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  • Un biglietto… in due, un doppiaggio… tutto d’un pezzo! (Un biglietto in due, 1987)

    John Candy nel film Un biglietto in due. La vignetta dice: ero sicuro che lo avrebbe recensito!
    Un biglietto in due è uno di quei film che sin dal titolo, solo apparentemente italiota, ha avuto un trattamento esemplare per la versione italiana. Personalmente lo considero come una delle più belle, se non la più bella, commedia mai realizzata. Molti darebbero questo appellativo a Frankenstein Junior o a qualche classico della commedia italiana, per me invece spetta al film di John Hughes perché non solo “fa ridere”, ma racchiude un senso di dolcezza misto ad amarezza in grado di toccare il cuore anche di coloro i quali alle commedie preferiscono film più impegnativi.

    Dietro il film un trio d’eccezione: John Hughes, un genio dietro la macchina da presa, qui faceva un salto in avanti rispetto alle commedie giovanilistiche per le quali era conosciuto. biglietto2taxiSteve Martin, re della commedia americana anni ‘80 e poi l’immenso (per talento) John Candy, anche lui voglioso di rimettersi in gioco in una commedia più adulta, meno demenziale di quelle al quale era abituato e che due anni dopo lo portò ad un ruolo di calibro simile in Io e zio Buck.
    Le risate nel film sono sempre genuine, mai gratuite. Parte del merito va ad un adattamento che, come dice spesso Evit, era tipico degli anni ’80. La ricercatezza nel rendere le battute appetibili al pubblico italiano lo rende addirittura superiore alla controparte originale. La versione americana, soprattutto nella fase centrale, rischia qualche tempo morto, mentre la visione in italiano non stanca mai. Non c’è alcuna storpiatura, il testo è quello, ma è la scelta dei vocaboli, la scelta di certe tipiche espressioni nostrane dal significato attiguo, l’uso di qualche parolaccia, l’intonazione nel doppiaggio che eleva l’adattamento ad uno standard che forse non vedremo ripetersi mai più.

    Solo in rari casi la battuta viene completamente stravolta, probabilmente per motivi culturali, ma non sono di quelle che fanno gridare allo scandalo e, cosa ben più importante, non si nota, a meno che non si faccia un confronto con traduzione a fronte. Se questo non è un complimento all’adattamento del film non so cosa lo sia.

    Le battute migliori

    Le due battute in italiano che si ricordano ancora oggi, hanno un equivalente americano divertente, ma non altrettanto memorabile:

    1) I piedi che abbaiano
    Del Griffith (John Candy), dopo un’intera giornata di cammino per New York, sull’aereo si toglie scarpe e calze e comincia a sventolarle in faccia al malcapitato Neal Page (Steve Martin).

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    Ora sì che si ragiona, ho i piedi che parlano da soli oggi”. In inglese è “My dogs are barking today”. Nella versione americana i piedi di Del Griffith vengono definiti cani e, per metafora, il fatto che siano doloranti rende i cani abbaianti. È un’espressione tipica del Sud degli Stati Uniti. Da noi la metafora non avrebbe mai funzionato. Ma l’allusione al cattivo odore e al dolore che fa addirittura “parlare” i piedi non ha rivali.

    2) Il bifolco
    Uno dei tanti tentativi di arrivare a Chicago prevede il passaggio da parte di un bifolco (N.d.R. in italiano doppiato da Tonino Accolla) che sprona la moglie “piccola e ossuta, ma forte” (short and skinny, but she’s strong) a dare una mano con il baule.
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    Il senso di prestanza viene espresso con “Il primo bambino l’ha cagato su un marciapiede!”, che in originale è “Her first baby came out sideways”. Qui è evidente il motivo di come l’espressione assurda americana di un bambino che esce di lato venga rimpiazzata da un’altra, più sconvolgente -il marciapiede anziché un ospedale o al massimo una casa- con l’aggiunta dell’uso della parolaccia per intensificare il messaggio.

    (NdR: Eccovi la scena intera (finché dura il video su YouTube), da notare come la sua voce al minuto 1:45 si spezzi a causa del muco che sta tirando su. Tanto disgustoso quando esilarante.)

    Esempi di un adattamento non banale

    Tante frasi, anziché essere tradotte alla lettera, vengono rese con parole diverse che ne mantengano il significato. Un’espressione tipicamente americana come “You scared the Bejesus out of me” (Alterazione di by Jesus, per indicare una grande paura) viene resa con l’altrettanto efficace “Me la sono quasi fatta sotto”. A volte questo migliora la battuta stessa; un semplice “What happens next”, con l’aggiunta di qualche vocabolo ricercato, ha un effetto comico: “Smanio di sapere cosa succederà adesso”. “Annoying blabbermouth” (letteralmente un fastidioso chiacchierone) diventa “un noioso attaccabottoni”. Oggigiorno frasi di questo tipo verrebbero tradotte senza alcun estro immaginativo, impoverendo così non solo il doppiaggio, ma anche la lingua italiana.

    biglietto10_sixbucks
    Scommetto sei pezzi e il mio coglione sinistro che non atterrerà a Chicago”. Una frase come “Six bucks and my right nut” verrebbe facilmente tradotta come “sei dollari e il mio testicolo destro”, ma la scelta di usare “pezzi” (verdoni di solito è riservato a tagli più alti) e l’aggiunta della parolaccia non può che suscitare ilarità. Che l’attributo cambi posizione poi, è probabilmente dovuto al labiale.

    Quando Neal Page (Steve Martin) cerca termini di paragone per comunicare all’altro quanto sia noioso, gli dice di poter sopportare “any insurance seminar” che in italiano diventa “tribune elettorali”, entrambi noiosissimi! Qui si sceglie la prima cosa che possa venire in mente quando si parla di noia, a seconda del Paese.
    Have a point” diventa “Fai delle pause”. “Arriva al dunque” sarebbe stato più letterale, ma il fatto che Neal inviti Del a prendere fiato esprime al meglio come le sue storie fossero assillanti e di scarso interesse. Segue nella versione originale “It makes it more interesting for the listener” mentre in italiano, riallacciandosi al “fai delle pause”, questa diventa “Saranno la parte più interessante per chi ti ascolta”.

    vintage-60s-chatty-cathy-doll-strawberry-blonde-pull-_1Nello stesso discorso, Neal paragona Del a “quei bambolotti parlanti che c’erano una volta” affermando che “dietro la schiena hai la cordicella”, e subito dopo mima la voce gracchiante che esce dal petto della bambola (“Agh! Agh! Agh!”). Sta parlando (e in inglese la nomina) della “Chatty Cathy Doll”, una linea di bambole lanciata nel 1962 e presto diventata anche un’espressione idiomatica americana per descrivere qualcuno che non smette mai di parlare. Da noi arrivarono negli stessi anni Cicciobello e Michela, nomi che però non entrarono mai nella cultura popolare come sinonimi di persone loquaci.
    La frase sostitutiva “uno di quei bambolotti parlanti che c’erano una volta” adatta perfettamente la battuta rendendola anche senza tempo.

    gobble

    In America il tacchino fa “gobble gobble”

    Errori?

    Veniamo ora ai due casi in cui modifiche necessarie hanno cambiato il senso originale.
    I figli di Neal Page, in trepidante attesa del Giorno del ringraziamento si chiedono se l’arrivo dei nonni porti “hoogies”, reso come “gelatine”, e “Indian burns”, reso come
    “marzapane”. indian-burnL’intento americano era quello di nonni che fanno piccoli dispetti ai nipotini, mentre nella nostra versione, dove dei cari nonni non si può parlar male (al massimo di qualche zio), si trasforma la frase in dolcetti, seppur non particolarmente graditi.
    (NdR da notare che gli “Indian burns” nel Regno Unito si chiamano invece “Chinese burns”. In italiano dovrebbe tradursi con “fare gli spilli” o qualcosa del genere).
    Se di errore interpretativo si è trattato, è comunque un piccolo incidente di percorso sul quale si può soprassedere data la grande attenzione ai dettagli che spinge persino a doppiare (o meglio a remissare) i brani della colonna sonora, quando fanno riferimento a quello che accade sullo schermo (“Vi siete messi contro la persona sbagliata!”). Questi sono tutti esempi di come tempo a disposizione e voglia possano determinare un prodotto di qualità.
    La seconda modifica fa riferimento al colpo allo stomaco sferrato da Neal a Del, il quale esagera un po’ le conseguenze “That’s how Houdini died” (=è così che morì Houdini). In italiano viene addolcito aggiungendo anche un po’ di autocritica: “Io sono un ciccione, ma sono delicato”.

    Nota di Evit

    biglietto7-ero-sicuro

    Se dovessi scegliere un momento rappresentativo di come la recitazione italiana renda comici anche i momenti “minori”, sceglierei sicuramente la prima scena all’aeroporto dove Del Griffith (John Candy) riconosce Neal Page (Steve Martin) come la persona a cui ha precedentemente “rubato” il taxi e per scusarsi si propone di offrirgli qualcosa da mangiare (con una serie di cibi correttamente alterati per adeguarli al pubblico italiano, così come accadeva in Frankenstein Jr.), poi fa una pausa ed esclama “I knew I knew you!” / “Ero sicuro di conoscerla!“. Questa battuta, per come è recitata, non manca mai di farmi ridere.

    Finché durano i link a youtube vi ripropongo le due scene a confronto.
    In inglese:


    e in italiano:


    A quanto ci fa sapere Antonio Genna, il doppiaggio fu eseguito dal Gruppo Trenta che al tempo aveva un po’ l’egemonia su prodotti americani di questo tipo e che grazie a Dio ci ha regalato un doppiaggio da annali. Spero che Evit tiri fuori la sua copia in VHS così da recuperare i titoli italiani e le informazioni mancanti su coloro che hanno curato l’ottima versione italiana di questo film.

    Se volete scoprire (o riscoprire) questo classico della commedia americana, oggi che in America si festeggia col tacchino è un giorno buono come un altro. Dalla mia mai innevata Los Angeles vi saluto e mi accingo ad unirmi ai festeggiamenti… marzapane e gelatine mi aspettano (sempre meglio delle gomitate dei nonni burloni). Glu-glu-glu!

    Michele “Michael” Traversa

    biglietto3devil

    Un film diabolicamente esilarante

     


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  • Independence Day: Rigenerazione – L’adattamento italiano che non risorge

    Independence day rigenerazione, locandina con vignetta che chiede rigenerazione di cosa?
    No, seriamente, rigenerazione di cosa? Quando sono uscito dal cinema il mio iniziale dubbio sul titolo era ancora lì. Rigenerazione di cosa? Apriamo il dizionario:

    1 Azione e risultato del rigenerare o del rigenerarsi, spec. di tessuti animali o vegetali distrutti: la r. dei tessuti consente la cicatrizzazione delle ferite
    SIN. riproduzione

    Mmh, non ricordo tessuti animali distrutti che venivano rigenerati.

    2 Rinvigorimento: un buon farmaco ricostituente è quello che ci vuole per la tua r.
    || fig. Rinascita, rinnovamento spirituale e morale: r. dal peccato; r. civile e morale del popolo

    Mmh, sicuramente gli alieni avranno avuto un rinnovamento morale e spirituale pensando di poter riprendere la Terra ma non mi sembrava proprio un elemento così importante da dedicargli il titolo del film.

    3 RELIG. Stato di grazia spirituale che si ottiene, per i cattolici mediante il battesimo, per i protestanti attraverso l’accettazione del vangelo

    Che gli alieni tornino sulla Terra per essere battezzati? Hanno trovato il Vero Dio? Ma sono protestanti o cattolici?

    4 TECN. Trattamento di una sostanza logorata o alterata dall’uso al fine di riportarla alla sua primitiva efficienza: sottoporre un materiale al processo di r.

    Mmh, no.
    Insomma il sottotitolo tradotto in italiano non ha senso. Vediamo cosa significa “resurgence“:

    Rinascita, ripresa, ritorno, revival.
    Es. “Le cause di questo ritorno della malaria sono riconducibili all’uomo”

    Insomma, è uno di quei casi dove  persino un banalissimo “Independence Day – Il ritorno” avrebbe avuto più senso, perché è esattamente ciò che significa resurgence.
    Independence Day – Rigenerazione è un titolo incomprensibile prima di andare a vedere il film e resta incomprensibile anche dopo averlo visto. Paradossalmente, il titolo sarebbe stato più chiaro a molte più persone se fosse rimasto in inglese, non pensavo che avrei mai potuto arrivare ad un’affermazione simile.
    Anche la trama ufficiale del film è stata riportata ovunque con un ingenuo errore di traduzione:
    ingenuity tradotto come ingenuità invece di ingegnosità
    Se il film in italiano inizia con queste premesse, l’adattamento di Marco Guadagno, colui che vedo come il yes-man dei grandi distributori americani (sua la firma sull’adattamento di Captain America: Winter Soldier), non delude, regalandoci un prodotto perfettamente in linea con altri pasticci moderni.

    adattamento italiano di Independence Day 2

    L’adattamento… se di adattamento si più parlare

    È chiaro ormai che chi lavora ai cosiddetti blockbuster (non la catena di negozi), in primis il direttore di doppiaggio e il dialoghista, ha spesso le mani legate da scelte che altri fanno per loro e che gli vengono imposte.
    Quindi non mi sorprende affatto la presenza dell’ennesimo termine immodificabile per questioni di marketing (o qualunque altro inutile motivo ne sia la scusa): la nave “harvester” deve rimanere così anche in italiano, punto. Senza contesto, senza spiegazioni. I ragazzini giocano ai videogiochi e sanno già che cosa significa (forse), non rompete le scatole voi vecchiardi che nel 1996, già da adulti, avete visto Independence Day, cazzi vostri che in vent’anni non vi siete aggiornati e non avete ancora capito che l’inglese può capitarvi tra capo e collo in qualsiasi momento mentre parlate in italiano con altri italiani (si percepisce la mia ironia? Bene). Dagli Stati Uniti dicono che non si può cambiare perché harvester è già un marchio registrato ed è un peccato sprecarlo adattandolo con altre parole non di proprietà intellettuale della Fox, e poi i cartonati delle action figures sono già in stampa con quella parola… insomma va lasciata così anche in italiano.

    Idem con la parola “blaster” eh, basta lamentarsene! E poi ha già un precedente famosissimo e innegabile con Star Wars 7 – Il risveglio della forza, quindi ormai è una parola con pedigree, accettabilissima in qualsiasi contesto sebbene in Italia non la usi nessuno nel parlato quotidiano. Troglodita chi non la accetta. Torna a zappare, Evit, che hai osato parlar male dell’adattamento di “Star Wars 7”.

    Foto di una mietitrice

    L’harvester con cui Evit torna alla terra

    E pensare che avevo iniziato a guardare il film con pieno ottimismo verso l’adattamento italiano! Ci avete voluto lasciare i motori con il fusion drive? Benissimo! Tanto ci fanno vedere subito in cosa consiste (una specie di spintona come l’iniezione di protossido di azoto per le auto – vedi Fast & Furious, Mad Max) e il contesto aiuta. I dialoghisti italiani, per testare le vostre conoscenze di inglese, insieme a fusion drive ci lasciano anche l’hard drive, cioè due tipi diversi di drive, entrambi facilmente sostituibili con eleganza in lingua italiana ma perché sforzarsi, giusto? Il primo inteso come “spinta”, il secondo drive invece lo conoscete già, è l’abbreviazione di “hard disk drive” che oggi non va più di moda chiamarlo hard disk ma si è deciso di cambiare tipo di abbreviazione colloquiale e adesso è hard drive. Sì, l’interrogazione finale verterà anche su questi argomenti.

    Come sempre, e non mi stancherò mai di dirlo, è il contesto che rende un termine inglese accettabile in un film e di dubbio gusto in un altro. Volete chiamare le armi aliene blaster anche in italiano? Bene, ho capito che oggi in italiano non si adatta più niente (a volte non si traduce nemmeno più) e in questo film tale scelta è comunque meno grave che in Star Wars 7 dove la tecnologia che sentiamo nominare aveva già un adattamento stranoto per il quale uno spettatore potrebbe anche esigere una cosetta da niente che forse avrete sentito nominare qualche volta, mi pare si chiami CONTINUITÀ. Nel precedente Independence Day non si parlava delle armi aliene (sono una novità di questo nuovo capitolo) quindi c’è stata carta bianca sull’adattamento di questo termine e, in linea con lo stile moderno, non si è adattato il termine. OK. Vedete che non sono così vetusto? Mi va bene, mi va bene.

    Va bene, va tutto bene!

    Va bene, va tutto bene!

    Passiamo alla prossima lamentela da vetusto pedante quale sono.

    Le informazioni contenute nell’hard drive di un misterioso dispositivo alieno, si poteva tranquillamente dire che fossero contenute nella sua memoria ad esempio, che poi è la soluzione più elegante a prova di obsolescenza tecnologica ma anche in questo caso vaaaaaaa bene! Va tutto bene! Si è deciso di lasciare hard drive? Bravi! Mi va bene, mi va bene, mi va be-ne [tic nervoso agli occhi]! Ma il problema in quella frase è un altro. In inglese lo scienziato parla di “proverbial hard drive” che non è, come invece hanno avuto il coraggio di tradurlo, adattarlo e doppiarlo: “il suo famoso hard drive“. Quella è la traduzione a cui potrebbe giungere chi traduce con google. Chi conosce veramente l’inglese invece riconoscerebbe che “proverbial” è usato in maniera insolita per indicare una cosa che non è propriamente un hard disk come lo intendiamo noi ma che di fatto lo è, quindi era un hard disk “di fatto”, il suo “cosiddetto” hard disk, non certo un hard disk “famoso”! Ma che cazzo stiamo sentendo?

    A concentrarsi solo sulle parole inglesi ci si dimentica che le frasi italiane dovrebbero avere anche un senso. Nessuno infatti durante tutto il film aveva sentito parlare dell’hard disk di quel marchingegno alieno, quindi l’hard disk non aveva nessuna reputazione e nessuna fama, viene letteralmente introdotto dal nulla come “il famoso hard drive”. Prego, gettate cacca in direzione dello schermo.

    Reazione di Jeff Goldblum in Independence Day 2

    La mia reazione

    Vogliamo ritornare a parlare della nave harvester? No? E invece sì.

    Ricordate quando parlavo del contesto? Di come certe scelte possono essere ancora accettabili e altre meno, di come ad esempio blaster è ancora accettabile qui in Independence Day ma non altrettanto accettabile in Star Wars 7, ricordate? L’ho detto un attimo fa.
    Ebbene, “nave harvester” qui non ha alcun senso, porcaccia di quel dio alieno infame!

    Spieghiamo brevemente il contesto: un misterioso dispositivo tecnologico alieno (che ricorda la nave di 2001: Odissea nello Spazio e mille altri film di fantascienza dal 1968 fino a Oblivion passando per la Guida Galattica per Autostoppisti) ascoltava le conversazioni umane decifrandone il linguaggio in modo da poter finalmente comunicare con noi in maniera comprensibile, nel nostro caso doveva parlare agli americani, quindi in lingua inglese. Semplice, no? Logica vuole che in questo complesso mondo del doppiaggese si trasli tutto ciò alla lingua italiana. Semplice, no? No. La scelta di fargli dire “nave harvester” è insensata nel contesto.
    Abbiamo dunque un alieno che decifra la lingua inglese (per noi doppiato in italiano) e, una volta acquisita, si rivolge agli scienziati parlando loro in inglese, che viene giustamente doppiato per noi in italiano ma con una commistione di italiano e parole anglosassoni? Ma che cazzo stiamo sentendo?

    La reazione dell'attore Brent Spinner in Independence Day 2

    La mia reazione

    Sulla carta, l’ordine dei supervisori americani “harvester ship deve rimanere nave harvester” è purtroppo quanto di più ordinario avvenga nel doppiaggio italiano di questi tempi, almeno per i grandi film hollywoodiani, ma in certe occasioni (come questa) va proprio a stridere con l’intero concetto di adattamento introducendo un vero e proprio cortocircuito di insensatezza. Non aiuta che lo stesso androide alieno insista su questo concetto parlando anche di regina harvester nella nave harvester. Bleah! Abbiate pietà di noi poveri spettatori italioti.

    La regina aliena in Independence Day 2

    La regina dei raccolti

    E dire che stavano andando così bene, con il programma di difesa Earth Space Defense tradotto in italiano (Difesa Spazio-Terra o qualcosa del genere) e con un cast di doppiatori niente male a parte il droide-palla alieno che sembrava l’annunciatrice sarcastica del videogioco Theme Hospital, ma in generale tutti capaci; per eventuali lamentele sulla piattezza di alcune interpretazioni rifatevela con lo stile di interpretazione-fotocopia che per svariati motivi impera da una quindicina d’anni.

    Nota curiosa: il ragazzo che interpreta il figlio di Will Smith sembra sia riuscito a riprodurre molto bene il modo di recitare di Will Smith, una piccola accortezza da parte dell’attore di cui ovviamente non avrete neanche il minimo sospetto guardandolo in italiano, ma ci sono qui io a togliervi dubbi e interrogativi che non sapevate neanche di avere.

    La prima mezz’ora insomma procede senza problemi lessicali, poi si comincia con piccole cose come “la devastazione sull’East Coast sarà incalcolabile” e “iniziare il countdown simultaneo” che da sole non danno alcun fastidio sebbene siano di facile traduzione e lasciare questi termini in inglese non porta nessun significato addizionale (cioè, lo fate tanto per! E vabbè, se è di moda… contenti voi). Peccato però arrivare a fine film con qualche calco dall’inglese di troppo, un paio di enormi scelte insensate e quella idiozia dell’hard disk famoso, roba che non sentivamo più da decenni, da epoche passate in cui comunque l’errore umano non era facilmente risolvibile con una ricerca su internet perché internet non c’era, oggi invece si può e in tempi inferiori al minuto… sempre a patto di sapere cosa si stia cercando. È quello il guaio, la ricerchina su internet aiuta fino ad un certo punto, oltre c’è bisogno di gente che l’inglese lo conosca per davvero. Lo stesso vale per altre lingue.


  • Mamma, ho riperso l’aereo – mi sono smarrito a New York: quest’anno il Natale è arrivato in anticipo!

    Vignetta di apertura sulle recensioni di Evit sul blog doppiaggi italioti
    Che il secondo film della serie “Home Alone” non sia all’altezza del primo lo intuii persino io in giovane età quando vidi Mamma, ho riperso l’aereo in un’arena estiva nel 1993 e mia cugina, di un anno più grande, mi chiese perché non ridessi alla scivolata cartonesca di Marv verso l’armadio delle vernici, oppure perché non ridessi a sufficienza della sua folgorazione con tanto di scheletro urlante.

    Marv viene folgorato e diventa uno scheletro, da Mamma ho riperso l'aereo
    OK, quella dello scheletro era esilarante, soprattutto abbinata all’urlo effemminato dell’attore Daniel Stern, ma la degenerazione di Mamma, ho riperso l’aereo con le sue gag da cartone animato purtroppo non gli consentono di rimanere eternamente e interamente godibile come il primo film.

    La premessa stessa è odiossissima. Infatti qui Kevin McCallister non è più vittima delle circostanze bensì pienamente artefice delle sue malefatte grazie alle quali si trasforma da subito in “villain” del suo stesso film, il peggior nemico di se stesso… perché quando capisci di aver sbagliato aereo, ti ritrovi all’aeroporto di New York con la borsa di tuo padre e decidi “si fotta la famiglia in Florida, me la spasso a New York con la carta di credito di papà”, non hai più l’innocenza del bambino che credeva di aver fatto sparire magicamente la propria famiglia e che cercava di difendere la sua dimora dai ladri in attesa che un miracolo la facesse ricomparire… sei solo un bambino stronzo e viziato, e a Natale riceverai solo tante botte.

    Kevin McCallister a New York

    Il cattivo del film

    Premessa a parte, dopo un primo tempo spassoso incentrato su Kevin a New York, trovo che il film affondi stile Titanic, spezzandosi in due prima di calare a picco. Il momento fatidico è quello dell’abbandono dell’hotel di lusso, seguito dalla replica dell’attacco in casa del primo capitolo, che non sarebbe stata neanche una brutta idea in un film simile (“Ghostbusters IIdocet) se non l’avessero condita però di situazioni sempre più improbabili: se nel primo film Marv veniva colpito in testa da un ferro da stiro che cadeva dal piano superiore di casa McCallister, qui viene invece colpito alla testa da svariati mattoni gettati energicamente dal quinto piano di un palazzo. Willy E. Coyote ne sarebbe stato soddisfatto. Neanche la scena in cui Joe Pesci viene catapultato a 10 metri d’altezza grazie ad una leva fatta con un bidone e un’asse di legno della ACME fa guadagnare al film molti punti ai miei occhi.

    Joe Pesci come ladro Harry che vola prima di cascare a terra

    Harry fa pratica nel “salto dello squalo”

    L’adattamento italiano di Mamma, ho riperso l’aereo

    Nonostante il film scada spesso in una sciocca parodia del precedente, l’adattamento italiano si mantiene a livelli alti e per dimostrarvi da subito (e incontrovertibilmente) che il seguito di Mamma, ho perso l’aereo gode di un adattamento italiano tanto ottimo quanto quello del primo capitolo, vi propongo subito questo dialogo preso dai primi minuti del film:

    Kevin McCallister che nel doppiaggio italiano di Mamma ho riperso l'aereo dice sono rimasto fottuto
    Altro che il “vietato ai minori non accompagnati” di Deadpool! Gli anni ’90 ridono in faccia alla Marvel del 2016. Far dire ad un bambino di 10 anni “fottuto” in un film destinato proprio ai bambini è un azzardo che forse non vedremo mai più, i primi anni ’90 erano gli anni d’oro per quel genere di commedia (il periodo del “le parolacce fanno ridere i bambini”).

    Ma passiamo subito alla lista di Evit, ovvero tutti gli elementi degni di nota riguardanti l’adattamento italiano. Questo adattamento italiano, nonostante torni nelle mani capaci di Silvia Monelli, direttrice di doppiaggio del primo film, perde di continuità in alcuni riferimenti al precedente capitolo ed eccoveli tutti, nella poco fantasiosa formula della “lista della spesa”.

    Riferimenti mancati al precedente Mamma ho perso l’aereo

    i ladri del nastro isolante
    Mentre Marv nel primo film proponeva il nome di “the wet bandits” (memorabilmente tradotto come “i banditi del rubinetto“), all’inizio di questo film se ne viene fuori con “the sticky bandits”, adattato come “i ladri del nastro isolante“. Per richiamare il precedente adattamento in realtà avrebbero dovuto proporre “i banditi del nastro isolante” piuttosto. Questo in teoria… magari nella pratica il labiale funzionava meno per via del primo piano di Marv quando lo dice, oppure si erano semplicemente dimenticati del primo adattamento, anche questo può capitare.

    Sul finale (in inglese) ritorna la storia dei banditi del rubinetto, ad emulazione della stessa scena dell’arresto nel primo film…

    mamma2stickybandits

    Nella versione doppiata, Marv diceva: ci pensi, Harry? Diventeremo famosi! ed Harry rispondeva famosi un accidente! (seguito da un calcio in culo), questa frase era al posto di “non siamo i banditi del nastro isolante, sta’ zitto!”.

    Merry Christmas, you filthy animal!
    Tutti voi ricorderete il film in bianco e nero che si guardava Kevin nel primo Mamma ho perso l’aereo, ciò che lo rendeva memorabile anche nel nostro paese era quella frase da annali di storia del cinema: “tieni il resto, lurido bastardo!“. All’interno di Mamma ho riperso l’aereo vediamo il seguito di quel film in bianco e nero (“Angels with Even Filthier Souls”, Angeli con l’anima ancora più sporca) dove lo spietato antagonista questa volta smitraglia la fidanzata infedele per poi tirar fuori un’altra perla delle sue: “Buon Natale, maledetto animale!“.

    In originale si trattava però della stessa battuta usata nel precedente film “ya filthy animal!“, letteralmente “lurido animale!”. Riferendosi adesso ad una donna però, il primo adattamento, “lurido bastardo”, non solo non era chiaramente riproponibile (“lurida bastarda” avrebbe travalicato le intenzioni della frase originale) ma cambiandolo al femminile non avrebbe comunque funzionato vista la scena successiva dove Kevin sfrutta quei dialoghi per scacciare il concierge dell’albergo. Si tratta dunque di uno di quei cambiamenti, purtroppo necessari, a svantaggio della continuità delle battute tra il primo film e il secondo. In italiano quel personaggio, semplicemente, ne tirava fuori un’altra delle sue; in inglese invece la comicità della scena viene anche dallo scoprire che la stessa identica battuta veniva riproposta a qualsiasi vittima, uomo o donna che fosse, chiamandoli tutti “luridi animali”.

    Me lo immagino un terzo film in cui vediamo il cattivone ripetere il mortale conto alla rovescia al suo cane per un crimine minore, tipo aver fatto la pipì sul tappeto, e poi concludere la sparatoria con un “stai a cuccia, lurido animale!”. Aspettate… mi è venuto in mente che esiste anche un terzo film ma io non l’ho mai visto, ditemi che c’era una scena simile!

    I due ladri di Mamma ho riperso l'aereo
    Un altro piccolo elemento ricorrente nella versione originale, ma alterato in fase di adattamento, è l’augurio che si scambiano i due ladri “crowbars up!” (letteralmente “su i piedi di porco”), una specie di cin-cin tra scassinatori che nel primo film era stato tradotto con il termine “presentatàrm” mentre nel secondo film viene tradotto come “onore alle armi”. Questo è solo un altro piccolo elemento che avrete sentito in entrambi i film e che magari non avreste potuto immaginare si trattasse della stessa battuta.

    Riferimenti che nel 1992 forse non avreste capito e quindi sono stati cambiati

    Quando i due ladri svaligiano il negozio di giocattoli e si ritrovano davanti ai soldi destinati all’ospedale pediatrico esclamano…

    Merry Christmas, Harry. Happy Hanukkah, Marv! Home alone 2
    Nell’adattamento italiano troviamo un più familiare scambio di auguri al suo posto:

    – Buon Natale, Harry.
    – Felice anno nuovo, Marv.

    Scommetto che non avreste mai sospettato che Marv fosse ebreo.

    Riferimenti che non avreste capito comunque

    Gesto scaramantico dei genitori di Kevin che bussano sul legno, da Mamma ho riperso l'aereo
    Quando il padre dice “sembrerà strano ma i bagagli non li perdiamo mai” vediamo i due genitori bussare sulla scrivania davanti a loro. Per chi non avesse familiarità con i gesti scaramantici americani, “bussare” sul legno (“knock on wood” per gli statunitensi o “touch wood” in Gran Bretagna) è praticamente l’equivalente del nostro “tocca ferro”. Alcuni sostengono che il gesto scaramantico derivi dalla tradizione pagana germanica dove si bussava sugli alberi (e per estensione sul legno) per invocare la protezione degli spiriti benevoli che in essi dimorano. Secondo altre fonti serviva invece, all’opposto, a scacciare spiriti malevoli. Qualunque sia l’origine, il gesto serve a scongiurare un possibile evento infausto a cui si è appena fatto riferimento (in questo caso la perdita di bagagli).

    Per il pubblico italiano tale gesto non sembra altro che una manifestazione dell’eccentricità dei genitori in un momento di stress, quasi volessero scaricare la tensione in maniera comica dopo la brutta battuta del padre su come si perdano continuamente Kevin mentre i bagagli invece non li perdevano mai. In un film italiano avremo certamente visto il gesto delle corna.

    Mentre alcune battute possono essere adattate meglio o peggio di altre, gesti simili restano “intraducibili”; del resto l’atto di bussare sul legno a mo’ di scongiuro ci è così poco familiare che tutt’ora quella scena credo vada spiegata a gran parte degli spettatori italiani ma, se volete vederla da un altro punto di vista, lo scongiuro fatto bussando sul legno è comune a così tante culture nel mondo che potremmo dire di essere noi italiani la mosca bianca, cioè l’unico popolo che tocca ferro al posto del legno.

    Altri cambiamenti degni di nota

    “Quello ha le pigne nel cervello”

    Mentre in inglese Buzz continuava la sceneggiata del ragazzo per bene dicendo “che giovanotto inquieto” (what a troubled young man), in italiano diventa la scusa per l’ennesima, comica, offesa fraterna (quello ha le pigne nel cervello).

    Buzz che dice: quello ha le pigne nel cervello
    “Tutta la famiglia è contro di me”

    Questo è uno di quei momenti comici dove il bambino usa la parola “jerks”, ne avevo già discusso nel precedente articolo su Mamma ho perso l’aereo dove sottolineavo come “jerks” non sia un’espressione traducibile sempre allo stesso modo, cambia molto da contesto a contesto invece. L’equivalente della frase originale di questa scena teoricamente sarebbe “sono tutti degli stronzi”, ma nel contesto non funzionerebbe benissimo (Kevin lo dice con resentimento e rassegnazione, ma quando gli italiani dicono “stronzo” non è mai detto con rassegnazione). Come tutte le battute contenenti “jerk” (elencate nel precedente articolo), anche questa frase richiede l’analisi del contesto… ricordate quando i film doppiati venivano anche “adattati” e non solo tradotti alla lettera? Ecco. Ricordate che se non dice la stessa identica cosa non vuol dire automaticamente che sia una cattiva traduzione e questa battuta ne è un ottimo esempio.

    Tutta la famiglia è contro di me, da Mamma ho riperso l'aereo
    In questo caso Kevin era stato mandato in camera dopo aver subito un processo domestico ingiusto dove sentiva tutti contro di lui, così in italiano si trasforma nella constatazione “tutta la famiglia è contro di me”. Forse non sarà divertente quanto “sono tutti una manica di stronzi” ma è funzionale alla scena e, comunque, così come l’uso di “jerks” in inglese, anche l’espressione italiana fa sorridere perché rappresenta ciò che spesso percepiscono i bambini di quella età quando vengono incolpati di qualcosa. Kevin, in breve, anche in italiano, si esprime come un bambino vero e non come un bambino tradotto in doppiaggese.

    Hai la carta d’imbarco? Bravo chi la trova

    In originale: è qui da qualche parte.

    Kevin McCallister non trova la carta di imbarco
    Cerca di scoprire tutto quello che puoi su quella mezzacartuccia

    Cerca di scoprire tutto quello che puoi su quella mezzacartuccia
    Qui la piccola miglioria sta su “that young fellow” (quel giovanotto) che in italiano diventa “quella mezzacartuccia”. L’alterazione non solo è più comica ma si addice perfettamente al personaggio e lo introduce alla perfezione.

    Seccherebbe a qualcuno se facessi un tuffo acrobatico?

    Il tuffo in piscina, da Mamma ho riperso l'aereo
    In originale il ragazzino chiedeva letteralmente “seccherebbe a qualcuno se mi esercitassi sul tuffo a bomba?”. Ovviamente l’ironia originale sta nel fatto che non serve far pratica per raffinare l’arte del uffo “a bomba”. In italiano la battuta risulta più divertente visto che preannuncia un tuffo acrobatico prima di eseguirne uno “a bomba” (o “a cofanetto”, come si dice in certe regioni).

    Guarda che sta dicendo una balla!

    Kevin McCallister che commenta la visione di film non adatti ai minori
    Mentre Kevin guarda un film troppo violento per la sua età, partecipa attivamente ai dialoghi (come capita non di rado anche a certi adulti alle prese con film che li spaventano), commentando tra sé e sé che la donna nel film è spacciata (“she’s rat-bait” – per farvi capire il senso lo tradurrò come “è già bella che morta” / i sottotitoli del DVD propongono “è cibo per vermi”). Anche in italiano Kevin partecipa attivamente ai dialoghi del film ma, invece di parlare tra sé e sé, sembra addirittura parteggiare per lo spietato antagonista dal grilletto facile suggerendogli che le parole della donna fossero tutte balle. Un’alterazione che non solo si adatta perfettamente al labiale (“balla” sta benissimo su “bait”) ma che trovo anche più divertente di un più semplice “è spacciata”, tanto meno “è cibo per vermi” suggerito nei sottotitoli.

    Conclusione va’, oggi chiudiamo prima del solito!

    Nei dialoghi italiani ci sono tanti altri piccoli momenti comici come l’esclamazione “l’artrosi!” di pozzettiana memoria, detta dopo una caduta per terra, oppure Kevin che dice “cavolo, sei stato un razzo!”, frase rivolta a Babbo Natale dopo la comparsa della madre sul finale, proprio quando aveva espresso il desiderio di rivederla al più presto. In generale, insomma, l’adattamento di questo film si rivela ottimo, persino migliore del primo se contiamo che ha molti meno errori del capostipite, che già era fenomenale (l’articolo sul primo film lo trovate qui).

    Dipendenti dell'hotel caduti con la schiena per terra nel tentativo di catturare Kevin in Mamma ho riperso l'aereo

    Ahhh, l’artrosi!

    Difatti in questo film di veri errori non mi pare di averne trovati, tutte le differenze elencate qui ricadono nelle scelte di adattamento e non in errori a monte del processo interpretativo, e c’è una bella differenza tra le due cose.

    Chiudo con dire che Mino Caprio risulta sempre più comico nei panni di Marv, il suo ruolo in assoluto più memorabile… almeno fino all’avvento di Peter Griffin.

    adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo

    “Be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo”

    E per terminare l’articolo citando le parole del fratello Buzz: be’, adesso basta con questa svenevole manifestazione di giubilo (che ovviamente non era così memorabile in inglese) e buona visione a tutti, perché lo so che adesso avete voglia di rivedervi lo scheletro di Marv che urla con voce acuta: Ahhhh! Ahhhh! Ahhhh!

    Alla prossima recensione, salvo imprevisti.

    knock on wood

  • Django Unchained – La D è muta ma l’adattamento lascia ammutoliti

    Vignetta di introduzione sull'adattamento italiano nel doppiaggio di Django Unchained

    Quando Django Unchained uscì nei cinema italiani, il popolino di internet ebbe un moto intestinale e cacò fuori l’argomento più arido e ritrito dal 2005 a questa parte e che ciclicamente torna a far parlare di sé grazie ai social network e grazie ad articoli acchiappa-click: versione originale o versione doppiata?

    Casus belli: la notizia internettiana che descriveva di come, nei primi giorni di proiezione a Roma, il film avesse incassato più nelle sale dove veniva proiettato in inglese (sottotitolato in italiano) che in quelle dove girava la versione doppiata del film; da questo “fatto” poi ogni articolista/blogger (chiamarli “giornalisti” sarebbe un offesa persino per il giornalismo italiano) ci aggiunse le sue considerazioni personali sottolineando come questo fosse significativo di qualcosa (lasciamo perdere che a questo “qualcosa” ci arrivavano con ragionamenti in stile teologia medievale) …e l’internet si divise in fazioni: chi sosteneva energicamente che il film doppiato fosse una pallida e indegna versione del capolavoro linguistico di Tarantino, nel quale si possono trovare letteralmente dozzine di differenti modi di parlare l’inglese [ovviamente non tutti “riproducibili” in un doppiaggio italiano] e a chi non gliene fregava assolutamente niente ed è andato a vedere il film nella lingua a lui o lei più comprensibile.

    Come spesso accade, per un po’ i più chiassosi fecero parlare di sé, vendendo l’idea che i film in lingua originale avrebbero venduto sempre meglio perché l’italiano medio era stufo dello spregevole doppiaggio italico che tradisce i sacri dialoghi originali, perché il doppiato non è bello come l’originale, è sempre una piatta reinterpretazione etc, etc… salvo poi necessitare di sottotitoli per capirlo, come dimostrato dalla proiezione di The Hateful Eight all’Arcadia di Milano dove il tardivo annuncio che il film in lingua originale non avrebbe avuto sottotitoli ha causato una corsa alla rivendita, en masse, dei biglietti incautamente acquistati in anticipo.

    Insomma nel 2013, ad informarsi sul web, sembrava che l’avvento della Grande Lettura Collettiva In Sala Buia fosse quasi alle porte ma, ovviamente, nessuna rivoluzione in questo senso è poi accaduta perché, nel bene e nel male, il cinema straniero è il più venduto in Italia anche in virtù della sua enorme facilità di fruizione data dal doppiaggio, a beneficio di qualsiasi spettatore: dall’ipovedente all’ottantenne, a quello che a scuola ha studiato francese, al dislessico, a chi è semplicemente conscio dei limiti del proprio inglese. Anche loro sono spettatori paganti del resto.

    scena dal film The Blob, la fuga dal cinema

    Come tutte le sterili disquisizioni che nascono da articoli acchiappa-click e finiscono per essere trampolino di lancio per baggianate da sparare su Facebook e su forum non inerenti all’argomento —con i disquisitori che vorrebbero arrivare a discutere dei massimi sistemi a suon di frasi fatte del calibro di: all’estero non doppiano e sanno tutti l’inglese / il doppiaggio in Italia è il migliore del mondo! / I sospiri originali!!! / Luca Ward mi ti farei!— così anche questa discussione su Django Unchained, presunta cartina tornasole dell’Italia che vorrebbe i film solo in lingua originale, si espanse finendo per gravitare su cose che secondo me lasciano un po’ il tempo che trovano, come ad esempio la somiglianza delle voci e delle interpretazioni, l’espressività, il suono delle parole, etc… ma perdendo di vista il vero problema di questo film in italiano: il suo adattamento.

    NOTA: in risposta alla menzionata lamentela sterile esplosa nel 2013 all’uscita del film: sì, certo, la varietà di accenti presenti nel film non è interamente riproducibile in una localizzazione italiana dei dialoghi. Ed è una novità? Guardando Titanic avete provato un’emozione diversa prima di sapere che i ricchi parlavano diversamente dai poveri? È ovvio che l’adattamento linguistico e quindi il doppiaggio, nel suo complesso, abbia limiti intrinseci e per aggirarli c’è solo un modo: imparare la lingua e la cultura del paese di origine del film, ma a livello “nativo”, non abbisognando di sottotitoli per capirci qualcosa!

    L’adattamento italiota di Django Unchained

    Di Caprio con il martello in mano e vignetta che parla dell'adattamento italiano nel doppiaggio del film
    Se il precedente Bastardi senza gloria aveva già fatto parlare di sé in questo stesso blog per via di quei dialoghi multilingue discutibilmente adattati in una singola scena (quella degli italiani ovviamente), a Django Unchained non andrà molto meglio! Questo a causa del suo adattamento incostante (perché non saprei come altro definirlo) che, è vero, ci regala dialoghi splendidamente e canonicamente tarantiniani come “l’unico che ci deve vedere è il cavallo del cazzo!” e “io non vendo i negri che non voglio vendere” (solo Tarantino sa essere così piacevolmente pleonastico) oppure quelle azzeccate scelte linguistiche come il “gnorsì” detto dalla servitù ai propri padroni bianchi, ma tali lodevoli sforzi di adattamento vengono subito deturpati da elementi d’intrusione come gli inutili inglesismi (o “inglesismi superflui”) di cui spesso mi lamento nel blog e appartenenti ad una delle abitudini linguistiche nostrane più infime e deprecabili, quelle degli italiani che subiscono, anche linguisticamente, la globalizzazione invece di cavalcarla per espandere le proprie conoscenze. Scelte lessicali post-moderne che poi fanno a cazzotti con il genere e con l’ambientazione di Django: il western.

    Perché di deturpamento si tratta quando nei dialoghi italiani viene mantenuto un soprannome come “Big Daddy” (così la schiava nera chiamava il suo padrone) in quanto, non solo un fantomatico rispetto delle fonti risulta insensato nel doppiaggio di un film di questo genere ma, al generico spettatore italiano, il sentire “big daddy” venir fuori dalla bocca di una persona di colore è più facile che possa rimandare alla subcultura rap americana moderna da videoclip, piuttosto che allo schiavismo dell’800.
    Una scelta che fa leva su un linguaggio che, per quanto ovvia a molti di voi che mi leggete, non può arrivare a tutti. Chi non sa l’inglese, né conosce la cultura americana, glissa su quel nomignolo, forse non interpretandolo nemmeno come tale. Lo capisco io come bilingue? Certamente. Lo capisce lo spettatore medio dai 14 ai 45? Molto probabile! Ma c’è una qualche necessità narrativa o linguistica che porti ad esigere che un nomignolo di un personaggio inventato rimanga identico al copione americano? Assolutamente no, specialmente quando lo si accosta poi ad un termine storicamente appropriato: “Gnorsì, Bid Daddy“.

    Locandina italiana del film Big Daddy un papà speciale

    Boh… sarà un western!

    Similmente, non si capisce il bisogno di tanta fedeltà ai nomignoli originali neanche per “Old Ben” (così veniva chiamato il servitore nero di fiducia della famiglia Candie) oppure nella scena in cui gli australiani chiamano il protagonista “blackie” (rimasto “blachi” anche in italiano, la “e” è muta ;D ), specialmente in un film dove poi si nomina Isacco Newton. Il generico pubblico italiano cosa dovrebbe trarne dall’improvvisato appellativo “blackie” (dispregiativo di “black”, nero, ma non forte come “negro”) detto in un paio di battute dirette a Django? (“affare fatto, blackie“)

    Per lo spettatore di lingua inglese, questo appellativo sottolinea un modo di parlare britannico ma in italiano cosa starebbe a sottolineare? Assolutamente niente. Per questo gli appellativi dovrebbero essere adattati in italiano, perché altrimenti non significano niente; per alcuni finiscono per essere solo suoni vuoti, per altri sono suoni che “forzano” la mente dello spettatore a pensare “ah già, perché in inglese black è nero, quindi sarà stato l’appellativo con cui lo chiamavano in lingua originale”… un brevissimo flusso di pensieri che, per quanto inconsciamente possa avvenire, se avviene, rappresenta il fallimento dell’idea stessa di “doppiaggio”. La differenza è ancora più lampante quando lo confrontiamo col recente The Hateful Eight a cura di Valerio Piccolo dove NIENTE dei dialoghi viene lasciato in lingua inglese (meno che mai gli appellativi!) e in cui nessuno viene chiamato “blackie”, né “big daddy”; in parole povere nessun elemento dei dialoghi di The Hateful Eight vi fa mai pensare a “ah già, ma nella realtà loro parlano inglese!”.

    In italiano, semplicemente, non c’è modo di rendere l’idea che il personaggio che diceva “blackie” parlasse con accento e modi di dire da australiano e questo, come ho detto, è uno dei limiti più noti del doppiaggio. Ma il far sì che almeno ciò che dicono i personaggi sia comprensibile a tutti (e sottolineo “a tutti”) fa parte proprio delle basi dell’adattamento! Indurre nello spettatore certi ragionamenti del calibro di “blackie sarà black, cioè nero, quindi forse è un appellativo perché Django è di colore” non trovano spazio in un sistema comunicativo che deve essere tanto immediato quanto lo è in lingua originale per l’orecchio anglosassone. Aggiungiamoci poi che in italiano “blacky” è un nome da animale domestico…

    Gatti western
    Mettiamo in questa lista di orrori anche anche un bel “marshal” (“ora potete chiamare il marshal” / “lo iù-es-Marshal“), perché se non avete familiarità con la giustizia americana, magari non avete idea di che cosa sia uno “U.S. Marshal”! Se però ve lo descrivessi come uno “sceriffo federale” (come lo traducevano nel film Il fuggitivo, 1993) vi sarebbe subito più chiaro e, almeno intuitivamente, chiunque può capire che si tratti di un ruolo di grado superiore a quello dello sceriffo di città. Capisco sempre l’esigenza di rispettare i tempi delle battute ma non la giustifico. Dovremmo forse pensare che il doppiaggio debba anche svolgere una funzione educativa, insegnandoci a pronunciare i nomi originali di ruoli istituzionali americani solo perché chi ha adattato i dialoghi ritiene sia bene conoscerli? Non è meglio favorire invece l’immediata comprensione dei dialoghi per tutti?

    Non è certo la prima volta che sentiamo parlare degli “U.S. Marshals” nel cinema doppiato ma, come sempre in questo campo, c’è da valutare anche il contesto, se c’è tempo e modo per far comprendere a tutti di cosa si stia parlando e altre cosette così che sembrano da poco ma non lo sono; in questo western, la parola Marshal piomba come un macigno per chi non l’ha mai sentita prima, viene ripetuta 11 volte nel giro di 2 minuti e poi non la sentiamo pronunciare mai più per tutto il resto del film, ergo se ne poteva fare anche a meno.

    Il dottor Schultz nel film Django Unchained …continuiamo?

    Quando sentiamo parlare di una banda di fuorilegge chiamata i Brittle brothers, è proprio necessario questo “assaggio” di cultura americana? Che senso ha questo fritto misto dove “brothers” rimane in inglese? È il nome di una banda di fratelli malviventi oppure di una banda musicale? L’allitterazione era così fondamentale da giustificare una non-traduzione? Emblematica la reazione dei miei genitori (ultrasessantenni) quando videro il film e non colsero niente di quel “Brittle Brothers”. Quando ti ritrovi a dover “spiegare” (o ripetere) alcune parole di un film western doppiato a degli ultrasessantenni (che di western ne hanno visti a bizzeffe ai loro tempi) qualche domanda sulla qualità dell’adattamento me la porrei a prescindere.

    Passando oltre, che senso ha dire “ammetto che siamo un bel team” in ambito western? Erano ad una riunione aziendale del 2013?

    Ancora. Quando Django fa lo spelling del suo nome a Franco Nero, che senso ha che lo faccia con alcune lettere pronunciate all’inglese e altre all’italiana? “Di-gei-a-en-gi-o”. Passi anche quel “gei”, dall’inglese “jay” (che comunque non esiste in italiano), ma in Italia la lettera “n” si legge “en”? E da quando? In quale universo parallelo accade ciò? Nell’Italia del shish forse.

    Vignetta di Schultz dal film Django Unchained che dice mi spiace, hai detto una cagata

     

    Google Translate 1 – Adattamento italiano 0

    Ad aggravare il tutto, ci sono dialoghi in cui si sente il peso di una traduzione pedissequa come quando ci dobbiamo sorbire “200 dollari, morto o vivo” dall’iconico “dead or alive” americano che in Italia è sempre stato tradotto con l’altrettanto iconico “vivo o morto”. In entrambe le lingue l’ordine delle parole è probabilmente dettato dalla sonorità, oltre ad essere un’assodata formula storica, ma nel doppiaggio di Django Unchained si è deciso di reinventarla per chissà quale insensata “ricerca dell’originale”.

    Inizialmente lo dice il dentista tedesco e lo spettatore italiano viene portato a pensare che sia parte del suo stravagante modo di parlare, difatti, durante la sopra citata visione con i miei genitori (oh, qualsiasi scusa è buona per rivedersi Tarantino), mia madre rise per l’inaspettato modo di dire del Dr. Schultz tetesco di Cermania… in realtà ci sarebbe da piangere quando dopo si scopre che anche personaggi madrelingua dicono “morto o vivo” al posto di “vivo o morto” ed è chiaro che è stato scelto (per non si sa quale motivo) di tradurre alla lettera la frase americana.
    django unchained battuta wanted morto o vivo, dal doppiaggio italiano del film
    Siccome poi piove sempre sul bagnato, quando Django legge il manifesto di alcuni ricercati, in italiano dice “Wanted morti o vivi…” quando poteva tranquillamente dire “Ricercati vivi o morti…“. Certo, “wanted” è facilmente comprensibile da gran parte del pubblico moderno ma, ancora una volta, era necessario? E a che pro? Il fatto che in quella scena il pubblico abbia modo di vedere chiaramente il manifesto con la scritta WANTED non deve certo essere la scusa per propinarci un italiano con cui, onestamente, gli italiani hanno poca familiarità (mi riferisco all’inversione “morto o vivo”) e che sembra tradotto da qualcuno che non ha mai visto un solo film western (doppiato) in vita sua.

    Wanted dead or alive tradotto da Google Translate in ricercato vivo o morto
    Insomma, quando Google Translate fa meglio di voi, ancora una volta, io qualche domanda me la porrei.

     

    Battute dubbie

    Passiamo alle frasi che è facile identificare come scelte poco sensate anche senza il testo originale a fronte:

    Supercazzola nel doppiaggio italiano di Django Unchained
    Dopo aver liberato gli schiavi, il dentista tedesco suggerisce loro di fuggire verso aree del paese più tolleranti e dice “e nel remoto caso che vi siano degli appassionati di astronomia in mezzo a voi, la stella polare è quella” (e se ne va).
    Ora, questa frase in italiano non può che lasciare gli schiavi allibiti, quasi avesse fatto loro una piccola supercazzola (anzi dovrei dire “supercàzzora“). A cosa può servire a degli schiavi (che molto probabilmente erano del tutto ignoranti) una simile informazione? Azzarderei a dire che nel 2016 anche qualche italiano potrebbe non sapere che la stella polare indichi il nord.

    In inglese la stella polare si chiama North Star, il suggerimento per aiutare gli schiavi in fuga stava dunque nel nome stesso della stella indicata, a prescindere dal “remoto caso che vi siano appassionati di astronomia” tra i suddetti schiavi (una frase che ovviamente era una battuta! Infatti non serviva che ci fossero tra loro degli appassionati di astronomia per capire il messaggio implicito). Avrebbe avuto più senso inserire qualche parola in più nel dialogo italiano affinché questa frase avesse senso nel contesto: “la stella polare che indica il nord è quella!” (o “la stella che indica il nord è quella!”).

    NdA: se pensate che tutto ciò siano solo inutili minuzie non conoscete ancora bene il mio blog e non avete idea di quante altre piccole lamentele ho eliminato in fase di correzione bozze perché apparivano troppo pedanti persino per me. 😉 Ai nuovi lettori, benvenuti a Doppiaggi Italioti.

    Poi ancora…” (cit.) quando Django trova i “Brittle brothers” dice alla schiava della piantagione “va’ da quel bianco che è venuto con me“, frase che per chi parla italiano significa implicitamente “vai da quel bianco e restaci”. In realtà avrebbe dovuto dire “va’ a chiamare quel bianco che è venuto con me” e lo si intuisce anche senza andare a verificare che in inglese diceva infatti “go git that white man I came here with“. Per rientrare nei tempi della frase al massimo si poteva sacrificare il “che è venuto con me” in favore di “che era con me”, ma certamente non il verbo “chiamare” [lasciamo perdere il fatto che comunque “I came here with” avrebbe dovuto essere tradotto come “con cui sono arrivato”].
    Il “va’ da quel bianco” lascia sottinteso un po’ troppo (al contrario della lineare frase originale) e alla prima visione passa inosservato ma diventa palese nelle successive, quando già sappiamo cosa intendesse dire.

    Sparatoria nel film Django Unchained con vignetta che legge Evit non avrà esagerato per l'ennesima volta?


    Casi con scusanti e qualche elogio

    L’unico momento in cui lo spelling all’inglese non stona lo abbiamo quando il dentista tedesco afferma che non aveva “intenzione di morire a Chickasaw County, Mississippi, U.S.A.” (pronunciato “iù-es-ei”), questo funziona unicamente perché a pronunciare queste parole è uno straniero, il dentista tedesco, il quale si può supporre stia canzonando il modo di scrivere gli indirizzi postali americani, così sottolineando in modo spregiativo il luogo in cui non aveva intenzione di morire. Lo avesse detto un personaggio americano allora sarebbe l’ennesimo caso di non-adattamento, ma in bocca al tedesco funziona. Come vedete è sempre una questione di contesto. [Tolto il fatto che un personaggio madrelingua, nel doppiaggio, avrebbe dovuto dire perlomeno “nella contea di Chickasaw” e non “a Chickasaw County”]

    Il resto dell’adattamento di questo film non manca di momenti veramente azzeccati come il “positive?” tradotto come “persuaso?” di cui Django non conosceva il significato, come il linguaggio del dentista tedesco che risultava troppo raffinato per i bifolchi americani i quali replicavano con “speak English, goddamit!” (-> Parla cristiano, perdio!), oppure per altre espressioni similmente memorabili (to parley with you -> per avere un abboccamento).

    Ho volutamente evitato l’argomento “doppiatori e interpretazioni” ma se devo sbilanciarmi per dire almeno una cosa in merito, voglio che sia qualcosa di positivo: voglio quindi sottolineare la insita comicità nell’interpretazione di Mario Cordova sul personaggio di “Big Daddy” dove ogni frase è degna di un riavvolgimento con tasto rewind per poterla risentire una seconda volta e ridere di nuovo. Per fare un parallelo con un precedente film di Tarantino doppiato in italiano, un momento equivalente a questo, ovvero un momento dove un personaggio doppiato rende molto bene le intenzioni comiche originali (e le supera?), lo troviamo in Kill Bill 2 dove Marco Mete doppiava Larry, il volgare proprietario di strip club con il suo “è l’ora del calendario di Budd“… e probabilmente non è un caso che le interpretazioni più memorabili originino proprio da quei doppiatori che vengono dalla “vecchia scuola” di doppiaggio.

    larry in kill bill che parla dall'adattamento italiano di Django Unchained
    In conclusione, ribadisco ciò che già ho detto all’inizio dell’articolo: il film in italiano ha molte frasi memorabili (sarei sciocco a sconsigliarvene una visione in italiano perché non è tutto da buttare) quindi mi spiace davvero che anche questo adattamento sia dovuto finire nella mia lista nera a far bella compagnia a Star Wars VII – Il risveglio della Forza e ai Bastardi senza gloria (e se gli appellativi lasciati in inglese e gli anglicismi inutili vi hanno ricordato il recente Star Wars VII non è un caso) ma certi futili inglesismi, certe frasi tradotte pedissequamente che nemmeno Google Translate si azzarderebbe a proporvi e, addirittura, lo spelling mezzo all’inglese e mezzo all’italiana(!), sono tutte cose che meritano di essere fatte saltare in aria con la dinamite.

    Per l’adattamento di Django Unchained… BOOM!

    DjangoUnchained_end.gif

  • Mamma, ho perso l’aereo – Il film che nessuno sente il bisogno di chiamare “Home Alone”

    Vignetta di introduzione alla recensione dell'adattamento e doppiaggio italiano di Mamma ho perso l'aereo.
    Le feste natalizie sono sempre una buona occasione per rivedersi una di quelle commedie per famiglie che hanno segnato il Natale di un intero decennio e forse più: Mamma, ho perso l’aereo, visto di persona al cinema nel lontano 1991.
    Dopo l’adolescenza non lo rividi più, se non distrattamente in qualche passaggio televisivo. Nel frattempo, tra le tante cose, ho messo su un blog focalizzato sull’apprezzamento e sui rimproveri al doppiaggio italiano così ho pensato che fosse arrivata l’occasione giusta per rivisitarlo con occhi diversi, anzi, orecchie diverse.
    Con oltre un mese di ritardo dal Natale, ecco la mia recensione dell’adattamento italiano di Mamma, ho perso l’aereo!

    Vignetta basata sulla scena dei due ladri del film Mamma ho perso l'aereo.
    Partiamo subito dal fatto che questo film del 1990 gode di un adattamento con i controcoglioni, dove le frasi non sono semplici traslitterazioni delle battute originali e dove il linguaggio dei bambini e degli adolescenti cerca (e trova) corrispondenze con quello degli italiani che all’epoca avevano la stessa età. Quindi non sorprendetevi se, mettendo a confronto le due versioni, potreste trovarci un “faccia di culo” che non corrisponde a nessuna offesa in inglese (e certamente non ad “ass-face”) mentre, poco dopo, un “puke-breath” (alito di vomito) viene semplicemente sostituito in italiano da un “Jeff”. In breve, nel doppiaggio italiano di questo film, le offese bambinesche sono state inserite laddove sembrava più appropriato, senza forzature nei dialoghi, senza che si trasformasse in una neo-lingua pseudo-adolescenziale derivativa dell’inglese ed inesistente in italiano (svegliati, Fright Night! Ti è arrivata una frecciatina).

    Inoltre, per la fortuna di tutti i posteri, questo film è giunto a noi in un periodo dove doppiare film dedicati ai più giovani non impediva di metterci espressioni come “porca puttana!” come espedienti comici, se la scena lo necessitava; tra l’altro erano gli stessi anni in cui anche nei Simpson comparivano battute piuttosto sboccate perché “faceva ridere”. Tale caratteristica non solo fa ridere ancora oggi ma ha sempre reso i film adolescenziali che venivano doppiati in quegli anni molto più realistici. Anche solo per questa caratteristica, il doppiaggio di Mamma, ho perso l’aereo resta memorabile. Idem per molti altri film partoriti sempre da John Hughes.

    Scena del film Mamma ho perso l'aereo, Babbo Natale che dice porca puttana. In inglese la battuta era: brutto figlio di
    Con questa premessa, vediamo tutte le alterazioni presenti nell’adattamento italiano, se e quanto fossero giustificate:

    La “cosina” delle francesi e altre alterazioni necessarie

    Il fratello Buzz, in italiano, chiede se è vero che le francesi si rasino la “cosina”. In inglese invece chiedeva se fosse vero che le francesi non si rasino le ascelle.

    Buzz, il fratello di Kevin McCallister
    È facile comprendere l’origine dell’alterazione. Anche in Italia, per le ragazze del 1990, era cosa abbastanza comune non rasarsi le ascelle, ma lo spettatore deve potersi immedesimare nella curiosità esotica di Buzz, buzzurro borghese americano, riguardo ad un trattamento estetico che per gli americani è cosa normale (rasarsi le ascelle) e nell’impatto culturale dello scoprire che non sia la norma in altri paesi. Così in italiano si è optato per far dire a Buzz che le francesi si rasano la “cosina”, che nel 1990 sembrava altrettanto esotico per noi italiani quanto lo era un’ascella pelosa per un americano.

    Lo zio di Kevin con citazione in lingua originale: look what ya did, you little jerk!
    Un elemento lessicale ricorrente nel copione originale è la parola “jerks” che in italiano varia sempre di traduzione adattandosi ai vari scopi, frase per frase. Da “per me quello è scemo” (he’s just being a jerk) al “guarda che cosa hai fatto, piccolo delinquente” (look what ya did, you little jerk!), oppure “quello fa sempre il cretino” (he’s acted like a jerk too many times). Ovviamente era difficile trovare un equivalente italiano che si adattasse univocamente a tutte le situazioni in cui jerk viene utilizzato, tuttavia questo non detrae dall’impatto di molte battute come ad esempio quella del “piccolo delinquente”/”you little jerk!” che rimangono egualmente memorabili in entrambe le lingue.

    T-shirt con lo zio di Mamma ho perso l'aereo e la scritta look what you did, you little jerk!
    Altre alterazioni, che in un doppiaggio odierno sarebbero state probabilmente tradotte alla lettera (perché ora va di moda fare così), sono ad esempio la tardiva preoccupazione della madre quando sente di essersi dimenticata qualcosa e si chiede “ho spento il gas?” laddove in originale si chiedeva se avesse “spento il caffè” (cioè la macchina del caffè), oppure l’eggnog offerto a Joe Pesci (vestito da poliziotto) che in italiano diventa “un goccetto” e si adatta bene alla reazione stessa del personaggio che si sorprende che gli venga offerto qualcosa di alcolico. Possiamo anche aggiungerci i “wet bandits” che diventano “i banditi del rubinetto”, nomi che lasciano il segno in entrambe le lingue.

    Riferimenti che non avreste capito e che quindi sono stati cambiati

    mamma4
    Quando la madre di Kevin chiede se i bambini sono stati contati, la ragazza più grande risponde “11 inclusa me, 5 maschi, 6 femmine, 4 gentori, 2 autisti… e nessuno ha marcato visita“, quest’ultima affermazione è un tentativo di adattare in qualche modo una battuta altrimenti intraducibile “and a partridge in a pear tree“, che viene dalla canzone dei “dodici giorni di Natale” dove ogni strofa conta i regali ricevuti dall’amata(/o) e termina con il ritornello “e una pernice sul pero“.

    L’unica pecca è che “marcare visita” non si lega al Natale in alcun modo, né ad equiparabili filastrocche. La cosa che più si avvicinerebbe potrebbe essere “solo non si vedono i due liocorni”, ma lungi dal suggerire una battuta simile. Semplicemente non si può “rendere” tutto. È la dura legge della traduzione.

    [Una piccola curiosità aggiuntiva sulla canzone dei 12 giorni di Natale: al “secondo giorno di Natale”, la canzone conta due tortore (turtle doves) e proprio le due tortorelle saranno un elemento di rilievo nel secondo film. I riferimenti al Natale americano sono sparsi ovunque nei due Mamma ho perso l’aereo anche se, per via di una certa distanza culturale, ci è impossibile coglierli tutti, anche vedendo il film in originale. Sono i limiti intrinseci in cui si incorre guardando pellicole estere. Difatti consiglio la visione di questo film in lingua originale solo a coloro che hanno familiarità con la cultura americana, altrimenti non ne trarrete alcun vantaggio aggiuntivo rispetto ad una visione esclusivamente in lingua italiana.]

    Scena della multa a Babbo Natale nel film Mamma ho perso l'aereo
    Quando Babbo Natale si lamenta per la multa che trova sul tergicristalli, in inglese dice “what’s next? Rabies shots for the Easter Bunny?” (e poi che faranno, l’antirabbica al coniglio pasquale?) mentre in italiano è stata adattata in “e alla Befana che faranno, le sequestrano la scopa?“. Considerando che quella del coniglio pasquale è una figura giunta in Italia solo in anni recenti (grazie a Lidl?), la battuta fu intelligentemente “spostata” sulla Befana che, tra l’altro, è ben più natalizia del coniglio pasquale (e ovviamente nel 1990 non avevamo modo di sospettare che questo personaggio esistesse esclusivamente in Italia).

    Se volessi cedere ad un momentaneo (e per me atipico) orgoglio nazionale, direi che la battuta del sequestro della scopa alla Befana calza anche meglio (per quella che è la nostra cultura) dopo la multa all’auto di Babbo Natale, ben rappresentando un’immaginaria escalation di ritorsioni della polizia contro le figure tipiche del periodo natalizio.

    Riferimenti che non potevate capire in ogni caso

    La vita è meravigliosa, di Frank Capra in una scena da Mamma ho riperso l'aereo
    Durante la permanenza della famiglia McCallister in Francia, vediamo i bambini che guardano alla TV un film in bianco e nero in lingua francese e si annoiano a morte. I genitori che portarono i figli al cinema nel 1991 per vedere questo film avranno forse riconosciuto (ma forse neanche in molti) La vita è meravigliosa, di Frank Capra.
    Se per un italiano del 1990 può sembrare semplicemente che i ragazzi nel film si stessero annoiando per via del film in bianco e nero (del resto, quale bambino italiano negli anni ’90 guardava film in bianco e nero a Natale?) questa scena è molto più significativa per gli americani dove La vita è meravigliosa è, sin dalla fine degli anni ’70, non “un” ma IL classico di Natale! Ora vi spiego perché.

    Questa pellicola di Capra venne più o meno snobbata quando uscì nel 1946 ed il mancato rinnovo dei diritti d’autore nel 1974 la fece cadere nel dominio pubblico, così verso la fine degli anni ’70 divenne il film più trasmesso della televisione americana nel periodo natalizio, acquistando una popolarità inaspettata, tanto che nel 1990 (per pura coincidenza lo stesso anno di Mamma, ho perso l’aereo), la Biblioteca del Congresso scelse di preservarlo nel suo archivio dedicato ai film “di importanza storica, culturale o estetica”. Per farla breve, è il film che qualsiasi famiglia americana si aspetta di vedere ogni Santo Natale… così si spiega l’espressione dei bambini in Mamma, ho perso l’aereo che sono costretti a vederselo in una lingua a loro sconosciuta (il francese), cosa che fa immedesimare anche meglio lo spettatore americano nelle disavventure natalizie dei McCallister, sapendo che si sentirebbe perso senza poter godere tale film a dicembre.

    Se dovessi riportare la loro situazione ad un equivalente italiano moderno, vi basti immaginare di ritrovarvi a Natale a vedere Una poltrona per due in una lingua straniera a voi sconosciuta (russo? Ceco? Fate voi).

    La famiglia McCallister in Florida che guarda La vita è meravigliosa in spagnolo

    (da “Mamma, ho riperso l’aereo”)

    Questo elemento culturale era ovviamente fuori dalla portata di qualsiasi doppiaggio e adattamento, in poche parola BISOGNA essere americani per percepire quella scena allo stesso modo. La cosa si fa ancora più comica quando, nel secondo film, in McCallister vanno in Florida e trovano l’attesissimo classico di Natale solo in lingua spagnola.
    A questo punto mi domando se in francese questa scena del primo film non abbia un impatto ancora minore!

    Little Nero's Pizza, da Mamma ho perso l'aereo
    Un’altra nota di cultura americana: il ragazzo delle pizze di “Little Nero” è minorenne, consegna la pizza in macchina perché negli Stati Uniti si può avere la patente dai 16 anni, età in cui gli adolescenti neo-patentati corrono a comprarsi le auto più economiche che possono permettersi (e quindi spesso le più sgangherate). Quella scena del fattorino auto-munito è l’equivalente di un adolescente italiano che porta le pizze col motorino, cosa che io, così come tanti altri bambini nel 1991, ignoravo completamente (era prima di Wikipedia, di internet e prima di aver visto Licenza di guida) ed il fatto che buttasse giù la statuetta dei McCallister ogni volta che veniva a consegnare una pizza lo attribuivo ad un atto di goffaggine del guidatore, non al fatto che avesse poca esperienza come autista.

    Angeli con l’anima sporca

    La videocassetta di Angeli con la faccia sporca
    Il finto film noirAngels with Filthy Souls (titolo parodistico sulla falsa riga di Angels with Dirty Faces, in italiano Angeli con la faccia sporca), che Kevin si guarda in assenza dei genitori, ha un doppiaggio che ricorda quello degli anni ’50-’60 e che ben si adatta allo stile del film. In questo finto noir compare il personaggio di “Snakes”, italianizzato in un più familiare e funzionale “Cobra”, al quale il cattivo Johnny fa la conta da uno a dieci (one… two… ten!) per far sparire la sua brutta faccia gialla. In italiano mi è sempre sembrato che il doppiatore dicesse “uno, due, tie’!“, probabilmente per rimanere nel labiale del “ten”, sebbene a scapito dell’ironia di una conta da uno a dieci composta da tre numeri. Sempre che non si tratti di un problema di missaggio audio in cui il suono del mitragliatore va a coprire il finale di “dieci” (die—).

    Tieni il resto, lurido bastardo. Film noir da Mamma ho perso l'aereo
    Come tutti saprete sicuramente, la scena si conclude con l’immortale “tieni il resto, lurido bastardo!“, adattamento di “keep the change, ya filthy animal!“. Questa scelta memorabile purtroppo non funzionò altrettanto bene nel seguito quando la stessa frase veniva usata riferendosi ad una donna e quindi il “Merry Christmas, ya filthy animal!” torna ad essere più fedelmente “Buon Natale, maledetto animale“, ma adiós riferimento alla battuta del primo film. Ne riparleremo con il secondo film.

    Sul titolo italiano di “Home Alone”

    Joe Pesci che dice he's home alone
    Potrei forse associarmi alle più inutili lamentele sul web/gruppi Facebook e lagnarmi del titolo italiano? “Mamma, ho perso l’aereo” è un titolo anni ’90 che ancora oggi funziona alla perfezione. Al contrario di molti altri titoli dell’epoca, alterati unicamente per attirare gli spettatori al cinema in modo truffaldino, con scelte che non c’entravano niente con la trama (Balle Spaziali 2 – La vendetta docet), “Mamma, ho perso l’aereo” dà al consumatore esattamente ciò che promette e non fa finta di essere un film diverso per poi tradire le aspettative di un qualsivoglia potenziale spettatore.

    Paradossalmente, un letterale “Solo in casa” avrebbe avuto un effetto diametralmente opposto, suggerendo un film potenzialmente sconsigliato ai minori. È logico che sia stato cambiato e non mi sorprende affatto scoprire che non siamo stati di certo l’unico paese a farlo (Maman, j’ai raté l’avion! / Mi pobre angelito / Kevin sam w domu sono alcune varianti che troviamo in altri paesi). La vicinanza al titolo francese in realtà mi fa supporre che siano stati gli stessi produttori a suggerire titoli alternativi per il mercato estero, altrimenti quale incredibile coincidenza avrebbe portato sia la Francia che l’Italia a scegliere, per puro caso, la medesima inconsueta formula?

    Urla autentiche

    La tarantola sul volto di Daniel Stern in Mamma ho perso l'aereo
    Quasi tutte le urla (di dolore o di gioia) che sentiamo nel film sono state lasciate in originale e, vista l’eccelsa scelta degli interpreti, si nota relativamente poco se non fosse per quei “whoa!” di Kevin che certamente in Italia suonavano leggermente stravaganti nel 1990 ma, in ogni caso, attribuibili ad un modo di esprimersi di uno specifico bambino (il protagonista). Nella mia esperienza personale da bambino che nel 1990 aveva pressappoco la stessa età del protagonista, ricordo che all’epoca risultava molto curioso (e molto “americano”) quel modo di esternare estrema sorpresa.

    L’unica distrazione — mai notata in più giovane età, ma palese adesso — viene dalla scena in cui Kevin corre per la casa dopo aver fatto “sparire” la famiglia e urla “I’m free! Free!” (sono libero). Per un orecchio italico impreparato può sembrare semplicemente che Kevin stia urlando di felicità (qualcosa come “iiiiiiii!”), col senno di poi ci sento benissimo “I’m free!!!” e mi sembra così strano che non sia stato doppiato che, memore di esperienze come l’audio 5.1 di Terminator, mi domando se non si tratti di una clip audio “perduta” nel missaggio per DVD. Non sarebbe la prima volta.

    Il sale intacca i cadaveri e altre frasi più memorabili in italiano

    Il vecchio vicino che sparge il sale, dal film Mamma ho perso l'aereo
    Come tutti i film della propria giovinezza visti in italiano, è facile avere delle battute rimaste impresse che poi, andandole a scoprire in lingua originale, possano risultare meno memorabili o di minor impatto.
    Questa è la mia personale lista:

    Il sale intacca i cadaveri e li trasforma in mummie.
    (The salt turns the bodies into mummies.)

    Le famiglie rompono!
    (Families suck!)

    Erano anni che mi perseguitava [il seminterrato].
    (It’s bothered me for years.)

    Larry le vuoi parlare tu? C’è una signora che mi sembra un po’ suonata.
    (Larry can you pick up? There’s some lady on hold, sounds kind of hyper.)

    seguito da:

    Rose? La suonata sulla due.
    (Rose? Hyper on two.)

    [“la suonata” fa più ridere di “l’isterica”.]

    Poi ancora…

    La mamma che cerca di vendere i suoi orecchini in cambio di un biglietto aereo, in Mamma ho perso l'aereo
    Quando la mamma di Kevin offre i suoi orecchini alla coppia di anziani, il marito della coppia le risponde che la moglie ne ha tanti che non sa che farsene, ne ha una scatola da scarpe piena, sembra un albero di Natale e dicendo questo si mette la mano all’orecchio e muove le dita. In realtà in inglese sottolineava soltanto come la moglie ne avesse già tanti di orecchini, inclusi quelli “a pendente” (dangley ones). Il gesto che il vecchio fa con la mano all’orecchio serviva a prendere in giro la gestualità della mamma di Kevin intenta a vendere i suoi orecchini (che erano del tipo “a pendente” per l’appunto).
    La battuta del “sembra un albero di Natale” la trovo più spassosa ed ispirata rispetto ad un banale “a pendente”, ed è anche a tema natalizio. Ovviamente è Mario Milita (lo conoscete sicuramente come nonno Simpson) che dà la voce al vecchio scorbutico, chi altri poteva essere? Sarà forse quello che l’ha resa memorabile nel doppiaggio italiano.


    Un’altra piccola battuta viene adattata quando un presentatore televisivo legge delle comiche lettere indirizzate a Babbo Natale: “l’anno scorso ho avuto una sorellina, quest’anno preferirei un robot“, con robot in sostituzione di clay dough (quello che ai miei tempi si chiamava didò). Trovo l’alterazione non soltanto leggermente più spassosa, ma che sia rimasta anche più duratura dal momento che in Italia quel materiale ha assunto nomi diversi a seconda delle varianti e dei periodi storici (DAS, pongo, plastilina…). Un robot invece sarà sempre un robot.

    Scelte di adattamento molto dubbie

    Queste le lascio sempre per ultime e stavolta si tratta di poca roba, ed il fatto che sia poca roba la dice lunga sulla qualità di adattamento di questo film in generale.

    Quando il “re della polka” (John Candy, doppiato dal sempre spassoso Paolo Buglioni, già elogiato in Tremors) racconta di aver lasciato suo figlio alle pompe funebri, in italiano narra di come il bambino fosse rimasto chiuso dentro con la madre morta quando in realtà in inglese parla di un generico cadavere (si può supporre un parente, forse un nonno?). L’errore deriva forse da una frase lasciata a metà nel momento in cui John Candy nomina la moglie (“the wife and I…”). Mi domando se non fosse anche in questo caso una scelta voluta per aumentare l’effetto tragicomico della storia che John Candy raccontava, in modo del tutto fuori luogo (come spesso accade ai personaggi comici di Candy), alla madre di Kevin “per farla sentire meglio”.

    John Candy che racconta la storia del bambino chiuso all'obitorio, da Mamma ho perso l'aereo
    Un’altra frase che mi lascia allibito (e che da giovane non avevo mai neanche capito perché non avevo familiarità col termine usato) è quella della madre che, tornata a casa il giorno di Natale, esclama:

    qualcuno corra al drugstore, non abbiamo nemmeno il latte.

    (in originale: someone has to find an open store. We don’t have milk.)

    Onestamente mi domando quale fosse il fascino perverso nei primi anni novanta per questa parola “drugstore” (tra l’altro pronunciata anche correttamente “dragstor”). Difatti, la stessa parola l’avevamo già trovata ne’ Il silenzio degli innocenti (1991) e si può dire che ad oggi sia effettivamente scomparsa dal vocabolario del doppiaggese, in netta controtendenza moderna a mantenere tutti i riferimenti possibili e immaginabili in inglese (a volte portando i dialoghi italiani al limite della farsa). Posso solo supporre che in quegli anni, “drugstore” identificasse, con una sola parola importata, un tipo di negozio che in Italia non aveva alcun corrispettivo: quelli che rimangono aperti tutta la notte e che vendono un po’ di tutto (oltre a fare da farmacia). Forse l’evoluzione delle attività commerciali italiane ha reso molto presto obsoleta questa parola d’importazione.

    Evit, giustifichi sempre tutti i doppiaggi “del passato”, non hai nessuna vera lamentela?

    Mettiamocele va’, sennò mi dicono che sono nostalgico (ignorando che mi sono già lamentato di grandi classici del passato).

    Il grinch nel cartone animato1) Ho sempre trovato curioso, già dalle prime visioni di questa pellicola, che i classici di Natale che Kevin si guarda in TV siano tutti doppiati tranne il cartone animato del Grinch. All’epoca ovviamente non sapevamo cosa fosse il Grinch ma avrei apprezzato che anche quello comparisse doppiato (magari ricostruendo la canzone che sentiamo nel cartone animato, perché no!), giusto per non spezzare quella illusione che durante tutto il film, eccetto quando compare il cartone animato del Grinch, non viene mai meno!

    [Mi riferisco ovviamente all’illusione creata dal doppiaggio che ci permette di guardare un film straniero facendoci credere di star assistendo alle vicissitudini di persone che parlano altre lingue diverse dalla nostra ma che noi, “per magia”, riusciamo a capire e blah-blah, blah-blah, blah-blah…! Dai su, lo sapete già ormai, non mi fate dire sempre le stesse cose.]

    Il cartone del Grinch torna anche nel secondo film e anche lì non è doppiato.

    La sorella di Kevin McCallister
    2) La frase della sorella (o cugina?) preoccupata “ma è così piccolo, secondo te è un po’ picchiato?” mi è sempre sembrata stramba (sebbene il labiale sia sopraffino e forse ne è la sua unica giustificazione). In originale era “but he’s so little and helpless. Do you think he’s flipped out?” che significa “ma è così piccolo e indifeso. Secondo te è spaventato a morte?”.
    Capisco quale possa essere l’origine dell’errore, scambiare “he’s” come abbreviazione di “he is” quando invece lo è di “he has”, da questo assunto errato hanno presumibilmente interpretato “flipped out” come sinonimo di “impazzito”. Un errore a suo modo comprensibile, sebbene non giustificabile. Perché dovrebbe essere “un po’ picchiato” se la colpa è loro per averlo lasciato a casa? Ovviamente la domanda della ragazza non combacia poi molto bene con la risposta del fratello.

    Kevin in chiesa con l'anziano vicino di casa, da Mamma ho perso l'aereo
    3) C’è un’altra battuta che penso sia stata alterata per un errore umano in fase di traduzione, quando il vecchio incontra Kevin in chiesa e gli chiede se è stato buono. Kevin inizialmente dice di sì ma quando il vecchio incalza con un “puoi giurarlo?”, Kevin nega. Il vecchio allora gli risponde “yeah, I had a feeling” (letteralmente: “già, ne ho avuto il presentimento”, traducibile semplicemente come “già, lo immaginavo” o “lo avevo capito”). La risposta nel film doppiato invece riporta un “io mi sentivo triste” che poi continua con la storia di come la chiesa fosse il luogo ideale per chi è scontento di sé.
    È lecito pensare che abbiano voluto affrettare il discorso dato che nella frase successiva c’era effettivamente poco tempo per far entrare tutte le parole che il vecchio dice in inglese, tuttavia mi domando se quel “I had a feeling” non sia stato mal interpretato a monte e quindi sia stato poi tradotto erroneamente come “io mi sentivo triste”.
    Tra parentesi, chi doppia il vecchio è il mitico Nando Gazzolo, di cui già parlai nell’articolo sulla trilogia del dollaro di Sergio Leone.

    Comunque, ho parlato anche troppo! Terminao qui le mie osservazioni.

    CONCLUSIONE!

    Mi resta solo da dispensare un paio di complimenti al gruppo che ha lavorato al doppiaggio di questo film, a partire dalla direttrice di doppiaggio Silvia Monelli e dalla sua scelta degli interpreti, all’incredibile prova di Ilaria Stagni su Macaulay Culkin, lei poco più che ventenne all’epoca ma che nello stesso anno arrivava in Italia anche come voce di Bart Simpson. Un complimentone anche a Mino Caprio che in questo film non solo è lontano da altri suoi personaggi (come Peter Griffin in cui sembra esserti fossilizzato di recente) ma, in generale, ci dona un’incredibile interpretazione comica che si integra anche molto bene con gli strilli non doppiati di Daniel Stern. In proposito, sarebbe carino vedere una versione doppiata da Caprio di questo video che Dainel Stern ha pubblicato su YouTube come risposta a quest’altro video di Macaulay Culkin (basta che non la faccia alla Peter Griffin, s’intende).
    Qualcuno faccia in modo in modo che accada.

    Ci rivediamo a New York.

    Kevin che si appresta a mangiare un piatto di macaroni cheese accompagnato da un bicchiere di latte. La vignetta dice: Macaroni cheese, m'hai provocato e io te distruggo adesso. Ad imitazione della famosa frase di Alberto Sordi.

  • Post Scriptum su Star Wars: quando le mie battute più stupide diventano triste realtà

    potrebbe piovere

    Mi fanno notare come nel 2014 feci una stupida battuta che due giorni fa si è tristemente trasformata in realtà con l’uscita italiana di Star Wars VII – Il Risveglio della Forza (di cui ho ampiamente discusso in questo precedente articolo).
    Nel maggio 2014, all’interno dell’articolo sull’adattamento di Batman (1989) scrissi queste profetiche parole:

    _________________________________________

       Nel 1984 il direttore di doppiaggio Mario Maldesi perse il suo collaboratore di lunga data, Roberto De Leonardis, il quale, per decenni, aveva adattato i dialoghi dall’inglese all’italiano, regalandoci lavori di classe così ben fatti da risultare difficile anche soltanto indovinare le battute originali in inglese. Sì perché, come mi è capitato di spiegare di recente, quando, nel sentire le frasi di un film doppiato, risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarliper il pubblico italiano.
    Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

    È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.

    …ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?
    La frase originale era:

    Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.

    e se dovessimo immaginarla tradotta oggi, nel 2014, allo stesso modo in cui doppiano cose brutte come Captain America 2, avreste certamente udito cose tipo:

    È la lightsaber di tuo padre. Questa è l’arma di un cavaliere Jedi. Non è brutta o imprecisa come un blaster.”

     
    jurasicparkreview-01

  • L'adattamento di "Star Wars – Il Risveglio della Forza" è goffo e erratico come un blaster!

     

    Risvegli

    Non ho mai avuto contatti con Carlo Cosolo, autore dei dialoghi italiani e della direzione del doppiaggio di questo nuovo film di “Star Wars”, quindi premetto di non sapere con certezza cosa (o chi) abbia influenzato l’adattamento di questo Episodio VII, tuttavia è logico che chi firma dialoghi e direzione doppiaggio finisca in qualche modo per essere la persona contro cui puntare un eventuale dito.

    E dito dovrà essere puntato per questo Risveglio della Forza.

    poster il risveglio della forza

    Guarda quanti colori!


    Non parlerò della trama né delle mie impressioni del film (di quello forse arriverà un video), qui tratterò unicamente dell’adattamento italiano, come da tradizione del blog. Vi chiederete: qual è l’entità del danno?
    Iniziamo da lontano.
    lukeguerrestellari
    Tanti anni fa c’era Guerre Stellari e c’era un suo adattamento a cura di De Leonardis e Maldesi, due che intesero subito che l’opera di Lucas non fosse mera fantascienza, non parlava del futuro dell’umanità, bensì che si trattasse di un fantasy con ambientazione spaziale. Del resto, il “tanto tempo fa…” chiarisce dai primi secondi del film il tono favolistico della storia.
    I due si apprestarono ad “adattare” (tenete ben presente questa parola) questa opera né più e né meno come si adattano i prodotti del genere fantasy, e quindi con alcuni nomi che rimangono in originale, alcuni nomi che vengono alterati e, perché no, a volte anche italianizzati: pensate a Pipino del Signore degli Anelli. Bene, se non vi dà fastidio quello non può darvi fastidio nemmeno Leila al posto di Leia; se non vi ha fatto infuriare Grampasso al posto di Strider, sempre nel Signore degli Anelli, non può farvi infuriare neppure C1-P8 al posto di R2D2… gli esempi potrebbero andare avanti virtualmente all’infinito e non solo limitati al Signore degli Anelli, è così per qualsiasi favola e racconto fantasy. Potremmo fare lo stesso discorso con Biancaneve e i sette nani.
    È possibile dibattere fino alla nausea di questa tematica ma il succo della questione è questo: se il fantasy lo si guarda o lo si legge in italiano bisogna saper accettare una certa “fantasia” anche nell’alterazione dei nomi, alterazione che ha sempre uno scopo, quello di rispecchiare il più possibile l’effetto che il suono di certi nomi ha sulla mente dello spettatore. Se R2 in inglese si pronuncia “artoo” (artù), questo aiuta, quasi in maniera vezzeggiativa, a far adorare il personaggio, un robot la cui matricola pronunciata ad alta voce sembra quasi un simpatico nome, è quasi “arturo”, che carino. Se R2 lo pronunciamo in italiano rimane ERRE DUE che non ha alcun impatto emotivo, al contrario invece della scelta di De Leonardis/Maldesi di rinominarlo C1 (ciuno), che poi ritorna in scene come “Artoo-Detoo! It’s you! It’s you!” che diventava “Ciuno? Ci-uno pi-otto, stai bene! Non sei rotto!” mantenendo la rima e l’emozione.
    L’alterazione del nome porta lo stesso effetto emotivo allo spettatore americano che lo chiama Artù e a quello italiano che lo chiamerà Ciuno, simpatia verso il personaggio. Se prendete il Signore degli Anelli troverete una lista molto più lunga di esempi simili che, mi pare, nessuno abbia mai contestato, né per il libro né tanto meno per il film.
    Yavin_base_briefing_room
    Voler controbattere questo concetto vuol dire essere in antagonismo con l’intero concetto di adattamento nel doppiaggio in generale (che è pur sempre una rispettabile scelta individuale se fatta con coerenza) e, come dico spesso, chi ha modo di guardarsi i film in lingua originale è SEMPRE invitato a farlo.
    Io che non so una parola di tedesco, ahimè, non potrò mai venire a sapere della gioia infinita che si prova leggendo (e guardando) La Storia Infinita in tedesco (forse dovrei chiamarla Die unendliche Geschichte), così da poter scoprire i veri nomi di tutti i personaggi così come furono originariamente concepiti e con le loro intrinseche implicazioni emotive date dalla scelta lessicale di ciascuno di essi!

    Insomma, se sapete una lingua straniera a livello madrelingua e non vi importa niente delle versioni italiane, è lecito dare per scontato che non vi importi neanche di lottare contro questa o quella scelta di adattamento italiana. “In inglese è meglio” non dovrebbe essere neanche un’argomentazione da presentare quando si parla di doppiaggio, adattamento, etc… .
    Fatte queste dovute precisazioni, torniamo a noi, a Guerre Stellari e al nuovo Star Wars.
    niennunb
    La cosa più grave che si poteva fare con la nuova serie è quella di alterare i nomi di personaggi stranoti. Ebbene sì, è stato fatto e voglio tirare anche a indovinare sui possibili motivi di questa operazione:
    1) cedere alle richieste dei fan più chiassosi “sull’internet”, quelli che aprono gruppi Facebook su gruppi Facebook richiedendo che i nomi non vengano cambiati perché l’originale è mejio (ma che poi senza l’ausilio dei sottotitoli non riescono neanche a seguire un film in lingua originale);
    2) cedere alle richieste della Disney che così risparmierà $3 l’anno in inchiostro grazie alla rimozione di quella seconda “L” dalle confezioni dell’action figure di Leila.
    3) o possibilmente entrambi, cioè che sia la Disney stessa ad essere stata influenzata dai soliti percentili chiassosi che si danno tanto da fare su internet per lamentarsi di cose che percepiscono come sbagliate, ognuno poi a modo suo, senza molto criterio, senza una base culturale alle spalle e, spesso, senza neanche una buona conoscenza della lingua inglese (necessitare di sottotitoli in inglese per capire tutto ciò che viene detto nel film in lingua originale, mi dispiace ma non qualifica come “buona conoscenza della lingua”).
    Non so cosa spinga ad alterare parzialmente l’adattamento del seguito di una serie storica, di cui fan conoscono il nome di ciascun personaggio, oggetto, concetto e creatura aliena a memoria! Fatto sta che siamo in presenza di un adattamento inconsistente, a volte inesistente, a tratti direi demenziale. È giunta l’ora di tirare fuori un’abusata gif animata, perché vi potrebbe tornare utile più e più volte. O forse è solo come mi sento io, sapete che tendo ad esagerare…
    Darth-Vader-gif
     

    Le NON traduzioni e i NON adattamenti

    Cosa può portare a pensare che “blaster” possa essere lasciato in lingua inglese? Cosa può mai indicare la parola “blaster” ad un generico pubblico italiano? Una sabbiatrice forse? Certamente niente di più che “quella specifica arma che appare in Star Wars“?
    La parola è introdotta con la frase…

    Sottoponi il tuo blaster a ispezione.

    …aprendo così la strada ad una sequela di “sai sparare? – Blaster soltanto.” e “porte anti-blaster“.
    La parola in sé, in originale, indica qualcosa “che spara”. To blast away vuol dire spazzar via, tanto per capirci. È una parola piuttosto forte. Un americano che sente chiamare un arma laser come “blaster”, gli associa subito concetti ben precisi e familiari. In italiano, nel 1977, si optò per tradurlo con “fulminatore” (o in alcuni casi “folgoratore”).

    “Non è goffa o erratica come un fulminatore… è elegante invece, per tempi più civilizzati.”

    Obi Wan, 1977

    Che vi piaccia o no la scelta lessicale di “fulminatore” o “folgoratore” (io la trovo perfetta), possiamo in ogni caso affermare che di scelta lessicale si tratta! La parola “blaster” non porta alcun concetto alla mente dello spettatore italiano, come invece la porta al pubblico americano, per questo motivo non si tratta di un adattamento… e non è neanche una traduzione! Non è niente. È una non-traduzione.

    I nomi

    Come accennavo e come forse molti di voi già sapranno, i nomi di questo Risveglio della Forza sono stati lasciati in inglese ignorando lo storico adattamento. Quindi Ian resta Han, Leila resta Leia, C1-P8 resta ERRE-DUE DI-DUE, etc, etc…
    I droidi li avevamo già trovati nella nuova trilogia (episodi I-III) con i nomi originali e tutti si aspettavano che il direttore di doppiaggio e dell’adattamento inserisse una frase del tipo “cancella la memoria e cambia la matricola a questi droidi” sul finale di Episodio III, cosa che era effettivamente nelle intenzioni del direttore di doppaggio Francesco Vairano e che non gli fu permesso dalla Lucasfilm la quale, suppongo, all’epoca già progettava di ridoppiare i vecchi film, tanto per dimostrare ulteriormente quanto poco rispetto Lucas abbia per i suoi stessi film (e lo si era già capito dalle demenziali alterazioni introdotte negli anni dallo zio Jorge).
    Quindi cerchiamo di capire la logica di questo adattamento… Han, Leia ed il più bello di tutti, Dart VEIDER (un nuovo personaggio?), sono pronunciati all’inglese e le sigle (R2D2 etc) rimangono quelle originali (pronunciate logicamente in italiano). Fin qui vi seguo. Blaster abbiamo detto che rimane blaster perché gnegné… Poi però arrivano i Wookie che mi pronunciate uòki come nella trilogia storica e non wùki all’inglese? Le “razze” dunque rimangono con la pronuncia del vecchio adattamento. Quelle si adattano e i nomi no? Mmh, OK… però Chewbacca rimane all’italiana? Sono un tantino confuso.

    Vader_Lando

    C’è una logica nella scelta di adattamento o si procede a caso? Quello che piace in inglese rimane in inglese, quello che piace meno si adatta? Blaster è più cool?
    A questo punto sono stato quasi sorpreso nello scoprire che Stormtrooper sia stato lasciato come “assaltatore”, che gli X-Wing siano rimasti “Ala-X” (non era tra le traduzioni più lamentate dagli sciocchi?), che Chewbecca sia pronunciato come nella vecchia trilogia (dov’è la coerenza nel “Veider” sì ma “Ciubàca”/”Ciùwi” no?) e che The Death Star sia rimasta La Morte Nera. Sono venute meno le palle sul momento di cambiare Death Star in qualche nuovo abominio (Stella della Morte?) oppure quando si era paventata l’opzione di lasciarla direttamente in inglese? Blaster è meglio in originale ma Death Star no? Com’è che Death Star va bene tradurla Morte Nera? Perché “nera” poi? Che c’entra il nero? Non era grigia? (le mie domande sono volutamente provocatorie e ironiche, per chi non mi conoscesse).
    Del resto, della coerenza nei riferimenti ai precedenti film a chi potrà importare? Se Dart Fener diventa Darth “Veider” tra una trilogia e un’altra, a chi importerà mai? I tempi erano proprio maturi per lanciarsi nella traduzione di The Death Star come La Stella della Morte o, ancora meglio, lasciarla in inglese… MUAHAHAWANAGANA!!!

    Altre traduzioni dubbie

    Per coronare questa torta di incoerente diarrea, la ciliegina arriva anche con un paio di termini di per sé accettabili in una normale traduzione di un normale film ma non in un fantasy, per quanto tecnologico e “spaziale”. Parlo di quando C3PO, ehm, scusate, D3BO fa riferimento ad un backup quando dicenel suo backup. [C’era anche un qualche “iperscan a indicator termico” ma questa la dovrò verificare con esattezza.]
    Quelli che mi conoscono già stanno alzando gli occhi al cielo fino a mostrare solo la sclera (attenti che poi passa l’angelo e dice “Amen”).
    LO SO che backup fa parte dell’italiano noto a tutti, ma la trovo un tantino dubbia come scelta lessicale per un film che prosegue una trilogia adattata negli anni ’70-’80. L’italiano evolve, certo, ma a poco vale questa giustificazione quando vi andrete a fare una maratona dove non solo i nomi cambiano nel corso della storia, ma anche il lessico usato. E non è che i vecchi film abbiano un italiano degli anni ’30 da giustificarne un radicale rinnovamento.
    Questa è una lamentela minima, non volevo neanche portarla in tavola perché È NIENTE rispetto a ciò che viene dopo…
    Star-Wars-The-Force-Awakens-trailer-screenshots-3
    Sempre parlando di droidi, mi domando come si sia classificato il nuovo droide rotolante BB-8. Che abbia raggiunto la serie A o sia rimasto in B? Quando la pseudo-protagonista gli dice “ah, sei classificato” forse alludeva al fatto che anche i robot sono stati classificati nei taxa di un Linneo galattico? Oppure il robottino si era classificato terzo nel campionato regionale di pispola a bocca da richiamo?
    Certamente non sarà stata la traduzione del termine inglese “classified“, vero? Perché nessuno può essere così ignorante in un film di tale entità, nessuno!
    Classified = classificato fa scattare il…
    Darth-Vader-gif
    Visto che sarebbe tornata utile questa gif animata?
    A chi già vorrebbe correre a dirmi che “classificato” lo usa anche il nostro governo a livello ufficiale consiglio di leggere questo articolo della linguista Licia Corbolante che spiega bene l’uso contestualizzato di “classificato” come traduzione di “classified” e la distinzione tra parola e termine, che non sembra essere chiara a tutti. L’uso che se ne fa in questo film lo pone alla stregua di un “falso amico”, un brutto calco dall’inglese. La sola presenza nel dizionario di “classificato” come traduzione di “classified” di per sé non basta ad eleggerla automaticamente a scelta ideale. Saper contestualizzare è essenziale nel lavoro di traduzione e adattamento.
    In breve, un adattamento che lascia il tempo che trova… così come il film stesso.
    lucascorna

    _____________________

    Conclusione (il rimbambito ha quasi finito di blaterare)

    Alle chiassose minoranze, ai percentili, mi congratulo con voi! Sarete felici finalmente di sentire Dart Fener “finalmente” pronunciato Dart Veider nel doppiaggio italiano. Il coronamento di un sogno malato di chi non si decide a imparare l’inglese ma non si decide neanche a rinunciare al doppiaggio italiano, bensì persevera nell’esigere traduzioni che non sono traduzioni, doppiaggi che non sono doppiaggi e adattamenti privi di una coerenza interna, adattamenti insomma che non adattano un bel niente… perché, tanto, il film è mejio in inglese (coi sottotitoli).

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    yourfather

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  • Cosa? L’adattamento e il doppiaggio di LA COSA (1982)

    TheThingIntro1

    C’è poco da dire su La cosa di John Carpenter, è il film horror/thriller/fantascienza definitivo che, come tanti altri film di culto di quel periodo, all’uscita non ebbe il successo sperato ma si rifece ampiamente in home video entrando giustamente nella storia della cinematografia mondiale. Secondo gli autori, il motivo del suo insuccesso al botteghino fu attribuibile alla concomitante uscita di quel mese: E.T. – L’extraterrestre. A mio modesto parere la vera ragione è che la gente non si merita njente!

    L’edizione italiana a cura della C.D.C. (o della C.D.?) rispecchia la qualità di doppiaggio di quegli anni, regalandoci una versione del film che, dal punto di vista della recitazione, è equivalente all’originale e ben adattata, con dialoghi che non sono mai una semplice traslitterazione delle frasi originali, bensì risultano lievemente alterati pur preservandone fedelmente le intenzioni (nella maggior parte dei casi almeno). In breve, ci potete trovare tutto ciò che rientra nella definizione di (buon) “adattamento”, motivo per cui ero in dubbio se scrivere o meno un articolo in merito, ma ho pensato che fosse una buona scusa per rivedermi il film per la trecentesima volta, quindi…

    The-Thing-1982

    Non ho più la VHS per farvi dono del titolo in italiano all’inizio del film (se mai c’è stato… io lo ricordo)

    Allora vediamo di tirare fuori qualcosa degno di nota. Questo è il mio compitino a casa sull’adattamento di La cosa, iniziamo con i pregi, ovvero i doppiatori.

    the-thing-fermi

     

    I pregi degni di nota

     

    The Thing - sei un lurido baro

    Sei un lurido baro.

    Michele Gammino sul protagonista Kurt Russell ha un’infallibile voce da eroe e per fortuna non ricorda altre sue più celebri interpretazioni (Harrison Ford ad esempio), il segno di una grande professionalità ed esperienza, ma questo non ci sorprende visto che parliamo di Michele Gammino… negli anni ’80.
    Questa fu la prima e ultima volta in cui Gammino doppiò Kurt Russell. In questo film lo trovo adeguato soprattutto per la voce “stanca” che dà a Russell, il cui personaggio (MacReady), durante lo svolgimento della trama, non dorme per più di due giorni.

    NOTA PER I DOPPIATOMANI: Il doppiatore più frequente su Kurt Russell (almeno dagli anni ’90 in poi) è stato Francesco Pannofino, ma era Carlo Valli a doppiarlo in altri due film di Carpenter: 1997: Fuga da New York e Grosso Guaio a Chinatown. Prima degli anni ’90 Russell non ha mai avuto un doppiatore che si potesse definire “fisso”.

    Il resto del cast di doppiatori è altrettanto memorabile come spesso accadeva in quel periodo della storia del doppiaggio:
    Renato Mori, la storica voce di Morgan Freeman ma anche di John Rhys-Davies, ovvero il Sallah di Indiana Jones e il nano Gimli del Signore degli Anelli o ancora, Robert Shaw, il Quint di Lo Squalo… tanti ne ha fattiMauro Gravina che forse ricorderete come Dan Aykroyd in Una poltrona per due; Sergio Rossi, la voce italiana più celebre del fu-Leslie Nielsen e anche dello Sean Connery più identico all’originale mai sentito (in The Rock! Cliccare per credere).

    [Nota: chi ancora possiede La cosa in VHS lo imploro di scrivermelo nei commenti, sono curioso di sapere chi ne ha diretto il doppiaggio, la traduzione, e soprattutto non vedo la scritta iniziale in italiano da una quindicina d’anni!]

    In questo film sentiamo anche la voce inconfondibile di Tonino Accolla (Homer Simpson, Eddie Murphy) che fa un ottimo lavoro sul personaggio di Windows sebbene debba lamentarmi di una scena (che non posso farvi vedere per non incappare in copyright su youtube) in cui -SPOILER!- la cosa gli morde la testa avvolgendola completamente e, mentre la tiene stretta tra le fauci, comincia a sbattere il corpo del povero Windows su e giù a ripetizione. In questa particolare scena penso che l’urlo di Accolla fosse troppo sguaiato e a bocca aperta per essere l’urlo uno che ha l’intera testa chiusa nella bocca di un mostro. Un piccolo momento che tira lo spettatore fuori dall’esperienza del film, seppur momentaneamente. Anche in lingua inglese l’urlo straziante della vittima si sente chiaramente, ma non raggiunge mai i livelli da “Eddie Murphy terrorizzato sulle montagne russe”.

    Con questa specie di introduzione tra il complimento e la lamentela, come solo io sono solito fare, passiamo agli errori.

    Le alterazioni degne di nota

    Il dottor Bottai

    Iniziamo con le cose più banali: il dottor Copper che diventa dottor Cooper (letto “cuper”) in italiano. Perché? Boh. Sembrerebbe una di quelle scelte fatta perché “suona meglio”, come l’ispettore Callaghan al posto dell’originale Callahan. Non ci sconvolge l’esistenza di tale alterazione, né sorprende più di tanto vista l’epoca.
    Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

    Blair, il razzo umano

    The Thing - Blair

    Quando questi tre trovano il corpo bruciato di un tale Fuchs, Windows raccoglie un razzo segnalatore trovato a terra (anche noto come “bengala” in italiano) ed esclama “Flare! Maybe he tried to burn it“, ovvero “Un razzo! Forse (Fuchs) ha tentato di bruciare la cosa“. L’assenza di un chiaro soggetto in questa frase e la somiglianza di pronuncia tra Blair e flare sono quasi certamente alla base dell’errore (umano) in fase di traduzione, dove la frase si è trasformata in:

    Blair! Forse voleva bruciare la cosa.

    Quindi “flare” (razzo segnalatore, pronunciato “fler”) è stato scambiato per il nome del dottore, “Blair” (pronunciato “bler”), che in quel momento era rinchiuso in un capanno esterno e al quale avevano appena fatto visita. Questa frase un po’ stramba implica che Blair possa essere la cosa, che si sia liberato e che abbia aggredito Fuchs il quale, nel tentativo di uccidere la cosa, sia finito per bruciarsi da solo.
    Questa alterazione cambia veramente il significato della frase? Non molto. Da entrambe risulta che Fuchs abbia provato a bruciare la cosa finendo bruciato a sua volta, solo che nella frase italiana Blair viene accusato di essere la cosa (il che ci può anche stare visto il clima di sfiducia che già si respirava tra i membri del gruppo) ma ovviamente deriva solo da uno sciocco errore, quindi lo spettatore italiano potrebbe domandarsi come gli sia venuto in mente a Windows di chiamare in causa Blair di punto in bianco.
    Poco male, l’errore viene arginato dalla frase successiva di MacReady (Kurt Russell) che propone una teoria più valida, così scartando quella di Windows completamente: Forse si è dato fuoco da solo prima che la cosa lo raggiungesse.
    Quindi che sia stato accusato Blair o meno di essere la cosa non ha conseguenze logiche nella trama per fortuna, dato che si trattava di una teoria buttata lì e subito scartata.
    Salvati in calcio d’angolo.

    TheThingTorcia

     

    Dialogo poco chiaro in italiano

    Dicevo all’inizio dell’articolo che quasi tutti i dialoghi sono ben adattati, ovvero non ripropongono banali translitterazioni delle frasi originali bensì una loro versione spesso alterata affinché possano funzionare anche in lingua italiana, pur mantenendone il significato originale.
    Se ho specificato quasi è solo per via di alcuni momenti dove questo lecito lavoro di adattamento non ha portato ad una migliore comprensione in italiano, bensì confonde un pochino lo spettatore. Apprezzo la creatività fin quando questa serve lo scopo di farci capire i dialoghi; quando questi però non sono chiari, vuol dire che in quel momento l’adattamento ha fallito nei suoi intenti.
    Prendiamo questo discorso ad esempio [NOTA: per ogni battuta, la prima frase che riporto sarà quella del doppiaggio, la seconda frase (in inglese) sarà quella originale e tra parentesi trovate la mia traduzione della frase inglese laddove le due precedenti differiscano troppo]:

    No, non possiamo far niente.
    Nothing we can do about that.

    Ah, sì certo. Io faccio un giro.
    Yes, there is. I wanna go up.
    (e invece sì, io ci vado)

    Con questo tempo? – Bennings?
    In this weather? – Bennings?

    Il vento potrebbe diventare un po’ ballerino
    Winds are gonna let up a tad next couple of hours
    (Il vento diminuirà un pochino nelle prossime due ore)

    Ballerino?
    A tad?
    (Un pochino?)

    Sì, insomma, potrebbe cambiare direzione. È meglio levarsi il pensiero comunque.
    Can’t condone much myself, but it is a short haul
    (Non consiglierei di andarci, ma (del resto) il tragitto è breve)

    Non si può mai sapere
    An hour there, an hour back
    (Un’ora ad andare, una a tornare)

    Come appare evidente, la versione italiana ha tradotto molto più liberamente, cosa che è sempre apprezzabile tranne quando avviene a scapito della comprensione. Difatti trovo che le battute italiane in questa scena siano un po’ troppo criptiche rispetto alle originali e di non immediata comprensione. Il dottore che esordisce con un io faccio un giro, come se stesse per portare il cane a pisciare, mentre l’implicazione è che voglia andare in elicottero al campo norvegese (I wanna go up). Credo che il mio “io ci vado” (o “ci vado io”) sia già più comprensibile di un “io faccio un giro” ed è tanto breve quanto “I wanna go up”.

    Non mi disturba quella del vento ballerino, sebbene sia esattamente l’opposto di quello che dicono in inglese (ovvero che il vento sarebbe migliorato un po’), ma mi perdo quando il meteorologo usa la frase è meglio levarsi il pensiero comunque, non si può mai sapere in sostituzione dell’originale (“il tragitto è breve, un’ora ad andare e una a tornare”). Non si può “mai sapere” cosa? Lo so che si ricollega ad una frase molto antecedente sulla possibile sorte degli scienziati al campo norvegese, ma insomma, il significato è intuibile ma non affatto immediato, specialmente ad una prima visione.

    TheThingDog

    Parliamo comunque di un film dove vengono usati vocaboli come abbacinamento (magistrale traduzione di whiteout), quindi simili dettagli non intaccano di certo il mio godimento nel vedermi il film in italiano, ma sono degni di nota.

    Anche la matematica va “adattata”, eh!

    The Thing 27 ore

    Blair legge: “L’intera popolazione mondiale verrà contagiata a cominciare da 27 ore da dopo il primo contatto.”

    Ma quali 27 ore? L’ultima frase su schermo sarebbe dovuta essere: a cominciare da 27 MILA ore. In inglese, infatti, la virgola identifica le migliaia mentre il punto identifica i decimali! L’esatto opposto che in Italia, dove 1.000 è mille (in realtà il punto dovrebbe andare in alto ma spesso viene usato il normale punto per praticità) e dove 1,000 equivale a uno virgola zero zero zero. Sono convenzioni abbastanza basilari che ciascun traduttore dovrebbe avere sempre ben presenti. Un altro sospetto che sarebbe dovuto venire al traduttore si doveva basare sul fatto che nessuno conta le ore considerando uno scarto millesimale, dovremmo sospettare che il computer potesse fare delle statistiche con una sensibilità dello +/-0,001 ore (ovvero +/-3,6 secondi)? …E che per puro caso il tempo stimato in ore equivalesse ad una cifra intera?
    Nel film in inglese, la cosa avrebbe infettato l’intera popolazione mondiale in 27 mila ore, ovvero poco più di 3 anni. Una stima ben più realistica rispetto ad UN GIORNO E TRE ORE che è alquanto improbabile! Se avete visto il film saprete che in un giorno la cosa infetta sì e no 3 persone, al massimo!

    I residui spermatici del dottor Blair?

    The thing - resti spermatici

    C’è ancora un’attività in questi residui spermatici.

    Ora, forse sono io ad essere malizioso ma in quella frase sento proprio le parole “residui spermatici”. Non è chiaro di quali residui spermatici parli. Ditemi che ho sentito male io. In inglese parla di residui bruciati, letteralmente.

    Lo stesso Blair, dopo, dirà questa serie di frasi

    The Thing - quella cosa vuole diventare come noi

    Quella cosa vuole diventare come noi.

    The Thing - Le sue cellule si diffondono

    Le sue cellule si diffondono…

    The Thing - potrebbero imitare qualunque essere sulla faccia della terra

    …potrebbero imitare qualunque essere sulla faccia della terra.

    The Thing - io non voglio farmi trasformare in chissà che

    Io non voglio farmi trasformare in chissà che!

    La preoccupazione del dottore è più umanitaria in lingua originale, dato che dice chiaramente che se una sola cellula di quella cosa riuscisse a scappare dal campo base, quell’essere potrebbe imitare qualsiasi cosa sulla faccia della Terra e sarebbe inarrestabile. In Italiano invece il dottore è palesemente alterato al pensiero di essere trasformato egli stesso nella cosa ed il suo non voglio essere trasformato in chissà che! direi che non ha molto senso nel contesto di ciò che Blair ha visto fino a quel momento (sebbene sia interpretato in maniera magistrale dal doppiatore Renato Mori che gli aggiunge una vena anche un po’ comica a mio parere). Difatti, in quel momento di pazzia, Blair sembra ancora più fuori di testa in italiano di quanto non lo sia già in inglese… oppure Blair aveva semplicemente già visto il finale del film senza dircelo e parlava con cognizione di causa.

    TheThing_reazione2

    Evit quando sente errori di traduzione

    La scena forse più involontariamente comica in italiano è quella del divanetto (anche qui, ALLARME SPOILER!), quando Palmer si rivela essere la cosa e si libera dal divanetto dove era legato insieme agli altri, deformandosi mostruosamente. In inglese, i protagonisti legati accanto a lui si dimenano urlando frasi incomprensibili e ogni tanto si sente un “get me outta here!”, giustamente tradotto come “liberaci, Mac!” (e alternato a degli altrettanto ottimi “ma che cazzo fai, Mac? Liberaci!”).
    In italiano la scena del divanetto è diventata inavvertitamente comica dal momento in cui si è deciso di rendere più chiare e ben udibili le lamentele, ricorrendo al più classico dei classici del doppiaggio italiano: inventarsi dialoghi di sottofondo altrimenti inesistenti!

    Il risultato è questo: mentre in originale gli attori non dicono quasi niente di intelligibile oltre al sopramenzionato “get me outta here!”, in italiano i doppiatori si lanciano in una serie di commenti pleonastici, quasi in stile tutto il calcio minuto per minuto, dando a MacReady i più inutili suggerimenti che, tra l’altro, MacReady già era in procinto di mettere in atto e c’è in realtà così poco tempo tra il suggerimento e l’esecuzione che non può non venire il dubbio di stare ascoltando frasi inventate quasi sul momento e infilate malamente, ove possibile:

    NON TI FERMARE! FINISCILO! FINISCILO! (mentre MacReady già si sta occupando di bruciare il mostro)
    SPINGILO FUORI! (mentre il mostro già si avviava da solo all’uscita, per sfuggire al lanciafiamme)
    FALLO SALTARE MAC, FALLO SALTARE! – DISTRUGGILO! – TIRAGLI UNA BOMBA! TIRAGLI UNA BOMBA! (e MacReady tira della dinamite al mostro)

    (Se fosse stata una recensione video gli avrei messo subito la clip di Anna Longhi che esclama “seh, mettece pure ‘na bbomba”)

    Nessuna di queste frasi è udibile in inglese! L’idea di far saltare il mostro con la dinamite è di MacReady stesso, non gli è stata suggerita, ma la più clamorosa rimane tuttavia quella di MacReady che non spinge fuori il mostro sotto suggerimento altrui, bensì era il mostro stesso ad essere già in procinto di uscire dall’edificio per mettersi in salvo.

    Le battute più memorabili in lingua originale

    TheThingShot

    Nauls, vuoi abbassare quel fracasso? Sto cercando di dormire, ho avuto una giornataccia.
    Nauls, will you turn that crap down? I’m trying to get some sleep, I was shot today.

    Mi ha sempre fatto sorridere la giustificazione originale di Bennings usata per la richiesta di abbassare il volume della musica (“oggi mi hanno sparato“); in italiano è altrettanto divertente (sulla carta) dato che chi ha ricevuto una pallottola sicuramente non avrà passato una bella giornata, ma a quel punto del film, onestamente, allo spettatore difficilmente potrà tornare subito alla mente il fatto che chi sta parlando abbia ricevuto una pallottola, anche perché fa riferimento ad una giornata dove gran parte di loro avevano apparentemente rischiato di venir sparati, quindi lo spettatore difficilmente farà il collegamento ad una prima visione. In inglese la battuta era molto più diretta: oggi mi hanno sparato!
    L’unica giustificazione che voglio dare alla frase italiana è che il labiale di quella battuta è perfetto! Quindi non sono mai alterazioni totalmente ingiustificate.

    Dopo la frase su come i compagni avessero organizzato un bel linciaggio per MacReady, quest’ultimo dice…

    The Thing - Per principio

    Vi dovrei togliere tutti di mezzo, figli di puttana.
    I might just have to put an end to you on general principles, Nauls
    (Dovrei farti fuori anche solo per principio, Nauls)

    Ho sempre trovato divertente quel on general principles (per principio!). Inutile sottolineare come in originale si riferisse solo a Nauls e non a tutto il gruppo ma la battuta funziona lo stesso, era evidente che fossero tutti responsabili del tentato linciaggio, non soltanto Nauls che li aveva istigati per primo. Da quel punto di vista, la frase, trovo che funzioni meglio in italiano.

    The Thing - fucking kidding me

    Porca puttana, ma come è possibile?

    “You gotta be fucking kidding”, letteralmente “mi prendi per il culo”, ma in realtà difficilmente troverete una traduzione migliore di quella presente nella versione doppiata. Come bilingue devo ammettere che non c’è espressione idiomatica equivalente in lingua italiana che riporti in un solo colpo l’intero significato e la comicità implicita nella battuta in inglese. Difatti la traduzione che ne fecero nel 1982 è tecnicamente perfetta in questo senso: con la prima parte (porca puttana) viene espressa la sorpresa con l’ausilio di una parolaccia (in parallelo al “fucking” della battuta originale), con la seconda parte (ma come è possibile?) viene espressa l’incredulità di chi parla. Manca solo il fattore comico insito nella frase originale, per questo è nella lista delle battute più memorabili in inglese, non per altro. In italiano di meglio non si poteva ottenere.

    LA BOMBA FINALE

    TheThingUFO

    Chi mi conosce lo sa che tengo sempre la parte migliore per ultima! Ebbene, quando MacReady chiede a Norris, il geologo, da quanto tempo fosse sepolta l’astronave ritrovata nei ghiacci dell’Antartide, Norris gli risponde:

    Well, the backscatter effect‘s been bringin’ things up from way down around here for a long time.

    Che tradurrò per il momento, in maniera piuttosto diretta, in questo modo: “Beh, per moltissimo tempo l’effetto di backscattering ha spinto verso la superficie cose sepolte molto in profondità”.

    TheThingBackScatter

    Con effetto “backscatter Norris si riferiva al termine, abbastanza generico, che in fisica descrive il comportamento delle onde (siano esse sonore, della luce, etc) quando queste vengono riflesse o deviate. L’effetto di “backscattering” osservato nell’ottica per la luce si osserva anche in geologia per le onde sismiche, e sono proprio le onde sismiche a cui si riferisce Nauls quando sostiene che l’effetto di backscatter avrebbe spinto verso la superficie cose sepolte da tanto tempo nelle profondità del ghiaccio antartico.
    Complice probabilmente la mancanza di internet e di Wikipedia nel 1982, nel doppiaggio italiano ci ritroviamo con questa curiosa (quanto incomprensibile) traduzione:

    Beh, l’effetto di qualche esplosione atomica può aver spinto verso la superficie cose che erano sepolte lì da lunghissimo tempo.

    Considerato che il film è ambientato in Antartide e che tale continente non ha mai visto esplosioni atomiche, mi domando come delle esplosioni atomiche possano aver riportato verso la superficie cose sepolte nel ghiaccio da migliaia di anni. Infatti non c’è neanche da domandarselo: erano gli anni ’80, mettevi una bomba atomica in un qualsiasi discorso e lo spettatore italiano avrebbe comunque annuito mentalmente.

    L’ideale sarebbe stata una battuta così tradotta (ve la propongo in stile “traduzione anni ’80”):

    Beh, l’effetto di scosse telluriche può aver spinto verso la superficie cose che erano sepolte lì da lunghissimo tempo.

    Adesso la frase è chiara anche in italiano, no?

    Evit quando trova errori di traduzione

    Evit quando trova errori di traduzione


    Conclusione

    Concludo dicendo che un film del genere sarebbe difficile da doppiare oggi con lo stile di doppiaggio che va di moda adesso, ovvero dove gran parte delle voci si assomigliano e risultano quasi indistinguibili le une dalle altre: un po’ per la quantità di neo-doppiatori ben impostati ma dalle voci anonime, un po’ anche per colpa della scarsità di tempo destinato al doppiaggio che impedisce al direttore di familiarizzare con i personaggi del film.
    Molte scene chiave di questo film hanno personaggi imbacuccati nei giacconi da clima polare e, nonostante ciò, non si ha mai un dubbio su chi stia proferendo parola, perché ogni personaggio è caratterizzato in maniera molto diversa e tutti sono facilmente distinguibili l’uno dall’altro.
    L’esempio di quello che verrebbe fuori oggi giorno su un film simile ce l’abbiamo e si chiama La cosa ma è del 2011, un film dove vi sfido a riconoscere quale personaggio stia parlando se non gli vedete muovere la bocca in primo piano.

    Perdoniamogli dunque quel backscatter effect che diventa l’effetto di qualche esplosione atomica e quel flare scambiato per Blair. I dialoghi, se alterati, sono quasi sempre in favore di una maggiore naturalezza, un concetto che oggi giorno è difficile anche far capire a chi non ha orecchie per intendere.

    Adesso andatevi a rivedere La cosa e, se non l’avete mai visto, recuperatelo. È un film perfetto.

    TheThingFinale

  • Abortiamo o lo teniamo? L'adattamento italiano di "Sopravvissuto – The Martian"

    sopravvissuto1
    Rispondo subito alla domanda che vi gira per la testa, sì, il titolo Sopravvissuto non mi dispiace di per sé, ma ahimè questo non è il titolo del film, infatti dovrei dire che Sopravvissuto non mi dispiacerebbe se fosse il titolo del film, ma il titolo del film è Sopravvissuto – The Martian ed è sbagliato per molte ragioni.
    Vogliamo partire dal fatto che mettere il titolo originale come sottotitolo sia una brutta abitudine in voga nell’ultimo decennio? Brutta abitudine semplicemente per via della nostra poca familiarità con questa forma di titolazione, s’intende. Certo non ci sono regole scritte su come titolare un film per la distribuzione italiana e, negli ultimi anni, abbiamo visto questi tentativi post-moderni di reinventare lo stile di titolazione, con un titolo italiano seguito da quello originale che viene però usato come sottotitolo… questo contro la consuetudine e, perché no, la logica, che vorrebbe un titolo solamente in italiano oppure, in alternativa, il titolo originale seguito da un esplicativo sottotitolo in italiano.
    themartianVogliamo sottolineare come il titolo del romanzo pubblicato in Italia fosse L’Uomo di Marte? Non mi pare per niente un brutto titolo.
    Vogliamo evidenziare come il tentativo di dare al film un titolo italiano (“Sopravvissuto”) venga totalmente vanificato dalla scelta di lasciare il titolo originale (“The Martian”) come sottotitolo? Vanificato perché tutti parleranno di questo film chiamandolo solamente “The Martian”, e quindi il “Sopravvissuto” a che serve se non a fare un autogol verso la coraggiosa scelta commerciale di dargli anche un titolo italiano? Coraggiosa per essere nel 2015, intendiamoci. Non avrebbe avuto più senso allora chiamarlo solo Sopravvissuto? Era l’occasione buona di rispolverare antiche tradizioni, ma si sa, ai tempi dell’internet sulla tazza del cesso poi si rischia di confondere i bambini di tutte le età che si solleverebbero al grido di “perché non chiamarlo semplicemente Il Marziano? Mapecché in Italia cambiano sempre i titoli? Pecchépecché??? Maledetti!”.
    Insomma tutta questa smenata ve l’ho scritta per dire semplicemente che è inutile e controproducente proporre un titolo come Sopravvissuto – The Martian, dove un coraggioso titolo IN ITALIANO (ripeto, coraggioso per il 2015) viene vanificato dall’uso del titolo originale come sottotitolo. A questo punto o usate solo quello originale, “The Martian”, o solo quello italiano, “Sopravvissuto”, oppure la più familiare e logica forma moderna del titolo originale e sottotitolo italiano: The Martian – Sopravvissuto. L’inverso non serve assolutamente niente.

    L’adattamento

    Passiamo alle note dolenti, l’adattamento del film. Qui vado a memoria perché l’ho visto qualche giorno fa al cinema e non ho intenzione di rivederlo almeno per i prossimi due anni, non perché sia un film brutto ma semplicemente non è di quei film che esigono una seconda visione, quindi non sarà una recensione dettagliata sull’adattamento di Massimo Giuliani (che ritroviamo sia ai dialoghi che alla direzione del doppiaggio) ma solo una breve osservazione pesata.
    Sorvolo rapidamente sul fatto che alcune delle voci scelte per il doppiaggio italiano siano state a mio parere scelte male o, probabilmente, solo “dirette” male (e si vocifera che sia Ridley Scott stesso ad avere l’ultima parola sulla scelta dei doppiatori). Sorvolo su questo argomento perché, e chi mi segue da molto tempo lo sa bene, tendo il più possibile ad evitare opinioni puramente estetiche e personali sul doppiaggio, limitandomi agli errori contenuti negli adattamenti (questi sì incontrovertibili). Quindi che Edoardo Purgatori faccia un pessimo accento teutonico sul suo personaggio tedesco è opinione puramente personale! Che la voce di Rossa Caputo sulla donna in sala controllo della NASA sia troppo adolescenziale, anche quello è puramente personale!
    Avevo altre lamentele puramente personali ma adesso me le sono dimenticate. Meglio così.
    Ciò che invece non ricade nell’opinione personale ma nella triste verità è l’uso, anzi, il NON uso dell’italiano. Perché quando nei primi minuti sento cose come…

    A che livello si abortisce?
    Abortiamo, è un ordine!

    …beh, questo non è italiano.
    Non è italiano neanche quando sentiamo:

    Alle 7 Central Standard Time
    Alle 7 Central Time.

    Certo, quando si parla della NASA e volendo dare un realismo al film (come del resto accadeva anche in Apollo 13), è accettabile e normale che si sentano parole come Mission Control, ma l’ora nel fuso orario americano “CST” che senso ha? E, soprattutto, è davvero necessaria? Ancora peggio poi, l’uso di parole come “abortire” come traduzione di “abort” che, invece, esige di essere tradotto come “annullare” o “interrompere“! Cos’è, gli astronauti nel futuro prossimo parlano per senso figurato?
    Se già l’adattamento di Interstellar di Marco Mete ci aveva abituati all’idea che, per ragioni più o meno giustificabili, persino i migliori, nel mezzo di doppiaggi altrimenti immacolati, possono finire per usare parole come airlock, Mad Max Fury Road di Valerio Piccolo ci aveva rimesso sulla retta via, ricordandoci la filosofia fondante di questo mio blog, ovvero che il buon doppiaggio italiano si… può… FA-RE! e dobbiamo esigerlo, sempre.
    E anche se si trattasse di quel solo caso sopra menzionato, un buon doppiaggio non può avere ben due battute sull’abortire una missione. Non può.
    abortiamo

  • Il Silenzio degli Innocenti – Una traduzione iniqua

    silenziodegliinnocenti

    Critica all’adattamento di Il Silenzio degli Innocenti

    Il Silenzio degli Innocenti del 1991 è un capolavoro innegabile, che lo si guardi in italiano o in inglese. La scelta dei doppiatori e il lessico, ancora reminiscente dei doppiaggi anni ’80, sono i veri punti di forza della versione italiana, con determinate battute che vi rimarranno impresse a vita (tra queste ogni singola frase di Anthony Hopkins). Immaginare questo film con un doppiaggio moderno è impossibile, sento l’odore della tua fica non lo ritroverete mai in nessun doppiaggio moderno.
    Con un’introduzione così magniloquente vi domanderete… dove hanno toppato? Semplice, nella traduzione di moltissime frasi.
    Il doppiaggio di questo film fu affidato alla società “Cinema Cinema” che suppongo fosse dello stesso Tonino Accolla perché lo ritrovo costantemente alla direzione di qualsiasi film doppiato da questo studio, spesso circondato da un entourage di collaboratori che oserei dire “storici”, molti dei quali ritrovate anche nei Simpson (Mario Milita e Ilaria Stagni ad esempio). Non è un caso che le prime 3 stagioni dei Simpson, dal ’91 al ’94 in Italia, fossero doppiate proprio dalla società “Cinema Cinema”.
    La cosa più lampante della direzione di Accolla è che egli si accolla (perdonate il voluto gioco di parole) un numero “notevole” di ruoli minori, forse per economizzare sul costo di produzione ma più probabilmente per una ragione pratica… infatti, quando sei un interprete eclettico come lo era Accolla nel 1991, è quasi normale pensare “vabbè, queste tre battute faccio prima a farle io che mettermi a trovare qualcuno apposta, farlo venire fin qui a registrare, etc… etc…”. Così ci ritroviamo Accolla in almeno tre ruoli! Forse non ci avete fatto mai caso, ma si sa, il doppiaggio degno di nota è quello che non si nota (cit. Mario Paolinelli, dialoghista).

    tutti i ruoli di Tonino Accolla nel Silenzio degli Innocenti

    tutti i ruoli di Tonino Accolla nel film: il multiplo Miggs, l’entomologo ed uno dei poliziotti sul finale.


    Veniamo dunque al problema di questo adattamento: gli errori di traduzione (e i presunti tali).

    Errori nel doppiaggio e considerazioni

    Il film inizia con Clarice Starling (Jodie Foster), recluta FBI, a cui viene offerto l’incarico di interrogare criminali incarcerati che possano dare una mano in casi ancora irrisolti. La domanda che il capo pone a Starling è:

    SotL-spook

    Do you spook easily, Starling?

    ovvero, letteralmente, “ti impressioni facilmente, Starling?”, che nel doppiaggio italiano è invece…

    Tu parli con facilità, Starling?
    Non ancora, signore.

    Questo errore viene citato un po’ ovunque ed è probabile che origini dalla vicinanza tra “spook” e “speak” ma anche dalla logica del discorso, infatti la frase precedente era stiamo interrogando tutti gli assassini recidivi già in prigione per compilare un loro profilo psico-comportamentale […] la maggioranza è stata felice di parlare con noi. La differenza è che, nella risposta originale, Clarice Starling dimostra di essere spavalda come qualsiasi recluta, dichiarando di non spaventarsi facilmente. In italiano invece la sua risposta non è segno di spavalderia ma di franchezza (e di celata vulnerabilità): non avendo lei alcuna esperienza sul campo, ammette di non saper ancora parlare con facilità con i detenuti.
    Le implicazioni di questa alterazione onestamente non sono gravi, tutt’altro. La risposta nella versione italiana comunque rispecchia una caratteristica della psicologia del personaggio di Clarice Starling che poi ritroveremo anche successivamente nel corso del film, quindi il danno è veramente limitato. L’unica cosa che forse viene a mancare è l’ironia dello sceneggiatore che nelle prime scene del film sceglie di far dire a Clarice di non spaventarsi facilmente mentre durante l’intero film si spaventerà più volte (dal ritrovamento della testa nel barattolo fino alla sequenza finale nella casa del killer Buffalo Bill).
    Trovo più strana una frase successiva, quando il capo le dà il suggerimento credimi, non crearti nessun problema per Hannibal Lecter mentre in originale la stessa frase era molto più chiara: believe me, you don’t want Hannibal Lecter inside your head (equivalente di “credimi, è meglio se eviti che Hannibal Lecter ti entri nella mente”).
    Personalmente reputo più fastidiosa una frase di dubbia comprensione come quella del “non crearti nessun problema”, rispetto ad un alterazione come “tu parli con facilità?” che, per quanto errata, rimane sensata.

    SotL-yourself

    Un’altra insensatezza l’abbiamo durante le investigazioni di Starling basate sulla comprensione degli indovinelli di Lecter:

    ho pensato che il riferimento “dentro te” nascondesse qualcosa di molto vicino a Lecter, così ho immaginato che poteva riferirsi a Baltimora, ho guardato nell’elenco telefonico e c’è un locale chiamato “Dentro il tuo magazzino”, appena fuori dal centro della sua città.

    Magari non avete visto il film o non ricordate il contesto ma, anche seguendo il film, questa frase sembra non avere un senso logico.
    Vi riassumo l’essenza di ciò che accade SECONDO I DIALOGHI ITALIANI: Hannibal usa l’espressione “dentro te” quando dice a Clarisse “guarda dentro te e il resto di te stessa” –> Clarice pensa che “dentro te” possa riferirsi a qualcosa di vicino a Lecter (perché mai?) e quindi alla città di Baltimora (??) –> Clarice usa questa intuizione per cercare sull’elenco telefonico e trova un “locale” (forse era meglio tradurre “una ditta”) chiamato Dentro il tuo magazzino, il quale si trova fuori (???) dal centro di Baltimora (quindi non era neanche “dentro” Baltimora!).
    Cioè “Dentro te” = “a Baltimora”? Ma che cazzo di sequenza logica è? Diciamo che c’è arrivata per puro caso.
    La sequenza logica in inglese è molto più semplice e comprensibile: Hannibal usa l’espressione “look deep within yourself” (letteralmente “guarda a fondo dentro te stessa”) –> Clarice intuisce che si tratta di un indovinello perché la frase suona troppo forzata e innaturale per un raffinato come Hannibal –> così cerca sull’elenco telefonico la parola “yourself” trovando una ditta chiamata Your Self Storage (carino gioco di parole basato sulla fusione di “yourself” con “self storage”), et voilà, la frase “guarda a fondo dentro te stessa” assume immediatamente un nuovo significato, ovvero: guarda a fondo dentro un luogo letteralmente chiamato “te stessa”, Your Self.
    Non so come fosse tradotto questo indovinello nel romanzo, ma nel film fa schifo!

    SotL-chair

    Altro errore di traduzione è quando Barney, il secondino, dice a Clarice:

    Metto fuori una sedia per lei.

    mentre in realtà l’originale I put out a chair for you equivale ad un le ho (già) messo lì una sedia. La confusione deriva dal verbo mettere che al presente fa put e nelle forme passate rimane sempre e comunque put. Sebbene si tratti di un umano errore di traduzione sulla carta, al momento di registrare qualcuno forse si sarebbe dovuto fare qualche domanda, avendo capito il contesto della frase. Difatti Clarice trova già la sedia quando arriva davanti alla cella di Lecter, perché Barney gliel’aveva già sistemata lì.

    SotL-fly

    Ovviamente rimane intraducibile il fatto che Starling (il cognome della protagonista) sia anche il nome di un tipo di uccello (lo storno). Quindi la battuta vola di nuovo a scuola ora, piccola Starling. Vola, vola, vola in italiano non può altro che essere interpretata come facente parte dell’eccentricità del personaggio di Lecter e niente più. Non abbiamo mai detto che il doppiaggio non abbia i suoi limiti invalicabili. Nel seguito di Ridley Scott questo riferimento ai volatili ritorna in un aneddoto di Lecter.

    SotL-spara

    Quando la piccola Clarice chiede al padre sceriffo se ha “preso degli uomini cattivi”, il padre le risponde che sono tutti scappati via, Clarice allora replica: e tu spara!. Non so se fosse una battuta intenzionale o l’ennesimo errore di comprensione della lingua inglese. In originale difatti la bambina diceva oh, shoot! che non vuol dire “spara”, bensì è l’equivalente del nostro “e che cacchio!”.

    SotL-disturb

    Continuiamo con i piccoli errori: la promessa I won’t disturb anything, I promise fatta al proprietario del magazzino (che si preoccupava della riservatezza dei suoi clienti), in italiano diventa non darò alcun disturbo, prometto mentre avrebbe dovuto dire “non toccherò niente, prometto”. Il disturb in questo caso si riferisce allo spostare oggetti dalla loro posizione, non all’arrecare disturbo ad una persona. Del resto Clarice aveva già disturbato il proprietario facendolo venire ad aprire il magazzino nel bel mezzo della notte. La frase italiana dunque è insensata.

    SotL-six-way

    Mi serve un collegamento con la sei. Chicago, Detroit…

    I sottotitoli italiani sul DVD, che per una volta sono tradotti “abbastanza” decentemente, suggeriscono una versione più accurata: Voglio un collegamento a sei stazioni. Chicago, Detroit… . Non so a cosa pensavano quando hanno tradotto “con la sei” per il doppiaggio, evidentemente l’hanno buttata un po’ lì.

    SotL-officers

    Scusatemi? Scusatemi signori. Signori e ufficiali, ascoltate!

    L’errore di traduzione che odio forse di più al mondo: tradurre “officers” come “ufficiali”. Qui però si perde anche qualcosa di più. Difatti Clarice, con quella frase, (secondo me) si prende una sua piccola vendetta sui poliziotti che prima l’avevano fissata insistentemente cercando di metterla a disagio solo perché donna. La presa in giro sta nel chiamarli “officers and gentlemen”, come il titolo del film Ufficiale e gentiluomo  di una decina di anni prima.
    Spero di non averci sentito più di quanto dovuto in quella frase. Chi ha tradotto i sottotitoli del DVD l’ha riportata come “Scusate? Scusate, signori. E voi, agenti” ma lei si rivolgeva soltanto agli agenti di polizia nella stanza e a nessun altro, per questo reputo che “officers and gentlemen” fosse una piccola presa in giro, non un richiamo per agenti e non agenti.
    In mano mia avrei optato per farle dire “Scusatemi? Scusatemi signori. Signori agenti, ascoltate!”, così da mantenere la forma e il significato della frase originale, ma anche quel pizzico di presa di culo, reso nella mia versione dal chiamare un agente di polizia “signor agente”.
    Sì, se qualcuno mi pagasse lo farei anche come lavoro.

    In ogni caso, qualsiasi cosa va bene purché non si senta “officers” tradotto come “ufficiale” invece di “agente”.

    SotL-iniqua

    Una morte iniqua.

    Durante l’autopsia di una delle vittime, viene pronunciata una delle frasi più esilaranti in italiano: una morte iniqua. Tanto che viene da chiedersi se simili espressioni, a dir poco poetiche, siano la norma nei rapporti stilati dall’FBI.
    Inutile dire che si tratta dell’ennesima traduzione insensata di questo film! Con “wrongful death“, Starling e il dottor Akin facevano uso di un termine legale che potremmo tradurre molto semplicemente come “omicidio“. Erano molto semplicemente arrivati a confermare il fatto che il cadavere difronte a loro fosse stato ucciso, non stavano certo a filosofeggiare arricchendo il loro rapporto ufficiale con frasi ad effetto. Vi ho detto che anche i dialoghi sono di Accolla?

    SotL-drugstore

    Una notte sorprese due ladri che uscivano dal retro di un drugstore.

    Mi domando cosa li abbia spinti a lasciare questa parola in inglese, drugstore. Conoscendo gli italiani del 1991, dubito che in molti abbiano capito di cosa si trattasse. Solo a logica si può intuire che si tratti di un qualche tipo di negozio.

    SotL-fellatio

    Non tutte le alterazioni vengono per nuocere (questa frase in realtà dovrebbe essere il motto del blog), difatti trovo più apprezzabile la frase “Perché, Clarice? Il proprietario ha preteso delle attenzioni?” di quella originale che vedete nell’immagine qui sopra. Devo tradurvela? La parola fellatio mi pare eloquente.
    Lo smorzamento dei toni non influisce sul personaggio in alcun modo dato che, nella successiva domanda, Hannibal (sia in italiano che in originale) chiede se il proprietario l’avesse sodomizzata.

    Una lista di altre piccole curiosità

    Un poliziotto ordina ad un collega di prendere il comando invece del giubbotto antiproiettile come in originale (get the vest), suppongo per stare nei tempi della battuta.
    ardeliamappLa doppiatrice che dà la voce al personaggio di Ardelia Mapp, la collega di Clarice interpretata da Kasi Lemmons [nella foto a sinistra], fa un lavoro a mio parere pessimo. Non so chi sia ma le poche battute che ha sono mal recitate e la voce non si addice al volto giovanile dell’attrice. Per come recita sembra quasi che voglia interpretare una “straniera”, dandole un leggero accento. Mancava solo che le facessero dire “bongo bongo bongo, stare bene solo al Congo”. – Qui il video.
    AGGIORNAMENTO 11/02/2018: abbiamo una conferma autorevole sull’identità della doppiatrice di Kasi Lemmons, è l’attrice francese Leila Lasmi, all’epoca fidanzata di Tonino o forse addirittura moglie, come specifica Repubblica in questo articolo del 1989. La stessa era anche assistente al doppiaggio di Accolla nella prima stagione dei Simpson e in altri film diretti da Torino in quel periodo. Non ci ero andato lontano quando avevo pensato che Tonino avesse fatto doppiare quelle poche battute “alla prima che capita”, purtroppo la differenza con il resto del cast di doppiatori è evidente. E con questa esclusiva di Doppiaggi Italioti si chiude un altro mistero su doppiatori mai identificati prima!
    Scena da "Quei bravi ragazzi" con vignetta che legge "adeso va' ad aggiornare il Genna, che manca roba"
    Accolla non è il solo ad interpretare più di un ruolo: Mario Milita, noto come voce di nonno Simpson, in questo film interpreta due personaggi: prima il signor Lang, proprietario del deposito, e poi il Dr. Akin, nella scena dell’autopsia.
    Gli anagrammi del dottor Lecter sono resi in italiano grazie all’alterazione dei nomi che, suppongo, origini dalla versione italiana del romanzo. Non sono sempre perfetti ma sufficientemente funzionali.
    L’amica di Fredrica che Clarisse incontra in un bar-gelateria le dice “Freddie was so happy for me when I got this job at the bank” che è stato tradotto un po’ troppo alla lettera come “Freddie era così contenta per me quando ho avuto questo posto in banca” ma in italiano nessuno direbbe così, dovrebbe dire semplicemente “quando ho avuto il posto in banca“. La traduzione alla lettera fa pensare che l’amica di Fredrica sia sul posto di lavoro (in banca) mentre le parla, quando è evidente che si trovi in una generica gelateria/bar/drogheria [grazie all’utente “Baby Luigi”].

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    Citazioni dal film da riutilizzare nella vita reale

    Incontro tra Angela Merkel e Putin
    Sai cosa mi sembri con la tua borsetta pulita e le scarpette a buon prezzo? Mi sembri una campagnola… un’energica campagnola ripulita con poco gusto.

    Considerazioni finali

    Nonostante la moltitudine di errori e alterazioni poco giustificabili nel doppiaggio di questo film, rimango lontano dallo sconsigliarne una visione in italiano perché in ogni caso la bravura degli interpreti oscura quasi completamente gli errori di cui è costellato; Dario Penne su Hopkins è talmente azzeccato che poi ne diventò la voce “ufficiale”.
    A chi è in grado di goderselo in inglese, tuttavia, ne consiglio la visione in lingua originale almeno una volta nella vita, anche per cogliere un elemento essenziale che fino ad ora non avevo citato, ovvero il modo di parlare di Buffalo Bill (interpretato da Ted Levine)! Tra i personaggi forse più imitati nel mondo anglosassone, con parodie, omaggi e citazioni. Ogni sua frase (ed il modo di recitarle) è rimasta impressa nel pubblico di lingua inglese diventando un piccolo fenomeno culturale, dal would you fuck me? (mi scoperesti?), detto a sé stesso allo specchio, al put the fucking lotion in the basket (“metti quella fottuta lozione nel cesto!”) urlato alla ragazza nel pozzo.

    L’influenza culturale del personaggio di Buffalo Bill è intuibile da questa ridottissima lista di esempi che vi propongo qui:

    • nel film Clerks II di Kevin Smith viene inscenata la sequenza del “mi scoperesti?”
    • idem in un episodio dei Griffin dove è Chris ad imitarlo (a dir la verità sono numerose le scene del Silenzio degli Innocenti riproposte nei Griffin)
    • il personaggio di Mr. Plinkett delle celebri (tranne che in Italia) recensioni di Star Wars di RedLetterMedia trae origine in gran parte da Buffalo Bill
    • gli autori del canale YouTube Legolambs realizzarono un brano in stile musical con le frasi del film (in particolare put the fucking lotion in the basket), questo adesso è diventato un vero e proprio musical a Broadway!
    • Non dimentichiamoci inoltre che la voce del camionista assassino in Radio Killer è proprio di Ted Levine in inglese (Ennio Coltorti in italiano).

    In Italia la voce di Buffalo Bill (di Paolo Scalondro), per quanto “abbastanza” simile all’originale, non rimane molto impressa, né ha avuto alcun tipo di impatto culturale. Questo è l’unico vero motivo per cui ne consiglio, almeno una volta nella vita, la visione in lingua originale.