza del suo personaggio), ma non tutte le altre ciambelle sono uscite col buco. Quella di David Tennant (sia per recitazione e impostazione della voce) è piuttosto ridicola se messa al confronto con quella originale… anzi direi che sia proprio inaccettabile il modo in cui lo hanno doppiato, ma visto la qualità del film direi che un gran bel CHISSENE ci sta benissimo!

  • Beetlejuice – Spiritello porcello

    So che vi aspettate che io parli del titolo invece no, voglio parlare del doppiaggio e di un paio di scene di questa divertente commedia anni ’80 che mi riporta indietro di un po’ di anni (e di conseguenza effetto nostalgia!).
    Ebbene questo film appartiene a quel periodo che io definisco “di quando i film venivano doppiati quasi sempre bene”. L’interpretazione “spumeggiante” di Michael Keaton nei panni del bioesorcista Beetlejuice viene resa alla perfezione dal poliedrico Carlo Reali (per me anche memorabile per il doppiaggio del pagliaccio di IT ), stesso timbro di voce e stessa energia, inoltre alcune scene (come spesso accadeva per i film comici doppiati in quegli anni) sono rese più divertenti dal doppiaggio stesso. Un esempio lo troviamo nella scena sala d’attesa dell’aldilà dove un uomo morto carbonizzato offre una sigaretta ad Alec Baldwin. Mentre in inglese l’uomo carbonizzato ha una voce assolutamente normale e il dialogo recita:
    You want a cigarette? –No, thank you. –I’m trying to cut down myself
    (http://www.youtube.com/watch?v=_ogoh0xM6sw)
    …in italiano la stessa scena è resa spassosa dalla scelta di dare una voce più comica (da cartonesco fumatore incallito) all’uomo carbonizzato. Il dialogo italiano recita:
    Una sigaretta?  –No, grazie. –Le offro, così fumo di meno!
    (http://www.youtube.com/watch?v=djzFWESslXc [2.49])
    Da notare sempre nella stessa scena anche la frase successiva:
    -Is this what happens when you die?
    -This is what happens when you die. That is what happens when he dies. And that is what happens when they die (indicando delle prostitute nella sala d’attesa)
    che in italiano aggiunge un tocco di comicità in più
    -E’ questo che capita quando uno muore?
    -E’ questo che capita quando lei muore e quello quando lui muore e quello quando muoiono las putanas.
    Il film è pieno di divertenti aggiunte e, nel complesso, veramente poche battute originali risultano meno divertenti in italiano (difatti al momento non ne ricordo alcuna).
    Infine, di questo film è certamente da notare (ai fini del mio blog) la battuta “Things seem pretty quiet here.You should thank God you didn’t die in Italy che in italiano diventaSembra abbastanza tranquillo qui (riferendosi alla casa). Siete fortunati a non essere morti in Uganda”. Presumo che lo stereotipo italiano sia quello di case affollate e chiassose stile bassi napoletani, per la versione doppiata hanno ricercato un corrispettivo nel terzo mondo. Sebbene leggermente offensivo, io credo che avrebbero potuto lasciare la battuta originale almeno potevamo avere un’idea di cosa pensano di noi gli americani.

    VOTO DOPPIAGGIO: 9